BRAND AWARENESS

Chiedo scusa per il turpiloquio.

PREMESSA

So di avere già scritto un pezzo del genere in passato, ma credo sia opportuno attirare la vostra attenzione su alcune certezze granitiche ed immutabili della stampa sportiva (e non solo) italiana.

Lungi da essere cani da guardia del potere, sono invece per buona parte cortigiani del messere di turno.

Juve e Milan sono quindi soggetti da trattare con benemerenza, rispetto, subalternità, mettendosi sull’attenti anche quando si scrive.

L’Inter di contro è la palestra perfetta in cui far finta di essere il cronista coraggioso che non guarda in faccia nessuno e che non ha paura a criticare anche “i grandi nomi”, rassicurato dal fatto che nessuno ha mai pagato per le bugìe e le esagerazioni scritte sull’Inter.

Le ultime civilissime e -forse per quello­- sterili dichiarazioni dell’AD Antonello dopo l’ultimo Inter-Juve sono una muta conferma di quanto vado berciando.

GIGIO SI’, IL NEGRETTO NO

Ma andiamo in rigoroso ordine sparso a disseminare prove ed indizi di questo mio inconfutabile postulato. Partiamo da Gianluigi Donnarumma, dal suo attuale momento di forma e da un paragone con un caso assimilabile di circa 10 anni antecedente.

Non potendo la cronaca glissare sulla compilation di papere del nostro, noto che la gara tra i cronisti è quella -per l’appunto- di dare la notizia di cronaca, astenendosi però da qualsiasi giudizio di merito (Sopravvalutato? Pacco? In confusione?). E’ invece tutto un contestualizzare, ridimensionare, compensare con frasi del tipo “con l’errore passano in secondo piano le ottime parate fatte in precedenza”.

Ma ancor più di quello, è notevole la differenza tra l’atteggiamento dei media nei suoi confronti e quello tenuto nei confronti dell’ultimo grande talento (in)espresso dal calcio italiano prima di lui: parlo di Mario Balotelli.

Non sto qui a dire se Balotelli stia raccogliendo quanto il suo potenziale prometteva (no, è ovvio). Ne sto facendo un puro discorso mediatico.

Balotelli esordisce in A a 17 anni, con le stimmate del campione e in maglia nerazzurra, ma quasi da subito  -e forse per quello- inizia ad essere additato dalla stampa come bambino viziato, immaturo, provocatore. C’è gente che ne chiede il Daspo e che lo deferisce perché risponde con applausi ironici e linguacce a chi settimanalmente gli grida “non esistono negri italiani”. Si minimizzano i gesti da ragazzo normale quali i campi vacanza con il WWF o i gesti di generosità o disponibilità con i bambini.

Tutto ciò ovviamente finché è con la maglia nerazzurra, perché non appena il rosso si sostituisce all’azzurro, il ragazzo (“che-tifa-Milan-fin-da-bambino”) #èmaturatotantissimo.

Tornando ai giorni nostri, ed in contrapposizione, abbiamo un portierone la cui famiglia ha pensato bene di rimangiarsi la parola già data all’Inter per soddisfare l’altra squadra di Milano ancora con il ragazzo adolescente, per mettersi subito dopo nelle mani del procuratore più chiacchierato d’Italia e non solo. Il talento del giovanotto è indubbio, e come tale è stato prontamente messo in vetrina manco fosse una donnina di Amsterdam, in pieno stile MilanelloBianco.

E se le vette di tragicomicità erano già arrivate nell’estate scorsa, tra fratello badante assunto a un milione al mese ed esame di Maturità saltato “ma lui lo voleva fare ed è stato Raiola a dirgli di non farlo”, in queste settimane il circo prosegue, con i tifosi a rifiutarne la maglia e la Società che a parole lo difende ma nei fatti prende le dovute precauzioni (leggasi Pepe Reina).

Il giornalettismo italico si conferma crocerossina dei Meravigliuosi, contrappuntando le inevitabili critiche con abbondanti dosi di “però è giovane”, “le critiche vanno fatte in maniera costruttiva”, “la crescita passa anche da queste cose”, “alla sua età Toldo non era così forte” (e te pareva…).

CIAO NE’

Non che il lavoro di lingua sia meno pervicace sulle rive del Po. Del resto la lingua batte dove il potente siede, quindi avanti Savoia e madama la Marchesa.

Che una squadra che vince 7 scudetti di fila venga coperta di complimenti mi pare il minimo della vita. Che uno solo tra la schiera di commentatori adoranti abbia la schiena dritta per ricacciare in bocca al Chiellini di turno la minchiata dei “36 scudetti” è francamente imbarazzante. Non mi pronuncio sul colpo di genio di Tardelli che dice “va beh ormai li hai vinti, chissenefrega”

Ma se nemmeno la FIGC ritiene necessario intervenire, permettendo la perpetuazione di quel che è un falso storico da ormai un decennio buono, tornando di contro inflessibile censore di cori da stadio indirizzati contro un losco personaggio, perché mai dovrebbero essere i giornalisti ad ergersi a novelli Ceghevaradenoantri?

Chiellini, ne sono certo e ne ho anche le prove, è una brava persona, ma sentirlo dire che la Juve ha vinto contro tutto e tutti francamente non si può sentire. Anche qui: mutismo e rassegnazione su tutta la linea. Tutti impegnatissimi a negare l’esistenza dell’elefante nella stanza.

Sentire Adani (che pur apprezzo) rallegrarsi per il fatto che in Serie A nessuno si scansa e tutti se la giocano, fare i complimenti al Sassuolo per il bel percorso fatto dal 7-0 rimediato con la Juve fino alla bella vittoria a San Siro con l’Inter, è una cosa che offende l’intelligenza dei telespettatori e davvero mi fa venir voglia di disdire l’abbonamento.

Vedere come Mediaset sunteggia sulla carriera di Buffon, che finalmente pare essersi rassegnato a smettere, arrivando a parlare di “onore” e “obbligo di venerazione” e volando altissimo sulle inchieste UEFA dopo la figuraccia contro l’arbitro Oliver, ci dà ulteriore conferma della subalternità degli scrivani di corte nei confronti dei falsi rivali biancorossoneri.

FIND THE DIFFERENCES (IF ANY)

Altri esempi? Avanti, c’è posto. La finale di Coppa Italia, guadagnata dai cugini grazie al solito buciodiculo eliminando i nostri nel Derby e sconfiggendo la Lazio al 48° rigore, viene presentata dalla Gazzetta con 15 pagine (!!!) di giornale, più altre due dedicate all’addio al calcio di Pirlo, il che vuol dire 17 pagine di coma iperglicemico con storielle sullo “Stile Juve” e “Stile Milan”, su tanti doppi ex (che caso eh?) a raccontare di quanto sia stato bello giocare per entrambe, sulle relazioni tra i due Club.

L’elenco degli invitati alla festa trasuda inevitabilmente juvemilanismo da tutti i pori, ma ancora una volta fa impressione vedere quanta poca Inter sia rappresentata anche qui.

Per carità: fieri di non essere quella roba lì. Questo sempre. Però fa davvero specie, per l’addio al calcio di un giocatore che ha attraversato il lustro d’oro nerazzurro, non vedere nemmeno uno dei campioni interisti di quel periodo. L’eccezione è Materazzi, verosimilmente chiamato per la comune e felice militanza azzurra.

Per il resto, zero al quoto. Niente Zanetti (che con Pirlo ci ha anche giocato nella sua trascurabile parentesi nerazzurra), niente Milito, niente Stankovic. Niente. Il Triplete non è mai esistito. Damnatio memoriae. Meglio Storari, Pato e er Chiacchiera Pepe.

Bene così. Anzi, benissimo.

Il bipolarismo bianco-rossonero investe anche la memoria storico-fotografica, con queste due squadre ad essere citate ben oltre i loro effettivi meriti, e di risulta l’Inter ad essere ignorata ogniqualvolta non sia proprio impossibile farlo.

L’esempio principe (e l’orrendo gioco di parole per una volta non è voluto) è il mancato Pallone d’Oro a Milito nel 2010, la cui maglia evidentemente non era così trendy da meritare l’attenzione della stampa sportiva europea.

L’ultimo in ordine di tempo -senz’altro assai meno importante ma comunque sintomatico- è l’elenco di paragoni con la beffarda punizione di Politano di sabato sera.

Tutti pronti a lavorare di memoria selettiva: “Come Pirlo! Come Ronaldinho!”.

E io che, mesto mesto, mi rivedevo la pelata di Snejder a Mosca in un quarto di finale di Champions del 2010… Ma si vede che alcune punizioni, come i maiali di Orwelliana memoria, sono più uguali di altre…

L’Inter vien buona solo per rimpiangere i vecchi tempi andati, per millantare di quando Moratti si faceva sentire in Lega (questa fa già abbastanza ridere così), con le vedove si rammaricano non dell’assenza del Sig. Massimo in quanto tale, ma del Morattismo applicato alla stampa. Vero caro Bruno Longhi millantato interista?

Bello quando si poteva scrivere tutto e il contrario di tutto sull’Inter, per far vendere qualche giornale in più, fare infuriare i tifosi nerazzurri (bene o male purchè se ne parli, diceva quel tale) e far sogghignare i lettori tifosi delle altre strisciate.

Chissà, qualcosa alla lunga potrebbe cambiare, qualche avvisaglia c’è. Ma, al solito, non vi aspettate gli araldi e le trombe ad annunciarlo urbi et orbi.

NOVUS ORDO SAECLORUM

Occorre da parte nerazzurra un impegno mediatico gigantesco, la restaurazione (o meglio la costruzione da zero) di una memoria storica condivisa da tutti i tifosi di calcio, non solo interisti.

Nella scala di priorità della cosa più importante tra le cose non importanti, il primo posto dovrebbe essere occupato da quello che l’orrendo gergo aziendale definisce Brand Awareness: ricordare al mondo perché l’Inter è importante, quanto sia stata grande negli anni, quanto importanti siano state le sue vittorie.

Se poi avanzasse tempo e spazio, sarei disponibile a precisare quali ostacoli abbia dovuto affrontare per raggiungere le succitate vittorie e quanto spesso le sia stato impedito di farlo.

Ma qui torno ad essere il solito rompicoglioni, quindi mi taccio…

INTER.110

Un pensiero su “BRAND AWARENESS

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