DALL’ORSATO ALL’ABISSO

FIORENTINA-INTER 3-3

Le cose da dire sono tante, e non solo perchè ultimamente ho poco tempo per scrivere.

La squadra ha palesemente cambiato fisionomia e atteggiamento, (di)pendendo palesemente dalle accelerazioni e dall’intensità dei vari Perisic, Nainggolan e Brozovic. Non voglio soffermarmi sulla casualità o meno del risveglio di alcuni di loro. Voglio invece indagare due aspetti della partita.

Il primo è l’ennesima conferma di quella che nacque come sensazione ormai un lustro fa e che oggi è una realtà oggettiva: il nostro portiere ha un serio problema con le uscite. Aldilà di una certa imprevedibilità nell’azione che porta al vantaggio gigliato (in realtà assai lineare nel suo sviluppo, ma dopo appena 20 secondi dal fischio d’inizio e con un fastidioso vento contrario), un lancio come quello di Ceccherini pare fatto apposta per la prima corsetta del portiere che arriva al limite dell’area, aspetta il pallone e fa ripartire i compagni.

Oeh! Come no… Guardo lo schermo pensando tra me “quand’è che il nostro portiere compare nell’inquadratura?”, e quando in effetti appare lo vedo tentennare come il più pavido degli indecisi, rappresentazione plastica del “vado o non vado?” che suggerisce risposte poco educate al suo quesito esistenziale.

Al solito un po’ di culo mai, visto che la deviazione di Simeone Jr sul tocco di Chiesa sarebbe finita in fallo laterale, trovando invece lo stinco di De Vrij per il più beffardo degli autogol.

Ora: anche prescindendo dalla questione “fascia di capitano”, una papera così davvero non si può guardare, non è la prima e nemmeno la seconda. Ormai è un dato di fatto: il nostro portiere gioca con un guinzaglio legato al palo. Se non altro abbiamo tutta la partita per rimediare. E per quello rimediamo anche in fretta, con Vecino bravo a mettere in porta di destro al volo sugli sviluppi di un calcio d’angolo, pareggiando i conti dopo 5 minuti.

Sul come poi la partita si dipana nei successivi 97 (sì, in totale si è giocato per 102′) è quasi superfluo dilungarsi. La Viola per la prima mezz’ora è velocissima ed alquanto velenosa, con i nostri bravi a sfruttare le rare incursioni in avanti col bel gol di Politano e non altrettanti cinici ad approfittare di un paio di contropiede nel finale di primo tempo.

La ripresa vede il rigore di Perisic che ci porta sul 3-1, la ripetuta ignavia dei nostri ad andare a cercare il gol che chiuderebbe definitivamente i conti, stante anche una Fiorentina che accusa il colpo, e un quarto d’ora finale all’insegna del caghiamoci sotto.

La punizia di Muriel è tanto precisa quanto aiutata dal vento e forse è quello, oltre all’assenza di ulteriori insulti dopo il gol subito in apertura, a non farmi accanire sul nostro portiere, beffato sul suo palo con un tiro da 30 metri.

Eccoci così al maxi-recupero (quando cazzo arriveremo al tempo effettivo?) e all’ultima azione, nella quale io e mio figlio, assolutamente partigiani ma non per questo cecati, già in diretta gridiamo “fallo!” sul contrasto Chiesa-D’Ambrosio. Macchè. A quel punto vedere l’arbitro fischiare il rigore è la cosa più ovvia che mi aspettassi.

Già dai primi replay però l’intervento del nostro pare assolutamente legittimo, tuttavia percepisco, nel mio complottismo cronico, la ricerca spasmodica di Abisso di un appiglio che gli faccia tenere il punto, senza dover essere smentito per la terza volta in un’ora.

L’appiglio non lo trova, ma il nostro si trasforma nel mago di Segrate, in versione svulazzante, e riesce comunque ad aggrapparsi alla propria, scellerata decisione: è rigore. Handanovic ormai non ne para più da anni e il pareggiotto è cosa fatta.

E’ COMPLOTTO

La cosa che mi è piaciuta di meno, meno ancora dell’ennesima “svista arbitrale”, è il modo in cui l’Inter ha gestito la cosa.

Assordante il silenzio di tutta la dirigenza nerazzurra a fine partita (Marotta, Zanetti, Ausilio, Gardini, tutti zitti puttana eva!), il solo Spalletti mandato a fare la guerra da solo riuscendo a passare dalla parte del torto pur avendo ragione. Vero che l’Inter non è tutelata da nessuno, vero che tutti i giornalisti ed opinionisti hanno una squadra del cuore (Caressa core de ‘sta città ha poco da fare il permaloso, anche se sul caso specifico ha ragione, e non sapete quanto mi girino a dargliela), ma qualcuno ha evidentemente passato a Spalletti l’informazione sbagliata. Il Mister arriva e accusa tutti di aver messo in dubbio l’errore arbitrale, sfidandoli a riprendere la registrazione, che alla fine viene mostrata a pietosa chiusura dell’episodio.
Come passare da coglioni pur avendo tutte le ragioni del mondo.

Che poi debba essere Marotta, migliore amico degli arbitri fino a sei mesi fa, a combattere battaglie che in casa Inter sono ancestrali, fa parte dello scenario tragicomico di cui sopra, con il nostro che arriva a dichiarazioni di questo tipo:

Abbiamo subito un danno notevole, sarebbe stato diverso se fosse arrivato dopo 5 minuti e non a fine partita.

E ancora:

Davanti a una situazione del genere, dove si confonde l’oggettività con la soggettività, rimango basito e deluso per come viene usato questo strumento, però non me la sento di condannare l’arbitro.

No caro Marotta. Non devi dire che l’errore è grave perchè arriva a fine partita, perchè non c’entra un cazzo. E’ un errore grave punto e basta.
E non me ne frega un altro cazzo che non stia a te condannare l’arbitro.
Tu ti fermi un attimo prima di essere querelato, ma gli riversi addosso tutti gli insulti che il tuo ruolo ti permette.
Tu, nell’occasione, fai riferimento a questo come al picco di altri errori arbitrali già subiti quest’anno (vedi Parma e Sassuolo di inizio stagione).
Tu ricacci in bocca a tutti certe dietrologie compensatorie con la partita di andata, quella dei famosi polpastrelli, dicendo chiaro e tondo che il VAR ha dimostrato chiaramente che là il rigore c’era e qui invece no.
Tu, insomma, fai quello che non è mai stato fatto da queste parti, e che tu non hai nemmeno avuto bisogno di fare negli ultimi 8 anni, visto il tuo datore di lavoro.

Se poi davvero Marotta a fine partita è andato negli spogliatoi a chiedere spiegazioni all’arbitro, male: quello è un refuso juventino di cui avremmo fatto volentieri a meno. Però, ribadisco: se così è stato fatto, e se davvero ha ricevuto da uno degli arbitri l’ammissione dell’errore, allora a maggior ragione ti presenti davanti alle telecamere all’insegna del “lo dicono anche loro di aver sbagliato! Chiediamo il 3-0 a tavolino, un elicottero e la Kamchatka!“.

Invece, il solito palliativo inutile: due o tre giornate di sosta per l’arbitro, che verosimilmente quest’anno non arbitrerà più i nostri. Sai che ci frega…

Il peggio però, a livello giornalistico, non lo raggiunge nemmeno Zazzaroni con il suo già richiamato paragone tra i rigori di andata e ritorno, bensì il noto tifoso viola Sconcertante che si presta a tutti gli insulti possibili ed immaginabili.

Che da tifoso fiorentino difenda la sua squadra ci sta, lamentandosi dell’insistenza con cui il VAR è intervenuto (correttamente) a correggere decisioni sbagliate prese o non prese dall’arbitro (mi riferisco al rigore del 3-1, in effetti sfuggito a tutti ma effettivamente esistente e al netto fallo di Muriel su D’Ambrosio che porta all’annullamento del gol di Biraghi, inizialmente concesso). Tutto ciò fa parte del gioco.

Il nostro perà va oltre, arrivando -bontà sua- a riconoscere che
“L’Inter è storicamente poco protetta, sin dal rigore di Ronaldo.” Avrei da ribattere già qui, chè lo scudetto del ’64 allo spareggio col Bologna e il 9-1 con la Juve del ’61 sono segni evidenti dello scarso appeal nerazzurro presso il potere calcistico italiano, pure in periodi di gloria e vittorie.

Limitando l’analisi all’ultimo ventennio come suggerito dal nostro, è curioso constatare come in molte delle decisioni arbitrali “storiche” l’Inter sia sempre stata vittima. Cito a caso e con la certezza di non essere esaustivo:

Ad ogni modo, fatta questa premessa, il nostro si inerpica su uno sragionamento che ha davvero tanti punti da cui essere attaccato.

Una frase del genere meriterebbe paginate di piccate puntializzazioni e repliche puntute:

Gli interisti sono gli ultimi che possono parlare di complotti, visto lo scudetto assegnato a tavolino. E fu regalato da Rossi, tifoso interista. Serve aggiungere altro? Nei 10 anni di Moggi e Giraudo alla Juve, l’Inter ha preso 113 punti di distacco, arrivando due volte seconda. Però ne è stato fatto un continuo complotto.

Da buon complottista mi sento chiamato in causa. Cercherò di essere sintetico limitandomi a due punti:

Il primo: i due campionati cui si riferisce Sconcerti sono il 1997/1998 (quello “di Ronaldo”) ed il 2002/2003 (quello -si badi bene- successivo al 5 Maggio). E’ purtroppo e infatti noto che la disgraziata stagione 2001/2002 ci vide terminare terzi, superati all’ultima giornata anche dalla Roma. E’ altresì opinione diffusa che tutti e tre i campionati, con un regime arbitrale non alterato, sarebbero verosimilmente stati vinti dall’Inter di Moratti, che avrebbe così potuto vedere ripagati i suoi sforzi ben prima del quinquennio d’oro 2006-2011.
E tre Scudetti in 10 anni, caro Sconcerti, non sarebbero certo stati una media da buttar via.

Il secondo, ancor più sintomatico: che senso ha dire che l’Inter (o qualsiasi altra squadra estranea al cerchio magico bianconero) in quelle dieci stagioni ha accumulato cento e più punti di distacco? Quel periodo calcistico è stato oggetto di analisi, processi e sentenze della Magistratura sportiva e ordinaria, e mi piace riportare qui un passaggio della sentenza di Appello del tribunale di Napoli, che allarga il fetore nauseabondo (cit.) ben oltre ai due scudetti revocati alla Juventus:

Appare indubbio che sia emerso un sistema ben collaudato, peraltro già operante dagli anni 1999-2000, fra soggetti che sulla falsariga di «rapporti amichevoli» (…) ponevano in essere condotte finalizzate a falsare la reale potenzialità di alcune squadre di calcio.

Ora: in un contesto simile e così acclarato, che senso ha fare i conti sui punti di differenza tra una squadra e l’altra? Sarebbe come voler dimostrare che Ben Johnson era più forte di Carl Lewis, perchè nel lontano ’88 a Seul l’ha battuto (da dopato) nei 100 metri.

In altre parole, se mi metto in piedi sulla sedia anch’io sono più alto di Lebron James!

Anche i gestacci ci fanno…

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