SIAMO VOLGARI COME LA GRAMIGNA (cit.)

ROMA-INTER 1-1

Seguo la partita con una visione che definirei marottiana, e cioè con un occhio ai commensali e un altro al piccolo iPad strategicamente piazzato sulla panchetta di fianco alla cadrega: il giudizio tènnico pertanto non può che essere approssimativo.

Ho visto una buona Inter che con un pizzico di buona sorte e concentrazione in più nei minuti finali avrebbe potuto portare a casa i 3 punti. Non meritatissimi, vero, ma nemmeno rubati.

Invece Nainggolan sfrutta l’assist involontario di Dzeko e incenerisce il povero Handanovic che, al solito, aveva sbrogliato un paio di troiai sulla linea di porta, salvo evitare accuratamente di uscire in quella decina di occasioni in cui l’urlaccio “mia!!!” sarebbe stato più che opportuno.

Svelato il segreto di Pulcinella dell’assenza di Icardi (davvero non capisco a cosa serva alimentare speranze palesemente infondate: i giornalisti lo fanno per vendere i giornali, ma noi?), ecco la novità del forfait di Kondogbia, che sostanzialmente obbliga il Mancio a un 4-2-3-1 con i soli Medel e Brozo in mediana a sorreggere Biabiany-Ljajic-Perisic alle spalle di Eder.

Dietro D’Ambrosio e Nagatomo da quel che vedo replicano la buona prestazione dell’andata, così come Miranda e Murillo paiono essere tornati quelli pre-natalizi per la gioia di grandi e piccini.

I nostri partono timidi, con la Roma a creare con i due faraoni (ElSha e Salah) e i nostri sostanzialmente inoperosi nei primi 20 minuti. Meglio la seconda parte del primo tempo, con un paio di incursioni di Perisic (anche a Roma il migliore e non solo per il gol) e un tiro di Brozo che sembrava proprio quello giusto, se non fosse per l’immaginaria (forse…) buccia di banana su cui l’amato Ajeje scivola al momento di calciare.

Si va al riposo fermi sullo 0-0 e alla ripresa del giuoco sono i nostri a passare: Medel raccoglie un pallone sparacchiato in avanti dalla Roma e serve Brozovic. Puntuale l’imbeccata sul connazionale Perisic che scatta sulla sinistra, diagonalone preciso sul secondo palo come nemmeno io al calcetto dei campioni.

1-0 e commensali che assistono attoniti al padrone di casa che si dimena come un tarantolato prima di scappare in sala e condividere la gioia col rampollo di casa.

Ritrovato l’aplomb britannico, e riguadagnata la tavola con uno “scusate” sbiascicato a mezza voce e seguito da colpetto di tosse imbarazzato, vedo la partita proseguire secondo i prevedibili binari del “noi dietro loro avanti“: il nostro portiere come detto fa le uova e Dzeko, pur rendendosi pericoloso, si mangia un gol da paura. E che il bosniaco sia in serata-no per quel che riguarda i tiri in porta lo dimostra anche all’84’, allorquando cicca la conclusione in area di rigore, che si tramuta però in assist involontario per il succitato Ninja che agguanta il pari, casuale ma meritato.

Ovviamente a quel punto temo seriamente di perderla e quindi accolgo con sollievo il fischio finale. Non cambia molto per noi, anzi…

Passa un’altra giornata e non recuperiamo punti sui lupacchiotti, consolandoci solo col vantaggio negli scontri diretti, che verrebbe buono in caso di arrivo a pari punti.

LE ALTRE

Le prime due vincono, scavando altri due punti di solco dal resto della Serie A e confermando di avere in squadra i due migliori giocatori del campionato (Buffon, per le parate e per la leadership – chè alla fine li odio ma quel discorsetto post-Sassuolo ha avuto effetto perchè l’ha fatto lui e non altri- Higuain per i gol – e scusate se 29 and counting son pochi!).

Da lì in giù è giornata di pareggi, con Roma e Milano a dividersi il magro bottino in parti uguali e Sassuolo e Fiorentina a fare altrettanto.

Dietro l’Hellas è virtualmente la prima retrocessa, avendo perso in casa col Carpi quello scontro diretto che avrebbe dovuto vincere per poter pensare ad una clamorosa rimonta.

E’ COMPLOTTO

Dopo un decennio da Calciopoli, ieri abbiamo avuto la empirica dimostrazione che non è cambiato niente, con o senza Moggi.

Il fatto che la Juve abbia vinto 4-1, il fatto che l’arbitro fosse il-migliore-al-mondo-Rizzoli non cambia niente, anzi, fa capire che certe cose semplicemente rimangono come l’erba gramigna.

Parere personale di tifoso incallito (ma che c’ha ragione!): questi bisognava radiarli nel 2006. Carraro ha dato il colpo di spugna e piano piano son tornati.

Il contrasto tra le puntuali mazzate prese in Europa e la solita prona sottomissioni in Italia dà ancor più evidenza all’anomalia italiana.

Un “normale” arbitro europeo può anche sbagliare, ma non tollera determinati atteggiamenti minacciosi da parte di Bonucci & Co.

Di contro, il nostro miglior arbitro (unanimemente riconosciuto come tale), aiutato dalla coppia di guardalinee che vedremo ai prossimi Europei, riesce a:

  1. non dare il secondo giallo ad Alex Sandro in occasione di un rigore solare e evidentemente non ignorabile;
  2. annullare il gol del 2-2 segnato da Maxi Lopez in linea con Cuadrado (“nel dubbio lasciate gioc… ah no, se è la Juve no!“);
  3. non dare il secondo giallo a Bonucci autore di tre falli tattici a centrocampo per fermare le ripartenze granata, dopo che lo stesso simpaticissssimo difensore aveva minacciosamente appoggiato la propria testa a quella del succitato Rizzoli.

Un’immagine vale più di mille parole:

arbitri juve italia europa

Chè poi, Rizzoli è anche lo storico amico di Totti, già splendido arbitro della finale di Coppa Italia 2010, però “è il migliore del mondo“…

Chiamatela sudditanza psicologica, chiamatela protervia dei potenti, chiamatela come cazzo vi pare, fatto sta che la stessa dirigenza che in settimana è caduta dalle nuvole provando sulla propria pelle cosa voglia dire subire torti arbitrali (for once…) e strillando ai quattro venti della necessità della moviola in campo è la stessa che da anni ci vomita la litanìa dei torti e favori che a fine stagione si compensano e dell’errore arbitrale come elemento del gioco, così come la papera del portiere o il gol sbagliato a porta vuota.

E comunque, ammonisce la salomonica Gazzetta odierna, è stata una brutta giornata del nostro miglior arbitro. Detto questo, “sono inutili, fuori luogo e pericolose eventuali dietrologie“.

Certo certo, bassiamo i toni disse il sommo…

Di sicuro c’è che nemmeno noi possiamo mai star tranquilli, nemmeno dopo una striscia di prestazioni più che discrete.

Anzi, negli ultimi giorni, forse proprio per la recente serie di prestazioni -e risultati- convincenti, abbiamo letto di dozzine di Club interessate ai nostri giocatori, quasi che il vero obiettivo dell’Inter sia non già l’arrivare terza (o quarta?) in classifica, ma trattenere nell’ordine: Handanovic, Murillo, Miranda, Brozovic, Perisic, Icardi.

Mecojoni…

Ovviamente, nessuno che dica nulla sulla più che probabile assenza dei nostri cugini dalla prossima Champions, ma forse perchè lì, in effetti, di giocatori che possano avere mercato, ce n’è ben pochi.

Rimanendo sulla sponda sbagliata del Naviglio, e tanto per sparare sulla Croce Rossa, faccio presente che nel posticipo con la Lazio Balotelli è stato fischiato al suo ingresso in campo, con Sky ad accorgersene 5 minuti dopo, intenti com’erano a sottolineare gli applausi per l’uscente Luiz Adriano.

Era dai tempi di Dell’Anno (A.D. 1993) che non sentivo San Siro fischiare un giocatore al proprio ingresso dalla panchina.

Interessante anche il caso-Ménez, apparentemente non molto voglioso di entrare in campo a 15′ dalla fine e convinto “con le buone” dal secondo di Sinisa: sono pur sempre la squadra dell’amore.

WEST HAM

Andiamo molto vicino alla vittoria a Stamford Bridge, passando due volte in vantaggio (1-0 di Lanzini e 2-1 di Carroll) e venendo raggiunti in entrambi i casi da Fàbregas (splendida punizia nel recupero del primo tempo e rigore stile Boniek all’Heysel nella ripresa).

Ad ogni modo, rimaniamo quinti tra i due Manchester, e vediamo cosa succede…

rom int 2015 2016

Stavolta l’hanno addirittura lasciato solo a festeggiare… ci vorrebbero più italiani!

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