IL TÈNNICO FARNETICA

Eccoci a quello che i fighi chiamerebbero focus sul nostro centrocampo e che io (fighissimo, non figo, ma altrettanto onesto), chiamo “sono ancora in vacanza e butto giù quattro cagate davanti al mare“.

Come forse ricorderete, avevo espresso perplessità -anche alquanto colorite- sull’assemblaggio della nostra mediana nelle ultime stagioni.
In particolare, dalla mia comoda torre d’avorio a forma di tastiera, contestavo ad Ausilio & Co. di continuare a fare incetta dello stesso tipo di giocatore, trovandoci nel corso degli anni con i vari Kovacic, Brozovic, Joao Mario, Banega. Tutti più o meno forti, più o meno promettenti, quel che volete: non sto discutendo il rendimento, sto discutendo la strategia alla base della scelta.
Si comprava cioè “quel” giocatore, quasi con la convinzione che il problema potesse essere risolto così, senza bisogno di alcuna “fase 2”.

MAGUT E ARCHISTAR VS TUTTI GEOMETRI

Come costruire quindi un centrocampo “logico”?
I modelli in questione sono essenzialmente due: un centrocampo composto da specialisti del settore, nel quale siano eterogeneamente rappresentati i rubapalloni, gli incursori, i registi puri e i rifinitori o, alternativamente, un reparto di elementi simili tra loro, quindi in buona parte intercambiabili e capaci, come si dice in gergo, di fare le due fasi.
Al solito, non sarò io a dire che una soluzione è da preferire all’altra. Prendiamo i recenti reparti di centrocampo vincenti delle tre strisciate italiane e troviamo:

Inter: Cambiasso-Stankovic-Thiago Motta-Sneijder
Milan: Pirlo-Gattuso-Seedorf-Kakà
Juve: Pirlo-Pogba-Marchisio-Vidal

Che ne viene fuori?
I nostri, Wesley a parte, erano abbastanza fungibili tra loro, tant’è che non di rado uno dei tre (di solito uno tra Thiago e Deki) lasciava il posto a Zanna. Ma allo stesso Stankovic è capitato di giocare -con profitto- dietro alle punte.
I rossoneri, di contro, avevano ruoli ben definiti, con Ringhio a menare come un fabbro ferraio e correre anche per Pirlo, che poteva così dedicarsi ai lanci lunghi, lasciando a Seedorf il lusso di seguire il proprio istinto e a Kakà di spaccare in due le difese con le sue progressioni.
I gobbi erano in una sorta di via di mezzo, con Pirlo a fare se stesso e gli altri tre a far di tutto un po’ (Marchisio più tendente al raccordo, Pogba e Vidal alla fruttuosa animalanza).

A Roma si dice: ‘ndo caschi, caschi bbene.

Da fuori, mi limito a dire, risulta più chiaro un reparto in cui ognuno ha un ruolo preciso e non si corre il rischio di equivoci. Il limite sta nel non avere alternative, quantomeno all’altezza: ti si scassa Pirlo e che fai? Metti Ambrosini?
D’altra parte, un centrocampo “fungibile” ti lascia dormire sonni tranquilli quanto ad abbondanza di soluzioni a disposizione, a patto di sapere come gestire questa “libertà”.

E qui arriviamo a Spalletti e al centrocampo nerazzurro vendemmia 2017/2018.
Come entusiasticamente fatto notare da molti (e autorevoli) addetti ai lavori, l’Inter ha venduto -non mi piace dire “si è liberata”- dei suoi centrocampisti di rottura, Medel e Kondogbia.
Ho già espresso la mia contrarietà all’addio del cileno, interprete principe di un ruolo, il mediano incontrista, troppo poco glamour nel calcio odierno fatto da metrosexual depilati e con le ciglia a ali di gabbiano. Uno così, ripeto, in rosa fa comodo.
Su Kondo il discorso è più teorico che pratico, avendo il francese alternato poche partite convincenti a lunghi periodi di balbuzie calcistica che non ci hanno fatto capire che tipo di giocatore debba o possa essere.

Ad ogni modo, l’Inter a metacampo quest’anno può contare su:

Gagliardini-Vecino-Joao Mario-Borja Valero-Brozovic.

La qualità di certo non manca. Non mancheranno nemmeno i soliti saccenti e prezzolati scribacchini che faranno notare “l’assenza di un regista di ruolo, il Pirlo della situazione“, ma quelli li si manda afangul‘ e il problema è risolto.
Ho qualche perplessità invece sulla solidità e la cattiveria difensiva di questo manipolo di valorosi pedatori, che ho cercato di elencare proprio avendo in mente questa qualità.
Dei cinque, solo Gagliardini mi pare poter essere (o meglio diventare) un buon recuperatore di palloni. Non che gli altri non lo sappiano fare (Vecino l’ha fatto alla Fiorentina, Borja all’esordio in nerazzurro ha recuperato sette palle in un’ora di gioco, Brozovic corre sempre tanto, anche se in maniera anarchica e poco funzionale alla squadra), però il timore è che quando ci sarà da difendere, o ancor di più quando bisognerà pressare per recuperare palla, i nostri potrebbero essere in difficoltà.
Spalletti fa bene a rispondere demagogicamente che “noi siamo l’Inter e quindi dobbiamo avere una squadra che il gioco lo deve fare e non subire“, ma le perplessità di chi scrive rimarranno in attesa di essere smentite e quantomeno ridimensionate.

…e non a caso scrivo a poche ore di un esamino mica da ridere…

Ite missa est.

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Un pensiero su “IL TÈNNICO FARNETICA

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