BUCIODICULO

ROMA-INTER 1-3

Essendo partigiano e quindi fazioso, ho sempre riconosciuto al tifoso nerazzurro un’onestà di fondo simile alla “superiorità morale” millantata dalla sinistra italiana, quando ancora poteva chiamarsi tale.
Essendo moralmente superiore, o semplicemente onesto, non ho quindi problemi a riconoscere la dose equina di buona sorte avuta dai nostri nella fortunata trasferta capitolina.

I nostri hanno iniziato anche bene, arrivando a mangiarsi un gol con Candreva e Icardi in maniera talmente rocambolesca da sembrare incredibile. Dopo quel sussulto, però, la Roma è vieppiù salita in cattedra: se il palo di Kolarov aveva in sé una dose di casualità -bravo il serbo a tenere palla bassa, ma la palla rimbalza un paio di volte prima di incocciare sul montante…- il bel gol di Dzeko e il palo di Nainggolan sono state palesi evidenze della superiorità dei lupacchiotti nel primo tempo.

Male più o meno tutti i nerazzurri, con Borja Valero poco utile a ridosso di Icardi e la manovra costretta ad iniziare dai piedi ruvidi di Miranda e Skriniar, stante la latitanza di Vecino e Gagliardini in impostazione.

La fine del primo tempo porta la sola buona notizia di una partita dal punteggio ancora aperto, chè -diciamocelo- fosse finito 3-0 sarebbe stato pienamente meritato (traduco in linguaggio primitivo-calcistico: “il primo tempo finisce treazzero c’è ‘ncazzo da dire“).

L’intervallo serve a Spalletti a fare un cambio logico, figlio anche del risultato: esce Gagliardini ed entra Joao Mario, posizionato come trequartista con conseguente arretramento di Borja Valero (aka Crapalustra) accanto a Vecino come doble pivote.

In realtà la mossa ci mette un po’ a fare effetto, essendo il primo quarto d’ora della ripresa il peggiore dei nostri, a mio parere.

Il terzo legno di Perotti è quello che fa esplodere il Signor padre, che vede la ripresa accanto a me e al marmocchio di casa, costituendo un tridente nerazzurro di altissima qualità. Forse galvanizzato dalla formazione messa in campo nel tinello di casa, con figlio e nipote ai suoi lati, il nonno prorompe in un profetico “col culo che abbiamo questa la vinciamo!“.

Ho sempre invidiato il suo ottimismo e, in questo come in altri casi, il mio S guardo oscilla tra il perplesso e il disilluso. Tanto più che negli stessi momenti i nostri occhi assistono increduli al contatto in area tra lo stesso Perotti e Skriniar, che -lo dico subito- a me era parso rigore perfino prima del replay.
Lì si materializza la più grande botta di culo della serata, chè la statistica potrà anche richiamare precedenti su una partita con tre pali colpiti dalla stessa squadra, ma un intervento del genere, non sanzionato dall’arbitro e nemmeno dal VAR, è una cosa cui stento a credere perfino a 48 ore di distanza.

Qui finisce il culo, che -ribadisco- non è poco, e iniziano i meriti dei nostri. Il fatto di essere rimasti in qualche modo aggrappati alla partita, ci pone nella condizione di poter sfruttare, come mille volte nel nostro glorioso passato, il guizzo del singolo.
Ecco quindi l’illuminante passaggio di Candreva, mediocre fino a quel momento, con Icardi famelico nello stoppare il pallone con una zampata e, in un solo movimento, colpire sul primo palo beffando Allisson per il gol dell’1-1.

L’urlo da casa nostra riecheggia in tutto il Golfo di Olbia, e a ben vedere il nostro stupore è nullo rispetto a quello dei giallorossi, in piena sindrome “ma cazzo, con tutto quel che abbiamo fatto questi adesso ci fregano??“.
Aho me sa…

E nemmeno basta, perché si sveglia anche Perisic che, con due azioni assai simili, porge altrettanti assist per Icardi (gol fotocopia del primo) e Vecino (primo gol in nerazzurro) per il 3-1 finale.

Il Nonno Aldo fa notare “l’avevo detto che la vincevamo!” già subito dopo il raddoppio di Icardi, venendo incenerito dal mio sguardo tra il superstizioso e il preoccupato.
Alla fine però ha ragione lui, e ci troviamo a battere le mani in una selva di “high five” manco fossimo Kobe e Shaq ai tempi belli.

LE ALTRE

Anche questa volta, come alla prima giornata, vincono tutte o quasi (allora la Lazio, stavolta ovviamente la Roma): in testa dividiamo il pianerottolo con Juve, Milan, Napoli e Samp e -per carità- va benissimo così. Noi siamo consapevoli di aver portato a casa tre punti di platino, tanto per il come sono arrivati quanto per l’avversario incontrato.
C’è da migliorare e si migliorerà: Cancelo e Dalbert non possono essere peggio dei D’Ambosio e Nagatiello visti all’Olimpico e, anzi, Dalbert ha già a verbale un salvataggio in rovesciata su pallonetto di El Sharaawi.

Ora sosta Nazionale e poi Spal in casa, sperando che i nostri non facciano brutti scherzi. Per essere sicuro del fatto potrei decidere di andare a controllare da vicino…

CHIACCHIERE DA VAR (copyright E.P. aka Romellobbello de Iotebori)

Come accennato in precedenza, la situazione che più mi ha lasciato perplesso (piacevolmente, ma pur sempre perplesso) è stata proprio la mancata assegnazione del rigore alla Roma a metà ripresa.
Ribadisco che per me è già grave l’errore dell’arbitro, che assegna calcio d’angolo pensando che il nostro difensore colpisca il pallone; il mancato intervento (o la mancata correzione) da parte del VAR è uno sbaglio ancor più marchiano, se pensiamo che l’accrocchio è stato creato apposta per dirimere queste situazioni.
Anche tenendo presente che, in caso di dubbio, la decisione presa dall’arbitro sul campo debba prevalere, questo davvero mi pare uno di quei casi in cui, “seduti e con un battito cardiaco di 70 e non di 160” (cit. Lele Adani), si ha tutto il modo e il tempo di dire “oh Ciccio, va’ che hai sbagliato, questo è rigore“.
Detto ciò, e compreso lo scazzo di Di Francesco nel post partita, lo stesso allenatore può accodarsi al lungo elenco di personaggi del mondo del calcio che non godono della mia simpatia, vista la puntuta insistenza con cui ha richiamato la fortuna interista, tacendo sui meriti dei nostri, se non altro nello sfruttare le occasioni avute.

Ma, ancor più di quello, ho provato un godibilissimo piacere nel notare che le uniche persone che si sono lamentate del VAR siano state due bianconeri di chiara fama: Buffon, con la sua già celebre sparata sul “calcio che è come la pallanuoto” e Vialli che mi ha involontariamente tirato in ballo chiosando “e comunque i complottisti non andranno in pensione nemmeno con la VAR!“.
Certo, gobbo maledetto, e me ne vanto!
Riconosco anche io che il rigore fischiato al Genoa sia frutto di una errata valutazione (il contatto c’è ed è punibile, ma il genoano è in fuorigioco), ma nulla mi toglie dalla testa che il rigore successivo sia stato dato a compensazione dell’errore precedente.
Ancor di più, non mi pare un caso che nelle prime due giornate di applicazione dello strumento in questione la Vecchia Signora, apparentemente immune dal “rigore contro”, ne abbia già subiti due.
Ah, e comunque devo correggermi in corsa: c’è un’altra voce critica nei confronti del VAR, anche se ufficialmente non è mai stato a libro paga della Juventus.
Si tratta dell’ex arbitro De Santis, sì proprio lui, e anche lui, e anche lui.
Quel tale diceva: dimmi con chi vai e ti dirò se vengo anch’io.

La domanda retorica fatta dallo Ziliani di turno è facilotta ma contiene un fondo di verità:

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“Ha ragione #Buffon: torniamo alle vecchie, belle partite in cui non si distribuivano rigori per inezie come questa. Specie in un’area.”

Sposo in questo l’analisi di Adani: il VAR non risolverà di botto tutti i problemi, ma aiuterà a dirimere un buon numero di casi dubbi. Ad oggi ne va migliorato l’uso, ma era impensabile che fosse una roba da “buona la prima”.
Si è arrivati a questo un po’ come si è arrivati alla legge sulle coppie di fatto: rimandandola di lustri e lustri per la paura che una delle tante formulazioni previste potesse aprire la porta a chissà quali scenari. E allora, per paura di qualcuno e per compiacere qualcun altro, si rimaneva nell’immobilismo assoluto.

Si è partiti, si è iniziato. Il mio parere è che l’utilizzo debba essere il più “invasivo” possibile (sì, proprio il contrario di quel che dice Buffon!), e che la parola dell’arbitro possa -debba- essere smentita dalle immagini ogniqualvolta sia possibile.

Sono un illuminista dichiarato, e quanti più casi pratici si riesce ad esemplificare, tanti meno saranno quelli in cui la sensibilità dell’arbitro e il feeling con il gioco (per usare le fumose definizioni dello scommettitore seriale) potranno incidere sul risultato finale.

Chiamatemi Robespierre.

E’ COMPLOTTO

Smaltita la corposa pagina sulla moviola, resta solo lo spazio per dire la mia sulla permalosa protervia del Milan che ha deciso un silenzio stampa ad hoc contro Sky e Ilaria D’Amico, rea semplicemente di aver avanzato dubbi sulla tenuta finanziaria dell’intera operazione legata. Mr Li e Elliott.
La seguente immagine non arriva da un blogghettaro fazioso come me, ma da BlogCalcioCina, autorevole pagina specializzata -indovinate un po’?- di calcio e di Cina.

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Caro Fassone, ci hai messo pochissimo per adeguarti ai costumi mediatici di Zio Fester e Silvietto. O menate la coda a comando o siete dei prevenuti invidiosi parolai senza nessuna credibilità.

Non avevo dubbi.

WEST HAM

Prosegue il Male Perdio…
Perdiamo anche a Newcastle e siamo malinconicamente a 0 punti dopo tre giornate. Manager Bilic has seen better days….

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