VINCERE E FAR SCHIFO: DIMOSTRAZIONE EMPIRICA

INTER-BENEVENTO 2-0

Come se non fosse già abbastanza squallida da vedere in tele, ho deciso di verificare dal vivo se la mia Inter fosse così brutta come sembra.

Risposta: pure di più.

Il rampollo di casa, seppur ancora in tenera età, aveva già capito tutto, e a Babbo Natale aveva chiesto due biglietti per una partita facile-facile.

Vero che anch’io avevo ragionato così per il suo esordio a San Siro, e le cose non erano andate come sperato…

Stavolta almeno i tre punti li portiamo a casa, contro un Benevento che fraseggia ordinato e ci tiene in scacco per un’ora buona, rischiando in un paio di volte di rifilarci il proditorio (e ahimè meritato) cetriolo calcistico.

Strano non trovare ancora in rete la GIF del calcio di inizio della partita: palla a Vecino che smista sulla fascia destra, dove Cancelo rincula e Candreva scatta in avanti. La palla rotola tragicomicamente in fallo laterale nel nulla dopo tre secondi di gioco.

Gli sguardi sugli spalti sono eloquenti…

I nostri giocano con una paura addosso che è difficile descrivere: la palla scotta e i pantaloncini, ancorchè neri, faticano a nascondere l’evidenza dellincontinentia deretanae (cit.) dei nostri.

D’Ambrosio è riproposto a sinistra, stante l’impresentabilità di Santon su qualsiasi rettangolo verde di categoria superiore all’Eccellenza, e vista l’inapplicabilità sulla fascia mancina di Cancelo, promosso titolare del binario destro. Mai avrei pensato di rimpiangere così tanto la partenza di Nagatomo (avessi detto Brehme). Ovviamente, il loro terzino sinistro (Letizia) si è dimostrato a confronto assai più intraprendente, oltre che velocissimo nel non farsi superare da nessuno nei 90 minuti di gioco, compreso Karamoh nelle ultime fasi della partita.

Morale, complice anche la panchina riservata a Borja Valero, latitano drammaticamente piedi pensanti, e la calma piatta resto l’unico schema valido.

Il Benevento riesce al primo tentativo (inizio ripresa) nella giocata che i nostri hanno invano ruminato per 50 minuti: ti-tic ti-toc per un minuto buono e palla lunga dietro alla difesa sullo scatto della punta. Noi: zero tentativi riusciti su 10 provati. Loro: uno su uno. Grazie a Dio il piede del loro centravanti è impreciso e la lecca di destro finisce alta.

Ancor maggiore la dose di buciodiculo pochi minuti dopo, allorquando Cataldi va a sbattere contro un incolpevole quanto statuario Ranocchia. L’arbitro (il figlio di Pairetto! Che sia senso di colpa  transgenerazionale accumulato?) non fischia, e il VAR non torna sulla decisione del collega di campo.

Possiamo definirlo un errore a nostro favore. Segniamocelo!

Poco dopo, la partita si risolve grazie a due capocciate su altrettanti cross di Cancelo che, a parte le 20 palle perse tra tocchi di suola e doppi passi, ha il merito di saper crossare come Cristo comanda. D’Ambrosio, tanto per tirare in ballo sempre i soliti, dopo aver toppato il primo, si guarda bene dal replicare il tentativo per tutta la durata del match.

Ma lui può fare entrambe le fasce (cit.).

(spazio per parolaccia a piacere)

Morale: sui due cross del portoghese, prima Skriniar e poi Ranocchia girano in rete portando in salvo una partita di rara pochezza calcistica.

L’effetto più visibile dell’uno-due è la maggior tranquillità mostrata dai nostri: quantomeno osano la giocata, provano qualche passaggio che sia concettualmente più elevato del palla-dietro-a-tre-metri-e-giro-palla-in-difesa.

Poi si sbaglia, (le incrollabili certezze di una vita), ma almeno ci si prova perdìo!

Quindi: il fattore mentale è assolutamente centrale e discriminante. Basta guardare all’altra parte del Naviglio e pensare alle condizioni alle quali noi e loro arriviamo a questo Derby, paragonandole a quello di metà Ottobre.

A voi giudicare se questo sia un bene o un male.

Torniamo al vecchio dilemma: meglio essere genitori del bravo figliolo che si impegna ma più di così non può fare, o di quello che “ha le capacità ma non si applica”?

La risposta, prima ancora che essere “Boh“, è “che tristezza…“.

E sorvolo volutamente su casi di spogliatoio, clan di argentini contro croati e cloaca assortita.

LE ALTRE

Inizia il turbiglione degli scontri diretti, e ‘sti maledetti di milanisti vincono alla grande contro la Roma all’Olimpico. Ne fanno due ma potevano essere serenamente il doppio. Uno come me non può esultare per una vittoria del Milan, nemmeno se a questa consegue la sconfitta di una diretta rivale per il posto Champions.

Il già richiamato Derby alle viste quantomeno giustifica il mio scetticismo: Gattuso ha purtroppo fatto un grandissimo lavoro tattico e motivazionale. Splendido Ringhio quando ammette candidamente di non considerarsi un inventore di calcio, bensì un lavoratore alle prime armi che attinge senza vergogna ai maestri in giro per l’Europa. In culo al giUoco e alle stronzate con cui Zio Silvio e Zio Fester ci hanno ammorbato per anni.

Piuttosto, occhio a Cutrone: intollerabile nella totale mancanza di grazia e tecnica calcistica, ferale per il tempismo con cui piomba a impattare con tibia, calcagno, polpaccio, o altre appendici assortite.

Per il resto, il Napoli regola senza problemi il Cagliari, portandosi al momento a +4 sui Gobbi, fermati dalla neve prima della sfida contro l’Atalanta del cockerino Gasperini, che nel dubbio aveva messo in campo una squadra da ufficio indagine.

Chissà come si dice #scansiamoci in dialetto bergamasco.

Nella giornata di sospiri per i terzini sinistri delle altre squadre, menzione per Biraghi della Viola (ex Inter, come sa l’amico “Presi”) e non solo per la borda di sinistro che decide la partita di Firenze. Il parallelo che mi viene con questo ruolo è quello con l’operaio specializzato, che le PMI fanno una fatica cane a trovare. Saldatori, fresatori, serramentisti… Raramente dei premi Nobel -così come raramente tra i terzini trovi fuoriclasse- ma solidi, affidabili, di quelli che li hai e non ci pensi più perchè il problema specifico te lo risolvono.

Non mi pare così difficile andare a trovarne uno che abbia un sinistro sufficientemente educato, che sia veloce quanto basta, dotato di una normale intelligenza calcistica, necessaria a immagazzinare i 4 o 5 schemi che lo riguardano.

Eppure, i nostri continuano a toppare in quel ruolo, con Dalbert e i suoi venti milioni a poltrire in panchina. Non aprirò il faldone delle querimonie calcistiche in quel ruolo nell’Inter degli ultimi decenni. Finirei dopodomani.

 

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto da dire, lo riconosco.

C’è la leggenda metropolitana dei flirt di Wanda Nara con i compagni di squadra del marito, non tanto incredibile in sè (la ragazza “il danno” l’ha già fatto ai tempi di Maxi Lopez) quanto per l’ipotetico terzo incomodo. Brozovic, oltre ad incarnare il concetto stesso di inedia calcistica (fischiato da tutto San Siro al suo ingresso negli ultimi 10 minuti di sabato) per quel che capisco di uomini è quel che definirei un cesso a pedali, e onestamente non me lo vedo nel ruolo di bel tenebroso che si chiava la moglie del Capitano. Pigro com’è, poi… che sbattimento…

Al solito, il mio disprezzo non va ai tanti popolatori dei Bar di Italia, delle tribune di San Siro (“son stato giù al Baretto coi ragazzi della Curva, me l’han detto loro…”), quanto ai supposti giornalisti che danno spazio a queste cagate vecchie come il cucco.

Sul figlio di Baresi tutti noi abbiamo cantato e riso per anni, ma pochi a parte il malato mentale che scrive hanno davvero pensato che il padre fosse il compagno di squadra colored (io ho sempre optato per Rijkaard, ma era nutrita anche la fazione Gullit). Cosa dite? Lui il figlio nero ce l’aveva davvero? Già, eppure giustamente (ripeto: giustamente) nemmeno un rigo in cronaca.

Qui, cito testualmente “al momento è impossibile stabilire la veridicità del documento”, ma nel dubbio cominciamo a scriverlo.

Tanto è l’Inter.

Tanto è Icardi.

Tanto è Wanda Nara.

Interessante l’articolo de IlMalpensante su Ausilio e il suo credito presso i giornalisti, effettivamente illimitato. Incredibile (ma più nella misura che nel concetto) quanto il fare i conti in tasca alla Società faccia capire che l’Inter in questi anni di soldi ne ha spesi eccome. Il concetto -che ritengo importante e che infatti avevo già espresso in passato- è che in tempi di crisi, i soldi che hai a disposizione devi farli fruttare.

Questo, nel calcio, vuol dire che non devi sbagliare gli acquisti. E invece, di tutti i calciatori comprati negli ultimi 5 anni, gli unici a non essersi rivelati “sbagliati” fino ad oggi sono stati Icardi, Skriniar, Perisic e un altro paio a scelta (le mie scelte sarebbero Hernanes e Medel, ma non ha molta importanza).

Invece, ad ogni sessione, iniziata al grido di “non c’è una lira, arrangiatevi, anzi dovremo vendere Icardi”, vediamo cadere dalle tasche della proprietà decine di milioni sperperati.

Onesatamente non sono rammaricato della buona stampa di cui gode Ausilio. E’ talmente raro che un tesserato interista riceva critiche benevole, a maggior ragione aldilà dei propri meriti, che mi godo l’anomalìa senza recriminare.

Io me la spiego col vedovismo morattiano che attanaglia tanti cronisti sportivi italiani: ah, i bei tempi andati in cui potevi usare i nerazzurri a tuo uso e consumo per accomodare le pagine del tuo giornale giorno dopo giorno…

 

WEST HAM

Quattro schiaffoni dal Liverpool. Niente da aggiungere.

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I gemelli del gol 🙂

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