GRAZIE, GRAZIELLA E…

INTER-VERONA 4-2

La saggezza popolare è spesso quella più idonea a raccogliere in poche parole “il succo del nocciolo”. E quindi: riceviamo quasi interdetti una bancalata di buona sorte sotto forma di gollonzi in serie, di cui addirittura stentiamo a far tesoro, confusi come siamo da tanta manna.

La partita contro il Verona dell’ex Mandorlini (unica mezza pippa nella leggendaria e trapattoniana Inter dei record) si presentava in un certo senso “podalica”, vista la smagliante forma degli scaligeri unita al nostro periodo allegrotto quanto a concentrazione e solidità difensiva. E invece, tempo di produrre il ruttino post-Mac del sabato, mi lascio cadere sul solito divano incredulo nell’apprendere del vantaggio dei nostri con Jonathan. Solo all’intervallo potrò apprezzare la mira da cecchino del nostro, capace di centrare le chiappe del difensore avversario per trovare la deviazione malandrina che ci dà il vantaggio. (Copyright Billy Costacurta nel dopogara, assai apprezzato).

Battute a parte, la buona sorte continua stranamente ad essere a strisce nerazzurre nell’arco dei 90′, visto il secondo regalo in occasione del raddoppio di Palacio: a calcetto i gol così li chiamano “foto”: ti metti davanti al difensore che respinge e vieni centrato dal suo rinvio, non necessariamente accorgendoti dell’accaduto. Il Trenza può esultare, e credo che il suo sorriso mescoli alla naturale gioia un dissimulato divertimento per l’accaduto.

Non siamo nemmeno a metà primo tempo e la partita parrebbe già chiusa, ma siccome non siamo una squadra normale, Juan Jesus decide di far esaurire il repertorio di bestemmie al Mister prima della mezzora. Fatale, nello specifico, il “non-anticipo” su Toni, polipone maledetto ma tremendamente efficace, che gioca di sponda col compagno mandando al tiro Martinho: sinistro preciso e palla in buca per il 2-1.

Il morto è ovviamente resuscitato, e inizia a giocare come sa; dalle nostre parti riaffiorano il panico e la schizofrenia che ormai abbiamo imparato a conoscere, ma il Cuchu sale in cattedra facendo quel che meglio sa fare: “va a rimbalzo” su bella girata di Nagatomo sul palo e corregge la correzione di Guarin, segnando il nostro primo gol “voluto” della serata.

Nonostante il doppio vantaggio ristabilito, immagino un supplemento di blasfemia in salsa labronica nell’intervallo, che in un certo senso dà anche i suoi frutti, visto il quarto gol (terzo gollonzo della serata) a firma Rolando, che da zero metri riesce a insaccare sugli sviluppi dell’ennesimo calcio d’angolo.

Come già sul 2-0, però, i nostri calano la guardia e presto anche le braghe, permettendo prima la bella stoccata di Romulo per il 4-2 e rischiando di subire il 4-3 con Toni che segna dopo essersi aiutato un po’ troppo nel liberarsi di Ranocchia.

Detto ciò, il premio Cranioleso per una volta non viene vinto da Guarin (anche se…) ma da Belfodil, che pensa bene di “prendere questione” con l’avversario dopo il fischio finale e di beccarsi il tragicomico rosso a partita finita.

A conti fatti, poco da aggiungere: riceviamo dalla buona sorte il credito maturato tra Cagliari e Torino, con la differenza di vederlo elargito in unica soluzione e quindi con effetti “spendibili” su una singola partita. Mi rendo conto di quanto sia cervellotico un ragionamento del genere e quindi mi do del “malato calcistico” da solo, chè sarebbe davvero bello poter attingere al coefficiente “busdelcù” un tanto al kilo e alla bisogna.

Questo ci è capitato, e tanta grazia che sia capitato!

LE ALTRE

Simpatico weekend che vede tutte le prime della classe conquistare i 3 punti e, coerentemente con quanto appena detto, i cugini incassare la sconfitta in quel di Parma, più che mai meritata per quanto visto in campo, ma maturata in piena “zona Milan”.  il Geometra che si cimenta nella specialità della casa “noi del Milan teniamo i toni bassi e non polemizziamo, però…“, è godibile quasi come l’inguardabile balletto di ‘A Cassano dopo il fischione del 2-0.

Parlando di orifizi anali, al Milan a momenti andava ancora bene, vista la clamorosa traversa di Gargano cui seguivano i due gol rossoneri. Per fortuna, il 3-2 di Parolo al 94′ ci evitava l’esordio di Silvestre nel Pantheon dei grandi campioni che l’Inter ha ceduto al Milan, visto che il nostro era addirittura riuscito a portare i cuginastri sul 2-2 a metà ripresa.

La Roma vince in 10 ad Udine, chiarendo ancora una volta quanto sia importante avere convinzione, coraggio e culo (a scelta nell’ordine), mentre Juve e Napoli regolano i loro avversari avendo beneficiato di un rigore assai generoso a testa. Le due partite sono la millesima e milleunesima dimostrazione di quanto la moviola in campo potrebbe ridurre i casi dubbi di un buon 90%, se solo la si volesse adottare.

E’ COMPLOTTO

Il calcio invece preferisce rimanere ancorato alla bella favola dell’arbitro che sbaglia come sbagliano tutti, e dell’occhio umano che non deve capitolare a favore del computer.

E qui, caro Capitano, mi viene davvero da dire “tu quoque“, avendo appena finito di leggere la tua biografia, nella quale non solo dici di nutrire ancora fiducia negli arbitri nonostante Calciopoli (e già qui…), ma ribadisci di essere contrario a qualsiasi supporto tecnologico per gli arbitri, perchè così si rovinerebbe il gioco.

E allora divertete co’ questo! ( cit. Compagni di Scuola riferita allo splendido Postiglione).

Per il resto, godibilissima l’inversione a U dei giornalisti che, a cavallo della partita di Parma, trasformavano i peana per la cresta tagliata di Balotelli in prevedibilissimi analogie con Sansone.

Volendomi togliere qualche sassolino dalle scarpe, pongo un paio di domande retoriche all’A.C. Milan:

1) Ma davvero Balotelli ha bisogno di un tutor? ma da voi non era mica maturato?

2) Vi pare possa essere un buon “tutor” un ex-sbirro condannato per falsa testimonianza per i fatti di Genova 2001? (Filippo Ferri, http://it.eurosport.yahoo.com/notizie/serie-balotelli-tutor-ex-poliziotto-condannato-g8-193528907–sow.html)

3) Che ne è stato del marchio cresterossonere depositato in tutta fretta l’anno scorso a celebrare i vostri tre giovanissimi e bravissimi attaccanti (Balo, Nyang e El Sharaawi) accomunati dall’anagrafe, oltre che dal pessimo gusto tricologico?

Infine, lodevole ma solo parzialmente veritiera la ricostruzione fatta dai media sul silenzio di Mazzarri post-Toro. Probabile che il Mister non abbia voluto parlare perchè scontento della direzione arbitrale, (che poi sia giusto o meno esprimere col silenzio la propria incazzatura possiamo parlarne), corretta la statistica che ci vede a credito nel saldo rigori pro/contro delle ultime due stagioni.

Quel che mi pare non si sia visto è invece uno specchietto simile:

         INTER          MILAN          JUVENTUS           ROMA     FONTE
RIGORI       F    C       F    C        F          C          F       C
2007/2008 9 3 11 3 7 8 7 4 transfermarkt
2008/2009 4 0 12 5 6 1 7 3 transfermarkt
2009/2010 6 7 10 3 4 5 11 7 transfermarkt
2010/2011 6 5 6 2 5 4 13 7 transfermarkt
2011/2012 11 11 10 3 4 3 4 9 transfermarkt
2012/2013 5 7 11 6 11 5 7 5 transfermarkt
2013/2014 0 3 2 0 2 1 4 0 transfermarkt
TOT 41 36 62 22 39 27 53 35
saldo   +5   +40   +12   +18

Da notare, a parte la formattazione migliorabile, come anche nell’anno del Triplete (2009/2010) avessimo un saldo negativo, e come il luogo comune “rigore per il Milan” per una volta non sia fallace e maledetto (+40 il saldo complessivo su 6 anni e 10 partite).

Ma è solo la solita propaganda comunista, e il fallo da cui nasce il 3-2 del Parma ieri era 8 metri indietro. E comunque noi non parliamo di arbitri. Cribio!

Infine, prima buccia di banana di Thohir, che ha la giusta e bella pensata di farsi fotografare con Allen Iverson, “suo” giocatore nei Philadelphia 76ers. D’accordo che Iverson giocava col numero 3 ma, parafrasando i comandamenti, quel numero all’Inter non è utilizzabile invano. Una marchetta col numero del grande Giacinto non s’ha da dare.

Passi pure sul blog per qualche ripetizione di interismo. Prezzi modici, famo ‘na cosa in nero…

WEST HAM

Insulso pareggio in terra gallese con lo Swansea. Saldamente in zona retrocessione.

Merce rara a San Siro: un interista segna facendolo apposta!

Merce rara a San Siro: un interista segna facendolo apposta!

HELLO, GOODBYE

Arrivo tardi negli sproloqui sull’addio del Sig. Massimo alla presidenza e sul contestuale arrivo di Erik Thohir, il PSY de noantri.

Poco male. Per me poi, che del ritardo ho fatto uno stile di vita…

Quel che mi urge dire in realtà è questo: abbiamo imparato a conoscere, in questi diciott’anni, un “presidente tifoso”: questo è stato Moratti, nel bene e nel male.

Pur avendone criticato negli anni gli apetti negativi, non ho problemi nel riconoscere che la bilancia pende benigna dalla parte dei pregi.

Azzardo un paragone che definire scomodo è poco, e cioè quello con (quel che rimane del) la sinistra italiana: un elettore di sinistra, dotato di un minimo di coscienza critica, sarà il primo a notare i millemila difetti del partito, logorato da diatribe interne, incapace di tenere una posizione per più di un quarto d’ora, retorico oltremisura e refrattario ad ogni cambiamento in nome di un’asserita superiorità morale.

L’elettore, esattamente come il tifoso nerazzurro, queste cose le sa perfettamente: le rinfaccia ai rispettivi dirigenti o si limita ad inframmezzarle tra Cristi e Madonne. Sa, però, nel profondo del suo cuoricione, di essere “nel giusto”. Sa, al di là di tutto, di aver ragione. Sa, in poche ma perentorie parole, di non essere quella roba là. E questo, se permettete, sposta il piatto della bilancia a suo favore a prescindere dal contrappeso.

Abbiamo avuto incubi con la forma dei baffi di Vampeta, maledizioni lunghe anni e sublimate nella beffa di un giorno (che peraltro non esiste, nonostante quelli che insistono a chiamarlo “ilcinquemaggio“).

Non voglio -qui- nemmeno nominare l’enorme porcata a cui siamo stati sottoposti per anni e anni, presi in giro da tutti per il nostro errare (inteso sia come verbo di movimento, sia come verbo “di sbaglio”) mentre altri si spartivano i trofei cianciando di torti e favori che alla fine si compensano.

Mi limito -qui- a dire che ci siamo rifatti, ci siamo riscattati con la stessa faccia spontanea e schietta del nostro Presidente. Una persona perbene, dotato come tutti di pregi e difetti, che in pochi casi come in questo riescono però a convivere serenamente come due facce della stessa medaglia.

Avere un “presidente tifoso” ha voluto dire, per noi interisti, poter ammirare Ronaldo, preso perchè gli occhi ti dicevano “ciap’el, sùbit!“, ma anche doversi sorbire dieci anni di Recoba (e con questa frase metterò alla prova un’amicizia ventennale, vero Mr. Charles?). Fare dell’understatement il proprio stile di vita ha avuto come effetto collaterale il vantarsi di essere il club meno mediatico del mondo, e fare spallucce alle carognate della stampa nei nostri confronti.

La speranza vorrebbe che i pregi rimanessero, ed i difetti potessero essere corretti. Non sarà facile per i nuovi arrivati prendere il posto del Signor Massimo, anche se lui rimarrà, vedremo quanto presenza ingombrante o quanto vecchio saggio. Di cose da sistemare ce ne sono tante, e il tifoso nerazzurro di cui sopra potrebbe scriverci dei trattati a riguardo.

Ci sono però anche cose da non perdere per strada: i valori, gli ideali, i capisaldi. La lealtà, il coraggio di lottare da soli contro tutti, il ripudio di ogni forma di razzismo, la consapevolezza di essere, di nome e di fatto, fratelli del mondo!

imagesCAYNDS0Y

ARIDANGHETE

So che avete passato l’estate con l’irrefrenabile curiosità di conoscere il mio verbo sulle svariate vicende strisciate di neroblùEd eccomi, servo vostro, ad accontentarvi.

 

SOCIETÀ

Il balletto in puro Gangnam Style (copyright Sig. Carlo) pare essere alle battute finali, con l’arrivo del PSY in salsa indocinese ad acchiapparsi una cospicua maggioranza del Football Club Internazionale Milano, Grandi Emozioni dal 1908. Non credo ci sia da essere d’accordo o meno con l’operazione; il Sig. Massimo si è legittimamente rotto le balle di ripianare ogni anno un centinaio di milioni, e l’appiglio del Fair Play finanziario è stato un ottimo scudo dietro il quale proteggere i propri sacrosanti interessi. Detto ciò, e vista la figura barbina dell’anno scorso con China Railways (te la do, te la do, non te la do più), non credo ci fosse la fila di pretendenti al portone di casa Moratti. Questo c’era, questo va bene. Oltretutto l’Indonesia è un Paese di 200 milioni di abitanti, con porte aperte sul resto del mercato asiatico, quindi da un punto di vista strategico la scelta è azzeccata. C’è poi la parte di Quore, della favola del Presidente-Papà, dell’Inter che appartiene ai tifosi e a nessun altro. Tutto vero e condiviso, ma temo ormai fuori tempo massimo. Vuoi vincere? Devi spendere. Vuoi spendere? Devi avere qualcuno che caccia li sordi…

Dirò di più: visto come Thohir è stato accolto e giudicato dai giornalettisti italici, mi sta già simpatico e mi pare perfettamente inserito nell’interismo ad usum mediarum. I commenti vanno dal “ma questo chicazz’è?” al “si c’ha i soldi ma son tutti del papà”,  il tutto con una ri-considerazione di Moratti che (solo adesso?) viene dipinto come dirigente bonario e illuminato, portatore di tradizione e successi, che commette il ferale errore di voler vendere allo straniero cattivo e sconosciuto. Illuminante a riguardo un pezzo apparso su Panorama (sic!) durante l’estate, che ben esemplifica le ragioni sottostanti il pianto greco dei media italiani, a forte rischio di perdere le “dichiarazioni rilasciate dal sempre disponibile Presidente all’uscita degli uffici della Saras” (for further info: http://sport.panorama.it/calcio/moratti-inter-vendita-thohir).

Invece, il fatto che l’indonesiano sia –in patria- un magnate dell’editoria e con solide entrature nella comunicazione, mi fa fare sogni bagnati sulla fine della prostituzione intellettuale.  Senza arrivare a tanto, mi accontenterei di una gestione più professionale e meno simpatttica del Club. Non voglio uno che arrivi e faccia piazza pulita prima ancora di aver capito da dove arriva il vento. Spero solo in un soggetto normalmente pensante, che valuti le persone (dirigenti in primis) in base agli obiettivi fissati e ai risultati raggiunti, con bastoni e carote da distribuire secondo misura. In altre parole: Branca e Dott. Combi tremate!

Battute a parte, mi aspetto che prenda atto del modo in cui il Club (non) ha gestito l’aspetto mediatico nel corso degli anni, evitando di celebrare a dovere i successi o i campioni che salutavano (ultimo esempio: Stankovic che saluta la curva commosso, con Sky e Mediaset Premium in pubblicità: ricordate la diretta strappa-lacrime per l’addio di Nesta, Gattuso e Inzaghi?) fornendo difese molli come il burro quando c’era da replicare a deliri ovini e negazionisti circa Calciopoli ed infine evitando di lanciare sacrosanti anatemi contro il Palazzo (arbitri e giudice sportivo uber alles) in quella ventina di circostanze annue in cui se ne presentava l’occasione.

 

LEO

A tutto ciò, nel mio delirante master plan  la risposta c’è: Leonardo. La persona, oltre a conoscere l’ambiente, è quella che meglio di tutte le altre può affiancare Mazzarri nella battaglia mediatica settimanale, riuscendo a rintuzzare polemiche e ribattere alle critiche ingiuste sempre col sorriso sulle labbra, da bravo brasiliano allegro ma non uggeggè. Il ragazzo beneficia di un talento naturale per le pubbliche relazioni – migliorato, devo ammettere, dalla decennale permanenza nella parte sbagliata della Milano calcistica. In aggiunta capisce di calcio, il che non guasta mai, ed ha buoni contatti col mercato brasiliano (Pato e Thiago Silva li ha scoperti lui, per dire). E poi potrebbe essere un primo passo per subentrare, un domani, se sarà ritenuto opportuno, all’attuale direzione tecnico-sportiva. Chiamiamolo dirigente accompagnatore, General Manager, Speaking Person, il cazzo che volete, ma portiamolo a casa.

 

SQUADRA

Passando ad una disamina tènnnnica, e posto che l’accordo con Thohir sarà chiuso a Settembre, scordiamoci di vedere Messi e Cristiano Ronaldo in campo alla prossima di campionato: qualcosa sul mercato si potrà vedere forse a Gennaio (ammesso che ci siano le opportunità). Quel che dovrebbe in ogni caso migliorare è l’appeal di una squadra che, pur essendo stata solo tre anni fa sul tetto del mondo, si ritrova oggi fuori dall’Europa e con l’ennesimo cantiere appena inaugurato: una sorta di Salerno-Reggio Calabria calcistica. In questo contesto, l’ingresso di capitali freschi, con l’ulteriore prospettiva del nuovo stadio,  può supplire alla mancanza di “vetrina internazionale” di cui invece presumibilmente godranno i nostri amati cugini (gufata buttata lì giusto perché non si sa mai…).

Attualmente siamo la squadra preferita di Artemio ne Il Ragazzo di Campagna, e cioè con interessanti prospettive per il futuro.  La buona notizia è  che sono rimasti i pochi “buoni” che abbiamo (Handanovic, Ranocchia, Kovacic e pochi altri). Quella cattiva è che i rinforzi sono più Mascettianamente parlando “rinforzini” (“nove olive di numero, mezz’etto di stracchino e un quarto di vino sfuso”): Campagnaro è un buon difensore ed è molto utile in quanto conosce Mazzarri e i suoi schemi, ma sentire Ausilio sbandierarlo come grande acquisto a costo zero mi fa un po’ tenerezza. Andreolli è una buona riserva, gli altri sono giovani e si spera cresceranno. Insomma, la squadra è discreta, ma il centrocampo manca di un altro uomo per lo meno all’altezza di Guarin e Kovacic , il solo esterno che può giocare titolare è Nagatiello (non esattamente Andy Brehme) e l’attacco è un punto di domanda a forma di legamento crociato di Milito.

In panca siede Mazzarri, visto l’ennesimo ben servito dato al Mister di turno (Stramaccioni), confermato fino a 30 secondi prima. Che dire, mi dispiace per Strama, che continuo a ritenere il meno colpevole, ma che capisco non avesse le condizioni ambientali e di serenità di giudizio per continuare l’avventura. Arriva un allenatore (altrettanto) capace, decisamente più esperto, cintura nera di chiagne e fotte che si ritrova nell’habitat naturale per affinare ulteriormente detta tecnica. Non un mostro di simpatia (per quel che importa), né tantomeno alfiere del bel giUoco (e questo per me è un pregio). Farà meglio del suo predecessore, e ci vuol poco; per arrivare a risultati degni del Biscione gli dovrà essere dato il tempo (e la fiducia) che sono mancati a tutti i successori di Mourinho. Chissà che, anche qui, il cambio di proprietà inverta questa tendenza un po’ antipatttica del voglio-tutto-subito.

Gettando un occhio agli avversari, mi pare che dopo qualche anno di calo evidente della Serie A, quest’anno diverse squadre si siano rinforzate: oltre ad una Juve già favorita e con un Tevez in più (su Llorente non mi pronuncio confessando la mia ignoranza in materia), il Napoli promette più che bene e la Fiorentina pure. Il Milan per ora si affida a Balotelli e alla dozzina di rigori di cui anche questa stagione beneficerà, ma al momento pare quello dell’anno scorso.

Morale della favola: se anche siamo migliorati (e ne sono convinto), centrare il terzo posto è alle soglie dell’utopia.

 

ETO’O

A mio parere, e facendo castelli in aria, potremmo giocarcela solo partendo a razzo da qui a Natale, magari con un Eto’o in più, e beneficiando di un mercato di riparazione gentilmente offerto dalla nuova proprietà.

Samuel sarebbe la splendida eccezione all’idea di squadra che sta nascendo (gente giovane, di prospettiva, senza eccessive pressioni nell’immediato), e insieme a Milito e Palacio garantirebbe un attacco senza pari, condizioni fisiche permettendo.  In questo l’assenza dall’Europa permetterebbe ai tre (soprattutto ai due reduci del Triplete) di dosare le forze e preparare al meglio le partite di Campionato. Vero che così avremmo investito una quindicina di milioni su Icardi e Belfodil per vederli giocare ben poco. Altrettanto vero che riuscire a conquistare la qualificazione per la prossima Champions ripagherebbe con gli interessi lo sforzo, anche a costo di mandare uno dei due giovani in prestito a Dicembre.

Come detto però, Eto’o avrebbe senso solo in caso di squadra attrezzata per il terzo posto in ogni zona del campo, e qui un innesto in mediana si impone. Nainggolan non è Matthaus, anche se Cellino lo valuta come se lo fosse, ma potrebbe essere un altro trottolino da affiancare a Kovacic e Guarin, a comporre una mediana di tutto rispetto. Cambiasso, Taider e Mudingayi sarebbero le alternative. Doveroso anche l’arrivo di un esterno “decente” sulla destra: con Isla sarei decisamente più tranquillo, con tutta la simpatia per Jonathan e la speranza di vedere in Wallace anche solo il 50% di Maicon e Dani Alves messi insieme.

Morale: Eto’o da solo non ci porta dal 5° posto (nostro valore attuale, suppergiù) al 3° buono per i preliminari. C’è da cacciare il grano. La proprietà è a disposizione? Se sì, bene, si proceda. Se no, stiamo così e godiamoci gli sperabili progressi dati dalla cura Mazzarri.

 

NIKE

Sul fronte vil danaro ottimo colpo messo a segno dal D.G. Fassone (il fiasco China Railways era in buona parte merito suo):  rinnovo pluridecennale con la Nike e quota annua che aumenta di 4 milioni, più eventuali bonus legati al piazzamento. Strappare a un colosso come quello americano un rinnovo a queste condizioni, in un momento storico buio come pochi nella vita della squadra, è senz’altro un’operazione ben condotta, che porta ad un aumento del fatturato e si spera a una maggior competitività sul mercato.

Se a ciò associamo qualche uscita delle ultime ore (Kuzmanovic? Alvaro Pereira? Schelotto?), potremmo racimolare quella decina di milioni necessaria ad almeno uno degli innesti di cui fantasticavo poco fa.

 

MAGLIA

Già che parliamo di Nike, piccolo excursus sulle maglie di quest’anno:  l’effetto collaterale del fallimento della trattativa coi cinesi è il saggio ritorno ad una seconda maglia bianca e sobria così come si conviene. Per la prima il mio giudizio è ancora in bilico: noto con piacere di essere stato ascoltato sia l’anno scorso (righe larghe!) che quest’anno (blu, non azzurro pallido!): ecco, forse il blu è un po’ troppo scuro. Lascio a persone più esperte di me (segnatamente: Valentina Regina e Giovanna Valsecchi) il sollazzo di definire l’esatta colorazione del pigmento in questione, conscio che potrebbero uscirne definizioni che si riferiscono a nazioni (Blu Cina?), professioni volanti (Blu Avio?), periodi poco illuminati delle 24 ore (Blu Notte? ), idrocarburi (Blu Petrolio?).

Tutto fuorchè colori, insomma. L’effetto è comunque un magma poco distinguibile dal nero, forse esagerato.

Infine, giusto due parole per l’esordio dei ragazzi:

 

INTER – GENOA 2-0

Buona la prima, addirittura con due gol dopo il 28’ della ripresa, e cioè in piena “zona Tafazzi” (questa la capiamo in tre, ma è meglio per tutti gli altri).

L’undici iniziale è quantomeno prudente, e con ottimi margini di miglioramento, se pensiamo che la palla gol più ghiotta (per non dire l’unica) capita a Jonathan, con un diagonale di destro fuori di poco. Qualche buona manovra, barlumi di schemi Mazzarriani  con gli interni di centrocampo a scambiarsi con le ali, alle soglie del miglior 5-5-5.

Nella ripresa i cambi alzano il livello della squadra, con Icardi a rimpiazzare un Kuzmanovic in rampa di lancio (lanciatelo ovunque purchè lontano da San Siro please) e Kovacic a dare il cambio a un Cuchu spompato. Nel frattempo Alvarez cresce risultando addirittura efficace e grintoso in più di un paio di recuperi a centrocampo, mentre Guarin corre come Furia cavallo del West cercando di nascondere il suo nulla cerebrale e riuscendoci in più occasioni. Dietro balliamo un paio di volte, complice qualche intelligente sponda di Gilardino e la potenza fisica di Kucka che Nagatiello stranamente non riesce a contrastare.

E’ proprio il nippico però a sbloccare de capoccia, insaccando da zero metri e appaiato a Palacio un cross di Johnny Guitar sapientemente deviato dal terzinaccio genoano. Nel recupero, una delle sgroppate del Guaro si trasforma in intelligente (!) assist per il Trenza che timbra il cartellino con l’ineccepibile diagonale di sinistro.

C’è trippa per gatti, c’è una base su cui lavorare, c’è il Catania domenica prossima e soprattutto la Juve a metà Settembre. Allora tutto sarà più chiaro (temo drammaticamente).

 

LE ALTRE

Vincono tutte tranne il Milan, alcune con un po’ di fatica (Juve che scopre subito l’importanza e la cattiveria agonistica dell’Apache Tevez) alcune dilagando (Napoli, Roma e Fiorentina nel posticipo). Siamo insomma in buona compagnia, speriamo di rimanerci…

 

E’ COMPLOTTO

Vincono tutte tranne il Milan, come s’è detto, atTONIto nell’ennesima replica della sempre godibile tragicommedia in scena nella Fatal Verona (gioco di parole da seconda elementare, ma ognuno fa quello che può…). Dopo averli disprezzati tante volte, complimenti ai tifosi dell’Hellas, che decidono di applaudire ironicamente Balotelli ogniqualvolta il soggetto entra in possesso di palla. Disinnescato con un pernacchione il can-can mediatico allestito a protezione del “fuoriclasse rossonero e patrimonio del calcio italiano”,  (quantum mutatus ab illo “viziato e provocatore”, collezione Inter autunno inverno 2009-2010). Esemplare a riguardo l’intervista del dopo partita a Donati, centrocampista del Verona,  che risponde così a chi, volendo forse sorvolare sul risultato, gli faceva domande sul 45 rossonero: http://www.youtube.com/watch?v=6gRFj1CiTpY

 

WEST HAM

4 punti e media inglese perfetta dopo due turni:  vittoria in casa all’esordio e pareggio a Newcastle.  COYI!

Compito: definisci il colore della maglia

Compito: definisci il colore della maglia