OGGI LE (TRAGI)COMICHE

INTER-TRABZONSPOR 0-1

Quando non deve andare non va.

Devo allinearmi, nei giudizi del dopo gara, a quello che intra-sento dal Signor Massimo e dal resto della Società: sfiga, beffa, tutto quel che volete.

Ho quasi 40 anni e sono un po’ autistico in queste cose, quindi la partita dell’83 a Trebisonda io me la ricordo (altra sconfitta 1-0): per questo non ero contento quando all’ombra degli ulivi pugliesi avevo appreso della composizione del girone. Del resto, come dicono da quelle parti, “mamma li turchi”.

Purtroppo, pur essendo questi mediocri, il mio stringiculo era motivato. Noi avremmo potuto star lì due settimane e probabilmente non sarebbe mai entrata, e loro ci hanno uccellato con l’unico tiro in porta –invero molto bello, da centravanti di razza anche se fa il tizio in questione fa il terzinaccio…

Comunque, cercando di fare un po’ d’ordine, il ravvedimento operoso auspicato dopo Palermo c’è stato: difesa a 4, rombo a metacampo e via. Chiaro che non basta mettere le statuine in modo diverso per vincere la partita, ma la squadra così è senz’altro più a proprio agio.

Obi, da me incensato nel precampionato, fa in realtà una partita modesta, senza la corsa e la spregiudicatezza di altre volte. Ma è tutta la squadra a procedere a strappi, alternando mezzore di semiveglia a quarti d’ora di assalti all’arma bianca. Che, in serate di normo-sfiga, avrebbero potuto serenamente portare a un paio di gol (penso al Pazzo nel primo tempo, a Milito 2 volte e Coutinho nella ripresa, solo per citare i casi più eclatanti). E invece ciccia, non entra e non vuole entrare. Battiamo una dozzina di corner ma becchiamo il gol sul primo angolo avversario, rigorosa applicazione in ambito calcistico della legge di Murphy. Milito, oltretutto, fa lo stesso tipo di tiro che ha fatto segnare Pato e Cavani nelle altre due partite italiane di Champions: in mezzo alle gambe del portiere, con la differenza che in questo caso la palla sbatte sul culo del turco che poi abbranca in presa.

Sulla partita in sé non c’è molto altro da dire, a parte un campo già infame (ma un bel sintetico, perdìo?) e un arbitraggio scadente, con tanti piccoli errori disseminati nei 90’. Oltretutto russi e francesi (le altre due squadre del girone) pareggiano, quindi ai fini della classifica non è un grosso problema.

Mi concentrerei più sul “dopo”: ripeto di aver trovato di buon senso le parole del Presidente, e spero che tutti ‘sti ceffoni alla fine producano la reazione in stile “la Polizia si incazza”: per dire, sabato sera c’è la Roma, e l’occasione per rimettersi in carreggiata è troppo ghiotta per non essere colta. Magari con Milito e Forlan là davanti, e sperando in un fine sfiga.

Sul Mister aggiungo solo questo: aldilà del credo tattico, che non sia un capitano di ventura, a petto in fuori nella tempesta (alla Mourinho) pare evidente. Che non sia un sergente di ferro alla Capello, pure. Per come la vedo io, i giocatori sono spugne e assorbono quello che il Mister gli passa. Se hai un motivatore, uno che ne solletica l’orgoglio e li carica a dovere, puoi ottenere da questi campioni quello che vuoi (due esempi su tutti: Eto’o che fa il terzino, Pandev che sembra un giocatore di calcio). Ma se questa scintilla non scatta –non perché i giocatori remano contro, ma semplicemente perché non sono disposti a “morire” per il Mister) ecco che a mio parere l’allenatore deve far fare a questa gente quel che sa fare meglio, chiedendogli di deviare il meno possibile dal loro spartito. Ecco perché ritengo giusto insistere su “rombo” e difesa a 4, non perché siano moduli migliori a prescindere (questo lo pensano solo Sacchi ed altri malati di integralismo calcistico).

Spero che il Gasp faccia questi ragionamenti, che parli chiaro coi giocatori (“volevo fare altro ma ora non è il caso, tiriamoci fuori insieme da ‘sto troiaio”) e che sabato portino a casa tre punti di riffa o di raffa.

LE ALTRE

Il Napoli, da quel che vedo, fa un figurone a Manchester: colpisce una traversa, passa in vantaggio, si vede salvare sulla linea un altro tiro, prima di beccare il pari su punizia balorda e dopo aver vacillato a sua volta con legni che ballavano sotto le pallonate dei Mancio-boys. Poteva vincere come poteva perdere, ma la prestazione è stata assolutamente all’altezza della serata. Bravi.

Il Milan la sera prima sgraffigna un pari a Barcellona che, se non fosse l’odiata squadra dell’Ammmore, mi farebbe davvero godere. La masturbazione calcistica catalana è stata punita da un sano colpo di culo, oltretutto da parte di una squadra che di detto culo ha storicamente goduto negli anni, e che per di più si picca di giUocare bene e di volere sempre fare spettacolo. Morale, sto cercando di vedere questo pari come una sconfitta per entrambi, e le motivazioni non mancano.

E’ COMPLOTTO

In attesa di sentire e leggere i commenti fintamente contriti delle nostre prodi meretrici intellectuali (è un processo alle intenzioni, lo so. Confesso e non mi pento), sogghigno nel vedere il livello di zerbinaggio dopo la partita dei cuginastri. Galliani, per una volta onesto, arriva davanti ai microfoni riconoscendo la superiorità del Barça e dicendo testualmente “Mucha suerte”, modo elegante per ammettere il furto con destrezza.

Da studio, Caressa & Co. invece lo rinfrancano, parlando di grande attenzione difensiva e di Barcellona che ha giocato peggio di tante altre volte, che ha sì tenuto palla per 80 min ma senza creare chissà che… Merde! Sono mesi se non anni che noi interisti diciamo che il Barcellona è senz’altro uno squadrone, ma che si piacciono così tanto da preferire l’estenuante palleggio al tiro in porta, e la risposta è sempre stata “la vostra è solo invidia, quello è il calcio del 2015 (vero ibra ;-)), solo così si può dire di giUocare bene”.

Messi & co. hanno creato la solita decina di occasioni da gol, potevano tranquillamente darne 4 o 5 al Milan, ma per voler entrare in porta col pallone hanno peccato e sono stati puniti.

Il succo è: giocano sempre così, non solo ieri sera. Non è stato il Milan a farli giocare male. E poi: non è stato il Milan a voler giocare così: è stato il Barça a prendere palla, subito dopo lo splendido gol di Pato, e a non fargliela più vedere (o quasi). Ancora, tocca riconoscere la sincerità di Galliani quando dice “non eravamo noi a voler retrocedere fino alla nostra area, sono proprio loro che col loro gioco (e coi loro piedi buoni, aggiungo io) ti costringono a far così. Perché a centrocampo non gliela porti via mai”.

L’Inter di Mourinho, in 10 per un’ora , ha voluto fare quella partita: illuminante la frase di José dopo quella partita: “ci sono partite in cui voglio la palla e partite in cui non voglio la palla: contro il Barcelona io non voglio la palla!”.

L’Inter, che ha sempre ottenuto le sue vittorie basandosi su una difesa solida, ha detto al Barcelona “vieni, picchia di più, mia nonna me le dava più forte!”, e questi non ci hanno capito niente. Col Milan sono stati loro a costringere il clubpiùtitolatoalmondo ad appendersi alle traverse.

Rei confessi oltretutto (non fatemi più dar ragione a Galliani!), ma tanto poi ci sono i servi dei servi a fare il lavoro sporco e a riconoscere meriti anche là dove non ce ne sono!

Sembra la foto dei bambini in gita: i primi tre sono i maestri gli altri (tutti sotto il metro e 60) i mezzani. Manca solo Panchito...

Sembra la foto dei bambini in gita: i primi tre sono i maestri gli altri (tutti sotto il metro e 60) i mezzani. Manca solo Panchito…

ALTO MARE

PALERMO-INTER 4-3

Scipione Petruzzi è stato un bizzarro professore di matematica del mio Liceo, già quasi ottuagenario all’epoca (anni 80/90) e quindi verosimilmente assurto al regno dei Cieli.

Ne scriverò quindi col dovuto rispetto, disseminando le sue illuminanti massime nel corso di questo trattatello.

La prima delle quali recitava così “…eggiàllosapevo!” (da pronunciare con indolente cadenza partenopea), allorquando scopriva che l’interrogato di turno non aveva fatto l’esercizio.

Quando ieri sera ho letto la formazione dei ragazzi in campo al Barbera, mi è venuta automatica la citazione, trovando puntuale conferma a vaccate del tipo Sneijder-in-panca e Zanna-centrale-di-difesa.

All’inizio ci dice anche culo, visto che questi per 20 minuti fanno ovviamente la partita della vita pressando come dei pazzi e non facendoci capire una mazza, senza però creare pericoli veri (ricordo solo un colpo di testa ben parato da JC). La buona sorte ci sorride sul gollonzo del Principe, che oltre al vantaggio ci dà la speranza che il ragazzo abbia terminato il periodo-sfiga, visto che un colpo (di culo) del genere la scorsa stagione non gli sarebbe mai capitato… 1-0 quindi, e Zarate giubilato dopo 30 minuti di nulla. Entra Wes e complimenti per il bel cambio sprecato.

La ripresa inizia con lo psicodramma: pari loro sulla prima di una quarantina di incursioni centrali senza alcuna opposizione del nostro centrocampo né tanto meno dei difensori. Ma non c’è manco il tempo di bestemmiare che Milito prima si vede parare da Migliaccio il tocco a porta vuota (no rigore, tantomeno espulsione) e subito dopo va a timbrare la doppietta su rigore (sacrosanto ma purtroppo senza “rosso” per il difensore palermitano) causa affossamento di Samuel in area.

2-1, quindi, e la speranza di una gestione un po’ meno scriteriata del suddetto vantaggio. Macchè.

I rosanero si infilano come coltello nel burro ed entrano in porta col pallone con una facilità imbarazzante. Il pari è realtà, mezz’ora e più da giocare.

Loro hanno corso come pazzi e sono stanchi, noi prendiamo un po’ più di campo e diamo la sensazione di poter segnare.

Gasp ci casca e ci crede, togliendo il Cuchu per Alvarez e azzerando il già sottile filtro di centrocampo. L’inevitabile conseguenza è una decina di contropiedi lasciati al Palermo con 50 metri di campo totalmente scoperti, e sventati a turno dai recuperi forsennati o le parate provvidenziali dei nostri. Su uno di questi, Samuel “timbra” ruvido l’avversario e rischia il secondo giallo che sembrava a dir la verità inevitabile…

Ad ogni modo, dagli e mena, l’inguacchio si materializza. Tal Silvestre esce dalla loro difesa avido di gloria tipo Lucio con vena toppata, e si fa tutto il campo palla al piede prima di essere affossato da Zanna ai 20 metri. Posizione ideale per il bomber tascabile che infatti uccella JC, che parte con una mezzora di ritardo e tenta una goffa respinta col braccio “di recupero”. Mancano 5 min e siamo sotto.

Julio in più decide che è ora di psicodramma e lacrimuccia incipiente, e quindi sul tiro a voragine di Pinilla (bello finchè si vuole, ma destinato al centro della porta) semplicemente si sposta, forse battezzandolo fuori o più probabilmente singhiozzando “basta, non gioco più…”.

Qui la seconda citazione di Scipione Vecchiardo si impone: “due, tre, quattro… che t’importa? Pensa alla salute!”. Questa la diceva al somaro di cui sopra che, finita l’interrogazione, chiedeva conto al Prof del voto preso. La risposta se ci pensate è geniale, sottintendendo il messaggio: “non hai voluto studiare? Te ne sei fregato dell’interrogazione? E allora che te frega di che voto hai preso? Goditi la vita…”. Il che, applicato alle nostre latitudini, potrebbe suonare come: “hai voluto la difesa a tre? Hai voluto un –non -filtro di centrocampo fatto da due ex grandissimi (Deki e Cuchu) che però ora faticano terribilmente se lasciati soli, di cui peraltro uno rimpiazzato da una mezza punta che copre meno di Zarate (a.k.a. Alvarez)? E allora non stupirti se ne prendi 4. Potevano essere 3, potevano essere 5, ma la solfa è quella”.

4-2, quindi e partita chiusa? Più o meno, ma oltre il danno c’è la beffa, visto che al 91’ Wes in posizione da trequartista puro (vero Mister?) dà una palla d’oro a Forlan che bagna il suo esordio con il più beffardo dei gol, rendendo quindi decisiva la dormita del nostro portiere.

 Ora, a parte la fredda cronaca, mi prudono un paio di cose…

 1)  Avere in panchina un talebano nel decennale dell’11 Settembre mi pare una cosa quantomeno “un po’ antipatttica” (cit. presidenziale).

2)  Lasciare fuori il nostro miglior talento per far giocare il Recoba del 2011 (con tutto che almeno il Chino qualche gol lo faceva) è ancor peggio.

3)  Guai a chi dice “ma è presto, dategli tempo”. Presto un cazzo! L’anno scorso abbiamo buttato via tre mesi, dopodiché abbiamo avuto lo stesso ruolino di marcia del Milan, ma lo scudetto l’hanno vinto loro lo stesso, quindi i punti contano tutti, dalla prima di campionato.

4)  A costo di fare il catastrofista, non posso che complimentarmi con la Società che finisce per scegliere un allenatore che vuole giocare con un modulo totalmente inadatto visti i giocatori che ha in rosa. Lui avrà le sue idee (secondo me sbagliate, come già detto) ma tu, Società, uno così te lo sei scelto… Hai voluto la bicicletta, mo’ pedala!

 Morale della storia: me la vedo nera (come disse la marchesa passeggiando sugli specchi). Il Mister addurrà le motivazioni del caso (c’è bisogno di tempo, vedrete che andrà meglio, la partita la potevamo vincere…), ma resta il fatto che, giocando così, ad ogni partita si lasciano comode-comode una decina di occasioni agli avversari. Potrai vincere 5-3 o perdere 3-2, ma ‘sto gioco è una roulette russa di cui farei volentieri a meno.

Soluzioni? sperare in quel che la Pubblica Amministrazione chiama “ravvedimento operoso”, fidando nell’evidenza e contando di vedere quanto prima una banale, scontata e normalissima linea a 4 in difesa. Da lì in avanti faccia quel che vuole, ma che le fondamenta della casa siano solide, perdìo…

Non essendo però probabile questa soluzione io inizierei seriamente a pensare ad una sana autogestione con Baresi in panca e Zanetti+Cuchu allenatori in campo. Del resto l’anno scorso siamo arrivati secondi vincendo la coppa Italia con un non-allenatore reo confesso. Quantomeno così si applicherebbe il principio fondamentale di ogni Mister che si ritiene tale: far giocare quelli forti dove possono rendere al meglio. Chi sono “quelli forti” nell’Inter? Senz’altro Sneijder, a seguire Maicon, Milito (se stanno bene), Lucio (pensa te cosa mi tocca scrivere) e forse Forlan. Mettiamoli nei loro ruoli preferiti e riempiamo gli spazi vuoti di conseguenza.

Resta la grave pecca di non aver preso un top player a centrocampo. Vista la caducità dei nostri titolari, un giovane puledro che corra come un ossesso tocca farlo giocare sempre: che sia Obi, che sia Poli, uno dei due deve dare sostanza a due interni a scelta (come detto le mie prime opzioni rimangono Cuchu e Deki, con Zanna classico jolly) a coprire Sneijder vertice alto. Davanti due tra Milito/Pazzini e Forlan/Zarate.

Il calcio alle volte è semplice, e chi pensa di re-inventarlo va castigato. Anzi, peggio: va proprio ignorato.

Per la cronaca, quando uno studente chiedeva a Scipione di spiegare di nuovo un passaggio poco chiaro, questo voltandosi verso un altro ragazzo diceva “Rossi, che vuole questo?

LE ALTRE

L’occasione era ovviamente ghiottissima, visto il pareggio del Milan in casa con la Lazio, di cui dirò più diffusamente tra poco. Peggio di noi (forse) fa solo la Roma, che becca male col Cagliari di Daniele Conti che contro la Lupa fa sempre gol per la gioia di papà Bruno. Manco a dirlo, sabato sera c’è Inter-Roma e se non finisce pari un allenatore può anche già saltare. La Juve vince bene nel nuovo stadio e sfrutta al meglio i lanci di Pirlo e la pochezza del Parma.

Lo stadio nuovo pare davvero bello, anche se un po’ piccolino, ma il dimensionamento ha fatto i conti con una tifoseria che non ha mai riempito gli stadi a Torino, oltre che ad una congiuntura astrale non proprio favorevolissima ai gobbi. Ad ogni modo complimenti per l’investimento ed il progetto, che senz’altro costituisce un esempio per le altre squadre italiane.

E’ COMPLOTTO

Detto questo, dovrebbero internare l’intera dirigenza bianconera, vista la serie smisurata di minchiate che stanno partorendo negli ultimi mesi. L’ultima è di ieri, con Tuttosport vera velina di propaganda a sbandierare a 9 colonne la richiesta di Agnellino di estromettere l’Inter dalla Champions. Dategli altre due settimane e chiederà la revoca della Champions del 2010 con automatica assegnazione a loro quale parziale compensazione dello scudetto 2006.

La faccia come il culo di questa gente è senza confini, e la stampa ovviamente segue a ruota, prona a 90°: la Juve nel 2006 patteggia la pena (il che vuol dire che riconosce di essere colpevole così da ottenere uno sconto di pena) e si “accontenta” di essere retrocessa in Serie B con qualche punto di penalizzazione. A distanza di qualche anno invece il frittatone viene ribaltato: sono innocenti, cornuti e mazziati.

Devo dire la verità: ai tempi dell’assegnazione, di quello scudetto non sapevo che farmene, ma oggi da interista lo considero per certi versi non solo il più bello, ma il più meritato. Io in quello scudetto ci voglio vedere le “scuse” del sistema calcio per non essersi accorto prima del fatto che qualcuno rubava e aggiustava le partite a suo piacimento, fidando della muta connivenza di tutte le parti in causa.

Passando ai cugini, che per restare in tema di furti da Calciopoli si è ritrovata in casa una Champions che più scandalosa non si può (la Uefa non ha materialmente potuto opporsi alla partecipazione del Milan all’edizione 2006/2007, ma ha espresso il suo dissenso in tutte le forme possibili), come detto iniziano la stagione con un pari dopo essere stati sotto 2-0 contro la Lazio a San Siro. Ovviamente per tutte le prostitute intellectuali la cosa da mettere in risalto è lo “spettacolo” offerto dalle due squadre, e non l’imbarcata che i campioni d’Italia hanno sventato all’esordio. Vero che poi il Milan poteva vincere, ma non ho letto da nessuna parte di un Nesta ridicolizzato nei due gol e di un Thiago Silva assente ingiustificato (la famosa coppia di centrali più forte del mondo).

Ovviamente la panchina di Pato e Seedorf è motivatissima visto l’impegno di Champions di soli tre giorni dopo, mentre il pre-partita di Palermo ha visto squadroni di giornalisti cercare di capire se il sorriso tranquillo di Sneijder fosse davvero sincero o se sotto sotto covasse uno sfogo pronto a deflagrare nel mai tranquillo spogliatoio nerazzurro.

Troie.

WEST HAM

Un altro 4-3 ma qui a nostro favore contro il Portsmouth, che ci porta al 4° posto a soli 3 punti dalla vetta. Piccole soddisfazioni della Championship albionica…

Vediamo il lato buono (if any...) bentornato Principe!

Vediamo il lato buono (if any…) bentornato Principe!

STAGIONE 2011/2012

PREMESSINA DIDASCALICA 

Ho atteso la fine del mercato –più per correttezza d’informazione che per reale speranza- prima di far calare il mio definitivo ed insindacabile giudizio sull’estate nerazzurra e sulle previsioni per la stagione che va a cominciare.

Partendo dal “voto” complessivo, posso tranquillamente dire che il candidato non ha passato l’esame. Non spenderò parole già sentite –e peraltro condivise- sulla mancanza di una strategia a medio-lungo termine, o su cervellotiche operazioni di mercato.

Vorrei invece porre l’attenzione su quel che abbiamo in casa e con cui, volenti o nolenti, dovremo fare i conti.

La rosa sulla carta non è nemmeno malissimo, ma poco si concilia con l’idea di calcio dell’allenatore scelto. Inoltre, si è andato a rivoluzionare l’unico reparto che non dava particolari problemi (attacco) lasciando di fatto inalterati gli altri due, che invece necessitavano di più di un correttivo. Ma andiamo con ordine:

 

ALLENATORE

Sappiamo perfettamente che Gasp è stata una soluzione di emergenza (non è ancora ben chiaro “per colpa di chi”, ma fino a Maggio non c’era idea di cambiare allenatore). Trovatasi senza Mister a metà giugno, un unicum nel panorama mondiale, l’Inter è andata alla caccia di tutti gli allenatori su piazza in quel momento, facendo cadere la scelta sul 4° o 5° di quelli contattati. Ripiego insomma, confermato dal solo anno di contratto che dovrebbe preludere all’arrivo di Guardiola (at least that’s what they say…).

Visto com’è andato il mercato, possiamo dire che la rosa, col 3-4-3 amato dal Mister, c’entra un po’ poco al cazz: quel che mi preoccupa è la difesa, ma ancor di più, come ho già avuto modo di dire, l’integralismo degli allenatori che mettono il modulo davanti agli uomini: compratevi un cazzo di Subbuteo e non rompeteci i coglioni!

 

DIFESA

Se vuoi difendere a 3 devi avere almeno uno (se non due) dei centrali di difesa veloci come il miglior Cordoba, oltre a due esterni realmente capaci di coprire 100 metri di campo per 90’ (oggi può farlo il solo Maicon, forse). Guardando alla storia recente dell’Inter, a mio parere l’unico anno in cui una cosa del genere poteva essere azzardata è stato il secondo anno di Cuper (2002/2003), quando Cordoba-Materazzi-Cannavaro sembravano fatti apposta per giocare in quel modo. Sulla destra avevi Zanetti con 10 anni di meno e il tutto si sarebbe ridotto a comprare un solido esterno sinistro (hai detto niente…). Per la cronaca, invece, 4-4-2 militante con Vivas (las figas) esterno destro e Cannavaro panchinaro malato immaginario…

Ad ogni modo, con l’organico attuale ci esponiamo a figure barbine e non degne di difensori solidi quali Samuel, Lucio e Ranocchia. L’unico che in questo modulo potrebbe trovarsi a suo agio è Chivu ma il saldo costi/benefici resta gravemente negativo. Sugli esterni Maicon e Nagatomo parrebbero i titolari (sia in caso di modulo a 3 che a 4), con Jonathan, Chivu e Zanna alternative più o meno valide e/o conosciute.

 

CENTROCAMPO

Il mio auspicio era di avere un ottimo giocatore (De Rossi) e un giovane di buon prospetto (Poli o Parolo): è arrivato Poli, che spero diventi il nuovo Tardelli, ma che al momento rappresenta solo un’alternativa migliore di Mariga, e non –ancora- un valido sostituto del trio degli amatissimi lungodegenti (Deki-Cuchu-Thiago). Credo che un calcolo sulla contemporanea disponibilità dei tre in questione nell ultimo campionato partorirebbe un numero non superiore a 10 e, anche andando di ottimismo a manetta, non credo che la situazione possa migliorare con un anno in più sul gobbone.

Vero che non ci sono campionissimi comprabili in quel ruolo (Fabregas è tornato a casa, e con Xavi e Iniesta sono talmente forti che uno finirà per fare panchina perché se no non vale…): De Rossi mi pareva un nome per il quale l’offertona poteva essere fatta, stante anche il momento non idilliaco di Danielino nella Capitale e con la nuova proprietà appena insediata. Così non è stato, De Rossi è rimasto alla Roma e a partire da Gennaio, sic stantibus rebus, potrebbe trattare con le altre squadre per un passaggio a Giugno a 0 eur (tenere a mente, please).

Tatticamente lo schieramento del centrocampo è a forma di punto di domanda, viste le incertezze sulla difesa: se dovesse permanere la difesa a tre (che come detto mi auguro venga presto giubilata) dovrebbero esserci 2 posti a disposizione come centrali, più i due da esterno già menzionati prima: i due centrali dovrebbero quindi uscire dal Trio-Baggina più Poli e Sneijder. Se invece ci fosse una linea difensiva a 4, ecco che le soluzioni potrebbero portare a un rombo (sostanzialmente Sneijder più altri tre) o al doppio mediano (diciamo Cuchu-Deki) inserito in un 4-2-3-1 di Mourinhana memoria ma con un filtro difensivo tendente a zero.

 

ATTACCO

Partito Eto’o, di cui dirò in seguito, e Pandev, il cui addio è irrilevante, sono rimasti Pazzini e Milito ed arrivati Forlan e Zarate. Inutile dire che lo scambio è tutto a sfavore dell’Inter, calcisticamente e non solo. Era ovvio che, dando via il miglior numero 9 del mondo, non potesse esserci un sostituto all’altezza. Diciamo anche che, dovendo comprare, e potendolo fare solo una volta fatta cassa, e quindi al 20 agosto o giù di lì, non è che fosse rimasto ‘sto granché da prendere.

C’è però da dire che un tentativo serio per Tevez l’avrei fatto: non capisco perché, quando sono i nostri a voler andar via, Moratti & co. calano le braghe con la litanìa del “non possiamo né vogliamo tenere chi non è contento di stare all’Inter”, mentre per un giocatore (forte, cazzo, forte…) che da 6 mesi dice di voler lasciare Manchester non si riesce a far la manfrina del prestito con diritto di riscatto…  Ad ogni modo, Forlan è stato un giocatore molto valido, e forse per una-due stagioni può esserlo ancora. Zarate temo mi farà rimpiangere il miglior Recoba (stessa indolenza, stessa scarsa propensione ad allenamenti e compiti tattici, poco genio e molta sregolatezza). La speranza è che, seppur adattati, possano fare al caso di Gasperini in un tridente offensivo, nel quale comunque dovrebbero giocare sempre (vista la mancanza di alternative nel ruolo) a discapito di Pazzini o Milito (alternativi l’uno all’altro).

Nel caso di rombo invece, come detto ci sarebbe Sneijder a giocare nel suo ruolo (trequartista) dietro due punte (due maglie per 4 “titolari”, come è giusto che sia in una squadra che voglia dirsi “grande”). Infine, nel caso di 4-2-3-1, rimarrebbe il ballottaggio per il puntello davanti, con Forlan-Wes-Zarate a fare la versione aggiornata di Eto’o-Wes-Pandev.

A voi la scelta.

 

GIOVANI

E’ uno dei luoghi comuni che sinceramene soffro di più: “facciamo giocare i giovani”, come se bastasse la carta d’identità, e non piedi e testa al di sopra della media. Avevamo due dei migliori prospetti in Italia ed in Europa (Balotelli e Santon) e li abbiamo dati via. Secondo me a ragione, aggiungo, vista l’annata balorda di Balotelli al City –il futuro per lui è ancor meno roseo vista la concorrenza di Aguero, Dzecko, Tevez e Nasri- e visto il triste ma oggettivo declino di Santon (da domatore di Cristiano Ronaldo a panchinaro al Cesena, passando per un menisco ballerino). Una sconfitta sportiva? Può darsi, ma che comunque ha portato più di 30 milioni nelle casse della Società.

Devo poi riconoscere che, a giudicare dalle prime uscite, i ragazzi su cui sperare ci sono: Obi mi piace moltissimo, e a centrocampo può fare un po’ di tutto, così come Faraoni sugli esterni (destra e sinistra, davanti e dietro). Coutinho si spera confermi i miglioramenti fatti vedere al Mondiale Under 20, mentre Castaignos e Alvarez per ora hanno fatto vedere poco, ma quasi tutti avevano salutato il loro arrivo con toni entusiastici: tra questi 5, mi accontenterei di averne anche uno solo “da Inter”. Staremo a vedere.

 

SOCIETA’

Ribadisco quanto già accennato nelle righe precedenti. Quando si fanno affari con l’Inter, troppo spesso sono gli altri ad avere il coltello dalla parte del manico.

Poche balle, Moratti ha svenduto Eto’o: una valutazione di 22 milioni più bonus (siamo generosi e facciamola arrivare a 28 mln), è un affare per i russi. L’ingaggio pazzesco è poi altra roba e non riguarda altri se non il giocatore. Il Sig Massimo si è fatto ingolosire dai minori costi derivanti dalla cessione del Re Leone (il famoso titolo gazzaceo sui 99 milioni ricavati sono puro fumo negli occhi, visto che sono calcolati su tre anni e che nello stesso periodo comunque l’Inter ne spenderà più della metà tra cartellini e ingaggi di Zarate e Forlan). Comprendo le ristrettezze e la voglia di rientrare dopo aver finalmente vinto, ma allora devi essere capace di vendere.

L’Inter rivende Eto’o sostanzialmente alla stessa cifra a cui l’aveva acquistato, ed in un calciomercato in cui Pastore è stato pagato 43 mln e Sanchez quasi 40 (più giovani, vero, ma nemmeno paragonabili all’africano), per me questo è un regalo. Oltretutto lo vendi al classico riccone (russo o sceicco arabo che sia), che di solito non bada a spese e che invece in questo caso –proprio in questo caso-, ha usato il bilancino nel pagare il cartellino, tornando invece a spalancare i cordoni della borsa per quel che riguarda l’ingaggio al giocatore.

Morale, i soldi sono vostri e giustamente fateci quel cacchio che volete, ma non fatecela passare come l’offerta che non si può rifiutare…

 

E’ COMPLOTTO

Qui c’è da tirare le orecchie tanto alle solite prostitute intellectuali quanto agli splendidi responsabili della comunicazione della Società.

Nel marasma estivo segnalo qualche chicca:

1)    La Gazza ci passeggia sui testicoli per un mese dicendo che Sneijder ha già firmato con il Manchester (a giorni alterni United o City). Profetico il titolo: “Wes va da Mancini per 36 mln“;

2)    Repubblica, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/08/26/sms-dal-daghestan.html per voce o meglio penna di quel gobbo impenitente di Maurizio Crosetti (che oltre ad essere bianconero ha anche l’aggravante di voler passare per imparziale), va a fare le pulci non sulla partenza di Eto’o, ma sulla lettera che ha scritto per salutare tifosi e società http://calciomercato.corriere.it/2011/08/25/ecco-la-lettera-di-ringraziamento-di-etoo/ . Lettera se si vuole un po’ sdolcinata, senz’altro banale, ma una volta che scegli di scriverla (cosa alla quale comunque Eto’o non era tenuto), cosa vuoi che ci sia scritto? “me ne vado perché siete una manica di pirla!”?. E invece no, giù a sindacare e ironizzare sull’esistenza di un tifoso da Eto’o definito “il migliore”, su una signora definita “mama italiana” e via così. Su, gobbo… Eto’o è andato via, siamo più deboli dell’anno scorso, godi per questo e non ti crucciare…

3)    Sempre la Gazza rimesta la solfa del clan degli argentini che, complice il velenosissimo asado de tira, decide le sorti di potenziali nuovi compagni o allenatori (lì sarebbe stato deciso il non arrivo di Mascherano, lì sarebbe stato deciso il boicottaggio contro Benitez): morale, se Milan, Juve e Roma chiedono il parere di Maldini, Del Piero o Totti si avvalgono dell’esperienza dei senatori e del “termometro” dello spogliatoio. L’Inter invece è ostaggio di brutti ceffi quali Zanetti e Cambiasso che hanno uno ius vitae ac necis su chiunque graviti nella galassia Inter;

4)    Per questi e altri 125.343 motivi avevo salutato con gioia l’exploit del Presidente contro la Gazzetta (“liberi loro di scrivere quel che vogliono, libero io di non comprarla”), nei giorni del delirio-Palazzi, salvo poi farsi gabbare l’altro giorno con un titolone senz’altro distorto (“Pazzini deve giocare”) e con la beffa di far passare la tipica esternazione “simpatttica” carpita dalla pletora di giornalisti in attesa fuori dai Bagni Piero come l’intervista esclusiva mondiale data alla Rosea.

Questo è quel che capita a fare la guerra (ripeto: sacrosanta) alla prostituzione intellectuale, senza esserne capaci. Dopo una dichiarazione del genere (”non vi leggo più”) non parli più per tutta l’estate, se non attraverso i tuoi canali (sito) per dire le cose che tu vuoi dire, senza nessun timore di fraintendimenti più o meno involontari.

5)    La cagata (perché è una cagata) della ditta di piscine che vuole pignorare un giocatore nerazzurro è la classica barzelletta che può succedere solo all’Inter. Mi immagino come possa essere andata: questi chiedono soldi, l’Inter non paga perché il lavoro è stato fatto male, questi dicono “se non mi paghi io chiamo la stampa”. Se è così, prepari un bel comunicato, pronto da piazzare sul sito 10 secondi dopo la loro sparata e non due ore dopo, quando ha già fatto il giro di tutte le redazioni.

Così invece per una giornata abbiamo avuto tutta Italia che scuoteva la testa dando dei pirla o pezzenti all’Inter perché non paga il trumbé. Guarda caso, poco dopo il comunicato dell’Inter questi hanno fatto marcia indietro dicendo che la controversia è in via di risoluzione. Cresta abbassata col minimo sforzo: pensarci prima no eh?

stag 2011 2012

PART TIME LOVER

MILAN-INTER 2-1

 Mettiamola così: è finita come temevo, ma con la beffarda aggiunta di un primo tempo ben giocato che mi aveva illuso di essere stato troppo pessimista. La realtà invece, prosaica e maschilista, non è troppo dissimile dalla tipa che-te-la-fa-vedere-ma-non-te-la-dà

Gasp, dopo aver provato per un mese Sneijder da centrocampista puro, lo schiera punta esterna con Alvarez nel 3-4-3 tanto per complicarci un po’ la vita. Per il resto, Motta e il recuperato Stankovic galleggiano a metacampo, con il capitano e Leroy Obi a stantuffare sulle fasce.

Come detto il primo tempo sembra neanche vero: i nostri paiono giocare insieme da anni con questo modulo, anticipano che è una bellezza e ripartono bene cercando il Re leone là davanti (Pazzo è in panca). Il Milan non ci capisce molto, e sembra molto più in bambola di noi, con il solito Gattuso a picchiare a tutto campo e a non prendersi il sacrosanto secondo giallo alla mezzora, allorquando interviene per due volte in 5 secondi su due interisti al limite dell’area. Parapiglia (ma senza gioco della bottiglia) intorno all’arbitro, che ovviamente grazia il simpatico guascone e palla pronta per Wesley, che tanto per spegnere subito le polemiche piazza la boccia a fil di palo beffando il portiere nazifascista e portandoci in vantaggio.

Da segnalare l’ottima prova di Obi, centoventottesimo uomo adattato sulla fascia sinistra nella storia dell’Inter, che però ci mette impegno e gamba, oltre a saltare un certo signor Nesta un paio di volte in bello stile. Mi smentirà alla prossima, ma è fin dalle prime apparizioni che il ragazzo mi sembra buono…

Anche dopo il gol, i nostri governano bene e lasciano poco spazio a quelli là, se si esclude un palo di Ibra in chiusura di primo tempo, triste epifanìa di quel che sarà nella ripresa. Dove infatti, tanto per complicarci ancor di più la vita, Gasp decide di tornare alla difesa a 4, che è sì più conosciuta dai nostri, ma che fa perdere quegli automatismi che avevano prodotto il primo tempo di cui sopra. Morale le squadre si scambiano lo spartito, con l’Inter gravemente colpevole nell’azione del loro pareggio. Palla strumpallazza che ballonzola tra i piedi di 3 o 4 interisti senza che nessuno decida di spazzarla proditoriamente in fallo laterale, ed ecco che la stessa arriva in fascia per i piedi ben educati di culetto d’oro Seedorf, il quale imbecca Ibra per la capocciata che vale l’1-1.

Ulteriore aggravante, il pari consente a Allegri di operare un cambio “normale” (Pato per Robinho) e non “alla disperata” (Pato per il medianaccio Van Bommel). Il genero del Presidente poco dopo capitalizza al meglio un lancio dalle retrovie di Abate per sparare sul secondo palo di prima intenzione: JC è bravo a deviare, ma la palla rimbalza sul palo e resta lì per Boateng che non ha problemi a insaccare a porta vuota. Di fatto la partita finisce lì, con la sola vana emozione di un gol annullato a Eto’o per –giusto? -fuorigioco.

Pensierino della sera: c’è ancora da lavorare, e questo si sapeva. Continuo a pensare che manchi un centrocampista tecnicamente definibile come “coi controcazzi”, soprattutto se Gasp insisterà sul 3-4-3. Modulo che di per sé non mi convince (trovatemi una squadra in Europa che abbia vinto campionati i coppe con quel modulo), e soprattutto per il quale non abbiamo gli uomini adatti. Non posso non biasimare Gasp, che finora si sta macchiando del peccato per me più grave che ci sia nel mondo calcistico: la ubris, la supponenza di ritenere lo schema superiore al giocatore. Se ho odiato Sacchi per questo, posso concedere tempo e attenuanti a Gasp, ma non assolverlo.

E’ COMPLOTTO

Dopo essere tornato solo un attimo sul mancato secondo giallo a Gattuso –cosa che non dovrebbe stupire, vista la frequenza bisettimanale con cui la cosa si ripete-, faccio notare come tutti i commentatori, sia in diretta che in studio, abbiano ovviamente scagionato il capitano rossonero, adducendo le stesse motivazioni che di solito vengono portate a supporto del cartellino. Ad esempio: “sì è vero che entra da dietro, è vero che l’uomo va dritto verso la porta, è vero che ha appena fatto un altro intervento simile (ricordiamo il concetto di “ecceso di foga”) ma insomma siamo solo alla mezzora, l’arbitro non ha applicato il regolamento ma lo ha interpretato”. Morale, come al solito, ce l’han messo nel culo e tocca anche ringraziare.

Noto poi che a fine partita Bruno Gentili commentando la ripresa del Milan ci dice che Allegri ha messo in pratica quei consigli che Gentili stesso aveva auspicato. Auspicato??? Non ipotizzato, nemmeno suggerito. No, proprio auspicato. La prossima volta andate a seguire la partita direttamente in curva, che è meglio…

Da ultimo, faccio un’umile richiesta alla RAI: è possibile avere, tra le due voci a commento, almeno una con dei principi base di dizione? Sentire per 90’ abomini del tipo “Ibbra, Robbinho, Obbi, il Mila (anziché milan) è stato quasi più fastidioso di vedere Boateng fare il ballerino tabbozzo.

Almeno godiamoci Leroy...

Almeno godiamoci Leroy…

SE OGNI GOL VALESSE UN PUNTO…

 INTER-GENOA 5-2

L’Inter è cambiata, e molto. E’ storicamente stata una squadra basata su una difesa granitica e su una rara capacità di ribaltare l’azione rapidamente ed efficacemente.

Una squadra “femmina”, avrebbe detto GioànBrera. Se volete semplificarla: difesa e contropiede, uno dei modi di giocare più belli che ci siano di giocare il calcio, a mio parere, nonostante la guerra santa fatta negli ultimi vent’anni a questo modo di giocare (sia stramaledetto Sacchi e ancor più il Sacchismo!).

Guardando l’Inter di Leonardo siamo al suo opposto o quasi: gragnuole di gol fatti e qualcuno di troppo raccolto nella nostra porta. Un continuo gioco a chi tira più forte che, devo dire, finora ha dato i suoi frutti: 33 punti in 13 partite sono in effetti molto più di quello che qualunque sano di mente avrebbe potuto chiedere in due mesi da Leo.

Certo, in mezzo ci sono state la sconfitta di Udine (diciamo che ci può stare), quella coi gobbi (gravissima soprattutto per la pochezza dell’avversario, palesata a più riprese in queste settimane) e l’andata di Champions (che al momento pare almeno in teoria ancora rimediabile). Ma 11 vittorie in 13 partite di campionato sono un record vero e proprio.

La partita di ieri si infila alla perfezione in questo contesto: primo tempo da morbidoni ambulanti, con qualche mezza occasione e nulla più –il mio cuoricione ha sobbalzato solo su un tiro-cross di Eto’o su cui Pazzini non è arrivato- fino a beccare il gol da Palacio (gran diagonale di destro sul palo lungo, ma uno coi suoi capelli fa impallidire pure Pandev…).

Psicoterapia di gruppo nell’intervallo e ripresa da “la Polizia si incazza”: entra Pandev e fa bene (!), ma soprattutto la squadra si mette a giocare come sa: se hai Pazzini lo devi servire dalle fasce e infatti dopo sue minuti sapiente apertura di Eto’o per Maicon, che spara forte a pelo d’erba sul primo palo, dove il Pazzo è puntuale per l’1-1. Nemmeno il tempo di esultare e Eduardo, portiere-pippone, ci viene in soccorso: il sinistro di Pandev è buono ma nulla più, eppure il lusitano respinge coi piedi (in senso proprio e figurato) ed Eto’o non può esimersi dallo scarpare in porta il 2-1. Partita ribaltata in un minuto!

Nella giornata in cui il trucchetto “papà pipì” non funziona, metto in atto il piano B, seguendo il secondo tempo seduto per terra e non sul divano. La cosa ha già portato bene nelle ultime giornate dei campionati 2007-2008 e 2009-2010 (Parma e Siena, per intenderci): qui l’effetto è praticamente immediato!

Non solo, i benefici continuano, visto che pochi munti dopo uno straordinario Re Leone ruba palla alla difesa genoana e caracolla in area: supercazzola di finte reiterata e puntata di sinistro in gol per il 3-1.

A quel punto parte la missione “facciamo segnare il macedone”, cosa che riesce puntuale a metà ripresa dopo una bellissima combinazione Eto’o (ancora lui)-Sneijder-Kung Fu Pandev: il piattone sinistro è da “lo-segnavo-anch’io”, ma il ragazzo, dopo settimane di madonne, merita la gioia del gol e gli applausi dello stadio.

La manita è completata con il primo gol in Italia del nippico Nagatomo, che riceve da Kharjah in area e si gira da centravanti vero usando bene il corpo (è vero, anche se sembra una battuta, sfiorando il soggetto l’1.60 e i 50 kg di stazza) prima di scaricare il sinistro sotto la traversa. Tutto bello, compresa l’esultanza col capitano, troppo bella e particolare per non trovare spazio nella foto del giorno.

L’ultima azione della partita ci fa tornare puttane dal cuore d’oro, facendo trovar spazio ancora a Palacio per il cross e facendo segnare a tal Boselli il suo primo gol in Serie A.

E te pareva…

 

LE ALTRE

Diciamolo subito: certo che se segna pure Gattuso di sinistro… la vincium pù la guèra…

Aldilà delle facili derive complottistiche, da cui per una volta mi tengo lontano, tutto mi aspettavo dalla sfida di sabato ma non di vedere Ringhio goleador con una “ciofeca” (ipse dixit) e Buffon correo autore di una paperetta mica da ridere. Onestamente non ricordo negli ultimi anni una sfida tra quelle due squadre che abbia fatto gioco all’Inter: ha sempre vinto quella che in quel momento ci era più vicina, ma sarà senz’altro il caso…

Devo dire la verità: tra Napoli e Juve pensavo che il Milan lasciasse per strada almeno due punti, e quindi la corsa all’aggancio, per quanto ancora possibilissima, diventa ancor più impervia. Lo spazio per sbagliare è sempre meno, anche se la cosa vale per entrambi: noi vediamo che loro non mollano, loro vedono che noi siam sempre lì. La sfida è sui nervi forse ancor più che nei piedi.

Per il resto, il Napoli sembra squagliarsi come un gelato al sole, accusando a distanza il colpo della pesante sconfitta a Milano, mentre Lazio e Roma rialzano la testa in attesa del derby del prossimo weekend. Continua a vincere l’Udinese, anche se solo per 1-0 su rigore, che resta la vera sorpresa della stagione, se si pensa che ha 50 punti avendo perso le prime 4 partite di campionato…

 

E’ COMPLOTTO

Come detto, l’attenzione non è sul presunto biscotto di Juve-Milan: i bianconeri, come detto, sono di una pochezza tale che purtroppo non ci si può meravigliare della vittoria esterna dei cugini. Tolta l’amara sorpresa del “come” la vittoria è arrivata, c’è da ricordare che Abbiati non ha toccato palla e che Ibra e Cassano nel primo tempo si sono divorati due gol che solitamente non sbagliano…

Mi scuso per la ripetitività della considerazione: e noi con questi morti ci abbiamo perso…                           (lascio lo spazio per una parolaccia a piacere).

L’allarme “è complotto” arriva dalle reazioni della stampa dopo Milan-Napoli e annesso rigore di Aronica. Ora, posto che nessun difensore sano di mente dovrebbe saltare così contrastando un avversario in area, l’azione del rigore è preceduta da una paio di situazioni poco limpide: Ibra è in fuorigioco quando fa la torre, lo stesso Pato, a contatto con Aronica, forse colpisce la palla prima di lui. Detto francamente, secondo me non si può dar contro all’arbitro per aver fischiato quel rigore. Certo, poteva vedree l’off side di Ibra e tutto sarebbe finito lì, ma gli scandali cui siamo tristemente abituati sono altri.

Le cose che trovo invece vomitevoli sono tre :

1)    “Casualmente”, dopo l’inevitabile dibattito mediatico sull’”era-rigore-non-era-rigore”, le verginelle a pagamento se ne escono con la singolare iniziativa di una “domenica senza moviola” http://bocca.blogautore.repubblica.it/2011/03/02/una-domenica-senza-la-moviola-in-discussione-la-proposta-di-un-lettore/ , che puzza tanto di silenzio per non disturbare il padrone o, se preferite, somiglia proprio al seguito dell’”abbassiamo i toni” di Zio Fester l’anno scorso in risposta alle manette di Mourinho.

2)    L’arbitro di quella partita, Rocchi, è lo stesso che cacciò Sneijder nel derby più bello del mondo (2-0, gennaio 2010) per averlo ironicamente applaudito dopo un incredibile “giallo” dato a Lucio sgambettato da Ambrosini. Ai tempi, tutti a concordare sulla correttezza del provvedimento, chè mica si può sbeffeggiare così l’arbitro. Ebbene, lo stesso figuro si è preso in fazza uno splendido “Ma cosa cazzo stai facendo, coglione!? Ma cosa cazzo fai!?” da quel lord inglese di Gattuso, che continua, in Italia, sia ben chiaro, a godere di una sorta di impunità che lo fa avvicinare sempre più al suo Presidente…

3)    Da ultimo, piacevole sapere che, al solito, situazioni identiche vengono trattate dalla giustizia sportiva (ma ancor più dai meRdia) in maniera diametralmente opposta:

http://www.inter-blog.net/stampa/napoli-fogna-ditalia-dipende/

Ma chettelodicoaffà

 

WEST HAM

Ragazzi, siamo in corsa per lo scudetto! 3-0 allo Stoke e quart’ultimo posto agguantato, che oggi vorrebbe dire “Salvezza”. Ad altiora semper! 

Arigato' Yuto!

Arigato’ Yuto!