OOPS WE DID IT AGAIN!

INTER-GENOA 1-0

Chissà: forse è l’abbinamento cromatico -ancora rossoblù!- a far rigurgitare ai nostri la stessa prestazione loffia già proposta nelle ultime esibizioni con Crotone e Bologna. Bastasse questo, per un po’ dovremmo star tranquilli, visto che i prossimi avversari sono cromaticamente diversi. Temo però che la macumba sia un po’ più complicata da scongiurare.

Lucianino riparte con Dalbert largo a sinistra, Brozo dietro a Icardi e la coppia ex-viola a metàcampo. Inossidabili e inamovibili gli altri, anche per mancanza di vere alternative.

Pensavo che Eder potesse essersi meritato un posto da titolare, considerando la certezza tutt’altro che granitica millantata da Brozovic.  Che Spalletti abbia o meno incarnato il Sergente Hartman dicendogli in termini spicci di “disciularsi” (as we say in Brianzashire), la solfa cambia poco: il ragazzo appartiene alla genìa incorreggibile dei belli e impossibili. Fosse una figliola, sarebbe di quelle che “te la fanno vedere ma non te la danno“. E’ invece un centrocampista di indubbio talento ma di altrettanto acclarata indolenza. Perfino respirare pare costargli fatica, e alla fine ti chiedi come faccia ad essere tra quelli che corrono di più.

Tant’è: col talento (o è solo culo?) che si ritrova, entra in due delle tre azioni più pericolose dei nostri, timbrando il palo in chiusura di primo tempo e arrivando a colpire al volo da due passi nella ripresa facendo venire uno stringiculo mica da ridere a Perin.

Continuiamo a mancare del giocatore che possa cambiare il ritmo della partita (ci fosse stato Joao Mario al posto di Ajeje, poco sarebbe cambiato e Crotone ne è la conferma). Non mi sogno nemmeno di incasellare il giovane Karamoh nella pericolosissima definizione di “uomo della provvidenza” e lo faccio per il suo bene. Posto che il Sciur Ambroeus del primo anello arancio ha già scritto il nome di Dalbert sul libro nero delle purghe e elevato il giovane francesismo a nuovo Messia, cerco per una volta di essere un poco più razionale del tifoso medio che in realtà sono.

E quindi: a Dalbert ho bestemmiato i parenti fino al quarto grado per l’impotenza con cui si è fatto saltare per un’ora buona da tal Omeonga (definito “lento” e “fuori ruolo” da Marchegiani… e meno male! Pensa se fosse stata un’ala destra di ruolo!), ho passato una buona mezz’ora a parlare alla tele dicendo “càvalo! càvalo! Metti il Nippico (Nagatiello), metti il Butterato (Santon), metti chi cazzo vuoi ma levamelo dagli occhi!“. Detto ciò, a mente fredda sono contento che Spalletti abbia insistito e l’abbia lasciato in campo: l’ultima mezz’ora è stata decente e spero che la cosa possa giovare all’autostima del brasilianino. Non sarà mai Roberto Carlos, ma non possiamo permetterci di buttarlo nel cesso dopo tre partite, anche perchè le alternative (citate supra) continuano ad affollare la nostra rosa semplicemente per mancanza di acquirenti…

In contrapposizione, il caso Karamoh. Bravo a entrare con l’incoscienza dei suoi pochi anni e puntare sistematicamente l’uomo, pigliandosi quattro randellate che gli avranno forse fatto la bua ma hanno provocato una manciata di cartellini. Piano però con gli elogi, con i “dentro lui fuori Candreva e vinciamo il Campionato“. Va fatto crescere, inserito piano piano e se si confermerà così ficcante e imprevedibile non tarderà a diventare titolare: non ha davanti Beckham e Figo a contendergli il posto…

Abbozzando una analisi tènnica del big match, come a Bologna diamo il meglio di noi nei primi 7 minuti, sfiorando il gol con Perisic su bel cross di Candreva (ancora una volta uno dei pochi andati a buon fine). E’ probabile che la menomazione mentale dei nostri sia tale da fargli dire “va beh dai, dopo 5 minuti abbiamo già quasi segnato, il più è fatto, il resto vien da sè” e, se così non è, è pure peggio, perchè i nostri piano piano (ma nemmeno così piano) smettono di giocare.

Icardi se non altro per una volta zittisce i tanti che gli imputano uno scarso impegno in fase di raccordo e copertura, andando a spazzare in corner un pericolosissimo contropiede dei genoani scaturito da improvvida scorribanda di Skriniar nella trequarti avversaria con tanto di palla persa.

I 90 minuti hanno mostrato ancora una volta la staticità di troppi dei nostri effettivi, che ha come conseguenza una miriade di passeggetti del cazzo (scusate il gergo tecnico) che nemmeno il Milan di Liedholm. E’ onestamente spiazzante vedere Vecino e soprattutto Borja Valero, professore di calcio, cincischiare col pallone e porgerlo indietro allo stopper per mancanza di alternative.

Onestà intellettuale mi impone, allora, di avere pietà anche di Candreva, chè mica può essere colpa degli altri che non si muovono lasciando nei casini lo spagnolo e al tempo stesso colpa del romano che non trova mai nessuno coi suoi cross.

Tornando alla partita, alla fine Eder entra davvero e, come a Bologna, dimostra almeno di avere un po’ di grinta, verve o forse soltanto voglia di giocare. Oltre a Karamoh entra anche Joao Mario, e con questi 11 si arriva ai minuti finali.

Il corner vincente è generato, guarda caso, da un tiro insidioso (copyright Brunone Pizzul) del giovane francese: Perin forse non se l’aspetta, e certo la conclusione è centrale, eppure la sola soluzione è quella di alzarla sopra la traversa per l’ennesimo corner.

Joao Mario per una volta lo calcia come Cristo comanda (cioè direttamente in quella cazzo di area di rigore, senza mille passaggini della minchia… scusate ma ‘sta roba mi manda ai pazzi) e con una certa dose di culo, il ceruleo D’Ambrosio capoccia in rete il più beffardo degli 1-0.

Non sto a intasarvi i giga con i luoghi comuni del “cuore, carattere, tenacia, capacità di non mollare e crederci fino alla fine“. Queste sono filastrocche riservate a quelli “con la divisa di un altro colore”: per noi ci sono il “Culo della Madonna” (testuale, Billy Costacurta ed è stato talmente spontaneo da farmi anche ridere), la mancanza di gioco, la difficoltà di manovra e tutto il resto.

Niente di nuovo.

Anzi, forse sì: di solito a prestazioni del genere seguiva la beffa del gollonzo nel finale, o al massimo un pareggio sgraffignato. Dalle ultime tre abbiam portato a casa 7 punti di platino, in attesa di tempi migliori.

LE ALTRE

Juve e Napoli confermano di essere in questo momento su un altro livello. Se la Juve maramaldeggia contro un Toro rimasto troppo presto in 10, vittima di una pressione che è stato incapace di gestire, il Napoli ha avuto il suo bel da fare ad avere ragione di quella Spal che tanto bene aveva fatto a San Siro sotto i miei occhi.

Non l’ho seguita se non con sparuti aggiornamenti telematici e, passati in pochi minuti dall’1-1 al 2-2, ho covato la speranza del mezzo passo falso, più che altro per sentire cosa avrebbero detto dell’umanissimo pareggio di una squadra assai più forte al cospetto della neopromossa. Ma poi è arrivato Ghoulam (n’gulammamm’t‘) e ha messo tutti d’accordo (o quasi).

Bene anche le romane, mentre non altrettanto può dirsi del Milan, preso a ceffoni dalla Samp con un 2-0 che ci sta tutto.

E’ COMPLOTTO

Ma la sconfitta dei Meravigliuosi, al solito, è resa ancor più succosa dalla settimana mediatica che l’ha preceduta.

Vedere per credere. Siamo alla prestidigitazione mediatica con scappellamento a sinistra.

Ricordate, per caso, l’ultima Inter di Mancini? Quella che vinceva sempre 1-0, segnando spesso su palla inattiva e con un 11 iniziale mai ben definito e, anzi, fin troppo ondivago?

Ecco, le critiche di quei giorni , univoche e addirittura con un fondo di logica, criticavano Ciuffolo per la pochezza di azioni degne di tale nome, per il calcio speculativo che tanto si appoggiava su calci d’angolo e palle da fermo (palese mancanza di giUoco), per la balbettante indecisione di “puntare su una squadra di titolari, che possa iniziare a giocare insieme e oliare i meccanismi di gioco“.

Noi interisti ci siam diventati grandi con queste pippe mediatiche. Tutto pur di additare l'”Inter cinica“, tutto pur di enfatizzarne le difficoltà e minimizzarne gli eventuali meriti.

Ecco.

Di seguito la caramellosa edizione del venerdì della Gazzetta dello Sport:

Celentano direbbe che “là dove c’era l’erba ora c’è una città (à-à-à-ààà)“.

Quindi, dopo aver passato lustri a minimizzare i gol subiti da corner perchè “tanto era da palla inattiva…“, adesso ullallerò ullallà che bello fare gol su corner, rigori, punizie… Di più “Da Rodriguez a Suso, quante soluzioni“: un giardino dell’Eden su cui giUocare a calcio nel nome dell’amore.

Oppure, il fatto di schierare l’undicesima formazione su altrettante gare è ovviamente intesa come un merito, un traguardo, comunque un risultato fortemente voluto e meritatamente raggiunto, vista l’accortezza nell’usare il verbo “può” nella frase “il tecnico rossonero con Borini può varare l’11° squadra diversa“.

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Al solito, un colpo al cerchio e uno alla botte, e quindi cosa dire sull’Inter impegnata col Genoa nella stessa giornata? Per esempio sottolineare che, a sentir loro, la domenica alle tre l’Inter è sempre imprevedibile. E’ vero che a quell’ora ha battuto l’Atalanta 7-1, ma ha perso col Cagliari nel 2014, ha pareggiato col Parma nell’anno del suo fallimento e altre cose del genere.

Grazie, davvero gentili a ricordarcelo.

Ma siccome la coerenza non è di questo mondo (tantomeno di quel giornale) ecco il commento di Garlando (che sei pure bravo, figlio mio…) che non sapendo che pesci pigliare accomuna le due milanesi quanto al giUoco non mostrato.

Peccato che i nostri siano terzi in classifica avendone vinte 5 su 6 e quelli là abbiano già beccato 2 volte. La tabellina con risultati della domenica e classifica è testimonianza -muta e palese allo stesso tempo- della loro malafede.

Sì certo, se ne accorgono anche loro che qualcosa di diverso c’è stato nella domenica delle due milanesi: “I nerazzurri rimediano 3 punti con un calcio d’angolo…” che torna puntualissimo e ineccepibile ad essere un mezzuccio antisportivo per segnare.

Concludiamo in bellezza con l’ennesima pena edulcorata per quell’associazione a delinquere legalizzata che risponde al nome di Juventus F.C.

Il loro Presidente viene inibito per un solo anno contro i due abbondanti richiesti dalla Procura. Al solito “la sanzione, più leggera di quella richiesta dal procuratore sportivo, conferma però l’impianto accusatorio“.

Ancora una volta, gli elementi per smascherare la vera faccia di questa gente finisce giù per il cesso con una soave musichetta. Una bella multina (cit. al minuto 2.00), qualche mese senza poter  scendere negli spogliatoi e poi tutto dimenticato.

Nessuna sorpresa.

WEST HAM

Perdiamo il sentitissimo Derby contro il Tottenham. 3-2 per gli Spurs dopo una avvincente rimonta iniziata ma non completata, e non ho ancora capito se perdere così fa più o meno male…

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“Minchia però raga…se ci devo pensare io…”

ROSSOBLU MI PIACI TU

Forse non è un caso che le correnti gravitazionali del globo terraqueo (o più prosaicamente i cazzi miei) mi abbiano portato a scrivere di Crotone e di Bologna insieme.

La prestazione dei nostri è di fatto stata la stessa, baciata nel weekend da una botta di culo non irrilevante sul gol di Skriniar, e ieri sera da un solare quanto casuale rigore trasformato da Icardi.

Ma soprattutto, gli ultimi 180 minuti hanno iniziato a dare forma ad alcuni miei incubi più o meno recenti, e precisamente:

  • Abbiamo un centrocampo molto omogeneo e poco diversificato. Lo so, l’ho già detto, ma mica è colpa mia se è la verità. L’altra volta mi ero soffermato sulla carenza di un medianaccio, stavolta noto l’assenza di un trequartista di ruolo (J. Mario, Vecino, Brozo, Borja lì sono tutti adattati) che possa cucire le patagoniche distanze tra punte e resto della squadra.
  • Aldilà della faciloneria con cui si è già fatta damnatio memoriae della buona manovra nerazzurra delle prime tre partite (su cui tornerò infra, rancoroso come mio solito), è un fatto che Spalletti non abbia ancora trovato un’alternativa al gioco manovrato e palleggiato laddove la partita non lo consenta. Bologna e Crotone sono prove lampanti dell’esigenza di un piano B, magari meno glamour e più ignorante, ma assolutamente necessario. La palla lunga su Icardi o il lancio sulla corsa di Perisic mi paiono due atolli di salvataggio troppo preziosi per non essere usati in matinées o serate arrugginite quali le ultime uscite del circo itinerante nerazzurro.
  • Il succitato piano B non riesce -non viene nemmeno tentato- anche per la poca predisposizione di Icardi al lavoro di raccordo tra reparti e sostanzialmente al gioco di squadra. Il fatto che a Bologna sia stato Eder a dare lezione di ciò -elementare, chiaro, ma pur sempre lezione- fa capire quanto ampi siano i margini di miglioramento in questo fondamentale tattico.

Faccio un esempio poco calzante, perchè riguarda un altro sport, ma che spero renda l’idea: l’Italia di basket è stata eliminata dagli Europei dalla più forte Serbia. Ma per una volta non è il risultato che mi interessa. Quel che voglio far presente, e che è stato sottolineato più volte in telecronaca dal bravo ex Olimpia Pessina, è che l’Italia ci ha provato fino alla fine, soprattutto ci ha provato mischiando le carte 3, 4, 5 volte nell’arco della partita, cambiando schemi per cercare strade più efficaci per andare a canestro e confondere le idee all”avversario.

Avversario che poi, come detto, era più bravo e quindi ritrovava in fretta il bandolo della matassa, ma che in ogni caso non ha avuto il vantaggio di avere di fronte un avversario piatto e monocorde per tutta la partita.

E’ ovvio che, fatte le debite differenze tra i due sport, per proporre 3, 4, 5 varianti di gioco le devi innanzitutto conoscere, cosa non banale, però l’idea è quella: non riesci a saltare l’ostacolo? prova a girarci intorno e vedi che cazzo succede.

Fatto l’elenco delle cose brutte, passiamo alle (poche) note liete: portiamo via quattro punti dopo 180′ di nulla o quasi. Possiamo dar fondo alle frasi fatte e consolarci pensando che “quando non si può vincere è importante non perdere“, ma trovarmi a citare -nuovamente- Eder come faro nella notte e lampo di saggezza non depone a nostro favore.

Male tutti o quasi a Bologna, con J. Mario in versione ectoplasma e addirittura Borja Valero svagato a tratti e poco pensante. Sulla carrettata di cross (e corner!) buttati da Candreva non mi soffermo più di tanto, se non per chiedermi dove finiscano i suoi demeriti e dove inizino quelli dei compagni, apparentemente paralizzati dall’idea di fare un movimento, suggerire uno spazio, abbozzare una finta…

La cosa che mi preoccupa meno è la classifica, e non solo perchè le altre devono ancora giocare! Io stesso avevo escluso quel percorso netto (4 partite facili = 4 vittorie facili) che tanti vaticinavano con la solita simpatia mista a gufaggio preventivo; incidentalmente, sono gli stessi che adesso gridano al fallimento e alla crisi. C’è piuttosto da rimettere giù la testa e lavorare, cercando di capire come non ripetere certi scempi da domenica in avanti.

Il non avere le Coppe, a detta di tutti, se non altro di dà il vantaggio di poterti allenare bene in settimana, e il caro Lucianino ci farà la grazia di lucidare la pelata e cavar fuori qualcosa di buono.

LE ALTRE

Almeno una tra Juve e Napoli verosimilmente ci staccherà, pur essendo attese da avversari sulla carta più pericolosi del buon Bologna visto contro di noi. Fiorentina e Lazio daranno filo da torcere alle colleghe di capoclassificanza e, da tifoso, sarei contento se anche una sola di loro uscisse con un pareggio.

Noto anche io come altri la ricomparsa di una delle conseguenze negative di un campionato a 20 squadre, e cioè di una classifica già alquanto allungata. Certo, pensare alle nostre ultime due partite farebbe dire il contrario, e cioè che non ci sono campi facili e che ogni scontro va giocato alla morte, ma lì è colpa nostra. Crotone e Bologna, come già la Spal a San Siro, hanno fatto la loro partita: il Bologna avrebbe meritato la vittoria, anche solo per le prestazioni di Di Francesco e (soprattutto) Verdi.

E’ COMPLOTTO

Qui c’è da divertirsi, perchè torniamo ad essere i piccoli e antipatici bambini capitati alla festa dei grandi, e come tali mal sopportati.

“Sì, bravo bambino, ma adesso vai a giocare in tangenziale…”

Come accennato prima, le brutture viste a Crotone e Bologna (ma era bastata Crotone) hanno dato via libera alla rimozione collettiva di quanto visto con Fiorentina e Roma, dando nuova linfa alle “prodezze dei singoli che coprono le mancanze di manovra“, a “L’Inter è una squadra che non giocherà mai bene, ha altre qualità…“.

Ecco l’ennesima dimostrazione dello shitstorm applicato ai nostri:

Spalletti romanista? grande-allenatore-che-fa-giocare-bene-le-proprie-squadre.

Borja Valero viola? Un-professore-del-centrocampo-che-cuce-il-gioco-e-illumina-la-manovra.

I pareri sui due suddetti in completo gessato nerazzurro? Calcio-speculativo-carenza-di-gioco-manovra-farraginosa.

#moriremotutti

L’Inter ha fatto cagare con Crotone e Bologna? Senz’altro. Ma non basta: allarghiamo il discorso a tutta la stagione, così stiamo più tranquilli.

Anzi, di più: spingiamo subito col paragone con l’ultima Inter di Mancini (un altro che, lontano da Milano, è sempre stato lodato per il bel giUoco, e all’Inter crivellato di bestemmie per la pochezza della manovra), quella degli 1-0, quella sparagnina ma che non giocava bene e infatti guarda un po’ che fine ha fatto, che alla fine le sta bene, così impara a non giUocare bene, e poi eran tutti stranieri…

Quella di Spalletti è così? E’ più forte? E’ meno forte? Grazie per il termine di paragone, davvero lusinghiero…

Un altro esempio di “dagli un altro giro che non si sa mai“? Il rigore su Eder.

Ora, che il Corriere dello Sport titoli così non stupisce:

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Er Coriere d’o Sport sta alla Roma come Tuttosport alla Juve, quindi la credibilità tende a zero. Sono pur sempre quelli di “Non sono ancora riusciti a far vincere lo scudetto all’Inter“.

Più sottile Repubblica, che in teoria è un giornale serio, ma che ha una redazione sportiva da sempre vicina ai giallorossi (vero Giannini? vero Bocca? vero Vocalelli?) e che, a firma Andrea Sorrentino, definisce quello di ieri “pareggiotto” e il fallo su Eder “rigorino”.

Pareggiotto e rigorino tua sorella, risponderebbe il tifoso della strada (e quindi io in abiti borghesi). Meglio di me chiosa l’Editoriale di FcInter1908, quando parla di “uno di quei rigori che per anni sono stati negati all’Inter e che ora fanno notizia perché vengono assegnati“.

Di mio aggiungo solo che, nelle prime 5 giornate del primo campionato con il VAR, l’Inter ha ottenuto 3 rigori, a fronte di una media di 5 all’anno nelle ultime 6 stagioni, i bei tempi andati della “poesia dell’errore arbitrale che va accettato come quello del giocatore“.

Di più: di questi tre penalties, i primi due (con Fiorentina e Spal) sono stati concessi solo dopo aver consultato il VAR, chè nel dubbio l’arbitro mica li aveva fischiati…

Però non è calcio… è pallanuoto (cit.).

Tornando al calcio giocato, faccio presente la tendenziosa e per nulla casuale insistenza con cui Marco Cattaneo di Sky ha sottolineato i trascorsi giovanili rossoneri di Simone Verdi, di gran lunga migliore in campo a Bologna.

Verdi con la Primavera di Stroppa vinse una Coppa Italia nel 2010

Verdi sengò anche un gol all’Inter in quella Coppa Italia

Quella Primavera del Milan oltre a Verdi e De Sciglio aveva anche Zigoni (ah beh), De Vito (Danny?), Romagnoli (Simone però, non Alessio…)”.

Avessi detto la Quinta del Buitre .

Lo stesso Ambrosini, di fronte a dettagli così precisi ed entusiasmo così incontenibile, lo sfotte chiedendo retoricamente “ma quante ne sai?“.

Insomma, ancora una volta si magnifica il settore giovanile rossonero ben oltre i suoi meriti. Verdi è forte, e molto, ma qui quel che fa sorridere è il rimarcare il suo passato rossonero, non il fatto che il Milan, per un motivo o per l’altro, se lo sia fatto scappare.

Del resto, con Bonucci o Coutinho si fa la stessa cosa no? Si loda settimanalmente l’Inter per averli scoperti e cresciuti, senza indugiare sul fatto che poi abbiano avuto successo con Juve e Liverpool.

Quando si dice la coerenza…

Gi ultimi esempi di successi rossoneri, il Settore giovanile di quelli che #propongonogiuoco, arrivano dalla squadra attualmente allenata da Rino Gattuso: dopo le cinque pappine prese dal Sassuolo alla prima giornata (per la gioia del Presidente Squinzi), ecco i baldi giUovani attesi dal Derby contro l’Inter, giocatosi nel weekend.

3-0 per i nostri, la faccio breve. Con l’ulteriore e godibilissima grezza di Ringhio che si lamenta della tripletta subita da Odgaard, perchè l’Inter lo ha pagato troppo e lui con il Campionato Primavera non c’entra niente.  Che poi il prezzo reale fosse la metà di quello sparato dal simpatico ragazzo di Clabria poco importa…

Insomma, è troppo forte e non vale, qui devono giocare solo i ragazzini: peccato che, per marcarlo, il buon Gattuso avesse convocato Paletta (classe 1986). Ma forse non valeva nemmeno lì, Paletta è troppo vecchio…

Tipica attitudine Berlusconiana: si cerca il barbatrucco e, una volta scoperti, si accusa gli altri di non aver rispettato le regole.

Una roba del tipo “ho tutti i principali media del Paese contro di me“.

Some things never change…

 

WEST HAM

Insipido pareggio nell’ultima di campionato a casa del West Brom nel weekend, mentre bella vittoria per 3-0 in una delle millemila coppe di Lega contro il Bolton.

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Lui lì da solo, gli altri 50 metri dietro…

 

ZONA GRIGIA BYE BYE

INTER-SPAL 2-0

Partita seria, non trascendentale, controllata senza grossi affanni e chiusa negli ultimi minuti dopo qualche stringiculo.

Questo il succo del nocciolo; vediamo un po’ della polpa che ci sta intorno.

Skriniar pare un difensore coi controcazzi (pare -ripeto- chè anche i primi 6 mesi di Murillo ci avevano illuso; vedremo come saprà reagire alla prima cappella che fisiologicamente gli capiterà). Convincente sia quando deve menare, sia quando entra col giusto anticipo, sia quando (non so quanto voluta) timbra una traversa con una cannotta da 30 metri tipo Holly e Benji.

Vedere lui e Miranda dal vivo dà l’impressione di poter contare su una solida coppia difensiva. E la sensazione di avere sotto gli occhi una mandria sufficientemente ammaestrata, che sa dove correre e cosa fare, è un’ebbrezza -confortante- che a queste latitudini non provavamo da qualche tempo.

Personalmente ho visto meglio di altri Dalbert, che è arrivato come il classico terzino incapace di difendere, tutto estro e dribbling, e che invece si è fatto vedere in più di qualche recupero difensivo all’insegna del “qui non passa un cazzo“.

Specularmente, fa piacere leggere delle lodi a Gagliardini, probabilmente figlie del suo essere “giovane italiano“, ma ieri l’ho trovato balbettante e legnoso in tanti punti del match, solo parzialmente compensati da un paio di bei tiri fuori di poco.

Certo, quantomeno la oeuja de laurà non manca (saranno i geni orobici…), cosa che dovrebbe essere scontata ma che scontata non è, se pensiamo all’indolenza con la quale il buon Brozo ci ha deliziato per i minuti avuti a disposizione.

E, rimanendo al qualunquismo geografico, nemmeno possiamo imputare la pigrizia del suddetto alle origini slave, visto che il connazionale Perisic, fresco di rinnovo, prima del gol si era fatto vedere in due-tre recuperi difensivi degni del miglior Manicone, con applausi a scena aperta dopo la galoppanza a rimediare l’errore.

Pochi lampi nella partita del 44 nerazzurro, ma il sinistro al volo con cui ha chiuso i conti merita tutti gli applausi ricevuti.

Mi rendo conto che sto pirlando intorno al vero tema della giornata e cioè al rigore che poco prima della mezzora ha aperto le danze, e ancor di più ai tempi e modi che l’hanno generato.

Posto che quel che ogni sano di mente dovrebbe desumere dalla vicenda lo trovate scritto qui meglio di quanto saprei fare io, aggiungo solo che una miriade di Luoghi Comuni Maledetti stanno iniziando a cadere come foglie d’autunno. La stra-abusata locuzione della “sudditanza psicologica” ha dimostrato ancora una volta di non essere  ugualmente applicabile a tutte le strisce verticali della Serie A, se è vero che ci sono voluti 5 minuti di orologio per capire quel che all’occhio del sottoscritto era parso palese anche in diretta: J.Mario entra in area e viene cianghettato.

Va già bene che tutta la manfrina veda partecipe il primo arbitro che se non altro ha l’umiltà di tornare sui suoi passi e assegnare il -giusto- rigore: ma lui nel dubbio (cit.) non l’aveva dato.

Rimando infra per un approfondimento sull’argomento VAR.

Restando sulla partita, prendo nota di una giornata di semi-ferie di Icardi, che ottiene il massimo risultato col minimo sforzo, timbrando il secondo rigore ed il quinto gol stagionale. Il tipico filosofo gutturale da stadio prorompe in sillogismi del tipo “non corre, non si sbatte, e poi ha scritto il libro, e poi la moglie è zozza“. Io mi limito ad aggiungere “però segna” che incidentalmente resta la cosa per la quale è profumatamente pagato.

Sappiamo tutti, lui per primo, che non lo vedremo mai fare tunnel di tacco e segnare da trenta metri dopo averne dribblati sei. Però questo, a 24 anni, ha già fatto più di 80 gol in Serie A. Senza voler scomodare i santi, torniamo a quelli che criticavano Cambiasso perchè lento o Zanetti perchè non si incazzava con gli arbitri: il primo non è mai stato un centometrista, il secondo non avrebbe mai potuto fare discorsi à la Al Pacino, ma i problemi dell’Inter erano e sono ben altri.

Il calendario, in attesa del Derby di metà Ottobre, ci riserva un poker di partite apparentemente facili e per questo a mio parere insidiosissime: Crotone-Bologna-Genoa-Benevento paiono fatte apposta per raggranellare almeno 10 punti, ma ricordando situazioni analoghe nelle precedenti stagioni, in cui dovevamo spaccare il culo ai passeri e finivamo per arrotolarci così tanto su di noi da auto-sodomizzarci, non dormo sonni tranquilli.

Beh -direte- preferisci le due successive? Derby e Napoli?

No. Non preferisco niente. Ogni avversario dell’Inter è insidioso e temibile in quanto tale.

Ieri -per dire- ci ho messo un’ora a riconoscere Paloschi in campo: da quando l’ho “inquadrato” ho avuto i brividi ogniqualvolta ha toccato palla. Per non parlare di Borriello (annullato dal divino Skriniar) e per tacer degli ultimi minuti fatti giocare a Bonazzoli, ex Primavera nerazzurro. Già sentivo i “proprio lui, cuore ingrato, Inter beffata…“.

Non ci sono partite facili. Non ancora. Per noi son tutte scope, if you know what I mean…

LE ALTRE

La Juve non ha difficoltà a sbarazzarsi del Chievo, complice la solita partitona di Sorrentino che si impegna da par suo sul primo e terzo gol subito. Saprà ovviamente riscattarsi con l’immancabile partitone a inizio Dicembre…

Bravo e cazzuto il Napoli a subire il giusto (e anche qualcosa di più) per un’ora, e poi sbarazzarsi del Bologna con tre gol nel quarto finale di partita. Anche qui rimarchevole l’aiuto del portiere rossoblù Mirante, pure lui in rampa di lancio per il classsico partitone riappacificatore tra un paio di settimane.

Visto un talento vero: Verdi.

Godibilissima (ma ovviamente “che fa bene“) la sconfitta del Milan in casa Lazio, con Immobile implacabile a ridicolizzare Bonucci e compagni.

Milan fermato al primo impegno serio della stagione, e tanti interrogativi ad ammucchiarsi sulla capoccia di Montella.

Eppure aveva iniziato la partita di Roma con sei italiani in campo, di cui tre provenienti dal settore giovanile. Come dicono da quelle parti:

Striscione-Oh-noooo-Lazio-Olimpico-2

 

E’ COMPLOTTO

C’è di tutto un po’, e inizierei con la seconda parte dell’analisi sulla sconfitta milanista.

Apro quindi la parentesi sul neo-capitano rossonero, protagonista di una sceneggiata a fine partita che gli fa fare una figura ancora peggiore delle belle statuine viste in campo.

Sostanzialmente, a suo modo di vedere Immobile non doveva permettersi di giocare così, insomma un po’ di rispetto, sono pur sempre un difensore della Nazionale…

Lungi da me definire adesso Bonucci come un pacco o un giocatore sopravvalutato, faccio notare però come siano pochissimi (e senz’altro non in difesa) i giocatori che da soli possano far la differenza. Nel caso specifico, mi riferisco più a doti caratteriali che tecniche. Bonucci nella Juve era comunque affiancato (in campo e fuori) da gente di buon senso e intelligenza (almeno calcistica) come Barzagli, Chiellini e lo stesso Buffon, potendo quindi concentrarsi a fare il suo (giocare a pallone) e lasciando agli altri il resto del lavoro. Ciononostante, ha trovato il modo di lasciarsi andare a colpi di genio (vedi il famoso sgabello in Coppa, per tacer della finale di Cardiff) che ne hanno smascherato la indole di bullo di periferia che si crede er mejo figo der Bigoncio e a cui tutto è dovuto.

A livello di circo mediatico, per lui non cambierà molto, essendo passato da un guanciale all’altro del giaciglio giornalettistico che segue le faccende pedatorie di Juve e Milan. Ad occhi un po’ meno foderati di prosciutto, risulterà invece palese la grezza fatta dal nr 19 evidentemente, e per sua bravura e fortuna, poco avvezzo ad imbarcate simili.

Restando sulla sponda zuccherosa del Naviglio, interessante notare come sia stata data la notizia del supposto “boom” di abbonamenti rossoneri: quelli di quest’anno sono circa trentamila, e il Milan è primo nel confronto tra tessere staccate oggi e 12 mesi fa.

Quel che pochi sottolineano, ma che è aritmeticamente elementare, è che i rossoneri, lungi dall’avere oggi una marea di abbonamenti in più di tutte le altre squadre, erano invece ignobilmente nei bassifondi di questa classifica negli ultimi anni. La tifoseria più a-critica del mondo, che si è vantata per decenni di aver riempito San Siro per Milan-Cavese (1-2), nelle ultime stagioni aveva aperto gli occhi davanti al proprio nulla, riducendo le tessere annuali a non più di 10-15 mila unità.

Ma, ovviamente, fa molto più figo dire che rispetto all’anno scorso ci sono ventimila abbonati in più!

Taccio per decenza e modestia sulla squadra che, anche quest’anno, dovrebbe aver fatto il record di abbonamenti in Serie A. Uso il condizionale perchè la stessa scelta cervellotica di non voler comunicare mai i tempi di recupero degli infortuni degli interisti, si applica anche al numero di abbonati. Il dato è quindi stimato in circa 31.000 tessere, che restano un numero consolante: tanti, se vediamo i risultati degli ultimi anni. Pochi rispetto ai bei tempi andati, a testimoniare il fatto che la fiducia a casa nostra te la devi guadagnare.

Taccio anche perchè la stessa Gazza, nel titolo, preferisce riferirsi alle altre due strisciate.

Infine, ennesimo flamenco ballatoci sui testicoli da Arrigo Sacchi, che riesce nel doppio carpiato di attribuire all’Inter le colpe dell’imbarcata presa dall’Italia in Spagna; oltretutto -ciliegina sulla torta- con l’unico interista in campo (Candreva) tra i migliori sia a Madrid che contro Israele.

Non c’è niente da fare: questo ha un repertorio più prevedibile di quello di Ligabue: ecco cos’aveva detto due anni fa, ecco quel che ha blaterato la scorsa settimana.

Alla prossima manderemo i virgolettati alla Settimana Enigmistica per trovare le differenze…

Rimando ad altre sbrodole per non ammorbarvi ulteriormente sul mio sdegnato stupore circa la credibilità calcistica di quest’uomo.

Eppure…

Chiudo con il preannunciato epilogo sul VAR, concordando sul fatto che 5 minuti sono un tempo enorme per stabilire se un contatto avviene fuori o dentro l’area di rigore. Sono convinto che, come tutte le innovazioni, avrà bisogno di essere usato per qualche tempo prima di arrivare ad un giusto mix tra efficacia ed efficienza, ma sentire stronzate del tipo “meglio un errore che aspettare la VAR” ti fa capire quanto i privilegi della “zona grigia” siano davvero in pericolo, anche se a dirlo è un Campione del Mondo.

Per zona grigia intendo (dovrebbe essere intuibile) quella manciata di casi che possono indifferentemente essere giudicati pro-attacco o pro-difesa, e che -guarda caso- assai spesso finiscono per avvantaggiare alcuni a discapito di altri. E’ una categoria quantitativamente maggiore rispetto alla clamorosa topica (“le due o tre sviste arbitrali”) ma qualitativamente più sottile e sicura, potendo l’arbitro fare appello all’oggettiva difficoltà nel valutare l’episodio.

Ecco che, in questi casi, l’utilizzo di un replay può portare non già alla totale eliminazione della fattispecie, ma senz’altro ad una drastica riduzione della stessa. Cosa, questa, che dovrebbe avere il plauso di ogni appassionato interessato in primis alla regolarità del gioco.

Eppure, illustri addetti ai lavori, con un comun denominatore assai indicativo, non fanno altro che dare sostanza alla mia considerazione: le sole critiche allo strumento (non al suo -migliorabile- utilizzo; parlo proprio del mezzo) le ho sentite arrivare da individui in un modo o nell’altro riconducibili all’universo bianconero. Dopo Buffon, ecco l’immancabile Massimo Mauro (“e meno male che Buffon ha detto quel che ha detto“) e per l’appunto la novità di giornata Marco Tardelli.

Mi è toccato dar ragione a Vialli quando, ipotizzando rimedi alle perdite di tempo causate dallo strumento, ha vaticinato un prossimo approdo al tempo effettivo, mio personale cavallo di battaglia da anni ed anni, sempre nel solco di ridurre al minimo la succitata zona grigia della minchia che si presta all’interpretazione dell’arbitro.

Due tempi effettivi da 25′ l’uno: basta sceneggiate napoletane, basta raccattapalle che fanno sparire i palloni, basta minuti di ammuine per battere una punizione.

Basterebbe, anche senza sapere di cosa si stia parlando, scorrere l’elenco di chi parteggia per una certa parte, e sedersi di conseguenza dall’altra, sicuri di essere nel giusto.

Come dite? C’è anche Nicola Savino, interista (o supposto tale) di Radio Deejay?

Già: ecco quel che gli ho risposto su féisbuc:

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WEST HAM

Stasera Monday Night contro i neo promossi dell’Huddersfield.

Fusse che fusse la vorta bbòna?

int spa 2017 2018

CURVAIOLO FILOSOFO: “Non corre!” “Non aiuta la squadra!” “Non si sbatte!”                          MAURO ICARDI: “Esticazzi??”