E’ NOSTRO!

MILAN-INTER 0-1

Godo più per quanto stanno rosicando loro che per effettiva gioia da vittoria.

La considerazione più vera è che è stato un derby mediocre, vinto da una squadra poco più che sufficiente e perso da una messa molto male. Che il Milan non sia riuscito a pareggiare contro questa Inter avendo 87 minuti a disposizione (di cui 45 in 11 vs 10) è un segnale preoccupante per i cuginastri.

Ma di quello chissefrega, io son qui a scrivere dei nostri.

E i nostri, come già accennato, li ho visti benino, ma nulla più. Per carità, più che abbastanza per aggiudicarsi il terzo derby di fila, e per suggellare al meglio lo splendido talismano Walter Samuel, match winner e vincitore del decimo derby su dieci giocati in Campionato con l’Inter. Bello che sia lui a decidere la partita con una capocciata all’altezza del secondo palo, con Abbiati a farfalle e la difesa del Milan statuaria come suo solito. Del resto, pare che da quelle parti i gol su calcio piazzato siano troppo brutti per essere evitati, e per non sporcarsi le mani (o i piedi) lasciano che la porta si gonfi a ripetizione, per poi giustificare la sconfitta dicendo “abbiamo preso gol su calcio piazzato”.

Contenti voi…

Il portiere nazifascista due minuti dopo regala una palla incredibile al Principe il quale, non potendola credere, nel dubbio impiega un’ora per tirare, ricambiando prontamente il regalo ad Abbiati, pure con gli interessi, se consideriamo la mozzarella di testa seguente con Cassano a bestemmiare in barese stretto per avere palla lì di fianco… Sarà uno shock da cui Milito non si riprenderà più in tutta la partita. La non-trasferta a Baku pare non aver giovato al nostro, che galleggia senza costrutto fino ad oltre metà ripresa, senza la consueta pericolosità. Se a ciò aggiungiamo il fatto che il vantaggio iniziale mette la partita in un certo modo (leggasi: tutti dietro e lancio lungo a Milito o Cassano), l’inutilità di Coutinho non tarda a palesarsi: il ragazzo vede decine di palloni passargli sopra la ricciolaglia, ed ha il torto di non controllare come dovrebbe –e saprebbe- la sola ma efficace imbeccata di Fantantonio che l’avrebbe portato a tu per tu con il succitato estremista di destra, in coerente divisa nera. Di fatto la partita dell’Inter finisce all’inizio della ripresa allorquando, cambiato giustamente il Mezzano per Guarin, i nostri rimangono in dieci causa secondo giallo a Nagatomo. Da lì in poi i nostri si appendono alla traversa per quello che dovrebbe essere –e non è per esclusivo demerito dei cugini- un assalto a Fort Apache. Nell’unica occasione in cui cacciamo fuori la testa, Zanetti (il boss dello spogliatoio, quello che gioca sempre per diritto divino, il nostro problema, quello che non ha mai risolto niente… mortacci vostra!) scende lungo tutta la fascia destra e imbecca Palacio pronto per il diagonale da destra. Facile ora dire che magari il Principe avrebbe fatto gol, fatto sta che quella del Trenza è una mozzarella, pure di dubbia qualità, che rotola lemme lemme tra le mani del loro portiere.

Dovendo sintetizzare la partita di quelli là, potrei riassumerla con un solo nome: Montolivo. Il gemello di Pazzini tira come un indemoniato e Handanovic respinge come può. Per fortuna Bojan inciampa nelle primule e Boateng è più grosso che bravo, e quindi le respinte sulle succitate minelle creano più casino che reale pericolo. Come detto portiamo a casa il derby in maniera “corsara”, in attesa di nuovi neologismi che riflettano il disprezzo per una vittoria del genere, elogiando contemporaneamente la Juve “tenace” che vince a Siena dopo aver rischiato anche di perdere.

Per quel che ci riguarda, gioiamo ma non esaltiamoci: la classifica è fin troppo generosa e se qualcuno ancor più tifoso di me dice che siamo secondi, stanti Juve e Napoli a pari punti, io dico che leggendola la classifica recita “inter quarta”, avendo le due succitate 4 punti in più e la Lazio con gli stessi nostri punti. Giusto che Strama rimpianga i tre punti gettati al vento col Siena, ma tra di noi e sottovoce ricordiamoci delle vittorie con il Chievo e tutto sommato anche di ieri sera: fossero stati due pareggi non sarebbe stato uno scandalo.

Morale: possiamo lottare per il terzo posto, più per scarsume altrui che per qualità nostre. Le prime due lasciamole stare, in attesa di inopinati atti di autolesionismo.

ARBITRO

Ne faccio una sezioncina a parte chè la zuppa è densa di ingredienti. Prima di addentrarmi, nella maniera più obiettiva di cui la mia faziosa mente è capace, sintetizzo un giudizio di massima, questo sì da tifoso: noi i derby con i gol annullati-e-validi li vinciamo lo stesso (vedi 1-0 del Gennaio scorso).

Per il resto, passo in rassegna le querimonie dei cugini:

  • Giallo non dato a Samuel dopo 1 minuto: sacrosanto, il Muro fa un intervento così a partita e 9 volte su 10 è punito con l’ammonizione. Il fatto che sia al primo minuto non cambia niente, anzi, fa capire ai giocatori che non c’è trippa per gatti. Ho maledetto Gattuso e compagnia per anni per aver picchiato come fabbri soprattutto nei primi minuti dei derby, speculando su quella regola non scritta che prevede una sorta di “jolly” da giocarsi prima di essere sanzionati. Ripeto: Samuel era da ammonire.
  • Primo giallo a Nagatiello: onestamente evitabile. Il nippico vince un primo anticipo e pensa di poter fare lo stesso su Yepes: quando capisce di non poterci arrivare mi pare che tenti di attutire l’impatto. Non è uno scandalo darla, non sarebbe stato uno scandalo non darla.
  • Fallo su Handanovic e gol non valido di Montolivo. La prima cosa da dire è che, checché ne dicano i vari commentatori, i portieri sono sempre super tutelati dagli arbitri, per cui il minimo contatto viene fischiato. Se volete la mia opinione, non è fallo quello di Emanuelson e sono convinto che se a subire quel contatto fosse stato un difensore e non il portiere, l’azione sarebbe proseguita. Però le regole, o la prassi,  hanno sempre visto gli arbitri decidere in questo modo. Capisco l’incainatura dei cugini, che sarebbe stata anche la mia a maglie invertite. Ma l’incazzatura a mio parere dev’essere indirizzata sulla regola, non sulla sua (pedissequa, pedante…pederasta, quel che volete) applicazione.
  • Mancato secondo giallo a Juan Jesus: mi pare la lamentela più giustificata. Il nostro centrale, già ammonito, si aggancia con Emanuelson e Valeri dà prima fallo in attacco al Milan e poi codardamente risolve tutto fischiando la fine del primo tempo. Il fallo in attacco è molto tirato per i capelli: fischiando quello, supponi che la forza fisica di Emanuelson sia tale da fare da perno a Gino Gesù facendolo cadere.  Decisamente opinabile. Qui davvero a parti invertite avrei bestemmiato in lingua Tamil.
  • Secondo giallo a Nagatomo: inevitabile. Resta, ripeto, il dubbio del primo giallo, ma Nagatiello non può commettere una simile ingenuità.
  • Contatto in area Samuel-Robinho. Contatto, appunto: non tutti i contrasti sono fallo, per di più in area di rigore. Samuel si aiuta col braccio, Robinho non fa nulla per resistere: tutto sta nel valutare se il braccio largo del Muro sia tale da ostacolare il milanista. Qui concordo con l’arbitro che a sua volta concorda con la mia tesi “in area di rigore ci vuole ben altro”.

Altro giudizio in chiusura, sempre da tifoso: poiché prevedo piagnistei e grida di dolore in salsa rossonera, ribatto dicendo che a mia memoria questo è il primo Derby nel quale le decisioni arbitrali ci hanno in qualche modo arriso, oltretutto senza che nessuna di queste (nessuna, nemmeno il giallo non dato a Juan Jesus) si avvicinasse a errori quali il gol di Motta annullato a Gennaio, il gol-non-gol di Cambiasso a Maggio, ovviamente senza nemmeno arrivare a scomodare il 2-0 in nove contro undici del Gennaio 2010, vetta insuperata del complottismo sistemico, peraltro regolato ai tempi con un gol per tempo.

LE ALTRE

Juve e Napoli vincono e mantengono il +4 da Inter e Lazio. Credo che la Juve soffrirà il doppio impegno Campionato-Champions da un punto di vista di gioco e fluidità di manovra, ma non altrettanto da un punto di vista di risultati veri e propri. Essendo la squadra più forte, hanno tante soluzioni per andare in gol e, di riffa o di raffa, vinceranno altre partite come quella di Siena. Sersone Cosmi dimostra che la vittoria di San Siro non è stato un caso, mentre i suoi singoli (da Pegolo a Calaiò e Rosina) hanno dato ulteriore credibilità all’assioma “con-noi-tutti-fenomeni”. La Roma batte l’Atalanta dopo aver rischiato di prendere 3 gol in mezzora, e con i casi De Rossi e Osvaldo pronti a esplodere.

Ribadisco: teniamoci stretta l’attuale mediocrità generale e facciamo tesoro del 3° posto in comproprietà coi laziali: dopo la sosta ci saranno Juve-Napoli e Lazio-Milan. Due bei pareggioni sarebbero l’ideale, ma quel che conta è la nostra di partita…

E’ COMPLOTTO

Singolare come tutto il pre-derby sia stato accompagnato da un sostanziale accomunamento delle due squadre, che in realtà si presentavano al match già con 5 punti di distacco (vi alscio immaginare a favore di chi…). Qualcuno addirittura arrivava a sostenere che era l’Inter e ancor più Stramaccioni a rischiare più degli omologhi rossoneri. Evidentemente l’Inter deve sempre dimostrare qualcosa, mentre al Milan non si chiede nulla più di quanto sia strettamente dovuto. Nel dubbio si è vinto, portando il vantaggio sui cugini a +8 (per quel che conta) e facendo tramontare ogni illusione tricolore in una notte di inizio Ottobre. Ma l’Inter non ha giocato bene, Milito è stanco, Coutinho non ha inciso e si sono difesi troppo.

La comunicazione in salsa rossonera vive giorni di grandi ambasce, se è vero che ha dovuto prima (mal)gestire lo scazzo Inzaghi-Allegri, e ha dovuto poi produrre una tragicomica chiamata alle armi, implorando i tifosi di comprare il biglietto per il derby (#holdtogether). Chè poi ‘ste robe portan sfiga: ci aveva provato il Barça con la remuntada e l’han presa in der posto, l’aveva fatto la Samp l’anno della retrocessione… Volete farvi del male da soli? Prego, accomodatevi!

Patetico, per quanto umanamente giustificabile, Allegri nel dopopartita, quando decide di (non) rispondere alla domanda (di merda) di Massimo Mauro che chiedeva se fosse plausibile lasciare Pazzini in panca per far giocare uno scarto del Barcellona e della Roma (Bojan). Allegri aveva tutto il diritto di mandare cordialmente affanculo il calabrese cantilenante, invece sembrava un compagno di classe di Panchito quando ha risposto dicendo “eh ma l’arbitro ha arbitrato male”. Decisamente poco Milanello Bianco, anche se loro son maestri nell’esecuzione dello spartito “non-parlo-mai-dell’abritro-però…”.

WEST HAM

L’illusorio e pregevole vantaggio contro l’Arsenal non ci evita la rimonta dei Gunners: sconfitta 3-1 in casa e sorpasso dei Wenger Boys in classifica. Come si dice in questi casi? Non sono queste le partite che dobbiamo vincere. (forse…)

Eccezionalmente, video e non foto:

PRINCIPE (NER)AZZURRO

MILAN-INTER 0-1

Un bel derby da battaglia, che mi riporta indietro a quando i miei capelli erano neri, non erano ancora lunghi, a quando passavo le stracittadine asserragliato in area per poi lanciare lungo sul Berti o il Klinsmann di turno. 1-0 per noi e tanti saluti. The good ol’ nineties…

Godo, e tanto, perché abbiamo meritato, sbugiardando il tanto decantato giUoco dei cugini che tengono palla senza (quasi) mai esser pericolosi; godo perché dopo 5 minuti ci hanno annullato un gol buono, anzi buonissimo, e ciononostante portiamo a casa i 3 punti; godo perché la nostra essenza è questa: io voglio vincere, di giocar bene me ne fotto. Lo farei scolpire nel cemento all’ingresso degli spogliatoi.

Ranieri fa il Mourinho non tanto nei toni, quanto nel prevedere come sarà la partita e come la vincerà. Davanti Milito e Pazzini si guadagnano la conferma dopo le ultime confortanti uscite, con buona pace di Sneijder e Forlan che restano seduti fino a metà ripresa inoltrata. Ho dei dubbi solo in Alvarez, che in effetti è abulico ma che per fortuna non viene “mangiato” da Boateng; per il resto la squadra è quadrata, massiccia e incazzata. Lucio e Samuel picchiano come due fabbri ferrai ed è pura poesia per i miei occhi; Thiago meglio di Cambiasso che ha sbagliato ben due passaggi in 90’. Pazzini si sbatte e fa quel che può (cioè poco): quell’uomo dipende dai cross di Maicon (o chi per lui) come un pesce dall’acqua, e una partita da “tutti dietro e poi via veloci” mal si sposa con queste caratteristiche, motivo per cui personalmente sarei stato più convinto da un 4-4-1-1 con Wesley dietro al solo Principe.

Teoricamente sono ancora convinto di aver ragione. Nella pratica, felicissimo di non aver avuto la controprova.

Finisco con il commento sui due protagonisti (nerazzurri) del gol: Zanna, il vero problema dell’Inter, la bandiera bollita che gioca solo perché fa le grigliate con il clan degli argentini, piazza un break da 50 metri palla al piede, salta 3 avversari e allarga sulla sinistra. Milito attende fiducioso il liscio di Abate (piccolo inciso: dite a Caressa che si chiama Abate, non Abbbate), liscio che si concretizza ora come due anni fa; il Principe entra in area e di sinistro manda la palla a baciare il palo lontano e a rotolare inesorabile alle spalle del portiere nazifascista. Ègolègolègol! El Principe pare proprio tornato e la cosa non può che farmi piacere, tanto da mettere a questo punto in dubbio nella mia scala di preferenze l’arrivo dell’Apache Tevez. Il Sig. Massimo può chiamarmi dopo l’orario di lavoro e possiamo discuterne insieme.

La reazione dei cugini è quanto di più confusionario ci possa essere, alla faccia del giuoco di squadra e della manovra ragionata. Nagatiello potrebbe fare il 2-0, Julione sbroglia un paio di troiai in area e si arriva al fischio finale. Sono sfinito, manco avessi giocato io, ma il derby mi prosciuga da sempre e sempre lo farà. So che la gioia per la vittoria purtroppo sarà sempre minore del dolore per una sconfitta, ma stanotte me la godrò per mesi e mesi!

 

LE ALTRE

E’ presto per dire se l’Inter torni in corsa per lo scudetto, perché più di così l’Inter non può aritmeticamente fare, eppure, nonostante le 8 vittorie nelle ultime 9 partite, sono giusto un paio i punti recuperati ai cari fottutissimi nemici. Detto ciò, abbiamo Lazio e Udinese a distanza di pochi punti, con Milan e Juve rispettivamente a 5 e 6 lunghezze. È presto, è presto, ma ci siamo e dobbiamo andare avanti così. La Juve come al solito non fa mai la cosa giusta e, pur facendoci guadagnare 2 punti nei suoi confronti, di fatto minimizza l’impatto della sconfitta in casa Milan ai fini della classifica. Detto ciò, i cugini paiono abbastanza imballati e non è detto che le prossime partite segnino una discontinuità con la pochezza vista nelle ultime uscite.

 

CHI SIAMO, DOVE ANDIAMO

Un intermezzo di mercato e strategia di squadra si impone: Ser Claudio come detto ha aggiustato la baracca facendola tornare ad essere una magione di tutto rispetto. Idee chiare e semplici, tremendamente efficaci. Ora c’è da chiedersi: quanto conviene ribaltare questo succulento frittatone? Quel che servirebbe -non mi stancherò mai di dirlo- è corsa e qualità a centrocampo. Il sogno, manco a dirlo, è De Rossi, ma stando coi piedi per terra un tipo alla Nainggolan sarebbe oro colato. Il nome è ridicolo, ma corsa e lucidità non difettano al ragazzo. Detto ciò, e tornando ai dubbi amletici summenzionati, mi chiedo -senza avere la risposta- quanto sia il caso imbarcarsi nell’operazione Tevez. Per il giocatore stravedo, ma al tempo stesso vedo una squadra in cui Milito sta tornando ai suoi livelli, Pazzini il suo lo fa, i due si cercano e si trovano con discreti risultati (merito più che altro dell’intelligenza del Principe). Vedo soprattutto il potenziale di due campioni come Sneijder e Forlan che finora si è solo intravisto. Come dire: rispetto al già ragguardevole livello, l’attacco può beneficiare di 2 innesti che, per un cazzo o quell’altro, finora non ci sono stati. Ha senso pigliarne un terzo, anche se fortissimo, con i problemi di ricerca di equilibrio e gestione degli scontenti? Ripeto, non ho risposte preconfezionate al problema, ed è ovvio che se il Milan ce ne avesse rifilate 3 come l’anno scorso, con i nostri attaccanti fermi con le mani sui fianchi, il quesito avrebbe avuto soluzione assai più agevole. Tevez ti permette tante cose, checché ne dicano le prostitute intellettuali, stando alle quali al Milan sarebbe perfetto e all’Inter stravolgerebbe tutto: puoi azzardare un tridente con lui e Forlan ai lati e Pazzo o Principe nel mezzo, ma riuscirebbe il nostro centrocampo a supportare tale potenza di fuoco? Begli interrogativi, che sono contento di non dover risolvere in prima persona, ma che spero qualcuno si ponga con la testa sgombra da idee preconcette.

 

E’ COMPLOTTO

Il grosso dell’attenzione è ovviamente incentrato sulla settimana marrone vissuta a Milanello Bianco. Comunque vada a finire il caso Tevez (sono ancora convinto che possa finire dalla parte sbagliata del Naviglio), la squadra dell’Ammore ha fatto una figura barbina, seconda solo alla notte di Marsiglia. A parti invertite, con Branca che va per chiudere e torna a mani vuote dopo intervento del Sig. Massimo in persona, si sarebbero sprecate critiche e risa fragorose sui dilettanti allo sbaraglio, sull’assenza di professionalità, sull’assoluta confusione nei ruoli in società, e sullo spogliatoio spaccato (quello ci sta sempre bene). Qui invece, salvo rare eccezioni, è stato una corsa al giustificazionismo, al “bisogna contestualizzare”, al Milan che in fondo ottiene quel che voleva, cioè la permanenza di Pato (usque tandem?). Poco felice anche il paragone con il caso Kakà di 3 anni orsono, vista la caducità della “scelta di cuore” dell’Evangelico carioca. Non entro nemmeno nelle dinamiche di coppia né nei rapporti tra suocero e genero, e arrivo anche a comprendere la versione del suddetto suocero, non convinto dell’operazione (“perdo un 22enne che ha già fatto 50 gol in serie A e mi metto in casa un mezzo delinquente 28enne fermo da 4 mesi”). Ma se questa è la versione, allora la parola d’ordine non è “vai e chiudi”, bensì “prendi tempo, tira sul prezzo, insisti sul solo prestito, portiamoli così al 30 gennaio e prendiamoli per la gola”.

Ripeto, alla fine potrà anche andare in quella maniera, ma est modus in rebus. Ridicoli!

Detto ciò, la macchina del cioccolato (il contrario di quella del fango) era talmente alla ricerca di buone notizie sul fronte milanista da farci passare come fondamentale il rinnovo di Allegri (una manfrina andata avanti 6 mesi con entrambe le parti che rassicuravano sull’assenza di alcun problema) e addirittura stupirsi l’esito dei controlli medici su Cassano, che può riprendere a corricchiare. Ovviamente, il nuovo stop di Gattuso e le sue dichiarazioni virgolettate (“abbiamo sbagliato tutto per 4 mesi, curando il problema sbagliato”), sono state riportate a mezza voce  e puramente en passant. Potenza di Milan Lab, e della prostituçao inelectual.

 

WEST HAM

Vittoria corsara a Portsmouth: 1-0 e testa della classifica immutata.

Trova le differenze

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mil int 2011 2012

PART TIME LOVER

MILAN-INTER 2-1

 Mettiamola così: è finita come temevo, ma con la beffarda aggiunta di un primo tempo ben giocato che mi aveva illuso di essere stato troppo pessimista. La realtà invece, prosaica e maschilista, non è troppo dissimile dalla tipa che-te-la-fa-vedere-ma-non-te-la-dà

Gasp, dopo aver provato per un mese Sneijder da centrocampista puro, lo schiera punta esterna con Alvarez nel 3-4-3 tanto per complicarci un po’ la vita. Per il resto, Motta e il recuperato Stankovic galleggiano a metacampo, con il capitano e Leroy Obi a stantuffare sulle fasce.

Come detto il primo tempo sembra neanche vero: i nostri paiono giocare insieme da anni con questo modulo, anticipano che è una bellezza e ripartono bene cercando il Re leone là davanti (Pazzo è in panca). Il Milan non ci capisce molto, e sembra molto più in bambola di noi, con il solito Gattuso a picchiare a tutto campo e a non prendersi il sacrosanto secondo giallo alla mezzora, allorquando interviene per due volte in 5 secondi su due interisti al limite dell’area. Parapiglia (ma senza gioco della bottiglia) intorno all’arbitro, che ovviamente grazia il simpatico guascone e palla pronta per Wesley, che tanto per spegnere subito le polemiche piazza la boccia a fil di palo beffando il portiere nazifascista e portandoci in vantaggio.

Da segnalare l’ottima prova di Obi, centoventottesimo uomo adattato sulla fascia sinistra nella storia dell’Inter, che però ci mette impegno e gamba, oltre a saltare un certo signor Nesta un paio di volte in bello stile. Mi smentirà alla prossima, ma è fin dalle prime apparizioni che il ragazzo mi sembra buono…

Anche dopo il gol, i nostri governano bene e lasciano poco spazio a quelli là, se si esclude un palo di Ibra in chiusura di primo tempo, triste epifanìa di quel che sarà nella ripresa. Dove infatti, tanto per complicarci ancor di più la vita, Gasp decide di tornare alla difesa a 4, che è sì più conosciuta dai nostri, ma che fa perdere quegli automatismi che avevano prodotto il primo tempo di cui sopra. Morale le squadre si scambiano lo spartito, con l’Inter gravemente colpevole nell’azione del loro pareggio. Palla strumpallazza che ballonzola tra i piedi di 3 o 4 interisti senza che nessuno decida di spazzarla proditoriamente in fallo laterale, ed ecco che la stessa arriva in fascia per i piedi ben educati di culetto d’oro Seedorf, il quale imbecca Ibra per la capocciata che vale l’1-1.

Ulteriore aggravante, il pari consente a Allegri di operare un cambio “normale” (Pato per Robinho) e non “alla disperata” (Pato per il medianaccio Van Bommel). Il genero del Presidente poco dopo capitalizza al meglio un lancio dalle retrovie di Abate per sparare sul secondo palo di prima intenzione: JC è bravo a deviare, ma la palla rimbalza sul palo e resta lì per Boateng che non ha problemi a insaccare a porta vuota. Di fatto la partita finisce lì, con la sola vana emozione di un gol annullato a Eto’o per –giusto? -fuorigioco.

Pensierino della sera: c’è ancora da lavorare, e questo si sapeva. Continuo a pensare che manchi un centrocampista tecnicamente definibile come “coi controcazzi”, soprattutto se Gasp insisterà sul 3-4-3. Modulo che di per sé non mi convince (trovatemi una squadra in Europa che abbia vinto campionati i coppe con quel modulo), e soprattutto per il quale non abbiamo gli uomini adatti. Non posso non biasimare Gasp, che finora si sta macchiando del peccato per me più grave che ci sia nel mondo calcistico: la ubris, la supponenza di ritenere lo schema superiore al giocatore. Se ho odiato Sacchi per questo, posso concedere tempo e attenuanti a Gasp, ma non assolverlo.

E’ COMPLOTTO

Dopo essere tornato solo un attimo sul mancato secondo giallo a Gattuso –cosa che non dovrebbe stupire, vista la frequenza bisettimanale con cui la cosa si ripete-, faccio notare come tutti i commentatori, sia in diretta che in studio, abbiano ovviamente scagionato il capitano rossonero, adducendo le stesse motivazioni che di solito vengono portate a supporto del cartellino. Ad esempio: “sì è vero che entra da dietro, è vero che l’uomo va dritto verso la porta, è vero che ha appena fatto un altro intervento simile (ricordiamo il concetto di “ecceso di foga”) ma insomma siamo solo alla mezzora, l’arbitro non ha applicato il regolamento ma lo ha interpretato”. Morale, come al solito, ce l’han messo nel culo e tocca anche ringraziare.

Noto poi che a fine partita Bruno Gentili commentando la ripresa del Milan ci dice che Allegri ha messo in pratica quei consigli che Gentili stesso aveva auspicato. Auspicato??? Non ipotizzato, nemmeno suggerito. No, proprio auspicato. La prossima volta andate a seguire la partita direttamente in curva, che è meglio…

Da ultimo, faccio un’umile richiesta alla RAI: è possibile avere, tra le due voci a commento, almeno una con dei principi base di dizione? Sentire per 90’ abomini del tipo “Ibbra, Robbinho, Obbi, il Mila (anziché milan) è stato quasi più fastidioso di vedere Boateng fare il ballerino tabbozzo.

Almeno godiamoci Leroy...

Almeno godiamoci Leroy…

NOI NON SIAMO QUELLA ROBA LA’

MILAN-INTER 3-0

Manuale di come non giocare un derby.

Esempio papèle papèle di quello che l’Inter non è mai stata e mai sarà: la squadra dell’ammore, convinta di poter superare gli ostacoli con la bontà d’animo e senza bisogno di sputare sangue.

La cosa che più mi ha ferito, vedendo il derby, è stato constatare come, se mi si passa il paragone, il Milan abbia giocato –e vinto- “da Inter” (massicci e incazzati, veloci e letali), mentre l’Inter abbia perso il classico derby “da Milan” (ruminando calcio a 3 all’ora a metacampo e convinti di poter segnare quasi per diritto divino).

Non arriverò ovviamente a sposare la tesi delle prostitute intellettuali che vedono nell’entrata in campo di Gattuso per il riscaldamento la differenza tra le due squadre. Quella è una sceneggiata che si ripete da anni; e solo la squadra di un uomo di (avan)spettacolo poteva trasformare il riscaldamento pre-partita in una mascherata da simil-gladiatori mediolanensi.

E’ però un fatto che l’approccio toda joia toda belèssa di Leo non attacca, quanto meno nei derby (il ragazzo ha beccato tre volte su tre). Sarò banale, complottista e ripetitivo, ma l’Inter funziona quando sente di dover dimostrare tutto in 90’, quando si sente accerchiata e non ha vie di uscita, quando, in una parola, è costretta a giocare contro tutto e tutti. Questo stato d’animo, lontano anni luce da Leo, ha tuttavia potuto convivere con la zuccherosa empatia di questo trimestre, visto che c’erano da recuperare una dozzina di punti e la rincorsa sembrava davvero disperata; una condizione nella quale si aveva poco da perdere, c’erano ampi margini di miglioramento e soprattutto si poteva far leva sull’orgoglio e la motivazione di una squadra reduce da 5 tituli vinti nei 6 mesi precedenti.

Ma arrivati al “dunque”, anzi al Dunque con la maiuscola, il castello dell’amore è crollato contro le mazzate di Ringhio & Co. Chiaro che beccare gol dopo 40 secondi, senza nemmeno toccare palla non ha aiutato. Probabile che con Stankovic al posto di Pandev avremmo avuto maggior presenza a metacampo e più testosterone in squadra. Ma aldilà di quello, se Eto’o sbaglia un gol che nemmeno io al calcetto del lunedì, e se Sneijder è in guerra col mondo e sfanculeggia tutti, non vai lontano. Prima c’erano state altre due occasionissime (il Pazzo puntaccia in bocca ad Abbiati e miracolo del nazifascista su testa di Motta, con la sensazione -purtroppo solo quella- del gol).

E infatti la partita sostanzialmente finisce su quel gol mangiato dal Re Leone a fine primo tempo. E’ il secondo errore grave della stagione, e nemmeno gli si può dire un cazzo, visto che ha fatto più di 30 gol e si è dimostrato campione assoluto; resta però la constatazione che due gol mangiati ci sono costati la sconfitta con la Juve e quantomeno la possibilità di giocare un secondo tempo di derby in parità. Per il resto poco da dire: il Milan purtroppo ha meritato e, sebbene i gol arrivino da episodi casuali (rimpallo sull’1-0, tiro sbagliato di Abate che diventa assist per Pato sul 2-0) c’è da dire che quel fesso di Robinho ne ha sbagliati altrettanti e che la partita, dopo l’inevitabile espulsione di Chivu, poteva anche essere sospesa per umana pietà. Onestamente difficile beccarne uno che abbia giocato bene (paradossalmente Julio, nonostante i 3 gol presi, ha fato belle parate): Maicon non pervenuto se non per la classica ventina di rimesse laterali regalate al Milan, Cambiasso e Thiago in versione lumachina, persino Zanna appannato e macchinoso.

Il campionato pare andato, visto anche il Napoli in rimonta che ci scavalca e resta a -3 dai cugini. Che dire, vediamo di ripigliarci il secondo posto e di non mollarlo, in attesa di inopinati tentativi di suicidio rossoneri, che ancorchè improbabili non paiono impossibili (hanno pur sempre rischiato di perdere in casa col Bari). Il non essere lì per approfittarne, quello sì, sarebbe deleterio.

Parallelamente, noi che ancora possiamo, vediamo di andare avanti in Champions e di raggiungere quella semifinale che consoliderebbe la nostra presenza nell’élite europeo, alla faccia di quelli che “il calcio italiano in Europa non conta più niente”. Da questo punto di vista, avere subito l’andata con lo Schalke può essere un vantaggio psicologico: c’è la possibilità di archiviare il Derby e concentrarsi su una partita di uguale (anche se diversa…) importanza. Sperando che Milito stia in piedi, sperando che Eto’o raddrizzi i piedi, sperando che a Sneijder finisca il ciclo.

E’ COMPLOTTO

Ci sono due settimane da “coprire” e di cose da dire ce ne sarebbero… se solo me ne ricordassi! Maledico la mia memoria da pescolino rosso (che pare sia di 4 secondi) per non essermi appuntato tutte le minchiate lette in questi giorni sul derby e sui nostri in generale. Mi limito a rilevare lo scarso risalto dato all’assoluzione di Branca e dell’Inter sul temutissimo “caso-Pandev” che per F.Monti del Corriere era una condanna già scritta, oltre ad essere l’inevitabile antipasto della revoca dello scudetto 2006 in scena a Giugno.

Gustosissima poi la battuta letta in rete a proposito dei paragoni impossibili del giornalista Sconcertante. L’anno scorso, prima e dopo il derby di ritorno, commentando un Milan a -6 dall’Inter, ebbe l’ardire di affermare che, a parte gli scontri diretti, il Milan aveva fatto più punti dell’Inter. “Stranamente”, a parti invertite non ho sentito ripetere questa sonora cazzata dopo il 3-0 di venerdì. Lo stesso giornalista ha poi cercato di rigirare il coltello nella piaga con Delneri nel post Roma-Juve. Con Clouseau che cantava le lodi di Matri, a Sconcerti non è sembrato vero di poter chiedere “parla così bene di Matri, lei l’anno scorso aveva Pazzini…” come a dire, meglio il primo del secondo? Per fortuna per una volta DelNeri si è fatto capire nel suo eloquio, sottolineando che sono giocatori diversi, pur essendo entrambi prime punte, e che non poteva non avere uno splendido ricordo del Pazzo, che l’anno scorso l’ha portato ai preliminari di Champions.

LE ALTRE

Peggio di così… Il Napoli come detto vince in rimonta dopo esser stato sotto 0-2 e poi 2-3. La Juve batte la Roma, che frega un cazzo ma vedere i gobbi che vincono non è mai bello. L’Udinese becca a Lecce e quantomeno resta a -4 da noi. Il prossimo turno vede un’interessante sfida a Udine (arriva la Roma) e i cugini impegnati a Firenze (in Sinisa we trust). Noi faremo bene a occuparci del Chievo nell’anticipo di sabato…

WEST HAM

Se il buongiorno si vede dal mattino… Ospitiamo il Manchester United e dopo il primo tempo siamo avanti 2-0. Incredibile? Sì, infatti si sveglia Rooney e finisce 4-2 per loro.

Quando si dice entrare in campo con gli occhi della tigre...

Quando si dice entrare in campo con gli occhi della tigre…

SAN SIRO INTERCEDI PER NOI

INTER-MILAN 0-1

I giorni precedenti la fausta data del 22 Maggio (finale di Madrid), dissi ripetutamente che avrei barattato all’istante la vittoria della Champions con 5 anni di Inter allenata da Orrico e con Darko Pancev prima punta.

Siccome sono tra quelli che continuano a pensare che la coerenza sia segno di onestà e non di ottusità, confermo e sottoscrivo, anche se forse (lo ammetto) è solo un modo per soffrire di meno di fronte all’imbarazzante prestazione dei ragazzi, oltretutto nella partita che per definizione non-si-può-sbagliare.

E che infatti abbiamo sbagliato.

Diciamo le cose come stanno: il Milan ha meritato di vincere, e sono stati molto più vicini loro al 2-0 di quanto lo siamo stati noi al pareggio. Dinamica e marcatore del gol (Matrix in area cianghetta Ibra, che dopo 5 minuti segna sotto i miei occhi) sono la classica beffa. Niente di più scontato. Niente di più doloroso.

Siam sempre lì: mancherebbero 85’ e tempo per imbastire una reazione ce ne sarebbe a strafottere, ma l’impressione –e ancor più la realtà- è malinconicamente diversa. L’Inter è irritante nella sua ragnatela di passaggetti laterali, inutili e stucchevoli, e ancor di più è impotente quando si tratta di verticalizzare e –volesse mai il cielo- tirare in porta.

Una punizia di Sneijder sull’esterno della rete fa gridare al gol ma è solo un’illusione ottica (chiamiamolo miraggio và…); sarà l’unica occasione della partita.

Eto’o cerca di giocare su Abate (presto ammonito per trattenuta su di lui) e, malgrado riesca a saltarlo con una certa facilità, ha poi il problemino di dar palla a qualcuno che ne faccia un uso coscienzioso: hai detto niente…

Milito continua a essere il cugino di se stesso e il suo rimpiazzo Pandev se possibile è pure peggio.

Tocca a questo punto fare una doverosa endoscopia a Sancho Panza e iniziare a commentare il suo operato.

12 partite di campionato più altre 6 tra coppe varie sono sufficienti per un primo bilancio. Negativo, s’intende.

La squadra  -purtroppo- pare aver assimilato fin troppo il gioco di Mr Rafa, con un possesso palla ai limiti di Liedholm (per i miei gusti calcistici siamo in odor di bestemmia) e una sterilità offensiva preoccupante. In sostanza, giochiamo sempre come se stessimo 4-0: tieni palla e addormenta la partita. E questo, va detto, con gli infortuni e la stanchezza c’entra niente. Rafa le sue squadre le fa giocare così.

Arrivo però a dire che questa è a parer mio la caratteristica meno inquietante. Non mi piace quel tipo di gioco, non abbiamo i giocatori per farlo (prendi Xavi e Iniesta e poi ne riparliamo), ma non è che l’allenatore dell’Inter debba giocare come piace a me. No. Le due cose che a mio parere sono di una gravità inaudita sono l’ecatombe di infortuni (già detto, lo so…) e la poca sicurezza di quest’uomo, che si tramuta in scarso “appeal” sui giocatori.

La partita di ieri in questo senso è paradigmatica: per tutta settimana il rientro di Julio Cesar viene dato per scontato, quello di Cambiasso tra il possibile e il probabile. Morale: non gioca nessuno dei due. E va beh, non avranno recuperato. Fin qui poco da imputare al Mister (tutte le madonne invece al preparatore atletico, ma lasciamo stare). Quel che trovo allucinante è che i due in questione vengono portati in panchina, quindi teoricamente pronti ad entrare. Ora, se un titolare fisso (Cuchu e ancor di più JC, visto il ruolo) non parte dal 1’ minuto è perché non sta bene. E se non sta bene non c’è alcun motivo per portarlo in panchina. E’ lo stesso ragionamento visto già altre volte in stagione: sei mezzo rotto e dovresti stare in tribuna; ma ho i giocatori contati, quindi ti porto in panca just in case, sperando però di non doverti far entrare.

Quanto di più cervellotico e demente esista sulla terra.

E difatti, quando alla mezz’ora di stira il giovane Obi (non il pluritrentenne reduce da Triplete e Mondiale, Obi, alla 5° presenza in Serie A) il minuetto in panchina è imbarazzante: prima in fretta si prepara Pandev, poi in fretta-in fretta Sancho cambia idea e chiama il Cuchu, alla fine in fretta-in fretta-in fretta entra Coutinho. Che credibilità può avere agli occhi della squadra uno così? Ho capito che hai mille infortunati, ma in quei momenti non puoi titubare: scegline uno e via con quello.

Tanto per mantenere la media, a fine primo tempo Milito si stira per la 45esima volta negli ultimi 3 mesi, ma l’ingresso di Pandev come detto non cambia di una virgola la pericolosità offensiva della squadra, che resta assai prossima allo zero.

Siamo a più di 30 infortuni da inizio stagione (Matrix nella ripresa finisce KO dopo scontro ruvido con Ibra), di cui ben 20 di natura muscolare: il record di Alfano era 23 -in tutto l’anno però- : con questi numeri la proiezione a fine stagione sfiora la tripla cifra.

Detto questo, resta poco altro, se non la prevedibilissima prestazione di Tagliavento, impeccabile nell’assegnare il rigore (solare) dopo 5 minuti, e altrettanto solido nel non espellere Gattuso a fine primo tempo e nel non ammonire un altro paio di rossoneri durante la partita. Inevitabile quanto ingenua la seconda ammonizione di Abate.

Morale: la stagione per quel che mi riguarda è andata. Siamo a meno 6, quarti a pari merito, con metà squadra fuori per infortunio e l’altra metà che cammina in campo.

Firmerei adesso per vincere il Mondiale per club e arrivare nei primi tre.

 

LE ALTRE

La Juve impatta con la Roma, con il gentile Rizzoli che non vede un rigore solare di Chiellini su Mexes e i gobbi che osano pure protestare per il “mani” di Pepe che porta al pareggio di Totti su rigore. Ma come: abbiamo gridato allo scandalo per una settimana dopo il mancato fischio contro Boateng in Milan-Palermo e adesso contestiamo un episodio identico?

La Lazio batte il Napoli e rimane seconda a un’unghia dal Milan. Siamo ridotti a tifare gli aquilotti…

 

Niente “E’ COMPLOTTO”, chiuso per lutto.

 

WEST HAM

Insulso pareggio col Blackpool in casa. Still bottom of the table.

Hard Times, my friend…

l'Accozzaglia

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