UGO, IO…

INTER-PARMA 1-1

Sarò sintetico, perché ‘sta squadra di minchioni mi toglie pure la voglia di scrivere.

Macristo! Uno passa due settimane senza calcio, vedendo passare sotto il naso prescrizioni che per una volta sanno di condanna e manciate di frasi fatte da perculare senza pietà (#sonotuttefinali), e poi la montagna partorisce un abominio di scurreggia sotto forma di pareggio contro la più ultima delle ultime in classifica.

La sola nota positiva della retrocessione del Parma sarà di non averli tra le palle l’anno prossimo, chè i nostri amatissimi craniolesi contro questi qui hanno preso un punto sui sei disponibili.

Di contro, i parmensi contro i nostri han portato a casa il 40% del fatturato annuo di punti. Se fossimo una categoria di prodotto commerciale anziché una squadra di calcio saremmo una variante delle cosiddette “mucche da latte“: saremmo le shit cows.

Mi consolo del fatto di non aver assistito alla nefasta esibizione, che non ho nemmeno avuto il cuore di rivedere in sintesi. Non potendo addentrarmi in disamine tenniche di ‘sto par de ciufoli, e avendo pietà di me prima che di voi nella decisione di scioperare sulle altre categorie, vi lascio con un degno e doveroso tributo al personaggio principe della commedia italica degli ultimi quarant’anni.

Per una volta non mi rivedo nei panni impacciati del Ragionier Ugo, bensì della -fin troppo- amorevole ed accondiscendente Signora Pina: la sventurata, nei primi episodi della saga, non riuscendo proprio a dichiarare il proprio amore per il consorte, era solita blandirlo con l’immortale distico elegiaco:

Ugo, io… Ti stimo moltissimo“.

nel corso dell’imprescindibile gita in roulotte al mare (quella con Franchino l’intellettuale dall’ascella pezzata e la grigliata di pesce ratto, per intenderci), la succitata Pina cambia registro tentando di consolare il marito quasi cornuto e mazziato: non solo è respinto per l’ennesima volta dalla Signorina Silvani (già questo solo fatto è da applausi: la moglie consola il marito che non è riuscito a farsi l’amante), ma apprende che l’oggetto della contesa tra le due donne è proprio il mefitico Franchino: a Fantocci che si chiede chi possa mai essere interessato a lui, la Pina fa per rispondere, ma lui la interrompe credendo di anticiparla: “eh lo so… tu per me provi tenerezza…”. Glaciale la Pina quando ribatte:

“No Ugo, io per te…. Provo solo un po’ di pena…”

Vetta insuperata dell’odio/amore della Pina lo si ha nell’episodio in cui Fantozzi e Filini vanno a vedere Italia-Scozia allo stadio (Ragioniere, come si dice “che vinca il migliore“? Semplice: “that win the best“!).

Una serie di eventi porta i due colleghi a creare danni come nemmeno i peggiori hooligans, e le loro imprese immortalate nelle immagini trasmesse nel giornale della sera, cui assiste attonita e incredula la Pina, muta e sdegnata fino alla frase pronunciata con un filo di fiato:

“Ugo… mi fai schifo”.

Ecco: dopo l’esibizione cono il Parma siamo arrivati a questo: a provare schifo ancor prima che vergogna nel (non) vedere una squadra incapace di una qualsiasi reazione, non foss’altro che di nervi.

Però il Mister è un ficaccione e ci ha l’appìll, a Giugno prendiamo Yaya Touré e l’anno prossimo vinciamo il campionato.

Ma va va va…

fine trasmissioni

PIERINO E LA TESTA QUADRATA

INTER-CESENA 1-1

Guardando l’ultima esibizione dei nostri eroi mi è tornata alla mente una delle prime barzellette che ho sentito raccontare in vita mia, quella di Pierino che si lamenta con la mamma: tutti gli dicono che ha la testa quadrata.

La genitrice, quindi, per consolarlo, gli accarezza la testa seguendo il perimetro del cranio e, spigolando tra gli angoli retti, dice:

“Non è vero Pierino che hai la testa quadrata…”

La miglior fotografia della stagione,,, Sad but true

La miglior fotografia della stagione.
Sad but true.

L’Inter attuale è questa, inutile girarci intorno…

La faccia del Mancio a fine gara è tutta un programma, e se potesse uscire un fumetto dalla sua testa, probabilmente ci sarebbe scritto “ma chi cazzo me l’ha fatto fare…“.

Potevamo vincerla, vero: il gol di Icardi era buono, il tiro di Podolski è stato deviato sul palo a ulteriore conferma che noi un po’ di culo nella vita mai, quello su Dodò secondo me è rigore. Detto questo, l’arbitro “Gerva” non vede il ruzzolone di Ranocchia in piena area che ci avrebbe costretti al loro rigore e all’uomo in meno, quindi non è il caso di sottilizzare.

In buona sostanza: buttiamo via il primo tempo giocato con lo schema “dài, tanto è il Cesena“: poca corsa, tutti a giochicchiare come se si dovesse segnare per diritto divino, e le solite belle statuine dietro a rimirare la palombigia di Defrel -in effetti mirabile- che timbra il vantaggio romagnolo.

Potrei mandarla in vacca facendo notare che in campo c’era il Kuz, legnoso e brutto come ai bei tempi: la sua testa pentagonale spedisce in zona bandierina un bell’inserimento in area, mentre per intervenire su un rimpallo a 12 metri dalla porta ci mette quei 20 minuti che permettono alla difesa avversaria di rimpallare.

Ma fosse solo lui il problema, saremmo a cavallo: non capisco perchè il Mancio non faccia giocare uno tra Brozovic, Hernanes e Kovacic al suo posto. O meglio, forse lo capisco, viste le ultime uscite di “Ayeye” e visto quanto combinato dal croato decollizzato nell’ora giocata al posto del claudicante Shaqiri.

La ripresa ci vede per lo meno partire massicci e incazzati e segnare due gol in 3 minuti (uno però annullato, come s’è detto) ed arrivare con convinzione dalle parti del portiere Leali. Passata la nostra morning glory, però, rischiamo subito di subire un altro fischione su contropiede cesenate sventato alla grandissima da Handanovic. Riesco a godermi solo la prodigiosa sdraianza del nostro portiere, vista la regìa di Sky impegnata in inutili replay in perfetto stile Rai.

Con l’andar del tempo i nostri -presunti- attacchi si fanno più saltuari e disordinati: vero che arriviamo sul fondo con apparente facilità, ma è altrettanto vero che D’Ambrosio fotografa alla perfezione il nostro stato psico-attitudinale. Il ragazzo ha buona gamba e arriva al cross una decina di volte in mezz’ora, ma scodella delle fetecchie che non fanno alcuna paura alla pur non granitica retroguardia cesenate.

I nostri avversari interpretano da manuale il concetto (semplice in teoria, difficile in pratica) del “coprirsi e ripartire” facendoci passare qualche brutto minuto: complimenti ai giocatori e ancor più al Mister tanto bravo quanto somigliante a un grandissimo della comicità britannica del secolo scorso (vedere per credere):

Lupo ululì

Lupo ululì

Castello ululà

Castello ululà

.

.

.

.

.

Nella giornata che vede l’Europa allontanarsi ancor di più, gli altri arrivano dove il mio pessimismo li aspettava da mesi: in Campionato chiuderemo tra il sesto e l’ottavo posto, quindi l’unica e ultima occasione per affacciarci in Europa è quella di far strada in Europa League. Roba che in un paio di giorni potremo capire se e come sia possibile.

E se abbiamo passato i giorni successivi alla disgraziata trasferta di Wolfsburg a dire che “due gol li possiamo fare, il problema è non prenderne“, la partita col Cesena ha minato anche questa certezza, chè se non siamo stati capaci di vincere contro questi qua, dove vogliamo andare?

LE ALTRE

Il Mancio ha ragione a smadonnare nel dopo gara, dicendo che non vincere è stato gravissimo. Due punti in più non avrebbero cambiato granchè, ma ti avrebbero consentito di accorciare di tre punti su Genoa e Napoli, di allungare di altri tre sul Milan (che comunque fa sempre piacere) e di dare un senso un pocolino più ordinato e logico alla tua cazzo di stagione. Invece siam qui a leccarci le ferite, mentre la Viola rimonta sul Milan, la Lazio passeggia contro Mister Ventura e la Samp sbanca l’Olimpico di una Roma sempre più imballata. Juve a +14: non escludo che da domenica faccia giocare gli Allievi…

E’ COMPLOTTO

Poco da dire, se non la mia pervicace e prevenuta convinzione di un inscalfibile idillio tra SuperPippa e la stampa sportiva italiana. Là dove dozzine di allenatori vengono impallinati sulla base dell’ “uomo che paga per tutti, è crudele ma è così, questo è il calcio…“, qui assistiamo ad una settimanale assoluzione dell’uomo che vive sul filo del fuorigioco (e anche oltre), che -poverino- non ha colpe, perchè la squadra è scarsa e mal assemblata, in campo ci vanno i giocatori…

Tutto vero e condivisibile, per carità: non si capisce però (o meglio, si capisce eccome…) perchè ogni settimana la conferma del ragazzo venga salutata con un malcelato giubilo dal giornalettismo italico, solitamente invece affamato di sangue e ruzzolamenti nella polvere manco fossimo al Colosseo.

Potere della bresaola con l’insalata…

WEST HAM

Continuiamo la nostra discesa agli inferi beccando tre pere all’Emirates contro l’Arsenal. Fanno tre gol sostanzialmente uguali, triangolando di fino in piena area di rigore. Ma cazz… dopo che hai preso il primo gol così, al limite ti fai cacciare, ma piuttosto che farti perculare in quel modo entri dritto sulla gamba!

E vabbuo’, periodaccio…

Godiamoci il godibile, almeno Palacio sta tornando a segnare...

Godiamoci il godibile, almeno Palacio sta tornando a segnare…

LA SUPERCAZZOLA E IL GATTOPARDO

NAPOLI-INTER 2-2

Quel che si può dire senza tema di smentita è che non siamo capaci di annoiare.

Nè noi, nè gli altri.

Da buon rompicoglioni faccio presente che anche all’andata pareggiammo 2-2, alternando diverse facce nella stessa partita, e anzi menando le danze per ben più degli ultimi 20 minuti. Ma dire ciò paleserebbe una malafede dalla quale mi tengo lontano.

Mi limito a citare la consueta saggezza di Boban che, commentando i rispettivi pareggi e la quasi analoga classifica delle due milanesi, faceva notare come la differenza tra le due squadre fosse abissale nella percezione ed infinitesimale in termini di punti.

Nulla di più vero: il Mancio ha portato il suo irresistibile fascino in tutti i territori a lui circostanti. I media lo amano, e io me ne compiaccio vieppiù, e anche i giocatori vedono in lui quel leader (inteso proprio nel senso letterale del termine, colui che guida) che Mazzarri e il suo piagnisteo metereopatico evidentemente non poteva dare.

Facendo finta di fare un’analisi a freddo della partita (a freddissimo… visto il ritardo con cui scrivo, ma non rompete le balle chè c’ho ‘na vita…), il Napoli chiude 0-0 un primo tempo in cui poteva serenamente fare quattro goals, mostrando un Higuain stranamente sprecone e ben controllato da Handanovic. I nostri tengono palla ma producono pochino: bella la percussione iniziale di Palacio, ma gli anni passano e il ragazzo non arriva in tempo; accademico il sinistro alto di poco di Brozovic (once more in ombra…), innocua la botta centrale del trottolino Shaqiri.

Nella ripresa succede tutto, fin da subito: Hamsik segna di testa, talmente solo che non esulta, incredulo di cotanta libertà ai confini dell’area piccola. Solo generiche le attenuanti a Juan Jesus, ammonito dopo 20 secondi per un fallo che non c’è dal solito Rocchi, e conseguentemente impaurito per i restanti 89 minuti e passa. Per non correre il rischio di incappare nel secondo giallo si tiene a un buon metro da qualsiasi attaccante degli azzurri, che per pura grazia attendono solo il 50′ per purgarci.

Noi nel frattempo abbiamo invertito gli esterni, mettendo D’Ambrosio a destra e Santon a sinistra. Il “bambino” di Mourinhana memoria mi smentisce più che piacevolmente, arando la fascia mancina e usando sempre e solo il piede destro -motivo per cui di solito lo stramaledico. Com’è come non è, il ragazzo ci dà dentro e inizia a scodellare palloni sempre più interessanti.

Là davanti Icardi inizia a farsi vedere, mandando fuori di un pelo una bella girata di testa su cross di Shaqiri, passato a fare l’esterno di un 4-2-3-1.

Ma poco dopo (detta come la direbbe Frèngo e Stop) Guarin torna ai grandi classici, perdendo palla a metà campo a beneficio di Higuain, che trova il tempo di fargli un tunnel, di portarsi a spasso Juan Jesus e mandarlo al bar con una finta appena accennata e infine di incenerire l’incolpevole Handanovic con il classico tiro a voragine che tante volte avrei voluto sfoggiare al calcetto dei campioni.

Il Napoli pensa -legittimamente- di averla in tasca e sostanzialmente smette di giocare.

La tasca però dev’essere quella posteriore dei pantaloni, e dev’essere pure bucata, perchè in meno di un quarto d’ora la partita esce dalla suddetta tasca e si spinge sempre più verso l’interno, con esiti intuibilmente triviali.

Dapprima è Santon a stupirmi con un doppio passo e un cross rasoterra di sinistro (ma allora ce l’hai, non è una protesi!!!): batti e ribatti in area e alla fine è il Trenza a buttarla nel sacco.

Pochi minuti dopo, bella imbeccata di Guarin per Palacio in area: ingenua quanto evidente la trattenuta di Henrique, che avrà studiato sugli appunti di ‘GnazioAbate, versione Derby 2012. Il rigore è talmente solare che neppure Rocchi può esimersi.

Icardi fa il grosso e rifila il cucchiaio al simpatico tifoso che attentava alla sua cornea con l’immancabile puntatore laser.

Tempo di vincerla ce ne sarebbe, stante anche l’avversario rimasto in 10, ma il colpaccio rimane in canna. Nè possiamo lamentarci, chè a dirla tutta sul 2-0 non avrei sperato nemmeno nel gol della bandiera.

Quando però l’ho visto materializzarsi al minuto 27 (quindi prima della letale e proverbilae soglia del 28′) ho pensato “…hai visto mai che…

E per una volta è andata.

Cambia un cazzo, galleggiamo in ottava posizione con la consolazione di aver acchiappato il Torino, ma altrettanto consapevoli che da questo campionato abbiamo ben poco da guadagnare. Per esser chiari: il tanto sbeffeggiato quinto posto dell’anno scorso ce lo scordiamo, motivo in più per puntare tutto sull’Europa League, con la partita contro la squadra aziendale della Volkswagen alle porte.

LE ALTRE

La Juve vince il Campionato a Marzo, andando a +11 su una Roma ormai capace solo di pareggiare. Il Napoli come visto fa altrettanto, e così è la Lazio a dilagare sulla Fiorentina, agganciando proprio i campani al terzo posto. Il Milan viene raggiunto al 94′ dal tremendissimo Nico Lopez che, come solertemente riportato in tempo zero da tutti i commentatori, era già stato fatale a Mazzarri, e pareggia una partita che ha seriamente rischiato di vincere con una dose di culo industriale. Il rigore a favore non fa più notizia; il gollonzo di Mexès sfida invece le leggi della fisica applicata alla sorte. Disgustomatico.

E’ COMPLOTTO

Iniziando dai commenti alla partita, faccio presente come il non frequente gesto tecnico denominato “cucchiaio” o “scavetto” generi sempre -ovviamente quando va a buon fine- gli “ooohh” estasiati del pubblico. Totti, Pirlo, perfino Toni poche ore prima di Icardi hanno ricevuto le giuste lodi per quel tiro tanto beffardo quanto dolce.

Ovviamente diverso il caso di Icardi, bollato bonariamente come “il ragazzo che non cresce mai, che non sa sottrarsi allo sberleffo“. Sintomatica l’intervista di Sky al Mancio, al quale tentano in tutti modi di far dire che il ragazzo non lo doveva fare.

Preciso Ciuffolo quando dice “non l’ho neanche visto, lo sto vedendo adesso“.

Spostandomi dal singolo gesto tènnico alla tattica più generale, e ad ulteriore riprova che it’s a matter of perception, ricordo distintamene le critiche a Mazzarri nella gara di andata, pur giocata bene secondo me. Al tecnico labronico veniva rimproverata l’eccessiva tendenza al contropiede, là dove invece Benitez faceva giocare le sue squadre ed era amante del bel gioco (la bella Ilaria disse testualmente “non certo un contropiedista” con la pletora di commentatori ad annuire alla collega).

A un girone di distanza, Benitez è invece bravissimo a ripartire in transizione (attenzione, non “a fare il contropiede“, a “ripartire in transizione“, sentite come suona cool e smart?), mentre l’Inter ha un possesso di palla spesso sterile.

Ma è tutto troppo banale perchè io possa davvero stupirmene.

Assai più gustoso, di contro, l’intervallo lavorativo di martedì 3 marzo scorso.

In pausa pranzo sono solito degustare un paninetto davanti ad un quotidiano dalle eccentriche pagine rosa. I

Ebbene, quel dì, in meno di un’ora ho riscontrato i seguenti pezzi-simpatia:

1) Si parla del Liverpool e di Coutinho: a Stefano Boldrini non pare vero poter fare il maestrino saccente tirando fuori la solfa di Roberto Carlos e indugiando con espressioni tipo “A volte ci ricascano” o la chiusa “Ma davvero Roberto Carlos non aveva insegnato nulla?”.

2) Nelle sempre interessanti pagine di “G+“, in quanto tali assenti nell’edizione on line, c’è un servizio sul campionato statunitense appena iniziato.

Dovrete purtroppo fidarvi di quel che vi dico, non potendo linkare che uno snapshot che corrobori le prove del mio delirio.

Giusto celebrare degnamente il soccer, facendo notare la presenza di grandi campioni o vecchie conoscenze del calcio “che conta”: sintomatico il fatto che tra i volti noti attualmente in MLS facciano sfoggio di sè i vari Kakà, Giovinco, David Villa, i futuri Lampard e i recenti Beckham. Oba Martins ovviamente non è nemmeno citato “tra gli altri”, che pure annoverano fenomeni quali Jozy Altidore e Robbie Keane.

Puntualissimi invece a rimarcare la differenza tra il calcio statunitense odierno e quello di qualche lustro fa. Mi pare che il titoletto di uno dei paragrafi riportasse testualmente “Altro che Matthaeus e Djorkaeff!

3) Altrettanto interessante l’intervista fatta a Andrea Previati, giovane universitario che allo studio USA sta affiancando l’esperienza nella squadra calcistica universitaria. Facendo un paragone tra il calcio giovanile italiano e quello a stelle e strisce il ragazzo dice (o meglio, al ragazzo fanno dire): “Avevo giocato contro l’Inter nella Beretti e pensavo potesse essere la partita più bella della mia vita: c’erano 80 papà e qualche osservatore“.

Per la cronaca, questa la foto della pagina della Gazza incriminata:

Se avete un buono zoom riuscite a leggerci le porcate contro l'Inter

Se avete un buono zoom riuscite a leggerci le porcate contro l’Inter

4) Infine, puntuto e graffiante il trafiletto dedicato al probabile ingaggio di Hector Cuper da parte della Nazionale egiziana. Dopo essersi premurata di farci sapere che l’Hombre Vertical era tutt’altro che una prima scelta dei Faraoni, la redazione si tuffa nell’album dei ricordi (rigorosamente grossolani), riecheggiando il 5 Maggio e le presunte collusioni con la camorra, prima di lasciarsi andare a frasi quali:

“…il 5 Maggio, pietra tombale di una carriera da perdente come se ne sono viste poche”.

Questa me la sono scritta sul tovagliolo perchè me la volevo ricordare…

Ora, posto che uno possa anche vedere il 5 Maggio avulso da tutto il contesto (e cioè da come si sia arrivati a giocarsi lo scudetto all’ultima giornata, ma sono io ad essere il solito complottista…), questo pover’uomo è arrivato in finale di Champions col Valencia nel 2001, è arrivato in semifinale nel 2003 con l’Inter (uscendo per un doppio pareggio), è arrivato più volte secondo in Campionato.

Un vincente? Certo che no. Ma se questo ha avuto “una carriera da perdente come se ne sono viste poche“, Pippo Marchioro cosa dovrebbe dire?

Torno alla attualità più recente e chiudo con una foto dedicata a Sacchi e al fido Bargiggia. Ecco l’indegna Inter che ha osato battere il Milan-che-propone-giuoco 2-1 nel derby della Primavera:

Da sinistra in piedi, all'unisono: "Prrrr!!!!"

Da sinistra in piedi, all’unisono:
“Prrrr!!!!”

WEST HAM

Evidentemente nell’East London invidiavano la palude di centroclassifica dei ben più blasonati nerazzurri.

Si saranno chiesti “ma noi, onesta working class della Premier League, che cazzo ci facciamo in zona UEFA? perdiamone un po’ e ritorniamo a metà classifica“. Solo così posso spiegarmi l’imprevedibile sconfitta per 1-0 contro il Chelsea capoclassifica.

L'immaturo Icardi non ha rispetto dei tifosi avversari e li irride col cucchiaio.

L’immaturo Icardi non ha rispetto dei tifosi avversari e li irride col cucchiaio.

MALE MA BENE (PER CHI CI CREDE…)

INTER-FIORENTINA 0-1

L’Inter perde una partita che poteva serenamente pareggiare, e forse anche vincere.

Però la perde e quindi c’è poco da dire. (Logica stringente, datemene atto…)

Certo, vedere Palacio non servire Icardi solo a porta ormai vuota è un colpo al cuore, chè il Trenza anche se cigolante ha di solito intelligenza calcistica sopraffina. Già più prevedibili invece gli abbonamenti a legni vari (Guarin tenta il gol fotocopia di Europa League ma prende il palo) ed eroi di ritorno (Neto ormai fuori rosa fa le uova togliendo tre-quattro palle che parevano già in buca).

I due allenatori devono fare severa autocritica: Montella non si accorge del KO di Tomovic ed esaurisce i cambi dovendosi giocare l’ultimo quarto d’ora in dieci (e poi addirittura in nove!), mentre il Mancio obbedisce ad un turn-over fisiologicamente inevitabile, ma dai risultati nefasti. Kovacic e Podolski fanno a gara a chi fa peggio (il tedesco era paradossalmente parso migliore a Cagliari, dove almeno i gol -pur sbagliati- li aveva quantomeno cercati) e i loro rimpiazzi entrano con un’oretta di ritardo.

Il primo tempo in effetti vede i nostri essere pericolosi solo con il succitato montante colpito dal Guaro, mentre la Fiorentina, pur non facendo molto, crea comunque un paio di pericoli dalle parti di Handanovic. Bravo il nostro portiere sulla punizia velenosa di Diamanti; esecrando invece nella ripresa quando respinge male un cross radente di Pasqual. Sulla respinta arriva Salah, lasciato solo dai nostri, ed il frittatone è servito…

Tempo e modo di rimediare ce ne sarebbe, e difatti le occasioni migliori le abbiamo da lì in poi, complice l’ingresso dello svizzero-kosovaro-tabbozzo. Shaqiri si conferma di talune spanne superiore – se non in altezza, in intensità e numero di giri. Diverse le palle che passano dai suoi piedi, sempre pericolose anche se, purtroppo, mai decisive.

Non va meglio con i colpi di testa, visto che prima Vidic e poi Palacio nel finale si vedono ricacciare in gola l’urlo liberatorio dal portiere viola e in odore (rectius puzza) di accordo con la Juve.

In un centrocampo più all’arrembaggio e meno ordinato del solito (altra prova delclinante anche per Brozovic), emergono vizi e virtù di Guarin. Il ragazzo, pur tra i migliori, ha alternato fasi di lodevole caparbietà ad altre di insensata insistenza, dribblando uomini su uomini invece che servire compagni meglio piazzati.

Ma non è il caso di sottilizzare, chè il colombiano è di gran lunga il più forte dei nostri in queste settimane.

Pensa un po’ a dove siamo arrivati…

Occorre quindi ripartire dalle buone cose fatte vedere, pur consci dell’ennesima occasione buttata al vento: battendo i Viola li avremmo quasi raggiunti (-1), riaprendo scenari di quarto posto e guadagnando in fiducia ed autostima. Come puntualmente accade da tre anni, invece, toppiamo l’ennesimo esame di maturità e siamo ricacciati nei bassifondi della colonna di sinistra, con l’impervia trasferta napoletana che si staglia all’orizzonte.

Concludo facendo notare che la Fiorentina non ci batteva a San Siro dal 2000 e che i nostri non vincono a Napoli dal 1996 (Galante di testa, sentita per radio, a momenti vado a sbattere su un tornante per Livigno…). Il problema è che noi interisti non abbiamo ancora capito come giocare al gioco dei “record che esistono proprio per essere battuti“.

LE ALTRE

Oltretutto, anche il Napoli esce sconfitto dall’ultimo turno, complice un Toro più che mai cazzuto. Ci aspetta quindi una trasferta con cazzimma nel Golfo. Il Milan raccoglie un brutto pareggio a Chievo mentre la Samp rimonta e batte l’Atalanta in quel di Bergamo. La Lazio passa facile a Sassuolo.

il Monday Night vede prima e seconda sfidarsi a Roma: tifo matto e disperatissimo per i lupacchiotti, consci che, pur vincendo, la rincorsa al primo posto resterebbe quasi impossibile.

E’ COMPLOTTO

Onestà vuole che, per quanto sentito, i nostri siano stati solo bonariamente rimbrottati per la sconfitta. Giuste le critiche al Mancio per la formazione iniziale, ma a parte quello è stato tutto un riconoscere le tante occasioni avute e comunque l’esistenza di una manovra generale che dà quasi l’impressione che la gente in campo sappia quel che deve fare.

Siccome però sono un paranoico rompicoglioni, la chicca la tiro fuori dalla Gazza di venerdì.

I foglietti che Mancini manda in campo ai suoi giocatori sono obiettivamente un’anomalia sui campi di calcio e si prestano a divertenti ironie e prese in giro. Guai a lamentarsi di ciò, e anzi la parodia del messaggio recapitato a Medel e Ranocchia nel Giovedì di Coppa è assai gustoso:

Fin qui tutto bene

Fin qui tutto bene

Trovare però questa immagine a pagina 5 della Gazza, dove cioè si commenta la partita, sa di presa per il culo! I lettori della rosea mi capiranno (o compatiranno, a seconda dei casi…): non l’hanno messa in penultima pagina, insieme alle vignette e ai tweet ironici della giornata.

No. L’hanno messa lì:

processo alle intenzioni di prostituzione intellettuale.

processo alle intenzioni di prostituzione intellettuale.

Senza nemmeno una didascalìa che spiegasse l’ovvio (e cioè che era -appunto- una simpatica battuta). “Io la metto lì, se poi sembra una presa per il culo, peggio per loro“.

WEST HAM

Brutta e inspiegabile la sconfitta interna col Crystal Palace: ne pigliamo tre e segniamo il “goal of the flag” quando loro son già in 10 uomini.

What a load of rubbish…

Aquilani sorride perchè sa che tanto piglia il palo...

Aquilani sorride perchè sa che tanto piglia il palo…

SEMPRE PIU’ DIFFICILE

CAGLIARI-INTER 1-2

Come dice il titolo, e come dicono al circo, riusciamo nell’impresa di giocare molto bene un primo tempo chiuso a reti bianche e a portare a casa la vittoria nella ripresa nonostante una difesa raccapricciante.

Terza vittoria di fila in campionato: roba che non si vedeva da due anni e passa…

Potrei anche chiuderla qui, facendovi contenti, chè quel che c’è da dire si riassume  giusto in trepparòle (“anche in due…. co…com… come ti viene!” cit. Turné). Invece insisto nel passeggiarvi sui testicoli coi tacchi a spillo, cercando invano di capire perchè la stessa squadra possa alternare brilli estemporanei… va beh questa ormai la sapete.
Il Mancio mi strappa applausi ancor prima del calcio di inizio, smentendo l’ennesimo “caso”, e facendo giocare Vidic al posto dell’impresentabile Ranocchia degli ultimi tempi. Altrochè “con me ha chiuso, non giocherà più“: fatemi cullare il sogno -infantile e inutile- che l’abbia fatto solo per smentire la stampa e svelare il complotto ai nostri danni.
Non è così, ma sarebbe bello.
Handanovic ha una zampa fuori posto quindi gioca Carrizo: caotico, poco ortodosso ma ugualmente efficace. Là davanti torna Kovacic ad assistere uno dei migliori Icardi della stagione ed un Podolski che fa tutto quello che può (“cioè nulla“) in questo momento di forma. Nella prima mezz’ora si divora due gol da bestemmia in chiesa, talmente clamorosi che il terzo errore pare quasi (quasi) scusabile.
Medel, Guarin e -in misura minore- Brozovic garantiscono sufficiente solidità e mobilità alla nostra mediana. Bravo ragazzo il fratello di Ajeje Brazorf, un po’ troppo frettolosamente definito il nuovo Modric e cacate varie.
Personalmente, ribadisco il mio illuminato parere:
è un Kuzmanovic più forte.
Il che, stanti gli ampi margini di miglioramento della squadrètta, è già qualcosa! Il ragazzo sa fare un po’ di tutto e anche piuttosto bene (Kuz fa tutto da 6–), quindi in questa Inter uno dei posti a centrocampo è suo di diritto.
Tornando alla partita, e detto di un primo tempo ben giocato e buttato nella latrina nella guisa di cui s’è detto, la ripresa inizia con il colpo da biliardo del croato decollizzato: Kovacic dà l’avvio all’azione e la conclude dopo un controllo in area di Icardi.
Umanamente comprensibile la sua esultanza a zittire i critici, e sintomatica la corsetta del Mancio verso il giocatore per festeggiarlo (rarissimo che sia un allenatore a correre verso il giocatore, a meno che non si voglia festeggiare gol importanti, importantissimi o -che si riveleranno- decisivi).
Come vedremo più avanti, ovviamente, la cosa non è minimamente presa in considerazione dagli attenti osservatori, che invece parlano di un Kovacic triste e inconsolabile.
Come già visto a Glasgow, però, i nostri staccano la spina e nun ce capiscono un cazzo. Entra il giovane Longo, satanasso della Primavera nerazzurra di qualche anno fa, e in naftalina da un buon quadrimestre passato in Sardegna, e pare Nordhal per come gioca. Cossu si ricorda di essere mezzo campione e quindi fa tutto bene salvo sparare alto solo davanti al portiere. I nostri difensori se la fanno addosso senza riuscire a mettere insieme due passaggi in fila.
In questo mi sento di dare qualche colpa al Mancio, che martella tutti i nostri con il mantra del “giochiamo la palla e non buttiamola via“: concetto nobile e financo condivisibile, quando non portato agli accessi. Personalmente, in quei casi un paio di rinvii alla cazzimperio sono più salutari di una tisana in una fredda notte di inverno.
Però non fa figo…
Morale, proprio nel momento in cui il nostro pannolone necessita di un urgente cambio, Medel (quello che è indegno di giocare, quello che nemmeno il peggior terzinaccio…) fa un passaggetto in verticale tanto semplice quanto illuminante: Icardi riceve, manda tutti al bar con una finta in sgummamento e piazza la biglia all’incrocio con sinistro a voragine.
L’esultanza è talmente brutta che preferivo la scena muta dell’ultima volta ma, insomma, non si può aver tutto nella vita.
Mandiamoli ad Amici va...

Mandiamoli ad Amici va…

Chiamandoci Inter, i problemi sono ben lungi dall’essere risolti, anzi.
Retrocediamo ancor di più, cagandoci in mano da soli; Longo non riesce tecnicamente a segnare il suo Primo Gol in Serie A solo perchè il suo tiro sbatte sul palo e poi sulla schiena di Carrizo, ma mi era bastato vederne il profilo efebico dalla panchina per bestemmiare tra me “Opporc… questo adesso entra e ce la mette sicuro!“.
E’ come se, quando la storia è così bella e particolare, la Dea Eupalla (vecchia bagascia, fatti i cazzi tuoi ogni tanto!) non resistesse alla tentazione di far esclamare a tutti “incredibile! proprio lui!” come degli automi Piccininiani.
Facciamo un passo indietro e torniamo alla scellerata trasferta in terra di Scozia: secondo voi, un italo-svedese che ha passato l’infanzia in Africa, che è stato fermo un anno e mezzo per infortunio, che da piccolo stravedeva per lo Zlatan interista ed è stato allievo del Mancio al City, poteva forse esimersi dall’infilarci il sifulotto al minuto 93?
Claro que no.
Tornando all’ultima esibizione delle nostre rockstar preferite, il gol preso ovviamente galvanizza i sardi che ci credono -a ragione. Le occasioni non sono nitidissime, ma il pericolo è costante per gli ultimi 20 minuti di partita.
L’ingresso del Kuz e di Hernanes serve solo a quest’ultimo per avere ennesima riprova del periodo di sfigacosmica  che sta attraversando. La sabongia da fuoriarea è degna del miglior Stankovic: forte, tesa, precisa, pure troppo. Infatti sbatte sulla traversa e rimbalza a pochi centimetri dalla linea di porta, ma ancora saldamente in campo. Dodo addirittura lo consola, mentre l’ex laziale sorride mezzo sconsolato e mezzo contento per il triplice fischio finale.
Dopo il simpatico intermezzo di Europa League previsto giovedì, domenica ospiteremo la Fiorentina per l’ennesimo esame di maturità: per il campionato cambia poco, chè tanto terzi non ci arriviamo. Serve però far punti e guadagnare in autostima.
Hai detto niente…
LE ALTRE
Complice il rinvio del Derby di Genova (una storia di teloni e pioggia degna del peggior girone di interregionale…), per qualche ora raggiungiamo addirittura vette inesplorate per le nostre recenti abitudini: tipo sesti a soli 4 punti dalla Fiorentina.
Mentre la Juve regola l’Atalanta in rimonta, la Roma ha definitivamente deciso di abdicare a qualsiasi sogno di scudetto, e deve invece guardarsi le terga da un Napoli che pare solido e tosto nella rincorsa alla qualificazione diretta alla prossima Cèmpionz.

I cugini spezzano le reni al Cesena con un bel gol di Bonaventura e l’ennesimo mezzo rigore gentilmente offerto al 90′. L’altro mezzo rigore della giornata, questo, non solo non è stato dato, ma è stato giudicato fallo in attacco.

Tutto in proporzione, as usual.

E’ COMPLOTTO

Come accennato, l’Inter arriva a Cagliari col caso Vidic scoppiato nel culo di chi se l’è inventato e con Kovacic immusonito dalle troppe panchine (diciamocelo tra di noi… bravo sul gol, ma per il resto partita di pura decenza e nulla più…): ecco che il ditino davanti alla bocca dopo l’1-0 è parsa occasione troppo ghiotta per i mediaservi per farselo scappare.

Illuminante più del solito in questo caso la pelata di Max Nebuloni di Sky, che testualmente dice a Icardi nel dopo gara che nonostante il gol Kovacic non sembrava comunque felice, sembrava adombrato“.

E’ sempre la stessa storia: i giornalisti di Sky “battezzati” alle altre squadre sono di solito poco meno che ultrà al seguito dei propri idoli (vero Nosotti che chiami tutti per nome e nomignoli? “Pippo dice a Jack di stare più alto” ma lèvati…), i nostri invece sono i carugnin de l’uratori che fanno la spia.

Anche noi tifosi non ci facciamo mancare niente (e mi ci metto per primo): Ranocchia ha uno stato di forma difficilmente peggiorabile, ma si è visto che anche senza di lui i problemi non spariscono. Giovedì scorso, dopo il 3-3 dell’italo-afro-svedese-lungodegente avrei impalato il nostro Capitano pur senza colpe evidenti (sa far molto di peggio come sa Higuain) e non sono il solo.
Posto che sarebbe troppo chiedere una roba così, si potrebbe comunque trovare una via di mezzo nei nostri giudizi, almeno per evitare che i giornalisti diano come notizie di giornata le nostre querimonie mediatiche.
WEST HAM
Se è per questo la nostra difesa è in ottima compagnia: gli Hammers sperperano il doppio vantaggio a casa del Tottenham subendo uno stupido 2-1 e causando un rigore tanto netto quanto ingenuo a 10 secondi dalla fine del recupero.
Ulteriore beffa, il rigore è inizialmente parato dal nostro portiere, ma gli Spurs segnano su subitanea ribattuta.
Wankers…
14 gol come Tevez, tanto per ricordarlo!

14 gol come Tevez, tanto per ricordarlo!

PIASTRELLATI

SASSUOLO-INTER 3-1

Quando si dice che “più in giù di così, c’è solo da scavare” si afferma una grande verità, oltre a citare una simpatica canzonetta di qualche anno fa.

Ci armiamo quindi di vanga per modellare la silouhette di quel sarcofago calcistico che siamo diventati, anche se siamo molto trendy e ficaccioni nel nostro insistito 70% di possesso palla, chè adesso si gioca, mica come prima che si faceva solo il contropiede.

La verità è che l’attuale Sassuolo contro l’attuale Inter vince facile 7 volte su 10, pur avendo una rosa nemmeno paragonabile. Mancini fa bene a insistere sul lavoro, finanche sul “giUoco” come unica strada per uscirne, ma comprende perfettamente che quello che pensava essere un impegnativo sentiero di montagna è in realtà un Everest da scalare a mani nude.

La partenza ci illude di essere quasi in palla, con un paio di occasioni nel primo quarto d’ora, prima che i nostri avversari capiscano che la nostra opposizione alle loro ripartenze ha più buchi di un groviera stagionato. Ecco quindi la prima delle millemila discese sulla nostra fascia destra, lasciata libera da un Donkor che -apprendo- nasce centrale difensivo ma spinge più del Maicon dei bei tempi: il cross in mezzo è solo deviato da Medel ma arriva ugualmente a Zaza, che non si fa problemi: si gira e spara di sinistro sotto l’incrocio, con Handanovic e Vidic a battergli le mani.

La scoppola non ci sveglia, anzi: la sobria euforia dei primi minuti lascia spazio al nulla calcistico espresso da Kovacic (c’era?), Palacio (ho pietà di lui solo per il glorioso passato) e Podolski (si vede solo quando intercetta invece che far scorrere gli unici tre palloni dati sulla corsa di Dodò). Shaqiri è l’unico che si sbatte, e nella ripresa colpisce anche un palo.

Come detto non impariamo dagli errori, quindi ecco Sansone infilare il quarto gol contro di noi (su un totale di 16 in Serie A) sempre partendo da destra, dove nell’occasione era contrastato -si fa per dire- nientepopodimenoché da Palacio.

Ci va ancora bene perchè l’unica occasione in cui Donkor ferma gli attaccanti emiliani genera un mezzo rigore, gemello di quello che dopo il 90′ pone fine alla sfida.

La ripresa, se vogliamo, è parente stretta della partita di settimana scorsa col Torino: loro dietro a difendere il meritato doppio vantaggio, noi a ruminare calcio a due all’ora (almeno tra di noi diciamocelo, altrochè “abbiamo cambiato faccia nel secondo tempo”) e a costruire una sola azione (bel cross dalla destra di Brozovic e capocciata di Dodò con conseguente miracolo di Consigli). Per il resto, ricordato il palo di Shaqiri su bel sinistro da fuori area e un tiro velleitario di Podolski da posizione assai defilata, segnamo il 2-1 di rapina con Icardi, entrato nella ripresa, quando mancano una decina di minuti a fine match.

Poco dopo, Sansone macchia la prestazione facendosi stupidamente espellere, e sono gli unici minuti in cui sogno un immeritatissimo pareggio, stante il maxi recupero concesso.

Ci pensa Ranocchia a riportarmi dalle nuvole eteree alla terra fangosa, allorquando si fa beffare da Zaza sullo stacco aereo, prima che Donkor lo fermi irregolarmente in area. Berardi segna ad Handanovic dal dischetto (il che è una notizia) e terza pera messa in saccoccia.

GENIUS AT WORK

Ma siccome potrebbe andar peggio,

"Come?" "Potrebbe piovere..."

“Come?”
“Potrebbe piovere…”

…ecco la genialata del dopo partita, così intrinsecamente simpatttica da meritare un trafiletto “a parte” (che va sempre scritto staccato. Scusate ma ho un odio viscerale per chi scrive obbrobri tipo apparte, apposto, intravvedere, caffellatte: risparimiate sulle doppie chè c’è la crisi!).

Dunque, si diceva: come se non bastasse la scoppola sul campo, alcuni dei nostri vanno sotto la curva dei tifosi per salutare, ringraziare, scusarsi… ognuno ha la sua versione.

Morale: quando i due genialoidi Guarin e Icardi tirano la maglia e questa viene cortesemente ritornata al mittente, finisce tutto a schifìo. Il colombiano la mette sul romantico, battendosi il pugno sul cuore come a dire “io ci metto l’anima”, lasciando il legittimo dubbio che il fatto costituisca un’aggravante o un’attenuante. Il twittatore seriale va più sul terra-terra, dando dei pezzi di m… a tutti.

Poverino, va anche capito: i due neuroni che possiede non lo fanno andare oltre al lineare ragionamento riassumibile in “ma che cazzo volete da me? sono entrato nella ripresa e ho pure segnato…“. Ranocchia, da diligente capoclasse si mette in mezzo e alla fine, non senza fatica, riesce quantomeno a portarli nello spogliatoio, da cui -pare- usciranno poco dopo per ricomporre la frattura.

L’assist servito ai media è degno del miglior Pirlo, e infatti…

E’ COMPLOTTO

Ebbene sì, anche in questo pauroso autogol dei nostri riesco a vedere un pregiudizio e una difformità di comportamento rispetti ad altri casi analoghi.

1) Partiamo dalla richiesta dell’Inter, ingenua e contro-producente, lo riconosco, di non riprendere la scena descritta poco fa. La cosa fa prevedibilmente ridere tutti gli addetti ai lavori, che non si fanno alcun problema nello sbertucciare l’irritualità della richiesta “in un’epoca in cui basta un telefonino per essere in rete un secondo dopo“.

Tutto vero, tutto giusto. Evidentemente, però, solo io ricordo quanto successo al Milan di Allegri qualche anno fa. Lo ricordo per quelli che non sono stati attenti in classe:

Allegri, durante un Lazio-Milan del settembre 2010, ormai esasperato dagli errori dei suoi ragazzi, sbotta con Tassotti “stiamo giocando col culo!“. Ecco il prode bordocapista, il fido Alciato, azzardarsi a riferire l’accaduto ai telecronisti.

Ebbene, come già ricordato ai tempi, l’unica vera rivale di Mediaset sullo sport in TV mandò una nota di scuse alla squadra Meravigliuosa, per aver divulgato quello che era solo uno scambio di opinioni tra colleghi.

A loro, gli chiedono scusa. A noi, giustamente, ci perculano.

2) Volendo poi sottilizzare, la censura è in effetti avvenuta, visto che tutti hanno fatto a gara a mostrare le immagini della lite, ma nessuno si è preso la briga di dare analoga visibilità al posticcio happy end creato ad arte nel dopo-dopo-gara. Ma sarei un ingenuo a stupirmene.

3) La prova evidente della malafede o, se preferite, del pregiudizio dei media a riguardo, è questa tendenziosa photogallery del Corriere della Sera, dove vengono minuziosamente elencati molti (nemmen tutti, chè io il Chino l’ho sfanculato più volte, prontamente ricambiato) scazzi tra nerazzurri e tifosi. Sarò distratto, ma non ricordo analoghi almanacchi diversamente strisciati a cadenzare le periodiche frizioni tra curva rossonera e suoi tesserati…

4) In questo clima di “mandiamo tutto in vacca che con l’Inter funziona sempre“, ecco come la Gazza serve il contorno alla possibile polpetta del ritorno in nerazzurro di Ando’ Cassan’. Titolo “Antonio e le cassanate interiste“.

Svolgimento: Cassano fa la gaffe sulla popssibile presenza di gay in nazionale 2 mesi prima di arrivare all’Inter (quindi ancora come tesserato del Milan), ma la grezza è già attribuibile ai nostri.Che bella la prostituzione intellettuale retroattiva!

Non solo: Cassano alla conferenza stampa di presentazione dice che Galliani è tanto fumo e poco arrosto, e non ha mantenuto la parola data. Sinceramente, non vedo dove stia la notizia. Scherzi a parte, mi pare una dichiarazione polemica e nulla più, non certo un “caso“, tantomeno una situazione in cui c’entri l’Inter.

Andiamo avanti: intervistato da Fazio, Ando’ disse di aver rifiutato più volte la Juve perchè là vogliono solo “soldatini” mentre lui ogni tanto “esce dai binari”. Idem c.s., dove sta la “cassanata”?

Il tutto per dire che, a Marzo 2013, ci fu il famoso litigio con Stramaccioni (notizia arrivata in tempo zero a tutte le redazioni italiane, courtesy of gestione-simpatttica), la sola vera insubordinazione di Cassano in nerazzurro. Ma già che ce n’era una, han pensato bene di attaccarne tre che non c’entravano una mazza. Così, per simpatia…

LE ALTRE

Facendo finta di essere interessati a cosa fa la dozzina di squadre che ci precede in classifica, riporto per puro dovere di cronaca che alcune vincono (Napoli, Palermo, Milan e Toro in ordine di classifica), altre pareggiano (Juve, Roma, Fiorentina, Genoa e Udinese) e qualcuna -oltre a noi- perde (Lazio, Samp).

Facciamo cagare, delle altre non ci deve interessare…

WEST HAM

Dolorosa trasferta ad Anfield Road da cui torniamo sconfitti, ma giocando da squadra e consapevoli di essere messi comunque bene.

...perchè l'amore non è bello... se non è litigarello... ... era una scaramuccia...

…perchè l’amore non è bello… se non è litigarello…
… era una scaramuccia…

WOODEN CHICK

EMPOLI-INTER 0-0

È così e lo sappiamo da mo’: la nostra squadra è quella che tecnicamente viene definita figa di legno…

Dopo un paio di prestazioni credibili e convincenti (te-la-faccio-vedere), i nostri ritornano agli usuali squallori (non-te-la-do), facendo raffreddare gli spiriti tiepidi che iniziavano a smuoversi sotto il rigor mortis.

Ho avuto la fortuna di passare il weekend altrove e –mannaggialapupazza– mi sono perso lo show del Castellani, ma tre decenni abbondanti a seguire le strisce neroblù nei grandi salotti del calcio mondiale così come nelle peggiori stamberghe di fanculalla di sotto, mi danno la chiara e netta impressione dello spettacolo offerto.

Non potendomi quindi dilungare sulla minuscola prestazione, non mi resta che ribadire alcune considerazioni sul calcio odierno, non necessariamente limitate ai nerazzurri.

1) Prima perla di saggezza, in pieno Catalano-style: il Campionato lo vince chi è continuo.

Grazialcazzo, diranno i miei venticinque lettori: però è la verità. Guardate la pur valida Roma, che sta facendo un percorso simile al nostro (c’hanno venti punti più di noi, ma sta’ a guarda’ er capello!): ogni volta che hanno la possibilità di piazzare l’allungo decisivo, e guardacaso spesso con squadre non proprio irresistibili, steccano l’acuto e lasciano scappare la concorrente. Noi, a qualche pianerottolo di distanza, ci confermiamo nella mediocrità diffusa di questa Serie A, scivolando sulla periodica buccia di banana prima del possibile grande salto.

2) Altro luogo comune ma vero: il nostro Campionato è medio. Non mediocre, ma medio sì. Tolte Juve e in parte Roma, le altre da anni ormai sono in un caotico girone dantesco da cui a turno una si stacca “dalla cintola in su”, ma giusto il tempo per prendere una boccata d’aria e poi essere risucchiata dalla suddetta melma mediocre. In questo contesto, non esattamente bucolico, non sono tanto i 7 punti che ci separano dal 3° posto a essere un problema, quanto la mezza dozzina di squadre tra noi e quell’atollo di salvataggio chiamato “preliminare-di-cèmpionz.

3) Mentre un’altra settimana è passata senza che nessuno dei nostri abbia lasciato le placide lande di Appiano Gentile (Osvaldo, M’Vila, Khrin just to name a few), diventa ancor più complicato ipotizzare l’arrivo del centrocampista centrale di lotta e di governo. Prova ne è la recente dichiarazione del Mancio che ipotizza un nuovo (ennesimo!) ruolo per Kovacic: proprio quello di regista, che fin dal suo arrivo tutti si erano affrettati a scartare, ma che adesso viene riconsiderata, forse per mancanza di alternative credibili.

 

LE ALTRE

Il Napoli piazza il colpaccio battendo la Lazio a Roma e la Fiorentina sgraffigna tre punti corsari col Chievo. Bene la Samp. E su questi perdiamo 2 punti. Agganciamo invece i cugini, battuti in casa dall’Atalanta, squadra seria e imparziale che fa il mazzo a entrambe le milanesi senza guardare in faccia nessuno…

Godibilissimi i processi alla squadra, a Inzaghi e soprattutto alla dirigenza, segno dei tempi che cambiano. Intendiamoci, tempi non solo calcistici, chè anche negli anni addietro di stagioni marroni i rossoneri ne hanno avute. Parlo di tempi mediatici, se volete anche politici, viste le persone di cui si parla.

Morale: mai avevo sentito attacchi e critiche così nette e precise da parte degli addetti ai lavori. Ecco alcuni stralci, tanto condivisibili quanto gradevoli:

Marianella (Sky): “Hanno sbagliato tutto

L’Immenso Boban:”Assurdi

Marani (Guerin Sportivo): “Più realisti i tifosi della Società

Si badi bene: Inzaghi è il meno colpevole e lo sostengo anch’io. Fatta la tara del mio odio calcistico per il personaggio, vive una situazione non dissimile da quella di Mazzarri: ha una squadra scarsa, questa la verità, che però la meravigliuosa dirigenza continua a spacciare come inferiore a pochissime altre e assolutamente in grado di raggiungere quel terzo posto che garantirebbe la Champions-che-è-nel-nostro-DNA.

Il Geometra e la Grande Famiglia continuano a parlare per tormentoni e slogan pubblicitari. Niente di nuovo. Solo che (con qualche anno di ritardo) ora paiono accorgersene tutti.

 

E’ COMPLOTTO

Ma ovviamente c’è ciccia anche per i nostri!

Alla Gazza non par vero di fare titoli scontatissimi come questo:

Artisiti del titolo

Puntuta e cacacazzi l’aggiunta di quel “neppure“, come a spargere sale sulla ferita aperta, come a dire “per voi non c’è speranza, se non vi salva nemmeno il nanerottolo tabbozzo“.

Scontata e già sentita mille volte poi la citazione storpiata del libro di Carlo Levi: il bello è che son proprio loro il giorno dopo a percularsi da soli pensando di sfottere altri:

Un solenne giornale radio della mezzanotte. «L?Inter si è fermata a Empoli». Gesù a Eboli ci era arrivato“.

Laudisa poi risce a far sentire in colpa l’Inter perchè paga troppo poco Icardi, motivo per cui l’aumento proposto è ritenuto inaccettabile dall’entourage del giocatore.

Ora, posto che il contratto del ragazzo scade nel 2017, siamo alle solite: Moratti era uno spendaccione e regalava milioni a tutti, esecrando!

La nuova dirigenza ci va coi piedi di piombo e la solfa è “eh ma così poi questi se ne vanno, non vai bene!

 

WEST HAM

Qui almeno solo buone notizie: 3 gol rifilati all’Hull City e successo meritato per i nostri. Siamo sesti, mi pare, sempre davanti al Liverpool che andremo a visitare nel weekend…

Anche solo 20 minuti... Anche vestito così... Già andrebbe bene

Anche solo 20 minuti…
Anche vestito così…
Già andrebbe bene

 

CALCIOMERCATO ED ALTRI DUBBI ESISTENZIALI

Proposito per l’anno nuovo: fare chiarezza e spazzare via i dubbi.

Ecco il modo migliore per incasinare ancor di più le cose.

Va beh, ci si prova.

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Il Calciomercato dei ragazzi inizia di fatto a metà Novembre con l’esonero di Mazzarri e l’arrivo del Mancio. Dovrei conoscerla la squadra, e dovrei sapere che prima o poi il momento del cambio-panchina-gira-la-ruota-compra-una-vocale arriva, anche se ogni volta mi struggo e me ne scandalizzo.

Non essendo però solito zompare sul carro dei vincitori, mi limito a gioire senza vergogna per le innegabili migliorìe apportate dal Mister con la sciarpetta. Al tempo stesso, però, constato un cambio di strategia radicale da parte della società, che mi pare preoccupante per lo meno dal punto di vista della coerenza.

Siamo, se mi si passa il paragone blasfemo, anche se non so per chi lo sia di più, nella situazione dell’Italia durante in Governo Monti: lì il Professore imboccò con grigia sicurezza la strada del rigore, dei tagli e del lacrime-e-sangue, esattamente come Thohir aveva fatto intendere nei primi 12 mesi della sua gestione. Solo così si può spiegare la conferma di Mazzarri e del suo concetto calcistico.

Di fatto, si prende coscienza di essere diventati una neo-provinciale e si cerca di risalire passo dopo passo.

Non rinnego il ragionamento in sè, che mi vedeva concorde sul concetto di neo-provinciale (visti gli squallidi risultati sportivi) e che continuo a ritenere condivisibile sulle possibilità di risalita vista la scarsa qualità del nostro Campionato (dellaserie: “facciam cagare ma gli altri non sono messi molto meglio. Basta poco che ce vo’“).

Posto che l’obiettivo unico e irrinunciabile per sopravvivere a certi livelli è quello di centrare la qualificazione alla prossima Champions League, confermare il Miste’ e comprargli due o tre rinforzi per il suo calcio mi pareva logico e coerente con il Masterplan testè enunciato.

Ecco quindi arrivare laterali di spinta (Dodò), cagnacci a centrocampo (Medel, M’Vila) e punte a supporto (Osvaldo) a prezzi contenuti. Ecco rimanere i pochi-ma-buoni in rosa (Handanovic, Kovacic e Icardi). Ecco una squadra sulla carta più forte di quella che l’anno prima è finita quinta.

E’ chiaro che alla prova dei fatti qualcosa non ha funzionato: se tra Torino, Palermo, Cagliari, Parma e Verona raccogli solo 3 punti, le prospettive cambiano, e la credibilità dell’allenatore agli occhi della Dirigenza scema ai minimi storici.

Se consieriamo che poi s’è anche messo a piovere… (cit. nefasta)

Ecco allora lo spariglione totale, che ci ha riconsegnati alla dimensione di Squadra Simpatttica a me così poco cara ma evidentemente irresistibile per i nostri cromosomi.

La metafora potrebbe essere questa: ci siam messi in corsia di sorpasso per superare il Pandino 750 verde acqua che viaggia a 40 km/h (quanto li odio i vecchi Pandini!), ma una volta iniziato il sorpasso ci accorgiamo di avere il motore che batte in testa e un TIR che arriva in direzione opposta. A quel punto o rientri e ti accodi paziente e rassegnato al Pandino della minchia, o scali in seconda e piazzi l’accelerata sperando di rientrare in corsia prima del frontale.

...sperando che l'epilogo non sia questo...

…sperando che l’epilogo non sia questo…

A voi il compito di accoppiare i protagonisti della vicenda con la favoletta da CCISS-viaggiare-informati.

E’ innegabile che il Mancio abbia rivoltato l’ambiente come un pedalino.

“Noi non siamo una provinciale, seppur con un glorioso passato e con ampi margini di miglioramento.

Cazzo, noi siamo l’Inter!”

Quindi, non rompete le balle che non ci sono soldi, inventiamoci qualche stratagemma per portarne subito un paio di quelli bravi da queste parti“. Queste, più o meno, devono essere state le parole del Mancio al momento della firma del contratto.

CHE AL MERCATO MIO PADRE COMPRO’

Qui però scattano le salutari differenze con la precedente gestione e cioè: detto/fatto!

Nella prima settimana di mercato i due esterni agognati da Mancini sono già abili e arruolati, nonostante il (presumibile) primo obiettivo sia sfumato “perchè lui -Cerci- voleva solo il Milan“. E’ impietoso il confronto con i recenti mercati di riparazione (e non solo): là dove arrivavano fuoriclasse del calibro di Rocchi e Schelotto, ora ecco un campione del mondo (Podolski) e un primissimo rincalzo dell’ultima squadra ad aver fatto un triplete (Shaqiri).

Ecco il cambio di marcia, ecco il tentativo di sorpasso a rischio frontale-col-TIR. I nostri stanno comprando quel che serve, subito e a debito, puntando probabilemente sulla saggezza popolare meneghina, che dice chè a paga’ e a muri’ ghè semper temp…

Si è capito che aumentare i ricavi col merhcandising e gli sponsor è cosa buona e giusta, ma non succede dall’oggi al domani. E soprattutto, che vendi bene un prodotto vendibile (e quindi una squadra in Champions), non il pallido ricordo della squadra che fu.

Thohir può non capire molto di calcio (probabile), ma è uomo di mondo e di affari, e questo l’ha capito in fretta.

Abbiamo cambiato gioco, quindi: non più tagli e spending review, ma aiuti alle famiglie e alle imprese e Banca Centrale che stampa moneta.

Praticamente: da Mario Monti a Tsipras in due mosse.

Celebrati come giusto gli arrivi dei due esterni di attacco, è ora di sfoltire un po’ la rosa, anche per raggranellare qualche milioncino.

Personalmente sarei più che disposto a giubilare carneadi e chiaviche quali M’Vila, Khrin, Mbaye (bravino ma chiuso da tanti esterni), Jonathan (non ho capito se è ancora rotto, ma in ogni caso di terzino brasileiro tutto attacco e niente cervello ne basta uno, e Dodò è più giovane). C’è anche il rischio di guadagnar due soldi…

Nonostante le ultime uscite positive, continuo a pensare che Guarin sia un danno più che una risorsa, e approfitterei dei “brilli estemporanei” (cit.) mostrati recentemente per dargli una bella spolveratina e piazzarlo in vetrina in attesa del miglior offerente.

Discorso inverso invece per il Kuz che (guarda cosa mi tocca scrivere) si rivela secondo me un utile rincalzo lì in mezzo. La qualità del nostro centrocampo è tale per cui lui è quel che più si avvicina a un regista, e quindi va tenuto nonostante sia lento, legnoso e brutto come il peccato.

Rimanendo in quella zona di campo, metto my two cents per implorare il Mancio di non segare definitivamente Hernanes. Il ragazzo ha piede, testa e gamba per giocare sia a metacampo che davanti, e solo questo (unito ai 20 bomboloni spesi 12 mesi fa) dovrebbe bastare a tenerlo stretto.

Arrivo a dire che spero che non si concretizzino le trattative con Lucas Leiva o Thiago Motta (che verrebbe qui solo per infortunarsi meglio…): loro sì che sono centrocampisti patentati, ma con uno di loro titolare, Hernanes l’avresti perso del tutto, arrivando ad utilizzarlo come rincalzo del primo che si fa male.

Rimaniamo così, piazziamo il Profeta accanto a Medel, alterniamo davanti Icardi, Palacio, Podolski, Shaqiri e Kovacic. Alle brutte, Hernanes fa il trequartista e il Kuz ne prende il posto. Arriviamo in Champions così e poi a Luglio riparliamo di centrocampisti.

Infine, l’attacco: Osvaldo credo andrà via, o comunque non rientrerà in rosa. Se conosco i miei polli, il Mancio ha un Ego inferiore solo a quello di Mou e una sceneggiata così non gliela perdona. Nemmeno Gionnidèpp è uno che scherza a livello di umiltà, e quindi non ce lo vedo a strisciare davanti a tutto lo spogliatoio chedendo scusa.

Piccolo inciso: Osvaldo è un minus habens e lo sappiamo, ma calcisticamente ha ragione da vendere a smadonnare contro Icardi: Maurito è forte e segna, ma se avesse la metà dell’acume calcistico di un Osvaldo (non dico del Milito dei bei tempi) sarebbe già oggi un fuoriclasse. Fine dell’inciso.

Spero solo che vada dove non può far danni, e quindi non ai cugini nè alla Fiorentina, chè il ragazzo, al netto delle tare mentali, a calcio ci sa giocare e qualche scherzo sarebbe più che in grado di farcelo…

Pur confortato dagli ultimi risultati, per il terzo posto continuo a vederla durissima, ma è sacrosanto provarci. Tutto fa brodo, soprattutto la consapevolezza di essere cambiati, di saper giocare a calcio.

E poi c’è comunque un’Europa League da provare a vincere.

La Champions passa anche di lì e, si sa, vincere aiuta a vincere.

Meditate gente, meditate…

mumble -mumble

mumble -mumble

T.S.O.

INTER-UDINESE 1-2

Tanto per cominciare, il titolo è indifferentemente applicabile alla squadra simpatttica così come al sottoscritto, che ormai le infingarde strisce nerazzurre le conosce meglio delle sue tasche. Ragion per cui mi sono volentieri risparmiato la visione in diretta della minuscola prestazione dei nostri, a vantaggio di piacevole serata con amici. Tanto, per avere la più fedele delle rappresentazioni dell’ultimo capolavoro dei nostri, bastano un cellulare connesso al sito della Gazza ed una fervida ed allenata immaginazione.

Quindi: veder snocciolare sullo schermo dello smartfòn occasioni su occasioni nel primo tempo mi è stato sufficiente per sunteggiare “va beh stasera c’han voglia di giocare, se poi la buttano anche dentro…”

Detto-fatto (coi nostri tempi, s’intende…): Icardi riceve da un ispirato (sic) Guarin e col sinistro incenerisce il portiere, mandandoci al riposo avanti di uno.

Meno male, penso: a furia di mangiarsi gol, qui si rischia di beccarsela inderposto al primo contropiede, invece così… (Famous last words)

La fredda cronaca della ripresa lascia presto i toni entusiastici dei primi 45′ per raccontare di cacate sempre più frequenti dei nostri, tra contropiedi mandati in vacca e amnesìe purtroppo arcinote in fase difensiva. Il loro pari è frutto di una semi-dormita collettiva, che la Dea Eupalla decide severamente ma giustamente di farci pagare con l’ennesimo golazo subìto in questa stagione. Bruno Fernandes se la alza solo soletto al limite dell’area e al volo di destro pesca l’angolino, ed ecco materializzato l’ennesimo angolo-caminetto con glorioso ricordino da raccontare ai nipoti nelle fredde serate d’inverno.

Le residue forze fisiche e soprattutto mentali dei nostri vengono spazzate via dal suddetto incidente di percorso, e la sequela di breaking news che giungono dalla telefona non fanno che presagire nella mente malata di chi scrive un mantra sempre più incalzante: adesso il nano maledetto Di Natale ce la mette.

Ecco quindi che la notizia della sua sostituzione veniva dal sottoscritto accolta quasi come un pericolo scampato, se non fosse che proprio il subentrante -Thereau, uno che festeggia i gol facendo nano-nano con le mani- ringrazia sentitamente lo sciagurato retropassaggio di Palacio e beffa nuovamente l’incolpevole Handanovic.

Mancini, vedrò poi in differita, è a mezza via tra un pianto isterico e la vittoria al campionato mondiale di Madonne, ennesima dimostrazione che il problema ahimè non sta nel Mister ma nell’accozzaglia di craniolesi che veste indegnamente i nostri colori.

Insisto su questo punto non tanto per vanto personale (negli ultimi anni avrei tenuto sia Stramaccioni che Mazzarri, figurarsi se adesso auspico un allontanamento del Mancio), quanto per puntualizzare ancora una volta come il cambio di allenatore, lungi dall’essere la soluzione al problema, sia invece l’ammissione, nemmeno troppo implicita, del fallimento del Club ancor più del malcapitato Mister di turno.

Quel che -mi auguro- Mancini potrà dare rispetto ai suoi predecessori è un minimo di convinzione ai nostri di essere sulla buona strada, anche se devi essere un ottimo venditore (o forse un millantatore) per trarre elementi positivi da una catastrofe come quella di ieri sera. C’è in ogni caso poco tempo, pochissimo: i crediti guadagnati in carriera si sciolgono come neve al sole e basta poco per trasformare l’inerzia positiva in mazzate mediatiche (a meno che tu non ti chiami Superpippo, ovvio…).

Spero che lo charme del campionediclasse abbia il suo effetto su Presidente e dirigenza, perchè qui serve almeno un innesto per reparto, con un’ulteriore difficoltà (faccio per una volta finta di dimenticare l’ostacolo economico): vero che i nostri in massima parte sono mediocri mestieranti ma, proprio per questo, non basta prederne tre più forti di loro (altrimenti, ormai senza tonsille, pure io potrei dire la mia). No, qui c’è bisogno di tre giocatori veri, e forti soprattutto a livello mentale.

Il clamoroso infortunio tencico di ieri sera arriva, forse come una severa lezione da mandare a memoria, proprio da Palacio, uomo la cui carriera è lì a testimoniarne la classe, la concentrazione e la voglia di mettersi sempre a disposizione della squadra. Ecco, in questi casi si direbbe, con discutibile enfasi piccininiana “Propriolui!!” e non si arriverebbe lontani dalla verità.

Personalmente, una minchiata simile me l’aspetto da Guarin (a dire il vero, già fatto…), o da qualche altro dei nostri ignoranti calcistici, ma non dal Trenza.

Brutto segno quando vanno in vacca anche gli ultimi neuroni a disposizione della squadra…

LE ALTRE

Il fatto che la mediocrità e la perfettibile tenuta psichica siano patrimonio diffuso nel nostro Campionato -se possibile- mi fa ancor più incazzare, chè contro tale ammasso di squadracce è sufficiente un Genoa ordinato e diligente a scintillare al terzo posto. Il Grifo batte i cugini, dopo che nell’anticipo del posticipo dell’anticipo dell sbiliguda il Napoli aveva imitato la Roma, recuperando dal doppio svantaggio e strappando un pareggio in extremis.

Di tutto ciò approfitta la Juve, che conserva immutato il suo vantaggio dopo il pareggio a reti bianche di Firenze. Sono ancora convinto che alla lunga la classifica si sgranerà, lasciando in zona Champions i più meritevoli (o i meno coglioni, fate voi). Cresce invece il sospetto che noi li guarderemo a distanza di sicurezza, tutti presi a leccarci le ferite e progettare il prossimo “anno zero” (dovremmo essere arrivati alla quarta edizione…).

E’ COMPLOTTO

Il complottismo che mi pervade mi fa maledire quel gufo giallorosso di Riccardo Gentile, che evidentemente ce la vuole tirare dopo il gol di Icardi quando dice “ogni volta che l’Udinese passa in svantaggio poi perde”. La sindrome di accerchiamento però si esaurisce qui.

Interessante invece mettere a confronto due pezzi usciti in settimana sul Corriere della Sera, a firma rispettivamente di Fabio Monti e Beppe Severgnini.

Il primo, cronista molto vicino all’Inter ed ancor più prono agiografo del Signor Massimo, compila il diligente temino pescando a manate dalla demagogia più spicciola, all’insegna del “cuore e sentimento” come vera ragion d’essere del Club, senza nemmeno essere sfiorato dal dubbio che proprio la gestione simpatttica, soprattutto nel post-Triplete, abbia contribuito al troiaio sportivo ed economico attuale.

Ennesimo esempio di tafazzismo a strisce neroblù e di incapacità di capire i tempi che cambiano.

Dall’altra parte, l’interista metallizzato rimpiange l’addio di Cambiasso (anche se dubito che “Cuchu” significhi “vecchio” in lunfardo). Citazioni linguistiche a parte, il suo pezzo fotografa alla perfezione la mia visione su tutta la faccenda: il 19 crapapelada potrebbe -più di tutti gli altri gloriosi ex- essere il vero trait d’union tra l’Inter che è stata e quella che sarà. Torno non a caso a porre l’accento su neuroni e materia grigia: il Cuchu era già allenatore in campo (e in culo a tutti quelli che, negli ultimi anni, lo sfottevano chiamandolo “ghisa“), e quasi certamente diventerà un fuoriclasse in questa delicata professione. Il fatto che Mancini sia stato il primo a saggiarne le doti in nerazzurro, preferendolo a Davids nella prima stagione nerazzurra, mi fa intravedere la possibilità che l’accoppiata possa ricongiungersi presto, a discapito del secondo appena scelto dal Mancio per questa stagione.

Si badi bene: non sono ovviamente contrario al cuore e alla riconoscenza in sè: è ovvio che, se posso avere un professionista di indubbie qualità, che per di più è un pezzo di recentissima storia del Club, lo accolgo a braccia spalancate (non avrei dovuto farlo andar via, ma va be’…). Smetto di essere un cuore tenero quando la riconoscenza prevale sul senso pratico, chè se no per tanto così richiamerei Brehme domattina per fargli fare gli ultimi 20′ di ogni partita (a crossare, anche a 55 anni, è meglio di tutti i nostri esterni messi insieme…).

WEST HAM

Come paraculisticamente mi ha detto mio figlio ieri: “Pà, io ho deciso che per quest’anno la mia prima vera squadra è il West Ham, poi viene l’Inter“.

Difficile dargli torto: vittoria casalinga in rimonta sullo Swansea, 3-1 e momentaneo terzo posto in classifica!

 int udi 2014 2015 bisConsoliamoci così... Those were the daysConsoliamoci così… Those were the days

HERE WE GO AGAIN

Sottotitolo: Non ce la possiamo fare…

Allora, pensieri in ordine sparso. Ma sempre con simpatttìa…

Come qualità di allenatore non stiamo nemmeno a parlarne, il miglioramento è evidente.

I soldi spesi, purtroppo o per fortuna, non son nemmeno i miei, quindi potrei tranquillamente accodarmi al tifoso medio e gioire perchè il Buttero si è levato dai maroni ed è tornato Ciuffolo con la sua sciarpetta.

Però sono un rompicoglioni. Nonchè rancoroso. E tremendamente coerente.

Quindi il primo commento alla notizia di stamane è stato:

minchiacheffiguradimmerda!

Pensavo e speravo che certi “colpi di testa” fossero definitivamente spariti con l’addio di Moratti, e del resto il primo anno di Thohir era stato contrappuntato da scelte in massima parte legate al buon senso e all’ordine, se eccettuiamo il papocchio Vucinic-Guarin.

Invece, si vede proprio che l’Inter è pazza, ma di una pazzia strana e contagiosa.

Contro ‘sta brutta bestia, perfenazina, flufenazina e altri antipsicotici possono poco…

Non posso non chiedermi come cazzo verrà motivata la scelta in sede Uefa, stante la ramanzina appena presa dai nostri a Nyon e il margine tendente a zero per ulteriori manovre correttive alla cazzo.

Chè, se la mossa del cambio di allenatore è stata fatta, con conseguenze economiche grossolanamente stimabili tra i 10 e i 15 milioni per il solo anno in corso, allora da ingenuo mi chiedo : “Ma quindi ci avete pigliato per il culo e i soldi a cercarli bene c’erano!“.

Lascio alla coscienza di ognuno di noi la risposta al seguente quesito:

“E con 12 milioni a disposizione è meglio cambiare allenatore facendo per l’ennesima volta la figura dei brubru o comprare un cazzo di centrocampista, una minchia di terzino o una fava di punta decenti?”

Giuocando a fare il tènnico, più che probabile il passaggio alla difesa a 4 (anche se magari non già nel Derby), e a un possibile rombo di centrocampo, come modestamente da me ipotizzato se non auspicato nelle precedenti settimane (vedasi il punto 1 di questa sbrodola).

Questo un abbozzo di Inter possibile con la nuova messa in piega:

Elegante e avvolgente come una sciarpina di cachemire

Elegante e avvolgente come una sciarpina di cachemire

Schemini e subbuteo a parte, ecco i pro e i contro della mossa nerazzurra:

PRO

Laggèente. Torna quel che viene percepito come un interista, che ci ha fatto vincere, che nella sua permanenza ha incarnato lo spirito da interista sfanculeggiante (i vari Brandi e Varriale ricorderanno, visto che Youtube “stranamente” censura), salvo poi farsi mite e smemorato agnellino quando davvero avrebbe dovuto picchiar duro.

Il tifoso medio non ne poteva più di Mazzarri, e posso essere d’accordo sul fatto che quello fosse ormai un punto di non ritorno.

Morale: è l’ambiente-Inter (whatever that means) a ritrovare entusiasmo da questo cambio in corsa, oltretutto con il Derby da giocarsi tra una settimanella. Lo spariglione è robusto, questo è sicuro…

Su quanto la rosa sia adatta al suo gioco ho piccoli dubbi: la squadra è decente e nulla più, il modulo c’entra fino a un certo punto. Con la prevedibile difesa a 4 vedo male gente come Dodò e Jonathan, viste le attitudini difensive pari a zero, a meno di non schierarli in un centrocampo stile Cuper (qualiltà e imprevedibilità sulle fasce, due fabbri ferrai in mezzo). Per il resto, Hernanes più di Kovacic dovrebbe essere il faro della squadra, messo dietro alle due punte come vertice avanzato del rombo: lì può senz’altro dire la sua, lasciando a Kovacic libertà di pigliar palla e correre guardato a vista da Medel e dal “quarto” che dovrebbero racchettare e dragar palloni.

Continua a mancare un regista, ma chettelodicoaffà

Mancini torna in un’Inter assai diversa da quella che ha lasciato. Ci sono meno soldi, decisamente meno campioni, molte meno facce conosciute. Quest’ultimo aspetto non può non aver pesato (in positivo): lo sfogo del Mancio dopo Inter Liverpool, che di fatto ne ha segnato la fine, era quello di un allenatore che aveva chiuso ogni dialogo con il Direttore Tecnico (Branca) ed il Responsabile Medico (Dr Combi), spalleggiatissimi invece dalla Presidenza. Fu forse il primo ma certo non l’ultimo ad avere problemi con loro, e guarda caso i due soggetti sono state tra le prime teste a rotolare dopo l’insediamento di Thohir.

Economicamente, può aver ragione Mentana quando dice che Thohir ha visto che con Mazzarri lo stadio era vuoto e che quindi alla lunga avrebbe perso dei soldi.

CONTRO

Ragionando però finanziariamente (e cioè guardando alquando i soldi entrano ed escono), il gioco è rischioso se non letale visto che, come detto, pagherai -e tanto- due allenatori quantomeno da qui a Giugno, e difficilmente tra biglietteria e merchandising avrai un’impennata di ricavi capace di pareggiare il bagno di sangue e di Euro…

Morale: la scommessa la vinci solo arrivando terzo, e/o vincendo l’Europa League.

Hai detto cotica…

Ma l’aspetto che più esce martoriato dalla scelta di oggi è la credibilità della Società.

Come sapete, non ho fatto altro che concordare con le spiegazioni di Bolingbroke in relazione alla precedente gestione economica ed ai danni in buona parte da quella ereditati: una mossa del genere però va esattamente in quella direzione, una implicita ammissione di colpa a meno di 6 mesi dal rinnovo contrattuale, con tanto di inversione a U e ribaltone sanguinolento per le già esangui casse nerazzurre.

Immancabile poi l’alluvione di danno mediatico che una scelta del genere si porta dietro.

Segnalo alcune chicche:

1) La Gazza ripercorre la storia del Mancio all’Inter, ricordando l’arrivo al posto di Zaccheroni, a sua volta subentrato dopo il (cito letteralmente) “fallimento di Cuper“.

Storia vecchia, all’ìnsegna della balla ripetuta finchè diventa verità. Se il biennio di Cuper all’Inter è stato un fallimento, (un secondo e un terzo posto in Campionato, quello del 5 Maggio, conditi da una semifinale di Champions persa per un doppio pareggio) mi chiedo cosa dovrebbero fare 19 squadre su 20 ogni anno. Suicidarsi?

2) Paolillo, che nei minuti dopo lo scudetto di Parma ci regalò perle quali “Mancini è confermato all’80%“, ci dice che lui del nuovo arrivato ha solo buoni ricordi perchè con lui ha vinto “due scudetti“. Il pirla dice due scudetti, non contando quello assegnato dopo Calciopoli. Questi sono i veri interisti, altro che i filippini  venuti da lontano, vero?

3) Poco da obiettare a Sconcerti che, pur contento dell’arrivo del suo ex allenatore ai tempi della Fiorentina, definisce l’Inter “una squadra mai nata e non una Big in difficoltà“.

Non posso non concludere dicendo che Mazzarri ha finito di patire. .

E’ vero, torna a casa con il primo esonero della sua vita, ma è capitato ad allenatori ben più bravi di lui, quindi ha di che consolarsi. Continuo a non imputargli colpe eccessive, pur essendo un chiagne-e-fotte di professione, che suo malgrado più parlava più dava modo ai tifosi di attaccarlo (“non abbiam vinto perchè si è messo a piovere” rimarrà purtroppo negli annali dei blob calcistici per tanto tempo!).

Spero tanto di essere smentito, e non avrò problemi a riconoscerlo, ma non credo che il cambio di panchina, aldilà della umana euforia iniziale, porterà a drammatici miglioramenti a medio-lungo termine…

Per il momento:

Miste’: grazie per tutto quel che hai cercato di fare (“cioè nulla”, cit.)

Bentornato Mancio, “campionedistile“.

E viva l’Inter, sempre.

You say goodbye, and I say hello

You say goodbye, and I say hello