ECC’ALLA’

INTER-LAZIO 1-2

Lo sapevo, diobono, lo sapevo.

Quando ho visto quel cazzo di rimpallo che ha portato i milanisti al gollonzo di Bacca, ho pensato “mierda, qui vincon tutti, sta’ a vedere che noi la pigliamo inder posto…“.

Dopo mesi di normale e doveroso cinismo, torniamo le puttane dal cuore d’oro che in fondo siamo sempre stati, regalando a Pioli e ai laziali un Natale sereno e a tutti gli appassionati di calcio due settimane di silenzio, sporcato solo dal riverbero della frase “e però l’Inter, proprio sul più bello…“.

Chiunque pronunci questa frase ha tutta la ragione del mondo, perchè non è degno di una squadra seria (non voglio dire forte, mi limito a dire seria) affrontare una partita come quella di ieri.

Pronti via e Handanovic ci fa perdere anni, kili e capelli a scelta nell’ordine, azzardando un dribbling alquanto macchinoso nell’area piccola, sventato più per culo che per abilità.

Il peggio arrivava poco dopo, con una lungimirante disposizione a pen di segugio sul (credo) primo corner degli aquilotti. Che Candreva sia bravo a tirar da lontano lo sanno anche i sassi: lasciarlo quindi libero di ricevere e tirare di prima dal limite dell’area non mi pare una gran genialata, visto oltretutto che Biabiany -suo teorico marcatore- lo guarda a cinque metri di distanza, forse per far vedere che sullo scatto breve è velocissimo.

Grazialcazzo, lo sapevamo già.

Il culo come al solito non ci sorride, visto che il bel siluro del laziale passa attraverso una dozzina di gambe, lasciando Handanovic impietrito e ahimé incolpevole.

Preso il fischione dopo pochi minuti, prorompe in tutta la sua preoccupante pochezza l’evidenza del nostro centrocampo di lotta e non di governo.

Medel e Melo come doppio mediano vanno benissimo nell’ultima mezz’ora di una partita che vinci 2-0 e che vuoi definitivamente “spegnere”.

Già ero perplesso nel vederli partire dal primo minuto, ma mi ero zittito da solo, memore della auto-consolante filastrocca “c’è un Mister che li allena tutta settimana, lo saprà ben lui…“.

 Un par de palle.

Non solo i due non hanno i mezzi tecnici per far girare palla con un minimo di costrutto -questo lo sappiamo da un pezzo-; uno dei due (guess who) fa capire fin dai primi minuti di essere in giornata di (dis)grazia, in perenne guerra col mondo, soprattutto con se stesso. Mena come un fabbro, perde palloni in continuazione e ci manca solo che attacchi briga con i raccattapalle (quello solo i veri fuoriclasse, vero Daniel?).

A quel punto, caro Mancio, ci hai anche la scusa pronta: siamo sotto 1-0, dobbiamo recuperare e non gestire, caro Felipe mi spiace ma son costretto a toglierti e mettere Brozovic.

Non vuoi fare il cambio punitivo dopo nemmeno mezz’ora? Sbagliato, ma almeno ad inizio ripresa questo minus habens lo lasci (chiuso a chiave) in spogliatoio.

Invece no. Si ricomincia in buona sostanza da dove si era finito, con Montoya a far capire perchè ha dovuto attendere S.Ambrogio per assaggiare il campo (su 20 palloni giocati ne avrà sbagliati 21), con Jovetic incistato sui suoi giochetti e dribbling inconcludenti, con Biabiany e Perisic a girare spesso a vuoto e comunque lontani da ogni pericolosità, e con Icardi a guardarsi intorno sconsolato, con balle di fieno che gli scorrono accanto come nella miglior ambientazione western.

Loro continuano ad essere poca cosa, pur con Candreva e Biglia a far vedere come si gioca, e pur con Matri capace di guadagnare punizioni con il pezzo preferito del repertorio (leggasi: urlo disumano e piroetta istantanea non appena l’avversario è a meno di mezzo metro di distanza).

Eppure, nonostante questa pochezza, la ripigliamo. Proprio perchè scarsi, anche i laziali perdono palla banalmente sulla loro trequarti (poi possiamo dire che è stato il nostro pressing alto a metterli in difficoltà e va benissimo, però almeno tra di noi diciamoci le cose come stanno): Perisic fa la cosa più semplice ed efficace della serata, la mette di prima in profondità.

La palla in realtà non è così “pulita” come sembra; è Icardi a dover fare un discreto numerillo controllando a seguire e togliendosela così da sotto la suola. Da lì in poi è sentenza: il ragazzo entra in area e la boccia in rete.

Una palla, uno tiro, uno gol.

E’ il solo momento della partita in cui penso che la si possa rimettere in pista, a patto ovviamente di togliere Melo. Vero che col pareggio un minimo di copertura in più ti può servire, chè quantomeno hai quel punticino strappato coi denti da preservare.

Ma quando uno è coglione, è coglione (excuse my french). E infatti il nostro, quello bravo a difendere, causa un rigore tanto solare quanto ingenuo, zompando addosso al loro attaccante che è spalle alla porta in attesa che il pallone gli arrivi sulla testa.

Handanovic il suo (e cioè parare il tiro dal dischetto) lo farebbe anche (e sono 22 in carriera…), ma la ribattuta purtroppo ricapita sul destro di Candreva che fa doppietta.

Il nostro geniaolide non è contento e pochi minuti dopo decide di attentare alla spalla, se non alla vita, di Biglia, rifilandogli un calcione completamente privo di alcun senso.

Rosso diretto che accolgo come una liberazione. Meglio in 10 contro 11 che in 10 contro 12.

Come dice il poeta, però, “ormai è tardi“, e infatti i nostri non riescono a costruire più nulla, nonostante i cinque minuti di recupero che alla fine diventano sette vista anche l’espulsione di Savic che riporta le squadre in parità (almeno come uomini in campo).

Ci sarà tempo per analisi consolatorie (ancorchè non assolutorie): nessuno pensava di essere in testa da soli a Natale, è vero. Non è un buon motivo per buttare le partite nel cesso senza giocare.

SCUSATE IL RITARDO

E all’alba di Natale, il minchione in persona ha dato finalmente traccia di sè. Non posso parlare di sorpresa, nè di delusione, chè purtroppo era facile e banale aspettarsi certi spettacoli da personaggi che in carriera hanno collezionato colpi di genio in serie.

Il ragazzo viene quindi iscritto al poco invidiato Club degli indegni (in amicizia altresì detto dei Craniolesi), in compagnia dei vari Muntari & co. Non mi commuove l’apparente immediata assunzione di colpa, mostrata a favor di telecamera come a dire “ho fatto la cazzata, scusate“. Fosse un giovincello, potrei anche far finta di credere che possa imparare la lezione, ma trattandosi di ultratrentenne e ultrarecidivo, purtroppo resterà sempre e soltanto questione di quando  e non di se.

Il confronto, impietoso, con il dirimpettaio Biglia ci ha fatto vedere cosa vorrebbe dire giocare con uno che abbia una minima idea di cosa fare della palla. Detto che Brozovic dall’inizio avrebbe probabilmente evitato buona parte degli scempi visti, occorre una seria riflessione a riguardo.

So di aver recentemente avallato il centrocampo as is e cioè senza il regista illuminato. E’ però vero che ci sono un certo numero di vie di mezzo tra una mediana stile Pirlo-Iniesta-Xavi e l’immonda cloaca vista nella prima ora di ieri.

Meditiamo tutti insieme, ma il Mancio più di altri…

LE ALTRE

Vincono, porcaputtana, vincono…

Tutti, anche se meno bene di quanto dicano i risultati: Bonucci si crede er mejo fico der bigoncio e di fatto regala due gol al Carpi.

Esemplare l’understatement di Allegri dopo aver sventato la beffa del 3-3 finale.

Il Napoli continua a seguire gli estri del suo fuoriclasse, ma non chiamiamola dipendenza chè così sembra quasi che ci sia solo Higuain (cit. Caressa). La Viola torna a vincere e bene, mentre il Milan riesce per la prima volta in stagione a recuperare l’iniziale svantaggio arrivando alla vittoria in quel di Frosinone.

La Roma, come si dice in questi casi, vince ma continua a non convincere.

Se si arriva a dissertare sull’intenzionalità di un giocatore di andare ad esultare abbracciando l’allenatore, siamo messi male…

Citando Fabrizio Bentivoglio nei panni di Federico Lolli in Turné:

siamo tutti qui, e tutti insieme vogliam vedere il Braccobaldo show

Torniamo alle ovvietà di cui sopra: ci avremmo messo tutti la firma, ma pestare il merdone proprio a un passo dallo zerbino di casa…

E’ COMPLOTTO

In generale, registro la felicità pressocché univoca dopo la nostra sconfitta, a solo ed esclusivo beneficio dello spettacolo del Campionato, che da 15 anni non aveva una lotta al vertice così serrata.

Sarà il Natale…

Mi levo poi tre simpatici sassolini dalla scarpa:

Balotelli è ormai guarito, anzi forse non è nemmeno mai stato infortunato, visto che il suo rientro è stato dato per probabile contro il Verona  , oppure “già” in Coppa Italia con la Samp, in ogni caso senz’altro contro il Frosinone, e quindi in anticipo rispetto alle iniziali stime che lo davano per rientrante solo nel 2016.

Queste invece le convocazioni del Milan per la trasferta in terra ciociara:

Oh nooo, anche l’influenza…

Ora, posto che  i rossoneri sono in assoluta media (se non peggio) rispetto alle altre squadre in termini di infortuni e sfighe varie, mi domando usque tandem dovremo aspettare per avere un giornalista con un minimo di spina dorsale che riservi a Milan Lab il definitivo giudizio che merita?

Parlando di Inter, invece, faccio i complimenti ad Handanovic per non aver voluto cogliere la battuta da osteria di Caressa, che gli chiedeva “a Melo nun j’avete detto gnente perchè quello ve mena e c’avevate paura!“.

Il soggetto ha anche avuto un certo moto di stizza come a dire “non si può neanche scherzare”. Bravo Samir, se vogliono ridere lo facciano con qualcun altro, chè noi siamo stati allo scherzo pure troppo!

Infine, oltre a Blatter anche Platini fa la fine sportiva che merita. Altro che “è stato un grande giocatore e ci vuole un grande giocatore a capo del calcio, che non faccia le pastette burocratiche di quelli là“.

Vi siete scelti un gobbo che esultava alzando una Coppa insanguinata, cosa vi aspettavate?

Ciao Michel, ci vediamo tra otto anni, sempre chè Moggi e Agnelli non chiedano i danni anche in questo caso…

WEST HAM

Continuiamo il festival dei pareggi: 0-0 in Galles con lo Swansea e via con ‘sta brodaglia che non sa di niente ma ci tiene al caldo.

int laz 2015 2016

Genius at work

 

 

STAGIONE 2015-2016

Per citare la mia Prof di storia e filosofia del Liceo (mai sufficientemente “ricordata” nelle mie Madonne della sera):

“Analizzate criticamente le problematiche relative ai seguenti argomenti:”

PORTIERE

Handa rimane, ed è una buona prima pietra per costruire una difesa degna di tal nome.

Baratterei fin d’ora un paio di rigori parati in campionato per una decina di uscite alte in presa.

Denghiu.

DIFESA

In mezzo siamo ottimi nei titolari e abbondanti nei rincalzi: Murillo e Miranda, ancorchè contro avversari non si primissimo livello, mostrano e danno una sicurezza che Ranocchia e Juan Jesus si sognavano, motivo per cui l’ex Capitano e JJ riposeranno terga e gambe in panca guardando i colleghi giocare.

Strano che l’italiano non abbia deciso di migrare altrove e giocarsi da titolare le -poche-possibilità di essere protagonista al prossimo Europeo: così rischia di non andarci nemmeno, stanti i tre inamovibili juventini (Chiello-Bonnie-Barza) più il “nuovo Nesta” Romagnoli e l’eventuale sorpresa Rugani.

JJ invece potrebbe dare il cambio a uno dei terzini nelle partite in cui occorre difendere a spada tratta. Infine, a gennaio vedremo come sta Vidic e se sarà possibile inserirlo nelle rotazioni (se appena deambulante continuo a ritenerlo superiore ai due succitati neo-panchinari) oppure giubilarlo al miglior offerente, in any.

Sulle corsie laterali, Montoya pare aver esaurito in tempo zero il credito derivantegli dall’essere cresciuto nella Masia catalana, e al momento il suo posto è più o meno saldamente nei piedi di Santon. Sull’altro versante spero che il Mancio abbia visto lungo volendo il giovane Telles che già ha allenato in Turchia.

Come sa chi mi conosce, tremo ad ogni paragone di un qualsivoglia terzino sinistro con il rimpianto da molti -ma non da me- Roberto Carlos. Ripeterò fino in punto di morte che per me un terzino deve saper fare poche cose: crossare, avere una buona progressione palla al piede, qualche rudimento di dribbling ed una fase difensiva accettabile. Non gli si chiede di segnare, nè di impostare (a meno che non ti chiami Brehme), nè di “pensare” troppo (e su questo con Nagatiello siamo a posto!). Tutti motivi per cui non dovrebbe essere così difficile trovare un onesto mestierante. Mi accontenterei di avere nel giovane italo-brasiliano un Maxwell -che pure non finiva di convincermi-: per come siamo messi sarebbe già un passo avanti.

Noto che alla fine nè D’Ambrosio, nè Nagatiello, nè il lungodegente Dodò hanno lasciato Milano: in 6 (7 contando JJ, 8 col baby Di Marco) per 2 posti siamo decisamente troppi.

Urge cura dimagrante.

CENTROCAMPO

Mario, calmo. Stai calmo. Devi stare calmo.

Là dove nasce il giuoco, là dove è fondamentale avere gente pensante, là sui monti con Annette, dove il cielo è sempre blu (cit.), due ne avevamo che sapessero giocare a pallone.

E due ne abbiamo venduti.

Prendiamola larga. Calcisticamente, sono dispiaciuto per la partenza di Kovacic, come già avevo anticipato in sede di “preventivo”: sono tuttora convinto che il ragazzo diventerà forte davvero, ma a certe cifre -leggasi trentacinque bomboloni- non puoi dire di no.

Mi si passi il paragone -ingeneroso per il Mateo decollizzato-: la situazione ha delle analogie con la vendita di Balotelli nell estate del 2010. Prendi cioè un botto di soldi (28 per Mario, 35+bonus qui) per un giocatore sì valido, ma che non è mai stato il vero architrave della squadra. Non arrivo a considerare il croato un panchinaro, ma non è l’Icardi irrinunciabile della situazione.

Morale: in bocca al lupo sinceri. Noi contiamo i soldi.

Diverso, drammaticamente diverso, il discorso relativo a Hernanes. Confessato il mio debole per lui, non ho problemi a riconoscere che troppo poco si è visto nei suoi anni nerazzurri. Detto ciò, è altrettanto evidente che i suoi erano gli unici piedi educati nel nostro centrocampo, abitato ora solo da medinacci, cavalloni o uomini di raccordo.

Per di più, lo vendi a quelli là, che proprio quel tipo di giocatore stavano cercando. Posso, sforzandomi, passare oltre la golosa tentazione di cedere al demagogico “mai-affari-coi-ladri”: ai tempi ero stato tra i pochi a plaudere allo scambio Guarin-Vucinic, poi finito come sappiamo.

Chissà, forse era l’odio -calcistico- per il colombiano a farmi ragionare così. Ma qui il Profeta va a appare un buco bello e buono nella mediana nemica, che in attesa dei rientri di Marchisio e Khedira mostra tutte le sue splendide brutture.

E noi gliel’abbiamo dato. Nemmeno facendocelo strapagare, visto che gli 11 milioni non credo ci aiutino più di tanto nel giochino delle plusvalenze.

Morale, non sono d’accordo, nel caso in cui non si fosse capito.

Oltretutto, la porta da saloon del nostro spogliatoio vede entrare al posto suo il giocatore ignorante per antonomasia (un mio amico di collegio diceva “per eutanasia” e mi ha sempre fatto molto ridere): Felipe Melo ce l’ha fatta a riabbracciare il suo allenatore e ci toccherà pupparcelo per qualche mese. La mia stima nel Mancio dovrebbe spingermi a dargli credito e fidarmi del suo intuito, ma è più forte di me: nel brasiliano continuo a vedere il picchiatore di metacampo che riusciva a collezionare cartellini in serie pur vestendo la casacca bianconera.

So che adesso ce lo stanno facendo passare come l’uomo “che fa le due fasi”, con la Gazza che celebrando la nuova super-inter-condannata-a-vincere addirittura dice di vedere nel brasiliano un “cacciatore di palloni che ha visione di gioco e piedi raffinati.” Ribadisco: pronto a ricredermi e più che felice nell’ammettere di avere sbagliato, ma per me abbiamo preso uno sgherro, pur avendone già uno in casa.

ATTACCO

Qui sembravamo due gatti in croce e invece, almeno a livello numerico, il reparto si è rimpolpato. Giubilati i “tedeschi” Podolski e Shaqiri (cordiali saluti al primo, una punta di dispiacere per il tabbozzo che secondo me in questa Inter ci poteva stare), saluto con curiosa fiducia l’arrivo di Perisic.

Tutto quel che ho visto arriva da un mix di immagini su youtube, dalle quali anche io potrei uscire come convincente fluidificante ancorché brizzolato: in ogni caso, complimenti allo sceneggiatore, perché il campionario di tiri, assist, dribbling e gol è più che promettente. Destro o sinistro non pare far differenza; in più c’è il parere di un personaggio del sottobosco del calcio che mi ha sempre affascinato: Giovanni Galeone, quello del Pescara dei miracoli, l’ha definito “l’unico vero fenomeno attualmente in circolazione” e mai come in questo caso spero che il soggetto dia prova di essere un genio (per quanto incompreso) anzichè un cialtrone (per quanto simpatico).

Degli altri arrivi, Jovetic mi convince decisamente di più dell’ex compagno viola Ljajic, che ho sempre considerato il classico mezzo campione, senza nemmeno avere il sinistro a voragine di un Chino Recoba. Il montenegrino invece mi garba fin dai tempi fiorentini e, ben da prima dei tre gol in due partite, nutrivo pochi dubbi sul suo valore.

Il buon Palacio è un primo cambio di extra-lusso, potendo oltretutto far rifiatare anche Icardi per qualche mezzora.

L’argentino dal canto suo deve “solo” ripetere la stagione passata, alternando la doverosa propensione all’egoismo propria di ogni centravanti, alla giusta dedizione ai movimenti di squadra mostrata sempre più con l’arrivo del Mancio.

MISTER

In pochi casi come in questo è doveroso applicare la formula:

LA+nomedellasquadra+DI+nome dell’allenatore

È decisamente l’inter che voleva Mancini, aldilà di qualche inevitabile ripiego (Dybala e Touré sarebbero stati graditi quanto e più di Perisic e Kondogbia).

Il mercato appena terminato ci offre l’ennesima e non richiesta conferma del diverso ascendente che questo allenatore ha sulla proprietà, rapportato al suo predecessore. L’atteggiamento di Thohir è ai confini della sindrome bipolare (“Mazzarri non rompere i coglioni chè non c’è una lira! Beccati M’Vila e fattelo bastare!!!” “Mancio, amore di papà, lo vuoi un altro attaccante? Non ti preoccupare che papà i soldi li trova”).

Fuor di metafora e battute a parte, il nostro ha capito che l’unica maniera di raddrizzare la baracca è tornare in Chamoions League il prima possibile, a costo di indebitarsi per gli esercizi futuri a furia di pagamenti rateali e riscatto triennali manco dovesse comprare la cucina da Aiazzone.

A me tifoso va benissimo, per carità: resta solo quel retrogusto nell’ascoltare il potente di turno dire “non ci sono i soldi“. Poco importa che sia il politico, il parente o il presidente della tua squadra di calcio: la risposta istintiva a questa domanda è sempre “ma che me stai a cojona’? Guarda bene che cellai li sordi…”

FRULLATE IL TUTTO E OTTENETE IL COMPOST(O)

In buona sostanza, si è creata una squadra divisa in due tronconi, ben definiti e temo ben distanziati. La difesa fa il suo mestiere e quindi cerca di non prender gol, aldilà della spinta che potranno dare gli esterni -tutta da verificare-.

Il centrocampo è il vero ganglio vitale del giuoco, ma anche lì vedo molta gente di lotta e poca (o nulla) di governo.

È palese e fors’anche condivisibile la scelta del Mancio di avere una mediana di cagnacci grossi e rognosi, ma il me tènnnico si chiede: chi cacchio la farà arrivare la boccia alla pletora di attaccanti che ci ritroviamo? Medel e Melo?

Anche senza scomodare il già ricordato e (da me) rimpianto Hernanes, non era il daso di pigliarsi -tanto per dirne uno- un innocuo Ledesma, giubilato dalla Lazio, che non avrebbe certo preteso un posto da titolare ma che di certo a dar via la palla è più bravo dei vari Guarin, Kondogbia, Melo e Medel messi insieme?

Torno al discorso del credito che il Mancio si è conquistato negli anni, e pertanto il Mister sa senz’altro quel che sta facendo.

Spero di scoprirlo presto anch’io, e di venire piacevolmente smentito.

Per ora, dubbi, perplessità.

MAGLIA

bella. semplice e bella. 7+

bella. semplice e bella. 7+

Finalmente una prima maglia degna di questo nome.

Banali strisce verticali nere e azzurre, in omaggio al venticinquennale dalla prima vittoria in Coppa UEFA: niente pretese di stupire, niente innovazioni, niente richiami a ‘sto par de ciufoli, niente concessioni allo sponsor tecnico. Nerazzurra, come dev’essere.

Anche se il blu è un po’ troppo chiaro per i miei gusti. Anche se le righe le avrei fatte un po’ più spesse. Ma va benone. Basta pigiama gessato.

La seconda è un poco paracula, richiamando espressamente quella bianca dell’anno di grazia 2009/2010: ci vedo ancora Eto’o a Stamford Bridge e Milito a ballare al Camp Nou sotto gli idranti…

molto bene anche qui

molto bene anche qui

In chiusura, un piccolo ricordino polemico alla pletora di minchioni razzisti (diamo i nomi alle cose e alle persone) che 12 mesi fa vomitavano insulti sul “filippino” che aveva generato il pigiama gessato collezione autunno inverno 2014/2015.

Ecco, è appena arrivato dall’altra parte del mondo e cede subito alla Nike… Ci fosse stato ancora Moratti non l’avrebbe mai permesso, lui sì che è fedele alle nostra storia“.

Muti. Zitti.

Per fortuna ce ne sono altri a pensarla come me su Thohir (vedi la pagina FB di Bausciacafè ed il “cordiale saluto” mandato a gufi, vedove e piangina).

E’ COMPLOTTO

Non mi fido di chi plaude al nostro mercato, nè di chi ora dipinge Ljajic come potenziale fuoriclasse (Compagnoni di Sky, di chiare simpatie giallorossonere): sono tutte considerazioni fintamente complimentose, che in realtà tolgono qualsiasi scusa alla squadra e al Mister, “accontentato in tutto e per tutto” e quindi obbligato a centrare “almeno il terzo posto”.

Di più e di meglio leggiamo da quello che di norma è un grande scrittore di sport, e cioè Gigi Garanzini: spiace doverlo iscrivere alla canea dei giornalettisti, ma il seguente stralcio sull’Inter in un pezzo peraltro pertinente sulla situazione internazionale del Fair Play finanziario è quantomeno inopportuno:

Quaranta milioni per Dybala non sono pochi. Ma tutta Europa ci aveva messo gli occhi addosso, mentre Kondogbia pur sulla grande ribalta di un quarto di Coppa Campioni era passato discretamente inosservato: eppure Thohir, o chi per lui, ne ha sborsati 35 che pochi non sono. Travolta da improvviso benessere, l’Inter ha smesso di comprare ieri sera alle 11 giusto perché è risuonato il fatidico rien ne va plus.

Caro Gigino: l’Inter ha fatto il possibile, e forse di più, per costruire una squadra rispondente ai desiderata del proprio allenatore e ai paletti dell’UEFA.

Siamo ormai cintura nera di prestito con diritto di riscatto, cambiale carpiata e pagherò ritornato in avvitamento, e la sessione appena terminata vede i nostri conti sostanzialmente a posto. Chiaro, c’è da andare in Champions League per non far crollare il castello, ma intanto siamo a posto.

Stavolta la ramanzina vai a farla a qualcun altro, anche senza andar lontano. Conosco uno che doveva prendere Ibra, Witsel e Jackson Martinez ma ha speso 45 milioni solo per Romagnoli e Bertolacci, chiudendo con un saldo negativo di quasi 70 milioni.

Ma loro sono la squadra dell’amore…

Sarò masochista, ma a me quella dell'interista sognatore sotto l'ombrellone è sempre piaciuta :)

Sarò masochista, ma a me quella dell’interista sognatore sotto l’ombrellone mi è sempre piaciuta 🙂