COME DIVERTIRSI QUANDO CI SI ANNOIA

CAGLIARI-INTER 1-3

Continua il filone della serietà.

Di conseguenza, il suddetto filone continua a intrudersi in tutto il suo turgore nel retro dei tanti nostalgici della Pazza Inter di stoparde.

La partita per molti versi è simile all’ultima con l’Atalanta, così come ai pareggi di Bologna e col Toro. Squadre organizzate e attente (con noi si sa non si scansa mai nessuno, ed è giusto così), che nella fattispecie ci fanno vivere una prima mezz’ora alquanto indigesta. Handanovic sbroglia due troiai delle dimensioni di Rocco Siffredi (cit.) prima che Lucianino da Certaldo faccia buon viso a cattivo gioco e si sitemi a specchio rispetto alla compagine sarda per il resto del primo tempo.

Ci dice anche culo, perchè al primo tentativo in attacco mettiamo palla in buca. L’ormai imprescindibile cross di Candreva arriva sul secondo palo dove Perisic in spaccata tocca e libera Icardi. Sulla volontà del croato di servire il compagno tornerò infra, qui mi limiterò a mettere a verbale il destro di Maurito nostro che vale il vantaggio corsaro e il 14° centro in tre mesi di campionato.

Mi immagino gli sguardi tra i nerazzurri in campo, all’insegna del “uffff….scampato pericolo!”; senz’altro il mio pensiero è stato quello.

E, come nelle ultime partite, una volta passati in vantaggio non ho avuto particolari timori di vedere cagate in serie commesse dai nostri, tipo braccino del tennista o annegamenti in bicchieri d’acqua.

La ripresa è ulteriore conferma di ciò, dal momento che la sostituzione di Vecino con Brozovic, in altri tempi senza dubbio foriera di smadonnamenti a mezza voce, è invece accolta da chi scrive con ottimismo, del tipo “dài simpatico minchione, stavolta hai mezz’ora buona da giocare e non i classici ultimi 5 minuti: vediamo se oggi c’hai voglia…”.

Detto, fatto: ottimo passaggio in verticale di Skriniar per Candreva che si insinua sulla destra ed è bravissimo a servire Brozo a rimorchio. Il destro è di quelli che, 2 volte su 3, finiscono al terzo anello, ma non stasera: tiro teso sul primo palo e 2-0 incassato.

Il tempo di esultare sotto la curva avversaria, di schivare un paio di bottigliette gentile omaggio dei tifosi di casa, ed eccoci a scollinare per l’ultimo quarto di partita.

Tutto pare scorrere per il meglio, senonchè un cross tanto preciso quanto isolato da parte di Faragò pesca Pavoletti colpevolmente libero a centro area. Bello ma abbastanza elementare il piatto destro al volo: Skriniar commette il primo errore della stagione marcandolo da lontano, e lo stesso Handanovic rimane sorpreso da una conclusione sì improvvisa ma non esattamente imparabile.

Il mio lato inglese si mantiene su altissimi livelli, giacchè il self control continua a campeggiare ai muri di casa:

Keep calm and palla a Maurito.

Più o meno è quel che succede, anche se in maniera un po’ rocambolesca. Il cross dalla destra è deviato da un cagliaritano e si impenna nei pressi dell’area piccola: Perisic salta prima del portiere e la carambola tra i due favorisce Icardi, che di destro chiude palla e partita sul primo palo. 3-1 e tutti a casa.

LE ALTRE

La testa della classifica resta a tinte nerazzurre il lasso di una notte, che passa comunque dolcissima. Il Napoli torna da Udine senza i soliti tre gol, ma con i soliti tre punti, avendo la meglio sugli avversari in una di quelle gare ostiche e tignose che iniziano ad essere una solida e preoccupante alternativa nel repertorio di Sarri & Co.

Già più pronosticabile la vittoria della Juve in casa col Crotone. Interessanti e molto invece i pareggi delle romane, con De Rossi a combinarla grossissima e Calcedo solo un poco più piccola. Che poi sia il VAR e non l’arbitro “de per lù” a decretare i rigori, poco importa ai fini del risultato. Due punti guadagnati su entrambi.

Ennesimi due punti guadagnati anche ai cugini, incapaci di segnare in casa contro avversari degni di tale nome (il girone da bambini dell’asilo di Europa League davvero non fa testo) e bloccati da un Toro tosto come da tradizione.

Pareggio fatale per il sorridente Montella, che si ritrova messo all’uscio dagli stessi dirigenti che ne difendevano l’operato fino a un quarto d’ora prima.

Forse sarà arrivato lui a dare istruzioni:

EE822F4A-1C81-4046-A79A-47AD68308E9A

E’ COMPLOTTO

L’esonero di Vincenzino nostro darebbe pane a sufficienza per compitare venti cartelle al riguardo. Ma sarebbe troppo facile.

Meglio pensare ai nostri.

Lodevole, ad esempio, il pezzo di Gatti sul Corriere della Sera, in cui sostanzialmente ammette che tanto Suning quanto Icardi avrebbero diritto a sentite scuse dal calcio italiano. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. E magari, da aggiungere, ci sarebbe anche il fatto che è stata proprio la stampa a cercare paragoni continui tra Icardi e il Balotelli milanista, non sembrando vero ai pennivendoli di poter mettere insieme i fallimenti dell’uno (guess who) con la scarsa eleganza dell’altro. Quanto a prestazioni sul campo, professionalità e maturità dimostrate, non stiamo neanche a parlarne, chè tra i due ci sono un paio di galassie di differenza…

Travestendomi solo un attimo da giornalista di Harmony a tinte nerazzurre (non mi accosto a Pellegatti nemmeno quando scherzo perchè ho troppo rispetto per me stesso), bella l’immagine di Icardi spettatore sotto l’ombrello a Firenze nelle vesti di tifoso: la moglie di Borja Valero corre e il gruppetto di amici è lì a incoraggiarla, come una compagnia di semplici amici in gita domenicale.

Il solito #spogliatoiospaccato

Passiamo ai Finti Complimenti. Potrebbe diventare una nuova categoria, cugina di Squadra Simpatttica o Same but Different. Ambrosini e Massimo Mauro sono amministratori delegati della Start Up antinerazzurra. La mission è questa: non potendo parlar male dell’Inter in questo frangente, si insiste su quegli aspetti che, sotto una patina di ipocrita lode, vogliono in realtà ridimensionare i meriti dei nerazzurri. Ecco quindi che, là dove Gigione Donnarummone fa una doppia parata che salva i rossoneri su Belotti/Iago Falque ed è giustamente applaudito come fenomeno e salvatore della patria (ma non del Mister hehehe….), Handanovic manca poco che si debba scusare per aver parato su Pavoletti nel primo tempo. Il tono è proprio “eh se ci si mette anche lui a fare i miracoli…”.

Mauro, forse incapace di articolare concetti così elevati, cita il “culo” di Icardi nel trovarsi proprio dove arriva la palla sul gol del tre a uno, ma in quello è in buona compagnia: Trevisani e Adani è un mese che giocano alla tiritera del “non è Icardi che va verso il pallone, è il pallone che va da lui”. Un fenomeno da baraccone, insomma, tutto pur di non dire che è il miglior centravanti della Serie A, chè magari Higuain e Dzeko si offendono…

Passiamo alla parentesi moviolistica, in malafede, s’intende: sintomatico come tutti, ma proprio tutti, siano assolutamente certi del fatto che Perisic non volesse fare l’assist, ma tirare in porta in occasione dell’1-0.

Ma del resto è così: comincia uno e subito tutti dietro. Del resto sono quindici anni  che ci passeggiano sul belino sull’incredibile gol di Sheva in un Milan Juve, cross sbagliato che finisce all’angolino ma per tutti colpo di genio dell’ucraino. Qui non c’è il viso angelico e delicato di Sheva, qui c’è la faccia sghemba di Beavis Perisic, quindi che se ne andasse affanculo che quello è ontologicamente un tiro sbagliato che diventa assist involontario. Di più, forse c’è fallo sul 3-1! Guardiamo guardiamo bene, che forse a furia di guardare qualcosa si trova.

Mi fate addirittura più ribrezzo del figlio di Pairetto: in onore di cotanto padre ha ammonito i due diffidati nerazzurri (Miranda e Gagliardini), ma quantomeno non se l’è sentita di sbugiardarsi da solo guardando al replay il regolarissimo salto del 44 croato.

Ad ogni modo, le discussioni sul VAR, che il Calabrese Cantilenante ci propina ogni settimana cianciando di fine del calcio etc etc… in realtà non mi fanno ridere come dovrebbero perchè mi costringono ad essere d’accordo con Caressa, che di contro rivendica i successi della tecnologia applicata al calcio.

Per dire: provate a chiedere a Messi se ieri sera avrebbe voluto la moviola in campo.

Poi si può discutere dell’ambito di applicazione del VAR e dei casi specifici tipo Lazio-Fiorentina. Personalmente, non essendo per nulla intimorito da cagate del tipo “la macchina che decide al posto dell’uomo, aiuto moriremo tutti!”, porrei un parametro molto semplice: il VAR rileva che la decisione presa (per quanto difficile, per quanto interpretabile dal vivo) è sbagliata? Benissimo, la si corregge. As simple as that.

L’arbitro non è stato un cane nel non vedere il calcione di Calcedo sul giocatore viola, ma a mio parere non conta. Lo si rivede, si constata l’errore, si procede di conseguenza.

Sempre restando sul bel programma di Sky (nonostante Mauro e Caressa), interessante e illuminante come quando era in campo il pensiero del Cuchu Cambiasso. Perfetto nella circostanza a fare da sponda a Caressa che si lamenta di tutte le frasi fatte del calcio odierno (gli chiederò i diritti d’autore perchè è plagio bello e buono dei Luoghi Comuni Maledetti): “che me frega del centravanti che rientra? Il Centravanti deve fare gol? Il difensore elegante? Ma de che?? Il difensore deve spazzare l’area e tirare un paio di calci”. Questa la poetica Caressiana, che gioca a buttarla in cacciata ma coglie nel segno.

L’ineccepibile Cuchu prima pare blandirlo e andargli dietro aggiungendo “E il portiere che gioca bene coi piedi?

Bravo Cuchu, bravo! Lo vedi che la pensi come me??

Ed ecco il tocco di classe dell’amatissima crapalustra: “Sì ma guarda che tutte queste cose le avete inventate voi giornalisti!”. Date un fischietto e un cappellino a quest’uomo e nominatelo capo del mondo all’istante!

Chiudo con un momento di mestizia, tornando all’esonero di Montella. Irriguardoso del lutto della sua ex squadra, il tweet di Carlos Bacca arriva al posto giusto nel momento giusto. Ma loro non erano tutti una grande famiglia?

In bocca al lupo Ringhio, ennesima bandiera piegata a pezza da piedi e chiamata a risollevare la baracca rossonera. Nella scala dei miei “s-preferiti” sei più vicino a Leonardo e Seedorf che a Inzaghi. Non ti augurerò quindi di perderle tutte, ma quasi.

E, mi raccomando: quando ti cacceranno non andartene ringraziando per l’opportunità concessa. Salutali come tu sai fare.

WEST HAM

Pareggino interno contro il Leicester, di pura dignità e che muove (poco, molto poco) la classifica.

F3C86A1E-6712-40FF-9508-34BE132F8037

Oh va che volevo dartela eh! See Ivan, See…

SIAMO SERI


INTER-ATALANTA 2-0

Risultato all’inglese e secondo posto in classifica agganciato senza nemmeno troppo patire.

Onestamente non sembra nemmeno di veder giocare l’Inter: troppo quadrata, troppo “seria”, troppe poche emozioni che -per una volta- ricacciano in gola ai qualunquisti in malafede il ritrito ritornello della Pazza Inter.

Come tutti i cliché -o, se preferite Luoghi Comuni Maledetti– è molto comodo rifugiarvisi (-ci -vi -si- vi), e i nostri pennivendoli sono spaesati nel vedere una squadra cazzuta che passa il primo tempo a sbattere la testa contro una tignosa Atalanta, trovando poi vantaggio e raddoppio nello spazio di 10 minuti nella ripresa.

Rabbrividisco nel leggere il nome di Santon negli 11 iniziali, ed in effetti anche durante i 90’ non mi è chiaro il senso di schierare come terzino sinistro uno che col sinistro non la tocca mai. Ma mai! Piglia palla e rientra sul destro accentrandosi. Fa sempre e solo quello. So di essere prevenuto nei suoi confronti, chè pareva il miglior  Facchetti e si è dimostrato il peggior Tramezzani: mi limito a ringraziare gli dei del calcio per averci fatto finire la partita senza gol subiti, dando modo a Spalletti di incensarne i meriti e riconoscergli una versatilità che solo lui e pochi altri riescono a vedere.

Per il resto la squadra è la solita, così come piacevolmente usuali sono i cross che Candreva recapita sulla capoccia di Icardi: il nostro sfiora appena l’impatto sul primo traversone, con la palla che esce larga sul palo lungo, mentre non riesce nemmeno ad impattare poco dopo, abbracciato in maniera più che affettuosa da un difensore avversario.

La palla più ghiotta Icardi però se la mangia da solo: illuminante il tacco con cui Borja Valero libera il Capitano, che da parte sua è bravissimo a resistere a Toloi che cerca di ostacolarlo in tutti i modi. Purtroppo, dopo aver fatto bene la cosa difficile, fa malino quella facile: il destro a incrociare è timido, e il portiere fa il figurone.

La ripresa mi vede moderatamente fiducioso, e la nostra fascia destra mi dà ragione. D’Ambrosio in particolare fa un partitone, anticipando sistematicamente i suoi avversari e creando scompiglio in occasione di entrambi i gol. Sul primo è stato bravo e tenace a recuperar palla, tenere la posizione e subire il fallo, lasciando poi a Candreva il cross sulla conseguente punizia che trova Icardi splendidamente solo a capocciare in rete l’1-0.

In occasione del raddoppio, il terzino ceruleo fa ancora meglio, galoppando sulla fascia e mettendo poi il cross col sinistro; Icardi fa un movimento da far vedere in tutte le scuole calcio, per la bravura con cui manda ai pazzi i centrali avversari e frusta la palla sul secondo palo.

Sul 2-0 si ragiona meglio, e onestamente i nostri non rischiano più di tanto, portando a casa una vittoria solida e meritata. Una roba seria, torno a dire.

Rimiriamo una squadra che stentiamo a credere, abituati a scempi e crisi esistenziali, ormai abbonati a figuracce contro pletore di Carneadi e a risate malcelate del pubblico mediatico.

Che non vi venga in mente di rovinare tutto, amatissimi maledetti!

LE ALTRE

Ottima domenica, con i nostri vincenti e i diversamente strisciati entrambi sconfitti. E se il Milan ormai non fa più notizia -all’insegna di quel che il Vate di Setubal direbbe “bassiamo i toni”- la sconfitta dei Gobbi con la Samp è stata una piacevole sorpresa.

Il Napoli, come detto, vince e guarda tutti dall’alto. Ma subito dopo ci siamo noi, per quanto possa sembrare strano. La Roma cresce sempre più, battendo la Lazio e mettendosi potenzialmente al nostro fianco, avendo tre punti di meno ma una partita in più da giocare.

E’ COMPLOTTO

Tante cose di cui parlare.

Sulla Nazionale non sarebbe nemmeno il caso di infierire. Vorrei solo far presente che, finalmente, da fonti leggermente più credibili e conosciute di questo simpatttico aggregatore di minchiate, si pone la questione “stranieri” nella giusta prospettiva.

Eccola, la foto fatta alla tele domenica sera. Eccola, la realtà oggettiva, non interpretabile, che guarda caso viene confutata solo da chi vuole andare avanti a (s)ragionare per frasi fatte e luoghi comuni.

Eccoli quindi, Vialli e Mauro che stentano a credere ai numeri, non sembrando vero al pelato di poter dire “eh sì in Inghilterra hanno il 67% di stranieri, e infatti sono 60 che la loro Nazionale non vince niente”.

Peccato che nell’ultimo anno abbiano vinto i mondiali under 17 e under 20, tanto per smentire la coglionata dal retrogusto salviniano “tutti questi stranieri fanno il male dei nostri giovani”.

Peccato, soprattutto, che la tanto decantata Germania abbia un campionato con una minor percentuale di autoctoni rispetto alla Serie A.

Se addirittura il merdaccia per eccellenza (Zio Silvio) cerca di allontanarsi dalla vecchia cantilena del “Milan pieno di ragazzi nati a Milano”, vuol dire che anche lui ha nasato che la favoletta non funziona più.

Bravi minchioni, voi che ci avete voluto credere fino ad oggi.

Per il resto, non mi addentro nemmeno nel balletto del nuovo possibile CT o dell’eventuale commissariamento.

Da partigiano nerazzurro, mi limito ad una domanda retorica ma non troppo. Visto che ad ogni sconfitta del calcio italico si dà la colpa “all’Inter che è piena di stranieri”, proviamo a girare il punto di vista: non sarà che l’Inter si infarcisce di stranieri proprio perchè gli italiani costano di più e rendono di meno?

Mi spiace, ma la storia del “va bene gli stranieri se sono campioni, ma per i giocatori normali non vale la pena” è molto spesso una cazzata bella e buona. Per i giocatori “normali” (whatever that means), il fattore prezzo è spesso cruciale –chè, se devo comprare il campione, non bado a spese o quasi-, quindi chi me lo fa fare di spendere il doppio per un onesto terzino autoctono, quando il promettente slovacco o senegalese lo porto via con cento lire?

Non si dovrebbe mai generalizzare, e mi rendo conto che le mie ultime righe fanno proprio quello. Ma mi incazzo vieppiù quando sento la litanìa dell’Optì Poba che fa piangere i nostri giUovani.

Passando a note dolci-amare, parliamo della squadra dell’Amore. Eccola alla sesta (sesta!) sconfitta in campionato su 13 partite. Per carità, in buona misura preventivabile, contro la capoclassifica. Quello che però accade è la corsa al giustificazionismo, allo #sconfittiatestaalta, al Montella che comunque gode della fiducia della Società, alla cena di squadra dopo la sconfitta per fare gruppo, alla grande famiglia che invita l’amato Evangelico per sostenere i vecchi amici nel momento del bisogno.

Il tutto mentre altri amici vedono sempre più vicine le sbarre del carcere (alegrìa do Brasile, vallo a cantare adesso, uggeggé uggeggé!).

Il tutto mentre le millantate ricchezze del millantato miliardario cinese risultano un pocolino fumose.

Courtesy of Zer0 Tituli

(Questa la più bella trovata sui social).

Il tutto mentre Marca, tagliando più di qualche angolo e volendo fare il titolo sensazionalista (lo riconosco) paventa scenari apocalittici in viaggio da Nyon verso Milanello.

Insomma, per usare un francesismo: sono nella merda, ma a sentire i giornali hanno interessanti prospettive per il futuro.

WEST HAM

Andiamo male: Moyes, alla prima panchina degli Hammers e alla cinquecentesima in carriera, ne becca due in casa del Watford che dispone di noi manco fosse il Barcellona.

Hard times in East London…

BB029420-9D8C-417C-98E8-53E6ABD2F345

CUORE TORO (E FEGATO INTER)

INTER-TORINO 1-1

Era un po’ che non succedeva, e onestamente non ne sentivo la mancanza.

Il Toro, ampiamente insufficiente fino a poche ore fa, suona la migliore sinfonia stagionale alla Scala del calcio contro i nerazzurri. Ennesima dimostrazione che, contro di noi, nessuno ci pensa nemmeno lontanamente a scansarsi. E ci mancherebbe altro, sia chiaro.

A noi nessuno ha mai regalato niente e -ribadisco- va benissimo così. Diciamo che ce ne ricorderemo quando la banda di Sinisone nostro tornerà alla mediocrità mostrata in questi mesi.

Shel Shapiro forse pensava a noi quando, più di quarant’anni fa, ci ricordava che “non sempre si può vincere”: fatto sta che, per come è andata, rimaniamo con un gusto dolce amaro in bocca per come si è sviluppata la partita.

I nostri partono con la consueta formazione, fronteggiando un Toro zeppo di ex nerazzurri. Burdisso (all’esordio stagionale) e soprattutto Ansaldi fanno una partita che a queste latitudini non si era mai viste, facendo impennare i rispettivi indici di smadonnaggio da parte dei loro ex sostenitori. Belotti là davanti ha il suo bel da fare con Skriniar (e viceversa). La novità di giornata è un Icardi diligente e generoso nel fare i movimenti ma inopinatamente impreciso sotto porta. La mia sindrome di accerchiamento riesce ad incolpare anche di questo la marmaglia mediatica, che nelle ultime settimane ne ha elogiato -col solo scopo di evidenziare l’assenza di altre qualità- il senso del gol e la capacità di finalizzare ogni mezzo pallone vagante in area. Morale: Maurito ha più di un’occasione per segnare, ma potenza, tempismo e precisione restano non pervenute.

Se a ciò sommiamo un paio di gran parate del loro portiere sulle occasioni create dagli altri interisti (due capocciate di Skriniar e soprattutto Vecino), arriviamo in zona uccello Padulo: già nel primo tempo Handanovic aveva smanacciato una velenosa conclusione di Baselli (oltretutto nemmeno “premiata” dal sacrosanto corner per svista del guardalinee); nella ripresa invece, l’incursione di Iago Falque trova Miranda assai molle e lento nel contrastarlo. Al mancino del Toro non pare vero di poter rientrare sul piede preferito e far partire il tiro sul primo palo, a incenerire un incolpevole Handanovic, incredulo nel vedere la palla passare attraverso un nugolo di nerazzurri piombati con colpevole ritardo sull’avversario.

E’ il quarto d’ora della ripresa, più o meno lo stesso minuto del pareggio di Pazzini dell’ultima partita dei nostri. Le sensazioni di chi scrive, però, non potrebbero essere più diverse. Qui c’è l’odore acre e pressante della cacca pestata a piè pari, e il timore è di non riuscire mica a recuperarla.

Spalletti ci mette del suo, aspettando altri 10 minuti per fare l’unico cambio sensato (dentro Eder e fuori Nagatiello). Difesa a tre, Candreva e Perisic a far tutta la fascia e il resto della ciurma a cercare di rimediare al puttanaio.

Per quello riusciamo a rimetterla in piedi abbastanza in fretta, con Perisic a mettere in mezzo un pallone interessante ma un po’ scomodo per Icardi. Lì il Capitano fa la cosa migliore della partita, non fidandosi del suo piedone e preferendo fare da sponda per Eder, ancor più libero di lui. L’italo-brasiliano ha addirittura il tempo di stoppare la palla prima di spedire la palla all’incrocio: 1-1 e un quarto d’ora da giocare.

Ci vorrebbe un crollo del Toro, che invece non lascia e anzi raddoppia gli sforzi. Non calando l’avversario, ci vorrebbe il colpo del singolo, in mancanza il colpo di culo… Ma noi siamo l’Inter, invisa agli dèi del calcio e quasi felice di ciò: inevitabile a quel punto che lo scaldabagno tirato da Vecino timbri la traversa anzichè gonfiare la rete.

Finisce 1-1 quindi, probabilmente avendo giocato meglio di un paio di vittorie portate a casa un po’ così…  Si poteva vincere, ma senza la reazione fatta vedere si poteva anche perdere.

 

LE ALTRE

Non si sa come prendere il pareggio del Napoli a Chievo: mal comune mezzo gaudio? Smoccolamento della serie “cazz potevamo agganciarli in testa”. Fate vobis.

In mezzo al dubbio amletico, la Juve fa capire di avere senso dell’umorismo ma solo fino a un certo punto, regolando con qualche sofferenza il Benevento e passando al secondo posto solitario in classifica.

Le romane seguono, ma entrambe hanno una partita in meno: ciò vuol dire che potenzialmente siamo in 5 lì in cima, in soli due punti.

Più indietro il Milan che, se non altro, porta a casa i tre punti in quel di Sassuolo.

 

E’ COMPLOTTO

Poco da segnalare in realtà. Anzi: ho sentito Massimo Mauro lodare Icardi dopo la strana ultima prestazione. Tutto un insistere sulla volontà dimostrata, sul giocare per la squadra, sull’importanza di un assist tanto facile tecnicamente quanto difficile a livello di lucidità mentale. Al Cuchu probabilmente non pareva vero poter indugiare sulle virtù del connazionale, ma qualcosa non mi torna. Se gli stessi complimenti fossero arrivati da Caressa avrei potuto anche prenderli per sinceri, ma dal Calabrese Cantilenante proprio no… vedremo cosa c’è sotto, perchè qualcosa c’è. Per il resto, gioite gioite Gesù è nato: il Milan vince, Conte batte Mourinho e il mondo è un posto migliore. Stucchevole a dir poco il tifo nemmeno dissimulato di Zola e Marianella nel commentare Chelsea-Manchester Utd. Perfetto poi Compagnoni nel sunteggiare “Montella sarà contento del fatto che Conte ha vinto, così tutti sono contenti e lui lavora tranquillo”.

Manca solo che gli rimbocchino le coperte quando va a dormire…

 

WEST HAM

Ne becchiamo 4 in casa dal Liverpool e salta la panchina di Bilic. Può bastare?

F40FEFC7-CA08-4AED-A3F2-488150BA8047

Talmente forte che pure la foto è sfuocata…

USQUE TANDEM

VERONA-INTER 1-2

E record sia…

Vado leggermente controcorrente e parto da uno stato d’animo insolito a queste latitudini. Quarto d’ora della ripresa: dopo aver esaurito il calendario dei Santi contro D’Ambrosio per l’improvvido rinvio, e constatato il pareggio del vecchio Pazzo ai danni di Handanovic, il mio occhio è caduto sul cronometro.

“Dài, manca ancora mezz’ora: questa la vinciamo”

Non sono uso a questi slanci di ottimismo, eppure è a questo che ho pensato in quel momento. Che sia merito di Spalletti, dei “ragazzi” o della mia migliorata stabilità mentale poco importa. Quel che pesa è il destro di Perisic a mille all’ora che pochi minuti dopo gonfia la rete veronese.

Giusto tre paróle (cit.) di cronaca per dire di un’Inter tutt’altro che trascendentale, in cui le migliori cose le fanno vedere Candreva (altro splendido cross per l’1-0 di Borja), Skriniar (di lì non passa un cazzo) e la coppia violacea Vecino-Valero (fosforo e muscoli in quantità). Per il resto, piccolo cabotaggio, anche se la sezioncina simpatttica si soffermerà su qualche dettaglio…

Il nostro vantaggio arriva in occasione della prima azione “seria” della partita e, se fossimo una squadra coi controcazzi, si potrebbe pensare che i nostri abbiamo pensato “va beh, basta cincischiare, andiamo a fare gol!”. Ho però smesso da tempo di credere alle favole e la prendo quindi come frutto del caso.

Poco altro da segnalare prima dell’inguacchio di D’Ambrosio già blasfemamente ricordato. Da lì, altri cinque minuti “seri” per ripristinare il vantaggio con Perisic, anonimo fino a quel punto.

L’ultimo quarto di gara scorre senza pericoli concreti per Handanovic, ma al tempo stesso con una costante tensione nella nostra metacampo, figlia dell’incapacità dei nostri di gestire il match e dell’immancabile manciata di giocatori onesti che contro di noi fanno la partita della vita (vero Fossati e maledettissimo Romulo?).

Arriviamo quindi all’amletico dubbio a strisce neroblù: questa squadra sta facendo benissimo, non bene, in rapporto a capacità tecniche dei giocatori e profondità della rosa. Il record di punti ottenuto nelle prime 11 partite ne è degna testimonianza. Inevitabile ascrivere i maggiori meriti di ciò a chi gestisce quotidianamente quest’accozzaglia di atleti. Lucianone nostro ha fatto senz’altro un ottimo lavoro fino ad oggi e la domanda che ogni tifoso si fa è: quanto durerà ‘sta solfa? E ancora: come ci si rialzerà dopo il primo schiaffone?

La prendo larga ma non troppo. Ai tempi del Mancio e di José, ho sempre notato nella Roma di Spalletti questo grande limite: aveva cioè bisogno di giocare il suo calcio per vincere, era sostanzialmente incapace di sfruttare le circostanze del momento e di adattarsi al contesto della singola partita.

Il contrario del “calcio speculativo e cinico” dell’Inter. Il fatto che poi quei campionati li abbia sempre vinti la succitata squadra cinica e concreta dovrebbe infilarsi tra le terga dei cantori del bel giUoco, ma il punto è un altro. Ho già detto che Spalletti, lodato per il giUoco che imprime alle sue squadre, a tinte nerazzurre è già diventato il Mister tutto praticità e intensità che non gioca bene ma porta a casa il risultato.

A me, come sapete, importa sega. Quel che mi frega è: riuscirà il nostro eroe a mantenere questa concentrazione, questa intensità, questa cazzimma, chiamatela come volete, per tutta la stagione?

Questa è la domanda delle cento pistole, e onestamente non credo sarà possibile.

Arriviamo quindi al prossimo scenario. Quando -speriamo il più tardi possibile- i nostri topperanno una o due partite in fila, si scioglieranno come neve al sole, per la gioia degli scribacchini che potranno ululare “ecco, come l’Inter di Mancini che vinceva sempre 1-0!!!” oppure manterranno la testa lucida e gireranno pagina ricominciando da dove si erano fermati?

Chi vivrà vedrà.

LE ALTRE

Il solco tra le prime 5 e le altre va ampliandosi sempre più: i gobbi vincono la partita del male assoluto -con merito e in maniera evidente, checchè ne dica un Montella sempre più in versione “chiagne e fotti”– il Napoli ritorna alla regola del tre rifilando altrettanti fischioni al Sassuolo, la Lazio si sbarazza del Benevento con una cinquina e la Roma infila l’ennesimo solido 1-0 che la conferma miglior difesa del torneo.

Siamo di fronte a un privé di queste cinque e a uno sconfinato limbo per tutti gli altri? Al momento il campionato dice questo. La velocità di crociera è altissima, se pensiamo che il Napoli, lasciando per strada solo 2 punti su 33 disponibili, ha comunque una squadra a due punti di distacco e altre due subito dietro. Non c’è una lepre solitaria, insomma. Ci sono cinque corridori che stanno tirando come dei maledetti. La domanda che dà il titolo a ‘sta sbrodola è valida anche qui: fino a quando dureranno?

 

E’ COMPLOTTO

Ogni promessa è debito, e quindi svelo subito il segreto di Pulcinella a cui mi riferivo supra. In una partita come detto modesta, Icardi si è fatto vedere molto di più in un lavoro di raccordo con il centrocampo e recuperi difensivi. Poche le conclusioni a rete -ne ricordo una per tempo: destro “masticato” su suggerimento dalla destra nel primo tempo, dopo che lui stesso aveva conquistato palla 50 metri più indietro, sinistro calciato alto dal limite dell’area nella ripresa.

Unanime la stampa a bocciare la prestazione del Capitano: “non si è mai visto!”, “è sempre defilato sul secondo palo!” (nell’azione dell’1-0, Borja può segnare solo-soletto proprio grazie al movimento di Maurito sul primo palo, raddoppiato dalla rivedibile coppia di centrali veronesi), “se non segna è come non averlo!”.

Ora, brutti generatori semiautomatici di minchiate, mettetevi d’accordo: quando segna lo criticate perchè non gioca per la squadra, perchè resta là davanti ad aspettare, etc etc.

Quando, per una volta, fa il cosiddetto “lavoro oscuro” restando a secco forse proprio perchè meno lucido a causa dei rientri a centrocampo, non va bene perchè non attacca come dovrebbe.

Morale: comunque vada è una merdaccia.

Eggiàlosapevo! direbbe il vecchio Prof. Scipione Petruzzi. Nihil sub sole novi (e con questo esauriamo la quota parte annua di citazioni latine).

Essendo un orgoglioso non utente di Mediaset Premium, ho appreso solo di seconda mano della simpatia del loro conduttore: chiosando su un ragionamento di Soldatino Di Livio, riassumibile in “occhio che questi potrebbero anche arrivare fino in fondo”, il merda ha concluso laconicamente dicendo “Beh del resto in Inghilterra due anni fa ha vinto il Leicester”.  Questa continua ad essere la considerazione di cui i nostri godono presso una mandria di prezzolati incompetenti. Che Fozza Inda venga informato all’istante e che la sua mannaia possa calare il prima possibile su tutti loro. Una roba alla Samuel L Jackson di Pulp Fiction, ma in salsa di soia.

WEST HAM

I nostri amati martelli buttano nel cesso una comoda e facile vittoria sul campo del Crystal Palace, facendosi rimontare due gol nel finale, con un insipido pareggio che ci lascia nelle acque salmastre del quasi fondo classifica.

Uottaffàc

EF6A3E68-AB03-4FEA-9CF7-4A5C8ED96112