BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI. E IN FINALE!

BARCELONA-INTER 1-0

Finalmente, la partita che aspetto da una vita. Di quelle che ti fanno perdere anni di vita, e che ti lasciano stremato manco avessi giocato dal primo all’ultimo minuto.

Siamo grandi, c’abbiamo sotto due palle grosse così.

Resistiamo nell’arena del Camp Nou con un uomo in meno per più di un’ora, e concediamo il gol solo all’84’.

Pandev gna fa e quindi è Chivu a prenderne il posto e in buona sostanza anche la posizione, seppur con evidenti diverse caratteristiche. L’andazzo non è troppo dissimile dall’andata: palla a loro ma senza grossi pericoli, e l’Inter che cerca di ripartire (a dire il vero meno frequentemente che a S. Siro). Poi Thiaghino pecca di ingenuità, allungando una mano ad altezza collo di tal Busquets, che da parte sua mette in scena la tragedia alla Mario Merola, a cui l’arbitro con un nome da trapano (De Bleckeer o qualcosa del genere) abbocca come un pollo.

Il tam-tam della vigilia ha fatto effetto, e mi chiedo come faremo a resistere per un’altra ora in 10.

E’ qui che inizia la partita che piace a me (“che piace a me” lo dico adesso che è finita e che è andata bene; nel mentre ho dubitato fortemente delle mie capacità coronariche ed ero convinto che non avrei più rivisto il sole): sì perché quasi vent’anni di magre figure in Italia ed in Europa ti fanno sentire comodi, consolanti e perfino di gran moda quei 4 stracci che ti ritrovi addosso (la metafora di pret-à-porter a dire che, abituato per anni a sculare in un modo o nell’altro partitacce in cui chiudevamo gli avversari nella NOSTRA area, sei abituato a stare in trincea e aspettare che passi la nuttata).

Tutti dietro quindi, coltello tra i denti e palle quadre a spazzare ogni cosa o essere semovente nei pressi dell’area.

Ma una differenza rispetto al ventennium orribile c’è: anche difendersi è un’arte e richiede un suo stile e una sua logica. E allora, per l’ennesima volta in stagione, scappelliamoci davanti a José e ai suoi ragazzi, per l’intelligenza con cui occupano ogni zona del campo, per la lucidità con cui lasciano senza vergogna il totale governo della palla agli avversari, consci che tanto, massicci e incazzati com’eravamo, non ci sarebbe stata trippa per gatti.

Citando i miei trascurabili trascorsi pallavolistici, la sensazione è la stessa di quando stavamo in prima linea sotto rete e ci gridavamo l’un l’altro “qui non passa un cazzo!

Ed in effetti, nonostante le statistiche finali parleranno di decine di tiri verso la porta di Julio Cesar, i sorci verdi li vediamo una volta nel primo tempo (paratona del nostro su sinistro all’angolino di Messi) e un’altra nel secondo quando Bojan (entrato per il fantasma di Ibra) di testa la piazza fuori da metri 2.

Il gol è sul filo del fuorigioco (forse, forse, una spalla di Piqué è davanti a Muntari, ma è davvero roba di cm, quindi giusto far giocare), ma soprattutto al 91’ prima del tiro –vincente- di Bojan c’è un “mani” di Touré che quindi rende vano il tocco dello slavo/catalano, e che soprattutto mi riporta tra i vivi quando ormai il defibrillatore sarebbe potuto servire solo come eccentrico componente d’arredo nel salotto.

Il tocco di mano c’è, anche se a velocità normale mi pareva molto più plateale. Insomma, andata com’è andata è andata bene!

Bellissima l’esultanza di tutti gli interisti allo stadio, con l’Oscar per la migliore interprestazione al Sig. Massimo che prima grida “E’ finita!!!” a moglie e amici, e in 1 secondo si ricompone girandosi verso Laporta e dandogli la mano in maniera molto “simpatttica”.

Ripeto, senza timore di scadere nella retorica (e anche se scado, chemmefott’ammé?): grandissimi, tutti, fiumi di sangue nerazzurro si sono visti scorrere sul prato del Camp Nou. Tutti hanno dato tutto quello che avevano, e rispetto al solito non voglio citare nessuno proprio per celebrare tutti.

Una vera squadra, con un grande condottiero che l’ha fatta crescere fino a diventare una macchina, capace di accumulare energia positiva da qualsiasi situazione (la sceneggiata delle magliette e della “remuntada”, le battute in conferenza stampa e tutta la cloaca sentita in questi giorni).

Per la prima volta in vita mia sono in finale di Champions. L’Inter ci arriva avendo battuto con pieno merito le due maggiori indiziate per la vittoria finale (Chelsea e Barcellona), con un cammino sempre in crescendo.

Manca l’ultimo tassello. Manca quasi un mese. Nel frattempo c’è da vincere un Campionato e, se avanza, una Coppa Italia.

Grazie ragazzi, buona notte (…e chi dorme??)

E' FINITA!!!

E’ FINITA!!!

“I miei più sinceri complimenti Presidente…”

“PAZZO” INTER AMALO

INTER-ATALANTA 3-1

Ah, ecco!
Il week end rimette le cose a posto.

E se la vittoria con l’Atalanta e la sconfitta dei “diversamente milanesi” a Palemmmo le avevo messe in conto, la sconfitta casalinga d’aa Maggiga obiettivamente va oltre ogni più rosea previsione.

Ma andiamo con ordine: in realtà contro i bergamaschi l’inzio è molliccio e lobotomizzato. Matrix sbaglia il fuorigioco ed è 0-1 dopo pochi minuti. Ne passano altrettanti e lo 0-2 lo si scampa per centimetri.

Al che si decide di iniziare a giocare. In effetti un centrocampo con Muntari e Mariga non è esattamente fosforo puro, e serve che Snejder si metta di buzzo buono in collaborazione con le due punte in continuo movimento.

L’imbucata giusta arriva intorno alla mezz’ora, con la cortese complicità del loro centrale che “buca” l’intervento e DieguitoMilito che può appoggiare in rete con un beffardo pallonetto.

Si continua alla “dagli e mena” ( o -se preferite- alla “boia di un giuda“) e MacDonald Mariga (ipse) raccoglie dalla sinistra l’invito di Eto’o e spedisce in rete, incocciando sulla linea il buon Muntari che prima fa segno “io io” come i bambini, poi nel dopopartita si schermisce dicendo “no no il gol è di Mariga”.

Mettiti d’accordo con te stesso, amico.

Ad ogni modo, al riposo avanti 2-1 ma secondo tempo senza il Pifferaio, bloccato –pare- da stiramento. Gelo nel mio cuoricione e paura fottuta in vista della sgambettata catalana infrasettimanale…

La ripresa vede loro partire ancora bene, ma anche un Cuchu (subentrato al collega di pettinatura) saggio e ordinato nel dirigere il traffico in mezzo al campo.

La partita la chiude un grande uomo, prima ancora che un signor giocatore di calcio: Chivu, al primo gol da quando è all’Inter, piazza la biglia sul primo palo e si fa “chapeau” da solo, togliendosi il caschetto per festeggiare.

I baci dei compagni sulla cicatrice sono personalmente da brivido, e mi dico “certo che se nella stessa partita segnano Mariga e Chivu, vuoi vedere che…”.
E su questi pensieri arriva il triplice fischio finale.

LE ALTRE

Godibilissimo naufragio dei cugini in terra sicula. Ora, facendo la tara del mio viscerale odio calcistico (e non solo, per alcuni personaggi), e quindi consapevole di non potermi ergere a commentatore algido e distaccato, dico solo che il vero Milan è questo!

Sì, è vero, manca un po’ di gente, ma francamente nell’arco di un campionato il Milan ha giocato bene due mesi, per il resto ha fatto sincera pietà.

Io ribadisco la mia stima incondizionata a Leonardo, che da sempre reputo troppo intelligente (e simpatico) per recitare la parte dell’aziendalista a oltranza della squadra dell’Amore.

Fossi in lui, dopo l’ultima partita radunerei tutti negli spogliatoi (Zio Fester compreso, Silvio no, figurati se si fa vedere se non c’è da riscuotere applausi e trofei) e, citando Pasquale Ametrano davanti al seggio elettorale (alias Verdone in Bianco Rosso e Verdone), terrei il seguente discorsetto “a consuntivo”:

Ma, come noto, faranno prevalere i motivi personali, gli affetti, la saudade, la Patria (lontano dalla quale, per inciso, Leo vive serenamente da qualche lustro) per giustificare il suo addio, chè si sa, dal Milan non vuol mai andar via nessuno.

E’ una grande famiglia.

Parenti serpenti, aggiungo io.

Sulla Roma non vorrei dire molto. Ha perso proprio la partita meglio giocata dell’ultimo periodo. Ha in un certo senso pagato (in parte) la sorte avuta nelle ultime partite e il contraccolpo è pesante.

Voglio invece sottolineare alcuni fatti e commenti che sinceramente mi hanno indignato (ma nemmeno tanto). Roba lunga, mettetevi comodi, chè di sassolini da togliere ce n’è:

E’ COMPLOTTO

1) Seguo la partita da solo, con moglie nell’altra stanza, e ad ogni tiro della Roma il commento è talmente esaltato che Gio mi chiede “ha segnato la Roma?” e io “no, parato” oppure “no, fuori”.

Dopodichè per due volte mi vede saltare sul divano e prendere a pugni i cuscini e, con occhio strabuzzato, chiede candidamente “cos’è successo?”.

Aveva segnato Pazzini, non una ma due volte, epperò il de profundis della coppia Compagnoni-Mauro non rendeva propriamente giustizia all’impresa dei doriani.

E questi sarebbero i commentatori obiettivi… ah già, per lo meno stavolta non si sono tolti le cuffie per esultare al gol del Pupone (vedi alla voce “Caressa uomo di m…”).

Prostitute.
2) La moviola ci fa vedere 100 volte gli episodi dubbi in area blucerchiata, forse sperando che al 25° replay l’arbitro possa cambiare idea.

Per quanto io possa essere di parte, nel primo caso incriminato, il terzino incoccia sulla palla mentre cerca di portare il braccio dietro la schiena, mentre nel secondo il difensore la tocca col braccio mentre è girato di spalle… A dirla, tutta: se mi fischiano contro un rigore così (in realtà me l’hanno fischiato, a Bari) bestemmio tre gironi di fila.

Qui ovviamente siamo allo “scandalo”, la prima domanda a tutti i giallorossi è sull’arbitraggio, e non uno che dica che dopo pochi secondi Cassano è fermato solo in area davanti al portiere per fuorigioco, mentre è tenuto in gioco di almeno un metro da Riise.

Prostitute.

3) Perrotta e Vucinic sull’1-0 per la Roma litigano pesante in campo e Totti deve far ricorso a tutta la sua diplomazia (“aho’, ma che stai a ‘ffà statte zitto!”) per placare il focolaio.

Ciò che su sponda Inter sarebbe accompagnato dalle solite manfrine sulla squadra non matura, sulla tensione che logora giocatori poco avvezzi a giocare per traguardi importanti, sull’incapacità dell’allenatore di “entrare nella testa dei giocatori”, qui ovviamente diventa segnale di una voglia di vincere incredibbbile (ovviamente con tre B), di grinta feroce che passa anche da queste cose, che però durano un secondo, e comunque di un grande capitano che sa farsi sentire dai compagni anche con le maniere forti.

Prostitute.
4) L’allegra coppia di commentatori fa più volte riferimento alla straordinaria stagione di Burdisso (vero) “che invece all’Inter non ha mai trovato spazio per esprimersi”.

Come se all’Inter fossero tutti così cretini da avere davanti il fratello bravo di Beckenbauer e mandarlo in prestito all’unica seria rivale di questi anni.

Ipotizzare almeno che la mancata consacrazione sia stata dovuta all’agguerritissima concorrenza (Materazzi, Samuel, quest’anno Lucio) pare brutto? Pare di sì.

Riguardarsi poi  Inter-Juve del 2008 o un ottavo a scelta di Champions League degli ultimi anni per capire…

Ma, ad ogni, modo, nessuno fa notare che sul pari doriano proprio il buon Nicolas si fa uccellare due volte da Cassano (dribbling a rientrare e poi cross morbido col sinistro), e sul raddoppio di Pazzini è sempre lui a non riuscire a contenere Mannini (avessi detto Garrincha), ancora al cross dalla sinistra.

Il “Padroncito” è e rimane un buon centrale che, come diceva un professore di Greco del nostro Liceo alterna brilli estemporanei a nefandezze immonde. Quello era e quello rimane, ma farne un fuoriclasse solo perché l’Inter l’ha mandato via e alla Roma è il miglior difensore in rosa mi pare troppo.

Prostitute.

5) Rosella Sensi, come Mexes in panchina, piange. Davvero, la voce è tremula e gli occhi lucidi. La capisco, perché nella sua condizione probabilmente sarei in uno stato d’animo simile.

La Tribuna Autorità dell’Olimpico è invece peggio di tante curve di altri stadi quanto a correttezza ed educazione, e i giornalisti che la popolano (per buona parte delle radio romane, che altro non sono che un microfono aperto alla mercé di ultrà dissimulati da opinionisti) pure.

Morale, oltre al tenore delle domande, di una faziosità indegna, dopo l’ultima domanda si leva il boato degli astanti “Ebbbrava Rosella!!!”, manco fossimo in piena Curva Sud. Ma si è mai vista una roba del genere in un altro stadio?

6) Tornando a Sky, non scadrò nel campanilismo più becero facendo notare quanti degli inviati fossero romani e/o romanisti (tipo 5 su 6). Mi concentro sul sesto, Mauro: oltre a non conoscere il regolamento (sentirlo non menzionare il concetto di volontarietà sul tocco di mano è preoccupante per uno che ha giocato 10 anni in serie A) chiude il collegamento con la battuta “una mia amica giallorossa (indoviniamo chi…) mi ha appena mandato un sms con scritto “non è ancora finita”.

Ora, alla D’Amico non darò della prostituta perché non se lo merita in qualità di neo-mamma, ma la prostituzione intellettuale davvero non ha confini.

Morale della favola, arrivo quasi (quasi) a dispiacermi per la squadra della Roma (quantomeno per alcuni di loro: Ranieri, Totti, Burdisso stesso, Vucinic), e io stesso ho detto che, qualora dovessero vincerlo, questo scudetto sarebbe meritatissimo, ma il circo mediatico che le sta intorno (e ancor di più a quello che si crea intorno ad ogni potenziale rivale dell’inter) è sinceramente vomitevole e senza precedenti.

Ad ogni modo, come dice il sommo…con perdon de las damas, que la sigan chupando!

WEST HAM

Three massive points vs Wigan.

Vinciamo 3-2 uno scontro salvezza all’ultimo sangue. Come noto siamo scarsi, quei geni dei magnaccia (come altro definire i nuovi proprietari, veri e propri magnati nel settore del porno?) hanno già deciso di non confermare Zola per la prossima stagione. Ma siamo vivi, e per ora salvi!

I’m forever blowin’ bubbles!

Chapeau! e avanti così...

Chapeau! e avanti così…

SCHOPENAUER MI FA UNA PIPPA

INTER-BARCELONA 3-1

La sindrome del foglio bianco: da quando mi diletto nel compitare queste stronzatelle di commento alle partite, di solito dopo una vittoria mi vengono in mente titoli, frasi e minchionisitica assortita da infilare qua e là.

Stanotte proprio no.

Sono davvero sorpreso dall’andamento della partita, forse ancor più del risultato finale. In altre parole, se di vincere potevo forse avere l’inconfessata speranza, di recuperare 3 gol dopo aver subito il primo al quarto d’ora del primo tempo non ci pensavo nemmeno lontanamente.

Lo so, quando si parla di Inter sono un inguaribile ottimista.

La formazione è quella di Londra, una sorta di “all-in” pokeristico che, ieri come allora, mi ha fatto deglutire più volte con i sudori freddi che mi attraversano la schiena.

In realtà le cose non vanno male: il loro possesso palla è ormai arcinoto (siamo a livello di 65%), giocano corti-cattivi-intensi come nemmeno il “peggior” Sacchi, e a fine primo tempo noto come abbiano fatto il doppio dei nostri falli, corso complessivamente 3 km in più di noi e provocato 5 nostri fuorigioco. Come dire, la squadretta è bravina…

Detto questo però, la montagna partorisce il topolino perché ‘sto popò di possesso palla produce la miseria di un tiro (che peraltro va in buca, ‘tacci loro!).

Dopo aver maledetto Maxwell, l’ex che non ti aspetti, che in tre anni da noi una discesa così l’avrà fatta forse una volta (gol al Parma alla sua prima stagione, stessa fascia), concentro i miei improperi su Maicon (che non lo segue), sul Cuchu (ingenuo e fallace per una volta, gli corre dietro ma poi si ferma) e su Lucio (che perde palla facile in ripartenza, anche se –c’è da dirlo- un minuto buono prima del fattaccio).

Morale “l’è tua, l’è mia, l’è morta l’umbrìa” come recita un’altra perla di saggezza del parterre, e il frittatone è cosa fatta.

Lo sguardo con papà è lo stesso del momentaneo 1-1 col Chelsea (“ciao ciao coppa”), ma chissà mai che porti bene, perché il ceffone subìto dà la scossa.

A dire il vero già sullo 0-0 ci mangiamo un paio di gol mica da ridere, e alla mezz’ora il Pifferaio olandese riceve assist sapiente dal Principe e timbra il pareggio.

Il mio ottimismo mi dice “cambia un cazzo, dobbiamo comunque andar là a vincere”.

Vero, ma in ogni caso all’intervallo tiriamo il fiato per aver riacciuffato il pari dopo pochi minuti e si spera che la partita continui così: palla a loro, ma occasioni vere a noi.
E così continua: pronti-via e Milito mette in area per Pandev che non arriva per un pelo (la falcata del macedone deve sfiorare i 10 cm di ampiezza, sembra una ballerina sulle punte quando corre…), ma poco dopo è sempre l’argentino a mettere boccia per Maicon che, con un tiro tanto preciso quanto lento, fa morire la palla all’angolino per il 2-1 che ci lascia interdetti.

E’ gol, l’ho visto, è lì sotto di me, eppure stento a crederci: giochiamo coi più forti del mondo e siamo sopra 2-1??

Ecco però il Crisantemi che è in me fare ancora capolino: “Eh, ma in Spagna a loro basta l’1-0…”.

Il tizio davanti a me, con accento milanese al “ciend’ pe’cciend’“, grida “’Mo’ ci dobbiam’ far’ u’ ttre a un’”, e il vicino gli risponde “Se facciamo il 3-1 vado nudo sul cavallo in Piazza S. Babila”. (… che poi, il cavallo non è mica in Piazza Duomo? … va beh…).

In ogni caso gli dice male, perché pochi minuti dopo Milito, dopo due assist decide di tornare a fare quel che sa far meglio: il goal. E dopo aver sbagliato due gol di testa da zero metri nelle ultime partite (Firenze e Juve), stavolta la mette dentro, pare in fuorigioco (scrivo senza aver visto una sola immagine in TV ma solo ascoltato qualche commento via radio). E’ delirio, il 3-1 è come il triangolo, non l’avevo considerato.

Cosa potrà mai dire ora l’inconsolabile che è in me? “Cazzo, manca ancora più di mezz’ora, questi mo’ ci mettono lì e sono volatili per diabetici…”. Vero, ma anche no: a parte qualche mischia da cardiopalma, e un intervento da brividi su Dani Alves in area (che dalla nostra postazione sembrava rigore netto, ma che invece frutta un “giallo” per simulazione al gemello di Maicon), lo squadrone catalano non produce pericoli seri. Insomma, il loro famoso gioco si fa più simile al giUoco, bello esteticamente ma alquanto magretto in termini di “ciccia”.

Per non farci mancare niente, Mou toglie uno stremato Milito per Mario, piazzandolo in fascia e spostando Eto’o al centro. Tanto per fare il “l’avevo-detto-io”, personalmente avrei messo il Bresciano Nero in mezzo, lasciando il Leone in fascia, essendo le capacità di ripiegamento di Balotelli tendenti a zero.

E difatti il ragazzino caracolla svogliato sotto il primo anello arancione, che ovviamente ci mette meno di 3 minuti a capire che “it’s one of those days…” e a reagire di conseguenza: L’Eritreo Cazzulati di stanza permanente al fu-settore distinti urla con l’enfisema “Ué fioeu! Daga drée che te s’è entràa adèss!!”.

In effetti il confronto con Cambiasso e Sneijder (tanto per dirne due) che coi crampi coprono la loro zona non mollando un centimetro, è impietoso per il giovanotto. Che, per tutta risposta, sparacchia (in porta?) due palle servitegli poco oltre la metà campo sulla fascia, perfette per metter giù la testa e puntare di corsa l’area avversaria.

Vien giù lo stadio, e gli insulti razzisti (ovviamente esecrandi) sono forse i più teneri. Il “genio” oltretutto risponde, e finisce a schifìo. Pare che Matrix negli spogliatoi lo appenda al muro, dove spero venga lasciato fino a fine stagione, a meditare sulle sue genialate mentre i suoi compagni si giocano un finale di stagione da urlo.

Comunque, il soggetto non merita di prendersi la scena per quella che rimarrà in ogni caso una partita storica: anche se il ritorno dovesse andar male, potremo dire di aver battuto i più forti del mondo.

…And I was there!

Tra le tante immagini che ha offerto la notte di gloria, la più esemplificativa: il vecchio Capitano sovrasta Messi.

Tra le tante immagini che ha offerto la notte di gloria, la più esemplificativa: il vecchio Capitano sovrasta Messi.

MY MOTHER USED TO SAY

If you can’t beat them, join them“.
Come dire: se non puoi batterli, ci devi scendere a patti.
In situazioni normali è quel che ogni persona di buon senso suggerirebbe, anche in ambito calcistico.
Alla lunga non si traggono vantaggi dal fare la guerra a tutti (arbitri, massmedia, istituzioni). Ci sono 1000 (mmmillle!!!) modi per inciampare e perdere tutto (punti, faccia, campionati…).
Quindi, se non puoi vincere ti tocca abbozzare.

Ma qui possiamo vincere perdio!

A livello italiano abbiamo nettamente la squadra più forte, e fino a tre settimane fa ciò era ammesso da tutti , seppur a denti stretti e bestemmie smozzicate. Da lì in poi un pari anomalo a Parma, un altro a Napoli (che fa il partitone della vita guarda caso con noi, ma dove c’è anche un rigoruccio a ns favore stranamente ignorato) ed un terzo domenica che, per come è arrivato, vale come una vittoria (in 9 per un’ora).
Nella mia nota post-derby a un certo punto ho sottolineato lo sdegno per le malefatte arbitrali, che però in un certo senso mi facevano ridere dal momento che eravamo e siamo molto (emphasis not added) più forti degli altri. Credo che, senza falsa modestia, l’Inter debba approfittare si questa “molta” superiorità per permettersi di fare quel che altrimenti sarebbe suicida anche solo pensare: mandare tutti affanculo.
Noto ad esempio con piacere che già da qualche anno i tesserati nerazzurri non presenziano più ai salotti televisivi della domenica sera (DS e Controcampo): prassi lodevole e assolutamente da continuare, rendendola però più esplicita. Sogno un comunicato ufficiale in cui si renda palese la cosa e la si motivi a chiare lettere. Non ci vogliamo sporcare con questo lordume.
Per citare la vivace canzonetta di quache anno fa: “Non ci avrete mai come volete voi”!
Potrebbero poi seguire aggiornamenti settimanali, tipo: “ieri rigore non fischiato o espulsione inventata, zero risalto sui media. Continuiamo a non volerci sporcare”.

Per scrivere questa nota ho atteso la prevista stangata del giudice sportivo Tosel, sulla quale non posso esimermi dal commentare punto per punto:

3 giornate a Mou: prevedibili. Mi chiedo però perché il 4° uomo, o gli ispettori del giudice sportivo che apprendo essere stati presenti a bordo campo (ci sono sempre? Questa è la prima volta che la sento) non abbiano segnalato la cosa all’arbitro. Se la sua condotta merita 3 giornate vuol dire che è gravissima. E se è gravissima e viene vista dagli arbitri, perché non sanzionarla subito? In Juve-Inter tutti a lodare il 4° uomo perché “fa la spia” all’arbitro segnalando che Mou lo sta applaudendo in modo ironico (per inciso da quella punizia-che-non-c’era nasce l’1-0 della Juve, ma va beh…). Era solo un applauso e tutti a dire “bravo il 4° uomo, attento e solerte”. E qui, quel gesto così plateale, meritevole di tre giornate e 40mila € di multa (che poi ‘sti soldi a chi vanno??) e nessuno dice niente? Ma l’arbitraggio non era mica stato impeccabile?
1 giornata a Cordoba: inevitabile dopo il doppio giallo (non torno a sindacare circa la correttezza delle ammonizioni);
1 giornata Samuel: una!?!? In sostanza il giudice sportivo sbugiarda l’arbitro che aveva mostrato il rosso diretto che, non so se da norma scritta o comunque per prassi ultra-consolidata, comporta 2 giornate di stop. Ri-domando: ma l’arbitraggio non era mica stato impeccabile?
2 giornate a Cambiasso: per aver tentato a fine primo tempo di tirare un cazzotto ad un avversario nel tunnel che porta agli spogliatoi. Ora , a parte che nessuno dei Doriani ha fatto riferimento a questo (e Marotta ha passato tutto ieri a censurare la condotta di Mourinho e dell’Inter, quindi avrebbe avuto solo interesse ad aggiungere quest’altro carico da 90), torno a quanto detto prima. Se viene scritto a referto vuol dire che qualcuno ha visto. E tu, arbitro impeccabile, fai continuare la partita a uno che tenta di colpire un avversario, oltretutto a gioco fermo?
2 giornate a Muntari: per avere insultato ripetutamente l’arbitro. Vedi supra: hai sentito e non lo cacci fuori? E sì che ne abbiamo viste di espulsioni di giocatori dalla panchina…Arbitro impeccabile, che ti succede?

La mia opinione? Le robe di Cambiasso e Muntari sono balle. Inventate. Messe lì a bella posta, per far pensare al tifoso ingenuo “Azz ci è andata ancora bene…”.
Sì è vero, sono il complottista visionario che soffre da sindrome di accerchiamento. Me lo dicevano anche nel 2006. Vedete voi…
Su ‘ste cose poi sono suscettibile e le prendo sul personale: al Liceo, un anno presi tre esami a Settembre: onestamente pensavo di meritarne due. Non solo me ne diedero tre, mi arrivarono pure due “letterine” (antesignane dei debiti formativi, come a dire: guarda che non ti ho dato l’esame perché son buono, ma sei un caprone e ripassati la materia).
La sensazione è la stessa: la prendi nel culo e devi pure ringraziare.
Ora, io a scuola non sono mai stato come questa Inter (mi avvicinavo di più all’Inter di quei tempi: i fratelli Paganin, A. Orlando, Taccola…) e quindi ho abbozzato.
Qui invece l’Inter può e deve fare muro. Siamo i più forti, vinciamo da 4 anni, abbiamo alle spalle milioni di tifosi e credo che, con una comunicazione mirata e battagliera (hai detto niente…) sarebbero più che pronti a fare “massa critica” e rompere i coglioni a chi di dovere.
Ovviamente tutto questo a 48 ore dalla partita più importante della stagione.
Ma se no non saremmo l’Inter…
Amala!!!