SUAREZ O LUCESCU?

CHIEVO-INTER 2-1

Direi che è ufficiale: a tutti i tituli del 2010 si è aggiunto forse quello più difficile da conquistare e cioè: “come rompere il giocattolo”.

Da qualche settimana continuo a controllare il palmarès dell’ultimo lustro, ché a questo punto il dubbio di aver solo dormito è più che fondato.

La sconfitta a Chievo è la più grave di quelle accumulate finora. Non solo perché è la più recente, ma perché in molti hanno visto nella partita in questione una squadra che “comunque ha dato tutto quel che poteva in questo momento”. Il che, se permettete, è ben più preoccupante della giustificazione alternativa: “giornataccia, black out di concentrazione, troppo brutti per essere veri”. Capisco ora alla perfezione la rabbia del genitore che si sente dire dal prof del figlio “potrebbe fare ma non si impegna”, essendo per una volta “genitore” di una squadra che “mi spiace, ma più di così non può fare”.

Chiariamo: per quanto la forma psicofisica non sia nemmeno paragonabile a quella di 6 mesi fa, un conto è giocare con nonni e bambini (Cordoba, Castellazzi, Nwankwo, Alibec…) un conto con una squadra almeno nominalmente assimilabile a quella titolare. Ma fatta questa doverosa quanto ovvia premessa, questi siamo e con questi tocca andare avanti.

Santon ci fa ancora una volta capire perché non gioca, anche se è giovane, anche se è italiano, -bastasse quello Panchito sarebbe titolare fisso- e Pellissier incorna manco fosse Bierhoff. Il 2-0 è abbastanza da oggi-le-comiche, ma c’è poco da imprecare contro la sorte. Nonostante il palo di Pandev in apertura (a quando il prossimo gol del macedone? 2016?) la squadra si affloscia dopo il solito quarto d’ora accademico e l’avversario prende campo e coraggio.

Esecranda la testata di Eto’o, che si beccherà le sacrosante 3 giornate con la prova TV. Azzardata la difesa di Benitez che dice che il suo giocatore prima è stato colpito da un pugno (peraltro vero): la cosa avviene un buon minuto prima e, se fossimo in diritto penale e non su un campo di calcio, non verrebbe ravvisata quella “contiguità temporale” tra azione e reazione, fondamento di ogni incapacità di intendere e volere o quantomeno di legittima difesa.

Insomma, ha fatto una cazzata e pagherà.

Sintomatico, piuttosto, che a topparsi sia stata la vena del Re Leone, solitamente abbastanza pacioso con gli avversari, come a dire che la patata nelle mani di Sancho Panza è ormai sempre più una palla di fuoco a 18.000° farenheit (cit. fantozziana, mai così appropriata).

Il golazo che segna da solo al 90’ serve solo a far capire ai tuttologi quanto Eto’o possa essere pericoloso e letale anche partendo dalla fascia, come opportunamente fatto notare dall’ineccepibile Gigino di Biagio in cronaca.  

Sfogliando per un attimo la margherita del “va-non va”, il mio pensiero sul cambio di allenatore è sempre lo stesso: la Società non dovrebbe mai tornare sui suoi passi, se non a fine stagione, a meno che non sia il gruppo stesso a chiedere esplicitamente un cambio. Morale: se la squadra “segue” il Mister, avanti così. Se no, i senatori si assumano le proprie “reposabi’ità” (detta con la voce stentorea e lo sguardo feroce del nostro capitano) e facciano presente la situazione al Sig. Massimo.

Sic stantibus rebus, darei ancora fiducia a Benitez, non tanto per fiducia nel personaggio, quanto per la quasi certezza che non è cambiando il Mister che i vari Lazzari che albergano la nostra rosa potrebbero risorgere di colpo. Come dire: la strada è brutta e forse anche sbagliata, ma è la sola che c’è, quindi da qualche parte sbucherà…

 

LE ALTRE

Sembra un incubo: vincono tutte, ancora. Ah cugini: visto che essere Ibra-dipendenti non è poi così male? Lo dico con la speranza di gufare, ma con la consapevolezza di dire la verità: quest’anno lo scudo tocca a voi, purtroppo…

 

E’ COMPLOTTO

Eccoci qui, carichi come un bastimento.  Iniziando dal mercoledì-nazionali, ho a stento trattenuto le lacrime dalla commozione nel vedere il nostro Paese stringersi finalmente attorno a quel bravo ragazzo di Balotelli, simbolo frizzante e moderno della nuova Italia multietnica e contestato da un gruppuscolo di minorati mentali fascistoidi. Non posso non fare presente due cose: 1) fino a sei mesi fa il ragazzo era un provocatore che doveva imparare il rispetto e l’educazione, adesso vogliamo dargli la fascia di capitano della Nazionale; 2) il fatto che il ragazzo sia seguito dal pizzaiolo vedova di Moggi e che il Bresciano Nero si faccia vedere sempre più spesso da Giannino (citazione calcistico-meneghin-culinaria) spiega il repentino cambiamento di opinione dei mediaservi tutti.

Passando a ieri, difficile opporsi al fuoco incrociato dei critici dell’Inter: se del resto avevano da dire quando vincevamo, figuriamoci adesso! C’è però chi si erge comunque dalla massa e merita la citazione: Un fesso di ControCampo messo sotto casa Moratti prima ci dice che la figlia è uscita in macchina (e sti cazzi?) e poi butta lì che gli risulta che Cambiasso abbia chiamato il Sig. Massimo esprimendo il dissenso della squadra nei confronti del Mister: in buona sostanza quel di cui scrivevo poco sopra riguardo alla possibilità di cambio-panchina. Mi altero come al solito chiedendomi, aldilà del fatto che sia vero o no, come cazzo possano uscire queste voci, e quanto poco professionale sia un ufficio comunicazione che permette che venga detta “laqualunque“ sul soggetto per cui in teoria detto ufficio dovrebbe lavorare.

Vengo invece piacevolmente smentito dalla soave voce del Cuchu che sostanzialmente rigetta ogni addebito, dice che una roba del genere non dovrebbe farla nessuno (tipo giocatore che fa la spia e parla male del Mister col Pres) e che sentirla attribuita a lui l’ha fatto sobbalzare, in un’ora in cui preferirebbe riposare anche in vista della prossima partita.

Il solito inappuntabile Cuchu guadagna le scuse della serva di turno (magra soddisfazione invero…), anche se poi il fesso piantone dice che la sua fonte era confermata e interna alla squadra. Insomma, il solito mix di prostitussione intelectuale (loro) e dilettanti allo sbaraglio (noi).

Tra i vari commenti sull’eventuale dopo-Benitez, viene anche citata la precedente sconfitta dell’Inter a Chievo (febbraio 2003, giorno di manifestazione contro la guerra in Iraq a Roma, ricordo come fosse adesso…). Si dice che Cuper rischiò di saltare dopo quella partita, e che comunque saltò ad Ottobre dello stesso anno (ma già campionato successivo). Tutto vero, se non fosse che la tanto deprecata stagione 2002/2003 si concluse con un secondo posto in Campionato (lasciamo perdere chi e come lo vinse) e una finale di Champions mancata solo per un pelo (due derby pareggiati, a “campi” invertiti saremmo passati noi).

Ovviamente la stagione venne derubricata come “ennesimo fallimento”.

 

WEST HAM

La sola nota positiva dei 3 fischioni rimediati a Liverpool è che Mr Hodgson consolida la sua presenza sulla panchina dei Reds e quindi non dovrebbe partecipare al toto-panchina…

Aldilà dei nomi buttati lì in queste ore (Leo, Spalletti, Capello, Zenga, Cholo…), credo di sapere cosa bolle in pentola (see attached files…)

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SINDROME ALFANO

GENOA-INTER 0-1 

Manuél Alfano è un signore ormai prossimo alla cinquantina, col naso grosso e lo sguardo vagamente invasato, di professione “preparatore atletico”. Chi segue il calcio non da troppo lontano lo ricorderà responsabile della parte atletica dell’Inter di Hector Cuper, anni di (dis)grazia 2001/2002 e 2002/2003.

Stagioni avare di soddisfazioni, anni più che oscuri dal punto di vista della liceità sportiva (si veda al riguardo il sensazionalistico ma pur sempre attendibile “Juve: il grande inganno” di A. Arrighi, Kaos edizioni); soprattutto mesi costellati da stiramenti, contratture, affaticamenti, strappi. Narra la leggenda che sotto quell’infame gestione l’Inter collezionò 23 stiramenti al bicipite femorale in una sola stagione. Lo ricordo ancor oggi nelle mie imprecazioni della sera, e per inciso credo sia stato per lui -e non tanto per Cuper- che Ronaldo nel 2002 decise di levare le tende, direzione Madrid.

Come a dire: “grazie, ma a scassarmi son più bravo da solo“.

Tornando ai giorni nostri, la sindrome pare non essere stata debellata, e siccome la gramigna non muore mai, a fine ottobre possiamo vantare il poco invidiabile primato di 15 infortuni muscolari da Agosto ad adesso… Ultimi ad entrare -o tornare- nel club degli zoppi sono stati Julio Cesar (un portiere che si stira un polpaccio è roba per collezionisti) e Cambiasso (qui siamo alla recidiva, casistica purtroppo più frequente e -ri-purtroppo – preoccupante).

Personalmente provo ormai fastidio fisico nel vedere la corsa dei nostri che si interrompe, la mano che si tocca “il dietro” della gamba , l’altra che fa strani gesti alla panchina, gli occhi spiritati a metà tra il disperato e il bestemmiante.

Ad aggravare la cosa, come detto, abbiamo casi in cui il rientro dello zoppo è risultato palesemente affrettato (Cuchu, Milito. Thiago Motta…), ma è la situazione fisica dell’intera squadra ad essere ben lontana da una qualsiasi forma di decenza calcistica.

Le due circostanze (infermeria piena e ritmo-bradipo) mi portano a dover rimandare il giudizio complessivo sulla squadra, che nel frattempo acchiappa 3 punti d’oro a Genova, con un Grifone che, per la “mole di gioco” espressa (what goes around comes around…), avrebbe meritato almeno-almeno un pareggio.

Il contrappasso tra l’Inter macinatrice di giUoco contro i cugini Doriani di 5 appena giorni prima, e che ha però prodotto solo uno sterile 0-0, non fa altro che accrescere le mie convinzioni sul fatto che il 90% delle chiacchiere sul giUoco siano per l’appunto masturbazioni mentali  buone per il tennico e el sciur Ambroeus che albergano in ognuno di noi. Stringi stringi quel che conta è buttarla dentro e, se in linea generale posso concordare con chi dice che giocando “bene” a lungo andare hai più chances di vincere, sul breve periodo queste considerazioni, personalmente, non mi toccano nemmanco di striscio.

Tanto per chiarire, qualche fanatico sacchiano, più realista del re, arriverebbe a preferire lo 0-0 contro la Samp al mezzo furto di venerdì: lascio a voi ogni  commento su siffatta filosofia calcistica.

Tornando a quadricipiti e flessori, martedì a Londra tocchera fare a meno di altri due titolari, schierando Castellazzi ed il redivivo Muntari, match-winner soprtattutto grazie alla paperissima del portiere genoano Eduardo, topica che peraltro avevo in certo senso previsto, considerati i precedenti del portiere non proprio granitici quanto ad affidabilità…

Ci sarà da soffrire, dico fin d’ora che firmerei un pareggio, ma al là della singola partita spero che la mia squadretta torni ad essere la simpatica compagine di ragazzotti prestanti che abbiamo imparato a conoscere e non un nosocomio ambulante.

LE ALTRE

Detto che nemmeno quest’anno Bin Laden ha voluto esaudire il mio desiderio (petardone in tribuna rossa durante Milan Juve), ho assistito al match sperando come al solito in un brutto 0-0 pieno di espulsi e polemiche. Tra le due, era meglio che perdessero i cugini (non sia mai, neanche per puro sbaglio, che io mi auguri una vittoria dei “diversamenti strisciati”, quali essi siano): così è accaduto, con in più la gustosissima azione che ha portato al 2-0 di Del Piero. Come ho detto all’amico juventino con cui stavo guardando il match, spero solo che Sissoko abbia avuto la decenza di non esultare, visto lo scempio calcistico di cui si è reso protagonista prima di appoggiare indietro (sapiente assist!) al capitano gobbo. Ibra continua a sembrarmi importante tanto quanto Eto’o lo è per l’Inter, con la piccola differenza che mentre il Re Leone è di fatto ancor oggi l’unica punta disponibile, lo Svedoslavo là davanti si tiene per la manina con tutti i suoi amichetti carioca.

Ma non cercate conferma di ciò. chè non si può dir male della squadra del padrone, nemmeno quando perde!

Per il resto, due conferme dalla Capitale: la Lazio si conferma in stato di grazia (vittoria a Palermo non troppo dissimile dalla nostra a Genova), Totti si conferma uno psicolabile (ennesimo rosso della carriera, con show degno der Libbanese uscendo dal campo).

Ma lui, si sa, è un esempio per i gggiovani.

E’ COMPLOTTO

Come scritto poche righe sopra, sono il primo a dire che la vittoria a Marassi è grasso che cola, visto com’è andata la partita. Questo dovrebbe -per una volta- mettermi al riparo da ogni accusa di partigianeria. La prermessina didascalica per motivare la collezione di sacramenti che ho tirato fuori, sentendo da più fonti la partita riassunta con testuali parole: “L’Inter vince a Genova su paera del portiere nell’unico tiro in porta della partita“. Per la cronaca, un solissimo Eto’o si è divorato il vantaggio alla mezz’ora del primo tempo calciando a lato da non più di 7 metri, mentre nella ripresa Biabiany, servito da uno Sneijder in formato 2009/2010, ha sparato addosso al portiere da ottima posizione.

Non voglio passare per psicolabile, nè smentirmi da solo, ma paradossalmente questa partita poteva anche finire 3-0 per noi! Quindi non rompessero i cabasisi. E poi, una buona volta, si decidessero: conta il giUoco? allora con la Samp è stata una buona Inter. Conta il risultato? Vinto 1-0 in trasferta, zitti e mosca! Tertium non datur.

Per il resto, godibilissima la mezz’ora di Controcampo, ai cui partecipanti non sembra vero di poter parlare d’altro invece che indugiare sulla sconfitta interna del Milan. Tiene banco il caso Cassano, con i più audaci, o meglio cerebralmente disturbati (tipo Frèngo Ordine), a dire che Garrone non avrebbe dovuto agire così, e che ha sbagliato a creare con il giocatore un rapporto tipo padre/figlio. Lanciato l’assist, non è passato un secondo ed è partito il contrappunto: “Sì sì, come Moratti con Recoba e Ronaldo!“.

Grazie, cominciavo a preoccuparmi!

WEST HAM

Nel derby contro l’Arsenal resiste fino all’87°, contro ogni logica ed ogni divinità del calcio. Delle 100 occasioni avute dai Gunners, una buona metà derivano da assist -si spera involontari- dei nostri difensori che, nel disperato tentativo di liberare l’area, servivano su piatti d’argento decine e decine di occasioni agli increduli attaccanti biancorossi.

L’ultimo posto è ora saldamente nelle nostre mani. Ci stiamo anche comodi, visto che gli ex-coinquilini hanno avuto la malsana idea di fare punti…

Juan Manuel Alfano. Che Dio ce ne scampi!

Juan Manuel Alfano. Che Dio ce ne scampi!

“PAZZO” INTER AMALO

INTER-ATALANTA 3-1

Ah, ecco!
Il week end rimette le cose a posto.

E se la vittoria con l’Atalanta e la sconfitta dei “diversamente milanesi” a Palemmmo le avevo messe in conto, la sconfitta casalinga d’aa Maggiga obiettivamente va oltre ogni più rosea previsione.

Ma andiamo con ordine: in realtà contro i bergamaschi l’inzio è molliccio e lobotomizzato. Matrix sbaglia il fuorigioco ed è 0-1 dopo pochi minuti. Ne passano altrettanti e lo 0-2 lo si scampa per centimetri.

Al che si decide di iniziare a giocare. In effetti un centrocampo con Muntari e Mariga non è esattamente fosforo puro, e serve che Snejder si metta di buzzo buono in collaborazione con le due punte in continuo movimento.

L’imbucata giusta arriva intorno alla mezz’ora, con la cortese complicità del loro centrale che “buca” l’intervento e DieguitoMilito che può appoggiare in rete con un beffardo pallonetto.

Si continua alla “dagli e mena” ( o -se preferite- alla “boia di un giuda“) e MacDonald Mariga (ipse) raccoglie dalla sinistra l’invito di Eto’o e spedisce in rete, incocciando sulla linea il buon Muntari che prima fa segno “io io” come i bambini, poi nel dopopartita si schermisce dicendo “no no il gol è di Mariga”.

Mettiti d’accordo con te stesso, amico.

Ad ogni modo, al riposo avanti 2-1 ma secondo tempo senza il Pifferaio, bloccato –pare- da stiramento. Gelo nel mio cuoricione e paura fottuta in vista della sgambettata catalana infrasettimanale…

La ripresa vede loro partire ancora bene, ma anche un Cuchu (subentrato al collega di pettinatura) saggio e ordinato nel dirigere il traffico in mezzo al campo.

La partita la chiude un grande uomo, prima ancora che un signor giocatore di calcio: Chivu, al primo gol da quando è all’Inter, piazza la biglia sul primo palo e si fa “chapeau” da solo, togliendosi il caschetto per festeggiare.

I baci dei compagni sulla cicatrice sono personalmente da brivido, e mi dico “certo che se nella stessa partita segnano Mariga e Chivu, vuoi vedere che…”.
E su questi pensieri arriva il triplice fischio finale.

LE ALTRE

Godibilissimo naufragio dei cugini in terra sicula. Ora, facendo la tara del mio viscerale odio calcistico (e non solo, per alcuni personaggi), e quindi consapevole di non potermi ergere a commentatore algido e distaccato, dico solo che il vero Milan è questo!

Sì, è vero, manca un po’ di gente, ma francamente nell’arco di un campionato il Milan ha giocato bene due mesi, per il resto ha fatto sincera pietà.

Io ribadisco la mia stima incondizionata a Leonardo, che da sempre reputo troppo intelligente (e simpatico) per recitare la parte dell’aziendalista a oltranza della squadra dell’Amore.

Fossi in lui, dopo l’ultima partita radunerei tutti negli spogliatoi (Zio Fester compreso, Silvio no, figurati se si fa vedere se non c’è da riscuotere applausi e trofei) e, citando Pasquale Ametrano davanti al seggio elettorale (alias Verdone in Bianco Rosso e Verdone), terrei il seguente discorsetto “a consuntivo”:

Ma, come noto, faranno prevalere i motivi personali, gli affetti, la saudade, la Patria (lontano dalla quale, per inciso, Leo vive serenamente da qualche lustro) per giustificare il suo addio, chè si sa, dal Milan non vuol mai andar via nessuno.

E’ una grande famiglia.

Parenti serpenti, aggiungo io.

Sulla Roma non vorrei dire molto. Ha perso proprio la partita meglio giocata dell’ultimo periodo. Ha in un certo senso pagato (in parte) la sorte avuta nelle ultime partite e il contraccolpo è pesante.

Voglio invece sottolineare alcuni fatti e commenti che sinceramente mi hanno indignato (ma nemmeno tanto). Roba lunga, mettetevi comodi, chè di sassolini da togliere ce n’è:

E’ COMPLOTTO

1) Seguo la partita da solo, con moglie nell’altra stanza, e ad ogni tiro della Roma il commento è talmente esaltato che Gio mi chiede “ha segnato la Roma?” e io “no, parato” oppure “no, fuori”.

Dopodichè per due volte mi vede saltare sul divano e prendere a pugni i cuscini e, con occhio strabuzzato, chiede candidamente “cos’è successo?”.

Aveva segnato Pazzini, non una ma due volte, epperò il de profundis della coppia Compagnoni-Mauro non rendeva propriamente giustizia all’impresa dei doriani.

E questi sarebbero i commentatori obiettivi… ah già, per lo meno stavolta non si sono tolti le cuffie per esultare al gol del Pupone (vedi alla voce “Caressa uomo di m…”).

Prostitute.
2) La moviola ci fa vedere 100 volte gli episodi dubbi in area blucerchiata, forse sperando che al 25° replay l’arbitro possa cambiare idea.

Per quanto io possa essere di parte, nel primo caso incriminato, il terzino incoccia sulla palla mentre cerca di portare il braccio dietro la schiena, mentre nel secondo il difensore la tocca col braccio mentre è girato di spalle… A dirla, tutta: se mi fischiano contro un rigore così (in realtà me l’hanno fischiato, a Bari) bestemmio tre gironi di fila.

Qui ovviamente siamo allo “scandalo”, la prima domanda a tutti i giallorossi è sull’arbitraggio, e non uno che dica che dopo pochi secondi Cassano è fermato solo in area davanti al portiere per fuorigioco, mentre è tenuto in gioco di almeno un metro da Riise.

Prostitute.

3) Perrotta e Vucinic sull’1-0 per la Roma litigano pesante in campo e Totti deve far ricorso a tutta la sua diplomazia (“aho’, ma che stai a ‘ffà statte zitto!”) per placare il focolaio.

Ciò che su sponda Inter sarebbe accompagnato dalle solite manfrine sulla squadra non matura, sulla tensione che logora giocatori poco avvezzi a giocare per traguardi importanti, sull’incapacità dell’allenatore di “entrare nella testa dei giocatori”, qui ovviamente diventa segnale di una voglia di vincere incredibbbile (ovviamente con tre B), di grinta feroce che passa anche da queste cose, che però durano un secondo, e comunque di un grande capitano che sa farsi sentire dai compagni anche con le maniere forti.

Prostitute.
4) L’allegra coppia di commentatori fa più volte riferimento alla straordinaria stagione di Burdisso (vero) “che invece all’Inter non ha mai trovato spazio per esprimersi”.

Come se all’Inter fossero tutti così cretini da avere davanti il fratello bravo di Beckenbauer e mandarlo in prestito all’unica seria rivale di questi anni.

Ipotizzare almeno che la mancata consacrazione sia stata dovuta all’agguerritissima concorrenza (Materazzi, Samuel, quest’anno Lucio) pare brutto? Pare di sì.

Riguardarsi poi  Inter-Juve del 2008 o un ottavo a scelta di Champions League degli ultimi anni per capire…

Ma, ad ogni, modo, nessuno fa notare che sul pari doriano proprio il buon Nicolas si fa uccellare due volte da Cassano (dribbling a rientrare e poi cross morbido col sinistro), e sul raddoppio di Pazzini è sempre lui a non riuscire a contenere Mannini (avessi detto Garrincha), ancora al cross dalla sinistra.

Il “Padroncito” è e rimane un buon centrale che, come diceva un professore di Greco del nostro Liceo alterna brilli estemporanei a nefandezze immonde. Quello era e quello rimane, ma farne un fuoriclasse solo perché l’Inter l’ha mandato via e alla Roma è il miglior difensore in rosa mi pare troppo.

Prostitute.

5) Rosella Sensi, come Mexes in panchina, piange. Davvero, la voce è tremula e gli occhi lucidi. La capisco, perché nella sua condizione probabilmente sarei in uno stato d’animo simile.

La Tribuna Autorità dell’Olimpico è invece peggio di tante curve di altri stadi quanto a correttezza ed educazione, e i giornalisti che la popolano (per buona parte delle radio romane, che altro non sono che un microfono aperto alla mercé di ultrà dissimulati da opinionisti) pure.

Morale, oltre al tenore delle domande, di una faziosità indegna, dopo l’ultima domanda si leva il boato degli astanti “Ebbbrava Rosella!!!”, manco fossimo in piena Curva Sud. Ma si è mai vista una roba del genere in un altro stadio?

6) Tornando a Sky, non scadrò nel campanilismo più becero facendo notare quanti degli inviati fossero romani e/o romanisti (tipo 5 su 6). Mi concentro sul sesto, Mauro: oltre a non conoscere il regolamento (sentirlo non menzionare il concetto di volontarietà sul tocco di mano è preoccupante per uno che ha giocato 10 anni in serie A) chiude il collegamento con la battuta “una mia amica giallorossa (indoviniamo chi…) mi ha appena mandato un sms con scritto “non è ancora finita”.

Ora, alla D’Amico non darò della prostituta perché non se lo merita in qualità di neo-mamma, ma la prostituzione intellettuale davvero non ha confini.

Morale della favola, arrivo quasi (quasi) a dispiacermi per la squadra della Roma (quantomeno per alcuni di loro: Ranieri, Totti, Burdisso stesso, Vucinic), e io stesso ho detto che, qualora dovessero vincerlo, questo scudetto sarebbe meritatissimo, ma il circo mediatico che le sta intorno (e ancor di più a quello che si crea intorno ad ogni potenziale rivale dell’inter) è sinceramente vomitevole e senza precedenti.

Ad ogni modo, come dice il sommo…con perdon de las damas, que la sigan chupando!

WEST HAM

Three massive points vs Wigan.

Vinciamo 3-2 uno scontro salvezza all’ultimo sangue. Come noto siamo scarsi, quei geni dei magnaccia (come altro definire i nuovi proprietari, veri e propri magnati nel settore del porno?) hanno già deciso di non confermare Zola per la prossima stagione. Ma siamo vivi, e per ora salvi!

I’m forever blowin’ bubbles!

Chapeau! e avanti così...

Chapeau! e avanti così…