APPLICATI

INTER-JUVENTUS 1-1

Titolo orrendo. Lo so. Parola orrenda, del resto, participio passato aggettivato con lo scappellamento a destra. Ma più guardavo la partita più il malefico lemma mi ronzava in testa, e chi mi conosce sa che se c’è una minchiata che gira per l’aere non me la faccio certo scappare.

Anzi, rispetto al solito ho anche salvato la quiete domestica, non mettendomi a ripetere incessantemente la cagata di turno (ask Giovanna for more information).

In ogni caso, i ragazzi hanno fatto la loro porca figura contro quella che rimane –tocca dirlo- la miglior squadra italiana post quinquennio d’oro. Nel pre-partita i commentatori pongono l’attenzione sulle due formazioni, schierate “a specchio”, prefigurando quindi molti duelli uomo-contro-uomo. Inevitabili quindi i paragoni: meglio Guarin o Vidal? Handanovic o Buffon? Tevez o Palacio? Tutti propendono per i bianconeri, e non riesco a dar loro torto.

Eppure.

Eppure i nostri per un’ora e mezza tengono testa alla squadra con 29 scudetti, con Campagnaro uno e trino a disimpegnarsi come marcatore, laterale in sovrapposizione a Johnny Guitar e mediano aggiunto a Cambiasso. Guarin deambula per tutto il primo tempo senza costrutto sbagliando parecchi appoggi, mentre Taider è una bella scoperta: taglia e cuce che neanche una sartina cinese, e per di più usando due piedi! Il tutto in attesa che Kovacic dia il meglio di sé. Il Cuchu fa il suo, sempre più immedesimato nel ruolo di ghisa davanti alla difesa, sempre meno dinamico ma non per questo meno efficace.

Palacio si fa il classico mazzo quadro: poverino, lo vedi che non è centravanti, e appena può si allarga sulle fasce lasciando il vuoto cosmico in mezzo all’area, ma è una presenza costante e fastidiosa per la difesa gobba. Alvarezza carbura lento ma ricalca le precedenti (e positive) prestazioni. Meglio quando sta al centro di quando si defila sulla fascia: tutto mancino, quando sta largo diventa molto prevedibile, potendo andare da una parte sola.

La partita è effettivamente molto tattica, con pochi sussulti: Nagatiello va vicino a fare 3 su 3 in campionato, girando di sinistro su un cross deviato e chiamando Buffon alla prima parata del match.

Dall’altra parte, Pirlo azzecca uno dei pochi lanci della serata imbeccando Pogba che tocca piano addosso a Handanovic, mentre un Vidal in versione fair play ammette di aver toccato di mano in area nerazzurra, prima di essere abbattuto da Taider:  temo ritorsioni ai danni del cileno nel pugnace spogliatoio bianconero. Il nostro franco algerino si fa perdonare l’entrata potenzialmente nefasta entrando in area avversaria e sparando un sinistro sul primo palo deviato di piede da Buffon, quando tutti ormai si aspettavano il cross.

Meglio la ripresa dei ragazzi, meno bloccati e più sicuri di loro stessi: Mazzarri ci mette del suo, azzardando la seconda punta (Icardi) al posto del valido Taider. Grande visione prospettica ( o più prosaicamente solenne botta di culo), 4 minuti dopo passiamo in vantaggio: Guarin  sbaglia la verticalizzazione servendo Chiellini al posto di Alvarez, ma il nostro è ormai un satanasso quando si tratta di sradicare palloni agli avversari. Detto fatto, Ricky Maravilla si invola e imbecca il giovane connazionale che, al primo pallone giocato, buca Gigione nazionale per l’1-0 sotto la Nord.

Purtroppo, nemmeno il tempo di farcelo venir duro (scusate la finezza) che combiniamo il frittatone. Asamoah scende avido di gloria sulla fascia e Jonathan, ancor più avido di lui, non volendosi limitare a spazzare in corner cerca di togliergli la palla e ripartire. Sfiga: il contrasto premia il bianconero, che la mette in mezzo, con Campagnaro che riesce solo a sfiorare la palla di quel tanto che serve a Vidal per accomodarsela con l’esterno destro e farla sibilare a fil di palo alla spalle di un incolpevole Handanovic. Tutto in 80 secondi, con tanto di amico juventino che parcheggia sotto casa mia e spegne l’autoradio sullo 0-0 e suona il campanello di casa sull’1-1.

Da lì in poi, per gli ultimi 10 minuti, l’Inter accusa il colpo, forse avendo pregustato in anticipo la vittoria, ed una Juve un po’ più precisa avrebbe potuto anche vincere (per quanto immeritatamente).  Ho letteralmente visto la mia vita scorrere sullo schermo nei due secondi passati tra la respinta di Handanovic su Vidal e la ciabattata di Isla a colpire l’omino delle bibite in gradinata. Dal suo ingresso in campo nella ripresa ho temuto l’uccello padulo del cileno inseguito per tutta estate dai nostri, pregustandomi il saporaccio beffardo di commenti all’insegna del “proprio lui”, “rivincita personale”, “il calcio è strano”.

Finisce invece 1-1, con “Mazzarri che davvero è entrato nella testa dei suoi giocatori”.

Rapido sguardo d’intesa con l’amico gobbo e replica all’unisono : “Nel caso di Guarin avrà trovato tanto di quello spazio da arredarci un trilocale!”.

 

LE ALTRE

Vince e svetta a punteggio pieno il Napoli, con la maglia più disgustomatica nella ultracentenaria storia di questo sport: sarò sensibiluccio sul tema, ma come cazzo ti viene in mente di fare una maglia da calcio in stile militare?? Ad ogni modo, i risultati sul campo sono inversamente proporzionali alla maglietta di cui sopra: tanto turn over in vista della Champions, ma poi entra Hamsik e il 2-0 all’Atalanta è cosa fatta.

Il Milan sgraffigna un pari a Torino in pieno Milanello Style: non siamo ai livelli della rimessa laterale non restituita a Bergamo di sacchiana memoria, ma affrettarsi a battere una rimessa laterale approfittando dell’uomo a terra –e oltretutto rivendicarlo quasi con orgoglio, come fatto da Allegri nel dopogara- è davvero da Milanello Bianco. Poi il rigore c’è, per carità, e via con gli elogi a Balotelli che i rigori non li sbaglia mai. Mister Ventura, compagno di vacanza, è incainato nero con gli arbitri ed ha tutte le ragioni di questo mondo. Non cita il Milan nelle sue querimonie, e forse ha ragione: come fai a pretendere il fair play da certa gente?

La Fiore cicca in casa facendosi raggiungere dal Cagliari negli ultimi minuti e rischiando di perdere Gomez per qualche tempo (ginocchio ko).

Splendido il derby vinto dal Grifo: 3 fischioni a una Doria nemmeno pessima. Bellissimi i tre gol, addirittura col “Giovane” Antonini ad aprire le danze in avvio e ringraziare diligentemente il Milan nelle interviste del dopo partita. Una grande famiglia.

 

E’ COMPLOTTO

Lo sbandieratissimo ritorno di Kakà, come previsto, ha lasciato una lumacata di miele sulle due settimane di sosta-campionato, a partire dal brasiliano “travolto” dall’affetto dei fan al suo arrivo a Linate. Lo stesso titolo (fonte: Ansa http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/calcio/2013/09/02/Milan-Kaka-travolto-affetto-tifosi_9233294.html) precisava che erano presenti “circa duecento tifosi”. Minchia, fossero stati mille ci rimaneva secco!

Sul mediocre esordio in campionato di AiBilongTuGisas silenzio su tutta la linea, così come sulla cervellotica scelta di tornare al 4-3-1-2, vendendo Boateng e sbugiardando quel 4-3-3 che solo l’anno scorso aveva portato il Geometra Galliani a pavoneggiarsi, con la favoletta di tutte le squadre giovanili del Milan ad adottare lo stesso modulo della prima squadra: ricordate la favoletta della Cantera Rossonera?

Del resto la sapiente manipolazione mediatica dei cugini offre conferme settimanali quando non quotidiane. In quegli stessi giorni, le squadre che partecipano alle Coppe presentano le liste dei propri tesserati alla UEFA. Similmente a quanto fatto dall’Inter un paio di anni fa con Forlan, il Milan fa la cazzata lasciando fuori Niang, per un errore nella compilazione delle liste stesse.

Ecco che scatta il riflesso condizionato del complottista atavico, memore delle (sacrosante) legnate rivolte dai media alla dirigenza nerazzurra colpevole di un tale papocchio. Cosa diranno adesso?

La rosea risposta la trovate qui sotto.

WEST HAM

Buon punto esterno contro il Southampton: decimi su venti. Regolari come un ragioniere.

(blow) job well done

(blow) job well done

Icardi come le Jardinero Cruz: vede gobbo e timbra!

Icardi come le Jardinero Cruz: vede gobbo e timbra!

AHI CHE PENA VEDERTI

INTER-TORINO 2-2

Ormai non si può più parlare di occasione persa, bensì di consolidata –e compassata- velocità di crociera.

Siamo una squadra da metà classifica, e solo la mediocrità di questo campionato ci tiene sconsideratamente in corsa per il terzo posto. Ti aspetti sfracelli da Guarin e Palacio e ti trovi a prendere sberle da Cerci e Meggiorini, nuovi soci del Club Gautieri, leggasi di buoni giocatori che porteranno sempre nel cuore l’Inter, destinataria delle migliori giocate delle loro oneste carriere.

E dire che, ancora una volta, era iniziata bene, anzi in maniera letteralmente incredibile: Fantantonio si guadagna con furbizia la punizione dal limite dell’area e Chivu disegna una parabola perfetta che ricorda un suo precedente gol, fatto con la maglia della Roma, anno del Signore 2003-2004.

Se non è incredibile questo…

Sono passati pochi minuti, siamo in vantaggio e non dobbiamo quindi nemmeno “fare” la partita (…cazzo di partita vuoi “fare” con Gargano e Mudingayi a centrocampo?) quindi tutto sembra incanalato per il meglio.

Invece il Toro viene fuori alla grande (il Mister compagno di vacanza fa girare i suoi 4 attaccanti a meraviglia), noi ci capiamo meno del solito, finché Guarin dimostra il lato B dell’animalanza che l’ha fatto scintillare nelle ultime uscite. Dribbling suicida al limite dell’area e palla persa: scambio tra Barreto e l’ex Meggiorini, che torna al gol dopo ere geologiche. Manco a dirlo l’ultimo gol in A l’aveva fatto ancora contro di noi: quando si dice il caso… ecco spiegato lo stringiculo che mi era preso apprendendo della sua presenza in campo al posto del capitano Bianchi. Tornando al Guaro, continuo a volergli bene, perché la stupidità è un difetto ma non una colpa. Diciamo che ci ha dato una lampante dimostrazione di cosa voglia dire farsi guidare da un cavallo, e non da un fantino. Finché facciamo a chi ce l’ha più duro, no problem (and excuse my french…), ma se si tratta di ragionare, si prega di ripassare…

Chivu, per rientrare nella normalità, si fa male ed è costretto a uscire dopo nemmeno mezz’ora, mentre A’ Cassano là davanti cerca di spremere il massimo dal proprio immobilismo. Palacio è spremuto come un limone, e coprire da solo il fronte d’attacco nuoce inevitabilmente alla lucidità sotto porta. A scanso di equivoci, i compagni provvedono a non farlo stancare, centellinando i suggerimenti in avanti (se si eccettuano i rinvii ad minchiam).

La ripresa fa quel che deve, ossia riprende la storia là dove l’avevamo lasciata: il Toro fa quel che vuole e noi non ci capiamo un cazzo. Pereira (tutti i difetti di Guarin senza averne i pregi) viene scherzato dal terribile Cerci che arriva sul fondo e crossa rasoterra di destro: Juan Jesus è in colpevole ritardo, Meggiorini è in esecrabile orario e timbra la doppietta. Di lì a poco esce Mudingayi (ennesimo giocatore sano come un pesce fino a vestire il neroblu) ed entra il Cuchu. Ora, non mi dilungherò in lodi sperticate su Cambiasso perché non è il caso, né sbrodolerò righe su righe sui due eroi romantici (il suddetto crapapelada e l’immenso Capitano) che salvano la squadra da una sconfitta assai probabile (e tutto sommato meritata). Mi limito a dire che, alla lunga, è meglio avere testa che gamba, e che le carenze dei due esperti argentini sono acuite dalla mancanza di un centrocampo normalmente detto, che possa consentire ai suddetti di rifiatare, di giocare spezzoni di partita e di non dover essere sul banco degli imputati ad ogni partita persa o non vinta. Per esser chiari: le ultime uscite del Capitano sono state terribili, con la velenosa ciliegina della palla persa a Roma domenica scorsa.  Resto però dell’idea che questi due, se dosati con giudizio, possano dare ancora qualcosa all’Inter. Con la rosa attuale, diventano –purtroppo- titolari inamovibili per mancanza di alternative.

Dopo il pari del Cuchu (di destro!) seguìto a discesa arrembante di Zanna, ho addirittura l’ardire di pensare che la si possa vincere, spremendo le ultime gocce di genio di Cassano (che mette Palacio davanti al portiere prima di essere sostituito) e sperando che Guarin si faccia perdonare con la sabongia che ci ha abituato a conoscere. Invece niente: per Antonio entra il solito Alvarez poco incisivo (ma anche lui, povero Cristo, non può entrare e dover salvare la patria ogni volta…), il Guaro, chettelodicoaffà… cerca l’assist quando deve tirare e mira l’incrocio da 30 metri col compagno libero da servire.

Ma soprattutto, Handanovic mi dà due conferme di quanto ardita fosse la mia speranza, andando a deviare sul palo il tocco sotto porta di Bianchi (entrato nel frattempo) e all’ultimo minuto respingendo la fame di tripletta del maledettissimo Meggiorini.

E’ andata bene, poche balle, anche se si doveva vincere, anche se ormai Ranocchia non protesta nemmeno più per i rigori non fischiati a suo favore. Abbiamo dato via i pochi piedi buoni che avevamo per far cassa e sperando (in tre giorni) di rifare la squadra. Ma di ciò dirò a breve.

LE ALTRE

La Juve impatta col Genoa in casa e Gonde si esibisce nel classico stile Juve: low profile e negazionismo quando ruba, ché tanto alla fine torti e ragioni si compensano, sceneggiata da profondo Sud quando gli gira male. Attendo con famelica curiosità le squalifiche del giudice sportivo Tosel (lui sì tifoso –bianconero of course– reo confesso), senz’altro improntate alla sdrammatizzazione ed alla comprensione del momento sportivo. Come nel caso di Cassano. Come nel caso di Ranocchia. Come nel caso di Guarin.

Per il resto, il Napoli ne approfitta sbancando Parma, mentre la Lazio addirittura perde in casa col Chievo, rendendo perfino utile il nostro pari interno nella corsa al terzo posto. Dietro marcia bene il Milan, che vince a Bergamo e tiene il ruolino di marcia migliore degli ultimi mesi, mortacci loro. Roma e Fiorentina fanno un punto in due, e Zeman sembra arrivato al capolinea, polemizzando con la dirigenza giallorossa, incredibilmente permalosa nel veder la propria squadra subire gol in quantità.

E’ COMPLOTTO

C’è in realtà poco da dire. Non tanto perché di commenti negativi non ce ne siano, quanto perché quei commenti li sottoscrivo in pieno. A ulteriore dimostrazione che quel che voglio dai media non è uno zerbinaggio quale quello sentito nei confronti di Allegri ieri per radio (mi immaginavo il giornalista inginocchiato proferire boiate tipo “lei aveva detto che a primavera sareste stati in zona scudetto ed aveva ragione…”, prima di chiosare con uno zuccheroso “impeccabile come nemmeno il Conte Max”).

Non ho onestamente la forza di arrabbiarmi quando sento critiche pesanti, spesso ad un passo dallo sfottò, sulla gestione del caso Sneijder e sulla pochezza del centrocampo attuale. Anzi, credo che una riflessione complessiva a riguardo si imponga.

CALCIOMINCHIATA DI INVERNO

Il reale errore dell’Inter è stato, a conti fatti, non vendere Sneijder nella sessione di mercato estiva, allorquando la quotazione per il giocatore poteva facilmente essere il doppio di quella cui è stato effettivamente venduto. Lo dico da convinto ammiratore dell’olandese che, seppur scostante e umorale, resta uno dei pochi campioni in circolazione. 7.5 milioni (senza bonus, chè quelli sono previsti solo per il giocatore) vogliono dire circa la metà di Pereira, ed è stata l’ennesima –e non richiesta- dimostrazione della “fame” della nostra dirigenza che, schiava degli ultimi colpi di “cuore” del proprio Presidente (leggasi aumenti di stipendio sventagliati in euforia post Triplete), si ritrova con l’imperativo categorico di tagliare il monte ingaggi. A quel punto, pur di non pagare più i 6 milioni netti all’olandese di turno (e quindi 12 lordi), va bene anche affidarsi al (solo) compratore interessato, finendo per dirgli “per il prezzo faccia lei…”.

Sul fronte acquisti, e più in generale, con pochi soldi a disposizione, diventa capitale non sbagliare gli affari: hai poche cartucce da sparare, e devi essere sicuro di fare centro ad ogni colpo. Centro che è stato fatto con Handanovic, Guarin e Palacio, più il colpo (di culo? Almeno tra di noi diciamocelo) di Juan Jesus. Parliamo, tra tutti, di quasi 40 milioni di soli cartellini, ma mi sento di dire che sono stati ben spesi.

Restano però i 9 milioni per Silvestre, i 13 per Pereira e la decina per Alvarez. Restano i pochi ma inspiegabili soldi spesi adesso per Rocchi, per poi non farlo giocare.

Resta, in buona sostanza, l’impressione di un pericoloso pressapochismo e di scarsa coerenza, se è vero com’è vero che Strama stesso ha ammesso che la squadra era stata concepita per giocare con due mediani e Sneijder, e di aver dovuto per forza cambiare in corsa.

Ora, venduto –pare- anche Coutinho al Liverpool per un’altra dozzina di milioni, spero si riesca a portare a casa l’agognato Paulinho, che a mio parere in pochissimi hanno visto giocare, ma che pare essere buono. A patto di chiarirsi: la sola cosa che sappiamo è che il soggetto NON è il regista che ci manca. Può essere un Guarin, più o meno forte e più o meno intelligente. Ad ogni modo è un interno, un incursore, un cavallone o come cazzo volete chiamarlo. Che lo si sappia, prima di dire tra due mesi che “l’Inter pensava di aver colmato la lacuna e invece per l’estate pensa a Lodi”. A guardare l’attuale composizione della rosa, all’inter di titolari fissi a centrocampo ne servono due: un regista e un interno, in modo che i due in questione più Guarin possano garantire una solida base, attorno alla quale potersi permettere di affiancare un vecchio leone (Cambiasso o Stankovic) senza pagare dazio in termini di mobilità. Difficile che la mediana così concepita possa supportare un tridente composto da Milito-Cassano-Palacio, quindi la soluzione più realistica in attacco dovrebbe prevedere un classico “tre uomini per due maglie”. Dietro, non disprezzerei l’arrivo di Schelotto, più che altro per limitare le apparizioni di Pereira e poter dirottare saldamente a sinistra Nagatiello, in ombra nelle ultime uscite ma comunque solida realtà nerazzurra di questi tempi.

I pensieri del tènnico da bar che è in me mi riportano alle infauste domeniche di metà anni ’90, allorquando il vecchietto seduto in tribuna davanti a me recitava come un mantra l’inarrivabile climax “non-c’è-ali-non-c’è-schemi-non-c’è-un-cazzo”. Siamo oltretutto nel bel mezzo di un circolo vizioso (sono socio, so ciò! Cit. Eliana per soli malati di mente): non ci sono soldi da spendere adesso, e quindi dovremmo fare con quel che si ha in casa (bellammerda…); d’altra parte dobbiamo ad ogni costo centrare la qualificazione in Champions per poter fare acquisti degni di tale nome in estate. Ribadisco che la sola soluzione al succitato dilemma può venire dal suicidio collettivo delle nostre rivali, vedendo limitate al lumicino le nostre possibilità di ergerci dall’attuale mediocrità.

Tristèssa…

WEST HAM

Day off, visto che si gioca per la FA Cup da cui il Man Utd ci ha recentemente estromessi.

Gira e rigira, sono sempre i soliti a cavar castagne dal fuoco...

Gira e rigira, sono sempre i soliti a cavar castagne dal fuoco…

LA GRANDE ABBUFFATA

INTER-PARMA 5-0

L’Inter riparte in tromba, con un rutto oceanico che fa digerire i 1000 panettoni ingurgitati durante le feste e scattare i ragazzi come non si vedeva da tempo. Una cinquina al Parma –che ha fatto ben poco, c’è da dirlo- che appare quasi eccessiva, e che al gioco del “vorrei” mi ha fatto dire “un paio di pere me le sarei tenute per il derby di domenica prossima”. Ma tant’è, doppietta di Milito, gol di Pazzini, Thiagone e Faraoni (per una volta, è uno dei nostri a segnare il primo gol in Serie A!).

Dietro lasciamo due azioni in fotocopia nel primo tempo, con Biabiany che va via a Nagatomo: a quel punto non c’è nessuno che possa tenerne il passo. L’ex nerazzurro piazza anche due bei cross, che però né Giovinco né Modesto riescono a mettere in buca, per nostra fortuna.

Il Principe pare in forma e già al 13’ gira in rete il cross a pelo d’erba di Alvarez: il feeling tra i due pare crescere col tempo, e il ragazzino mostra piedi felpati, pur su un motore non esattamente da sprint. Il centrocampo vede il succitato Alvarez a sinistra, con Cuhcu e Thiago in mezzo e il buon Zanna a destra: e chi cazzo corre lì in mezzo? È la mia domanda al fischio di inizio, ma per fortuna i nostri suppliscono col fosforo alla gamba pigra e rastrellano palloni su palloni. Il capitano e Cambiasso sono protagonisti dei primi due gol, ma questo non ve lo dirà nessuno (Zanna ne salta due e imbecca Alvarez per il cross dell’1-0, il Cuchu sradica il pallone da un gialloblù al limite dell’area e riavvia l’azione che poi porterà al raddoppio di Motta).

Tutto bene? Quasi. Ranieri tiene in campo per 90’ Maicon e Motta, diffidati e con il neurone poco governabile, oltre a Samuel ammonito già a metà primo tempo. I tre fanno giudizio per il resto del match e non rimediano altri “gialli”, ma poco prima del 90’ Maicon si tiene l’inguine come nel peggiore e più beffardo dei finali. So che è facile ragionare col senno di poi, ma chi ha visto la partita con me (per quanto attendibile possa essere Panchito) potrà confermare che all’ingresso del giovane Faraoni per Milito, ho commentato “Io avrei tolto il Maicone”. La Società parla del solito risentimento da valutare nei prossimi giorni e la puzza di stiramento con tempi di recupero da valutare si fa pressante. Che vadano in culo!

Al derby, in ogni caso, ci si arriva in uno stato di forma complessivo che difficilmente potrebbe essere migliore: 5 vittorie di fila, pochi gol presi, Sneijder e Forlan probabili rientri insieme a Stankovic e Chivu. Quasi troppo belli per essere massicci e incazzati, come si conviene a qualsiasi stracittadina. Evito di soffermarmi sull’importanza capitale della partita contro quelli là, non solo per il fatto di aver perso gli ultimi derby giocati (stagione scorsa e supercoppa italiana in agosto), ma proprio per continuare il recupero in classifica.

 

LE ALTRE

Operazione-Recupero che nel weekend ci ha visto guadagnare solo 3 punti ad una Lazio demolita dal Siena, mentre tutte le altre hanno vinto, senza convincere più di tanto (parlo di Juve e Milan). Ma quel che conta sono i punti, e quindi rimaniamo a -8 dai diversamente strisciati e -6 dall’Udinese, con Roma e Napoli che incalzano un paio di punti sotto di noi.

 

E’ COMPLOTTO

Sono paranoico, ho avuto qualche settimana per accumulare materiale, quindi son cazzi vostri. Mettetevi comodi.

Si parte con quisquilie che sanno di puro dispetto: Sulla Gazza, il trafiletto con cui Vieri si dichiara pronto per Ballando sotto le stelle è messo ovviamente nella pagine in cui si parla di Inter, mentre l’analogo pezzo su Gianni Rivera è messo in fondo, dove si parla di programmi TV. Posto che ai tifosi non pare proprio edificante che un ex grande calciatore della propria squadra si ricicli in ballerino, ditemi voi se preferireste avere una tal notizia dove si parla della vostra squadra del cuore o in penultima pagina dove non la cagherà nessuno.

Permaloso? Prevenuto? Paranoico? Altri aggettivi a caso inizianti con la P? Yes, and proud of it!

Sulla stessa falsariga, una sterile polemica sulla concomitanza tra il premio dato dall’AssoCalciatori ed altro simile trofeo da assegnare negli stessi giorni vede un commento saccente in cui, insomma, si rimprovera al calcio italiano di non riuscire nemmeno a organizzare un calendario decente per le premiazioni. Ovviamente, la foto a corredo mostra Milito col premio in mano, e non, ad esempio, Damiano Tommasi, Presidente di detta Associazione.

Ma passiamo alle cose “cicce”: affare Tevez-che-vuole-solo-il-Milan: Galliani è ovviamente un fine stratega nel proporre al City un obbligo di riscatto basato su un mix di presenze, gol, vittorie etc. Solo al verificarsi di questo minestrone di presupposti, il Milan sarebbe obbligato a riscattare il giocatore per –pare- 24 mln. L’Inter si intromette, forte –pare- di un accordo con il City e pronta a versare (subito?) una cifra superiore di qualche milione a quella proposta dal Milan. Manovra di disturbo? Reale interesse? Si vedrà.

Quel che segnalo è che ovviamente il Milan fa benissimo a cercare Tevez, per un attacco che ha già Ibra, Pato e Robinho, e un certo Inzaghi sempre a disposizione, mentre l’Inter assolutamente non può permettersi di spendere quella cifra e oltretutto a che le serve Tevez, quando ha già Milito, Pazzini, Forlan e Zarate?

Curiosa anche la spiegazione secondo cui Tevez è un centravanti puro, che sì, può giocare anche esterno e rientrare (come peraltro fa regolarmente in nazionale, come ha fatto al Man Utd e come farebbe al City se giocasse con Dzeko), ma lì è adattato e non rende al meglio. Ancor più bizzarro dire che, siccome Ibra nel Milan non fa il centravanti ma di fatto il trequartista (eehh??), Tevez lì in mezzo ci starebbe a meraviglia, mentre l’inserimento nell’Inter sarebbe più problematico, dovendo farlo giocare con Forlan a discapito di Milito e Pazzini panchinati in sol colpo.

Andrà a finire che Tevez sarà del Milan, e mi dispiace perché uno così l’avrei preso già due anni fa. Matto come un cavallo, mezzo delinquente, ma forte. Tanto. Ce ne faremo una ragione. Quel che al solito non mi andrà giù saranno i commenti del tipo “L’Inter si è fatta battere dal Milan nonostante avesse un accordo col club, che bravi i rossoneri che ciula i nerazzurri”. Se anche Tevez dovesse andare al Milan, questa manovra dovrebbe almeno essere servita a complicare un po’ i piani al geom. Galliani e far lievitare un po’ il prezzo. Ma questo non lo dirà nessuno, chè il ragazzo è disposto a ridursi lo stipendio pur di andare al Milan…

 

WEST HAM

Sconfitta contro il Derby County e vittoria contro il Coventry valgono l’aggancio al primo posto in classifica, seppur a pari punti.

Brutta invece la sconfitta odierna in FA Cup per mano dello Sheffield Wed, che gioca nella League One (terza serie, cioè una sotto gli Hammers). No Wembley this year…

E con Faraoni sono 14 gli interisti in gol. E' record, ma vale solo quando a farlo è il Milan.

E con Faraoni sono 14 gli interisti in gol. E’ record, ma vale solo quando a farlo è il Milan.

OCCHIO, MALOCCHIO, PREZZEMOLO E FINOCCHIO

PARMA-INTER 1-0

Io sono un tifoso superstizioso, e forse non è possibile essere davvero tifosi (e cioè di parte, irrazionali, solo sporadicamente ragionanti) senza attribuire importanza –eccessiva s’intende- a cabala e precedenti di ogni tipo. Ecco perché sentivo puzza di bruciato per questa partita, chè ci sono dei campi che tradizionalmente ci dicono male: Parma, Udine, Bergamo… postacci dove, anche le poche volte in cui si è vinto, lo si è fatto per fatti episodici (botte di culo o prestazioni troppo belle per essere vere).

Non volendo però passare per gufo, mi concentro per pochi secondi sullo squallore che mi è toccato vedere (in differita, oltretutto): la cosa che più mi ha deluso è la rassegnazione della squadra, la mancanza di voglia di vincere. Ma porcamignotta, con la Juve che ha perso e ti ridà la possibilità di tornare a -1, e col Napoli che ha appena vinto la sua partita, scavalcandoti in classifica, il minimo che tu possa fare è entrare in campo per mangiare gli avversari. Poi ci sta di non vincere perché sei troppo confusionario, perché non hai la necessaria lucidità per giocare come dovresti. Ma non puoi sembrare un morto che cammina per 90’.

Ci sta il calo fisico, ci stanno le assenze, ci sta pure tua sorella, vecchia baldracca, ma non è possibile subire un gol, come quello di Sansone, preso dopo discesa indisturbata di 50 metri del suddetto giocatore, senza che a nessuno venisse in mente di stenderlo prima che diventasse pericoloso. In quel momento abbiamo avuto la poco invidiabile sensazione di vedere riassunta e messa sotto vuoto tutta l’arrendevolezza della squadra(ccia) e l’ineluttabilità della partita. Palacio e Milito naufragavano a 60 metri dai compagni, Cuchu e Capitano statici come non mai, e Nagatiello a vedersela da solo contro Biabiany, Rosi e Marchionni: tre contro uno is not fair

Per il resto, leggo che non bisogna caricare di troppe responsabilità Alvarez perché lui fa tutto quello che può (“cioè nulla” direbbe Lucianino Perozzi) e quindi non possiamo pretendere più di tanto. Sarò semplicistico, ma credo che la maniera migliore per non stressare troppo il povero ragazzo sia sbolognarlo al primo che passa e toglierci il dubbio che forse, con un po’ di velocità in più, con qualche partita giocata nel suo ruolo (che poi, quale sarebbe?), usando anche il piede destro.. chissà potrebbe addirittura migliorare.

Anche Guarin, che pure ha fatto vedere più “arrosto” del fumoso collega,  soffre del difetto più grave per un giocatore di pallone: è “calcisticamente scemo”. Punta troppo sul suo fisico, non si appoggia mai al compagno (non che ne abbia a dozzine, visto che a smarcarsi e dettare il passaggio pare si piglino delle brutte malattie…), insomma un casinista là dove servirebbe un geometra.

Non vi ammorberò dicendo ovvietà del tipo “non eravamo fenomeni 20 giorni fa, non siamo dei rottami oggi” (cosa che peraltro sottoscrivo), ma mi limito a osservare, non senza preoccupazione, che quella capacità che più volte ho visto in Stramaccioni di leggere bene la partita e di motivare al meglio i giocatori è clamorosamente mancata nelle ultime uscite. Pesano senz’altro gli infortuni, pesano in classifica gli errori arbitrali, ma il ragionamento qui è diverso e riprende quanto scritto in apertura: tu a Parma devi entrare e fare a cazzotti con tutti. Se perdi, devi perdere perché l’hai fatta fuori dal vaso, non perché il tuo encefalogramma segna una monotona linea retta.

Eccheccazzo!

LE ALTRE

Come detto, la classifica che poteva vederci rifare capoccella alla Juve, ci vede invece a distanza immutata dai gobbi, ma con la poco gradita novità del sorpasso da parte del Napoli e dell’aggancio da parte della Fiorentina. Terzi a pari merito, dunque. Non male se ce l’avessero detto a Settembre, ma da giramento di coglioni se analizziamo le ultime uscite.

E’ COMPLOTTO

Qualcosina c’è, ma è per palati fini (o per paranoici, fate voi…): nei giorni scorsi, Galliani preannuncia che, per la partita Milan-Juve, avrebbe invitato Van Basten a San Siro perché in quella data ricorreva il ventennale di un Milan- Goteborg, finita 4-0 e con 4 gol suoi. Niente da dire sulla scelta in sé, più che legittima e degna occasione per tributare il giusto plauso ad uno dei più grandi centravanti del calcio moderno.

Quello che mi stomaca, e che mi fa gridare “Servi!” alla redazione di Sky, è lo speciale sui gol segnati da Van Basten al Milan nel ventennale della famosa partita.

L’ho detto a Gio’, che mi ha riservato lo sguardo paziente e compassionevole che tira fuori in questi casi, ma come direbbe Paolo Cevoli nei panni dell’assessore, “c’ho ragione e i fatti mi cosano!”.

Cara Sky, è Galliani che ti fa il palinsesto? E’ il Milan che ti suggerisce i video celebrativi da mandare in onda proprio alla vigilia di Milan Juve? ‘Ste marchette falle fare a Milan Channel, o a Mediaset –sempre che ci sia differenza- ma tu mantieni una tua cazzo di linea autonoma e non pendere dalle labbra di Zio Fester come se fosse l’Oracolo di Delfi.

Tornando alla nostra partita, mi limiterò a segnalare l’enfasi e il sottile compiacimento (processo alle intenzioni, lo riconosco) di Maurizio Compagnoni allorquando ricordava il tragicomico record nerazzurro al Tardini, snocciolando date e risultati che ferivano il qui scrivente come una coltellata.

WEST HAM

Grave ma tutto sommato meritata sconfitta per 3-1 nel derby contro il Tottenham.

Core 'ngrato: Biabiany fa il solito partitone contro l'Inter. Consoliamoci: almeno a 'sto giro non ci hanno segnato nè Marchionni nè Amauri...

Core ‘ngrato: Biabiany fa il solito partitone contro l’Inter. Consoliamoci: almeno a ‘sto giro non ci hanno segnato nè Marchionni nè Amauri…

CALMA E GESSO

INTER-GENOA 5-4

Polins non è un fesso, potrebbe essere il sottotitolo.

La dotta citazione Banfiana per ammonire circa facili conclusioni da tirare dopo una partita “allegra” e onestamente poco decifrabile.

Di certo c’è che si è tornati a vincere, sperando di non dover attendere la cadenza tri-settimanale per vedere la prossima vittoria.

Per il resto, il Genoa ci dà una grossa mano, dando l’ennesima conferma di essere la difesa peggiore del campionato. Gli manca solo Lucio e poi sarebbero una banda del buco perfetta. Noi mostriamo un Milito triste killer dei propri fratelli, onestamente ben supportato dalla strana coppia Forlan-Zarate ai lati, e con un centrocampo in cui Deki e Cuchu per una buona ora fanno buone se non ottime cose. Il terzo è Poli che si conferma il miglior acquisto della stagione (non che ci volesse molto…). Dietro manca Maicon, sostituito da Zanna a comporre una linea all over 30 con Samuel, Lucio e Chivu.

Come detto il Principe è sugli scudi e con i primi due tiri in porta mette la partita su un bel falsopiano in discesa: 2-0 prima della mezz’ora. Poco dopo addirittura Samuel riceve l’assist di Lucio sugli sviluppi di un corner, e la nuova coppia di gemelli del gol mette in buca il 3-0.

Stramaccioni, di cui parlerò più diffusamente, va al riposo con un 3-1 che grida vendetta, visto quanto è rocambolesco il gol di Moretti (2° e non 1° gol in Serie A, miglioriamo anche qui…). La ripresa infatti è più molle, e poco dopo inizia il festival dei rigori, dei quali il primo è a mio parere inesistente (Zanetti è a un metro da Sculli e non può mai essere volontario il suo movimento). Questo a proposito di sudditanza psicologica e balle varie. Inutile dire che sugli altri due il colpevole è uno solo (vi do un indizio: appartiene a Gesù): prima sbaglia il fuorigioco costringendo JC ad abbattere l’avversario con inevitabile espulsione, poi scalcia l’avversario come un cavallo imbizzarrito. Abbattetelo.

Per il resto, bello e solo apparentemente inutile il destro a giro di Zarate (firma il 4-2), verbalizzata la prima doppietta di Gilardino con la maglia del Genoa, certificata la giornata da spacca cuore di Milito che stavolta segna il rigore e ci mette al riparo da possibili pesci d’Aprile.

Abbiamo quindi vinto? Sì. Abbiamo fatto 5 gol e siamo delle iene? Momento: giocavamo contro il Genoa, il cambio di allenatore porta sempre una scossa nelle menti –deboli- dei calciatori, occorre dare continuità e vincerne qualcun’altra: hai detto niente…

La difesa ha incassato 4 gol ed è quindi un colabrodo? Sì ma anche no: 3 rigori e un gollonzo sono uno strano modo di pigliare 4 pere, quindi la stessa difesa va rivista in partite meno anomale, dando per assodata la ormai cronica inaffidabilità di Lucio: fino a qualche tempo fa entrava in anticipo e usciva palla al piede, e l’effetto collaterale era uno o due buchi a partita. Ora le proporzioni dei 2 eventi succitati si è semplicemente ribaltata: la cappella è la norma, il miracolo l’eccezione. Arrivederci e grazie.

 

STRAMALA

Inevitabile spendere 2 righe sull’ennesimo ribaltone interista in panchina. Stramaccioni mi è simpatico, mi pare bravo e preparato e sono in sostanza ben disposto nei suoi confronti. Detto ciò: vista la mediocrità della stagione, non capisco perché mandar via Ranieri, dando così l’ennesima dimostrazione di ritenere che il problema non siano i giocatori bensì il tecnico e continuando, come detto a parenti ed amici usando una metafora che mi piace molto, a cambiare il coperchio anziché la pentola. Oltretutto, agendo così, metti un esordiente totale alla guida di un cavallo imbizzarrito, con la concreta possibilità di essere disarcionato e cadere de fazza. L’unica ragione che potrebbe trovarmi d’accordo in un cambio del genere è che in effetti Moratti voglia ripartire da questo ragazzo, traguardando chissà quale progetto e chissà quali possibili risultati. Se così fosse, cazzi amari, chè la solfa vorrebbe dire remi in barca a più non posso e tanti anni da far passare prima di tornare a sperare di vincere qualcosa.

La conferma, non richiesta peraltro, è quella di una Società umorale, che si spiega perfettamente con la frase buttata lì dal Sig. Massimo nel giorno della presentazione di Stramaccioni: dopo aver lodato una mezza dozzina di allenatori (negli stessi momenti in cui viene presentato il tuo nuovo allenatore), il Pres commenta la scelta dicendo “almeno ti svegli la mattina e c’è qualcosa di nuovo”: non esattamente un discorso programmatico… Siamo sempre in attesa del Messia o di chi per lui, a palese e confessata dimostrazione che noi da soli non ce la possiamo fare. Triste tanto quanto vero…

 

LE ALTRE

Il Milan si incazza e fa bene, chè nell’aria la voglia di scudetto alla Juve si respira a pieni polmoni. Non avendo trovato il modo –e ci mancherebbe!- di risarcirli in qualche modo per Calciopoli, si sta cercando in tutti i modi di fargli vincere il campionato. Lo dico da profondo “odiatore” del Milan, ma il gol non dato a Muntari ha cambiato in pieno la mia percezione delle cose. Il gol di sabato è senz’altro più difficile da vedere, ma è un fatto che quei due episodi gridino vendetta.

I gobbi da parte loro regolano il Napoli giocando bene e dando buona prova di tenuta sia mentale che fisica, arrivando al 3-0 nell’ultima mezz’ora di partita. Ora stanno a -2 dai cugini, e sarà lotta all’ultimo sangue per questo mediocre campionato…

La corsa per il terzo posto si conferma una gara a chi sbaglia di meno, con Lazio, Napoli e Udinese che perdono, e le sole Roma e Inter a guadagnar punti.

Per noi resta quasi impossibile, più per il numero di squadre tra noi e il traguardo che per il punti in ballo: con un andamento di campionato decente, secondo me potremmo anche raggiungere e superare l’Udinese (tanto per far nomi), ma chi glielo dice alle altre 4 in corsa?

E’ COMPLOTTO

Ho detto quel che penso sul cambio in panchina e ribadisco di non essere per nulla contento e ancor meno convinto.

Lo ero e lo sono anche perché ero certo che l’ennesimo colpo a sorpresa di Moratti avrebbe dato fiato alle trombe dei media e riversato dose doppia di liquami mefitici sul Biscione. Eccoli quindi calcare la mano anche là dove non sarebbe necessario: un po’ come quando a scuola hanno già i numeri per bocciarti, ma nel dubbio ti abbassano i voti anche dove non meriteresti. Tanto ti avrei bocciato comunque… ti dicono. Sì allora sputami anche addosso…

Garanzini ci dice che Stramaccioni è il 6° allenatore del dopo Mourinho (in realtà sono “solo” 5).

Tal Maria Strada ci dice che Ranieri era poco amato in spogliatoio (il caro e vecchio leit motiv dello spogliatoio spaccato) e che l’Inter nelle ultime 8 partite ne aveva perse 7 e pareggiata 1 (la statistica dice 4 sconfitte, 2 pari e 2 vittorie: fa cagare uguale, ma è diverso. E soprattutto è falso, Cristo!)

Dopo averci passeggiato sui testicoli coi tacchi a spillo con la faccenda dei gggiovani, chè devono giocare i gggiovani e tutti devono essere gggiovani, ecco che l’Inter punta su un allenatore gggiovane. Benissimo: istantaneamente Bocca di rosa su Repubblica dice che mettere i gggiovani non vuol dire niente, perchè quel che conta è la qualità (ma va???), mentre altri ci ammoniscono dicendo che Stramaccioni ha sì vinto, ma con la Roma, è la Roma la squadra in cui ha fatto bene, la NextGen appena vinta non è una Champions della Primavera ma solo un torneo amichevole a inviti (il Viareggio invece, caro Marianella?) e poi il vero bravo allenatore della Primavera l’Inter ce l’aveva (Pea) ma l’ha mandato via e adesso si gioca la Serie A col Sassuolo (ancora il prode Garanzini).

La solfa è sempre la stessa: ingigantisci i problemi, amplifica i difetti, anche quando non ce ne sarebbe bisogno, vista la mediocrità attuale. Dall’altra parte, ridimensiona i meriti e le vittorie, oppure semplicemente ignorale. Esempio? Il grande Ryan Giggs viene intervistato da Gazzetta.it (http://video.gazzetta.it/gallese-manutd-parla-nostro-calcio/ce115630-778a-11e1-8d2d-960f07a82cab) e tra le altre cose gli viene chiesto quale sia stato il calciatore italiano più forte che abbia incontrato. Risposta (plausibile, legittima): Del Piero.  Il titolo “Giggs: Del Piero il più grande” campeggia per 2 giorni sul sito della rosea. Ovviamente nessun accenno alla dichiarazione successiva,  e cioè “Zanetti è stato l’avversario più duro da affrontare in tutta la mia carriera”.

WEST HAM

Graverrrima sconfitta interna contro il Reading, diretta concorrente alla promozione: pare sfumata la possibilità di promozione diretta, si apre la strada dei play off… Up the Hammers as always…

Se segna pure su rigore siamo a posto!

Se segna pure su rigore siamo a posto!

…VE POSSINO!

INTER-ATALANTA 0-0

Non voglio rivangare i miei traballanti studi classici, anche perché non è necessario aver fatto lo Zucchi per ricordarsi di Renzo e dei suoi capponi portati ad Azzeccagarbugli i quali, ormai legati insieme e prossimi all’infausto destino, non trovano di meglio da fare che azzuffarsi tra loro.

I quattro pennuti potrebbero assumere le sembianze di Branca, Oriali, Forlan e un quarto a caso (Sig. Massimo?): non credo possa esserci migliore rappresentazione del momentaccio vissuto dai nostri prodi di questi tempi. (See section E’ COMPLOTTO for further details). 

Il pareggino sgraffignato in casa contro l’Atalanta grida vendetta, visto il colossale rigore negato ai pota dopo scellerata cianghetta di Lucio (rottamatelo, per amor d’Iddio) ai danni del giovane Gabbiadini e scientemente ignorata dall’arbitro, che evidentemente deve aver provato pena per i nostri.

Noi ci avevamo già messo il carico da 90, sbagliando con Milito il secondo rigore in 7 giorni: il Principe stavolta ha capito che doveva angolare la palla, ma si è dimenticato di tirare forte. Chissà che tra 4 o 5 mesi riesca a piazzarne uno come si deve. Scherzo su di lui perché, nel marasma di mediocrità, se non altro si fa forza con i numeri che continuano ad essere dalla sua parte, rigori ciccati a parte.

Se guardiamo al resto della squadra infatti siamo alle solite: se il-Capitano-palla-al-piede è il nostro schema migliore, la situazione è grama. Ranieri mette giù quella che pare una formazione logica, un 4-4-2 ordinato che nelle pìe intenzioni dovrebbe essere sufficiente ad aver ragione di un’Atalanta priva del bomber Denis. La realtà è purtroppo ben diversa, e l’errore dal dischetto è ancor più grave perché è chiaro ed evidente che di occasioni per andare in porta ce ne saranno pochine. Non si può dire che l’Inter giochi male, fa il suo compitino, rischia un po’ dietro (ribadisco il mio disprezzo ormai incontenibile per Lucio, minus habens dell’area di rigore) e rende il tutto ancor più triste e mediocre. Ranieri ha ragione quando dice (un po’ parandosi il culo) che la squadra in questo momento non può far di più. A ciò dobbiamo rassegnarci, essendoci già fatti una ragione di una grandeur terminata e di un futuro assai nebuloso all’orizzonte.

Per quel che mi riguarda, essendo molto molto difficile raggiungere il terzo posto (più per demeriti nostri che per la forza delle rivali), impiegherei queste 10 restanti partite a testare davvero gente come Ranocchia, Poli, Obi, Faraoni, Alvarez e Guarin (gli ultimi due se mai guariranno) per capire quanti di loro possono essere nomi solidi per l’Inter futura, e anche per dare un segnale a quei vecchi che ultimamente non fanno altro che schifacazz’ . Si tenta da un quadrimestre di lapidare Zanetti e Cambiasso, ma vorrei capire a che titolo Lucio e Maicon debbano giocare sistematicamente tutte le partite, regalandoci scempi tipo ieri: d’accordo che a non giocare i campioni si deprezzano, ma a esporre certa merda in pubblico l’effetto è ancora peggiore!

Poco da aggiungere sulla partita: potevamo vincere, potevamo perdere: ne è uscito un pareggio insipido che solo la mediocrità della attuale Serie A disegna come aritmeticamente ”buono”: paradossalmente, nel nostro lerciume, riusciamo a non perdere punti su Udinese e Napoli (che pareggiano tra loro) e addirittura a guadagnare un punto sulla Lazio sconfitta alle pendici dell’Etna. Una squadra come la nostra, con una decina di sconfitte sul groppone a 2/3 di stagione, in un campionato normale veleggerebbe a metà classifica, facendo capoccella nella colonna di sinistra a domeniche alterne.

Qui siamo ancora inspiegabilmente in corsa per l’Europa.

 

LE ALTRE

Il Sabato per fortuna mi regàla e rèlega alle celebrazioni del rampollo di famiglia (feliz cumple Panchito!), tenendomi quindi lontano dai fasti diversamente strisciati e dalle conseguenti odi e lodi sperticate. Che Emmanuelson sia il migliore in campo va ad ulteriore dimostrazione della già asserita mediocrità dell’attuale italica pedata. Detto delle dirette concorrenti per i posti in Coppa (bella o brutta che sia), faccio solo notare ai nostri cervelli pensanti in Società –if any- che, anziché scommettere sul brasiliano di turno per 8-10 milioni a botta, attingerei a piene mani dai giovanotti attualmente impiegati in squadre non di altissimo lignaggio ma già avvezzi alla Serie A e con un interessante margine di miglioramento.

 

E’ COMPLOTTO

In tutto ciò, uno splendido Forlan si rifiuta di entrare perché lui vuol giocare solo da punta vera, chè non è mica Eto’o che si sfiancava anche sulla fascia. Lui non si spreca, vuole giocare solo da numero 9. Fa bene Ranieri a minimizzare e a difenderlo in pubblico, ma spero nella punizione esemplare da parte della società (che ovviamente non arriverà). Per il resto, il Sig. Massimo non brilla di furbizia abbandonando scenograficamente la tribuna a fine primo tempo (che sia andato via o che segua la ripresa da altra postazione è irrilevante): le inquadrature si fanno sempre più insistite, così come i laconici commenti dei cronisti “

Eh… il Presidente se n’è andato… Chissà cosa bolle in pentola… chissà Ranieri…”: come se già di problemi ce ne fossero pochi!

Branca e Oriali sono infine da crocifiggere in sala mensa, prescindendo totalmente dal merito della questione. Che i fasti del quinquennio 2006-2011 siano merito dell’uno o dell’altro è qui irrilevante: quel che emerge da parte di Branca è la totale incapacità di gestire le critiche che arrivano da un ex collega mai amato (e prontamente corrisposto). Che cazzo di senso ha adesso far le pulci sul chi ha fatto cosa e rispondere in diretta TV a quelle che sono palesemente critiche personali? E’ troppo difficile capire che la risposta migliore è “no comment, abbiamo altro a cui pensare, grazie” oppure “abbiamo vinto tanto insieme, se dobbiamo rivangare il passato ricordiamo le vittorie”. Evidentemente sì, è troppo difficile.

Su Oriali il mio personale giudizio è se possibile ancora peggiore, perché oltre alle stesse considerazioni fatte a proposito del Cigno di Grosseto, mi rimane il dubbio che tutto ‘sto troiaio –aizzato proprio dal Mediano- sia stato fomentato ad arte dalla sua attuale azienda (MeRdiaset) che gli riserva un posto da opinionista rancoroso. Insomma: o ci fa o ci è, e non so cosa sia peggio.

La conclusione di tutto ciò è l’ennesima conferma di quel che sostengo ogni giorno con più convinzione: i 15 trofei in 7 anni sono stati vinti non grazie ma nonostante la nostra Dirigenza.

Tragicomico.

A degna conclusione del tutto, purtroppo il bambino Filippo ed i suoi familiari sono ancora presenti e ci allietano settimanalmente con i loro bei messaggi.

‘A cricchioli’, e se fossi tu a portar sfiga?

 

WEST HAM

Pareggio esterno a Leeds sul glorioso Ellan Road, che però ci costa caro: ora siamo terzi a -5 dalla testa. Come dicono nell’East End:

‘A regà, nun famo scherzi…

...Te possino! (du volt is megl che uan...)

…Te possino! (du volt is megl che uan…)

AN E QUOMODO

NAPOLI-INTER 1-0

Gettiamo un po’ di fumo negli occhi e torniamo a quei 4 latinismi che la mia sottocultura giuridica mi ha lasciato.

Certo avrei potuto abusare della lingua dei nostri avi per dire Quoque tu Milite (vocativo)…: se anche lui si mette a fare gli stop “a inseguire” e dare il la all’azione del gol di Lavezzi, possiamo anche alzare bandiera bianca.

La solfa è che ancora una volta la psiche e l’anima (de li mort…) dell’Inter va di pari passo con la mia: ed è un mesetto che mi apprusto alle partite della Beneamata non chiedendomi SE (an), ma IN CHE MODO (quomodo) la piglieremo in der posto.

Se poi dobbiamo consolarci pensando che contro Marsiglia e Napoli abbiamo giocato ordinati e diligenti, allora siamo davvero a posto. Ce la tiriamo perché abbiam perso ma non abbiamo sbracato come col Bologna. Siamo dei fighi. Peccato essere usciti dalla Coppa Italia se no un altro Triplete era possibile.

Pur continuando a dare a Ranieri la minor porzione di colpe (in una torta alla merda che comprende Società e giocatori), non capisco la formazione messa in campo dal Mister, e ancor meno capisco il repentino cambio di modulo all’intervallo. Dopo 5 mesi siamo tornati alla abiuratissima difesa a tre? Chè poi ci dice pure sfiga, perché il gol lo pigliamo proprio con la difesa apparecchiata in cotal guisa.

Se spergiuri davanti a tutti che comunque il rombo è lo schema migliore per questa squadra, non lo stravolgi dopo 45’ “solo” perché non sei mai riuscito a tirare in porta. Se quello –e ne sono convinto- è il modulo che fa risaltare le caratteristiche migliori dei nostri, allora cerchi di apparecchiarlo con delle stoviglie che non si sbriciolino al primo utilizzo. So di aver avallato il centrocampo-Baggina di Marsiglia, quantomeno come idea, per dar forza al carisma e al blasone dei nostri vecchi, che nella partita secca di Champions forse possono ancora dire la loro. Ma riproporre gli stessi tre (Zanna-Cuchu-Deki) 4 giorni dopo a fronteggiare il centrocampo del Napoli, mi pare un suicidio o giù di lì. Comincio a credere che Poli gli abbia chiavato la figlia, perché non mi spiego altrimenti la sua sistematica assenza dall’11 di partenza. Non è il nuovo De Rossi ma è bravino, e soprattutto nell’oceano di logorìo e disperazione che è il nostro centrocampo ci vuol poco per accendere la luce.

La sola alternativa è che Ranieri scelga scientemente di non “bruciare” i giovani per non impoverire il patrimonio-giocatori della Società, evitando loro figuracce da cui potrebbero non riprendersi, e insistendo invece su gente esperta e con le spalle levigate dalla tempesta, immobili nelle gambe così come fermi nello spirito a pigliar schiaffoni da chiunque si avventuri in quel mare un tempo periglioso che è il centrocampo dell’Inter.

Come spesso accade, mi scopro a rimirare il reparto avversario (non un giocatore, tutti indistintamente) e penso a quale miopia abbia potuto non far vedere ai nostri Dirigenti giocatori come Inler, Gargano e lo stesso Dzemaili che sostituiva (senza farlo minimamente rimpiangere) un certo Hamsik. Noi abbiamo Poli (e Obi), ma nel dubbio stanno seduti.

Intendiamoci: anche con loro la musica cambierebbe di poco, ma almeno ogni tanto riusciremmo a rubare una palla e potremmo addirittura azzardare un contropiede.

Come a Marsiglia, solo con una dose un poco maggiore di culo, avremmo anche potuto evitare la sconfitta: il –bel- gol di Lavezzi come detto arriva da una nostra palla persa a centrocampo, e per il resto la difesa, pur soffrendo molto, ha controllato bene l’attacco del Napoli. Vedere però il conto dei corner (10-0 a metà ripresa) ed il numero “rotondo” di tiri in porta dell’Inter (0), fotografa meglio di tante parole la pochezza del momento. Si va per non prenderle, ma sapendo che le prenderai. Si va per cercare di segnare (come non si sa, visto che di azioni di attacco ne ricordiamo pochine) e poi si spara fuori un “rigore di testa” che in tempi normali lo sciagurato di turno (Pazzo) avrebbe insaccato ad occhi chiusi.

Tutto male insomma? Beh, se non tutto quasi. Le sole cose che ieri sera mi facevano sperare erano totalmente slegate alle pure qualità calcistiche, e affondavano le loro radici nella statistica (l’Inter non vince a Napoli da 15 anni), nei grandi numeri (mica si può perdere sempre) e nel sempre caro vecchio colpo di culo (magari il Napoli dopo la Champions si rilassa…). Invece ciccia, ce ne torniamo per l’un-di-ce-si-ma volta con le pive nel sacco e con una bella settimana da far passare sbattendo la testa a destra e a manca, tra un rombo e un 4-4-2, passando per il tridente e l’inevitabile 5-5-5.

LE ALTRE

Detto di un Milan-Juve finalmente all’altezza di due accozzaglie di ladroni, e di un Tagliavento che guarda caso è un fenomeno solo quando arbitra (contro) l’Inter, Lazio e Udinese pongono fine alla carità e vincono come giusto le loro partite scavando un’ulteriore era geologica tra noi e loro. La Roma continua le sue montagne russe, perdendo male a Bergamo e finendo in 9, con De Rossi in tribuna infuriato per la scelta tecnica di tenerlo fuori. Tanto per guardare un po’ più in là, male per male credo sia meglio non arrivare nemmeno in Europa League, se questo vuol dire uscirne a Febbraio, compromettere la preparazione estiva ed averlo come impiccio. Chissà mai che avere “il vantaggio” di dover pensare al solo campionato possa aver un impatto positivo sui nostri. Poi però ci penso e rabbrividisco: vuoi vedere che se è così il Sig Massimo pensa tra sé che, stando così le cose, i nostri vecchietti una partita a settimana riescono ancora a farla,e quindi anche questo calciomercato non si prende nessuno?

E’ COMPLOTTO

Per una volta sottolineo due cose che mi sono piaciute: la prima è il tentativo -prontamente respinto- di coglionare Ser Claudio nel dopopartita quando arriva, come la chiama lui, la “domandona super-intelligente”, e cioè: “Se lei fosse il Presidente cosa farebbe con l’allenatore?”. A quel punto Ranieri dice di chiederlo al diretto interessato, e che se lo chiedono a lui , lui ovviamente risponde che il Mister non si tocca perché lavora bene e la squadra è con lui. E quando i permalosi cercano di confondere le acque dicendo “ma noi volevamo solo sapere se pensa di dimettersi come l’anno scorso a Roma”, lui risponde –e qui mi è piaciuto- “no no ragazzi, voi non mi avete chiesto questo, mi avete chiesto cosa farei se fossi il Presidente. Se volete sapere se intendo dimettermi, chiedetemelo e vi dico che non ci penso nemmeno”.

Facciamo cagare, ma passare pure per fessi…

Pochi minuti dopo interviene Zio Bergomi, e maledetto il giorno in cui se n’è andato dall’Inter. Mi fa incazzare delle volte perché vuole essere più obiettivo di tutti ed esagera dall’altra parte, ma di calcio ne capisce come pochi, oltre ad essere stato un signor difensore per 20 anni. E quindi le sue parole hanno un peso specifico ancor maggiore quando dice che nell’azione del gol del Napoli, la difesa è sì schierata bene, ma Lucio compie un errore grave, e che un difensore della sua esperienza non può giocare così tanto di istinto. Chiude poi con la perla di saggezza che me lo fa rimpiangere: “Samuel questi errori non li fa”.

Sentenza.

WEST HAM

Pareggio insipido in casa col Crystal Palace che galleggia a metà classifica. Siamo secondi ma con una partita da recuperare.

....Vuoi vedere che è tutta colpa della bambina?

….Vuoi vedere che è tutta colpa della bambina?

E’ TUTTO FINITO

INTER-JUVENTUS 1-2

Quel che si dice una chiavica. Di più, chè la chiavica te la immagineresti come una partita in cui si sbaglia tutto lo sbagliabile, all’insegna del “troppo brutti per essere veri”. No, qui c’è di più: c’è la lucida rassegnazione di aver dato quel che si può dare di questi tempi; c’è la dimostrazione empirica che non fare mercato per 3 giri consecutivi vuol dire far giocare le vecchie glorie; c’è la triste conferma di un campionato già andato a fine ottobre, come nelle peggiori stagioni degli scorsi decenni.

Sento dire che l’Inter non ha giocato male, che addirittura ha fatto la miglior partita della stagione. In buona parte condivido (chi si aspettava i primi 10 minuti così arrembanti?), ma la cosa non fa che peggiorare la situazione e dare più forza alle considerazioni di cui sopra.  Alla prima occasione i gobbi ci purgano con la classica infilata sulla nostra sinistra: Nagatiello sembra il terzo centrale di difesa per quanto è stretto e attaccato a Chivu: Lichtsteiner –avessi detto Djalma Santos- può ricevere, controllare, farsi la sigaretta d’ordinanza prima di mettere in mezzo: Castellazzi fa il miracolo su Matri, ma Chivu e Lucio fanno le belle statuine su Vucinic che arriva da dietro e “ce lo mette”.

La reazione dei ragazzi c’è, per quanto tutta di nervi e poco ragionata; lasciamo spazi enormi che Matri non sa sfruttare a dovere (sinistro largo e uscita a valanga di Castellazzi), ma il vecchio leone ferito non ci sta e dopo un quarto d’ora trova il pareggio con una botta di Maicon deviata da Bonucci sotto la traversa sul primo palo. Il Colosso festeggia per circa 20 minuti, facendo facce che palesano il suo stato psichico.

Scongiurato l’intervento degli infermieri con camicia di forza e protocollo di T.S.O., il nostro si riaccomoda in fascia, dove lascia partire IL cross (“IL” riferito tanto alla bellezza definitiva del traversone, quanto al fatto, più terra-terra, che rimarrà l’unico in 90’; il tutto per un centravanti, Pazzini, che di questi passaggi ha bisogno come l’aria…): la torsione del Pazzo è quella dei giorni migliori, così come l’anticipo sullo stopper, ma la traversa tira un pernacchione e dice no.

Sostanzialmente l’Inter finisce qui. Poco dopo, inevitabile contrappasso, con altro fraseggio stretto al limite dell’area tra Matri e Marchisio: i nostri guardano, il destro del sosia del povero Stefano Cucchi è tanto lento quanto preciso, ed entra alla sinistra di un incolpevole Castellazzi.

Se dopo il primo ceffone i nostri han reagito, dopo il secondo la faccenda si fa difficile, ed infatti non succede molto altro; Rizzoli –udite udite- non ci fischia un rigore molto più solare della somma dei 5 fischiati finora, e così il primo tempo si conclude.

La ripresa vede Castaignos al posto di uno Zarate sicuramente non tra i peggiori: Ser Claudio dirà di averlo fatto per mettere più corsa e fisico su quel “binario”; Castaignos sarà fortissimo in allenamento, ma qui è più timido di un bimbo al primo giorno di scuola. Il secondo tempo di fatto non registra parate di Buffon né reali pericoli per la sua difesa (qualche tiro di Pazzini rimpallato da tibie e ginocchia bianconere ma poca “ciccia”); si arriva al finale in cui Del Piero ci grazia mangiandosi un 3-1 che –duole dirlo- sarebbe stato meritato, e con Castellazzi che di piede dice di no a Estigarrìa o come cazzo si chiama…

Il sede di commento (come diceva il buon Brunone Pizzul) mi pare di poter dire che la Juve ha fatto il suo, senza mostrare particolari qualità ma una lucida e diligente applicazione dei dettami del chierichetto trapiantato.

Noi siamo finiti, e se posso essere d’accordo sulla “decenza” della prestazione di ieri sera, non posso non essere proprio per questo ancor più preoccupato per i tempi a venire.

Non credo che i rientri di Forlan, Motta, Poli o Coutihno possano cambiare faccia a questo malinconico circo ambulante, né che a gennaio il Sig. Massimo abbia voglia né modo di comprare quei 3 o4 giocatori veri che avrebbe dovuto acquistare in estate. Morale: aggrappiamoci agli ultimi estri di Maicon e Sneijder e vediamo di cavarci fuori da questa merda di classifica il prima possibile, vediamo di vincere il  girone di Champions ed arrivare alla decenza (o al miraggio, dipende dai punti di vista) dei quarti di finale, e vediamo soprattutto di prendere davvero coscienza che la squadra è alla frutta in quasi tutti i suoi effettivi, e che serivrà tempo e dolore per ricostruire un’Inter competitiva.

Prima ce lo mettiamo in testa, tutti, prima inizierà il progetto di ricostruzione.

 

LE ALTRE

La gufo un po’ ma tutto sommato ci credo: con la vittoria all’Olimpico contro la Roma, e dopo il rimontone di Lecce, il Milan ha vinto lo scudetto: mi sembra davvero l’unica squadra ad avere una sua fisionomia precisa, e ad avere impiantato sul telaio dello scorso anno un paio di interessanti alternative (Aquilani e Nocerino, aspettando Mexes a dare il cambio a Nesta dietro). Sportivamente, spero che muoiano di morte improvvisa e dolorosa, ovvio, ma tocca ammettere che attualmente sono i maggiori candidati alla vittoria finale.

Voglio la mamma…

 

E’ COMPLOTTO

A parte la malcelata gioia di Vialli nel commentare con il collega di doping prescritto Conte le mirabili gesta della Juve, poco da segnalare. Mi sono volutamente tenuto lontano dai giornali alla vigilia, né ho voluto sentire le dichiarazioni –nostre e loro- prima della partita. Per quel che riguarda il dopogara, non posso che ribadire quanto espresso in apertura: ricevere l’onore delle armi (con un’orrenda metafora bellica) mi fa ancora più girare i maroni. Come saprete, e ancor di più se perdo, di giocar bene m’importa punto. Ho davvero bisogno come il pane di un paio di vittorie strappate coi denti e sofferte fino alla fine.

 

WEST HAM

Ennesima vittoria. 3-2 in casa contro il Leicester. Secondo posto consolidato e forza martelli!

Colleghi di "neuronio". Solo Oba Martins dopo un derby di Champions aveva festeggiato di più... e altrettanto vanamente

Colleghi di “neuronio”. Solo Oba Martins dopo un derby di Champions aveva festeggiato di più… e altrettanto vanamente

WORLD OF PAIN

CATANIA-INTER 2-1

Tristezza più che disperazione. Chè di scuse, a volerle cercare, ce ne sono. Il quarto rigore fischiato contro in 6 partite, e che per la quarta volta si dimostra essere inesistente, la ormai fisiologica morìa di infortuni prima e durante le partite, e la radicata convinzione che contro di noi tutti facciano la partita della vita (Palermo, Novara, Catania…) per poi squagliarsi a poche giornate di distanza.

Tutto questo però, ritenendomi tifosissimo ma non obnubilato, passa inevitabilmente in secondo se non terzo piano, davanti alla pochezza della prestazione di ieri, che conta ben 2 tiri in porta in 90 minuti.

Gli unici a salvarsi dalla chiavica generale sono il Capitano, il Cuchu (con buona pace dei “con Zanetti e Cambiasso non andremo mai da nessuna parte”), Maicon e Castellazzi, che se non altro sventa un altro paio di quasi-gol. Il resto è puro raccapriccio: tristezza è anche vedere ex campioni il cui fisico non permette più di supplire alle pirlate fatte in serie (il riferimento a Lucio e alle sue sconsiderate uscite oltre metacampo è fin troppo scontato, vedi azione del pareggio); tristezza è vedere due punte servite poco e male per 90 minuti ed oltre; tristezza è vedere il cosiddetto nuovo Kakà muoversi alla moviola anche al momento dell’ingresso in campo; tristezza è vedere l’attaccante che tutti consideriamo “veneziano” cercare un improbabile assist per chissà chi invece che calciare in porta da buona posizione.

La partita inizia bene, e l’azione si dipana bene sulla destra dove Maicon giostra sapiente prima di pennellare il cross sul secondo palo: Pazzini e il Principe anticipano troppo sul primo palo, ma il Cuchu sornione sfrutta tutti i suoi neuroni per farsi trovare (as usual) al posto giusto al momento giusto: sinistro al volo e palla in buca.

Il resto del primo tempo prosegue senza grossi scossoni, con dominio territoriale a fasi alterne: non c’è malaccio comunque, stante il vantaggio e il campo pesante. Fai girare la palla e non ti stancare, insomma.

La ripresa invece inizia come peggio non potrebbe, con Psycho Lucio che sale fino a centrocampo per tentare (e fallire) l’anticipo su uno dei nanerottoli etnei. Morale: a coprire ci sono Maicon e Zanetti, ed Almiron, grande mezzo campione, sfodera il destro dei giorni migliori per il gol a voragine stile Dalmat nel maledetto Chievo-Inter 2-2, anno domini 2001-2002 (arbitro De Santis, tanto per dare l’idea…).

Nemmeno il tempo di esaurire il rosario di madonne, che il lancio lungo prende Samuel in controtempo e costringe Castellazzi all’uscita bassa. L’impressione di chi scrive (che è tifoso e complottista) è quella della simulazione dell’attaccante, fin dall’inizio. Il fatto che i vari replay gli diano ragione non cambia di una virgola la solfa: Lodi, altro piede fatato a domeniche alterne, spara centrale e timbra il 2-1.

L’uno-due è più pesante di una parmigiana seguita da peperonata, e infatti i nostri sono più fermi di un patriarca degli anni ’50 dopo il pranzo della domenica. Manca la bolla al naso e la grattata de panza e per il resto ci siamo.

In teoria manca ben più di mezz’ora, ma l’Inter è quella che è, ergo il forcing matto e disperatissimo produce un tiro centrale di Pazzini, un paio di corner, l’immancabile stiramento ai flessori (Samuel rimpiazzato da Ramiro Cordoba) e l’illuminante assist-a-nessuno di Zarate cui si accennava poco fa.

Giudizio tecnico: una bellammerrda.

La litanìa di un’analisi complessiva è la stessa e quindi ve la risparmio: squadra alla frutta, in senso fisico e mentale; società poco disposta ad ammettere il problema e ad agire di conseguenza;  “sistema calcio”  contro, come sempre.

A scelta nell’ordine.

Martedì c’è la Champions: lungi da noi alcuna mira su vittorie finali o piazzamenti di prestigio, diciamo che riuscire a qualificarci in un girone di carneadi potrebbe essere un’ambizione non proprio azzardata per la cigolante ex macchina da guerra nerazzurra.

Per il commento finale, e riassuntivo del mio stato d’animo attuale, aggiungo alla solita foto del giorno un celebre link: immaginatemi al posto di John Goodman-William a mettere in pratica il “plan B” contro la macchina di un interista a scelta.

E’  COMPLOTTO

Due settimane senza campionato son lunghe da far passare, e i Mediaservi si sono sbizzarriti nel ricercare le cause della Crisi Inter. Come già detto altre volte, se riuscivano a argomentare le loro tesi anche quando erano basate sul niente, figuriamoci adesso… Segnalo però alcune chicche, in particolare del giornalista Sconcerante, che riesce a vedere come un difetto i 97 punti con cui l’Inter del Mancio vinse il campionato 2006/2007.

La sua analisi muove da quel dato e vuole mostrare un calo progressivo da quell’anno (record europeo di punti all’epoca, tanto per dire…): da lì in poi l’Inter ogni anno ha fatto sempre meno punti. Fa niente se i quattro anni di questo crollo progressivo abbiano fruttato (per limitarsi alla sola Serie A) 3 vittorie ed un secondo posto (con un girone di ritorno da urlo). No, per lui il problema arriva da lontano; l’Inter dal 2007 non riesce a migliorarsi e non fa altro che peggiorare. Bontà sua.

Il soggetto inoltre non riesce a trattenersi e si dichiara ovviamente contrario all’ipotetico ritorno di Eto’o per in prestito per i mesi invernali. In questo è in buona compagnia, va detto, chè finchè c’è da incensare il Milan che si accatta Beckham per vendere magliette a profusione son tutti in prima fila, mentre qui è un cavallo di ritrorno, è una minestra riscaldata, e poi come la prenderebbe lo spogliatoio…

Aldilà di tutto, vista la chiavica di Inter che ci ritroviamo, non solo pagherei di tasca mia per avere il Re Leone per qualche mese, ma vedrei se è possibile ingaggiare Simeone e Matthaeus per qualche mezz’ora…

La chiusa non può non riguardare gli arbitri e in senso più ampio tutto il sistema calcio, che non perde occasione per dimostrare la sua simpatia nei confronti dei ragazzi. Fin qui nihil sub sole novi

La novità che mi ero illuso di poter raccontare era quella di un atteggiamento diverso da parte della società, Signor Massimo in primis. E invece, abbiamo scherzato. Qualche abbaio nel post match col Napoli, ovviamente subito ridimensionato nei giorni a seguire e prontamente ricambiato da una sola giornata di squalifica, poi peraltro revocata, per il Mister Ranieri. Un minuetto del tipo:” voi (Inter) non ci rompete troppo i coglioni, noi continuiamo a martellarvi ma senza esagerare” (in sostanza: gli arbitri continuano a sbagliare contro di voi, ma almeno il giudice sportivo non si accanisce a posteriori).

Uno scambio alla pari, non c’è che dire.

LE ALTRE

Avevo detto che il nostro campionato avrebbe dovuto e potuto cominciare a Catania, e la rabbia è vedere come il ragionamento fosse giusto:  vero che il Milan vince, ma Juve e Napoli perdono punti e vincendo (hai detto niente…) la possibilità di accorciare la classifica c’era eccome.

La ciliegina sulla torta è l’auto-gufata der Pupone che è talmente sicuro di sè (modo elegante per dire che è talamente cojone) da fare la sparata contro Reja (sempre sconfitto nei derby romani) e prendersela in saccoccia a 10 secondi dalla fine.

Pur essendo passata una sola giornata dal mio ragionamento, lo scenario mi pare radicalmente diverso, anche alla luce dell’infermeria piena e dell’estrema difficoltà nel non prendere gol.  La Serie A, e l’Inter ancor di più, hanno sempre avuto tra le caratteristiche più importanti una difesa de fero. Ecco, se devo identificare il dato più mortificante (ancor più dei soli 4 punti in classifica), è proprio il poco invidiabile primato di peggior difesa del campionato. Tutto, ma questo no.

WEST HAM

Goleada in casa contro il Blackpool. Quattro pere e secondo posto in classifica. Si cerca conforto là dove lo si può trovare. Nel caso specifico, nel caro e vecchio East End londinese…

We are all entering a world of pain...

We are all entering a world of pain…

OK, PANIC!

NOVARA-INTER 3-1

Stop.

Fine della corsa.

E’ tornata l’Inter simpatttica che resuscita i morti e regala serate di gloria ai debuttanti (Trabzon e Novara in 7 giorni).

… e io così pirla da volermi sorbire la differita ad orari post-lucani dopo essermi fortunosamente perso la diretta (Pearl Jam Twenty in anteprima al cinema, da brividi!).

Assisto così già “saputo” al disastro di Novara, contemplando l’encefalogramma piatto di una squadra che semplicemente non ha né capo né coda. Siamo al quarto modulo dopo 4 partite, con la costante di lasciare due monumenti –purtroppo più per dinamismo che per meriti sportivi- come Zanna e Cuchu da soli in mezzo, senza nessun altro che faccia da filtro (Nagatomo? Sneijder? Castaignos??). Poverini, per troppe volte in questo inizio campionato mi hanno ricordato lo spot di quel trumbé che correva da una parte all’altra a piantar rubinetti con l’acqua che perdeva da ogni buco possibile e immaginabile.

‘Sta gente c’ha pure un’età…

L’immagine più fedele della squadra la dà quello psicolabile di Lucio che sostanzialmente si è svegliato in versione “Nicola-Berti-do-Brasil” e gioca stabilmente davanti alla coppia museale di cui sopra, pronto a partire lancia in resta verso il nemico, con gli effetti che abbiamo ahinoi imparato a conoscere.

Morale: davanti non arrivano palle giocabili, le punte non vengono a prendersele, il resto è pura accozzaglia di craniolesi.

L’equilibrio della squadra è ben testimoniato dal primo minuto di gioco, quando un’assurda gestione della palla ai limiti della nostra area genera un 1 contro 1 che finisce con pallonata di Meggiorini sul faccione di JC, subito chiamato all’uscita disperata.

La solfa, a livello di lucidità e organizzazione, rimarrà quella per 90’ e più.

Il Meggio, vecchia conoscenza della nostra Primavera, segna l’inevitabile gol dell’ex con Lucio –how fuckin’strange– a vagabondare a metacampo e gli altri due centrali (Chivu e Ranocchia) presi in mezzo dal temibile attacco piemontese.

La ripresa vede il doppio cambio (Obi e Pazzini per Castaignos e Forlan) che si può tranquillamente definire gattopardesco: sono sempre loro a fare la partita, salvo qualche sporadico intermezzo dei nostri che ogni tanto si ricordano di essere (stati) dei campioni e mettono insieme qualche abbozzo di azione da gol. Rosina, in ogni caso, che non disturba i nostri avversari più di tanto.

Il finale è rocambolesco: Ranocchia, secondo l’arbitro ma non secondo me (che c’ho ragione!) causa il rigore e viene espulso. 2-0 e partita chiusa? Quasi, il tempo per il Cuchu di fare il gol della bandiera, ma non fa nemmeno in tempo a farcelo venire duro che Rigoni chiude il discorso con un 3-1 meritato.

 Ora, finita la cronaca, azzardo il paragone socio-politico-sportivo: Gasp (mi scuserà per l’insulto) come Berlusca. Deve andarsene, non-può-non. Ma siamo sinceri: sicuri che con un altro al suo posto i problemi magicamente svaniranno?

No.

Questo è un passo necessario ma per nulla sufficiente per far tornare l’Inter (perché di questo parliamo, ché l’Italia a confronto son quisquilie…) una squadra di calcio di senso compiuto.

L’arrivo Ranieri o Zenga potrà togliere un velo di polvere, aprire le finestre e cambiare l’aria. Ma detto questo, la squadra cigola sotto il peso dell’età, della panza piena e degli acciacchi, e i nuovi non sembrano avere i piedi e la testa per far meglio.

Certo, fa tristezza vedere le colonne della squadra (il riferimento è ancora a Cambiasso e Zanetti) esposti a queste figure barbine, che assolutamente non meritano.

Mi pare però di tutta evidenza che ci sia da portare a dignitoso termine un gruppo che ha dato e vinto tanto, facendogli fare l’ultima stagione giocando come sanno e senza pensare a stravolgimenti tattici senza senso.

Sor Claudio o un-Walter-Zenga lo possono fare? Forse. Ok, proviamo, ma siamo (congiuntivo esortativo) consapevoli che “this is a showdown” (cit. Beatlesiana dal White Album).

Nella foto: Cambiasso a fine partita.

Nella foto: Cambiasso a fine partita.