SEGNI DI VITA

INTER-FIORENTINA 2-0

Il malato ha una lunga degenza davanti, ma quantomeno questa crisi è passata. Per la prossima abbiamo sempre tempo (tipo martedì a Genova), ma per qualche ora si respira. Simpatico Ser Claudio quando dice di essersi stupito nel trovare l’Inter nella colonna sinistra della classifica –per quanto provvisoriamente, visti anticipi, posticipi e recuperi- decente la prestazione dei suoi ragazzi nella serata di sabato, quando hanno ragione di una Fiorentina che alle sue amnesìe croniche somma l’assenza di Montolivo e Jovetic, a tutto vantaggio dei nostri. 

Alla lettura degli 11 in campo apprendo con blasfemo dispiacere dell’assenza di Sneijder, sbandierato come titolare per tutta la settimana precedente e invece vittima di misteriosa ricaduta che lo terrà fermo chissà quanto; tornano invece Maicon e Lucio i quali, pur non abbondando di neuroni e self control, riescono comunque ad ergersi dalla mediocrità generale e far guadagnare alla squadra quel po’ di tranquillità e spinta che mancavano.

Davanti vediamo la strana coppia Pazzini-Milito, con i baby Coutinho e Faraoni a supportarli larghi sulle fasce, Cuchu e Thiagone a coprire e ricucire in mezzo. Come detto le cose vanno benino, soprattutto se paragonate alle ultime uscite (non solo contro Udinese e CSKA, ci metto anche le vittorie sculate con Siena e Cagliari): rispetto al canovaccio dell’ultimo mese, che vedeva poche occasioni create e nel dubbio sbagliate anche in maniera tragicomica, sabato si son segnati due gol, si è tirato in porta con una certa frequenza, e si è “solo” continuata la saga degli errori (Pazzini e Muntari uber alles).

Nella chiavicherìa di questi tempi, roba da leccarsi le dita.

Il Pazzo si sblocca con un gol da rapinatore vero, bravo a sfruttare l’immobilismo dello stopper Natali e abile a uccellare il portiere con l’esterno destro che palomba lemme lemme la boccia in rete. A inizio ripresa, Yuto il nippico sfodera il pezzo forte del suo repertorio –il casino organizzato- correndo e pressando fino all’area piccola. Generosità premiata da robusta botta di culo, visto che il rinvio ad minchiam del difensore incoccia sulla coscia del nostro per il più classico dei gollonzi.

La Viola, a parte qualche fiammata di Gilardino, non fa praticamente nulla, e l’Inter quasi incredula può addirittura gestire tentando sporadicamente il colpo del 3-0, che non arriva per le sviste di cui si è detto.

Ribadisco quanto detto tante altre volte: la squadra non vale molto più di quanto fatto vedere in questa prima dozzina di giornate: è però vero che la mancanza di titolari (o supposti tali) non ci dà la controprova di cosa sarebbe successo se… Controprova che potrà arrivare -pare- a breve, col rientro di Forlan che quantomeno potrà alternarsi con i tre attaccanti al momento in rotazione (Pazzo Milito Zarate), essendo almeno sulla carta il più completo ed eclettico del gruppo. Volendo giocare a voli pindarici, vincendo le tre di campionato prima della pausa natalizia la classifica potrebbe iniziare ad assumere forme di decenza, nella speranza di un mercato di riparazione che possa essere di qualche conforto.

 Ma, come diceva il sommo: “Chi vive sperando, muore cagando!  Lo Russo, isoletta dell’Egeo che non conta un cazzo, 1941… Sono anche un autore! 

 

LE ALTRE

Ci risiamo col Rocchi Horror Picture Show. A Bologna regala un punto al Milan: il gioco gli riesce solo a metà, perché Nonna Amelia fa il paperotto dopo il 2-1 di Ibra e fa uscire un pareggio in una gara che il Bologna meritava di vincere e che il Milan ha concretamente, e pervicacemente, rischiato di vincere.

Non farò ora un elenco delle malefatte di questo figuro (unico arbitro ancora in attività ad essere stato coinvolto in Calciopoli, per quanto assolto). Ricordo solo che il soggetto è lo stesso di Inter-Milan finita in 9 e vinta 2-0, e di Inter-Napoli di quest’anno. Tornerò sull’argomento nella solita impertinente sezione a seguire.

La Juve se la vedrà contro una Roma disperata o quasi, e la cosa non credo farà dormire sonni tranquilli a Conte e al suo toupé. L’Udinese fa 7 su 7 in casa e svetta in cima alla classifica da sola, quasi troppo bella per essere vera, mentre il Napoli conferma l’andamento altalenante e la scarsa abitudine al doppio impegno Champions-campionato. Il pari di Novara è il quarto o quinto di quei pareggi che a fine anno ti fanno smozzicare porconi a denti stretti.

 

E’ COMPLOTTO

Su tutti i media troverete ripetuto con accigliata convinzione che Rocchi ha sbagliato tutto, scontentando entrambe le parti. Non è così ovviamente; di seguito la dimostrazione.

A sentire il giornalettismo imperante, il soggetto avrebbe negato due rigori al Bologna, due al Milan, che sarebbe però stato in qualche modo ricompensato in occasione del penalty fischiato su Ibra. Anche prendendo per buona questa ricostruzione, mi pare che la bilancia penda comunque dalla parte bolognese.

Vediamo però gli episodi: il vero, clamoroso, errore è il “mani” di Seedorf: da solo in area, con l’arbitro che guarda il mucchione a centro area e con i segnalinee che evidentemente guardano le rondini (eppure è Dicembre…questo tempo… non si capisce più niente…), tanto per chiarire che il fischietto di Prato non è il solo ad incappare nella giornataccia (che poi… siamo sicuri che sia stata “giornataccia”?).

Detto questo, è vero che il fallo su Aquilani è netto, non altrettanto clamoroso ma netto. Aggiungo solo che, quello sì, è avviene nel classico mucchione che si forma ad ogni calcio d’angolo. In altre parole, a parità di errore, questo pare meno clamoroso.

A inizio ripresa Yepes in qualche maniera ostacola Gimenez al momento del tiro: pare rigore, anche se il replay non chiarisce se la ciccata del bolognese sia talento suo o causata dal sex symbol colombiano.

Il rigore su Ibra è a mio parere scandaloso non tanto per il fallo in sé (in diretta mi è parso esserci, al replay invece sono molto meno sicuro) quanto per la situazione in cui matura. Dare il vantaggio sul fuorigioco di Aquilani (o Pato?) con Ibra che incombe sul portatore di palla vuol dire volersi mettere scientemente in condizioni per creare il papocchio.

Dai miei remoti e sommari studi giuridici ricordo il paragrafo dedicato all’incapacità preordinata di intendere e di volere, in cui si spiegava che il soggetto che si fosse messo volontariamente nelle condizioni di non intendere né volere (es. pigliandosi la proditoria ciucca) prima di commettere il reato e sperando appunto nella non imputabilità per detta ragione, era comunque imputabile e, se del caso, punibile.

Rocchi ha applicato lo stesso concetto al caso specifico “fai andare avanti, chissà mai che succeda il papocchio…” E infatti…

Ridicoli poi i mediaservi nel mettere nel calderone anche il fallo di mano di Morleo, colpito a zero metri da Ibra nel finale di partita. Vero che Rocchi riuscì a fischiare rigore a Lucio nel derby già ricordato per un episodio assimilabile a questo, ma insomma, Paganini non ripete. E poi la perfezione non è migliorabile.

Non stupitevi delle mie traveggole… è stata solo una giornataccia di Rocchi, che ha scontentato tutti, in egual misura.

Ah, tra due settimane arriverà un buffo signore vestito di rosso su una slitta volante trainata da renne.

  

WEST HAM

Pareggino esterno a Reading che non cambia nulla in classifica: secondi a meno tre dalla vetta e più due sugli inseguitori.

Chissà se ride perchè o per come ha segnato...

Chissà se ride perchè o per come ha segnato…

SANTA MARIA IMMACOLATA

INTER-CSKA 1-2

 Il titolo è dovuto al fatto che una simpatica tre giorni montana, in occasione del “Ponte della Madonna”, mi ha fatto assistere un poco distratto alle ignobili gesta dei nostri, e a prendere quindi con rassegnazione cristiana quel che pare essere diventato un inevitabile epilogo dopo 90 minuti di arte pedatoria.

Morale, tre generazioni della mia gens si sono chieste all’unisono come …zzo fosse possibile sbagliare un gol come quello spedito sulla traversa da Milito Diego Alberto al minuto 89, e se mai il suddetto sarebbe riuscito a segnare un altro gol prima di passare a miglior vita.

La mollezza della squadra era degna della partita, insignificante per un’Inter già certa del primo posto nel girone delle chiaviche; certo che un minimo di dignità questa gente poteva anche mettercela, onorando l’impegno ed evitando la quinta (quinta!) sconfitta casalinga di questa stagione. Invece, Zarate ha fatto il “solo contro tutti” per tutta la durata del match, la difesa ha giocato alle belle statuine sui gol subiti e Milito ha battuto il record di occasioni sbagliate: oltre alla traversa di cui ho detto, da segnalare nel primo tempo un assist a tre all’ora che nelle pìe intenzioni avrebbe dovuto pervenire sui piedi di Zarate, o in subordine Obi, e che avrebbe potuto passare tra portiere e stopper avversario solo approfittando di una inopinata doppia paralisi dei suddetti.

I russi invece non hanno il senso dell’umorismo o, in subordine, erano solo al primo giro di vodka: morale, la palla è finita lemme-lemme tra le  braccia del portiere.

Tentando un’analisi a consuntivo, non posso non riproporre uno dei miei leit motiv :

per quanto vecchi e usurati, il giorno in cui Zanetti e Cambiasso saranno i problemi dell’Inter, saremo stanchi di vincere in Italia e in Europa.

Non è un caso che il gol di ieri arrivi dal Cuchu, abile come al solito ad andare a rimorchio del primo tiro (Cambiasso non per niente è appassionatissimo di basket, e “va a rimbalzo” meglio di chiunque altro in Serie A); non è un caso nemmeno che il Capitano, 38 anni suonati, dopo 89 minuti parta in tromba seminando avversari per 30 metri e depositi la boccia sulla testa (di c…) di Milito con scritto “spingimi”.

C’è un solo aspetto negativo nella ennesima prestazione dei due signori in questione: se i migliori (o i meno peggio) sono loro, stiam freschi… Le invocatissime nuove leve si palesano in tutta la loro insipienza (Alvarez), inesperienza (Obi), cocciutaggine (Zarate) ed altri difetti assortiti. You name it…

Né il futuro pare essere roseo, vista la scarsa propensione (ed ancor minore talento) all’acquisto di cui ho più volte scritto e che proprio in questi giorni trova l’ennesima conferma: Tevez, inseguito per tutta l’estate da Branca & co. non si è mosso da Manchester pur essendo già allora “separato in casa” e quindi non proprio incedibile. Quattro mesi dopo, il Milan pare riuscire nell’operazione che tutti gli uomini di buona volontà e di decente buon senso avrebbero tentato in Agosto: prestito subito (più o meno oneroso) e impegno (più o meno vincolante) per acquisto l’anno prossimo.

Devo ancora capire se l’eccezione, nella gestione del mercato interista, siano le ultime sedute che ci hanno fatto svendere Eto’o e pagare a peso d’oro Alvarez, o i bei tempi andati con Cambiasso a parametro zero e Julio Cesar, Maicon e Samuel presi  con ventottomila lire. Non che la solfa cambi granché: soldi non ce n’è, voglia meno e intuito zero proprio.  Hard times, my friend…

LE ALTRE

Il Napoli fa l’impresa: non tanto andando a vincere contro un Villareal senza motivazioni, quanto per aver passato il turno nel girone di ferro della Champions, estromettendo niente meno che il City del Mancio che in Premier League sta più o meno dominando. Bravissimi gli azzurri, tanto quanto antipatici Mazzarri (un invasato nel farsi espellere) e de Laurentiis (con quell’aria da filosofo saccente che fa finta di essere il nuovo arrivato… odioso).

Il Milan pareggia la sua partita inutile dopo essere stato in vantaggio 2-0 fino a 5 dalla fine o giù di lì.

Morale: l’Inter, a dispetto di ogni merito, è prima nel suo girone e quindi può pescare bene nel sorteggio (le forti sono passate per prime o sono uscite direttamente – vedi i due Manchester): ora come ora, una qualunque delle seconde classificate sarebbe forte abbastanza per aver ragione dei nostri senza troppi problemi. La sola speranza si chiama tempo: si giocherà tra tre mesi, e la pia illusione è che ora di allora Maicon e Sneijder siano deambulanti, e Forlan si dimostri una punta migliore dei Milito, Zarate e Pazzini visti ultimamente. Se poi arrivasse un colpo a sorpresa dal mercato (ma non credo che Messi possa arrivare)…

E’ COMPLOTTO

Sono finalmente arrivate le due frasi che accompagnano ogni trattativa a strisce rossonere, e cioè: “il giocatore (in questo caso Tevez) vuole solo il Milan” ed “è disposto a ridursi l’ingaggio pur di andare al Milan”. A parte il misto di rabbia e invidia di cui ho detto prima (loro fanno adesso quel che noi avremmo dovuto fare in estate), quel che mi schifa è la prona sottomissione dei media nel vomitare periodicamente le stesse frasi riferite solo ai MeravigliUosi, il cui ufficio stampa ha evidentemente gioco facile nel far riportare la propria voce al 101% della fedeltà.

Chissà come fanno…

...gna fa...

…Gna fa…

PUSIBIL?

SIENA-INTER 0-1

La mediocrità continua, e il buciodiculo pure. A noi la scelta se vergognarci più per la prima o il secondo…

Siena-Inter evoca dolci ricordi, distanti meno di due anni ma già remotissimi visto lo squallore ammirato ieri al Franchi: un primo tempo che pare pessimo, e che ha il solo merito di essere rivalutato a posteriori vista la ripresa raccapricciante (gol a parte) che i nostri ci propinano.

Ranieri, dovendo fare a meno dei due bravi (Maicon e Sneijder) replica il 4-1-4-1 che pare fatto apposta per far correre il meno possibile il trio-Baggina a centrocampo e a lasciare solo soletto il Pazzo là davanti. Vero che in teoria Alvarez a destra e Zarate a sinistra dovrebbero far arrivare gragnuole di cross al nostro numero 7, ma il tutto rimane confinato alle pie intenzioni. Ricardito piazza qualche cross dalla destra e di sinistro (quindi sempre andante verso il portiere…) e Pazzini fa quel che può, ma se l’obiettivo è tenere la boa fissa là davanti, non è meglio invertire i due argentini e farli crossare dal lato “giusto”?

La prima mezzora ci regala anche il solito tiro di Stankovic: esteticamente impeccabile, ma poco efficace (leggi da dizionario di Brunone Pizzul: il portiere si accartoccia e blocca in presa). Il massimo del minimo lo raggiungiamo poco dopo, quando, sugli sviluppi di un corner, la balla ballonzola nei pressi del sinistro di Samuel, salito in area per tentare la capocciata. Il ragazzo probabilmente penserà al sinistro con cui stese i toscani a San Siro in una bella e pazza serata di fine 2009 (da 3-2 a 4-3 negli ultimi minuti, con The Wall centravanti a risolvere la partita con bolide mancino a incrociare): la palla è lì davanti a lui, ancor più mancino del sottoscritto, ma invece di tentare il piattone destro sfodera quel che doveva essere un esterno sinistro. Sfiga: la palla, colpita di collo pieno, va via dritta verso la linea laterale, con l’ulteriore beffa di diventare un passaggio per i nostri che in ogni caso la perdono prestando il fianco al millesimo contropiede subito da calcio d’angolo per noi.

Per la cronaca, Brienza spara alto.

Ad ogni modo, censurato il piedone di Samuel (che rimane uno stopper formidabile e tra i meno censurabili in questa sciagurata stagione), registro il miglioramento dei ragazzi: dal perder palla su rimessa laterale, sempiterna qualità dei nerazzurri in secula seculorum, siamo passati al ben più difficile esercizio di subire contropiedi –e in qualche occasione pure gol- dalla bandierina del corner. Tirato da noi, ovviamente…

 La ripresa vede Ranieri sparigliare la squadra, abiurando l’idea dei due crossatori e inserendo Obi e Castaignos, disegnando così un 4-4-2 che nelle intenzioni dovrebbe garantire più equilibrio. Se equilibrio vuol dire non produrre niente per 44 minuti il risultato è stato pienamente raggiunto. Il loro portiere sbriga normale amministrazione, permettendosi anche la parata per i fotografi su una punizia di Motta tanto arcuata quanto lenta. Va sommessamente fatto notare che la punizia era nata per fallo su Castaignos che, invece che tirare, aveva pensato bene di tentare il dribbling in zero metri quadrati al limite dell’area, sperando forse di scartare l’intera squadra tipo Playstation.

Sarà invece proprio lui a depositare a fil di palo una bella imbeccata di Thiagone Motta all’89°, quando ormai davvero anche le più inconfessabili speranze non andavano oltre uno 0-0 senza altri infortuni. E invece arrivano tre punti di platino, che ci aiutano a scalare qualche posizione di classifica e a traguardare addirittura la colonna di sinistra…

 Chiudo riagganciandomi all’immagine iniziale. Ovviamente felicissimo per una vittoria inaspettata (e sommamente immeritata), ma mi chiedo: dove vogliamo andare conciati così?

 

LE ALTRE

Milan e soprattutto Juve vincono bene, così come l’Udinese che batte la Roma in uno dei 454 anticipi di questo turno spezzettato.

La Juve, duole dirlo, sembra la più accreditata per la vittoria finale, segno della mediocrità del campionato (bella squadretta ma vincere uno scudetto con Matri e Lichtsteiner titolari fa riflettere…). Per il resto, il Napoli sgraffigna un pareggio all’Atalanta al 94° (ecco cos’era quell’eco di bestemmie in salsa orobica che hanno turbato la mia serata musicale in Val Seriana…) ed evita almeno parzialmente l’ennesima figuraccia post Champions.

Detta fuori dai denti: recuperare altre posizioni in classifica è possibile, arrivare terzi è improbabile, per lo Scudetto non stiamo nemmeno a pensarci.

Pensiamo invece ad una strategia per tornare a essere competitivi nel giro di due o tre anni. Questo ciclo è finito ed è stato fatto finire nel modo peggiore: per auto consunzione. Si è deciso di non fare innesti graduali nelle ultime due sessioni di calciomercato, ed i risultati sono questi. In giro non c’è granchè da prendere; di soldi ce n’è pure meno, ed il rischio di andare a strapagare un calciatore “normale-ma-nulla-di-più” è forte.

Motivo in più per rammaricarsi di non aver fatto spese per tempo (potevi prendere tu Cavani e Inler due anni fa, potevi fare un tentativo per Isla dell’Udinese, potevi portarti a casa Nocerino anzichè prendere per il culo il Milan: niente fenomeni, ma gente che poteva alternarsi con i titolari di ieri e giocare titolare fisso se paragonata a quelli di oggi).

Del resto se non hai 100 milioni per comprare Fabregas e Sanchez che ti avrebbero migliorato la situazione radicalmente, adotta quel che viene definito approccio di innovazione incrementale: di giocatori non ne prendi 2 fortissimi, ne prendi 3 buoni, che se non altro ti danno il cambio ai cadaveri spaziali che ti ritrovi in squadra. Va beh ma mi devo mettere a spiegare all’Inter come si fa mercato? (Sì…)

E’ COMPLOTTO

Miracolo a Milano! Sto ovviamente parlando della sconfitta più a testa alta che sia mai esistita nel mondo del giUoco del calcio, e che ha visto i MeravigliUosi cugini protagonisti contro il Barcellona stellare (senza Iniesta e Dani Alves). Sì d’accordo, han perso, ma vuoi mettere che spettacolo, che grande Milan, che goals?

Fa niente se il Barça ne ha fatti tre e solo grazie ad Abbiati e al proprio incorreggibile narcisismo non ne ha fatti altrettanti. Poco importa che il gol di Boateng arrivi sì da un bellissimo controllo per saltare l’avversario, ma anche da un tiro “ignorante” che qualsiasi portiere degno di tale nome para restando fermo. No, il Milan ha perso però ha vinto, esce a testa alta, sente la musichetta, ha la Champions nel DNA e tutto il repertorio melenso e ritrito, courtesy of Geometra Galliani.

Continuo a ripetermi che, esattamente come sta succedendo nelle questioni politiche, un giorno guarderemo indietro e penseremo “come cazzo facevamo a berci tutte queste stronzate, prendendole sul serio e senza morir dal ridere?”. Spero solo che quel giorno arrivi presto ma, essendo in Italia, so che non arriverà mai.

WEST HAM

Terza vittoria di fila! 3-1 al Derby County e secondo posto blindato (+5 sulla terza), in attesa dell’ostico turno infrasettimanale a Middlesbrough.

So far so good!

Non ci crede neanche lui...

Non ci crede neanche lui…

COLPO DI… COU(LO)

INTER-CAGLIARI 2-1

La compagine nerazzurra spezza le reni a un Cagliari fresco di cambio di allenatore e privo di due dei suoi uomini migliori (Astori e Cossu).

Fine delle buone notizie.

State alla larga dai commenti trionfalistici e da epifanìe di rimonta che sanno di presa in giro come poche altre cose nella vita.

I miracoli non si ripetono, e all’Inter il miracolo è già capitato l’anno scorso, riuscendo a raddrizzare una stagione cominciata ad minchiam. Già altre volte mi sono soffermato sulla peculiarità di vedere un non allenatore (Leo) capace di serrare i ranghi e di portare la squadra ad un dignitoso 2° posto e ai quarti di Champions.

Vero che i 37 gol di Eto’o hanno dato una grossa mano, ma quel semestre è comunque stato un qualcosa di irripetibile, più ancora del Triplete 2009/2010: quella è stata la sublime conclusione di un ciclo preparato e gestito con attenzione nel corso degli anni, che aveva portato la squadra a crescere un po’ ogni anno e a dare il meglio di sé in quell’anno di grazia. E’ stata una squadra strategicamente concepita per arrivare a poter vincere tutto, e per nostro gaudio l’ha fatto.

Quella dell’anno scorso, invece, era un insieme di ottimi giocatori lasciati senza guida (Ciccio Benitez si è inimicato tutti in 2 giorni) e poi ricompattati nella inusitata maniera di cui si è detto.

Preso atto che la programmazione e la strategia non sono il piatto forte della casa, ci troviamo oggi con una squadra che non funziona, per tre motivi principali:

1)  I campioni rimasti sono 2 –Maicon e Sneijder- e passano più tempo in infermeria che in campo;

2)  La vecchia guardia è tecnicamente e mentalmente affidabile, ma è ormai usurata: Julio Cesar, Lucio, Samuel, Chivu, Cambiasso, Motta, Stankovic, Milito… tutta gente che purtroppo non può più giocare più di una partita a settimana senza correre seri rischi di ricadute;

3)  I giovani, checché ne dica certa stampa prezzolata, non sono assolutamente all’altezza: come dicevo in apertura, non facciamoci ingannare dai giudizi trionfalistici per i Coutinho e gli Alvarez visti contro il Cagliari. Hanno fatto un’onesta ripresa, ma da qui a celebrarne le gesta e farne i nuovi Sneijder e Kakà ce ne passa… Non hanno il passo, né il fisico per giocare ad alti livelli, e se entrambi mi fanno rimpiangere Recoba (con tutte le Madonne che gli ho tirato in 10 anni di stipendi rubati), un motivo ci sarà…

Piccola parentesi per lodare l’illuminata dirigenza nerazzurra nel gestire la settimanella di Sneijder: dopo aver appreso di un problemino alla coscia durante gli allenamenti con la nazionale, la nostra solerte diplomazia è riuscita a risparmiargli ben 2 (due) dei 90 minuti di un’amichevole che Wesley stesso aveva ammesso “contare poco”. Tornato alla base, è stato subito messo nelle amorevoli mani del nostro staff medico, che lo ha consegnato al Mister per la partita di sabato. E come la Ferrari degli anni bui, che riusciva a rompere il motore nel giro di prova, il nostro ha pensato bene di stirarsi il retto femorale durante il riscaldamento.

Ma cazzo, solo io ho pensato che fosse un azzardo farlo giocare dopo tutto quel che si era letto e sentito in settimana? E invece eccola lì, l’ennesima conferma del fatto che a pensar male si fa peccato, ma purtroppo spesso ci si azzecca.

Sto tenendomi alla larga dalla fredda cronaca della partita perché, al di là del risultato favorevole, non c’è davvero molto di cui gloriarsi: bella quanto estemporanea l’azione che porta alla traversa di Pazzini; sapiente il destro a giro su punizione di Zarate con analogo epilogo, ma per il resto poca roba. L’intervallo non pare portare consiglio a Ser Claudio, visto che toglie proprio l’argentino (uno dei pochi che almeno correva e poteva essere un surrogato di Sneijder) per inserire Alvarez, che fin qui ha avuto il solo merito di far apparire Thiago Motta uno scattista da indoor.

In realtà ci dice culo, perché passiamo in vantaggio con gol di Thiagone su punizia di Alvarez, con l’italo-brasiliano in palese fuorigioco, per una volta non visto dagli arbitri. Dopo poco, sempre Alvarez ruba una delle 5 o 6 palle sulla nostra trequarti e avanza lemme lemme verso l’area avversaria. Contrariamente a quanto fatto nelle altre occasioni, non viene rimontato dall’avversario al piccolo trotto, ma combina con Cambiasso per poi servire Coutinho, che esplode tutta la sua potenza con una bomba che si infila rasoterra sul primo palo sfiorando i 40 all’ora… il mio stupore è tanto e tale che grido “ha segnato il bambino dell’asilo!”, dimentico del pupo che mi siede di fianco e che inizia a chiedere ossessivamente se il bambino in questione fosse in classe con lui. Alla fine la risolvo così: “No Pancho, non è in classe tua perché è un po’ più grande”. “Ah, è un mezzano?” “Sì, bravo, è un mezzano, lunedì dillo alla maestra: sabato nell’Inter ha segnato un mezzano!”.

Sul 2-0 l’Inter potrebbe dilagare, ma ovviamente se ne guarda bene, arrivando anzi a rischiare l’imponderabile, quando Larrivey (avessi detto Batistuta) prima si vede annullare il gol per sospetto fuorigioco e poi infila la pera del 2-1, dopo che Faraoni -subentrato nella ripresa e salutato con soddisfazione dal sottoscritto che lo ritiene tra i pochi giovani promettenti- aveva lasciato ampio spazio a Nainggolan per l’assist preciso e conseguente tap-in.

Per fortuna di tempo ce n’è poco, e il tutto finisce in un mediocre 2-1 che ci fa respirare.

LE ALTRE

Volendo fare battute, potremmo dire che la vittoria ci consente di guadagnare due punti su Milan, Lazio e Napoli, nonché tre sull’Udinese sconfitta a Parma. Fatta la battuta, rimaniamo saldamente nella colonna di destra, quantomeno in attesa del recupero di Marassi. La solfa non cambia, tocca fare più punti possibili da qui a Natale e poi alzare la testa e vedere a che punto siamo. Realisticamente parlando non si può puntare a più di un terzo posto, che appare tanto difficile quanto cruciale per il futuro nerazzurro: se già di soldi ce ne sono pochi, chi avrà voglia di venire in una squadra che non fa nemmeno la Champions?

Il Milan onestamente subisce un furto a Firenze, dove Culetto d’Oro Seedorf si vede annullare un gol regolare e Pato piglia un palo interno clamoroso.

Juve e Roma vincono bene e giocano già da squadre rodate, facendo intravedere ulteriori margini di miglioramento. Cazzi acidi per noi, insomma. Dopo una partenza da bradipi, gli altri si stanno rimettendo in carreggiata. Noi insomma…

E’ COMPLOTTO

La mia opinione è che l’immotivata lode ai giovani dell’Inter, che le mie orecchie hanno dovuto ascoltare più volte dopo il match col Cagliari, sia fatta apposta per convincere Moratti che la squadra va bene così, e che non è necessario intervenire in sede di mercato. Niente di più fuorviante, ovviamente, e spero che il Sig Massimo sia sufficientemente lucido per non cadere nel tranello. Pretendo troppo dal mio Presidente?

Per il resto, lo dico dopo un turno di campionato che ha visto l’Inter incredibilmente in debito con “la sorte” e gli arbitraggi: mi spiegate perché tutti (arbitri, Federazione, UEFA) si oppongono così insistentemente alla moviola in campo? Perché non può nemmeno iniziarsi un discorso che ne preveda l’uso in casi determinati? Ieri in 10 secondi si sarebbero potute valutare le posizioni di Motta e Seedorf, per non parlare della perla di Osvaldo, e correggere senza tema di smentita le decisioni prese “in diretta” dall’arbitro. Dove starebbe lo scandalo?

Risposta del complottista: gli arbitri non vogliono cedere nemmeno una briciola del loro potere, della loro discrezionalità, sapendo così di essere fondamentali nel decidere le partite e mantenendosi in tal modo “sul mercato”, appetibili a gente di malaffare che, ragionando per puro assurdo, sia chiaro, potrebbe decidere di corromperli pro domo sua.

Devo finirla di leggere libri di fantascienza…

WEST HAM

Vittoria corsara in trasferta: 1-2 sul campo del Coventry e secondo posto consolidato.

Devo chiedere in che sezione dell'asilo di Panchito danno i grembiuli di quel colore...

Devo chiedere in che sezione dell’asilo di Panchito danno i grembiuli di quel colore…

E’ TUTTO FINITO

INTER-JUVENTUS 1-2

Quel che si dice una chiavica. Di più, chè la chiavica te la immagineresti come una partita in cui si sbaglia tutto lo sbagliabile, all’insegna del “troppo brutti per essere veri”. No, qui c’è di più: c’è la lucida rassegnazione di aver dato quel che si può dare di questi tempi; c’è la dimostrazione empirica che non fare mercato per 3 giri consecutivi vuol dire far giocare le vecchie glorie; c’è la triste conferma di un campionato già andato a fine ottobre, come nelle peggiori stagioni degli scorsi decenni.

Sento dire che l’Inter non ha giocato male, che addirittura ha fatto la miglior partita della stagione. In buona parte condivido (chi si aspettava i primi 10 minuti così arrembanti?), ma la cosa non fa che peggiorare la situazione e dare più forza alle considerazioni di cui sopra.  Alla prima occasione i gobbi ci purgano con la classica infilata sulla nostra sinistra: Nagatiello sembra il terzo centrale di difesa per quanto è stretto e attaccato a Chivu: Lichtsteiner –avessi detto Djalma Santos- può ricevere, controllare, farsi la sigaretta d’ordinanza prima di mettere in mezzo: Castellazzi fa il miracolo su Matri, ma Chivu e Lucio fanno le belle statuine su Vucinic che arriva da dietro e “ce lo mette”.

La reazione dei ragazzi c’è, per quanto tutta di nervi e poco ragionata; lasciamo spazi enormi che Matri non sa sfruttare a dovere (sinistro largo e uscita a valanga di Castellazzi), ma il vecchio leone ferito non ci sta e dopo un quarto d’ora trova il pareggio con una botta di Maicon deviata da Bonucci sotto la traversa sul primo palo. Il Colosso festeggia per circa 20 minuti, facendo facce che palesano il suo stato psichico.

Scongiurato l’intervento degli infermieri con camicia di forza e protocollo di T.S.O., il nostro si riaccomoda in fascia, dove lascia partire IL cross (“IL” riferito tanto alla bellezza definitiva del traversone, quanto al fatto, più terra-terra, che rimarrà l’unico in 90’; il tutto per un centravanti, Pazzini, che di questi passaggi ha bisogno come l’aria…): la torsione del Pazzo è quella dei giorni migliori, così come l’anticipo sullo stopper, ma la traversa tira un pernacchione e dice no.

Sostanzialmente l’Inter finisce qui. Poco dopo, inevitabile contrappasso, con altro fraseggio stretto al limite dell’area tra Matri e Marchisio: i nostri guardano, il destro del sosia del povero Stefano Cucchi è tanto lento quanto preciso, ed entra alla sinistra di un incolpevole Castellazzi.

Se dopo il primo ceffone i nostri han reagito, dopo il secondo la faccenda si fa difficile, ed infatti non succede molto altro; Rizzoli –udite udite- non ci fischia un rigore molto più solare della somma dei 5 fischiati finora, e così il primo tempo si conclude.

La ripresa vede Castaignos al posto di uno Zarate sicuramente non tra i peggiori: Ser Claudio dirà di averlo fatto per mettere più corsa e fisico su quel “binario”; Castaignos sarà fortissimo in allenamento, ma qui è più timido di un bimbo al primo giorno di scuola. Il secondo tempo di fatto non registra parate di Buffon né reali pericoli per la sua difesa (qualche tiro di Pazzini rimpallato da tibie e ginocchia bianconere ma poca “ciccia”); si arriva al finale in cui Del Piero ci grazia mangiandosi un 3-1 che –duole dirlo- sarebbe stato meritato, e con Castellazzi che di piede dice di no a Estigarrìa o come cazzo si chiama…

Il sede di commento (come diceva il buon Brunone Pizzul) mi pare di poter dire che la Juve ha fatto il suo, senza mostrare particolari qualità ma una lucida e diligente applicazione dei dettami del chierichetto trapiantato.

Noi siamo finiti, e se posso essere d’accordo sulla “decenza” della prestazione di ieri sera, non posso non essere proprio per questo ancor più preoccupato per i tempi a venire.

Non credo che i rientri di Forlan, Motta, Poli o Coutihno possano cambiare faccia a questo malinconico circo ambulante, né che a gennaio il Sig. Massimo abbia voglia né modo di comprare quei 3 o4 giocatori veri che avrebbe dovuto acquistare in estate. Morale: aggrappiamoci agli ultimi estri di Maicon e Sneijder e vediamo di cavarci fuori da questa merda di classifica il prima possibile, vediamo di vincere il  girone di Champions ed arrivare alla decenza (o al miraggio, dipende dai punti di vista) dei quarti di finale, e vediamo soprattutto di prendere davvero coscienza che la squadra è alla frutta in quasi tutti i suoi effettivi, e che serivrà tempo e dolore per ricostruire un’Inter competitiva.

Prima ce lo mettiamo in testa, tutti, prima inizierà il progetto di ricostruzione.

 

LE ALTRE

La gufo un po’ ma tutto sommato ci credo: con la vittoria all’Olimpico contro la Roma, e dopo il rimontone di Lecce, il Milan ha vinto lo scudetto: mi sembra davvero l’unica squadra ad avere una sua fisionomia precisa, e ad avere impiantato sul telaio dello scorso anno un paio di interessanti alternative (Aquilani e Nocerino, aspettando Mexes a dare il cambio a Nesta dietro). Sportivamente, spero che muoiano di morte improvvisa e dolorosa, ovvio, ma tocca ammettere che attualmente sono i maggiori candidati alla vittoria finale.

Voglio la mamma…

 

E’ COMPLOTTO

A parte la malcelata gioia di Vialli nel commentare con il collega di doping prescritto Conte le mirabili gesta della Juve, poco da segnalare. Mi sono volutamente tenuto lontano dai giornali alla vigilia, né ho voluto sentire le dichiarazioni –nostre e loro- prima della partita. Per quel che riguarda il dopogara, non posso che ribadire quanto espresso in apertura: ricevere l’onore delle armi (con un’orrenda metafora bellica) mi fa ancora più girare i maroni. Come saprete, e ancor di più se perdo, di giocar bene m’importa punto. Ho davvero bisogno come il pane di un paio di vittorie strappate coi denti e sofferte fino alla fine.

 

WEST HAM

Ennesima vittoria. 3-2 in casa contro il Leicester. Secondo posto consolidato e forza martelli!

Colleghi di "neuronio". Solo Oba Martins dopo un derby di Champions aveva festeggiato di più... e altrettanto vanamente

Colleghi di “neuronio”. Solo Oba Martins dopo un derby di Champions aveva festeggiato di più… e altrettanto vanamente

SOLITA BRODAGLIA

ATALANTA-INTER 1-1

La piacevole novità della partita di ieri è che nonostante il tentativo di sifulotto (solito rigore simpatico), non si è perso: godimento puro per Castellazzi che, da ex Bresciano, si è preso insulti dalla curva atalantina che hanno investito parenti e affini fino al 4° grado.

Fine delle buone notizie. Non si può nemmeno dire di aver preso il classico brodino caldo. Questo è già tiepido e un po’ annacquato, come da titolo…

Il resto è stata la solita mediocrità a cui, diciamocelo, i ragazzi ci stanno abituando in questa stagione disgraziata, con gol preziosi quanto casuali (Wesley rasoia bene l’invito di uno Zarate in gran spolvero, ma è decisiva la deviazione del loro difensore), amnesìe difensive quasi da contratto (Chivu salta dietro e non davanti a Denis nell’azione del loro pareggio), errori imbarazzanti (Milito sventa il pericolo del vantaggio interista spedendo fuori di petto un pallone a 0 metri dalla porta) e soliti infortuni da stento-a-crederci (JC si stira l’adduttore rinviando da fondocampo).

Potrei finire qui, chè di roba da dire non ce n’è molta di più…

Come accennato le sole buone nuove arrivano da uno Zarate vivace e insolitamente generoso in fase di ripiegamento, da un Nagatomo che se non altro corre per 90 minuti tentando -per quanto possibile- di mettere un freno ai due nuovi membri del Club Gautieri (Schelotto e Moralez, sì, con la z finale) che furoreggiano dalle sue parti con scatti dribbling e sovrapposizioni che solo il piccolo nippico ha il passo per poter fronteggiare.

Sneijder gioca a intermittenza e, nella mediocrità che lo circonda, basta quella ad illuminare la scena. La verità è che avrebbe bisogno almeno di un altro centrocampista alla sua altezza (non fisica, s’intende…) con cui dialogare; si trova invece circondato da Zanna-Cuchu-Stankovic che, sappiamo, il loro lo fanno, ma che non hanno (più?) la forza e/o i piedi per far più del compitino.

Pur non avendo buone sensazioni all’inizio, una volta trovato il vantaggio nella guisa che si è detto, l’idea del colpaccio mi solletica sempre più, anche perché dopo il gol di Wes i ragazzi sembrano governare con relativa tranquillità, e i nerazzurri di casa non creano grossi pericoli. Ma, come dicono gli esperti, proprio nel suo momento migliore l’Inter prende il gol. Il buon Chivu ha un bel dire nel reclamarsi centrale di difesa: il rischio-cappella è sempre in agguato, e puntuale come la morte si concretizza nell’ultimo minuto del primo tempo (che sta diventando un classico della stagione). La marcatura di testa sul Tanque Denis la definirei pressappochista, né aiuta il solito balletto esco-non-esco di JC. Morale, da un innocuo cross dalla trequarti, l’argentino capoccia sul palo basso ed è 1-1.

La ripresa vede il nano malefico Moralez farsi beffe di Lucio in un paio di occasioni, poi fortunatamente vanificate con cross che finiscono in nulla, ma siamo noi a costruire poco (in senso qualitativo, chè di tiri ne facciamo più di uno…) là avanti.

C’è una bella serpentina di Zarate con destro deviato in corner, un bel tiro di Stankovic non facile da tener basso (e infatti finisce alto di poco), c’è Sneijder (e non Milito) che fa posto a Pazzini con Zarate che scala trequartista, per poi uscire a sua volta a beneficio di Obi. Morale, finiamo con Milito e il Pazzo là davanti e il Cuchu a fare da incursore alle loro spalle. Atipico finchè vuoi, ma la palle migliori arrivano a questo punto. Prima un buon tiro di Milto viene respinto da Consigli con palla che rimane lì e boia di un cane che ci sia uno dei nostri a ribattere in rete. Poi, l’incredibbbile: lancio di Stankovic sulla corsa di Maicon, che ci arriva e al volo la scodella in mezzo: il portiere è superato e Milito è decisamente più avanti della linea dell’area piccola, quindi a non più di 3 metri dalla porta. E’ una questione di attimi, e probabilmente il Principe non sa se rischiare la decapitazione andandoci di testa o fare da sponda col petto. Vien fuori la classica via di mezzo, col piccolo particolare che la palla va sopra la traversa e non in rete.

Incredibile visu.

Lo stringiculo è automatico: se sbagliamo ‘sti gol qua adesso la pigliamo in quel posto… L’adagio è quasi un postulato, e puntualmente Chivu incespica (diciamo così) su Marilungo in area, convincendo il segnalinee che è rigore.

Non smadonno nemmeno, avvezzo ormai ad essere maltrattato dagli arbitri. Castellazzi però non ci sta e para vendicando compagni di squadra e familiari, complice anche un tiraccio di Denis che peggio di così difficilmente poteva tirare.

Si rimane quindi sull’1-1 e ci tocca anche dire che è andata bene. Pensa come siamo messi…

 

LE ALTRE

A furia di dire che il campionato è lungo, la classifica corta e che di tempo ce n’è, rischiamo di farci un film tra di noi mentre la realtà cambia.

La Juve, che ospiteremo sabato, ha il doppio dei nostri punti (16 a 8); il Milan ha vinto le ultime tre partite (facendo 9 punti contro i nostri 4); il Napoli ha battuto l’Udinese ed è a due punti dal vertice insieme ai cugini… Insomma, gli altri si son svegliati: niente di clamoroso, non c’è nessuno squadrone che ammazza il campionato, ma insomma là davanti si stanno muovendo. Sarà meglio darsi da fare e iniziare a battere i gobbi sabato sera; oltre che per i mille e più sacrosanti motivi per farlo, mettiamoci anche la classifica. Non batterli vorrebbe dire avere una distanza siderale anche dopo aver avuto lo scontro diretto in casa, quindi sostanzialmente dire bye bye a ogni sogno di gloria. Vedete voi…

 

E’ COMPLOTTO

Tocca fare un po’ di ordine e torno al poco elegante ma spero efficace elenco della spesa:

1)  Come giustamente segnalato da altri in settimana, l’intervista di Sneijder alla Gazzetta, con annesso tweet con cui li definisce “good people” è l’ennesima dimostrazione che la memoria e forse anche la logica dei cervelli nerazzurri ha qualche problema. Solo io ricordo il martellamento di palle estivo con la rosea che un giorno sì e uno anche ci diceva “Wes bye bye, va da Mancini”? O foto volutamente sgranate per farle apparire come scoop sconvolgente e ritrarre l’olandese con la sigaretta in bocca (manco fosse una spada in vena)? O un Nicola Cecere parlare con tono grave e preoccupato dell’ora passata da Wes stesso (con Forlan) in un locale di Milano (“sono stati lì un’ora e non hanno bevuto alcolici”) O le due colonne della Gazza odierna con cui ci si chiede se la faccia seria al momento della sostituzione fosse dovuto a un muscolo fuori posto o ad un’incazzatura col tecnico. E questa è “brava gente”? Non voglio sapere come sono i bastardi…

2)  Sulla faccenda rigori tocca essere chiari e sinceri: non sono quelli che ci stanno impedendo di essere in testa al campionato: la squadra è vecchia e sfilacciata, poche balle, e senza i 5 rigori –che, ripeto, per me sono tutti da NON dare, compreso quello di ieri che comunque è il meno scandaloso dei cinque- avremmo 3 o 4 punti in più. Visto il magro bottino e la classifica anomala, basterebbero ad essere saldamente nella colonna di sinistra della classifica, ma poco più.

Quel che è grave, torno a dire e mi scuso per la ripetitività, è la proditoria impunità con cui questa gente “sbaglia” a nostro sfavore. Se anche la Gazzetta, bisogna dirlo, fa notare la strana situazione di una supposta grande che in 8 partite rimedia 5 rigori contro (record in Serie A) significa che siamo ben al di là del solito vittimismo degli intertristi

Vedremo quel che dirà la società dopo l’ennesimo episodio “sfortunato” (niente presumo, e mi auguro… se l’alternativa è abbaiare e poi ritrattare tutto il giorno dopo, meglio star zitti dall’inizio). Resta pressante l’odore di vendetta trasversale del sistema-calcio per quel cazzo di scudetto del 2006, all’insegna del “non c’è modo di togliertelo –perché è sacrosanto, aggiungo io!- quindi ti faccio cagare sangue per tutta la stagione”.

3)  Dopo aver doverosamente ricordato Simoncelli e la sua assurda morte (Sic RIP), simpatizzo con Ringhio Gattuso e il suo problema all’occhio, che, almeno per quel che mi riguarda, mi fa vedere il ragazzo come un uomo in difficoltà e non come beota rossonero.

Ma. C’è un ma…

Quella maglia rossonera con scritto “Simoncelli” a favor di telecamera nel giorno della conferenza stampa di Ringhio, quella no. Quello a mio parere è speculare sulla morte di un ragazzo. Frega un cazzo che fosse milanista, lasciatelo stare! Perché, Galliani maledetto, devi mettere la tua bandierina anche su questo? Come a dire “era amico di tutti, ma un po’ più amico mio”. Sono cose come queste che rinforzano la mia convinzione di “odio” (sportivo e non solo) per quella squadra e tutto quel che ci sta intorno (soprattutto sopra).

 

WEST HAM

Nel weekend appena passato, sbanchiamo con uno 0-1 il temutissimo stadio di Brighton. Immagino abbiano fatto la squadra con i ragazzi delle scuole estive di inglese… Morale, secondi in classifica e alégher!

Almeno la beffa è evitata. Grazie al portiere di Brugherio...

Almeno la beffa è evitata. Grazie al portiere di Brugherio…

JUST FOR A CHANGE

LILLE-INTER 0-1

Una piacevole novità, pensa un po’ come siamo messi…

Vincere in trasferta 1-0, soffrendo il giusto (cioè tantino) ma serrando i ranghi e dando tutto quel che la squadra può dare in questo momento (cioè pochino).

Il succo della partita è tutto qui: in campo torna un po’ di gente con piedi educati (Sneijder, Zarate e ThiagoMotta) e gamba veloce (Sneijder, Zarate e… basta). La palla scorre spesso tra le loro zampe ed è da una bella combinazione dei due turbo-nanetti che esce il gol, bello più nella preparazione che nella conclusione vera e propria: il Pazzo è bravo a calciare al volo e tenerla bassa, ma se si vede bene la prende più con lo stinco che col collo piede.

Non è il caso di sottilizzare. Il ragazzo oltretutto forse ha sentito fischiare le orecchie per le tonnellate di critiche –sacrosante- dopo la sconfitta di Catania, indirizzate anche a lui, un po’ troppo solitario e poco partecipativo alla fase difensiva in terra etnea. Qui invece si procura punizioni che è un piacere, e fa in tutto e per tutto il lavoro sporco del centravanti che spalle alla porta riceve palla e fa salire la squadra, prima di prendersi l’immancabile stecca sulle caviglie dal terzino di turno (e qui il “piacere” c’è per il tifoso ma non per lui…).

Altra piacevole novità: non si hanno –al momento- notizie di feriti sul campo, se si esclude un cambio di Sneijder seguito da una preoccupante borsa del ghiaccio che però probabilmente sa più di prudenza che di botta da togliere il sonno.

Ser Carlo evidentemente conosce i suoi polli e la relativa durata agonistica, che attualmente sfiora l’ora di gioco, e così nella ripresa toglie il tridente offensivo (nell’ordine Wes, Zarate e Pazzini) rimpiazzandolo con due centrocampisti (Deki e Obi) e una sola punta (Milito). Il tutto per infoltire il centrocampo e far legna nel mezzo, sperando in qualche capovolgimento di fronte che in realtà non arriva, fatto salvo un bel destro di Stankovic dal limite che avrebbe meritato miglior fortuna (o meglio, da uno come te, caro Deki, da lì mi aspetto il gol o il miracolo del portiere, non un tiro forte ma centrale a fil di traversa…).

Ultima menzione di merito per Julio Cesar, ieri sera in splendida forma: ancor di più delle parate (tante e con alto coefficiente di difficoltà) mi è piaciuta la sicurezza che ha avuto e dato ai compagni, e che nelle ultime settimane era gravemente mancata.

Insomma è andata, siamo in testa al girone e con le due vittorie in trasferta la grezza coi turchi in casa può dirsi rimediata. Le premesse per chiudere il girone in testa, evitando così molti degli squadroni negli ottavi, è concreta, a patto di porre un limite alle stronzate (cit. paterna sempre valida negli anni) e di proseguire su questa strada.

Che è ancora poco più di un sentierino di montagna, ma che rispetto al deserto di tre giorni fa pare già un’autostrada!

 

LE ALTRE/E’ COMPLOTTO

Scrivo prima dei cugini di stasera e faccio economia (due capitoli in uno, chè c’è la crisi): bravo il Napoli che strappa un punto contro il Bayern ed è secondo nel girone dopo le prime 3 partite. Gli va un po’ di sfiga perché i Mancio boys vincono all’ultimo secondo: con un pari inglese il Napoli avrebbe avuto un piede e mezzo agli ottavi. Ad ogni modo prosegue il dignitosissimo girone dei campani che ieri, a dire il vero e per quanto visto, hanno anche avuto un po’ di fortuna sul pari (autogol) e sul rigore (vero che è inventato, vero che De Santis è stato bravissimo, ma quando l’avversario sbaglia il penalty c’è anche una buona dose di culo).

Tutto bene insomma? Insomma…

Il Bayern, ridicolizzato un anno e mezzo fa dai nostri nella finale di Madrid, è stato fino a ieri considerato una squadra di enorme tradizione, con un solido presente ma niente più. Il sapore di “va beh avete battuto il Bayern in finale, non erano sto granchè…” era ben percepibile in buona parte dei commenti colmi di bile in quel lontano Maggio 2010. Da ieri invece apprendo che i tedeschi sono attualmente la squadra più in forma di tutta la Champions League, e la più seria candidata alla vittoria finale dopo il Barcelona. Mecojoni… il tutto per una squadra in buona parte simile a quella di due anni fa, peraltro senza Robben.

Probabilmente c’è da incensare le italiane in Europa, e “nazionalisticamente” mi può anche stare bene (anche se, devo dirlo pur essendo anch’ io mezzo terone, i napoletani che salutano la telecamera pazziando tipo i bambini di Luigi Necco non li posso più vedere!): la sensazione (che senz’altro sarà solo mia, cacacazzi inguaribile e rancoroso…) è invece diversa, e cioè oscurare l’Inter anche quando vince –piacevole novità, si diceva all’inizio…- e via di trionfalismi per un pareggio ottenuto con autogol e rigore sbagliato dagli avversari.

Il solerte impiegato anche ieri sera ha timbrato il cartellino. Adelante Pazzo!

Il solerte impiegato anche ieri sera ha timbrato il cartellino. Adelante Pazzo!

SIMPATICHE CANAGLIE

CSKA-INTER 2-3

La solita, incorreggibile eppure irresistibile, manica di pirla.

L’Inter vince a Mosca facendo passare per impresa una partita che una qualsiasi squadra dotata di un normale equilibrio psichico avrebbe messo in ghiaccio dopo il 2-0 a metà primo tempo.

Ma si sa, so’ ragazzi… e quindi via al giro della morte con ritorno effettato.

Ser Claudio (“Ser” è la intenzionale via di mezzo tra Sir e Sor) insiste col 4-4-2 camuffato da rombo, con Alvarez al posto di Coutinho: ci si aspetta più prestanza fisica, magari concedendo qualcosa in velocità. Previsione azzeccata al 50%: il ragazzo ha mostrato la mobilità del peggior Thiago Motta, e a dirla tutta la sola nota di merito è il corner battuto (pure maluccio) dopo 5 minuti, da cui scaturisce il vantaggio di Lucio.

Da rivedere insomma. O meglio, da non rivedere a breve, se non fosse per la ormai congenita morìa di centrocampisti che ci vedrà costretti ad un turn over forzato là in mezzo.

Il CSKA, a esser sinceri, non è niente di che: si affida al talento di Dzagoev e al puttanificio (in tutti i sensi) di Vagner Love. Dietro e in mezzo però sono imbarazzanti e infatti ci si infila senza difficoltà. Dopo un bel cross del Pazzo e capocciata velenosa di Obi, Nagatiello scende sulla destra uccellando il proprio avversario e mette in mezzo la classica palla con scritto “spingimi”: il Pazzo non se lo fa dire due volte ed è raddoppio.

Fino alla mezzora il match va come deve andare (cioè non succede quasi niente), poi una bella parata di JC su difficile girata di Dzagoev e un palo sul successivo corner dei russi spengono la lampadina. La cacarella è in agguato ed un ingenuo fallo in pieno recupero di primo tempo (diciamo la verità… pure oltre i due minuti accordati, ’tacci loro!) porta Dzagoev a calciare forte ma centrale. La palla passa tra Lucio e Pazzini, non proprio ermetici in barriera, e JC non fa nemmeno finta di provare a prenderla. 2-1, prendendo gol appena prima del risposo (pessimo momento).

La ripresa infatti ricalca in buona parte quanto visto sabato a Bologna: pochi spunti dei nostri (Chivu fermato in fuorigioco molto dubbio mentre mette Milito solo davanti al portiere, bel numero di Zarate subentrato a un Pazzo claudicante) e russi che prendono sempre più campo e coraggio, pur senza creare pericoli concreti. La puzza di frittatone è però a tal punto nell’aria, che tra me mi dico “se dobbiamo prendere il gol prendiamolo subito così abbiamo tempo di reagire”, essendo evidente che l’immobilismo dei nostri avrebbe potuto essere scosso solo dal proditorio sganassone in fazza. Che, puntuale come un becchino, arriva al 78’, con la cortesia di Zanna e soprattutto Lucio che fanno fare al puttaniere (Vagner Love) quello che a tutti pare evidente… no, non vuole trovarsi la russa da sbattersi in piena area, vuole solo, più pudicamente, portarsi palla sul destro, accentrarsi e tirare in porta. Detto, fatto: 2-2.

Non posso nemmeno sfogare la mia rabbia come dovrei, avendo Panchito a metri 0,5 da me, e mi limito a un “lo sapevo, lo sapevo!!!”, aggravato dalla simpaticissima litanìa del marmocchio che mette su il disco del “Che cosa? Che cosa sapevi? Papà, sapevi cosa?”…

 

Il mio auspicio del ceffone col timing si rivela però azzeccatissimo perché, palla al centro, Cambiasso pesca Zarate che fa un gran gol: controllo a seguire col petto, difensore saltato e sinistro dal limite sul primo palo. Golazo vero! Volendo viaggiare con la fantasia, ricordo un Torino-Inter in cui al loro pareggio, Ibra rispose più o meno negli stessi tempi (infinitesimali): era ancora l’Inter del Mancio e mi piace pensare che, seppure impolverata e un po’ cigolante, parte di quella boglia di bincere (per dirla alla sudamericana) ci sia ancora nei nostri, e riesca ancora a levarci dai casini di tanto in tanto.

Per ora bastano i tre punti, sapendo di non aver fatto altro che il nostro dovere (ripeto, loro a parte un paio là davanti sono scarsini) e consapevoli che i volatili per diabetici cominciano adesso (sabato il Napoli, tipo…). Però godiamoci questa vittoria, scappelliamoci davanti al Cuchu tornato al suo ruolo e alle prestazioni cui ci ha abituato, lecchiamoci le dita per uno Zarate che –lo confesso- non gode ancora della mia fiducia e teniamo le dita incrociate per i feriti sul campo (Pazzo e Chivu, ieri tra i migliori). Il resto, si spera, verrà.

 

LE ALTRE                                                              

Il Napoli, appunto: grandissimi contro il Villareal. A mio parere il 2-0 va pure stretto, vista la gragnuola di contropiedi non sfruttati a dovere nella ripresa. Anche loro finiscono incerottati (Cavani e Aronica). C’è una buona probabilità che sabato la tenzone possa essere risolta a colpi di stampelle…

Del Milan non parlo ma mi limito a gufare a distanza, più per dovere morale che per reale convincimento.

 

E’ COMPLOTTO

So di essere paranoico, ma qualcuno mi dice perché, in una partita dell’Inter, mi devo sorbire 5 spot di Master Card con i tifosi del Milan che esultano? Cazzo, sta giocando l’Inter, mica quelli là! Non ho Master Card e a questo punto manco la voglio avere, ma dico io: che cazzo di placement è far la réclame alla squadra rivale di quella che sta giocando? Una sola plausibile risposta: è complotto!

Per il resto, piccolo inciso su Calciopoli e la nuova madre di tutte le intercettazioni sbandierata ai quattro venti da Moggi e relativa cosca, talmente clamorosa da non essere nemmeno oggetto di richiesta di ammissione (stra-tardiva!) agli atti.

In sostanza, Bergamo che dice a Rodomonti (quello-del-gol-non-dato-all’Empoli-nel 1998) “stai schiscio chè tanto questi sono dietro di 15 punti”, vuol dire provare che così facevan tutti e che l’Inter è colpevole tanto e quanto la Juve.

Che strano, a me sembra proprio l’ennesima conferma che il “sistema” decideva prima cosa fare e che, proprio in virtù dei 15 punti di distanza, in quell’occasione fosse necessario dire al sicario di turno “stavolta risparmialo, tanto è già moribondo”.

Un po’ come Berlusconi che 10 anni fa diceva che a Mediaset non c’era “regime” perchè Mentana e Costanzo sono di sinistra. 

Questo tralasciando la telefonata di Carraro a Bergamo, che dà origine alla chiamata a Rodomonti, con quel bisunto di Carraro che sente puzza di bruciato e non vuole far incazzare Moratti in vista della riunione di Lega prevista per il giorno successivo e implora Bergamo di raccomandare Rodomonti di non favorire la Juve e per carità di fare una partita corretta. Come a dire: il voto di Moratti ci serve, per stavolta non facciamolo incazzare…

La prostituzione intellettuale ovviamente ha cercato di trovare riscontri alla tesi di Moggi individuando una mancata espulsione di Toldo in occasione del rigore dato alla Juve in occasione del 2-0, e ovviamente sorvolando su un dubbissimo contatto tra Thuram e Adriano in area bianconera. Della serie “nel dubbio pensa più a chi è dietro”… infatti.

Il braccio e la mente: colpaccio in terra russa.

Il braccio e la mente: colpaccio in terra russa.

ELOGIO DELLA SEMPLICITA’

BOLOGNA-INTER 1-3

Lungi da me l’idea di vedere tutti i problemi risolti ed il cielo sereno e terso davanti a noi.

Non è così e temo non lo sarà per un po’ di tempo ancora.

Ma bisognava vincere e si è vinto. In questo momento poco conta il “come”; …che poi, volendolo analizzare, il “come”, ci sarebbe anche qualcosina da dire: un centrocampo “terra-terra” abbastanza in linea con Coutinho un po’ ala destra un po’ trequartista, e Obi a macinar km (meglio che nelle precedenti versioni); una difesa a 4 con Nagatiello e Chivu sulle fasce; Pazzo e Forlan davanti; massicce dosi di buon senso in un ginepraio di domande sul “chi siamo” “cosa facciamo” “dove andiamo”.

La difesa difende benino (sciagurato Chivu a tenere in gioco Di Vaio nell’unica vera occasione lasciata al Bologna), il centrocampo fa il suo (niente miracoli ma nemmeno grosse cazzate, con Cuchu e Zanna in mezzo a governare questa –ex?- repubblica delle banane), e l’attacco di riffa o di raffa produce tra tutto una decina di occasioni, cominciando con Samuel che di destro da 3 metri centra il loro portiere, passando dai due pali di Forlan e Cambiasso, e citando per dovere di cronaca anche un paio di belle conclusioni di Coutinho. Non dubito che al Mondiale Under 20 sia stato tra i migliori, perché il piedino ce l’ha e la testa abbastanza: continua a rimanere di due spanne inferiore a una qualsiasi presentabilità fisica per giocare nel calcio dei maggiorenni. Se non fosse per le conseguenze a medio lungo termine, spererei in uno sviluppo tardo adolescenziale e poco naturale à la Pato (8 cm e 8 kg messi su in due anni, con la conseguenza di stirarsi ogni 3 x 2). Va fatto giocare, dandogli una mezz’ora, un tempo, un’oretta e facendolo abituare ai ritmi –e ai calcioni- dei ruvidi terzinacci della nostra disastrata Serie A. 

Il gol di Pazzini, al netto della mezza papera di Gillet, arriva dopo un bello scambio Cuchu-Forlan-Pazzo, e chiude un buon primo tempo. La squadra pare tenere bene il vantaggio, senza creare eccessivamente ma subendo poco o nulla, finché il prode Tagliavento si ricorda che quando arbitra l’Inter deve applicare il regolamento alla lettera, e fischia quindi il rigore per i “socmel” scorgendo su un corner una trattenuta di Samuel di-quelle-che-se-ne-vedono-10-a-partita. JC quasi ci arriva, ma è pareggio ad opera di Diamanti.

Onestamente, visto il sostanziale immobilismo dei ragazzi nella ripresa, dubitavo di vedere una reazione nerazzurra, invece un paio di cambi (su tutti il Principe per Forlan –in ombra-) danno nuova linfa all’attacco interista, che vede un bel velo del Pazzo a liberare Milito fermato con clamorosa cianghetta ai danni del nostro, con inevitabile –a termini di regolamento!- rigore ed espulsione del difensore Morleo.

Milito, con un refuso genovese, sembra pensare “poche musse” e dal dischetto fa 2-1.

Qui arriva la parte più onirica e futuribile della partita, perché se riusciamo a fare il 3-1 (primo stupore) su punizione battuta da Muntari (secondo stupore) e girata in gol di testa da Lucio (terzo stupore), mi dico che nulla è impossibile per questa Inter (cit. Scarpiniana). Se oltre a geometrie anche solo da scuola media e a uno stato di salute anche solo un poco migliore del sanatorio di Sondalo, ci mettiamo anche un po’ di culo, allora si può fare qualcosa di buono quest’anno. Oltreutto, come dice il nuovo Mister “là davanti ce stanno a aspettà” ed in effetti l’andatura è sempre alquanto compassata. La vetta dista sì una quindicina di squadre, ma in termini di punti sono solo 4. Come si dice in questi casi, adesso la classifica non bisogna guardarla. Serve tenere la testa bassa e pedalare: vediamo come saremo messi alla prossima sosta nazionali. Hai visto mai…

 

LE ALTRE

I cugini spezzano le reni al Cesena grazie a un cross sbagliato di Culetto d’oro Seedorf. Chi mi conosce sa la stima incommensurabile che nutro nei suoi confronti, ma quello non è un “beffardo pallonetto” e nemmeno un “colpo a effetto visto il portiere fuori dai pali”: quello è il classico cross-a-cazzo messo in mezzo sperando nell’Inzaghi di turno (che era in panca, ma per dire…) che è venuto fuori un po’ forte ed è finito sotto l’incrocio. Questo per dire come stanno messi i campioni d’Italia senza Ibra, Pato e Boateng. Potenza di Milan Lab…

La Juve rimonta stoicamente a Catania racimolando ben due punti contro siciliani e Bologna, ma per la classifica ufficiale è sempre in testa. Sarebbe interessante capire cosa ne pensa il gobbo-medio del fatto che, stando ai risultati del campo, e quindi senza la penalizzazione, l’Atalanta sarebbe prima da sola a 10 punti. Eppure non ho sentito un solo bergamasco inveire contro la Federazione o minacciare esposti al Tribunale dell’Aja… Il Napoli è bloccato in casa dalla Fiorentina e quindi verrà sabato a Milano assetato di punti (avrei preferito una loro vittoria…), mentre la Roma vince a Parma la sua prima partita di campionato (come qualcun altro…) e fa intravedere il calcio di Luis Enrique. Al cui proposito, la citazione del Rag. Filini sulla grigliata di pesce-ratto si impone:”Può piacere o non piacere. Su questo non discuto…”.

 

E’ COMPLOTTO

Dopo aver ribadito l’assoluta incoerenza di Tagliavento nelle ultime due partite arbitrate (in Napoli-Milan permette spintonate a gioco fermo a Nesta e Pato, da noi pesca il rigore a Samuel), faccio notare l’ennesimo caso di umorismo involontario del Giudice Sportivo Tosel, che infligge a Ranocchia tre turni di squalifica e a Cassano 5000 € di multa con la stessa motivazione, e cioè “

per avere… uscendo dal terreno di giuoco, rivolto ad un Assistente un’espressione ingiuriosa nei confronti degli Ufficiali di gara”. Esilarante, no?

Noto infine con un misto di raccapriccio e riso isterico che, nonostante si imputi all’Inter (società e tifosi) di non riuscire a “superare” Mourinho e di continuare a pensare ai bei tempi andati, le vere “vedove” di José sono proprio i giornalisti, rimasti orfani di uno che, sempre, dava da scrivere per giorni e giorni. Ogni occasione è buona per regalargli titoli e articoli anche se “andrebbe dimenticato, perché non è giusto e non fa bene a una grande squadra come l’Inter continuare a guardare al passato”. Invece per i giornalisti va sempre bene, vero?

WEST HAM

Vittoria di misura contro i centro classifica del Peterbourgh. Quarto posto saldo in classifica, a due soli punti dalla vetta.

Via così…

Cuchu e il Principe festeggiano dopo il gol: e non è nemmeno una foto d'archivio!

Cuchu e il Principe festeggiano dopo il gol: e non è nemmeno una foto d’archivio!

SEDUTA DI AUTOCOSCIENZA

 Il cambio di allenatore, ripeto per l’ennesima volta a chi ha la insana pazienza di ascoltarmi, è sempre una sconfitta per tutti.

Per la squadra, che non ha saputo mettere in pratica quanto chiesto dal nuovo venuto.

Per il Mister stesso, che non è riuscito ad imporsi in un nuovo ambiente.

Per la Società, soprattutto, che vede la propria strategia (quando presente) crollare in mille pezzi.

 Detto questo, il cambio era francamente inevitabile, e l’arrivo di Ranieri mi pare una scelta sensata, al netto di tutte le implicazioni da tifoso.

Vero, ha allenato Juve e Roma nel passato, ma in giro onestamente non c’era di meglio. Dirò di più: l’avrei preso già a Giugno, mentre si è optato (e sappiamo dopo quanti tentativi) per Gasp e il suo 3-4-3.

I punti su cui vorrei porre l’accento sono due, e riguardano la Società e la squadra:

SOCIETA’

Come detto, l’Inter è riuscita nella titanica impresa di continuare ad avere una dirigenza miope, se non mediocre, anche a fronte di un lustro di vittorie scintillanti e difficilmente ripetibili.

Tutti ricordano giustamente il 2010 ed il Triplete Mourinhano, ma è dal 2006 che questa squadra in Italia miete successi a raffica.

Guarda caso, le vittorie sono arrivate in concomitanza con gli unici due allenatori a cui sia stato dato tempo e modo di lavorare. Parlo soprattutto di Mancini: il suo primo anno, quello della pareggite, in altri tempi avrebbe tranquillamente implicato una cambio in panchina, ma a Ciuffolo è stata data fiducia anche per l’anno successivo.

Anno che si è poi concluso con Calciopoli e tutto quel che ne consegue, e che, diciamolo, ha salvato anche il Mancio, dal momento che le trattative del Sig. Massimo con Fabio Capello all’epoca erano più che avviate.

Calciopoli ha quindi dato all’Inter ben più del famoso scudetto di cartone. Ha dato continuità ad un progetto che altrimenti si sarebbe interrotto: da lì sappiamo com’è andata, mestrui di Mancini ed arrivo di José da Setubal compresi.

Riassumere 5 anni in 10 righe (quasi cit. Gucciniana “poveVa amica che naVVaVi, dieci anni in poche fVasi…”) serve per capire che ad un allenatore va senz’altro dato modo di poter lavorare senza l’assillo del risultato immediato, ma che tutto ciò consegue ad una scelta coerente con la strategia della società.

Eccheccazzo.

E qui entrano in campo i dilettanti allo sbaraglio. Schizofrenici, per di più.

Se l’obiettivo del dopo-triplete è quello di far cassa, vivere di rendita e andare di conserva con i giocatori in rosa (lo so che il tono sembra sprezzante, ma in realtà era esattamente quel che a mio parere andava fatto), tale scelta deve andare di pari passo con l’ingaggio di un allenatore che segua lo stesso spartito. Benitez si è rivelato un errore proprio per questo: è arrivato e ha fatto damnatio memoriae di Mourinho e tutto quel che si era vinto fin lì, dicendo “e adesso vi faccio vedere io”. Errore da matita blu, e soprattutto l’esatto opposto di quel che aveva in mente la dirigenza.

La cosa viene –diciamo- rimediata con Leonardo, che porta joia e bellèssa e riaccende l’entusiasmo dei calciatori.

Il sommo Scipione Petruzzi, già innalzato a sempiterna gloria la settimana scorsa, nel suo avventuroso latinorum era solito dire “Errare umanum è (sic), perseverare diabbbolicusss”.

Ora: a 12 mesi di distanza ti ritrovi a battere sullo stesso chiodo in sede di mercato (“non c’è una lira da spendere, anzi dobbiamo vendere uno dei due campioni”) e vai a chiamare uno che da 10 anni gioca in un modo e che, legittimamente da parte sua, crede di essere stato ingaggiato per quello e di poter continuare a farlo all’Inter.

Oltre il danno, poi, la beffa: non c’è una lira, e comunque i giocatori che si comprano non sono quelli richiesti dal Mister.

Eh cazzo, allora giocate a ciapa no!

Il tutto per collezionare una mezza dozzina di figuracce (perché io non mi dimentico le tre pere dal Chievo in amichevole o il pareggio strappato coi denti con l’Olympiakos), dire come Britney Spears “…ooops I did it again!” e ripiegare sull’uomo di buon senso del caso, alias Sor Claudio de Testaccio.

Il quale, intelligente e forse un po’ paraculo, già prima di Novara aveva fatto intendere che lui in questa squadra cambierebbe pochissimo, che Sneijder lo farebbe giocare dietro 2 punte, che manterrebbe la difesa a 4, etc. Da qui la mia domanda iniziale: e perché cazzo non l’avete preso a Giugno?

Meglio tardi che mai, insomma. Anche perché, a guardare il livello medio del campionato, vien da sorridere: un sorriso più di compatimento che di sollievo, vista la mediocrità mostrata dalla Serie A.

Nulla è perduto, quindi, e si può incredibilmente sperare di rimettere in piedi la baracca: Ranieri è come Cuper: non vince praticamente mai ma finisce quasi sempre piazzato. In attesa del Guardiola di turno fantasticato per l’anno prossimo, il minimo che si possa fare è arrivare in Champions e magari fare una figura decente in quella di quest’anno.

Chi vivrà vedrà.

 Una simpatica postilla, giusto per avere conforto del fatto che certe cose non cambiano mai: Ranieri è l’allenatore dell’Inter da ieri nel tardo pomeriggio, con tanto di dettagli su durata del contratto, collaboratori al seguito e cronologia degli eventi, uffici frequentati e persone presenti agli incontri. Nella serata di ieri, Ranieri rilascia delle dichiarazioni alla Domenica Sportiva (con la quale ha collaborato in questo inizio di stagione) già parlando da allenatore dell’Inter: “farò questo, farò quello”… Il sito ufficiale resta silente per tutta la giornata, dando conferma dell’arrivo del nuovo Mister solo a mezzogiorno di oggi.

Solo da noi… solo da noi…

SQUADRA

Sulla squadra invece vorrei mettere un po’ di puntini sugli i.

Sono stato tra i primi a denunciare la scarsa affidabilità del nostro centrocampo, vista l’usura di troppe giunture e masse muscolari, ma da qui a fare della vecchia guardia il problema ce ne corre!

Ripeto che Zanna e Cuchu in quanto tali non saranno mai un problema per l’Inter. Il Problema, semmai, è pensare che la loro sola presenza possa essere panacea di tutti i mali.

Cambiasso non è mai stato un fulmine di guerra, nemmeno 5 anni fa: ciononostante è uno dei centrocampisti più intelligenti e preziosi che abbiano mai calcato i campi di calcio. Se 2+2 da 4, vuol dire che al Cuchu devi fargli fare il suo mestiere: nello specifico, dargli 20 metri da coprire e non 50, e far ripartire l’azione da lui.

Zanna può coprire molti ruoli tra centrocampo e difesa, ma volerlo inventare centrale in una difesa a tre è come farlo giocare in porta ed esporlo a figuracce che il suo passato e soprattutto il suo presente non meritano.

Detto ciò, ho sentito troppa gente dire che “sono stati i giocatori a far fuori Gasperini, gli hanno giocato contro e l’hanno isolato” dilungandosi poi nel sempre attuale giochetto della demonizzazione dello spogliatoio dell’Inter (che ha un clima “pesante” ininterrottamente dai tempi di Zenga e dei tre tedeschi, quindi per favore almeno riparate il condizionatore!). Se si leggono invece le prime dichiarazioni di Gasperini, appena esonerato e in quanto tale teoricamente interessato a cercare alibi alle proprie responsabilità, si legge di uno spogliatoio di professionisti esemplari, dove nessuno ha mai remato contro e dove uno come Sneijder, che per stessa ammissione di Gasp non rientrava nei piani e che è stato schierato in 4-5 ruoli palesemente non suoi, è andato a salutare di persona il Mister, regalandogli parole che lo hanno toccato nel profondo.

Ma tutto questo, nel mare magnum di merda che prorompe da questa storiaccia, non verrà fuori. Il quadro viene meglio dipingendo di marrone anche gli sprazzi di azzurro rimasti.

Il complotto del resto è in servizio permanente effettivo (quoque tu, Cecere… cfr: http://www.fabbricainter.com/2011/09/21/le-notti-becere-di-nicola/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=facebook&utm_campaign=fabbricainter )

rodin