MALE PERDìO, MALE

INTER-ATLETICO 0-2 Supercoppa Europea

Citando quel vecchio cannaiolo di Shel Shapiro “non sempre si può vincere“, anche se devo dire che è dura ri-abituarsi alle sconfitte.

Poco da dire in realtà: gli spagnoli hanno giocato meglio e meritato di vincere. Altro discorso è analizzare il perchè.

L’Inter, per 10/11 quella di Madrid, è stata irriconoscibile in quasi tutti i suoi uomini, (da salvare solo Eto’o per il solito “culo quadro di classe”, Sneijder per l’impegno e Samuel per qualche chiusura in difesa), con un Milito per una volta imbarazzante e Chivu ancor più in ambasce (e quindi a bagasce) del solito.

La fredda cronaca: loro sono stati più veloci, forse facilitati dall’essere mediamente più piccoli e leggeri dei nostri: ma proprio quando si sperava che le differenze fisiche potessero girare a nostro favore (loro più veloci all’inizio, noi più resistenti alla distanza), l’Atletico è salito in cattedra e in buona sostanza non ce l’ha fatta più vedere. Volendoli analizzare, i gol sono frutto di errori nostri e casualità: sul primo ci sono un paio di rimpalli in area con la boccia che rimane lì e Reyes che sparacchia sul primo palo. Tiro invero appena discreto, che un portiere come JC normalmente para con la sigaretta nell’altra mano, ma che invece gli passa tra zampa e palo, dando fiato al postulato numero uno dei guardiani di porta: gol sul primo palo = colpa del portiere. 

Il secondo gol nasce da una palla persa da Maicon in ripartenza. Il brasiliano si ferma (secondo me fingendo biecamente l’infortunio e sperando nel fair-play-e-palla-fuori), gli spagnoli giustamente lo ignorano e a quel punto sono in 4 contro 3 dei nostri. Tra il Cuchu (male anche lui) e Chivu non riescono a “scalare” su Aguero, e così il genero di Marado’ può piazzare il 2-0 a porta vuota.

La chicca finale è il rigore sbagliato da Milito, che personalmente avrei fatto tirare a Eto’o, parso decisamente più in palla. Oddio, eravamo all’89 e non sarebbe cambiato nulla, ma giusto per la gloria…

 Commento tennico: oltre a citare il titolo della nota (vedere foto per i pochi ignorantoni che non l’avessero colta), si sono evidenziate un paio di cose:

1) la panza -figurata- dei ragazzi mi sembra pienotta, quasi come quella -reale- del nostro allenatore. Non ho condiviso la scelta di Deki al posto di Pandev, e comunque dopo il primo tempo e ancor di più dopo il loro vantaggio avrei tolto Chivu per il macedone, con spostamento del capitano a terzino sinistro. Nota a margine: maluccio anche Zanna ieri, serataccia in cui -per una volta- hanno avuto ragione quelli che “con lui e Cambiasso a centrocampo non si combina niente”. D’altra parte a sparar tante cazzate, prima o poi ci si prende.

2) il buon Rafa non deve fare il fenomeno: per queste prime partite (soprattutto partite secche con trofeo in palio) stia tranquillo e faccia giocare i ragazzi come sanno. Per “customizzare il prodotto” ci sarà tempo, soprattutto se la società lo cagherà un minimo. La mossa di Stankovic in quel ruolo mi ha invece fatto temere che il nostro volesse farci vedere subito come la squadra dovesse avere fin dalle prime uscite una sua (di Benitez) precisa impronta. Cazzo, ho passato l’estate a convencere gli amici che lui era meglio di Capello proprio per questo, e Sancho Panza mi sbugiarda così alla prima occasione??

3) Un piccolo “reminder” alla società: Kuyt serviva. E’ una punta che sa ricoprire tutti i ruoli, fa panchina senza rompere i coglioni, in serate come ieri può essere un valido cambio per Milito. Sfumato lui, serve uno simile, quindi NON Sculli, anche non volendo considerarne la fedina penale (questa è una chicca, ci tornerò sopra in altre occasioni).

4) E’ scientificamente provato che le parole “Grande Slam” portano sfiga. Infatti secondo me l’anno scorso a Barcelona non l’ha detto nessuno. Devo dire che il mio onanismo calcistico ha raggiunto picchi mai visti l’altra sera, quando ho visto 4 interisti aggiudicarsi i 5 premi di “best players” per la Champions vinta a Maggio. Mi risulta sia un record assoluto, ovviamente non celebrato a dovere dai nostri giornalai. Ovviamente, dopo l’ennesima conferma della qualità-oro di questa squadra, speravo ancor di più di fare la sestina. Amen, vedremo di rimediare a Dicembre con la coppa dell’amicizia (alias il mondiale per club), ma ancor prima con l’inizio di Campionato.

 

WELCOME BACK IBRA

Io allo zingarone di Svezia sono rimasto affezionato e arrivo anche a dire che in un certo senso sono contento di rivederlo in Serie A. Certo, dovremo sorbirci le gongolate di Zio Fester che ci ammorberà con la storia del “pur di venire al Milan si è tagliato lo stipendio, questa è una grande famiglia” e cacate varie. C’è da dire che un attacco con lui Dinho e Pato -se stanno tutti bene- non è per niente male.

Se però fossi un tifoso milanista (Dio me ne scampi) sarei furibondo: sono anni che piangete miseria, non ci sono soldi, non possiamo far follie, c’è il fair play finanziario, ci riempite di Antonini, Yepes, Papastatopoulos, nonna Amelia,e poi cacciate 40 milioni per Ibra?? Fortissimo per carità, ma al posto suo avrebbe giocato Borriello, o alle brutte Huntelaar o SuperPippa. Non gli ultimi degli stronzi. Il problema è sempre quello: a centrocampo e in difesa ci sono sempre le solite facce (da cazzo), oltretutto tutti con un anno in più (vero Nesta? vero Gattuso? vero Pirlo?).

Ad ogni modo ribadisco: almeno ci sarà da divertirsi, e i mediaservi avranno un altro Dio a cui innalzare altari e inni di gioia.

 Godete bèstie, oggi che potete…

"Come sto andando?"  "...Male per Dio, Male!!"

“Come sto andando?”
“…Male per Dio, Male!!”

 

G.I.S.S. (Gioia, Incertezza, Sfogo, Soddisfazione)

SIENA-INTER 0-1   Inter Campione d’Italia

Ho pensato per ore a cosa scrivere oggi.
La prima idea era quella di scrivere un solo e immenso grazie e di far parlare immagini e video “copincollati” qua e là. Ma, per quanto esemplificativi, non avrebbero reso l’idea di quel che avevo in mente.
Che è un misto tra Gioia, Incertezza, Sfogo, Soddisfazione.

GIOIA

E’è ovviamente il primo sentimento che arriva: campioni, ancora una volta, avendo vinto “come sempre contro tutto e tutti” come giustamente sottolineato dal Sig Massimo e dal Capitano.

Gioia nel vedere quanto -a giochi fatti- fosse giusto che il gol decisivo lo segnasse Milito, splendido centravanti e uomo d’altri tempi, zero tatuaggi e 22 gol in campionato. Gioia nel vedere i ragazzi, prima in TV, poi a pochi metri da me in Duomo, sinceramente contenti, come se fossero anche loro tifosi dell’Inter -e quindi di loro stessi- a cantare cori da Curva e sembrare davvero un gruppo unito mai come oggi.

Penso a mio figlio che, a poco più di due anni, ha già vinto 3 scudetti e qualche altra coppetta, mentre io ho dovuto aspettare di avere i capelli bianchi per arrivare a tanto.

Penso a quando gli racconterò che non è mica sempre stato così, e che -pare- così non potrà essere per sempre. Ma sono felice, e quando mi risponde “Mi’ito!” alla mia domanda “chi ha segnato?” penso che Gio e io abbiamo creato un mostro, ma un mostro bellissimo e nerazzurro! Gioia quindi, pura, infantile, totale, per una volta spensierata, senza pensare a quel che sarà (sabato) e quel che sarà stato (dopo sabato).
Oggi ci godiamo il presente. Per oggi affanculo il futuro (semplice e anteriore).

INCERTEZZA

Perché, diciamocelo, se il recente passato è stato in dubbio fino all’ultimo (campioni all’ultima giornata), il futuro è pieno di punti di domanda.

A partire da sabato, da quella finale a cui arriviamo per la prima volta dopo quasi 40 anni e che tutti, a mio parere a torto, considerano come l’unico vero titulo della stagione, rischiando, per dirla con lo Specialone, di trasformare il sogno in “obsesiòne”.

Se poi il Mister ci lascerà o meno (secondo me sì, e a prescindere da come andrà contro il Bayern, ma è solo una mia impressione) sarà il tempo a dirlo. E comunque sarà una notizia che non tarderà ad arrivare, chè nell’uno o nell’altro caso l’allenatore ha una squadra da preparare e non può presentarsi all’ultimo momento. Se dovesse rimanere, ne sarei piacevolmente stupito. Credo che difficilmente possa fare meglio di quanto fatto nella stagione che va a concludersi (ripeto, comunque vada a Madrid) e, per una persona che vive di sfide e stimoli come lui, lo scenario che si è creato pare essere l’ideale per dire “arrivederci”.

La stagione come detto è già spettacolare: Campionato e Coppa Italia vinte con pieno merito, e il famoso “complesso” europeo scacciato a calci avendo eliminato (anche lì con pieno merito) i campioni di Inghilterra e di Spagna, i due campionati a cui guardiamo sempre più estasiati come modelli cui tendere ed esempi da imitare.
L’altra incertezza, o meglio paura, è che nella malaugurata ipotesi che sabato… (non lo scrivo nemmeno) si crei quel circolo vizioso che, in soldoni “manda tutto in vacca”: titoli e ragionamenti del tipo “eh, ma proprio sul più bello… era in Europa che si doveva fare il salto di qualità, è la solita inter”, psicodrammi e pianti collettivi. Sappiamo che l’ambiente interista è alquanto portato all’auto-fustigazione e al tafazzismo, quindi l’obiettivo è restare lucidi in ogni caso. Questo è uno squadrone, comunque vada: non cadiamo nel giochetto di condizionare il tutto all’eventuale vittoria di Madrid.

Anzi, non poniamoci nemmeno il problema e andiamo a vincere!

SFOGO

Quello contro i media era quanto di più prevedibile ci potesse essere in un post di un irredimibile complottista che commenta la vittoria di un campionato e di una Coppa Italia vissute in piena sindrome da accerchiamento.

E se nel dopo partita non ho avuto modo di apprezzare a pieno lo schieramento di P.I. (prostitute intellettuali), causa gitarella in centro, ho comunque sentito le mie labbra contrarsi in una smorfia a metà tra lo sdegno e il sarcasmo, quando lo Sconcertante e Skyfoso giornalista ha chiesto al Sig. Massimo “negli ultimi 5 anni l’Inter ha cambiato 20 titolari, quindi più o meno metà squadra ogni anno: a che punto siamo per la stagione prossima?”. La solita eleganza del Pres ha impedito il doveroso “ma si fotta!”, limitando la reazione ad un più pacato, ma non meno consapevole “se dice così sembra che ogni anno ci divertiamo a buttar via soldi e prendere giocatori a caso, mentre negli ultimi anni l’Inter ha comprato il giusto e soprattutto spendendo in maniera oculata”.
Dalle mie parti di dice ciapa sù e purta a cà…

Tornando a Mourinho, credo che questa vittoria l’abbia portato ad essere più “interista” di prima, pur non potendo essere abituato come noi a questo fuoco perenne e unidirezionale. Quindi se n’è rimasto in silenzio per un buon quadrimestre, per non rispondere colpo su colpo alle loro stronzate, per non pagarla in termini economici (multe su multe) e sportivi (deferimenti e squalifiche). Il succo è: “non parlo perché non mi abbasso al loro livello”, che è la trasposizione a livello mediatico del “me ne vado perché il calcio italiano non mi merita”, ragionamento alla base della sua partenza.

Ripeto quanto detto mille volte: l’atteggiamento dei media nei confronti dell’Inter è sempre stato coerente. Prima mazzulata perché spendeva tanto e vinceva niente, poi cazziata perché vince quasi sempre. Senza Moggi, senza TV, senza giornali e cortigiani pronti a lavorare di lingua.

Quel che è cambiato, con Mancini e ancor di più con Mourinho, è stata la risposta dell’Inter. Si è iniziato a mandare “a ranare” un po’ di gente.
Un po’ tanta.
Certo, non come sarebbe piaciuto a me (e cioè con una precisa strategia societaria illustrata e motivata urbi et orbi e non con un “one man show” dell’allenatore di turno), ma comunque si è smesso di subire supinamente e si sono limitate di molto le figure di cacca a livello di relazioni pubbliche e dichiarazioni ufficiali.

Chiaro che le ricadute ci sono sempre: da ultimo il penoso teatrino di ieri messo in scena da Paperino Paolillo “Andiamo tutti a San Siro! Ma è sicuro? Non ci sono problemi si sicurezza? Ma no, e perchè? Non è mica una partita, è solo una festa!”, per poi rettificare dopo 10 minuti “Ah no, andiamo in Duomo, San Siro non si può per motivi di sicurezza”.

Ma, insomma, i tempi sono cambiati e quantomeno c’è la esplicita (ed esplicitata) consapevolezza di –diciamo così- non godere dei favori dei media. E il fatto che ieri siano stati il Presidente e il Capitano (simboli di interismo ma ancor di più persone di solito pacate) a dire che “come sempre” abbiamo vinto contro tutto e tutti, è il segnale di quanto questa cosa sia nella testa di tutti, e di come la squadra attraverso il Mister riesca a trarne forza costante.
Quel che negli anni è stato un limite della squadra, il sentirsi eterni incompresi e vittime sacrificali, si è invece trasformato in un poderoso propellente a livello di amor proprio e motivazioni, della serie ah sì? ora ti faccio vedere io…

SODDISFAZIONE

Qui andiamo sul tecnico e siamo al godimento puro.

Come dicevo in settimana ad amici, non ho un tipo di modulo o un tipo di squadra che in astratto preferisco. Mi piace una squadra che sappia giocare in modo diverso, riuscendo a valorizzare al meglio i suoi campioni e sfruttando di volta in volta le situazioni che la partita o l’avversario ti offrono.

Ecco perché ho sempre odiato il Sacchismo: i talebani non mi sono mai piaciuti, in nessun campo, nemmeno quello calcistico. Per me non trovar spazio per un giocatore di classe è peccato mortale.
Ovviamente ciò non significa nemmeno ammassare 4 centravanti e 5 rifinitori e dirgli “fate il cazzo che volete”, ma vuol dire saper giocare col rombo, col tridente, con una punta e tre subito dietro. Vuol dire difendersi in dieci (a Barcellona), andare in porta col pallone (Derby d’andata), vuol dire vincere in tanti modi diversi.

Il tutto mantenendo una propria personalità e un’identità fortissima. L’Inter di quest’anno ha 8-9 giocatori che hanno sempre risposto presente: JC, Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti, Cambiasso, Sneijder, Milito ed Eto’ò, quando stavano bene hanno giocato sempre, e se la cosa da un lato mi ha fatto una paura fottuta, visti i pochi rimpiazzi all’altezza e la rosa non così kilometrica come si voleva far credere, dall’altra mi ha fatto vedere quanto si possa arrivare in fondo ad una stagione di quasi 60 partite con 15-16 “titolari” (quelli di cui sopra più Chivu, Stankovic, T.Motta, Balotelli e Pandev) e altre 4-5 “riserve” (Cordoba-Materazzi, Muntari, Mariga, Quaresma).
Il tutto con uno staff medico-sanitario all’altezza ed un po’ si sano culo per gli infortuni che, sfiga-Chivu a parte, quest’anno sono stati contenuti entro limiti che definirei fisiologici.
La soddisfazione è insomma la conclusione di un ragionamento tecnico, anzi tènnico vista la caratura di chi scrive, che per una volta prescinde da aspetti emotivi e passionali.

Oddio, non che la cosa sia così facile: siamo tifosi, “…e i tifosi vogliono essere felici: il premio più bello per un presidente è fare felici i propri tifosi”.

Parole di Angelo Moratti, riprese di recente da Massimo.
Grazie, Pres, siamo felici!

Happy birthday, Mr President!

Happy birthday, Mr President!

UNIVERSI PARALLELI

INTER-CHIEVO 4-3

Sono quelli che io, vanitosa sineddoche del popolo interista, ho visitato più volte in poco meno di due ore ieri pomeriggio.

In tutta onestà, ho smoccolato ma senza realmente avere paura all’iniziale carambola tra Samuel e Thiago Motta che ha fatto rotolare il pallone in (auto)rete a pochi metri dai miei occhi.

Fino a quel punto l’Inter stava giocando come doveva –della serie: ti metto alle corde e ti rullo di cartoni- e quella era sostanzialmente la prima volta che il pugile avversario usciva dall’angolo: un piccolo capolavoro di sfiga, insomma.

Come detto, i nostri non fan neanche un plissé e –complice la dea bendata in versione par condicio- troviamo subito il pareggio di culo, inteso proprio come parte anatomica dello sventurato difensore clivense che riporta la partita in parità. La partita prosegue con l’Inter in formato 4-3-3 (senza Sneijder e con Mario a supporto di MilEto’o) e, dopo la traversa di un ispirato Stankovic, arriva il 2-1 del Cuchu su lunghissimo cross di Maicon, che trasforma il “ma nooo” della gente, che aveva visto le punte da servire tutte sul primo palo, all’ “è goool” quando la crapa pelada del Cuchu sbucava in fondo in fondo, per fare da sponda col piatto sinistro e depositare diligentemente la boccia sul palo opposto.

Il solito immenso ometto.
Il 3-1 è poi roba da Ibra dei giorni belli: Milito riceve da Eto’o al limite dell’area, defilato sulla sinistra, caracolla fino al centro della lunetta e da lì beffa il purté con un pallonetto chirurgico (diciamo così, anche se con la collaborazione del “ferrista”, ossia la schiena di un difensore che tocca appena la palla).

Da Roma tutto tace e va bene così,anche se nessuno pare credere davvero che possa durare.

Nell’intervallo la cosa peggiore della giornata: non tanto il repentino cambio di tempo, che mi fa beccare secchiate d’acqua per un’ora (ma San Siro non dovrebbe essere coperto???), ma l’ottusa e pericolosa stoltezza degli addetti alla sicurezza dello stadio. I “soggetti” in questione sono da sempre irreprensibili nel recuperare i palloni calciati fuori dai giocatori e che arrivano sugli spalti, e sinceramente il pensiero comune in questi casi è “fai godere un po’ ‘sta gente e lasciaglieli… “.

Ieri a tal proposito il mio settore di stadio mette in atto una simpatica protesta, fingendo di porgere la palla all’addetto e invece lanciandola avanti e indietro, tra gli “olé” della gente. E difatti gli (inde)fessi in un primo tempo paiono desistere (tra gli applausi di tutti noi), visto anche che, da ultimo, il pallone è finito tra le mani di un bambino, comprensibilmente estasiato per la faccenda. Dopo 5 minuti invece i geni tornano con i rinforzi e, individuato l’efferato criminale, dapprima gli intimano in maniere spicce di restituire il maltolto, dopodiché glielo strappano di mano, con la madre che giustamente si incazza e spintona di brutto il cazzone in pettorina.

Ora, mi chiedo e chiedo al Sig. Massimo: il gioco vale la candela? L’attenzione al sociale, Inter Campus, i bambini Rom per mano ai campioni la sera col Barcellona, e poi scivoli su una buccia di banana così?

Devi recuperare i soldi del pallone? Scalali dallo stipendio di Quaresma, ma lascia stare i bambini!

Fine dell’intervallo.
Nella ripresa, per l’appunto, dissociazione della personalità: quando segna il Cagliari il boato è decisamente più forte di quello che ha seguito il 4-1 (lancio da 40 mt ancora di Maicon e il Bresciano Nero che palomba in porta, accennando a una timida esultanza e ricevendo l’abbraccio di tre compagni su 10, come a dire “bravo, ma pedala chè di strada ne hai da fare!”). L’euforia è tale che i nostri smettono di giocare, concedendo prima il 4-2 e poi il 4-3 causato addirittura da una palla sbagliata di Zanetti!

Incredibile. Di più: impossibile.

E infatti poco dopo Totti rimette le cose a posto (per lui) e i nostri decidono che non è ancora il momento dei saluti, costruendo altre 3 o 4 palle gol (Eto’o e Pandev soprattutto) prima del fischio finale.

Si decide tutto all’ultima insomma. E se per un momento pensavo a quanto sarebbe stato scomodo festeggiare per tutta Milano sotto quella cazzo di pioggia, alla fine mi scopro preoccupato a guardare con fiducia alla trasferta in terra senese. Come detto nel weekend a qualche amico, l’Inter è uno stato d’animo, che per funzionare deve avere (o almeno pensare di avere) tutto e tutti contro, e di essere sempre all’ultima spiaggia.

Vero che Mourinho l’ha cambiata e di molto, ma sotto sotto rimaniamo gli inguaribili romantici che sarebbero in grado di buttare in merda una stagione per eccessiva sicurezza. Ecco il motivo della mia “preoccupata fiducia”. Per la prima volta dopo mesi i ragazzi avranno settimana “vuota” e potranno riposare e allenarsi adeguatamente per Siena.
Speriamo…

LE ALTRE
Detto della Roma che, per dirla tutta, pare aver finito la benzina se si guarda alle ultime partite, ma che, comunque vada, ha fatto un campionato della Madonna arrivando a giocarsela fino all’ultimo match, le rivali di sempre (Juve e Milan) chiudono in modo squallido un’annata da archiviare al più presto. Per quel che può valere, restano le mie considerazioni su entrambe: squadre da rifondare con tanti soldi, e società che non so fino a che punto siano disposte a farlo (e qui parlo soprattutto dei cugini). Morale, a meno di scossoni estivi al momento non prevedibili, non mi paiono avversari temibili per la prossima stagione.
We go see…
WEST HAM

Salvi perdìo, salvi! Pareggino casalingo contro il Mancio in una partita che non aveva nulla da dire. Ora vediamo cosa ne sarà di Zola, sperando che a Magic Box venga chiesto di restare. Se invece dovesse essere lui a dover chiedere di restare, credo che l’orgoglio sardo di questo piccolo grande uomo lo porterebbe a far le valigie in pochi secondi e salutare tutti, con la consueta educazione ma con altrettanta fermezza.
Buoni sì, coglioni no.

Grandi giocatori, uomini seri: Marado', prendi nota!

Grandi giocatori, uomini seri: Marado’, prendi nota!

 

BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI. E IN FINALE!

BARCELONA-INTER 1-0

Finalmente, la partita che aspetto da una vita. Di quelle che ti fanno perdere anni di vita, e che ti lasciano stremato manco avessi giocato dal primo all’ultimo minuto.

Siamo grandi, c’abbiamo sotto due palle grosse così.

Resistiamo nell’arena del Camp Nou con un uomo in meno per più di un’ora, e concediamo il gol solo all’84’.

Pandev gna fa e quindi è Chivu a prenderne il posto e in buona sostanza anche la posizione, seppur con evidenti diverse caratteristiche. L’andazzo non è troppo dissimile dall’andata: palla a loro ma senza grossi pericoli, e l’Inter che cerca di ripartire (a dire il vero meno frequentemente che a S. Siro). Poi Thiaghino pecca di ingenuità, allungando una mano ad altezza collo di tal Busquets, che da parte sua mette in scena la tragedia alla Mario Merola, a cui l’arbitro con un nome da trapano (De Bleckeer o qualcosa del genere) abbocca come un pollo.

Il tam-tam della vigilia ha fatto effetto, e mi chiedo come faremo a resistere per un’altra ora in 10.

E’ qui che inizia la partita che piace a me (“che piace a me” lo dico adesso che è finita e che è andata bene; nel mentre ho dubitato fortemente delle mie capacità coronariche ed ero convinto che non avrei più rivisto il sole): sì perché quasi vent’anni di magre figure in Italia ed in Europa ti fanno sentire comodi, consolanti e perfino di gran moda quei 4 stracci che ti ritrovi addosso (la metafora di pret-à-porter a dire che, abituato per anni a sculare in un modo o nell’altro partitacce in cui chiudevamo gli avversari nella NOSTRA area, sei abituato a stare in trincea e aspettare che passi la nuttata).

Tutti dietro quindi, coltello tra i denti e palle quadre a spazzare ogni cosa o essere semovente nei pressi dell’area.

Ma una differenza rispetto al ventennium orribile c’è: anche difendersi è un’arte e richiede un suo stile e una sua logica. E allora, per l’ennesima volta in stagione, scappelliamoci davanti a José e ai suoi ragazzi, per l’intelligenza con cui occupano ogni zona del campo, per la lucidità con cui lasciano senza vergogna il totale governo della palla agli avversari, consci che tanto, massicci e incazzati com’eravamo, non ci sarebbe stata trippa per gatti.

Citando i miei trascurabili trascorsi pallavolistici, la sensazione è la stessa di quando stavamo in prima linea sotto rete e ci gridavamo l’un l’altro “qui non passa un cazzo!

Ed in effetti, nonostante le statistiche finali parleranno di decine di tiri verso la porta di Julio Cesar, i sorci verdi li vediamo una volta nel primo tempo (paratona del nostro su sinistro all’angolino di Messi) e un’altra nel secondo quando Bojan (entrato per il fantasma di Ibra) di testa la piazza fuori da metri 2.

Il gol è sul filo del fuorigioco (forse, forse, una spalla di Piqué è davanti a Muntari, ma è davvero roba di cm, quindi giusto far giocare), ma soprattutto al 91’ prima del tiro –vincente- di Bojan c’è un “mani” di Touré che quindi rende vano il tocco dello slavo/catalano, e che soprattutto mi riporta tra i vivi quando ormai il defibrillatore sarebbe potuto servire solo come eccentrico componente d’arredo nel salotto.

Il tocco di mano c’è, anche se a velocità normale mi pareva molto più plateale. Insomma, andata com’è andata è andata bene!

Bellissima l’esultanza di tutti gli interisti allo stadio, con l’Oscar per la migliore interprestazione al Sig. Massimo che prima grida “E’ finita!!!” a moglie e amici, e in 1 secondo si ricompone girandosi verso Laporta e dandogli la mano in maniera molto “simpatttica”.

Ripeto, senza timore di scadere nella retorica (e anche se scado, chemmefott’ammé?): grandissimi, tutti, fiumi di sangue nerazzurro si sono visti scorrere sul prato del Camp Nou. Tutti hanno dato tutto quello che avevano, e rispetto al solito non voglio citare nessuno proprio per celebrare tutti.

Una vera squadra, con un grande condottiero che l’ha fatta crescere fino a diventare una macchina, capace di accumulare energia positiva da qualsiasi situazione (la sceneggiata delle magliette e della “remuntada”, le battute in conferenza stampa e tutta la cloaca sentita in questi giorni).

Per la prima volta in vita mia sono in finale di Champions. L’Inter ci arriva avendo battuto con pieno merito le due maggiori indiziate per la vittoria finale (Chelsea e Barcellona), con un cammino sempre in crescendo.

Manca l’ultimo tassello. Manca quasi un mese. Nel frattempo c’è da vincere un Campionato e, se avanza, una Coppa Italia.

Grazie ragazzi, buona notte (…e chi dorme??)

E' FINITA!!!

E’ FINITA!!!

“I miei più sinceri complimenti Presidente…”

“PAZZO” INTER AMALO

INTER-ATALANTA 3-1

Ah, ecco!
Il week end rimette le cose a posto.

E se la vittoria con l’Atalanta e la sconfitta dei “diversamente milanesi” a Palemmmo le avevo messe in conto, la sconfitta casalinga d’aa Maggiga obiettivamente va oltre ogni più rosea previsione.

Ma andiamo con ordine: in realtà contro i bergamaschi l’inzio è molliccio e lobotomizzato. Matrix sbaglia il fuorigioco ed è 0-1 dopo pochi minuti. Ne passano altrettanti e lo 0-2 lo si scampa per centimetri.

Al che si decide di iniziare a giocare. In effetti un centrocampo con Muntari e Mariga non è esattamente fosforo puro, e serve che Snejder si metta di buzzo buono in collaborazione con le due punte in continuo movimento.

L’imbucata giusta arriva intorno alla mezz’ora, con la cortese complicità del loro centrale che “buca” l’intervento e DieguitoMilito che può appoggiare in rete con un beffardo pallonetto.

Si continua alla “dagli e mena” ( o -se preferite- alla “boia di un giuda“) e MacDonald Mariga (ipse) raccoglie dalla sinistra l’invito di Eto’o e spedisce in rete, incocciando sulla linea il buon Muntari che prima fa segno “io io” come i bambini, poi nel dopopartita si schermisce dicendo “no no il gol è di Mariga”.

Mettiti d’accordo con te stesso, amico.

Ad ogni modo, al riposo avanti 2-1 ma secondo tempo senza il Pifferaio, bloccato –pare- da stiramento. Gelo nel mio cuoricione e paura fottuta in vista della sgambettata catalana infrasettimanale…

La ripresa vede loro partire ancora bene, ma anche un Cuchu (subentrato al collega di pettinatura) saggio e ordinato nel dirigere il traffico in mezzo al campo.

La partita la chiude un grande uomo, prima ancora che un signor giocatore di calcio: Chivu, al primo gol da quando è all’Inter, piazza la biglia sul primo palo e si fa “chapeau” da solo, togliendosi il caschetto per festeggiare.

I baci dei compagni sulla cicatrice sono personalmente da brivido, e mi dico “certo che se nella stessa partita segnano Mariga e Chivu, vuoi vedere che…”.
E su questi pensieri arriva il triplice fischio finale.

LE ALTRE

Godibilissimo naufragio dei cugini in terra sicula. Ora, facendo la tara del mio viscerale odio calcistico (e non solo, per alcuni personaggi), e quindi consapevole di non potermi ergere a commentatore algido e distaccato, dico solo che il vero Milan è questo!

Sì, è vero, manca un po’ di gente, ma francamente nell’arco di un campionato il Milan ha giocato bene due mesi, per il resto ha fatto sincera pietà.

Io ribadisco la mia stima incondizionata a Leonardo, che da sempre reputo troppo intelligente (e simpatico) per recitare la parte dell’aziendalista a oltranza della squadra dell’Amore.

Fossi in lui, dopo l’ultima partita radunerei tutti negli spogliatoi (Zio Fester compreso, Silvio no, figurati se si fa vedere se non c’è da riscuotere applausi e trofei) e, citando Pasquale Ametrano davanti al seggio elettorale (alias Verdone in Bianco Rosso e Verdone), terrei il seguente discorsetto “a consuntivo”:

Ma, come noto, faranno prevalere i motivi personali, gli affetti, la saudade, la Patria (lontano dalla quale, per inciso, Leo vive serenamente da qualche lustro) per giustificare il suo addio, chè si sa, dal Milan non vuol mai andar via nessuno.

E’ una grande famiglia.

Parenti serpenti, aggiungo io.

Sulla Roma non vorrei dire molto. Ha perso proprio la partita meglio giocata dell’ultimo periodo. Ha in un certo senso pagato (in parte) la sorte avuta nelle ultime partite e il contraccolpo è pesante.

Voglio invece sottolineare alcuni fatti e commenti che sinceramente mi hanno indignato (ma nemmeno tanto). Roba lunga, mettetevi comodi, chè di sassolini da togliere ce n’è:

E’ COMPLOTTO

1) Seguo la partita da solo, con moglie nell’altra stanza, e ad ogni tiro della Roma il commento è talmente esaltato che Gio mi chiede “ha segnato la Roma?” e io “no, parato” oppure “no, fuori”.

Dopodichè per due volte mi vede saltare sul divano e prendere a pugni i cuscini e, con occhio strabuzzato, chiede candidamente “cos’è successo?”.

Aveva segnato Pazzini, non una ma due volte, epperò il de profundis della coppia Compagnoni-Mauro non rendeva propriamente giustizia all’impresa dei doriani.

E questi sarebbero i commentatori obiettivi… ah già, per lo meno stavolta non si sono tolti le cuffie per esultare al gol del Pupone (vedi alla voce “Caressa uomo di m…”).

Prostitute.
2) La moviola ci fa vedere 100 volte gli episodi dubbi in area blucerchiata, forse sperando che al 25° replay l’arbitro possa cambiare idea.

Per quanto io possa essere di parte, nel primo caso incriminato, il terzino incoccia sulla palla mentre cerca di portare il braccio dietro la schiena, mentre nel secondo il difensore la tocca col braccio mentre è girato di spalle… A dirla, tutta: se mi fischiano contro un rigore così (in realtà me l’hanno fischiato, a Bari) bestemmio tre gironi di fila.

Qui ovviamente siamo allo “scandalo”, la prima domanda a tutti i giallorossi è sull’arbitraggio, e non uno che dica che dopo pochi secondi Cassano è fermato solo in area davanti al portiere per fuorigioco, mentre è tenuto in gioco di almeno un metro da Riise.

Prostitute.

3) Perrotta e Vucinic sull’1-0 per la Roma litigano pesante in campo e Totti deve far ricorso a tutta la sua diplomazia (“aho’, ma che stai a ‘ffà statte zitto!”) per placare il focolaio.

Ciò che su sponda Inter sarebbe accompagnato dalle solite manfrine sulla squadra non matura, sulla tensione che logora giocatori poco avvezzi a giocare per traguardi importanti, sull’incapacità dell’allenatore di “entrare nella testa dei giocatori”, qui ovviamente diventa segnale di una voglia di vincere incredibbbile (ovviamente con tre B), di grinta feroce che passa anche da queste cose, che però durano un secondo, e comunque di un grande capitano che sa farsi sentire dai compagni anche con le maniere forti.

Prostitute.
4) L’allegra coppia di commentatori fa più volte riferimento alla straordinaria stagione di Burdisso (vero) “che invece all’Inter non ha mai trovato spazio per esprimersi”.

Come se all’Inter fossero tutti così cretini da avere davanti il fratello bravo di Beckenbauer e mandarlo in prestito all’unica seria rivale di questi anni.

Ipotizzare almeno che la mancata consacrazione sia stata dovuta all’agguerritissima concorrenza (Materazzi, Samuel, quest’anno Lucio) pare brutto? Pare di sì.

Riguardarsi poi  Inter-Juve del 2008 o un ottavo a scelta di Champions League degli ultimi anni per capire…

Ma, ad ogni, modo, nessuno fa notare che sul pari doriano proprio il buon Nicolas si fa uccellare due volte da Cassano (dribbling a rientrare e poi cross morbido col sinistro), e sul raddoppio di Pazzini è sempre lui a non riuscire a contenere Mannini (avessi detto Garrincha), ancora al cross dalla sinistra.

Il “Padroncito” è e rimane un buon centrale che, come diceva un professore di Greco del nostro Liceo alterna brilli estemporanei a nefandezze immonde. Quello era e quello rimane, ma farne un fuoriclasse solo perché l’Inter l’ha mandato via e alla Roma è il miglior difensore in rosa mi pare troppo.

Prostitute.

5) Rosella Sensi, come Mexes in panchina, piange. Davvero, la voce è tremula e gli occhi lucidi. La capisco, perché nella sua condizione probabilmente sarei in uno stato d’animo simile.

La Tribuna Autorità dell’Olimpico è invece peggio di tante curve di altri stadi quanto a correttezza ed educazione, e i giornalisti che la popolano (per buona parte delle radio romane, che altro non sono che un microfono aperto alla mercé di ultrà dissimulati da opinionisti) pure.

Morale, oltre al tenore delle domande, di una faziosità indegna, dopo l’ultima domanda si leva il boato degli astanti “Ebbbrava Rosella!!!”, manco fossimo in piena Curva Sud. Ma si è mai vista una roba del genere in un altro stadio?

6) Tornando a Sky, non scadrò nel campanilismo più becero facendo notare quanti degli inviati fossero romani e/o romanisti (tipo 5 su 6). Mi concentro sul sesto, Mauro: oltre a non conoscere il regolamento (sentirlo non menzionare il concetto di volontarietà sul tocco di mano è preoccupante per uno che ha giocato 10 anni in serie A) chiude il collegamento con la battuta “una mia amica giallorossa (indoviniamo chi…) mi ha appena mandato un sms con scritto “non è ancora finita”.

Ora, alla D’Amico non darò della prostituta perché non se lo merita in qualità di neo-mamma, ma la prostituzione intellettuale davvero non ha confini.

Morale della favola, arrivo quasi (quasi) a dispiacermi per la squadra della Roma (quantomeno per alcuni di loro: Ranieri, Totti, Burdisso stesso, Vucinic), e io stesso ho detto che, qualora dovessero vincerlo, questo scudetto sarebbe meritatissimo, ma il circo mediatico che le sta intorno (e ancor di più a quello che si crea intorno ad ogni potenziale rivale dell’inter) è sinceramente vomitevole e senza precedenti.

Ad ogni modo, come dice il sommo…con perdon de las damas, que la sigan chupando!

WEST HAM

Three massive points vs Wigan.

Vinciamo 3-2 uno scontro salvezza all’ultimo sangue. Come noto siamo scarsi, quei geni dei magnaccia (come altro definire i nuovi proprietari, veri e propri magnati nel settore del porno?) hanno già deciso di non confermare Zola per la prossima stagione. Ma siamo vivi, e per ora salvi!

I’m forever blowin’ bubbles!

Chapeau! e avanti così...

Chapeau! e avanti così…