METONIMIA (O SINEDDOCHE)

INTER-EMPOLI 2-1

Faccio il figo citando la sofisticata figura retorica altresì nota come “una parte per il tutto” e contemporaneamente denunciando un “complotto latinista”, visto che per anni fior fior di professionisti hanno cercato invano di spiegarmi la differenza tra i due termini in questione.

Dài, ammettetelo, sono la stessa cosa!

Comunque, per tornare a cose infinitamente più serie, l’Inter gioca l’ultima partita davanti al proprio pubblico mostrando tutto il meglio e il peggio offerto in stagione (ecco la famosa parte per il tutto).

Siamo una consolidata e simpatica mandria di craniolesi, che alterna buone giocate a mezz’ore di amnesìa totale, capaci di pigliare schiaffoni da chiunque ed episodicamente in grado di dar fastidio a squadre oggettivamente più forti di noi (Juve all’andata e in Coppa Italia, Roma all’andata, Napoli al ritorno).

Nihil sub sole novi (e con questo ho esaurito la mia cultura da liceo classico): toccherà attendere fiduciosi il mercato estivo, alla ricerca di quei “due o tre nomi di esperienza che facciano fare il salto di qualità a questa squadra” (questo il tormentone estivo da superclassifica).

Poco da dire sulla partita, se non che i due gol (Icardi e Perisic) arrivano da altrettante palle perse dalla mediana empolese che consente ai nostri di ripartire in velocità e -nel caso del secondo gol- di approfittare ulteriormente dell’errore del portiere.

Da buoni padroni di casa, restituiamo cortesi il primo favore giocherellando col pallone a centrocampo (vero Jojo dei miei coglioni?) e andando a contrastare i loro attaccanti con la consistenza poco meno che granitica di un budino (vero JJ, che hai anche il coraggio di fare faccia brutta al Mancio che ti sfancula?).

Avendo già vissuto tante volte la situazione in cui i nostri -in vantaggio- sostanzialmente smettono di giocare, arrivo quasi ad auspicare il ceffone avversario il prima possibile, dimodochè i nostri si sveglino dal coma e ri-inizino a giocare.

Detto fatto: pochi minuti dopo il pari di Pucciarelli, ecco il già ricordato secondo errore empolese in impostazione, la conseguente giocata di Icardi per Jovetic conclusa con un bolide a quasi 30 km/h (…cci tua!), la saponetta del loro portiere e il puntuale tap-in di Perisic.

Non c’è dubbio che, tra la cariolata di slavi presi in estate, il fratello di Beavis&Butthead sia stato il migliore, insieme a Brozovic.

Bocciati (o quantomeno rimandati a settembre con 3 materie di cui due col 4) gli amichetti Jovetic e Ljajic, tecnicamente sublimi ma troppo scostanti per vestire la stessa maglia.

Squadre ben più solide di noi potrebbero permettesi il lusso di averne uno, da mettere dentro nelle giornate di luna buona, inframmezzate da lunghe settimane di panchina; se invece, come nel nostro caso, sono loro a dover trascinare i compagni, ciaone proprio…

Nel finale, già perso Icardi per stiramento (l’assenza dall’Europa quantomeno quest’anno ha visto la soglia infortunati su livelli decisamente accettabili), prima Hndanovic e poi Perisic decidono di guadagnarsi il giallo per poter iniziare le vacanze una settimana prima e risparmiarsi la trasferta col Sassuolo che chiuderà le danze.

Se ci fosse un po’ più di attaccamento alla maglia, e di conseguente odio calcistico per i cugini, se in altre parole al posto di Samir e Ivan ci fossero stati Walter (Z.) e Nicolino (B.) avrei sorriso sotto i baffi, intravedendo nel loro gesto la furbata di arrivare a Reggio Emilia dovendo schierare una squadra indebolita dalle assenze e come tale giustificata in caso -assai probabile- di sconfitta.

Ma non è questo lo scenario, anzi: ho il fondato sospetto che col Sassuolo che si gioca il sesto posto, e che scenderà in campo col coltello tra i denti, i nostri perderebbero anche a pieno organico.

Felice, nel caso, di essere smentito.

LE ALTRE

E il Sassuolo la partita della vita se la giocherà per soffiare l’ultimo passaggio ponte per l’Europa al Milan, vittorioso a Bologna grazie a tre botte di culo, per quanto tutte legittime: i rossoblù restano in 10 dopo nemmeno un quarto d’ora, il Milan guadagna un rigore e il pareggio bolognese al 90′ è in fuorigioco.

I cugini ospiteranno la Roma, vittoriosa così come il Napoli, al quale però non basterebbe un pari all’ultima giornata, stanti gli scontri diretti a favore dei lupacchiotti. Ecco che Pupone e compagnia se la giocheranno eccome, sperando in un passo falso di Sarri & Co.

Nel frattempo la Juve si offre vittima sacrificale del Verona già retroesso, concedendo il giusto commiato all’anguillone Toni che cala il cucchiaio su rigore e porta i suoi alla vittoria.

Higuain in Toro-Napoli segna il 33° gol della stagione, eguagliando Angelillo.

La Fiorentina non sa ufficialmente più vincere, impattando 0-0 contro il Palermo.

E’ COMPLOTTO

Essendo il campionato sostanzialmente terminato, i nostri intrepidi scrivani di corte riprendono i discorsi dovuti interrompere per seguire le italiche vicende calcistiche e riesumando la lista dei sicuri partenti da Appiano Gentile.

Detto di un Handanovic non esattamente irreprensibile nel far notare che “come ogni anno mi mancherà non fare la Champions League“, ecco che improvvisamente il Mancio, non potendo più essere collocato su una prestigiosa panchina europea, viene descritto come futuro baby pensionato, e desideroso di un anno di stop.

Tutto pur di non rimanere all’Inter, insomma.

Ma la più bella arriva da Repubblica: come altri quotidiani ci informa di un certo rallentamento nella trattativa tra Suning e l’Inter per l’acquisto della quota di minoranza: schermaglie inevitabili, vista la prevedibile complessità della fase di due diligence e conseguente valutazione delle quote da comprare.

C’è però modo e modo di dare una notizia, e qui i nostri danno il meglio.

Continuare ad insistere nel voler descrivere una trattativa volta alla cessione della maggioranza del Club (smentita da tutti in tutti i modi possibili) è mala-informazione. Altrettanto è scrivere assurdità quali:

Thohir non vuole cedere il suo pacchetto di maggioranza, pari al 70 per cento del capitale, per meno di 200 milioni (tenendo conto che 108 milioni sono stati prestati dallo stesso Thohir all’Inter). Una cifra considerata dai consulenti di Suning persino esagerata: il gruppo cinese non sarebbe disposto ad andare oltre gli 80-100 milioni.

Tre robe al volo: 1) come già detto, Thohir non sa più in che lingua dire che la cessione sarà eventualmente di una minoranza del Club; 2) a chi si fa la pur legittima domanda “che cacchio ci viene a fare un cinese all’Inter per cacciare soldi senza contare niente?” evidentemente non interessa la storia della sinergia tra calcio italiano e calcio cinese, nè il mondo nerazzurro come gancio per il possibile approdo di Suning nel mercato europeo degli elettrodomestici. 3) infine, la sapiente manipolazione dei numeri è degna del miglior napoletano col gioco delle tre carte (mi scuseranno gli amici partenopei): là dove tutti parlavano di 70-80 milioni per una quota del 20% di azioni, adesso Repubblica fa sim-sala-bim e dice che no, gli 80 milioni Suning li spende solo se può comprare la maggioranza dell’Inter.

Così come Thohir, nemmeno io so più come dirlo: abbiamo già abbastanza problemi reali, che bisogno c’è di inventare cagate di sana pianta e far fare all’Inter la figura dei dilettanti allo sbaraglio?

Tanto per non far nomi, e ragionando da tifoso rancoroso, dall’altra parte del Naviglio c’è un pregiudicato che per un anno e più ha preso tutti per il culo con la valutazione del suo Club da 1 miliardo di euro talmente inventata da diventare credibile e svanita nel nulla nel silenzio assordante della stampa.

Mister Bee? Never heard of him

Tanto poi Silvio fa il video dell’Ammore e tranquillizza i tifosi dicendo che preferirebbe vendere a soci italiani, tirando fuori nuovamente la sua foto tarocca in maglia rossonera e attingendo a piene mani alla poetica stantìa del bel giUoco, della tradizionie, dello stile-Milan.

Con tanto di saluto romano alla fine.

Però lì tutti chini a dire di sì (anzi, gli unici a incazzarsi son proprio i tifosi del Milan, stanchi di esser presi in giro), tutti a fare ctrl+C crtl+V, chè tanto a menar duro abbiamo già dato con la Pazza Inter.

WEST HAM

Forse sono io che faccio male alle squadre che tifo: il mio amato West Ham, in una delle ultime sfide casalinghe, si traveste da Pazza Inter e prende quattro pere dallo Swansea di quell’intollerabile pretino di Guidolin, buttando alle ortiche ogni residua speranza di quarto posto e mettendo anzi a serio rischio l’accesso all’Europa League.

WTF!

int emp 2015 2016

E’ un tamarro inguardabile, ma è forte e la mette dentro. Abbasta.

 

 

 

 

 

 

 

DOTTORE, E’ GRAVE?

LAZIO – INTER 2-0

“La situazione è grave ma non seria” (E. Flaiano)

Non ci sarebbe altro da dire, visto che queste parole fotografano alla perfezione l’inedia, la superficialità e l’insostenibile leggerezza dei nostri ragazzacci.

Come un padre ormai avvezzo al figlio lazzarone, mi sono bastati i primi secondi per riconoscere all’istante una delle fin troppo note serate all’insegna della “Voeuja de laurà saltum ados (che mi me sposti)“: è vero che il terzo posto era ormai una chimera, e che dovremo impegnarci davvero tanto per perdere il quarto, ma vivaddio, c’è una partita che va giocata a mille all’ora, perchè sei pagato per farlo e perchè vesti la maglia dell’Inter.

Chè poi, se tanto mi dà tanto, nemmeno la Lazio ha molto altro da chiedere a questo campionato, ma ciò non le ha impedito di fare la propria partita di pura decenza.

Il primo gol vede Klose infilarci l’ennesimo sifulotto della sua carriera laziale (sembra Evair ai tempi dell’Atalanta di Mondonico, una cambiale…), complice una dormita di sette interisti contro il succitato Crucco e Lulic: i due aquilotti triangolano manco fossero circondati da belle statuine e il pallonetto beffardo punisce un incolpevole Handanovic.

Come con l’Udinese, son passati solo pochi minuti e di tempi per recuperare ce ne sarebbe, ad averne voglia.

Assistiamo invece ad un lento e sterile ruminare calcio, con l’assoluto divieto di qualsiasi accelerazione, passaggio in verticale, tocco di prima o altro arnese atto a offendere.

Jovetic, che sostanzialmente si gioca le residue possiblità di conferma in queste ultime partite, è l’emblema dell’aria fritta: come e più che nell’ultima esibizione, culminata da doppia botta di deretano ed altrettanti goals, sciorina il campionario di frizzi-lazzi, passi doppi e colpi di tacco che esplodono tutta la loro pericolosità prorompendo in uno squassante e forte pèto (cit.).

Icardi, altrettanto inoffensivo, usa quantomeno l’understatement e non tocca palla per un’ora buona. Facciamo prima a dire che l’unico a salvarsi è Kondogbia, bravo a agire da cavallone di razza, sradicare palloni e ripartire in progressione, stante la morìa di compagni cui cedere la boccia.

Inutile e ridondante la ripresa, con l’ulteriore raccapriccio di vedere un paio di svarioni perfino di Miranda, oltre che una palla persa a metacampo da Palacio che porta alla fuga di Keita e successivo rigore di Murillo.

Candreva imita il collega Klose e ci purga per la cinquantasettesima volta in carriera.

Abbiamo insomma assistito a come crearci problemi esistenziali anche in una partita che da dire aveva ben poco.

Complimenti, vepossino.

LE ALTRE

Per fortuna l’insipienza non è prerogativa esclusiva dei nostri, stante una Fiorentina bloccata sul pari e un Milan ai limiti dell’imbarazzante per come riesce alla fine a sfangare un pari in casa col Frosinone.

#rigoreperilmilan rimane un solido trend topic anche per questo campionato e, mentre gli indottrinati scrivani rossoneri imprecano contro la sorte per i tre gol presi con soli quattro tiri in porta dei ciociari, da buon antimilanista faccio presente ai cugini che, per segnarne altrettanti, hanno avuto bisogno di due rigori (uno sbagliato, l’altro assai generoso) e di un paperone del portiere avversario.

Poi questi, col solito culo, al 95′ rischiavano addirittura di vincerla, ma la traversa ha avuto un sussulto di dignità e ha stoppato il destro a voragine di Balotelli.

Napoli e Roma imitano la Juve vincendo e scavando un ulteriore fossato alle loro spalle.

E’ COMPLOTTO

Mariolone Sconcerti è, come tanti altri, un pervicace sfruculiatore delle cose di casa nostra, con in più quel tono di apparente distacco e bonario disinteresse che invece a parer mio nasconde un’intolleranza all’Inter, soprattutto alla sua nuova gestione.

Ora, non è un segreto che l’esercizio 2015-2016 dovrebbe chiudersi sostanzialmente avendo rispettato i dettami del FPF (il passivo sarà intorno ai -50, ma considerando le sole spese imputabili al FPF siamo sui -30). Questo in barba a tutti i gufi che, spesso senza sapere di cosa parlavano, vaticinavano un finale a carte bollate per la gagliarda compagine nerazzurra.

E’ sintomatico il fatto che Sconcerti si ostini a dichiarare di “non capire” Thohir, rimproverandogli il fatto di non aver mai accettato un contraddittorio con lui (lesa maestà!) e sottolineando stranìto l’operazione di factoring realizzata con la vendita di futuri incassi da stadio in cambio di liquidità immediata.

E’ un’operazione piuttosto comune, già utilizzata in passato anche da Juve e Roma per non parlar del Milan (vedi le ultime righe di questo interessante articolo sul bilancio appena chiuso dai Meravigliuosi): però no, per Sconcerti è tutto un “attenzione… l’Inter sta vendendo incassi non ancora realizzati…“, come se l’epilogo inevitabile fossero i libri in tribunale.

Ma il nostro fa di più, e dipinge l’Inter come “club tranquillo“, rimpiangendo i bei tempi andati di continua e simpatttica esternazione morattiana.

Da una frase come “Forse Erick Thohir non capisce il modo di vedere le cose che abbiamo qui e questa difficoltà a capire gli italiani sembra filtrare anche nella politica societaria” trasuda tutto il fastidio di non poter disporre dell’Inter come meglio si crede, come a dire “quel cicciobello con gli occhi a mandorla non sa che qui noi siamo abituati a poter scrivere di tutto sull’Inter, e loro zitti, sotto”.

No, caro Sconcerti. La Società è tranquilla, ha un suo piano di cinque anni, ha giustamente caricato di costi lo scorso esercizio non essendo in Europa e non avendo la UEFA a sbirciare il bilancio, e si presenta ora col vestito buono. Che non sarà un lussuosissimmo smoking ma che è un bel blazer blu:con una camiciola bianca fa fine, non impegna e la tua porca figura la porti a casa.

Si arriva poi all’inevitabile falso ideologico quando il nostro aggiunge: “E’ un club molto distaccato e tranquillo specie sui temi che noi vediamo come dei piccoli drammi come la possibile sanzione per il FPF e l’impossibilità ad investire“, paventando gli inesistenti scenari apocalittici cui si è accennato poche righe fa.

Il ragazzo deve poi soffrire di qualche deficit cognitivo, visto che, nonostante tutto quanto appena citato, afferma che l’Inter “non arrivava tra le prime quattro da tempo, ha rivalutato alcuni giocatori e ha gettato le basi per il futuro, cosa che al Milan non accade“.

Eppure, dopo sole 24 ore, ecco il nostro  disseminare le proprie perle di saggezza di fronte a Caressa, Vialli & Co. dicendo che vede il Milan messo meglio dell’Inter, perchè l’Inter ha già venduto ma ciononostante si sta avvitando su se stessa, mentre il Milan ha deciso di girar pagina, si tratta solo di capire chi mette i soldi.

La coerenza e la logica mi paiono simili a quelle di Paul Ashworth di Febbre a 90° quando dice “tanto varrebbe essere sotto di 8 reti“(min. 3.30 di questo video da imparare a memoria con la mano sul cuore “…Jeeesus Paul you need medical help! You got some kinda disease that turns people into miserable bastards!“): sostanzialmente meglio dover ancora cominciare che essere a metà dell’opera.

Inevitabile contorno di cloaca al succitato piattino di sterco fumante i continui richiami di Vialli a “non si può gestire una squadra da 6000 km di distanza” o di Mauro e Caressa all’assenza di “uno zoccolo duro di italiani che insegni agli altri cos’è l’Inter“.

Meno male che, almeno in questo caso, il Mancio li ha rimessi al loro posto rispondendo -un po’ più elegantemente di me- che l’importante è la personalità, e che del passaporto  se ne fotte.

WEST HAM

Altra convincente vittoria per 3-0 in casa del West Brom. Decisiva o quasi sarà l’ultima partita, ancora con quel Man Utd che al momento ci precede di 1 punto. Teoricamente, se gli Hammers vincessero le loro tre partite e il City perdesse con l’Arsenal, il quarto posto sarebbe ancora possibile.

Vediamo se i miei eroi inglesi hanno la stessa solidità petalosa degli amati nerazzurri…

laz int 2015 2016

Ooh! lo vedete il cesso là in fondo? Ecco, andate un po’ accagare!

LA PRIMA DI EDER (E LA TERZA DI PANCHITO)

INTER-UDINESE 3-1

Il titolo, un raffinato cinefilo come me ce l’aveva in canna da Gennaio, ma l’oriundo fino a ieri non aveva dato traccia tangibile di sè.

Il suo gol arriva all’ultimo respiro, dopo che molti dei presenti allo stadio avevano visto la morte in faccia sotto forma di doppia occasione udinese solo pochi secondi prima.

Tornato -con criaturo al seguito- a rimirare la squadra dal vivo, ho impiegato nove minuti di partita a complimentarmi con me stesso per aver mantenuto il fioretto fatto uscendo di casa: “Mi raccomando, il linguaggio…“.

Dalla mia bocca è uscito solo un “…nchia che gol” a commentare da fine tènnico la splendida girata di Thereau, prima di contrappuntare “e i nostri lì a far le belle statuine!”.

Giro gli occhi verso il rampollo di casa e incrocio uno sguardo più sorpreso che deluso, della serie: “ma come, mi avevi detto che vincevamo, che Jovetic segnava di sicuro visto che è un girone esatto che non lo fa, e ci ritroviamo sotto dopo dieci minuti?!“. Il ragazzo è alla sua terza apparizione alla Scala del calcio e vorrebbe legittimamente festeggiare il ritorno con una bella serata.

Per fortuna San Siro conserva un certo fascino, e Pancho ha modo di consolarsi nell’enorme sventolìo di bandiere nerazzurre (cit. Elio alla festa per il 15esimo scudetto), intervallato da qualche buona conclusione dei nostri.

Kondo e Brozo mi paiono tra i migliori, mentre già al quarto d’ora ho esaurito le madonne (sempre nella mia testa, senza turpiloquiare) per Nagatomo, bravo e generoso nel far mulinellare le sue gambette per poi sparare immancabilmente il cross sugli stinchi degli avversari. Discorso simile per Jovetic, irritante nell’insistenza con cui cerca il tocco a effetto manco fossimo 4-0.

Ironia della sorte, sarà proprio lo slavo l’eroe della serata, segnando due gol da “questo lo facevo anch’io” e dovendo accendere a Icardi e Biabiany due ceri così, “delle dimensioni diciamo tipo Rocco Siffredi” per ringraziare dei due palloni con su scritto “spingimi” all’interno dell’area piccola a portiere già sdraiato.

Tutto fa brodo, per carità, facciam mica gli schizzinosi. Mi vien solo da pensare che a ruoli invertiti si sarebbero decantate le lodi da assist man del montenegrino e puntualizzate le doti da opportunista (e nulla più di questo) di Icardi.

Agguantato il pari prima dell’intervallo, i nostri iniziano bene la ripresa nonostante un incomprensibile tacco di Biabiany che, in ottima posizione per tirare, gira l’assit di Maurito a un Brozovic assai più immischiato nel traffico.

Lo stesso croato poco dopo si vede respingere la miglior occasione della serata proprio sotto i nostri occhi, piazzando nell’angolo basso la palla sapientemente difesa e servita da Icardi: Karnedzis (chi era costuis, perdonate la battutaccia) si allunga e smanaccia in angolo.

Intorno alla mezz’ora passiamo in vantaggio nella guisa di cui s’è detto, e da lì i più ingenui pensano che il peggio sia passato.

Il fondato sospetto che così non sia si materializza sotto forma di lavagnetta del quarto uomo su cui campeggia un inevitabile quanto incomprensibile “5”. E proprio all’ultimo di questi cinque minuti di recupero arriva il prevedibile campanile in area, con i nostri a cagarsi dentro e Zapata a poter tirare in porta da zero metri. Per fortuna Handanovic si oppone da par suo, prima di ritrovarsi la palla tra le mani dopo il successivo tiro di Halfredsson, una sorta di rigore in movimento.

Mi ritrovo a gridare “maledetti” in loop fino a tramutarlo in “gaaaall” trenta secondi dopo, allorquando si concretizza il titolo che avevo in mente da tre mesi.

Le piccole soddsfazioni della vita.

LE ALTRE

Devo dare la notizia della Juve campione d’Italia per la quinta volta e non posso esimermi dal farlo. Faccio sommessamente notare che la loro risurrezione coincide con lo strano incontro tra Tavecchio e il radiato Giraudo che tanto (cioè poco) fece discutere negli autunnali pomeriggi di fine Ottobre. Detto questo, complimenti: come sempre accade rubate, ma come spesso accade siete forti.

Il Napoli fa come il marito che si taglia il membro per far dispetto alla moglie e, volendo farci capire che per noi ambire alla Champions è cosa che non s’ha da fare, piglia il sifulotto dalla Roma al 90′, rischiando di compromettere un’ottima stagione con un finale tragicomico. Roma a due punti dal secondo posto e a +7 da noi con tre partite da giocare.

La vittoria bianconera quantomeno allontana di altri tre punti la Fiorentina, lasciando un maggior margine di sicurezza (presto per dire se sufficiente) al nostro quarto posto.

Il Milan di Brocchi rispetta i classici e conferma quindi la fama “fatale” di Verona, perdendo in rimonta con due gol di ex nerazzurri: prima il Pazzo pareggia l’iniziale vantaggio dei Meravigliuosi, poi Siligardi, cresciuto nel nostro settore giovanile, li punisce all’ultimo respiro su punizia a voragine.

Io godo, Sinisa credo di più.

È COMPLOTTO

Sostanzialmente tre cose, di importanza diversa tra loro ma tutte meritevoli di essere segnalate.

La prima è l’arbitraggio di Sabato a San Siro, ennesimo manifesto di quanto poco i nostri siano rispettati da quella pletora nauseabonda che distribuisce fischi sui campi di calcio.

In una serata dal peso specifico tendente a zero, e nella quale non vengono commessi errori clamorosi, il prode Celi riesce a non assegnare nemmeno un minuto di recupero nel primo tempo (col parziale bloccato sul pari) nonostante siano stati segnati due gol e sia stato estratto un giallo.

Di contro, nella ripresa, con i nostri in vantaggio 2-1, troviamo i già citati cinque minuti di extra time, preceduti da due ammonizioni che ho stentato a credere reali pur vedendole dal vivo: quella a Kondogbia nasce da un intervento a mio parere non falloso; detto ciò, il giallo è una conseguenza in un certo senso inevitabile (una vola che fischi fallo non puoi non ammonire); quella a Perisic è invece il chiaro manifesto di chi dice “ho sbagliato e non ti ho dato il corner; me lo fai notare? Nun ce provà! Beccate ‘sto giallo e statti zitto!“.

La seconda voce da esplorare è il discreto casino raccontato intorno ai “cinesi dell’Inter”. In sostanza paiono esserci due gruppi interessati a comprare il 20% del Club: Suning contattato da Thohir, Wanda contattato da Moratti.

Posto che sarà il Governo di Pechino a dire chi può fare cosa, è singolare che la stampa italiana faccia gara a dare notizie diverse tra loro, purché difformi dalla voce ufficiale dell’Inter.

Mentre Thohir continua a dire che la trattativa è solo per una quota di minoranza, che non ha alcuna intenzione di disfarsi del Club e di non sapere perché il suo nome continui ad essere accostato a squadre di Premier League, i nostri giornali ci dicono in varie forme che tutta la manovra è una supercazzola orchestrata da Moratti che sotto sotto non ne può più di Thohir e vuole forse dar retta all’acuto consiglio del presidente Ferrero (“caccia quer filippino“).

Del resto c’è da capirli: dopo un ventennio di dichiarazioni rilasciate con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras, dev’essere dura abituarsi a non poter scrivere il cazzo che si vuole senza timore di ripercussioni. Questo pezzo di Panorama del 2013 racconta meglio di ogni possibile esempio lo stupro mediatico generato dalla simpattìia morattiana. Figuriamoci quindi come si possano trovare oggi gli stessi violentatori ad avere a che fare con un presidente che lavora nel mondo della comuncazione e che quindi conosce l’ABC del come dare e non dare le notizie.

Quale contesto migliore per poter cavalcare i cari e vecchi Luoghi Comuni Maledetti, all’insegna di un “Presidente che non c’è mai e cosa può capirne lui dall’altra parte del mondo”, fino al gustosissimo pippone nazional-popolare della prima partita di Serie A senza nemmeno un italiano in campo.

Non me ne importa niente, sia chiaro, anzi: ripenso a questo soave sonetto e mi scopro quasi felice nel non scorgere cognomi italiani se non di lontana origine:

Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Cambiasso, Zanetti; Pandev, Sneijder, Eto’o; Milito.

Infine, niente più che un divertissement che probabilmente avrete già notato: il campione della rinnovata edizione di Rischiatutto si presenta come esperto di Juventus e vince 132.000 € dando una risposta sbagliata.

Niente, è più forte di loro, non ce la fanno…

Non ci crede neanche lui...

Non ci crede neanche lui…

SHE DRIVES ME CRAZY

GENOA-INTER 1-0

Il titolo è un doveroso tributo al marcatore della serata, che smessi i panni di one hit wonder degli anni ’80 indossa quelli assai più ateletici e pericolosi di terzinaccio in terra ligue.

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Ringraziato il Dio della formattazione per il collage stile prima elementare, chiarisco subito che la mia squadra ha ormai smesso da tempo di “drive me crazy“. Sono al punto per cui non mi stupisco più di niente, ed anzi, chi ha l’insano vezzo di seguirmi sa che sentivo puzza di (figura di) merda fin da settimana scorsa.

Arrivo quasi a rallegrarmi della risurrezione di Totti e del conseguente ennesimo addio ai sogni bagnati di Champions League, perchè questo è quel che ci meritiamo.

I nostri giocano un buon primo tempo soprattutto grazie al genio calcistico inarrivabile di Rodrigo Palacio, 34 anni, il solo che abbia idea di come fare un movimento un pochino pericoloso e non banale.

Per il resto giostriamo come tante altre volte nel recente passato “chè l’Inter da quando non è più in testa alla classifica ha migliorato la manovra e adesso ha una precisa identità tattica“… (commento del rancoroso che scrive: matilevidculo?) Epperò, oltre al solito fenomeno di giornata -leggasi Lamanna, portiere bigino per definizione che sostituisce alla grande Perin- dobbiamo anche plaudere alla cronica incapacità di far gol dei nostri attaccanti.

Per carità, nessuno che ieri si sia mangiato l’impossibile, ma tra i nostri problemi (che son tanti…) ce ne sono due gravi. Uno: tiriamo poco in porta. Due: a parte Icardi, non segniamo mai.

So che il Mancio da fine esteta e  furbo paraculo preferisce porre l’accento sul “Due” (pochi gol segnati in rapporto alla mole creata), chè questo vuol dire assolvere la manovra, il giUoco e le geometrie del cazzimperio, ma la verità non si limita a questo. Oltre agli imbattibili record di palle perse (siamo sulle 50 a partita) e le rimesse laterali regalate agli avversari (che è un corposo di cui di quella cinquantina), siamo difficilmente peggiorabili anche nel numero di tiri verso la porta avversaria. Prova ne è che il buon primo tempo dei nostri, fatto di tre vere occasioni da gol, mica venti, viene narrato come l’assedio di Fort Apache dei tempi che furono.

Il nostro genio non si ferma qui, visto che per rimediare all’assenza di Kondogbia viene riproposto il doppio mediamo Medel-Melo, lasciando di contro Brozovic in fascia come col Napoli. I due cagnacci fanno il loro, ma la palla fa una fatica boia ad arrivare davanti: troppo difficile arretrare il croato per uno dei due e inserire uno dei millemila attaccanti/trequartisti/punte esterne? Eh? Eh? Sì, evidentemente troppo difficile, o forse troppo facile, chè il nostro vuol sempre stupire.

E stupisce risollevando dalla cantina Telles, ennesimo discreto terzino che non fa nè meglio nè peggio dei suoi colleghi di reparto, ma che nella circostanza tiene il succitato De Maio in gioco in occasione del gol, non riuscendo nel contempo a contrastarlo al tiro.

In questa stagione abbiamo perso punti e partite in maniera molto democratica, potendo ringraziare di volta in volta Nagatomo, D’Ambrosio, Santon e ora il brasiliano: pare perfin banale sottolineare l’esigenza di un significativo miglioramento sulle fasce nella prossima stagione.

Lungi da me pensare che si sia perso per colpa sua: fosse quello il problema, basterebbe non farlo più giocare e avremmo risolto i nostri problemi.

L’amara verità è che il terzo posto non lo meritiamo nè l’avremmo meritato. Semplicemente non siamo forti e costanti così come richiesto da un gruppo di calciatori che aspiri a giocare la Champions.

La giocherà la Roma? Complimenti a loro, e a noi per aver indirettamente contribuito all’happy ending della simpatica querella  Totti-Spalletti.

LE ALTRE

Sì perchè la beffa di tutto il troiaio di Marassi è che fino a 3 minuti dalla fine perdeva anche la Roma, lasciandoci pieni di rimpianti ma sostanzialmente in pari con l’ipotetica tabellina di marcia (oggi vinciamo sia noi che loro e poi vediamo con Roma-Napoli cosa succede).

Tutti d’accordo? Più o meno. Tutti tranne Totti: ‘sto maledetto entra e in due giri d’orologio ribalta la partita, scrivendo verosimilmente la miglior pagina di addio di una carriera senza pari. Continuo a ritenere che nella poesia di un’intera vita calcistica nella Roma trovi spazio anche un po’ di scelta comoda e di voler essere il Re di casa anzichè un campione tra i campioni. But who gives a fuck anyway…

La Roma vince, ci rimette a 7 punti da loro e ciao core. Va ancora bene che la Viola becchi a Udine, rimanendo dietro di due punti in attesa di ulteriori sviluppi dal nostro neurodeliri.

La Juve che asfalta la Lazio ormai non fa più notizia, mentre incredibilmente il Milan di Brocchi (in tutti i sensi) ha evidentemente già esaurito il fluido magino di bel giUoco e di botta di culo, rimediando uno scialbo 0-0 in casa con quel Carpi che già ci aveva fatto invocare tutti i Santi del Paradiso qualche mese fa.

Chissà se anche ieri il buon Sinisa avrà mandato un sms di complimenti al Mister cocco del Presidente.

Faccio solo notare che Kevin Lasagna, vincitore per acclamazione del premio annuale Club Gautieri, nel finale ha avuto la palla buona solo al limite dell’area ed ha preferito rientrare sul sinistro andando a scontrarsi contro tre rossoneri in rimonta.

Che la dissenteria possa essergli fedele compagna nelle prossime notti…

E’ COMPLOTTO

Poco da dire, in effetti non c’è molto da ricamare su una squadra che fa di tutto per palesare i suoi limiti.

Solo una chicca per i paranoici come me: Icardi ha fatto 15 gol in Campionato, ma la Gazza in prima pagina mercoledì ci dice che sono 14:

Icardi 14 gol

Sempre consolatorio poi il pezzo sull’amicizia nella squadra dell’ammmore…

WEST HAM

I martelli tornano alla vittoria battendo 3-1 il Watford e consolidando il posto Europa League (per il momento…).

gen int 2015 2016

Like no one else (uh, uh)

SIAMO VOLGARI COME LA GRAMIGNA (cit.)

ROMA-INTER 1-1

Seguo la partita con una visione che definirei marottiana, e cioè con un occhio ai commensali e un altro al piccolo iPad strategicamente piazzato sulla panchetta di fianco alla cadrega: il giudizio tènnico pertanto non può che essere approssimativo.

Ho visto una buona Inter che con un pizzico di buona sorte e concentrazione in più nei minuti finali avrebbe potuto portare a casa i 3 punti. Non meritatissimi, vero, ma nemmeno rubati.

Invece Nainggolan sfrutta l’assist involontario di Dzeko e incenerisce il povero Handanovic che, al solito, aveva sbrogliato un paio di troiai sulla linea di porta, salvo evitare accuratamente di uscire in quella decina di occasioni in cui l’urlaccio “mia!!!” sarebbe stato più che opportuno.

Svelato il segreto di Pulcinella dell’assenza di Icardi (davvero non capisco a cosa serva alimentare speranze palesemente infondate: i giornalisti lo fanno per vendere i giornali, ma noi?), ecco la novità del forfait di Kondogbia, che sostanzialmente obbliga il Mancio a un 4-2-3-1 con i soli Medel e Brozo in mediana a sorreggere Biabiany-Ljajic-Perisic alle spalle di Eder.

Dietro D’Ambrosio e Nagatomo da quel che vedo replicano la buona prestazione dell’andata, così come Miranda e Murillo paiono essere tornati quelli pre-natalizi per la gioia di grandi e piccini.

I nostri partono timidi, con la Roma a creare con i due faraoni (ElSha e Salah) e i nostri sostanzialmente inoperosi nei primi 20 minuti. Meglio la seconda parte del primo tempo, con un paio di incursioni di Perisic (anche a Roma il migliore e non solo per il gol) e un tiro di Brozo che sembrava proprio quello giusto, se non fosse per l’immaginaria (forse…) buccia di banana su cui l’amato Ajeje scivola al momento di calciare.

Si va al riposo fermi sullo 0-0 e alla ripresa del giuoco sono i nostri a passare: Medel raccoglie un pallone sparacchiato in avanti dalla Roma e serve Brozovic. Puntuale l’imbeccata sul connazionale Perisic che scatta sulla sinistra, diagonalone preciso sul secondo palo come nemmeno io al calcetto dei campioni.

1-0 e commensali che assistono attoniti al padrone di casa che si dimena come un tarantolato prima di scappare in sala e condividere la gioia col rampollo di casa.

Ritrovato l’aplomb britannico, e riguadagnata la tavola con uno “scusate” sbiascicato a mezza voce e seguito da colpetto di tosse imbarazzato, vedo la partita proseguire secondo i prevedibili binari del “noi dietro loro avanti“: il nostro portiere come detto fa le uova e Dzeko, pur rendendosi pericoloso, si mangia un gol da paura. E che il bosniaco sia in serata-no per quel che riguarda i tiri in porta lo dimostra anche all’84’, allorquando cicca la conclusione in area di rigore, che si tramuta però in assist involontario per il succitato Ninja che agguanta il pari, casuale ma meritato.

Ovviamente a quel punto temo seriamente di perderla e quindi accolgo con sollievo il fischio finale. Non cambia molto per noi, anzi…

Passa un’altra giornata e non recuperiamo punti sui lupacchiotti, consolandoci solo col vantaggio negli scontri diretti, che verrebbe buono in caso di arrivo a pari punti.

LE ALTRE

Le prime due vincono, scavando altri due punti di solco dal resto della Serie A e confermando di avere in squadra i due migliori giocatori del campionato (Buffon, per le parate e per la leadership – chè alla fine li odio ma quel discorsetto post-Sassuolo ha avuto effetto perchè l’ha fatto lui e non altri- Higuain per i gol – e scusate se 29 and counting son pochi!).

Da lì in giù è giornata di pareggi, con Roma e Milano a dividersi il magro bottino in parti uguali e Sassuolo e Fiorentina a fare altrettanto.

Dietro l’Hellas è virtualmente la prima retrocessa, avendo perso in casa col Carpi quello scontro diretto che avrebbe dovuto vincere per poter pensare ad una clamorosa rimonta.

E’ COMPLOTTO

Dopo un decennio da Calciopoli, ieri abbiamo avuto la empirica dimostrazione che non è cambiato niente, con o senza Moggi.

Il fatto che la Juve abbia vinto 4-1, il fatto che l’arbitro fosse il-migliore-al-mondo-Rizzoli non cambia niente, anzi, fa capire che certe cose semplicemente rimangono come l’erba gramigna.

Parere personale di tifoso incallito (ma che c’ha ragione!): questi bisognava radiarli nel 2006. Carraro ha dato il colpo di spugna e piano piano son tornati.

Il contrasto tra le puntuali mazzate prese in Europa e la solita prona sottomissioni in Italia dà ancor più evidenza all’anomalia italiana.

Un “normale” arbitro europeo può anche sbagliare, ma non tollera determinati atteggiamenti minacciosi da parte di Bonucci & Co.

Di contro, il nostro miglior arbitro (unanimemente riconosciuto come tale), aiutato dalla coppia di guardalinee che vedremo ai prossimi Europei, riesce a:

  1. non dare il secondo giallo ad Alex Sandro in occasione di un rigore solare e evidentemente non ignorabile;
  2. annullare il gol del 2-2 segnato da Maxi Lopez in linea con Cuadrado (“nel dubbio lasciate gioc… ah no, se è la Juve no!“);
  3. non dare il secondo giallo a Bonucci autore di tre falli tattici a centrocampo per fermare le ripartenze granata, dopo che lo stesso simpaticissssimo difensore aveva minacciosamente appoggiato la propria testa a quella del succitato Rizzoli.

Un’immagine vale più di mille parole:

arbitri juve italia europa

Chè poi, Rizzoli è anche lo storico amico di Totti, già splendido arbitro della finale di Coppa Italia 2010, però “è il migliore del mondo“…

Chiamatela sudditanza psicologica, chiamatela protervia dei potenti, chiamatela come cazzo vi pare, fatto sta che la stessa dirigenza che in settimana è caduta dalle nuvole provando sulla propria pelle cosa voglia dire subire torti arbitrali (for once…) e strillando ai quattro venti della necessità della moviola in campo è la stessa che da anni ci vomita la litanìa dei torti e favori che a fine stagione si compensano e dell’errore arbitrale come elemento del gioco, così come la papera del portiere o il gol sbagliato a porta vuota.

E comunque, ammonisce la salomonica Gazzetta odierna, è stata una brutta giornata del nostro miglior arbitro. Detto questo, “sono inutili, fuori luogo e pericolose eventuali dietrologie“.

Certo certo, bassiamo i toni disse il sommo…

Di sicuro c’è che nemmeno noi possiamo mai star tranquilli, nemmeno dopo una striscia di prestazioni più che discrete.

Anzi, negli ultimi giorni, forse proprio per la recente serie di prestazioni -e risultati- convincenti, abbiamo letto di dozzine di Club interessate ai nostri giocatori, quasi che il vero obiettivo dell’Inter sia non già l’arrivare terza (o quarta?) in classifica, ma trattenere nell’ordine: Handanovic, Murillo, Miranda, Brozovic, Perisic, Icardi.

Mecojoni…

Ovviamente, nessuno che dica nulla sulla più che probabile assenza dei nostri cugini dalla prossima Champions, ma forse perchè lì, in effetti, di giocatori che possano avere mercato, ce n’è ben pochi.

Rimanendo sulla sponda sbagliata del Naviglio, e tanto per sparare sulla Croce Rossa, faccio presente che nel posticipo con la Lazio Balotelli è stato fischiato al suo ingresso in campo, con Sky ad accorgersene 5 minuti dopo, intenti com’erano a sottolineare gli applausi per l’uscente Luiz Adriano.

Era dai tempi di Dell’Anno (A.D. 1993) che non sentivo San Siro fischiare un giocatore al proprio ingresso dalla panchina.

Interessante anche il caso-Ménez, apparentemente non molto voglioso di entrare in campo a 15′ dalla fine e convinto “con le buone” dal secondo di Sinisa: sono pur sempre la squadra dell’amore.

WEST HAM

Andiamo molto vicino alla vittoria a Stamford Bridge, passando due volte in vantaggio (1-0 di Lanzini e 2-1 di Carroll) e venendo raggiunti in entrambi i casi da Fàbregas (splendida punizia nel recupero del primo tempo e rigore stile Boniek all’Heysel nella ripresa).

Ad ogni modo, rimaniamo quinti tra i due Manchester, e vediamo cosa succede…

rom int 2015 2016

Stavolta l’hanno addirittura lasciato solo a festeggiare… ci vorrebbero più italiani!

SCARRAFONE STATE OF MIND

INTER-BOLOGNA 2-1

88 minuti a tuonella, e 2 + recupero a cagarsi dentro.

Ma checcevoifà, son fatti così e come sappiamo pure l’Inter è bella a mamma soja.

Il fischio finale arriva mentre li maledico ancora, con consorte che butta l’occhio allo schermo e dice “ma perchè? avete vinto…“.

Ora, a parte quella seconda persona plurale che fa male più di una pugnalata al cuore (ai tempi di José sarebbe stato un “abbiamo vinto” e come ben sa la suddetta mugliera queste cose i ragazzi le sentono e infatti in campo si vede…), questo è quel che direbbe -appunto- uno spettatore distaccato e poco avvezzo alla psicolabilità della squadra che ho la ventura di tifare.

Riavvolgendo il nastro: partiamo con un 4-2-3-1 che vede fuori Kondogbia e dentro il trio Eder-Ljajic e Perisic dietro a Maurito, quantomeno per i primi 10 minuti. Tempo che il ginocchio dell’argentino faccia cric (per fortuna non crac) e dentro il francese, come vedremo croce e delizia della serata.

I nostri giocano bene per tutto il primo tempo, lasciando un pericoloso contropiede ancora a attacchi invariati (poco dopo Icardi esce anche Destro azzoppato) ma poco altro. Si chiude 0-0 ma la sensazione è la stessa delle ultime uscite dei nostri: credibili e logici, anche se ancora in parità.

La ripresa parte invero pianino, con i rossoblù decisamente più in palla e i nostri sul punto di non crederci più, quand’ecco che l’ennesimo corner guadagnato da Perisic –player of the month by far, IMHO – introduce la torre di D’Ambrosio e il tap-in vincente del sosia di Beavis & Butthead, guardare per credere:

perisic butthead

Altro giro altro regalo pochi minuti dopo: è sempre lui a guadagnare il calcio d’angolo, e stavolta è Miranda a far da torre al ceruleo terzino napoletano che di giustezza gira al volo di destro.

Partita in ghiaccio? Sembrerebbe addirittura di sì, anche se vedo i sorci verdi all’ingresso di Zuniga (4 gol in Serie A, uno contro di noi ovviamente) e ancor di più a quello di Franchino Brienza (1 gol ai tempi della Reggina, ma leggermente più simpatico per aver segnato un altro gol tanto bello quanto gradito).

L’italiano se ne starebbe anche tranquillo per gli affari suoi, se il buon Kondogbia non avesse il lampo di genio di fare un retropassaggio ciabattato a JJ, per una volta incolpevole nel non controllare la palla e avviare il patatrac: il destro del succitato ex Reggina incoccia Murillo per il 2-1 che dà il via ai 5 minuti più lunghi della serata.

Tutta la sapienza tattica mostrata nel quarto d’ora precedente evapora come neve nel deserto, con i nostri incapaci di tener palla e concentrati solo nel perdere tempo. E chi meglio di un diffidato per andare a rompere i coglioni agli avversari impedendo la solerte ripresa del gioco? A Palacio va bene la prima volta (il mio urlaccio “vai via che sei diffidato” evidentemente dalla Val Seriana non è arrivato a Milano Ovest), non alla seconda: giallo e niente Roma-Inter.

Accozzaglia di craniolesi strikes again!

Ecco quindi come dissipare in 5 minuti la tranquillità accumulata nell’ora e mezza precedente, che addirittura mi aveva fatto guardare con fiducia alla trasferta di Sabato all’Olimpico. Non tanto perchè pensassi a tre punti facili contro la Roma, quanto perchè la più che probabile assenza di Icardi mi pareva tranquillamente gestibile proprio con il Trenza, che di contro la guarderà da casa.

Per il resto, e a parte la non trascurabile topica nel finale, Kondo ha confermato i timidi passi avanti mostrati nelle ultime gare, e nel contempo Brozovic corre come un dannato, riabilitando non poco la sua immagine di giocatore indolente.

Alquanto cervellotica la scelta di lasciar fuori Murillo, adducendo problemi fisici, per poi farlo entrare a 5 minuti dalla fine, giusto in tempo per l’ennesima deviazione che una volta si sarebbe chiamata autogol. Al colombiano va bene che le regole siano cambiate, altrimenti il record di Ferri (in coabitazione con Franchigia Baresi, ma al solito questo non lo ricorda nessuno)  avrebbe iniziato a vacillare!

Molto bene Nagatomo (lui col casino organizzato ci va a nozze) e Miranda (tanto bravo quanto brutto “ma perchè lo inquadrano che è orrendo?”, cit. del settenne), mentre D’Ambrosio ribalta un primo tempo da tipico brusìo primoanelloarancio con le due azioni da gol testè descritte e un salvataggio nella propria area poco dopo.

Pochi calcoli da fare: come dice Phil Jackson nel bel libro che sto finendo, bisogna continuare a tagliare la legna e portare l’acqua.

Più di quello non possiamo fare; sappiamo che molto, ma non tutto, dipende da noi.

LE ALTRE

La Fiorentina perde due punti in casa col Verona (a noi giustamente è toccato un fuoco incrociato per aver pareggiato un mese fa in trasferta, loro ovviamente no perchè ci hanno il giUoco…) e viene raggiunta a quota 54 dai nostri, pur rimanendo in vantaggio visti gli scontri diretti a favore.

Juve, Napoli e Roma continuano a vincere pur senza incantare (gol di Florenzi a parte).

Il Milan è fermato da un pari col Chievo che ne fiacca ulteriormente le speranze di rimonta europea: la frase attribuita a Mihajlovic (“con questa squadra difficile far di meglio“) forse non è stata pronunciata, ma è senz’altro corretta.

E’ COMPLOTTO

Parto proprio da qui, perchè ai più attenti non sarà sfuggita la fonte del link alla frase di Sinisa: eh già, è proprio Sport Mediaset. Ora, io riuscirei a trovare sospetto il modo in cui il mio barista mi saluta alla mattina, figuriamoci se non ho una spiegazione dietrologica a questo!

E’ in atto, a mio parere, un tentativo di delegittimazione dell’allenatore, mai troppo gradito a Silvio. Non si spiega altrimenti il perchè la notizia sia riportata solo da quella fonte (con gli altri che si limitano a riprenderla). Forse i cugini, scadendo a fine stagione il contratto di Superpippo (e quello di Clarence già “spesato” nel bilancio precedente) si sentono più leggeri e vogliono arrivare allo strappo, disposti al limite anche a esonerarlo ergo a pagargli lo stipendio.

Tanto il suo posto verrebbe preso da “uno di famiglia”, quel tabbozzo di Brocchi-che-tanto-bene-sta-facendo-con-la-Primavera, e tra parenti -si sa- i soldi sono l’ultimo dei problemi…

Interessante poi come le uscite di Abbiati e Abate vengano non solo lodate dalla stampa, ma addirittura si ipotizzi un piano concordato tra i due (Gazza cartacea di oggi), una strategia comunicativa lodata da più parti ( della serie “ecco i leader dello spogliatoio che scuotono il resto del gruppo dando l’esempio“), che evidentemente non vale quando a farlo è Ausilio, che anzi turba il clima dello spogliatoio e lava in pubblico i panni sporchi.

Passando a latitidini a noi più care, bella l’intervista allo stesso Ausilio, ancorchè fatta da Libero: tante precisazioni e qualche smentita, puntuale, motivata, ad alcune cacate che impestano l’etere e vanno sempre a segno, nonostante siano false.

Ma, hey, è l’Inter bellezza!

WEST HAM

I nostri sfiorano il colpaccio a Old Trafford nei quarti di FA Cup: magistrale punizione di (We’ve got) Payet a metà ripresa e Man Utd che pareggia negli ultimi 10 minuti grazie a una carica sul portiere più che sospetta.

Ad ogni modo, 1-1 e replay ad Upton Park che darà diritto alla semifinale a Wembley.

Come on you fuckin’ Irons!

int bol 2015 2016

Il solito gruppo spaccato: due festeggiano, gli altri se ne vanno…

BENJI C’E’. HOLLY QUANDO ARRIVA?

ATALANTA-INTER 1-1

Chissà, forse era per toglierci subito dalla bocca quel sapore dolceamaro della sconfitta casalinga col Sassuolo condita però da una prestazione convincente.

Forse era per farci aprire gli occhi sul nostro stato attuale, sia fisico che tecnico.

O magari era per mostrare a tutti quanti il nostro genio strategico nel far partire titolare un giocatore che (sarà la volta buona?) pare avere il biglietto aereo in mano.

Fatto sta che, tocca dirlo, questo 1-1 è purtroppo un punto guadagnato per quanto visto. I bergamaschi, reduci da 4 sconfitte consecutive, risorgono contro i nostri, teoricamente agguerritissimi ma in realtà tremebondi.

Già ci va di culo che il Papu Gomez non la metta (anche se ci farà vedere i sorci verdi per tutta la partita); già dobbiamo ringraziare il fato per non aver assistito al Primo Gol in Serie A di Monachello, cresciuto nelle nostre giovanili, oppure per non aver dovuto sorbirci l’esultanza del “talento di ritorno” Diamanti.

Il Club Gautieri insomma distribuisce altre member cards (Dramé pareva Roberto Carlos, diobono), ma rimaniamo a galla grazie soprattutto a un paio di parate incommensurabili di Handanovic.

Tutti giustamente si soffermano sulla parata “illegale” su Cigarini, ma anche quella su colpo di testa ravvicinato ha dell’incredibile: sembra quasi partire in ritardo e invece, in una frazione di secondo, ecco spuntare la manona a deviare in corner.

Fossi stato in lui, dopo il miracolo alla Benji Price mi sarei girato e sarei uscito dal campo borbottando:

“Io sono a posto per tre mesi, ci vediamo dopo Pasqua, arrangiatevi”.

La difesa si regge indubitabilmente su di lui, come tutte le statistiche ci fanno vedere; Miranda nelle ultime giornate sta assumendo sempre più il ruolo di balia di Murillo, molto impreciso anche in quest’ultima uscita, aldilà della sfortunata deviazione in gol.

Gira che ti rigira, il problema principale dei nostri è sempre quello: il cervello. Si può sopperire a tanti difetti (tecnici, fisici, di personalità…) se si hanno sinapsi ben funzionanti, che ti suggeriscono la scelta giusta da fare. Poi guardi ed hai -appunto- Murillo e Guarin che fanno a gara a perdere palloni, e pensi: la vincium pù la guèra…

Chi mi conosce sa cosa penso di Guarin, e quindi non lo ripeterò. Mi chiedo però quale sia la ragione per farlo giocare, dal momento che il ragazzo non va “messo in vetrina” per solleticare gli appetiti di qualche eventuale compratore. Qui il fesso che ci casca l’abbiamo già trovato, ed è disposto a riempre di soldi tanto l’Inter quanto il giocatore. A che pro sottoporci a questo ennesimo esempio di ignoranza calcistica, oltretutto col rischio di un infortunio che avrebbe vanificato la trattativa?

A questo punto vien solo da sperare che non abbiano visto la partita, altrimenti il rischio che cambino idea è più che fondato…

Faccio un minimo di cronaca: loro come detto scendono sulle nostre fasce come e quando vogliono, e da lì mettono in mezzo palloni velenosi: su uno di questi Murillo prova la scivolata a spazzare in corner, ma la boccia finisce alle spalle di Handanovic.

Vero che alle spalle di Murillo c’è Gomez in fuorigioco kilometrico ma, a voler essere onesti, il nostro difensore non lo vede proprio: difficile sostenere che sia intervenuto sul pallone proprio per evitare il facile tap-in dell’atalantino… Rizzoli infatti non ci pensa nemmeno (figuriamoci) e siamo sotto 1-0.

Per quello ci dice anche culo, perchè nell’unica occasione costruita con un minimo di logica Jovetic scambia bene con Icardi, che si allarga sulla destra e mette in mezzo: Ljajic non ci arriverebbe mai, essendo preceduto da due difensori e dal portiere, ma tal Toloi entra di prepotenza e pareggia gli autogol.

Da sottolineare in tutto ciò la sola cosa buona fatta da Jojo nella giornata, cioè correre da Icardi ad abbracciarlo, tanto per ricacciare in bocca a tanti le presunte antipatie tra i due.

Ma nessuno l’ha fatto notare, e l’ho visto solo io che sono malato…

Sia come sia, il colpo di culo non ci desta, anzi ci fa vivacchiare sulla sensazione di pericolo scampato.

Nel corso del match, contrappuntato come detto dalle paratissime del nostro numero 1 (non dimentico quella su Monachello dopo esemplare assist di Cigarini a fine primo tempo), il Mancio comincia a buttar dentro attaccanti di varia forma, finendo con Perisic e Biabiany sulle fasce, Icardi e Jovetic (poi Palacio) davanti e Ljajic rifinitore. La paura è che finisca come nelle altre occasioni in cui abbiamo affastellato punte e mezze punte in attesa della prosaica botta di culo.

Stavolta invece non succede nulla, il che non è esattamente una bella notizia.

MASTER OF 5-5-5

E’ vero che, almeno, non ce l’hanno picchiata inder posto, ma avere in campo 5 attaccanti per 20 minuti o più e produrre la miseria di due cross sbagliati e un tiro in curva è preoccupante.

La mia analisi, oltrechè sui già menzionati neuroni, si concentra sulla nostra metacampo.

In quanto reparto povero di fosforo così come di piedi buoni, dovrebbe teoricamente sopperire con furia agonistica, forza fisica e pressing spietato in dosi industriali.

Macchè.

Siccome gli assenti hanno sempre ragione, mi viene quasi (ho detto quasi) da rimpiangere Felipe Melo e la sua ignoranza, che quantomeno però crea difficoltà al palleggio avversario.

Qui invece si è sparsa la voce, e non era nemmeno ‘sto gran segreto: l’Inter a centrocampo è scarsa, se li pressi non ci capiscono un cazzo; se giochi di prima non ti prendono mai.

Detto fatto: ha cominciato la Lazio, hanno proseguito Empoli e Sassuolo, ha concluso (per ora) l’Atalanta.

Ora, posto che nessuno obbliga a giocare con tre registi come la Fiorentina, devi però avere un piano alternativo. E qui casca l’asino. La mia impressione è che il giochino abbia retto egregiamente finchè la gamba sosteneva i nostri medianacci. Ora invece li vedo parecchio scarichi e, non potendo contare sulla tecnica individuale nè sulla sagacia tattica, emergono tutte le falle di un reparto di muscolari (eufemismo rispetto alla più prosaica definizione di grand-gross-e-ciula).

Sentire il Mancio dire che dovrà metterli tutti a fare un po’ di muretto per migliorare le tecnica individuale è un’affermazione tanto condivisibile quanto preoccupante, visto che staremmo parlando di gente che gioca in Serie A.

Il giorno in cui Guarin farà ciaociao con la manina sarà sempre troppo tardi, ma anche lì: cedere lui per prendere Soriano vuol dire migliorare in modo solo incrementale. Vuol dire cioè prendere uno che fa -meglio- la stessa cosa: corre, si inserisce, segna. Copre poco, imposta nulla.

Ecco, io sarò prevedibile e poco fantasioso, ma farei una scala di priorità. Di gente che corre e ramazza ne abbiamo. Non abbiamo uno che pensa e distribuisce palloni. Quindi, anzichè Soriano -che è bravo e mi piace, su questo non discuto (cit.)- busserei più modestamente all’Atalanta per Cigarini, o volendo pensare in grande alla Lazio per Biglia.

Quindi prenderemo Soriano.

O, ancor meglio, traccheggeremo fino al 30 Gennaio per poi dire “siamo a posto così”.

LE ALTRE

La Juve inaugura il nuovo stadio Friuli segnando quattro gol in mezz’ora, senza però che le amnesie udinesi destino sospetti come altre volte. Prevedibile e anche banale dire che i cattivi son tornati. Il Napoli regge, regolando il Sassuolo che pure aveva iniziato bene, tornando ad avere un Consigli in versione “normale” e non campionissimo.

Inevitabbbile…

La Roma invece non va oltre il pari in casa col Verona nonostante quel cambio di panchina che di solito dà una immediata scossa nervosa.

Il Milan batte meritatamente una Fiorentina che fa capire a tutti (o quasi) i talebani del Bel GiUoco quanto sia pericoloso non avere alternative al proprio modo di stare in campo.

E’ COMPLOTTO

Sono rancoroso e con memoria elefantiaca -quantomeno sul calcio, chè sul resto non ricordo cos’ho mangiato ieri sera…-. Faccio quindi sommessamente notare che l’Inter, nelle prime 20 giornate, è stata in testa (da sola o in compagnia) per ben 13 turni: più, molto più di tutti gli altri.

Detto che siamo una mandria di dementi e che dobbiamo migliorare in tutti i reparti, è giusto quel che Mancini faceva notare nella conferenza pre-Atalanta: se una squadra sta in testa per tutto quel tempo non è più un caso: siamo lì e ce la giochiamo.

Lo dico perchè chiaramente siamo già al de profundis dei nerazzurri, con i media a fare a cazzotti per salire sul carro di “Napoli e Juve che hanno evidentemente una marcia in più“, fedifraghi come il peggior bagnino riminese nel buttare nel dimenticatoio la tanto celebrata Fiorentina, presa ad esempio fino a poche ore fa e ora sbolognata con un “eh ma giocano sempre nella stessa maniera, non hanno un piano B, che delusione“.

Sintomatico poi che la bella e meritata vittoria rossonera con i Viola faccia indurire gli apparati riproduttivi di serve evidentemente in crisi di astinenza, quando arrivano a chiedere a Mihajlovic se il Milan possa lottare con l’Inter per il terzo posto.

Addirittura in anticipo la Gazza, sempre solerte nell’accomunare le vicende delle milanesi allorquando una va benino (noi) e l’altra maluccio (loro).

Ecco il titolo di mercoledì sui dolori delle milanesi, felicemente appaiate dalla Rosea nonostante la decina di punti di distacco in classifica e la media spettatori agli antipodi:

gazza 13 genn 2016

Il titolone ad abbaiare le peggio cagate; poi nell’articolo, la precisazione: “L’Inter tutto sommato si difende, va bene in classifica e al botteghino. Il Milan no.” Quindi è un pezzo basato sul niente, però intanto facciamolo…

 

WEST HAM

Brutta sconfitta in trasferta a Newcastle: la striscia di risultati utili consecutivi si ferma a 8 (record di Premier eguagliato). Ce ne faremo una ragione.

 

ata int 2015 2016

“Ogni pallone…Benji lo segue…con attenzione”

TIMES LIKE THESE

EMPOLI-INTER 0-1

Torniamo alla graditissima efficienza degna del miglior processo toyotista, capitalizzando la sola vera occasione da gol creata in 90′.

Icardi si scrolla di dosso gli ultimi rimasugli di “crisi” infilando il quinto sifulotto in altrettante partite. Ljajic e Perisic alternano ottimi spunti a pause che contribuiscono a mantenere vivo lo stereotipo dello slavo talentuoso ma scostante e indolente. In mezzo Medel fa il suo, così come Brozovic, mentre Kondogbia palesa quel che ad oggi continua ad essere il suo peggiore difetto: la mancanza di carattere. Il francese perde palle facili in costruzione, e pare nascondersi per troppi attmi del match invece che chiedere il pallone, anche a costo di fare pasticci stile Guarin.

Dopo più di qualche mese, il giudizio mi pare fondato e, ahimè, il difetto di quelli difficili da estirpare, chè di solito il carisma o ce l’hai o è difficile fartelo venire.

Chi vivrà vedrà. Per il momento, la testa della classifica mi pare una cadrega sufficientemente comoda per poterci riflettere.

Tornando alla partita, posso ammettere senza nessun tipo di problema che l’Empoli non meritava la sconfitta, e perfino che l’arbitro ci ha aiutato eccome in occasione del contatto Murillo-Pucciarelli. Non dimentico però che il succitato attaccante toscano, insieme al maledettissimo Maccarone e il nanerottolo Mario Rui, ha passato 90′ a fare la biscia impazzita collezionando punizioni e causando ammonizioni dei nostri in serie. Motivo per cui non tengo conto  della -pericolosissima- trattenuta di Miranda ai danni ancora di Pucciarelli, essendo questa avvenuta sugli sviluppi di una punizione furbescamente sgraffignata da Maccarone.

I nostri, come già accennato, si vedono per un quarto d’ora a cavallo dei due tempi. Il gol nel recupero del primo tempo è una manna per noi e una mazzata per loro e l’inizio della ripresa pare  confermare questo mood.

Il mood è però una illusion, visto che i nostri si spengono dopo una bellissima e velocissima azione putroppo non finalizzata a dovere da Perisic e -poco dopo- con un destro a giro di Brozovic nemmeno lontano parente dei due gol gemelli delle ultime settimane.

Da lì in poi l’Empoli galleggia nella nostra trequarti, senza nemmeno creare chissà cosa, con l’eccezione del già ricordato rigore reclamato dai toscani.

Gli ultimi minuti ci danno ulteriore e non richiesta conferma del fatto che è assai meglio avere in campo giocatori fuori forma o addirittura timorosi (vedi Kondogbia) quando chi li deve sostituire per tener botta e gestire il cronometro cerca la porta da 50 metri senza nemmeno essere Recoba (vero Guarin?). Stesso discorso per Juan Jesus, che entra negli ultimi minuti per rafforzare una retroguardia stranamente deficitaria in Murillo e che di contro dispensa  palle perse e minchiate in serie manco fosse un revival della scorsa stagione.

Morale: un altro -cazzo di- 1a0 che in tempi come questi (in times like these, omaggio del titolo agli amatissimi Foo Fighters) va benissimo.

In attesa di un centrocampo migliore, soprattutto a livello neuronale, e sperando che la buona stella di Icardi continui a brillare come nell’ultimo mese.

LE ALTRE

I nostri rivali attualmente più pericolosi vincono tutti: la Juve non ha problemi contro la peggior squadra del momento (non me ne vorrà il Verona di Clouseau Del Neri), mentre Viola e Napoli devono faticare un poco di più per regolare Palermo e Toro.

La Roma non riesce a battere il Chievo a Verona, continuando l’andamento lento già ballato più volte in questo girone d’andata, in una partita che ha l’immenso merito di farci capire quanto utile possa essere la tecnologia applicata al calcio. Nella fattispecie, la punizione di Pepe non sembrava gol nemmeno a lui, eppure, tempo 10 secondi, la cosa è chiara e pacifica per tutti, romanisti compresi. In culo alla favola dell’errore dell’arbitro che va accettato e alla fine fa parte dello spettacolo perchè sbaglia come sbagliano i giocatori.

Il Milan non gioca nemmeno peggio di altre volte, ma ha il torto irreparabile di non capitalizzare le tre-quattro palle gol che gli capitano.

Il Bologna del dignitosissimo e orgogliosissimo Donadoni non ha il senso dell’umorismo e a 10 minuti dalla fine piazza il colpaccio con Giaccherini.

Fin troppo prevedibile il flop casalingo della Lazio col Carpi, con gli aquilotti a tornare nella loro mediocrità dopo l’inevitabile colpo contro i nostri resuscita-morti.                                                           Spazio per parolaccia a piacere.

E’ COMPLOTTO

Facile ma inevitabile porre l’accento sull’acredine mostrata da tutti o quasi i commentatori all’Inter, che continua imperterrita a bivaccare (testuale) in testa alla classifica. Posto che sia legittimo preferire una delle altre tre pretendenti al titolo rispetto ai nostri, compito di un cronista o commentatore sportivo che parli senza preconcetti dovrebbe essere quello di sottolineare pregi e difetti di tutte le squadre coinvolte e non di identificare ogni avversaria dei nerazzurri quale squadra “con il gioco migliore del Campionato” (ultima in ordine di apparizione: l’Empoli, ma da domani sarà già il Sassuolo).

Come funziona invece ormai lo sappiamo: quando i nostri steccano parte il pandemonio, come visto nel dopo-Lazio. Quando invece si vince, è comunque un successo immeritato, con Icardi che segna 8 gol con soli 12 tiri in porta quasi roba di cui vergognarsi (l’avesse Dybala una statistica simile lo proporrebbero come prossimo Papa…).

Aggiungete a tutto ciò la simpatica coincidenza di voler inquadrare Jovetic imbacuccato in panchina subito dopo il gol di Maurito, tanto per far capire che la maretta in spogliatoio è tutt’altro che placata (menomale, iniziavo a preoccuparmi).

La pervicacia con cui i vari Caressa chiedono a tutti “quale sia la vera classifica“, dando per scontato che quella reale non vada bene, non fa che confermare quando vado dicendo.

I tweet di Varriale lasciano il tempo che trovano, ma confermano il vigliacco coraggio con cui ci si permette di esternare il proprio sdegno nei -rari- casi in cui gli errori sono a nostro vantaggio, derubricando il tutto a “cose che succedono” quando invece -e ben più spesso- le sviste avvantaggiano altri colori. La cosa vale ovviamente per la stampa, ma anche per gli addetti ai lavori, muti davanti a scempi simili e più che loquaci in altri casi.

Infine, piccolo inciso sul Milan e su quella trasmissionaccia che normalmente è QSVS su Telelombardia, sulla quale sono inciampato per caso (o sbaglio, fate voi…): ebbene, la trasmissione del “viaconlondamorettisiamosubitodavoiprontiainterrompereincasodigolgrazie” è stata l’unica tra quelle che ho seguito a intavolare un discorso serio e complessivo sul Milan e sulla pagliacciata che è (o che è sempre stata) la comunicazione dei Meravigliuosi, a furia di “siamo una rosa da almeno terzo posto“, “ho speso 150 milioni” “a giorni chiudiamo con Mr B per 500 milioni”.

L’inciso tra parentesi “(o che è sempre stata)” è per palati fini, o paranoici come il sottoscritto, ma la sostanza non cambia: il Milan ha costruito la sua storia sulla mistificazione e la creazioni di falsi miti (torno al discorso della one best way per giocare bene e vincere, il blocco di italiani, gli allenatori che devono per forza essere stati bandiere del club da calciatori, siamo tutti una grande famiglia…). La salutare differenza è che l’assenza di vittorie, e la fine della storia(ccia) politica del loro Presidente ha finalmente fatto crollare quella patina di subalternità dei media, che per decenni non si sono fatti problemi nel bersi favole della buonanotte, statistiche accomodate alla bisogna e tanti luoghi comuni maledetti manco fossero verità rivelate dall’oracolo in cravatta gialla.

Grave ma non seria la considerazione fatta dal succitato Club di latinisti presenti in trasmissione e cioè:  a Berlusconi tanti avrebbero detto

“occhio  a raccontar balle alla gente: finchè lo fai in politica, se ne dimenticano in cinque minuti, ma se lo fai col calcio se lo ricordano ad anni di distanza”.

Degno specchio di un Paese cerebralmente malato, e pure orgoglioso di esserlo…

WEST HAM

Tornano i nostri campioni, e tornano pure le vittorie; dopo il fortunoso 2-1 contro il Southampton, battiamo 2-0 il Liverpool ricevendo i complimenti del loro allenatore e superandoli in classifica.

Oh East London, is wonderful!

emp int 2015 2016

Manco si fossero messi in posa… in ordine di altezza e quello grosso di spalle a abbracciarli tutti.                                                                                                                                                         Che ci sia lo zampino del coreografo di X Factor?

ECC’ALLA’

INTER-LAZIO 1-2

Lo sapevo, diobono, lo sapevo.

Quando ho visto quel cazzo di rimpallo che ha portato i milanisti al gollonzo di Bacca, ho pensato “mierda, qui vincon tutti, sta’ a vedere che noi la pigliamo inder posto…“.

Dopo mesi di normale e doveroso cinismo, torniamo le puttane dal cuore d’oro che in fondo siamo sempre stati, regalando a Pioli e ai laziali un Natale sereno e a tutti gli appassionati di calcio due settimane di silenzio, sporcato solo dal riverbero della frase “e però l’Inter, proprio sul più bello…“.

Chiunque pronunci questa frase ha tutta la ragione del mondo, perchè non è degno di una squadra seria (non voglio dire forte, mi limito a dire seria) affrontare una partita come quella di ieri.

Pronti via e Handanovic ci fa perdere anni, kili e capelli a scelta nell’ordine, azzardando un dribbling alquanto macchinoso nell’area piccola, sventato più per culo che per abilità.

Il peggio arrivava poco dopo, con una lungimirante disposizione a pen di segugio sul (credo) primo corner degli aquilotti. Che Candreva sia bravo a tirar da lontano lo sanno anche i sassi: lasciarlo quindi libero di ricevere e tirare di prima dal limite dell’area non mi pare una gran genialata, visto oltretutto che Biabiany -suo teorico marcatore- lo guarda a cinque metri di distanza, forse per far vedere che sullo scatto breve è velocissimo.

Grazialcazzo, lo sapevamo già.

Il culo come al solito non ci sorride, visto che il bel siluro del laziale passa attraverso una dozzina di gambe, lasciando Handanovic impietrito e ahimé incolpevole.

Preso il fischione dopo pochi minuti, prorompe in tutta la sua preoccupante pochezza l’evidenza del nostro centrocampo di lotta e non di governo.

Medel e Melo come doppio mediano vanno benissimo nell’ultima mezz’ora di una partita che vinci 2-0 e che vuoi definitivamente “spegnere”.

Già ero perplesso nel vederli partire dal primo minuto, ma mi ero zittito da solo, memore della auto-consolante filastrocca “c’è un Mister che li allena tutta settimana, lo saprà ben lui…“.

 Un par de palle.

Non solo i due non hanno i mezzi tecnici per far girare palla con un minimo di costrutto -questo lo sappiamo da un pezzo-; uno dei due (guess who) fa capire fin dai primi minuti di essere in giornata di (dis)grazia, in perenne guerra col mondo, soprattutto con se stesso. Mena come un fabbro, perde palloni in continuazione e ci manca solo che attacchi briga con i raccattapalle (quello solo i veri fuoriclasse, vero Daniel?).

A quel punto, caro Mancio, ci hai anche la scusa pronta: siamo sotto 1-0, dobbiamo recuperare e non gestire, caro Felipe mi spiace ma son costretto a toglierti e mettere Brozovic.

Non vuoi fare il cambio punitivo dopo nemmeno mezz’ora? Sbagliato, ma almeno ad inizio ripresa questo minus habens lo lasci (chiuso a chiave) in spogliatoio.

Invece no. Si ricomincia in buona sostanza da dove si era finito, con Montoya a far capire perchè ha dovuto attendere S.Ambrogio per assaggiare il campo (su 20 palloni giocati ne avrà sbagliati 21), con Jovetic incistato sui suoi giochetti e dribbling inconcludenti, con Biabiany e Perisic a girare spesso a vuoto e comunque lontani da ogni pericolosità, e con Icardi a guardarsi intorno sconsolato, con balle di fieno che gli scorrono accanto come nella miglior ambientazione western.

Loro continuano ad essere poca cosa, pur con Candreva e Biglia a far vedere come si gioca, e pur con Matri capace di guadagnare punizioni con il pezzo preferito del repertorio (leggasi: urlo disumano e piroetta istantanea non appena l’avversario è a meno di mezzo metro di distanza).

Eppure, nonostante questa pochezza, la ripigliamo. Proprio perchè scarsi, anche i laziali perdono palla banalmente sulla loro trequarti (poi possiamo dire che è stato il nostro pressing alto a metterli in difficoltà e va benissimo, però almeno tra di noi diciamoci le cose come stanno): Perisic fa la cosa più semplice ed efficace della serata, la mette di prima in profondità.

La palla in realtà non è così “pulita” come sembra; è Icardi a dover fare un discreto numerillo controllando a seguire e togliendosela così da sotto la suola. Da lì in poi è sentenza: il ragazzo entra in area e la boccia in rete.

Una palla, uno tiro, uno gol.

E’ il solo momento della partita in cui penso che la si possa rimettere in pista, a patto ovviamente di togliere Melo. Vero che col pareggio un minimo di copertura in più ti può servire, chè quantomeno hai quel punticino strappato coi denti da preservare.

Ma quando uno è coglione, è coglione (excuse my french). E infatti il nostro, quello bravo a difendere, causa un rigore tanto solare quanto ingenuo, zompando addosso al loro attaccante che è spalle alla porta in attesa che il pallone gli arrivi sulla testa.

Handanovic il suo (e cioè parare il tiro dal dischetto) lo farebbe anche (e sono 22 in carriera…), ma la ribattuta purtroppo ricapita sul destro di Candreva che fa doppietta.

Il nostro geniaolide non è contento e pochi minuti dopo decide di attentare alla spalla, se non alla vita, di Biglia, rifilandogli un calcione completamente privo di alcun senso.

Rosso diretto che accolgo come una liberazione. Meglio in 10 contro 11 che in 10 contro 12.

Come dice il poeta, però, “ormai è tardi“, e infatti i nostri non riescono a costruire più nulla, nonostante i cinque minuti di recupero che alla fine diventano sette vista anche l’espulsione di Savic che riporta le squadre in parità (almeno come uomini in campo).

Ci sarà tempo per analisi consolatorie (ancorchè non assolutorie): nessuno pensava di essere in testa da soli a Natale, è vero. Non è un buon motivo per buttare le partite nel cesso senza giocare.

SCUSATE IL RITARDO

E all’alba di Natale, il minchione in persona ha dato finalmente traccia di sè. Non posso parlare di sorpresa, nè di delusione, chè purtroppo era facile e banale aspettarsi certi spettacoli da personaggi che in carriera hanno collezionato colpi di genio in serie.

Il ragazzo viene quindi iscritto al poco invidiato Club degli indegni (in amicizia altresì detto dei Craniolesi), in compagnia dei vari Muntari & co. Non mi commuove l’apparente immediata assunzione di colpa, mostrata a favor di telecamera come a dire “ho fatto la cazzata, scusate“. Fosse un giovincello, potrei anche far finta di credere che possa imparare la lezione, ma trattandosi di ultratrentenne e ultrarecidivo, purtroppo resterà sempre e soltanto questione di quando  e non di se.

Il confronto, impietoso, con il dirimpettaio Biglia ci ha fatto vedere cosa vorrebbe dire giocare con uno che abbia una minima idea di cosa fare della palla. Detto che Brozovic dall’inizio avrebbe probabilmente evitato buona parte degli scempi visti, occorre una seria riflessione a riguardo.

So di aver recentemente avallato il centrocampo as is e cioè senza il regista illuminato. E’ però vero che ci sono un certo numero di vie di mezzo tra una mediana stile Pirlo-Iniesta-Xavi e l’immonda cloaca vista nella prima ora di ieri.

Meditiamo tutti insieme, ma il Mancio più di altri…

LE ALTRE

Vincono, porcaputtana, vincono…

Tutti, anche se meno bene di quanto dicano i risultati: Bonucci si crede er mejo fico der bigoncio e di fatto regala due gol al Carpi.

Esemplare l’understatement di Allegri dopo aver sventato la beffa del 3-3 finale.

Il Napoli continua a seguire gli estri del suo fuoriclasse, ma non chiamiamola dipendenza chè così sembra quasi che ci sia solo Higuain (cit. Caressa). La Viola torna a vincere e bene, mentre il Milan riesce per la prima volta in stagione a recuperare l’iniziale svantaggio arrivando alla vittoria in quel di Frosinone.

La Roma, come si dice in questi casi, vince ma continua a non convincere.

Se si arriva a dissertare sull’intenzionalità di un giocatore di andare ad esultare abbracciando l’allenatore, siamo messi male…

Citando Fabrizio Bentivoglio nei panni di Federico Lolli in Turné:

siamo tutti qui, e tutti insieme vogliam vedere il Braccobaldo show

Torniamo alle ovvietà di cui sopra: ci avremmo messo tutti la firma, ma pestare il merdone proprio a un passo dallo zerbino di casa…

E’ COMPLOTTO

In generale, registro la felicità pressocché univoca dopo la nostra sconfitta, a solo ed esclusivo beneficio dello spettacolo del Campionato, che da 15 anni non aveva una lotta al vertice così serrata.

Sarà il Natale…

Mi levo poi tre simpatici sassolini dalla scarpa:

Balotelli è ormai guarito, anzi forse non è nemmeno mai stato infortunato, visto che il suo rientro è stato dato per probabile contro il Verona  , oppure “già” in Coppa Italia con la Samp, in ogni caso senz’altro contro il Frosinone, e quindi in anticipo rispetto alle iniziali stime che lo davano per rientrante solo nel 2016.

Queste invece le convocazioni del Milan per la trasferta in terra ciociara:

Oh nooo, anche l’influenza…

Ora, posto che  i rossoneri sono in assoluta media (se non peggio) rispetto alle altre squadre in termini di infortuni e sfighe varie, mi domando usque tandem dovremo aspettare per avere un giornalista con un minimo di spina dorsale che riservi a Milan Lab il definitivo giudizio che merita?

Parlando di Inter, invece, faccio i complimenti ad Handanovic per non aver voluto cogliere la battuta da osteria di Caressa, che gli chiedeva “a Melo nun j’avete detto gnente perchè quello ve mena e c’avevate paura!“.

Il soggetto ha anche avuto un certo moto di stizza come a dire “non si può neanche scherzare”. Bravo Samir, se vogliono ridere lo facciano con qualcun altro, chè noi siamo stati allo scherzo pure troppo!

Infine, oltre a Blatter anche Platini fa la fine sportiva che merita. Altro che “è stato un grande giocatore e ci vuole un grande giocatore a capo del calcio, che non faccia le pastette burocratiche di quelli là“.

Vi siete scelti un gobbo che esultava alzando una Coppa insanguinata, cosa vi aspettavate?

Ciao Michel, ci vediamo tra otto anni, sempre chè Moggi e Agnelli non chiedano i danni anche in questo caso…

WEST HAM

Continuiamo il festival dei pareggi: 0-0 in Galles con lo Swansea e via con ‘sta brodaglia che non sa di niente ma ci tiene al caldo.

int laz 2015 2016

Genius at work

 

 

I JUST CAN’T GET ENOUGH


UDINESE-INTER 0-4

Per quanto ci hanno fatto penare negli ultimi vent’anni, i quattro gol rifilati ai bianconeri friulani sono pure pochi per placare il mio spirito vendicativo.

Fosse stato per me potevano fargliene altrettanti e ancora non mi sarebbe bastato (da cui il titolo… Che poi a me i Depeche manco mi piacciono…)

Non dimentico la tragicomica domenica di inizio Maggio 2002 a Udine, con i gobbi a trovarsi sopra di due gol dopo 10 minuti scarsi senza nemmeno dover chiedere permesso.

Se anche i tre gentili omaggi, offerti ieri sera in occasione dei nostri primi tre fischioni, sono stati un tardivo pentimento con conseguente ravvedimento operoso, posso dire ai bianconeri di star tranquilli, chè la bilancia continua a pendere dalla nostra parte…

Esaurita la parentesi paranoica e vendicativa, mi accingo a raccontare di una partita piacevolmente strana, costellata come detto da errori avversari troppo evidenti per poter essere perdonati, ma anche da una piacevole continuità nella gestione della partita, oltre che dal ritorno al gol della coppia-che-non-segna-e-che-non-può-giocare-insieme. La perla finale di Brozovic chiude il sipario.

Come già fatto altre volte, Mancini ci stupisce scongelando Montoya dalla ghiacciaia grossa, quella che di solito sta in cantina. Lo spagnolo fa una partita più che dignitosa, rischiando addirittura un assist nel primo tempo e -soprattutto- rimanendo immune dal virus della rimessa-laterale-tirata-a-cazzo, vera e propria specialità della casa da lustri e lustri.

Per il resto, la mediana conta i soli Melo e Guarin, che fanno a gara a perdere palloni a centrocampo, garantendo poco filtro rispetto al reparto dotato dell’optional Medel troppo spesso dato per scontato.

Davanti abbiamo l’intera banda degli zingari a supportare il Capitano di serata: se l’abbondanza di talento era da mettere in preventivo, non altrettanto poteva dirsi dello spirito di sacrificio mostrato soprattutto da Perisic d Ljajic, bravi e generosi nello scendere fin nella nostra metacampo per supportare i compagni in fase di ripiegamento.

Sui gol poco da dire, mentre spendo due parole per descrivere la bella azione che in apertura porta Jovetic a centrare i piedi del portiere avversario calciando una sorta di rigore in movimento dopo bella combinazione sulla fascia sinistra. Ricordo l’episodio visto che non l’ha fatto nessuno, probabilmente perché farlo avrebbe reso meno ovvia e prevedibile la vulgata degli assist al contrario subito fatta risaltare dalla rosea nazionale.

Va bene così, ci mancherebbe. Anzi, pare proprio iniziare serpeggiare un pensieruccio che nella ariosa mente di chi scrive spazia già da un po’ di tempo. Riguarda l’allenatore.

Di norma non ripongo molta importanza nella scelta del Mister, o meglio: mi interessano le sue doti di gestore di uomini e di situazioni, le sue capacità di leadership e di motivazione dei propri giocatori. Che poi giochi a tre o quattro chissefrega. 

E nella scelta del Mancio, pur da me non salutata con entusiasmo un anno fa, adesso comincio invece a vederci proprio questo: la capacità di far capire ai giocatori che si può fare, che crederci è lecito (cit.), che anche se forse non ne sono convinti nemmeno loro, in realtà sono fortissimi e non devono avere paura di nessuno.

E’ ovvio che anche il peggior Gasperini dirà al proprio terzino “sei meglio di Maldini” ma, come dire, la frase è un pocolino più efficace se chi te la dice ha una certa credibilità.

Domenica sera arriva la Lazio, e comunque vada chiuderemo l’anno in testa da soli, che male non fa… Il resto chissà.

LE ALTRE

Liquidata la nostra pratica, abbiamo assistito divertiti all’immondo pareggio rossonero contro il Verona a San Siro, alla mancata gragnuola di gol nel Derby del Sud terminato con risultato a occhiali e infine alla seria -se non grave- vittoria della Juve sulla Fiorentina.

I gobbi stan tornando e non è una buona notizia: le squadre monocolore hanno un gioco più appariscente ma al tempo stesso volubile. Noi strisciati siamo di contro più solidi. Ripeto: non è una bella notizia per noi, visto che la Juve “sa come si fa” ed è ormai ad un passo dal secondo-terzo posto…

È COMPLOTTO

Dunque…vivo un certo dramma interno e non so come esprimerlo…

Partiamo dalla coerenza nelle proprie idee. Ho sempre blaterato ai quattro venti di accanimento mediatico nei nostri confronti tutte le volte in cui le nostre pur modeste prestazioni venivano ulteriormente peggiorate da decisioni arbitrali errate. Vale il vecchio adagio per cui, se è rigore, me lo devi fischiare anche se sto giocando demmmerda.

Tutto ciò per dire, a bassa voce mi raccomando, che sono d’accordo con Mihajlovic quando sacramenta per gli errori di Valeri nella partita di San Siro col Verona.

L’Inter di quest’anno è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo: gli episodi sono fondamentali, e vincere quando non giochi bene ti dà benzina e convinzione per andare avanti.

L’ultima cosa che voglio fare è paragonare i miei eroi a quell’accozzaglia di brocchi che galleggiano dall’altra parte del Naviglio, ma senz’altro dover constatare altre colpe oltre alle proprie non fa bene all’ambiente.

In poche parole, mi pare una cagata dire per partito preso “io non parlo degli arbitri”. Lo puoi fare se -ragionando per assurdo, s’intende- non hai mai dovuto preoccuparti di chi veniva ad arbitrarti la domenica, chè tanto quando non erano amici erano amici degli amici, e forse è proprio questa abitudine a mostrare un godibilissimo scollamento tra allenatore e società (rigorosamente minuscola) che già negli anni scorsi ci aveva deliziato alle stesse latitudini (vedasi alla voce “tre allenatori a libro paga”).

Poco altro da aggiungere, se non che ci ho messo solo poche ore a tornare al mio ontologico disprezzo per quei colori: hanno perso anche il Derby di Primavera, e quel mezzo uomo di Brocchi, allenatore dei baby rossoneri, ha pensato bene di tornare a pigiare gli amati tasti del “noi proponiamo gioco, quelli lì son cattivi, buttano la palla avanti e segnano“.

Disgusto e raccapriccio.

WEST HAM

Scialbo pareggio casalingo con lo Stoke degli ex nerazzurri Shaqiri e Arnautovic. Galleggiamo in zona Europa League senza sussulti, in attesa dei rientri dei due forti che abbiamo (Payet e Lanzini).

Ormai è una categoria dello spirito. Non serve più nemmeno nominarlo, nè raccontarne de gesta. #epicbrozo

Ormai è una categoria dello spirito. Non serve più nemmeno nominarlo, nè raccontarne de gesta.
#epicbrozo