LE CERTEZZE DI UNA VITA

SPAL-INTER 1-1

Eccoci al pezzo che ho scritto negli ultimi 7 mesi di Gennaio che Dio ha mandato in terra.

Siamo in piena fase “ma che cazzo è successo? Era tutto così bello, tranquillo, mi son distratto un attimo…”(cit.).

Eppure, certe costanti non cambiano mai: anno dopo anno succede sempre la stessa cosa. Filotto di vittorie e prestazioni convincenti, acuto con goleada (7-0 col Sassuolo, 7-1 all’Atalanta, quest’anno cinque pappine al Chievo) e poi spegnete la luce, chè mica vorrete che giochiamo così per tutta la stagione, per chi ci avete presi?

Ecco, domenica con la Spal sembrava l’ennesimo giorno della marmotta: ti accomodi in poltrona e pensi, se non altro per la legge dei grandi numeri, che i ragazzi oggi chiuderanno la pratica già nel primo tempo; 2-0 all’intervallo, il terzo gol al quarto d’ora della ripresa e per finire una comoda mezz’ora per il nuovo arrivato Rafinha.

Perchè mai un tifoso dovrebbe vedersi negato il sacrosanto diritto di sperare in una domenica tranquilla? Forse perché non è solo “tifoso”. È interista. E questo, tante, troppe volte fa tutta la differenza del mondo.

Spalletti ci mette del suo spostando Cancelo, destro naturale, terzino sinistro, inserendo a destra il rientrante D’Ambrosio, “che-può-giocare-indifferentemente-sulle-due-fasce” per gli amici. Il portoghese fa quel che sa e che può, cioè rientra sul destro e quindi verso il centro del campo ogniqualvolta tocca il pallone. Tutto troppo prevedibile per non essere intenzionale, e onestamente me ne sfugge il motivo.

In mezzo, mi limito a dire che Brozovic è il più in palla dei tre centrocampisti, vista la perdurante legnosità di Vecino e l’inamovibile staticità di Borja Valero. Ho detto tutto.

Davanti, Candreva e Perisic fanno a gara a vincere la gara di scoregge, mentre Icardi tocca palla per la prima volta al 40’ del primo tempo.

Inevitabile lo 0-0 a fine primo tempo (doppio vantaggio?! Mavaff…), vista anche la perfettibile mira di Candreva e Icardi che centrano nell’ordine il portiere e l’omino delle bibite nelle due occasioni avute.

La ripresa vede il casino organizzato di Eder al posto della spremuta di niente di Candreva, e la sorte -non certo per il succitato cambio- per una volta ci dà una mano.

Cancelo dimostra plasticamente quanto meritati fossero gli insulti ricevuti nel primo tempo, scodellando un cross di sinistro più che dignitoso, che il terzino di casa spedisce tragicomicamente nella propria porta.

Siamo avanti senza meritare, e senza averci nemmeno provato. Ottima occasione per capitalizzare la botta di culo e ripartire veloci e svegli per fare il secondo… se solo fossimo una squadra normale.

In realtà lo schema caghiamoci sotto non tarda molto a far capolino tra i nostri, che danno forza e speranza alla Spal ben aldilà dei legittimi sforzi di rimanere attaccata alla partita.

I nostri per quello avrebbero anche due o tre occasioni per mettere la partita in ghiaccio, ma Vecino emula il compagno nel primo tempo centrando il portiere col piattone, e Brozovic e Eder non hanno fortuna col destro da lontano.

Dietro, Handanovic fa capire a tutti perchè non esce mai, andando a farfalle su un cross dalla sinistra che il maledettissimo Paloschi mette fuori di testa. Gli insulti che riverso sul bresciano emulo di Inzaghi sono nulla rispetto al silenzio assordante che accompagna la (bella) girata di testa che ci purga al 90.

E’ purtroppo giusto così, e devo dar fondo a tutto il mio ottimismo per considerare questo un punto guadagnato in classifica, anziché due punti scivolati giù nel cesso.

LE ALTRE

Eh sì, perchè le due romane collezionano zero punti in due, dandoci l’immeritata illusione di poter ancora lottare per il terzo o quarto posto. Ne approfitta il Milan, ormai a un passo dalla beatificazione all’insegna di Ringhio cuore impavido e dei giUovani italiani mica come l’Inter.

Napoli e Gobba continuano il loro campionato a parte, e la sensazione è quella -sgradevole assai- di una Juve sorniona che aspetta solo il passo falso dei rivali per piazzare il sorpasso decisivo.

sperando di avere torto…

È COMPLOTTO 

Ringrazierò io per voi il gruppo di amici con cui ho passato il weekend, ed il lavoro che mi attanaglia vieppiù, per non aver assistito a quel che pare essere l’ennesima dimostrazione di protervia e di sudditanza nella sempre attuale liaison d’amore tra Juve e classe arbitrale. In una domenica normale, avrei passato ore e ore alla ricerca di riprese inedite e commenti al vetriolo da cui attingere in una rancorosissima rassegna stampa dedicata alla squadra più detestata d’Italia (seconda al mondo solo al Real, creo…)

Ottimo Cacciatore del Chievo, che fino a oggi avevo apprezzato solo per le pacate esultanze, che bofonchia “assurdo, non cambierà mai…” abbandonando il campo dopo aver preso il cartellino rosso.

Lo so, sono di parte e pure impreparato sul caso specifico, perchè la partita l’ho solo intravista. E’ però sintomatico che, in una giornata in cui gli errori arbitrali sono stati tanti e gravi, la colpa sia del VAR (che non è riuscito a correggerli, complice anche la cocciuta inettitudine degli arbitri di campo a volerlo consultare) e non dei fischietti che ancora una volta sbagliano a righe alterne.

Il paragone potrà non essere dei più delicati, ma mi pare calzante: la polemica di questi giorni sulla cosiddetta “moviola in campo” equivale a criticare un farmaco salvavita o l’intervento di urgenza perchè non dà sempre il risultato sperato.

Certo, per paura degli effetti collaterali non vacciniamo i bambini. Come livello di intelligenza siamo lì…

Sarebbe del resto troppo facile e retorico voler accomunare questa difesa dello status quo al raccapricciante balletto del mondo del calcio italiano, alla disperata ricerca di un utile idiota che possa evitare un commissariamento tanto probabile quanto necessario.

In tempi come questi non è possibile non citare il sommo e la sua invettiva passata alla storia (alla Storia direi partigianamente…) come #bassiamoitoni, nella parte in cui imputava a noi italiani (anzi, a voi italiani) di aver costruito Calciopoli con questa  omertà.

Sì è vero, le sto sparando un po’ grosse e un po’ a caso. Risento del clima elettorale. Se mi votate sono disposto a chiudere il blog (però non mi candido, quindi vi tocca tenermi…)

WEST HAM

Anche qui siamo in un bel periodo marroncino: dopo essere usciti dalla FA Cup per mano del temutissimo Wigan (oggi in terza serie), nel posticipo dell’anticipo del recupero di stasera pareggiamo in casa col Crystal Palace.

E in più è arrivato Joao Mario straight outta Inda.

What a load of rubbish…

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Figurati noi, Lucianino…

NON SONO BELLO. PIACCIO.

INTER-ROMA 1-1

Mettiamola sul ridere, ricorrendo ai grandi classici della nostra sottocultura.

Difficile descrivere altrimenti una squadra che per 70 minuti pare incapace di fare tre passaggi di fila a centrocampo e che, ciononostante, crea una mezza dozzina di occasioni della madonna. Facciamo cagare eppure potevamo vincerla.

Andiamo con ordine: Spalletti mette Cancelo e Santon a fare i terzini e i miei borbottii iniziano subito. In mezzo Miranda e Skriniar tornano coppia titolare; da lì in avanti ci sono poche alternative ai titolarissimi, ed ecco quindi Vecino-Gaglia con Borja più avanti a supporto del solito tridente.

Fossi un tifoso giallorosso sarei alquanto perplesso per la gestione dell’ultima parte del match, chè diciamocelo chiaramente: per un’ora abbondante la Roma ha fatto quel che ha voluto a metà campo, pur trovando il vantaggio solo in maniera blasfemamente bizzarra. Strana squadra quella giallorossa, che riesce a non tirare mai in porta, eppure a restare in controllo della partita fino a metà ripresa. Non ho davvero memoria di parate di Handanovic, nè di tiri in porta di Dzeko o compagni (solo un destro a lato di Pellegrini nel primo tempo). Gli ultimi 20 minuti, e la gestione dei cambi, hanno invece rimesso in partita l’Inter che, libera dal pressing avversario a centrocampo, ha potuto sostanzialmente piantar le tende nella trequarti giallorossa finendo per trovare un meritatissimo pareggio dopo una gragnuola di parate di Allisson, eroe (maledetto) della serata.

Icardi, in una serata non brillante, riesce comunque a colpire un palo e vedersi strozzato in gola l’urlo del gol dopo un destro al volo deviato in corner. Perisic e Candreva si vedono a sprazzi (l’uno si mangia un gol pazzesco nel primo tempo, l’altro corre, corre, corre ma conclude poco).

Piccolo inciso su Gagliardini e Santon, visto che non sarebbe giusto dare tutte le colpe della partitaccia al terzino butterato. A mio parere, la loro costante presenza nell’11 iniziale dell’Inter è la conferma di un protezionismo sciovinista e antistorico, riassumibile nell’odioso Luogo Comune Maledetto “facciamo giocare i nostri ragazzi”. Il terzino commette l’errore esiziale che regala il vantaggio ai lupacchiotti (e non è il primo della stagione), segnalandosi nei restanti minuti per il grande classico del repertorio, e cioè caracollare sulla fascia sinistra toccando la palla solo e soltanto col piede destro. Cos’altro deve fare per dimostrare di non poter essere un titolare dell’Inter?

Dal canto suo il mediano, involuto e di una lentezza preoccupante, pare essere assurto al ruolo ufficiale di “paracarro”, lento come e più dei vari Prohaska, Jonk e Thiago Motta, senza averne la metà della classe.

Ribaltando la battuta di quel losco figuro di Tony Damascelli sull’Inter 1998/1999 (“se Pirlo e Ventola si chiamassero Pirlao e Ventolic sarebbero titolari fissi”), potremmo dire che, se l’orobico in questione si chiamasse Gagliardinho, avrebbe schiere di detrattori scandalizzati dal suo pascolare per il campo “chè per prendere uno così si poteva far giocare uno dei tanti ragazzi che stanno in B e non hanno mai una possibilità, chè l’Inter compra solo gli stranieri chè ormai è ora di basta sveglia1!1!11!!”.

Tornando al commento della partita: giochiamo assai male, insistendo a voler impostare l’azione da dietro senza esserne capaci (e infatti ci ingarbugliamo da soli tre o quattro volte), ligi alle consegne del Mister e incuranti del palese mismatch tra Perisic e Florenzi, che pare fatto apposta per il rinvio lungo sulla capoccia del croato, Ciononstante, i nostri creano tre azioni nitide nel primo tempo (Perisic due volte e Borja Valero) e quattro nella ripresa (2 volte Icardi, 2 volte Eder), prima di trovare l’incornata giusta con Vecino, servito da un liberissimo Brozovic. Acciuffato il pari, ci sarebbe anche qualche minuto per tentare il colpaccio, ma la rabbia mostrata nel quarto d’ora precedente svanisce insieme alla paura per una sconfitta che sarebbe stata di dimensioni devastanti, per il morale più che per la classifica.

LE ALTRE

Il Napoli vince l’ennesima partita di questa stagione per 1-0, e chi mi conosce sa quanta ammirazione ci sia in questa affermazione, ancor di più al cospetto di una squadra così tanto lodata per il suo “bel giUoco”. Il cuore ieri avrebbe detto “pota”, ma ogni occasione è buona pur di togliere l’ennesima stagione tricolore ai gobbi, e quindi è tempo di “jamm’bbell’”.

La Lazio dal canto suo ne rifila 5 al Chievo. Mi consolo pensando che anche noi avevamo fatto lo stesso, e che al cospetto di questo squadrone i nostri hanno comunque portato a casa un punto.

Si fa dura ma lo sapevamo: in settimana le romane giocheranno i rispettivi recuperi e verosimilmente i nostri si troveranno quinti. Il bicchiere mezzo pieno è dato dal nostro attuale stato di forma, difficilmente peggiorabile. Non mi aspetto che il neo arrivato Rafinha sia il nostro Messi(a) e risolva di incanto tutti i problemi. Spero semplicemente che i giocatori visti in maglia nerazzurra fino a Novembre tornino ad essere tali per un altro trimestre: dovrebbe bastare a lasciarsi dietro una delle due rivali.

Il Milan ricomincia a camminare e la sorte torna ad esserle amica: è bastato il tiro sbilenco che dà inizio al rocambolesco 2-1 per farmi dire “va che culo, adesso segnano”, mentre il colpo di testa fuori di un soffio al 94’ è il sintomatico controcanto  al mai troppo rimpianto colpo di testa di Brignoli di un paio di mesi fa.

E’ COMPLOTTO

Come spesso accade, il turno di pausa campionato lascia briglia sciolta e pagine da riempire alla stampa sportiva italiana. Posto che a picchiare sui soliti tasti non si sbaglia mai, ecco una manciata di notizie simpatiche che riguardano l’universo nerazzurro, di oggi e di ieri.

Andiamo in ordine cronologico.

  • E’ dei primi dell’anno la bella notizia di Bobo Vieri condannato a pagare le spese processuali per quello che, in altri ordinamenti, sarebbe probabilmente stata giudicata lite temeraria.   In estrema sintesi: Vieri chiede una ventina di milioni a Inter e Telecom per i pedinamenti e le intercettazioni telefoniche subite ai tempi dell’Inter, ed in primo grado il giudice gli riconosce il diritto ad averne in totale uno (su venti…).   Non solo. In appello il Tribunale valuta diversamente la durata di queste attività: non 4 anni, ma tre mesi. Il milione del primo grado scende a circa centomila euro, ulteriormente diminuiti dall’ultima pronuncia dei giudice, che rigetta l’istanza di annullamento e condanna Bobone a pagare 33.000 di spese processuali. E l’enorme montagna GuidoRossiMorattiTronchettiTelecom partorì una scureggetta.
  • Passando all’erede di Vieri sotto molti aspetti, ecco la stampa sportiva sollazzarsi con uno dei suoi passatempi preferiti: Mauro Icardi e propaggini. La fiamma del pericolo, della CrisiInter e di tutto quel che ne segue va tenuta viva, e cosa c’è di meglio della pausa campionato per polemizzare demagogicamente contro Wanda Nara e consorte per aver osato andare alle Maldive mentre noi siam qui a lavorare? Del resto, come noto, tutti gli altri giocatori della Serie A sono a servire missioni in giro per il West Africa o a pulire cessi nei lebbrosari del nord dell’India.  Ma non basta, no. Mettiamoci anche che Icardi ormai andrà via, con tanto di simpatica citazione di uno spot di qualche anno fa. Ormai dovremmo essere abituati, chè a sentir loro Maurito dovrebbe essersene andato già cinque o sei volte.  Grazie , ne sentivamo proprio il bisogno.
  • Gli amanti della statistica invece stranamente non hanno sventolato i risultati del rapido conticino fatto dalle menti semplici del Giornale, secondo cui il numero di italiani in rosa,  tanto caro ai tanti MassimiMauro d’italia, sarebbe inversamente proporzionale alla posizione in classifica.  Non voglio tirare in ballo una vecchia infografica della Gazza, che individuava nello spettacolare e competitivo campionato della Repubblica Ceca il torneo col maggior numero di autoctoni, ma davvero una notizia del genere non mi sorprende.  La nostra nazionale non andrà al Mondiale, segno evidente di mediocrità diffusa in tutta la attuale rosa azzurra (scusate il gioco di parole cromatico): come si può anche solo pensare che sia utile -di più, imperativo- schierare frotte di connazionali in campo per vincere le partite?
  • Riccardo Signori è un curioso ominide che scrive proprio per il Giornale, dato che dovrebbe essere sufficiente per commisurare la stima che posso nutrire per lui. Il soggetto, noto in passato per aver auspicato il Daspo per il Balotelli interista (silenzio totale sulle parentesi milaniste di Supermario), nei giorni scorsi ha vergato un corsivo in cui si doleva dei due capitani delle milanesi, a suo insidacabile giudizio non all’altezza dei loro illustri predecessori. Curioso che la colpa di Bonucci sia in primis un rendimento ben al di sotto del prezzo di acquisto e del blasone del difensore, mentre -ancora una volta- lo stigma di Icardi venga ricercato in faccende extra-calcio. Si badi: non potendolo accusare di fare vita da atleta, gli si rinfaccia per l’ennesima volta la moglie ingombrante, i tatuaggi e i macchinoni. Uno ha segnato 18 gol in quattro mesi, l’altro nello stesso lasso di tempo ha fatto cagare, ma mettiamoli sullo stesso piano, tanto sticazzi.

WEST HAM

Anonimo pari casalingo col Bournemouth che se non altro vede il ritorno al gol del Chicharito Hernandez. Se non altro i martelli tornano a galleggiare nelle placide acque del centroclassifica.

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Vecino in realtà non ha ancora segnato: esulta per l’ingresso in campo di Juan Jesus 🙂

TANTO PEGGIO TANTO MEGLIO

FIORENTINA-INTER 1-1

A chi ha avuto la pazienza di leggere la mia ultima sbrodola potrei anche dire di passare oltre, perchè tante saranno le analogie tra questo e quei pensieri.

Come settimana scorsa, non ho visto la partita, impegnato nel viaggio di ritorno -per fortuna completato in metà del tempo!- della piacevole vacanza, con una singhiozzante Radio 1 sola compagna di viaggio.

L’enfasi posta da tutti sull’ingiustizia causata dal gol di Icardi mi ha fatto salire tre metri di carogna sulla spalla (tutti giustizialisti a strisce alterne, chè gli altri al solito hanno tutti i diritti di vincere partite con l’unico tiro in porta), instillandomi però nel contempo il leggerissimo sospetto di tifare per una squadra ancora in debito di condizione psico-fisica, e in buona sostanza di giUoco.

Certo, il mio punto di vista (parziale, per non aver visto le immagini, e fazioso, per la nota partigianeria a strisce) mi ha fatto pensare che una miglior freddezza da parte di Borja Valero e Candreva ci avrebbe consentito di chiudere partita e incontro, alla faccia dei professoroni dei Luoghi Comuni Maledetti e dell’ #intercinica.

Pare tuttavia che i nostri abbiano rischiato di portare a casa il furto del secolo, vista la quantità industriale di occasioni create ma non finalizzate dai Viola.

Nulla di nuovo sotto il sole: le squadre di Spalletti -e quella di quest’anno non fa eccezione- vanno gran bene fintantochè la gamba e la crapa parlano bene tra di loro, ma non hanno ancora imparato ad essere risolute e cattive, come invece sta imparando a fare il Napoli di Sarri.

Tornando al commento di una partita che non ho visto, resta poco da dire, se non che su Joao Mario pare essersi aperta la caccia all’uomo, a cui mi accoderò malvolentieri. E’ uno dei pochi casi in cui penso davvero che il giocatore lo faccia apposta per forzare la mano con la Società ed essere ceduto.

La passata stagione, tutt’altro che trascendentale, aveva se non altro messo in mostra un giocatore quadrato, soprattutto di corsa e contrasto, cosa invero piacevolmente singolare trattandosi di un portoghese. A riguardo, ricordo e sottoscrivo al 100% la citazione (di cui però non rammento l’autore) secondo la quale:

Se a calcio non si dovesse tirare in porta, il Portogallo sarebbe sempre campione del mondo.

Questo per dire che, di solito, le caratteristiche dei portoghesi sono abbastanza prevedibili: gran palleggio, tocco delicato, scarsa propensione alla cosiddetta “ignoranza calcistica”, declinabile sia come segnare gol brutti e cattivi, sia come assestare stecche proditorie per interrompere l’azione avversaria.

Ecco, Joao Mario l’anno scorso mi pareva una bella eccezione alla regola: corsa, contrasto, addirittura grinta (ok, il termine di paragone era Brozovic…) e qualche gol.

Quest’anno, un ectoplasma. Perde centordici palloni e guai a lui se si spreca a rincorrere l’avversario. Però fa dire al procuratore che vorrebbe giocare di più. Questo a casa mia si chiama “fai casino e fatti  vendere al primo che passa”.

Se qualcuno ci cascasse, mi assumo l’impegno di portarlo a destino a cavalluccio.

Chiuso il caso specifico, il resto della rosa persiste nel suo momento di pochezza cosmica, che il solo guizzo da campione di Icardi per poco riusciva a mascherare. Santa pausa darà a Spalletti due settimane per fare il proverbiale richiamino (cit.) atletico e un corposo e corroborante training autogeno all’insegna del mantra “non consideratevi le merdacce che in realtà siete”.

Non è il caso di scomodare i familiari di casa per ricordare ciò che è evidente a tutti: manca un centrale in difesa, un cambio all’altezza per Perisic e Candreva (per quanto Cancelo…) un cazzo di trequartista sul cui altare sacrificare senza la minima commozione Brozovic e Joao Mario.

A parte questo, tutto bene.

Ed è una battuta fino a un certo punto. Portiamo a casa un altro punto da una brutta partita, e restiamo terzi nonostante il brutto periodo.

Non voglio fare la volpe e l’uva ma, tra le tre partite in fila di questo periodo (Lazio-Fiore-Roma) potendo vincerne solo una, fin dall’inizio avrei dato la mia preferenza a quella con la Roma. Vincere quella partita vorrebbe dire recuperare tre punti sulla diretta concorrente al terzo posto, con tutto ciò che ne consegue.

 

LE ALTRE

E se Atene piange, Sparta non ride: i lupacchiotti vengono infatti sconfitti in casa da una esemplare Atalanta che domina il primo tempo e regge con l’uomo in meno per tutta la ripresa. Gasperini continua a starmi ampiamente sulle balle per l’insistenza con cui parla male della sua esperienza interista (avendo, purtroppo, ragione), ma l’impronta su questa squadra è visibilissima; complimenti veri e sinceri.

Napoli e Lazio faticano il giusto prima di aver ragione dei rispettivi avversari, nettamente inferiori (Verona e Spal), e altrettanto può dirsi della Juve, che regola il Cagliari solo nel finale con il gol di Bernardeschi.

Morale: il solco Napoli-Juve-e-poi-tutte-le-altre va delineandosi in tutta la sua evidenza: non ne sono contento, questo è chiaro, chè l’interista vero pensa sempre di poter vincere (e perdere, ma vabeh…) contro chiunque, ma il lato positivo è che c’è chiarezza, e restiamo in tre per due posti.

Ora, entrambe le romane hanno una partita da recuperare, e quei match, unitamente allo scontro diretto Inter-Roma del prossimo turno, diranno molto sui destini dei nostri amatissimi.

Solo un piccolo inciso sui cugini, vittoriosi nel pomeriggio contro il Crotone di Walter Zenga per 1-0. La vittoria è ovviamente accompagnata dagli “ooohh” di pubblico e critica, che fanno fare a Gattuso il “pompiere” della situazione, presi come sono a magnificarne i meriti (cazzo, hai vinto col Crotone…). Il punto non sta qui, anzi: per Ringhio sono perfino moderatamente felice. Il punto sta nel gollonzo segnato da Bonucci, che sulla respinta del portiere avversario viene colpito sulla nuca dal pallone che finisce in porta.

Ora, mica è colpa sua se ha segnato, questo è chiaro. Ma qualsiasi essere umano dotato di un minimo di dignità (no Superpippa, non sto parlando di te) eviterebbe di esultare manco avesse segnato in rovesciata in finale di Champions.

Aneddoto personale: nei miei più che trascurabili trascorsi da terzino sinistro dell’altrettanto dimenticabile selezione di Emergency, a inizio anni 2000 ho solcato la fascia talune volte, arrivando alla mia giornata di gloria in un afoso pomeriggio di Giugno, allorquando, saltati in prepotente progressione un nugolo di avversari, sono arrivato sul fondo per mettere il cross di giustezza.

La palla, beffarda, è andata lunga sul secondo palo e si è infilata in goal tra la sorpresa generale.

Cosa succede di solito quando uno segna? Abbracci e sorrisi dai compagni di squadra, insulti e occhiatacce da parte degli avversari.

Ecco: in quel caso è stato il contrario, con gli altri a ridermi in faccia per la botta di culo e i miei compagni a insultare i miei piedi fucilati.

Io? Ho finto un’esultanza a baciare la maglia e indicare gli spalti (che non c’erano…), ma ho riso come e più degli altri per la sesquipedale botta di culo occorsa.

Posso anche arrivare a pensare che il Milan-Crotone di oggi avesse un’importanza superiore al Torneo sociale “Dai un calcio al precariato” (per quanto…), però vedere Bonucci correre da invasato come suo solito dopo un simile colpo di culo non ha contribuito a migliorare la sua immagine ai miei occhi. E mi fermo qui.

 

E’ COMPLOTTO

Due cose, una da persona mediamente normale, una da malato di mente.

Da applausi la reazione di Spalletti agli ominicchi di Mediaset Premium che lo incalzano con domande (originalissssssime) sulla ristrettezza della rosa, acuita dall’infortunio di Ranocchia che ha costretto il Mister a piazzare Santon al centro.

La mia personale ola non si è levata tanto al già richiamato “lo sa anche la mi’ mamma che ci manca un centrale”, quanto alla provocatoria domanda “ma cosa ho detto? Cos’hai vinto adesso che finalmente l’ho detto?” (min. 1:40).

Come sapete, vivo anni e anni di vaffanculi repressi ai giornalisti di ogni scuderia (soprattutto di quella scuderia) che appoggio a prescindere qualsiasi polemica contro questi scribacchini.

Due dei pochi casi in cui esultai per una dichiarazione del Signor Massimo ai microfoni in un dopopartita furono le sue dichiarazioni post-Barcellona alla RAI (“Vi vedo un po’ spenti…forza, possiamo perdere alla prossima!“ Purtroppo non trovo il video in rete…) e post-Bayern a Pierluigi Pardo, allora ancora a Sky, lasciato da solo come una statua dopo una domanda legittima quanto inopportuna (ricordare in quella sede le tante difficoltà della sua gestione evidentemente non venne digerita dal Presidente).

Ecco, vivo nell’intima convinzione che alcuni vaffanculi in più ai giornalisti in tutti questi anni pur non migliorando la relazione del Club con i media, avrebbero per lo meno messo in chiaro che le due parti erano apertamente in guerra, e non ipocritamente sorridenti l’una di fronte all’altra.

E questo mi porta al secondo punto, quello più da psicopatico.

Perchè se è vero che nel lavoro bisogna lasciare da parte emotività e precedenti, se è vero che ufficialmente Mediaset non ha più punti di contatto con A.C. Milan, la mia mente è troppo poco elastica, e il mio rancore troppo granitico per non sobbalzare a questo:

Cioè, i 110 anni dell’Inter dovrebbero essere raccontati, comunicati, pubblicizzati dalle stesse facce che poche righe sopra mi rammaricavo non essere state insultate a dovere negli ultimi vent’anni?

Sorry, non ce la faccio… Ma è sicuramente colpa mia.

 

WEST HAM

Qui la ruota ha girato abbastanza bene: in tre giorni (lì si gioca sempre…) battiamo il West Bromwich al 94’ con doppietta di Carroll e pareggiamo in casa Tottenham (cioè Wembley per quest’anno) con golazo di Obiang.

Poco per dare una pennellata di decenza alla classifica, ma abbastanza per allontanare fantasmi di zona retrocessione.

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ABBASTA

INTER-LAZIO 0-0

Il titolo fa il verso alla voce del verbo abbastare, nella sua terza singolare presente indicativo assai usata nell’entroterra laziale, feudo di aquilotti.

La locuzione -ritengo- fotografa alla perfezione lo stato psico-fisico dell’amata squadretta e saluta con favore l’imminente pausa natalizia che in realtà non ci sarà, stante l’incombenza del prossimo turno previsto per il fine settimana.

Morale, per come siamo messi, e per come la Lazio arrivava a questo scontro, è andata bene così.

Non ho visto una sola immagine, essendo stato vittima di un viaggio fantozziano che ci ha visto arrivare stremati a destinazione dopo 10 ore di viaggio (necessarie per coprire meno di 400 km, ma questa ve la racconto un’altra volta) eppure, pur senza essere confortato dai riflessi filmati, mi sono fatto il mio cinema sulla partita.

Una squadra -noi- in chiara difficoltà sia fisica che tattica. L’altra -loro- che continua a macinare calcio e si presenta giustamente convinta di poter portare a casa la vittoria.

Quindi: abbasta. Accontentiamoci e scavalliamo l’anno solare ancora terzi, stante il graditissimo pari interno della Roma contro quel Sassuolo che solo pochi giorni fa ci aveva beffato.

Ho letto (ma non visto, ripeto) di gol mangiati da Felipe Anderson e forse Immobile, così come di grandi parate di Strakosha su Perisic e Borja Valero.

Ho altresì letto del rigore prima dato e poi tolto alla Lazio, su cui ovviamente non posso esimermi dal soffermarmi. Non prima di aver fatto un breve

QUADRO DELLA SITUAZIONE

Lo Zio Bergomi, aldilà di un atteggiamento eccessivamente assertivo nei confronti del suo compare (#sìfabio #certofabio), ha spesso ragione quando parla di calcio, non solo di Inter. Molti, soprattutto tra noi nerazzurri, lo criticano perchè sostanzialmente non fa il tifoso. Io invece lo apprezzo. Avendo sempre disprezzato l’apparente imparzialità dei vari Caressa, Mauro, Cerqueti, Piccinini e via dicendo, l’ultima cosa che mi auguro è di avere un analogo finto neutrale che dissimuli imparzialità facendo in realtà il tifo per i nostri.

Lo Zio non si nasconde dietro un dito: c’ha giocato 20 anni con quella maglia, non potrà mai essere imparziale. Ma onesto intellettualmente, quello sempre.

Ecco perchè ho particolarmente apprezzato un suo commento post Derby di Coppa Italia, in cui ha tirato fuori uno dei pochi luoghi comuni del mondo del calcio che mi sento di sottoscrivere: “le idee, nel calcio, invecchiano presto”. Questo, applicato ai cazzacci di casa nostra, vuol dire che l’Inter, finchè sorretta da una buona forma psico-fisica, ha goduto i frutti di quegli stessi schemi che ora ne costituiscono la principale zavorra. Il giro palla a liberare Candreva o Perisic che a loro volta cercano Icardi in del mezz non è giusta o sbagliata in sè; ha però bisogno di essere usata insieme ad altri strumenti, pena diventare prevedibile e quindi inefficace.

Largo quindi ai piani B, C, D, chi più ne ha più ne metta. E’ possibile che non ci sia uno dei centrocampisti che voglia provare il tiro da fuori? Perchè non usare Icardi come vero centroboa e provare il triangolo e la percussione centrale che porta un cazzo dí Brozovic qualunque in area palla al piede? E’ ipotizzabile l’impiego di Cancelo nel ruolo di Candreva, col romano ad agire più centrale? Cristo, ha fatto 10 gol all’anno nella Lazio, da noi non lo fanno mai tirare…

Boh, sono idee buttate lì dall’ultimo pirla che passa per strada, mi auguro bene che Spalletti e la società affrontino l’argomento con un pocolino di professionalità in più.

Vi svelo ciò che dovrebbe essere ovvio: posto che nessuno dei nostri tira da fuori o cerca l’imbucata centrale per il semplice motivo che l’è no il so’ meste’, urge volontario che cacci il grano per comprare uno-due giocatori al mercato di Gennaio.

Io da tempo ho dato la mia preferenza a Verdi del Bologna, capace di giocare in qualunque dei tre ruoli dietro a Icardi. Ma a ‘sto punto anche un Pastore o un Mikhitarian o come cacchio si scrive mi vanno bene: il primo non lo vedo giocare dai tempi del Palermo, il secondo non ho la minima idea di chi cazzo sia, ma vado sulla fiducia: non possono essere peggio della situazione attuale del nostro centrocampo.

Anche dietro siamo messi malaccio, con Miranda e D’Ambrosio ai box per qualche settimana. Skriniar e Ranocchia al momento reggono l’urto ma la coperta dietro, già corta di suo, rischia ora di lasciare fuori i piedi perfino al nano Tatu di Fantasilandia.

Tutto ciò premesso, chiudiamo il girone d’andata terzi e con 41 punti, avendo sostanzialmente smesso di fare il nostro calcio da un mesetto. Con ciò intendo dire, se mi si passa il paradosso, che c’è quasi da essere più contenti di un terzo posto in queste condizioni che del primo posto di fine Novembre con l’allineamento dei pianeti che ci girava a favore. Torno a ribadire che Juve e Napoli si giocheranno lo scudetto e che il nostro Campionato sarà segnato da un imperativo che tanto piacerebbe ai leghisti d’antan: noi prima di Roma.

DERBY DI COPPA

Mi son girati i coglioni a uscire contro i cuginastri. Mi gira perdere in amichevole con quelli là, figuriamoci una pur bistrattata Coppa Italia.

Come spesso accade quando si parla di quelli là, ci sono però cose che mi danno ancor più fastidio del risultato.  Anzitutto, come abbonato RAI vorrei partisse una cazzo di class action per avere un ricambio generazionale di commentatori.

Settore l’ha riassunta bene e merita 7 minuti del vostro tempo.

Cerqueti è uno dei tanti che ho fieramente disprezzato, alfiere del mantra “Inter cinica” e sempre pronto a minimizzare i meriti e ingigantire i difetti. Curioso poi che sia l’unico in Italia a pronunciare Perisic “Periscic”. Immagino sia la pronuncia corretta ma, come dire, la accetto se parla uno slavo, mica uno del Quadraro (con tutto il rispetto). Se mi dava sul belino Caressa che diceva “SSSanetti e SSSamorano”, immaginate le Madonne che gli ho tirato quando l’ho sentito pronunciare Rodríguez con la U ben udibile.

In bonza totale poi quando, ricordando i precedenti di Gattuso nei derby di quest’anno, ha informato che quello giocato da allenatore della Primavera rossonera l’aveva visto vincitore per 3-0. “Ah no, scusate, era finita 3-0 per l’Inter”. Oppure quando ha tessuto le lodi di Antonio Donnarumma in occasione di una bella e spettacolare parata di Handanovic. Qui non è questione di complotto, di malafede o altro. E’ semplicemente che il ragazzo è cotto, e ogni volta che sento le telecronache sulla RAI mi sembra di esser fermi a Gianni Vasino e Franco Zuccalà…

Ma si può usare ancora oggi una frase del tipo “a beneficio di quanti si siano messi solo ora alla visione, vi informiamo che l’Inter attacca da sinistra a destra”?

Intollerabile, così come da orticaria pura, e figlia in linea diretta del puro berlusconismo mediatico, è stata l’elegia di Donnarumma Antonio, chiaramente assurto ad eroe della partita.

Non sarebbe cambiato niente: il Milan ha vinto senza rubare nulla un Derby contro una squadra che, quest’anno, è decisamente più forte, e quindi va elogiato ancor di più per questo. Che bisogno c’è di inventarsi il fatto che il terzo portiere più pagato del West sia stato il migliore in campo? Gli ha detto culo che Ranocchia fosse in fuorigioco, perchè un autogol di tacco nel Derby non si era mai visto e lo avrebbe perseguitato per il resto dei suoi giorni ben più del milione all’anno che guadagna a sbafo. Per non parlare poi della parata involontaria sull’esecrando Joao Mario che da due metri lo centra in pieno: mi scuso con tutti voi per il turpiloquio che sarà giunto anche nelle vostre case, proveniente dritto-dritto dal salotto di casa mia, ma onestamente parlando vedo tutti i torti del nostro in quella giocata e tutto il culo del fortunato che passava di lì per caso ed è stato centrato in pieno dalla fortuna.

Nossignore: Antonio esce abbracciato al fratello, uniti come una famiglia, entrambi tifosi rossoneri fin da bambino, disposti a ridurs…. ah no, questa no.

A contorno, 7+ a Cutrone per aver imparato a memoria la filastrocca di cui sopra nell’intervista del dopo gara.

Bravi, siete una squadra senza capo nè coda e ciononostante ci avete battuti. Bravi, lo dico davvero.

Ma continuate a meritarvi tutto il mio disprezzo.

E’ COMPLOTTO

Se vi fa sentire meglio, non siete i soli, a meritarlo.

Leggete questo e saprete come la penso su Simone Inzaghi come persona.

Anzi, non ho bisogno del pur inappuntabile pezzo de IlMalpensante per avere un opinione sul suddetto personaggio, che ricordo nelle mie preghiere della sera fin dalla stagione 1999/2000.

Linko il video, visto che l’immagine -che pure ho stampata in testa in maniera indelebile- su Google non l’ho trovata. Vi do una mano, voi lavorate di fantasia: siamo agli ultimi secondi del filmato, quelli che precedono il 2-2 finale di Pancaro (Dio bono, quanto odio pure per il nasone calabro…): Inzaghino sostanzialmente corre fino a centrare in pieno Peruzzi (Dio bono, avevamo Peruzzi in porta voluto da “Carta Bianca” Lippi al posto di Pagliuca…): il cinghialone resta a terra e Inzaghino protende le due braccia davanti a sé con lo sguardo da invasato che solo i fratelli Inzaghi sanno avere, come a dire al compagno “va’ che bello, ti ho pure steso il portiere, tira cazzo che la porta è vuota!!”.

Ora, uno così, che ha passato la vita come il fratello a speculare su centimetri di fuorigioco, con piedi se possibile ancor più scarsi di quelli di Superpippa senza averne nemmeno la metà del senso del gol, uno che -come il fratello- ha simulato in lungo e in largo su tutti i campi d’Europa (ask Jaap Stam for references), che senso dell’etica sportiva volete che abbia?

Poi, per carità, come allenatore sta facendo meraviglie, ma lamentarsi del fatto che il VAR ha cancellato un evidente errore di Rocchi (il figlio di un cane, nel dubbio il rigore contro ce l’aveva fischiato…) è davvero il massimo dell’antisportività.

Sintomatico che perfino la Gazza abbia sentito l’esigenza di dedicare questa chiamata del VAR a tutti quelli che rimpiangono i vecchi tempi, la poesia dell’errore arbitrale e cagate del genere.

Noi rimaniamo nel nostro e ricompattiamo le truppe. La battaglia -sportiva e mediatica- è arrivata solo alla metà del suo svolgimento.

WEST HAM

Il periodo è quello che è: dopo aver perso in casa col Newcastle e preso un punto a Bournemouth, frutto di un rocambolesco 3-3, la classifica brilla in tutta la sua pericolosità, lasciandoci con la melma -per non dir di peggio- fino al mento.

Inevitabile la citazione che chiudeva la simpatica barzelletta: “Oh mi raccomando, non fate l’onda”.

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AMABILI COGLIONAZZI

SASSUOLO-INTER 1-0

Legge di Murphy.

Ritorno di incrollabili certezze.

La partita da non sbagliare. E che sbagli.

Potrei elencarne a decine e il pezzo, citando il sommo, sarebbe completo.

C’è da rammaricarsi (chè bestemmiare sotto Natale non è bello), ma sorprendersi no.

E’ quel che il mio naso, pur prominente, sentiva già tempo: non è che questi, al primo inciampo, mandano tutto in vacca?

Ecco.

Una delle ulteriori beffe è che veniamo traditi da due giocatori che finora ci hanno tenuti là in alto: Icardi si mangia tutto il mangiabile, rigore compreso, e Handanovic torna a legare il guinzaglio al palo beccando gol su colpo di testa a un metro dalla porta. Non fa notizia invece l’indolenza con cui Brozovic trotterella accompagnando Politano per 70 metri senza che gli venga in mente -magari- di accennare un contrasto.

Indugio sull’azione del gol solo per segnalare la rivedibilità della coppia di centrali. Miranda esce per compensare il già citato nulla di Brozo, ma nemmeno lui è il ritratto della risolutezza. Skriniar a quel punto è solo in mezzo a un paio di avversari e la palla sul secondo palo lo mette fuori gioco.

Insomma, tutto va male e niente riesce a cambiare l’andazzo.

Spalletti ha a mio parere qualche colpa, minando le tutt’altro che solide certezze maturate fino a oggi e giocando al trasformista. Dovendo già rinunciare a Vecino (un impalpabile Gaglia al suo posto), pesca Cancelo da accoppiare a Candreva sulla fascia destra, con conseguente trasloco di D’Ambrosio sulla fascia sinistra.

Non avrei mai creduto di rimpiangere il supporto che il napoletano nr 33 può dare al romano nr 87, ma a mio parere la catena di destra vista a Sassuolo è stata tutt’altro che efficace, aldilà di qualche bell’inserimento di Cancelo. Zero sovrapposizioni, tante occasioni in cui Candreva aspetta la sovrapposizione che non arriva e, in generale, un’insicurezza palpabile che da quella fascia si propaga sull’altra. D’Ambrosio infatti, esattamente come Santon, è uno di quelli che evidentemente gode di buona stampa e che da lustri viene definito come “terzino che può stare su entrambe le fasce”, e qui perdìo occorre chiarirsi: per me “stare su entrambe le fasce” vuol dire che tu, terzino maledetto, dopo tutte le supercazzole, i dribbling e le sovrapposizioni, quando arrivi sul fondo puoi crossare indifferentemente (o quasi) con i due piedi, senza dover prendere la rotatoria in contromano per metterti sul piede giusto.

Quindi, iniziamo a sgombrare gli equivoci: Santon e D’Amrosio sono due terzini destri. Uno scarso e uno discreto. Ma due terzini destri. Punto. Che non è un peccato mortale eh? Va bene, ma almeno sappiamo dove schierarli.

Ieri non si è perso per questo, ovviamente. Ma è grave e pericoloso togliere certezze a una squadra ancora in piena costruzione e con una panchina ontologicamente corta.

L’assenza di alternative, non solo nei giocatori ma negli schemi, è purtroppo emersa ieri in tutta la sua gravità. Sembrava di vedere un’Inter a caso degli ultimi anni. Decine di azioni masticate a due all’ora da una fascia all’altra, arrivando di bolina al cross buttato alla speraindio in area e facile preda di Acerbi & Co.

Non un tiro da fuori, non un tentativo di uno-due con percussione centrale. Solo cross, intutili quanto ripetuti.

Come avrete capito, sono in uno di quei momenti che il povero Perozzi chiamerebbe “constatazione del nostro niente”, ma mi pare di avere le mie ragioni.

L’inerzia positiva dell’autunno è finita, e il ciclo di partite che abbiamo davanti -a partire da un insulso quanto insidioso derby di Coppa Italia tra pochi giorni- sono tutt’altro che banali.

La disamina tènnica non ha bisogno di molto altro, se non di puntualizzare, con il giusto rancore, l’inevitabile partitone di Consigli, già membro del Club Gautieri anche in virtù della mia memoria vacillante.

Mi assumo infatti la responsabilità del penalty sbagliato da Icardi. Tra il fischio dell’arbitro e il destro poco angolato del nostro, la mia poco capiente capoccia ha oscillato tra due pericolosissimi pensieri, entrambi errati.

Ho infatti confuso Consigli con Mirante, portiere del Bologna che solo settimana scorsa si è sdraiato in occasione dei tre gol juventini, e ho pensato tra me “stai a vedere che ‘sto maledetto dopo le tre papere di domenica scorsa adesso glielo para”.

L’altro pensiero è stato più logistico-cabalistico, e cioè “adesso Mauro segna e diranno che proprio sotto quella curva dove tutto il casino con la Curva iniziò, Icardi ritrova l’abbraccio dei suoi tifosi!”.

Invece, una beata fava.

Ciccata la grande occasione, i nostri passano i 40 minuti successivi a rimuginare e vanno col pilota automatico: la litanìa di cross alla speraindio è l’inevitabile conseguenza, e il Sassuolo sentitamente ringrazia.

LE ALTRE

Purtroppo i risultati non mi sorprendono.

Il Napoli rischia andando sotto due volte contro la Samp, ma recupera e vince. I Gobbi regolano di misura la Roma, approfittando di un imperdonabile errore di Shick al 95’, generato da un altrettanto esecrando paperine difensivo dei bianconeri. Inizia una lenta ma temo inesorabile attività di scavo tra queste due squadre e i comuni mortali, a cui ci siamo purtroppamente iscritti. L’obiettivo concreto, reale e realizzabile, dev’essere arrivare terzi o quarti, e come sappiamo per fare ciò è necessario arrivare prima di una almeno tra Roma e Lazio.

Guarda caso, la prossima è in casa con la Lazio. Nei mesi in cui abbiamo giocato ad essere una squadra seria, avrei detto che la partita arrivava al momento giusto.

Adesso…

E’ COMPLOTTO

Inevitabile il ricorso, da parte della stampa, all’immortale #crisiinter, forse esagerato per una squadra che si trova esattamente dove sperava di trovarsi a questo punto della stagione, ma in effetti reduce da due sconfitte brutte e accompagnati da  strascichi pesanti sulla rosa.

Per fortuna ci sono i cugini a mantenere il centro del palcoscenico. Mi rimane il dubbio che, a strisce diverse, i titoli sarebbero stati ben più strillati di quelli che pure anche la mansueta Gazzetta ha riservato a Ringhio e i suoi fratelli, ma in ogni caso Milanello Bianco non riesce nel miracolo di restituire ai suoi tifosi una squadra degna di questo nome, nonostante la settimana di ritiro dell’amore.

Riconosco che il mio disprezzo per i cugini è assai attenuato dall’assenza del loro malefico ex proprietario, ma poi basta che lo stesso faccia capolino con le solite stronzate mediatiche con cui ci ha ammorbato per trent’anni per far risalire la carogna a livelli di guardia.

In tutto ciò, mai uno, dico uno, che gli dicesse “ma perchè non stai zitto, chè fai più bella (o più migliore) figura?”.

WEST HAM

Anche qui poco da ridere: sconfitta interne contro il Newcastle e classifica che torna ad essere una chiavica.

Buon Natale un cazzo, che già di solito ‘sto periodo mi sta sui maroni, figuriamoci quest’anno…

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Sign o’ the (f?!kin’) times…

LIFE IS SHIT AGAIN

INTER-UDINESE 1-3

Piccola premessa di cui non fregherà niente a nessuno, ma che rende l’idea dello stato d’animo. Rispetto alle ultime edizioni, per scrivere questo pezzo la prima cosa che mi è venuta in mente è stata il titolo.

Le ultime settimane mi avevano colto stranamente impreparato a sintetizzare in poche parole lo spirito di tutto il pezzo, probabilmente perchè ancestralmente poco avvezzo a commentare  una situazione in cui “le cose vanno tutte bene” o quasi.

Come il titolo lascia trasparire, il contesto è un pochino cambiato.

Perdiamo in casa la prima partita della stagione contro la stramaledettissima Udinese che -chi mi conosce sa- detesto ormai da anni per la pervicacia con cui inanella prestazioni di altissimo livello contro i nostri, sdraiandosi supinamente contro altre squadre strisciate con puntualità pluri-stagionale.

Come se non bastasse, il primo gol arriva dall’altrettanto stramaledettissimo Kevin Lasagna che già un anno e mezzo fa aveva ricevuto da queste stesse pagine informatiche sinceri e meritati complimenti per il suo Primo Gol in Seria A contro i nostri.

Il fiocco sul pacchetto è sistemato dall’esecrando Santon che, rubata palla all’ala avversaria, pensa bene di azzardare il dribbling in ripartenza facendosi contro-fottere la boccia da Wilmer. Oltretutto il nostro si attarda sulla linea di fondo, vanificando un possibile fuorigioco. Palla al carboidrato più indigesto della Serie A e la merda è bella che pestata.

Nel successivo minuto abbiamo se non altro la dimostrazione che il buono fatto vedere in questo trimestre non è stato solo un sogno: bella ma difficile la palla lunga data sulla destra; magistrale Candreva nello stopparla in tempo e crossarla con la giusta misura; letale Icardi nel girarla in porta di destro. Pareggio agguantato in 70 secondi e palla al centro.

Il primo tempo va avanti con un Candreva al massimo delle sue potenzialità e con una notevole mole di lavoro portato avanti sulla sua fascia di competenza. I nostri creano tanto e si mostrano in una versione inedita in questa stagione: l’Inter, cinica per definizione, per una mezz’ora è invece sciupona e stitica, incapace di tradurre in gol le tante azioni create.

E’ una cosa che mi fa preoccupare, perchè continuare a creare senza finalizzare instilla nel “creatore” la convinzione che prima o poi il goal arriverà, quasi per diritto divino. E, invece, tecnicamente parlando, stocazzo.

L’intervallo, infatti, fa spegnere la fiammella del dagadré ai nostri e ci consegna un’Udinese nelle consuete vesti di bimbo rompicoglioni che vuole rovinarti la festa di compleanno.

I nostri sono probabilmente impreparati a un simile inizio ripresa e non riescono a riprendere da dove avevano finito.

Oddio, in un certo senso c’è un fil rouge tra primo e secondo tempo: la minchiata di Santon.

Vero, il cross dell’Udinese è più fuori che dentro, e per le chiacchiere da Var ci sarà tempo più tardi.  A scanso di equivoci, il nostro interviene come ti spiegano al giorno uno di primi calci di non intervenire, e l’inguacchio si materializza con una latenza di 3 minuti.

Che la giornata non sia di gloria lo si capisce dalla facilità con cui De Paul spiazza Handanovic, e il colorito del sabato assume sfumature inequivocabilmente marroncino nel momento in cui la capocciata di Skriniar timbra la traversa, lasciandoci bestemmianti ma soccombenti.

Poco dopo,  il contropiede friulano ci colpisce dritto al cuore per un tre a uno tanto inaspettato quanto meritato. Inutili i cambi di Spalletti, mai come in questa occasione a corto di uomini che possano cambiare la partita in corsa: Eder e Karamoh si adeguano infatti assai presto all’andazzo dei titolari, limitandosi a qualche sgommata inoffensiva come quelle dei tamarri che facevano le penne col Garelli fuori dalle scuole medie.

 

QUINDI?

Dai e dai la prima sconfitta è arrivata. Colpa della cabala e della diciassettesima partita, colpa di Thohir ancora in panchina dopo 10 mesi (anche lì un altro 1-3 casalingo), colpa più probabilmente di un incantesimo bellissimo ma necessariamente a tempo determinato. Siamo quindi arrivati alla domanda delle domande: che ne sarà di noi adesso? Presto detto: battete Sassuolo e Lazio e nessuno potrà eccepire alcunchè sui primi mesi spallettiani.

In caso contrario…

LE ALTRE

Specularmente ad una settimana fa, Napoli, Roma e Juve vincono entrambetttre e recuperano ciascuna tre punti sui nostri eroi.  Nulla da dire sui tre fischioni rifilati da azzurri e bianconeri ai rispettivi avversari, il contrappasso più evidente sta nella vittoria al 94’ della Roma in casa col Cagliari proprio quanto a tutti il pari a reti bianche sembrava scolpito nella roccia. E invece, i due punti lasciati per strada a Chievo sette giorni fa sono diligentemente tornati nella Capitale sotto forma di gollonzo di Fazio,

Nel marasma generale, ci va bene che la Lazio non vada oltre al pari con l’Atalanta, brava a portarsi sul 2-0 e poi sul 3-2 ma poco caparbia nel difendere il risultato.

In tutto questo tourbillon di risultati, la costante che mette tutti d’accordo rimane la sconfitta del Milan nell’ennesima ma sempre gradita replica della Fatal Verona.

Pare che Ringhio a fine partita si pari davanti a Fassone & co con dimissioni firmate e pronto a sbattere la porta. Milanello Bianco prontamente smentisce, controbattendo con un ritiro che ai bei tempi sarebbe stato descritto come “non imposto ma facoltativo, anzi richiesto dagli stessi ragazzi che avevano proprio voglia di stare insieme”, ma certe vette di zuccherosa perfezione si raggiungevano solo con la pratica e con un sapiente uso di lingua.

E’ COMPLOTTO

Devo riconoscere che, a parte le giuste considerazioni di Icardi che allude a tanti sorrisi dopo la nostra sconfitta, il mood generale dopo il ko casalingo sono stati all’insegna del “prima o poi doveva capitare” “sono stati anche un po’ sfigati” “la stagione finora era stata perfetta”.

Niente o poco di cui lamentarsi insomma. E siccome continuo a pensare che la coerenza sia una virtù e non una vetusta convenzione, non mi iscriverò al club della giaculatoria contro il VAR.

Come ho detto, ritengo che l’intervento di Santon sia stato scellerato, ancor di più se si ritiene che la palla stia uscendo. Forse sono io ad essere prevenuto col butterato del Delta del Po, ma non mi sono sorpreso per nulla nel momento in cui il dito dell’arbitro ha indicato il dischetto del rigore.

Posto che nessuno ha ancora capito precisamente in quali casi il VAR possa essere applicato, personalmente continuo a cavalcare la mia visione illuministica che vede questo come un possibile rimedio a quanti più errori possibili.

Fosse per me lo userei anche per invertire le inutili rimesse laterali a metà campo (tanto più che sul fuori nostro sistematicamente perdiamo palla!), quindi poco mi cale del fatto che il segnalinee avesse o meno assegnato la rimessa dal fondo.

Vero che, in occasione del famoso contatto in Roma Inter, in molti censurarono la rigidità della regola che avrebbe impedito all’arbitro di intervenire stante la rimessa dal fondo già accordata.

Ad ogni modo, è tanta e e più che legittima la suspicione che ho verso gli arbitri italiani, che arrivo a tenermi stretto l’errore da regolamento sull’utilizzo del VAR rispetto alla solita litanìa del “contatto come se ne vedono tanti” o come “nel dubbio è giusto far giocare”, sapientemente alternato -secondo le circostanze- a “l’arbitro non deve interpretare, deve applicare la regola”.

 

CUGINANZA

Il periodo che stanno passando sulla riva sbagliata del Naviglio è assai godibile e, per quel che mi riguarda, tutt’altro che inaspettato,

Non tanto per le fatiche di campo (lì in effetti mi sarei aspettato qualche sconfitta in meno da una squadra che comunque schiera in campo cinque o sei giocatori di buon livello), quanto per i palesi -e prontamente palesati- limiti di proprietà e dirigenza.

Le miniere chiuse coi sigilli, il voluntary agreement prima presentato come una formalità e nulla più, poi respinto al mittente in un clima di “tutto tranquillo, sistemiamo due excel e poi glielo rimandiamo” e infine bocciato in toto, con Fassone addirittura a fare il sostenuto e dire “ci hanno chiesto delle cose impossibili”, il nuovo caso Donnarumma.

L’elenco potrebbe andare avanti ad libitum, e non perderebbe di fascino nè di divertimento.

Paranoico e complottista quale sono, inizio a pensare che sotto sotto ci sia ancora lo zampino di Zio Silvio, occulto regista di una sceneggiatura tra l’horror, il trash e il demenziale, che riservi però un melenso lieto fine con lui e il Geometra nuovamente in trincea a fare dei giri immensi e poi ritornare (cit.) al capezzale dell’amato Clubpiùtitolatoalmondo.

Quel giorno sarò lì, pronto come sempre a insultarvi e ricordarvi quanto siete prevedibili e meschini.

 

WEST HAM

Buon periodo per gli Hammers, che nelle ultime tre partite hanno battuto il Chelsea, pareggiato con l’Arsenal, e in ultimo rifilato tre pere allo Stoke City in trasferta. La classifica continua ad essere deficitaria, ma almeno oggi saremmo salvi.

Ineccepibile il coro dei nostri, che spiegavano ai tifosi avversari il perchè Arnautovic, ex di giornata e nuovo idolo dell’East End avesse preferito cambiare aria.

Per chi avesse difficoltà a comprendere la cadenza cockney, di seguito il distico elegiaco:

He left ‘cos you’re shit

He left ‘cos you’re shit

Marko Arnautovic,

He left ‘cos you’re shit.

 

SCUSATE SE ESISTIAMO

JUVENTUS-INTER 0-0

Gioite, gioite, non siamo -ancora- morti.

Prossimi ad essere incolpati dell’omicidio di JFK e del giallo di Via Poma, gli insolenti nerazzurri evitano di giocare la partita del cazzimperio offrendosi come vittima sacrificale della Juventus, proponendo di contro una massiccia ed efficace strategia di limitazione dei danni.

Icardi tocca 10 palloni in 85 minuti, Perisic e Candreva pochi di più, Brozovic torna l’evanscente cugino di Cristiano Malgioglio e lo 0-0 è il miglior esito possibile.

Non che i nostri rischino chissà cosa: diffidate da chi, col passar delle ore, dipinge uno scialbo e tattico pareggio in un assedio all’arma bianca dei padroni di casa al pullman nerazzurro parcheggiato davanti ad Handanovic.

Sì, Mandzukic ha avuto tre belle occasioni e Higuain un paio di tiri malamente sprecati, ma ho visto i nostri portare a casa vittorie dopo aver sofferto ben di più.

’Sticazzi, in ogni caso; che dicessero pure quel che vogliono, non cambierebbe il mio pensiero.

Dietro torna Skriniar che sbaglia un pallone in 90 minuti (da cui origina la prima delle tre occasioni del croato bianconero), e Santon gioca a confermare i miei pregiudizi a suo riguardo:  tragicomico quando stende Cuadrado facendosi male (lui) e dovendo uscire a metà ripresa. Il colombiano l’ha sistematicamente saltato nell’ora precedente, e non posso farne una colpa al nostro terzino: sarebbe come rimproverare un cavallo perchè non sa volare.

A metà campo rientra Vecino che affianca Borja (altra buona partita della coppia violacea), lasciando il già citato Brozovic a completare il reparto d’attacco.

Taglierei corto sulla cronaca della partita. Non ho problemi a riconoscere che una vittoria della Juve non sarebbe stata un furto (uso il termine non a caso, parlando dei gobbi); d’altra parte, non mi pare che il pareggio sia stato immeritato.

Soprattutto, e non solo per questioni di classifica, erano loro a dover fare la partita e vincere. Bene ha fatto Spalletti a preparare una partita di accorta attesa. Probabilmente, rispetto ai suoi piani, è mancato quel che il Necchi definiva come “genio” e cioè “fantasia, intuizione, decisione e e velocità di esecuzione”. Ci sono state tre o quattro occasioni, durante la partita, in cui il cazzutissimo contropiede dei tre là davanti avrebbe potuto prorompere in tutta la sua putenza, ma si vede che non era serata. Consoliamoci con la testa della classifica piacevolmente e inaspettatamente tinta ancora di neroblù.

LE ALTRE

Roma e Napoli, difatti, non vanno oltre lo 0-0 contro Chievo e Fiorentina.

Solidarietà di categoria ai lupacchiotti, che si trovano di fronte un Sorrentino versione Inter: ecco la partita che il portiere clivense ha fatto contro i nostri negli ultimi 10 anni. Domenica scorsa s’è preso un meritatissimo giorno di ferie contro i nostri, e la sua mannaia si è per una volta abbattuta su maglie diverse.

Il Napoli ha perfino rischiato nel primo tempo al cospetto di una Viola capeggiata da un Cholito degno di cotanto padre tripallico e ben guidata in panca dal vecchio cuore nerazzurro Stefano Pioli.

La Lazio gioca mentre scrivo, mentre il Milan alla fine riesce ad aver la meglio di un Bologna che aveva vanificato il primo vantaggio di Bonaventura (su decisiva deviazione di un difensore avversario), facendo saltare il tappo a fiumi di inchiostro zuccheroso all’insegna del “gruppo Milan” e di “Ringhio che plasma i suoi giocatori a propria immagine e somiglianza”. Insomma “si ha come la sensazione (preambolo che odio) che sia nato un nuovo Milan” (copyright Compagnoni).

 

RIFLESSIONI PRE-COMPLOTTO

Stavolta l’ha detta giusta Adani, nel dopopartita. Lasciando Ambrosini cianciare di Handanovic e le sue parate e della pochezza della proposta offensiva dei nerazzurri, l’ex difensore ha colto nel segno dicendo che, a suo parere e anche a mio, Juve e Napoli continuano ad essere leggermente superiori all’Inter.

E’ la sua motivazione a convincermi: fa notare come tutti gli effettivi di Spalletti stiano giocando al meglio o quasi delle rispettive possibilità. Bene, benissimo nell’immediato. In prospettiva, però, non ci sono molti margini di crescita, essendo al contrario da mettere in conto qualche fisiologico passaggio a vuoto. I già citati Santon e Brozovic ultima versione sono due fulgidi esempi.

Torniamo insomma a domande che, a queste latitudini informatiche, ci siamo già fatti, con l’ulteriore vantaggio di non aver ancora dovuto trovare una risposta: cosa succederà al primo gol a porta vuota sbagliato da Icardi? Come reagiremo alla prima mancata uscita di Handanovic? Chi batterà le mani rincuorando i compagni al primo frittatone difensivo?

Chi vivrà vedrà. La classifica per ora racconta di 5 squadre in lotta per i primi 4 posti. Da ricordare che tutti e 4 i posti danno accesso diretto alla fase a gironi della Champions, senza passare dagli ostici preliminari.

Al momento pare che i nostri abbiano le qualità per finire la stagione davanti a una o due delle concorrenti (azzardo: Lazio e una tra Roma e Napoli). La mia non è scaramanzia, ma semplice proiezione futura dei ragionamenti di poche righe fa: noi questi siamo, e più di così non possiamo fare. Vero che non abbiamo le coppe; altrettanto vero che non abbiamo la rosa, l’abitudine a giocare insieme e il giUoco delle altre pretendenti.

E’ COMPLOTTO

Potremmo cominciare proprio con la simpatia degli amici di Me(r)diaset, che hanno provato la gufata preventiva con tanto di tabella esplicativa.

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Me li immagino in studio, braccia tese in avanti e mani che oscillano in un crescendo rossiniano di “oooohhhh”. Peccato per loro che a ciò non sia seguito l’ “olé” di ordinanza. Anzi, al rintuzzo di giustezza ha provveduto Lucianino da Certaldo, con l’ormai paradigmatico post su Instagram con cui ha usato toni più aulici per argomentare un bisillabo che dalle sue parti è sovente usato in circostanze come queste: #puppa!

Non sarebbe nemmeno il caso di ritornare sull’ennesima caduta di stile bianconera nella settimana che ha preceduto la partita.

Il minchione di turno è tal Pellò che si è espresso come ognuno di noi farebbe al bar sport con gli amici. Niente da ridire sul contenuto: ho personalmente augurato alle squadre diversamente strisciate le peggiori conseguenze immaginabili, e l’ho fatto più volte. Non arrivo a vantarmene, ma quasi. Il problema, non nuovo in questo Paese, è la facilità con cui poi ci si scusa, all’insegna del “eh va beh stavo scherzando, ho chiesto scusa che cazzo volete ancora?”.

Bene ha fatto Spalletti  a ricordarlo e a vergognarsi per lui nella conferenza stampa di presentazione del match.

Ennesima conferma che, quando si parla di stile, c’è chi ce l’ha e chi ci prova senza riuscirci, cercando oltretutto di convincere tutti gli altri di essere lui quello stiloso e figherrimo e noi i banali pirlotti che non capiscono niente.

Decisamente minore in ordine di importanza, ma non per questo meno puntuale, il riferimento di Spalletti alla poca serietà dei giornalisti nell’assegnare voti ai giocatori. Non è tanto il riferimento al Fantacalcio ad essere importante, quanto il fatto di voler poi manipolare quei voti, elaborati con tutta la soggettività del caso, per propugnare tesi bislacche come quelle viste in passato.

Ricordo con chiarezza una delle tante crociate anti-stranieri della Gazzetta, che sostanzialmente si dava ragione da sola portando quale prova principale la media voto dei calciatori italiani paragonata a quella dei giocatori stranieri.

Quanto è manipolabile uno strumento del genere?

Tanto. Ma nessuno dice niente. Nessuno fino ad oggi.

Che poi la stampa giochi a cercare paralleli tra questo suo modo di fare e quello di José nel biennio interista a me frega poco: lo vedo come un tentativo di mettere zizzania e creare casi là dove non ce ne sono (“Ahah! Non vi potevate sopportare e adesso ti comporti come faceva lui! Scandalo! Caso!”). Per quel che mi riguarda quello del Mister è il solo modo di guardare al rapporto tra Inter e media italiani: siamo poco considerati, spesso sottovalutati, raramente rispettati. E, soprattutto, chi lo fa ha la granitica certezza di farla sempre franca.

A meno che ci sia qualcuno che si prenda la briga di mettere in fila tutte le loro malefatte una per una e faccia presente che “così non si fa”.

L’ha fatto Mourinho, l’ha fatto spesso Mancini, aveva provato a farlo Stramaccioni, seppur il suo pedigree fosse di diverso prestigio. Ora lo sta facendo Spalletti. Imbattuto anche in questo sport.

Altro cenno a Mourinho, sconfitto nel derby domenicale contro il City di Guardiola.

Sarò senz’altro prevenuto, ma mi è parso di vedere tutta la tristezza dei commentatori sportivi italiani, figlia di tutti questi brutti 0-0 che lasciano l’Inter ancora in testa, trasformarsi in gioia e sollievo per i buoni che battono i cattivi, con Guardiola il bello e giusto che batte il brutto e antipatico Mourinho.

Patetici nella vostra ricerca della fazione a tutti i costi, prevedibili nella scelta del vostro cavallo vincente, falsi sapendo di esserlo quando riducete il calcio di Mourinho a un puro, semplice e costante difensivismo, ignorando la varietà di schemi e stili mostrati dalle sue squadre nel corso degli ultimi 15 anni.

Tornerò nelle prossime occasioni a parlare di Milan, di Voluntary Agreement e dei  successi raggiunti dalla premiata ditta Fassone-Mirabelli.

Non mettiamo insieme troppi scempi.

WEST HAM

Vittoria tostissima 1-0 in casa contro il Chelsea. Risaliamo qualche posizione ma soprattutto diamo dimostrazione di essere squadra dopo settimane, forse mesi.

That’ll do.

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Durare non durerà: però è bella…

SCUSATE, RIDO TROPPO: NON MI VIENE IL TITOLO

INTER-CHIEVO 5-0

Una dimostrazione di forza come da tempo non se ne vedevano in casa nerazzurra.

Di culo, ho anche la fortuna di goderne dal vivo: primo anello verde con il Signor Padre, come non succedeva da tempo, e la coppia del gol -un poco arrugginita ma rodata negli anni- non delude!

La squadra è come previsto alquanto rivista, con il redivivo Ranocchia in difesa e la coppia Brozo-Joao Mario a completare con Borja il trio di centrocampisti pensanti o supposti tali.

Iniziamo col caso-Ranocchia: il ragazzo non può non suscitare simpatia, grande talento alla perenne ricerca di continuità, con l’ulteriore aggravante di non poter nemmeno incolpare il carattere bizzoso e la testa calda: il nostro è semplicemente un bravo ragazzo, senza la grinta e l’ignoranza necessaria per esserer un grande calciatore.

Beh, detto questo la prima palla che tocca scheggia la traversa su corner, e San Siro ruggisce manco avesse segnato in rovesciata.

Bravo Andrea! Grande Ranocchia! Nazionale! Mica quel pirla di Bonucci! Pallone d’Oro!

Il tutto -ne sono sicuro- dalle stesse menti illuminate che gli bestemmiavano i cugini fino a ieri.

Ad ogni modo, l’andazzo ieri era tipo Gabigol: piglia palla, fa un passaggetto di tre metri col piattone e vien giù lo stadio dagli applausi.

Stessa cosa o quasi anche per Santon, e tutta la mia acrimonia ha dovuto cedere davanti ad una partita gagliarda, addirittura impreziosita da un paio di tocchi col sinistro, forse proprio per smentirmi.

Intendiamoci: non sarò mai uno di quelli che, pur di sentirsi dar ragione, si augura di veder sbagliare il calciatore da lui criticato. Se Santon da domani si svegliasse Andy Brehme con 25 anni di meno sarei strafelice di essermi sbagliato fino ad oggi.

Detto ciò, non posso che augurare la stessa cosa a Joao Mario (scelga lui in chi reincarnarsi). In realtà non l’ho mai disprezzato più di tanto, ma vederlo prendersi i meritati fischi in una giornata di assoluta gloria per tutti non è roba da poco. Preoccupante la sufficienza, la lentezza e l’imprecisione al tiro mostrate lungo tutti i 90 minuti, ancor di più se messo a confronto con un Brozovic grintoso e concreto come nei giorni belli.

Il Club dei filosofi sulle gradinate ne ha anche per lui, chè non c’è cosa più bella che insultare un tuo giocatore proprio quando gioca bene:

“Uééé Brooozooo! Vadavialcù! Incoeu t’e ghet voeuja de giugà eh? Malnatt!”*

 * “Heylà Signor Brozovic, vada a vendere il suo deretano, oggi pare ella abbia desiderio di giUocare eh? Maledetto!

Saltabeccando sui 90 minuti di partita (recupero escluso, il pericolo tangenziale mi ha fatto perdere il quinto gol) posso dire che Handanovic si è comunque guadagnato la pagnotta con una parata non da poco sullo 0-0, che il Chievo ha fatto ben poco, regalando almeno due gol su palle insensate perse a metacampo, che finalmente Sorrentino ha evitato di fare la partita della vita contro i nostri, uscendo dal campo con almeno un gol sulla coscienza (il primo), che Icardi per una volta ne fa uno solo (vediamo se saranno contenti quelli del “eh segna tanto ma sono mal distribuiti“) e che Perisic si merita tutti gli applausi presi per i tre gol segnati, ed un tributo in più per la foto del giorno (v. infra).

Aggiungo due note, entrambe assai liete: la prima è l’azione del gol di Skriniar, di una bellezza epocale che, se il paragone non è blasfemo, ricorda per certi versi il 2-0 di Del Piero contro la Germania nel 2006 (mancava solo il paradigmatico insulto alla bambina al minuto 0.25 di questo imprescindibile link). La differenza è che qui Skriniar fa le veci tanto del Pinturicchio che finalizza quanto del Cànnavaro (l’accento è cit.) che interrompe l’attacco avversario e fa ripartire l’azione.

Il gol più bello della giornata, altro che balle.

La seconda nota lieta è per Candreva, che già avevo avuto modo di apprezzare in settimana tramite le sapienti parole di Settore. Non è così frequente trovare una brava persona che sia anche un ottimo calciatore, ma in questo caso abbiamo il caso emblematico.

Dopo la succitata azione mariana (indovinate chi fa il cross per la capoccia di Skriniar?), VotAntonio vuole segnare a tutti i costi: inizia a tirare non appena ne ha la possibilità, lasciando qualche volta Icardi e Perisic a bocca asciutta.

Fa poi ridere mezza tribuna quando, nasando aria di sostituzione, fa battere in fretta e furia una rimessa laterale ritardando l’ingresso di Karamoh e sgraffignando qualche altro attimo di partita. Il cambio peraltro arriva puntuale un minuto dopo col nostro in procinto di battere l’ennesimo angolo. Lui sa di dover uscire ma va comunque verso la bandierina e tutto il settore lì sopra si alza per tributargli il giusto plauso. A mio parere tra i migliori, e per una volta spero che il filosofo della fila dietro abbia ragione: “Vài Candreva che il gol lo fai contro la Juve orcod….!!” (il porcone a supporto ha ovviamente pura funzione semantica rafforzativa).

Sabato infatti c’è la Juve, e sono cazzi (cit.) (Se non la cogliete vi mando a Erfoud “col camion, col pullman…” ). Però intanto siamo in testa. Da soli. E non è poco.

Spalletti dice che l’unica sua certezza è che non tornerà più l’Inter stenterella e tentennina degli anni scorsi. Forse è ancora nuovo di queste parti e non sa quali e quante risorse abbia l’universo interista per farsi male da solo.

Però più passa il tempo più mi fido di questo strano personaggio.

LE ALTRE

Il problema grosso è che la Juve ha vinto a Napoli. Speravo in Insigne e compagni, per spedire la Juve tre punti più giù, anche in vista del nostro prossimo scontro diretto. Invece Allegri -diciamolo- ha impartito una gran lezione a Sarri, imprigionato nei suoi stessi pregi, impossibilitato a cambiare spartito stante la oggettiva assenza di alternative in panca. Chapeau a Barzagli, Chiellini e compagni per aver neutralizato i frizzi e lazzi dei tre nanerottoli napoletani.

Complimenti a Higuain, che decide la partita e risponde in maniera più che comprensibile a tutti i fischi e gli insulti subiti da due anni a questa parte.

Arrivo quasi (quasi) a compiacermi nell’ascoltare il silenzio tombale di tutte le groupies del bel giUoco, attonite nel vedere ancora una volta come non esista IL modo di giocare a calcio e quanto sia importante poter variare sistema di gioco in funzione dell’avversario.

La Roma non fatica a regolare la SPAL, beneficiando oltretutto di 80 minuti giocati in 11 contro 10. Più ostica -e quindi meritevole di complimenti- la vittoria della Lazio, che nel finale ribalta il risultato e costringe la Samp al primo stop interno stagionale.

L’ho presa larga, perchè ora arriviamo al dolce, ma indugio ancora un po’ raccontando del tragitto dalla macchina all’ingresso di San Siro.

La trasumanza ci vede preceduti da un energumeno che indossa la maglia dell’anno santo 2009/2010 sopra la giacca a vento (l’avrà presa di tre taglie più della sua…). Il tipo sta ascoltando la radiolina, come ai bei tempi, e pascola verso lo stadio col compagno di ventura.

Il nostro bofonchia a mezza voce, forse ripetendo quel che dicono alla radio:

(immaginate il soliloquio che segue disseminato di parolacce e improperi a piacere):

“…Ultimo pallone, è il 95’…

…Bri…gno…sale anche Bru…gnoli… ah beh cazzo sale anche Brignoli.. a posto siamo…

…Ma chi cazzo è Brignoli? parte il cross… Brignoli? Ma chi cazz… BRIGNOOOOLIIII!”

La cosa bella è che lo guardiamo tutti credendo che sia un mitomane: i più ottimisti (quorum ego) semplicemente spolliciano un “refresh” su gazzetta.it, come puro atto di fede.

E invece è proprio l’imponente San Siro davanti a noi a confermare la lieta novella, esplodendo in un boato ben più forte di tanti altri sentiti nei 90 minuti successivi.

Non è un caso se uno dei cori della domenica nerazzurra sia stato, sulla soave musica de La Stangata,Gennarino Gattuso Alé“.

Siamo gente semplice, ci accontentiamo di poco.

 

PIERCRISI MILAN

Cominciamo con quel briciolo di onestà intellettuale che mi è rimasta, dicendo che –minchia– quando deve andare storta va proprio storta!

Ovvio che al pareggio dell’ex Primavera nerazzurro Puskas la mia schiena sia stata attraversata da un fremito di goduria, ma nemmeno il più catastrofista dei gufi poteva immaginare una tempesta perfetta di tal genere. A colori invertiti, mi sono passati davanti agli occhi le facce di Goitom, Simone Del Nero ed Ennyinnaya che tante volte ho maledetto.

Se non altro non erano portieri.

Curioso come i cugini, guardando in casa nostra quasi come degli stalker e attingendo al nostro organigramma a piene mani, non abbiano fatto tesoro di uno dei più gravi difetti mostrati dalle varie dirigenze nerazzurre nel corso dei decenni: il cambiare le cose in corsa, alternando coperchi sempre nuovi per pentole sempre uguali.

Detto che Ringhio mi sta assai più simpatico del sorridente e supponente Montella, mi chiedo quale sia la ratio di un cambio del genere, oltretutto alla vigilia di un filotto di partite sulla carta abbordabili (poi chiaro, c’è sempre l’incognita Brignoli he he he…).

Per una volta anche la stampa è stata meno benevola del solito. Sentendo la radio, i commenti sul 2-1 per il Milan erano quelli di una partita già finita, all’insegna del “bene i tre punti ma Gattuso avrà tanto da lavorare… Il Benevento poverino è davvero troppo poco per questa Serie A“.

Mettiamola così: c’è voluto Brignoli per restituire alla sua oggettiva realtà di cagata sesquipedale il cambio in panchina rossonero. Soprattutto, c’è voluto il bislacco pareggio per far capire quanto raffazzonata e qualunquista sia la strategia di Fassone e Mirabelli (altro che manager 4.0 de noantri…). E sì che questa dovrebbe essere la parte “pensante” e “esperta”, che guida la proprietà cinese, a digiuno di football, nei meandri del calcio italico.

Sit back and enjoy the show, ladies and gentelmen.

E’ COMPLOTTO

Qualche pillola di simpatia all’insegna del Same but Different.

Partiamo dal buon Caressa, sempre pronto a vaticinare di sfighe in vista per l’Inter prima di domenica, e in buona compagnia nell’ammonire di un Chievo tutt’altro che ostacolo agevole per l’Inter. Ieri sera mancava poco che dicesse “vabbeh così son buoni tutti, Sorrentino ne ha combinate de ogni e il centrocampo del Chievo era inesistente“.

Curioso poi come, a fronte di un atteggiamento così accorto e prudente quando le partite da giocare sono dell’Inter, si faccia a gara a chi fa prima ad assegnare tre punti a Roma e Lazio per le due partite che devono recuperare.

La butto lì: l’Inter è prima da sola, dopo due anni (da sola dopo due anni, chè in testa, seppur in cattiva compagnia, ci siamo stati più volte in questo inizio di campionato), e quindi l’hashtag è #sonotutteinduepunti. Roma e Lazio devono recuperare la loro partita ormai da mesi, epperò proprio ieri si è tornati a fare questo insulso giochino.

Ma va bene così, anzi…

Potrei citare il topos letterario del rumore dei nemici, ma la verità è che preferisco citare mio padre quando, anno del Signore 1988/1989, sentiva parlare i vari Pistocchi e Pellegatti di 4-4-2, corti-umili-intensi e calciospettacolo dicendo “falli parlare, falli parlare, che noi zitti zitti…” e non vado oltre, in un mix di scaramanzia e buona creanza.

 

WEST HAM

Nel giorno in cui segna Brignoli, non era lecito chiedere agli dei del calcio una vittoria corsara in casa del Manchester City.

Angelino Ogbonna ci illude, ma Guardiola non è d’accordo e i nostri escono con tanti applausi ma zero punti: 2-1 nel finale. Come si dice in questi casi: non sono queste le partite che dobbiamo vincere.

Cercasi esperto che ci sappia dire quali siano…

Dobro Brignoli!

COME DIVERTIRSI QUANDO CI SI ANNOIA

CAGLIARI-INTER 1-3

Continua il filone della serietà.

Di conseguenza, il suddetto filone continua a intrudersi in tutto il suo turgore nel retro dei tanti nostalgici della Pazza Inter di stoparde.

La partita per molti versi è simile all’ultima con l’Atalanta, così come ai pareggi di Bologna e col Toro. Squadre organizzate e attente (con noi si sa non si scansa mai nessuno, ed è giusto così), che nella fattispecie ci fanno vivere una prima mezz’ora alquanto indigesta. Handanovic sbroglia due troiai delle dimensioni di Rocco Siffredi (cit.) prima che Lucianino da Certaldo faccia buon viso a cattivo gioco e si sitemi a specchio rispetto alla compagine sarda per il resto del primo tempo.

Ci dice anche culo, perchè al primo tentativo in attacco mettiamo palla in buca. L’ormai imprescindibile cross di Candreva arriva sul secondo palo dove Perisic in spaccata tocca e libera Icardi. Sulla volontà del croato di servire il compagno tornerò infra, qui mi limiterò a mettere a verbale il destro di Maurito nostro che vale il vantaggio corsaro e il 14° centro in tre mesi di campionato.

Mi immagino gli sguardi tra i nerazzurri in campo, all’insegna del “uffff….scampato pericolo!”; senz’altro il mio pensiero è stato quello.

E, come nelle ultime partite, una volta passati in vantaggio non ho avuto particolari timori di vedere cagate in serie commesse dai nostri, tipo braccino del tennista o annegamenti in bicchieri d’acqua.

La ripresa è ulteriore conferma di ciò, dal momento che la sostituzione di Vecino con Brozovic, in altri tempi senza dubbio foriera di smadonnamenti a mezza voce, è invece accolta da chi scrive con ottimismo, del tipo “dài simpatico minchione, stavolta hai mezz’ora buona da giocare e non i classici ultimi 5 minuti: vediamo se oggi c’hai voglia…”.

Detto, fatto: ottimo passaggio in verticale di Skriniar per Candreva che si insinua sulla destra ed è bravissimo a servire Brozo a rimorchio. Il destro è di quelli che, 2 volte su 3, finiscono al terzo anello, ma non stasera: tiro teso sul primo palo e 2-0 incassato.

Il tempo di esultare sotto la curva avversaria, di schivare un paio di bottigliette gentile omaggio dei tifosi di casa, ed eccoci a scollinare per l’ultimo quarto di partita.

Tutto pare scorrere per il meglio, senonchè un cross tanto preciso quanto isolato da parte di Faragò pesca Pavoletti colpevolmente libero a centro area. Bello ma abbastanza elementare il piatto destro al volo: Skriniar commette il primo errore della stagione marcandolo da lontano, e lo stesso Handanovic rimane sorpreso da una conclusione sì improvvisa ma non esattamente imparabile.

Il mio lato inglese si mantiene su altissimi livelli, giacchè il self control continua a campeggiare ai muri di casa:

Keep calm and palla a Maurito.

Più o meno è quel che succede, anche se in maniera un po’ rocambolesca. Il cross dalla destra è deviato da un cagliaritano e si impenna nei pressi dell’area piccola: Perisic salta prima del portiere e la carambola tra i due favorisce Icardi, che di destro chiude palla e partita sul primo palo. 3-1 e tutti a casa.

LE ALTRE

La testa della classifica resta a tinte nerazzurre il lasso di una notte, che passa comunque dolcissima. Il Napoli torna da Udine senza i soliti tre gol, ma con i soliti tre punti, avendo la meglio sugli avversari in una di quelle gare ostiche e tignose che iniziano ad essere una solida e preoccupante alternativa nel repertorio di Sarri & Co.

Già più pronosticabile la vittoria della Juve in casa col Crotone. Interessanti e molto invece i pareggi delle romane, con De Rossi a combinarla grossissima e Calcedo solo un poco più piccola. Che poi sia il VAR e non l’arbitro “de per lù” a decretare i rigori, poco importa ai fini del risultato. Due punti guadagnati su entrambi.

Ennesimi due punti guadagnati anche ai cugini, incapaci di segnare in casa contro avversari degni di tale nome (il girone da bambini dell’asilo di Europa League davvero non fa testo) e bloccati da un Toro tosto come da tradizione.

Pareggio fatale per il sorridente Montella, che si ritrova messo all’uscio dagli stessi dirigenti che ne difendevano l’operato fino a un quarto d’ora prima.

Forse sarà arrivato lui a dare istruzioni:

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E’ COMPLOTTO

L’esonero di Vincenzino nostro darebbe pane a sufficienza per compitare venti cartelle al riguardo. Ma sarebbe troppo facile.

Meglio pensare ai nostri.

Lodevole, ad esempio, il pezzo di Gatti sul Corriere della Sera, in cui sostanzialmente ammette che tanto Suning quanto Icardi avrebbero diritto a sentite scuse dal calcio italiano. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. E magari, da aggiungere, ci sarebbe anche il fatto che è stata proprio la stampa a cercare paragoni continui tra Icardi e il Balotelli milanista, non sembrando vero ai pennivendoli di poter mettere insieme i fallimenti dell’uno (guess who) con la scarsa eleganza dell’altro. Quanto a prestazioni sul campo, professionalità e maturità dimostrate, non stiamo neanche a parlarne, chè tra i due ci sono un paio di galassie di differenza…

Travestendomi solo un attimo da giornalista di Harmony a tinte nerazzurre (non mi accosto a Pellegatti nemmeno quando scherzo perchè ho troppo rispetto per me stesso), bella l’immagine di Icardi spettatore sotto l’ombrello a Firenze nelle vesti di tifoso: la moglie di Borja Valero corre e il gruppetto di amici è lì a incoraggiarla, come una compagnia di semplici amici in gita domenicale.

Il solito #spogliatoiospaccato

Passiamo ai Finti Complimenti. Potrebbe diventare una nuova categoria, cugina di Squadra Simpatttica o Same but Different. Ambrosini e Massimo Mauro sono amministratori delegati della Start Up antinerazzurra. La mission è questa: non potendo parlar male dell’Inter in questo frangente, si insiste su quegli aspetti che, sotto una patina di ipocrita lode, vogliono in realtà ridimensionare i meriti dei nerazzurri. Ecco quindi che, là dove Gigione Donnarummone fa una doppia parata che salva i rossoneri su Belotti/Iago Falque ed è giustamente applaudito come fenomeno e salvatore della patria (ma non del Mister hehehe….), Handanovic manca poco che si debba scusare per aver parato su Pavoletti nel primo tempo. Il tono è proprio “eh se ci si mette anche lui a fare i miracoli…”.

Mauro, forse incapace di articolare concetti così elevati, cita il “culo” di Icardi nel trovarsi proprio dove arriva la palla sul gol del tre a uno, ma in quello è in buona compagnia: Trevisani e Adani è un mese che giocano alla tiritera del “non è Icardi che va verso il pallone, è il pallone che va da lui”. Un fenomeno da baraccone, insomma, tutto pur di non dire che è il miglior centravanti della Serie A, chè magari Higuain e Dzeko si offendono…

Passiamo alla parentesi moviolistica, in malafede, s’intende: sintomatico come tutti, ma proprio tutti, siano assolutamente certi del fatto che Perisic non volesse fare l’assist, ma tirare in porta in occasione dell’1-0.

Ma del resto è così: comincia uno e subito tutti dietro. Del resto sono quindici anni  che ci passeggiano sul belino sull’incredibile gol di Sheva in un Milan Juve, cross sbagliato che finisce all’angolino ma per tutti colpo di genio dell’ucraino. Qui non c’è il viso angelico e delicato di Sheva, qui c’è la faccia sghemba di Beavis Perisic, quindi che se ne andasse affanculo che quello è ontologicamente un tiro sbagliato che diventa assist involontario. Di più, forse c’è fallo sul 3-1! Guardiamo guardiamo bene, che forse a furia di guardare qualcosa si trova.

Mi fate addirittura più ribrezzo del figlio di Pairetto: in onore di cotanto padre ha ammonito i due diffidati nerazzurri (Miranda e Gagliardini), ma quantomeno non se l’è sentita di sbugiardarsi da solo guardando al replay il regolarissimo salto del 44 croato.

Ad ogni modo, le discussioni sul VAR, che il Calabrese Cantilenante ci propina ogni settimana cianciando di fine del calcio etc etc… in realtà non mi fanno ridere come dovrebbero perchè mi costringono ad essere d’accordo con Caressa, che di contro rivendica i successi della tecnologia applicata al calcio.

Per dire: provate a chiedere a Messi se ieri sera avrebbe voluto la moviola in campo.

Poi si può discutere dell’ambito di applicazione del VAR e dei casi specifici tipo Lazio-Fiorentina. Personalmente, non essendo per nulla intimorito da cagate del tipo “la macchina che decide al posto dell’uomo, aiuto moriremo tutti!”, porrei un parametro molto semplice: il VAR rileva che la decisione presa (per quanto difficile, per quanto interpretabile dal vivo) è sbagliata? Benissimo, la si corregge. As simple as that.

L’arbitro non è stato un cane nel non vedere il calcione di Calcedo sul giocatore viola, ma a mio parere non conta. Lo si rivede, si constata l’errore, si procede di conseguenza.

Sempre restando sul bel programma di Sky (nonostante Mauro e Caressa), interessante e illuminante come quando era in campo il pensiero del Cuchu Cambiasso. Perfetto nella circostanza a fare da sponda a Caressa che si lamenta di tutte le frasi fatte del calcio odierno (gli chiederò i diritti d’autore perchè è plagio bello e buono dei Luoghi Comuni Maledetti): “che me frega del centravanti che rientra? Il Centravanti deve fare gol? Il difensore elegante? Ma de che?? Il difensore deve spazzare l’area e tirare un paio di calci”. Questa la poetica Caressiana, che gioca a buttarla in cacciata ma coglie nel segno.

L’ineccepibile Cuchu prima pare blandirlo e andargli dietro aggiungendo “E il portiere che gioca bene coi piedi?

Bravo Cuchu, bravo! Lo vedi che la pensi come me??

Ed ecco il tocco di classe dell’amatissima crapalustra: “Sì ma guarda che tutte queste cose le avete inventate voi giornalisti!”. Date un fischietto e un cappellino a quest’uomo e nominatelo capo del mondo all’istante!

Chiudo con un momento di mestizia, tornando all’esonero di Montella. Irriguardoso del lutto della sua ex squadra, il tweet di Carlos Bacca arriva al posto giusto nel momento giusto. Ma loro non erano tutti una grande famiglia?

In bocca al lupo Ringhio, ennesima bandiera piegata a pezza da piedi e chiamata a risollevare la baracca rossonera. Nella scala dei miei “s-preferiti” sei più vicino a Leonardo e Seedorf che a Inzaghi. Non ti augurerò quindi di perderle tutte, ma quasi.

E, mi raccomando: quando ti cacceranno non andartene ringraziando per l’opportunità concessa. Salutali come tu sai fare.

WEST HAM

Pareggino interno contro il Leicester, di pura dignità e che muove (poco, molto poco) la classifica.

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Oh va che volevo dartela eh! See Ivan, See…

SIAMO SERI


INTER-ATALANTA 2-0

Risultato all’inglese e secondo posto in classifica agganciato senza nemmeno troppo patire.

Onestamente non sembra nemmeno di veder giocare l’Inter: troppo quadrata, troppo “seria”, troppe poche emozioni che -per una volta- ricacciano in gola ai qualunquisti in malafede il ritrito ritornello della Pazza Inter.

Come tutti i cliché -o, se preferite Luoghi Comuni Maledetti– è molto comodo rifugiarvisi (-ci -vi -si- vi), e i nostri pennivendoli sono spaesati nel vedere una squadra cazzuta che passa il primo tempo a sbattere la testa contro una tignosa Atalanta, trovando poi vantaggio e raddoppio nello spazio di 10 minuti nella ripresa.

Rabbrividisco nel leggere il nome di Santon negli 11 iniziali, ed in effetti anche durante i 90’ non mi è chiaro il senso di schierare come terzino sinistro uno che col sinistro non la tocca mai. Ma mai! Piglia palla e rientra sul destro accentrandosi. Fa sempre e solo quello. So di essere prevenuto nei suoi confronti, chè pareva il miglior  Facchetti e si è dimostrato il peggior Tramezzani: mi limito a ringraziare gli dei del calcio per averci fatto finire la partita senza gol subiti, dando modo a Spalletti di incensarne i meriti e riconoscergli una versatilità che solo lui e pochi altri riescono a vedere.

Per il resto la squadra è la solita, così come piacevolmente usuali sono i cross che Candreva recapita sulla capoccia di Icardi: il nostro sfiora appena l’impatto sul primo traversone, con la palla che esce larga sul palo lungo, mentre non riesce nemmeno ad impattare poco dopo, abbracciato in maniera più che affettuosa da un difensore avversario.

La palla più ghiotta Icardi però se la mangia da solo: illuminante il tacco con cui Borja Valero libera il Capitano, che da parte sua è bravissimo a resistere a Toloi che cerca di ostacolarlo in tutti i modi. Purtroppo, dopo aver fatto bene la cosa difficile, fa malino quella facile: il destro a incrociare è timido, e il portiere fa il figurone.

La ripresa mi vede moderatamente fiducioso, e la nostra fascia destra mi dà ragione. D’Ambrosio in particolare fa un partitone, anticipando sistematicamente i suoi avversari e creando scompiglio in occasione di entrambi i gol. Sul primo è stato bravo e tenace a recuperar palla, tenere la posizione e subire il fallo, lasciando poi a Candreva il cross sulla conseguente punizia che trova Icardi splendidamente solo a capocciare in rete l’1-0.

In occasione del raddoppio, il terzino ceruleo fa ancora meglio, galoppando sulla fascia e mettendo poi il cross col sinistro; Icardi fa un movimento da far vedere in tutte le scuole calcio, per la bravura con cui manda ai pazzi i centrali avversari e frusta la palla sul secondo palo.

Sul 2-0 si ragiona meglio, e onestamente i nostri non rischiano più di tanto, portando a casa una vittoria solida e meritata. Una roba seria, torno a dire.

Rimiriamo una squadra che stentiamo a credere, abituati a scempi e crisi esistenziali, ormai abbonati a figuracce contro pletore di Carneadi e a risate malcelate del pubblico mediatico.

Che non vi venga in mente di rovinare tutto, amatissimi maledetti!

LE ALTRE

Ottima domenica, con i nostri vincenti e i diversamente strisciati entrambi sconfitti. E se il Milan ormai non fa più notizia -all’insegna di quel che il Vate di Setubal direbbe “bassiamo i toni”- la sconfitta dei Gobbi con la Samp è stata una piacevole sorpresa.

Il Napoli, come detto, vince e guarda tutti dall’alto. Ma subito dopo ci siamo noi, per quanto possa sembrare strano. La Roma cresce sempre più, battendo la Lazio e mettendosi potenzialmente al nostro fianco, avendo tre punti di meno ma una partita in più da giocare.

E’ COMPLOTTO

Tante cose di cui parlare.

Sulla Nazionale non sarebbe nemmeno il caso di infierire. Vorrei solo far presente che, finalmente, da fonti leggermente più credibili e conosciute di questo simpatttico aggregatore di minchiate, si pone la questione “stranieri” nella giusta prospettiva.

Eccola, la foto fatta alla tele domenica sera. Eccola, la realtà oggettiva, non interpretabile, che guarda caso viene confutata solo da chi vuole andare avanti a (s)ragionare per frasi fatte e luoghi comuni.

Eccoli quindi, Vialli e Mauro che stentano a credere ai numeri, non sembrando vero al pelato di poter dire “eh sì in Inghilterra hanno il 67% di stranieri, e infatti sono 60 che la loro Nazionale non vince niente”.

Peccato che nell’ultimo anno abbiano vinto i mondiali under 17 e under 20, tanto per smentire la coglionata dal retrogusto salviniano “tutti questi stranieri fanno il male dei nostri giovani”.

Peccato, soprattutto, che la tanto decantata Germania abbia un campionato con una minor percentuale di autoctoni rispetto alla Serie A.

Se addirittura il merdaccia per eccellenza (Zio Silvio) cerca di allontanarsi dalla vecchia cantilena del “Milan pieno di ragazzi nati a Milano”, vuol dire che anche lui ha nasato che la favoletta non funziona più.

Bravi minchioni, voi che ci avete voluto credere fino ad oggi.

Per il resto, non mi addentro nemmeno nel balletto del nuovo possibile CT o dell’eventuale commissariamento.

Da partigiano nerazzurro, mi limito ad una domanda retorica ma non troppo. Visto che ad ogni sconfitta del calcio italico si dà la colpa “all’Inter che è piena di stranieri”, proviamo a girare il punto di vista: non sarà che l’Inter si infarcisce di stranieri proprio perchè gli italiani costano di più e rendono di meno?

Mi spiace, ma la storia del “va bene gli stranieri se sono campioni, ma per i giocatori normali non vale la pena” è molto spesso una cazzata bella e buona. Per i giocatori “normali” (whatever that means), il fattore prezzo è spesso cruciale –chè, se devo comprare il campione, non bado a spese o quasi-, quindi chi me lo fa fare di spendere il doppio per un onesto terzino autoctono, quando il promettente slovacco o senegalese lo porto via con cento lire?

Non si dovrebbe mai generalizzare, e mi rendo conto che le mie ultime righe fanno proprio quello. Ma mi incazzo vieppiù quando sento la litanìa dell’Optì Poba che fa piangere i nostri giUovani.

Passando a note dolci-amare, parliamo della squadra dell’Amore. Eccola alla sesta (sesta!) sconfitta in campionato su 13 partite. Per carità, in buona misura preventivabile, contro la capoclassifica. Quello che però accade è la corsa al giustificazionismo, allo #sconfittiatestaalta, al Montella che comunque gode della fiducia della Società, alla cena di squadra dopo la sconfitta per fare gruppo, alla grande famiglia che invita l’amato Evangelico per sostenere i vecchi amici nel momento del bisogno.

Il tutto mentre altri amici vedono sempre più vicine le sbarre del carcere (alegrìa do Brasile, vallo a cantare adesso, uggeggé uggeggé!).

Il tutto mentre le millantate ricchezze del millantato miliardario cinese risultano un pocolino fumose.

Courtesy of Zer0 Tituli

(Questa la più bella trovata sui social).

Il tutto mentre Marca, tagliando più di qualche angolo e volendo fare il titolo sensazionalista (lo riconosco) paventa scenari apocalittici in viaggio da Nyon verso Milanello.

Insomma, per usare un francesismo: sono nella merda, ma a sentire i giornali hanno interessanti prospettive per il futuro.

WEST HAM

Andiamo male: Moyes, alla prima panchina degli Hammers e alla cinquecentesima in carriera, ne becca due in casa del Watford che dispone di noi manco fosse il Barcellona.

Hard times in East London…

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