Prima di ricevere la lapidazione da tutti voi amanti del bel giUoco e sdilinquite groupies dello sguardo lisergico del 21 bresciano, vi invito a soffermarvi sul titolo:
Ho detto “sopravvalutato”, non ho detto “bidone” o “brocco”.
Fatta chiarezza sul senso di questo post (provocatorio ma non troppo), vado ora a dimostrare empiricamente quanto sostenuto nella tesi, forte della mia proverbiale ars oratoria (antani con scappellamento a sinistra) e certo di (non) convincervi del fatto che c’ho ragione.
CAHIER DE DOLEANCE
1) Partiamo dalle certezze. Pirlo è un regista: ruolo suggestivo, che affascina noi italiani, solitamente più portati all’assolo e alla finalizzazione, affascinati dall’estro creativo del fantasista o del centravanti. Il “regista” è un ruolo diverso, che presuppone intelligenza (quantomeno calcistica), preparazione, coordinamento tra parti diverse della squadra, attenzione al percorso più della meta: tutte cose che poco si conciliano con l’indole italica -non solo pallonara.
2) Forse proprio per queste caratteristiche, questo giocatore è stato unico o quasi nella sua generazione. Non me ne vorranno i vari Montolivo, Aquilani, Marchisio o De Rossi: buoni o ottimi giocatori, ma fanno un altro mestiere. Pirlo, se mi si passa il paragone, è stato l’unico nipotino maschio in una nidiata di belle nipotine: è ovvio che i nonni avranno per lui sempre un occhio di riguardo.
3) Così è stato per la stampa italiana (i “nonni” del caso): il bambino è senz’altro bravo, per di più ha avuto successo nelle due squadre storicamente amiche dei media (“ho giocato nei due più grandi club del campionato” e nessuno dice niente???): da lì al “santosubito” il passo è breve.
4) Se a ciò aggiungiamo il fatto che nell’Inter ha sostanzialmente toppato, abbiamo anche la ciliegina sulla torta, potendo dar fiato ai Luoghi Comuni Maledetti:
“Era già un fenomeno, ma l’Inter non ci ha capito un cazzo“. L’Inter intanto l’aveva preso dal Brescia a 16 anni, evidentemente intuendo che dietro a quello sguardo c’era di più.
Ha poi avuto la sfiga di capitare nell’anno disgraziato dei 4 allenatori (Simoni-Lucescu-Castellini-Hodgson) e in quello ancor più indigesto di Lippi-Tardelli: difficile emergere in quel casino, difficile fregare il posto a Baggio o Simeone. DIfficile soprattutto pensare che dietro quel trequartista talentuoso ma discontinuo potesse celarsi il regista con le qualità descritte in precedenza.
E qui arriviamo alla seconda balla:
“Ancelotti al Milan l’ha spostato 30 metri indietro, con un colpo di genio“. Come già ricordato in un altro post, fu sì un Carletto ad avere l’idea vincente: purtroppo non il celebratissimo Ancelotti, bensì il ruspante Mazzone, a.k.a. Er Sor Magara, che decise di non spostare un certo Roberto Baggio dalla sua mattonella preferita e di sfruttare il ragazzo davanti alla difesa.
“L’Inter l’ha dato al Milan in cambio di Guly“. Curioso poi come la verità non sia mai abbastanza bella e vada sempre condita un po’.
Non ho problemi a riconoscere l’errore dell’Inter nel vendere il ragazzo, perdipiù al Milan. Dire però che l’Inter da quella vendita ci ricavò 35 miliardi di lire evidentemente non rende la favoletta così divertente.
5) Strano, infine, che tutta questa folla adorante negli anni si sia ridotta a sparuto crocchio quando c’è stato da assegnare riconoscimenti individuali ai campioni del calcio europeo: e sì che il ragazzo nella sua carriera di coppe ne ha alzate, e quindi il “gancio” giusto per poter ambire al Pallone d’Oro ci sarebbe anche stato.
Eppure, ecco la blasfemìa calcistica: zeru tituli, e pure zeru podi, chè evidentemente, anno dopo anno, i parrucconi giurati europei si ostinavano a guardare in altra direzione, premiando di volta in volta i fuoriclasse di Real e Barça.
Prevengo una possibile polemica che nei vostri panni mi farei all’istante:
Ma come, ci hai rotto le balle col complotto contro l’Inter del 2010, vergognosamente esclusa dal podio del Pallone d’Oro, e adesso usi la stessa “base dati” per ridimensionare le qualità del nr 21?
Prima risposta:
Sì e allora? problemi?
Seconda risposta (un pocolino più articolata):
In quel caso si è voluto ignorare che i tre giocatori sul podio (Messi, Xavi e Iniesta) quell’anno erano stati battuti sonoramente da Milito, Sneijder e Zanetti (tre a caso che avrebbero avuto il diritto di sostituire i blaugrana).
Detto ciò, devo purtroppo riconoscere che l’Inter solo nel 2010 ha goduto di quel tipo di visibilità internazionale, che avrebbe potuto (e dovuto) garantire a uno dei suoi campioni un riconoscimento di quel tipo.
Il caso di Pirlo, mi duole ammetterlo, è diverso: qui il giocatore viene decantato come un fuoriclasse assoluto degli ultimi 10 anni, quindi la sua reiterata assenza dal “jet set” internazionale per tutto questo periodo la definirei accecante…
(IN)DEGNA CONCLUSIONE CON COMPLOTTO INCORPORATO
Come spesso succede, però, il bersaglio della mia polemica non è tanto il soggetto in sè: Pirlo, come detto, è a mio parere sopravvalutato, ma resta un grande giocatore.
Sono fazioso, ma non negazionista.
Quel che vorrei capire dalla critica adorante è il perchè di questo titolo:
Quel che non mi è chiaro è il senso di statistiche di questo tipo:
Cari pennivendoli italiani: per una volta, mettiamoci d’accordo.
Ci avete passeggiato sui testicoli coi tacchi a spillo (cit. Il Necchi) per anni, come i più indefessi dei Testimoni di Geova. Avete sbrandato intere famiglie di appassionati alle 7 della domenica mattina urlando al citofono che “il Tiki Taka è il solo modo di giUocare al calcio” e demonizzando ogni deviazione da quel dogma.
Il contropiede è stato ovviamente bandito in prima istanza, e subito dopo è toccato al “lancio-lungo-a-scavalcare-il-centrocampo”.
Ah, che orrore il passaggio a 30 metri sul centravanti che la butta dentro.
Ah, quale nefasto spettacolo ai nostri occhi di amanti del gioco corto-umile-intenso dover assistere a pochi tocchi di palla per andare in rete.
Ah, quale irreparabile bestemmia calcistica la verticalizzazione immediata dell’azione senza i mille tocchi in orizzontale.
Da interista permaloso, ho sempre sentito queste lagne rivolte ai miei eroi in braghette, che hanno nel loro DNA un “calcio speculativo, basato sulle individualità dei singoli a coprire le carenze di manovra della squadra” quasi che l’Inter fosse endemicamente incapace di fare 3 passaggi di fila.
Epperò: se lo stesso tipo di gioco lo fa Andrea Pirlo, ecco che il lancio lungo diventa un taglio di Fontana, un’opera d’arte da esporre al MoMA: gli americani lo chiamano Maestro, la gente gli bacia i piedi, è il nostro miglior talento, vivalitaglia.
Non sarà forse, pletora di ovini prezzolati, che giocare bene al calcio è un concetto soggettivo e soprattutto non univoco? Non sarà che la squadra davvero forte è quella che mette i suoi giocatori in condizione di fare quel che gli riesce meglio?
Non sarà, in altre parole, che il problema non sta nè nel lancio lungo, nè nella fitta ragnatela di passaggetti a tre metri, bensì nella capacità tecnica di riuscire a vincere le partite giocando in uno di siffatti modi?
Meditate gente, meditate…















