NON SO PIU’ COME INSULTARVI

INTER-NOVARA 0-1

Se è vero come è vero che nel calcio quel che contano sono i risultati, allora il titolo (con relativa foto) di questa sbrodola dovrebbe essere affissa fuori dalla Pinetina e dalle abitazioni dei nerazzurri tutti.

La squadra colleziona la bellezza di 1 punto nelle ultime 4 partite, riuscendo se possibile a peggiorare la pagella di domenica scorsa, (poker subito a Roma), perdendo in casa con l’ultima in classifica che già ci aveva battuto all’andata, in quella che -ingenui!- allora si pensava dovesse essere il picco più basso della stagione. Si spera quanto meno che stavolta gli imbattibili piemontesi si limitino al successo sul campo, senza l’effetto collaterale ed involontario di causare il cambio in panchina (la fatal Novara era costata il posto a Gasp).

Ribadisco che la inaccettabilità del risultato fa passare non in secondo ma in terzo piano qualsiasi altra considerazione circa il come questa sconfitta sia arrivata.

Semplicemente non si ha il diritto di prendersela con traverse, arbitri, sfighe varie ed assortite. Col Novara in casa si deve vincere, ancor di più se arriva da una figuraccia come la partita dell’Olimpico.  Eccheccazzo.

Fatta la pacata premessa, provo a raccontare in estrema sintesi che cosa i miei poveri occhi hanno dovuto sorbirsi, senza che la mia altrettanto misera bocca potesse commentare adeguatamente, stante la vicinanza di Panchito. Ranieri ritrova Sneijder e sostanzialmente gli dice di fare il cazzo che gli pare: siamo in sostanza nelle mani e nei piedi di un mestruato. E infatti Wesley, dei 20 tiri scagliati verso la porta del Novara,  si rende autore di una buona metà degli stessi, arrivando ad aggiustare (quasi) la mira solo al minuto 89’, quando timbra la traversa di cui sopra. Prima di ciò una dozzina di occasioni in cui il nostro, come detto, si intestardisce nell’azione personale anziché cercare l’uomo in area. C’è da dire che il Novara, ad immagine e somiglianza del buon vecchio Mondonico, in area ci staziona con 8 o 9 dei suoi effettivi, e che quindi in ogni caso il risultato avrebbe potuto sbloccarsi solo con una giocata episodica o casuale. Cosa che nel primo tempo pareva concretizzarsi allorquando in area Poli –il migliore finché è rimasto in campo- veniva letteralmente falciato in maniera tanto plateale quanto ingenua da tal Garcia. Un rigore solare, che tutti vedevano tranne l’unica persona che sarebbe stato opportuno lo vedesse: quel cornuto dell’arbitro.

Ma, come detto, non è partita in cui ci si possa attaccare ad altri che non siano i nostri ragazzuoli.

Ed infatti, proprio quando nella ripresa entravano prima Pazzini e poi Forlan, a disegnare un 4-2-3-1 che nelle intenzioni dovrebbe rimembrare i vecchi fasti, quell’essere immondo che risponde al nome di Andrea (S)Caracciolo, un’onesta carriera in Serie A ed una buona decina di gol contro l’Inter (spazio per parolaccia a piacere                  ), si inventa un sinistro a giro da fuori area che beffa Julio Cesar  e che i nostri non saranno in grado di recuperare nella mezz’ora abbondante a disposizione.

Non c’è nulla da aggiungere alla solfa complessiva di questa squadra: chi si stupisce delle sette vittorie seguite da 4 sconfitte e un pari capisce poco di Inter e di calcio: i nostri sono “umorali” nel DNA; la squadra è fatta in gran parte da ex campioni che sul breve termine possono ancora farsi valere, ma che fisiologicamente pagano gli sforzi fatti nella rincorsa a cavallo di Natale. Il terzo posto sarà possibile ma lontano per qualche mese ancora, stante la velocità da crociera di chi ci precede. Occorrerà preparare di nuovo il defibrillatore e sperare che la carica a 300 faccia il suo dovere per qualche altra settimanella…

LE ALTRE

Turno balordo dovuto al maltempo, che di fatto tiene ferme o fa slittare metà delle partite in programma: tra quelli che giocano, la Lazio fa quella che io reputo la partita perfetta (da 0-2 a 3-2 in casa con un uomo in meno: il massimo della goduria, dopo sei talmente gasato che potresti battere Tyson a braccio di ferro), mentre l’Udinese prima (si) illude malmenando il Milan per una buona ora, e poi si scioglie sotto i colpi di Maxi Lopez e del faraone El Sharaawi che violano per la prima volta il Friuli in stagione. Aldilà delle lotte intestine, siamo alle solite: la sconfitta dell’Udinese sarebbe anche manna dal cielo, se qualcuno desse ancora segni di vita…

E’ COMPLOTTO

Mi metto in silenzio stampa e quindi non posso raccontare nulla di quanto detto dopo il match. Oltretutto, anche la cattiveria più infame sarebbe probabilmente stata sottoscritta da chi scrive.  Dopo aver appreso della presenza del gufo nero Causio avevo anche virato sulla telecronaca partigiana di Scarpini, sperando si sentirlo perdere voce e ragione nel suo ormai caro e lontano nel tempo “ègolègolègol”.

Posso quindi aggiornare il mio archivio con un paio di perle settimanali, la prima delle quali è a firma Sconcerti. Il soggetto commenta le motivazioni della sentenza di Calciopoli riuscendo nel triplo carpiato di criticare sia la Juve che l’Inter per l’intera vicenda, e sottolineando anzi come l’assenza di colpa del club gobbo, emersa in sede penale, palesasse secondo il nostro un eccesso di pena nei suoi confronti allorquando in sede sportiva venne retrocessa in B con penalizzazione. Il tutto -si ricordi- dopo patteggiamento. Il tutto tra un “non sono un esperto”, “non vorrei dare giudizi da incompetente” e compagnia bella.

Non mi aspettavo nulla di meglio dal nostro,  ed infatti è arrivata puntuale la conferma.

Ma la cosa che mi ha fatto incainare forse ancor più della sconfitta di oggi è stata un’intervista fatta da tal Stefano Boldrini della Gazza a quel latin lover (per non dir di peggio) di Gullit sulla Gazzetta.  Una delle domande sulla nostra Serie A era preceduta dal seguente cappello: il Campionato è tornato alla normalità: duello Juve-Milan.

La voglia di restaurazione e di normalizzazione sprizza da tutti i pori e gli orifizi di questa gentaglia, che vuole al più presto dimenticare dei 5 (dicansi 5, eguagliato record di Juve anni ’30 e Grande Torino) scudetti consecutivi vinti dall’Inter di Mancini e Mourinho. No,”si è tornati alla normalità“, come dopo lo scudetto del Verona dell’85 o della Samp del ’91. A nulla vale l’aggiunta che questa cosiddetta “normalità” sia stata il frutto malato di patti e scelte scellerate all’insegna di quanto più lontano ci sia dalla sana e sportiva competizione tra rivali.

Ma vallo a dire a certa gente, che grazie a questo sterco ci campa…

WEST HAM

La trasferta di Peterbourgh è annullata per impraticabilità del campo.

Per l'occasione ho rispolverato un classicone dei primi anni 2000: è proprio vero che certe cose prima o poi tornano di moda...

Per l’occasione ho rispolverato un classicone dei primi anni 2000: è proprio vero che certe cose prima o poi tornano di moda…

MA ALLORA DITELO (SE NON AVETE VOGLIA…)

INTER-PALERMO 4-4

L’ennesima partita da circo vede i nostri incassare 4 gol su 5 tiri subiti.

Non mi sentirete mai mascherare un 4-4 in casa contro un Palermo derelitto in un “ma che spettacolo, girandola di gol ed emozioni”. Quelle cagate le deve dire Ranieri per evitare di ammettere davanti ai microfoni quel che io –semplice tifoso a casa- posso digrignare tra i denti: “Manica di pirla!”.

Detto ciò, in avvio lasciamo 5 corner al Palermo che non ne avrebbe nemmeno tanta voglia di stazionare dalle nostre parti, ma come dice il vecchio saggio “vedere cacare venire la voglia” e quindi al 5° tentativo tal Mantovani si trova tutto solo nell’area piccola per coronare il sogno di una vita: gol a San Siro in una fredda e nevosa notte d’inverno.

Per fortuna il Principe è tornato quello che conosciamo, e pertanto gli basta toccare palla per metterla in buca. A fine serata saranno 4 gol convalidati più altri due annullati, a dimostrare quanto sia importante per un calciatore, specie una punta, il “momento”. Miccoli non è da meno, riuscendo nell’impresa di fare due gol in fotocopia ed un terzo addirittura di testa (contrastato non a caso da Nagatiello, collega di nanitudine).

Torno solo un attimo sui gol di Milito per dire che in effetti il terzo di quelli segnati è –di poco- in fuorigioco, ma il commento della serie “nel dubbio è giusto far giocare” evidentemente si applica solo se il tizio in fuorigioco ha la maglia a strisce di colori diversi. Allo stesso tempo, quel che sarebbe stato il 5° gol del Principe è annullato per un cross di Maicon che pare –pare- aver oltrepassato la linea di fondo nel corso della sua traiettoria, ma che nessuna immagine chiarisce definitivamente.

Non essendo serata da analisi tattiche, visto il campo imbiancato (che però sembra peggio di quel che è) vorrei focalizzarmi sull’ormai irrecuperabile equilibrio mentale dei nostri giocatori, specie quelli di difesa. La partita di ieri è la miglior dimostrazione pratica al teorema “Samuel-deve-giocare-sempre”: la coppia centrale di ieri (Lucio-Ranocchia) regala un paio di gol e pasticcia sugli altri due, con Ranocchia evidentemente assente alla lezione nr 2 del difensore in cui si spiega che non fa bello rinviare di testa sui piedi del terzino libero di crossare e con Lucio che fa di tutto per non intervenire sul bomber tascabile in occasione del 4-4.

Coppia di cazzoni inverecondi, che le emorroidi vi colpiscano alla prima pausa di campionato! Maicon ovviamente non si fa pregare se c’è da assemblare cacate in serie, quindi eccolo vagare nell’ultima mezz’ora come uno zombie a cui hanno tolto la Caipirinha, regalando palle e rimesse laterali in serie, risparmiandoci almeno (sarà per il freddo?) il ghigno a commento delle sue malefatte. Julio Cesar infine vive uno di quei classici momenti in cui non appena tirano gli tocca raccogliere la palla in fondo al sacco, mettendoci di suo una vena leggermente inferiore a quella mostrata nei giorni belli. E’ il meno colpevole, in altre parole ma, vista l’assenza di miracoli e le percentuali da cecchino (one shot one kill), finisce pure lui dietro la lavagna.

A metacampo, rimasto orfano di Thiago Motta di cui dirò più avanti, fa bella mostra di sé Poli, che gioca un’ora su buoni livelli e garantisce quella corsa-e-dinamismo diventata oramai un’endiadi dal significato sconosciuto nelle lande nerazzurre.

Wesley fa il bravo scolaro diligente, mettendosi in fascia nel 4-4-2 di Ser Claudio, proprio quello schema nel quale, secondo il Mister, Sneijder non poteva essere sacrificato. Poco male in realtà perché finché resta in campo il pallone passa spesso e volentieri dai piedi stempiati ma pieni di fosforo del pifferaio olandese, che continua a non trovare il gol ma che è in evidente crescita.

Ha voglia Ranieri a dire che la squadra può dare ancora tanto, perché deve ancora inserire Forlan ed ora i nuovi centrocampisti; la mia impressione, visti anche i risultati di ieri sera, è che sarà molto difficile acciuffare il terzo posto, e che vivremo qualche buona sporadica giornata accanto a una routine di quella mediocrità vista nelle ultime uscite.

Con tanti saluti a Zanni  e all’ otimiiismooo

 

LE ALTRE

Detto che si gode sempre a vedere i cugini perdere, devo dire che stante il nostro pareggio, la loro sconfitta equivale a 2 punti persi sulla Lazio, che ora dista 3 punti da noi. Vince anche l’Udinese, che quindi si porta a +5. Dietro per fortuna il Napoli non vince, restando a distanza immutata, mentre la sconfitta della Roma la tiene a debita distanza, ma le mette al tempo stesso addosso una carogna alta 3 metri in vista della partita di sabato, di cui avrei fatto volentieri a meno.

 

CALCIOMINCHIATA

Giusto un accenno alla finestra di mercato di casa Inter, per commentare partenze e arrivi, ma soprattutto modalità degli stessi. Cara Inter, io non voglio sindacare l’addio di Thiago Motta in sé (o meglio, lo voglio fare ma tra poco); quel che voglio far notare è che non è furbo né salubre esporre il tuo allenatore a sparate del tipo “deve restare, non c’è un altro come lui, ho parlato con la Società e mi aspetto che resti con noi” e poi farlo sbugiardare dai giornalisti che gli domandano il perché sia convocato per la partita quando tutti sanno che ha già firmato. Che il trasferimento si sarebbe deciso nelle ultime ore di mercato era chiaro a tutti. E allora per Dio: chiami il Mister, lo informi della cosa, e un cazzo di ufficio comunicazione dice “Mister, la linea da tenere è questa : lei si augura che rimanga, è un giocatore importante, ma ha ben presente le esigenze del Club e se si arriverà a una cessione vorrà dire che i pro saranno stati maggiori dei contro”. As simple as that. Troppo facile? Evidentemente sì…

Entrando nel merito, è vero tutto quel che si dice, e cioè che lui voleva andar via, e tenere un giocatore poco convinto non giova a nessuno. Come al solito, quel che non mi garba è far passare i 10 o 11 milioni come la classica offerta che non si può rifiutare. L’Inter ha bisogno di soldi, questo lo sanno anche gli sceicchi e i petrolieri russi. Quindi Eto’o e Motta sono stati comprati a prezzi di tutto favore per i compratori, e fatte passare come vagonate di soldi che sistemano tutti i problemi del mondo Inter.

Almeno tra di noi, ‘ste cose diciamocele…

Sui nuovi acquisti, sappiamo quel che può dare Palombo (che, once more, per tanto così avrei portato a casa già a giugno dell’anno scorso), mentre confesso la mia ignoranza su Guarin: il fatto che lo stesse seguendo anche la Juve non mi tranquillizza di per sé. Tanto per ambientarsi subito al clima da nosocomio, è arrivato già rotto, perciò ci vorranno 20 giorni (quindi un mese) per vederlo in campo. Se fosse buono abbiamo tutto sommato fatto uno scambio alla pari tra lui e Motta, con il colombiano di 5 anni più giovane. Stiamo a vedere…

 

E’ COMPLOTTO

E qui parliamo di Milan e di come i giornalisti abbiano cercato e sperato di mantenere spiragli aperti all’arrivo di Tevez quando anche il più talebano dei rossoneri avrebbe dovuto capire che, almeno a ‘sto giro, non c’era trippa per gatti. Ribadisco anche come la nostra stampa voglia far fare la figura dei cattivi e dei traffichini a Mansur & Co. che hanno l’ottusa e insensata pretesa di farsi pagare un loro giocatore, e non Galliani e soci, che hanno tentato fino all’ultimo di giocare sporco facendo leva sull’accordo col giocatore per farselo sostanzialmente regalare. Ma tornerei a discorsi riassumibili nella frase “stampa cane da guardia del potere” che ormai sono triti e ritriri. L’ultima puntata? Il Geometra si traveste da Col. Bernacca e decide -ieri- che domenica sera a San Siro ci sarà una tempesta di neve ed è già garantito che non si potrà giocare: chiede quindi alla Lega di spostare la partita a data da destinarsi. Ora, aldilà dell’irritualità della richiesta –ma sappiamo che il Milan ha un certo talento ad apparecchiarsi il calendario ad uso e consumo esclusivo delle proprie esigenze- e senza voler azzardare pronostici sulla riuscita del golpe (che secondo me andrà a segno), noto come nessuno abbia alzato un dito né detto una parola sul fatto che un –se non IL- Dirigente del nostro calcio si arroghi il diritto di decidere che non è opportuno giocare in determinate condizioni, quando proprio le stesse condizioni non impedivano nelle medesime ore di far giocare una partita sullo stesso terreno, che gli stessi giocatori hanno definito meno peggio di tante altre volte.

Che strano eh?

Che dobbiamo fare? consoliamoci col Principe...

Che dobbiamo fare? consoliamoci col Principe…

BRUTTI MA BELLI

CESENA-INTER 0-1

Non la vedo e, come l’ultima volta che è successo, vinciamo 1-0. Conniventi della mia latitanza, più o meno le stesse persone –Comandante escluso-  il che aggiunge un altro motivo all’auspicio di ribadire presto la piacevole rimpatriata eno-gastronomica.

Ad ogni modo, tre punti a parte, apprendo di non essermi perso chissà ché, anzi: gli ailàizz mostrano un paio di miracoli di Julione (che nell’ultimo mese è tornato sui suoi livelli di eccellenza) e il solito tiro di Stankovic: bello, teso, preciso, parato in tuffo plastico dal loro portiere. Mi risultano non pervenuti tutti gli attaccanti nerazzurri, con Andrea Ranocchia bomber di giornata a sfruttare la punizia di Maicon per la zuccata decisiva a metà ripresa. Siamo a tre vittorie consecutive, e come ormai avrete capito, del “come” siano arrivate m’importa sega. La classifica non è più così orrenda, anche se non pensavo che un quinto posto potesse risplendere di tanta lucentezza facendolo assomigliare a un Mondiale per club che proprio oggi abbiamo ceduto al Barça. Andare oltre in questo ragionamento ci porterebbe  a livelli di immalinconimento che sinceramente vorrei risparmiarmi (e –vi).

Mi limito a ribadire quanto già scritto altre volte: la squadra ha qualche punto in meno di quelli che merita, ma giusto due o tre. In altre parole, scordiamoci di avere un top team capace di lottare per la vetta della classifica. Pensiamo ad assicurarci il terzo posto, nella speranza tutta pruriginosa, infantile e quindi da tifoso vero, di non avere sia Milan che Juve davanti . Difficile, molto: soprattutto perché il contrario vorrebbe dire vedere Lazio e/o Udinese  tenere fino in fondo.

I tempi bui di un’alternanza rosso-bianco nera sono tornati, e tocca resistere (noi) e agire di conseguenza (Signor Massimo).

Il sorteggio di Champions ci ha regalato il Marsiglia, del quale ho brutti ricordi di un’eliminazione in una triste Coppa Uefa di 7 o 8 anni fa (vado a memoria, anche se Drogba l’abbiamo scoperto quella notte, nostro malgrado). Il valore delle seconde era abbastanza omogeneo, e abbastanza basso ad essere sinceri. Tutte squadre che un’Inter “normale” non dovrebbe avere difficoltà a regolare. Tutte squadre che adesso come adesso farebbero sputare sangue ai nostri, e che sono contentissimo di dover incontrare tra un paio di mesi e non adesso. Sneijder prima o poi potrebbe anche guarire, e gli attaccanti meno di così non possono segnare. Morale, nonostante la crescita (di risultati) delle ultime giornate, l’Inter può e deve migliorare ancora.

Diciamo pure che deve ancora iniziare a giocare in maniera urbana, tanto per non affidarsi sempre e solo al guizzo del singolo. Ora c’è l’ultima prima della sosta natalizia; “ultima” in tutti i sensi, visto che ospitiamo il Lecce fanalino di coda. Dovessimo vincere, guadagneremmo punti almeno su una tra Juve e Udinese, che si incontreranno in un tristissimo scontro in bianco-nero.

LE ALTRE

Juve e Milan vincono, e anche qui sorvoliamo sul come: stavolta non c’è bisogno del solito Rocchi Horror Picture Show, visto che il lavoro sporco lo fa la sorte (deviazione sull’1-0) e poi Bergonzi che abbocca ad una simulazione indegna di Boateng, e che il mio occhio prevenuto ha visto in diretta senza nemmeno aver bisogno dei replay.

Il tutto contro un Siena con l’ex nerazzurro Bolzoni a sfiorare il gol per due volte, e con l’immancabile allenatore (Sannino, in questo caso) a minimizzare l’importanza del furto con destrezza: sempre meglio non inimicarsi i potenti, anche quando te lo mettono nel culo. E’ appena il caso di ricordare il latrato etilico di Malesani di qualche giorno fa per palesare la percezione che il mondo del calcio ha dell’Inter e delle altre grandi. Tristessa…

 

E’ COMPLOTTO

A parte la pervicacia con cui Caressa tenta di trovare un appiglio per il rigore concesso a Boateng (“un contatto c’è” si ostina a ripetere, senza contare che il “contatto” è dovuto al piede trascinato da quel tamarro che va a sbattere contro il portiere). Bergomi si permette addirittura di dire “per me questa è simulazione”, che è quello che ogni persona sana di mente dovrebbe dire commentando quelle immagini, e tanto basta per scatenare la piccata reazione del Geometra Zio Fester che in sostanza dà a Bergomi dell’ultrà interista accecato dall’odio, ovviamente sorvolando sul fatto contingente (l’ennesimo rigore rubato) e sulla situazione strutturale di questo Paese (Merdiaset & co in servizi(ett)o permanente effettivo).

Come al solito, tutti zitti e sugli attenti, e “grazie al Dottore per la sua disponibilità”.

Per finire in bellezza, riporto testualmente il risultato di Cesena sentito nell’intervallo di oggi alla radio “Cesena zero In-ter-na-zio-na-le zero” calcando sul nome dei nostri come a dire “minchia siete uno squadrone e non riuscite nemmeno a battere il Cesena?”. La buonanima di Paolo Valenti era solito fare così,  dicendo “Inter” quando vincevamo e “Internazionale” nelle giornate storte.

Ai morti gli si porta rispetto. A certi vivi, gli si augura di raggiungerli presto.

WEST HAM

Vittoria 1-0 col Barnsley e testa della classifica acciuffata! They fly so high, they reach the sky…

Bravo Ranocchietta!

Bravo Ranocchietta!

VA BENE VA BENE COSI’

GENOA-INTER 0-1

Poche righe su una partita che in effetti ha avuto poco da dire, ma che la cosa più importante l’ha confermata: l’Inter doveva vincere e ha vinto.

Il fatto che il gol sia stato segnato di testa da Nagatomo e su assist al bacio di Alvarez dà la misura dell’impresa.

Ranieri insiste su Pazzini e Milito davanti, con il secondo che ne ripaga la fiducia sbagliando l’ennesimo gol da zero metri, sparando addosso a Frey dopo un miracolo del portiere francese su cabezazo di Walterone Samuel.

Il Principe ci ha addosso una sfiga che anche solo con la metà dovrebbe chiudersi in casa per paura di essere investito sulle strisce, e la conferma (ennesima e non richiesta) arriva poco dopo, quando lanciato a rete viene ingroppato dal terzinaccio rossoblu al limite dell’area: punizione dal limite e espulsione, tutta la vita. Macché: tal Banti da Livorno fa cenno di proseguire, in quella come in almeno altre 3 occasioni in cui il fallo subito dai nostri (pur senza essere da “rosso”) scintillava nella sua cristallinità.

Poli fa il suo esordio nella sua Genova 4 mesi dopo essere arrivato all’Inter e finché sta in campo fa il suo, per quanto confinato sulla fascia sinistra. Dall’altra parte c’è la conferma di Faraoni, seppur meno brillante di altre volte. C’è di buono che in tutto il primo tempo u Zena non si fa vivo dalle nostre parti, lasciando solo e ramingo il povero Zé Eduardo. Noi di nostro mostriamo una discreta presenza davanti (erroracci a parte). Non arriverei a parlare di assedio perché, anche se non sembra, sono una persona seria, ma qualche buona giocata i nostri la fanno vedere. Niente gol comunque, a scanso di equivoci

La ripresa vede Alvarez per Faraoni e miei conseguenti improperi “sulla fiducia”: ogni volta che vedo il ragazzo partire a due all’ora e penso che è costato 12 milioni… lasciamo perdere va’. Dico solo che se negli anni scorsi avevo paragonato il passo cadenzato di Thiagone a quello di Lumachina Prohaska, non posso non intravedere in Ricky Maravilla lo Scifo del terzo millennio.

Sui giornali di oggi troverete lodi sperticate per il ragazzo, che come detto piazza il traversone per la capoccia di Yuto San e poi colpisce il palo con una botta da fuori. Togliendo le fette di salame dagli occhi, il ragazzo ha passeggiato per il campo fino al cross del gol, perdendo palloni in serie e facendosi vedere nel pezzo forte del suo repertorio: da mancino puro qual è, parte da metacampo andando verso destra, e quindi mettendosi da solo nella situazione più difficile, e concludendo la gloriosa cavalcata con l’avversario di turno che esce palla al piede sghignazzando.

Quando dalla panchina vedo scaldarsi Obi (di piede più ruvido, ma di corsa e grinta nemmeno paragonabili) spero per un attimo nella sostituzione punitiva, della serie: hai fatto cagare per 20 minuti, torna seduto e medita sulle tue malefatte. Il gol arriva a scanso di equivoci appena prima della sostituzionie, e mi piace penare che con quel cross Alvarez l’abbia scampata bella. Esce Poli che non ne ha più e Riccardino può giocare tranquillo (pure troppo…).

Devo riconoscere che le qualità le ha, ma mostra un’insicurezza di fondo che mi pare dura da correggere. Una volta fatta la prima cosa buona (il succitato cross per il gol) poi si fa vedere in qualche buon recupero e nel palo di cui si è detto. E’ però chiaro che non posso tenere un giocatore in campo sperando che segni o faccia un assist per cominciare a giocar bene.

Tanto per non avere mai vita facile, il nostro vantaggio arriva dopo uno stringiculo mica da ridere: da una palla ferma lo stesso terzinaccio che avrebbe dovuto essere espulso un’ora prima salta su Lucio (nel senso che lui salta e Lucio no) e incorna in rete. Per nostra fortuna il tizio –tal Granqvist- è in fuorigioco, di poco ma pur sempre fuorigioco. Inutile dire che quell’ubriaco visionario di Malesani nel dopopartita si attaccherà a questo e ad altri episodi per giustificare la sconfitta. Sapesse dove lo farei attaccare io… Caazo! (cit. ellenica del soggetto, cercate sul tubo se volete farvi due risate).

I tre punti insomma arrivano ed era la sola cosa che contava; si è rivisto Forlan per Milito nel finale, si è raggiunta una parvenza di normalità nei risultati (in campionato 4 vittorie nelle ultime 5 partite) e pare essersi sistemata la difesa (1 gol preso in 5 partite). Ancora stitico l’attacco, si spera in un fine sfiga…

 

E’ COMPLOTTO

So di essere tedioso, ma come al solito il problema non è il farneticante di turno (Malesani nel caso), quanto il modo in cui lo stesso viene trattato dai giornalisti: sentirlo lamentarsi per il gol annullato (se non ho capito male il suo ragionamento è che il suo giocatore non fosse “sufficientemente” in fuorigioco) e di quello preso (viziato da un fallo dei nostri a sentir lui) fa parte delle querimonie del dopo partita di qualunque squadra giochi contro l’Inter (contro Milan e Juve invece tutti zitti e fair play, non parlo degli arbitri, torti e ragioni alla fine si compensano e volemose bene).

Sentire il silenzio assordante, o l’esplicito assenso di chi gli sta intorno è il vero problema: ricordargli che il Genoa avrebbe dovuto giocare in 10 per un’ora e passa era evidentemente inopportuno, così come rimarcare il fatto che quel guardalinee aveva azzeccato tutti i fuorigioco segnalati fino a quel momento.

Concludo con un rapido accenno al cosiddetto Tavolo della Pace: ho sentito e condiviso le opinioni di chi si chiede come facciano a far pace due parti che sono così pervicacemente convinte delle proprie ragioni e (forse ancor di più) dei torti dell’altra.

Che poi noi si abbia ragione sacrosanta e loro siano matti da legare è fuor di dubbio.

Nel mondo delle favole, sarebbe molto carino sentir dire da qualcuno (tipo il presidente Ovino) “ok abbiamo scherzato, in effetti nel 2006 la Juve ha patteggiato la Serie B con penalizzazione e ha ripudiato la dirigenza. Ora, visti anche i sonori pernacchioni presi in una decina di Tribunali sparsi in varie giurisdizioni, la chiudiamo qua”. Ma ho come lì impressione che non sia così, e qui vorrei sentire il Signor Massimo alzare la voce come NON ha fatto in tutti questi anni.

Wishful thinking…

La scenetta mi strappa sempre un sorriso...

La scenetta mi strappa sempre un sorriso…

SEGNI DI VITA

INTER-FIORENTINA 2-0

Il malato ha una lunga degenza davanti, ma quantomeno questa crisi è passata. Per la prossima abbiamo sempre tempo (tipo martedì a Genova), ma per qualche ora si respira. Simpatico Ser Claudio quando dice di essersi stupito nel trovare l’Inter nella colonna sinistra della classifica –per quanto provvisoriamente, visti anticipi, posticipi e recuperi- decente la prestazione dei suoi ragazzi nella serata di sabato, quando hanno ragione di una Fiorentina che alle sue amnesìe croniche somma l’assenza di Montolivo e Jovetic, a tutto vantaggio dei nostri. 

Alla lettura degli 11 in campo apprendo con blasfemo dispiacere dell’assenza di Sneijder, sbandierato come titolare per tutta la settimana precedente e invece vittima di misteriosa ricaduta che lo terrà fermo chissà quanto; tornano invece Maicon e Lucio i quali, pur non abbondando di neuroni e self control, riescono comunque ad ergersi dalla mediocrità generale e far guadagnare alla squadra quel po’ di tranquillità e spinta che mancavano.

Davanti vediamo la strana coppia Pazzini-Milito, con i baby Coutinho e Faraoni a supportarli larghi sulle fasce, Cuchu e Thiagone a coprire e ricucire in mezzo. Come detto le cose vanno benino, soprattutto se paragonate alle ultime uscite (non solo contro Udinese e CSKA, ci metto anche le vittorie sculate con Siena e Cagliari): rispetto al canovaccio dell’ultimo mese, che vedeva poche occasioni create e nel dubbio sbagliate anche in maniera tragicomica, sabato si son segnati due gol, si è tirato in porta con una certa frequenza, e si è “solo” continuata la saga degli errori (Pazzini e Muntari uber alles).

Nella chiavicherìa di questi tempi, roba da leccarsi le dita.

Il Pazzo si sblocca con un gol da rapinatore vero, bravo a sfruttare l’immobilismo dello stopper Natali e abile a uccellare il portiere con l’esterno destro che palomba lemme lemme la boccia in rete. A inizio ripresa, Yuto il nippico sfodera il pezzo forte del suo repertorio –il casino organizzato- correndo e pressando fino all’area piccola. Generosità premiata da robusta botta di culo, visto che il rinvio ad minchiam del difensore incoccia sulla coscia del nostro per il più classico dei gollonzi.

La Viola, a parte qualche fiammata di Gilardino, non fa praticamente nulla, e l’Inter quasi incredula può addirittura gestire tentando sporadicamente il colpo del 3-0, che non arriva per le sviste di cui si è detto.

Ribadisco quanto detto tante altre volte: la squadra non vale molto più di quanto fatto vedere in questa prima dozzina di giornate: è però vero che la mancanza di titolari (o supposti tali) non ci dà la controprova di cosa sarebbe successo se… Controprova che potrà arrivare -pare- a breve, col rientro di Forlan che quantomeno potrà alternarsi con i tre attaccanti al momento in rotazione (Pazzo Milito Zarate), essendo almeno sulla carta il più completo ed eclettico del gruppo. Volendo giocare a voli pindarici, vincendo le tre di campionato prima della pausa natalizia la classifica potrebbe iniziare ad assumere forme di decenza, nella speranza di un mercato di riparazione che possa essere di qualche conforto.

 Ma, come diceva il sommo: “Chi vive sperando, muore cagando!  Lo Russo, isoletta dell’Egeo che non conta un cazzo, 1941… Sono anche un autore! 

 

LE ALTRE

Ci risiamo col Rocchi Horror Picture Show. A Bologna regala un punto al Milan: il gioco gli riesce solo a metà, perché Nonna Amelia fa il paperotto dopo il 2-1 di Ibra e fa uscire un pareggio in una gara che il Bologna meritava di vincere e che il Milan ha concretamente, e pervicacemente, rischiato di vincere.

Non farò ora un elenco delle malefatte di questo figuro (unico arbitro ancora in attività ad essere stato coinvolto in Calciopoli, per quanto assolto). Ricordo solo che il soggetto è lo stesso di Inter-Milan finita in 9 e vinta 2-0, e di Inter-Napoli di quest’anno. Tornerò sull’argomento nella solita impertinente sezione a seguire.

La Juve se la vedrà contro una Roma disperata o quasi, e la cosa non credo farà dormire sonni tranquilli a Conte e al suo toupé. L’Udinese fa 7 su 7 in casa e svetta in cima alla classifica da sola, quasi troppo bella per essere vera, mentre il Napoli conferma l’andamento altalenante e la scarsa abitudine al doppio impegno Champions-campionato. Il pari di Novara è il quarto o quinto di quei pareggi che a fine anno ti fanno smozzicare porconi a denti stretti.

 

E’ COMPLOTTO

Su tutti i media troverete ripetuto con accigliata convinzione che Rocchi ha sbagliato tutto, scontentando entrambe le parti. Non è così ovviamente; di seguito la dimostrazione.

A sentire il giornalettismo imperante, il soggetto avrebbe negato due rigori al Bologna, due al Milan, che sarebbe però stato in qualche modo ricompensato in occasione del penalty fischiato su Ibra. Anche prendendo per buona questa ricostruzione, mi pare che la bilancia penda comunque dalla parte bolognese.

Vediamo però gli episodi: il vero, clamoroso, errore è il “mani” di Seedorf: da solo in area, con l’arbitro che guarda il mucchione a centro area e con i segnalinee che evidentemente guardano le rondini (eppure è Dicembre…questo tempo… non si capisce più niente…), tanto per chiarire che il fischietto di Prato non è il solo ad incappare nella giornataccia (che poi… siamo sicuri che sia stata “giornataccia”?).

Detto questo, è vero che il fallo su Aquilani è netto, non altrettanto clamoroso ma netto. Aggiungo solo che, quello sì, è avviene nel classico mucchione che si forma ad ogni calcio d’angolo. In altre parole, a parità di errore, questo pare meno clamoroso.

A inizio ripresa Yepes in qualche maniera ostacola Gimenez al momento del tiro: pare rigore, anche se il replay non chiarisce se la ciccata del bolognese sia talento suo o causata dal sex symbol colombiano.

Il rigore su Ibra è a mio parere scandaloso non tanto per il fallo in sé (in diretta mi è parso esserci, al replay invece sono molto meno sicuro) quanto per la situazione in cui matura. Dare il vantaggio sul fuorigioco di Aquilani (o Pato?) con Ibra che incombe sul portatore di palla vuol dire volersi mettere scientemente in condizioni per creare il papocchio.

Dai miei remoti e sommari studi giuridici ricordo il paragrafo dedicato all’incapacità preordinata di intendere e di volere, in cui si spiegava che il soggetto che si fosse messo volontariamente nelle condizioni di non intendere né volere (es. pigliandosi la proditoria ciucca) prima di commettere il reato e sperando appunto nella non imputabilità per detta ragione, era comunque imputabile e, se del caso, punibile.

Rocchi ha applicato lo stesso concetto al caso specifico “fai andare avanti, chissà mai che succeda il papocchio…” E infatti…

Ridicoli poi i mediaservi nel mettere nel calderone anche il fallo di mano di Morleo, colpito a zero metri da Ibra nel finale di partita. Vero che Rocchi riuscì a fischiare rigore a Lucio nel derby già ricordato per un episodio assimilabile a questo, ma insomma, Paganini non ripete. E poi la perfezione non è migliorabile.

Non stupitevi delle mie traveggole… è stata solo una giornataccia di Rocchi, che ha scontentato tutti, in egual misura.

Ah, tra due settimane arriverà un buffo signore vestito di rosso su una slitta volante trainata da renne.

  

WEST HAM

Pareggino esterno a Reading che non cambia nulla in classifica: secondi a meno tre dalla vetta e più due sugli inseguitori.

Chissà se ride perchè o per come ha segnato...

Chissà se ride perchè o per come ha segnato…

COLPO DI… COU(LO)

INTER-CAGLIARI 2-1

La compagine nerazzurra spezza le reni a un Cagliari fresco di cambio di allenatore e privo di due dei suoi uomini migliori (Astori e Cossu).

Fine delle buone notizie.

State alla larga dai commenti trionfalistici e da epifanìe di rimonta che sanno di presa in giro come poche altre cose nella vita.

I miracoli non si ripetono, e all’Inter il miracolo è già capitato l’anno scorso, riuscendo a raddrizzare una stagione cominciata ad minchiam. Già altre volte mi sono soffermato sulla peculiarità di vedere un non allenatore (Leo) capace di serrare i ranghi e di portare la squadra ad un dignitoso 2° posto e ai quarti di Champions.

Vero che i 37 gol di Eto’o hanno dato una grossa mano, ma quel semestre è comunque stato un qualcosa di irripetibile, più ancora del Triplete 2009/2010: quella è stata la sublime conclusione di un ciclo preparato e gestito con attenzione nel corso degli anni, che aveva portato la squadra a crescere un po’ ogni anno e a dare il meglio di sé in quell’anno di grazia. E’ stata una squadra strategicamente concepita per arrivare a poter vincere tutto, e per nostro gaudio l’ha fatto.

Quella dell’anno scorso, invece, era un insieme di ottimi giocatori lasciati senza guida (Ciccio Benitez si è inimicato tutti in 2 giorni) e poi ricompattati nella inusitata maniera di cui si è detto.

Preso atto che la programmazione e la strategia non sono il piatto forte della casa, ci troviamo oggi con una squadra che non funziona, per tre motivi principali:

1)  I campioni rimasti sono 2 –Maicon e Sneijder- e passano più tempo in infermeria che in campo;

2)  La vecchia guardia è tecnicamente e mentalmente affidabile, ma è ormai usurata: Julio Cesar, Lucio, Samuel, Chivu, Cambiasso, Motta, Stankovic, Milito… tutta gente che purtroppo non può più giocare più di una partita a settimana senza correre seri rischi di ricadute;

3)  I giovani, checché ne dica certa stampa prezzolata, non sono assolutamente all’altezza: come dicevo in apertura, non facciamoci ingannare dai giudizi trionfalistici per i Coutinho e gli Alvarez visti contro il Cagliari. Hanno fatto un’onesta ripresa, ma da qui a celebrarne le gesta e farne i nuovi Sneijder e Kakà ce ne passa… Non hanno il passo, né il fisico per giocare ad alti livelli, e se entrambi mi fanno rimpiangere Recoba (con tutte le Madonne che gli ho tirato in 10 anni di stipendi rubati), un motivo ci sarà…

Piccola parentesi per lodare l’illuminata dirigenza nerazzurra nel gestire la settimanella di Sneijder: dopo aver appreso di un problemino alla coscia durante gli allenamenti con la nazionale, la nostra solerte diplomazia è riuscita a risparmiargli ben 2 (due) dei 90 minuti di un’amichevole che Wesley stesso aveva ammesso “contare poco”. Tornato alla base, è stato subito messo nelle amorevoli mani del nostro staff medico, che lo ha consegnato al Mister per la partita di sabato. E come la Ferrari degli anni bui, che riusciva a rompere il motore nel giro di prova, il nostro ha pensato bene di stirarsi il retto femorale durante il riscaldamento.

Ma cazzo, solo io ho pensato che fosse un azzardo farlo giocare dopo tutto quel che si era letto e sentito in settimana? E invece eccola lì, l’ennesima conferma del fatto che a pensar male si fa peccato, ma purtroppo spesso ci si azzecca.

Sto tenendomi alla larga dalla fredda cronaca della partita perché, al di là del risultato favorevole, non c’è davvero molto di cui gloriarsi: bella quanto estemporanea l’azione che porta alla traversa di Pazzini; sapiente il destro a giro su punizione di Zarate con analogo epilogo, ma per il resto poca roba. L’intervallo non pare portare consiglio a Ser Claudio, visto che toglie proprio l’argentino (uno dei pochi che almeno correva e poteva essere un surrogato di Sneijder) per inserire Alvarez, che fin qui ha avuto il solo merito di far apparire Thiago Motta uno scattista da indoor.

In realtà ci dice culo, perché passiamo in vantaggio con gol di Thiagone su punizia di Alvarez, con l’italo-brasiliano in palese fuorigioco, per una volta non visto dagli arbitri. Dopo poco, sempre Alvarez ruba una delle 5 o 6 palle sulla nostra trequarti e avanza lemme lemme verso l’area avversaria. Contrariamente a quanto fatto nelle altre occasioni, non viene rimontato dall’avversario al piccolo trotto, ma combina con Cambiasso per poi servire Coutinho, che esplode tutta la sua potenza con una bomba che si infila rasoterra sul primo palo sfiorando i 40 all’ora… il mio stupore è tanto e tale che grido “ha segnato il bambino dell’asilo!”, dimentico del pupo che mi siede di fianco e che inizia a chiedere ossessivamente se il bambino in questione fosse in classe con lui. Alla fine la risolvo così: “No Pancho, non è in classe tua perché è un po’ più grande”. “Ah, è un mezzano?” “Sì, bravo, è un mezzano, lunedì dillo alla maestra: sabato nell’Inter ha segnato un mezzano!”.

Sul 2-0 l’Inter potrebbe dilagare, ma ovviamente se ne guarda bene, arrivando anzi a rischiare l’imponderabile, quando Larrivey (avessi detto Batistuta) prima si vede annullare il gol per sospetto fuorigioco e poi infila la pera del 2-1, dopo che Faraoni -subentrato nella ripresa e salutato con soddisfazione dal sottoscritto che lo ritiene tra i pochi giovani promettenti- aveva lasciato ampio spazio a Nainggolan per l’assist preciso e conseguente tap-in.

Per fortuna di tempo ce n’è poco, e il tutto finisce in un mediocre 2-1 che ci fa respirare.

LE ALTRE

Volendo fare battute, potremmo dire che la vittoria ci consente di guadagnare due punti su Milan, Lazio e Napoli, nonché tre sull’Udinese sconfitta a Parma. Fatta la battuta, rimaniamo saldamente nella colonna di destra, quantomeno in attesa del recupero di Marassi. La solfa non cambia, tocca fare più punti possibili da qui a Natale e poi alzare la testa e vedere a che punto siamo. Realisticamente parlando non si può puntare a più di un terzo posto, che appare tanto difficile quanto cruciale per il futuro nerazzurro: se già di soldi ce ne sono pochi, chi avrà voglia di venire in una squadra che non fa nemmeno la Champions?

Il Milan onestamente subisce un furto a Firenze, dove Culetto d’Oro Seedorf si vede annullare un gol regolare e Pato piglia un palo interno clamoroso.

Juve e Roma vincono bene e giocano già da squadre rodate, facendo intravedere ulteriori margini di miglioramento. Cazzi acidi per noi, insomma. Dopo una partenza da bradipi, gli altri si stanno rimettendo in carreggiata. Noi insomma…

E’ COMPLOTTO

La mia opinione è che l’immotivata lode ai giovani dell’Inter, che le mie orecchie hanno dovuto ascoltare più volte dopo il match col Cagliari, sia fatta apposta per convincere Moratti che la squadra va bene così, e che non è necessario intervenire in sede di mercato. Niente di più fuorviante, ovviamente, e spero che il Sig Massimo sia sufficientemente lucido per non cadere nel tranello. Pretendo troppo dal mio Presidente?

Per il resto, lo dico dopo un turno di campionato che ha visto l’Inter incredibilmente in debito con “la sorte” e gli arbitraggi: mi spiegate perché tutti (arbitri, Federazione, UEFA) si oppongono così insistentemente alla moviola in campo? Perché non può nemmeno iniziarsi un discorso che ne preveda l’uso in casi determinati? Ieri in 10 secondi si sarebbero potute valutare le posizioni di Motta e Seedorf, per non parlare della perla di Osvaldo, e correggere senza tema di smentita le decisioni prese “in diretta” dall’arbitro. Dove starebbe lo scandalo?

Risposta del complottista: gli arbitri non vogliono cedere nemmeno una briciola del loro potere, della loro discrezionalità, sapendo così di essere fondamentali nel decidere le partite e mantenendosi in tal modo “sul mercato”, appetibili a gente di malaffare che, ragionando per puro assurdo, sia chiaro, potrebbe decidere di corromperli pro domo sua.

Devo finirla di leggere libri di fantascienza…

WEST HAM

Vittoria corsara in trasferta: 1-2 sul campo del Coventry e secondo posto consolidato.

Devo chiedere in che sezione dell'asilo di Panchito danno i grembiuli di quel colore...

Devo chiedere in che sezione dell’asilo di Panchito danno i grembiuli di quel colore…

SOLITA BRODAGLIA

ATALANTA-INTER 1-1

La piacevole novità della partita di ieri è che nonostante il tentativo di sifulotto (solito rigore simpatico), non si è perso: godimento puro per Castellazzi che, da ex Bresciano, si è preso insulti dalla curva atalantina che hanno investito parenti e affini fino al 4° grado.

Fine delle buone notizie. Non si può nemmeno dire di aver preso il classico brodino caldo. Questo è già tiepido e un po’ annacquato, come da titolo…

Il resto è stata la solita mediocrità a cui, diciamocelo, i ragazzi ci stanno abituando in questa stagione disgraziata, con gol preziosi quanto casuali (Wesley rasoia bene l’invito di uno Zarate in gran spolvero, ma è decisiva la deviazione del loro difensore), amnesìe difensive quasi da contratto (Chivu salta dietro e non davanti a Denis nell’azione del loro pareggio), errori imbarazzanti (Milito sventa il pericolo del vantaggio interista spedendo fuori di petto un pallone a 0 metri dalla porta) e soliti infortuni da stento-a-crederci (JC si stira l’adduttore rinviando da fondocampo).

Potrei finire qui, chè di roba da dire non ce n’è molta di più…

Come accennato le sole buone nuove arrivano da uno Zarate vivace e insolitamente generoso in fase di ripiegamento, da un Nagatomo che se non altro corre per 90 minuti tentando -per quanto possibile- di mettere un freno ai due nuovi membri del Club Gautieri (Schelotto e Moralez, sì, con la z finale) che furoreggiano dalle sue parti con scatti dribbling e sovrapposizioni che solo il piccolo nippico ha il passo per poter fronteggiare.

Sneijder gioca a intermittenza e, nella mediocrità che lo circonda, basta quella ad illuminare la scena. La verità è che avrebbe bisogno almeno di un altro centrocampista alla sua altezza (non fisica, s’intende…) con cui dialogare; si trova invece circondato da Zanna-Cuchu-Stankovic che, sappiamo, il loro lo fanno, ma che non hanno (più?) la forza e/o i piedi per far più del compitino.

Pur non avendo buone sensazioni all’inizio, una volta trovato il vantaggio nella guisa che si è detto, l’idea del colpaccio mi solletica sempre più, anche perché dopo il gol di Wes i ragazzi sembrano governare con relativa tranquillità, e i nerazzurri di casa non creano grossi pericoli. Ma, come dicono gli esperti, proprio nel suo momento migliore l’Inter prende il gol. Il buon Chivu ha un bel dire nel reclamarsi centrale di difesa: il rischio-cappella è sempre in agguato, e puntuale come la morte si concretizza nell’ultimo minuto del primo tempo (che sta diventando un classico della stagione). La marcatura di testa sul Tanque Denis la definirei pressappochista, né aiuta il solito balletto esco-non-esco di JC. Morale, da un innocuo cross dalla trequarti, l’argentino capoccia sul palo basso ed è 1-1.

La ripresa vede il nano malefico Moralez farsi beffe di Lucio in un paio di occasioni, poi fortunatamente vanificate con cross che finiscono in nulla, ma siamo noi a costruire poco (in senso qualitativo, chè di tiri ne facciamo più di uno…) là avanti.

C’è una bella serpentina di Zarate con destro deviato in corner, un bel tiro di Stankovic non facile da tener basso (e infatti finisce alto di poco), c’è Sneijder (e non Milito) che fa posto a Pazzini con Zarate che scala trequartista, per poi uscire a sua volta a beneficio di Obi. Morale, finiamo con Milito e il Pazzo là davanti e il Cuchu a fare da incursore alle loro spalle. Atipico finchè vuoi, ma la palle migliori arrivano a questo punto. Prima un buon tiro di Milto viene respinto da Consigli con palla che rimane lì e boia di un cane che ci sia uno dei nostri a ribattere in rete. Poi, l’incredibbbile: lancio di Stankovic sulla corsa di Maicon, che ci arriva e al volo la scodella in mezzo: il portiere è superato e Milito è decisamente più avanti della linea dell’area piccola, quindi a non più di 3 metri dalla porta. E’ una questione di attimi, e probabilmente il Principe non sa se rischiare la decapitazione andandoci di testa o fare da sponda col petto. Vien fuori la classica via di mezzo, col piccolo particolare che la palla va sopra la traversa e non in rete.

Incredibile visu.

Lo stringiculo è automatico: se sbagliamo ‘sti gol qua adesso la pigliamo in quel posto… L’adagio è quasi un postulato, e puntualmente Chivu incespica (diciamo così) su Marilungo in area, convincendo il segnalinee che è rigore.

Non smadonno nemmeno, avvezzo ormai ad essere maltrattato dagli arbitri. Castellazzi però non ci sta e para vendicando compagni di squadra e familiari, complice anche un tiraccio di Denis che peggio di così difficilmente poteva tirare.

Si rimane quindi sull’1-1 e ci tocca anche dire che è andata bene. Pensa come siamo messi…

 

LE ALTRE

A furia di dire che il campionato è lungo, la classifica corta e che di tempo ce n’è, rischiamo di farci un film tra di noi mentre la realtà cambia.

La Juve, che ospiteremo sabato, ha il doppio dei nostri punti (16 a 8); il Milan ha vinto le ultime tre partite (facendo 9 punti contro i nostri 4); il Napoli ha battuto l’Udinese ed è a due punti dal vertice insieme ai cugini… Insomma, gli altri si son svegliati: niente di clamoroso, non c’è nessuno squadrone che ammazza il campionato, ma insomma là davanti si stanno muovendo. Sarà meglio darsi da fare e iniziare a battere i gobbi sabato sera; oltre che per i mille e più sacrosanti motivi per farlo, mettiamoci anche la classifica. Non batterli vorrebbe dire avere una distanza siderale anche dopo aver avuto lo scontro diretto in casa, quindi sostanzialmente dire bye bye a ogni sogno di gloria. Vedete voi…

 

E’ COMPLOTTO

Tocca fare un po’ di ordine e torno al poco elegante ma spero efficace elenco della spesa:

1)  Come giustamente segnalato da altri in settimana, l’intervista di Sneijder alla Gazzetta, con annesso tweet con cui li definisce “good people” è l’ennesima dimostrazione che la memoria e forse anche la logica dei cervelli nerazzurri ha qualche problema. Solo io ricordo il martellamento di palle estivo con la rosea che un giorno sì e uno anche ci diceva “Wes bye bye, va da Mancini”? O foto volutamente sgranate per farle apparire come scoop sconvolgente e ritrarre l’olandese con la sigaretta in bocca (manco fosse una spada in vena)? O un Nicola Cecere parlare con tono grave e preoccupato dell’ora passata da Wes stesso (con Forlan) in un locale di Milano (“sono stati lì un’ora e non hanno bevuto alcolici”) O le due colonne della Gazza odierna con cui ci si chiede se la faccia seria al momento della sostituzione fosse dovuto a un muscolo fuori posto o ad un’incazzatura col tecnico. E questa è “brava gente”? Non voglio sapere come sono i bastardi…

2)  Sulla faccenda rigori tocca essere chiari e sinceri: non sono quelli che ci stanno impedendo di essere in testa al campionato: la squadra è vecchia e sfilacciata, poche balle, e senza i 5 rigori –che, ripeto, per me sono tutti da NON dare, compreso quello di ieri che comunque è il meno scandaloso dei cinque- avremmo 3 o 4 punti in più. Visto il magro bottino e la classifica anomala, basterebbero ad essere saldamente nella colonna di sinistra della classifica, ma poco più.

Quel che è grave, torno a dire e mi scuso per la ripetitività, è la proditoria impunità con cui questa gente “sbaglia” a nostro sfavore. Se anche la Gazzetta, bisogna dirlo, fa notare la strana situazione di una supposta grande che in 8 partite rimedia 5 rigori contro (record in Serie A) significa che siamo ben al di là del solito vittimismo degli intertristi

Vedremo quel che dirà la società dopo l’ennesimo episodio “sfortunato” (niente presumo, e mi auguro… se l’alternativa è abbaiare e poi ritrattare tutto il giorno dopo, meglio star zitti dall’inizio). Resta pressante l’odore di vendetta trasversale del sistema-calcio per quel cazzo di scudetto del 2006, all’insegna del “non c’è modo di togliertelo –perché è sacrosanto, aggiungo io!- quindi ti faccio cagare sangue per tutta la stagione”.

3)  Dopo aver doverosamente ricordato Simoncelli e la sua assurda morte (Sic RIP), simpatizzo con Ringhio Gattuso e il suo problema all’occhio, che, almeno per quel che mi riguarda, mi fa vedere il ragazzo come un uomo in difficoltà e non come beota rossonero.

Ma. C’è un ma…

Quella maglia rossonera con scritto “Simoncelli” a favor di telecamera nel giorno della conferenza stampa di Ringhio, quella no. Quello a mio parere è speculare sulla morte di un ragazzo. Frega un cazzo che fosse milanista, lasciatelo stare! Perché, Galliani maledetto, devi mettere la tua bandierina anche su questo? Come a dire “era amico di tutti, ma un po’ più amico mio”. Sono cose come queste che rinforzano la mia convinzione di “odio” (sportivo e non solo) per quella squadra e tutto quel che ci sta intorno (soprattutto sopra).

 

WEST HAM

Nel weekend appena passato, sbanchiamo con uno 0-1 il temutissimo stadio di Brighton. Immagino abbiano fatto la squadra con i ragazzi delle scuole estive di inglese… Morale, secondi in classifica e alégher!

Almeno la beffa è evitata. Grazie al portiere di Brugherio...

Almeno la beffa è evitata. Grazie al portiere di Brugherio…

WORLD OF PAIN

CATANIA-INTER 2-1

Tristezza più che disperazione. Chè di scuse, a volerle cercare, ce ne sono. Il quarto rigore fischiato contro in 6 partite, e che per la quarta volta si dimostra essere inesistente, la ormai fisiologica morìa di infortuni prima e durante le partite, e la radicata convinzione che contro di noi tutti facciano la partita della vita (Palermo, Novara, Catania…) per poi squagliarsi a poche giornate di distanza.

Tutto questo però, ritenendomi tifosissimo ma non obnubilato, passa inevitabilmente in secondo se non terzo piano, davanti alla pochezza della prestazione di ieri, che conta ben 2 tiri in porta in 90 minuti.

Gli unici a salvarsi dalla chiavica generale sono il Capitano, il Cuchu (con buona pace dei “con Zanetti e Cambiasso non andremo mai da nessuna parte”), Maicon e Castellazzi, che se non altro sventa un altro paio di quasi-gol. Il resto è puro raccapriccio: tristezza è anche vedere ex campioni il cui fisico non permette più di supplire alle pirlate fatte in serie (il riferimento a Lucio e alle sue sconsiderate uscite oltre metacampo è fin troppo scontato, vedi azione del pareggio); tristezza è vedere due punte servite poco e male per 90 minuti ed oltre; tristezza è vedere il cosiddetto nuovo Kakà muoversi alla moviola anche al momento dell’ingresso in campo; tristezza è vedere l’attaccante che tutti consideriamo “veneziano” cercare un improbabile assist per chissà chi invece che calciare in porta da buona posizione.

La partita inizia bene, e l’azione si dipana bene sulla destra dove Maicon giostra sapiente prima di pennellare il cross sul secondo palo: Pazzini e il Principe anticipano troppo sul primo palo, ma il Cuchu sornione sfrutta tutti i suoi neuroni per farsi trovare (as usual) al posto giusto al momento giusto: sinistro al volo e palla in buca.

Il resto del primo tempo prosegue senza grossi scossoni, con dominio territoriale a fasi alterne: non c’è malaccio comunque, stante il vantaggio e il campo pesante. Fai girare la palla e non ti stancare, insomma.

La ripresa invece inizia come peggio non potrebbe, con Psycho Lucio che sale fino a centrocampo per tentare (e fallire) l’anticipo su uno dei nanerottoli etnei. Morale: a coprire ci sono Maicon e Zanetti, ed Almiron, grande mezzo campione, sfodera il destro dei giorni migliori per il gol a voragine stile Dalmat nel maledetto Chievo-Inter 2-2, anno domini 2001-2002 (arbitro De Santis, tanto per dare l’idea…).

Nemmeno il tempo di esaurire il rosario di madonne, che il lancio lungo prende Samuel in controtempo e costringe Castellazzi all’uscita bassa. L’impressione di chi scrive (che è tifoso e complottista) è quella della simulazione dell’attaccante, fin dall’inizio. Il fatto che i vari replay gli diano ragione non cambia di una virgola la solfa: Lodi, altro piede fatato a domeniche alterne, spara centrale e timbra il 2-1.

L’uno-due è più pesante di una parmigiana seguita da peperonata, e infatti i nostri sono più fermi di un patriarca degli anni ’50 dopo il pranzo della domenica. Manca la bolla al naso e la grattata de panza e per il resto ci siamo.

In teoria manca ben più di mezz’ora, ma l’Inter è quella che è, ergo il forcing matto e disperatissimo produce un tiro centrale di Pazzini, un paio di corner, l’immancabile stiramento ai flessori (Samuel rimpiazzato da Ramiro Cordoba) e l’illuminante assist-a-nessuno di Zarate cui si accennava poco fa.

Giudizio tecnico: una bellammerrda.

La litanìa di un’analisi complessiva è la stessa e quindi ve la risparmio: squadra alla frutta, in senso fisico e mentale; società poco disposta ad ammettere il problema e ad agire di conseguenza;  “sistema calcio”  contro, come sempre.

A scelta nell’ordine.

Martedì c’è la Champions: lungi da noi alcuna mira su vittorie finali o piazzamenti di prestigio, diciamo che riuscire a qualificarci in un girone di carneadi potrebbe essere un’ambizione non proprio azzardata per la cigolante ex macchina da guerra nerazzurra.

Per il commento finale, e riassuntivo del mio stato d’animo attuale, aggiungo alla solita foto del giorno un celebre link: immaginatemi al posto di John Goodman-William a mettere in pratica il “plan B” contro la macchina di un interista a scelta.

E’  COMPLOTTO

Due settimane senza campionato son lunghe da far passare, e i Mediaservi si sono sbizzarriti nel ricercare le cause della Crisi Inter. Come già detto altre volte, se riuscivano a argomentare le loro tesi anche quando erano basate sul niente, figuriamoci adesso… Segnalo però alcune chicche, in particolare del giornalista Sconcerante, che riesce a vedere come un difetto i 97 punti con cui l’Inter del Mancio vinse il campionato 2006/2007.

La sua analisi muove da quel dato e vuole mostrare un calo progressivo da quell’anno (record europeo di punti all’epoca, tanto per dire…): da lì in poi l’Inter ogni anno ha fatto sempre meno punti. Fa niente se i quattro anni di questo crollo progressivo abbiano fruttato (per limitarsi alla sola Serie A) 3 vittorie ed un secondo posto (con un girone di ritorno da urlo). No, per lui il problema arriva da lontano; l’Inter dal 2007 non riesce a migliorarsi e non fa altro che peggiorare. Bontà sua.

Il soggetto inoltre non riesce a trattenersi e si dichiara ovviamente contrario all’ipotetico ritorno di Eto’o per in prestito per i mesi invernali. In questo è in buona compagnia, va detto, chè finchè c’è da incensare il Milan che si accatta Beckham per vendere magliette a profusione son tutti in prima fila, mentre qui è un cavallo di ritrorno, è una minestra riscaldata, e poi come la prenderebbe lo spogliatoio…

Aldilà di tutto, vista la chiavica di Inter che ci ritroviamo, non solo pagherei di tasca mia per avere il Re Leone per qualche mese, ma vedrei se è possibile ingaggiare Simeone e Matthaeus per qualche mezz’ora…

La chiusa non può non riguardare gli arbitri e in senso più ampio tutto il sistema calcio, che non perde occasione per dimostrare la sua simpatia nei confronti dei ragazzi. Fin qui nihil sub sole novi

La novità che mi ero illuso di poter raccontare era quella di un atteggiamento diverso da parte della società, Signor Massimo in primis. E invece, abbiamo scherzato. Qualche abbaio nel post match col Napoli, ovviamente subito ridimensionato nei giorni a seguire e prontamente ricambiato da una sola giornata di squalifica, poi peraltro revocata, per il Mister Ranieri. Un minuetto del tipo:” voi (Inter) non ci rompete troppo i coglioni, noi continuiamo a martellarvi ma senza esagerare” (in sostanza: gli arbitri continuano a sbagliare contro di voi, ma almeno il giudice sportivo non si accanisce a posteriori).

Uno scambio alla pari, non c’è che dire.

LE ALTRE

Avevo detto che il nostro campionato avrebbe dovuto e potuto cominciare a Catania, e la rabbia è vedere come il ragionamento fosse giusto:  vero che il Milan vince, ma Juve e Napoli perdono punti e vincendo (hai detto niente…) la possibilità di accorciare la classifica c’era eccome.

La ciliegina sulla torta è l’auto-gufata der Pupone che è talmente sicuro di sè (modo elegante per dire che è talamente cojone) da fare la sparata contro Reja (sempre sconfitto nei derby romani) e prendersela in saccoccia a 10 secondi dalla fine.

Pur essendo passata una sola giornata dal mio ragionamento, lo scenario mi pare radicalmente diverso, anche alla luce dell’infermeria piena e dell’estrema difficoltà nel non prendere gol.  La Serie A, e l’Inter ancor di più, hanno sempre avuto tra le caratteristiche più importanti una difesa de fero. Ecco, se devo identificare il dato più mortificante (ancor più dei soli 4 punti in classifica), è proprio il poco invidiabile primato di peggior difesa del campionato. Tutto, ma questo no.

WEST HAM

Goleada in casa contro il Blackpool. Quattro pere e secondo posto in classifica. Si cerca conforto là dove lo si può trovare. Nel caso specifico, nel caro e vecchio East End londinese…

We are all entering a world of pain...

We are all entering a world of pain…

TOPPA FALSA

INTER-NAPOLI 0-3

E’ facile ma in buona misura inevitabile il commento alla partita contro il Napoli. Qualsiasi gioco da cortile, o partita di carte, in situazioni simili sarebbe stata interrotta con commenti del tipo “ragasirifa o “amonte”, anche senza arrivare al turpiloquio che ha motivo di esistere quando è necessario, ma ne ha molto meno quando scade nell’ovvio.

Non parlerò quindi delle ramificazioni che crescono sulla testa dell’arbitro Rocchi, ma mi limiterò a giudicarne l’operato e ancor più gli effetti sulla partita e sul prosieguo di campionato dei ragazzi.

La cronologia degli eventi è ormai tristemente nota: ammonisce Obi per un intervento che non è nemmeno fallo, gli fischia un rigore per un ruzzone che avviene un metro buono fuori dall’area, e che in quanto ruzzone e non trattenuta per la maglia non pare -nemmeno quello- meritevole di “giallo. Tant’è: rigore e espulsione. La chicca finale è il penalty parato e ribattuto in rete da Campagnaro, che al momento del tiro dal dischetto è già di un buon metro dentro l’area. Vero che c’è anche Samuel dentro l’area, ma la cosa non sposta di una virgola il succo della vicenda: rigore da ripetere. A-stretti-termini-di-regolamento lo sarebbe indipendentemente dal ruolo che il giocatore già in area assume nell’azione; figuriamoci se il giocatore di turno approfitta della situazione irregolare per segnare.

Fin lì si può parlare di una bella partita, con azioni da una parte e dall’altra, con un gol giustamente annullato a Pazzini (ovviamente in quel caso arbitro e assistenti bravissimi a segnalare un offside di centimetri…), con un Maicon in promettente forma e le due punte interiste (Pazzo e Forlan) a cercarsi con risultasti discreti. Da lì in poi sull’Inter c’è poco da dire: il Napoli è bravo e lucido nel far valere l’uomo in più e perforare altre 2 volte una difesa necessariamente alta, pur conscia dei rischi di “infilamento”; nulla da dire su Lavezzi & co. che meritano il successo e gli applausi.

Nagatiello la fa grossa sul 2-0, proteggendo col corpo (lui che è alto un metro e un cazzo) un pallone da scarpare via e consentendo così la zampata di Maggio a uccellare JC, Maicon tiene in gioco Hamsik per il 3-0, ma a quel punto la partita era bella che andata.

Ribadisco, gli errori dei ragazzi ci sono stati (ho elencato i più evidenti), ma come troppo spesso succedeva anni fa, sono stati messi nelle condizioni di sbagliare da eventi da loro non dipendenti. Far giocare Chivu dopo gli acciacchi russi, lui soprannominato Swarowski per la sua fragilità, mi è parso fin da subito un azzardo, e guarda caso l’azione del rigore arriva sul suo lato mentre lui ha chiesto il cambio e si trascina per il campo pressoché immobile, lasciando Obi in balìa di Maggio (gran giocatore, per inciso). L’altra faccia della medaglia è che una cappella come quella fatta dal suo sostituto (il nippico), il rumeno non l’avrebbe mai fatta, non vergognandosi di spazzare in out il lancio napoletano.

Partitaccia, insomma, più per gli effetti a medio lungo che per la classifica, che pur rimane da minimo storico.

C’è la sosta, con annessa diaspora di nazionali, e non è mai bello star fermi 15 giorni dopo una sconfitta, con le pentole di fagioli che possono ribollire per due settimane parlando di crisi-Inter (fa niente se il Milan ha un solo punto più di noi). Ranieri dev’essere bravo a tenere “su” i nostri, sottolineando i miglioramenti che comunque si sono visti anche sabato nei primi 40’, e facendo leva sull’ennesima dimostrazione che all’Inter, come i calciatori sanno meglio di lui, si è come sempre contro tutti e ancor di più contro tutti.

Mettiamola così: il nostro campionato deve iniziare dopo la sosta, sperando di poter essere messi meglio sia numericamente che qualitativamente, consapevoli che lo Scudo è per ora molto lontano (la cima della classifica è a +7), ma che il marasma da classifica ancora non preclude niente. So che fa strano fare certi discorsi dopo sole 5 giornate, ma diciamo la verità: se in testa ci fosse, dopo 5 giornate, una squadra tipo Inter degli anni scorsi, magari a 13 e non a 11 punti, la distanza sarebbe già di fatto incolmabile per una squadra nella nostra attuale posizione. Il livellamento verso il basso fa ardere ancora qualche fiammella, anche se occorrerà investire massicciamente in Diavolina per tenerla accesa…

 

LE ALTRE

La partita dei cattivi finisce con la vittoria meritata dei gobbi sui diversamente milanesi. Per quel che vedo mi pare sia stato un quasi-dominio gobbo ai danni di un Milan che, tranne Pato, ha ritrovato tutti gli altri titolari che contano (parlo di Ibra e Boateng, mi scuserà il figlio di Beniamino Abate). Al momento i gobbi sono la squadra da battere e, se non fossero loro, mi farebbe quasi piacere. Mi spiego: pur nutrendo un doveroso disprezzo per Parrucchino Conte, il suo deretano sulla panchina bianconera mi pare la scelta più logica fatta dalla dirigenza ovina da anni a questa parte. Tra Troppobbuòno Ferrara e Clouseau Del Neri hanno buttato via due stagioni, prima di imbastire un progetto intorno al capello sintetico e l’occhio ceruleo dell’ex-Chierichetto. Che si dovrà confermare e passerà senz’altro periodi meno lustri di questo, ma che sta comunque costruendo una squadra con una sua identità, nella quale vecchie volpi come Buffon, Pirlo e del Piero affiancano un manipolo di più o meno giovani di sicuro o probabile valore (Vucinic, Chiellini, Marchisio, Vidal, e un paio di ali a caso).

Per il resto l’Udinese zitta-zitta è lì in cima con la Juve, ed è difficile trovare nuovi aggettivi per lodare quell’odioso pretino di Guidolin, davvero tanto antipatico quanto bravo. La Roma batte l’Atalanta e pare cominciare a capire il calcio di Luis Enrique, che da parte sua forse inizia ad adattare alle latitudini italiche il suo tiki taka (dopo le prime uscite ne ho sentita una splendida: “più che tiki taka… ‘a Luis: ma a te chi-ti-caca?”.

 

E’ COMPLOTTO

Non posso dire che non sia stato dato il dovuto risalto alla performance di Rocchi, questo no.

Era del resto impossibile non fare la tara di quanto successo, anche sminuendo i meriti del Napoli che pure ci sono. E’ chiaro però che il gioco, nemmeno troppo sottile, è facile. Il succo è: si vabbé l’arbitro ha sbagliato, ma non è la prima volta che una squadra rimane in 10, e non per questo sbraca prendendone tre. E poi i giocatori sono troppo nervosi, non c’è la giusta mentalità.

Piccoli pezzi di cacca (vocativo), vi siete per caso chiesti perché i giocatori dell’Inter siano –a vostro dire- troppo nervosi? Perché il nervo è ancora scoperto, perché gli anni dei furti sono ancora vicini, perché nemmeno nell’età dell’oro di Mancio e Mourinho l’Inter ha mai goduto di favori arbitrali (aldilà di quel che dice qualche lupacchiotto rosicone), perché l’esempio più lampante di questo è proprio il Derby di Gennaio 2010, vinto 2-0 e finito in 9 per due espulsioni inventate dall’arbitro. Proprio Rocchi, guarda caso.

Il fatto poi che, insieme agli incorreggibili piangina della vecchia guardia, uno dei più imbufaliti fosse proprio Ranieri (espulso nell’intervallo), dovrebbe far suonare un campanello ai Massimomauro di turno, avendo questi passato gli ultimi anni ad indicare Ser Claudio come modello di educazione da contrapporre all’intollerabile arroganza di José da Setubal. Eppure, son bastate tre partite in nerazzurro per far incazzare pure San Francesco. Strana la vita eh?

Ho sentito le dichiarazioni del Sig. Massimo a caldo e mi sono piaciute, vorrei proseguissero così: soli contro tutti ma incazzati con il mondo.

 

WEST HAM

Sempre quarti, media inglese rispettata grazie al pareggio esterno contro il Crystal Palace in uno dei mille derby inglesi. Il gigante Carew (norvegese ma nero) ora gioca (e segna) per noi: sperando basti per la Serie B inglese…

Match Winner

Match Winner

ELOGIO DELLA SEMPLICITA’

BOLOGNA-INTER 1-3

Lungi da me l’idea di vedere tutti i problemi risolti ed il cielo sereno e terso davanti a noi.

Non è così e temo non lo sarà per un po’ di tempo ancora.

Ma bisognava vincere e si è vinto. In questo momento poco conta il “come”; …che poi, volendolo analizzare, il “come”, ci sarebbe anche qualcosina da dire: un centrocampo “terra-terra” abbastanza in linea con Coutinho un po’ ala destra un po’ trequartista, e Obi a macinar km (meglio che nelle precedenti versioni); una difesa a 4 con Nagatiello e Chivu sulle fasce; Pazzo e Forlan davanti; massicce dosi di buon senso in un ginepraio di domande sul “chi siamo” “cosa facciamo” “dove andiamo”.

La difesa difende benino (sciagurato Chivu a tenere in gioco Di Vaio nell’unica vera occasione lasciata al Bologna), il centrocampo fa il suo (niente miracoli ma nemmeno grosse cazzate, con Cuchu e Zanna in mezzo a governare questa –ex?- repubblica delle banane), e l’attacco di riffa o di raffa produce tra tutto una decina di occasioni, cominciando con Samuel che di destro da 3 metri centra il loro portiere, passando dai due pali di Forlan e Cambiasso, e citando per dovere di cronaca anche un paio di belle conclusioni di Coutinho. Non dubito che al Mondiale Under 20 sia stato tra i migliori, perché il piedino ce l’ha e la testa abbastanza: continua a rimanere di due spanne inferiore a una qualsiasi presentabilità fisica per giocare nel calcio dei maggiorenni. Se non fosse per le conseguenze a medio lungo termine, spererei in uno sviluppo tardo adolescenziale e poco naturale à la Pato (8 cm e 8 kg messi su in due anni, con la conseguenza di stirarsi ogni 3 x 2). Va fatto giocare, dandogli una mezz’ora, un tempo, un’oretta e facendolo abituare ai ritmi –e ai calcioni- dei ruvidi terzinacci della nostra disastrata Serie A. 

Il gol di Pazzini, al netto della mezza papera di Gillet, arriva dopo un bello scambio Cuchu-Forlan-Pazzo, e chiude un buon primo tempo. La squadra pare tenere bene il vantaggio, senza creare eccessivamente ma subendo poco o nulla, finché il prode Tagliavento si ricorda che quando arbitra l’Inter deve applicare il regolamento alla lettera, e fischia quindi il rigore per i “socmel” scorgendo su un corner una trattenuta di Samuel di-quelle-che-se-ne-vedono-10-a-partita. JC quasi ci arriva, ma è pareggio ad opera di Diamanti.

Onestamente, visto il sostanziale immobilismo dei ragazzi nella ripresa, dubitavo di vedere una reazione nerazzurra, invece un paio di cambi (su tutti il Principe per Forlan –in ombra-) danno nuova linfa all’attacco interista, che vede un bel velo del Pazzo a liberare Milito fermato con clamorosa cianghetta ai danni del nostro, con inevitabile –a termini di regolamento!- rigore ed espulsione del difensore Morleo.

Milito, con un refuso genovese, sembra pensare “poche musse” e dal dischetto fa 2-1.

Qui arriva la parte più onirica e futuribile della partita, perché se riusciamo a fare il 3-1 (primo stupore) su punizione battuta da Muntari (secondo stupore) e girata in gol di testa da Lucio (terzo stupore), mi dico che nulla è impossibile per questa Inter (cit. Scarpiniana). Se oltre a geometrie anche solo da scuola media e a uno stato di salute anche solo un poco migliore del sanatorio di Sondalo, ci mettiamo anche un po’ di culo, allora si può fare qualcosa di buono quest’anno. Oltreutto, come dice il nuovo Mister “là davanti ce stanno a aspettà” ed in effetti l’andatura è sempre alquanto compassata. La vetta dista sì una quindicina di squadre, ma in termini di punti sono solo 4. Come si dice in questi casi, adesso la classifica non bisogna guardarla. Serve tenere la testa bassa e pedalare: vediamo come saremo messi alla prossima sosta nazionali. Hai visto mai…

 

LE ALTRE

I cugini spezzano le reni al Cesena grazie a un cross sbagliato di Culetto d’oro Seedorf. Chi mi conosce sa la stima incommensurabile che nutro nei suoi confronti, ma quello non è un “beffardo pallonetto” e nemmeno un “colpo a effetto visto il portiere fuori dai pali”: quello è il classico cross-a-cazzo messo in mezzo sperando nell’Inzaghi di turno (che era in panca, ma per dire…) che è venuto fuori un po’ forte ed è finito sotto l’incrocio. Questo per dire come stanno messi i campioni d’Italia senza Ibra, Pato e Boateng. Potenza di Milan Lab…

La Juve rimonta stoicamente a Catania racimolando ben due punti contro siciliani e Bologna, ma per la classifica ufficiale è sempre in testa. Sarebbe interessante capire cosa ne pensa il gobbo-medio del fatto che, stando ai risultati del campo, e quindi senza la penalizzazione, l’Atalanta sarebbe prima da sola a 10 punti. Eppure non ho sentito un solo bergamasco inveire contro la Federazione o minacciare esposti al Tribunale dell’Aja… Il Napoli è bloccato in casa dalla Fiorentina e quindi verrà sabato a Milano assetato di punti (avrei preferito una loro vittoria…), mentre la Roma vince a Parma la sua prima partita di campionato (come qualcun altro…) e fa intravedere il calcio di Luis Enrique. Al cui proposito, la citazione del Rag. Filini sulla grigliata di pesce-ratto si impone:”Può piacere o non piacere. Su questo non discuto…”.

 

E’ COMPLOTTO

Dopo aver ribadito l’assoluta incoerenza di Tagliavento nelle ultime due partite arbitrate (in Napoli-Milan permette spintonate a gioco fermo a Nesta e Pato, da noi pesca il rigore a Samuel), faccio notare l’ennesimo caso di umorismo involontario del Giudice Sportivo Tosel, che infligge a Ranocchia tre turni di squalifica e a Cassano 5000 € di multa con la stessa motivazione, e cioè “

per avere… uscendo dal terreno di giuoco, rivolto ad un Assistente un’espressione ingiuriosa nei confronti degli Ufficiali di gara”. Esilarante, no?

Noto infine con un misto di raccapriccio e riso isterico che, nonostante si imputi all’Inter (società e tifosi) di non riuscire a “superare” Mourinho e di continuare a pensare ai bei tempi andati, le vere “vedove” di José sono proprio i giornalisti, rimasti orfani di uno che, sempre, dava da scrivere per giorni e giorni. Ogni occasione è buona per regalargli titoli e articoli anche se “andrebbe dimenticato, perché non è giusto e non fa bene a una grande squadra come l’Inter continuare a guardare al passato”. Invece per i giornalisti va sempre bene, vero?

WEST HAM

Vittoria di misura contro i centro classifica del Peterbourgh. Quarto posto saldo in classifica, a due soli punti dalla vetta.

Via così…

Cuchu e il Principe festeggiano dopo il gol: e non è nemmeno una foto d'archivio!

Cuchu e il Principe festeggiano dopo il gol: e non è nemmeno una foto d’archivio!