VINCI CASOMAI I MONDIALI

Pensieri in ordine sparso sul Mondiale.

 

“TI HO COMPRATO AI PRIMI DI NOVEMBRE…”

Ho passato una buona settimana a credermi una reincarnazione brizzolata del noto Crisantemi di Banfiana memoria.

Quasi tutte le squadre per cui ho tifato sono puntualmente uscite, chi già nella fase a gironi (Inghilterra, Italia, Costa d’Avorio), chi agli ottavi (lì ho fatto quasi filotto: Cile, Messico, Nigeria, Uruguay, Grecia, Algeria, Stati Uniti, tutti a cantare in coro “tutti a casa alè…“).

Mi resta da tifare la sempre nerazzurra Argentina, per quanto la colonia interista stia più che altro languendo in panchina, salvo sporadiche apparizioni.

 

PRIMA PILLOLA DI COMPLOTTO

A tal riguardo, il complotto è in agguato ad ogni latitudine, e quindi il pallone grintosamente recuperato da Palacio e gentilmente offerto a Messi per il gol finale di Di Maria al 118′ contro la Svizzera è stato presto dimenticato per far posto alla “inedita collaborazione tra Barça (Messi) e Real (Di Maria) che salva l’Albiceleste“.

 

ANALISI TENNICO-ANTROPOLOGICA

Tra le due big sudamericane, non so onestamente chi abbia avuto più culo, stanti pali e traverse a salvare risultato e deretano di entrambe le compagini.

Alla vigilia dei quarti, mi sbilancio prevedendo un approdo alle semifinali di Brasile, Argentina, Olanda oltre alla appena qualificata Germania, ed una finale tra le due storiche rivali latinoamericane.

Da buon romplicoglioni, l’unica squadra che non vorrei vedere trionfare è proprio la Seleçao. Chi mi conosce sa la poca simpatia che ho per tutto ciò che il futebol bailado rappresenta. Neymar è forte e tanto ma, come giustamente fatto notare da qualcuno, a Barcellona è la spalla di Messi. E soprattutto, diciamo la verità: non è possibile vedere 20 ragazzi nel fiore degli anni e della forza piangere prima durante e dopo le partite.

gnegnegne

gnegnegne

Nun se po’ vede, nemmeno se le lacrime -prevedibilissime- sono quelle del grandissimo Julione.

uggegge' uggegge'

uggegge’ uggegge’

 

Spero che non vincano, punto e basta.

Come direbbe il tipico nonnetto brianzolo -avvizzito dalla vita ma con la saggezza data dall’età- “almeno ta pianget per queicos….

 

 

LI TAGLIA ITALIOTA

Calata la mannaia dei miei giudizi sul Mondialedeimondiali, non mi nascondo dietro un dito e riconosco di essere un banale, bieco e provinciale tifoso da squadra di Club, che non riesce a gioire davvero per una Nazionale piena di “nemici” settimanali. Mi faccio scivolare addosso le ovvietà del tipo “ci credo, voi interisti di italiani non ne avete!“, chiedendomi solo su quale pianeta Paletta possa essere preferito a Ranocchia.

Per il resto, vedere Chiellini incredulo per l’impunità di Suarez mi fa sorridere, pensando alle malefatte del suddetto puntualmente impunite alle nostre latitudini. Provo un misto tra la pena e la rabbia nel sentire Caressa gridare “clamoroso!! incredibile!!” dopo averci messo un minuto buono di replay per accorgersi che quella non era una testata ma un mozzico, e cercando tutti gli appigli possibili per giustificare sconfitta ed eliminazione degli Azzurri.

Irbudellodituma!

Irbudellodituma!

Non mi lascerò sfuggire l’occasione per mettere in dubbio la serietà e la coerenza del Mister Prandelli che dà le dimissioni quella stessa sera, (“un signore”, “si assume le sue responsabilità”, “molla la cadrega in un Paese in cui le dimissioni non le dà mai nessuno”, questo il mantra di quei giorni), per poi raggiungere l’accordo con un Club la cui panchina si era guardacaso liberata pochi giorni prima (11 giugno, per la cronaca). Non arrivo a pensare che abbia giocato a perdere, ma che sia andato sul sicuro con le sue dimissioni, certo dell’abboccamento coi Turchi questo sì.

Ciao ti dirò

Ciao ti dirò

Che signore, un gran signore.

Detto ciò, ovviamente l’Italia non è uscita dal mondiale per colpa sua: la squadra è quella che è, si regge sugli ultimi spunti di qualche ex-campione (Buffon, De Rossi, Pirlo-con-tutto-il-male-che-gli-voglio, il buon Barzagli). La generazione successiva è composta da buoni giocatori o finti campioni, che evidentemente più di così non possono dare.

In altre parole: Prandelli non ha lasciato a casa Maradona, nè fatto giocare Baggio da stopper. Questi erano: tocca incolpare le mamme che non li han fatti bravi abbastanza.

 

SECONDA PILLOLA DI COMPLOTTO

Memore dei fiumi di critiche riversati sull’Inter per l’incapacità di chiudere con una pagina pur gloriosa del suo passato, giubilare la vecchia guardia,  smembrare il malefico Clan Del Asado, e sulla ancor più grave insistenza nell’affidarsi a quegli splendidi quarantenni anzichè “far giocare i ragazzi che ci mettono tanto entusiasmo“, ho atteso al varco le serve mediatiche che puntuali si sono presentate a ranghi compatti a piena difesa dei Buffon e dei Pirlo di turno.

Fin troppo facile il parallelo: là come qua, le vacche son magre, e i pochi buoni sono i “vecchietti”. Ha ragione il prode capitano azzurro, lo scommettitore, nonchè compratore di Diplomi per corrispondenza e simpatizzante di gruppi fascistoidi: i migliori di questa Nazionale sono stati i giocatori più esperti.

Ha ragione lui così come avevano ragione i vari allenatori nerazzurri che dal 2010 ad oggi hanno continuato ad appoggiarsi sulle esperte spalle dei reduci del Triplete, stante l’inconsistenza delle nuove leve.

Uguali, ma diversi:

Buffon ha ragione.

Cambiasso è bollito e deve andarsene.

Non fa una grinza

 

TIKI TAKA DE STOKA

Lungi da me l’idea di voler maramaldeggiare su una squadra fisiologicamente arrivata alla fine di un ciclo mariano, vorrei dire due robe a margine del cosiddetto “crollo degli dei” cui abbiamo assistito nell’ultima settimana.

Pur non amando lo stile di giUoco espresso dagli spagnoli, non ho alcun problema ad affermare che la squadra che abbiamo visto in questi anni ha vinto con pieno merito due Europei ed un Mondiale, roba che -andando a memoria- non credo sia mai riuscita ad altri.

Come tutte le cose belle, anche questa squadra è arrivata al capolinea. Applausi per le vittorie e inevitabili pernacchie dei tanti sconfitti nel corso degli anni, che ora assaporano il dolce gusto della vendetta.

Fine dell’ovvietà politically correct.

Mo’ inizia il succo: il parallelo tra crollo iberico e crollo catalano/barcelonista è sotto gli occhi di tutti, con Piqué, Jordi Alba, Xavi, Sergi Busquets e addirittura Don Iniesta (il solo ad essere sostanzialmente incapace di giocar male) tutti drammaticamente sotto i propri standard di rendimento.

Non che Casillas, Sergio Ramos, Xavi Alonso e Diego Costa abbiano fatto meglio, sia chiaro; qui però mi serve isolare la componente blau-grana per smontare uno dei tanti, troppi luoghi comuni con cui ci si gingilla parlando di calcio: l’importanza di uno zoccolo-duro-di-nazionali attorno al quale innestare le splendide eccezioni straniere.

Essendo tifoso del Football Club Internazionale, che deve origini, blasone e vittorie proprio al concetto di internazionalità, la frasetta citata poco fa non può che farmi sorridere.

Come già ho sottolineato altre volte, la costanza di vittorie del Bacellona, la conseguente abitudine ad applaudirne qualsiasi mossa “a prescindere”, la prostituzione intellettuale e la incapacità di vedere i pur esistenti modelli alternativi, hanno portato questa massima ad assurgere ad assioma inconfutabile.

Ovviamente la vedo in un altro modo. Ovviamente sono convinto di aver ragione.

Esattamente come il gioco di squadra, paragonato alla prodezza del singolo, non è per forza un modo migliore per raggiungere la vittoria, così la famosa cantera non è di per sé garanzia di successo.

Abbiamo avuto una palese dimostrazione di ciò nelle due partite giocate dalla Spagna: tanto con l’Olanda quanto con il Cile gli uomini di Del Bosque hanno continuato ad avere un maggior possesso palla, ma hanno subìto da entrambe le squadre decine di sifulotti (termine tecnico scelto al posto del più pertinente “contropiede”, per non scandalizzare quanti vedono nel succitato lemma una blasfemìa calcistica) che l’hanno portata al tracollo.

Parallelamente, la favola dello zoccolo-duro-di-nazionali ha mostrato il suo beffardo rovescio della medaglia: il blocco barcellonista, reduce dalla sua peggior stagione degli ultimi anni, ha riversato in Nazionale tutta la propria insipienza, dando un corposo contributo alla repentina eliminazione dei Campioni in carica.

Un investitore finanziario sa che la prima regola che deve seguire nel proprio lavoro è quella di differenziare il rischio. Ora, posto che finanza e calcio non dovrebbero avere nulla a che fare l’una con l’altro, secondo me l’approccio è saggio e replicabile.

Affidarsi ad un’unica fonte, di soldi così come di calcio, ti rende ostaggio della stessa. Finchè va, ficata vera. Quando non va, cazzi amari.

E’ ovviamente troppo presto per capire se gli stranieri del Barcellona, lontani dall’ex oasi -ora pantano- del tiki taka confermeranno le prime buone indicazioni, ma è un fatto che Alexi Sanchez contro i suoi compagni di Club sembrasse di un altro pianeta, e che Messi e Mascherano abbiano quantomeno fatto una discreta prima partita .

Come a dire che, lontano dall’area di “contagio”, il singolo può ancora salvarsi (crociati del calcio totale e nemici della prodezza-del-singolo-campione-che-maschera-i-problemi-di-giUoco: fucilatemi).

Lasciando stare l’Inter del lustro d’oro, parlando della quale non sarei obiettivo, noto come il Bayer di Hitzfeld l’anno scorso abbia beneficiato -eccome!- di Robben&Ribery, e come lo stesso possa dirsi del Real di quest’anno, che a Cristiano dovrebbe innalzare un monumento, ma che a Bale, Di Maria, Marcelo e Benzema almeno un grazie glielo deve!

Tutta sta pippa mental-telematica, al solito, non per fare lo stesso errore di Sacchi e compagnia (ebbene sì, ce l’ho ancora con il Vate di Fusignano e la sua ossessione per i soldatini nati tutti nello stesso posto e tutti corti-umili-intensi): non voglio inneggiare alla multietnicità come one-best-way per avere successo, nè imporre il paradigma della difesa-e-contropiede come dogma da preferire al palleggio iberico.

Voglio solo dire che ogni moneta ha due facce, e che dopo tante teste, stavolta è uscita croce.

Adiòs Espana; hasta la proxima.

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DAI CHE E’ ANDATA BENE

INTER-NAPOLI 0-0

Sarà che l’uomo è un animale abitudinario, e quindi si adatta all’ambiente che lo circonda.

Sarà quindi che. tifando una squadra che attualmente è discreta ma nulla più, ci si accontenti di una prestazione dignitosa, nella quale si poteva vincere così come perdere.

Sento molti tifosi abbacchiati per questo pareggio a reti inviolate contro un Napoli sempre più certo del terzo posto, e con una squadra “purtroppamente” superiore alla nostra. Io, di contro, sono moderatamente soddisfatto, per una serie di motivi:

1) Anzitutto, non abbiamo perso, considerazione banale quanto basilare. In questo momento della stagione, con una mezza dozzina di squadre alle nostre calcagna, aver superato indenni la prima di tre partite difficili (Derby e Lazio a seguire, prima di chiudere col Chievo) fa bene alla salute.

2) La squadra, all’alba della 35a giornata, pare aver acquisito una sua fisionomia, che potrà non scintillare di bellezza e spettacolo ma che ha una sua dignità.

3) La difesa regge bene al variare degli uomini, complice anche l’imprecisione napoletana che non punisce come avrebbe potuto le due o tre défaillances sparpagliate nei 90 minuti.

4) Kovacic fa un’altra bella partita, facendo aumentare gli spunti da applausi e limitando le giocate fini a se stesse quando non pericolose.

Molti hanno impalato il Mister condannandolo a pene sanguinolente per il cambio Icardi-Kuz negli ultimi 10 minuti. Aldilà della mediocrità del mediano inserito al posto del nostro centravanti, mi trovo a dar ragione a Mazzarri: la partita si è chiusa con il Napoli in costante pressione e un rinforzino in fase di interdizione ci voleva. I cantori del bel giUoco ci sono rimasti male? Aiutatemi a dire ‘sti cazzi…

Nel complesso, i nostri hanno mostrato il meglio di quel che possono dare, con Kovacic, Nagatomo, Cambiasso e il solito infaticabile Palacio a spiccare sugli altri. D’Ambrosio mi ha illuso con una prima mezz’ora diligente ed applicata, per poi scivolare pian piano nella mediocrità già fatta vedere nelle ultime uscite.

Rimpiangere Jonathan dà la cifra della media tecnica della squadra.

 

LE ALTRE

Il Milan viene prevedibilmente sconfitto contro una Roma che infila l’ennesima vittoria consecutiva e fa giustamente sudare la Juve fino a dove sia aritmeticamente possibile. Come i cugini, anche il Parma rientra dalla sua trasferta con zeru punti: le due squadre si vedono così superate da Toro, Lazio e Verona, ora appaiate a 52.

Inutile dire che il Derby di domenica prossima potrebbe chiudere definitivamente i conti (con due risultati su tre) o mantenere un pertugio aperto nella triste e intestina lotta per la supremazia mediolanense.

La facile vittoria della Fiorentina a Bologna spegne sul nascere qualsiasi vagheggiamento di rincorsa al quarto posto. Oltretutto, confesso la mia confusa ignoranza e ammetto di non sapere quanto una eventuale vittoria Viola in Coppa Italia potrebbe avvantaggiarci nel labirinto di preliminari estivi di Europa League.

Non resta che assicurarsi la quinta piazza e tifare gigliato nella finale di sabato sera col Napoli.

 

E’ COMPLOTTO

Seedorf che concede un’intervista a Sky senza-concordarla-con-l’-ufficio-stampa di Milanello Bianco è una roba che non avrei mai nemmeno sperato di vedere. Invece il grande Panterone lo fa, strabattendosene delle conseguenze. Vero che le dichiarazioni contenute nella chiacchiera con Giorgio Porrà sono tutt’altro che incendiarie e che le conseguenze pratiche delle stesse saranno tendenti allo zero, ma l’atto di ostinata insubordinazione fa impennare il mio personalissimo indice di gradimento per Clarenzio, come se il ragazzo ne avesse bisogno…

Non è un caso che gli unici due allenatori rossoneri da me stimati (più a livello umano che tecnico, c’è da dirlo) siano stati Leonardo e Seedorf, gli unici ad avere una personalità tale da non voler finire ingabbiati nella melensa retorica di Milanello Bianco in cui tutti sono felici, si vogliono bene e ringraziano “il Presidente che ci è sempre vicino e il Dottorgalliani” (pronunciato tutto attaccato).

Per il resto, ottimo Balotelli nel ribattere in maniera poco urbana alla critica pur puntuta di Cicciobello Marocchi. Del resto, come ormai abbiamo imparato a dire tutti quanti “Mario è maturato tantissimo…“.

Di contro, un “bravo” a Mazzarri per come ha liquidato il principio di “caso Icardi” nel post partita: concordo come al solito con Boban che dice “c’hai 20 anni, il Mister ti fa giocare sempre e non può permettersi di toglierti negli ultimi 10 minuti? mamma mia quanto devi crescere!“, ma da un punto di vista “aziendale” applaudo il mio allenatore che dice “non è successo niente, è uscito dandomi la mano e spiegandomi quel che stava cercando di fare sul campo“.

Non altrettanto bene Fassone alla Domenica Sportiva, non tanto per l’analisi sulla stagione in corso, quanto sull’incapacità di stroncare l’insano paragone tra Atalanta ed Inter venutosi a creare a margine del commento della partita dei bergamaschi: posto che il pareggio casalingo col Genoa è parente stretto di un furto (gol in fuorigioco e rigore negato a Gila nel finale), il commento in studio è riassumibile così “Sì, l’Atalanta oggi ha giocato male ma all’Inter gli ha fatto un culo così e in classifica non è così lontana dai milanesi“. A quanto so, il nostro è stato zitto.

Infine, ennesima ode a José che tra martedì e domenica sforna due prestazioni della Madonna, che lo portano a giocarsi in casa la semifinale di ritorno di Champions dopo aver sfangato l’andata, ma soprattutto a riaprire un Campionato che pareva ormai svanito, andando a battere il capolista Liverpool a casa sua per 2-0 e schierando quasi tutte riserve, in polemica contro la FA che ha negato al Chelsea di anticipare al sabato in vista del ritorno di Coppa.

Ovviamente, il grosso dei commenti è stato all’insegna del Mourinho catenacciaro e anti-spettacolo. Voi guardatevi il Liverpool col 72% di possesso palla che segna zeru goalsss.

 

come diceva Francesco Salvi: "brào Mateo!"

come diceva Francesco Salvi: “brào Mateo!”

WEST HAM

A furia di dire che ormai siamo salvi, continuiamo a perdere. 1-0 contro il WBA, e speriamo che il vento cambi in fretta…

ERA FUORIGIOCO (AND SO F?!KING WHAT?)

FIORENTINA-INTER 1-2

La miglior Inter della stagione -o giù di lì- piega una Fiorentina che torna a masturbarsi per una buona ora con il bel giUoco, e che però nel finale rischia di punire la nostra scarsa vena realizzativa.

Fatto il bigino della partita, azzardo un paio di analisi da tènnico.

1) L’importanza di chiamarsi Hernanes come prevedevo non ha tardato a farsi notare, stanti anche gli ampissimi margini di miglioramento del nostro centrocampo. La cosa che invece non mi aspettavo era un’altra bella virtù del Profeta: fa giocare meglio chi gli sta a fianco. Guarin può limitarsi ad esercitare la propria animalanza, senza doversi preoccupare di coprire, cucire, lanciare e tirare, a tutto vantaggio delle non numerosissime sinapsi del colombiano.

Le due mezzali, così concepite, rappresentano due terzi di un dignitosissimo centrocampo, cui manca ancora il classico volante davanti alla difesa: un Cuchu di qualche anno più giovane (hai detto niente…) non farebbe sfigurare la nostra mediana contro nessun altro reparto in Italia.

In quella posizione dobbiamo invece sorbirci ancora Kuzmanovic – il mio preferito, come saprete 😉 – , ma Taider o financo lo statico Cambiasso di questi tempi non sarebbero molto meglio. Se Thohir leggesse queste stronzatelle, mi permetterei di suggerire di focalizzare le attenzioni e le finanze estive proprio in quel ruolo, a costo di sacrificare un Alvarez o un Roben Botta per far cassa.

2) Pur non arrivando ai livelli dei cugini, noto che anche noi stiamo cominciando a collezionare doppioni, triploni, quadrupliconi (cit. l’immortale Franco Scoglio): Hernanes, Guarin, Kovacic, Alvarez, Botta, sono giocatori tra loro diversi, ma di fatto utilizzabili nel medesimo ruolo. Oltretutto Mazzarri non è Stramaccioni (prendetela come un complimento o una critica), e non ha una varietà infinita di schemi. Morale: sono troppi, e credo che da quelle parti a Giugno andrà fatta una inevitabile scrematura.

3) Se non si sloga il pistolino a trombare o il pollicione a twittare, Icardi può essere il nostro puntello per il futuro. Speravo che l’anno di apprendistato con il Principe potesse dare maggiori frutti, ma non è detto che questi ultimi mesi possano invertire la tendenza. Le caratteristiche “enciclopediche” di Milito si son fatte vedere anche Sabato, anche se ormai le pagine della Treccani in braghe corte sono sempre più impolverate (“Fantozzi…anche poeta!). 

Del gol in fuorigioco parlerò più avanti, anticipando solo che la goduria non è stata minimamente toccata dalla svista arbitrale, per una volta a nostro favore.

4) C’è da dire che abbiamo incontrato una Viola pesantemente penalizzata dalle assenze: Pepito Rossi e Borja Valero non si regalano a nessuno, e i minuti concessi a Gomez hanno mostrato ciò che nemmeno necessitava di conferma:  i tipi grossi come lui, per rientrare in forma… it’s a long way to Tipperary!

Detto ciò, i peana solitamente riservati a Montella si scontrano contro la mia personale perplessità nel vedere una squadra che per una buona ora gioca senza attaccanti (Matri entra solo a metà ripresa). Va bene il calcio palleggiato e il giUoco manovrato, ma in questo sport vince chi fa gol. E per fare gol è utile tirare in porta. Il primo tempo, a mio parere, ha dimostrato quanto diversi possano essere i concetti di “squadra che fa la partita” e “squadra che vince (oltretutto meritando)“.

Ma evidentemente Montella sta agli allenatori come Pirlo ai centrocampisti: vietato parlarne male, anche quando sbagliano. E, essendo umani, sbagliano anche loro.

 

LE ALTRE

Vincono praticamente tutte, Fiore a parte. La rincorsa al quarto posto è possibile, stante l’Europa League che va a ricominciare e che toglierà un po’ di energie ai Viola. Detto ciò, non osiamo nemmeno guardare più in alto, perchè occorrerebbe un’overdose di ottimismo per abbozzare un piano di ricorsa al Napoli. Oltretutto, con la Fiorentina possibile vincitrice della Coppa Italia, non mi è chiaro se arrivare quarti o quinti garantirebbe un qualche vantaggio in termini di calendario per la prossima stagione di Europa League: urge approfondimento cervellotico e calcolo delle probabilità, con annesso insostituibile foglio Excel per l’occasione…

 

E’ COMPLOTTO

Partiamo come anticipato dal gol di Icardi: il fuorigioco c’è e non è nemmeno difficile da vedere per il segnalinee, visto che non ci sono “incroci” o giocatori a impallare la visuale. Niente da dire a nostra “difesa” se non che, a memoria, fatico a trovare un altro episodio a nostro favore nell’intera stagione. Poco male.

Il gol di Icardi è stato talmente “moviolato” in tutte le salse nel dopopartita che diventerà presto il video più visto al mondo su Youtube, dando così fiato all’immortale assioma del “vedi che alla fine torti e favori si compensano?“. Faccio finta di crederci, ok: questo gol pareggia quello buono negato a Nagatiello col Chievo. Ora aspetto 6 o 7 rigori inesistenti a nostro favore e poi siamo pari. Grazie.

Uscendo dalla fredda cronaca, come dicevo subito dopo la partita ad amici, mi scopro sempre più attento agli aspetti mediatici e comunicativi della nostra simpatica squadretta. La cosa non è esattamente un segnale incoraggiante per le mie già ridotte facoltà mentali: d’altra parte è anche vero che vecchio e nuovo Presidente hanno dato negli ultimi giorni ampia dimostrazione delle rispettive capacità in materia.

Inappuntabile il nuovo boss, che pur parlando un’altra lingua riesce sempre e comunque a dire quello che vuole (spesso utilizzando i propri canali, magari sfuggendo al contraddittorio, senz’altro facendo felici milioni di tifosi come me). Incorreggibile per altro verso il Presidente onorario che, forse all’insegna del “mi scappa mi scappa non la tengo più“, dà l’occasione ai pennivendoli di turno di poter titolare “Thohir deve stare più vicino alla squadra”, oppure “Ho la clausola per ricomprare l’Inter” e ancora “Mi dispiace per Branca”. Insomma, un bel piattino di sterco fumante, tanto per calcare sulla discontinuità della nuova gestione, che inevitabilmente lascia un po’ di amaro in bocca.

A Moratti, può darsi.

Ai giornalisti, senz’altro.

E infatti i nostri eroi, non trovando ciccia dal pur rotondetto Thohir, tornano a sfamarsi dal vecchio dispensatore di dichiarazioni, in modo da continuare l’ormai pluridecennale pennellata di marrone sulla casa interista.

Cambiando argomento, non posso non citare anch’io il più alto episodio di “famous last words” visto e sentito ultimamente: Compagnoni commenta la Roma e sentenzia “I giallorossi insieme all’Inter sono la squadra che batte più corner, ma su calcio d’angolo non segna mai: solo 3 gol su 150 tiri dalla bandierina…colpo di testa di Destro ed è rrrrete!“.

Oltre al tempismo involontariamente comico, il rancoroso scrivente ha ovviamente fatto suo il facile sillogismo: Se l’Inter è la squadra che -ancor più della Roma- batte più corner, vuol dire che in attacco, e ancor più in area avversaria, ci staziona alquanto. Viene così a cadere una delle semplicistiche giustificazioni alla ormai cronica mancanza di rigori a nostro favore, riassumibile nella saccente tesi per cui “dipende anche dallo stile di gioco delle squadre… ci sono quelle che giocano sempre all’attacco, che entrano tanto in area di rigore… ci sono invece quelle che invece si coprono e ripartono, e che magari segnano tanto da fuori“.

…Che poi, per inciso, il Milan dopo il golazo di Balotelli contro il Toro, è la squadra che segna di più da fuori area… e infatti a loro i rigori non li fischiano mai 😉

Infine, l’utlimo sassolino: il Milan giocherà Mercoledì (e non Martedì) in casa (e non in trasferta) contro l’Atletico. Nonostante ciò, riesce ad ottenere l’anticipo della sua partita di Campionato (anch’essa in casa) al Venerdì sera, beneficiando quindi di ben 5 giorni di riposo. Ricordo, tanto per rompere i coglioni, che chi gioca l’Europa League in trasferta(giovedì sera), ha talvolta la possibilità di posticipare al Lunedì sera la partita di Campionato, beneficiando in quel caso di 4 giorni di riposo. Il “talvolta” è volutamente evidenziato, visto che l’Inter l’anno scorso ha più volte giocato di domenica pur tornando dalle tristi e desolate lande dell’Est Europa quando la notte del Giovedì già sconfinava nell’alba del Venerdì.

 

WEST HAM

Weekend consacrato alla FA Cup, da cui purtroppamente siamo stati estromessi. Nell’infrasettimanale però, volitiva vittoria in casa col Norwich e classifica che si fa tanto corta quanto bella: siamo in cima alla colonna di destra, ma tre punti più sotto comincia l’inferno!

Interessante la palla del Guaro, splendido Palacio a metterla in buca. Detto ciò "Renzi: dal Franchi a PALACIO CHigi" nun se po' sentì...
Interessante la palla del Guaro, splendido Palacio a metterla in buca.
Detto ciò “Renzi: dal Franchi a PALACIO Chigi” nun se po’ sentì…

IL TACCO CON LA TRECCIA

INTER-MILAN 1-0

Ribadisco quanto sostengo da sempre: la gioia per un Derby vinto, per quanto grande, non è mai superiore alla delusione per uno perso. Sarà forse stato questo a produrre l’urlo al gol di Palacio: un urlo di rabbia e frustrazione repressa più che di pura gioia calcistica.

Ad ogni modo: vinciamo il quarto degli ultimi 5 derby (quello non vinto è stato un pari), tanto per mettere i puntini sugli “i” a statistici e storici di ‘sto par de ciufoli.

Vero quel che tutti si affannano a dire, e cioè che il Derby è stato tecnicamente “poco”, con due squadre messe così così (noi) e pessimamente male (loro), in campo come in classifica. Faccio il processo alle intenzioni e noto che nel primo tempo (quando il Milan aveva più possesso palla) nessuno aveva l’urgenza di segnalare la scarsa cifra tecnica della stracittadina, e che invece l’urgenza è apparsa intrattenibile nel corso della ripresa. Va bene così, per carità, siam mica gli alfieri del bel giuoco!

Facendo finta di analizzare la partita, è innegabile come la sola lettura delle formazioni in campo (al netto della sorpresa Saponara al posto di Matri) disegnasse un canovaccio difficile da smentire: loro in avanti, noi raccolti dietro e pronti a ripartire. Così è infatti, nonostante i 5 minuti iniziali che danno l’illusione di un’Inter più propositiva. Il contropiedone muscolare è del resto il modo migliore -se non unico- per sfruttare l’animalanza di Guarin, che infatti il suo lo fa, pressando praticamente da solo i centrocampisti avversari e sacramentando desolato allorquando vede i suoi compagni asserragliati 30 metri dietro a lui. Tutto ciò produce qualche spavento nella nostra area, con la decisiva complicità di un Handanovic non esattamente ferreo nelle uscite, e grazie all’ex Poli che davanti a tre dei nostri sulla linea di porta e il portiere andato a farfalle, propende saggiamente per il piattone sopra la traversa. Balotelli si fa vedere con una bella girata che finisce alta (difficile però tenerla bassa) e per il resto rientra nel casino organizzato del primo tempo.
 
Detto ciò, la vera occasione ce l’avremmo noi, con Palacio cianghettato in pena area da Zapata: un rigore solare, che mi stupisco non venga fischiato anche fatta la inspiegabile “tara” dei rigori pro-Inter che evidentemente dobbiamo scontare per chissà quale peccato originale.
 
La ripresa vede i nostri confermare i segnali di risveglio intravisti nel finale del primo tempo, complice anche il pressing calante dei cugini, la cui scomparsa con l’andar dei minuti avrà un’importanza fondamentale nell’inerzia del match.
 
I cambi sono a tutto favore dei nostri, con mia grande sorpresa: dopo 10 minuti la classica staffettaTaider/Kovacic, con il franco algerino che sinceramente non mi era dispiaciuto e che comunque garantiva più corsa di uno Zanetti alquanto compassato. A metà ripresa il Capitano esce davvero, ma al suo posto il pennellone che vedo scaldarsi non è l’auspicato Belfodil ma il naftalinico Kuzmanovic.
 
Pancho mi chiede ragione del mio “noo quel lì noo!” e al suo “perchè no?” rispondo serafico e per una volta senza giri di parole politically correct: “Perchè è una chiavica“.
 
Nell’ultimo quarto d’ora, infine, Icardi rileva Cambiasso con mia somma preoccupazione, data non solo dalla fascia di capitano allacciata al braccio sinistro di Nagatiello. Il Cuchu guida la squadra in campo come un buon pastore, e proprio quando i nostri stavano aumentando la spinta offensiva ho temuto il cetriolo evangelico di Kakà in progressione come ai vecchi tempi.
Invece sono il solito gufo di me stesso, perchè pochi minuti dopo l’ingresso del twittatore pubalgico, Jonathan e Guarin combinano bene sulla destra, con Palacio a fare quel che sa, e cioè il gol da campione, per la gioia rabbiosa di chi scrive e non solo.
L’ottimismo non è specialità della casa, e quindi passo i successivi minuti a fissare il cromometro con il terrore dell’ennesimo pareggio beffardo. Invece Handanovic tira fuori la smanacciata giusta all’ultimo respiro, togliendo la boccia dalla testa di De Jong, e poco dopo l’arbitro fischia la fine.
Niente 100° gol dell’Evangelico con annesso rosarione collettivo a metacampo, niente primo gol in Serie A per Saponara, niente gol dell’ex per Balotelli, Poli, Muntari, Pazzini. Niente di niente!
 
Come dice il poeta …
 
buon natale
 
 
LE ALTRE
 
Non per fare il gufo o il catastrofista, ma la Juve di fatto vince il Campionato già a Natale, ottenendo la nona vittoria di fila e conservando i 5 punti di vantaggio sulla Roma, che ospiterà nel primo match dell’anno.
I lupacchiotti continuano nel loro eccellente campionato, del quale risultano la vera sorpresa in positivo.
Il Napoli, di contro, dopo l’inevitabile grande vittoria contro le nostre “puttane dal cuore d’oro“, riprendono il loro ritmo da bradipo, pareggiando a Cagliari e trovandosi a 10 punti dalla capolista. Concordo con chi dice che, Milan a parte s’intende, siano i campani la vera delusione del campionato, vista la rosa a disposizione.
La Fiorentina vince una partita rognosa a Sassuolo e si mantiene quarta con 2 punti in più dei nostri, che se non altro con la vittoria del Derby ritornano quinti scalzando il Verona di Mandorlini.
 
 
E’ COMPLOTTO
 
Roba lunga, mi spiace.
 
Iniziamo dalla settimanella di avvicinamento al “Derby più triste degli ultimi anni“, che inevitabilmente confronta vecchi fasti rossonerazzurri con le difficoltà attuali. Lungi dal voler far passare i nostri come uno squadrone che domina il Campionato, credo tuttavia che l’analogia tra Inter e Milan possa reggere fino a un certo punto e che, soprattutto, se occorre ridurre il tutto ad un “colpevole” di tutto ciò, il “reo” non possa essere nerazzurro, tantomeno può avere il profilo pacioccoso del neo-arrivato Thohir.
Ecco come la pensa Fabrizio Bocca (di rosa) su Repubblica di Giovedì:
 
ECCO THOHIR, PRIMO DERBY DELLA NUOVA INTER
 
Passando al commento del pre-partita, interessante -ma per nulla sorprendente- la pervicacia di Alciato di Sky nel riferire che Scolari sarà in tribuna per osservare Kakà, “che è tornato al Milan per giocare e andare al Mondiale“. Scolari, prima in italiano e poi in portoghese per non essere frainteso, dice che è venuto a vedere tutti i brasiliani in campo (gli altri 2 sono Juan Jesus e Jonathan, accidentalmente di nerazzurro vestiti). Non solo: a successiva domanda su Balotelli quale uomo forte della Nazionale azzurra, e in previsione dei Mondiali di Giugno, Felipao risponde che è forte come è forte l’Italia, e che il Brasile dovrà stare attenta a tutte le squadre, soprattutto all’Italia.
Diligente al limite del servile propagandismo la sintesi di Alciato “Insomma, Scolari è venuto per vedere Kakà e Balotelli“.
 
Ho fatto il bravo e seguito la partita col commento del sempre meno tollerabile Caressa e dello Zio Bergomi (auguri per il mezzo secolo). Come detto, il consorte della Parodi è sempre più saccente e per questo meno gradevole (ammesso lo sia davvero mai stato). Inutilmente inquisitore quando continua a voler rivedere l’intervento di Nagatomo in “taglia-fuori” su Poli, sperando di scorgere un “mani” laddove c’è un “petto-spalla“. Semplicemente incomprensibile quando tenta di spiegare perchè non ci sia un fuorigioco interista, blaterando del “metro e mezzo che ci dev’essere” tra due soggetti non meglio precisati.
Smentito poi dalle immagini quando battezza come eccessivo il rosso del solito cranioleso Muntari, argomentando “mica j’ha messo ‘na mano ‘n faccia” e venendo sbugiardato in tempo zero da un fugace replay, forse proprio per questo mai più riproposto.
Levateje er vino…
 
Nel dopo partita, infine, tento un uso fantozziano del telecomando (“380 cambi in 26 secondi netti”) rimbalzando tra RAI e Sky in modo da ascoltare più interviste possibili, e noto un silenzio che non so se definire incredulo o servile ai deliri del povero Allegri, che sostanzialmente si lamenta dell’arbitraggio (!) ponendo l’accento su un fallo di JJ su Balotelli (non fischiato semplicemente perchè non c’era) che avrebbe fermato il gioco e permesso al Milan di far entrare “Mexex” –testuale e ripetuto due volte- appena prima del gol di Palacio -pronunciato proprio “Palacio”-.
Singolare e lodevole il fatto che le critiche più secche e sprezzanti a riguardo arrivino da due personaggi vicini ai rossoneri (Zorro Boban su Sky -per distacco il mio preferito- e Alberto Costa del Corriere alla Domenica Sportiva), ma mi chiedo: smentirlo in diretta e sentire come avrebbe ribattuto pareva brutto? Forse non volevano infierire…
 
Vomitevoli poi, di là come di qua, i tentativi di aprire un “caso-Moratti“, stante l’assenza del Presidente onorario dalla tribuna di San Siro. Poco conta che ci fosse Thohir con il vicepresidente Mao Moratti: qui è tutto uno sfruculiare alla ricerca del titolo a sensazione.
Il solito ineccepibile Cambiasso spiega a queste belve assetate di sangue che ognuno è libero di fare e andare dove vuole, ancor di più se ora ha fatto un “passo laterale e non indietro” (Premio Pulitzer solo per la definizione) lasciando spazio a Thohir.
Anche qui mi sarebbe piaciuto sentire qualcuno chiedersi -aldilà dei due Amministratori Delegati in tribuna divisi da un tizio con un cappello improbabile- dove fosse il Presidente dell’altra squadra, dopo che lo stesso aveva promesso di tornare ad essere più vicino ai ragazzi, in modo da farli risalire in classifica.
Quasi superfluo confermarvi il silenzio assordante su tutta la linea.
 
Infine, esame a Settembre (anzi, “aOtobre” come si diceva ai tempi) all’intero studio di Sky -D’Amico in primis- che, tentando un’improbabile simultanea sulle dichiarazioni di Thohir, non riesce a capire una sostanziale mazza di quel che dice il PSY de noantri. 
There’s a few positions we need to upgrade” non viene minimamente colto (la dichiarazione giornalisticamente è una notizia, con Porrà che invece lo irride dicendo “va beh questo non ci ha detto niente, ha già capito come fare le interviste“).
Ancor più grave non aver colto un suo personale parere sul mercato di Gennaio (“You know, in January transfers… usually… 60% fail”) , che viene  invece tradotto come “la squadra è al 60%”, aggiungendo subito “ma l’altro 40% allora ce lo deve mettere lui!”
Inveitabile la chiosa del calabrese cantilenante che la butta in vacca dicendo “se per comprare qualcuno deve cedere un altro poteva anche restarsene a casa!“.
Non ci credete? beccateve questo!
 
 
Siamo alle solite: Moratti era un riccone annoiato e spendaccione e avrebbe dovuto gestire l’Inter con più oculatezza. Questo qua arriva e lo fa e siamo all’insegna del “così son buoni tutti“.
 
Non so se siano più impreparati o in malafede. alla fin della fiera: tristèssa…
 
 
WEST HAM
 
3 pere prese da Man Utd e sprofondiamo in zona B nonostante il 15° allenatore più pagato al mondo: Big Sam, dormi preoccupato!
 
godo

godo

GODO

GODO

GODO!!!

GODO!!!

DI TUTTO UN PO’

NAPOLI-INTER 4-2

Di tutto un po’, purchè faccia schifo. Questo il menu di una beffarda domenica sera, che ci vede per il 16° anno consecutivo uscire senza vittoria dal San Paolo, con l’ulteriore beffa di una sconfitta non esattamente digeribile.

Andiamo con calma: i ragazzi si presentano con la formazione ormai “carta carbone” (c’è Rolando al posto di JJ, ma la solfa è quella): la pochezza quali/quantitativa dei ricambi, unita alla più che domabile fantasia del Mister ci mettono al riparo da sorprese tipo due-punte-più-Kovacic-dall’inizio. Comprendo Mazzarri: aldilà delle giuste lodi ai suoi giocatori in pubblico, continua a palesare una certa sfiducia nei ragazzi che, come si vedrà, risulta tutt’altro che immotivata.

L’epilogo del match lascia -tra le tante- due domande inevase. La prima: per schierare una punta sola, stare coperti e beccare 4 gol, non era meglio attaccare a più non posso? La seconda: minchia, se con 5 difensori abbiamo preso 4 fischioni (più un palo, più un rigore parato), con due punte e un rifinitore sarebbe bastato il pallottoliere?

La morale è che la coperta, più che essere corta, è un lenzuolino primaverile taglia XS. Nagatiello fa vedere di aver capito la teoria disegnando una diagonale che neanche col gognometro, ma poi sminchia il rinvio di testa servendolo sul dischetto del rigore per Higuain che non si fa pregare e fa 1-0. Peccato perchè eravamo partiti bene e sembravamo più spigliati noi: alla fine però, sai la novità, la differenza la fanno i campioni capaci di capitalizzare l’errore avversario o la mezza occasione.

Dopo aver rischiato un altro contropiede con il palo di Insigne, uno dei tre nanetti malefici, riusciamo anche a recuperarla, per merito di Guarin che galoppa sulla destra e centra rabbioso in mezzo all’area: a quel punto ottimo velo di Palacio e buona protezione di Alvarezza a liberare il Cuchu, evirato qualche minuto prima da una pallonata negli zebedei, ma ancora sufficientemente grintoso per fare 1-1.

Nemmeno il tempo di esultare, però, che Ranocchia si addormenta facendosi rimontare 2 metri su 20 da Dzemaili (avessi detto Usain Bolt): il contrasto è rivedibile e il rimpallo favorisce Mertens per il provvisorio 2-1.

Lo smoccolamento non conosce soluzione di continuità, perchè una palla persa da Campagnaro genera il 3-1 dell’indemoniato Dzemaili (meno colpevole di quel che si crede l’argentino: i compagni d’attacco non rientrano dal fuorigioco e lui viene accerchiato dagli avversari perdendo palla).

In questo affannoso e disperato rincorrere si intravede la sola utilità che può avere Guarin nel’Inter: vai avanti, ruzza e sgomita, chissà che qualcosa possa succedere. Ed infatti è proprio un cross del colombiano, sporco e un po’ ciabattato, a rotolare beffardo sul secondo palo dove Nagatiello si fa perdonare (almeno in parte) la cappella iniziale, depositando in rete da 1 metro il 3-2 con cui si va al riposo.

Taccio per decenza sul fallo in attacco fischiato a Palacio, abbattuto da Maggio in piena area . L’arbitro è Tagliavento, quello delle manette. Fate voi.

Il nostro riesce poi ad ammonire due volte Alvarez nella ripresa, facendoci finire in 10 una partita che se non altro stavamo cercando di recuperare con un po’ più di lucidità. Ecco però che, crescendo il ricorso al fosforo in campo, cala proporzionalmente l’apporto del Guaro, che su sapiente assist di Palacio non trova di meglio che sparare il piattone in fazza al portiere, rovinandogli poi addosso sullo slancio.

La legge del gol (sbagliato e quindi subito) si applica alla perfezione, con gli altri due nani infami (Insigne e Callejon) a duettare con successo in area nerazzurra per il 4-2 definitivo.

Nel finale era entrato anche Icardi, che credo non sia nemmeno riuscito a toccar palla. Impresa che riesce invece a Pandev, cianghettato in piena area con rigore sacrosanto incorporato a 30” dall’ingresso in campo: il macedone sfoggia lo sguardo allucinato dei momenti migliori e fa ampi gesti ai compagni “lo tiro io!“. Velleitaria soddisfazione per Handanovic, alquanto biasimevole anche ieri, che nega la cinquina e il gol dell’ex al Macedone, il quale di contro incassa un “mavafamocc’” da parte dei partenopei in campo e sugli spalti.

Poco da aggiungere alla fredda cronaca: abbiamo vinto partite giocate assai peggio, ma la consolazione non è granchè. Scendiamo dal carro-bestiame, ultimo vagone per il 3° posto e veniamo superati anche dalla Fiorentina. Questi siamo: punto più punto meno, la solfa è quella dell’anno scorso. Come volevasi dimostrare il problema non è l’allenatore ma l’assenza di campioni.

Mazzarri ha l’indubbio merito di aver rigenerato qualche calciatore (Jonathan & Alvarez) e di avere un Cambiasso in gran spolvero e un Palacio splendido.

Detto ciò, se vuoi far finta di credere alla zona Champions serve un innesto di qualiltà per reparto. E quando dico “di qualiltà”, intendo brutalmente più forte degli attuali colleghi di reparto, chè di avere Pinilla al posto di Icardi m’importa sega!

Di più: posto che ultimamente non siamo proprio bravissimi a spendere soldi (ricordo solo 13 mln per Alvaro Pereira e 8 per Kuzmanovic), ho quasi paura di ricevere 15 cucuzze per Guarin, per timore che vengano reinvestiti nel Piraccini di turno, acquistato in extremis a fine Gennaio, sbandierato come moderno Suarez e accantonato come un Palombo qualsiasi 2 mesi dopo…

Dear Mr President: prove me wrong!

 

LE ALTRE

La Juve scherza col Sassuolo facendogliene 4 e (tocca dirlo) facendo vedere come si gioca a calcio: di squadra, massicci e incazzati su ogni palla e concentrati fino alla fine: 8° vittoria consecutiva e 8° partita senza subire gol. Ho goduto come un mandrillo per l’eliminazione in Champions, ma in Italia questi danno lezione a tutti, purtroppo per noi e per il calcio italiano in generale.

Per il resto, la Viola come detto opera un prevedibile sorpasso (loro in casa col Bologna, noi a Napoli) e conferma che Rossi è un campione. Il Monday Night ci propone lupacchiotti e cuginastri impegnati in un fu-big match, in attesa del Derby di Natale di domenica prossima, a cui ovviamente arriviamo in piena crisi di identità.

 

E’ COMPLOTTO

La Prostituzione Intellettuale ci fa tirare un bel sospiro di sollievo, sfornando una settimanella come da tempo non se ne vedevano. Eh sì, perchè nella settimana in cui Juve e Napoli, pur con meriti e colpe assai diversi, salutano la Champions League apprestandosi ad avvincenti Giovedì sera a latitudini moldave, e negli stessi giorni in cui un Milan sparagnino quanto tristanzuolo costringe l’Ajax allo 0-0 passando il turno per il rotto della cuffia, i titoli dei giornali sono all’insegna di un Mazzarri in bilico, insidiato proprio da quel Frank de Boer dei giovani olandesi, ottuso cantore del bel giUoco in cui è sostanzialmente vietato tirare in porta.

Come insalata di rinforzo, ecco il “fraintendimento” da parte dei media circa il silenzio del Signor Massimo: silenzio dettato dalla buona educazione prima ancora che dal senso di opportunità del non parlar troppo di una cosa che è stata tua fino all’altro giorno ma che ora appartiene (per il 70%) ad altri, e che invece i media avevano inteso come un certo irrigidimento della vecchia proprietà verso la nuova: strano vero? c’erano due interpretazioni da dare alla vicenda, e nel dubbio si è preferito tirare una martellata, tanto per vedere l’effetto che fa.

Simpatici poi i ragazzacci di Sky che, nel dopo partita, esordiscono nell’intervista a Benitez chiedendogli se questa vittoria avesse il dolce sapore della rivincita (“No” la laconica risposta di Sancho Panza) e proseguono poi chiedendogli “Ma adesso che è passato un po’ di tempo, ce lo dica: davvero aveva fatto togliere le foto di Mourinho dalle pareti?“. La risposta del Mister è “Al 100% No“. Morale, per 3 anni si è ricamato su quella che risulta essere una balla.

Ma tanto è l’Inter, chi se ne fotte…

A chiudere, un piccolo consiglio mediatico al Mister, polemico -e molto- sull’arbitraggio del Barbiere di Terni Tagliavento. Lungi da me voler difendere l’indifendibile, si vede però che Mazzarri è nuovo dell’ambiente, perchè rosica e reclama per un arbitraggio sì scadente, ma nulla più. Capisco che lui non sia abituato agli scempi che invece sono ormai usuali alle nostre latitudini, ma consiglio al nostro di misurare i termini, perchè quando davvero le decisioni arbitrali saranno eclatanti e determinanti nel risultato finale, il buttero potrebbe aver problemi di vocabolario, avendo esaurito querimonie e improperi anzitempo.

Ovviamente a disposizione per tratteggiare una strategia comunicativa all’uopo.

 

WEST HAM

Insulso pareggio casalingo col Sunderland, fanalino di coda, e quart’ultimo posto consolidato. Se la panca di Mazzarri traballa, su quella di Big Sam stanno pogando!

Economia di scala applicata al calcio: ormai ai nostri i cartellini li danno due alla volta!

Economia di scala applicata al calcio: ormai ai nostri i cartellini li danno due alla volta!

CHI LA FA L’ASPETTI

INTER-SAMPDORIA 1-1

Sarebbe comodo e purtroppo fallace smadonnare contro l’ultimo minuto, che ci vede perdere 2 punti là dove la Juve ne guadagna 2 e la Roma 1.

Ok, lo ammetto: ho appena finito di sgranare il rosario delle madonne, cristando contro la nostra sfiga e il loro culo, e mi fingo quindi tifoso illuminato e distaccato, per citare Paolo Conte “che le balle ancor gli girano”.

La verità è che, come ha giustamente detto il Mister, quella di ieri è stata una partitaccia, giocata male e giustamente pareggiata, ancorchè con il cetriolo a intruderci il deretano a un soffio dal 90′ e ad opera del solito carneade di turno:

è il momento “OK” per Renan e il suo primo gol in serie A! (Musichetta please…)

Giochi male? non chiudi la partita? peggio per te. La pigli inderposto.

Poi un giorno capiremo se e quando l’Inter potrà azzardare una formazione solo un pochino meno difensiva, magari con Kovacic finalmente titolare o con Belfodil schierato dall’inizio là davanti con Palacio. Vero che il baby-croato nella mezzora in cui è stato in campo non l’ha mai vista, vero che il franco-algerino non è un centravanti, ma Diosanto, siamo davvero nelle mani (o meglio nei piedi) del tattico e tenace Taider? annamo bbène

Guarin sfrutta la splendida giocata di Alvarez (il migliore dei nostri) e scaraventa in porta quasi di punta per il vantaggio iniziale, ma poi si incista su se stesso, palesando le consuete carenze di fosforo: paradigmatica l’azione nella quale perde due volte il pallone e va a prendersi il giallo sacrosanto per proditoria scarpata all’avversario. Poveraccio, è anche sfigato: hai voglia a dire che uno come lui dovrebbe fare almeno 7-8 gol all’anno: poi vai a vedere e scopri che quello di ieri è il quarto legno colpito in stagione.

Ma quando mai -Jonathan a parte- noi abbiamo calciatori “fortunati”? Abbiamo avuto per un decennio Il Drago Stankovic, abbonato a pali e traverse in serie, e per questo benevolmente perculato da Mihajlovic (“oh ma tu non segni mai??“). Le buone nuove di ieri si esauriscono nella succitata buona vena di Alvarez, che riluce anche oltre i propri meriti, dispensando sapienza tecnica come acqua nel deserto. Oltre a lui nota di merito per l’immarcescibile genio tattico del Cuchu e per il discreto esordio da titolare del Capitano. Detto che meglio di Alvaro Pereira avrei fatto anch’io, Zanna l’ho visto più prudente del solito, evidentemente -e giustamente- preoccupato di non strafare: giusto un paio delle sgroppate per le quali da vent’anni è croce e delizia dei tifosi; per il resto sta schiscio e tiene la posizione.

Il resto è triste mediocrità, mezzo voto in più o mezzo in meno.

Il rischio di questo pareggino è di vederci agganciati dalla Fiorentina e di perdere altri 2 punti nella corsa al 3° posto, essendo il Napoli (contro la Lazio) come i toscani (contro il Verona) impegnati nei posticipi del Lunedì post-Europa League.

Grave, anghebegghè la Roma paga in sfiga la buona sorte avuta in qualcuna delle 11 vittorie del filotto iniziale, ed inizia a perdere colpi, rientrando quindi -forse- nel vortice di possibile lepre cui mordere la chiappetta.

Certo, per far ciò sarebbe utile correre, mentre noi -almeno ieri- passeggiamo.

 

LE ALTRE

Come detto, la Juve, vincendo 1-0 al 91′ con Buffon tra i migliori in campo, mostra a tutti come -purtroppo- si vincono i campionati: trovando il colpo -anche di culo, se occorre- che risolve partite rognose e complicate, magari proprio nella stessa giornata in cui la tua più diretta concorrente fa la tua stessa fatica boia, ma arriva solo a strappare un pareggio in pieno recupero.

Sad but true…

Per la legge dei grandi numeri il Milan torna a vincere, dopo la scampagnata infrasettimanale, ed ovviamente la crisi è già un lontano ricordo.

Splendido il 100° gol in A di Ando’ Cassano, che quantomeno ci risparmia i fiumi di inchiostro in vista dello scontro con l’Inter del prossimo weekend. Dopo essermi sorbito la frase che temevo da 7 giorni “La Samp, dopo aver subìto il pareggio della Lazio allo scadere settimana scorsa, si rifà oggi pareggiando in extremis” pregustavo da settimane la torta alla merda del “ragazzo consacrato al calcio con lo splendido gol in quel Bari-Inter del ’99, e che proprio contro l’Inter, sua squadra del cuore, segna il 100° gol di una carriera per molti versi unica e irripetibile“.

E’ poi possibile, e anzi probabile, che la “pera” ce la metta lo stesso, ma il giUochino dei corsi e ricorsi alla stampa sportiva quantomeno non verrà così bene.

So’ soddisfazioni, lo so…

 

E’ COMPLOTTO

Inevitabile un corposo excursus su quel che accade dalla parte sbagliata del Naviglio. Continuo infatti a seguire, sempre più attonito, le vicende che arrivano da Milanello Bianco, dove addirittura il Geometra in settimana arriva a negare 28 anni di “se stesso”, esigendo una buonauscita da 50 milioni e minacciando cause e controcause in caso di diniego.

Cinquanta bomboloni per uscire da una squadra “che è più di una squadra, è una grande famiglia“?!?! Zio Fester deve aver realizzato solo ora il senso -profetico e beffardo- di quelle parole: Il Milan è come una famiglia, ma quella famiglia di cognome fa Berlusconi. E i figli, si sa, so piezz’e core.

Sono stato ancorato per giorni intieri alla poltrona del cinema, smascellado pop corn e in attesa del finale del film.

Finale che non poteva non essere lieto e zuccheroso, col Pater Familias, ora più che mai nobile decaduto, a dispensare amore e saggezza, rimettendo il Geometra a cuccia, facendogli in sostanza dire “abbiamo scherzato” e dividendo salomonicamente deleghe e competenze tra i due insubordinatissimi scudieri. Ho anche sentito dire che la mossa è stata azzeccata perchè il Milan a Catania ha vinto, traendo immediato vantaggio dalla ritrovata armonia aziendale.

Lo show è stato in ogni caso godibilissimo, specchio non so quanto casuale del declino di un uomo e del suo (tardo) Impero mediatico prima ancora che politico. Roba del genere, fino a poco tempo fa, sarebbe successa a casa nostra.

Nel frattempo, sottolineo una cosa che nel delirio settimanale a molti, ma non al rancoroso che scrive, sarà sfuggita: Allegri ci ha una squadra(ccia) da mandare avanti e, pretendendo la giusta e doverosa concentrazione per gli impegni di qui a Natale, ottiene di chiudere Milanello agli esterni, colpevoli di distrarre i giocatori e -soprattutto- di fare uscire “spifferi” dagli omertosi muri del varesotto rossonero. Appreso il fatto, ogni persona sana di mente avrebbe pensato ad allenamenti a porte chiuse e a giornalisti confinati fuori dai cancelli.

No. I mass media sono ovviamente esclusi da questo divieto, che riguarda in realtà solo gli sponsor ed eventuali future giornate a loro dedicate a Milanello Bianco.

Ora, a parte la scarsa coerenza (non vuoi gli sponsor tra le palle? Chiudi per tutti, non solo per quelli che ancora non ti hanno chiesto di venire), non vi sfugga il fatto che, da tutta questa manfrina, il Milan implicitamente ammette di non aver nulla da temere dai media italiani, chè loro possono pure aggirarsi indisturbati e chiacchierare coi giUocatori, chè tanto loro fanno i bravi e non vanno mica a dire che Balotelli arriva in ritardo. Certe notiziacce saranno uscite da qualche parvenu che -ancora- non ha capito “come ci si comporta in società“.

Infine, e tornando alle nostre mediocri vicende, do atto a Sconcerti di aver capito ciò che personalmente vado sostenendo da anni: “giocare bene” (for whatever that means) non è meno rischioso che affidarsi alle prodezze dei singoli. L’Inter vincente di Mancini e Mourinho è sempre stata messa a confronto con la Roma di quegli anni, che aveva un giUoco di squadra (e che quindi, sotto sotto, era più meritevole di vincere, secondo la questionabile logica dei giornalettisti italici).

Un par de palle!

E infatti, parlando proprio di Inter, Sconcerti ammette che “è difficile giocare bene al calcio, perchè per farlo occorre che tutta la squadra (cioè 11 uomini) facciano una buona partita”: se invece hai il campione (cosa che l’Inter adesso non ha, e che avrà a sprazzi solo col rientro di Milito a pieno regime), puoi permetterti di giocare così così e sperare nel colpo (magari anche di culo) del singolo. Vedi Llorente ieri sera.

Ma come al solito, certi ragionamenti, valgono a righe verticali alternate.

Chiedo venia: Guarin ne capisce, e pure di brutto: eccolo avvertire la folla dopo il gol "No, raga, oggi non vinciamo"

Chiedo venia: Guarin ne capisce, e pure di brutto: eccolo avvertire la folla dopo il gol “No, raga, oggi non vinciamo”

QUESTO INVECE SI’

Perchè alla fin fine tutti stanno azzardando ragionamenti ed interpretazioni sul verbo del profeta indocinese, e quindi perchè io no?
 
… Che poi “induel’è l’Indocina?? Eh beh… bisogna andare a Lugano… e poi sempre dritto!”

Parto da una considerazione che pare di poco conto e che invece secondo me è sintomatica: il ragazzo, non so se avete notato, pronuncia alla stessa maniera le parole “passione” e “pazienza”. Dice “pèscienss”, credo intendendo la prima, ma pronunciando di fatto la seconda.

Detto che mi aspettavo un inglese (o almeno un americano, visto che si è laureato là) un po’ più fluent, l’apparente controsenso potrebbe avere un suo involontario significato.

I concetti di pazienza e di passione sono di primo acchitto molto lontani tra loro, eppure i ragionamenti fatti dal nostro in settimana mi sono sembrati un perfetto trait d’union tra le due sponde: quando dice che dovremo diventare e rimanere vincenti, anche a costo di dover aspettare qualche anno, Thohir in sostanza dice proprio questo:

Chi troppo vuole, se lo stringe!

Se vogliamo trovare un primo segno di discontinuità con la gestione simpatttica del Signor Massimo, potremmo sintetizzare che Thohir non vuole la Pazza Inter; vuole una squadra che si costruisca dalla base, e che cresca pezzo dopo pezzo.

I lustri passati ci hanno visto fare su e giù dalle montagne russe e questo, per mille motivi, non è più fattibile -da un punto di vista economico- nè tanto meno accettabile -dal punto di vista dei tifosi-. Il dover annaspare per un altro biennio tra il 3° e il 5° posto per poter essere “uno dei 10 Club che contano tra 10 anni” , personalmente è uno scambio che mi sento di accettare, purchè i segni di questa crescita, graduale s’intende, si vedano passo dopo passo.

Apprezzabile, e solo apparentemente ovvio, il riferimento ai ricavi da aumentare per poter (tornare ad) essere competitivi: altri avrebbero posto l’accento sui costi da ridurre e gli sprechi da abbattere. Il ragazzo ha invece perfettamente compreso che la strada in quel senso è già stata intrapresa, e che comprimere ulteriormente monte ingaggi e budget di acquisti vorrebbe dire decretare la morte sportiva del Club.

L’intervento è tecnicamente riuscito, il paziente è morto.

Trovare il modo per fare più soldi sarà la vera scommessa di Thohir, che parte da zero o poco più (mi riferisco alla Serie A più che all’Inter in particolare). Emblematica l’immagine dell’arrivo del neo-Presidente alla Pinetina, con tanto di bancarella di merchandising pizzottato a metri 3 dal cancello. In Italia siamo ancora anni luce da uno sfruttamento intelligente e oculato del marchio di una squadra di calcio. Anzi, il confine tra questo ed il puro mercimonio è assai labile.

I gobbi sono dolorosamente l’eccezione a quanto appena detto (si dice che con lo stadio nuovo abbiano triplicato i ricavi, mi par tanto ma la solfa è quella) mentre i cugini sono l’apogeo dell’equazione “squadra di calcio = fustino del Dixan”.

Se devo trovare critiche ai primi discorsi programmatici del nuovo capo mi vengono in mente due esempi:

1) Comprensibile, ma per me non condivisibile, il riferimento al bel gioco, che possa attrarre nuovi tifosi ad altre latitudini. Sono spocchioso, lo so, ma non prenderei il tifoso-medio statunitense o indonesiano (ammesso che detto tipo antropologico esista) come fine conoscitore del calcio e delle sue logiche. Questo per dire che, a voler assecondare i discutibili gusti dei fan di quelle latitudini, probabilmente uno Zeman stonato di ganja sarebbe l’ideale: vittorie per 6-4, sconfitte per 5-3, orrori in serie ma tanti gol, quindi tanto spettacolo.

No, grazie. Torniamo ai “gemelli diversi” pazienza/passione: ci vuole metodo per costruire una squadra vincente. Se vinci, la gente ti guarda e fa il tifo per te. Non stiamo a inseguire l’“exciting football” e americanate varie. Non ci conviene. Sportivamente, e quindi nemmeno economicamente.

2) Il nostro ha ripetutamente -e a ragione- elogiato il settore giovanile, pur sconfinando nel limaccioso terreno del semplicismo demagocico, quando ha lasciato trapelare concetti tipo “facciamo giocare i giovani che ci hanno tanta buona volontà”. Vi risparmio la mia censura a riguardo, già esplicitata in tante altre occasioni. Quel che non ho sentito, però, è stato il doveroso riconoscimento al “miglior” settore giovanile dell’Inter, e cioè ad Inter Campus.

Mi violento da solo, ragionando da businessman e non da tifoso, solo per un attimo: una roba come Inter Campus non è solo motivo di orgoglio per ogni tifoso, è proprio un asset da valorizzare, lì sì spendendo tempo, soldi e risorse per renderlo ancor più visibile, facendo crescere ancor di più la reputazione dell’Inter come club unico nel panorama mondiale del calcio: la prima e unica squadra ad aver vinto tutto schierando giocatori che arrivano da 4 continenti, il Club nato per dare la possibilità a tutti di vestire la propria maglia, che si è dato il nome più “mondiale” possibile, e che auto-definisce i propri tifosi “fratelli del mondo”.

Insomma, non devo essere io a insegnare come sfruttare queste cose, ma magari il ragazzo era distratto e gli è passato di mente…

Poco male, siamo qui per questo!

Mr President

Mr President

TRIPALLICI

INTER-FIORENTINA 2-1

Una vittoria da Inter, massiccia, incazzata e splendidamente contropiedista, che punisce una Fiorentina bella e convincente fin quando Pepito Rossi resta in campo, come a dire che i calciatori, e non gli schemi, fanno ancora la loro porca differenza in questo splendido e semplice gioco.

Il canovaccio della partita è alquanto prevedibile, con i Viola a palleggiare rimirandosi un po’ troppo  allo specchio e i nostri a rubar palla e ripartire veloci: emblematico a riguardo il calcio di inizio, con Alvarez a sradicare il primo pallone dopo secondi 3 e puntare dritto la porta di Neto.

Più che la scolastica rete di passaggi a metacampo, soffriamo le imbucate di Rossi e le verticalizzazioni di Joaquim, vecchia conoscenza spagnola che già in maglia valenciana, ad inizio anni 2000 aveva arato la nostra fascia sinistra, entrando di diritto nel “Club Gautieri” per la gioia dei nostri terzini di oggi e di ieri (ho fatto pure la rima). Nagatiello lo tiene sì e no, e l’iberico arriva un paio di volte alla pericolosa conclusione che per fortuna non fa danni, complici un solido Handanovic e una mira non precisissima dell’ala viola.

Aldilà del giusto insistere sulla formazione e sui concetti di gioco delle ultime partite, i nostri non sembrano in grande serata, con gli esterni più timidi rispetto alle ultime uscite e con Taider e soprattutto Guarin ancora più in ombra: i due non attaccano come saprebbero né difendono come dovrebbero, con la conseguenza di lasciare il Cuchu a impersonificare  un popolare verso di Ligabue (“sempre lì, lì nel mezzo…”) e con Palacio lasciato solo al suo destino. Alvarez invece continua il suo mese mariano, risultando il migliore dei suoi quanto a continuità di manovra ed efficacia della stessa.

Lo 0-0 con cui si arriva all’intervallo pare la logica conseguenza di quanto visto in campo.

La ripresa invece spariglia un po’ le cose: dopo il destro potente di Guarin a scaldare i guantoni di Neto, la Fiorentina trova il vantaggio  in una delle prime sortite in area nerazzurra (leggera ma purtroppo evidente la trattenuta di Juan Jesus su Joaquim) e a costringere l’Inter a forzare la sua natura ed iniziare a “costruire” calcio.

Il centrocampo cambia faccia (fuori prima Taider per Kovacic, poi lo sfanculante –e sfanculato- Guarin per Icardi) e le cose si mettono meglio. Vero, come solertemente fatto notare dai telecronisti, che l’Inter va avanti col cuore ma non col giUoco, ma come sapete la cosa non può che farmi piacere. I nostri sono bravi e un poco fortunati a trovare il gol del pareggio sugli sviluppi di un corner con semi-cappella del portiere Neto, incapace di spazzare l’area come la circostanza avrebbe imposto: ed è in quelle lande calcistiche desolate, o meglio disordinatamente affollate, che il Cuchu trova il suo terreno di battaglia preferito. Mi piace pensare che, prima della semirovesciata da bomber di razza, abbia gridato in lunfardo stretto “L’è tua l’è mia l’è morta l’umbrìa” prima di sbrogliare il matassone, con il gol da dedicare al neonato virgulto (chiamato -ironia della sorte visto l’avversario della serata- Dante).

Onestamente, non pensavo che si potesse raddrizzare la partita ma, posto che l’appetito vien mangiando, a questo punto mi trasformo nello Scarpini di turno semi-gridando da solo “dai cazzo che adesso la vinciamo!”. Tocca prima perdere qualche anno di vita nel vedere la palla di Borja Valero arrivare lenta-lenta e giusta-giusta sul sinistro di Ilicic in piena area di rigore e subito dopo le manone di Handanovic respingere d’istinto, ma poi l’occasione è per noi: Ranocchia esce palla al piede allungandosela non una ma due volte, e riuscendo non so come a rimediare in entrambi i casi al piedino poco educato; la palla arriva –non credo volontariamente- a Nagatiello che innesca Alvarezza, il quale a sua volta vede Jonathan e Kovacic liberi sul secondo palo. Jonathan, per non essere da meno di Ranocchia, cicca il primo stop ma riesce in qualche modo a rigovernare la palla strumpallazza che galleggia tra lui e l’avversario, e di esterno destro piazza la sabongia ignorante sotto la traversa. Un’azione da Pazza Inter!(potevi perder palla 3 o 4 volte per errori tuoi, invece segni il gol-vittoria) Negli ultimi minuti ci sarebbe anche spazio per il 3-1, ma prima Alvaro Pereira, entrato subito dopo il gol a rilevare l’applauditissimo Johnny Guitar, si ingolosisce volendo tirare in porta dopo 70 metri palla al piede anziché servire Palacio a centro area (comprendo, avrei fatto lo stesso), poi il Nippico prova il sinistro a rientrare che finisce alto di poco.

Al 90’ sventiamo la beffa con il maledettissimo Ambrosini che cerca l’esterno destro da centro area, che per fortuna non ha né la forza né la precisione necessarie per impensierire nessuno. Si consolerà, così come il suo allenatore, con “la prestazione” (whatever that means), che per alcuni pare essere il vero risultato da raggiungere nei 90 minuti: il pericolo di questi ragionamenti è la loro deriva, che spinge l’ex Aeroplanino a dire “sconfitta immeritata” (parliamone, non mi pare) e “abbiamo dominato” (fatti vedere da uno bravo).

 

LE ALTRE

La Juve ruba,  il Milan pareggia di culo. Le vecchie certezze della vita. Per il resto il Sassuolo fa il colpo e sfiora il colpaccio a Napoli, pareggiando una partita che tutti pensavano di dover commentare col pallottoliere a portata di mano. Ne approfitta la Roma, meritatamente in testa a punteggio pieno dopo il 2-0 esterno sulla Samp, con un golazo di Benatia e nonostante l’infortunio di Maicon.

Come noi, anche loro beneficiano dell’assenza di impegni nelle Coppe. Come noi, anche loro possono permettersi di viaggiare “a fari spenti”, nel senso che nessuno chiede di vincere lo Scudetto. Come noi, anche loro subiscono pochi gol e pochissimi tiri in porta (in questo meglio di noi). Ovviamente, se tiri poco in porta, hai poche occasioni di fargli gol, fin qui ci arrivo anch’io…

Ad ogni buon conto, ci incontreremo a inizio Ottobre a San Siro e vedremo quel che ne esce…

 

E’ COMPOTTO

Non so da dove cominciare… Mi sono sempre ripromesso di commentare, in questa sezione, non tanto gli episodi in sé, ma il modo in cui gli stessi vengono trattati dai mass media, per sottolineare orwellianamente come gli animali siano tutti uguali, ma alcuni lo siano più degli altri.

Stavolta in verità il boccone è succulento ed è dura resistere alla tentazione di unirsi al coro (alquanto sussurrato invero) del “Juve-ladra, che-culo-questo-Milan”. Pur aderendo in toto all’endecasillabo sciolto, cerco di tenere fede al mio proposito e mi limito a far notare un paio di cose:

Il Chievo non solo evita –lodevolmente o codardamente, fate voi- di protestare per il gol clamorosamente annullato a Paloschi, ma addirittura va a consolare il guardalinee Preti nella persona del proprio Presidente Campedelli. Esemplare gesto di fair-play e messaggio di maturità mostrato a tutto il Calcio italiano, non lo metto in dubbio. Vorrei però, rifacendomi alla metafora faunistica delle prime righe,  che si comportassero così con tutti gli “animali” del recinto. Gli anni passati ed i numerosi capelli bianchi in testa mi hanno invece reso testimone di grida e strepiti equamente distribuiti tra tutti gli attori del circo barnum calcistico contro squadre di seconda fascia, contro nobili decadute, e contro LA grande squadra che però non fa paura (guess who). La stessa canea ululante si faceva però docile come un agnellino e comprensiva come il più bonario dei nonni, allorquando le intrusioni anali andavano a vantaggio di squadre diversamente strisciate.

Splendida la “testa di gatto” Conte che dopo la partita mette in scena la pantomima del “permaloso preventivo”, dicendo che l’errore “non è eclatante”. Forse ha la coda di paglia, sapendo che il guardalinee che sbaglia è lo stesso maledettissimo Preti che lo scorso Novembre convalidò il gol di Vidal contro di noi, chiudendo poi gli occhi insieme a Tagliavento nell’ignorare la cianghetta da secondo giallo di Lichtsteiner.

Strano che nessuno degli intervistanti lo faccia notare al mister bianconero, forse intimiditi dall’avvertimento all’insegna del “e adesso non iniziamo a dire che gli arbitri aiutano la Juve”.

Involontariamente auto-ironico infine quando dice che, dovesse in futuro capitare un episodio analogo ai danni della Juve (periodo ipotetico del trentottesimo tipo), anche loro andrebbero a consolare arbitro e assistenti. Anche lì, nessuno che, nemmeno a mo’ di battuta, gli abbia risposto “come Moggi a Reggio Calabria?”. Ma qui sono io che non cresco mai e non so rinunciare al gusto della battuta…

Duole invece rimarcare positivamente l’uscita di Allegri su Balotelli, decisamente più credibile del mancato ricorso “per motivi etici” del Milan alle tre giornate di squalifica. Il Labronico è un altro dei pochi non allineati all’egida zuccherosa di Milanello Bianco, e forse per questo non molto ben visto dal loro “amato-Presidenteche-sta-passando-un momento-difficile”: in ogni caso, le mazzate rivolte in conferenza stampa -e credo anche di persona- al 45 bresciano mi hanno onestamente sorpreso. Quando non sbagliano, purtroppo tocca dirlo. Il fatto che poi ieri questi abbiano “sculato” un altro pari è un fatto, giustamente accolto come un successo da Allegri che in effetti al momento guida una squadraccia da centroclassifica (forse). Del resto, il “busdelcù” è uno dei postulati fondamentali a quelle latitudini fin dai tempi di Sacchi: da tifoso –e in quanto tale ottusamente convinto dell’inconfutabilità delle proprie tesi- continuo a sostenere che se avessimo avuto negli anni la metà del culo di questi qui, avremmo vinto campionati e coppe senza nemmeno accorgercene.

WEST HAM

Vittoria per 3-2 nel primo turno di Coppa contro il Cardiff.

Immagine

JAMM’ BBELL’

INTER-NAPOLI 2-1

Strama non sarà (e non è) Mourinho, ma il ragazzo ci sa fare. Il modo in cui ha preparato la partita col Napoli trasuda conoscenza calcistica da ognuna delle zolle semi sintetiche di San Siro: chiamatela consapevolezza dei propri limiti, chiamatela far-di-necessità-virtù, ma il Mister gioca una partita per molti versi opposta a quella vittoriosa contro la Juve, portando comunque a casa il bottino pieno.

E questo, cioè mantenere invariato il risultato al variare dei fattori messi in campo, per me continua ad essere una ricchezza inestimabile. In culo agli integralisti del 5-5-5 e applausi al Mister.

Il Cuchu, messo in difesa e impostato come libero d’altri tempi, controlla e gestisce al meglio la manovra, potendo far valere il fosforo invece della gamba. Piu’ avanti, e di contro, Guarin al posto di Palacio garantisce meno capoccia ma piu’ “animalanza”: il colombiano, se si tratta non di pensare ma di fare gara a chi spara piu’ forte, e’ tra i migliori cavalli in circolazione. Ottimo il gol su schema globale che sblocca il match dopo pochi minuti, che permette all’Inter -brava e fortunata- di poter fare la partita che voleva (della serie: vieni avanti tu che mi vien da ridere) e di poter gestire tempi e ripartenze secondo l’estro dei due puntelli Milito e Cassano.

Ancor piu’ incredibile il piedino fatato del Guaro quando piazza sapiente l’assist per il raddoppio del Principe, che chiude il primo tempo con un doppio vantaggio francamente insperato, se si considerano un paio di spaventi in area nerazzurra, ma addirittura striminzito, se penso all’entrata su Cassano in area che mi fa sobbalzare e cristare contro il “solito” Rizzoli; il degno compare di Rocchi chiudera’ la prestazione con un gol napoletano in evidente fuorigioco e un mancato secondo giallo a Behrami, ovviamente catechizzato con una ramanzina tanto inutile quanto codarda a meta’ ripresa, dopo entrataccia cattiva su Guarin. La ripresa vede il Napoli in avanti per forza, con un’Inter a difendersi non sempre con ordine: un po’ di confusione dei nostri, un (bel) po’ di imprecisione di Cavani & co., qualche buona parata di Handanovic hanno fatto si’ che i nostri mettessero in cascina il terzo big match della stagione, dopo Derby e Juve, per non parlare della Fiorentina.

Cosa ci dice questa sbrodola: che i nostri vanno bene quando sono caricati a mille e quando possono suonare la musica che vogliono, soprattutto se lo spartito e’ difesa e contropiede. Un classico, un vecchio blues, 12 battute solo all’apparenza sempre uguali, che solo i veri appassionati sanno apprezzare, cosi “sanamente” lontano da quella banale ricerca di originalita’ (il tanto decantato “bel giuoco”) che dovrebbe essere garanzia di qualita’ e di risultati.

Musicalmente ho sempre fieramente disprezzato l’idea per cui una canzone, per essere “buona”, dovesse essere in 7/8, avere un assolo di flicorno francese e un testo scritto da un esperto di semiotica sanscrita. A tali stronzate, ho sempre risposto che, se l’obiettivo e’ fare musica “non commerciale”, tanto valeva fare un disco di soli rutti; giudizio critico: tafanata galattica, pero’ mooolto alternativo!

LE ALTRE

Per fortuna abbiam vinto, perche’ davanti e dietro non ci aspettano. La Juve vince la classica partita che vale doppio, conquistando Palermo giocando tutt’altro che bene, mentre i cugini regalano il vantaggio iniziale al Toro, per poi “matarlo” definitivamente. Gragnuola di gol tra Roma e Fiorentina, con occasioni e gol propiziate piu’ che altro da svarioni difensivi da censura.

E’ COMPLOTTO

Tutti hanno salutato Antonio Conte come se fosse tornato da un lungo viaggio, per non dire da una brutta malattia, e non da una squalifica di quattro mesi. Non speravo ne’ chiedevo un cazziatone mediatico al tecnico “agghiaggiande“, anche se mi sarebbe piaciuto che qualcuno un po’ meno prono degli altri gli chiedesse “senta, siccome si e’ sempre dichiarato innocente e vittima, ci dice un po’ com’e’ andata?”. Invece no, tutto all’insegna del “quanto tempo! Ma come sta? Che bello rivederla!” con tanto di telecamera dedicata e mutismo assoluto sulla mancanza di dichiarazioni pre partita (ricordiamo invece il grave danno inflitto in primis ai propri tifosi dall’Inter che proclamava il silenzio stampa dopo le ennesime sviste arbitrali). D’altra parte, non sono mancate le solerti prostitute intellettuali a ricordarci che per l’Inter c’e’ poco da sorridere, risultato a parte: poco giuoco, pochi tiri in porta, portiere tra i migliori in campo… oltre a un Napoli-di-grande-personalita’ (recitata a mo’ di mantra da Caressa in telecronaca). Per fortuna non tutto e’ cosi’ buio, e allora giu’ il cappello ancora una volta a Zorro Boban e al suo commento alla partita e a Milito: a Stramaccioni fa complimenti sentiti, dicendogli in sostanza che sta ottenendo il massimo e forse di piu’ dalla rosa in dotazione, pur praticando un gioco che a lui personalmente piace poco e insegnando a tanti giornalisti teoricamente piu titolati come si fa un commento tecnico ad una partita. Ottimo anche quando si rammarica con Milito per averlo visto troppo tardi a certi livelli e quando constata che l’eta’ comincia a farsi sentire, con effetti poco piacevoli sulla velocita’ e sulla continuita’ nell arco dei 90 minuti. Ripeto quello che ho detto piu’ volte: notando con ribrezzo una stampa prona a questa o quella squadra, l’ultima cosa che voglio e’ ricevere analogo trattamento nei confronti dei miei ragazzi: two wrongs don’t make a right, ho imparato a dire. Quel che mi aspetto e’ pero’ onesta’ intellettuale e liberta’ di pensiero; quel che pretendo e’ che -ultimo esempio- se un difensore entra a scivolone e prende sia palla che piede avversario, o sia sempre rigore o non lo sia mai. Sappiamo invece come funziona nel salivato mondo dei media sportivi italiani… But that’s nothing new to me.

WEST HAM

Confesso di essere colpevole della sconfitta casalinga contro il Liverpool per 3-2. Assisto ai primi minuti della partita che vedono i Reds rapidamente in vantaggio, per poi estraniarmi una buona ora, sufficiente agli Hammers a ribaltare il risultato. Mi riaffaccio quindi alla partita per il quarto d’ora finale, che vede il West Ham soccombere e inassare 2 gol in pochi minuti.

Mario, quando vedi che butta cosi, fatti i cazzi tuoi!

Hombres del partido

Hombres del partido