UGO, IO…

INTER-PARMA 1-1

Sarò sintetico, perché ‘sta squadra di minchioni mi toglie pure la voglia di scrivere.

Macristo! Uno passa due settimane senza calcio, vedendo passare sotto il naso prescrizioni che per una volta sanno di condanna e manciate di frasi fatte da perculare senza pietà (#sonotuttefinali), e poi la montagna partorisce un abominio di scurreggia sotto forma di pareggio contro la più ultima delle ultime in classifica.

La sola nota positiva della retrocessione del Parma sarà di non averli tra le palle l’anno prossimo, chè i nostri amatissimi craniolesi contro questi qui hanno preso un punto sui sei disponibili.

Di contro, i parmensi contro i nostri han portato a casa il 40% del fatturato annuo di punti. Se fossimo una categoria di prodotto commerciale anziché una squadra di calcio saremmo una variante delle cosiddette “mucche da latte“: saremmo le shit cows.

Mi consolo del fatto di non aver assistito alla nefasta esibizione, che non ho nemmeno avuto il cuore di rivedere in sintesi. Non potendo addentrarmi in disamine tenniche di ‘sto par de ciufoli, e avendo pietà di me prima che di voi nella decisione di scioperare sulle altre categorie, vi lascio con un degno e doveroso tributo al personaggio principe della commedia italica degli ultimi quarant’anni.

Per una volta non mi rivedo nei panni impacciati del Ragionier Ugo, bensì della -fin troppo- amorevole ed accondiscendente Signora Pina: la sventurata, nei primi episodi della saga, non riuscendo proprio a dichiarare il proprio amore per il consorte, era solita blandirlo con l’immortale distico elegiaco:

Ugo, io… Ti stimo moltissimo“.

nel corso dell’imprescindibile gita in roulotte al mare (quella con Franchino l’intellettuale dall’ascella pezzata e la grigliata di pesce ratto, per intenderci), la succitata Pina cambia registro tentando di consolare il marito quasi cornuto e mazziato: non solo è respinto per l’ennesima volta dalla Signorina Silvani (già questo solo fatto è da applausi: la moglie consola il marito che non è riuscito a farsi l’amante), ma apprende che l’oggetto della contesa tra le due donne è proprio il mefitico Franchino: a Fantocci che si chiede chi possa mai essere interessato a lui, la Pina fa per rispondere, ma lui la interrompe credendo di anticiparla: “eh lo so… tu per me provi tenerezza…”. Glaciale la Pina quando ribatte:

“No Ugo, io per te…. Provo solo un po’ di pena…”

Vetta insuperata dell’odio/amore della Pina lo si ha nell’episodio in cui Fantozzi e Filini vanno a vedere Italia-Scozia allo stadio (Ragioniere, come si dice “che vinca il migliore“? Semplice: “that win the best“!).

Una serie di eventi porta i due colleghi a creare danni come nemmeno i peggiori hooligans, e le loro imprese immortalate nelle immagini trasmesse nel giornale della sera, cui assiste attonita e incredula la Pina, muta e sdegnata fino alla frase pronunciata con un filo di fiato:

“Ugo… mi fai schifo”.

Ecco: dopo l’esibizione cono il Parma siamo arrivati a questo: a provare schifo ancor prima che vergogna nel (non) vedere una squadra incapace di una qualsiasi reazione, non foss’altro che di nervi.

Però il Mister è un ficaccione e ci ha l’appìll, a Giugno prendiamo Yaya Touré e l’anno prossimo vinciamo il campionato.

Ma va va va…

fine trasmissioni

PIERINO E LA TESTA QUADRATA

INTER-CESENA 1-1

Guardando l’ultima esibizione dei nostri eroi mi è tornata alla mente una delle prime barzellette che ho sentito raccontare in vita mia, quella di Pierino che si lamenta con la mamma: tutti gli dicono che ha la testa quadrata.

La genitrice, quindi, per consolarlo, gli accarezza la testa seguendo il perimetro del cranio e, spigolando tra gli angoli retti, dice:

“Non è vero Pierino che hai la testa quadrata…”

La miglior fotografia della stagione,,, Sad but true

La miglior fotografia della stagione.
Sad but true.

L’Inter attuale è questa, inutile girarci intorno…

La faccia del Mancio a fine gara è tutta un programma, e se potesse uscire un fumetto dalla sua testa, probabilmente ci sarebbe scritto “ma chi cazzo me l’ha fatto fare…“.

Potevamo vincerla, vero: il gol di Icardi era buono, il tiro di Podolski è stato deviato sul palo a ulteriore conferma che noi un po’ di culo nella vita mai, quello su Dodò secondo me è rigore. Detto questo, l’arbitro “Gerva” non vede il ruzzolone di Ranocchia in piena area che ci avrebbe costretti al loro rigore e all’uomo in meno, quindi non è il caso di sottilizzare.

In buona sostanza: buttiamo via il primo tempo giocato con lo schema “dài, tanto è il Cesena“: poca corsa, tutti a giochicchiare come se si dovesse segnare per diritto divino, e le solite belle statuine dietro a rimirare la palombigia di Defrel -in effetti mirabile- che timbra il vantaggio romagnolo.

Potrei mandarla in vacca facendo notare che in campo c’era il Kuz, legnoso e brutto come ai bei tempi: la sua testa pentagonale spedisce in zona bandierina un bell’inserimento in area, mentre per intervenire su un rimpallo a 12 metri dalla porta ci mette quei 20 minuti che permettono alla difesa avversaria di rimpallare.

Ma fosse solo lui il problema, saremmo a cavallo: non capisco perchè il Mancio non faccia giocare uno tra Brozovic, Hernanes e Kovacic al suo posto. O meglio, forse lo capisco, viste le ultime uscite di “Ayeye” e visto quanto combinato dal croato decollizzato nell’ora giocata al posto del claudicante Shaqiri.

La ripresa ci vede per lo meno partire massicci e incazzati e segnare due gol in 3 minuti (uno però annullato, come s’è detto) ed arrivare con convinzione dalle parti del portiere Leali. Passata la nostra morning glory, però, rischiamo subito di subire un altro fischione su contropiede cesenate sventato alla grandissima da Handanovic. Riesco a godermi solo la prodigiosa sdraianza del nostro portiere, vista la regìa di Sky impegnata in inutili replay in perfetto stile Rai.

Con l’andar del tempo i nostri -presunti- attacchi si fanno più saltuari e disordinati: vero che arriviamo sul fondo con apparente facilità, ma è altrettanto vero che D’Ambrosio fotografa alla perfezione il nostro stato psico-attitudinale. Il ragazzo ha buona gamba e arriva al cross una decina di volte in mezz’ora, ma scodella delle fetecchie che non fanno alcuna paura alla pur non granitica retroguardia cesenate.

I nostri avversari interpretano da manuale il concetto (semplice in teoria, difficile in pratica) del “coprirsi e ripartire” facendoci passare qualche brutto minuto: complimenti ai giocatori e ancor più al Mister tanto bravo quanto somigliante a un grandissimo della comicità britannica del secolo scorso (vedere per credere):

Lupo ululì

Lupo ululì

Castello ululà

Castello ululà

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Nella giornata che vede l’Europa allontanarsi ancor di più, gli altri arrivano dove il mio pessimismo li aspettava da mesi: in Campionato chiuderemo tra il sesto e l’ottavo posto, quindi l’unica e ultima occasione per affacciarci in Europa è quella di far strada in Europa League. Roba che in un paio di giorni potremo capire se e come sia possibile.

E se abbiamo passato i giorni successivi alla disgraziata trasferta di Wolfsburg a dire che “due gol li possiamo fare, il problema è non prenderne“, la partita col Cesena ha minato anche questa certezza, chè se non siamo stati capaci di vincere contro questi qua, dove vogliamo andare?

LE ALTRE

Il Mancio ha ragione a smadonnare nel dopo gara, dicendo che non vincere è stato gravissimo. Due punti in più non avrebbero cambiato granchè, ma ti avrebbero consentito di accorciare di tre punti su Genoa e Napoli, di allungare di altri tre sul Milan (che comunque fa sempre piacere) e di dare un senso un pocolino più ordinato e logico alla tua cazzo di stagione. Invece siam qui a leccarci le ferite, mentre la Viola rimonta sul Milan, la Lazio passeggia contro Mister Ventura e la Samp sbanca l’Olimpico di una Roma sempre più imballata. Juve a +14: non escludo che da domenica faccia giocare gli Allievi…

E’ COMPLOTTO

Poco da dire, se non la mia pervicace e prevenuta convinzione di un inscalfibile idillio tra SuperPippa e la stampa sportiva italiana. Là dove dozzine di allenatori vengono impallinati sulla base dell’ “uomo che paga per tutti, è crudele ma è così, questo è il calcio…“, qui assistiamo ad una settimanale assoluzione dell’uomo che vive sul filo del fuorigioco (e anche oltre), che -poverino- non ha colpe, perchè la squadra è scarsa e mal assemblata, in campo ci vanno i giocatori…

Tutto vero e condivisibile, per carità: non si capisce però (o meglio, si capisce eccome…) perchè ogni settimana la conferma del ragazzo venga salutata con un malcelato giubilo dal giornalettismo italico, solitamente invece affamato di sangue e ruzzolamenti nella polvere manco fossimo al Colosseo.

Potere della bresaola con l’insalata…

WEST HAM

Continuiamo la nostra discesa agli inferi beccando tre pere all’Emirates contro l’Arsenal. Fanno tre gol sostanzialmente uguali, triangolando di fino in piena area di rigore. Ma cazz… dopo che hai preso il primo gol così, al limite ti fai cacciare, ma piuttosto che farti perculare in quel modo entri dritto sulla gamba!

E vabbuo’, periodaccio…

Godiamoci il godibile, almeno Palacio sta tornando a segnare...

Godiamoci il godibile, almeno Palacio sta tornando a segnare…

SCUSATE IL RITARDO

ATALANTA-INTER 1-4

Evidentemente ci voleva il Mancio per tornare a sbancare l’ostico stadio orobico.

Era il 2008 ed era periodo di grandi festeggiamenti in famiglia: la squadra simpatttica e (assai) vincente decise di allietare quel fine settimana con due gol e tre punti che si sarebbero rivelati preziosissimi per la conquista del tricolore numero 16 (Parma sotto la pioggia, per intendersi).

Da lì in poi solo mazzate, o pareggi scialbi, come solertemente ricordato dai vari media in settimana. La giornata di metà Febbraio ci restituisce invece una squadra capace di rifilare 4 gol, di conquistare la seconda vittoria di fila e di far intravedere con una certa costanza manovre e fraseggi sconosciuti a queste latitudini.

Tutto ciò grazie alla cura del giUoco da parte del Mancio, senza dubbio. Ma anche, se non soprattutto, allo stato di grazia di aluni singoli: su tutti Guarin.

Tanto per fugare subito qualsiasi accusa di incoerenza o di sindrome da carro-del-vincitore, confesso a voi fratelli che il primo pensiero dopo il sinistro a voragine che ci è valso il 2-1 è stato “Peccato che sia finito il mercato di Gennaio, se no era la volta giusta che lo vendevamo a 20 milioni!“.

Il colombiano aveva iniziato la giornata mariana procurandosi un sacrosanto rigore dopo nemmeno due minuti, che Shaqiri riusciva nell’impresa di realizzare pur tirando una ciofeca dagli 11 metri. Il colombiano è palesemente in palla in queste giornate, ed evidentemente la cura del Mister ne sta esaltando le qualità, minimizzandone i difetti -arcinoti, peraltro- di continuità e concentrazione.

Non mi illudo che il nostro si sia svitato il cranio, sostituendolo con un altro cervello (manovra che, anche fatta al buio, lo renderebbe migliore salvo sciagurate eccezioni…):

"A B qualcosa..."

“A B qualcosa…”

Continuo a pensare che il ragazzo tornerà presto a sbagliar passaggi in serie e colpire omini delle bibite al terzo anello coi suoi tiri, ma finchè dura quest’andazzo va sfruttato a più non posso!

Tornando alla partita, una volta in vantaggio, i nostri si sedevano su allori evidentemente acerbi, dando la possibilità ai colleghi di strisce di imbastire manovre vieppiù avvolgenti e in ultimo fatali. Pinilla per una volta ci graziava spedendo alto di sinistro da 1 metro, ma si rifaceva poi saltando in testa a Ranocchia (ahi ahi Ranocchietta…) e capocciando la sponda a favore del nano maledetto Maxi Moralez. JJ gli stava a debita distanza (forse per paura di calpestarlo), e il Frasquito piazzava la biglia in buca: pareggio e tutto da rifare.

Ecco però l’exploit che non ti aspetti, e che -personalmente- fai addirittura fatica a decifrare. Il tutto avviene in una manciata di secondi: già mi stupisco che il Guaro, presa palla sulla trequarti e accentratosi tra un nugulo di avversari, non la perda cianghettando il primo bergamasco che passa di lì e guadagnandosi in cartellino giallo. Quando poi vedo che si sposta la biglia sul sinistro e fa partire il tiro a voragine manco fosse Messi mi casca la mascella. La palla in fondo alla rete e il colombiano che esulta sono immagini confuse che il mio cervello fatica a introiettare…

Il commento -rigorosamente tènnico- è:

Machecazzodigolhafatto!?!?

Il secondo tempo è in realtà in discesa, complice la prematura e scellerata espulsione di Benalouane che ci consente di giocare in campo aperto. A metà ripresa chiudiamo i conti: prima ancora con Guarin che per par condicio spedisce in rete di destro, e poi con Palacio, esemplificazione vivente della frase fatta “quando ti gira bene segni anche se ti tirano addosso“. Son contento per lui, lontano anni luce dai fasti delle scorse stagioni ma sempre disponibile al culo quadro in campo.

Sunteggiando come il miglior Ennio Vitanza, la squadrètta pare aver acquisito una miglior fisionomia con il rombo di centrocampo, con il brutto-e-cattivo Medel nelle vesti di miocuggino e gli altri liberi di inventare e tirare in porta. Rispetto a qualche mese fa il problema principale pare essersi spostato in difesa, reparto sempre più simile alla Fanta: non è buona ma è tanta. Abbondiamo di onesti rincalzi e promesse mai pienamente mantenute, ma l’unico -ex?- grande giocatore è fisso in panchina (Vidic), a tutto vantaggio della strana coppia JJ-Ranocchietta, evidentemente non all’altezza della nostra tradizione.

Ripeto per l’ennesima volta: il problema è capire cosa si vuol far da grandi. Se vogliamo far finta di tornare a essere uno squadrone, lì dietro serve un centrale coi controcoglioni. Se vogliamo continuare a gioire stupiti per due vittorie di fila, i due succitati van più che bene.

Stesso discorso si applica ai terzini: Santon-Dodò-D’Ambrosio-Nagatiello più la buonanima di Jonathan sommano addendi diversi per arrivare allo stesso risultato di buona sufficienza e nulla più.

Vedasi la chiusa sconsolata sui nostri “progetti per il futuro” appena vergata.

Uno scrittore di minchiate appena più ottimista di me potrebbe scorgere nelle ultime due vittorie quella ventata di aria fresca che pareva accarezzarci la faccia dopo i pareggi con Juve e Lazio a cavallo di Natale. Conscio della bonaccia stagnante che è seguita all’illusione appena accennata, guardo invece coi piedi di piombo alla doppia trasferta in terre solitamente assai ventose (Scozia e Sardegna) e che potrebbero dire di più sul nostro stato psico-fisico.

 

LE ALTRE

Raggiungiamo addirittura il Toro, sfiorando deretani siculi e genovesi in classifica e lasciandoci alle spalle i cugini, che restano impigliati -anche loro- nelle fitte trame dell’ottimo Empoli, nel quale il maledettissimo Maccarone per una volta segna non a noi ma ai suoi adorati ex-ex-compagni, chè il ragazzo ha fatto tutta la trafila delle giovanili ed è ovviamente tifoso-rossonero-fin-da-bambino. Superpippa tarantolato si agita che è un piacere, e i fischi dello sparuto pubblico presente allo scempio non fanno altro che rendere più piacevole il pranzo domenicale.

Giornata di calma anche là in cima, dove Juve e Roma impattano contro Cesena e Parma. Sempre meglio del Napoli che rimedia 3 fischioni a Palermo.

Siccome non lo dirà nessuno, faccio notare che il primo gol del Cesena nasce da una palla persa dal-prossimo-pallone-d’oro-Pirlo.

 

E’ COMPLOTTO

Ammetto di non aver seguito molto il chiacchiericcio mediatico post-gara, ma “esco” dal cilindro una servilissima chicca della Gazza in settimana.

Avevo già ricordato della splendida figura dei cugini al Torneo di Viareggio che -incidentalmente- si conclude ancora una volta con l’Inter in finale (ma-loro-son-pieni-di-stranieri-e-non-vale). Evidentemente l’uscita involontariamente comica di Filippo Galli non era stata sufficiente, e quindi ci ha pensato la Rosea a dar man forte e capovolgere la realtà.

Riassumendo:

chi gioca a calcio col lancio lungo gli puzzano i piedi.

Da noi al Milan è vietato perchè noi “proponiamo gioco”.

 

Torniamo a casa con 2 sconfitte nel girone, ma proponiamo gioco.

Contenti voi…

 

WEST HAM

Bruttissima trasferta a Birmingham per il 5° turno di FA Cup: la sconfitta per 4-0 è il meno, visto che il viaggio è costato la vita a tre Hammers in un incidente d’auto.

ohlamadonna!

ohlamadonna!

 

PIASTRELLATI

SASSUOLO-INTER 3-1

Quando si dice che “più in giù di così, c’è solo da scavare” si afferma una grande verità, oltre a citare una simpatica canzonetta di qualche anno fa.

Ci armiamo quindi di vanga per modellare la silouhette di quel sarcofago calcistico che siamo diventati, anche se siamo molto trendy e ficaccioni nel nostro insistito 70% di possesso palla, chè adesso si gioca, mica come prima che si faceva solo il contropiede.

La verità è che l’attuale Sassuolo contro l’attuale Inter vince facile 7 volte su 10, pur avendo una rosa nemmeno paragonabile. Mancini fa bene a insistere sul lavoro, finanche sul “giUoco” come unica strada per uscirne, ma comprende perfettamente che quello che pensava essere un impegnativo sentiero di montagna è in realtà un Everest da scalare a mani nude.

La partenza ci illude di essere quasi in palla, con un paio di occasioni nel primo quarto d’ora, prima che i nostri avversari capiscano che la nostra opposizione alle loro ripartenze ha più buchi di un groviera stagionato. Ecco quindi la prima delle millemila discese sulla nostra fascia destra, lasciata libera da un Donkor che -apprendo- nasce centrale difensivo ma spinge più del Maicon dei bei tempi: il cross in mezzo è solo deviato da Medel ma arriva ugualmente a Zaza, che non si fa problemi: si gira e spara di sinistro sotto l’incrocio, con Handanovic e Vidic a battergli le mani.

La scoppola non ci sveglia, anzi: la sobria euforia dei primi minuti lascia spazio al nulla calcistico espresso da Kovacic (c’era?), Palacio (ho pietà di lui solo per il glorioso passato) e Podolski (si vede solo quando intercetta invece che far scorrere gli unici tre palloni dati sulla corsa di Dodò). Shaqiri è l’unico che si sbatte, e nella ripresa colpisce anche un palo.

Come detto non impariamo dagli errori, quindi ecco Sansone infilare il quarto gol contro di noi (su un totale di 16 in Serie A) sempre partendo da destra, dove nell’occasione era contrastato -si fa per dire- nientepopodimenoché da Palacio.

Ci va ancora bene perchè l’unica occasione in cui Donkor ferma gli attaccanti emiliani genera un mezzo rigore, gemello di quello che dopo il 90′ pone fine alla sfida.

La ripresa, se vogliamo, è parente stretta della partita di settimana scorsa col Torino: loro dietro a difendere il meritato doppio vantaggio, noi a ruminare calcio a due all’ora (almeno tra di noi diciamocelo, altrochè “abbiamo cambiato faccia nel secondo tempo”) e a costruire una sola azione (bel cross dalla destra di Brozovic e capocciata di Dodò con conseguente miracolo di Consigli). Per il resto, ricordato il palo di Shaqiri su bel sinistro da fuori area e un tiro velleitario di Podolski da posizione assai defilata, segnamo il 2-1 di rapina con Icardi, entrato nella ripresa, quando mancano una decina di minuti a fine match.

Poco dopo, Sansone macchia la prestazione facendosi stupidamente espellere, e sono gli unici minuti in cui sogno un immeritatissimo pareggio, stante il maxi recupero concesso.

Ci pensa Ranocchia a riportarmi dalle nuvole eteree alla terra fangosa, allorquando si fa beffare da Zaza sullo stacco aereo, prima che Donkor lo fermi irregolarmente in area. Berardi segna ad Handanovic dal dischetto (il che è una notizia) e terza pera messa in saccoccia.

GENIUS AT WORK

Ma siccome potrebbe andar peggio,

"Come?" "Potrebbe piovere..."

“Come?”
“Potrebbe piovere…”

…ecco la genialata del dopo partita, così intrinsecamente simpatttica da meritare un trafiletto “a parte” (che va sempre scritto staccato. Scusate ma ho un odio viscerale per chi scrive obbrobri tipo apparte, apposto, intravvedere, caffellatte: risparimiate sulle doppie chè c’è la crisi!).

Dunque, si diceva: come se non bastasse la scoppola sul campo, alcuni dei nostri vanno sotto la curva dei tifosi per salutare, ringraziare, scusarsi… ognuno ha la sua versione.

Morale: quando i due genialoidi Guarin e Icardi tirano la maglia e questa viene cortesemente ritornata al mittente, finisce tutto a schifìo. Il colombiano la mette sul romantico, battendosi il pugno sul cuore come a dire “io ci metto l’anima”, lasciando il legittimo dubbio che il fatto costituisca un’aggravante o un’attenuante. Il twittatore seriale va più sul terra-terra, dando dei pezzi di m… a tutti.

Poverino, va anche capito: i due neuroni che possiede non lo fanno andare oltre al lineare ragionamento riassumibile in “ma che cazzo volete da me? sono entrato nella ripresa e ho pure segnato…“. Ranocchia, da diligente capoclasse si mette in mezzo e alla fine, non senza fatica, riesce quantomeno a portarli nello spogliatoio, da cui -pare- usciranno poco dopo per ricomporre la frattura.

L’assist servito ai media è degno del miglior Pirlo, e infatti…

E’ COMPLOTTO

Ebbene sì, anche in questo pauroso autogol dei nostri riesco a vedere un pregiudizio e una difformità di comportamento rispetti ad altri casi analoghi.

1) Partiamo dalla richiesta dell’Inter, ingenua e contro-producente, lo riconosco, di non riprendere la scena descritta poco fa. La cosa fa prevedibilmente ridere tutti gli addetti ai lavori, che non si fanno alcun problema nello sbertucciare l’irritualità della richiesta “in un’epoca in cui basta un telefonino per essere in rete un secondo dopo“.

Tutto vero, tutto giusto. Evidentemente, però, solo io ricordo quanto successo al Milan di Allegri qualche anno fa. Lo ricordo per quelli che non sono stati attenti in classe:

Allegri, durante un Lazio-Milan del settembre 2010, ormai esasperato dagli errori dei suoi ragazzi, sbotta con Tassotti “stiamo giocando col culo!“. Ecco il prode bordocapista, il fido Alciato, azzardarsi a riferire l’accaduto ai telecronisti.

Ebbene, come già ricordato ai tempi, l’unica vera rivale di Mediaset sullo sport in TV mandò una nota di scuse alla squadra Meravigliuosa, per aver divulgato quello che era solo uno scambio di opinioni tra colleghi.

A loro, gli chiedono scusa. A noi, giustamente, ci perculano.

2) Volendo poi sottilizzare, la censura è in effetti avvenuta, visto che tutti hanno fatto a gara a mostrare le immagini della lite, ma nessuno si è preso la briga di dare analoga visibilità al posticcio happy end creato ad arte nel dopo-dopo-gara. Ma sarei un ingenuo a stupirmene.

3) La prova evidente della malafede o, se preferite, del pregiudizio dei media a riguardo, è questa tendenziosa photogallery del Corriere della Sera, dove vengono minuziosamente elencati molti (nemmen tutti, chè io il Chino l’ho sfanculato più volte, prontamente ricambiato) scazzi tra nerazzurri e tifosi. Sarò distratto, ma non ricordo analoghi almanacchi diversamente strisciati a cadenzare le periodiche frizioni tra curva rossonera e suoi tesserati…

4) In questo clima di “mandiamo tutto in vacca che con l’Inter funziona sempre“, ecco come la Gazza serve il contorno alla possibile polpetta del ritorno in nerazzurro di Ando’ Cassan’. Titolo “Antonio e le cassanate interiste“.

Svolgimento: Cassano fa la gaffe sulla popssibile presenza di gay in nazionale 2 mesi prima di arrivare all’Inter (quindi ancora come tesserato del Milan), ma la grezza è già attribuibile ai nostri.Che bella la prostituzione intellettuale retroattiva!

Non solo: Cassano alla conferenza stampa di presentazione dice che Galliani è tanto fumo e poco arrosto, e non ha mantenuto la parola data. Sinceramente, non vedo dove stia la notizia. Scherzi a parte, mi pare una dichiarazione polemica e nulla più, non certo un “caso“, tantomeno una situazione in cui c’entri l’Inter.

Andiamo avanti: intervistato da Fazio, Ando’ disse di aver rifiutato più volte la Juve perchè là vogliono solo “soldatini” mentre lui ogni tanto “esce dai binari”. Idem c.s., dove sta la “cassanata”?

Il tutto per dire che, a Marzo 2013, ci fu il famoso litigio con Stramaccioni (notizia arrivata in tempo zero a tutte le redazioni italiane, courtesy of gestione-simpatttica), la sola vera insubordinazione di Cassano in nerazzurro. Ma già che ce n’era una, han pensato bene di attaccarne tre che non c’entravano una mazza. Così, per simpatia…

LE ALTRE

Facendo finta di essere interessati a cosa fa la dozzina di squadre che ci precede in classifica, riporto per puro dovere di cronaca che alcune vincono (Napoli, Palermo, Milan e Toro in ordine di classifica), altre pareggiano (Juve, Roma, Fiorentina, Genoa e Udinese) e qualcuna -oltre a noi- perde (Lazio, Samp).

Facciamo cagare, delle altre non ci deve interessare…

WEST HAM

Dolorosa trasferta ad Anfield Road da cui torniamo sconfitti, ma giocando da squadra e consapevoli di essere messi comunque bene.

...perchè l'amore non è bello... se non è litigarello... ... era una scaramuccia...

…perchè l’amore non è bello… se non è litigarello…
… era una scaramuccia…

IMPRECAZIONI A PIOGGIA

INTER-TORINO 0-1

…Che è poi un modo più diplomatico e meno sensazionalistico di titolare “Cristi e Madonne”.

C’è modo e modo… il concetto resta quello (Cit. Lo Russo, isoletta dell’Egeo che non conta un cazzo, 1941 -citazione nella citazione).

Rinfoderiamo per l’ennesima volta il pistolino barzotto, esito dell’ennesima settimana a fingerci la grande che fummo, con titoloni palesemente fuorvianti e nuovi acquisti dai nomi che evocano curiose assonanze; ci rituffiamo nel nostro campionato da tranquilla mezza classifica, perdendo una partita che avremmo meritato di pareggiare ma assolutamente non di vincere.

In termini di punti cambia pochino. A livello morale la tranvata è ciclopica.

Siam sempre lì: nella giornata in cui si potevano recuperare punti su Fiorentina, Milan, Sampdoria  e Genoa e alimentare così la fascinosa bugìa per cui “il terzo posto è ancora lì alla nostra portata“, incespichiamo in una partita che, l’avesse fatta Mazzarri, sarebbe stato scotennato seduta stante, con uno sterile possesso palla che sfiora il 70% e che fa rifulgere ancor di più la sapienza calcistica di Mr Ventura. Il compagno di vacanza ci fa fare esattamente quel che vuole lui, ossia tener palla senza costrutto fino ai loro 30 metri, e poi sbattere contro le corna del Toro e ripartire dal via.

Facciamo finta di giocare per la prima mezz’ora, arrivando perfino a tirare in porta un paio di volte -per occasioni da gol degne di tal nome, si prega di ripassare.

Se vogliamo, la partita non è diversissima da quella infrasettimanale contro la Samp: in Coppa Italia i blucerchiati erano riusciti a beneficiare della prematura ed affrettata espulsione del loro difensore, asserragliandosi in 10 nella loro trequarti e facendo muro contri i nostri attacchi, più o meno come accaduto con i granata-in-maglia-bianca. Ecco però che, là dove il tacco teutonico di Podolski e il sinistro tabbozzo di Shaqiri avevano fatto saltare il lucchetto della partita, qui si sia visto un Kovacic in versione bimbo-perso-ai-giardinetti, un Icardi ancor più avulso del solito dalla manovra e un Palacio ormai consolidato nel triste ruolo di vecchia gloria.

Se a ciò aggiungiamo gli accidiosi commenti di certa stampa (vabbé…pure io che piglio notizie da Il Giornale…) sui nuovi arrivi Shaq e Poldi, il nostro attacco è affilato e puntuto come un profiterole…

La beffa finale di Moretti, 4 gol in Serie A, di cui 2 a noi, non ci permette nemmeno di recitare la consolante frasetta mandata a memoria dopo l’obbrobrio di Empoli: “quando non puoi vincere, non devi perdere“.

Arrivo addirittura a darmi la colpa per aver visto la partita con il commento di Scarpini (cosa che non succedeva dalla sconfitta interna con l’Atalanta dell’anno scorso, anche lì con intrusione anale nei secondi finali). D’altra parte cercate di capirmi: il commento tecnico di Carletto Muraro è soporifero come e più dei Gran Premi raccontati da Poltronieri, quindi mi illudevo di potermi consolare con le urla di Robertone nostro.

L’urlaccio l’ho invece tirato io, facendo spaventare la creatura che mi sedeva di fianco, e facendo seguire il grido di dolore da epiteti non esattamente oxfordiani all’indirizzo dei nostri. , come si dice in questi casi, certe cose meglio che le senta da me che da qualcun altro…

LE ALTRE

Detto che un punto in due partite è stato sufficiente ai nostri per agganciare il Milan, sconfitto a Roma dalla Lazio dopo essere stato in vantaggio, non perdo nemmeno tempo a rimuginare su possibili tabelle e rincorse. Gli aquilotti e il Napoli paiono i più attrezzati per quella corsa al terzo posto che, diciamocelo, ci può vedere solo spettatori interessati.

Per il resto, la Juve fa capire a tutti cosa voglia dire avere i campioni in squadra. Il Chievo la stava imbrigliando e non poco, fjnchè il fratellino di Grace Jones (alias Pogba) l’ha toccata piano all’angolino e i problemi sono spariti. Alla faccia del giUoco collettivo e dell’umilté. Di contro, la Roma non va oltre il pari a Firenze e il solco con i bianconeri si allarga di altri due punti: roba brutta…

E’ COMPLOTTO

Posto che nessun sano di mente potrebbe recriminare sulle sacrosante critiche piovute sull’Inter dopo la minuscola prestazione di domenica, mi soffermo solo un poco sul tenore di certi commenti, chè alla base di tutto dovrebbe comunque esserci il rispetto.

Ho già accennato più volte alla malcelata antipatia di Repubblica nei nostri confronti, e devo dire che il pezzo di Andrea Sorrentino mi dà ancora una volta ragione: la critica, come già detto è sacrosanta e purtroppo più che motivata. Però, una frase come “ennesima sconfitta davanti all’uomo di Jakarta, purtroppo per lui abbonato a certi spettacolini casalinghi“, con quel diminutivo che sa tanto di presa per il culo, se la poteva evitare.

Certo, nulla a che vedere con il Giornale, che raggiunge vette di competenza ed eleganza, sfiorando addirittura la fisiognomica per spiegare i difetti dell’Inter.

In realtà, i (non) risultati della squadra stanno faticosamente piegando la critica all’oggettiva constatazione del nostro niente. Non voglio fare il Cassandro di me stesso, nè tantomeno incensarmi, ma è quel che dico da mo’:

Benissimo il Mancio, ma poi in campo ci va Kuzmanovic.

Abbiamo bisogno come il pane di qualche penna adorante, e ci fa bene anche solo l’accostare campioni veri come Yaya Touré ai nostri colori. Al momento, però, andiamo avanti a pagherò e a prestiti con obbligo di riscatto a cinque sponde con rinterzo effettato e carambola reale, il tutto sperando che il castello precario regga, chè altrimenti saran cazzi, nonostante un Thohir in versione pompiere a spegnere gli allarmi.

WEST HAM

Mettiamola così: NOI siamo ancora in FA Cup. Altri se devono giocare al replay match contro il Cambridge (vero Van Gaal?), altri ancora sono già a guardarsela in poltrona (Chelsea, Man City, Southampton…). Up the Irons!

... In effetti bello non è.

… In effetti bello non è.

WOODEN CHICK

EMPOLI-INTER 0-0

È così e lo sappiamo da mo’: la nostra squadra è quella che tecnicamente viene definita figa di legno…

Dopo un paio di prestazioni credibili e convincenti (te-la-faccio-vedere), i nostri ritornano agli usuali squallori (non-te-la-do), facendo raffreddare gli spiriti tiepidi che iniziavano a smuoversi sotto il rigor mortis.

Ho avuto la fortuna di passare il weekend altrove e –mannaggialapupazza– mi sono perso lo show del Castellani, ma tre decenni abbondanti a seguire le strisce neroblù nei grandi salotti del calcio mondiale così come nelle peggiori stamberghe di fanculalla di sotto, mi danno la chiara e netta impressione dello spettacolo offerto.

Non potendomi quindi dilungare sulla minuscola prestazione, non mi resta che ribadire alcune considerazioni sul calcio odierno, non necessariamente limitate ai nerazzurri.

1) Prima perla di saggezza, in pieno Catalano-style: il Campionato lo vince chi è continuo.

Grazialcazzo, diranno i miei venticinque lettori: però è la verità. Guardate la pur valida Roma, che sta facendo un percorso simile al nostro (c’hanno venti punti più di noi, ma sta’ a guarda’ er capello!): ogni volta che hanno la possibilità di piazzare l’allungo decisivo, e guardacaso spesso con squadre non proprio irresistibili, steccano l’acuto e lasciano scappare la concorrente. Noi, a qualche pianerottolo di distanza, ci confermiamo nella mediocrità diffusa di questa Serie A, scivolando sulla periodica buccia di banana prima del possibile grande salto.

2) Altro luogo comune ma vero: il nostro Campionato è medio. Non mediocre, ma medio sì. Tolte Juve e in parte Roma, le altre da anni ormai sono in un caotico girone dantesco da cui a turno una si stacca “dalla cintola in su”, ma giusto il tempo per prendere una boccata d’aria e poi essere risucchiata dalla suddetta melma mediocre. In questo contesto, non esattamente bucolico, non sono tanto i 7 punti che ci separano dal 3° posto a essere un problema, quanto la mezza dozzina di squadre tra noi e quell’atollo di salvataggio chiamato “preliminare-di-cèmpionz.

3) Mentre un’altra settimana è passata senza che nessuno dei nostri abbia lasciato le placide lande di Appiano Gentile (Osvaldo, M’Vila, Khrin just to name a few), diventa ancor più complicato ipotizzare l’arrivo del centrocampista centrale di lotta e di governo. Prova ne è la recente dichiarazione del Mancio che ipotizza un nuovo (ennesimo!) ruolo per Kovacic: proprio quello di regista, che fin dal suo arrivo tutti si erano affrettati a scartare, ma che adesso viene riconsiderata, forse per mancanza di alternative credibili.

 

LE ALTRE

Il Napoli piazza il colpaccio battendo la Lazio a Roma e la Fiorentina sgraffigna tre punti corsari col Chievo. Bene la Samp. E su questi perdiamo 2 punti. Agganciamo invece i cugini, battuti in casa dall’Atalanta, squadra seria e imparziale che fa il mazzo a entrambe le milanesi senza guardare in faccia nessuno…

Godibilissimi i processi alla squadra, a Inzaghi e soprattutto alla dirigenza, segno dei tempi che cambiano. Intendiamoci, tempi non solo calcistici, chè anche negli anni addietro di stagioni marroni i rossoneri ne hanno avute. Parlo di tempi mediatici, se volete anche politici, viste le persone di cui si parla.

Morale: mai avevo sentito attacchi e critiche così nette e precise da parte degli addetti ai lavori. Ecco alcuni stralci, tanto condivisibili quanto gradevoli:

Marianella (Sky): “Hanno sbagliato tutto

L’Immenso Boban:”Assurdi

Marani (Guerin Sportivo): “Più realisti i tifosi della Società

Si badi bene: Inzaghi è il meno colpevole e lo sostengo anch’io. Fatta la tara del mio odio calcistico per il personaggio, vive una situazione non dissimile da quella di Mazzarri: ha una squadra scarsa, questa la verità, che però la meravigliuosa dirigenza continua a spacciare come inferiore a pochissime altre e assolutamente in grado di raggiungere quel terzo posto che garantirebbe la Champions-che-è-nel-nostro-DNA.

Il Geometra e la Grande Famiglia continuano a parlare per tormentoni e slogan pubblicitari. Niente di nuovo. Solo che (con qualche anno di ritardo) ora paiono accorgersene tutti.

 

E’ COMPLOTTO

Ma ovviamente c’è ciccia anche per i nostri!

Alla Gazza non par vero di fare titoli scontatissimi come questo:

Artisiti del titolo

Puntuta e cacacazzi l’aggiunta di quel “neppure“, come a spargere sale sulla ferita aperta, come a dire “per voi non c’è speranza, se non vi salva nemmeno il nanerottolo tabbozzo“.

Scontata e già sentita mille volte poi la citazione storpiata del libro di Carlo Levi: il bello è che son proprio loro il giorno dopo a percularsi da soli pensando di sfottere altri:

Un solenne giornale radio della mezzanotte. «L?Inter si è fermata a Empoli». Gesù a Eboli ci era arrivato“.

Laudisa poi risce a far sentire in colpa l’Inter perchè paga troppo poco Icardi, motivo per cui l’aumento proposto è ritenuto inaccettabile dall’entourage del giocatore.

Ora, posto che il contratto del ragazzo scade nel 2017, siamo alle solite: Moratti era uno spendaccione e regalava milioni a tutti, esecrando!

La nuova dirigenza ci va coi piedi di piombo e la solfa è “eh ma così poi questi se ne vanno, non vai bene!

 

WEST HAM

Qui almeno solo buone notizie: 3 gol rifilati all’Hull City e successo meritato per i nostri. Siamo sesti, mi pare, sempre davanti al Liverpool che andremo a visitare nel weekend…

Anche solo 20 minuti... Anche vestito così... Già andrebbe bene

Anche solo 20 minuti…
Anche vestito così…
Già andrebbe bene

 

IGNORANZA CONTAGIOSA

INTER-LAZIO 2-2

Ovvero: di minus habens non ne abbiamo mai abbastanza. Data ormai per irrecuperabile la vacua presenza cerebrale di Guarin -il genio applaude addirittura i tifosi che lo fischiano al momento del cambio- noto preoccupato il propagarsi della minchionaggine sulla fascia sinistra (Nagatiello + Dodò è una combinazione mortale) e pure oltre la corsia laterale.

E cosa c’è oltre la linea del fuori? La panchina! Ecco. Diobono, Mancio, pure tu! Che cazzo di formazione hai messo giù?!

Come opportunamente titolava oggi la Gazza, ecco tornata la Pazza Inter, rentrée di cui sinceramente non sentivo la mancanza, se per “pazzia” si intende la capacità di complicarsi la vita, di non imparare dalle lezioni passate e di non far tesoro di quelle 4 qualità che questa squadraccia possiede.

Ecco quindi che la stantìa riproposizione del rombo di centrocampo dev’essere parsa banale e scontata per il tecnico al cachemere, pronto invece a stupire tutti con l’accoppiata di cui sopra sulla fascia mancina, che garantiva tracce di fosforo in campo paragonabili a quelle della piccola particella dell’acqua Lete.

Ovvio che non becchiamo il primo gol dopo 70 secondi per colpa dell’assetto dei nostri, ma i successivi 43 minuti mostrano che -quantomeno- l’esperimento va riprovato solo se e allorquando i meccanismi saranno un pocolino più oliati, ammesso e non concesso che qualcuno abbia mai avuto chiaro cosa i due suddetti avrebbero dovuto fare ieri sera.

Vabbuò, il Mancio fa ammenda tanto pubblica quanto implicita, cambiando il brasilianino riccioluto un minuto prima dell’intervallo, inserendo in sua vece il cagnaccio Medel. Tutt’altro che un fuoriclasse, s’intende, ma per lo meno a metacampo recuperiamo qualche palla e gli altri sanno di risulta come muoversi.

Nella curiosa e non richiesta alternanza tra mezzore della minchia e quarti d’ora mariani, ecco che la ripresa vede i nostri prendere sempre più campo, complice una Lazio sempre più raccogliticcia a speculare sulla splendida doppietta di Felipe Anderson (siamo arrivati tardi per il Primo Gol in Serie A, ma abbiamo rimediato concedendogli la prima doppietta e serata di gloria alla Scala del Calcio).

Di occasioni non ne piovono in quantità, e serve il colpo del campione per riaprire la partita: Kovacic la tocca piano e spara la uédra al volo dal limite su respinta della difesa laziale. Riesco a sentire il singulto animale di Scarpini urlare “riaperta! e adesso gliene facciamo altri 3!!”, anche se la sto guardando con il commento “normale” di Sky.

Mancini compie la sua redenzione togliendo lo scellerato Guarin e mettendo il suo rimpiazzo (il giovane e talentuoso Bonazzoli) nelle condizioni ambientali migliori per esprimersi: l’Eritreo Cazzulati del primoanelloarancio, vera coscienza critica dell’essere nerazzurro, può infatti pascersi nella demagogìa dell “l’è giuin, l’è italian, lè neanca un terun…“, dispostissimo a perdonare errori di inesperienza -in realtà assenti!- pur di non vedere più il colombiano incartarsi tra sgroppate inconcludenti, passaggi marmorei e movimenti a forma ottusangola.

Superata abbondantemente la zona Tafazzi (l’assioma dice “dopo il ventottesimo ormai è tardi“) è proprio Bonazzoli a essere gentilmente esortato dal Mancio ad incaricarsi di battere la punizia ai 25 metri. Già sono contento della cosa, perchè l’alternativa sarebbe avrebbe avuto la forma del piattone loffio del Kuz; per di più l’interno sinistro del bagai pesca bene D’Ambrosio che la vuole capocciare in porta, prendendola invece un po’ sghemba e facendola carambolare lemme-lemme sull’altro palo: Palacio decide che l’occasione è troppo grossa per non essere sfruttata e fa 2-2.

Rimarrebbero 10 minuti per far prendere qualche migliaio di infarti a noi tifosi ormai non più abituati a reazioni simili o anche molto simili, e per la gioia delle nostre coronarie finisce così, non senza aver -per una volta- benedetto il fuorigioco fischiato a Icardi, che altrimenti avrebbe meritato la lapidazione in Piazzale Axum per la indegna ciabattata a 8 metri dalla porta.

Aspetterò che le mie idee siano ancor più confuse del solito per azzardare un primo bilancio dell’ennesimo anno zero della rifondazione nerazzurra, e mi limito perciò a fare i conticini da bravo bambino che sta imparando le tabelline.

LE ALTRE

La cosa buona di avere una manciata di squadre davanti a te, che sono discrete ma nulla più, è che settimanalmente qualcuna perde punti: questo a dire che, per citare una frase fatta, basta fare due o tre vittorie di fila (cosa che non ci riesce da tipo tre anni…) per accorciare sensibilimente. Ciononostante, mi pare che due settimane fa fossimo a -9 dal terzo posto, distante ora “solo” 6 lunghezze. Fine delle buone notizie.

Rimaniamo infatti i poco invidiati capoclassifica della colonna di destra, con squadroni tipo Palermo e Udinese a mostrarci le chiappe e con gentaglia concittadina a sculare l’ennesima partita, dandomi l’ennesima conferma dell’assoluta inutilità degli arbitri di porta:

Il merda è quello in maglia blu:

"Attack!"

“Attack!”

eh ma era difficile… eh ma era impallato… stocazzo.

Per il resto, ribadisco quanto detto poco sopra, citando un altro sfortunato tecnico nerazzurro di un paio di stagioni fa (Ranieri): “lassù ce stanno a aspetta’!“.

Se poi anche noi ci diamo una mossa…

E’ COMPLOTTO

E’ da venerdì che voglio scrivere il pezzo solo per questo (sono un bimbo dell’asilo, lo riconosco):

s'alza soave il coro elegiaco "mettila-mettila-mettila nel c--- la bacchetta mettila nel c---"

S’alza soave il coro elegiaco: “mettila-mettila-mettila nel c— la bacchetta mettila nel c—“

Siamo al paradosso per cui sono i giornalisti a fare i regali e non a riceverli… E ovviamente, guarda caso, il regalo è per l’allenatore dei Meravigliuosi, Pipponostro, la bresaolaconl’insalata, il grande guru che gioca in contropiede ma non si può dire se no a Silvio gli viene una sincope, chè noi giuochiamo per lo spettacolo, per l’amore e per il Dottogalliani.

Di solito, in occasioni di feste o di rompete le righe, sono le Società a offrire un modesto e morigerato brindisi ai giornalisti presenti. Qui no, i pennivendoli, sentendosi evidentemente in debito, hanno deciso di fare i simpaticoni.

Disgustomatico.

Guardando ai cazzacci nostri, faccio solo presente che se una genialata come quella formazione iniziale l’avesse fatta il Miste’, sarebbe stato impalato alla panchina e arso vivo a cottura lenta da spettatori, giornalisti e tifosi, a scelta nell’ordine. Ma il Mancio appartiene all’élite dei “difficilmente criticabili” (con qualche merito in più del collega cittadino, me lo si permetta) e quindi si pone l’accento sulla capacità di accorgersi dell’errore (dopo un tempo intero, non proprio al volo…) e sull’umiltà nel fare marcia indietro.

Bene così, per carità, però l’onestà intellettuale è merce sempre più rara a tutte le latitudini.

 

WEST HAM

Qui il sogno continua, e ci apprestiamo al pudding con christmas crackers scintillanti nel nostro vestito da 4° posto, lasciandoci dietro gentaglia tipo Arsenal e Liverpool e ad un solo punto dal Manchester Utd. Vero che Boxing Day ci riserverà la poco agevole trasferta a Stamford Bridge, ma le bolle volano sempre più in alto.

Certo che se il Trenza ricomincia a segnare...

Certo che se il Trenza ricomincia a segnare…

T.S.O.

INTER-UDINESE 1-2

Tanto per cominciare, il titolo è indifferentemente applicabile alla squadra simpatttica così come al sottoscritto, che ormai le infingarde strisce nerazzurre le conosce meglio delle sue tasche. Ragion per cui mi sono volentieri risparmiato la visione in diretta della minuscola prestazione dei nostri, a vantaggio di piacevole serata con amici. Tanto, per avere la più fedele delle rappresentazioni dell’ultimo capolavoro dei nostri, bastano un cellulare connesso al sito della Gazza ed una fervida ed allenata immaginazione.

Quindi: veder snocciolare sullo schermo dello smartfòn occasioni su occasioni nel primo tempo mi è stato sufficiente per sunteggiare “va beh stasera c’han voglia di giocare, se poi la buttano anche dentro…”

Detto-fatto (coi nostri tempi, s’intende…): Icardi riceve da un ispirato (sic) Guarin e col sinistro incenerisce il portiere, mandandoci al riposo avanti di uno.

Meno male, penso: a furia di mangiarsi gol, qui si rischia di beccarsela inderposto al primo contropiede, invece così… (Famous last words)

La fredda cronaca della ripresa lascia presto i toni entusiastici dei primi 45′ per raccontare di cacate sempre più frequenti dei nostri, tra contropiedi mandati in vacca e amnesìe purtroppo arcinote in fase difensiva. Il loro pari è frutto di una semi-dormita collettiva, che la Dea Eupalla decide severamente ma giustamente di farci pagare con l’ennesimo golazo subìto in questa stagione. Bruno Fernandes se la alza solo soletto al limite dell’area e al volo di destro pesca l’angolino, ed ecco materializzato l’ennesimo angolo-caminetto con glorioso ricordino da raccontare ai nipoti nelle fredde serate d’inverno.

Le residue forze fisiche e soprattutto mentali dei nostri vengono spazzate via dal suddetto incidente di percorso, e la sequela di breaking news che giungono dalla telefona non fanno che presagire nella mente malata di chi scrive un mantra sempre più incalzante: adesso il nano maledetto Di Natale ce la mette.

Ecco quindi che la notizia della sua sostituzione veniva dal sottoscritto accolta quasi come un pericolo scampato, se non fosse che proprio il subentrante -Thereau, uno che festeggia i gol facendo nano-nano con le mani- ringrazia sentitamente lo sciagurato retropassaggio di Palacio e beffa nuovamente l’incolpevole Handanovic.

Mancini, vedrò poi in differita, è a mezza via tra un pianto isterico e la vittoria al campionato mondiale di Madonne, ennesima dimostrazione che il problema ahimè non sta nel Mister ma nell’accozzaglia di craniolesi che veste indegnamente i nostri colori.

Insisto su questo punto non tanto per vanto personale (negli ultimi anni avrei tenuto sia Stramaccioni che Mazzarri, figurarsi se adesso auspico un allontanamento del Mancio), quanto per puntualizzare ancora una volta come il cambio di allenatore, lungi dall’essere la soluzione al problema, sia invece l’ammissione, nemmeno troppo implicita, del fallimento del Club ancor più del malcapitato Mister di turno.

Quel che -mi auguro- Mancini potrà dare rispetto ai suoi predecessori è un minimo di convinzione ai nostri di essere sulla buona strada, anche se devi essere un ottimo venditore (o forse un millantatore) per trarre elementi positivi da una catastrofe come quella di ieri sera. C’è in ogni caso poco tempo, pochissimo: i crediti guadagnati in carriera si sciolgono come neve al sole e basta poco per trasformare l’inerzia positiva in mazzate mediatiche (a meno che tu non ti chiami Superpippo, ovvio…).

Spero che lo charme del campionediclasse abbia il suo effetto su Presidente e dirigenza, perchè qui serve almeno un innesto per reparto, con un’ulteriore difficoltà (faccio per una volta finta di dimenticare l’ostacolo economico): vero che i nostri in massima parte sono mediocri mestieranti ma, proprio per questo, non basta prederne tre più forti di loro (altrimenti, ormai senza tonsille, pure io potrei dire la mia). No, qui c’è bisogno di tre giocatori veri, e forti soprattutto a livello mentale.

Il clamoroso infortunio tencico di ieri sera arriva, forse come una severa lezione da mandare a memoria, proprio da Palacio, uomo la cui carriera è lì a testimoniarne la classe, la concentrazione e la voglia di mettersi sempre a disposizione della squadra. Ecco, in questi casi si direbbe, con discutibile enfasi piccininiana “Propriolui!!” e non si arriverebbe lontani dalla verità.

Personalmente, una minchiata simile me l’aspetto da Guarin (a dire il vero, già fatto…), o da qualche altro dei nostri ignoranti calcistici, ma non dal Trenza.

Brutto segno quando vanno in vacca anche gli ultimi neuroni a disposizione della squadra…

LE ALTRE

Il fatto che la mediocrità e la perfettibile tenuta psichica siano patrimonio diffuso nel nostro Campionato -se possibile- mi fa ancor più incazzare, chè contro tale ammasso di squadracce è sufficiente un Genoa ordinato e diligente a scintillare al terzo posto. Il Grifo batte i cugini, dopo che nell’anticipo del posticipo dell’anticipo dell sbiliguda il Napoli aveva imitato la Roma, recuperando dal doppio svantaggio e strappando un pareggio in extremis.

Di tutto ciò approfitta la Juve, che conserva immutato il suo vantaggio dopo il pareggio a reti bianche di Firenze. Sono ancora convinto che alla lunga la classifica si sgranerà, lasciando in zona Champions i più meritevoli (o i meno coglioni, fate voi). Cresce invece il sospetto che noi li guarderemo a distanza di sicurezza, tutti presi a leccarci le ferite e progettare il prossimo “anno zero” (dovremmo essere arrivati alla quarta edizione…).

E’ COMPLOTTO

Il complottismo che mi pervade mi fa maledire quel gufo giallorosso di Riccardo Gentile, che evidentemente ce la vuole tirare dopo il gol di Icardi quando dice “ogni volta che l’Udinese passa in svantaggio poi perde”. La sindrome di accerchiamento però si esaurisce qui.

Interessante invece mettere a confronto due pezzi usciti in settimana sul Corriere della Sera, a firma rispettivamente di Fabio Monti e Beppe Severgnini.

Il primo, cronista molto vicino all’Inter ed ancor più prono agiografo del Signor Massimo, compila il diligente temino pescando a manate dalla demagogia più spicciola, all’insegna del “cuore e sentimento” come vera ragion d’essere del Club, senza nemmeno essere sfiorato dal dubbio che proprio la gestione simpatttica, soprattutto nel post-Triplete, abbia contribuito al troiaio sportivo ed economico attuale.

Ennesimo esempio di tafazzismo a strisce neroblù e di incapacità di capire i tempi che cambiano.

Dall’altra parte, l’interista metallizzato rimpiange l’addio di Cambiasso (anche se dubito che “Cuchu” significhi “vecchio” in lunfardo). Citazioni linguistiche a parte, il suo pezzo fotografa alla perfezione la mia visione su tutta la faccenda: il 19 crapapelada potrebbe -più di tutti gli altri gloriosi ex- essere il vero trait d’union tra l’Inter che è stata e quella che sarà. Torno non a caso a porre l’accento su neuroni e materia grigia: il Cuchu era già allenatore in campo (e in culo a tutti quelli che, negli ultimi anni, lo sfottevano chiamandolo “ghisa“), e quasi certamente diventerà un fuoriclasse in questa delicata professione. Il fatto che Mancini sia stato il primo a saggiarne le doti in nerazzurro, preferendolo a Davids nella prima stagione nerazzurra, mi fa intravedere la possibilità che l’accoppiata possa ricongiungersi presto, a discapito del secondo appena scelto dal Mancio per questa stagione.

Si badi bene: non sono ovviamente contrario al cuore e alla riconoscenza in sè: è ovvio che, se posso avere un professionista di indubbie qualità, che per di più è un pezzo di recentissima storia del Club, lo accolgo a braccia spalancate (non avrei dovuto farlo andar via, ma va be’…). Smetto di essere un cuore tenero quando la riconoscenza prevale sul senso pratico, chè se no per tanto così richiamerei Brehme domattina per fargli fare gli ultimi 20′ di ogni partita (a crossare, anche a 55 anni, è meglio di tutti i nostri esterni messi insieme…).

WEST HAM

Come paraculisticamente mi ha detto mio figlio ieri: “Pà, io ho deciso che per quest’anno la mia prima vera squadra è il West Ham, poi viene l’Inter“.

Difficile dargli torto: vittoria casalinga in rimonta sullo Swansea, 3-1 e momentaneo terzo posto in classifica!

 int udi 2014 2015 bisConsoliamoci così... Those were the daysConsoliamoci così… Those were the days

“… SI, MA ALLA PARMIGIANA!”

ROMA-INTER 4-2

Proseguo con le citazioni d’essai, le migliori a mio parere a descrivere il cambiamento in panchina e gli effetti sul campo:

Allora, mettiamoci d’accordo. Se volete la storiella edulcorata e ottimista, in pieno clima pre-natalizio, posso anche sforzarmi e dire che per un’ora e passa l’Inter ha giocato come meglio non avrebbe potuto, stanti gli 11 in campo. La Roma subisce i primi gol casalinghi della stagione, Osvaldo per una volta ha la carica giusta e non auto-distruttiva per affrontare la partita, e Kuzmanovic continua ad essere il solo fosforo del nostro centrocampo.

Temo però che le buone novelle finiscano qui, perché se è vero che la Roma fa il 3° e 4° gol grazie al nulla assoluto che alberga tra le orecchie di Guarin, è altrettanto vero che i gol al passivo potevano essere un paio in più, e non solo nel delirio finale.

Se vogliamo dare dei meriti a Mancini (diamoglieli, va benissimo….), possiamo ringraziarlo per aver tolto a tanti (non a me, permettetemi la precisazione) il dubbio che la questione si limitasse alla difesa a tre o a quattro, nè ad un allenatore piangina invece che trendy.

Forse, furbescamente, il Mancio vuol far capire a chi di dovere che questa è una squadra mediocre, che ha in buona sostanza la classifica che merita e che senza cospicui quanto al momento improbabili acquisti non potrà migliorare granchè.

 

Come da queste parti si dice fin da Settembre, la cara e vecchia zona Uefa ci deve “purtroppamente abbastare“.

Se a un organico qualitativamente limitato togli poi gli unici due in grado di dare del tu al pallone (Kovacice e Hernanes), è quasi inevitabile che il Kuz sembri Rijkaard, in mezzo a Guarin, Medel e M’Vila…

Non va meglio dietro, con Ranocchia bravo a pareggiare su corner ma più che migliorabile nei primi due gol subìti e Juan Jesus a confermare che, se non c’è da fare a sportellate e scatti a chi arriva prima, è poca cosa. Urge ritorno ad una normale deambulanza per Vidic: logoro, vecchio, consunto e tuttavia indispensabile a far da balia ai nostri “bamboccioni”.

Dico solo che dietro il migliore è stato Campagnaro, e vale il discorso fatto per Kuzmanovic: complimenti a loro, ma questi siamo…

Davanti Osvaldo parte giustamente al posto di Icardi (si è sbattuto più lui in 90′ che il collega argentino in quasi un girone di Campionato), mentre Palacio continua a confermare l’etichetta di “generoso”, sempre pericolosa per uno che di mestiere dovrebbe buttarla in goal.

Loro, manco a dirlo son tutt’altra cosa, azzeccano acquisti sconosciuti (inevitabile Primo Gol in Serie A per Cholebas con sinistro a voragine da raccontare ai nipotini) e alternano centrocampisti che da soli sono migliori del nostro intero reparto (e parlo di Nainggolan, non di Matthaeus).

Preso il primo fischione penso che sarà una lunga notte, ma il pareggio di Ranocchia è tanto insperato quanto ben accolto. Altrettanto posso dire del gol di Osvaldo dopo il succitato tiro a voragine di Cholebas a inizio ripresa.

Non mi illudo però, so che viviamo di guizzi ma che siamo dei mentecatti, uno più di tutti…

Ed eccolo, infatti, Guarin, a sfidare la legge di impenetrabilità dei corpi a metacampo invece che fare un banale passaggetto del cazzo… Il numero della biscia impazzita non gli riesce (le strisce sono nerazzurre, non rossonere, dovresti saperlo, ciccio…), l’arbitro giustamente fa giocare, i compagni di difesa guardano Totti cadere, rotolare, e servire col culo per terra quel pippone di Pianjc che tanto che cacchio vuoi che faccia in piena area di rigore? 3-2 per loro.

Il Mancio ci prova a scandalizzarsi e protestare per un fallo che non c’è e viene come da copione espulso, ed è come se con lui uscisse anche qul minimo di barlume che -non so come- ci aveva tenuto a galla fino a quel punto.

Dalla panca entrano Icardi e Kovacic, uno più inguardabile dell’altro in questa occasione, e quell’ammasso di craniolesi a metàcampo, che se non altro un po’ di spessore lì in mezzo lo faceva, non serve nemmen più a quello.

Da loro è entrato Iturbe che potrebbe segnarne un paio in tre minuti, ed è solo un caso che il quarto fischione arrivi a tempo ormai quasi scaduto su splendida punizia di Pianjc, propiziata da altro ruzzone sapiente del Guaro giusto-giusto sui 20 metri.

Illuminante il ragazzo!

LE ALTRE

Il Toro, degno discepolo di se stesso, perde all’ultimo secondo una partita che avrebbe onestamente meritato di vincere, dando al bresciano lisergico l’occasione per riaccendere il riflesso pavloviano dei media italici, che partono con la litanìa del fuoriclasse, da pallone d’oro, ovviamente tacendo il fatto che nel resto della partita il bresciano fosse stato mediocre un po’ come tutta la sua squadra.

Bellissimo sentire Caressa magnificarne la conclusione, dicendo robe tipo “solo lui a due secondi dalla fine può pensare di prender palla al limite dell’area e tirare in porta(o coglione, gli altri cos’avrebbero fatto, retropassaggio al portiere?), solo lui da 27 metri la può mettere all’angolin….ah c’è stata una deviazione“.

Comunque cambia poco, chè questi so’forti ebbasta. Certo, avrei preferito il pari del Toro non solo per il salutare e sacrosanto odio per le strisce bianconere, ma anche perchè, se conosco la labile psiche dei miei polli, so anche che in termini di instabilità mentale i lupacchiotti giallorossi ci sono appena inferiori.

E allora, al gioco dei se e dei ma, avrei voluto giocarmela con la Roma che sa di poter arrivare a -1 e con tutta la pressione del mondo addosso. Ma, come si dice in queti casi, nun è successo…

A San Siro nel frattempo torna il grande classico “rigoreperilmilan“, dopo che -forse- a Rami è stato negato un gol buono. Da interista godo a vedere Galliani imbufalito, ma ecco sbugiardata per l’ennesima volta la tanto sbandierata utilità degli arbitri di porta. Provate a dirla a lui la panzana in pieno Platini-style del “bello del calcio che risiede anche nell’errore umano“.

Ah, e comunque pare che sullo 0-0 ci fosse anche un rigore per l’Udinese, che comunque tra 7 giorni avrà modo di rifarsi, chè sappiamo che torti e ragioni alla fine si compensano!

E’ COMPLOTTO

Uno dei motivi per cui sono “utilitaristicamente” contento dell’arrivo di Mancini in panchina è il fascino che esercita sui giornalisti, figlio più che legittimo dei successi ottenuti da noi e in Inghilterra. Se quattro gol li avsse presi Mazzarri sarebbero andati a prenderlo coi cani, mentre nel dopo gara su Sky era tutto un “beh dai, andiamo aldilà del risultato, si son viste anche buone cose…“.

Più severi (realisti?) sulla Rai, dove di spazio per la speranza e le belle cose ne hanno lasciato ben poco.

Io torno alle mie considerazioni iniziali. Coerenza mi ha sempre portato a dire che non mi piacciono i tecnici che privilegiano il modulo agli interpreti: Mancini questo sta facendo (anche ieri sera, Guarin e Kuz esterni di un 4-4-2….eeehh???), e secondo me lo fa per farsi comprare due o tre giocatori a Gennaio. Non ho proprio idea di come faranno, visti i periodi di ristrettezze economiche e normative giusto un filino stringenti.

In particolare, la cosa che non mi è chiara è questa: qualora Thohir e Moratti facessero un aumento di capitale, qualora ci fosse un emissione di bond che un Tronchetti Provera o un analogo indonesiano sottoscrivesse in maniera massiccia, quei dané lì si potrebbero usare per il mercato?

Boh… wait and see…

WEST HAM

Battiamo il Newcastle 1-0 in casa e continuiamo il nostro campionato di scintillante decenza.

Dai venite qua...vi faccio un disegnino

Dai venite qua…vi faccio un disegnino

PROVA DELLA VOLONTA’

INTER-SAMPDORIA 1-0

La citazione del titolo apre squarci di malinconia agrodolce e financo sdolcinata, ma mi accompagna ormai da qualche decennio (Mignon è partita, per gli ignoranti).

La partita con la Samp offre più di un aspetto di difficile comprensione ad un tifoso ossimorico come me, capace di pensare di poter vincerle tutte e un secondo dopo di temere anche il peggior scarpone avversario. I miei occhi vedono un’Inter capace di creare una mezza dozzina di occasionissime, di vederle divorate sistematicamente da quello che è (stato?) il nostro miglior attaccante, di perdere un pezzo fondamentale del proprio centrocampo (Hernanes), sostituito da quello che è il paracarro per antonomasia.

E proprio il succitato arnese stradale (Kuz per gli amici), dopo essersi mangiato un gol poco dopo il suo ingresso, ci regala la ciliegina della serata, facendosi azzoppare dal pur bravo Romagnoli, esiziale nella circostanza quando sgambetta l’avversario di spalle alla porta.

Icardi timbra il secondo rigore in 4 giorni (incredibbbile!!!) e la Samp conosce la parola “sconfitta” per la prima volta in stagione.

Premesso che la partita poteva tranquillamente finire con un pareggio, i nostri mi sono piaciuti forse ancor più che col Napoli. Che Palacio sbagli tutti quei gol è purtroppo possibile, visto il migliorabile stato di forma, nè mi sento di dar contro a chi da due anni ha mostrato gli unici lampi di classe di una squadra altrimenti assai modesta.

Splendidi nelle varie occasioni Hernanes e (soprattutto) Kovacic a trovare i giusti pertugi per la palla, che pareva in effetti “strumpallazza” per il Trenza, incapace com’era di ammansirla e dirigerla mansueta verso la rete avversaria.

La difesa tiene bene, con Vidic diga silenziosa (ha giocato bene, quindi nessuno ne parla), Ranocchia preciso negli anticipi e Juan Jesus potenzialmente migliore del reparto, se non fosse per un paio di disattenzioni che lasciano scappare Gabbiadini verso la porta (esemplare a riguardo l’ulltima azione del primo tempo, che poi culmina con la traversa di Duncan).

Obi a destra è adattato e non riesce a dare continuità alla sua azione, giocando sempre e solo col sinistro: lì o sei bravo a superare in partenza il tuo marcatore oppure sono cacchi amari, chè a puntarlo vai sempre e solo verso l’interno. Quello lo sa, e lì ti aspetta.

Nonostante la manciata di punti già buttati via in questa prima decina di partite, siamo comunque ancora nel gruppone di aspiranti al terzo posto: ci sono 7 squadre tra i 15 e i 16 punti, in attesa di Lazio e Verona impegnate stasera, e tutto è ancora in gioco, .

Sabato saremo su uno dei campacci infami per definizione (Parma) contro una squadra in crisi nera e come tale pericolosissima.

LE ALTRE

Il Milan sbaglia un cross e segna con Bonaventura (altro che beffardo pallonetto!), rischiando come al solito tanto in difesa, con Abbiati che si fa perdonare l’uscita a vuoto sul vantaggio di Ibarbo. Il Napoli riacciuffa la partita di Bergamo pareggiando a 5 dalla fine e sbagliando un rigore con Higuain e un gol ancor più facile con Callejon, che spara alto da zero metri (se ci prova altre 100 volte non ce la fa…). La Viola ne fa 3 all’Udinese e la Roma non ha problemi a regolare 2-0 il Cesena.

Il GiovaneAntonini fa felice tutta Italia purgando la Juve al 94′ di una partita che apprendo essere stata dominata dai gobbi. Divertente la storia dell’ex rossonero, mai andato troppo d’accordo con Allegri (eufemismo), e che con uno stop sbagliato e una scarpata a carambolare sulla tibia dell’avversario beffa il suo ex allenatore facendo felice tutta l’Italia non bianconera. Devo ammettere che, ancora sintonizzato sulla “mia” partita, avevo sentito un sussulto della folla pochi secondi prima del fischio finale, ed avevo immediatamente pensato ad una sconfitta del Milan, chè va bene essere ottimisti, ma un sifulotto bianconero proprio non me l’aspettavo.

E invece, si potrebbe dire, God pays his debts without money!

E’ COMPLOTTO

Sì perchè la Juve, come se ne avesse bisogno, ha ulteriormente cementato la sua solida reputazione di Vecchia Megéra del calcio italiano, mostrando per l’ennesima volta l’assenza di quello “stile” di cui invece si vanta -a vanvera- da sempre.

Le uscite di Andrea Agnelli e di Evelina Christillin sono state talmente fuori posto da farmi essere d’accordo rispettivamente con Ignazio La Russa e Mario Giordano.

Prova della volontà, si diceva in apertura…

Ho provato un misto di ammirazione e compassione nel sentire e vedere Mazzarri nel dopopartita. I fischi, checchè ne dica, li ha sentiti eccome, e a mio parere ha pure fatto bene a “mandarli” a fine primo tempo. Il tifoso disfattista ha sempre vita facile, ed è più che legittimo fischiare squadra e allenatore quando si fa cacare.

Non mi è parso fosse questa l’occaasione giusta per farlo: i nostri, come detto, han giocato bene, e un Palacio in versione autentica avrebbe chiuso il match ben prima del (sacrosanto) rigore concesso agli sgoccioli. Temo che l’odiata categoria dei Luoghi Comuni Maledetti abbia fatto un’altra vittima, e che quindi per definizione Mazzarri sia un incapace e faccia giocar male la squadra.

Critichiamolo quando tiene in campo tre centrali contro squadre che schierano una punta e basta, smadonniamo quando non inserisce Bonazzoli o Puscas in partite che non si sbloccano, ma non fischiamo per partito preso.

Eccheccazzo.

Il Kuz al suo meglio

Il Kuz al suo meglio