E’ TUTTO FINITO

INTER-JUVENTUS 1-2

Quel che si dice una chiavica. Di più, chè la chiavica te la immagineresti come una partita in cui si sbaglia tutto lo sbagliabile, all’insegna del “troppo brutti per essere veri”. No, qui c’è di più: c’è la lucida rassegnazione di aver dato quel che si può dare di questi tempi; c’è la dimostrazione empirica che non fare mercato per 3 giri consecutivi vuol dire far giocare le vecchie glorie; c’è la triste conferma di un campionato già andato a fine ottobre, come nelle peggiori stagioni degli scorsi decenni.

Sento dire che l’Inter non ha giocato male, che addirittura ha fatto la miglior partita della stagione. In buona parte condivido (chi si aspettava i primi 10 minuti così arrembanti?), ma la cosa non fa che peggiorare la situazione e dare più forza alle considerazioni di cui sopra.  Alla prima occasione i gobbi ci purgano con la classica infilata sulla nostra sinistra: Nagatiello sembra il terzo centrale di difesa per quanto è stretto e attaccato a Chivu: Lichtsteiner –avessi detto Djalma Santos- può ricevere, controllare, farsi la sigaretta d’ordinanza prima di mettere in mezzo: Castellazzi fa il miracolo su Matri, ma Chivu e Lucio fanno le belle statuine su Vucinic che arriva da dietro e “ce lo mette”.

La reazione dei ragazzi c’è, per quanto tutta di nervi e poco ragionata; lasciamo spazi enormi che Matri non sa sfruttare a dovere (sinistro largo e uscita a valanga di Castellazzi), ma il vecchio leone ferito non ci sta e dopo un quarto d’ora trova il pareggio con una botta di Maicon deviata da Bonucci sotto la traversa sul primo palo. Il Colosso festeggia per circa 20 minuti, facendo facce che palesano il suo stato psichico.

Scongiurato l’intervento degli infermieri con camicia di forza e protocollo di T.S.O., il nostro si riaccomoda in fascia, dove lascia partire IL cross (“IL” riferito tanto alla bellezza definitiva del traversone, quanto al fatto, più terra-terra, che rimarrà l’unico in 90’; il tutto per un centravanti, Pazzini, che di questi passaggi ha bisogno come l’aria…): la torsione del Pazzo è quella dei giorni migliori, così come l’anticipo sullo stopper, ma la traversa tira un pernacchione e dice no.

Sostanzialmente l’Inter finisce qui. Poco dopo, inevitabile contrappasso, con altro fraseggio stretto al limite dell’area tra Matri e Marchisio: i nostri guardano, il destro del sosia del povero Stefano Cucchi è tanto lento quanto preciso, ed entra alla sinistra di un incolpevole Castellazzi.

Se dopo il primo ceffone i nostri han reagito, dopo il secondo la faccenda si fa difficile, ed infatti non succede molto altro; Rizzoli –udite udite- non ci fischia un rigore molto più solare della somma dei 5 fischiati finora, e così il primo tempo si conclude.

La ripresa vede Castaignos al posto di uno Zarate sicuramente non tra i peggiori: Ser Claudio dirà di averlo fatto per mettere più corsa e fisico su quel “binario”; Castaignos sarà fortissimo in allenamento, ma qui è più timido di un bimbo al primo giorno di scuola. Il secondo tempo di fatto non registra parate di Buffon né reali pericoli per la sua difesa (qualche tiro di Pazzini rimpallato da tibie e ginocchia bianconere ma poca “ciccia”); si arriva al finale in cui Del Piero ci grazia mangiandosi un 3-1 che –duole dirlo- sarebbe stato meritato, e con Castellazzi che di piede dice di no a Estigarrìa o come cazzo si chiama…

Il sede di commento (come diceva il buon Brunone Pizzul) mi pare di poter dire che la Juve ha fatto il suo, senza mostrare particolari qualità ma una lucida e diligente applicazione dei dettami del chierichetto trapiantato.

Noi siamo finiti, e se posso essere d’accordo sulla “decenza” della prestazione di ieri sera, non posso non essere proprio per questo ancor più preoccupato per i tempi a venire.

Non credo che i rientri di Forlan, Motta, Poli o Coutihno possano cambiare faccia a questo malinconico circo ambulante, né che a gennaio il Sig. Massimo abbia voglia né modo di comprare quei 3 o4 giocatori veri che avrebbe dovuto acquistare in estate. Morale: aggrappiamoci agli ultimi estri di Maicon e Sneijder e vediamo di cavarci fuori da questa merda di classifica il prima possibile, vediamo di vincere il  girone di Champions ed arrivare alla decenza (o al miraggio, dipende dai punti di vista) dei quarti di finale, e vediamo soprattutto di prendere davvero coscienza che la squadra è alla frutta in quasi tutti i suoi effettivi, e che serivrà tempo e dolore per ricostruire un’Inter competitiva.

Prima ce lo mettiamo in testa, tutti, prima inizierà il progetto di ricostruzione.

 

LE ALTRE

La gufo un po’ ma tutto sommato ci credo: con la vittoria all’Olimpico contro la Roma, e dopo il rimontone di Lecce, il Milan ha vinto lo scudetto: mi sembra davvero l’unica squadra ad avere una sua fisionomia precisa, e ad avere impiantato sul telaio dello scorso anno un paio di interessanti alternative (Aquilani e Nocerino, aspettando Mexes a dare il cambio a Nesta dietro). Sportivamente, spero che muoiano di morte improvvisa e dolorosa, ovvio, ma tocca ammettere che attualmente sono i maggiori candidati alla vittoria finale.

Voglio la mamma…

 

E’ COMPLOTTO

A parte la malcelata gioia di Vialli nel commentare con il collega di doping prescritto Conte le mirabili gesta della Juve, poco da segnalare. Mi sono volutamente tenuto lontano dai giornali alla vigilia, né ho voluto sentire le dichiarazioni –nostre e loro- prima della partita. Per quel che riguarda il dopogara, non posso che ribadire quanto espresso in apertura: ricevere l’onore delle armi (con un’orrenda metafora bellica) mi fa ancora più girare i maroni. Come saprete, e ancor di più se perdo, di giocar bene m’importa punto. Ho davvero bisogno come il pane di un paio di vittorie strappate coi denti e sofferte fino alla fine.

 

WEST HAM

Ennesima vittoria. 3-2 in casa contro il Leicester. Secondo posto consolidato e forza martelli!

Colleghi di "neuronio". Solo Oba Martins dopo un derby di Champions aveva festeggiato di più... e altrettanto vanamente

Colleghi di “neuronio”. Solo Oba Martins dopo un derby di Champions aveva festeggiato di più… e altrettanto vanamente

WORLD OF PAIN

CATANIA-INTER 2-1

Tristezza più che disperazione. Chè di scuse, a volerle cercare, ce ne sono. Il quarto rigore fischiato contro in 6 partite, e che per la quarta volta si dimostra essere inesistente, la ormai fisiologica morìa di infortuni prima e durante le partite, e la radicata convinzione che contro di noi tutti facciano la partita della vita (Palermo, Novara, Catania…) per poi squagliarsi a poche giornate di distanza.

Tutto questo però, ritenendomi tifosissimo ma non obnubilato, passa inevitabilmente in secondo se non terzo piano, davanti alla pochezza della prestazione di ieri, che conta ben 2 tiri in porta in 90 minuti.

Gli unici a salvarsi dalla chiavica generale sono il Capitano, il Cuchu (con buona pace dei “con Zanetti e Cambiasso non andremo mai da nessuna parte”), Maicon e Castellazzi, che se non altro sventa un altro paio di quasi-gol. Il resto è puro raccapriccio: tristezza è anche vedere ex campioni il cui fisico non permette più di supplire alle pirlate fatte in serie (il riferimento a Lucio e alle sue sconsiderate uscite oltre metacampo è fin troppo scontato, vedi azione del pareggio); tristezza è vedere due punte servite poco e male per 90 minuti ed oltre; tristezza è vedere il cosiddetto nuovo Kakà muoversi alla moviola anche al momento dell’ingresso in campo; tristezza è vedere l’attaccante che tutti consideriamo “veneziano” cercare un improbabile assist per chissà chi invece che calciare in porta da buona posizione.

La partita inizia bene, e l’azione si dipana bene sulla destra dove Maicon giostra sapiente prima di pennellare il cross sul secondo palo: Pazzini e il Principe anticipano troppo sul primo palo, ma il Cuchu sornione sfrutta tutti i suoi neuroni per farsi trovare (as usual) al posto giusto al momento giusto: sinistro al volo e palla in buca.

Il resto del primo tempo prosegue senza grossi scossoni, con dominio territoriale a fasi alterne: non c’è malaccio comunque, stante il vantaggio e il campo pesante. Fai girare la palla e non ti stancare, insomma.

La ripresa invece inizia come peggio non potrebbe, con Psycho Lucio che sale fino a centrocampo per tentare (e fallire) l’anticipo su uno dei nanerottoli etnei. Morale: a coprire ci sono Maicon e Zanetti, ed Almiron, grande mezzo campione, sfodera il destro dei giorni migliori per il gol a voragine stile Dalmat nel maledetto Chievo-Inter 2-2, anno domini 2001-2002 (arbitro De Santis, tanto per dare l’idea…).

Nemmeno il tempo di esaurire il rosario di madonne, che il lancio lungo prende Samuel in controtempo e costringe Castellazzi all’uscita bassa. L’impressione di chi scrive (che è tifoso e complottista) è quella della simulazione dell’attaccante, fin dall’inizio. Il fatto che i vari replay gli diano ragione non cambia di una virgola la solfa: Lodi, altro piede fatato a domeniche alterne, spara centrale e timbra il 2-1.

L’uno-due è più pesante di una parmigiana seguita da peperonata, e infatti i nostri sono più fermi di un patriarca degli anni ’50 dopo il pranzo della domenica. Manca la bolla al naso e la grattata de panza e per il resto ci siamo.

In teoria manca ben più di mezz’ora, ma l’Inter è quella che è, ergo il forcing matto e disperatissimo produce un tiro centrale di Pazzini, un paio di corner, l’immancabile stiramento ai flessori (Samuel rimpiazzato da Ramiro Cordoba) e l’illuminante assist-a-nessuno di Zarate cui si accennava poco fa.

Giudizio tecnico: una bellammerrda.

La litanìa di un’analisi complessiva è la stessa e quindi ve la risparmio: squadra alla frutta, in senso fisico e mentale; società poco disposta ad ammettere il problema e ad agire di conseguenza;  “sistema calcio”  contro, come sempre.

A scelta nell’ordine.

Martedì c’è la Champions: lungi da noi alcuna mira su vittorie finali o piazzamenti di prestigio, diciamo che riuscire a qualificarci in un girone di carneadi potrebbe essere un’ambizione non proprio azzardata per la cigolante ex macchina da guerra nerazzurra.

Per il commento finale, e riassuntivo del mio stato d’animo attuale, aggiungo alla solita foto del giorno un celebre link: immaginatemi al posto di John Goodman-William a mettere in pratica il “plan B” contro la macchina di un interista a scelta.

E’  COMPLOTTO

Due settimane senza campionato son lunghe da far passare, e i Mediaservi si sono sbizzarriti nel ricercare le cause della Crisi Inter. Come già detto altre volte, se riuscivano a argomentare le loro tesi anche quando erano basate sul niente, figuriamoci adesso… Segnalo però alcune chicche, in particolare del giornalista Sconcerante, che riesce a vedere come un difetto i 97 punti con cui l’Inter del Mancio vinse il campionato 2006/2007.

La sua analisi muove da quel dato e vuole mostrare un calo progressivo da quell’anno (record europeo di punti all’epoca, tanto per dire…): da lì in poi l’Inter ogni anno ha fatto sempre meno punti. Fa niente se i quattro anni di questo crollo progressivo abbiano fruttato (per limitarsi alla sola Serie A) 3 vittorie ed un secondo posto (con un girone di ritorno da urlo). No, per lui il problema arriva da lontano; l’Inter dal 2007 non riesce a migliorarsi e non fa altro che peggiorare. Bontà sua.

Il soggetto inoltre non riesce a trattenersi e si dichiara ovviamente contrario all’ipotetico ritorno di Eto’o per in prestito per i mesi invernali. In questo è in buona compagnia, va detto, chè finchè c’è da incensare il Milan che si accatta Beckham per vendere magliette a profusione son tutti in prima fila, mentre qui è un cavallo di ritrorno, è una minestra riscaldata, e poi come la prenderebbe lo spogliatoio…

Aldilà di tutto, vista la chiavica di Inter che ci ritroviamo, non solo pagherei di tasca mia per avere il Re Leone per qualche mese, ma vedrei se è possibile ingaggiare Simeone e Matthaeus per qualche mezz’ora…

La chiusa non può non riguardare gli arbitri e in senso più ampio tutto il sistema calcio, che non perde occasione per dimostrare la sua simpatia nei confronti dei ragazzi. Fin qui nihil sub sole novi

La novità che mi ero illuso di poter raccontare era quella di un atteggiamento diverso da parte della società, Signor Massimo in primis. E invece, abbiamo scherzato. Qualche abbaio nel post match col Napoli, ovviamente subito ridimensionato nei giorni a seguire e prontamente ricambiato da una sola giornata di squalifica, poi peraltro revocata, per il Mister Ranieri. Un minuetto del tipo:” voi (Inter) non ci rompete troppo i coglioni, noi continuiamo a martellarvi ma senza esagerare” (in sostanza: gli arbitri continuano a sbagliare contro di voi, ma almeno il giudice sportivo non si accanisce a posteriori).

Uno scambio alla pari, non c’è che dire.

LE ALTRE

Avevo detto che il nostro campionato avrebbe dovuto e potuto cominciare a Catania, e la rabbia è vedere come il ragionamento fosse giusto:  vero che il Milan vince, ma Juve e Napoli perdono punti e vincendo (hai detto niente…) la possibilità di accorciare la classifica c’era eccome.

La ciliegina sulla torta è l’auto-gufata der Pupone che è talmente sicuro di sè (modo elegante per dire che è talamente cojone) da fare la sparata contro Reja (sempre sconfitto nei derby romani) e prendersela in saccoccia a 10 secondi dalla fine.

Pur essendo passata una sola giornata dal mio ragionamento, lo scenario mi pare radicalmente diverso, anche alla luce dell’infermeria piena e dell’estrema difficoltà nel non prendere gol.  La Serie A, e l’Inter ancor di più, hanno sempre avuto tra le caratteristiche più importanti una difesa de fero. Ecco, se devo identificare il dato più mortificante (ancor più dei soli 4 punti in classifica), è proprio il poco invidiabile primato di peggior difesa del campionato. Tutto, ma questo no.

WEST HAM

Goleada in casa contro il Blackpool. Quattro pere e secondo posto in classifica. Si cerca conforto là dove lo si può trovare. Nel caso specifico, nel caro e vecchio East End londinese…

We are all entering a world of pain...

We are all entering a world of pain…

TOPPA FALSA

INTER-NAPOLI 0-3

E’ facile ma in buona misura inevitabile il commento alla partita contro il Napoli. Qualsiasi gioco da cortile, o partita di carte, in situazioni simili sarebbe stata interrotta con commenti del tipo “ragasirifa o “amonte”, anche senza arrivare al turpiloquio che ha motivo di esistere quando è necessario, ma ne ha molto meno quando scade nell’ovvio.

Non parlerò quindi delle ramificazioni che crescono sulla testa dell’arbitro Rocchi, ma mi limiterò a giudicarne l’operato e ancor più gli effetti sulla partita e sul prosieguo di campionato dei ragazzi.

La cronologia degli eventi è ormai tristemente nota: ammonisce Obi per un intervento che non è nemmeno fallo, gli fischia un rigore per un ruzzone che avviene un metro buono fuori dall’area, e che in quanto ruzzone e non trattenuta per la maglia non pare -nemmeno quello- meritevole di “giallo. Tant’è: rigore e espulsione. La chicca finale è il penalty parato e ribattuto in rete da Campagnaro, che al momento del tiro dal dischetto è già di un buon metro dentro l’area. Vero che c’è anche Samuel dentro l’area, ma la cosa non sposta di una virgola il succo della vicenda: rigore da ripetere. A-stretti-termini-di-regolamento lo sarebbe indipendentemente dal ruolo che il giocatore già in area assume nell’azione; figuriamoci se il giocatore di turno approfitta della situazione irregolare per segnare.

Fin lì si può parlare di una bella partita, con azioni da una parte e dall’altra, con un gol giustamente annullato a Pazzini (ovviamente in quel caso arbitro e assistenti bravissimi a segnalare un offside di centimetri…), con un Maicon in promettente forma e le due punte interiste (Pazzo e Forlan) a cercarsi con risultasti discreti. Da lì in poi sull’Inter c’è poco da dire: il Napoli è bravo e lucido nel far valere l’uomo in più e perforare altre 2 volte una difesa necessariamente alta, pur conscia dei rischi di “infilamento”; nulla da dire su Lavezzi & co. che meritano il successo e gli applausi.

Nagatiello la fa grossa sul 2-0, proteggendo col corpo (lui che è alto un metro e un cazzo) un pallone da scarpare via e consentendo così la zampata di Maggio a uccellare JC, Maicon tiene in gioco Hamsik per il 3-0, ma a quel punto la partita era bella che andata.

Ribadisco, gli errori dei ragazzi ci sono stati (ho elencato i più evidenti), ma come troppo spesso succedeva anni fa, sono stati messi nelle condizioni di sbagliare da eventi da loro non dipendenti. Far giocare Chivu dopo gli acciacchi russi, lui soprannominato Swarowski per la sua fragilità, mi è parso fin da subito un azzardo, e guarda caso l’azione del rigore arriva sul suo lato mentre lui ha chiesto il cambio e si trascina per il campo pressoché immobile, lasciando Obi in balìa di Maggio (gran giocatore, per inciso). L’altra faccia della medaglia è che una cappella come quella fatta dal suo sostituto (il nippico), il rumeno non l’avrebbe mai fatta, non vergognandosi di spazzare in out il lancio napoletano.

Partitaccia, insomma, più per gli effetti a medio lungo che per la classifica, che pur rimane da minimo storico.

C’è la sosta, con annessa diaspora di nazionali, e non è mai bello star fermi 15 giorni dopo una sconfitta, con le pentole di fagioli che possono ribollire per due settimane parlando di crisi-Inter (fa niente se il Milan ha un solo punto più di noi). Ranieri dev’essere bravo a tenere “su” i nostri, sottolineando i miglioramenti che comunque si sono visti anche sabato nei primi 40’, e facendo leva sull’ennesima dimostrazione che all’Inter, come i calciatori sanno meglio di lui, si è come sempre contro tutti e ancor di più contro tutti.

Mettiamola così: il nostro campionato deve iniziare dopo la sosta, sperando di poter essere messi meglio sia numericamente che qualitativamente, consapevoli che lo Scudo è per ora molto lontano (la cima della classifica è a +7), ma che il marasma da classifica ancora non preclude niente. So che fa strano fare certi discorsi dopo sole 5 giornate, ma diciamo la verità: se in testa ci fosse, dopo 5 giornate, una squadra tipo Inter degli anni scorsi, magari a 13 e non a 11 punti, la distanza sarebbe già di fatto incolmabile per una squadra nella nostra attuale posizione. Il livellamento verso il basso fa ardere ancora qualche fiammella, anche se occorrerà investire massicciamente in Diavolina per tenerla accesa…

 

LE ALTRE

La partita dei cattivi finisce con la vittoria meritata dei gobbi sui diversamente milanesi. Per quel che vedo mi pare sia stato un quasi-dominio gobbo ai danni di un Milan che, tranne Pato, ha ritrovato tutti gli altri titolari che contano (parlo di Ibra e Boateng, mi scuserà il figlio di Beniamino Abate). Al momento i gobbi sono la squadra da battere e, se non fossero loro, mi farebbe quasi piacere. Mi spiego: pur nutrendo un doveroso disprezzo per Parrucchino Conte, il suo deretano sulla panchina bianconera mi pare la scelta più logica fatta dalla dirigenza ovina da anni a questa parte. Tra Troppobbuòno Ferrara e Clouseau Del Neri hanno buttato via due stagioni, prima di imbastire un progetto intorno al capello sintetico e l’occhio ceruleo dell’ex-Chierichetto. Che si dovrà confermare e passerà senz’altro periodi meno lustri di questo, ma che sta comunque costruendo una squadra con una sua identità, nella quale vecchie volpi come Buffon, Pirlo e del Piero affiancano un manipolo di più o meno giovani di sicuro o probabile valore (Vucinic, Chiellini, Marchisio, Vidal, e un paio di ali a caso).

Per il resto l’Udinese zitta-zitta è lì in cima con la Juve, ed è difficile trovare nuovi aggettivi per lodare quell’odioso pretino di Guidolin, davvero tanto antipatico quanto bravo. La Roma batte l’Atalanta e pare cominciare a capire il calcio di Luis Enrique, che da parte sua forse inizia ad adattare alle latitudini italiche il suo tiki taka (dopo le prime uscite ne ho sentita una splendida: “più che tiki taka… ‘a Luis: ma a te chi-ti-caca?”.

 

E’ COMPLOTTO

Non posso dire che non sia stato dato il dovuto risalto alla performance di Rocchi, questo no.

Era del resto impossibile non fare la tara di quanto successo, anche sminuendo i meriti del Napoli che pure ci sono. E’ chiaro però che il gioco, nemmeno troppo sottile, è facile. Il succo è: si vabbé l’arbitro ha sbagliato, ma non è la prima volta che una squadra rimane in 10, e non per questo sbraca prendendone tre. E poi i giocatori sono troppo nervosi, non c’è la giusta mentalità.

Piccoli pezzi di cacca (vocativo), vi siete per caso chiesti perché i giocatori dell’Inter siano –a vostro dire- troppo nervosi? Perché il nervo è ancora scoperto, perché gli anni dei furti sono ancora vicini, perché nemmeno nell’età dell’oro di Mancio e Mourinho l’Inter ha mai goduto di favori arbitrali (aldilà di quel che dice qualche lupacchiotto rosicone), perché l’esempio più lampante di questo è proprio il Derby di Gennaio 2010, vinto 2-0 e finito in 9 per due espulsioni inventate dall’arbitro. Proprio Rocchi, guarda caso.

Il fatto poi che, insieme agli incorreggibili piangina della vecchia guardia, uno dei più imbufaliti fosse proprio Ranieri (espulso nell’intervallo), dovrebbe far suonare un campanello ai Massimomauro di turno, avendo questi passato gli ultimi anni ad indicare Ser Claudio come modello di educazione da contrapporre all’intollerabile arroganza di José da Setubal. Eppure, son bastate tre partite in nerazzurro per far incazzare pure San Francesco. Strana la vita eh?

Ho sentito le dichiarazioni del Sig. Massimo a caldo e mi sono piaciute, vorrei proseguissero così: soli contro tutti ma incazzati con il mondo.

 

WEST HAM

Sempre quarti, media inglese rispettata grazie al pareggio esterno contro il Crystal Palace in uno dei mille derby inglesi. Il gigante Carew (norvegese ma nero) ora gioca (e segna) per noi: sperando basti per la Serie B inglese…

Match Winner

Match Winner

OK, PANIC!

NOVARA-INTER 3-1

Stop.

Fine della corsa.

E’ tornata l’Inter simpatttica che resuscita i morti e regala serate di gloria ai debuttanti (Trabzon e Novara in 7 giorni).

… e io così pirla da volermi sorbire la differita ad orari post-lucani dopo essermi fortunosamente perso la diretta (Pearl Jam Twenty in anteprima al cinema, da brividi!).

Assisto così già “saputo” al disastro di Novara, contemplando l’encefalogramma piatto di una squadra che semplicemente non ha né capo né coda. Siamo al quarto modulo dopo 4 partite, con la costante di lasciare due monumenti –purtroppo più per dinamismo che per meriti sportivi- come Zanna e Cuchu da soli in mezzo, senza nessun altro che faccia da filtro (Nagatomo? Sneijder? Castaignos??). Poverini, per troppe volte in questo inizio campionato mi hanno ricordato lo spot di quel trumbé che correva da una parte all’altra a piantar rubinetti con l’acqua che perdeva da ogni buco possibile e immaginabile.

‘Sta gente c’ha pure un’età…

L’immagine più fedele della squadra la dà quello psicolabile di Lucio che sostanzialmente si è svegliato in versione “Nicola-Berti-do-Brasil” e gioca stabilmente davanti alla coppia museale di cui sopra, pronto a partire lancia in resta verso il nemico, con gli effetti che abbiamo ahinoi imparato a conoscere.

Morale: davanti non arrivano palle giocabili, le punte non vengono a prendersele, il resto è pura accozzaglia di craniolesi.

L’equilibrio della squadra è ben testimoniato dal primo minuto di gioco, quando un’assurda gestione della palla ai limiti della nostra area genera un 1 contro 1 che finisce con pallonata di Meggiorini sul faccione di JC, subito chiamato all’uscita disperata.

La solfa, a livello di lucidità e organizzazione, rimarrà quella per 90’ e più.

Il Meggio, vecchia conoscenza della nostra Primavera, segna l’inevitabile gol dell’ex con Lucio –how fuckin’strange– a vagabondare a metacampo e gli altri due centrali (Chivu e Ranocchia) presi in mezzo dal temibile attacco piemontese.

La ripresa vede il doppio cambio (Obi e Pazzini per Castaignos e Forlan) che si può tranquillamente definire gattopardesco: sono sempre loro a fare la partita, salvo qualche sporadico intermezzo dei nostri che ogni tanto si ricordano di essere (stati) dei campioni e mettono insieme qualche abbozzo di azione da gol. Rosina, in ogni caso, che non disturba i nostri avversari più di tanto.

Il finale è rocambolesco: Ranocchia, secondo l’arbitro ma non secondo me (che c’ho ragione!) causa il rigore e viene espulso. 2-0 e partita chiusa? Quasi, il tempo per il Cuchu di fare il gol della bandiera, ma non fa nemmeno in tempo a farcelo venire duro che Rigoni chiude il discorso con un 3-1 meritato.

 Ora, finita la cronaca, azzardo il paragone socio-politico-sportivo: Gasp (mi scuserà per l’insulto) come Berlusca. Deve andarsene, non-può-non. Ma siamo sinceri: sicuri che con un altro al suo posto i problemi magicamente svaniranno?

No.

Questo è un passo necessario ma per nulla sufficiente per far tornare l’Inter (perché di questo parliamo, ché l’Italia a confronto son quisquilie…) una squadra di calcio di senso compiuto.

L’arrivo Ranieri o Zenga potrà togliere un velo di polvere, aprire le finestre e cambiare l’aria. Ma detto questo, la squadra cigola sotto il peso dell’età, della panza piena e degli acciacchi, e i nuovi non sembrano avere i piedi e la testa per far meglio.

Certo, fa tristezza vedere le colonne della squadra (il riferimento è ancora a Cambiasso e Zanetti) esposti a queste figure barbine, che assolutamente non meritano.

Mi pare però di tutta evidenza che ci sia da portare a dignitoso termine un gruppo che ha dato e vinto tanto, facendogli fare l’ultima stagione giocando come sanno e senza pensare a stravolgimenti tattici senza senso.

Sor Claudio o un-Walter-Zenga lo possono fare? Forse. Ok, proviamo, ma siamo (congiuntivo esortativo) consapevoli che “this is a showdown” (cit. Beatlesiana dal White Album).

Nella foto: Cambiasso a fine partita.

Nella foto: Cambiasso a fine partita.

SIPARIO

PARMA-INTER 2-0

E come nell’ultima pagina di un thriller dalla mediocre qualità e dalla discutibilissima trama, ieri sera si sono tirate le fila di quell’intreccio chiamato Campionato 2010/2011.

Le contemporanee sconfitte di Napoli e (per quel che vale) Inter, unite alla tranquilla vittoria del Milan, hanno di fatto scucito dai petti nerazzurri il vero “triangolino che ci esalta”, facendolo migrare dopo un lustro verso altri lidi, che per inciso non lo vedevano dall’a.D. 2003/2004. Quando si dice mentalità vincente…

Essendomi io dato il compito di parlare di Inter in queste trascurabili pagine, il sentimento che prevale dentro di me è quello della commossa gratitudine, aldilà dei Cristi tirati sabato e delle Madonne indirizzate a quasi tutti gli 11 nerazzurri schierati a Parma, campaccio storicamente infame per i nostri.

I ragazzi semplicemente non ne hanno più, ed in questo senso la gufata post Schalke (riuscirà l’Inter ad avere più rabbia del Parma sabato?) si è perfettamente avverata: non avendo benzina “fisica” da mettere in campo, l nostri avrebbero potuto farcela solo volando sulle ali di un entusiasmo che ha però traslocato verso altri lidi, lasciando i nostri alquanto avvizziti.

Leo cerca di dare una scossa tenendo a Milano Maicon e Thiago (troppo uggeggé in allenamento per i soliti ben informati, strategico turn over per il sottoscritto, stante la semifinale di Coppa Italia da giocare in settimana) e iniziando con Sneijder in panchina a beneficio di Kharja (e del Parma di conseguenza). Di fatto l’Inter si limita all’ormai solita traversa di Stankovic, tra i pochissimi a metterci gamba e cuore, mentre vede latitare tutti i suoi altri campioni.

Triste specchio dell’attuale condizione psicofisica dei nostri è l’azione del vantaggio Parmense. Cross dalla destra che Lucio lascia scorrere e che Nagatomo non controlla, palla all’altro esterno ducale che guarda in mezzo, dove il nanetto Giovinco è solo in area in mezzo a 4-5 interisti. In mancanza di alternative la palla arriva comunque al piccolo nano infame, che gira preciso sul palo lungo senza che nell’ordine Zanna-Cuchu-Lucio riescano ad ostacolarlo.

O tempora o mores…

Beccato il gol, si capisce che non c’è trippa per gatti, e nemmeno i cambi – pur logici- di Leo riescono a ribaltare la partita. Oddio, Wes nella ripresa al posto di Chivu è meglio di Kharja (che si sposta poco più indietro) e meglio del se stesso visto nelle ultime settimane, ma forse è solo la mediocrità generale dei compagni a farlo elevare al 6–. La staffetta Pazzini-Milito non cambia di una virgola il nulla prodotto in avanti, così come gli ultimi 10 minuti di Pandev al posto di Kharja. Qualche sussulto da campioni feriti c’è: il diagonale di Sneijder esce davvero di poco, e Milito sbaglia quello che è un rigore in movimento, pensando forse di essere in fuorigioco (diciamo così…).

La verità è che riusciamo ad evitare la goleada dopo che MocioVileda Amauri ruba palla sulla trequarti e piazza il destro a giro proprio sulla traversa. L’italo-brasiliano ha comunque modo di rifarsi poco dopo, scarpando in porta l’ennesimo assalto alla nostra retroguardia. 2-0 quindi, visto che Valdanito Crespo pare non voler infierire a pochi minuti dalla fine.

Basta così: il Parma ha fatto la partita che doveva, l’Inter la partita che poteva. La differenza sta tutta qui.

Passando a considerazioni che vanno oltre l’immediato, mi pare di poter dire (cit. Brunone Pizzul) che l’Inter quest’anno, esattamente come il Milan l’anno scorso, sia durata 3 mesi, da Natale a fine Marzo, pagando prima il putanoire post Mourinho-Benitez-no mercato-infortuni e scontando poi una rincorsa tanto entusiasmante quanto dispendiosa.

Ci sarà da tenerne conto in sede di mercato: Leo ha fatto vedere tante cose, positive e negative, e occorrerà capire come mantenere le prime e migliorare le seconde. Pur non essendone tuttora convinto, non vedo molto di meglio all’orizzonte (intendendo con “meglio” un allenatore che goda della fiducia del Sig. Massimo e possa quindi permettersi di lavorare con un minimo di progettualità e non con la valigia a bordo panchina, pronto a sloggiare dopo 2 pareggi). Sento di vaneggiamenti in direzione Madrid, fatti di figli re-iscritti a Lugano e di messaggini d’amore melensi e prontamente ricambiati. E’ ovvio che mi piacerebbe riavere Mourinho in panca, ma non adesso: adesso si troverebbe nella complicata situazione di dover giubilare, o quantomeno ridimensionare, molti di quei giocatori che con lui hanno vinto tutto, e non so quanto la cosa sia fattibile senza generare deliri schizofrenici (“ma come, 2 anni fa mi dicevi che ero il migliore del mondo e adesso mi dici di stare in panchina??”). La squadra, se non rifondata, va comunque generosamente ritoccata, ed ho già detto che occorrono almeno-almeno un difensore e 2 centrocampisti di livello (niente Mariga e Kharja, per intenderci). Se poi ci scappa altro, pure meglio.

Ancor di più, occorre far passare il messaggio a questa grande squadra che un ciclo si è fisiologicamente chiuso e che, nonostante molti di loro saranno nella rosa 2011/2012, sarà inevitabile scardinare determinate gerarchie ed introdurre facce nuove nell’11 titolare. In questo senso paradossalmente il finale di stagione fornisce ancor più prove a supporto della tesi testé esposta, nella speranza che le menti illuminate dei giocatori, messi di fronte all’evidenza dei risultati, possano essere “accompagnati” se non alla porta, quanto meno alla scoperta di questa nuova dimensione: la panchina.

 

LE ALTRE

Come detto, il Milan vince facile contro una Samp che è in crollo verticale e che ora davvero rischia la B (sconto per Palombo e Poli? Lo so, sono uno sciacallo…). Detto della Roma che perde in casa con un Palermo rinfrancato dal ritorno di Delio Rossi, il big match di ieri sera lascia a bocca asciutta il Napoli che incontrava un’Udinese priva di Di Natale e Sanchez ma che ciononostante sbanca il San Paolo con una partita di rara attenzione: trova il gol sostanzialmente al primo tiro in porta (Inler segna quel che potrebbe essere il gol che dà all’Udinese i preliminari di Champions e NON esulta??? Immaginare cosa c’è sotto è un’impresa non proprio titanica…), e poi si piazza dietro ma non troppo, pronta a ripartire comunque velocissima con Armero e Cuadrado, ben imbeccati dal loro centrocampo. Su uno di questi contropiede Denis segna un bellissimo gol di controbalzo e sembra chiudere la partita. Che invece riserva ancora l’emozione di un rigore sbagliato da Cavani e del gol dell’1-2 al 95’ con Mascara.

Morale, dal secondo al quinto posto è ancora tutto possibile, e in questo senso l’aritmetica dice che siamo più vicini al secondo che al quarto posto (anche se tutti -duole dirlo giustamente- accendono le sirene intorno ai ragazzi con gufate del tipo “l’Inter adesso deve stare attenta a non perdere tutto”). Staremo a vedere: in settimana doppio scontro con la Capitale (Roma in Coppa, Lazio in campionato)…

 

WEST HAM

Letale sconfitta casalinga contro l’Aston Villa, dopo essere passati in vantaggio a 90 secondi dal fischio d’inizio e aver sprecato milioni di gol nella prima mezzora. Ora la salvezza è poco più di un miraggio. Idioti.

Vedere il lato buono della medaglia è dura, ma ci provo: Deki avanti così, e magari 5 cm meno angolato...

Vedere il lato buono della medaglia è dura, ma ci provo: Deki avanti così, e magari 5 cm meno angolato…

ACCA’ NISCIUNO E’ FESSO

SCHALKE-INTER 2-1 

Diciamoci la verità: se qualcuno aveva davvero speranze di ribaltare il risultato dell’andata a) in realtà era un diversamente strisciato che gufava temendo l’impossibile; b) era un interista a cui i tanti successi degli ultimi anni hanno obnubilato il cervello.

L’Interista è sempre stato vicino alla squadra ma con un  suo cervello autonomo; non mi spingo a definirlo “pensante” perché gente che ha fischiato Simeone, Klinsmann e addirittura Roberto Carlos (per quest’ultimo sono stato tra i fondatori del club!) non credo possa essere definito sano di mente. L’interista è bauscia, è snob e segue la squadra solo se la squadra a suo insindacabile giudizio “se lo merita”. Il che non necessariamente vuol dire “vince”: martedì dopo la cinquina rimediata a San Siro la gente ha applaudito i ragazzi ringraziandoli per quanto fatto in questa e nelle ultime stagioni, e facendo quindi prevalere la “storia” sulla stretta attualità.

Detto questo, la settimana nella quale quel che era la missione impossibile si è poi trasformata in un’impresa sportiva per poi mutare ancora in gara in cui tutto può succedere, l’ho vissuta con serena rassegnazione, accompagnata dalla sola speranza di vincere la partita, di uscire a testa alta e di poter mentalmente limitare al match di andata –hai detto niente- la “colpa” dell’eliminazione.

Invece lo Schalke nelle due partite ha dimostrato di meritare ampiamente la qualificazione; e se nella partita di andata la difesa dell’Inter aveva fatto di tutto per agevolare i muscolari teutonici, al ritorno questi han fatto la giusta e giudiziosa partita che dovevano fare, aspettando il momento giusto per colpire e coprendo tutti da vero collettivo. Mi tolgo nuovamente il cappello davanti a Raul, goleador implacabile (ciao Superpippa!) ma soprattutto uomo ovunque per 90’, che arriva a stapparmi un sorriso quando, dopo il fischio finale, viene inquadrato in curva coi tifosi mezzo biotto: altro segnale di quanto l’ambiente calcistico “degli altri” (il riferimento in questo caso va agli stadi di Germania e Inghilterra) sia a distanze siderali dal nostro.

Noi abbiamo fatto quel che attualmente la nostra condizione psico-fisica ci permette di fare. Cioè poco: Leo preferisce Motta al Cuchu, non trovandomi d’accordo (sai che je frega) e oltretutto nonostante il pareggio sia proprio opera di Thiagone. Per il resto la formazione è logica, anche se il nippico viene servito quasi mai, nonostante sia spesso l’uomo più libero a sinistra là davanti, e più in generale si dia l’impressione che basti buttar delle gran palle davanti per generare la gragnuola di goals necessaria al ribaltone. La realtà è ben diversa, con Milito che viene anticipato (con o senza fallo) nell’80% delle occasioni e con Eto’o che vive un comprensibilissimo momento di flessione dopo 7 mesi fatti a tuono. Sneijder continua la sua guerra contro il mondo,facendo arrivare anche un suo convinto estimatore come me ad auspicarne il cambio con Coutinho.

Dietro c’è Lucio, che fa il Lucio: è bravo, è forte ma, poveretto, è cretino: si becca un giallo protestando a brutto muso per trenta secondi dopo un fallo commesso che l’arbitro non aveva intenzione di punire con l’ammonizione, e a fine primo tempo, dopo palla persa a metacampo da Motta, lascia spazio in mezzo per l’inserimento di Raul che aggira JC e deposita in rete.

Nella ripresa sono contento quando vedo arrivare subito il pareggio: mi fa sperare in un secondo tempo di orgoglio e dignità, mettiamola così. Palle buone però ne arrivano poche, Milito è costretto a cercare la girata della domenica (pur essendo mercoledì), Eto’o di testa conferma di non essere quel che si dice un ariete e sostanzialmente davanti finisce lì. Nel secondo tempo era entrato anche Pandev.

(Esercizio grammaticale per il lettore: collegare le ultime due frasi con un preposizione concessiva –tipo “nonostante”- o causale –tipo “poiché” -a scelta).

L’inevitabile buco a centrocampo, figlio del serrate finale (diciamo così che suona bene…) lascia campo libero a tal Howenes, che trova JC indeciso sul da farsi. E mentre il nostro medita sull’opportunità di uscire o meno, il terzinaccio spara forte di destro sul primo palo per il 2-1 finale.

E’ tutto finito, e non ci voleva un mago per saperlo. Quel che spero non succeda è il farsi prendere dallo psicodramma collettivo, mandando in merda il resto della stagione e facendo di questo un problema ancora più grosso. Ovviamente i media stanno già soffiando sul fuoco con domande sibilline del tipo “riuscirà l’Inter a scrollarsi di dosso questa batosta e presentarsi a Parma pronta a reggere l’urto di una squadra in piena lotta per non retrocedere?”.

Intendiamoci, sono le stesse identiche cose che mi chiedo anch’io, ma come al solito: se le dico io, sono una giusta auto-analisi fatta da tifoso appassionato ma dotato di intelletto; se lo fanno i giornalisti è complotto!

 

Eh, battiamogli le mani: che cacchio vuoi fare?

Eh, battiamogli le mani: che cacchio vuoi fare?

NOI NON SIAMO QUELLA ROBA LA’

MILAN-INTER 3-0

Manuale di come non giocare un derby.

Esempio papèle papèle di quello che l’Inter non è mai stata e mai sarà: la squadra dell’ammore, convinta di poter superare gli ostacoli con la bontà d’animo e senza bisogno di sputare sangue.

La cosa che più mi ha ferito, vedendo il derby, è stato constatare come, se mi si passa il paragone, il Milan abbia giocato –e vinto- “da Inter” (massicci e incazzati, veloci e letali), mentre l’Inter abbia perso il classico derby “da Milan” (ruminando calcio a 3 all’ora a metacampo e convinti di poter segnare quasi per diritto divino).

Non arriverò ovviamente a sposare la tesi delle prostitute intellettuali che vedono nell’entrata in campo di Gattuso per il riscaldamento la differenza tra le due squadre. Quella è una sceneggiata che si ripete da anni; e solo la squadra di un uomo di (avan)spettacolo poteva trasformare il riscaldamento pre-partita in una mascherata da simil-gladiatori mediolanensi.

E’ però un fatto che l’approccio toda joia toda belèssa di Leo non attacca, quanto meno nei derby (il ragazzo ha beccato tre volte su tre). Sarò banale, complottista e ripetitivo, ma l’Inter funziona quando sente di dover dimostrare tutto in 90’, quando si sente accerchiata e non ha vie di uscita, quando, in una parola, è costretta a giocare contro tutto e tutti. Questo stato d’animo, lontano anni luce da Leo, ha tuttavia potuto convivere con la zuccherosa empatia di questo trimestre, visto che c’erano da recuperare una dozzina di punti e la rincorsa sembrava davvero disperata; una condizione nella quale si aveva poco da perdere, c’erano ampi margini di miglioramento e soprattutto si poteva far leva sull’orgoglio e la motivazione di una squadra reduce da 5 tituli vinti nei 6 mesi precedenti.

Ma arrivati al “dunque”, anzi al Dunque con la maiuscola, il castello dell’amore è crollato contro le mazzate di Ringhio & Co. Chiaro che beccare gol dopo 40 secondi, senza nemmeno toccare palla non ha aiutato. Probabile che con Stankovic al posto di Pandev avremmo avuto maggior presenza a metacampo e più testosterone in squadra. Ma aldilà di quello, se Eto’o sbaglia un gol che nemmeno io al calcetto del lunedì, e se Sneijder è in guerra col mondo e sfanculeggia tutti, non vai lontano. Prima c’erano state altre due occasionissime (il Pazzo puntaccia in bocca ad Abbiati e miracolo del nazifascista su testa di Motta, con la sensazione -purtroppo solo quella- del gol).

E infatti la partita sostanzialmente finisce su quel gol mangiato dal Re Leone a fine primo tempo. E’ il secondo errore grave della stagione, e nemmeno gli si può dire un cazzo, visto che ha fatto più di 30 gol e si è dimostrato campione assoluto; resta però la constatazione che due gol mangiati ci sono costati la sconfitta con la Juve e quantomeno la possibilità di giocare un secondo tempo di derby in parità. Per il resto poco da dire: il Milan purtroppo ha meritato e, sebbene i gol arrivino da episodi casuali (rimpallo sull’1-0, tiro sbagliato di Abate che diventa assist per Pato sul 2-0) c’è da dire che quel fesso di Robinho ne ha sbagliati altrettanti e che la partita, dopo l’inevitabile espulsione di Chivu, poteva anche essere sospesa per umana pietà. Onestamente difficile beccarne uno che abbia giocato bene (paradossalmente Julio, nonostante i 3 gol presi, ha fato belle parate): Maicon non pervenuto se non per la classica ventina di rimesse laterali regalate al Milan, Cambiasso e Thiago in versione lumachina, persino Zanna appannato e macchinoso.

Il campionato pare andato, visto anche il Napoli in rimonta che ci scavalca e resta a -3 dai cugini. Che dire, vediamo di ripigliarci il secondo posto e di non mollarlo, in attesa di inopinati tentativi di suicidio rossoneri, che ancorchè improbabili non paiono impossibili (hanno pur sempre rischiato di perdere in casa col Bari). Il non essere lì per approfittarne, quello sì, sarebbe deleterio.

Parallelamente, noi che ancora possiamo, vediamo di andare avanti in Champions e di raggiungere quella semifinale che consoliderebbe la nostra presenza nell’élite europeo, alla faccia di quelli che “il calcio italiano in Europa non conta più niente”. Da questo punto di vista, avere subito l’andata con lo Schalke può essere un vantaggio psicologico: c’è la possibilità di archiviare il Derby e concentrarsi su una partita di uguale (anche se diversa…) importanza. Sperando che Milito stia in piedi, sperando che Eto’o raddrizzi i piedi, sperando che a Sneijder finisca il ciclo.

E’ COMPLOTTO

Ci sono due settimane da “coprire” e di cose da dire ce ne sarebbero… se solo me ne ricordassi! Maledico la mia memoria da pescolino rosso (che pare sia di 4 secondi) per non essermi appuntato tutte le minchiate lette in questi giorni sul derby e sui nostri in generale. Mi limito a rilevare lo scarso risalto dato all’assoluzione di Branca e dell’Inter sul temutissimo “caso-Pandev” che per F.Monti del Corriere era una condanna già scritta, oltre ad essere l’inevitabile antipasto della revoca dello scudetto 2006 in scena a Giugno.

Gustosissima poi la battuta letta in rete a proposito dei paragoni impossibili del giornalista Sconcertante. L’anno scorso, prima e dopo il derby di ritorno, commentando un Milan a -6 dall’Inter, ebbe l’ardire di affermare che, a parte gli scontri diretti, il Milan aveva fatto più punti dell’Inter. “Stranamente”, a parti invertite non ho sentito ripetere questa sonora cazzata dopo il 3-0 di venerdì. Lo stesso giornalista ha poi cercato di rigirare il coltello nella piaga con Delneri nel post Roma-Juve. Con Clouseau che cantava le lodi di Matri, a Sconcerti non è sembrato vero di poter chiedere “parla così bene di Matri, lei l’anno scorso aveva Pazzini…” come a dire, meglio il primo del secondo? Per fortuna per una volta DelNeri si è fatto capire nel suo eloquio, sottolineando che sono giocatori diversi, pur essendo entrambi prime punte, e che non poteva non avere uno splendido ricordo del Pazzo, che l’anno scorso l’ha portato ai preliminari di Champions.

LE ALTRE

Peggio di così… Il Napoli come detto vince in rimonta dopo esser stato sotto 0-2 e poi 2-3. La Juve batte la Roma, che frega un cazzo ma vedere i gobbi che vincono non è mai bello. L’Udinese becca a Lecce e quantomeno resta a -4 da noi. Il prossimo turno vede un’interessante sfida a Udine (arriva la Roma) e i cugini impegnati a Firenze (in Sinisa we trust). Noi faremo bene a occuparci del Chievo nell’anticipo di sabato…

WEST HAM

Se il buongiorno si vede dal mattino… Ospitiamo il Manchester United e dopo il primo tempo siamo avanti 2-0. Incredibile? Sì, infatti si sveglia Rooney e finisce 4-2 per loro.

Quando si dice entrare in campo con gli occhi della tigre...

Quando si dice entrare in campo con gli occhi della tigre…

MAI UNA GIOIA (già CAMPIONI DELL’AMICIZIA)

INTER-MAZEMBE 3-0 Inter Campione del Mondo per Club

Scrivendo queste 4 cacate nel pomeriggio domenicale, faccio in tempo a cambiare in corsa il titolo che avevo in mente (e che comunque lascio tra parentesi) ed era inteso riferirsi a tutti i quelli che diranno di questa Coppa le stesse cose che noi interisti diciamo da sempre: tanto fumo e poco arrosto.

In ogni caso, tanto per non sbagliare, portiamo a casa l’ennesimo anal intruder per cugini rosiconi, che -a volte guarda il caso- vengono battuti in casa dalla Maggica dell’ex tronista Borriello.

Tutto bene insomma? Più o meno.

Rafa sbrocca facendo impallidire Mourinho e la macchina di Florentino nella notte di Madrid. Milito che batte cassa 10 minuti dopo il fischio finale della Champions è un dilettante se messo a confronto con il “botto” di Sancho Panza.

Poche righe sul successo in campo (francamente più che prevedibile) e poi ci tuffiamo nell’ennesima Crisi Inter. Per dirla con una battuta, Milito e Pandev si sono scambiati i ruoli, con il macedone a insaccare di puntaccia l’1-0 e a mettere solo davanti al portiere l’argentino, che invece si divora due goal in pieno Kung-Fu-Pandev-style. Poco male, perchè il campionissimo Eto’o timbra il raddoppio e nel finale segna addirittura Biabiany, subentrato ad un Principe esausto (santa pausa natalizia…). Gli africani, tolta la simpatia e la sorpresa di vederli in finale, sono onestamente poca cosa e si rassegnano presto al ruolo di vittima sacrificale. Non credo di sparare cagate se dico che la partita poteva tranquillamente finire 5-0.

Il Capitano si dimostra tale una volta di più, presentandosi a ritirare la coppa con la maglia “dalla parte sbagliata”: inquadrato di spalle, vedo infatti la scritta Pirelli e le “toppe” dei vari trofei (a proposito, la “teronata” del Mondiale per Club dove cacchio la appiccicheranno?). Vedendo la scena rimango un poco deluso… Di solito a girare la maglia in quel modo sono i giocatori che vogliono apparire nelle foto dei festeggiamenti con il loro nome in bella vista. Eccessivo protagonismo o coda di paglia per paura di non essere riconosciuti? Fate voi, dico solo che gli unici due soggetti che ricordo agghindati in cotal guisa sono Gattuso e Torricelli. Non esattamente due fuoriclasse che brillano di luce propria.

Beh, tanto per non farla lunga, il Capitano non vuole che si veda il suo, di nome, ma quello di Walter Samuel, compagno e amico che segue la partita a casa col gambone appena ricucito. Sono di parte, ma che bella scena, e che bella differenza con l’iperglicemica prosopopea di Milanello Bianco!

La squadra insomma centra l’obiettivo prefissatosi a inizio stagione, facendo anche meno fatica di quel che si pensava, e quindi tutti contenti si torna a casa per festeggiare il Natale e preparare il 2011 coési e rinfrancati dal nuovo trofeo conquistato e da un nugolo di lungodegenti tornati più o meno arruolabili. Questo quel che accadrebbe con qualsiasi altra squadra al mondo. Non con l’Inter.

Come detto in apertura, Benitez toglie il tappo e piscia fuori dall’intiera stanza da bagno, altro che vaso! “Mi hanno promesso 3 acquisti e non è arrivato nessuno, mi è stata data la colpa di tutto, son stato zitto, adesso voglio rispetto e supporto, altrimenti parlate pure col mio procuratore“. Ma quel che a molti è sfuggito, e che secondo me costituisce il vero problema, è una frase che più o meno suona così “e voglio il controllo di quel che fanno i giocatori!”.   Qui si apre un ginepraio che coivolge la gestione atletica e quotidiana dei giocatori. Stando a quel che dice Rafa, i giocatori farebbero palestra a sua insaputa, o comunque si allenerebbero diversamente da quanto da lui prescritto,  generando così il puttanificio di infortuni che hanno costellato l’inizio di stagione. Vero? Falso? Salcazzo, ma a mio parere è qui che si gioca la partita. Aldilà dei rinforzi che possono o meno arrivare, è fondamentale che l’allenatore abbia il controllo e il rispetto di tutti componenti della rosa, e questo non è per nulla scontato.  Ovvio che i giocatori adesso si esibiscano in dichiarazioni improntate al “volemose bene” (anche se le prostitute intellettuali le dipingono come spaccature in spogliatoio e gelo nei rapporti), ma insomma la cosa va chiarita con un faccia-faccia-faccia tra società, mister e squadra. “Avanti così, lui è il Mister, quel che dice lui è legge“, oppure “Grazie mille, arrivederci“. Ma così non sarà. Temo un tira e molla da qui alla Befana, che non fa il bene di nessuno se non della stampa che avrà di che scrivere per tutte le vacanze, facendo così passare in 43° piano la sconfitta del Milan di ieri sera (tanto per dirne una).

E’ COMPLOTTO

Sulla cronaca dei MediaServi non posso che ribadire quanto già detto dopo la semifinale: “Non è ancora finita“, fino al 3-0 “l’Inter gioca a ritmo lento, forse troppo“, “Grande parata di Julio Cesar che salva il risultato“… Insomma, sembrava tanto di sentire la piacevole litanìa dell’anno scorso “Nun succede ma se succede”… e allora come adesso “Nun è successo”.

E’ presto per commentare le voci turbolente provenienti dallo spogliatoio, ma sappiamo già cosa ci riserverà il periodo festivo: balletto in panchina, è la solita Inter, è comunque colpa di Mourinho, etc etc.

Personalmente aggiungo solo una cosa: la non-credibilità della comunicazione-Inter è ai minimi storici. La stampa fa il suo mestiere (cioè la prostituta), ma non esiste altra squadra al mondo capace di offuscare con le dichiarazioni o le azioni dei suoi tesserati le splendide vittorie conquistate in serie.

Pregi e difetti della gestione familiare…

Campioni di tutto, anche di

Campioni di tutto, anche di “oggilecomiche”

SCAZZATI

WERDER-INTER 3-0

Dallo “Sfigati” di qualche settimana fa a Lecce e siamo passati a un meno equivocabile “Scazzati“.

Ieri sera credo di aver assistito alla peggior partita dell’Inter da quando la seguo con una qualche cognizione di causa (diciamo da metà anni ’80). D’accordo, tantissime assenze, manciate di esordienti allo sbaraglio, ma la pochezza complessiva è stata a mio parere allarmante.

Se Dio vuole ‘sto cazzo di Mondiale per Club è finalmente alle porte e così ci toglieremo il pensiero dalla testa, comunque vada.

Una società che punta il suo primo trimestre stagionale su due sole partite ha un concetto di “alea” evidentemente diverso dal mio. Sostanzialmente hai buttato nel cesso il campionato ancor prima della fine del girone d’andata, e ti appresti a un bagno di sangue in Champions a primavera (guardare la lista delle prime nel girone per avere conferma…).

Potrei fare copia incolla dei miei ultimi 10 interventi e ammorbare ancor di più i miei 25 lettori, ma preferisco porre l’accento su quello che mi sono convinto essere il principale difetto di questa squadra: la mancanza di convinzione.

Calando questo “macro-concetto” alla micro-realtà di ieri sera (“micro” in tutti i sensi), faccio presente che una squadra -il Werder- che nulla aveva da chiedere alla partita (ultimi nel girone, zero possibilità di agguantare il 3° posto valido per l’Europa League) ha fatto quel che ha voluto per un’ora e passa di gioco, stante l’assoluta passività dei nostri, veterani o pulcini che fossero.

E qui, mi dispiace, il difetto sta nel manico.

Vuoi preservare i titolari per Abu Dhabi, stante il tragicomico stato fisico della squadra? benissimo: allora, subito dopo la partita vinta col Twente, che ti ha dato la certezza del passaggio del turno, annunci urbi et orbi che a Brema porterai SOLO riserve e primavera. Zero titolari. Un premio per tanti ragazzi che in ogni allenamento sputano sangue e si meritano una serata speciale. Propaganda simile, chiedere ai cugini che in materia sono dei luminari.

La differenza? che la sconfitta -onestamente prevedibilissima ieri sera solo a leggere la formazione- avrebbe avuto un impatto molto minore sulla già abbastanza labile psiche dei “ragazzi”. Avresti risparmiato 90′ e una figuraccia al povero Cambiasso, centrale difensivo di emergenza visto l’immancabile KO fisico di Matrix a pochi minuti dal via. Il Cuchu è colpevolmente coinvolto in tutti e tre i gol tedeschi ma, come dire, gli vanno riconosciute tutte le attenuanti del caso.

Far giocare Eto’o un’ora e mezzo sottozero, per non fargli arrivare la miseria di un pallone, è un controsenso che non sfuggirebbe nemmeno a un decerebrato. Vedere Zanna che esce -precauzionalmente- per una botta, era qualcosa che onestamente non pensavo i miei occhi avrebbero mai visto.

Detta in altre parole: se vuoi davvero vincere il girone, vai a Brema con il miglior 11 possibile e non guardi in faccia a nessuno (questo è quel che avrebbe fatto Mourinho, per intenderci). Siccome però sapevamo che la nostra vittoria non sarebbe stata sufficiente, allora via col piano B: 2 settimane per caricare a pallettoni i ragazzi della primavera (“è la vostra occasione, vittoria o morte, non fa male, Rocky!“). Il mio sarà anche un discorso minimalista ma, ripeto, almeno avresti avuto meno difficoltà a gestire la settimana da qui al primo match negli Emirati.

Che, e lo dico davvero senza esagerare, sarà una partita cui prestare la massima attenzione. Che gli avversari siano coreani o sauditi cambia poco: con la convinzione messa in campo a Roma e a Brema (pari allo zero assoluto), qui si rischia di beccare da chiunque.

Chiunque.

A guardare le ultime esibizioni c’è poco da stare allegri; so benissimo che vincere una partita dopo aver perso quella prima (e quella prima-prima) può essere facilissimo (il blasone e la famosa “carta” dicono che l’Inter è più forte delle altre partecipanti al Torneo dell’Amicizia) ma anche molto complicato. La famosa “mentalità” non è una cosa che si costruisce da un giorno all’altro, e ho già detto che l’attuale allenatore mi pare tra i meno portati a quello che in termini aziendali verrebbe definito come “self empowerment“.

Giusto per non vedere tutto nero, e quindi per dare qualche pennellata di blu, ricordo a me stesso che quegli stessi giocatori fino a sei mesi fa erano una perfetta macchina da calcio, e che per quanto disastrosi siano stati gli ultimi tempi, non possono aver dimenticato tutto. Una competizione del genere di stimoli dovrebbe dartene a strafottere, quindi andiamocela a prendere e poi vediamo come aggiustare il troiaio che abbiamo combinato!

 

CRANIOLESI AL POTERE

E’ una variante leggerissimamente più autocritica del solito trafiletto “E’ COMPLOTTO” e riguarda la società Inter nel suo complesso. Sentire dichiarazioni (esplicite o implicite) che danno per scontata una sconfitta (o anche due) semplicemente non è da grande squadra. Se dirigenti vari fanno passare il messaggio che “mi aspettavo di perdere” stiamo freschi. In cuor tuo puoi pensare quello che vuoi, ma all’esterno petto in fuori e panza in dentro: sbaraglieremo il mondo contro tutti!

La ciliegina su questa torta alla merda ce la dà il “consulente dell’allenatore” che nel pre-partita definisce più volte il Mondiale per Club -traguardo al cui altare si è sacrificato come detto la prima parte della stagione- il “Mundialito”, la cui ultima edizione risale credo al 1983 e che era un torneo estivo paragonabile all’odierno Trofeo Berlusconi.

Fate voi…

...Per tanto così, era meglio far giocare quelli davanti..

…Per tanto così, era meglio far giocare quelli davanti..

N.C.S.

 LAZIO-INTER 3-1

Da buon intellettuale munito di laurea e master, affondo le mani nel sapere più puro per affidare il titolo di questa rubrichetta a uno dei sommi pensatori dei nostri tempi, capace con poche parole o –come in questo caso- con un solo acronimo, di fotografare una situazione che altrimenti necessiterebbe di pagine e pagine di analisi critica.

Il mai abbastanza rimpianto Guido Nicheli, “ilDogui” per gli amici, usava battezzare con queste tre lettere ogni situazione a lui avversa e comunque discostantesi dal bene comune: N.C.S., “Non Ci Siamo”…

Piccolo inciso: chi deve cercare su Google per avere svelata la faccia e quindi l’identità del suddetto Dogui è diffidato dal proseguire.

Tornando alle nostre bazzecole, l’Inter fa sfoggio di tutta la sua attuale pochezza contro una Lazio invece vogliosa e capace, che merita il 3-1 finale, peraltro mai in discussione se si escludono i 10 minuti tra il gol di Pandev e il terzo laziale.

Il pareggio, idea peraltro accarezzata con un’occasionissima di Cordoba dopo un corner, avrebbe avuto dello scandaloso, lo riconosco, anche se l’avrei ovviamente accettato a mani basse, infarcendolo di elogi sul carattere e la voglia dei vecchi leoni feriti.

Invece siam qui a raccontare di 11 poveracci che non riescono a mettere insieme una partita decente. La fotografia più vera l’ha data, dopo il fischio finale, Marchegiani, ex portiere laziale ora apprezzato commentatore TV: cito testualmente “La verità è che la Lazio di stasera è più forte dell’Inter di stasera”.

Dolorosa realtà…

Non mi soffermerò ancora una volta sul perché l’Inter non riesca ad esprimersi a livelli di decenza (l’eccellenza l’abbiamo oramai lasciata a Madrid 6 mesi fa). Faccio solo notare che se invece di Julio Cesar, Maicon e Samuel devi schierare Castellazzi, Cordoba e Natalino, il risultato è inevitabile. Il giochino funziona anche in attacco sostituendo Milito ed Eto’o con Pand(C?)ev e Biabiany. Bravi ragazzi eh? per carità, ma i risultati son questi.

Se poi aggiungiamo che i titolari in campo (su tutti, Sneijder) sono in lotta perenne con se stessi e paiono la controfigura di quelli dell’anno scorso, ecco spiegata una classifica da vergogna (-10 da un Milan solido ma certo non di extraterrestri) e uno stato psico-fisico preoccupante alla vigilia del Torneo dell’Amicizia (copyright R.Mancini).

Immancabile l’ennesimo stop fisico del nostro centrocampo (il momento è OK per… Dejan! E parte la musichetta col coro “Cen-to!, cen-to!”). Stankovic si ferma pare in tempo, e a Dubai dovrebbe esserci, ma è l’ulteriore conferma che lo “zero” alla casella infortunati delle ultime partite è stato un’eccezione cui è bene non abituarsi troppo.

Essendo come avrete capito in uno dei miei momenti di pessimismo calcistico universale, aggiungo che i 10 minuti di pseudo reazione citati in apertura, più che speranza mi hanno messo tristezza: avete presente quando giocate tra amici e siete sotto di una dozzina di gol, e avete quello bravo che per 5 minuti ci si mette di impegno e ne fa due o tre? Ecco, a me –spesso spettatore e mai protagonista di queste scene, visti i fondamentali “a seguire” – in quei casi non vien da dire “bravo avanti così che andiamo bene” quanto piuttosto “brutto pirla dove cazzo ti eri cacciato fino a adesso?”.

E quando sul loro 2-0 ho visto quella reazione, tutta di nervi e data dalla disperazione, il parallelo è scattato immediato.

Vedere Hernanes disegnare calcio è stato impietoso rispetto –per dire- a un Muntari che si fa fregare palla a metà campo innescando il loro raddoppio (il pirla poi ha pure il coraggio di far polemica dopo essere stato sostituito, idiota!). Ma il discorso purtroppo sarebbe stato lo stesso mettendo a confronto ognuno degli 11 nerazzurri in campo con il loro corrispettivo laziale.

Poco da dire: oggi l’Inter è questa. Senza i titolari, per di più in una forma decente, possiamo vincere qualche partita visto il potenziale dei singoli in campo, ma non andiamo lontano. Sad but true…

 

LE ALTRE

I punti guadagnati domenica scorsa vengono immediatamente dilapidati (con gli interessi) nella giornata spezzatino di questo weekend: Milan, Juve e ovviamente Lazio vincono, in attesa di Napoli-Palermo di stasera, mentre la Maggica si fa recuperare 2 gol col Chievo su un campo che definire “di patate” è un’offesa ai tuberi. I guai quindi aumentano: non solo (nosonly, direbbe il nostro Presidente del Consiglio) siamo a 10 punti dalla vetta, ma abbiamo davanti altre 4-5 squadre, giusto per rendere il quadretto ancor più desolante.

 

E’ COMPLOTTO

Allora, io capisco che negli ultimi anni c’era ben poco da dire sull’Inter se non “ha vinto ancora”. Sappiamo anche che la prostituzione (intelectuale) è un mestiere che va affinato col tempo, e quindi abbiamo avuto comunque critiche su critiche, persino (o forse soprattutto) nell’anno del Triplete. Comprendo anche che, per esigenze mediatiche, si abbia “fame” di nuovi eroi e nuovi campioni (anche se durante la dittatura biancorossonera si vede che erano tutti anoressici…), ma arrivare alla Gazza di venerdì scorso vuol dire avere la faccia come il proverbiale…

Con masochistico piacere ho notato come anche altri abbiano fatto lo stesso ragionamento, pur basandosi su un altro quotidiano di note simpatie anti-interiste (per chi fosse interessato: http://www.inter-blog.net/2010/12/03/vota-antonio/).

Ma tornando alla rosea, oltre allo scontatissimo titolo di apertura ( mi pare fosse “Oggi non si scherza”) con inevitabile rimando al Lazio-Inter dello scorso Maggio, con i tifosi laziali a tifare Inter, si dice senza nemmeno girarci troppo intorno che l’Inter ha vinto lo scudetto grazie a quella vittoria. Ovviamente nessun accenno ai millemila tentativi di riaprire un campionato già chiuso a Febbraio, mutismo assoluto sui vari Roma-Parma (gol di Totti dopo stop pallavolistico ovviamente considerato involontario). No, tutto merito di quel “biscottone”, frutto del gemellaggio tra le due tifoserie e della comunanza di nemico giallorosso.

Tutti a fare le verginelle scandalizzate, sapendo benissimo che da sempre a fine campionato ci sono partite “così così”, in cui una squadra si gioca “la vita” e con l’altra che nulla ha da chiedere. In quelle settimane, sia io che altri più autorevoli in rete avevamo tirato fuori corsi e ricorsi storici che una stampa minimamente obiettiva, e non in prezzolata malafede, avrebbe potuto citare accanto alla partita in questione. Ça va sans dir, silenzio assoluto su tutta la linea (editoriale).

Ma la pagina più “bella” della Gazza di Venerdì era la 2°: titolo “Benitez e lo spettro del -16”, sommario: SE l’Inter oggi perde, SE il Milan domani vince, SE il Milan vince la prossima che l’Inter non gioca perché a Dubai, SE salta lo sciopero dei calciatori e SE il Milan vince anche quella partita, l’Inter si troverebbe a iniziare il 2011 a 16 punti di distacco dal Milan.

Badate bene, non sto questionando la verosimiglianza di quanto ipotizzato tra mille SE. Oltretutto le prime due previsioni si sono purtroppo già avverate, gufi maledetti!. Già che c’erano, potevano però aggiungere “SE cade l’aereo di ritorno da Abu Dhabi, l’Inter avrà difficoltà a salvarsi”. Quel che mi fa vomitare è il gufaggio preventivo, degno solitamente dei tifosi più beceri (quorum ego!), che immaginano scenari apocalittici per i loro avversari, sperando che il solo pensarli possa farli avverare.

L’ultima chicca è di ieri sera, al solito ControInter su TV aziendale e aziendalista. Parlando dei pessimi risultati dell’Inter, con una faccia che palesava un malcelato ghigno beffardo diffuso fino alle zone non battute dal sole, ho sentito uno degli astanti  dire “L’Inter ha preso Mancini per vincere il campionato, e l’ha vinto, anche se in Europa ha fallito. Poi ha preso Mourinho per vincere in Europa, e ha vinto, anche se di fatto il campionato l’ha perso (giuro, ha detto così) perché se guardiamo il rendimento del girone di ritorno l’Inter aveva una media punti molto simile a quella di adesso”. La chicca della chicca? L’Autore dell’ennesima pietra miliare della cultura sportiva italiana è un sedicente giornalista dalle asserite simpatie nerazzurre. Come si dice in questi casi: dagli amici mi guardi Iddio, che ai nemici ci penso io…

WEST HAM

Torniamo ai nostri standard perdendo 1-0 a Sunderland. Fatte le debite proporzioni (ma nenache tanto) mi sembrava di vedere l’Inter, con la dolorosa quando veritiera conclusione smozzicata a mezza voce: brutta roba la mediocrità…

Falqui, basta la parola... Pandev si è sbloccato

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