APERITIFSPIEL (GIOCO APERITIVO – pt. 3)

I numeri superiori al 20 sono apparentemente di minor fascino ed importanza, se non fosse che molti degli eroi della storia recente dell’Inter hanno indossato casacche con cifre poco consone al calcio ortodosso. Una delle tante metamorfosi del calcio del terzo millennio, di cui -nostalgici o meno- non si può che prendere atto.

E quindi, saltando il numero 21 che non annovera grandi nomi (la scelta di cuore andrebbe a premiare il terzo portiere Orlandoni, persona splendida e autore di un gesto solo all’apparenza formale di cedere il numero di maglia al giocatore che segue, vedi al min 3.30, senza piangere se riuscite), spariamo subito i fuochi d’artificio con il successivo in ordine di apparizione.

Con il numero 22: Diego… Milito

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Un giocatore di classe, talento, intelligenza siderali, che solo i distratti o i prevenuti (o le due cose insieme) possono considerare una meteora nel calcio degli anni 2000. Perfino banale ricordare che tutti i gol delle tre “finali” del Triplete sono stati segnati da lui, mi concentro invece su un aspetto da molti non considerato: è uno dei giocatori a cui ho visto commettere meno errori “concettuali”, Certo, ha sbagliato tiri, gol facili, persino rigori, ma l’idea che aveva in testa era sempre quella giusta. Quante volte abbiamo visto giocatori tirare nonostante ci fosse il compagno smarcato, o avanzare per schiantarsi contro tre difensori invece di tirare da fuori?

Ecco, il Principe l’ho sempre visto lucidissimo, spietato, essenziale in qualsiasi sua azione: devo dribblare? Lo faccio. Devo tirare? Ecco la minella. C’è il compagno libero da servire? Pronti con l’assist. Ogni giorno mi ricavo un minuto di indignazione per la mancata assegnazione del Pallone d’Oro 2010, ed altri due per il mancato inserimento nella shortlist finale, prova palese di complotto istituzionale.

Poi, ragionando col cuore e quindi spogliandomi di quell’imparzialità che faccio fatica a mantenere per più di un minuto, in Milito ho sempre visto un uomo, una persona seria, senza fronzoli (“zero tatuaggi e trenta gol“, per citare una delle mie primissime sbrodole), umile ma cazzutissimo. Insomma, un Campione. E non si ammettono repliche.

Con il numero 23: Marco… Materazzi

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Vince a mani basse la “gara” di colleghi di numero di maglia; è un giocatore troppo sopra le righe per non causare reazioni manichee. O lo ami o lo odi (calcisticamente, s’intende…). Ecco, per me Matrix nel biennio 2005-2007 è stato il difensore più forte in circolazione. Sì, molto più di “sorrisofisso” Cannavaro e del bravo ma fragile (e a mio parere sopravvalutato) Nesta.

Materazzi è stato un giocatore impulsivo, fumantino, poco calcolatore, tutte caratteristiche pericolose, specie per un difensore. Eppure, per tanti dei 10 anni passati in nerazzurro ha saputo far sfruttare il suo fisico, il suo sinistro e la sua personalità per chiudere tanti pericoli e segnare una gragnuola di gol. Ha avuto anche lui il suo quarto d’ora di madonne da parte del sottoscritto nell’Inter-Siena del 2008, quando ha voluto tirare a tutti i costi il rigore che ci avrebbe dato lo scudetto senza dover aspettare la pioggia di Parma. Ricordo El Jardinero Cruz convinto di tirare e Matrix che piglia il pallone e va sul dischetto, con Maicon che spiega all’argentino “lo fa per la sua mamma”. Allucinante…

Chiudo con un ricordo positivo: Italia-Rep. Ceca del Mondiale 2006. In fabbrica col Direttore di stabilimento avevamo detto “non pigliamoci per il culo: chi non è di turno in reparto e può staccare viene in mensa a guardare la partita, e poi recupera a fine giornata”. Io ero lì da poche settimane. Quando Matrix entra al posto di Nesta esce il tifoso che è in me “Vai Marco che entri e segni di testa”. Sguardi perplessi quando non ostili dalla massa di colleghi bianco-rossoneri. Parte il corner di Totti e ribadisco “Vai che adesso la mette”. Tre secondi dopo ce li ho tutti addosso: “Cazzo sei un grande!”. No, è che lo conosco: e ‘ste cose, Matrix, le fa.

Liquidato il successivo numero 24, passiamo oltre.

Con il numero 25: Walter… Samuel

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L’uomo dagli occhi di ghiaccio, il Muro, Mister “stecca sulla caviglia al secondo minuto“. In un certo senso, l’esatto opposto di Materazzi: strade opposte per arrivare però agli stessi livelli di eccellenza. Samuel aggiunge ai tanti trofei vinti due legamenti lasciati sul campo ed una professionalità che ha visto pochi pari, non solo in maglia nerazzurra. Vincente anche in Patria col Boca, in Italia con la Roma e, nel crepuscolo della carriera, perfino in Svizzera con il Basilea, per un totale di 10 campionati vinti (per tacer di coppe varie…)

Anche qui aneddoto personale, vecchio giusto di un anno: A Londra per trasferta lavorativa in giornata, finiamo il nostro appuntamento ben prima del volo di ritorno e ne approfittiamo per una passeggiata in zona Westminster. Sono con una collega, totalmente digiuna di calcio. Camminiamo e mentre lei parla scorgo quelli che negli anni ’50 sarebbero stati definiti “Angeles con la cara sucia“: tre ceffi splendidamente argentini nei lineamenti e nel portamento (eufemismo per dire: tre tamarri). I miei occhi si specchiano nell’azzurro di uno dei tre e mi scappa tutto d’un fiato “Cazzo-Walter-Grande-Scusa-Ti-Rompo-Solo-Due-Secondi-Facciamo-Una-Foto-Insieme!”. Lui acconsente, incredibilmente docile e disponibile. Io emozionato smadonno col cellulare e la mia collega dice “Dai ve la faccio io”: Io lo abbraccio e lei gli fa “Su dai però, un bel sorriso!”. A foto fatta mi dice “Mario, ma non mi presenti il tuo amico?” “Lo parli un po’ d’italiano?” E io da dietro “No, Elena, no, basta, questo mi mena!”. E niente, ho passato le due ore successive a istruirla su chi fosse “il mio amico”. “Ah cacchio, è uno famoso!”. Eh sì…

Con il numero 26: Christian…Chivu

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Una intera carriera di sofferenza e spirito di adattamento. Un terzino sinistro per tutti, tranne che per il diretto interessato. Più volte dirà di aver bonariamente “maledetto” i fortissimi centrali difensivi con cui ha giocato: se non fossero stati a livelli così alti, in mezzo ci avrebbe giocato lui. Invece il suo sinistro, educatissimo, faceva comodo in fascia, dove però servivano anche corsa e resistenza fisica, tutte doti che il povero “Cristal” Chivu o Swarovski non ha mai ricevuto da madre natura.

Forse non un campione assoluto all’altezza dei compagni di reparto dell’Inter del Triplete, ma uno che lì in mezzo ha recitato la sua parte con pieno merito. Il caschetto è una sorta di premio alla carriera, crudele sublimazione di una carriera alle prese tra fratture, lussazioni e altri divertimenti in serie.

Non manca il lato umano, in quella che probabilmente è l’unico caso di pazzia calcistica della sua carriera. il fallo è insensato, cattivo e stupido. Questa è la reazione nel dopo partita. Un campione – di più: un uomo – si vede anche quando sbaglia.

Non me ne vorrà Goran Pandev, ma da Chivu facciamo un balzo in avanti fino all’inevitabile…

Con il numero 32: Bobo… Vieri

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Il centravanti italiano più forte che abbia mai visto giocare (quindi non comprendo Gigi Riva né Bonimba). Personaggio controverso, a metà tra il cazzaro svogliato e il mulo da soma che si allena quanto e più degli altri, Bobone per chi scrive è stato un appiglio in anni di magre calcistiche e non solo. Un vero peccato che i suoi cento e passa gol non abbiano portato a tituli, anche se per un paio di campionati le spiegazioni ci sarebbero anche…

Un sinistro potente, implacabile di testa, àncora di salvataggio per tutte quelle partite in cui la spari lunga in avanti e che ci pensi lui, in culo ai quattromila tocchetti e al “giuoco che deve partire da dietro”. La tenuta fisica è sempre stata il suo tallone d’Achille, non ricordo una stagione nella quale non abbia saltato una decina di partite per infortunio. Per quel motivo si è perso gli Europei del 2000 ed i Mondiali 2006.

Alla prima in nerazzurro sono a San Siro col signor padre e ci stropicciamo gli occhi a vicenda a vederlo segnare i primi tre gol interisti.

Bobone, sempre e comunque Bobone. Nonostante la brutta parentesi rossonera (altro che “il Milan dagli scambi con l’Inter ci guadagna sempre”), nonostante gli scazzi con la Curva dei quali poco mi cale. Non è stata senz’altro colpa sua se quella Inter non ha vinto quel che avrebbe potuto, e dovuto.

Non ce ne sono altri, di numeri leggendari. Ci sono giocatori che avrebbero meritato di esserci, da Berti a Matthaeus, da Baggio a Spillo Altobelli, ma il giochino è spietato.

Il giochino ha anche un rovescio della medaglia, e cioè l’elenco dei cattivi. Vedremo prossimamente quali sono stati i calciatori, sempre presi per numero di maglia, più ricordati nei turpiloqui della sera di chi scrive.

– Continua

VENERDI BIRRETTA?

INTRO SEMISERIA

Allora, i tempi sono quelli che sono e, come tanti, anche #iorestoacasa.

Abbiamo le nostre giornate scandite da numeri, bollettini, grafici e tutto il resto. Mio figlio l’altra sera mi ha detto una cosa che mi ha fatto pensare: “Sai da cosa capisco che la situazione è seria? Dal fatto che ultimamente guardate il Telegiornale alla tele, di solito non lo facciamo mai…”. È vero: il TG, quantomeno a casa nostra, è un refuso pre-internettiano: di solito quel che ti dice il mezzobusto alla tele è già vecchio di qualche ora, e la rete ci dà una velocità ed un aggiornamento imparagonabili.

Eppure, in questi giorni, torniamo ad essere quelli del “l’ha detto il telegiornale“. Strani scherzi della domiciliazione coatta.

Ad ogni modo, sèmm chi… tanto, troppo tempo per pensare, quindi personalmente nell’arco della giornata cerco di ritagliarmi qualche quarto d’ora di svago, tanto per evitare la sindrome del troppo pieno. Avete presente quel buco che troviamo nel lavandino? Ecco, la funzione è quella.

Ma siccome sono una persona magnanima, ho pensato di coinvolgere tutti i miei venticinque lettori (e chi l’avrebbe mai detto che le citazioni manzoniane sarebbero tornate così di moda?) in un time-out, una pausa dal casino e dalla preoccupazione di questi giorni.

DOVE ERAVAMO RIMASTI

Vi ricordate la bella serata di fine Novembre, in cui ho presentato il libro È COMPLOTTO? Ecco, siamo pronti alla fase 2, anche se in tempi e modi diversi dal piano originale. Mi sarebbe piaciuto replicare e fare altre presentazioni in giro per il mondo, mente oggi come oggi è difficile anche organizzare un giretto in quartiere.

Quindi, per dirvi che l’Ebook è finalmente disponibile ho pensato di sfruttare la tecnologia e organizzare una bella diretta Facebook.

Ci facciamo una birretta tutti insieme, ma ognuno a casa sua. Venerdì alle 19.00.

Segnatevelo, tanto sarete liberi, chè non potete nemmeno dirmi “c’avevo judo“.

Oh, sempre ammesso che riesca a capire come cazzo si fa, ma qualcosa ci inventeremo!

Grazie in anticipo a chi vorrà esserci.

Un abbraccio a distanza ma ugualmente forte.

M.