DOTTORE, E’ GRAVE?

LAZIO – INTER 2-0

“La situazione è grave ma non seria” (E. Flaiano)

Non ci sarebbe altro da dire, visto che queste parole fotografano alla perfezione l’inedia, la superficialità e l’insostenibile leggerezza dei nostri ragazzacci.

Come un padre ormai avvezzo al figlio lazzarone, mi sono bastati i primi secondi per riconoscere all’istante una delle fin troppo note serate all’insegna della “Voeuja de laurà saltum ados (che mi me sposti)“: è vero che il terzo posto era ormai una chimera, e che dovremo impegnarci davvero tanto per perdere il quarto, ma vivaddio, c’è una partita che va giocata a mille all’ora, perchè sei pagato per farlo e perchè vesti la maglia dell’Inter.

Chè poi, se tanto mi dà tanto, nemmeno la Lazio ha molto altro da chiedere a questo campionato, ma ciò non le ha impedito di fare la propria partita di pura decenza.

Il primo gol vede Klose infilarci l’ennesimo sifulotto della sua carriera laziale (sembra Evair ai tempi dell’Atalanta di Mondonico, una cambiale…), complice una dormita di sette interisti contro il succitato Crucco e Lulic: i due aquilotti triangolano manco fossero circondati da belle statuine e il pallonetto beffardo punisce un incolpevole Handanovic.

Come con l’Udinese, son passati solo pochi minuti e di tempi per recuperare ce ne sarebbe, ad averne voglia.

Assistiamo invece ad un lento e sterile ruminare calcio, con l’assoluto divieto di qualsiasi accelerazione, passaggio in verticale, tocco di prima o altro arnese atto a offendere.

Jovetic, che sostanzialmente si gioca le residue possiblità di conferma in queste ultime partite, è l’emblema dell’aria fritta: come e più che nell’ultima esibizione, culminata da doppia botta di deretano ed altrettanti goals, sciorina il campionario di frizzi-lazzi, passi doppi e colpi di tacco che esplodono tutta la loro pericolosità prorompendo in uno squassante e forte pèto (cit.).

Icardi, altrettanto inoffensivo, usa quantomeno l’understatement e non tocca palla per un’ora buona. Facciamo prima a dire che l’unico a salvarsi è Kondogbia, bravo a agire da cavallone di razza, sradicare palloni e ripartire in progressione, stante la morìa di compagni cui cedere la boccia.

Inutile e ridondante la ripresa, con l’ulteriore raccapriccio di vedere un paio di svarioni perfino di Miranda, oltre che una palla persa a metacampo da Palacio che porta alla fuga di Keita e successivo rigore di Murillo.

Candreva imita il collega Klose e ci purga per la cinquantasettesima volta in carriera.

Abbiamo insomma assistito a come crearci problemi esistenziali anche in una partita che da dire aveva ben poco.

Complimenti, vepossino.

LE ALTRE

Per fortuna l’insipienza non è prerogativa esclusiva dei nostri, stante una Fiorentina bloccata sul pari e un Milan ai limiti dell’imbarazzante per come riesce alla fine a sfangare un pari in casa col Frosinone.

#rigoreperilmilan rimane un solido trend topic anche per questo campionato e, mentre gli indottrinati scrivani rossoneri imprecano contro la sorte per i tre gol presi con soli quattro tiri in porta dei ciociari, da buon antimilanista faccio presente ai cugini che, per segnarne altrettanti, hanno avuto bisogno di due rigori (uno sbagliato, l’altro assai generoso) e di un paperone del portiere avversario.

Poi questi, col solito culo, al 95′ rischiavano addirittura di vincerla, ma la traversa ha avuto un sussulto di dignità e ha stoppato il destro a voragine di Balotelli.

Napoli e Roma imitano la Juve vincendo e scavando un ulteriore fossato alle loro spalle.

E’ COMPLOTTO

Mariolone Sconcerti è, come tanti altri, un pervicace sfruculiatore delle cose di casa nostra, con in più quel tono di apparente distacco e bonario disinteresse che invece a parer mio nasconde un’intolleranza all’Inter, soprattutto alla sua nuova gestione.

Ora, non è un segreto che l’esercizio 2015-2016 dovrebbe chiudersi sostanzialmente avendo rispettato i dettami del FPF (il passivo sarà intorno ai -50, ma considerando le sole spese imputabili al FPF siamo sui -30). Questo in barba a tutti i gufi che, spesso senza sapere di cosa parlavano, vaticinavano un finale a carte bollate per la gagliarda compagine nerazzurra.

E’ sintomatico il fatto che Sconcerti si ostini a dichiarare di “non capire” Thohir, rimproverandogli il fatto di non aver mai accettato un contraddittorio con lui (lesa maestà!) e sottolineando stranìto l’operazione di factoring realizzata con la vendita di futuri incassi da stadio in cambio di liquidità immediata.

E’ un’operazione piuttosto comune, già utilizzata in passato anche da Juve e Roma per non parlar del Milan (vedi le ultime righe di questo interessante articolo sul bilancio appena chiuso dai Meravigliuosi): però no, per Sconcerti è tutto un “attenzione… l’Inter sta vendendo incassi non ancora realizzati…“, come se l’epilogo inevitabile fossero i libri in tribunale.

Ma il nostro fa di più, e dipinge l’Inter come “club tranquillo“, rimpiangendo i bei tempi andati di continua e simpatttica esternazione morattiana.

Da una frase come “Forse Erick Thohir non capisce il modo di vedere le cose che abbiamo qui e questa difficoltà a capire gli italiani sembra filtrare anche nella politica societaria” trasuda tutto il fastidio di non poter disporre dell’Inter come meglio si crede, come a dire “quel cicciobello con gli occhi a mandorla non sa che qui noi siamo abituati a poter scrivere di tutto sull’Inter, e loro zitti, sotto”.

No, caro Sconcerti. La Società è tranquilla, ha un suo piano di cinque anni, ha giustamente caricato di costi lo scorso esercizio non essendo in Europa e non avendo la UEFA a sbirciare il bilancio, e si presenta ora col vestito buono. Che non sarà un lussuosissimmo smoking ma che è un bel blazer blu:con una camiciola bianca fa fine, non impegna e la tua porca figura la porti a casa.

Si arriva poi all’inevitabile falso ideologico quando il nostro aggiunge: “E’ un club molto distaccato e tranquillo specie sui temi che noi vediamo come dei piccoli drammi come la possibile sanzione per il FPF e l’impossibilità ad investire“, paventando gli inesistenti scenari apocalittici cui si è accennato poche righe fa.

Il ragazzo deve poi soffrire di qualche deficit cognitivo, visto che, nonostante tutto quanto appena citato, afferma che l’Inter “non arrivava tra le prime quattro da tempo, ha rivalutato alcuni giocatori e ha gettato le basi per il futuro, cosa che al Milan non accade“.

Eppure, dopo sole 24 ore, ecco il nostro  disseminare le proprie perle di saggezza di fronte a Caressa, Vialli & Co. dicendo che vede il Milan messo meglio dell’Inter, perchè l’Inter ha già venduto ma ciononostante si sta avvitando su se stessa, mentre il Milan ha deciso di girar pagina, si tratta solo di capire chi mette i soldi.

La coerenza e la logica mi paiono simili a quelle di Paul Ashworth di Febbre a 90° quando dice “tanto varrebbe essere sotto di 8 reti“(min. 3.30 di questo video da imparare a memoria con la mano sul cuore “…Jeeesus Paul you need medical help! You got some kinda disease that turns people into miserable bastards!“): sostanzialmente meglio dover ancora cominciare che essere a metà dell’opera.

Inevitabile contorno di cloaca al succitato piattino di sterco fumante i continui richiami di Vialli a “non si può gestire una squadra da 6000 km di distanza” o di Mauro e Caressa all’assenza di “uno zoccolo duro di italiani che insegni agli altri cos’è l’Inter“.

Meno male che, almeno in questo caso, il Mancio li ha rimessi al loro posto rispondendo -un po’ più elegantemente di me- che l’importante è la personalità, e che del passaporto  se ne fotte.

WEST HAM

Altra convincente vittoria per 3-0 in casa del West Brom. Decisiva o quasi sarà l’ultima partita, ancora con quel Man Utd che al momento ci precede di 1 punto. Teoricamente, se gli Hammers vincessero le loro tre partite e il City perdesse con l’Arsenal, il quarto posto sarebbe ancora possibile.

Vediamo se i miei eroi inglesi hanno la stessa solidità petalosa degli amati nerazzurri…

laz int 2015 2016

Ooh! lo vedete il cesso là in fondo? Ecco, andate un po’ accagare!

BENJI C’E’. HOLLY QUANDO ARRIVA?

ATALANTA-INTER 1-1

Chissà, forse era per toglierci subito dalla bocca quel sapore dolceamaro della sconfitta casalinga col Sassuolo condita però da una prestazione convincente.

Forse era per farci aprire gli occhi sul nostro stato attuale, sia fisico che tecnico.

O magari era per mostrare a tutti quanti il nostro genio strategico nel far partire titolare un giocatore che (sarà la volta buona?) pare avere il biglietto aereo in mano.

Fatto sta che, tocca dirlo, questo 1-1 è purtroppo un punto guadagnato per quanto visto. I bergamaschi, reduci da 4 sconfitte consecutive, risorgono contro i nostri, teoricamente agguerritissimi ma in realtà tremebondi.

Già ci va di culo che il Papu Gomez non la metta (anche se ci farà vedere i sorci verdi per tutta la partita); già dobbiamo ringraziare il fato per non aver assistito al Primo Gol in Serie A di Monachello, cresciuto nelle nostre giovanili, oppure per non aver dovuto sorbirci l’esultanza del “talento di ritorno” Diamanti.

Il Club Gautieri insomma distribuisce altre member cards (Dramé pareva Roberto Carlos, diobono), ma rimaniamo a galla grazie soprattutto a un paio di parate incommensurabili di Handanovic.

Tutti giustamente si soffermano sulla parata “illegale” su Cigarini, ma anche quella su colpo di testa ravvicinato ha dell’incredibile: sembra quasi partire in ritardo e invece, in una frazione di secondo, ecco spuntare la manona a deviare in corner.

Fossi stato in lui, dopo il miracolo alla Benji Price mi sarei girato e sarei uscito dal campo borbottando:

“Io sono a posto per tre mesi, ci vediamo dopo Pasqua, arrangiatevi”.

La difesa si regge indubitabilmente su di lui, come tutte le statistiche ci fanno vedere; Miranda nelle ultime giornate sta assumendo sempre più il ruolo di balia di Murillo, molto impreciso anche in quest’ultima uscita, aldilà della sfortunata deviazione in gol.

Gira che ti rigira, il problema principale dei nostri è sempre quello: il cervello. Si può sopperire a tanti difetti (tecnici, fisici, di personalità…) se si hanno sinapsi ben funzionanti, che ti suggeriscono la scelta giusta da fare. Poi guardi ed hai -appunto- Murillo e Guarin che fanno a gara a perdere palloni, e pensi: la vincium pù la guèra…

Chi mi conosce sa cosa penso di Guarin, e quindi non lo ripeterò. Mi chiedo però quale sia la ragione per farlo giocare, dal momento che il ragazzo non va “messo in vetrina” per solleticare gli appetiti di qualche eventuale compratore. Qui il fesso che ci casca l’abbiamo già trovato, ed è disposto a riempre di soldi tanto l’Inter quanto il giocatore. A che pro sottoporci a questo ennesimo esempio di ignoranza calcistica, oltretutto col rischio di un infortunio che avrebbe vanificato la trattativa?

A questo punto vien solo da sperare che non abbiano visto la partita, altrimenti il rischio che cambino idea è più che fondato…

Faccio un minimo di cronaca: loro come detto scendono sulle nostre fasce come e quando vogliono, e da lì mettono in mezzo palloni velenosi: su uno di questi Murillo prova la scivolata a spazzare in corner, ma la boccia finisce alle spalle di Handanovic.

Vero che alle spalle di Murillo c’è Gomez in fuorigioco kilometrico ma, a voler essere onesti, il nostro difensore non lo vede proprio: difficile sostenere che sia intervenuto sul pallone proprio per evitare il facile tap-in dell’atalantino… Rizzoli infatti non ci pensa nemmeno (figuriamoci) e siamo sotto 1-0.

Per quello ci dice anche culo, perchè nell’unica occasione costruita con un minimo di logica Jovetic scambia bene con Icardi, che si allarga sulla destra e mette in mezzo: Ljajic non ci arriverebbe mai, essendo preceduto da due difensori e dal portiere, ma tal Toloi entra di prepotenza e pareggia gli autogol.

Da sottolineare in tutto ciò la sola cosa buona fatta da Jojo nella giornata, cioè correre da Icardi ad abbracciarlo, tanto per ricacciare in bocca a tanti le presunte antipatie tra i due.

Ma nessuno l’ha fatto notare, e l’ho visto solo io che sono malato…

Sia come sia, il colpo di culo non ci desta, anzi ci fa vivacchiare sulla sensazione di pericolo scampato.

Nel corso del match, contrappuntato come detto dalle paratissime del nostro numero 1 (non dimentico quella su Monachello dopo esemplare assist di Cigarini a fine primo tempo), il Mancio comincia a buttar dentro attaccanti di varia forma, finendo con Perisic e Biabiany sulle fasce, Icardi e Jovetic (poi Palacio) davanti e Ljajic rifinitore. La paura è che finisca come nelle altre occasioni in cui abbiamo affastellato punte e mezze punte in attesa della prosaica botta di culo.

Stavolta invece non succede nulla, il che non è esattamente una bella notizia.

MASTER OF 5-5-5

E’ vero che, almeno, non ce l’hanno picchiata inder posto, ma avere in campo 5 attaccanti per 20 minuti o più e produrre la miseria di due cross sbagliati e un tiro in curva è preoccupante.

La mia analisi, oltrechè sui già menzionati neuroni, si concentra sulla nostra metacampo.

In quanto reparto povero di fosforo così come di piedi buoni, dovrebbe teoricamente sopperire con furia agonistica, forza fisica e pressing spietato in dosi industriali.

Macchè.

Siccome gli assenti hanno sempre ragione, mi viene quasi (ho detto quasi) da rimpiangere Felipe Melo e la sua ignoranza, che quantomeno però crea difficoltà al palleggio avversario.

Qui invece si è sparsa la voce, e non era nemmeno ‘sto gran segreto: l’Inter a centrocampo è scarsa, se li pressi non ci capiscono un cazzo; se giochi di prima non ti prendono mai.

Detto fatto: ha cominciato la Lazio, hanno proseguito Empoli e Sassuolo, ha concluso (per ora) l’Atalanta.

Ora, posto che nessuno obbliga a giocare con tre registi come la Fiorentina, devi però avere un piano alternativo. E qui casca l’asino. La mia impressione è che il giochino abbia retto egregiamente finchè la gamba sosteneva i nostri medianacci. Ora invece li vedo parecchio scarichi e, non potendo contare sulla tecnica individuale nè sulla sagacia tattica, emergono tutte le falle di un reparto di muscolari (eufemismo rispetto alla più prosaica definizione di grand-gross-e-ciula).

Sentire il Mancio dire che dovrà metterli tutti a fare un po’ di muretto per migliorare le tecnica individuale è un’affermazione tanto condivisibile quanto preoccupante, visto che staremmo parlando di gente che gioca in Serie A.

Il giorno in cui Guarin farà ciaociao con la manina sarà sempre troppo tardi, ma anche lì: cedere lui per prendere Soriano vuol dire migliorare in modo solo incrementale. Vuol dire cioè prendere uno che fa -meglio- la stessa cosa: corre, si inserisce, segna. Copre poco, imposta nulla.

Ecco, io sarò prevedibile e poco fantasioso, ma farei una scala di priorità. Di gente che corre e ramazza ne abbiamo. Non abbiamo uno che pensa e distribuisce palloni. Quindi, anzichè Soriano -che è bravo e mi piace, su questo non discuto (cit.)- busserei più modestamente all’Atalanta per Cigarini, o volendo pensare in grande alla Lazio per Biglia.

Quindi prenderemo Soriano.

O, ancor meglio, traccheggeremo fino al 30 Gennaio per poi dire “siamo a posto così”.

LE ALTRE

La Juve inaugura il nuovo stadio Friuli segnando quattro gol in mezz’ora, senza però che le amnesie udinesi destino sospetti come altre volte. Prevedibile e anche banale dire che i cattivi son tornati. Il Napoli regge, regolando il Sassuolo che pure aveva iniziato bene, tornando ad avere un Consigli in versione “normale” e non campionissimo.

Inevitabbbile…

La Roma invece non va oltre il pari in casa col Verona nonostante quel cambio di panchina che di solito dà una immediata scossa nervosa.

Il Milan batte meritatamente una Fiorentina che fa capire a tutti (o quasi) i talebani del Bel GiUoco quanto sia pericoloso non avere alternative al proprio modo di stare in campo.

E’ COMPLOTTO

Sono rancoroso e con memoria elefantiaca -quantomeno sul calcio, chè sul resto non ricordo cos’ho mangiato ieri sera…-. Faccio quindi sommessamente notare che l’Inter, nelle prime 20 giornate, è stata in testa (da sola o in compagnia) per ben 13 turni: più, molto più di tutti gli altri.

Detto che siamo una mandria di dementi e che dobbiamo migliorare in tutti i reparti, è giusto quel che Mancini faceva notare nella conferenza pre-Atalanta: se una squadra sta in testa per tutto quel tempo non è più un caso: siamo lì e ce la giochiamo.

Lo dico perchè chiaramente siamo già al de profundis dei nerazzurri, con i media a fare a cazzotti per salire sul carro di “Napoli e Juve che hanno evidentemente una marcia in più“, fedifraghi come il peggior bagnino riminese nel buttare nel dimenticatoio la tanto celebrata Fiorentina, presa ad esempio fino a poche ore fa e ora sbolognata con un “eh ma giocano sempre nella stessa maniera, non hanno un piano B, che delusione“.

Sintomatico poi che la bella e meritata vittoria rossonera con i Viola faccia indurire gli apparati riproduttivi di serve evidentemente in crisi di astinenza, quando arrivano a chiedere a Mihajlovic se il Milan possa lottare con l’Inter per il terzo posto.

Addirittura in anticipo la Gazza, sempre solerte nell’accomunare le vicende delle milanesi allorquando una va benino (noi) e l’altra maluccio (loro).

Ecco il titolo di mercoledì sui dolori delle milanesi, felicemente appaiate dalla Rosea nonostante la decina di punti di distacco in classifica e la media spettatori agli antipodi:

gazza 13 genn 2016

Il titolone ad abbaiare le peggio cagate; poi nell’articolo, la precisazione: “L’Inter tutto sommato si difende, va bene in classifica e al botteghino. Il Milan no.” Quindi è un pezzo basato sul niente, però intanto facciamolo…

 

WEST HAM

Brutta sconfitta in trasferta a Newcastle: la striscia di risultati utili consecutivi si ferma a 8 (record di Premier eguagliato). Ce ne faremo una ragione.

 

ata int 2015 2016

“Ogni pallone…Benji lo segue…con attenzione”

TROPPO BRUTTI PER ESSERE VERI (SI DICE COSI’?)

INTER-FIORENTINA 1-4

Come ultimamente accade quando incrociamo la Fiore, becchiamo una gragnuola di goals e ritorniamo a casa con le pive nel sacco.

La gara ricorda, nel punteggio come nell’andamento, il nefasto 1-4 casalingo contro il Cagliari di Zeman, nell’unica scintillante prestazione stagionale del Boemo (contro di noi, e con chi sennò?).

Parto alla lontana. A seconda delle inclinazioni politiche o delle semplici simpatie, si è soliti dire che l’Italia è stata liberata dal nazifascismo per l’opera degli Alleati o dei partigiani (“…la seconda che hai detto!“).

La nostra prestazione è per fortuna assai meno importante dell’avventato paragone, ma allo stesso modo può essere addebitata agli scempi commessi dalla nostra difesa (portiere su tutti) o alla cervellotica formazione messa giù dal Mancio.

Handanovic, tra i tanti torti della serata, ha quello di farmi essere d’accordo con Massimo Mauro, secondo cui Samir è tra i 10 portieri più forti al mondo, ma ogni tanto fa di queste cappelle. Dopo 4 minuti lo stop a inseguire è degno del mio piede destro (e io sono talmente mancino da autodefinirmi  “ambisinistro“): il frittatone su Kalinic è inevitabile.

Un tifoso bonario potrebbe fors’anche arrivare a sospendergli la pena, visto che a momenti para anche questo di rigore. Ma “quando cinque minuti dopo (cit Paolorossiana) il nostro fa una non-parata sul tiro di Ilicic, limitandosi a guardare la palla strumpallazza che entra in porta su tap-in del satanasso Kalinic, ecco, a quel punto nessuno gli risparmia la sacrosanta razione di sacramenti. Che difatti arrivano anche dal divano di casa, complice l’assenza del rampollo che mi permette il turpiloquio dei bei tempi che furono.

Al nostro numero 1 mancava solo il grande classico del repertorio, che di solito le grandi star concedono nei bis di fine serata ma che per l’occasione viene anticipato fin verso il 30′ del primo tempo. Guinzaglio ben ancorato al palo di porta e divieto assoluto di uscire: ecco i presupposti ideali per la minchiata di Miranda, che non trova di meglio che affossare l’avversario lanciatissimo a rete, lasciando la partita seduta stante dopo inevitabile rosso diretto.

Da qui in poi, paradossalmente, la squadra dà il meglio di sè, brava com’è a non sbragare totalmente, e mettendosi a fare la formichina che cerca di rimediare una situazione disperata.

La Viola ha sostanzialmente pietà di noi, anche se mi piace vederla come lo Scarpini di turno e pensare che sia stato il nostro pressing ragionato a non farli tirare in porta per quasi tutta la ripresa. Morale, noi pianpianpianpianino riusciamo anche a fare un gol (bravo Icardi su bel cross di Telles), ma i toscani ci fanno capire che non è tempo di miracoli timbrando il quarto sigillo poco dopo e mandandoci definitvamente a casa.

Fatto il riassunto della sintesi del bigino, resta da scotennare il Mancio e capire cosa ci sia sotto la messa in piega brizzolata.

Difesa a tre con Santon centrale???

Perisic esterno a tutta fascia???

Se insistere sulla bontà della sua scelta nel dopo gara è una precisa strategia comunicativa, lo appoggio in pieno (mai dire a quelli là che si è sbagliato), ma detto tra noi, la cagata l’ha fatta. Se c’era un aspetto su cui tutti concordavamo era la solidità difensiva della nostra linea a 4, opportunamente coperta da Melo-Guarin-Kondogbia a centrocampo.

Cosa ca…cchio vuol dire cambiar modulo e far giocare la gente fuori posizione?

Ripeto a chi ha l’insana pazienza di seguirmi che non ho un modulo preferito in assoluto; solo non sopporto di vedere lo schema che ha la meglio sui giocatori.

Prima vengono gli uomini sul campo, poi i disegnini alla lavagna e le pippe mentali.

In fase di commento, non posso che ripetere quanto già detto settimana scorsa: il valore di questa squadra lo vedremo alle prime sfighe. Speravo arrivassero un po’ più avanti, mentre son già qui a bussare, e anche con una certa insistenza.

Le prossime due si chiamano Samp a Genova e Juve in casa. Le risposte non tarderanno ad arrivare.

Tremate!

LE ALTRE

Caso più unico che raro, perdono “entrambe e tre” le squadre strisciate. Se la caduta bianconera comincia a non fare più notizia (perfino prevedibile il successo del Napoli), ho salutato con piacere la sconfitta del Milan a Marassi contro il Genoa, annotando l’esplusione del “nuovo-Nesta-ma-coi-piedi-di-Zidane” che è ovviamente eccessiva, e che servirà per far crescere un ragazzo che in fondo ha solo vent’anni e tutto il diritto di sbagliare (Copyright Riccardo Gentile SkyCalcio).

Pur nella dolorosa sconfitta, rimaniamo in testa al gruppone, nonostante i successi delle romane e del succitato Napoli. Splendido e arcigno il Toro, che finisce in 9 ma riesce a battere il Palermo, salendo a due soli punti dalla vetta.

E’ COMPLOTTO

Gufi e lecchini l’avevano presa da lontano, passeggiandoci sui testicoli con la manfrina delle troppe partite vinte 1-0 e sulla ormai endemica mancanza di giUoco da parte dei nostri. Niente di nuovo e niente di male, se anche scomodi precedenti si esponevano per complimentarsi col Mancio e addirittura il Vate(r) di Fusignano era meno saccente del solito nel giudicare le prime uscite dei nostri.

Epperò c’è la scala Viscidi.

nomen omen...

nomen omen…

Ne ho sentito parlare la prima volta un anno fa sulle sempre interessanti pagine di Undici, ma è curiosamente rimasta fino a oggi nel cassetto della stampa mainstream (inglesismo per non usare l’endiadi “serva e prona“).

La statistica ha un certo peso in questo sport, la si può ritenere utile oppure una masturbazione mentale da pseudo analisti del calcio. E’ però singolare che il principale quotidiano sportivo abbia cacciato fuori questo coniglio dal cilindro proprio questa settimana, con un’Inter ancora a punteggio pieno ed una Juve in zona retrocessione.

Ma non ci fermiamo qui.

L’ultima volta che ho visto Quelli che il Calcio credo che fosse ancora condotto da Fazio. Mi è stato però segnalato un simpaticissssssimo parere personale di tal Attilio Romita, ex volto del TG1 che pare essersi espressamente augurato una sconfitta dei nostri.

Non so se il soggetto sia di palesata fede non-interista, ma potrà senz’altro motivare il suo auspicio (peraltro puntualmente avveratosi, gufo maledetto!) nel nome dell’alternanza e per il solo interesse di tener vivo il Campionato.

Strana sorte quella della nostra Serie A, la cui salute sta a cuore della gente solo quando in testa non c’è la Juve… avete mai sentito qualcuno augurarsi un cambio di vertice negli ultimi quattro anni?

Nemmeno io, ma si vede che ero distratto…

WEST HAM

Attingo nuovamente alle pagine di Undici per segnalare l’interesse per lo splendido inizio dei Martelli anche ad di fuori dei soliti circuiti underground.

In realtà in weekend ci ha regalato un soffertissimo pareggio interno col Norwich (2-2 raggiunto in pieno recupero), ma scintilliamo nella nostra bellezza working class al terzo posto in virtù delle trasferte corsare delle scorse settimane.

They fly so high…

... Se non lo sai tu...

… Se non lo sai tu…

STAGIONE 2015-2016

Per citare la mia Prof di storia e filosofia del Liceo (mai sufficientemente “ricordata” nelle mie Madonne della sera):

“Analizzate criticamente le problematiche relative ai seguenti argomenti:”

PORTIERE

Handa rimane, ed è una buona prima pietra per costruire una difesa degna di tal nome.

Baratterei fin d’ora un paio di rigori parati in campionato per una decina di uscite alte in presa.

Denghiu.

DIFESA

In mezzo siamo ottimi nei titolari e abbondanti nei rincalzi: Murillo e Miranda, ancorchè contro avversari non si primissimo livello, mostrano e danno una sicurezza che Ranocchia e Juan Jesus si sognavano, motivo per cui l’ex Capitano e JJ riposeranno terga e gambe in panca guardando i colleghi giocare.

Strano che l’italiano non abbia deciso di migrare altrove e giocarsi da titolare le -poche-possibilità di essere protagonista al prossimo Europeo: così rischia di non andarci nemmeno, stanti i tre inamovibili juventini (Chiello-Bonnie-Barza) più il “nuovo Nesta” Romagnoli e l’eventuale sorpresa Rugani.

JJ invece potrebbe dare il cambio a uno dei terzini nelle partite in cui occorre difendere a spada tratta. Infine, a gennaio vedremo come sta Vidic e se sarà possibile inserirlo nelle rotazioni (se appena deambulante continuo a ritenerlo superiore ai due succitati neo-panchinari) oppure giubilarlo al miglior offerente, in any.

Sulle corsie laterali, Montoya pare aver esaurito in tempo zero il credito derivantegli dall’essere cresciuto nella Masia catalana, e al momento il suo posto è più o meno saldamente nei piedi di Santon. Sull’altro versante spero che il Mancio abbia visto lungo volendo il giovane Telles che già ha allenato in Turchia.

Come sa chi mi conosce, tremo ad ogni paragone di un qualsivoglia terzino sinistro con il rimpianto da molti -ma non da me- Roberto Carlos. Ripeterò fino in punto di morte che per me un terzino deve saper fare poche cose: crossare, avere una buona progressione palla al piede, qualche rudimento di dribbling ed una fase difensiva accettabile. Non gli si chiede di segnare, nè di impostare (a meno che non ti chiami Brehme), nè di “pensare” troppo (e su questo con Nagatiello siamo a posto!). Tutti motivi per cui non dovrebbe essere così difficile trovare un onesto mestierante. Mi accontenterei di avere nel giovane italo-brasiliano un Maxwell -che pure non finiva di convincermi-: per come siamo messi sarebbe già un passo avanti.

Noto che alla fine nè D’Ambrosio, nè Nagatiello, nè il lungodegente Dodò hanno lasciato Milano: in 6 (7 contando JJ, 8 col baby Di Marco) per 2 posti siamo decisamente troppi.

Urge cura dimagrante.

CENTROCAMPO

Mario, calmo. Stai calmo. Devi stare calmo.

Là dove nasce il giuoco, là dove è fondamentale avere gente pensante, là sui monti con Annette, dove il cielo è sempre blu (cit.), due ne avevamo che sapessero giocare a pallone.

E due ne abbiamo venduti.

Prendiamola larga. Calcisticamente, sono dispiaciuto per la partenza di Kovacic, come già avevo anticipato in sede di “preventivo”: sono tuttora convinto che il ragazzo diventerà forte davvero, ma a certe cifre -leggasi trentacinque bomboloni- non puoi dire di no.

Mi si passi il paragone -ingeneroso per il Mateo decollizzato-: la situazione ha delle analogie con la vendita di Balotelli nell estate del 2010. Prendi cioè un botto di soldi (28 per Mario, 35+bonus qui) per un giocatore sì valido, ma che non è mai stato il vero architrave della squadra. Non arrivo a considerare il croato un panchinaro, ma non è l’Icardi irrinunciabile della situazione.

Morale: in bocca al lupo sinceri. Noi contiamo i soldi.

Diverso, drammaticamente diverso, il discorso relativo a Hernanes. Confessato il mio debole per lui, non ho problemi a riconoscere che troppo poco si è visto nei suoi anni nerazzurri. Detto ciò, è altrettanto evidente che i suoi erano gli unici piedi educati nel nostro centrocampo, abitato ora solo da medinacci, cavalloni o uomini di raccordo.

Per di più, lo vendi a quelli là, che proprio quel tipo di giocatore stavano cercando. Posso, sforzandomi, passare oltre la golosa tentazione di cedere al demagogico “mai-affari-coi-ladri”: ai tempi ero stato tra i pochi a plaudere allo scambio Guarin-Vucinic, poi finito come sappiamo.

Chissà, forse era l’odio -calcistico- per il colombiano a farmi ragionare così. Ma qui il Profeta va a appare un buco bello e buono nella mediana nemica, che in attesa dei rientri di Marchisio e Khedira mostra tutte le sue splendide brutture.

E noi gliel’abbiamo dato. Nemmeno facendocelo strapagare, visto che gli 11 milioni non credo ci aiutino più di tanto nel giochino delle plusvalenze.

Morale, non sono d’accordo, nel caso in cui non si fosse capito.

Oltretutto, la porta da saloon del nostro spogliatoio vede entrare al posto suo il giocatore ignorante per antonomasia (un mio amico di collegio diceva “per eutanasia” e mi ha sempre fatto molto ridere): Felipe Melo ce l’ha fatta a riabbracciare il suo allenatore e ci toccherà pupparcelo per qualche mese. La mia stima nel Mancio dovrebbe spingermi a dargli credito e fidarmi del suo intuito, ma è più forte di me: nel brasiliano continuo a vedere il picchiatore di metacampo che riusciva a collezionare cartellini in serie pur vestendo la casacca bianconera.

So che adesso ce lo stanno facendo passare come l’uomo “che fa le due fasi”, con la Gazza che celebrando la nuova super-inter-condannata-a-vincere addirittura dice di vedere nel brasiliano un “cacciatore di palloni che ha visione di gioco e piedi raffinati.” Ribadisco: pronto a ricredermi e più che felice nell’ammettere di avere sbagliato, ma per me abbiamo preso uno sgherro, pur avendone già uno in casa.

ATTACCO

Qui sembravamo due gatti in croce e invece, almeno a livello numerico, il reparto si è rimpolpato. Giubilati i “tedeschi” Podolski e Shaqiri (cordiali saluti al primo, una punta di dispiacere per il tabbozzo che secondo me in questa Inter ci poteva stare), saluto con curiosa fiducia l’arrivo di Perisic.

Tutto quel che ho visto arriva da un mix di immagini su youtube, dalle quali anche io potrei uscire come convincente fluidificante ancorché brizzolato: in ogni caso, complimenti allo sceneggiatore, perché il campionario di tiri, assist, dribbling e gol è più che promettente. Destro o sinistro non pare far differenza; in più c’è il parere di un personaggio del sottobosco del calcio che mi ha sempre affascinato: Giovanni Galeone, quello del Pescara dei miracoli, l’ha definito “l’unico vero fenomeno attualmente in circolazione” e mai come in questo caso spero che il soggetto dia prova di essere un genio (per quanto incompreso) anzichè un cialtrone (per quanto simpatico).

Degli altri arrivi, Jovetic mi convince decisamente di più dell’ex compagno viola Ljajic, che ho sempre considerato il classico mezzo campione, senza nemmeno avere il sinistro a voragine di un Chino Recoba. Il montenegrino invece mi garba fin dai tempi fiorentini e, ben da prima dei tre gol in due partite, nutrivo pochi dubbi sul suo valore.

Il buon Palacio è un primo cambio di extra-lusso, potendo oltretutto far rifiatare anche Icardi per qualche mezzora.

L’argentino dal canto suo deve “solo” ripetere la stagione passata, alternando la doverosa propensione all’egoismo propria di ogni centravanti, alla giusta dedizione ai movimenti di squadra mostrata sempre più con l’arrivo del Mancio.

MISTER

In pochi casi come in questo è doveroso applicare la formula:

LA+nomedellasquadra+DI+nome dell’allenatore

È decisamente l’inter che voleva Mancini, aldilà di qualche inevitabile ripiego (Dybala e Touré sarebbero stati graditi quanto e più di Perisic e Kondogbia).

Il mercato appena terminato ci offre l’ennesima e non richiesta conferma del diverso ascendente che questo allenatore ha sulla proprietà, rapportato al suo predecessore. L’atteggiamento di Thohir è ai confini della sindrome bipolare (“Mazzarri non rompere i coglioni chè non c’è una lira! Beccati M’Vila e fattelo bastare!!!” “Mancio, amore di papà, lo vuoi un altro attaccante? Non ti preoccupare che papà i soldi li trova”).

Fuor di metafora e battute a parte, il nostro ha capito che l’unica maniera di raddrizzare la baracca è tornare in Chamoions League il prima possibile, a costo di indebitarsi per gli esercizi futuri a furia di pagamenti rateali e riscatto triennali manco dovesse comprare la cucina da Aiazzone.

A me tifoso va benissimo, per carità: resta solo quel retrogusto nell’ascoltare il potente di turno dire “non ci sono i soldi“. Poco importa che sia il politico, il parente o il presidente della tua squadra di calcio: la risposta istintiva a questa domanda è sempre “ma che me stai a cojona’? Guarda bene che cellai li sordi…”

FRULLATE IL TUTTO E OTTENETE IL COMPOST(O)

In buona sostanza, si è creata una squadra divisa in due tronconi, ben definiti e temo ben distanziati. La difesa fa il suo mestiere e quindi cerca di non prender gol, aldilà della spinta che potranno dare gli esterni -tutta da verificare-.

Il centrocampo è il vero ganglio vitale del giuoco, ma anche lì vedo molta gente di lotta e poca (o nulla) di governo.

È palese e fors’anche condivisibile la scelta del Mancio di avere una mediana di cagnacci grossi e rognosi, ma il me tènnnico si chiede: chi cacchio la farà arrivare la boccia alla pletora di attaccanti che ci ritroviamo? Medel e Melo?

Anche senza scomodare il già ricordato e (da me) rimpianto Hernanes, non era il daso di pigliarsi -tanto per dirne uno- un innocuo Ledesma, giubilato dalla Lazio, che non avrebbe certo preteso un posto da titolare ma che di certo a dar via la palla è più bravo dei vari Guarin, Kondogbia, Melo e Medel messi insieme?

Torno al discorso del credito che il Mancio si è conquistato negli anni, e pertanto il Mister sa senz’altro quel che sta facendo.

Spero di scoprirlo presto anch’io, e di venire piacevolmente smentito.

Per ora, dubbi, perplessità.

MAGLIA

bella. semplice e bella. 7+

bella. semplice e bella. 7+

Finalmente una prima maglia degna di questo nome.

Banali strisce verticali nere e azzurre, in omaggio al venticinquennale dalla prima vittoria in Coppa UEFA: niente pretese di stupire, niente innovazioni, niente richiami a ‘sto par de ciufoli, niente concessioni allo sponsor tecnico. Nerazzurra, come dev’essere.

Anche se il blu è un po’ troppo chiaro per i miei gusti. Anche se le righe le avrei fatte un po’ più spesse. Ma va benone. Basta pigiama gessato.

La seconda è un poco paracula, richiamando espressamente quella bianca dell’anno di grazia 2009/2010: ci vedo ancora Eto’o a Stamford Bridge e Milito a ballare al Camp Nou sotto gli idranti…

molto bene anche qui

molto bene anche qui

In chiusura, un piccolo ricordino polemico alla pletora di minchioni razzisti (diamo i nomi alle cose e alle persone) che 12 mesi fa vomitavano insulti sul “filippino” che aveva generato il pigiama gessato collezione autunno inverno 2014/2015.

Ecco, è appena arrivato dall’altra parte del mondo e cede subito alla Nike… Ci fosse stato ancora Moratti non l’avrebbe mai permesso, lui sì che è fedele alle nostra storia“.

Muti. Zitti.

Per fortuna ce ne sono altri a pensarla come me su Thohir (vedi la pagina FB di Bausciacafè ed il “cordiale saluto” mandato a gufi, vedove e piangina).

E’ COMPLOTTO

Non mi fido di chi plaude al nostro mercato, nè di chi ora dipinge Ljajic come potenziale fuoriclasse (Compagnoni di Sky, di chiare simpatie giallorossonere): sono tutte considerazioni fintamente complimentose, che in realtà tolgono qualsiasi scusa alla squadra e al Mister, “accontentato in tutto e per tutto” e quindi obbligato a centrare “almeno il terzo posto”.

Di più e di meglio leggiamo da quello che di norma è un grande scrittore di sport, e cioè Gigi Garanzini: spiace doverlo iscrivere alla canea dei giornalettisti, ma il seguente stralcio sull’Inter in un pezzo peraltro pertinente sulla situazione internazionale del Fair Play finanziario è quantomeno inopportuno:

Quaranta milioni per Dybala non sono pochi. Ma tutta Europa ci aveva messo gli occhi addosso, mentre Kondogbia pur sulla grande ribalta di un quarto di Coppa Campioni era passato discretamente inosservato: eppure Thohir, o chi per lui, ne ha sborsati 35 che pochi non sono. Travolta da improvviso benessere, l’Inter ha smesso di comprare ieri sera alle 11 giusto perché è risuonato il fatidico rien ne va plus.

Caro Gigino: l’Inter ha fatto il possibile, e forse di più, per costruire una squadra rispondente ai desiderata del proprio allenatore e ai paletti dell’UEFA.

Siamo ormai cintura nera di prestito con diritto di riscatto, cambiale carpiata e pagherò ritornato in avvitamento, e la sessione appena terminata vede i nostri conti sostanzialmente a posto. Chiaro, c’è da andare in Champions League per non far crollare il castello, ma intanto siamo a posto.

Stavolta la ramanzina vai a farla a qualcun altro, anche senza andar lontano. Conosco uno che doveva prendere Ibra, Witsel e Jackson Martinez ma ha speso 45 milioni solo per Romagnoli e Bertolacci, chiudendo con un saldo negativo di quasi 70 milioni.

Ma loro sono la squadra dell’amore…

Sarò masochista, ma a me quella dell'interista sognatore sotto l'ombrellone è sempre piaciuta :)

Sarò masochista, ma a me quella dell’interista sognatore sotto l’ombrellone mi è sempre piaciuta 🙂

SE LA VA LA G’HA I GAMB…

CARPI-INTER 1-2

L’assioma riportato nel titolo è una massima tutt’ora in voga nei migliori studi consulenziali del mondo, ad indicare quell’alea di imponderabile che alla fin fine sfugge ad ogni previsione e che risponde solo all’inerzia del momento, al caso, più prosaicamente al buciodiculo.

Sono sì tifoso, sì fanatico, ma non cieco: giochiamo malino, senza nemmeno la parvenza di una manovra che faccia intuire la presenza di un ragionamento. Buttiamo palla in avanti, dove troviamo il classico attaccante in stato di grazia a cui tirare addosso sperando nel rimpallo vincente.

Pur essendo di norma la squadra-più-sfigata-del-mondo, abbiamo già avuto in passato sporadici periodi di “buona” (ricordo filotti di vittorie sotto le gestioni Strama e Raineri che andavano contro ogni logica), e la cosa non può che farmi spavento, visto il Derby ad attenderci dopo la sosta delle nazionali.

Rimandando a mercato chiuso e sigillato una disamina complessiva -rigorosamente tènnica– della rosa 2015/2016, sparpaglio qualche considerazione sul poco visto ieri.

Il “poco” è inteso in senso quali-quantitativo, visto che ho assistito al solo secondo tempo, con la netta sensazione di non essermi perso molto dei primi 45′.

Il Mancio continua a proporre JJ a sinistra e Brozovic trequartista (anche se in questo caso nel dopogara dirà che la scelta era obbligata stante un Profeta ancora in rodaggio). Per il resto si rivede Guarin, Capitano di serata, al quale sono ormai rassegnato: passi ore a insultarlo bestemmiandogli i nonni, e poi alla fin fine vedi che ha propiziato il primo gol -seppure con un cross scolastico- e si è guadagnato il rigore nel finale.

Dietro Miranda e Murillo confermano l’impressione di solidità e risolutezza, col colombiano a rischiare il rigore nel primo tempo – di solito entrando così a mille all’ora gli arbitri non stanno a vedere se prendi palla o piede, cosa della quale peraltro non sono nemmen sicuro…

Gli esterni fanno quel che possono -cioè non molto- mentre là davanti la coppia inevitabile è Palacio-Jovetic, vista l’assenza genialoide di Icardi di cui s’è detto settimana scorsa.

Ha ragione il Mancio a dire che la vittoria è meritata (non foss’altro per lo “zero o quasi” alla casella “parate di Handanovic“) ma i motivi di querimonia ci sono eccome.

Come l’anno scorso, facciamo fatica a chiudere la partita: anche una volta in vantaggio, sembra che i nostri pensino che ormai sia fatta, e sia solo questione di far passare il tempo. Ragionamento che può anche avere un senso, a patto di avere nell’ordine una difesa granitica, un centrocampo di piede e testa veloce ed un attacco cinico e spietato.

Se con le punte potremmo anche essere abbastanza vicini alla descrizione, (vedi gollonzo di JoJo dopo succitato cross di Guarin e paperotta del loro portiere per l’1-0 alla mezzora) in mezzo e dietro it’s a long way to Tipperary…

La ripresa infatti vede un’Inter sempre più raccogliticcia, a giochicchiare senza in pratica creare nulla, mentre il Carpi capisce che con l’andar della partita ci si può provare eccome.

Essendo in sostanza tutti all’esordio nella massima Serie, fa meno notizia del solito il Primo Gol in Serie A contro l’Inter che stavolta risponde a Antonio Di Gaudio, ennesimo nanetto malefico che sfrutta nell’ordine un cross che voleva esseere un tiro, un controllo sbagliato del compagno e un’opposizione granitica quanto un tiramisù di Nagatomo.

Carambola fatale ed inevitabile 1-1.

Qui, devo dire, si è vista la differenza rispetto all’anno scorso: mancavano 10′ alla fine, e fino a pochi mesi fa ci saremmo messi a piangere in mezzo al campo senza nemmeno provarci, anzi magari pigliandola inderposto all’ultimo respiro.

Invece, chiamatelo cuore, culo o quel che volete, i nostri creano in pochi minuti più di quanto abbiano fatto nell’ora e un quarto precedente, con Palacio a mangiarsi un gol non da lui, e lo stesso Trenza a rifarsi poco dopo servendo splendidamente Guarin nell’azione che porta al netto rigore già ricordato.

JoJo non ha il senso dell’umorismo e timbra il raddoppio a pochi minuti dal fischio finale.

Fa bello dire che siamo primi a punteggio pieno. Diciamolo pure, felici e divertiti. Speriamo di migliorare un pocolino a metacampo, chè di strada così non ne faremo molta…

Kondogbia è ancora un pesce fuor d’acqua, pur facendo vedere cose notevoli. Medel è imprescindibile come cagnaccio ma non può essere lui a fare il primo possesso usciti dalla difesa. Brozovic è utile ma non è il cervello che ci serve…

Certo, se per avere un geometra diplomato devo comprare un picconatore analfabeta  (leggasi Felipe Melo) allora tocca citare Don Buro e la sua “beata ignoranza,si stai bene de mente, de core e de panza“.

Si vedrà…

LE ALTRE

Detto che un pareggio avrebbe consentito di guadagnare due punti su entrambe, è innegabile il piacere epidermico nel vedere la Juve nettamente sconfitta dalla Roma. Il 2-1 è oltremodo bugiardo, se pensiamo al rigore palesemente negato in apertura, al palo di Pjanic e al paio di miracoli di Gigione Buffon.

Ad ogni modo, la Roma gioca alla grandissima, mentre i gobbi soffrono da matti le assenze di mercato e quelle da infermeria, che di fatto la lasciano col solo Pogba superstite del centrocampo di pochi mesi orsono.

I cugini fanno sostanzialmente la nostra stessa partita: brutta ma vittoriosa, con le due nuove punte a segno e Balotelli seduto a guardare.

La Viola per ora prosegue l’andazzo montelliano, alternando prestazioni maiuscole a bambole ingiustificabili: Mr Ventura ringrazia e passa all’incasso.

Infine, splendido Eder che rimonta la doppietta iniziale di Higuain per il 2-2 finale. Hai visto mai…

E’ COMPLOTTO

La Gazza non vede l’ora di dirci che per il Carpi era rigore, appaiando l’eventuale errore a nostro favore con l’abbaglio ben più evidente in Roma-Juve.

E’ poi tra il beffardo e il disgustoso dover ascoltare la lezioncina saccente di Caressa -che pure fatica a nascondere le simpatie lupacchiotte come ben sappiamo– quando ci ricorda da sapientino le ultime direttive arbitrali in materia di proteste: tolleranza zero, basta sceneggiate plateali, basta ramanzine codarde degli arbitri che alla fine non risolvono niente.

Oltretutto, visto che c’è il bigmècch, chiamano il bigarbitro: ecco Rizzoli, quello che ha fatto la finale mondiale, quello che mica si fa intimidire, ecco, lui: prima Chiellini, poi Bonucci, poi Pogba (più volte), tutti incainati come bestie a rimostrare il proprio dissenso e lui, fisso come un palo nella notte (cit.) a far faccia brutta ma a non cacciare nemmeno un cartellino.

Ineluttabile assioma cartesiano.

Per il resto, accanita e insistita la sottovalutazione del signor Medel da parte della stampa sportiva tutta. Ultimo iscritto al fin troppo banale club, il finto interista Bruno Longhi che non si fa scappare l’occasione di buttare un po’ di guano mediatico nel ventilatore.

Come al solito, mi chiedo retoricamente dove fossero i denigratori di Gattuso e Furino nei lustri scorsi…

Infine, senza averli mai visti giocare sul serio, faccio solo notare che Draxler rifiuta la Juve per andare a giocare nella stessa squadra -Wolfsburg- che Perisic ha deciso di lasciare pur di venire da noi.

E’ un po’ tirata per i capelli ed è di parte, motivo per cui nessuno ve la racconterà così. Immaginiamo però cosa avrebbero detto a maglie invertite…

Qui invece siamo alla volpe e l’uva, con Marotta a negare qualsiasi interesse della Juve per il giovane tedesco, prontamente smentito dal proprio allenatore.

WEST HAM

Grandiosa vittoria per 3-0 ad Anfield. Sagace e divertente il link che ci fa capire la storicità dell’evento.

Si vede che ci piacciono solo le cose difficili.

Basta lui (per adesso)

Basta lui (per adesso)

LUSTRI LUSTRI E LUSTRI OPACHI

Il 22 Maggio del 2010, vedendo il Capitano con occhi spiritati appoggiarsi la Champions in testa, ho pronunciato parole che ad oggi suonano come un beffardo presagio:

Visto questo, posso anche accettare 5 anni con Orrico in panchina e Pancev centravanti!

Non pensavo che, tra tutti i momenti in cui avrebbe potuto prestare orecchio, il buon Dio si sarebbe preso la briga di ascoltarmi proprio quella volta, ma tant’è…

Dal 22 Maggio 2010 ad oggi abbiamo assistito ad un pervicace, insistito e più che riuscito tentativo di distruzione del giocattolino. Non che tutti abbiano le stesse responsabilità, sia chiaro. Il Signor Massimo ha avuto sì l’immenso merito di portarci in cima al mondo, ma anche il poco invidiabile posto di guida nella discesa agli inferi nella quale galleggiamo da qualche tempo.

Da parte sua, il co-pilotaThohir ha passato buona parte del primo anno a capire come cacchio funzionasse il giocattolo nuovo, ragionando col proverbiale buon senso del pater familias (leggi confermando Mazzarri all’insegna dell’ “avanti piano“) prima del doppio carpiato dello scorso Novembre con cambio in panchina, investimenti massicci e pagherò avvitati.

Le ultimissime dicono che la più che probabile assenza dall’Europa ci giocherà a favore nel non dover scontare immediatamente le sanzioni del Fair Play finanziario, con mercato estivo in versione Ferrarelle (leggasi: leggermente frizzante), rispetto all’acqua Panna delle ultime stagioni. Yaya Touré, Thiago Motta, Jovetic, Pedro… se non altro i nomi che circolano -prenderli poi è tutto un altro paio di maniche- sono all’altezza del nostro blasone e decisamente più appetibili di Campagnaro, Dodò e Laxalt.

Ma aldilà di questo, la cosa su cui volevo ragionare (e alfine bestemmiare) è quanto siano stati diversi gli ultimi 10 anni di storia nerazzurra: nel 2005 iniziava la cavalcata di successi che abbiamo poi mandato a memoria con la mano sul cuore.

Non solo, quei giorni videro la nascita di un unicum assoluto nella recente storia nerazzurra: il progetto. Una cazzo di strategia di durata superiore al bimestre; un allenatore cui dare pieno e fattivo appoggio (roba diversa rispetto al “carta bianca” chiesta da Lippi e perfettamente ricordata dalla Curva in un Inter-Juve del 2002), l’acquisto di giocatori non solo forti ma utili alle effettive necessità della squadra.

Basta scudetti d’estate. Basta punte e mezzepunte affastellate come se non ci fosse un domani. Come la base spaziale del Lego (sempre agognata e mai raggiunta nella mia bionda età), vedevo estasiato la squadrèta cresce un pezzo alla volta, bella e solida come la sognavo.

Il resto è storia. Anzi è leggenda.

But once you reach the top the only way to go is down…

E infatti, vinto un Mondiale per Club di pura inerzia, abbiamo buttato nel cesso uno Scudetto che una gestione solo un poco meno simpatttica avrebbe potuto garantire senza eccessivi problemi. Ma quella stagione si concluse comunque con un Mini Triplete (“Mini un cavolo!” disse uno splendido Moratti al Varriale di turno), che è pur sempre un buon cuscino su cui piangere.

Il delirio è iniziato da lì in poi, con allenatori e giocatori bruciati in serie, e con la palese e palesata incapacità di gestire il cambiamento. Ci si è quindi spenti per autoconsunzione, arrivando a festeggiare il quinto posto del 2014 -miglior risultato dopo il 7° del 2012 e il 9° del 2013- quasi come se fosse un capolavoro, al punto di rimirarlo con la bava che cola 12 mesi dopo (cioè oggi).

Sarà che sono ossessionato da processi industriali e flussi produttivi, ma così come riconoscevo nel lustro d’oro l’effetto della strategia vincente e del fosforo unito al genio, altrettanto qui nella mediocrità del campo vedo l’indecisione e il pressapochismo gestionale.

Come troppo spesso accaduto negli ultimi anni, abbiamo “interessanti prospettive per il futuro“, chè peggio di così è dura. Il Mancio continua ad essere la nostra miglior carta da giocare, a compensare una mancanza di attrattiva nei confronti di giocatori che -se davvero di livello- avrebbero una dozzina di destinazioni da preferire ai nostri lidi.

Ma di ciò avremo modo di sapere e commentare.

Per il momento chiudiamo l’album dei ricordi, non necessariamente solo rose e fiori… Ricordi simili alla cucina marocchina… (vero Paolino e Ponchia?).

Facendo poi presente a chi di dovere che i 5 anni di Orrico e Pancev scadono oggi…

Grazie…

Rise and fall (and hopefully rise again...)

Rise and fall (and hopefully rise again…)

UGO, IO…

INTER-PARMA 1-1

Sarò sintetico, perché ‘sta squadra di minchioni mi toglie pure la voglia di scrivere.

Macristo! Uno passa due settimane senza calcio, vedendo passare sotto il naso prescrizioni che per una volta sanno di condanna e manciate di frasi fatte da perculare senza pietà (#sonotuttefinali), e poi la montagna partorisce un abominio di scurreggia sotto forma di pareggio contro la più ultima delle ultime in classifica.

La sola nota positiva della retrocessione del Parma sarà di non averli tra le palle l’anno prossimo, chè i nostri amatissimi craniolesi contro questi qui hanno preso un punto sui sei disponibili.

Di contro, i parmensi contro i nostri han portato a casa il 40% del fatturato annuo di punti. Se fossimo una categoria di prodotto commerciale anziché una squadra di calcio saremmo una variante delle cosiddette “mucche da latte“: saremmo le shit cows.

Mi consolo del fatto di non aver assistito alla nefasta esibizione, che non ho nemmeno avuto il cuore di rivedere in sintesi. Non potendo addentrarmi in disamine tenniche di ‘sto par de ciufoli, e avendo pietà di me prima che di voi nella decisione di scioperare sulle altre categorie, vi lascio con un degno e doveroso tributo al personaggio principe della commedia italica degli ultimi quarant’anni.

Per una volta non mi rivedo nei panni impacciati del Ragionier Ugo, bensì della -fin troppo- amorevole ed accondiscendente Signora Pina: la sventurata, nei primi episodi della saga, non riuscendo proprio a dichiarare il proprio amore per il consorte, era solita blandirlo con l’immortale distico elegiaco:

Ugo, io… Ti stimo moltissimo“.

nel corso dell’imprescindibile gita in roulotte al mare (quella con Franchino l’intellettuale dall’ascella pezzata e la grigliata di pesce ratto, per intenderci), la succitata Pina cambia registro tentando di consolare il marito quasi cornuto e mazziato: non solo è respinto per l’ennesima volta dalla Signorina Silvani (già questo solo fatto è da applausi: la moglie consola il marito che non è riuscito a farsi l’amante), ma apprende che l’oggetto della contesa tra le due donne è proprio il mefitico Franchino: a Fantocci che si chiede chi possa mai essere interessato a lui, la Pina fa per rispondere, ma lui la interrompe credendo di anticiparla: “eh lo so… tu per me provi tenerezza…”. Glaciale la Pina quando ribatte:

“No Ugo, io per te…. Provo solo un po’ di pena…”

Vetta insuperata dell’odio/amore della Pina lo si ha nell’episodio in cui Fantozzi e Filini vanno a vedere Italia-Scozia allo stadio (Ragioniere, come si dice “che vinca il migliore“? Semplice: “that win the best“!).

Una serie di eventi porta i due colleghi a creare danni come nemmeno i peggiori hooligans, e le loro imprese immortalate nelle immagini trasmesse nel giornale della sera, cui assiste attonita e incredula la Pina, muta e sdegnata fino alla frase pronunciata con un filo di fiato:

“Ugo… mi fai schifo”.

Ecco: dopo l’esibizione cono il Parma siamo arrivati a questo: a provare schifo ancor prima che vergogna nel (non) vedere una squadra incapace di una qualsiasi reazione, non foss’altro che di nervi.

Però il Mister è un ficaccione e ci ha l’appìll, a Giugno prendiamo Yaya Touré e l’anno prossimo vinciamo il campionato.

Ma va va va…

fine trasmissioni

CALCIOMERCATO ED ALTRI DUBBI ESISTENZIALI

Proposito per l’anno nuovo: fare chiarezza e spazzare via i dubbi.

Ecco il modo migliore per incasinare ancor di più le cose.

Va beh, ci si prova.

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Il Calciomercato dei ragazzi inizia di fatto a metà Novembre con l’esonero di Mazzarri e l’arrivo del Mancio. Dovrei conoscerla la squadra, e dovrei sapere che prima o poi il momento del cambio-panchina-gira-la-ruota-compra-una-vocale arriva, anche se ogni volta mi struggo e me ne scandalizzo.

Non essendo però solito zompare sul carro dei vincitori, mi limito a gioire senza vergogna per le innegabili migliorìe apportate dal Mister con la sciarpetta. Al tempo stesso, però, constato un cambio di strategia radicale da parte della società, che mi pare preoccupante per lo meno dal punto di vista della coerenza.

Siamo, se mi si passa il paragone blasfemo, anche se non so per chi lo sia di più, nella situazione dell’Italia durante in Governo Monti: lì il Professore imboccò con grigia sicurezza la strada del rigore, dei tagli e del lacrime-e-sangue, esattamente come Thohir aveva fatto intendere nei primi 12 mesi della sua gestione. Solo così si può spiegare la conferma di Mazzarri e del suo concetto calcistico.

Di fatto, si prende coscienza di essere diventati una neo-provinciale e si cerca di risalire passo dopo passo.

Non rinnego il ragionamento in sè, che mi vedeva concorde sul concetto di neo-provinciale (visti gli squallidi risultati sportivi) e che continuo a ritenere condivisibile sulle possibilità di risalita vista la scarsa qualità del nostro Campionato (dellaserie: “facciam cagare ma gli altri non sono messi molto meglio. Basta poco che ce vo’“).

Posto che l’obiettivo unico e irrinunciabile per sopravvivere a certi livelli è quello di centrare la qualificazione alla prossima Champions League, confermare il Miste’ e comprargli due o tre rinforzi per il suo calcio mi pareva logico e coerente con il Masterplan testè enunciato.

Ecco quindi arrivare laterali di spinta (Dodò), cagnacci a centrocampo (Medel, M’Vila) e punte a supporto (Osvaldo) a prezzi contenuti. Ecco rimanere i pochi-ma-buoni in rosa (Handanovic, Kovacic e Icardi). Ecco una squadra sulla carta più forte di quella che l’anno prima è finita quinta.

E’ chiaro che alla prova dei fatti qualcosa non ha funzionato: se tra Torino, Palermo, Cagliari, Parma e Verona raccogli solo 3 punti, le prospettive cambiano, e la credibilità dell’allenatore agli occhi della Dirigenza scema ai minimi storici.

Se consieriamo che poi s’è anche messo a piovere… (cit. nefasta)

Ecco allora lo spariglione totale, che ci ha riconsegnati alla dimensione di Squadra Simpatttica a me così poco cara ma evidentemente irresistibile per i nostri cromosomi.

La metafora potrebbe essere questa: ci siam messi in corsia di sorpasso per superare il Pandino 750 verde acqua che viaggia a 40 km/h (quanto li odio i vecchi Pandini!), ma una volta iniziato il sorpasso ci accorgiamo di avere il motore che batte in testa e un TIR che arriva in direzione opposta. A quel punto o rientri e ti accodi paziente e rassegnato al Pandino della minchia, o scali in seconda e piazzi l’accelerata sperando di rientrare in corsia prima del frontale.

...sperando che l'epilogo non sia questo...

…sperando che l’epilogo non sia questo…

A voi il compito di accoppiare i protagonisti della vicenda con la favoletta da CCISS-viaggiare-informati.

E’ innegabile che il Mancio abbia rivoltato l’ambiente come un pedalino.

“Noi non siamo una provinciale, seppur con un glorioso passato e con ampi margini di miglioramento.

Cazzo, noi siamo l’Inter!”

Quindi, non rompete le balle che non ci sono soldi, inventiamoci qualche stratagemma per portarne subito un paio di quelli bravi da queste parti“. Queste, più o meno, devono essere state le parole del Mancio al momento della firma del contratto.

CHE AL MERCATO MIO PADRE COMPRO’

Qui però scattano le salutari differenze con la precedente gestione e cioè: detto/fatto!

Nella prima settimana di mercato i due esterni agognati da Mancini sono già abili e arruolati, nonostante il (presumibile) primo obiettivo sia sfumato “perchè lui -Cerci- voleva solo il Milan“. E’ impietoso il confronto con i recenti mercati di riparazione (e non solo): là dove arrivavano fuoriclasse del calibro di Rocchi e Schelotto, ora ecco un campione del mondo (Podolski) e un primissimo rincalzo dell’ultima squadra ad aver fatto un triplete (Shaqiri).

Ecco il cambio di marcia, ecco il tentativo di sorpasso a rischio frontale-col-TIR. I nostri stanno comprando quel che serve, subito e a debito, puntando probabilemente sulla saggezza popolare meneghina, che dice chè a paga’ e a muri’ ghè semper temp…

Si è capito che aumentare i ricavi col merhcandising e gli sponsor è cosa buona e giusta, ma non succede dall’oggi al domani. E soprattutto, che vendi bene un prodotto vendibile (e quindi una squadra in Champions), non il pallido ricordo della squadra che fu.

Thohir può non capire molto di calcio (probabile), ma è uomo di mondo e di affari, e questo l’ha capito in fretta.

Abbiamo cambiato gioco, quindi: non più tagli e spending review, ma aiuti alle famiglie e alle imprese e Banca Centrale che stampa moneta.

Praticamente: da Mario Monti a Tsipras in due mosse.

Celebrati come giusto gli arrivi dei due esterni di attacco, è ora di sfoltire un po’ la rosa, anche per raggranellare qualche milioncino.

Personalmente sarei più che disposto a giubilare carneadi e chiaviche quali M’Vila, Khrin, Mbaye (bravino ma chiuso da tanti esterni), Jonathan (non ho capito se è ancora rotto, ma in ogni caso di terzino brasileiro tutto attacco e niente cervello ne basta uno, e Dodò è più giovane). C’è anche il rischio di guadagnar due soldi…

Nonostante le ultime uscite positive, continuo a pensare che Guarin sia un danno più che una risorsa, e approfitterei dei “brilli estemporanei” (cit.) mostrati recentemente per dargli una bella spolveratina e piazzarlo in vetrina in attesa del miglior offerente.

Discorso inverso invece per il Kuz che (guarda cosa mi tocca scrivere) si rivela secondo me un utile rincalzo lì in mezzo. La qualità del nostro centrocampo è tale per cui lui è quel che più si avvicina a un regista, e quindi va tenuto nonostante sia lento, legnoso e brutto come il peccato.

Rimanendo in quella zona di campo, metto my two cents per implorare il Mancio di non segare definitivamente Hernanes. Il ragazzo ha piede, testa e gamba per giocare sia a metacampo che davanti, e solo questo (unito ai 20 bomboloni spesi 12 mesi fa) dovrebbe bastare a tenerlo stretto.

Arrivo a dire che spero che non si concretizzino le trattative con Lucas Leiva o Thiago Motta (che verrebbe qui solo per infortunarsi meglio…): loro sì che sono centrocampisti patentati, ma con uno di loro titolare, Hernanes l’avresti perso del tutto, arrivando ad utilizzarlo come rincalzo del primo che si fa male.

Rimaniamo così, piazziamo il Profeta accanto a Medel, alterniamo davanti Icardi, Palacio, Podolski, Shaqiri e Kovacic. Alle brutte, Hernanes fa il trequartista e il Kuz ne prende il posto. Arriviamo in Champions così e poi a Luglio riparliamo di centrocampisti.

Infine, l’attacco: Osvaldo credo andrà via, o comunque non rientrerà in rosa. Se conosco i miei polli, il Mancio ha un Ego inferiore solo a quello di Mou e una sceneggiata così non gliela perdona. Nemmeno Gionnidèpp è uno che scherza a livello di umiltà, e quindi non ce lo vedo a strisciare davanti a tutto lo spogliatoio chedendo scusa.

Piccolo inciso: Osvaldo è un minus habens e lo sappiamo, ma calcisticamente ha ragione da vendere a smadonnare contro Icardi: Maurito è forte e segna, ma se avesse la metà dell’acume calcistico di un Osvaldo (non dico del Milito dei bei tempi) sarebbe già oggi un fuoriclasse. Fine dell’inciso.

Spero solo che vada dove non può far danni, e quindi non ai cugini nè alla Fiorentina, chè il ragazzo, al netto delle tare mentali, a calcio ci sa giocare e qualche scherzo sarebbe più che in grado di farcelo…

Pur confortato dagli ultimi risultati, per il terzo posto continuo a vederla durissima, ma è sacrosanto provarci. Tutto fa brodo, soprattutto la consapevolezza di essere cambiati, di saper giocare a calcio.

E poi c’è comunque un’Europa League da provare a vincere.

La Champions passa anche di lì e, si sa, vincere aiuta a vincere.

Meditate gente, meditate…

mumble -mumble

mumble -mumble

PIACEVOLE DILEMMA

JUVENTUS-INTER 1-1

Un po’ miracolati e un po’ con la bocca amara a fine partita.

Va benissimo così, per carità d’Iddio. Usciamo con un punto da una trasferta che si sapeva difficilotta, dove, tanto per dirci le cose come stanno, non avevamo nulla da perdere e nella quale per una buona mezzora del primo tempo non ci abbiamo capito il resto di un cacchio.

Pigliamo gol subito (nemmeno alla prima ma già alla seconda occasione) con Vidal a fare il numerillo e i nostri a fare i gran signori all’insegna del “prego s’accomodi, ma si figuri, prima lei!“. Tevez segna e la chiara, netta impressione è quella dei volatili per diabetici.

Ingannano 10 minuti nei quali, lungi dall’essere pericolosi, se non altro giostriamo palla nella loro metacampo dando la quasi-sensazione di una squadra che sa quel che fa.

Le bugìe però hanno le gambe ancor più corte di quelle di Medel, e quindi la favoletta evapora in fretta.

Anzi.

Il lodevole pressing psicologico del Mancio, che spinge la squadra a “giocarla” senza buttarla mai via, ci fa perdere decine di palle in impostazione sulla nostra trequarti, chè hai voglia a dire a JJ e Ranocchietta che ci hanno il piedino fine… I nostri difensori sono alfieri dello stile terzinaccio vintage e col piede a banana, al punto da far apparire Campagnaro come bipede dalle zampe educate. L’unico che si salva lì dietro è D’Ambrosio, che corre e si propone con buona continuità salvo sbagliare qualche cross di troppo (mette bene quelli per i quali non c’è nessuno in area, sbaglia i due che potevano essere pericolosi).

Il centrocampo è il reparto che, al solito, mi convince di meno, stante la presenza di Guarin (invero tra i migliori ieri sera, mirabile visu) e il doppio cagnaccio Medel-Kuz. Ancor più insipidi i genietti Kovacic e Hernanes, che si vedono poco e male in quel che dovrebbe essere il loro lavoro di supporto a Icardi, inoperoso per quasi un’ora di gioco.

Il Profeta continua ciononostante ad essere tra i miei preferiti, e lo fa vedere nella ripresa quando azzecca qualche giocata spettacolare quanto fine a se stessa, come per dire a compagni e avversari “oh io son qua, vedete voi!“. Mi auguro che il Mancio lo tenga in seria considerazione anche nel prossimo futuro, aldilà dell’arrivo di Podolski e quello probabile di Shaqiri. Come sa chi ha l’insana abitudine di abbeverarsi a questo fangoso pozzo di scienza, Hernanes lo farei giocare ovunque, pure in porta, quindi non vedo l’ora di ammirarlo accanto al cagnaccio di turno nel 4-2-3-1 che Ciuffolo ha eletto a sistema cardinale di riferimento.

Continuo a ritenere che possa essere lui il fosforo di centrocampo di cui abbiamo bisogno, soprattutto se l’alternativa è prendere l’ennesimo mediano dopo Medel e M’Vila (Lassana Diarra, oltretutto al momento senza nemmeno una squadra).

Tornando al mècc, Banti fischia la fine del primo tempo e l’interista medio, ripigliatosi dalla gragnuola di cazzotti presi, si scopre meravigliato ancora in piedi, con un passivo sulla carta ancora rimediabile. Certo, sarebbe utile iniziare a tirare verso la porta avversaria…

E, come per incanto, bastano un paio di indicazioni del Mancio e l’ingresso di Podolski (al posto del Kuz e NON di uno tra Icardi-Kovacic-Hernanes, bravo Mister!) a rivitalizzare i nostri e rimetterci in carreggiata.

Loro, c’è da dirlo, sembrano aver dato il meglio nel primo tempo, quasi increduli che la montagna abbia partorito un topolino sotto forma di 1-0 striminzito (il doppio o triplo vantaggio sarebbe stato più che meritato, tocca dirlo). Peggio per loro! I nostri cominciano a pressarli un po’ più in alto e sono incredibilmente i gobbi a sbagliare qualche appoggio che ai loro occhi (e piedi) dovrebbe sembrare elementare.

Su uno di questi si avventa Guarin che, per una volta, non cede all’insana tentazione del tiro a voragine da 40 metri, ma addirittura imbecca Icardi con un piatto destro verticale dosato col contagiri. Maurito è colpevolmente tenuto in gioco da Bonucci, che non riesce nemmeno a rimediare mettendola sul fisico, chè il nostro se lo fuma in allungo, toccandola piano a beffare lo scommettitore seriale in uscita a valanga con palla a morire all’angolino.

E’ tutto talmente bello ed inatteso che mi aspetto che qualcuno si inventi qualcosa per annullarcelo, dellaserie “non ve lo meritate abbastanza”. Invece è tutto vero, e come già nel Novembre 2012 il mio ottimismo è tale da pensare “ok, adesso ce ne fanno altri tre ma almeno gli abbiamo rotto i coglioni!“.

Mi mando affanculo da solo perchè, citando lo sfortunato predecessore del Mancio che a sua volta cita un dozzinale rocker della bassa padana, il meglio deve ancora venire. Icardi a metacampo ruzzola addosso a Bonucci e, mentre tutti attendono il fischio dell’arbitro a sanzionare la spinta, Podolski si invola sulla sinistra: il cross è forte e teso come si comanda ad un’azione del genere, e il nostro centravanti argentino arriva con una frazione di ritardo, sufficiente solo a far carambolare la palla fuori e non nel sacco.

Il Sergente Lo Russo avrebbe apostrofato i bianconeri con un retorico “Ti brucia ‘u peperone eh!?“.

Non paghi di tutto ciò, i gobbi ne concedono un altro paio. Detto di un bel destro, sempre di Icardi, respinto in corner da Buffon, ecco la polpetta più appetitosa: Osvaldo ha appena sostituito Hernanes (applausi a prescindere per il brasileiro, come già detto) e l’ennesimo controllo sbagliato dal centrocampo bianconero ha fatto scattare il succitato oriundo e Icardi in campo aperto. Maurito ha una, due, tre volte l’occasione per mettere il compagno a tu per tu con Chiellini, lanciato in campo aperto, ma non lo vede (o non lo vuole vedere) e procede da solo concludendo l’azione con un peto calcistico che non ha nemmeno i crismi per essere considerato “tiro in porta”.

A Johnny il Bello salta la brocca, e la “conchatumadre” risuona fino al barrio de La Boca, al punto che è addirittura Guarin (!) a vestire gli inconsueti panni del saggio e bonario compagno che interviene a staccare l’uno dalla giugulare dell’altro ed evitando la rappresentazione plastica in braghe corte del Canto XXXIII dell’Inferno (quello del Conte e del fiero pasto, per intenderci…).

Ovviamente, l’episodio servirà alle serve come extended play del disco evergreen “L’Inter e il suo spogliatoio spaccato“, visto che l’Usvald ha il colpo di genio di sfanculare pure il Mister, prima di correre nello spogliatoio un secondo dopo il triplice fischio finale.

Tra questa sceneggiata e la fine della partita c’è tempo per l’espulsione di Kovacic, che entra barzotto su Lichtsteiner (ci può stare, ma anche un giallo non sarebbe stato scabroso) e per un paio di troiai che in altri tempi ci sarebbero costati il sifulotto beffardo e che invece Handanovic sbroglia da par suo.

Invece, come si diceva all’inizio, usciamo con un pareggio al tempo stesso benedetto e bestemmiato. Avanti col Genoa, domenica all’or di pranzo, tanto per vedere se siam cambiati per davvero.

Hai visto mai…

LE ALTRE

Della manciata di squadre che ci precedono, Lazio e Napoli si appollaiano al terzo posto a +8 dai nostri, mentre la mezza dozzina di inseguitrici (Palermo e Sassuolo a parte) non ci stacca ulteriormente. Recuperiamo anzi un grazioso punticino su Fiorentina, Samp, Udinese e Milan, che però è sconfitto in casa dal Sassuolo con un gol su calcio d’angolo. La cosa, per chi ancora non lo sapesse, vale come sorta di indulgenza plenaria dalle parti di Milanello: è forse per quello che da anni i Meravigliuosi beccano pere su pere da corner, sunteggiando poi in conferenza stampa con sguardo fatalmente pensoso “eh, ma era su corner…“.

Tornando ai cazzacci nerazzurri, continuo a ritenere che sia meno difficile tentare il colpaccio e vincere l’Europa League, piuttosto che azzeccare la rincorsa al terzo posto.

Volendo fingermi l’imparziale ed illuminato analista che non sono, è assai arduo che la simpatttica compagine possa nelle restanti venti partite recuperare 9 punti su Napoli e Lazio, e 5 o 6 su Genovesi, Milan, Palermo e Fiorentina.

Nè a molto serve la frase fatta “basta vincerne tre o quattro di fila...” visto che da tre anni non riusciamo a farne più di due.

E’ COMPLOTTO

E’ divertente sentire le sempre meno credibili giustificazioni del “sistema” contro l’aiuto tecnologico agli arbitri; ed è ancor più singolare che, a non volere tale ausilio, siano proprio le categorie che da esso avrebbero più da perdere (leggasi: arbitri e gobbi, sempre che tra i due ci siano differenze, ops… battuta dozzinale ed inelegante).

L’ennesimo caso di gol-non-gol, stavolta con la Roma protagonista, fa risuonare in un silenzio orrendo tutti gli sproloqui circa l’imprescindibilità degli assistenti di porta. Gli esempi dell’ultima giornata vedono il gol di Astori convalidato dall’arbitro nonostante il parere contrario dell’arbitro di linea e la gomitata da minchione rifilata da JJ a Chiellini, che un normo-vedente non avrebbe avuto difficoltà a punire. Il secondo episodio andrebbe unito ad una vistosa trattenuta dello stesso Chiellini ai danni di Ranocchia nel secondo tempo, ma il punto -per una volta- non è tentare la (fin troppo facile) empirica dimostrazione del complotto anti-Inter. Anche perchè (how strange) di foto in rete del suddetto abbraccio affettuoso non ne ho trovate…

Detto ciò, lasciatemi solo dire che sentire un picchiatore come Chiellini lamentarsi per la gomitata di JJ -brutta quanto inutile- è quantomeno bizzarro, visti i precedenti non immacolati dello juventino. La legge però dovrebbe essere uguale per tutti ed ecco quindi il pron(t)o giudice sportivo Tosel accogliere le querimonie del bianconero, applicare la ineccepibile prova tv e comminare le altrettanto inevitabili 4 giornate al nostro genialoide difensore.

Fuor di metafora: il giudice di linea non ha visto un cazzo, quindi mi tocca rimediare.

Tutto ciò a ulteriore conferma della ultra-provata fallibilità degli assistenti di porta.

Ma non basta.

La parte conservatrice, che accusa la nuova tecnologia di costare troppo (200.000 € per ogni campo, cifra che mi pare altina vista la tecnologia in questione, ma pigliamola per buona…), argomenta il proprio sgomento dicendo che gli arbitri di porta non sono lì solo per giudicare se la palla è entrata o no, ma aiutano l’arbitro anche in “tutta una serie” di altre circostanze (diffidate da qualsiasi frase che contenga locuzioni quali “tutta una serie ” o “…e quant’altro“) quali trattenute in area o colpi proibiti.

Si riguardassero per l’appunto Juve-Inter di ieri sera.

E poi: ‘sti cazzi di assistenti di porta, quanto costano? Circa 1.000 € solo di gettone-presenza, si dice. Se è così fanno 2.000 € a partita, 20.000 € a giornata, circa 760.000 € annui di costi puri, contro un investimento di (malcontati) 3 milioni una tantum. Ragionando in termini da milanese imbruttito, un pay back period di 4 anni: assolutamente nella norma.

I conti son presto fatti, e anche la scusa della scarsa sostenibilità economica si scioglie come neve al sole: parliamo di 200.000 € per ogni stadio (roba che le squadre di Milano, Roma, Verona e Genova sosterrebbero al 50% con la coinquilina di stadio): le Società non hanno duecentomilaeuro? Li recuperano in multe, danno 200 tessere omaggio in meno, i modi sono tanti, non contiamo balle…

Il problema non è certo quello: la verità è che si vuole mantenere la discrezionalità dell’arbitro ai massimi livelli, con tutto ciò che ne consegue.

IL MOVIOLONE

Io, da buon illuminista, continuo a sognare un calcio (e una società) fatta di regole il più certe possibili, in cui il ruolo soggettivo e umano abbia meno spazio possibile. Il che, nella più importante delle cose non importanti, vuol dire tempo effettivo, due “jolly” da giocarsi a partita e tecnologia a dispsizione dell’arbitro ogniqualvolta ne voglia usufruire.

Come si fa operativamente? E se poi era rigore? E se poi non era fuorigioco?

Anche qui mi pare meno complicata di quel che si pensi, a patto di volerci provare:

RIGORE: se l’arbitro fischia e poi è contraddetto dalle immagini, il gioco prosegue di conseguenza (punizione per la squadra in difesa, rimessa dal fondo, palla scodellata in area… fate vobis). Se l’arbitro invece lascia giocare, alla prima interruzione di gioco la squadra attaccante può giocarsi il proprio “jolly” e vedere come va. Era rigore? Si batte. Non era rigore? Si va avanti e jolly sprecato (vediamo che fine fanno i simulatori).

FUORIGIOCO: arbitro e segnalinee non vedono un fuorigoco che c’era? La squadra difendente si gioca il jolly e, nel caso abbia ragione, ottiene l’annullamento del gol e riparte con una punizione a favore.

Ed ora il daso più difficile: si segnala un fuorigioco che non c’era. Alla prima interruzione ci si gioca il jolly e, in caso di azione fermata ingiustamente, la palla potrebbe essere rigiocata a favore della squadra di attacco nello stesso punto (punizione, palla scodellata, rifate vobis).

È una consolazione un po’ del cacchio, lo riconosco, ma è meglio di niente. E porterebbe arbitro ed assistente a segnalare il fuorigioco solo quando ne siano davvero convinti (chè alle brutte si può sempre non segnalarlo e poi tornare indietro) piuttosto che sbandierare qualcosa che non c’è.

Franco Baresi la mano alzata potrebbe finalmente mettersela dove gli ho suggerito per due decenni.

Ma queste sono solo pippe mentali di un complottista. Rimarremo con la poesia dell’arbitro che sbaglia come sbagliano tutti, vivremo nell’amore e nella concordia, perchè tanto alla fine torti e ragioni si compensano.

WEST HAM

Pareggio a Goodison Park contro l’Everton in FA Cup che, se non sbaglio, vuol dire replay ad Upton Park. Staremo a vedere….

In questo preciso istante lo stavo idolatrando... dopo un quarto d'ora l'avrei appeso al muro. E non ero il solo :)

In questo preciso istante lo stavo idolatrando… dopo un quarto d’ora l’avrei appeso al muro.           E non ero il solo 🙂

HERE WE GO AGAIN

Sottotitolo: Non ce la possiamo fare…

Allora, pensieri in ordine sparso. Ma sempre con simpatttìa…

Come qualità di allenatore non stiamo nemmeno a parlarne, il miglioramento è evidente.

I soldi spesi, purtroppo o per fortuna, non son nemmeno i miei, quindi potrei tranquillamente accodarmi al tifoso medio e gioire perchè il Buttero si è levato dai maroni ed è tornato Ciuffolo con la sua sciarpetta.

Però sono un rompicoglioni. Nonchè rancoroso. E tremendamente coerente.

Quindi il primo commento alla notizia di stamane è stato:

minchiacheffiguradimmerda!

Pensavo e speravo che certi “colpi di testa” fossero definitivamente spariti con l’addio di Moratti, e del resto il primo anno di Thohir era stato contrappuntato da scelte in massima parte legate al buon senso e all’ordine, se eccettuiamo il papocchio Vucinic-Guarin.

Invece, si vede proprio che l’Inter è pazza, ma di una pazzia strana e contagiosa.

Contro ‘sta brutta bestia, perfenazina, flufenazina e altri antipsicotici possono poco…

Non posso non chiedermi come cazzo verrà motivata la scelta in sede Uefa, stante la ramanzina appena presa dai nostri a Nyon e il margine tendente a zero per ulteriori manovre correttive alla cazzo.

Chè, se la mossa del cambio di allenatore è stata fatta, con conseguenze economiche grossolanamente stimabili tra i 10 e i 15 milioni per il solo anno in corso, allora da ingenuo mi chiedo : “Ma quindi ci avete pigliato per il culo e i soldi a cercarli bene c’erano!“.

Lascio alla coscienza di ognuno di noi la risposta al seguente quesito:

“E con 12 milioni a disposizione è meglio cambiare allenatore facendo per l’ennesima volta la figura dei brubru o comprare un cazzo di centrocampista, una minchia di terzino o una fava di punta decenti?”

Giuocando a fare il tènnico, più che probabile il passaggio alla difesa a 4 (anche se magari non già nel Derby), e a un possibile rombo di centrocampo, come modestamente da me ipotizzato se non auspicato nelle precedenti settimane (vedasi il punto 1 di questa sbrodola).

Questo un abbozzo di Inter possibile con la nuova messa in piega:

Elegante e avvolgente come una sciarpina di cachemire

Elegante e avvolgente come una sciarpina di cachemire

Schemini e subbuteo a parte, ecco i pro e i contro della mossa nerazzurra:

PRO

Laggèente. Torna quel che viene percepito come un interista, che ci ha fatto vincere, che nella sua permanenza ha incarnato lo spirito da interista sfanculeggiante (i vari Brandi e Varriale ricorderanno, visto che Youtube “stranamente” censura), salvo poi farsi mite e smemorato agnellino quando davvero avrebbe dovuto picchiar duro.

Il tifoso medio non ne poteva più di Mazzarri, e posso essere d’accordo sul fatto che quello fosse ormai un punto di non ritorno.

Morale: è l’ambiente-Inter (whatever that means) a ritrovare entusiasmo da questo cambio in corsa, oltretutto con il Derby da giocarsi tra una settimanella. Lo spariglione è robusto, questo è sicuro…

Su quanto la rosa sia adatta al suo gioco ho piccoli dubbi: la squadra è decente e nulla più, il modulo c’entra fino a un certo punto. Con la prevedibile difesa a 4 vedo male gente come Dodò e Jonathan, viste le attitudini difensive pari a zero, a meno di non schierarli in un centrocampo stile Cuper (qualiltà e imprevedibilità sulle fasce, due fabbri ferrai in mezzo). Per il resto, Hernanes più di Kovacic dovrebbe essere il faro della squadra, messo dietro alle due punte come vertice avanzato del rombo: lì può senz’altro dire la sua, lasciando a Kovacic libertà di pigliar palla e correre guardato a vista da Medel e dal “quarto” che dovrebbero racchettare e dragar palloni.

Continua a mancare un regista, ma chettelodicoaffà

Mancini torna in un’Inter assai diversa da quella che ha lasciato. Ci sono meno soldi, decisamente meno campioni, molte meno facce conosciute. Quest’ultimo aspetto non può non aver pesato (in positivo): lo sfogo del Mancio dopo Inter Liverpool, che di fatto ne ha segnato la fine, era quello di un allenatore che aveva chiuso ogni dialogo con il Direttore Tecnico (Branca) ed il Responsabile Medico (Dr Combi), spalleggiatissimi invece dalla Presidenza. Fu forse il primo ma certo non l’ultimo ad avere problemi con loro, e guarda caso i due soggetti sono state tra le prime teste a rotolare dopo l’insediamento di Thohir.

Economicamente, può aver ragione Mentana quando dice che Thohir ha visto che con Mazzarri lo stadio era vuoto e che quindi alla lunga avrebbe perso dei soldi.

CONTRO

Ragionando però finanziariamente (e cioè guardando alquando i soldi entrano ed escono), il gioco è rischioso se non letale visto che, come detto, pagherai -e tanto- due allenatori quantomeno da qui a Giugno, e difficilmente tra biglietteria e merchandising avrai un’impennata di ricavi capace di pareggiare il bagno di sangue e di Euro…

Morale: la scommessa la vinci solo arrivando terzo, e/o vincendo l’Europa League.

Hai detto cotica…

Ma l’aspetto che più esce martoriato dalla scelta di oggi è la credibilità della Società.

Come sapete, non ho fatto altro che concordare con le spiegazioni di Bolingbroke in relazione alla precedente gestione economica ed ai danni in buona parte da quella ereditati: una mossa del genere però va esattamente in quella direzione, una implicita ammissione di colpa a meno di 6 mesi dal rinnovo contrattuale, con tanto di inversione a U e ribaltone sanguinolento per le già esangui casse nerazzurre.

Immancabile poi l’alluvione di danno mediatico che una scelta del genere si porta dietro.

Segnalo alcune chicche:

1) La Gazza ripercorre la storia del Mancio all’Inter, ricordando l’arrivo al posto di Zaccheroni, a sua volta subentrato dopo il (cito letteralmente) “fallimento di Cuper“.

Storia vecchia, all’ìnsegna della balla ripetuta finchè diventa verità. Se il biennio di Cuper all’Inter è stato un fallimento, (un secondo e un terzo posto in Campionato, quello del 5 Maggio, conditi da una semifinale di Champions persa per un doppio pareggio) mi chiedo cosa dovrebbero fare 19 squadre su 20 ogni anno. Suicidarsi?

2) Paolillo, che nei minuti dopo lo scudetto di Parma ci regalò perle quali “Mancini è confermato all’80%“, ci dice che lui del nuovo arrivato ha solo buoni ricordi perchè con lui ha vinto “due scudetti“. Il pirla dice due scudetti, non contando quello assegnato dopo Calciopoli. Questi sono i veri interisti, altro che i filippini  venuti da lontano, vero?

3) Poco da obiettare a Sconcerti che, pur contento dell’arrivo del suo ex allenatore ai tempi della Fiorentina, definisce l’Inter “una squadra mai nata e non una Big in difficoltà“.

Non posso non concludere dicendo che Mazzarri ha finito di patire. .

E’ vero, torna a casa con il primo esonero della sua vita, ma è capitato ad allenatori ben più bravi di lui, quindi ha di che consolarsi. Continuo a non imputargli colpe eccessive, pur essendo un chiagne-e-fotte di professione, che suo malgrado più parlava più dava modo ai tifosi di attaccarlo (“non abbiam vinto perchè si è messo a piovere” rimarrà purtroppo negli annali dei blob calcistici per tanto tempo!).

Spero tanto di essere smentito, e non avrò problemi a riconoscerlo, ma non credo che il cambio di panchina, aldilà della umana euforia iniziale, porterà a drammatici miglioramenti a medio-lungo termine…

Per il momento:

Miste’: grazie per tutto quel che hai cercato di fare (“cioè nulla”, cit.)

Bentornato Mancio, “campionedistile“.

E viva l’Inter, sempre.

You say goodbye, and I say hello

You say goodbye, and I say hello