LA SUPERCAZZOLA E IL GATTOPARDO

NAPOLI-INTER 2-2

Quel che si può dire senza tema di smentita è che non siamo capaci di annoiare.

Nè noi, nè gli altri.

Da buon rompicoglioni faccio presente che anche all’andata pareggiammo 2-2, alternando diverse facce nella stessa partita, e anzi menando le danze per ben più degli ultimi 20 minuti. Ma dire ciò paleserebbe una malafede dalla quale mi tengo lontano.

Mi limito a citare la consueta saggezza di Boban che, commentando i rispettivi pareggi e la quasi analoga classifica delle due milanesi, faceva notare come la differenza tra le due squadre fosse abissale nella percezione ed infinitesimale in termini di punti.

Nulla di più vero: il Mancio ha portato il suo irresistibile fascino in tutti i territori a lui circostanti. I media lo amano, e io me ne compiaccio vieppiù, e anche i giocatori vedono in lui quel leader (inteso proprio nel senso letterale del termine, colui che guida) che Mazzarri e il suo piagnisteo metereopatico evidentemente non poteva dare.

Facendo finta di fare un’analisi a freddo della partita (a freddissimo… visto il ritardo con cui scrivo, ma non rompete le balle chè c’ho ‘na vita…), il Napoli chiude 0-0 un primo tempo in cui poteva serenamente fare quattro goals, mostrando un Higuain stranamente sprecone e ben controllato da Handanovic. I nostri tengono palla ma producono pochino: bella la percussione iniziale di Palacio, ma gli anni passano e il ragazzo non arriva in tempo; accademico il sinistro alto di poco di Brozovic (once more in ombra…), innocua la botta centrale del trottolino Shaqiri.

Nella ripresa succede tutto, fin da subito: Hamsik segna di testa, talmente solo che non esulta, incredulo di cotanta libertà ai confini dell’area piccola. Solo generiche le attenuanti a Juan Jesus, ammonito dopo 20 secondi per un fallo che non c’è dal solito Rocchi, e conseguentemente impaurito per i restanti 89 minuti e passa. Per non correre il rischio di incappare nel secondo giallo si tiene a un buon metro da qualsiasi attaccante degli azzurri, che per pura grazia attendono solo il 50′ per purgarci.

Noi nel frattempo abbiamo invertito gli esterni, mettendo D’Ambrosio a destra e Santon a sinistra. Il “bambino” di Mourinhana memoria mi smentisce più che piacevolmente, arando la fascia mancina e usando sempre e solo il piede destro -motivo per cui di solito lo stramaledico. Com’è come non è, il ragazzo ci dà dentro e inizia a scodellare palloni sempre più interessanti.

Là davanti Icardi inizia a farsi vedere, mandando fuori di un pelo una bella girata di testa su cross di Shaqiri, passato a fare l’esterno di un 4-2-3-1.

Ma poco dopo (detta come la direbbe Frèngo e Stop) Guarin torna ai grandi classici, perdendo palla a metà campo a beneficio di Higuain, che trova il tempo di fargli un tunnel, di portarsi a spasso Juan Jesus e mandarlo al bar con una finta appena accennata e infine di incenerire l’incolpevole Handanovic con il classico tiro a voragine che tante volte avrei voluto sfoggiare al calcetto dei campioni.

Il Napoli pensa -legittimamente- di averla in tasca e sostanzialmente smette di giocare.

La tasca però dev’essere quella posteriore dei pantaloni, e dev’essere pure bucata, perchè in meno di un quarto d’ora la partita esce dalla suddetta tasca e si spinge sempre più verso l’interno, con esiti intuibilmente triviali.

Dapprima è Santon a stupirmi con un doppio passo e un cross rasoterra di sinistro (ma allora ce l’hai, non è una protesi!!!): batti e ribatti in area e alla fine è il Trenza a buttarla nel sacco.

Pochi minuti dopo, bella imbeccata di Guarin per Palacio in area: ingenua quanto evidente la trattenuta di Henrique, che avrà studiato sugli appunti di ‘GnazioAbate, versione Derby 2012. Il rigore è talmente solare che neppure Rocchi può esimersi.

Icardi fa il grosso e rifila il cucchiaio al simpatico tifoso che attentava alla sua cornea con l’immancabile puntatore laser.

Tempo di vincerla ce ne sarebbe, stante anche l’avversario rimasto in 10, ma il colpaccio rimane in canna. Nè possiamo lamentarci, chè a dirla tutta sul 2-0 non avrei sperato nemmeno nel gol della bandiera.

Quando però l’ho visto materializzarsi al minuto 27 (quindi prima della letale e proverbilae soglia del 28′) ho pensato “…hai visto mai che…

E per una volta è andata.

Cambia un cazzo, galleggiamo in ottava posizione con la consolazione di aver acchiappato il Torino, ma altrettanto consapevoli che da questo campionato abbiamo ben poco da guadagnare. Per esser chiari: il tanto sbeffeggiato quinto posto dell’anno scorso ce lo scordiamo, motivo in più per puntare tutto sull’Europa League, con la partita contro la squadra aziendale della Volkswagen alle porte.

LE ALTRE

La Juve vince il Campionato a Marzo, andando a +11 su una Roma ormai capace solo di pareggiare. Il Napoli come visto fa altrettanto, e così è la Lazio a dilagare sulla Fiorentina, agganciando proprio i campani al terzo posto. Il Milan viene raggiunto al 94′ dal tremendissimo Nico Lopez che, come solertemente riportato in tempo zero da tutti i commentatori, era già stato fatale a Mazzarri, e pareggia una partita che ha seriamente rischiato di vincere con una dose di culo industriale. Il rigore a favore non fa più notizia; il gollonzo di Mexès sfida invece le leggi della fisica applicata alla sorte. Disgustomatico.

E’ COMPLOTTO

Iniziando dai commenti alla partita, faccio presente come il non frequente gesto tecnico denominato “cucchiaio” o “scavetto” generi sempre -ovviamente quando va a buon fine- gli “ooohh” estasiati del pubblico. Totti, Pirlo, perfino Toni poche ore prima di Icardi hanno ricevuto le giuste lodi per quel tiro tanto beffardo quanto dolce.

Ovviamente diverso il caso di Icardi, bollato bonariamente come “il ragazzo che non cresce mai, che non sa sottrarsi allo sberleffo“. Sintomatica l’intervista di Sky al Mancio, al quale tentano in tutti modi di far dire che il ragazzo non lo doveva fare.

Preciso Ciuffolo quando dice “non l’ho neanche visto, lo sto vedendo adesso“.

Spostandomi dal singolo gesto tènnico alla tattica più generale, e ad ulteriore riprova che it’s a matter of perception, ricordo distintamene le critiche a Mazzarri nella gara di andata, pur giocata bene secondo me. Al tecnico labronico veniva rimproverata l’eccessiva tendenza al contropiede, là dove invece Benitez faceva giocare le sue squadre ed era amante del bel gioco (la bella Ilaria disse testualmente “non certo un contropiedista” con la pletora di commentatori ad annuire alla collega).

A un girone di distanza, Benitez è invece bravissimo a ripartire in transizione (attenzione, non “a fare il contropiede“, a “ripartire in transizione“, sentite come suona cool e smart?), mentre l’Inter ha un possesso di palla spesso sterile.

Ma è tutto troppo banale perchè io possa davvero stupirmene.

Assai più gustoso, di contro, l’intervallo lavorativo di martedì 3 marzo scorso.

In pausa pranzo sono solito degustare un paninetto davanti ad un quotidiano dalle eccentriche pagine rosa. I

Ebbene, quel dì, in meno di un’ora ho riscontrato i seguenti pezzi-simpatia:

1) Si parla del Liverpool e di Coutinho: a Stefano Boldrini non pare vero poter fare il maestrino saccente tirando fuori la solfa di Roberto Carlos e indugiando con espressioni tipo “A volte ci ricascano” o la chiusa “Ma davvero Roberto Carlos non aveva insegnato nulla?”.

2) Nelle sempre interessanti pagine di “G+“, in quanto tali assenti nell’edizione on line, c’è un servizio sul campionato statunitense appena iniziato.

Dovrete purtroppo fidarvi di quel che vi dico, non potendo linkare che uno snapshot che corrobori le prove del mio delirio.

Giusto celebrare degnamente il soccer, facendo notare la presenza di grandi campioni o vecchie conoscenze del calcio “che conta”: sintomatico il fatto che tra i volti noti attualmente in MLS facciano sfoggio di sè i vari Kakà, Giovinco, David Villa, i futuri Lampard e i recenti Beckham. Oba Martins ovviamente non è nemmeno citato “tra gli altri”, che pure annoverano fenomeni quali Jozy Altidore e Robbie Keane.

Puntualissimi invece a rimarcare la differenza tra il calcio statunitense odierno e quello di qualche lustro fa. Mi pare che il titoletto di uno dei paragrafi riportasse testualmente “Altro che Matthaeus e Djorkaeff!

3) Altrettanto interessante l’intervista fatta a Andrea Previati, giovane universitario che allo studio USA sta affiancando l’esperienza nella squadra calcistica universitaria. Facendo un paragone tra il calcio giovanile italiano e quello a stelle e strisce il ragazzo dice (o meglio, al ragazzo fanno dire): “Avevo giocato contro l’Inter nella Beretti e pensavo potesse essere la partita più bella della mia vita: c’erano 80 papà e qualche osservatore“.

Per la cronaca, questa la foto della pagina della Gazza incriminata:

Se avete un buono zoom riuscite a leggerci le porcate contro l'Inter

Se avete un buono zoom riuscite a leggerci le porcate contro l’Inter

4) Infine, puntuto e graffiante il trafiletto dedicato al probabile ingaggio di Hector Cuper da parte della Nazionale egiziana. Dopo essersi premurata di farci sapere che l’Hombre Vertical era tutt’altro che una prima scelta dei Faraoni, la redazione si tuffa nell’album dei ricordi (rigorosamente grossolani), riecheggiando il 5 Maggio e le presunte collusioni con la camorra, prima di lasciarsi andare a frasi quali:

“…il 5 Maggio, pietra tombale di una carriera da perdente come se ne sono viste poche”.

Questa me la sono scritta sul tovagliolo perchè me la volevo ricordare…

Ora, posto che uno possa anche vedere il 5 Maggio avulso da tutto il contesto (e cioè da come si sia arrivati a giocarsi lo scudetto all’ultima giornata, ma sono io ad essere il solito complottista…), questo pover’uomo è arrivato in finale di Champions col Valencia nel 2001, è arrivato in semifinale nel 2003 con l’Inter (uscendo per un doppio pareggio), è arrivato più volte secondo in Campionato.

Un vincente? Certo che no. Ma se questo ha avuto “una carriera da perdente come se ne sono viste poche“, Pippo Marchioro cosa dovrebbe dire?

Torno alla attualità più recente e chiudo con una foto dedicata a Sacchi e al fido Bargiggia. Ecco l’indegna Inter che ha osato battere il Milan-che-propone-giuoco 2-1 nel derby della Primavera:

Da sinistra in piedi, all'unisono: "Prrrr!!!!"

Da sinistra in piedi, all’unisono:
“Prrrr!!!!”

WEST HAM

Evidentemente nell’East London invidiavano la palude di centroclassifica dei ben più blasonati nerazzurri.

Si saranno chiesti “ma noi, onesta working class della Premier League, che cazzo ci facciamo in zona UEFA? perdiamone un po’ e ritorniamo a metà classifica“. Solo così posso spiegarmi l’imprevedibile sconfitta per 1-0 contro il Chelsea capoclassifica.

L'immaturo Icardi non ha rispetto dei tifosi avversari e li irride col cucchiaio.

L’immaturo Icardi non ha rispetto dei tifosi avversari e li irride col cucchiaio.

MALE MA BENE (PER CHI CI CREDE…)

INTER-FIORENTINA 0-1

L’Inter perde una partita che poteva serenamente pareggiare, e forse anche vincere.

Però la perde e quindi c’è poco da dire. (Logica stringente, datemene atto…)

Certo, vedere Palacio non servire Icardi solo a porta ormai vuota è un colpo al cuore, chè il Trenza anche se cigolante ha di solito intelligenza calcistica sopraffina. Già più prevedibili invece gli abbonamenti a legni vari (Guarin tenta il gol fotocopia di Europa League ma prende il palo) ed eroi di ritorno (Neto ormai fuori rosa fa le uova togliendo tre-quattro palle che parevano già in buca).

I due allenatori devono fare severa autocritica: Montella non si accorge del KO di Tomovic ed esaurisce i cambi dovendosi giocare l’ultimo quarto d’ora in dieci (e poi addirittura in nove!), mentre il Mancio obbedisce ad un turn-over fisiologicamente inevitabile, ma dai risultati nefasti. Kovacic e Podolski fanno a gara a chi fa peggio (il tedesco era paradossalmente parso migliore a Cagliari, dove almeno i gol -pur sbagliati- li aveva quantomeno cercati) e i loro rimpiazzi entrano con un’oretta di ritardo.

Il primo tempo in effetti vede i nostri essere pericolosi solo con il succitato montante colpito dal Guaro, mentre la Fiorentina, pur non facendo molto, crea comunque un paio di pericoli dalle parti di Handanovic. Bravo il nostro portiere sulla punizia velenosa di Diamanti; esecrando invece nella ripresa quando respinge male un cross radente di Pasqual. Sulla respinta arriva Salah, lasciato solo dai nostri, ed il frittatone è servito…

Tempo e modo di rimediare ce ne sarebbe, e difatti le occasioni migliori le abbiamo da lì in poi, complice l’ingresso dello svizzero-kosovaro-tabbozzo. Shaqiri si conferma di talune spanne superiore – se non in altezza, in intensità e numero di giri. Diverse le palle che passano dai suoi piedi, sempre pericolose anche se, purtroppo, mai decisive.

Non va meglio con i colpi di testa, visto che prima Vidic e poi Palacio nel finale si vedono ricacciare in gola l’urlo liberatorio dal portiere viola e in odore (rectius puzza) di accordo con la Juve.

In un centrocampo più all’arrembaggio e meno ordinato del solito (altra prova delclinante anche per Brozovic), emergono vizi e virtù di Guarin. Il ragazzo, pur tra i migliori, ha alternato fasi di lodevole caparbietà ad altre di insensata insistenza, dribblando uomini su uomini invece che servire compagni meglio piazzati.

Ma non è il caso di sottilizzare, chè il colombiano è di gran lunga il più forte dei nostri in queste settimane.

Pensa un po’ a dove siamo arrivati…

Occorre quindi ripartire dalle buone cose fatte vedere, pur consci dell’ennesima occasione buttata al vento: battendo i Viola li avremmo quasi raggiunti (-1), riaprendo scenari di quarto posto e guadagnando in fiducia ed autostima. Come puntualmente accade da tre anni, invece, toppiamo l’ennesimo esame di maturità e siamo ricacciati nei bassifondi della colonna di sinistra, con l’impervia trasferta napoletana che si staglia all’orizzonte.

Concludo facendo notare che la Fiorentina non ci batteva a San Siro dal 2000 e che i nostri non vincono a Napoli dal 1996 (Galante di testa, sentita per radio, a momenti vado a sbattere su un tornante per Livigno…). Il problema è che noi interisti non abbiamo ancora capito come giocare al gioco dei “record che esistono proprio per essere battuti“.

LE ALTRE

Oltretutto, anche il Napoli esce sconfitto dall’ultimo turno, complice un Toro più che mai cazzuto. Ci aspetta quindi una trasferta con cazzimma nel Golfo. Il Milan raccoglie un brutto pareggio a Chievo mentre la Samp rimonta e batte l’Atalanta in quel di Bergamo. La Lazio passa facile a Sassuolo.

il Monday Night vede prima e seconda sfidarsi a Roma: tifo matto e disperatissimo per i lupacchiotti, consci che, pur vincendo, la rincorsa al primo posto resterebbe quasi impossibile.

E’ COMPLOTTO

Onestà vuole che, per quanto sentito, i nostri siano stati solo bonariamente rimbrottati per la sconfitta. Giuste le critiche al Mancio per la formazione iniziale, ma a parte quello è stato tutto un riconoscere le tante occasioni avute e comunque l’esistenza di una manovra generale che dà quasi l’impressione che la gente in campo sappia quel che deve fare.

Siccome però sono un paranoico rompicoglioni, la chicca la tiro fuori dalla Gazza di venerdì.

I foglietti che Mancini manda in campo ai suoi giocatori sono obiettivamente un’anomalia sui campi di calcio e si prestano a divertenti ironie e prese in giro. Guai a lamentarsi di ciò, e anzi la parodia del messaggio recapitato a Medel e Ranocchia nel Giovedì di Coppa è assai gustoso:

Fin qui tutto bene

Fin qui tutto bene

Trovare però questa immagine a pagina 5 della Gazza, dove cioè si commenta la partita, sa di presa per il culo! I lettori della rosea mi capiranno (o compatiranno, a seconda dei casi…): non l’hanno messa in penultima pagina, insieme alle vignette e ai tweet ironici della giornata.

No. L’hanno messa lì:

processo alle intenzioni di prostituzione intellettuale.

processo alle intenzioni di prostituzione intellettuale.

Senza nemmeno una didascalìa che spiegasse l’ovvio (e cioè che era -appunto- una simpatica battuta). “Io la metto lì, se poi sembra una presa per il culo, peggio per loro“.

WEST HAM

Brutta e inspiegabile la sconfitta interna col Crystal Palace: ne pigliamo tre e segniamo il “goal of the flag” quando loro son già in 10 uomini.

What a load of rubbish…

Aquilani sorride perchè sa che tanto piglia il palo...

Aquilani sorride perchè sa che tanto piglia il palo…

SEMPRE PIU’ DIFFICILE

CAGLIARI-INTER 1-2

Come dice il titolo, e come dicono al circo, riusciamo nell’impresa di giocare molto bene un primo tempo chiuso a reti bianche e a portare a casa la vittoria nella ripresa nonostante una difesa raccapricciante.

Terza vittoria di fila in campionato: roba che non si vedeva da due anni e passa…

Potrei anche chiuderla qui, facendovi contenti, chè quel che c’è da dire si riassume  giusto in trepparòle (“anche in due…. co…com… come ti viene!” cit. Turné). Invece insisto nel passeggiarvi sui testicoli coi tacchi a spillo, cercando invano di capire perchè la stessa squadra possa alternare brilli estemporanei… va beh questa ormai la sapete.
Il Mancio mi strappa applausi ancor prima del calcio di inizio, smentendo l’ennesimo “caso”, e facendo giocare Vidic al posto dell’impresentabile Ranocchia degli ultimi tempi. Altrochè “con me ha chiuso, non giocherà più“: fatemi cullare il sogno -infantile e inutile- che l’abbia fatto solo per smentire la stampa e svelare il complotto ai nostri danni.
Non è così, ma sarebbe bello.
Handanovic ha una zampa fuori posto quindi gioca Carrizo: caotico, poco ortodosso ma ugualmente efficace. Là davanti torna Kovacic ad assistere uno dei migliori Icardi della stagione ed un Podolski che fa tutto quello che può (“cioè nulla“) in questo momento di forma. Nella prima mezz’ora si divora due gol da bestemmia in chiesa, talmente clamorosi che il terzo errore pare quasi (quasi) scusabile.
Medel, Guarin e -in misura minore- Brozovic garantiscono sufficiente solidità e mobilità alla nostra mediana. Bravo ragazzo il fratello di Ajeje Brazorf, un po’ troppo frettolosamente definito il nuovo Modric e cacate varie.
Personalmente, ribadisco il mio illuminato parere:
è un Kuzmanovic più forte.
Il che, stanti gli ampi margini di miglioramento della squadrètta, è già qualcosa! Il ragazzo sa fare un po’ di tutto e anche piuttosto bene (Kuz fa tutto da 6–), quindi in questa Inter uno dei posti a centrocampo è suo di diritto.
Tornando alla partita, e detto di un primo tempo ben giocato e buttato nella latrina nella guisa di cui s’è detto, la ripresa inizia con il colpo da biliardo del croato decollizzato: Kovacic dà l’avvio all’azione e la conclude dopo un controllo in area di Icardi.
Umanamente comprensibile la sua esultanza a zittire i critici, e sintomatica la corsetta del Mancio verso il giocatore per festeggiarlo (rarissimo che sia un allenatore a correre verso il giocatore, a meno che non si voglia festeggiare gol importanti, importantissimi o -che si riveleranno- decisivi).
Come vedremo più avanti, ovviamente, la cosa non è minimamente presa in considerazione dagli attenti osservatori, che invece parlano di un Kovacic triste e inconsolabile.
Come già visto a Glasgow, però, i nostri staccano la spina e nun ce capiscono un cazzo. Entra il giovane Longo, satanasso della Primavera nerazzurra di qualche anno fa, e in naftalina da un buon quadrimestre passato in Sardegna, e pare Nordhal per come gioca. Cossu si ricorda di essere mezzo campione e quindi fa tutto bene salvo sparare alto solo davanti al portiere. I nostri difensori se la fanno addosso senza riuscire a mettere insieme due passaggi in fila.
In questo mi sento di dare qualche colpa al Mancio, che martella tutti i nostri con il mantra del “giochiamo la palla e non buttiamola via“: concetto nobile e financo condivisibile, quando non portato agli accessi. Personalmente, in quei casi un paio di rinvii alla cazzimperio sono più salutari di una tisana in una fredda notte di inverno.
Però non fa figo…
Morale, proprio nel momento in cui il nostro pannolone necessita di un urgente cambio, Medel (quello che è indegno di giocare, quello che nemmeno il peggior terzinaccio…) fa un passaggetto in verticale tanto semplice quanto illuminante: Icardi riceve, manda tutti al bar con una finta in sgummamento e piazza la biglia all’incrocio con sinistro a voragine.
L’esultanza è talmente brutta che preferivo la scena muta dell’ultima volta ma, insomma, non si può aver tutto nella vita.
Mandiamoli ad Amici va...

Mandiamoli ad Amici va…

Chiamandoci Inter, i problemi sono ben lungi dall’essere risolti, anzi.
Retrocediamo ancor di più, cagandoci in mano da soli; Longo non riesce tecnicamente a segnare il suo Primo Gol in Serie A solo perchè il suo tiro sbatte sul palo e poi sulla schiena di Carrizo, ma mi era bastato vederne il profilo efebico dalla panchina per bestemmiare tra me “Opporc… questo adesso entra e ce la mette sicuro!“.
E’ come se, quando la storia è così bella e particolare, la Dea Eupalla (vecchia bagascia, fatti i cazzi tuoi ogni tanto!) non resistesse alla tentazione di far esclamare a tutti “incredibile! proprio lui!” come degli automi Piccininiani.
Facciamo un passo indietro e torniamo alla scellerata trasferta in terra di Scozia: secondo voi, un italo-svedese che ha passato l’infanzia in Africa, che è stato fermo un anno e mezzo per infortunio, che da piccolo stravedeva per lo Zlatan interista ed è stato allievo del Mancio al City, poteva forse esimersi dall’infilarci il sifulotto al minuto 93?
Claro que no.
Tornando all’ultima esibizione delle nostre rockstar preferite, il gol preso ovviamente galvanizza i sardi che ci credono -a ragione. Le occasioni non sono nitidissime, ma il pericolo è costante per gli ultimi 20 minuti di partita.
L’ingresso del Kuz e di Hernanes serve solo a quest’ultimo per avere ennesima riprova del periodo di sfigacosmica  che sta attraversando. La sabongia da fuoriarea è degna del miglior Stankovic: forte, tesa, precisa, pure troppo. Infatti sbatte sulla traversa e rimbalza a pochi centimetri dalla linea di porta, ma ancora saldamente in campo. Dodo addirittura lo consola, mentre l’ex laziale sorride mezzo sconsolato e mezzo contento per il triplice fischio finale.
Dopo il simpatico intermezzo di Europa League previsto giovedì, domenica ospiteremo la Fiorentina per l’ennesimo esame di maturità: per il campionato cambia poco, chè tanto terzi non ci arriviamo. Serve però far punti e guadagnare in autostima.
Hai detto niente…
LE ALTRE
Complice il rinvio del Derby di Genova (una storia di teloni e pioggia degna del peggior girone di interregionale…), per qualche ora raggiungiamo addirittura vette inesplorate per le nostre recenti abitudini: tipo sesti a soli 4 punti dalla Fiorentina.
Mentre la Juve regola l’Atalanta in rimonta, la Roma ha definitivamente deciso di abdicare a qualsiasi sogno di scudetto, e deve invece guardarsi le terga da un Napoli che pare solido e tosto nella rincorsa alla qualificazione diretta alla prossima Cèmpionz.

I cugini spezzano le reni al Cesena con un bel gol di Bonaventura e l’ennesimo mezzo rigore gentilmente offerto al 90′. L’altro mezzo rigore della giornata, questo, non solo non è stato dato, ma è stato giudicato fallo in attacco.

Tutto in proporzione, as usual.

E’ COMPLOTTO

Come accennato, l’Inter arriva a Cagliari col caso Vidic scoppiato nel culo di chi se l’è inventato e con Kovacic immusonito dalle troppe panchine (diciamocelo tra di noi… bravo sul gol, ma per il resto partita di pura decenza e nulla più…): ecco che il ditino davanti alla bocca dopo l’1-0 è parsa occasione troppo ghiotta per i mediaservi per farselo scappare.

Illuminante più del solito in questo caso la pelata di Max Nebuloni di Sky, che testualmente dice a Icardi nel dopo gara che nonostante il gol Kovacic non sembrava comunque felice, sembrava adombrato“.

E’ sempre la stessa storia: i giornalisti di Sky “battezzati” alle altre squadre sono di solito poco meno che ultrà al seguito dei propri idoli (vero Nosotti che chiami tutti per nome e nomignoli? “Pippo dice a Jack di stare più alto” ma lèvati…), i nostri invece sono i carugnin de l’uratori che fanno la spia.

Anche noi tifosi non ci facciamo mancare niente (e mi ci metto per primo): Ranocchia ha uno stato di forma difficilmente peggiorabile, ma si è visto che anche senza di lui i problemi non spariscono. Giovedì scorso, dopo il 3-3 dell’italo-afro-svedese-lungodegente avrei impalato il nostro Capitano pur senza colpe evidenti (sa far molto di peggio come sa Higuain) e non sono il solo.
Posto che sarebbe troppo chiedere una roba così, si potrebbe comunque trovare una via di mezzo nei nostri giudizi, almeno per evitare che i giornalisti diano come notizie di giornata le nostre querimonie mediatiche.
WEST HAM
Se è per questo la nostra difesa è in ottima compagnia: gli Hammers sperperano il doppio vantaggio a casa del Tottenham subendo uno stupido 2-1 e causando un rigore tanto netto quanto ingenuo a 10 secondi dalla fine del recupero.
Ulteriore beffa, il rigore è inizialmente parato dal nostro portiere, ma gli Spurs segnano su subitanea ribattuta.
Wankers…
14 gol come Tevez, tanto per ricordarlo!

14 gol come Tevez, tanto per ricordarlo!

DI ROMBI E ALTRE FIGUR(ACC)E GEOMETRICHE

INTER-PALERMO 3-0

Posto che parlare di normalità a proposito dei nostri amati nerazzurri è arduo, possiamo almeno dire che la partita è stata ben giocata, limitando le vaccate a livelli per noi fisiologici.

Non mi illudo di aver trovato in JJ e Ranocchietta una coppia di centrali affidabile, nè di poter rivedere a cadenza settimanale la preziosa animalanza mostrata da Guarin. In tempi di magra, mi contento della convincente prestazioncella e mi crogiuolo nella gioia ormai un po’ impolverata della vittoria.

Checchè ne dica il Mister -giustamente criticato da Boban, come vedremo- non è solo questione di mentalità e atteggiamento. Il fatto è che tre centrocampisti coprono più di due: ecco allora che Medel, Brozovic e Guarin riescono a garantire piede, gamba e testa, proteggendo l’asilo Mariuccia lì dietro e supportando Shaqiri, Palacio e Icardi in avanti.

Immagino che gli incoraggianti risultati faranno insistere il Mancio sulla strada tracciata, chè alla fine il rombo è sempre gradito a tutti noi ometti, come ci ricorda il fine pensatore dei nostri tempi:

Eeehh...

Eeehh…

Lasciando perdere lo Schoperauer del ventunesimo secolo, e tornando a parlar di pallone, assistiamo a un match che, onestamente, poco ha in comune con le ultime esibizioni dei nostri.

Ribadisco il mio appoggio alla tesi portata avanti dal Mancio, sintetizzabile con “abbiam giocato come le altre volte, oggi è andata solo meglio a livello di fortuna“. Questo è il disco che deve metter su anche per dare morale alla squadra. Detto tra noi, però, abbiam tirato in porta più contro il Palermo che nell’ultimo mese: sinceramente 3 gol, due legni e un paio di altre occasionissime non le ricordo da mesi e mesi…

Dietro, tralasciando lo psicodramma di Ranocchia in Coppa Italia, restiamo una palafitta che poggia nel fango: il Capitano e il suo fido scudiero JJ sono due buoni difensori, ma nessuno dei due ha la bravura e/o il carisma per tenere in mano tutto il reparto. Resto convinto che Vidic potrebbe e dovrebbe essere impiegato più spesso (se non sempre), nella -vana- speranza che ai due possa essere trasmessa per osmosi qualche dose di testosterone e fosforo e, se non altro, con la certezza di avere un bagaglio di esperienza che limiterebbe minchiate tipo quella vista nel secondo tempo e finalizzata inopinatamente in curva da Dybala.

Icardi lo vedo sempre più simile a Bobone Vieri, sia nelle movenze che nell’intelletto. Non ho ancora deciso se gridare “E’ COMPLOTTO” quando sento le puntute critiche alla sua scarsa partecipazione alla manovra (chè Inzaghi e Trezeguet bastava che la buttassero dentro e a tutti andava bene così…), ma è innegabile che questo qui abbia talento nel mettere in buca quasi ogni palla che si trovi a passare dalle sue parti.

Se a ciò aggiungiamo un certo interesse del suddetto per l’aspetto gossipparo ed un -forse conseguente- intelletto non raffinatissimo, ecco che le similitudini tra Maurito e il tosco-australiano si fanno evidenti.

Intendiamoci: la cosa per me è solo positiva, chè a me mi frega solo che il centravantone la butti in goal, tutto il resto è bla-bla-bla. Sarò un cuore d’oro, ma io a Bobone ci ho voluto tanto bene per i 100 e passa fischioni fatti in 6 anni, anche se non son serviti a niente, anche se poi è finito tutto a carte bollate, anche se poi è andato al Milan…

Tornando ai nostri, riusciamo addirittura a raggiungere il Milan e a fare capolino nella colonna di sinistra della classifica.

Come diceva il sommo: “squadrone, scudetto!

 

LE ALTRE

La Juve vince come prevedibile contro i cugini, e altrettanto fanno Roma e Napoli. Pari tra Samp e Sassuolo, in attesa di Lazio e Genoa impegnate stasera nel posticipo. Anche Toro e Viola portano a casa i tre punti che li fanno restare nei quartieri alti della classifica.

 

E’ COMPLOTTO

Cerco di andare con ordine, lasciando la parte più spassosa in fondo.

Parlando di strisce nerazzurre, insisto nel far notare la pervicace attenzione data alla (non) partecipazione al giUoco da parte di Icardi, tanto per chiarire che evidentemente non basta fare un gol ogni ora e mezza giocata, se la tua maglia è quella lì…

La sola cosa che mi fa desistere dallo strapparmi le vesti e gridare all’ennesimo episodio di Prostituzione Intellectuale è un frase detta da Ciro Ferrara, tra l’altro ex allenatore di Icardi: alla domanda fatta dopo un buon quarto d’ora di bombardamento nemmeno troppo chirurgico contro l’argentino e riassumibile con “ma è poi così importante che un centravanti partecipi alla manovra se ogni volta che tocca palla fa gol?“, Ciro ‘a Papà dice che una volta non sarebbe importato niente, ma nel calcio di oggi anche i numeri 9 devono lavorare per la squadra.

Ecco, io a uno che si fa tatuare sul braccio il numero sbagliato di scudetti vinti darei torto per definizione; eppure la cosa mi ha fatto pensare. Non che Superpippa o Trezeguet abbiano smesso di giocare da decenni, ma forse davvero il ruolo è cambiato. Detto questo, come direbbe il sciur Ambroeus sorseggiando un grigioverde di prima mattina, inschì aveghen di problemi!

Per la prima volta sono invece in disaccordo con Boban, che continua a considerare Medel una sorta di roito calcistico, indegno di giocare nell’Inter. Ahimé, caro Zorro, tutto va visto in prospettiva (giuro che non è una battuta contro Galliani!): degni del prestigio e del blasone dell’Inter in rosa ne abbiam proprio pochini… Se invece parliamo di questa Inter, allora a mio parere il cileno ci può stare e anche bene. Lui ritiene il paragone con Gattuso assolutamente improponibile; io continuo a sostenere che il nostro non è inferiore a Ringhio, e che casomai è il resto della mediana a non essere all’altezza dei vari Seedorf, Pirlo e Kakà. Ma di tutto ciò il colpevole non può essere il grintoso trottolino cileno.

Cosa mi tocca dire…

Avendoci girato intorno abbastanza, mi concentro ora sullo scontro tra i due mali assoluti del calcio. Per fortuna, a ‘sto giro, c’è stato dell’altro oltre alla solita stucchevole rivisitazione della “sana e sportivissima rivalità tra i due club che hanno scritto la storia degli ultimi decenni del calcio italiano“.

Oltre a notare il consueto assordante silenzio sulle malefatte combinate da queste due associazioni (a delinquere?) sportive, con coppe e scudetti arraffati come se non ci fosse un domani, questa volta assistiamo a un godibilissimo teatrino messo su da Milanello Bianco. Galliani, che mai è stato Dottore ma che così viene ossequiosamente chiamato da tutti in quel mondo fatato, con la sua geniale e provocatoria uscita, fa scaturire dubbi anche sul Diploma da Geometra, dimostrando di non conoscere l’elementare principio della prospettiva:

Esiste il "licenziamento per eccessiva figura di merda"?

Esiste il “licenziamento per eccessiva figura di merda”?

I meme in rete sono troppo spassosi perchè sia io a perculare questa esecranda figura del calcio italiano: dico solo che il succitato biasimevole figuro mi ha costretto ad essere d’accordo con la Juve e la sua puntuta replica.

Non che in settimana i diversamente milanesi si siano distinti in Fair Play e maturità. Dopo l’ennesima figuraccia del suo settore giovanile, eliminato dal girone del Torneo di Viareggio con due sconfitte nelle prime due partite, ecco Filippo Galli (tu quoque … sei una brava persona, perchè ti presti a queste sceneggiate?) ammonire il globo terraqueo del concreto rischio di non vedere più il Milan partecipare a questo Torneo, perchè (cito testulamente) …Non possiamo venire a giocare su questi terreni. Per noi che proponiamo gioco è assurdo, ma credo anche per il movimento giovanile calcistico italiano. Se vogliamo fare settore giovanile è impossibile farlo qui, dove abbiamo affrontato una squadra che giocava sulla palla lunga e basta. Se vogliamo davvero bene al nostro calcio e parlo della tutela delle squadre che devono avere quando propongono gioco…”.

In sintesi: loro non possono perdere perchè loro “propongono gioco“. Se avesse detto “giUoco” sarebbe stato perfetto.

Vittime del Sacchismo, unti dal Signore…

Corti-umili-intensi and proud of it!

 

WEST HAM

Ad Upton Park arriva il Manchester United e gli teniamo testa sfiorando il colpaccio: finisce 1-1 con pareggio loro al 92′ con tiro della disperazione. Peccato!

Oltre a non esultare dopo i gol, ecco Icardi scatenare la rissa in campo con i compagni. Spogliatoio spaccato. Crisi Inter. Dov'è la Società?

Oltre a non esultare dopo i gol, ecco Icardi scatenare la rissa in campo con i compagni.
Spogliatoio spaccato.
Crisi Inter.
Dov’è la Società?

PIASTRELLATI

SASSUOLO-INTER 3-1

Quando si dice che “più in giù di così, c’è solo da scavare” si afferma una grande verità, oltre a citare una simpatica canzonetta di qualche anno fa.

Ci armiamo quindi di vanga per modellare la silouhette di quel sarcofago calcistico che siamo diventati, anche se siamo molto trendy e ficaccioni nel nostro insistito 70% di possesso palla, chè adesso si gioca, mica come prima che si faceva solo il contropiede.

La verità è che l’attuale Sassuolo contro l’attuale Inter vince facile 7 volte su 10, pur avendo una rosa nemmeno paragonabile. Mancini fa bene a insistere sul lavoro, finanche sul “giUoco” come unica strada per uscirne, ma comprende perfettamente che quello che pensava essere un impegnativo sentiero di montagna è in realtà un Everest da scalare a mani nude.

La partenza ci illude di essere quasi in palla, con un paio di occasioni nel primo quarto d’ora, prima che i nostri avversari capiscano che la nostra opposizione alle loro ripartenze ha più buchi di un groviera stagionato. Ecco quindi la prima delle millemila discese sulla nostra fascia destra, lasciata libera da un Donkor che -apprendo- nasce centrale difensivo ma spinge più del Maicon dei bei tempi: il cross in mezzo è solo deviato da Medel ma arriva ugualmente a Zaza, che non si fa problemi: si gira e spara di sinistro sotto l’incrocio, con Handanovic e Vidic a battergli le mani.

La scoppola non ci sveglia, anzi: la sobria euforia dei primi minuti lascia spazio al nulla calcistico espresso da Kovacic (c’era?), Palacio (ho pietà di lui solo per il glorioso passato) e Podolski (si vede solo quando intercetta invece che far scorrere gli unici tre palloni dati sulla corsa di Dodò). Shaqiri è l’unico che si sbatte, e nella ripresa colpisce anche un palo.

Come detto non impariamo dagli errori, quindi ecco Sansone infilare il quarto gol contro di noi (su un totale di 16 in Serie A) sempre partendo da destra, dove nell’occasione era contrastato -si fa per dire- nientepopodimenoché da Palacio.

Ci va ancora bene perchè l’unica occasione in cui Donkor ferma gli attaccanti emiliani genera un mezzo rigore, gemello di quello che dopo il 90′ pone fine alla sfida.

La ripresa, se vogliamo, è parente stretta della partita di settimana scorsa col Torino: loro dietro a difendere il meritato doppio vantaggio, noi a ruminare calcio a due all’ora (almeno tra di noi diciamocelo, altrochè “abbiamo cambiato faccia nel secondo tempo”) e a costruire una sola azione (bel cross dalla destra di Brozovic e capocciata di Dodò con conseguente miracolo di Consigli). Per il resto, ricordato il palo di Shaqiri su bel sinistro da fuori area e un tiro velleitario di Podolski da posizione assai defilata, segnamo il 2-1 di rapina con Icardi, entrato nella ripresa, quando mancano una decina di minuti a fine match.

Poco dopo, Sansone macchia la prestazione facendosi stupidamente espellere, e sono gli unici minuti in cui sogno un immeritatissimo pareggio, stante il maxi recupero concesso.

Ci pensa Ranocchia a riportarmi dalle nuvole eteree alla terra fangosa, allorquando si fa beffare da Zaza sullo stacco aereo, prima che Donkor lo fermi irregolarmente in area. Berardi segna ad Handanovic dal dischetto (il che è una notizia) e terza pera messa in saccoccia.

GENIUS AT WORK

Ma siccome potrebbe andar peggio,

"Come?" "Potrebbe piovere..."

“Come?”
“Potrebbe piovere…”

…ecco la genialata del dopo partita, così intrinsecamente simpatttica da meritare un trafiletto “a parte” (che va sempre scritto staccato. Scusate ma ho un odio viscerale per chi scrive obbrobri tipo apparte, apposto, intravvedere, caffellatte: risparimiate sulle doppie chè c’è la crisi!).

Dunque, si diceva: come se non bastasse la scoppola sul campo, alcuni dei nostri vanno sotto la curva dei tifosi per salutare, ringraziare, scusarsi… ognuno ha la sua versione.

Morale: quando i due genialoidi Guarin e Icardi tirano la maglia e questa viene cortesemente ritornata al mittente, finisce tutto a schifìo. Il colombiano la mette sul romantico, battendosi il pugno sul cuore come a dire “io ci metto l’anima”, lasciando il legittimo dubbio che il fatto costituisca un’aggravante o un’attenuante. Il twittatore seriale va più sul terra-terra, dando dei pezzi di m… a tutti.

Poverino, va anche capito: i due neuroni che possiede non lo fanno andare oltre al lineare ragionamento riassumibile in “ma che cazzo volete da me? sono entrato nella ripresa e ho pure segnato…“. Ranocchia, da diligente capoclasse si mette in mezzo e alla fine, non senza fatica, riesce quantomeno a portarli nello spogliatoio, da cui -pare- usciranno poco dopo per ricomporre la frattura.

L’assist servito ai media è degno del miglior Pirlo, e infatti…

E’ COMPLOTTO

Ebbene sì, anche in questo pauroso autogol dei nostri riesco a vedere un pregiudizio e una difformità di comportamento rispetti ad altri casi analoghi.

1) Partiamo dalla richiesta dell’Inter, ingenua e contro-producente, lo riconosco, di non riprendere la scena descritta poco fa. La cosa fa prevedibilmente ridere tutti gli addetti ai lavori, che non si fanno alcun problema nello sbertucciare l’irritualità della richiesta “in un’epoca in cui basta un telefonino per essere in rete un secondo dopo“.

Tutto vero, tutto giusto. Evidentemente, però, solo io ricordo quanto successo al Milan di Allegri qualche anno fa. Lo ricordo per quelli che non sono stati attenti in classe:

Allegri, durante un Lazio-Milan del settembre 2010, ormai esasperato dagli errori dei suoi ragazzi, sbotta con Tassotti “stiamo giocando col culo!“. Ecco il prode bordocapista, il fido Alciato, azzardarsi a riferire l’accaduto ai telecronisti.

Ebbene, come già ricordato ai tempi, l’unica vera rivale di Mediaset sullo sport in TV mandò una nota di scuse alla squadra Meravigliuosa, per aver divulgato quello che era solo uno scambio di opinioni tra colleghi.

A loro, gli chiedono scusa. A noi, giustamente, ci perculano.

2) Volendo poi sottilizzare, la censura è in effetti avvenuta, visto che tutti hanno fatto a gara a mostrare le immagini della lite, ma nessuno si è preso la briga di dare analoga visibilità al posticcio happy end creato ad arte nel dopo-dopo-gara. Ma sarei un ingenuo a stupirmene.

3) La prova evidente della malafede o, se preferite, del pregiudizio dei media a riguardo, è questa tendenziosa photogallery del Corriere della Sera, dove vengono minuziosamente elencati molti (nemmen tutti, chè io il Chino l’ho sfanculato più volte, prontamente ricambiato) scazzi tra nerazzurri e tifosi. Sarò distratto, ma non ricordo analoghi almanacchi diversamente strisciati a cadenzare le periodiche frizioni tra curva rossonera e suoi tesserati…

4) In questo clima di “mandiamo tutto in vacca che con l’Inter funziona sempre“, ecco come la Gazza serve il contorno alla possibile polpetta del ritorno in nerazzurro di Ando’ Cassan’. Titolo “Antonio e le cassanate interiste“.

Svolgimento: Cassano fa la gaffe sulla popssibile presenza di gay in nazionale 2 mesi prima di arrivare all’Inter (quindi ancora come tesserato del Milan), ma la grezza è già attribuibile ai nostri.Che bella la prostituzione intellettuale retroattiva!

Non solo: Cassano alla conferenza stampa di presentazione dice che Galliani è tanto fumo e poco arrosto, e non ha mantenuto la parola data. Sinceramente, non vedo dove stia la notizia. Scherzi a parte, mi pare una dichiarazione polemica e nulla più, non certo un “caso“, tantomeno una situazione in cui c’entri l’Inter.

Andiamo avanti: intervistato da Fazio, Ando’ disse di aver rifiutato più volte la Juve perchè là vogliono solo “soldatini” mentre lui ogni tanto “esce dai binari”. Idem c.s., dove sta la “cassanata”?

Il tutto per dire che, a Marzo 2013, ci fu il famoso litigio con Stramaccioni (notizia arrivata in tempo zero a tutte le redazioni italiane, courtesy of gestione-simpatttica), la sola vera insubordinazione di Cassano in nerazzurro. Ma già che ce n’era una, han pensato bene di attaccarne tre che non c’entravano una mazza. Così, per simpatia…

LE ALTRE

Facendo finta di essere interessati a cosa fa la dozzina di squadre che ci precede in classifica, riporto per puro dovere di cronaca che alcune vincono (Napoli, Palermo, Milan e Toro in ordine di classifica), altre pareggiano (Juve, Roma, Fiorentina, Genoa e Udinese) e qualcuna -oltre a noi- perde (Lazio, Samp).

Facciamo cagare, delle altre non ci deve interessare…

WEST HAM

Dolorosa trasferta ad Anfield Road da cui torniamo sconfitti, ma giocando da squadra e consapevoli di essere messi comunque bene.

...perchè l'amore non è bello... se non è litigarello... ... era una scaramuccia...

…perchè l’amore non è bello… se non è litigarello…
… era una scaramuccia…

CALCIOMERCATO ED ALTRI DUBBI ESISTENZIALI

Proposito per l’anno nuovo: fare chiarezza e spazzare via i dubbi.

Ecco il modo migliore per incasinare ancor di più le cose.

Va beh, ci si prova.

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Il Calciomercato dei ragazzi inizia di fatto a metà Novembre con l’esonero di Mazzarri e l’arrivo del Mancio. Dovrei conoscerla la squadra, e dovrei sapere che prima o poi il momento del cambio-panchina-gira-la-ruota-compra-una-vocale arriva, anche se ogni volta mi struggo e me ne scandalizzo.

Non essendo però solito zompare sul carro dei vincitori, mi limito a gioire senza vergogna per le innegabili migliorìe apportate dal Mister con la sciarpetta. Al tempo stesso, però, constato un cambio di strategia radicale da parte della società, che mi pare preoccupante per lo meno dal punto di vista della coerenza.

Siamo, se mi si passa il paragone blasfemo, anche se non so per chi lo sia di più, nella situazione dell’Italia durante in Governo Monti: lì il Professore imboccò con grigia sicurezza la strada del rigore, dei tagli e del lacrime-e-sangue, esattamente come Thohir aveva fatto intendere nei primi 12 mesi della sua gestione. Solo così si può spiegare la conferma di Mazzarri e del suo concetto calcistico.

Di fatto, si prende coscienza di essere diventati una neo-provinciale e si cerca di risalire passo dopo passo.

Non rinnego il ragionamento in sè, che mi vedeva concorde sul concetto di neo-provinciale (visti gli squallidi risultati sportivi) e che continuo a ritenere condivisibile sulle possibilità di risalita vista la scarsa qualità del nostro Campionato (dellaserie: “facciam cagare ma gli altri non sono messi molto meglio. Basta poco che ce vo’“).

Posto che l’obiettivo unico e irrinunciabile per sopravvivere a certi livelli è quello di centrare la qualificazione alla prossima Champions League, confermare il Miste’ e comprargli due o tre rinforzi per il suo calcio mi pareva logico e coerente con il Masterplan testè enunciato.

Ecco quindi arrivare laterali di spinta (Dodò), cagnacci a centrocampo (Medel, M’Vila) e punte a supporto (Osvaldo) a prezzi contenuti. Ecco rimanere i pochi-ma-buoni in rosa (Handanovic, Kovacic e Icardi). Ecco una squadra sulla carta più forte di quella che l’anno prima è finita quinta.

E’ chiaro che alla prova dei fatti qualcosa non ha funzionato: se tra Torino, Palermo, Cagliari, Parma e Verona raccogli solo 3 punti, le prospettive cambiano, e la credibilità dell’allenatore agli occhi della Dirigenza scema ai minimi storici.

Se consieriamo che poi s’è anche messo a piovere… (cit. nefasta)

Ecco allora lo spariglione totale, che ci ha riconsegnati alla dimensione di Squadra Simpatttica a me così poco cara ma evidentemente irresistibile per i nostri cromosomi.

La metafora potrebbe essere questa: ci siam messi in corsia di sorpasso per superare il Pandino 750 verde acqua che viaggia a 40 km/h (quanto li odio i vecchi Pandini!), ma una volta iniziato il sorpasso ci accorgiamo di avere il motore che batte in testa e un TIR che arriva in direzione opposta. A quel punto o rientri e ti accodi paziente e rassegnato al Pandino della minchia, o scali in seconda e piazzi l’accelerata sperando di rientrare in corsia prima del frontale.

...sperando che l'epilogo non sia questo...

…sperando che l’epilogo non sia questo…

A voi il compito di accoppiare i protagonisti della vicenda con la favoletta da CCISS-viaggiare-informati.

E’ innegabile che il Mancio abbia rivoltato l’ambiente come un pedalino.

“Noi non siamo una provinciale, seppur con un glorioso passato e con ampi margini di miglioramento.

Cazzo, noi siamo l’Inter!”

Quindi, non rompete le balle che non ci sono soldi, inventiamoci qualche stratagemma per portarne subito un paio di quelli bravi da queste parti“. Queste, più o meno, devono essere state le parole del Mancio al momento della firma del contratto.

CHE AL MERCATO MIO PADRE COMPRO’

Qui però scattano le salutari differenze con la precedente gestione e cioè: detto/fatto!

Nella prima settimana di mercato i due esterni agognati da Mancini sono già abili e arruolati, nonostante il (presumibile) primo obiettivo sia sfumato “perchè lui -Cerci- voleva solo il Milan“. E’ impietoso il confronto con i recenti mercati di riparazione (e non solo): là dove arrivavano fuoriclasse del calibro di Rocchi e Schelotto, ora ecco un campione del mondo (Podolski) e un primissimo rincalzo dell’ultima squadra ad aver fatto un triplete (Shaqiri).

Ecco il cambio di marcia, ecco il tentativo di sorpasso a rischio frontale-col-TIR. I nostri stanno comprando quel che serve, subito e a debito, puntando probabilemente sulla saggezza popolare meneghina, che dice chè a paga’ e a muri’ ghè semper temp…

Si è capito che aumentare i ricavi col merhcandising e gli sponsor è cosa buona e giusta, ma non succede dall’oggi al domani. E soprattutto, che vendi bene un prodotto vendibile (e quindi una squadra in Champions), non il pallido ricordo della squadra che fu.

Thohir può non capire molto di calcio (probabile), ma è uomo di mondo e di affari, e questo l’ha capito in fretta.

Abbiamo cambiato gioco, quindi: non più tagli e spending review, ma aiuti alle famiglie e alle imprese e Banca Centrale che stampa moneta.

Praticamente: da Mario Monti a Tsipras in due mosse.

Celebrati come giusto gli arrivi dei due esterni di attacco, è ora di sfoltire un po’ la rosa, anche per raggranellare qualche milioncino.

Personalmente sarei più che disposto a giubilare carneadi e chiaviche quali M’Vila, Khrin, Mbaye (bravino ma chiuso da tanti esterni), Jonathan (non ho capito se è ancora rotto, ma in ogni caso di terzino brasileiro tutto attacco e niente cervello ne basta uno, e Dodò è più giovane). C’è anche il rischio di guadagnar due soldi…

Nonostante le ultime uscite positive, continuo a pensare che Guarin sia un danno più che una risorsa, e approfitterei dei “brilli estemporanei” (cit.) mostrati recentemente per dargli una bella spolveratina e piazzarlo in vetrina in attesa del miglior offerente.

Discorso inverso invece per il Kuz che (guarda cosa mi tocca scrivere) si rivela secondo me un utile rincalzo lì in mezzo. La qualità del nostro centrocampo è tale per cui lui è quel che più si avvicina a un regista, e quindi va tenuto nonostante sia lento, legnoso e brutto come il peccato.

Rimanendo in quella zona di campo, metto my two cents per implorare il Mancio di non segare definitivamente Hernanes. Il ragazzo ha piede, testa e gamba per giocare sia a metacampo che davanti, e solo questo (unito ai 20 bomboloni spesi 12 mesi fa) dovrebbe bastare a tenerlo stretto.

Arrivo a dire che spero che non si concretizzino le trattative con Lucas Leiva o Thiago Motta (che verrebbe qui solo per infortunarsi meglio…): loro sì che sono centrocampisti patentati, ma con uno di loro titolare, Hernanes l’avresti perso del tutto, arrivando ad utilizzarlo come rincalzo del primo che si fa male.

Rimaniamo così, piazziamo il Profeta accanto a Medel, alterniamo davanti Icardi, Palacio, Podolski, Shaqiri e Kovacic. Alle brutte, Hernanes fa il trequartista e il Kuz ne prende il posto. Arriviamo in Champions così e poi a Luglio riparliamo di centrocampisti.

Infine, l’attacco: Osvaldo credo andrà via, o comunque non rientrerà in rosa. Se conosco i miei polli, il Mancio ha un Ego inferiore solo a quello di Mou e una sceneggiata così non gliela perdona. Nemmeno Gionnidèpp è uno che scherza a livello di umiltà, e quindi non ce lo vedo a strisciare davanti a tutto lo spogliatoio chedendo scusa.

Piccolo inciso: Osvaldo è un minus habens e lo sappiamo, ma calcisticamente ha ragione da vendere a smadonnare contro Icardi: Maurito è forte e segna, ma se avesse la metà dell’acume calcistico di un Osvaldo (non dico del Milito dei bei tempi) sarebbe già oggi un fuoriclasse. Fine dell’inciso.

Spero solo che vada dove non può far danni, e quindi non ai cugini nè alla Fiorentina, chè il ragazzo, al netto delle tare mentali, a calcio ci sa giocare e qualche scherzo sarebbe più che in grado di farcelo…

Pur confortato dagli ultimi risultati, per il terzo posto continuo a vederla durissima, ma è sacrosanto provarci. Tutto fa brodo, soprattutto la consapevolezza di essere cambiati, di saper giocare a calcio.

E poi c’è comunque un’Europa League da provare a vincere.

La Champions passa anche di lì e, si sa, vincere aiuta a vincere.

Meditate gente, meditate…

mumble -mumble

mumble -mumble

NEMA PROBLEMA

INTER-GENOA 3-1

Possiamo dire la miglior prestazione della stagione?

Temo di sì, vista anche le concorrenza non agguerritissima. Il Mancio inizia a disegnare la squadra come piace a lui, addirittura piazzando Guarin accanto a Medel nei due di centrocampo, e snocciolando tre trisillabi alle spalle di Icardi (Po-dol-ski, Her-na-nes e Pa-la-cio).

Dietro, la strana coppia Vidic-Andreolli (capitano di giornata), fa una buona partita, in culo a tutti i fan del club “Vidic-è-un-pacco”.

Per una volta partiamo forte noi, e Maurito ha subito una golosissima occasione che spreca chiamando Perin alla parata a terra, dopo altro passaggio illuminante di Guarin dopo quello di Torino (l’aggettivo, for once, non è per nulla sarcastico).

Al Guaro, anche oggi tra i migliori, non la perdono in ogni caso: sta facendo, in ruoli diversi, quel che il Chino Recoba ha fatto per anni. Quando -quasi- tutti si erano convinti della sua inutilità, piazzava il gol del 3-0, inutile quanto spettacolare, e dava un altro minuto di gas al pentolone di una brodaglia troppo saporita e altamente indigesta.

Vi annoierò alla prima occasione sulla mia personale visione del Calciomercato, colombiano compreso, ma per me il concetto è quello.

Tornando alla partita, i nostri insistono col pressing alto, facendo solo una mezza cagata dietro, dove per fortuna Antonelli non approfitta del solo errore della nostra difesa nel primo tempo.

Il gol è lì in zona, e lo segna poco dopo il Trenza dopo una splendida giocata di Medel. Genny-Savastano-Inti-Illimano pesca con un cucchiaio Icardi sul dischetto in area, roba che se la fa Pirlo la stampa eiacula tre giorni. La girata dell’argentino è difficile e inevitabilmente centrale, ma Perin non riesce ad allontanare la boccia, che galleggia dalle sue parti prima che sia il piattone destro di Palacio a dire “basta così, è gol“.

Raggiunto il vantaggio i nostri non si fermano, ma continuano nel pressing (solo un poco meno intenso) ed arrivano al raddoppio con Icardi su corner (quindi non vale, penserebbe Galliani). In realtà, ascolto incredulo Gasperini lamentarsi per una “netta trattenuta” del nostro su Burdisso con conseguente gol da annullare, e sogghigno tra me pensando a quanto il rancore possa obnubilare la vista: caro Gasperini, ormai due volte all’anno tiri fuori il fazzoletto rimembrando di quanto tu ti sia pentito di aver accettato la scellerata offerta dell’Inter.

Sta’ tranquillo: la cosa è assolutamente reciproca!

La ripresa, dopo 10 minuti di nulla, vede il Genoa iniziare a farsi pericoloso, casualmente in concomitanza con l’uscita della loro unica punta, Matri.

Prima Lestienne colpisce una splendida traversa di sinistro, e poco dopo Handanovic è per una volta perfettibile allorquando imita il collega Perin non respingendo bene un tiro di Costa (invero molliccio) e regalando a Izzo l’immancabile Primo Gol in Serie A contro l’Inter.

Mancano meno di dieci minuti, ma trattandosi di Inter sappiamo che c’è da preoccuparsi eccome. Per fortuna ci pensa Vidic, che sale su corner, difende palla sullo sviluppo dell’azione e ne conquista un secondo, andando a risistemarsi a centro area. La palla buona arriva, e la deviazione di testa mette la partita in salvo. 3 a 1e tutti a casa felici e contenti.

LE ALTRE

Tornando a discorsi già accennati nelle ultime settimane, il lato positivo (se ce n’è uno) di avere davanti a te una decina di squadre è che, se vinci -hai detto niente- senz’altro recuperi punti su qualcuno. Nell’ultimo giro ne recuperiamo quindi tre su Genoa, Palermo e Napoli e due su Sassuolo, Udinese, Lazio e Milan.

Andando solo un attimo nei dettagli, ho visto a spizzichi e bocconi sia il Derby di Roma che Napoli-Juve, ed ho trovato involontariamente comico il commento di Vialli nel dopopartita. So che il 2-1 di Caceres è stato analizzato e censurato più o meno unanimemente nell’immediato dopo-gara, ma le mie caste orecchie hanno dovuto sentire la seguente frase provenire dall’ex bianconero:

“E comunque, gol in fuorigioco a parte, la Juve questa sera non ha rubato nulla”

Questa fa già abbastanza ridere così.

E’ COMPLOTTO

Tanti sassolini da togliersi, con tanto di conclusione confuciana.

1) Tapiro al Mancio in settimana. La stessa settimana in cui la squadra di Sua Emittenza perde in casa col Sassuolo, in cui Cerci, arrivato come ennesimo prossimo Pallone d’Oro, col suo Toro fa 95 min in panchina a vedere i nuovi compagni presi a pallate.

In compenso Muntari la prende bene dopo il cambio.

E poi hanno pareggiato su calcio d’angolo…

Del resto stiamo sempre parlando di Staffelli, quello che diede la maglia rossonera al Balotelli nerazzurro dicendogli “venga al Milan”. Quando un verbo vuol dire tutto…

2) In settimana Montella non manca di fare i complimenti ai nostri acquisti, chiedendosi però retoricamente quali siano le regole del Fair Play Finanziario. Evidentemente troppo difficile per lui capire che i due arrivi sono -al momento- prestiti pressocchè gratuiti (600.000 € per Podolski, zero per Shaqiri ma obbligo di riscatto a Luglio).

MI rifaccio al discorso di all-in pokeristico, per riprendere la azzeccata simililtudine fatta da Marco Belinazzo sul suo blog: l’Inter rischia il tutto per tutto, e se non sarà nella prossima Champions League saranno cazzi amari. Fin lì però non aggrava la sua situazione debitoria, ingaggi a parte.

3) Alle serve non par vero potersi masturbare con un “caso” Inter e difatti Osvaldo, in tribuna per scelta tecnico-punitiva, viene inquadrato due volte in tutto il match: la prima mentre sbadiglia, la seconda quando sorride imbarazzato dopo il gol del “nemico” Icardi: quando si dice il caso…

4) Ancor più succulento il dopo partita, che vede un Pistocchi (ma è ancora in giro!? L’avevo lasciato perculato magistralmente a cadenza settimanale da Raimondo Vianello ai tempi di Pressing) addirittura incredulo e scandalizzato del fatto che Vidic non giochi titolare. Ovvio: tutti a gridare al “pacco” preso dall’Inter, poi questo entra, fa una bella partita, segna un gol e all’Inter son tutti cretini perchè ci hanno il fenomeno e non lo fanno giuocare.

5) Contemporaneamente, Mauro-calabrese-cantilenante su Sky non si tiene e vuole a tutti i costi insultare Eto’o: legittima la sua preferenza per Okaka per l’attacco della Samp, stantìo, fazioso e parziale come solo lui sa essere quando dice “questo baciava la maglia dell’Inter e poi è andato in Russia a guadagnare un sacco di soldi“.

Ovviamente primo e unico caso nella storia del calcio, chè nessuno ha mai baciato la maglia per poi cambiarla poco dopo, nessuno si presenta dicendo di essere tifoso della nuova squadra fin da bambino, e tutti i grandi sono andati via dal nostro campionato solo per motivi familiari (vero Kakà?) e mai per guadagnare di più.

6) Tornando ai canali che non guardo, apprendo di un altro mediaservo (Nando Sanvito) parlare della partita e sunteggiare che “nonostante la vittoria, c’erano alcuni musi lunghi a San Siro”.

7) Per finire, non posso che rimandare alle più che condivisibili dichiarazioni di Sabine Bertagna che, su una testata che si professa orgogliosamente faziosa, parziale e tifosa, riesce ad essere molto più obiettiva di gentaglia che dovrebbe fare dell’imparzialità il proprio mestiere.

Di seguito la conclusione confuciana di cui sopra: basta azzeccare un paio di partite e il circo ricomincia.

paura eh

 

WEST HAM

L’alta quota evidentemente non ci fa bene, visto che la concentrazione pare essere rimasta a casa: la trasferta gallese con lo Swansea ci fa perdere altri due punti, ed una più che possibile vittoria ci sfugge tra le mani…

Poco male, ma i sogni di gloria diventano sempre più sfumati.

Fortune’s always hiding…

Palacio unido jamàs sera vencido

Palacio unido jamàs sera vencido

PIACEVOLE DILEMMA

JUVENTUS-INTER 1-1

Un po’ miracolati e un po’ con la bocca amara a fine partita.

Va benissimo così, per carità d’Iddio. Usciamo con un punto da una trasferta che si sapeva difficilotta, dove, tanto per dirci le cose come stanno, non avevamo nulla da perdere e nella quale per una buona mezzora del primo tempo non ci abbiamo capito il resto di un cacchio.

Pigliamo gol subito (nemmeno alla prima ma già alla seconda occasione) con Vidal a fare il numerillo e i nostri a fare i gran signori all’insegna del “prego s’accomodi, ma si figuri, prima lei!“. Tevez segna e la chiara, netta impressione è quella dei volatili per diabetici.

Ingannano 10 minuti nei quali, lungi dall’essere pericolosi, se non altro giostriamo palla nella loro metacampo dando la quasi-sensazione di una squadra che sa quel che fa.

Le bugìe però hanno le gambe ancor più corte di quelle di Medel, e quindi la favoletta evapora in fretta.

Anzi.

Il lodevole pressing psicologico del Mancio, che spinge la squadra a “giocarla” senza buttarla mai via, ci fa perdere decine di palle in impostazione sulla nostra trequarti, chè hai voglia a dire a JJ e Ranocchietta che ci hanno il piedino fine… I nostri difensori sono alfieri dello stile terzinaccio vintage e col piede a banana, al punto da far apparire Campagnaro come bipede dalle zampe educate. L’unico che si salva lì dietro è D’Ambrosio, che corre e si propone con buona continuità salvo sbagliare qualche cross di troppo (mette bene quelli per i quali non c’è nessuno in area, sbaglia i due che potevano essere pericolosi).

Il centrocampo è il reparto che, al solito, mi convince di meno, stante la presenza di Guarin (invero tra i migliori ieri sera, mirabile visu) e il doppio cagnaccio Medel-Kuz. Ancor più insipidi i genietti Kovacic e Hernanes, che si vedono poco e male in quel che dovrebbe essere il loro lavoro di supporto a Icardi, inoperoso per quasi un’ora di gioco.

Il Profeta continua ciononostante ad essere tra i miei preferiti, e lo fa vedere nella ripresa quando azzecca qualche giocata spettacolare quanto fine a se stessa, come per dire a compagni e avversari “oh io son qua, vedete voi!“. Mi auguro che il Mancio lo tenga in seria considerazione anche nel prossimo futuro, aldilà dell’arrivo di Podolski e quello probabile di Shaqiri. Come sa chi ha l’insana abitudine di abbeverarsi a questo fangoso pozzo di scienza, Hernanes lo farei giocare ovunque, pure in porta, quindi non vedo l’ora di ammirarlo accanto al cagnaccio di turno nel 4-2-3-1 che Ciuffolo ha eletto a sistema cardinale di riferimento.

Continuo a ritenere che possa essere lui il fosforo di centrocampo di cui abbiamo bisogno, soprattutto se l’alternativa è prendere l’ennesimo mediano dopo Medel e M’Vila (Lassana Diarra, oltretutto al momento senza nemmeno una squadra).

Tornando al mècc, Banti fischia la fine del primo tempo e l’interista medio, ripigliatosi dalla gragnuola di cazzotti presi, si scopre meravigliato ancora in piedi, con un passivo sulla carta ancora rimediabile. Certo, sarebbe utile iniziare a tirare verso la porta avversaria…

E, come per incanto, bastano un paio di indicazioni del Mancio e l’ingresso di Podolski (al posto del Kuz e NON di uno tra Icardi-Kovacic-Hernanes, bravo Mister!) a rivitalizzare i nostri e rimetterci in carreggiata.

Loro, c’è da dirlo, sembrano aver dato il meglio nel primo tempo, quasi increduli che la montagna abbia partorito un topolino sotto forma di 1-0 striminzito (il doppio o triplo vantaggio sarebbe stato più che meritato, tocca dirlo). Peggio per loro! I nostri cominciano a pressarli un po’ più in alto e sono incredibilmente i gobbi a sbagliare qualche appoggio che ai loro occhi (e piedi) dovrebbe sembrare elementare.

Su uno di questi si avventa Guarin che, per una volta, non cede all’insana tentazione del tiro a voragine da 40 metri, ma addirittura imbecca Icardi con un piatto destro verticale dosato col contagiri. Maurito è colpevolmente tenuto in gioco da Bonucci, che non riesce nemmeno a rimediare mettendola sul fisico, chè il nostro se lo fuma in allungo, toccandola piano a beffare lo scommettitore seriale in uscita a valanga con palla a morire all’angolino.

E’ tutto talmente bello ed inatteso che mi aspetto che qualcuno si inventi qualcosa per annullarcelo, dellaserie “non ve lo meritate abbastanza”. Invece è tutto vero, e come già nel Novembre 2012 il mio ottimismo è tale da pensare “ok, adesso ce ne fanno altri tre ma almeno gli abbiamo rotto i coglioni!“.

Mi mando affanculo da solo perchè, citando lo sfortunato predecessore del Mancio che a sua volta cita un dozzinale rocker della bassa padana, il meglio deve ancora venire. Icardi a metacampo ruzzola addosso a Bonucci e, mentre tutti attendono il fischio dell’arbitro a sanzionare la spinta, Podolski si invola sulla sinistra: il cross è forte e teso come si comanda ad un’azione del genere, e il nostro centravanti argentino arriva con una frazione di ritardo, sufficiente solo a far carambolare la palla fuori e non nel sacco.

Il Sergente Lo Russo avrebbe apostrofato i bianconeri con un retorico “Ti brucia ‘u peperone eh!?“.

Non paghi di tutto ciò, i gobbi ne concedono un altro paio. Detto di un bel destro, sempre di Icardi, respinto in corner da Buffon, ecco la polpetta più appetitosa: Osvaldo ha appena sostituito Hernanes (applausi a prescindere per il brasileiro, come già detto) e l’ennesimo controllo sbagliato dal centrocampo bianconero ha fatto scattare il succitato oriundo e Icardi in campo aperto. Maurito ha una, due, tre volte l’occasione per mettere il compagno a tu per tu con Chiellini, lanciato in campo aperto, ma non lo vede (o non lo vuole vedere) e procede da solo concludendo l’azione con un peto calcistico che non ha nemmeno i crismi per essere considerato “tiro in porta”.

A Johnny il Bello salta la brocca, e la “conchatumadre” risuona fino al barrio de La Boca, al punto che è addirittura Guarin (!) a vestire gli inconsueti panni del saggio e bonario compagno che interviene a staccare l’uno dalla giugulare dell’altro ed evitando la rappresentazione plastica in braghe corte del Canto XXXIII dell’Inferno (quello del Conte e del fiero pasto, per intenderci…).

Ovviamente, l’episodio servirà alle serve come extended play del disco evergreen “L’Inter e il suo spogliatoio spaccato“, visto che l’Usvald ha il colpo di genio di sfanculare pure il Mister, prima di correre nello spogliatoio un secondo dopo il triplice fischio finale.

Tra questa sceneggiata e la fine della partita c’è tempo per l’espulsione di Kovacic, che entra barzotto su Lichtsteiner (ci può stare, ma anche un giallo non sarebbe stato scabroso) e per un paio di troiai che in altri tempi ci sarebbero costati il sifulotto beffardo e che invece Handanovic sbroglia da par suo.

Invece, come si diceva all’inizio, usciamo con un pareggio al tempo stesso benedetto e bestemmiato. Avanti col Genoa, domenica all’or di pranzo, tanto per vedere se siam cambiati per davvero.

Hai visto mai…

LE ALTRE

Della manciata di squadre che ci precedono, Lazio e Napoli si appollaiano al terzo posto a +8 dai nostri, mentre la mezza dozzina di inseguitrici (Palermo e Sassuolo a parte) non ci stacca ulteriormente. Recuperiamo anzi un grazioso punticino su Fiorentina, Samp, Udinese e Milan, che però è sconfitto in casa dal Sassuolo con un gol su calcio d’angolo. La cosa, per chi ancora non lo sapesse, vale come sorta di indulgenza plenaria dalle parti di Milanello: è forse per quello che da anni i Meravigliuosi beccano pere su pere da corner, sunteggiando poi in conferenza stampa con sguardo fatalmente pensoso “eh, ma era su corner…“.

Tornando ai cazzacci nerazzurri, continuo a ritenere che sia meno difficile tentare il colpaccio e vincere l’Europa League, piuttosto che azzeccare la rincorsa al terzo posto.

Volendo fingermi l’imparziale ed illuminato analista che non sono, è assai arduo che la simpatttica compagine possa nelle restanti venti partite recuperare 9 punti su Napoli e Lazio, e 5 o 6 su Genovesi, Milan, Palermo e Fiorentina.

Nè a molto serve la frase fatta “basta vincerne tre o quattro di fila...” visto che da tre anni non riusciamo a farne più di due.

E’ COMPLOTTO

E’ divertente sentire le sempre meno credibili giustificazioni del “sistema” contro l’aiuto tecnologico agli arbitri; ed è ancor più singolare che, a non volere tale ausilio, siano proprio le categorie che da esso avrebbero più da perdere (leggasi: arbitri e gobbi, sempre che tra i due ci siano differenze, ops… battuta dozzinale ed inelegante).

L’ennesimo caso di gol-non-gol, stavolta con la Roma protagonista, fa risuonare in un silenzio orrendo tutti gli sproloqui circa l’imprescindibilità degli assistenti di porta. Gli esempi dell’ultima giornata vedono il gol di Astori convalidato dall’arbitro nonostante il parere contrario dell’arbitro di linea e la gomitata da minchione rifilata da JJ a Chiellini, che un normo-vedente non avrebbe avuto difficoltà a punire. Il secondo episodio andrebbe unito ad una vistosa trattenuta dello stesso Chiellini ai danni di Ranocchia nel secondo tempo, ma il punto -per una volta- non è tentare la (fin troppo facile) empirica dimostrazione del complotto anti-Inter. Anche perchè (how strange) di foto in rete del suddetto abbraccio affettuoso non ne ho trovate…

Detto ciò, lasciatemi solo dire che sentire un picchiatore come Chiellini lamentarsi per la gomitata di JJ -brutta quanto inutile- è quantomeno bizzarro, visti i precedenti non immacolati dello juventino. La legge però dovrebbe essere uguale per tutti ed ecco quindi il pron(t)o giudice sportivo Tosel accogliere le querimonie del bianconero, applicare la ineccepibile prova tv e comminare le altrettanto inevitabili 4 giornate al nostro genialoide difensore.

Fuor di metafora: il giudice di linea non ha visto un cazzo, quindi mi tocca rimediare.

Tutto ciò a ulteriore conferma della ultra-provata fallibilità degli assistenti di porta.

Ma non basta.

La parte conservatrice, che accusa la nuova tecnologia di costare troppo (200.000 € per ogni campo, cifra che mi pare altina vista la tecnologia in questione, ma pigliamola per buona…), argomenta il proprio sgomento dicendo che gli arbitri di porta non sono lì solo per giudicare se la palla è entrata o no, ma aiutano l’arbitro anche in “tutta una serie” di altre circostanze (diffidate da qualsiasi frase che contenga locuzioni quali “tutta una serie ” o “…e quant’altro“) quali trattenute in area o colpi proibiti.

Si riguardassero per l’appunto Juve-Inter di ieri sera.

E poi: ‘sti cazzi di assistenti di porta, quanto costano? Circa 1.000 € solo di gettone-presenza, si dice. Se è così fanno 2.000 € a partita, 20.000 € a giornata, circa 760.000 € annui di costi puri, contro un investimento di (malcontati) 3 milioni una tantum. Ragionando in termini da milanese imbruttito, un pay back period di 4 anni: assolutamente nella norma.

I conti son presto fatti, e anche la scusa della scarsa sostenibilità economica si scioglie come neve al sole: parliamo di 200.000 € per ogni stadio (roba che le squadre di Milano, Roma, Verona e Genova sosterrebbero al 50% con la coinquilina di stadio): le Società non hanno duecentomilaeuro? Li recuperano in multe, danno 200 tessere omaggio in meno, i modi sono tanti, non contiamo balle…

Il problema non è certo quello: la verità è che si vuole mantenere la discrezionalità dell’arbitro ai massimi livelli, con tutto ciò che ne consegue.

IL MOVIOLONE

Io, da buon illuminista, continuo a sognare un calcio (e una società) fatta di regole il più certe possibili, in cui il ruolo soggettivo e umano abbia meno spazio possibile. Il che, nella più importante delle cose non importanti, vuol dire tempo effettivo, due “jolly” da giocarsi a partita e tecnologia a dispsizione dell’arbitro ogniqualvolta ne voglia usufruire.

Come si fa operativamente? E se poi era rigore? E se poi non era fuorigioco?

Anche qui mi pare meno complicata di quel che si pensi, a patto di volerci provare:

RIGORE: se l’arbitro fischia e poi è contraddetto dalle immagini, il gioco prosegue di conseguenza (punizione per la squadra in difesa, rimessa dal fondo, palla scodellata in area… fate vobis). Se l’arbitro invece lascia giocare, alla prima interruzione di gioco la squadra attaccante può giocarsi il proprio “jolly” e vedere come va. Era rigore? Si batte. Non era rigore? Si va avanti e jolly sprecato (vediamo che fine fanno i simulatori).

FUORIGIOCO: arbitro e segnalinee non vedono un fuorigoco che c’era? La squadra difendente si gioca il jolly e, nel caso abbia ragione, ottiene l’annullamento del gol e riparte con una punizione a favore.

Ed ora il daso più difficile: si segnala un fuorigioco che non c’era. Alla prima interruzione ci si gioca il jolly e, in caso di azione fermata ingiustamente, la palla potrebbe essere rigiocata a favore della squadra di attacco nello stesso punto (punizione, palla scodellata, rifate vobis).

È una consolazione un po’ del cacchio, lo riconosco, ma è meglio di niente. E porterebbe arbitro ed assistente a segnalare il fuorigioco solo quando ne siano davvero convinti (chè alle brutte si può sempre non segnalarlo e poi tornare indietro) piuttosto che sbandierare qualcosa che non c’è.

Franco Baresi la mano alzata potrebbe finalmente mettersela dove gli ho suggerito per due decenni.

Ma queste sono solo pippe mentali di un complottista. Rimarremo con la poesia dell’arbitro che sbaglia come sbagliano tutti, vivremo nell’amore e nella concordia, perchè tanto alla fine torti e ragioni si compensano.

WEST HAM

Pareggio a Goodison Park contro l’Everton in FA Cup che, se non sbaglio, vuol dire replay ad Upton Park. Staremo a vedere….

In questo preciso istante lo stavo idolatrando... dopo un quarto d'ora l'avrei appeso al muro. E non ero il solo :)

In questo preciso istante lo stavo idolatrando… dopo un quarto d’ora l’avrei appeso al muro.           E non ero il solo 🙂

“‘NON MI DIVERTO PUNTO”

MILAN-INTER 1-1

Per uno che non può urlare nè lasciarsi andare ai soliti improperi (ho tolto le tonsille a 41 anni, non ridete), la dotta citazione è un atto dovuto, e per una volta Lucianino non c’entra.

E’ un Derby gattopardesco: molto diverso da quel che ci si poteva aspettare prima del ribaltone in panchina, ma che tutto sommato conferma le grandi difficoltà di entrambe le milanesi.

Ora racconterò come ho visto la partita, poi quella che già vedo essere la vulgata mediatica.

Mancio ripropone prevedibilmente (e giustamente) la linea a 4 dietro, pur escludendo Vidic dai titolari: è coraggioso a mettere Nagatomo e Dodò come terzini, stante la loro limitata affidabilità difensiva. Il Nippico e’ peraltro il mio “best in show“, continuo e ficcante là sulla destra, al punto dal farmi gridare sottovoce (sono un uomo ossimorico) “ma dategliela che è l’unico che va!“. Dodò come al solito piglia tante di quelle botte che metà ne bastano, tra cui un bel laccio californiano da Muntari, che ai tempi interisti gli sarebbe costata l’espulsione seduta stante (qui nemmeno fallo, mi pare).

A centrocampo il Kuz gioca -devo dire bene- da volante con Guarin e Obi come interni. Il Guaro lo conosciamo, e dà la miglior dimostrazione di se stesso quando, a metà primo tempo, sradica tre volte la palla dai piedi avversari, sbagliando poi tre passaggi al compagno. Per me è irrecuperabile e prima ce ne accorgiamo meglio è; il Mancio però ne vede il potenziale (così come tutti gli allenatori all’inizio del loro rapporto col colombiano) e lo sceglie convinto tra gli 11 titolari.

C’è da dire che, per far giocare lui, non stai tenendo fuori Gerrard o Stankovic, quindi la scelta ci può stare.

Quel che sinceramente non ho capito è la disposizione di attacco. Mettere Palacio e soprattutto Kovacic larghi sulle fasce vuol dire in buona sostanza non dare alcun supporto a Icardi, non un genio tattico già di suo. Sinceramente ero contento di sapere che le intenzioni della vigilia davano i due argentini davanti con il giovane croato dietro di loro, a ricreare il terminale offensivo di quel 4-3-1-2 tanto prevedibile quanto per me solido.

In realtà, quel che in versione glamour e audace viene spacciato per 4-3-3 diventa molto più spesso un 4-5-1 che, pur non concendendo quasi nulla agli avversari, altrettanto poco crea.

Icardi ha un’occasione colossale propiziata dal leggendario genio tattico di Muntari, che pensa bene di mettere la palletta orizzontale e lenta per il compagno: Maurito intercetta e parte dritto verso la porta, ma la scelta del tocco di esterno destro a spiazzare il portiere è vanificato dalla prodezza di Diego Lopez che para col piede di richiamo.

Errore sanguinolento.

Dopo un tiro di Guarin bello quanto velleitario, alla prima discesa del Milan segna Ménez: l’azione parte da un errore di Obi (che vado avanti a maledire -sempre sottovoce- nei 30 secondi successivi al suo errore), passa per un bella combinazione di El Shaarawi che si porta a spasso Ranocchia e JJ e arriva sul piattone destro del francese, aperto col goniometro a battere un incolpevole Handanovic.

Dopo le madonne del caso, ho piena contezza del mio autismo nerazzurro vedendo le evidenti similitudini tra questo gol e quello del Becca nella stessa porta una trentacinquina di anni fa. La solerte redazione di Sky ci arriverà 10 minuti dopo, ma non sono sicuro che il mio sia un pregio….

Il gol arriva come una mazzata, e il tanto -o poco- fatto vedere fin lì si squaglia come neve al sole.

Non che l’intervallo cambi chissà cosa nell’inerzia della partita. Loro, mediocri quanto noi, anche se “sono più squadra, giocano meglio, e poi Pippo è sempre Pippo” non riescono a metterci sotto, complice anche un Torres in versione… Torres!

Ai nostri ovviamente un po’ di culo mai nella vita, come constato tra l’affranto e il rassegnato nel vedere prima il Kuz, poi Kovacic e infine Icardi sbagliare il batti e ribatti in piena area rossonera.

Inevitabile la chiosa esistenzialista: se non abbiam segnato qui, stasera becchiamo…

Invece accade l’imponderabile, con la difesa rossonera a rinviare pagando i giusti diritti d’autore a Capitan Maldini (chè non è che quelli bravi di una volta in quanto tali non sbagliassero mai…) e Leroy Johnson Obi pronto a piazzare il diagonale velenoso a fil di palo. Quasi primo gol in serie A per lui, chè la prima volta a referto era stata una fortunata autorete.

Mi picchio da solo coi pugni sulle gambe, non potendo esultare altrimenti, e prevedo due lividi sul quadricipite a infarcire la schiera di contusi post-derby.

Trovato in qualche modo il pari, il Mancio azzarda Hernanes proprio al posto di Obi. Il brasiliano ha subito l’occasione per poter tirare, ma preferisce il filtrante in mezzo all’area ovviamente destinato a sole maglie rossonere.

Il Milan, al contrario dei nostri, non subisce il colpo, e con El Shaarawi pareggia il conto di occasionissime buttate al vento (nel caso di specie: sulla traversa a portiere battuto).

I nostri hanno un ultimo sussulto con una bella percussione di Nagatomo e Guarin sulla destra, col Guaro a piazzar boccia a centroarea dove Icardi arriva in girata a scheggiare l’incrocio.

L’occasione di Poli all’ultimo secondo, che Galliani e Inzaghi si sogneranno per settimane, va a pareggiare il groviglio descritto poco fa e “risolto” da Icardi contro l’omino delle bibite, ma fa capire, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto alla nostra sfiga corrisponda il loro culo.

Nella circostanza: noi dopo un corner portiamo tre nostri giocatori a tirare verso la porta avversaria (male, nessuno discute questo).

Loro: una serie di rimpalli, sui quali Superpippa ha costruito buona parte delle sue fortune, porta Poli a tirare una fetecchia che, senza la deviazione del nostro difensore, sarebbe finita dalle parti del calcio d’angolo. Invece, polpaccio di Ranocchia e palla che ballonzola fuori facendomi perdere altri tre anni di vita.

Morale: pari giusto, anche sorvolando su un arbitraggio non scandaloso ma di certo non favorevole (Mexes e Muntari, rendete grazie ai rispettivi Dei…) e, come tale, accolto tra sollievo e madonne da ambo le parti, anche se non per tutti è così.

E’ COMPLOTTO

Infatti l’eco unanime, forse -ma dico forse- perchè le due occasioni del Milan sono quelle rimaste più impresse nella mente, è che nella mediocrità generale il Milan sia più squadra, abbia un gioco migliore, mentre stringi-stringi all’Inter è andata bene.

E’ in casi come questi che si vede tutta la malafede inconsapevole di certa gente: non lo fanno nemmeno più apposta, ormai vanno per luoghi comuni acquisiti (e maledetti!): Milan-grande-squadra, Inter-contropiede-e-colpi-dei-singoli (quindi Crisi!).

Poi fa niente che l’Inter lavori col nuovo allenatore da una settimana e gli altri con Inzaghi da sei mesi, e che loro abbiano impostato tutta la partita proprio su quel contropiede -per me più che legittimo- che invece a strisce diverse viene guardato con ribrezzo.

La manfrina continua anche senza Mazzarri: Milan e Inter fanno cagare entrambe, ma l’Inter un po’ di più, e poi l’ambiente-Inter è una centrifuga.

Sentire Porrà chiedere conto di questa leggenda a un Chivu opinionista debuttante e per indole non portato allo sfanculamento mi ha dato la millesima conferma di questo (lo chiedesse a Materazzi, se ne ha le palle..).

Io sono paranoico, ma a mo’ di battuta l’avrei buttata lì:

Prova tu a tentare di vincere ogni anno e a vederti scudetti e giocatori scippati di mano quando ormai era fatta, e forse qualche dubbio esistenziale viene anche a te!

Invece niente. Oramai è una roba cronica, devono essere le pareti di Appiano ad esserne intrise: lo spogliatoio dell’Inter è una polveriera, che ci siano Altobelli, Zenga, Ruben Sosa, Zanetti, Ronaldo, Simeone, Materazzi, Vieri, Eto’o, Cambiasso.

Sempre spaccato. Sempre crisi.

Le confortanti certezze di una vita.

Merde.

LE ALTRE

Il Napoli celebrato come terza forza del Campionato ci ripensa e si fa ripigliare due volte dal Cagliari, pareggiando in casa 3-3. Con le vittorie di Juve e Roma, gli azzurri ritornano nel girone dantesco nel quale addirittura il Genoa rischia di essere il (meritato) capolista dei paria.

Samp e Udinese pareggiano, vince la Viola a Verona e perde la Lazio contro i gobbi.

Morale: Siamo tutti qui, e tutti insieme vogliam vedere il Braccobaldo show!

WEST HAM

Dolorosa trasferta a Liverpool contro l’Everton: al Goodison Park si perde 2-1 e il Man Utd nel frattempo ci sorpassa. Ce ne faremo una ragione…

Sempre bello il Mancio con la sciarpetta.  Certo, magari la tinta poteva farla anche di lato...

Sempre bello il Mancio con la sciarpetta.
Certo, magari la tinta poteva farla anche di lato…

HERE WE GO AGAIN

Sottotitolo: Non ce la possiamo fare…

Allora, pensieri in ordine sparso. Ma sempre con simpatttìa…

Come qualità di allenatore non stiamo nemmeno a parlarne, il miglioramento è evidente.

I soldi spesi, purtroppo o per fortuna, non son nemmeno i miei, quindi potrei tranquillamente accodarmi al tifoso medio e gioire perchè il Buttero si è levato dai maroni ed è tornato Ciuffolo con la sua sciarpetta.

Però sono un rompicoglioni. Nonchè rancoroso. E tremendamente coerente.

Quindi il primo commento alla notizia di stamane è stato:

minchiacheffiguradimmerda!

Pensavo e speravo che certi “colpi di testa” fossero definitivamente spariti con l’addio di Moratti, e del resto il primo anno di Thohir era stato contrappuntato da scelte in massima parte legate al buon senso e all’ordine, se eccettuiamo il papocchio Vucinic-Guarin.

Invece, si vede proprio che l’Inter è pazza, ma di una pazzia strana e contagiosa.

Contro ‘sta brutta bestia, perfenazina, flufenazina e altri antipsicotici possono poco…

Non posso non chiedermi come cazzo verrà motivata la scelta in sede Uefa, stante la ramanzina appena presa dai nostri a Nyon e il margine tendente a zero per ulteriori manovre correttive alla cazzo.

Chè, se la mossa del cambio di allenatore è stata fatta, con conseguenze economiche grossolanamente stimabili tra i 10 e i 15 milioni per il solo anno in corso, allora da ingenuo mi chiedo : “Ma quindi ci avete pigliato per il culo e i soldi a cercarli bene c’erano!“.

Lascio alla coscienza di ognuno di noi la risposta al seguente quesito:

“E con 12 milioni a disposizione è meglio cambiare allenatore facendo per l’ennesima volta la figura dei brubru o comprare un cazzo di centrocampista, una minchia di terzino o una fava di punta decenti?”

Giuocando a fare il tènnico, più che probabile il passaggio alla difesa a 4 (anche se magari non già nel Derby), e a un possibile rombo di centrocampo, come modestamente da me ipotizzato se non auspicato nelle precedenti settimane (vedasi il punto 1 di questa sbrodola).

Questo un abbozzo di Inter possibile con la nuova messa in piega:

Elegante e avvolgente come una sciarpina di cachemire

Elegante e avvolgente come una sciarpina di cachemire

Schemini e subbuteo a parte, ecco i pro e i contro della mossa nerazzurra:

PRO

Laggèente. Torna quel che viene percepito come un interista, che ci ha fatto vincere, che nella sua permanenza ha incarnato lo spirito da interista sfanculeggiante (i vari Brandi e Varriale ricorderanno, visto che Youtube “stranamente” censura), salvo poi farsi mite e smemorato agnellino quando davvero avrebbe dovuto picchiar duro.

Il tifoso medio non ne poteva più di Mazzarri, e posso essere d’accordo sul fatto che quello fosse ormai un punto di non ritorno.

Morale: è l’ambiente-Inter (whatever that means) a ritrovare entusiasmo da questo cambio in corsa, oltretutto con il Derby da giocarsi tra una settimanella. Lo spariglione è robusto, questo è sicuro…

Su quanto la rosa sia adatta al suo gioco ho piccoli dubbi: la squadra è decente e nulla più, il modulo c’entra fino a un certo punto. Con la prevedibile difesa a 4 vedo male gente come Dodò e Jonathan, viste le attitudini difensive pari a zero, a meno di non schierarli in un centrocampo stile Cuper (qualiltà e imprevedibilità sulle fasce, due fabbri ferrai in mezzo). Per il resto, Hernanes più di Kovacic dovrebbe essere il faro della squadra, messo dietro alle due punte come vertice avanzato del rombo: lì può senz’altro dire la sua, lasciando a Kovacic libertà di pigliar palla e correre guardato a vista da Medel e dal “quarto” che dovrebbero racchettare e dragar palloni.

Continua a mancare un regista, ma chettelodicoaffà

Mancini torna in un’Inter assai diversa da quella che ha lasciato. Ci sono meno soldi, decisamente meno campioni, molte meno facce conosciute. Quest’ultimo aspetto non può non aver pesato (in positivo): lo sfogo del Mancio dopo Inter Liverpool, che di fatto ne ha segnato la fine, era quello di un allenatore che aveva chiuso ogni dialogo con il Direttore Tecnico (Branca) ed il Responsabile Medico (Dr Combi), spalleggiatissimi invece dalla Presidenza. Fu forse il primo ma certo non l’ultimo ad avere problemi con loro, e guarda caso i due soggetti sono state tra le prime teste a rotolare dopo l’insediamento di Thohir.

Economicamente, può aver ragione Mentana quando dice che Thohir ha visto che con Mazzarri lo stadio era vuoto e che quindi alla lunga avrebbe perso dei soldi.

CONTRO

Ragionando però finanziariamente (e cioè guardando alquando i soldi entrano ed escono), il gioco è rischioso se non letale visto che, come detto, pagherai -e tanto- due allenatori quantomeno da qui a Giugno, e difficilmente tra biglietteria e merchandising avrai un’impennata di ricavi capace di pareggiare il bagno di sangue e di Euro…

Morale: la scommessa la vinci solo arrivando terzo, e/o vincendo l’Europa League.

Hai detto cotica…

Ma l’aspetto che più esce martoriato dalla scelta di oggi è la credibilità della Società.

Come sapete, non ho fatto altro che concordare con le spiegazioni di Bolingbroke in relazione alla precedente gestione economica ed ai danni in buona parte da quella ereditati: una mossa del genere però va esattamente in quella direzione, una implicita ammissione di colpa a meno di 6 mesi dal rinnovo contrattuale, con tanto di inversione a U e ribaltone sanguinolento per le già esangui casse nerazzurre.

Immancabile poi l’alluvione di danno mediatico che una scelta del genere si porta dietro.

Segnalo alcune chicche:

1) La Gazza ripercorre la storia del Mancio all’Inter, ricordando l’arrivo al posto di Zaccheroni, a sua volta subentrato dopo il (cito letteralmente) “fallimento di Cuper“.

Storia vecchia, all’ìnsegna della balla ripetuta finchè diventa verità. Se il biennio di Cuper all’Inter è stato un fallimento, (un secondo e un terzo posto in Campionato, quello del 5 Maggio, conditi da una semifinale di Champions persa per un doppio pareggio) mi chiedo cosa dovrebbero fare 19 squadre su 20 ogni anno. Suicidarsi?

2) Paolillo, che nei minuti dopo lo scudetto di Parma ci regalò perle quali “Mancini è confermato all’80%“, ci dice che lui del nuovo arrivato ha solo buoni ricordi perchè con lui ha vinto “due scudetti“. Il pirla dice due scudetti, non contando quello assegnato dopo Calciopoli. Questi sono i veri interisti, altro che i filippini  venuti da lontano, vero?

3) Poco da obiettare a Sconcerti che, pur contento dell’arrivo del suo ex allenatore ai tempi della Fiorentina, definisce l’Inter “una squadra mai nata e non una Big in difficoltà“.

Non posso non concludere dicendo che Mazzarri ha finito di patire. .

E’ vero, torna a casa con il primo esonero della sua vita, ma è capitato ad allenatori ben più bravi di lui, quindi ha di che consolarsi. Continuo a non imputargli colpe eccessive, pur essendo un chiagne-e-fotte di professione, che suo malgrado più parlava più dava modo ai tifosi di attaccarlo (“non abbiam vinto perchè si è messo a piovere” rimarrà purtroppo negli annali dei blob calcistici per tanto tempo!).

Spero tanto di essere smentito, e non avrò problemi a riconoscerlo, ma non credo che il cambio di panchina, aldilà della umana euforia iniziale, porterà a drammatici miglioramenti a medio-lungo termine…

Per il momento:

Miste’: grazie per tutto quel che hai cercato di fare (“cioè nulla”, cit.)

Bentornato Mancio, “campionedistile“.

E viva l’Inter, sempre.

You say goodbye, and I say hello

You say goodbye, and I say hello