IL GATTOPARDO

INTER-MILAN 2-2

Lo so che la metafora è più che abusata, ma davvero non credo esista paragone più calzante per descrivere l’apparente novità di giornata (primo derby totalmente cinese, orario anomalo per accontentare il di cui mercato, nuova possibile èra del calcio meneghino) e la reale immnutabilità dei cliché storicamente associati alle due squadre di Milano: incorreggibili pasticcioni gli interisti, incapaci di venire a patti con se stessi e forse per questo mai meritevoli di uno sguardo benevolo dalla buona sorte, portatori sani di buciodiculo i nostri cugini, che capitalizzano ben oltre i propri meriti la coglionaggine dei nerazzurri.

Pioli parte con Nagatiello per Ansaldi sperando di contrastare la veloctà di Suso e Joao Mario al posto di Banega dietro al solito tridente.

La formazione può dirsi azzeccata, col ritorno di Gagliardini in mediana, anche se è proprio il bergamasco a regalare il primo infarto ai tifosi, perdendo una palla velenosa sulla trequarti e dando il via a una rumba che porta tre milanisti al tiro in pochi secondi, per fortuna senza alcun esito.

I rossoneri spingono di più nella prima mezz’ora, -il dato è inconfutabile-: a ben vedere, però, il “merito” delle loro azioni sta quasi sempre in palloni persi banalmente dai nostri che innescano Suso e soprattutto Deulofeu, contro il quale Medel è in palese difficoltà.

Bacca per fortuna è non pervenuto, mentre Handanovic è in giornata di grazia anche sulle uscite (almeno fino all’ultimo corner…) e quindi lo stringiculo peggiore è un palo dello spagnolo in prestito  a metà frazione.

Nemmeno il tempo di dire “oh ma noi quand’è che cominciamo a giocare?” che Gagliardini fa la prima (e credo unica) cosa bella della partita, pescando Candreva sulla corsa in area di rigore: De Sciglio e Donnarumma giocano al Signor Tentenna, e l’87 nerazzurro è bravo a fare la cosa più semplice, ovverosia il pallonetto sul secondo palo, che passa a pochi cm dalle mani per nulla protese del portierino milanista. Uno a zero per noi e boato da lite condominiale in zona divano.

Il Milan subisce il colpo e i nostri sono bravi a prendere forza dal vantaggio, obiettivamente figlio di una giocata estemporanea. Joao Mario inizia a distribuire muscoli e fosforo su tutto il campo, e Icardi e Perisic duettano bene al limite dell’area: il croato si invola sulla sinistra e centra forte e rasoterra sul secondo palo, Romagnoli è in ritardo così come Donnarumma –oh no…Gigio…- mentre Maurito è puntualissimo a insaccare di piatto destro a porta vuota il primo gol in carriera contro il Milan, che vale il 2-0.

La botta per i cugini è tremenda, nè la ripresa pare dare nuove idee a Montella.

Il secondo tempo inizia infatti con i nostri in controllo della situazione, con la chiara e palese intenzione di piazzare il terzo gol e chiudere i conti. La palla giusta arriva a Perisic con bella imbeccata di Icardi, ma il destro è debole e non crea pericoli. D’altra parte ormai il 44 lo conosciamo: mi piace e molto, ma ogni volta può creare il massimo pericolo per gli avversari (vedi assist per Icardi nel primo tempo) così come sprecare tutto dopo aver fatto la giocata della Madonna. E’ quel che gli capita dopo aver saltato un paio di avversari sulla sinistra, allorquando tenta un destro al volo più che improbabile invece di allungare la boccia per il Capitano solo soletto nell’area piccola.

Loro, ribadisco, nun ce stanno a capì un cazzo fino a metà tempo, allorquando sono i nostri cambi a ridargli ossigeno. Eder è ormai abbonato al ruolo di 12° uomo, e quindi il primo cambio è il suo, in questo caso proprio per Perisic. Onestamente avrei aspettato un’altra decina di minuti, ma la solfa cambia poco.

Assai più discutibili gli altri due cambi, con Biabiany che non vedeva il campo da mesi a subentrare a Candreva e -ancor più grave- con Murillo a dare il cambio a Joao Mario.

E proprio quest’ultima sostituzione è quella della resa “concettuale”, in primis perchè toglie dal campo l’unico vero giocatore “pensante”, che ha l’ulteriore merito di garantire comunque corsa e contrasto. Non voglio scomodare paragoni blasfemi con Cambiasso, ma nella pochezza attuale della nostra mediana il portoghese riluce quanto la crapapelada del Cuchu nel lustro d’oro. E invece no, Pioli lo toglie per inserire Murillo, il che equivale ad appendersi alle traverse e sperare in bene.

Grave errore a mio parere, e non certo per le minchiate massimaliste del “bisogna sempre giUocare all’attacco per regalare spettacolo ai nostri tifosi“. Molto più semplicemente, mettersi alle corde e dire all’avversario “dài picchia duro, mia nonna me le dava più forte” è un’arte e presuppone palle quadre e capacità di incassare superiori alla media. Qualità che i nostri non hanno, mentalmente ancor meno che tecnicamente. Ecco quindi che il cambio vuol dire via libera al “caghiamoci sotto!“, che porta istantaneamente al loro 2-1 di Romagnoli, con Miranda a tentare un contrasto di testa con il pallone a meno di mezza altezza, e non a caso girato dal difensore senza particolari problemi alle spalle di Handanovic.

Il gol arriva all’83°, ed è di tutta evidenza che i minuti restanti saranno lunghissimi. La fredda determinazione del primo tempo è bella che andata, e la nostra titubanza dà coraggio a un Milan generoso e affastellato in avanti con cinque tra punte e rifinitori. Curioso che alla fine siano i due difensori centrali a segnare, ma come si dice in questi casi “questo è il calcio“.

Ma non anticipiamo i tempi: prima della tragicommedia finale c’è il tempo per vedere Biabiany, al 51° minuto della ripresa, farsi ingolosire da un passaggio filtrante ed entrare in area. Scelta condivisibile a patto di mettere il pallone in gol. Il tiro invece va alto, e l’insulto che gli tocca è accompagnato dalla -vana- speranza di sentire il triplice fischio finale dell’arbitro sul rinvio del portiere.

Nulla di tutto ciò: si gioca e i nostri di fatto fanno di tutto per concedere l’ultimo calcio d’angolo ai cugini, lamentandosi poi perchè Orsato lo fa battere.

A quel punto, sinteticamente, smettono tutti di giocare, facendo le belle statuine (Handanovic in testa, che torna insicuro e balbettante proprio sull’ultimo traversone del match) e permettendo a Bacca di prolungare la traiettoria e a Zapata di azzeccare il sinistro della vita che sbatte sulla traversa e rimbalza oltre la linea.

L’annegamento in un bicchier d’acqua è perfettamente riuscito, e personalmente non ho nemmeno le parole per insultare o maledire cose o persone. Saranno contenti i vicini…

Constato che, come prontamente uozzappato all’amico milanista, cambiano i presidenti ma il buciodiculo rimane immutato.

CHE NE SARA’ DI NOI

Il pari nel Derby, e soprattutto il modo in cui è maturato, credo costeranno la conferma a Pioli ben più delle due sconfitte con Samp e Crotone. E’ stata palese la paura di vincere, l’incapacità di gestire la invidiabile pressione data dal doppio vantaggio. Più di tutto, è ormai evidente l’incapacità della squadra tutta di avere una strategia alternativa al “tutto per tutto”. Ripeto un concetto già espresso di recente: Pioli è uno dei tanti (penso a Strama, penso a Ranieri) ad aver azzeccato una bella striscia di risultati figlia dell’adrenalina e della motivazione di un obiettivo contingente lontano ma ancora possibile. Il fascino e lo stimolo della sfida sono come quelle candele che bruciano da entrambi i lati, durando fatalmente la metà.

Svanito quindi l’effetto “dagagré” o “daje” (a seconda dell’idioma) con il pur plausibile pareggio col Toro, la tenuta mentale di Mister e squadra si è squagliata, inanellando tre partite che hanno avuto come comune denominatore l’incapacità di mantenere la concentrazione per 90°: da suicidio la ripresa con i blucerchiati, da psicanalisi il primo tempo col Crotone, da manicomio giudiziario l’ultimo quarto d’ora nel Derby.

Tornando per un attimo all’analisi della partita, ecco a mio parere la gravità dell’aver rinunciato a Joao Mario: non perchè sia un fuoriclasse, ma in quanto uno dei pochi a rimanere freddo e concentrato sempre o quasi. L’altro è Icardi, implacabile se gli arriva un pallone giocabile, bravo a prender falli e far salire la squadra, migliorato assai nel fornire assist ai compagni ma non ancora trascinatore alla Ibra; inutile aspettarlo, non lo sarà mai, ma per lo meno non è tra quelli che nelle difficoltà si tira indietro. Tutti gli altri sì, e il risultato si è visto.

La cosa che mi fa più incazzare? Non l’ennesimo anno senza Champions (quello fuor di favoletta era chiaro fin dalle partite con De Boer), nè il rischio assai concreto di ciccare pure l’Europa League. Piuttosto, il fatto che, salutato Pioli, non avremo il conducator che ci possa trascinare rapidamente fuori dalla melma. Accettare una panchina come la nostra da parte di un Conte, un Simeone, un Klopp o un Mourinho mi farebbe dubitare e molto delle loro capacità mentali. Ovvio che sarei disposto all’ennesimo cambio di allenatore per uno di questi quattro top, ma semplicemente non accadrà.

Ecco quindi che saremo, per l’ennesima volta, davanti all’ineluttabile necessità di dover cambiare allenatore per rimpiazzarlo con un’altra mezza figura: o c’è qualcuno che crede davvero che Spalletti o Jardim (chi??) potrebbero svoltare la nostra storia?

Infine, il beffardo ed epidermico fastidio di aver perso tutto il vantaggio temporale teoricamente guadagnato sui cugini. Questi hanno aspettato Godot per due anni, di fatto bucando le ultime sessioni di mercato ed avendo una rosa oggettivamente nemmeno paragonabile alla nostra. Eppure eccoli, due punti avanti a noi, con un calendario assai più agevole, con il solito culo e col vento in poppa che a ciò consegue.

Avevamo tutto il tempo e tutta la possibilità di stargli a 10 punti di distanza e sputargli in testa; ci ritroviamo nella situazione -squisitamente nerazzurra- di rimpiangere le occasioni perdute e di annaspare per stare a galla.

LE ALTRE

La Lazio viene bloccata sul pari dal Genoa, così come la Roma con l’Atalanta. Questo vuol dire che tutto resta come prima, ma con una partita in meno da giocare. Delle sei rimaste, noi ne avremo tre contro Fiorentina, Napoli e Lazio.

S’adda ride… (cit.)

E’ COMPLOTTO

Quando una squadra è così cogliona da farsi rimontare come i nostri, c’è poco di cui lamentarsi al di fuori del nostro orticello marrone.

Certo, il peso specifico della nostra maglia si palesa nella più che educata protesta di Icardi a fine primo tempo che- da capitano e quindi con tutti i diritti di interloquire con l’arbitro- chiedeva conto di un mancato giallo a Romagnoli, alla quale protesta l’arbitro rispondeva con un tono a metà tra la mamma nevrotica e incazzata e la velata minaccia del bullo di periferia (conto fino a cinque…).

Inevitabile, visto il clima, che il nostro faccia battere il calcio d’angolo a recupero concluso da 20 secondi. Possiamo fare il processo alle intenzioni e scommettere cifre a sei zeri che a maglie opposte si sarebbe andati tutti a casa spaccando il minuto, ma è una consolazione da poco.

Non fa notizia nemmeno la coerenza del Geometra che dapprima dichiara ai quattro venti che “per rispetto della nuova dirigenza” non si sarebbe fatto vedere a San Siro per un po’ di tempo, e poi assicura la sua presenza sugli spalti già per la prossima partita interna di quelli che resteranno sempre i suoi ragazzi.

Sintomatico poi il tempismo di Fabrizio Bocca su Repubblica, che nota come nonostante l’orario anomalo e le dirigenze dagli occhi a mandorla, il Derby sia comunque stato avvincente e seguitissimo, concludendo poi che lo spettacolo viene fatto dai calciatori, e che di dirigenze e proprietà alla fine chissefrega.

Quindi, finchè c’è il cicciobello con gli occhi a mandorla o finché si grida FozzaInda, tutti a ridere e darsi di gomito, o in alternativa a gridare allo scandalo. Non appena l’altra sponda del Naviglio accoglie i suoi salvatori della patria ancorchè forestieri (con solo due anni di ritardo e un certo numero di situazioni che vanno dalla figura di merda al rientro di capitali dall’estero), allora tutto va bene e l’importante è che ci sia il giUoco.

Del resto, la tiritera del closing durata mesi e mesi ha dato nello stesso periodo a Zio Silvio e Zio Fester -come se ne avessero bisogno!- un paio di giri gratis sulla giostra della retorica e dell’amarcord, con scribacchini pronti a riproporre gallery fotografiche di vecchi successi e agiografie trite e ritrite che mi guardo bene dal linkare, avendo dovuto esibirmi in uno slalom telematico degno di Pirmin Zurbriggen per poterlo evitare.

Poi, per chi ha ancora l’insano vezzo di voler pensare con la propria testa e documentarsi da solo, c’è questo.

Ma non ditelo a nessuno, chè il nostro piangere fa male al re.

WEST HAM

Insipido pareggio in casa del Sunderland ultimo in classifica, con ennesimo gol subito al 90° (tanto per rimanere in tema…) da Borini, uno che il primo gol in Serie A l’ha fatto -guarda caso- proprio contro di noi.

Tutto torna.

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Qui ognuno la vede come vuole. Io ci vedo un Capitano che soffre per la propria squadra, in culo a quelli che “è un mercenario, non gliene frega niente, è indegno”.

VIZIO OVVIO O VIZIO OCCULTO

CROTONE-INTER 2-1

La prendo larga.

Nel mio mestiere, la qualità del prodotto fornito si misura con la sua rispondenza ad alcune specifiche imposte per legge o concordate col cliente.

Io che produco e vendo, e tu che compri, dobbiamo analizzare il prodotto per verificarne la compliance (una delle parole magiche del binsisss) ed escluderne potenziali vizi.

E qui arriviamo al punto: questi vizi possono essere di due tipi: quelli più probabili – obvious in gergo- che si è obbligati ad andare a cercare, e quelli per così dire nascosti –hidden in gergo- la cui esistenza è assai più remota ma che sono comunque oggetto di reclamo una volta che dovessero essere scoperti.

Ecco, è da ieri alle cinque che mi trastullo i quattro neuroni rimasti cercando di capire se la minchionaggine di cui soffrono i miei eroi in braghette faccia parte del primo o del secondo gruppo di vizi.

E’ da una parte più che probabile, praticamente certo che i nostri pesteranno la merda nel momento meno opportuno, e ciononostante è sempre difficile prevederne il quando fin nei dettagli.

Io, per dire, sui deficit psichici dei nerazzurri potrei tenere lezioni universitarie, e quindi mi era bastato vedere i calabresi vincere a Chievo per sentir puzza di bruciato.

Questi domenica fanno la partita della vita: matematico. Cazzo, se lo capisco io, ci arriveranno anche loro, che oltretutto hanno lo scempio con la Samp da farsi perdonare.

Oeh! Come no… Sarà stata la maglia stile gazzosa, ma il primo tempo dei nostri è il peggiore della stagione, con i padroni di casa a furoreggiare manco fossero il Real Madrid. Noi agnellini impauriti peggio di quelli salvati da Zio Silvio, Falcinelli che pare Butragueno e giornata di gloria per tutta la gente di Crotone.

Al solito non ci dice nemmeno culo, visto che il rigore è più fantozziano che netto, visto che Icardi viene quasi stuprato in area (ma se ne vedono tante…) e visto che Eder, nella sola occasione degna di tale nome, colpisce il palo interno.

Ma mai come stavolta la fortuna ha ragione a non farsi vedere dalle nostre parti.

Onestamente guardo avanti e penso alla sfilza di giocatori che, come ogni anno, già a inizio primavera vengono associati ai nostri colori, unica squadra l’Inter a godere di un calciomercato dedicato e aperto 12 mesi l’anno.

Ebbene, se scorro i nomi vedo Manolas, De Vrji, Rudiger, Berardi, Verratti, Bernardeschi… Tutti bravi, qualcuno bravissimo, ma nessuno che abbia quelle palle quadre che a questa squadra mancano come a un tossico in scimmia da metadone.

Se guardo indietro negli anni vedo gente “seria” a sostenere i compagni quando le cose si mettono male. Penso agli argentini, sì proprio quel clan del asado tante volte vituperato perchè non italiano (visto che bellammerda invece con D’Ambrosio, Eder e Candreva in campo??), erano il motore e il collante di quella squadra, e chi per mille motivi pensava di essere più importante del gruppo veniva gestito (Sneijder, talvolta lo stesso Eto’o) o messo in condizioni di non nuocere (Balotelli).

Qui si fa a gara a additare l’indegno di turno (ieri scelta amplissima), ma è difficilissimo trovare anche solo uno (dove di solito ne servirebbero tre o quattro) che risponda ai requisiti “morali” di cui vado cianciando.

Quindi, tanto per sparar nomi a caso e prescindendo da ruolo e utilità tattica, a noi serve gentaglia come Nainggolan, come Strootman, come Ibra se vogliamo ragionare per assurdo. Gente che sappia tirare due cristoni e caricarsi la squadra sulle spalle. Gente che dica “oh, siamo l’Inter, non esiste cagarsi sotto col Crotone!“. Lo Zio Bergomi ricorda sempre di quando Matthaeus arrivava in spogliatoio alla domenica e diceva “oggi si vince“, e -cazzo- si vinceva, di riffa o di raffa, ma si vinceva.

LE ALTRE

Ovviamente vincono tutte o quasi, visti i pareggi di Atalanta e Fiorentina, che ad ogni modo mettono un ulteriore punto tra noi e loro. Siamo settimi, e in tre giornate abbiamo buttato via quanto di buono costruito in un quadrimestre.

Bravi minchioni, tutti, da Pioli all’ultimo dei panchinari.

La sensazione è che il Mister abbia comprensibilmente puntato molto se non tutto sulla tensione nervosa, sul miraggio del terzo posto finchè è stato a portata di mano. Il pareggio di Torino, a un certo punto, ha rotto il giocattolo. Pur assai meno catastrofico dell’ormai famoso Inter-Lazio di Gennaio 2016, con Felipe Melo a fare harakiri e l’Inter tutta ad andargli dietro, il pareggio contro Belotti & soci ha certificato l’addio all’utopia Champions League, e la bolla è scoppiata.

Eccolo quindi, il vizio occulto o ovvio (fate vobis), ecco i nostri eroi tornare i bimbi capricciosi che alla prima difficoltà frignano, prendono il pallone e dicono “non gioco più”. Senza nemmeno qualcuno che gli dia un sonoro ceffone e li rimandi subito in campo a cercare di rimediare al troiaio che hanno combinato.

E’ COMPLOTTO

Anzi, in teoria uno o due ci sarebbero. FozzaInda fa quel che può essere fatto in questi casi senza cadere nel penale: annulla il giorno di riposo e impone allenamento mattutino. Il minimo della vita.

Il Direttore Sportivo Ausilio fa di più, commentando la prestazione dopo il fischio finale e dicendo  in buona sostanza “giocare così non è da Serie A“. Parole sacrosante a mio parere, e che il tifoso medio nerazzurro dovrebbe sottoscrivere col sangue.

Ma evidentemente le devianze psichiatriche non riguardano solo gli 11 che scendono in campo la domenica, bensì anche buona parte dei milioni di tifosi sparsi in Italia e nel mondo. Eccoli infatti, i leoni da tastiera, accanirsi contro Ausilio che ha osato criticare in pubblico i giocatori anzichè lavare i panni sporchi in casa. Poi ovviamente, se si mette su il disco di “i nosti ragazzi hanno bisogno del sostegno dei tifosi, si sono impegnati al massimo e sono comunque un buon gruppo” tutti a criticare dicendo che ci vogliono le maniere forti.

E in questo, spiace dover citare Materazzi tra i rimestolatori di zizzania a strisce nerazzurre: un post del genere non può non essere diretto a qualche dirigente (proprio Ausilio): opinione assolutamente legittima, tanto quanto inopportuno è esporla in questo modo, dando fiato alle trombe me(r)diatiche che già si erano precipitate al capezzale di Ciuffolo per riceverne il parere illuminato a proposito di rosa e dirigenza.

Non ci facciamo mancare niente, compreso il terrorismo preventivo tanto per gufarla un po’: curioso infatti come la Gazza del 6 Aprile possa dire che l’Inter sarà costretta a vendere Perisic per far fronte al Fair Play Finanziario e solo poche righe dopo, nello stesso articolo, dire l’esatto contrario, “visto che sono in arrivo almeno un paio di sponsor «pesanti» per sistemare il fair play finanziario“.

Il Signor Massimo dimostra poi di avere ancora santi in Paradiso, o più prosaicamente vedove nelle redazioni, visto che nella stessa sbrodola rosa il vincolo del FPF è ovviamente “riferito alla gestione Thohir” e non agli scialacqui simpatttici post Triplete.

Dall’altra parte, solo poche parole per far notare come il sesto posto ora occupato dal Milan, e giustamente considerato di pura sopravvivenza fino a 48 ore fa quand’era occupato da terga nerazzurre, sia da oggi invece il trampolino per successi rosei e ancor più luminosi per i ragazzi di Montella, con il Geometra Galliani a gigioneggiare davanti ai cronisti come solo a lui è permesso, buttando lì mezze frasi e raccontando dell’ennesima ultima volta da Amministratore Delegato del Milan.

WEST HAM

Qui almeno festeggiamo una vittoria interna per 1-0 contro lo Swansea che aveva tanto il sapore di uno scontro salvezza. Visto il contorno, basta e avanza!

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Puntuali tornano anche i titoletti simpatttici. La prossima volta sarà “Inter giù per la scala a Pioli…”

LO ZINGARO, QUANDO GLI GIRA…GIRA! (CIT.)

INTER-SAMPDORIA 1-2

Che a nessuno passi nemmeno per l’anticamera del cervello di vedere nel titolo un intento di tipo razzista verso Marcelo Brozovic, che ho ripetutamente insultato nell’arco dei 90′ ma che dovrebbe solo ringraziarmi per averlo appaiato all’immortale risposta dell’Architetto Melandri a un polemico Mascetti (min.1.05 di questo link da mandare a memoria per il volgo plebeo non ancora acculturato in materia).

Fatta la excusatio non petita, al succitato Brozo va bene che nelle precedenti stagioni abbia fatto vedere anche roba buona, perchè altrimenti, dopo l’accozzaglia di minchiate squadernate in un’ora e mezza, sarebbe finito a far compagnia a Gresko, Burdisso, Muntari e pochi altri immondi che ricordo ancora nei rosari blasfemi della sera.

Faccio il sempliciotto e carico lui di tutte le responsabilità per questa sconfitta insensata quanto ferale: gioca novanta minuti di rara inedia, lui che manca dall’11 titolare da due mesi e che come tale dovrebbe mangiarsi l’erba coi piedi. Va a contrasto sul corner che porta al loro pareggio con la stessa voglia di un siderurgico che timbra per il turno di notte, resta immobile poco dopo tenendo in gioco Schick che può così beffare Handanovic, e conclude la serata di gala col fallo di mano più stupido del West che causa il rigore del 2-1 finale.

Non tutta colpa sua, sia chiaro, ma lui si mette di buzzo buono!

In realtà mi aveva sorpreso in positivo la voglia di Pioli d inserire qualità già dal doppio mediano, sacrificando il pur positivo Kondo delle ultime uscite per il più talentuoso croato. Beffardamente, l’inizio gli dava anche ragione, visto che una splendida imbucata di Ajeje nostro liberava Icardi solo davanti al loro portiere: tutto fermo per un fuorigioco che non c’era (la famosa leggenda metropolitana del “nel dubbio lasciate giocare“).

Vero che un quarto d’ora dopo il nostro gol nasce da un corner che non avrebbe dovuto esistere, visto che arrivava dopo un fuorigioco dei nostri non sanzionato, ma -come dire- avrei fatto volentieri a cambio trovandomi prima in vantaggio e con un Brozovic autore di un pregevole assist, che avrebbe anche potuto destarlo dal torpore mostrato per tutta la serata.

Siamo a livelli altissimi della disciplina olimpica “se mio nonno pisciava benzina aprivo un distributore“, me ne rendo conto, ma lasciatemi almeno sfogare.

Se è per quello, anche sul già menzionato pareggio doriano ho qualche dubbio, visto che il loro corner arriva dopo un ruzzone di Schick su Medel che in tutta franchezza era molto più fallo che no, ma che ce voi fà?

Grattugiando giudizi sui nostri come cacio sui maccheroni, definirei parossistica la partita di Candreva, capace di sbagliare un gol facilissimo in apertura (a mio parere ancor più facile di quello di Icardi), di piazzare i soliti 20 cross di cui 18 preda della difesa, e ciononostante di servire (con i restanti due) le migliori palle della ripresa sulla capoccia di Perisic (ben parato da Viviano) e sul sinistro esecrando di Icardi, che da 0 metri riesce a mettere fuori.

Ma è tutta l’Inter in generale a non combinare granchè, onestamente anche nel  tanto celebrato primo tempo (forse perchè seguito da cotanta ripresa…); basti dire che, IMHO, il migliore è stato Ansaldi, finalmente continuo nella sovrapposizione a Perisic e finalmente a suo agio nel calciare con entrambi i piedi.

Sull’altra fascia D’Ambrosio ha trovato non senza fortuna il gol che mancava da un po’ e che ha illuso i 47.000 di San Siro e il sottoscritto.

Tornando a Pioli, e datigli i giusti crediti per la scelta iniziale, c’è invece da tirargli le orecchie per come ha poi gestito i cambi: sarò una persona ipersensibile su certi argomenti, ma che per Brozo non fosse serata l’ha capito anche Panchito dopo 20 minuti. Ok, Gagliardini deve uscire e ti giochi il cambio di Kondogbia, ma diavoloporco, che cacchio aspetti a far entrare Joao Mario al suo posto? Macchè, “lui era fisso come un palo nella notte“, diceva il poeta, e il croato ce lo siamo ciucciato fino all’ultimo.

Guardando avanti, fin troppo scontato l’addio a qualsivoglia residua speranza di terzo posto: ormai purtroppo dovremmo esserci abituati, visto che negli ultimi anni, più o meno in questo mese, pestiamo l’ennesimo merdone della stagione che rende vana la rincorsa ai piani che contano. Ci resta il solito rebus del “quanto mi conviene andare in Europa League? Devo fare i preliminari? Quanti turni?” che sinceramente è una litania che speravo di poter dimenticare.

Tant’è.

Pioli tornerà in bilico (ammesso che abbia mai smesso di esserlo) e tutto sommato spero che a lui sia data la possibilità di lavorare per un paio di stagioni, contrariamente a quanto successo a troppi dei suoi predecessori.

Conte poi, non capisco proprio quanto dovrebbe ubriacarsi per accettare la proposta di Zhang, rinunciando alla vetrina della Premier e alla prossima Champions con ambizioni concrete di poter andare avanti.

Ci sarebbe il Cholo, che nel cuor mi sta, ma sarebbe l’ennesima rifondazione e sinceramente comincio ad avere ‘na certa età…

 

LE ALTRE

Napoli e Juve pareggiano, lasciando le cose quasi immutate là davanti. La Roma vince senza grossi problemi con l’Empoli in casa se escludiamo il clamoroso rigore+rosso negato ai toscani in apertura, anche lì con un fuorigioco inesistente segnalato dal guardalinee.

I cugini pareggiano a Pescara grazie alla papera della Domenica da parte di Donnarumma e del solito culo sesquipedale con cui riacciuffano il pareggio (triplo rimpallo con carambola incorporata). Le stesse carambole fruttano poi un paio di conclusioni che sbattono sui legni abruzzesi, a conferma del fatto che, anche quando gli va di culo, hanno comunque modo di lamentarsi con la buona sorte.

Li odio, insomma. Le consolatorie certezze di una vita.

 

E’ COMPLOTTO

Li odio anche perchè tanti altri sono quelli che li amano e che non vedono l’ora di giustificarli. Ecco il Corrierone nazionale a venire in soccorso del povero Gigio che, per carità, fa una cappella non da poco, ma che non è nè il primo nè l’ultimo portiere a sbagliare coi piedi.

Giusto concetto, inutile buttare la croce su un giovane di così grande talento: arrivo quasi a essere d’accordo con il concetto, poi vedo questo:

E te pareva… L’Inter ancora non era salita sul banco dei cattivi (lo screenshot è di lunedì prima della partita con la Samp) ma comunque è sempre l’ora dei Pavesini, quindi sotto con gli interisti anche se nel caso non c’entrano un’emerita mazza.

Stessa cosa per glorificare l’ennesimo cambio di tavoli connessi al fantomatico closing dell’amore. Quindi, per capire: il Closing del Milan ricorda un po’ l’acquisto di Thohir, ma a tassi quasi da usura.

Però al cicciobello con gli occhi a mandorla tirano il culo ancora adesso con la manfrina del prestito all’Inter, qui invece “c’è un po’ più di ottimismo“.

Punti di vista…

Infine, non posso che riprendere un opportuno articolo di Fabrizio Biasin che elenca i risultati raggiunti da FozzaInda in un anno di “vita” nerazzurra, con la solita stampa prezzolata e prevenuta a percularlo e ad accorgersi solo adesso dell’effettiva potenza di fuoco del nostro.

Però Yonghong Li ha trovato il fondo giusto,e SES era tutta una finta.

Ma va bene così. Abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene (cit.)

 

WEST HAM

Quando piove, diluvia: passati in vantaggio con l’Hull City grazie a Carroll, subiamo ben presto il loro pareggio, per poi soccombere con un gol che personalmente vivo come una beffa: ecco l’immancabile Primo Gol (stavolta in Premier League e non in Serie A) del redivivo Andrea Ranocchia.

Ma cazzo, ce l’avete con me?

self explaining

 

SETTE A UNO (O SETTANTUNO, CAPISC’AMME’)

INTER-ATALANTA 7-1

Un bel godimento, non c’è che dire.

In primis nel vedere la tua squadra giocare bene in tutti i suoi effettivi, segnare in tanti modi diversi e dare la sensazione di una solidità crescente.

Ma anche nel vedere le tante penne che sbrodolavano le pur giuste lodi sull’Atalanta di Gasperini, animato da sete di vendetta come prima di ogni confronto con l’Inter  e mestamente tornato a casa con una scoppola memorabile.

Parto da qui, per precisare che il “71” del titolo, che solo ai più distratti non è di immediata comprensione, non è riferito al Mister di Grugliasco. Sono forse influenzato dalla bella intervista di Paolo Condò in onda in questi giorni su Sky, ma sentendolo parlare ho capito che -e mi costa dirlo- c’aveva ragione lui. Sbagliò l’Inter, cioè il Signor Massimo, a ingaggiare un allenatore che non c’entrava niente col progetto -pur plausibile- del Presidente Simpatttico di spremere ancora gli usurati campioni del Triplete. Utilizzando la delicata metafora della Curva Nord in un immortale striscione del tempo:

Comprare Gasperini e volere la difesa a quattro è come andare a mignotte e chiedere le coccole

Ma torniamo ai giorni nostri. Paradossalmente la partita comincia con qualche pericolo, visto che le due squadre danno l’impressione di due pugili che dal primo gong fanno a chi picchia più forte.

Per nostra fortuna abbiamo un giocatore che si chiama Mauro Icardi e che in un quarto d’ora chiude quasi da solo la partita. E’ vero che i primi due gol sono rispettivamente frutto di un rimpallo e di un rigore, ma analizziamo le azioni: sulla prima lancio illuminante e millimetrico di Medel (lo riscrivo per i duri di comprendonio: lancio illuminante e millimetrico di Medel), sul quale il Capitano si invola verso la porta. Viene tamponato al limite dell’area con conseguente giallo che avrebbe potuto (e dovuto) essere rosso: nemmeno il tempo di finire il carniere di moccoli e Banega tira una mezza fetecchia che in qualche modo arriva sul sinistro di Maurito che da pochi metri non sbaglia.

Probabilmente la cosa più bella della partita avviene subito dopo, con l’autore del gol, il twittatore seriale, quello che cambia più macchine che mutande, il viziato con la villa con piscina, quello sposato con la biondazza dalle tette rifatte, quello lì insomma, che va a cercare in panchina il compagno Andreolli a cui in settimana è mancato il papà. Un gesto semplice e spontaneo, lontano mille miglia dalle magliette celebrative e dalle atmosfere mielose di Milanello Bianco.

Sul secondo gol, il modo in cui difende la palla facendola scorrere all’indietro e bruciando sullo scatto sia il terzino che il portiere -che non può far altro che tamponarlo in uscita- è da manuale del centravanti moderno.

Un po’ meno il successivo cucchiaio, che rimane alto nella sua traiettoria finendo in rete giusto un filo sotto la traversa e facendomi “smaltire” il pranzo in poco meno di due secondi.

Il terno secco si chiude con un bellissimo stacco di testa su cross di Banega, gol abbastanza simile a quello della seconda di campionato contro il Palermo.

L’Atalanta comprensibilmente non ci capisce una mazza, e i nostri possono imperversare con Candreva che riesce finalmente ad abbinare quantità di cross (mai mancata) a qualità e precisione degli stessi: Banega ringrazia e può firmare il 4 e il 5-0 poco dopo la mezzora.

Siccome sono un incontentabile -ancorchè simpatico- rompicoglioni, arrivo quasi ad arrabbiarmi per il 5-1 di Freuler, e per due motivi. Il primo è che conosco i miei polli e temo un rilassamento generale sotto forma di 5-3 finale, con mugugni e scrollamenti di testa all’insegna del “non cambiano mai ‘sti maledetti, mai tranquilli“. Il secondo motivo è che Medel sbaglia in modo goffo ed evidente la chiusura sull’atalantino, abboccando alla mezza finta e finendo chiappe a terra, e già pregusto il saporaccio dei detrattori del cileno. Se a ciò aggiungiamo che il gol arriva poco prima del recupero, ce n’è abbastanza per farmi vedere nero.

Invece -che bello- sono smentito da Pioli e dal suo gruppo di mestieranti, che sostanzialmente riprendono da dove avevano finito, continuando a correre e macinare gioco, consci probabilmente che è l’unica maniera per tenere la partita sotto formalina e non far venire strani pensieri ad un avversario che, a dir la verità, sta già pensando alla prossima.

Riusciamo quindi a far segnare l’inevitabile gol dell’ex a Gagliardini e a chiudere il conto ancora con Banega, che nelle mie profezie da tènnico non doveva giocare perché quelli là corrono come degli indemoniati e lui è lento e non la beccherà mai in 90 minuti…

Ma sono contento. Del resto sono quello che vent’anni fa ha urlato a Djorkaeff “machecazzofai!?!?” un decimo prima di vedergli fare quella rovesciata contro la Roma: il signore sì che se ne intende, insomma…

LE ALTRE

Che dobbiamo dire? Partitone, ai limiti dell’incredibile, anche se da solo non basta a farci recuperare punti su Roma e Napoli.

Su Juve Milan non posso che fare un’apposita seziuncella a parte, mentre la Lazio mentre scrivo raggiunge il 3-1 contro quel Toro a cui renderemo visita sabato prossimo.

La Champions resta lontana, possiamo solo vincerle tutte (che non è poco!) e sperare in sfighe altrui. Resta la consapevolezza di una proprietà che sta proseguendo e migliorando il risanamento dei conti e che a Giugno avrà sostanzialmente mano libera sul mercato. Insomma, dopo tanti anni, e complice la già ricordata riforma della Champions, possiamo dire con una certa sicumera che se non è quest’anno sarà l’anno prossimo.

LA PARTITA DEL MALE

Devo dire la verità: mi sono addormentato durante il secondo tempo. Non perchè la partita fosse brutta, no. Ero proprio stracco morto. Ho comunque fatto in tempo a vedere una Juve palesemente più forte eppure incapace di segnare vuoi per demeriti propri vuoi per alcune (alcune, non tutte, chè al ragazzo gli è pure andata bene) ottime parate di Donnarumma.

Anzi, con il proverbiale culo i cugini sono andati addirittura vicini al colpaccio grazie a un paio di contropiede beffardi (vedi Deulofeu che non riesce a approfittare dello sciagurato retro passaggio di Benatia a Buffon).

Ma proprio quando la palpebra era definitivamente calata sono stato ridestato dall’ennesimo singulto di Compagnoni “parata sssstrepitosa di Donnarumma“, seguito dal rigore più servile che io ricordi negli ultimi anni.

La prendo da lontano: già la designazione di Massa, dopo l’errore dell’andata che aveva penalizzato la Juve -assolutamente meno grave e più difficile da vedere- a mio parere aveva un sapore strano, come a dire “dài, ti diamo l’occasione per rimettere le cose a posto“. E difatti qualcuno dice, e mi piace pensare che sia così, che il rigore lo fischi lui su propria decisione, e non su indicazione dell’assistenza di porta.

Quel che accade dopo mi coglie impreparato, perchè non posso non stare dalla parte dei cugini, defraudati di un punto che poco avrebbe cambiato al loro campionato ma che era comunque più che legittimo. Che la Juve abbia giocato meglio è tanto evidente quanto irrilevante, essendo la storia del calcio piena di partite dominate da una squadra epperò finite con punteggio diverso.

Solo chi è in malafede (Massimo Mauro, tanto per dirne uno) o è abbarbicato al proprio credo integralista (Arrigo Sacchi, tanto per dirne un altro, e per di più contro il “suo” Milan) può propugnare cagate del tipo “il rigore non c’era ma la Juve meritava comunque di vincere“.

Epperò, vedo distintamente Donnarumma (che non chiamerò mai Gigio come la pletora di serve che commenta il Milan) urlare alla curva bianconera “siete delle merde“, con il succitato esercito di pennivendoli a non riportare il fatto, ma a limitarsi a raccontare il romantico bacio sullo stemma rossonero del giovane portiere.

Del resto, lo sappiamo, loro sono la Squadra dell’Amore, ontologicamente incapaci di arrabbiarsi e fare polemica. Ecco quindi Montella e Galliani arrabbiarsi con Bacca che -giustamente- vuol dirne quattro agli arbitri. Ecco di nuovo Montella fare il primo della classe e scusarsi per il parapiglia di fine partita che non fa bene al calcio. Ecco soprattutto l’assordante silenzio della Società nel non commentare i danni causati dai propri tesserati allo spogliatoio bianconero.

Ora, io dico, chiedendo perdono per la ripetizione di un concetto che ho già espresso tante volte: una Società che ha patteggiato la Serie B con penalizzazione, perchè conscia di rischiare decisamente di più, in pochi anni fa damnatio memoriae dei misfatti commessi e arriva al picco di protervia e cattivo gusto di far bella mostra della propria refurtiva (come altro chiamare i due scudetti revocati?) nello spogliatoio in cui ospita tutte le proprie avversarie.

Pure essendo io contro la violenza, sia essa contro persone o cose, ho trovato comprensibilissima la reazione dei calciatori del Milan, che paiono essersi accaniti proprio contro quei vessilli farlocchi. Se fossi tifoso rossonero -che Dio me ne scampi- avrei voluto che il mio club dicesse qualcosa a riguardo, e la smettesse di fare ciccìbubbùgnegné con quelli là (mi scuso per il gergo tecnico), che finalmente prendesse posizione di “alterità” rispetto a quel modo di essere e di fare.

Una delle pagine di cui sono più fiero, da interista, è il comunicato con cui l’Inter in piena gestione Thohir fece uscire il famoso comunicato in cui definiva la Juve “retrocessa insieme alla sua reputazione“. Ritengo che le capacità comunicative di Mediaset non avrebbero avuto problemi a partorire qualcosa di simile, senza ovviamente arrivare a giustificare atti di vandalismo dei propri tesserati, ma ponendo comunque un punto fermo e non negoziabile su quanto successo.

E invece, ancora una volta, si sono dimostrati non così lontani da quelli là.

Capito adesso a chi era riferito il 71 del titolo?

WEST HAM

Brutta e evitabilissima sconfitta esterna contro i carneadi del Bournemouth, che certifica la cristallizzazione di quella via di mezzo in cui gli Hammers paiono incastrati da qualche anno. Si cerca di fare il salto verso le grandi, ma ci si muove a gambero: un passo avanti, due indietro. Uottaffacc

Il solito spogliatoio spaccato

 

AJO!

CAGLIARI-INTER 1-5

Non che io sia in cerca di sconfitte nerazzurre che diano ulteriore conferma all’assunto, ma pare che i nostri, dopo aver preso un ceffone, alla partita dopo reagiscano bene.

Me ne compiaccio, assistendo a 90′ di quasi assoluta tranquillità, se escludiamo la bonza in cui cadiamo a fine primo tempo, che dà modo al Cagliari di accorciare le distanze, e la sveglia che suona tardi, regalando qualche minuto di terrore all’inizio: per fortuna l’immondo, indegno e impresentabile Medel ci mette la proverbiale pezza, in culo a chi gli vuole male.

Andiamo con ordine: Miranda-Medel centrali di una difesa a 4, con Murillo diffidato in panca, Kondo-Gaglia in mediana, Banega dietro i tre punteros. Il resto è business as usual.

L’argentino è ormai oggetto noto: non un mostro di velocità nè di consistenza, ma piedi buoni e cervello fino (quando non insiste nella giocata inutile): l’assist per l’1-0 è notevole quasi quanto il controllo-di-esterno-destro-e-tiro-di-interno-sinistro di Perisic.

Brunone Pizzul (auguri) avrebbe chiosato con l’immarcescibile #tuttomoltobello.

Poco dopo è ancora il Tanguito a farsi notare con una punizia alquanto a voragine che si insacca al quasi angolino, dandoci l’effimera impressione di un match già chiuso.

Ecco però riemergere la minchionaggine dei nostri, e di Kondogbia nell’occasione. Stupido, inutile e vistoso il fallo sull’avversario girato di spalle sul limite laterale dell’area: piazzargli due manone sulla schiena e spostarlo di peso non è esattamente una genialata. Da lì Di Gennaro impegna Handanovic con conclusione beffarda sul primo palo e -sullo sviluppo del puttanificio- il tronista Borriello capoccia in rete, dando ulteriore dimostrazione a una mia tesi ormai decennale: fosse stato un po’ più brutto, questo era fisso in Nazionale.

Se non altro il ceffone ci desta, perchè a inizio ripresa Icardi e Perisic ristabiliscono le giuste distanze. Corretta e nemmeno difficile la giocata di Maurito che alleggerisce indietro il pallone al croato, per il quale destro o sinistro non fa differenza: stavolta sceglie il destro a giro sul palo lungo e fa 3-1. As simple as that.

Il Cagliari ci rimane male, e sostanzialmente non si ripiglia più, se è vero che i nostri si procurano e segnano un rigore solare (novità di giornata), colpiscono una traversa più difficile da sbagliare che no (vero bomber?) e portano al gol perfino Gagliardini.

Per una volta il tag PrimoGolInSerieA è dedicato a uno dei nostri, con tanto di esultanza da girapolenta.

Bene così, come già detto, anche se per recuperar punti dovremo fare i bravi e aspettare la prossima giornata, con lo scontro diretto (anche in senso cromatico) con l’Atalanta.

LE ALTRE

La Roma, corsara solo pochi giorni fa contro i nostri, in 5 giorni piglia due schiaffi dai cugini in Coppa Italia e altrettanti in casa dal Napoli nello scontro diretto per il secondo posto, da cui la Juve riesce ad uscire vera vincitrice complice il pur scialbo pareggio di Udine.

Il Milan beneficia di non uno ma due rigori assai dubbi (onestà impone di segnalare anche l’inesistenza di quello concesso agli avversari) e spezza le reni al Chievo, con Sorrentino -abituale eroe di giornata contro i nostri- a beccare il solo gol su azione a centro porta tuffandosi di lato.                                            Spazio per parolaccia a piacere.

E’ COMPLOTTO

Interessante e sintomatico l’involontario paragone fatto negli ultimi giorni di settimana scorsa tra le situazioni vissute dai due centravanti delle milanesi:

Bacca, che prima della doppietta farsa col Chievo non segnava su azione da un girone, per la propaganda rosa aveva già svoltato la stagione col rigore segnato di rabona (cit. assai pertinente del Sanga). Ovviamente il feeling con Montella e lo spogliatoio era rinato e tutto il Milan si aspettava da lui i gol per tornare in Europa. Si è arrivati anche a sottolineare il modo in cui ha esultato verso i tifosi in occasione di un gol annullato. Siamo a questo. Vedere per credere:

“Carlos aveva già scavalcato i cartelloni della pubblicità per avvicinarsi ai tifosi e far festa insieme”. Nel nome dell’Amore

In contrapposizione, la crisi Icardi, che in trasferta prima di Cagliari non segnava da settembre e insomma non si capisce mica come sia possibile che questo ragazzo in trasferta si trasformi da leone ringhiante a micino spaurito.

1 gol (su rigore!!), 1 assist, 1 traversa.

Proseguendo nell’analisi mediatica delle due milanesi, simpatica come suo solito l’accoppiata Zazzaroni-Caressa che da Radio deejay avevano fatto i loro personalissimi pronostici sulla trasferta nerazzurra in terra sarda:

Zazza Caressa Cag Int

In contrapposizione, poche ma tutto sommato civili domande sull’ennesimo ritardo nel closing dell’operazione Cina-Milan, senza che nessuno faccia la domanda più banale: ma com’è che continuano a tirare in ballo difficoltà burocratiche a portar fuori i soldi dalla Cina, quando solo pochi mesi fa Suning è arrivata e ha comprato in un attimo in perfetto stile-cumenda milanese quando chiede “cia’…s’el custa?”?

Niente di tutto ciò, anzi: Silvio ha l’ennesima occasione per fare il capopopolo fingendosi inferocito e dicendo “potrei anche decidere di tenermi tutto!“, mentre nessuno si è cagato il quarto d’ora di celebrità dell’Avvocato La Scala che l’ha toccata piano e non per la prima volta.

Di più: le odierne notizie rosee dicono che non ci sono problemi, che un accordo tra gentiluomini (eh???) si trova sempre, che una stretta di mano vale ancora qualcosa: e quindi vai di terza tranche da 100 milioni in settimana, ma se anche si sfora a settimana prossima non c’è problema perchè -signora mia- quando c’è la fiducia…

 

WEST HAM

Ci svegliamo molto tardi nel Monday night contro il Chelsea: finisce 1-2 e il nostro è più che altro un consolation goal.

Come si dice in questi casi? “Non sono queste le partite che dobbiamo vincere…”

cag int 2016 2017

Zingari o Latin Kings, purchè nerazzurri

 

MALE MA NON MALISSIMO

INTER-ROMA 1-3

Sconfitta purtroppo meritata e in una certa misura anche attesa.
Inutile girarci intorno: in questo periodo storico, la Roma è una squadra superiore ai nostri, per quanto faccia male dirlo.
Noi avremmo potuto far risultato ieri sera facendo il partitone e bloccando al contempo le loro fonti di pericolo maggiori. La prima parte del proposito -pare evidente- non si è avverata; la seconda è riuscita solo in parte, con Salah e Dzeko pericolosi solo in un paio di circostanze, ampiamente compensati però dal talento atletico prima ancora che tecnico di Nainggolan, che con due siluri ci ha impallinato una volta per tempo.

Cedo all’autocelebrazione segnalando che il tamarro più tatuato del West io l’avrei preso già dopo il primo anno di Cagliari.

Tornando al match, Pioli insiste con i tre dietro, che per me male non sono, anche in considerazione dell’assenza di Miranda. Il problema è lasciare 100 metri di campo da coprire a Candreva e Perisic, che difatti per lunghe mezz’ore girano a vuoto, controllati senza particolari patemi da fuoriclasse tipo Juan Jesus. Se a ciò aggiungiamo che Brozo è in serata-slandrone, e che Joao Mario per una volta non gioca bene, sèmm apòst…

Ha ragione Pioli a (cercare di) minimizzare l’occasione dell’1-0, dicendo in sostanza “sì in effetti Murillo poteva anche farsi incontro al belga, ma abbiamo comunque concesso un tiro dal vertice dell’area che in condizioni normali non è pericoloso“.
Evidentemente quelle di ieri sera non erano condizioni normali.

CItando per l’ennesima volta Marco Paolini e il racconto del Vajont:

“I Carabinieri fanno rispettosamente notare che qui in pratica la terra trema due giorni sì e un giorno no”.

“La prefettura dice che in teoria i sismografi della diga non registrano nemmeno scosse”.

“I Carabinieri rispondono, rispettosamente, che però in pratica…”

“Attenetevi alla teoria! Non trema la terra, vi trema il culo!”

Lodevole il tentativo dei vari commentatori di voler salvare il povero Gagliardini, perfetto fino a oggi, ma il ragazzo contro il Ninja non c’ha capito una mazza. Resto convinto che, se si fosse trattato dell’immondo Medel e non del succitato giovane-e-italiano, le erinni mediatiche non avrebbero mancato di far calare la loro mannaia.
Io nei mille replay mostrati in TV, ogni volta che vedo la palla arrivare al romanista sulla fascia sinistra prima dell’1-0 mi chiedo perchè cacchio il nostro non sia intervenuto in scivolata a metterla in fallo laterale.
Ma lui gioca in nazionale e io no, quindi…

La ripresa vede i nostri cominciare meglio, ma beccare il raddoppio proprio quando i due esterni stavano iniziando a carburare.
La strana coppia Radja-Gaglia si ripropone, e a mio parere il romanista è furbo a sbilanciarlo, involandosi da solo per 50 di campo e chiudendo con uno scaldabagno a 100 all’ora alle spalle di un’incolpevole Handanovic. Siamo sempre lì: 9 volte su 10 un intervento di questo tipo viene punito col fallo, ma con Tagliavento e con l’Inter sappiamo bene che le eccezioni sono all’ordine del giorno.
Il merda nell’occasione non guarda nemmeno verso la palla e i due contendenti, ma continua a rimirare l’area di rigore: un genio.
Poco dopo lui e la sua cricca fanno ancor meglio, ignorando il solito rigore a nostro favore (pedata di Strootman su Eder nell’area piccola).

Ma, come detto, siamo alla non-notizia.

Poco dopo riusciamo comunque a riaprirla, con Icardi ad arrivare in spaccata su cross di Perisic più alla speraindio che frutto di attenta strategia.
Nemmeno il tempo di illuderci seriamente che Dzeko fa la prima cosa giusta della partita, usando bene quel corpicione che si ritrova e sbarazzandosi di D’Ambrosio. Una volta entrato in area Medel entra alla disperata e lo centra in pieno. Perotti certifica la fine del fluido magico di Handanovic dagli 11 metri e che cacchio gli vuoi dire…

BIGINO DI AUTOANALISI

Come dice il titolo, male ma non malissimo.
Come detto all’inizio, questi sono più forti.
Come temuto, la sconfitta cancella ogni residua speranza di terzo posto e conseguente preliminare di Champions, e ai nostri tocca sperare che la recente innovazione normativa della UEFA venga confermata, potendo l’Italia contare su quattro squadre in Champions dalla stagione 2018/2019.
In alternativa, se dovessimo aspettare di arrivare nei primi tre, ciao core…

LE ALTRE

Della vittoria della Juve possiamo anche non parlare, essendo la stessa ai confini della non-notizia. Decisamente più sorprendente è la sconfitta interna del Napoli contro una splendida Atalanta. Gasperini non gode delle mie simpatie vista la acclarata avversione interista dopo la sua breve e sfortunata parentesi.
Diciamo che il modo in cui fa giocare la sua squadra, non dissimile da come ha fatto giocare il Genoa per anni, dovrebbe far capire ancora una volta quanto insensata fosse stata la sua scelta da parte del Presidente Simpatttico arrivato a sceglierlo dopo aver ricevuto una mezza dozzina di due di picche.
No sul serio, ma ce li vedete i nostri consunti eroi del Triplete correre come Spinazzola, Conti e Gagliardini? Su ‘sto punto ci torno nella prossima seziuncella; ora devo fare i complimenti alla brigata orobica che avremo l’onore di ospitare tra una paio di settimane a San Siro.
Avendo fatto la figura del tifoso sportivo e distaccato, posso quindi sfogare qualche ettolitro di bile nel raccontare l’ennesima botta di culo dei cugini che battono il Sassuolo e il record di errori arbitrali a favore nell’arco dei 90 minuti.
Facendo una rapidissima sintesi, quel pirla di Berardi sbaglia il rigore (che c’è), mentre Bacca riesce nell’impresa di realizzare il suo (che non c’è) in scivolata, colpendo due volte la palla e quindi, a-stretti-termini-di-regolamento, vanificando la chance.
Infine, calcione di Paletta ai danni di un nero verde in piena area, bellamente ignorato da Calvarese.

E’ COMPLOTTO

Rimango sullo stesso tema per far notare come, nel descrivere la partita ed il relativo arbitraggio, le parole che le mie caste orecchie hanno dovuto sentire sono state “arbitraggio molto complicato quello di Calvarese oggi“, seguite da “ha commesso tanti errori” e “giornataccia“.
Non avendo assistito in diretta ai suddetti scempi, nella mia ingenuità pensavo ad un arbitraggio che avesse scontentato entrambe le squadre, figlio appunto della classica giornata-no degli arbitri.
Invece, più venivano sviscerati i dettagli della questione, più il mostro assumeva gli inequivocabili contorni del furto, ma pur sempre in nome del giUoco, dell’amore e della sincerità, visto che Montella faceva il santarellino dicendo “mi costringete a parlare di arbitri anche se non lo faccio mai nemmeno quando gli episodi ci sono a sfavore (e intanto l’hai detto, così come in settimana avevi avuto il coraggio di dichiararti in credito con la sorte), però può darsi che alcuni degli episodi oggi siano stati a nostro vantaggio” e premurandomi di chiosare da bravo primo della classe “e comunque quelli del Sassuolo li ho visti troppo nervosi, non si fa“.

Rimanendo in ambiti iperglicemici, per una volta Caressa azzecca la battuta preannunciando un collegamento col Milan riunito per la festa di Donnarumma “che per la quinta volta questa settimana compie 18 anni” ironizzando sulla leggerissima ridondanza data all’evento, condita con le inevitabili finte lacrime approntate per l’occasione.

Tornando al rendimento dei rossoneri, è confortante constatare che, anche al netto delle mie ancestrali antipatie e dei miei consolidati pregiudizi, anche analisti più fini di me si rendano conto del buciodiculo che continua ad accompagnare i Meravigliousi.

Se non siete seriamente interessati alla statistica applicata al calcio o se semplicemente non siete tra quelli che -uno a caso…- pur di leggere qualcosa di negativo sul Milan tufferebbero il naso in un trattato di astrofisica, risparmiatevi pure l’accurata analisi linkata. Faccio solo presente che, scartate tutte le ipotesi plausibili, la conclusione è che non si spiega l’attuale numero di punti conquistato dai cugini.

Però-loro-propongono-giuoco.

Al Club ho avuto poi l’ennesima occasione di apprezzare l’intelligenza e la lungimiranza di Leonardo che, parlando dell’esonero di Ranieri, si è retoricamente chiesto se e quale processo decisionale ci fosse dietro alla scelta di un allenatore. Torno come promesso a Gasperini, ma anche a De Boer o andando più indietro a Benitez, e voglio limitare il discorso solo ai nostri colori: a mio parere la scelta del Mister è la più importante e strategica tra quelle fatte da un Presidente. Cosa diavolo vi viene in mente a scegliere certi allenatori? La prima cosa che un dirigente, ma che dico, un essere umano dotato di normale intelligenza, dovrebbe fare è guardare la rosa di giocatori che ha a disposizione e cercare l’allenatore di conseguenza.
In alternativa, ma succede molto meno frequentemente, scegliere l’allenatore e con lui progettare una campagna acquisti che gli possa dare materiale umano a lui gradito.

Senza questi accorgimenti, che mi paiono anche abbastanza intuitivi, ti trovi vestito in giacca e cravatta ma con quelle infradito che ti piacevano tanto.

WEST HAM

Pareggio esterno sul campo del Watford di Mazzarri, che lascia entrambe le squadre nelle anonime ma placide acque di centroclassifica.

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ADELANTE!

INTER-PESCARA 3-0

Il periodo da squadra bella-cazzuta-quadrata continua. Usque tandem è difficile dirlo, ma siamo persone di buon senso e ci accontentiamo.

Battere il Pescara non era certo un’impresa titanica, ma la cronica minchionaggine nei nostri è tale da farmi guardare con sospetto a qualsiasi partita.

La formazione di Pioli è invece efficace e, novità assoluta alle nostre latitudini, intelligente. Tutti sanno quel che devono fare, e soprattutto quel che non devono fare: tutti tranne Nagatomo, anarchico e casinista come al solito nella sua personale interpretazione del ruolo di terzino sinistro, ancor più mosca bianca -o pecora nera, fate voi- vista la disciplina quasi militare dei compagni di squadra.

A parte lui, giochiamo una partita saggia, che lascia giusto qualche contropiede al Pescara, ampiamente compensata da un costante pressing nella metacampo avversaria che consente ai nostri una cospicua produzione offensiva.

D’Ambrosio vede premiato il suo inserimento dalle retrovie su calcio d’angolo, proprio mentre sto maledicendo i nostri per aver scelto ancora una volta lo schema corner-supercazzola: io la do a te, che la dai a lui, che la tocca tre volte e poi la mette in mezzo. Per fortuna gli schemi non li chiamo io, e siamo in vantaggio.

Da lì in poi è tutta discesa, e l’azione del raddoppio di Joao Mario fotografa bene la manovra a voragine dei nostri: bella l’apertura di Icardi per Perisic, sagace il tracciante nell’area piccola dove il portoghese arriva in spaccata per il 2-0.

La ripresa dice poco, se non una decina di minuti di cincischi e retropassaggi un po’ stucchevoli -come solertemente fatto notare da Caressa “il pubblico di San Siro vumoveggia!“, ma vai a cagare!-, prima dell’ingresso e conseguente gol di Eder. Ottima l’azione in corsa dell’italo-brasiliano che si fa quasi tutto il campo palla al piede, cedendola a Brozo che a sua volta imbecca Icardi: l’argentino parte in fuorigioco (anche nel culo ci fa di sfiga! L’errore arbitrale a nostro favore è inutile quanto un gol di Recoba: 3-0 di puro orpello…), ma a mio parere è comunque bravissimo a non cedere alla tentazione di tirare da posizione defilata; saggio e elementare l’assist per il compagno, che a quel punto insacca facile la boccia.

Tutto come previsto, non è successo niente, ne mancano tante, etc etc…

Ognuno scelga la frase fatta a scelta.

Limitiamoci a dire che 9 punti nelle prime 3 partite del girone erano ampiamente alla nostra portata anche all’andata, eppure…

LE ALTRE

La cosa positiva, tra le tante, è che il filotto di vittorie ci consegna una classifica decisamente più dignitosa, con l’ulteriore pregio di vederci in rimonta su tutte le rivali: il Milan-meravigliUoso-che-propone-giUoco-pieno-di-giovani-italiani ha finalmente esaurito le dosi equine di deretano, ed esce sconfitta anche da Udine rimanendo a 5 punti dai nostri, seppur con una partita da recuperare.

Roma e Napoli fanno per l’ennesima volta un favore alla Juve, perdendo punti contro avversarie tutt’altro che irresistibili: la cosa egoisticamente non può che farci piacere, visto che le loro sfighe -unite a una Lazio sfortunatissima e sconfitta  dal Chievo in casa- alimentano le nostre speranze. Epperò, pur in periodo di grazia, continuo a vedere difficile il definitivo “scavallo” fino al terzo o addirittura al secondo posto.

E’ COMPLOTTO

Qualche pillola di saggezza:

Il Signor Massimo concede un’intervista al Giorno nella quale loda la proprietà cinese per i progressi fatti dalla squadra, e sottolineando positivamente la costante presenza in Italia di Steven Zhang, poco opportunamente definito “il cinesino“: il giorno in cui farà un media training sarà sempre troppo tardi. Però è simpatttico.

Come sappiamo, tutto ciò piace eccome ai media nostrani, affezionati alla bonaria figura del galantuomo meneghino, contrapposta a quella di imprenditore professionale, distaccato e per di più straniero come Erick Thohir: dopo aver sistematicamente demolito la sua immagine fin dal suo arrivo ormai tre anni fa, l’ultima notizia che lo riguarda è un finanziamento chiesto e ottenuto a Singapore, che ha previsto una garanzia -da parte di Thohir- della società detentrice del suo 30% di quote nerazzurre. Niente di strano, è la prassi seguita in questi casi ed è la stessa Gazza a dirlo, salvo poi aggiungere sibillina:

“Certo, fa una certa impressione che un pezzo dell’Inter venga trattato come merce di scambio. Ma Thohir è sempre stato un uomo della finanza. basti pensare alla plusvalenza fatta con la compravendita tra Moratti e i cinesi, a dispetto del declino sportivo e societario a cui era stata condotta l’Inter”.

A dispetto di tua sorella!

Rieccolo il barbatrucco: le regole del FPF avrebbero senz’altro impedito a Moratti (o chi per lui) la gestione paternalistica del Club.

Moratti in 18 di presidenza ci ha rimesso quasi due miliardi di euro suoi, quindi ogni tifoso minimamente dotato di cuore e cervello non può che ringraziarlo per aver fatto ciò che nessuno lo obbligava a fare.

Detto ciò, stanti le nuove regole e senza un approccio diametralmente opposto (tanto entra tanto esce, the party is over) il rischio libri-in-tribunale sarebbe stato tutt’altro che lontano.

Quindi, onestà vorrebbe che a Thohir venissero resi i giusti meriti: non tanto sportivi, chè l’Inter sotto la sua gestione non ha combinato granchè, quanto economici e societari. Ha sostanzialmente messo a posto i numeri di bilancio, ha dato al Club un’impostazione manageriale, ha tolto figli e figliastri da posizioni di rendita acquisite e altrimenti inscalfibili, ha consegnato a Suning (che per fortuna ha ben altre potenzialità finanziarie) una macchina che cammina.

Per tutt’altri motivi rispetto alle lodi rese al Signor Massimo, ma anche qui da tifoso nerazzurro gli rendo il mio grazie sincero.

Evidentemente però, la favoletta dell’italiano dal cuore d’oro contrapposto al cicciobello dagli occhi a mandorla avido e freddo fa vendere più copie.

Passando alla sponda sbagliata del Naviglio, mi disprezzo da solo scrivendo che da un certo punto di vista sono contento per l’infortunio di Bonaventura.

Il povero Giacomo (si chiama Giacomo, diocristo, non Jack, mica è vostro fratello!) è un simulatore provetto, e per una volta l’urlo seguito al numero da biscia impazzita si è dimostrato vero: non a caso si è fatto male da solo, e non dopo un contrasto con l’avversario. Una sorta di “al lupo al lupo” in forma calcistica.

Chi ha rischiato ancor di più è stato De Sciglio, uscito malconcio ma ancora tutto di un pezzo da uno scontro insensato con De Paul, che poteva davvero costargli la caviglia.

Certo, che poi Montella si lamenti perchè la sua squadra, che dopo il fallo ha avuto palla tra i piedi trenta secondi, non è riuscita a fare subito il cambio, finendo beffardamente per subire il gol decisivo proprio da De Paul e proprio dalla zona lasciata vuota da De Sciglio, è curioso.

Un minimo di esperienza in questi casi ti fa mettere la palla fuori e chiamare il cambio: prenditela coi tuoi che son stati polli, non fare il piangina!

Ovviamente il commento generale è stato “lucida e intelligente analisi di Montella, che propone di fermare il gioco in casi come questo“.

Passiamo al Club di Sky, per sentire Massimo Mauro passeggiarci ancora sui testicoli con l’Inter che finalmente “ha messo tre italiani in campo che non si vedevano da tantissimo tempo…“.

Piccolo stucchevole reminder per la riserva di Maradona, Zico e Platini:

Chievo-Inter 2-0, 4 italiani in campo;

Inter-Palermo 1-1, 3 italiani in campo;

Inter-Cagliari 1-2, 3 italiani in campo;

Atalanta-Inter 2-1, 3 italiani in campo;

Sampdoria-Inter 1-0, 3 italiani in campo.

Mauro, te lo scrivo in stampatello: NON C’ENTRA UN CAZZO.

Infine, godibilissima la supercazzola di tutta la stampa sulla stretta di mano di Dybala con Allegri, in pieno stile Ponchia con Rudy in Marrakech Express (min 1.21.05 di questo link, illegale quanto imprescindibile, da recitare tutto a memoria con mano sul cuore).

Anche qui siamo in pieno stile Same but Different: quel che all’Inter sarebbe un “caso”, “spogliatoio spaccato”, “qui ci vuole la mano forte della Società”, “manca uno zoccolo duro di italiani”, in questo caso è tutto un minimizzare, non è successo mica niente, “certe cose passano subito”, fino alla chicca odierna in salsa rosa:

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Devono aver preso ripetizioni da Casa Milan…

WEST HAM

Reduci dagli ultimi successi, attendiamo di ospitare Guardiola e il City che solo pochi giorni fa ci hanno rifilato 5 fischioni in FA Cup.

Ma siamo belli paciarotti a metà classifica, e l’orizzonte è sereno e privo di nuvole.

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Qualcuno avverta Brozovic che il cross l’ha fatto lui…

 

MY PERSONAL BEST

PALERMO-INTER 0-1

Onestamente non potevo chiedere di meglio dalla partita, aldilà di quel che i soliti critici stanno dicendo.

Del resto, lo sappiamo, quando va bene #èunIntercinica.

L’Inter quindi vince ancora, forse non dà lo spettacolo previsto ma rischia poco o niente, riuscendo nella ripresa a portare a casa tre punti cruciali per continuare la risalita in classifica.

Anzi, per dirla tutta la risalita risulta assai più ostica di quanto parrebbe, visto che, tranne rare eccezioni, sono tante le squadre ad avere una media punti simile alla nostra. Recuperiamo quindi su Lazio e Milan, ma Roma e Napoli continuano nella loro diligente missione di rompicoglioni della Juve.

La partita tecnicamente non dice molto, con Icardi insolitamente fallibile in due conclusioni (una per tempo, e quella nella prima frazione grida vendetta per quel sinistro scolastico dopo quel popo’ di controllo); Banega spreca un’ora di gioco tentando di verticalizzare ma finendo molto più spesso a girare su se stesso, frustrando i possibili inserimenti dei soliti Candreva e Perisic.

A metacampo la coppia di giornata è composta da Gagliardini -ancora bene- e Brozovic, che corre come pochi altri, pur mantenendo qualità e freschezza mentale nelle giocate (anche se non ve lo dirà nessuno).

Dietro il quartetto Cetra è ormai il solito, con Medel in panca dopo gli straordinari di Coppa Italia.

Come accennato in apertura, il Palermo per tutti i 90′ minuti non crea pericoli a Handanovic. I nostri da parte loro non cingono esattamente d’assedio l’area  rosanero, complice forse anche il campo pesante.

Icardi, oltre ai due tiri succitati, si mangia un gol monumentale quando a metà primo tempo di testa mette alta la respinta del portiere su destro a voragine di Brozovic, a portata ormai sguarnita. Il primo tempo si chiude a reti bianche e onestamente è giusto così.

Nella ripresa, dopo un quarto d’ora e forse anche per i consigli sempre meno sussurrati del sottoscritto, esce Banega ed entra Joao Mario, che se non altro ha il vantaggio di entrare al posto di quello che ha fatto peggio di tutti gli altri. Facile far meglio. Il portoghese ci mette del suo però, abbassandosi a dare una mano a Gaglia e Brozo e avanzando fin nell’area piccola per raccogliere il cross di Candreva, che alla quarta finta sull’avversario trova il pertugio giusto: la girata al volo è da campione d’Europa e il vantaggio è cosa fatta.

Da lì in poi i nostri controllano senza troppa fatica, finchè il minchione di turno (l’arbitro) decide di fare il frittatone: Ansaldi e Nestorovski, entrambi già ammoniti, si contendono in scivolata un innocuo pallone a centrocampo. Complice il campo scivoloso, il tackle di entrambi “va lungo” e l’impatto tra le ginocchia, per quanto trattenute dai due, è inevitabile.

Dolore fisico per entrambi e arbitro che fischia quella che sembra una saggia interruzione per prestare soccorso ai due. Ripeto: entrambi cercano di trattenere la gamba, l’impatto è frutto unicamente del campo scivoloso.

Ecco invece il colpo di genio del Signor Celi: secondo giallo per Ansaldi (con conseguente espulsione). Bravo pirla, penso, adesso però la stessa cazzata devi farla con quell’altro. Invece no, fallo per il Palermo.

A quel punto Pioli, “buono sì ma non tre volte che vuol dire “mona”” (cit. Marco Paolini “Vajont”), si inalbera e viene espulso a stretti termini di regolamento (vero Allegri?).

Ciononostante, i nostri continuano a proteggere il risultato portando la partita in porto in uno dei modi che più mi piace. E cioè giocando senza dare spettacolo, badando al sodo, rischiando niente e mostrando -per una volta- di avere gli attributi.

Sabato c’è il Pescara, dopo la Juve: i problemi sono dietro l’angolo.

LE ALTRE

I gobbi regolano la Lazio nel primo quarto d’ora, e il resto della partita è talmente una passeggiata che i ragazzi in campo trovano il tempo di fare amicizia tra loro.

Il Milan esce sconfitto dallo scontro casalingo col Napoli, che fa un gol meraviglioso con Insigne e che raddoppia con Callejon in mezzo alle gambe del miglior portiere del mondo; i rossoneri però sono ontologicamente incapaci di non proporre giUoco e come tali immuni da qualsiasi critica, e quindi via di kappaò che non pregiudica nulla, sconfitta a testa alta e via così.

La Roma prosegue nel suo segno di queste ultime settimane, vincendo un’altra partita di misura e cementando ulteriormente la sicurezza già mostrata nelle ultime uscite.

E’ COMPLOTTO

Non molto da segnalare, se non la inevitavbile promozione data all’arbitro dalla competentissima moviola della Gazzetta, che conferma la correttezza  del secondo gialli ad Ansaldi (e quando mai…) e anzi ricorda a Gagliardini di essere stato graziato in occasione di un possibile rigore nel primo tempo, senza di contro nemmeno menzionare un intervento simile su Icardi poco dopo. A parer mio non c’è nulla in nessuno dei due casi, ma per quel che mi riguarda o taci su tutta la linea o li citi entrambi.

E, invece, nun ce vonno stà…

Guardando in casa d’altri invece, quel che mi fa ridere non è tanto la polemica (pretestuosa e esagerata, lo riconosco) sull’abbraccio di Buffon a Tagliavento, quanto sul soggetto chiamato a commentare l’episodio in termini assolutori: l’ex arbitro Tiziano Pieri. Sì proprio quel Pieri, che a noi complottisti mica servono le condanne per sapere che sei un gobbo!

WEST HAM

In attesa di capire che vorrà fare Payet, facciamo altri 3 gol e prendiamo altri 3 punti in trasferta, piazzandoci nelle tranquille acque di (quasi) metà classifica.

Not bad.

"Joao Meravigliao" è troppo banale e scontata come didascalia. Quindi la lascio.

“Joao Meravigliao” è troppo banale e scontata come didascalia.
Quindi la lascio.

MA COS’E’…NATALE??

Ho latitato, è vero, ma cosa volete farci… alle volte capita anche a me di dover lavorare.

Certo che se l’effetto dell’assenza è questo, mi metto in sciopero fino a fine stagione!

Ogni tifoso -irrazionale e speranzoso fino al midollo- sa che certe superstizioni non funzionano, ma sa altrettanto che non seguirle potrebbe avere effetti ancor più nefasti, come a dire: “tu la tua parte di coglione credulone la devi fare, poi se la Dea Eupalla ci ha voglia ti accontenterà; ma se tu, caro tifosotto di ‘sta minchia, non fai nemmeno lo sforzo…“.

Piccandomi io di essere superiore a queste suggestioni tribali da mesozoico, torno impenitente a scrivere di imprese nerazzurre, che nella fattispecie si declinano in due vittorie contro Sassuolo e Lazio. Il doppio successo sinceramente non me l’aspettavo, essendo i nostri maestri dell’indossare il vestito della festa (leggi vincere col Sassuolo) per poi macchiarlo di pummarola con la prima forchettata di spaghetti (leggi partita successiva con la Lazio).

Invece, tocca dire, Pioli e i ragazzi pestano giù una delle migliori prestazioni stagionali, seconda solo alla vittoria contro i gobbi, che ci regala i un 3-0 poco credibile da quanto sberluccica.

Il primo tempo (già il primo minuto!) vede in realtà la Lazio avere le migliori occasioni, con Felipe Anderson che vien giù da tutte le parti e Handanovic e D’Ambrosio a frapporsi tra il brasiliano ed il goal.

Premessi questi dettagli da nulla, i nostri giocano in maniera abbastanza logica, con Brozo in buona vena e addirittura Kondogbia a dar via qualche palla di prima. Là davanti Maurito la vede poco, ma ai suoi lati Candreva e Perisic si smazzano il grosso del lavoro sporco.

La difesa, a parte quel paio di infarti già descritti, pare essere solida, con Miranda e Murillo in versione “buona” e Ansaldi e il già citato D’Ambrosio a dimostrarsi ancora una volta la coppia di terzini meno peggio tra la pletora a disposizione del Mister.

L’intervallo ci sorprende sullo 0-0 ma con ottime prospettive per il futuro e la ripresa in effetti vede i nostri intensificare e sveltire la manovra. Banega, fin lì sufficiente ma nulla più, contende e strappa un pallone a Milinkovic Slavic sulla trequarti e piazza la bombazza di destro sul primo palo: Marchetti -forse sorpreso, senz’altro non impeccabile- la tocca ma non abbastanza, e l’1-0 è cosa fatta.

La Lazio accusa il colpo, e dopo 2 minuti un’ottima combinazione Candreva-D’Ambrosio sulla linea laterale libera il ceruleo napoletano al bel cross sul primo palo, dove Icardi fa un movimento esemplare da centravanti per sgusciare alle spalle del marcatore e girare di testa sul lato lungo. 2-0 e tutti contenti, alla faccia di “Icardi in crisi perchè non segna da tre partite”.

Tempo di arrivare alla mezz’ora e Icardi si ripete: per la legge dei grandi numeri anche all’Inter può capitare di segnare su “schema lungamente provato in allenamento”. La punizia di Banega è in sostanza un corner corto, Maurito si muove ancora bene staccandosi dalla marcatura e retrocedendo fino al dischetto del rigore: piatto destro che ha sorte di passare tra una dozzina di gambe e beffare nuovamente Marchetti, che anche in questo caso tocca ma non trattiene.

Finisce alla grande, insomma, e vien quasi da dispiacersi per l’imminente pausa natalizia, chè il ferro era da battere finchè caldo.

Poco da illudersi, in ogni caso. Come ho detto ad amici-tifosi, avrebbero anche potuto scusarsi della prestazione, evidentemente non all’altezza delle mediocri aspettative. Troppo belli per essere veri, insomma.

Certo, potrebbero anche mettersi di buzzo buono e smentire tutto il mio scetticismo , e non sapete quanto mi farebbe piacere. Ma rimango -nei limiti del possibile- un essere razionale che in quanto tale sa ancora riconoscere un paio di partite andate bene da una squadra solida e in crescita coerente e armonica.

CHI VA E CHI VIENE

Lungi dal fargliene una critica, Pioli ha infatti rimescolato tutte le gerarchie che bene o male si erano delineate in questo girone di andata. Ectoplasmi come Felipe Melo, Nagatomo, Santon, addirittura Andreolli e Biabiany sono tornati a calcare il campo per qualche minuto, sparigliando ulteriormente le idee in vista della prossima -ennesima- finestra di mercato che-dovrebbe-mettere-le-cose-a-posto.

Torna, puntuale come Una Poltrona per Due a Natale, il nome di Lucas Leiva per il centrocampo, accompagnato da Lassana Diarra: il regista, o facente funzione, è ancora una volta il “buco” che va colmato a tutti i costi o quasi.

Da parte mia, giubilerei senza il minimo dispiacere una mezza dozzina di giocatori, sperando di raggranellare una ventina di milioni tra cartellini e ingaggi risparmiati.

Onestamente, non credo che le già migliorabili prestazioni dei nostri potrebbero subire ulteriore detrimento a causa della dipartita di gentaglia quale Felipe Melo, Jovetic, Biabiany, Andreolli e, lo dico dopo la miglior partita della stagione, Kondogbia.

Tutti hanno un prezzo, insomma, e per i più quello giusto è pure abbastanza basso.

Che vadino pure.

LE ALTRE

Il caratteristico color maròn della classifica comincia se non altro ad essere un poco meno acceso, passando i nostri dalla decima alla settima posizione.

Sempre robaccia, intendiamoci, ma quantomeno vediamo i nostri eroi superare qualche ostacolo, complici anche un paio di incroci tra dirette precedenti o inseguitrici che si tolgono punti a vicenda.

Il disco è lo stesso degli ultimi anni: Juve a parte le altre non sono niente di che, son proprio i nostri ad essere scarsi.

E’ COMPLOTTO

Ho volutamente disertato la visione della Supercoppa Italiana a Doha, non volendo trovarmi a decidere per chi tifare tra le due espressioni del male calcistico nazionale.

I rigori però sono i rigori, e quindi quelli me li sono visti, scoprendomi (ma non è stata una sorpresa) intimamente più anti-milanista di quanto io sia anti-juventino (e lo sono assai, ve lo assicuro): dal momento in cui ho visto il ragazzino andare a tirare il penalty decisivo mi sono idealmente tappato le orecchie, non volendo sentire la valanga di miele che senz’altro la propaganda meravigliUosa avrà vomitato su tutti noi: “i nostri giovani italiani, Gigione eroe nazionale, proponiamo giUoco, il 29° trofeo dell’era Berlusconi” e cagate simili assemblate da quel maestro della fuffa che è Adriano Galliani. Oltretutto, la stessa propaganda che fece moltiplicare fino a 80mila i tifosi presenti a  Barcellona per la finale dell’89 con la Steaua Bucarest, non ci metterà nè uno nè due ad arraffare qualche Trofeo Berlusconi per poter fare cifra tonda e titolare “30° trofeo in trent’anni di presidenza Berlusconi, e chissà che questo non faccia esitare il vecchio Presidente e farlo propendere per la scelta di cuore di tenersi il suo Milan“.

Tanto, aggiungo io, 200 milioni di nero li ha già fatti rientrare con ‘sta manfrina del closing…

I nostri invece, pur reduci dalla convincente vittoria contro la Lazio sono meritevoli del commento “l’Inter vince e a tratti gioca anche bene”. Grazie, troppo buoni.

Infine, dopo essere stata una delle prime squadre a vincere la Champions League senza aver vinto il Campionato precedente (edizione del 2003, quella vinta con più pareggi che tifosi allo stadio), i cugini si confermano baciati dalla sorte, essendo la prima squadra a vincere un Trofeo riservato ai vincitori di Campionato e Coppa Italia e non avendone vinto nessuno dei due. Ricordiamo anzi il difficilissimo percorso che portò i rossoneri a perdere la finale di Maggio contro la Juve (però sempre a testa alta, mi raccomando). Da Alessandria, Perugia, Carpi e Crotone salutano con affetto mandando un pernacchione.

Non posso che unirmi al coro.

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…e sono 13 (poi arriverà il 14). Però era in crisi. Però non partecipa al giuoco.

CRANIOLESI AND PROUD OF IT!

INTER-FIORENTINA 4-2

Tutti a stupirsi, tranne i profondi conoscitori della labile psiche nerazzurra.

E se già nell’orrendo infrasettimanale israeliano era stata chiara la schizofrenìa (ormai congenita) dei nostri, perchè mai avrebbe dovuto cambiare qualcosa nel successivo impegno di campionato?

‘Nfatti… Pioli mette giù a mio parere una formazione logica e difficilmente migliorabile: Ranocchia al momento va preferito a Murillo, D’Ambrosio ed Ansaldi sono i meno peggio della nostra pletora di mediocri terzini, Kondo è messo alle calcagna del pari stazza Ilicic con Brozo di fianco, giusto per aver un’idea di cosa fare del pallone. Più avanti, che ci sia Banega o Joao Mario per me è indifferente, chè tanto quelli che determinano sono Perisic-Icardi-Candreva.

Pronti-via e siamo due a zero: le due azioni che portano ai gol si giovano di altrettante leggerezze dei Viola, ma oh, saremo mica solo noi a fare regali ai nostri avversari…

Ovviamente felice, sorpreso il giusto, in realtà resto in campana, anche dopo il terzo -bellissimo- gol di Maurito. Conosco i miei polli e so che la pacchia, declinata a queste latitudini non può ontologicamente durare.

Pioli è con noi da poco ma -forse per il passato da tifoso- pare conoscere già pregi e difetti del proprio paziente: forse è quello che lo porta a smadonnare come e più di me quando Perisic, liberato con un bellissimo esterno destro da Icardi, si mangia il 4-0 solo soletto in area di rigore.

Ecco il segnale: abbiamo dato, mo’ so’ cazzi.  E perfetti cassandri di loro stessi, i giocatori in maglia neroblù pian piano si spengono, lasciando alla Fiorentina se non altro la possibilità di ragionare e venire in avanti. Un paio di punizioni velenosette, e poi il bel lancio in profondità che porta al 3-1 di Kalinic.

Ora, io su Handanovic sono prevenuto: non ne discuto le qualità, ma non esce mai. Mai.

Forse è quello che mi fa urlare “Esci!!” non appena vedo il “fiundùn” (scusate il gergo tennico da Sciur Ambroeus) di 40 metri che arriva in area. Il nostro invece, citando i classici, era fisso che scrutava nella notte, giusto in tempo per farsi infilare.

Sentire addirittura Marchegiani, cintura nera di buonismo, spingersi a dire che “forse lì il portiere poteva uscire e spegnere il pericolo sul nascere” equivale alla più spietata sentenza di condanna alla fucilazione calcistica.

Ci dice anche culo, perchè sul finale di tempo la Fiore resta ingiustamente in 10: Icardi va via alla grande in mezzo a due e Gonzalo Rodriguez lo stende con una gomitata. Fallo tutta la vita, giallo idem, rosso decisamente eccessivo.

Tant’è: come diceva Liedholm, in dieci si gioca meglio. E i nostri evidentemente ne danno dimostrazione pratica.

La ripresa infatti vede gli uomini di Sousa fare la sola partita possibile date le circostanze: tutti avanti, pressing alto finchè si può, chissà mai che facciamo il 3-2 e poi quelli si cagano sotto.

E il copione è esattamente quello: i nostri in realtà hanno praterie immense a disposizione, ma Perisic centra il palo ben prima che Joao Mario sbagli un gol da “questo lo segnavo anch’io“, mentre loro, senza in realtà avere grandissime occasioni, stazionano comunque stabilmente nella nostra metacampo, annullando l’inferiorità numerica.

Che poi il loro 3-2 arrivi in contropiede con l’uomo in meno, e a causa di una papera di Handanovic stile Dida nel Derby di Natale 2007, è la giusta conferma della sfiga che ci vede benissimo e che i nostri oltretutto si autoproducono in casa.

Da lì in poi siamo in piena bonza, alla ricerca spasmodica di quei quattro-fottutissimi-passaggi-di-merda che ci possano far arrivare in area Viola e mettere al sicuro la partita. E siccome Joao Mario sminchia la conclusione come già accennato in precedenza, tocca ringraziare l’ennesimo errore dell’arbitro Damato che ignora un ruvido contatto di Ranocchia su Chiesa Jr e lascia proseguire la nostra ripartenza.

Perisic a quel punto piglia palla un po’ come col Crotone e gigioneggia sulla destra: il diagonale stavolta è respinto dal portiere, ma Icardi è pronto al tap-in per il 4-2 finale che mi riporta tra i vivi dopo aver visto l’inferno assai vicino.

Tanto più che, negli ultimi minuti, per la Fiorentina era entrato tal Joshua Perez, statunitense all’esordio nel nostro campionato e serissimo candidato all’ingresso nel Club Gautieri per acclamazione. Inevitabile il terrore di vedersi materializzata la beffa sotto forma di “Joshua 3” che già vedevo campeggiare a 9 colonne su tutte le testate sportive del globo.

Invece la sfanghiamo, portando a casa tre punti che alla fin fine sono la cosa più importante.

La cronicità del nostro problema è tale che la situazione -paradossalmente- non sarebbe migliorata nemmeno chiudendo il match 4-0 senza soffrire nulla.

C’è sempre la prossima partita”. E mai come in questo caso la notizia può essere letta come promessa o come minaccia.

LE ALTRE

E la prossima sarà venerdì sera in quel di Napoli, con gli azzurri beffati dal Sassuolo sul pareggio, con tanto di palo clamoroso di Callejon nei minti finali. I nostri da quelle parti non vincono dai tempi di Fabio Galante, ed il fatto che io ricordi esattamente dove fossi nel lontano autunno del ’97 la dice lunga sull’unicità dell’evento (oltre che sulla mia salute mentale, ma su quello ormai ce ne siamo fatti tutti una ragione…).

Le statistiche sono fatte per essere smentite, e chissà mai che, dopo aver flaggato la casella “partite vinte con aiuti arbitrali“, la legge dei grandi numeri torni a sorriderci.

La Juve sbatte contro il piccolo Simeone, cazzuto come e più del padre nell’annichilire i gobbi con due pere che fanno esultare Marassi e tutta l’italia non bianconera.

Cambia poco, per carità, chè questi non hanno il senso dell’umorismo e riprenderanno ancor più massicci e incazzati la marcia verso il triangolino che ci esalta (cit.).

Alle loro spalle la Roma ha qualche problema a sbarazzarsi del Pescara, gagliardo a restare in partita prima sul 2-1 e poi sul 3-2. Ad ogni modo i lupacchiotti la portano a casa, sventando la beffa di lasciare il sempre più incredibile Milan solo al secondo posto.

Ho letto le classiche critiche entusiaste al 4-1 corsaro in quel di Empoli, quindi toccherà ancora una volta a me segnalare che 2 dei 4 gol rossoneri siano autoreti, e che il solito culo dei cugini stavolta si vesta da legno colpito da Maccarone (tifoso-milanista-fin-da-bambino).

Ma è tutto inutile, lo tsunami al miele è inarrestabile: lo zoccolo duro di italiani, i nostri gggiovani, il progetto del settore giovanile che propone giUoco… e chissene se i cinesi per l’ennesima volta ritardano il closing.

Ad ogni modo, gufiamo tristemente da lontano, visto che la zona Champions – rispetto agli anni scorsi- è lontana già a fine Novembre.

E’ COMPLOTTO

Non rinnegando nulla di quanto detto a proposito dell’arbitraggio -incredibilmente e reiteratamente a favore dei nostri per una volta…- ci pensa il calabrese cantilenante di Sky a rimettermi in pace (cioè in guerra) col mondo mediatico.

Sibillino quando loda Paulo Sousa per la signorilità con cui vola alto sulle topiche di D’Amato, dicendo “è questo l’atteggiamento giusto, così si responsabilizzano anche i giocatori che non devono protestare“. L’atteggiamento è quello tipico dello juventino -mi scuseranno gli amici bianconeri per il paragone populista: di quello, cioè, che (forse anche inconsciamente) sa di non aver bisogno di far la voce grossa, di protestare, di portare acqua al proprio mulino, perchè c’è comunque chi lavora per lui.

Comodo, in altre parole, fare i signori quando tutto va bene.

Ipocrita invece non voler rendersi conto che, quando tu fai il tuo e vieni fregato da chi dovrebbe essere super partes, ti girino le balle.

Invece no: bravo Sousa, così si fa, questo è l’atteggiamento giusto.

Tanto poi ci pensa proprio lo stesso Mauro a parlare interi minuti di tutti gli errori che hanno danneggiato la Viola. E viva la coerenza!

Ciliegina sulla torta, poco dopo arriva il DS Pantaleo Corvino e giustamente smoccola contro l’arbitro, pur cavandosela con la buona creanza parlando di “giornata storta“.

Altra chicca per intenditori è il pezzo sul Corriere della Sera, in cui si dice che Zhang nei prossimi mesi vuole sfoltire non solo la rosa dei giocatori ma anche quella dei dirigenti. Riporto testualmente tre righe di luogocomunismo:

“I conti non tornano e a Zhang, come del resto al figlio Steven ormai fisso a Milano, sono bastati pochi mesi per realizzare che non va snellita solo la rosa della prima squadra ma pure la struttura dirigenziale voluta da Thohir che si è sempre e solo preoccupato dell’area amministrativa, sperando di far tornare i conti, e ha trascurato quella tecnica. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

E ancora:

“Il patron cinese si confronterà anche con Ausilio e Gardini, entrambi in scadenza di contratto, e chiederà spiegazioni per cercare i motivi della crisi, ma si è già reso conto che manca in società un dirigente di alto profilo come hanno, invece, tutti i top club in Europa”.

Ora, in realtà Thohir al suo arrivo fece proprio quello: pulizia e ordine tra il personale non-giocante. Chiedete a Branca, a Paolillo, a Fassone, a Susanna Wermelinger, a Rinaldo Ghelfi giusto per rimanere ai piani alti: tutti manager molto vicini a Moratti e come tali sostituiti da persone di fiducia del nuovo arrivato. Come del resto spesso succede con i cambi di proprietà. In totale, narra la leggenda, sono state decine le scrivanie liberate con l’avvento del cicciobello con gli occhi a mandorla (cit.).

Ma no: qui si insiste nel ricalcare la figura del freddo speculatore, spietato cecchino dell’EBITDA che in buona sostanza se ne fotte dei risultati sportivi (che poi sia lui ad aver confermato Ausilio è ovviamente irrilevante visto che non fa gioco al ragionamento distorto).

Tutto fa brodo, insomma, se c’è da dar contro al vero opposto del mecenate romantico, gran signore e spendaccione, comodo bersaglio della stampa sportiva e non solo.

Adesso arrivano questi e, pensa te, vogliono pure fare ordine e portare organizzazione! Che se ne tornassero a casa loro!

WES HAM

Buon pari strappato all’Old Trafford, con i nostri in vantaggio in apertura e raggiunti poco dopo da Ibra. Mourinho si incazza e viene espulso, noi teniamo botta e portiamo a casa il punticino.

Slowly slowly…

int-fio-2016-2017

Come si dice in gergo tecnico: Gol della Madonna