I’M STILL ALIVE

INTER-TWENTE 1-0

La miglior Inter dell’ultimo mese (sai che sforzo…) spezza le reni al Twente e si qualifica agli ottavi di Champions con una gara d’anticipo.

Partenza più che buona: nei primi 20 minuti Sneijder si mangia un gol quasi fatto (quello “già fatto” se lo mangerà nella ripresa), poi timbra la traversa su punizione, mentre Pandev e Cambiasso hanno due occasionissime neutralizzate dai tulipani (rossi per l’occasione). Ma basta una palla persa a metàcampo per gettare tutti nel panico e vivere il quarto d’ora dei pazzi, con quelli là che ovviamente sembrano l’Ajax di Cruyff e noi incapaci di reagire: miracoloso Castellazzi a bloccare il sinistro a botta sicura di Janssen.

Nella ripresa l’Inter pare più decisa, anche se per andare in buca serve un pizzico di fattore C.: la punizia di Wesley carambola tra gli uomini in barriera e arriva dalle parti del Cuchu, maestro d’area quando si tratta di recuperare palle vaganti. Il sinistro sul palo lontano è imprendibile ed ègol, ègol, ègolègolègol (copyright R.Scarpini).

Piccolo anticipo di “E’ Complotto” per citare la solita mente geniale che fa notare come, dopo il gol, nessuno dei giocatori sia andato ad abbracciare Benitez, come se di norma i giocatori in campo provassero l’irrefrenabile istinto di andare a limonare col Mister dopo ogni rete segnata.

Da lì in poi l’Inter sembra potersi sbloccare, e prima Stankovic poi come detto Sneijder si divorano il 2-0 a conclusione di belle azioni, sempre elaborate ma per una volta ficcanti. Il raddoppio lo sfiora anche il capitano partendo dalla sinistra in dribbling: roba che se segna vien giù San Siro. Il sinistro sul primo palo è deviato in angolo.

Dio solo sa quanto alle nostre coronarie sarebbe servito ribadire il concetto (dicasi il goal), visto che gli ultimi 10 minuti vedono l’Inter raccogliersi sempre più (e sempre meno ordinata) in difesa, concedendo tiri dalla distanza (uno finisce sulla traversa) e mischioni ravvicinati da cardiopalma. Psycho da par suo causa una quartantina di infarti sugli spalti, intestardendosi in uscite palla al piede “piuttosto antipatttiche” condite da un fallo tanto ingenuo quanto stupido a 20 secondi dalla fine. Il cross che ne consegue è preda della difesa e sul rinvio finisce tutto.

Che dire? grande prestazione della vecchia guardia: Matrix e Cordoba meglio di Lucio stasera, Zanna la solita certezza, Cuchu match winner e Deki migliore in campo, erroraccio sotto porta escluso. Buone notizie anche da Biabiany (per una volta non “Pianpianin”), che scorrazza rapido e leggiadro sulla fascia destra lasciando i solchi per terra. Avanti così che vai bene, anche se in Campionato certi spazi te li sogni…

Domenica arriva il Parma: viste le assenze non è esclusa una mia presenza, quantomeno in panchina. Vi terrò aggiornati.

 

LE ALTRE

Ottima 2 giorni per chi tifa italiano in Champions: 3 vittorie, 2 squadre già qualificate, l’altra quasi. Più prosaicamente io ho tifato Schalke. Non tanto per simpatie crucche, ma sperando che Raul zittisse le adoratrici di SuperPippa (manfrina dei gol europei e balle vaire). Lo spagnolo non ha segnato ma è qualificato agli ottavi: se non si rompe avrà almeno altre 3 partite per far piangere le vedove.

Animo muchacho!

 

E’ COMPLOTTO

Tante piccole cose, simpatiche come sassolini nelle scarpe (per non dir di peggio). Noto che Eto’o è ritenuto molto meno in forma di un mese fa, e la sua testata ha fatto il giro del mondo quasi che quella di Zidane fosse stata solo un buffetto in amichevole.

Conscio dell’ormai celeberrima dipendenza dell’Inter dal Re Leone, noto con compiaciuto sacrasmo che gli 11 gol segnati da Ibra in rossonero vengono definiti “di grande impatto” per il Milan, senza che ci si chieda chi mai potrebbe segnare se non lui.

Ibra=grande impatto, Eto’o=dipendenza. Problema per bambini delle elementari: quale suona meglio?

Imbarazzante poi il livello di mistificazione raggiunto dai commentatori al gol dello Svedoslavo: “Bellissima immagine: Ronaldinho sorridente si alza e applaude il compagno“. Ora, a parte che risus abundat in ore stoltorum, Dinho si stava scaldando da 20 minuti, quindi a voler fare i precisètti non si è “alzato”. E poi, che cazzo doveva fare, insultargli la madre? Ma si sa, nella famiglia dell’Ammmore tutti si vogliono bene (chiedere a Oniewu per informazioni).

Ai limiti del vomitevole infine il modo in cui è stato raccontato l’infortunio di Superpippa Inzaghi (rottura del legamento crociato): ricordando come Samuel, vittima dello stesso infortunio, fosse stato giubilato con tanti saluti fin dalla barella (stagione finita, lo rivedremo all’inizio del prossimo campionato), assisto attonito a tentativi di mistificazione della realtà: ne avrà per qualche mese, in teoria 6, ma forse 5 o forse anche meno, considerando la sua incredibile voglia di recuperare. Come se gli altri che si rompono le ginocchia si divertissero a girare con le stampelle!

E poi non è detto che sia proprio rotto, non si capisce bene….ah no è proprio rotto.

Tornando al match importante, cioè il nostro, attendo invece conferma empirica di una chicca  su Cambiasso appena letta in rete ma non udita di persona (chè io i soldi a quello là se posso non li dò!): pare che, intervistato a fine partita da Me(R)diaset, al servo di turno che chiedeva il perchè Benitez fosse stato lasciato solo mentre tutta la squadra si riuniva al centro del campo per ringraziare il pubblico, il Cuchu l’abbia liquidato con un laconico “non meriti neanche una risposta“.

Pretendo per quest’uomo non solo un posto fisso in squadra per altri 10 anni, ma anche un ruolo di primo piano nel prossimo Governo, e mi permetto di “opzionare” la sua bimba di anni 2 in previsione di matrimonio combinato con il piccolo Panchito! I love this man!!!

Hombre del partido

Hombre del partido

SUAREZ O LUCESCU?

CHIEVO-INTER 2-1

Direi che è ufficiale: a tutti i tituli del 2010 si è aggiunto forse quello più difficile da conquistare e cioè: “come rompere il giocattolo”.

Da qualche settimana continuo a controllare il palmarès dell’ultimo lustro, ché a questo punto il dubbio di aver solo dormito è più che fondato.

La sconfitta a Chievo è la più grave di quelle accumulate finora. Non solo perché è la più recente, ma perché in molti hanno visto nella partita in questione una squadra che “comunque ha dato tutto quel che poteva in questo momento”. Il che, se permettete, è ben più preoccupante della giustificazione alternativa: “giornataccia, black out di concentrazione, troppo brutti per essere veri”. Capisco ora alla perfezione la rabbia del genitore che si sente dire dal prof del figlio “potrebbe fare ma non si impegna”, essendo per una volta “genitore” di una squadra che “mi spiace, ma più di così non può fare”.

Chiariamo: per quanto la forma psicofisica non sia nemmeno paragonabile a quella di 6 mesi fa, un conto è giocare con nonni e bambini (Cordoba, Castellazzi, Nwankwo, Alibec…) un conto con una squadra almeno nominalmente assimilabile a quella titolare. Ma fatta questa doverosa quanto ovvia premessa, questi siamo e con questi tocca andare avanti.

Santon ci fa ancora una volta capire perché non gioca, anche se è giovane, anche se è italiano, -bastasse quello Panchito sarebbe titolare fisso- e Pellissier incorna manco fosse Bierhoff. Il 2-0 è abbastanza da oggi-le-comiche, ma c’è poco da imprecare contro la sorte. Nonostante il palo di Pandev in apertura (a quando il prossimo gol del macedone? 2016?) la squadra si affloscia dopo il solito quarto d’ora accademico e l’avversario prende campo e coraggio.

Esecranda la testata di Eto’o, che si beccherà le sacrosante 3 giornate con la prova TV. Azzardata la difesa di Benitez che dice che il suo giocatore prima è stato colpito da un pugno (peraltro vero): la cosa avviene un buon minuto prima e, se fossimo in diritto penale e non su un campo di calcio, non verrebbe ravvisata quella “contiguità temporale” tra azione e reazione, fondamento di ogni incapacità di intendere e volere o quantomeno di legittima difesa.

Insomma, ha fatto una cazzata e pagherà.

Sintomatico, piuttosto, che a topparsi sia stata la vena del Re Leone, solitamente abbastanza pacioso con gli avversari, come a dire che la patata nelle mani di Sancho Panza è ormai sempre più una palla di fuoco a 18.000° farenheit (cit. fantozziana, mai così appropriata).

Il golazo che segna da solo al 90’ serve solo a far capire ai tuttologi quanto Eto’o possa essere pericoloso e letale anche partendo dalla fascia, come opportunamente fatto notare dall’ineccepibile Gigino di Biagio in cronaca.  

Sfogliando per un attimo la margherita del “va-non va”, il mio pensiero sul cambio di allenatore è sempre lo stesso: la Società non dovrebbe mai tornare sui suoi passi, se non a fine stagione, a meno che non sia il gruppo stesso a chiedere esplicitamente un cambio. Morale: se la squadra “segue” il Mister, avanti così. Se no, i senatori si assumano le proprie “reposabi’ità” (detta con la voce stentorea e lo sguardo feroce del nostro capitano) e facciano presente la situazione al Sig. Massimo.

Sic stantibus rebus, darei ancora fiducia a Benitez, non tanto per fiducia nel personaggio, quanto per la quasi certezza che non è cambiando il Mister che i vari Lazzari che albergano la nostra rosa potrebbero risorgere di colpo. Come dire: la strada è brutta e forse anche sbagliata, ma è la sola che c’è, quindi da qualche parte sbucherà…

 

LE ALTRE

Sembra un incubo: vincono tutte, ancora. Ah cugini: visto che essere Ibra-dipendenti non è poi così male? Lo dico con la speranza di gufare, ma con la consapevolezza di dire la verità: quest’anno lo scudo tocca a voi, purtroppo…

 

E’ COMPLOTTO

Eccoci qui, carichi come un bastimento.  Iniziando dal mercoledì-nazionali, ho a stento trattenuto le lacrime dalla commozione nel vedere il nostro Paese stringersi finalmente attorno a quel bravo ragazzo di Balotelli, simbolo frizzante e moderno della nuova Italia multietnica e contestato da un gruppuscolo di minorati mentali fascistoidi. Non posso non fare presente due cose: 1) fino a sei mesi fa il ragazzo era un provocatore che doveva imparare il rispetto e l’educazione, adesso vogliamo dargli la fascia di capitano della Nazionale; 2) il fatto che il ragazzo sia seguito dal pizzaiolo vedova di Moggi e che il Bresciano Nero si faccia vedere sempre più spesso da Giannino (citazione calcistico-meneghin-culinaria) spiega il repentino cambiamento di opinione dei mediaservi tutti.

Passando a ieri, difficile opporsi al fuoco incrociato dei critici dell’Inter: se del resto avevano da dire quando vincevamo, figuriamoci adesso! C’è però chi si erge comunque dalla massa e merita la citazione: Un fesso di ControCampo messo sotto casa Moratti prima ci dice che la figlia è uscita in macchina (e sti cazzi?) e poi butta lì che gli risulta che Cambiasso abbia chiamato il Sig. Massimo esprimendo il dissenso della squadra nei confronti del Mister: in buona sostanza quel di cui scrivevo poco sopra riguardo alla possibilità di cambio-panchina. Mi altero come al solito chiedendomi, aldilà del fatto che sia vero o no, come cazzo possano uscire queste voci, e quanto poco professionale sia un ufficio comunicazione che permette che venga detta “laqualunque“ sul soggetto per cui in teoria detto ufficio dovrebbe lavorare.

Vengo invece piacevolmente smentito dalla soave voce del Cuchu che sostanzialmente rigetta ogni addebito, dice che una roba del genere non dovrebbe farla nessuno (tipo giocatore che fa la spia e parla male del Mister col Pres) e che sentirla attribuita a lui l’ha fatto sobbalzare, in un’ora in cui preferirebbe riposare anche in vista della prossima partita.

Il solito inappuntabile Cuchu guadagna le scuse della serva di turno (magra soddisfazione invero…), anche se poi il fesso piantone dice che la sua fonte era confermata e interna alla squadra. Insomma, il solito mix di prostitussione intelectuale (loro) e dilettanti allo sbaraglio (noi).

Tra i vari commenti sull’eventuale dopo-Benitez, viene anche citata la precedente sconfitta dell’Inter a Chievo (febbraio 2003, giorno di manifestazione contro la guerra in Iraq a Roma, ricordo come fosse adesso…). Si dice che Cuper rischiò di saltare dopo quella partita, e che comunque saltò ad Ottobre dello stesso anno (ma già campionato successivo). Tutto vero, se non fosse che la tanto deprecata stagione 2002/2003 si concluse con un secondo posto in Campionato (lasciamo perdere chi e come lo vinse) e una finale di Champions mancata solo per un pelo (due derby pareggiati, a “campi” invertiti saremmo passati noi).

Ovviamente la stagione venne derubricata come “ennesimo fallimento”.

 

WEST HAM

La sola nota positiva dei 3 fischioni rimediati a Liverpool è che Mr Hodgson consolida la sua presenza sulla panchina dei Reds e quindi non dovrebbe partecipare al toto-panchina…

Aldilà dei nomi buttati lì in queste ore (Leo, Spalletti, Capello, Zenga, Cholo…), credo di sapere cosa bolle in pentola (see attached files…)

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COLABRODO ESISTENZIALE

INTER-BRESCIA 1-1

Lo so che il titolo è un po’ apocalittico -e un po’ alla Frengo e stop– ma la partita di sabato mi ha lasciato la netta sensazione che il gioco sia finito. The party is over.

Permettetemi due sbrodole che valgono da sfogo da tifoso da Bar: non si può avere una squadra in cui la metà si rompe solo a guardarla, e l’altra metà ha la dinamicità di un 90enne paraplegico. Simpatica appendice, la metà deambulante vuole entrare in porta col pallone e deliziare la platea con triangoli stretti e colpi ad effetto.

Morale: dovette andare tutti aff…

Contro il Brescia l’Inter gioca bene i primi 10 minuti: li chiudiamo nella loro trequarti e si cerca il pertugio, salvo poi beccare la pera al primo ribaltamento di fronte: rimpallo su Samuel, Lucio in ritardo nel raddoppio, e (S)Caracciolo, ennesima nostra bestia nera, la mette in diagonale.

Poco dopo Maicon, lodato nel pre-partita da Branca perché da un mese gioca con un ginocchio in disordine, decide che dopotutto chi è lui per non partecipare al festival della contrattura, e si ferma toccandosi la coscia.

Inevitabile, penso io, visto l’andazzo.

Ok, siamo sotto 0-1, più di un’ora da giocare, vediamo se Sancho Panza mette Santon (scelta più equilibrata) o Biabiany (rischiando subito il tutto per tutto).  Il genio invece mette Cordoba.

Cordoba.

Lo riscrivo perché a leggerlo non ci si crede. Ho detto e scritto più volte che fino ad adesso non mi ero ancora pronunciato su Mr Rafa proprio per la pochezza di alternative a disposizione, ma se la preparazione tattica tanto decantata è questa, io dico: ridatemi Bagnoli! Il colombiano, povero Cristo, fa quello che sa fare: corre velocissimo ma con la palla tra i piedi è il solito scempio, e tra cristi e madonne del sottoscritto si arriva a metà tempo.

Nella ripresa, fuori anche Sneijder: malore in spogliatoio la motivazione ufficiale, anche se, dopo il ritardo mestruale palesato dal nervosismo isterico di Genova è sempre più forte il sospetto che l’olandese sia in dolce attesa. Dentro il giovane nigeriano Obi, praticamente il fratello minore di Leroy Johnson (copyright Simona C. – Simo avevo detto che l’avrei scritto ed eccola servita la citazione, corredate da foto a supporto della tesi). Il ragazzo si erge dalla triste mediocrità del centrocampo interista e mostra buona corsa e un tiro non disprezzabile.

La media di due cambi forzati a partita è rispettata e raggiunta già a metà tempo, ma l’Inter riesce a superarsi con l’infortunio più grave della stagione e per una volta nemmeno imputabile alla disastrosa preparazione: Samuel atterra male dopo un contrasto con il maledetto (S)Caracciolo e si rompe tutti i legamenti possibili del ginocchio sinistro. Vedere un duro come lui contorcersi dal dolore è roba brutta e impressionante.

Forza “Muro” siamo tutti con te…

Tanto per non farla lunga arriviamo al nostro pareggio, che nasce da un bello scambio Eto’o-Pandev-Eto’o. Il camerunense cade a contatto con un loro difensore e l’arbitro fischia il rigore. Dubbio? Di più, molto molto generoso. Convintissimo che sullo 0-0 non l’avrebbe mai fischiato. Non posso aggiungere altro. Se mi fischiano contro un rigore così mi incacchio di brutto. Tant’è: il Re Leone fa il suo mestiere ed è pareggio.

Tempo –e tutto sommato anche modo- di vincerla ci sarebbe, perché il Brescia comprensibilmente già assaporava il successo, e non ha più la forza di ripartire. L’assalto all’arma bianca è però alquanto sterile da parte nerazzurra, con un Milito in grave ritardo fisico che gioca gli ultimi 20’ coi crampi (probabilmente non era prevista una sua presenza fino al 90’, ma vista la carneficina che ha colpito i compagni…). E quando la Dea Bendata ci offre sul piatto d’argento un rimpallo che libera il Principe sul dischetto del rigore al 49’ e 30 secondi, Diego spara alto vanificando quel che sarebbe stato un furto con destrezza.

Prima di quello, c’è da sottolineare, con la stessa chiarezza con cui si è detto della “generosità” del rigore accordato, un palese sgambetto di Zebina ai danni di Milito in area di rigore. Penalty questo sì solare ed evidente, ignorato però dall’arbitro e ancor di più dai giornalisti nel dopogara.

 

PENSIERINO DELLA SERA 

Tornando al titolo di questa settimana, con il “crack” di Samuel ho proprio pensato: “è finito tutto”. Lo so, chiamatemi inconsolabile, miserabile pessimista, ma davvero non vedo come una squadra in questo stato possa riprendersi, fisicamente e ancor più mentalmente, e ricominciare a vincere. La partita di ieri (per non parlare di quella di martedi) mi ha ricordato troppo da vicino tante altre Inter ammirate –si fa per dire- fino al 2006: il mantra non-c’è-ali-non-c’è-schemi-non-c’è-un-cazzo sale come un crescendo rossiniano. Vero che con Milito e Sneijder anche solo al 70% di quelli dell’anno scorso potremmo rientrare in gioco (parlo di Italia, chè in Europa il jolly ce lo siamo giocati l’anno scorso). Vero anche che le nostre rivali non stanno facendo esattamente terra bruciata intorno a loro (e in questo caso il livellamento verso il basso è di tutta evidenza, con tutto il rispetto per la Lazio capolista). Ma davvero è realistico pensare ad una squadra che torni ad avere fame ed unità di intenti degni di questo nome? Più prosaicamente: quanto è lontano il giorno in cui si potrà avere uno straccio di centrocampo con uno straccio di idea sul cosa fare durante una partita? A quando il prossimo tiro da fuori? Un sano contropiede? O saremo condannati a vedere Lucio che esce palla al piede e cozza contro i due mediani avversari, e Coutinho che fa una bella serpentina per poi tirare la mozzarella al portiere giusto per farsi dire “E’ bravino, ha bei numeri, ma è troppo leggero”?

In questo clima idilliaco, costruttivo e pieno di ottimismo, entriamo nella settimana che, dopo turno infrasettimanale a Lecce, culminerà nel derby di domenica sera.

 

LE ALTRE

Vincono tutte, presto detto: il Milan vince a Bari (segnano Ambrosini e Flamini, ho detto tutto). La Juve-che-ha cuore-ed-è-più-squadra getta il cuore oltre l’ostacolo e piega un Cesena volitivo. La Roma vince il derby con merito e due rigori –solari- e ferma la Lazio, ora a due punti dai cugini, tre da noi e quattro da gobbi e Napoli.

Tutto ancora aperto dunque? Aritmeticamente sì. Per il resto, citando il sommo Pizzul “qui ognuno la vede a modo suo” (detta al momento del cambio di Baggio a USA ’94, quella del “questo è matto” indirizzato a Sacchi).

  

E’ COMPLOTTO

 Poche righe anche oggi, vista anche la mia latitanza dallo schermo nel weekend. Mi limito a ribadire la palese malafede dei pennivendoli che fanno sondaggi e plebisciti per palesare l’errore dell’arbitro in occasione del rigore data a Eto’o, compensati dal silenzio assordante che circonda la cianghetta del mercante d’arte Zebina sul Principe.

Tanto per non essere soli, c’è chi meno di 24 ore dopo ha fatto di meglio. Se nel caso dell’interista la scelta arbitrale più giusta sarebbe stata quella di lasciar proseguire, i gobbi con Bonucci vedono trasformato un palese fallo in attacco con la massima punizione.

Ma la Juve ha cuore, è più squadra dell’Inter e sa far fronte alle mille assenze.

 

WEST HAM

Brodino, sotto forma di pareggio 2-2 fuori casa a Bimingham.

Un mio amico sardo mi diceva “a ticu a ticu se jena u riu” (il fiume si riempie goccia a goccia).

Sperando che il fiume da riempire sia più simile al Lambro che al Nilo…

Fame, I'm gonna live forever...

Fame, I’m gonna live forever…

 

... in questo caso non proprio "forever"

… in questo caso non proprio “forever”

SINDROME ALFANO

GENOA-INTER 0-1 

Manuél Alfano è un signore ormai prossimo alla cinquantina, col naso grosso e lo sguardo vagamente invasato, di professione “preparatore atletico”. Chi segue il calcio non da troppo lontano lo ricorderà responsabile della parte atletica dell’Inter di Hector Cuper, anni di (dis)grazia 2001/2002 e 2002/2003.

Stagioni avare di soddisfazioni, anni più che oscuri dal punto di vista della liceità sportiva (si veda al riguardo il sensazionalistico ma pur sempre attendibile “Juve: il grande inganno” di A. Arrighi, Kaos edizioni); soprattutto mesi costellati da stiramenti, contratture, affaticamenti, strappi. Narra la leggenda che sotto quell’infame gestione l’Inter collezionò 23 stiramenti al bicipite femorale in una sola stagione. Lo ricordo ancor oggi nelle mie imprecazioni della sera, e per inciso credo sia stato per lui -e non tanto per Cuper- che Ronaldo nel 2002 decise di levare le tende, direzione Madrid.

Come a dire: “grazie, ma a scassarmi son più bravo da solo“.

Tornando ai giorni nostri, la sindrome pare non essere stata debellata, e siccome la gramigna non muore mai, a fine ottobre possiamo vantare il poco invidiabile primato di 15 infortuni muscolari da Agosto ad adesso… Ultimi ad entrare -o tornare- nel club degli zoppi sono stati Julio Cesar (un portiere che si stira un polpaccio è roba per collezionisti) e Cambiasso (qui siamo alla recidiva, casistica purtroppo più frequente e -ri-purtroppo – preoccupante).

Personalmente provo ormai fastidio fisico nel vedere la corsa dei nostri che si interrompe, la mano che si tocca “il dietro” della gamba , l’altra che fa strani gesti alla panchina, gli occhi spiritati a metà tra il disperato e il bestemmiante.

Ad aggravare la cosa, come detto, abbiamo casi in cui il rientro dello zoppo è risultato palesemente affrettato (Cuchu, Milito. Thiago Motta…), ma è la situazione fisica dell’intera squadra ad essere ben lontana da una qualsiasi forma di decenza calcistica.

Le due circostanze (infermeria piena e ritmo-bradipo) mi portano a dover rimandare il giudizio complessivo sulla squadra, che nel frattempo acchiappa 3 punti d’oro a Genova, con un Grifone che, per la “mole di gioco” espressa (what goes around comes around…), avrebbe meritato almeno-almeno un pareggio.

Il contrappasso tra l’Inter macinatrice di giUoco contro i cugini Doriani di 5 appena giorni prima, e che ha però prodotto solo uno sterile 0-0, non fa altro che accrescere le mie convinzioni sul fatto che il 90% delle chiacchiere sul giUoco siano per l’appunto masturbazioni mentali  buone per il tennico e el sciur Ambroeus che albergano in ognuno di noi. Stringi stringi quel che conta è buttarla dentro e, se in linea generale posso concordare con chi dice che giocando “bene” a lungo andare hai più chances di vincere, sul breve periodo queste considerazioni, personalmente, non mi toccano nemmanco di striscio.

Tanto per chiarire, qualche fanatico sacchiano, più realista del re, arriverebbe a preferire lo 0-0 contro la Samp al mezzo furto di venerdì: lascio a voi ogni  commento su siffatta filosofia calcistica.

Tornando a quadricipiti e flessori, martedì a Londra tocchera fare a meno di altri due titolari, schierando Castellazzi ed il redivivo Muntari, match-winner soprtattutto grazie alla paperissima del portiere genoano Eduardo, topica che peraltro avevo in certo senso previsto, considerati i precedenti del portiere non proprio granitici quanto ad affidabilità…

Ci sarà da soffrire, dico fin d’ora che firmerei un pareggio, ma al là della singola partita spero che la mia squadretta torni ad essere la simpatica compagine di ragazzotti prestanti che abbiamo imparato a conoscere e non un nosocomio ambulante.

LE ALTRE

Detto che nemmeno quest’anno Bin Laden ha voluto esaudire il mio desiderio (petardone in tribuna rossa durante Milan Juve), ho assistito al match sperando come al solito in un brutto 0-0 pieno di espulsi e polemiche. Tra le due, era meglio che perdessero i cugini (non sia mai, neanche per puro sbaglio, che io mi auguri una vittoria dei “diversamenti strisciati”, quali essi siano): così è accaduto, con in più la gustosissima azione che ha portato al 2-0 di Del Piero. Come ho detto all’amico juventino con cui stavo guardando il match, spero solo che Sissoko abbia avuto la decenza di non esultare, visto lo scempio calcistico di cui si è reso protagonista prima di appoggiare indietro (sapiente assist!) al capitano gobbo. Ibra continua a sembrarmi importante tanto quanto Eto’o lo è per l’Inter, con la piccola differenza che mentre il Re Leone è di fatto ancor oggi l’unica punta disponibile, lo Svedoslavo là davanti si tiene per la manina con tutti i suoi amichetti carioca.

Ma non cercate conferma di ciò. chè non si può dir male della squadra del padrone, nemmeno quando perde!

Per il resto, due conferme dalla Capitale: la Lazio si conferma in stato di grazia (vittoria a Palermo non troppo dissimile dalla nostra a Genova), Totti si conferma uno psicolabile (ennesimo rosso della carriera, con show degno der Libbanese uscendo dal campo).

Ma lui, si sa, è un esempio per i gggiovani.

E’ COMPLOTTO

Come scritto poche righe sopra, sono il primo a dire che la vittoria a Marassi è grasso che cola, visto com’è andata la partita. Questo dovrebbe -per una volta- mettermi al riparo da ogni accusa di partigianeria. La prermessina didascalica per motivare la collezione di sacramenti che ho tirato fuori, sentendo da più fonti la partita riassunta con testuali parole: “L’Inter vince a Genova su paera del portiere nell’unico tiro in porta della partita“. Per la cronaca, un solissimo Eto’o si è divorato il vantaggio alla mezz’ora del primo tempo calciando a lato da non più di 7 metri, mentre nella ripresa Biabiany, servito da uno Sneijder in formato 2009/2010, ha sparato addosso al portiere da ottima posizione.

Non voglio passare per psicolabile, nè smentirmi da solo, ma paradossalmente questa partita poteva anche finire 3-0 per noi! Quindi non rompessero i cabasisi. E poi, una buona volta, si decidessero: conta il giUoco? allora con la Samp è stata una buona Inter. Conta il risultato? Vinto 1-0 in trasferta, zitti e mosca! Tertium non datur.

Per il resto, godibilissima la mezz’ora di Controcampo, ai cui partecipanti non sembra vero di poter parlare d’altro invece che indugiare sulla sconfitta interna del Milan. Tiene banco il caso Cassano, con i più audaci, o meglio cerebralmente disturbati (tipo Frèngo Ordine), a dire che Garrone non avrebbe dovuto agire così, e che ha sbagliato a creare con il giocatore un rapporto tipo padre/figlio. Lanciato l’assist, non è passato un secondo ed è partito il contrappunto: “Sì sì, come Moratti con Recoba e Ronaldo!“.

Grazie, cominciavo a preoccuparmi!

WEST HAM

Nel derby contro l’Arsenal resiste fino all’87°, contro ogni logica ed ogni divinità del calcio. Delle 100 occasioni avute dai Gunners, una buona metà derivano da assist -si spera involontari- dei nostri difensori che, nel disperato tentativo di liberare l’area, servivano su piatti d’argento decine e decine di occasioni agli increduli attaccanti biancorossi.

L’ultimo posto è ora saldamente nelle nostre mani. Ci stiamo anche comodi, visto che gli ex-coinquilini hanno avuto la malsana idea di fare punti…

Juan Manuel Alfano. Che Dio ce ne scampi!

Juan Manuel Alfano. Che Dio ce ne scampi!

UNO TIRO UNO GOL

CAGLIARI-INTER 0-1 

Come si dice in questi casi, prendiamo ciò che di buono s’è visto (gol di Eto’o e vittoria) e sostanzialmente riaggiorniamoci per tutto il resto.

Ma va benissimo così. Sai chemmefregammè di manovre ariose e sovrapposizioni ficcanti quando giochi incerottato ogni tre giorni? E poi non siamo mica il (grande) Milan, siamo solo la solita “Inter cinica”. Ribadisco, sticazzi.

Piuttosto, non ci sono più parole per descrivere lo stato di forma del Re Leone: onestamente è dai tempi del Ronaldo 97/98 che non vedo una punta interista così incisiva e decisiva, tant’è che l’adagio da terzo anello che dà il titolo a questa sbrodolata si addice perfettamente all’andazzo degli ultimi tempi. Eto’o in questo momento potebbe segnare pure con un colpo di tosse, anche se c’è da dire che il gol di ieri è di una bellezza e di una tecnica uniche. Pallaccia di Sneijder (bravo comunque a contrastarla e riacchiapparla quando sembrava ormai persa), controllo volante col destro, altro tocco a liberarsi e sinistro secco all’angolino.

Geometria cartesiana applicata al calcio, in culo ai soliti stronzi che gli fanno il verso della scimmia.

L’inter vince tirando due volte in porta: l’altra azione che vede Coutinho scaricare un destro discreto ma centrale ricorda –in peius– il gol di “indovina chi?” contro il Twente. Per il resto partita bloccata, Cagliari che ha un paio di occasioni mica da ridere, carambolone su Chivu che si stampa sulla traversa e Daniele Conti che per fortuna non è lesto abbastanza da ribadire in porta. Una doppia parata di JC su una bella percussione di Nenè+Acquafresca fa il resto, e tutti a casa con 3 punti che valgono oro.

Volendo fare il tennico, dico che vista la penuria di attaccanti (anche ieri Eto’o + i 2 bambini ai suoi lati), la manovra ha un solo sbocco (prevedibile e abbronzato, se mi si passa la pessima battuta): Coutinho e Biabiany non sono esattamente Milito e Pandev, ma questo c’è e con questo -per ora- bisogna lavorare. Non deve stupire quindi che, pur arrivando con relativa facilità sulle fasce, non ci sia poi la gragnuola di cross in area: il più alto sfiora il metro e ottanta, e tipicamente in area di rigore ce n’è solo uno (once more, guess who?). Si cerca perciò l’uno-due al limite dell’area o la percussione centrale. Sneijder fa tanto (è sempre in mezzo a dirigere il traffico), ovviamente la quantità non può sempre andare di pari passo con la qualità, ma al contrario di molti a me è piaciuto.

Salutati con piacere i rientri del Capitano e di Samuel (giornata senza particolari affanni per entrambi), concludo riportando qui la mia indefessa coerenza nei confronti di T.Motta: quando l’ho visto a terra tenersi il ginocchio con sguardo perso verso la panchina gli ho vomitato addosso tutti i sacramenti di questo mondo (“ritìrati storpio del ca…” era tra i più civili). Scampato -pare- il pericolo di ricaduta, al primo recupero grintoso e vincente mi esibivo in un “grande! bravo Thiaghino!” che non poteva che sucitare la divertita reprimenda di mia moglie “Quello è il tizio che stavi insultando a morte fino a due minuti fa?“. Questa volta me la sono cavata dicendo: “Sì, ma con gli impedìti devi fare così: dirgli bravo anche se fa un passaggio da due metri al portiere“.

Si sa, il tifo acceca e obnubila la mente.

La mia poi…

 

LE ALTRE

La vittoria di Cagliari è ancor più importante, visto che le altre vincono tutte: vince il Milan (grande Ibra –chettelodicoaffà– e anche Pato, ma difesa as usual in panico vista la moltitudine di punte-mezzepunte-mezzeseghe), stravince la Juve contro l’inguardabile Lecce allenato da De Canio (uomo GEA di vecchia data), vince anche la Roma contro il Genoa, mostrando un Borriello bravo anche più di quanto sia bello(ccio).

E soprattutto vince la Lazio, che sbanca Bari e resta sola in testa. Finchè dura…

Crisi nera per la Viola e Sinisa: spiace per tutti. Sarebbe facile tornare sui miei passi e dire “meno male che l’inter non ha preso Mihajlovic come allenatore”, invece continuo a pensare che avrebbe potuto far bene, e che il periodaccio per la Fiore passerà.

 

E’ COMPLOTTO

Prima della chicca della domenica (arrivata in extremis), doveroso passo indietro alla funesta serata di Genova. Solo alcune chicche:

1) I giornalisti RAI che dicono “i giocatori serbi vanno sotto la curva facendo “tre” con la mano, spiegando ai tifosi che se va avanti così rischiano la sconfitta 3-0 a tavolino”. Ora, io stesso ho chiesto quanche mese fa cosa significasse esattamente quel segno, ma sono anni che vediamo giocatori -e sportivi- serbi esultare e festeggiare così: possibile che questi genialoidi non l’avessero mai visto prima?

2) Quando accadono fatti simili, oltre alla esecrabilità insita nella cosa, arriva inevitabile anche l’effetto collaterale: tutti si improvvisano fini analisti (magari gli stessi del punto 1): ho sentito commenti talmente strampalati detti da gente talmente improvvisata che mi si è gelato il sangue nelle vene. Lasciamo perdere, rischiamo di parlare di cose serie.

Veniamo invece alle mie amiche prostitute intellettuali, che in realtà già in settimana scalpitavano per la marchetta: la Gazza di giovedì (credo) parla di una lite in allenamento tra Melo e Sissoko, due diplomatici juventini che vengono alle mani per un tackle di troppo in partitella. Separati dai compagni che ancora si sfanculavano, la cosa è ovviamente stata riportata come segno di una grandissima motivazione, di un gruppo caricato a mille da Del Neri, e di gente che non ci sta a perdere nemmeno in allenamento.

Ricordo che eravamo appena usciti da articoli in cui nell’ordine Chivu, Maicon, Muntari, Milito e Sneijder costituivano dei “casi” e Benitez veniva definito un bamboccio che non godeva del rispetto di nessuno (http://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/inter/2010/10/04/news/giocatori_rispetto_benitez-7701991/index.html?ref=search).

Ero invece molto preoccupato perchè il dopo-gara non aveva offerto granchè da questo punto di vista: qualche critica (gustificata peraltro) al gioco dell’Inter, qualche accenno alla dipendenza di Eto’o (che è però la sola punta titolare attualmente deambulante) ma nulla più di questo. Il fido ControCampo però metteva la falla con un servizi(ett)o da 3 minuti sull’Inter la Eto’o-dipendenza. Il 90% del servizio disegna scenari apocalittici (riporto testualmente “Inter terz’ultima in classifica, Benitez a un passo dall’esonero, Moratti infuriato, Branca alla disperata ricerca di mosse di mercato“), per poi concludere placidamente “ecco cosa sarebbe l’Inter senza Eto’o“.

Il tutto con la codarda e ipocrita postilla di Big Jim Brandi che dice “è ovviamente un gioco“.

Grazie di esistere!

 

WEST HAM

Pareggio coi Wolves nella partita dei disperati (entrambi ultimi in classifica).

Possiamo consolarci dicendo che abbiamo gli stessi punti del Liverpool…

Sinistro chirurgico e palla in buca. Non male per un primate...

Sinistro chirurgico e palla in buca. Non male per un primate…

INEVITABILE

ROMA-INTER 1-0

Mettiamola così: il killer instinct non fa parte di questa squadra.

Non che sia una novità, anzi: per quel che mi riguarda, quando in settimana ho appreso della sconfitta dei lupacchiotti a Brescia ho avuto quel che i cioèffèèèga* definiscono “cattive vibrazioni”. Squadra all’ultima spiaggia, che darà il tutto per tutto (loro), squadra che dovrà anzitutto esserne consapevole, e picchiare più forte tanto per non metterla sul piano dei nervi e della disperazione (noi).

Risultato? L’esatto contrario.

Come e più della partita con la Juve dell’anno scorso (vedasi il mio sagace commento di Novembre 2009 dal delicato titolo “I soliti stronzi”) ci facciamo invece esplodere il bubbone tra le mani, giocando un primo tempo di discreta intensità (altro giro altro regalo per Stankovic che ri-piglia la traversa e tira come un satanasso) e una ripresa via via sempre più ciapatina e raccogliticcia, accarezzando sempre più l’idea dello 0-0 e finendo per pigliarla in quel posto a pochi istanti dal triplice fischio finale.

Male Milito, che per di più esce per sospetto stiramento, malino Sneijder, meno bene del solito Eto’o (dei tre comunque il meno peggio, chè lui almeno al tiro ci arriva un paio di volte).

Mi resta il pensiero fisso che una partita del genere con Mourinho non l’avremmo mai persa, e forse-forse l’avremmo anche vinta.

Benitez è un buon tecnico, forse a livello tattico addirittura più preparato di Josè do Setubal (per quel che conti), ma il fuoco sacro e l’occhio della tigre a mio parere fanno molto più di una difesa alta-corta-intensa. Da sempre sono convinto che, a questi livelli, il pregio principale di un allenatore non sia quello di scegliere il modulo e nemmeno l’11 migliore da schierare in campo. A questi livelli roba del genere la do per scontata (con clamorose eccezioni, chiaro, ma gli incompetenti si annidano ovunque). Qui la differenza tra un buon tecnico e un vero leader la fa proprio la capacità di gestire, convincere e motivare i tuoi giocatori. E questo, quantomeno al momento, Rafa non ce l’ha. La Roma, a parte l’occasione di Borriello e la punizia a due in area di Totti non ha mai creato problemi (sorvolo per pietà cristiana sui neuroni di Julio Cesar nell’occasione…), e proprio quando, con l’andar del tempo, sembrava serenamente rassegnata al pareggino, a mio parere bisognava pestare giù l’affondo decisivo.

Invece “a(f)fondo” ci siamo finiti noi, complice una punizione serenamente invertita (il fallo è di Vucinic su Sneijder, non viceversa), e una dormita collettiva della difesa: Maicon si esibisce nel numero “scatto-con-l’attaccante-ma-poi-lo-mollo”, Lucio pensa “ci arrivo ci arrivo ci arrivo… non ci arrivo più”. Bello il cross di De Rossi, bellissimo il movimento e il tuffo di Vucinic.

Risultato: ennesimo moribondo rianimato e spariglione totale in classifica.

Mercoledì di Champions e domenica Juve in casa. Urgono punti e prestazioni convincenti per rimettere le cose a posto.

Urgono anche attaccanti semoventi, visto che tanto Milito quanto Pandev paiono in dubbio per mercoledì. Non vorrei dover rimpiangere Balotelli già a questo punto della stagione, ma è un fatto che, tolti i tre attaccanti titolari, non ci sono cambi all’altezza (e neanche “alla bassezza”).

 

LE ALTRE

Giornata pessima a prima vista, perché oltre a perdere lo scontro diretto con la Roma (potevano spedirli a -11 o tenerli a -8, sono risaliti a -5) vincono anche Milan e Juve. I cugini credo inizino a capire che Ibra è quel giocatore che ti trasforma 7-8 partite all’anno da 0-0 a 1-0, con gol che solo lui può fare (complice anche un portiere sotto evidenti effetti allucinogeni… non si può uscire così con due difensori attaccati all’unica punta al limite dell’area). Vero che per farlo rendere al meglio, la squadra deve giocare di fatto per lui, e il Milan non è abituato a questi concetti (la squadra prevale sul singolo, si arriva al risultato attraverso il bel giUoco, siamo una grande famiglia e cacate iperglicemiche assortite). Ma se si scrollano di dosso un po’ di queste barzellette, Ibra ti fa 20 gol all’anno come niente… Che dire, spero prevalga l’aziendalistica  linea dell’ammmore.

Sul fronte Juve, invece, non tutti i mali vengono per nuocere. Vista la reazione della Roma dopo la crisi delle scorse settimane, preferisco incontrare una Juve convinta di essere tornata grande, alla squadra con l’acqua alla gola che non può sbagliare. Ovvio, se noi giochiamo come sappiamo non c’è Cristo che tenga… ma, come avrete ormai capito, dei miei ragazzi non ho ancora imparato a fidarmi.

 

E’ COMPLOTTO

Paginetta corposa. Partiamo da un gustosissimo episodio che risale a mercoledì. Durante Lazio-Milan il bordocampista di Sky intercetta un commento di Allegri rivolto a Tassotti “stiamo giocando col culo!”. Nei commenti del dopo partita invece il Mister, ripetutamente richiesto di commenti e spiegazioni dopo il pari della Lazio, dichiara che il Milan visto gli è piaciuto.

Ora, a parte il triviale sillogismo (Il Milan gioca col culo, a Allegri il Milan è piaciuto, a Allegri piace il culo), la cosa divertente è lo zerbinaggio di Sky, che –pare- ha inviato una nota si scuse (eehh!?!?) al Milan per aver divulgato quel che era un commento tra l’allenatore e il suo secondo.

Come ho giustamente letto in rete, per una volta che fanno il loro mestiere chiedono pure scusa…

Passando ai postumi di Roma-Inter, invece, non voglio attaccarmi al fallo da cui nasce il cross dell’1-0. La Roma ha vinto la sua partita e se l’è meritata. Quel che non sopporto è inneggiare a un arbitro che non vede una cosa così palese e che subito dopo non permette all’Inter un cambio (a cui ha diritto, visto che il gioco è fermo, e che oltretutto l’arbitro non può nemmeno dire di non aver visto, dato che la punizione viene fischiata a pochi metri dalle panchine). Sono errori che ci stanno e che, ripeto, non tolgono nulla ai meriti della Roma.

Ma sono errori, questo non è un arbitraggio “impeccabile”. Poteva andar peggio? Certo, e lo temevo anche. Ma poteva fischiare fallo a noi, farci fare il cambio e probabilmente finiva 0-0. Va beh, non so perdere…

Ultimo punto: Totti esce (proprio per Vucinic tra l’altro), non dice una parola ma va diretto negli spogliatoi e non aspetta nemmeno la squadra per andarsene a casa. Ovviamente il giorno dopo è tutto chiarito, e i solerti giornalisti ci dicono che non si può neanche parlare di caso perché situazioni del genere sono già capitate e capiteranno ancora. Lui è core de Roma, è fatto così, ma Ranieri lo fa per allungargli la carriera. Volemose bbene insomma.

Parallelamente, Chivu (un agnellino di solito quanto a comportamento) sbraita contro la sua panchina chiedendo più copertura e dicendo sostanzialmente “qui copro solo io!

E’ crisi Inter: si narra di un intervallo e un dopo partita agitatissimi nello spogliatoio, addirittura di un Benitez che in settimana è stato sfanculato dalla squadra quando ha proposto ai giocatori di frequentarsi di più fuori dal campo, senza dividersi sempre per nazionalità.

Ora, a parte che come al solito vorrei sapere queste voci da dove arrivano (ufficio staaampaaa? Doveee seeeiii??), mi chiedo a) se siano vere, e b) se ad ogni sconfitta di altri top teams succeda la stessa demolizione sistematica di ogni caposaldo della squadra (il gruppo, l’autorità dell’allenatore, l’unità di intenti).

Il tutto per una partita persa al 92’.

 

WEST HAM

Grande vittoria per 1-0 contro il Tottenham! 5 punti in classifica, sempre nei bassi fondi. Ma, una volta abituati alla merda, sai quant’è buono il fango?

 

*cioèffèèga: alternativi, di solito in perpetua fattanza da canna, che ti ammorbano con discorsi sullo scambio di energia e sulle sensazioni positive e il karma dell’empatia con lo scappellamento a sinistra per 2. Il loro intercalare, con l’aggiunta di uno strascicato accento meneghino, dà il nome a questa curiosa sottospecie di animali urbani.

Chissà che alla prossima non vada dentro... Stankovic: 2 partite 2 traverse

Chissà che alla prossima non vada dentro… Stankovic: 2 partite 2 traverse

MI SON DISTRATTO UN ATTIMO…

INTER-UDINESE 2-1

Ragazzi. Mettiamoci d’accordo. Patti chiari amicizia lunga.

Uno non può nemmeno andar via per un fine settimana, sbirciare quel poco di Inter che vale la pena guardare, e si ritrova tutto ‘sto macello?

La fredda cronaca: piacevole tre giorni valenciana che lascia poco spazio al calcio: del poco che ho visto salvo ovviamente il risultato e i corsi e ricorsi storici. L’Udinese ogni santo campionato ci fa sputare sangue (unica squadra che l’Inter non riuscì a battere nell’anno dei 97 punti, vittoria 2-1 l’anno scorso con gol di Sneijder al 90millesimo, etc).

Eto’o sbaglia pure un rigore ma per fortuna piazza in buca la ribattuta, poi prende un palo interno clamoroso. Insomma, s’è vinto -mi dico- il resto verrà. Mi apprusto alla cena senza nemmeno pensare alle partite del sabato sera, anche perchè convinto che i cugini, impegnati mercoledì in Champions, giochino domenica sera. Gio mi squadra con un’occhiata a metà tra il compassionevole e il rassegnato quando la mia invettiva complottistica si focalizza su questo punto. A ben vedere infatti, gli anticipi del sabato sono normalmente decisi per esigenze televisive e per dar tempo alle squadre di riposare in vista degli impegni di Coppa. Ora: l’Inter gioca martedì e quindi anticipa al Sabato, Roma e Milan invece giocano mercoledì, ma anticipano al Sabato lo stesso. Prendo atto che godranno di 24 in più di riposo. E’ Complotto. Ho ragione.

 

LE ALTRE

Tornando a noi, faccio il ruttino di fine cena e, raggiunta un’età nella quale la movida valenciana non fa più per noi, ripariamo in hotel per un piacevole cazzeggio telematico, e qui la serata “svolta”. Doppia batosta per Cugini e Maggici, con tanto di rigore sbagliato da Zlatanasso!

Lo striminzito 2-1 del tardo pomeriggio ovviamente a quel punto riluce di scintillante bellezza, mentre chi scrive stenta a trattenersi dal ghigno continuo nel leggere delle mirabolanti gesta dei “giallorossoneri”.

Ovviamente due ex sugli scudi: “Fantocci” Burdisso e il Nasino Svedoslavo. Sulla psiche malata dell’argentino davvero non so che dire, se non rimandare ai miei commenti della scorsa stagione (su tutti, si veda quanto detto in “PAZZO” INTER AMALO http://www.facebook.com/note.php?note_id=417791805308). La cosa che mi lascia ogni volta stupito è la sua incredulità nel ricevere fischio e sanzione arbitrale. Cazzo, hai appena aperto la gamba dell’avversario (e, in un certo senso, meno male che si è tagliato, perchè vista la sconsideratezza dell’intervento mi aspettavo una frattura esposta!) e hai anche il coraggio di protestare?!?

Su Ibra invece il discorso è diverso: sono ovviamente stra-felice della sconfitta dei cugini, arrivata dopo la solita vomitata elegiaca nei confronti della squadra più forte di tutti i tempi, che in attacco schiera Goldrake, Jeeg Robot e Mazinga (forse quello del Bari…, remember?). Alla prima prova dei fatti vengono puntualmente sputtanati da un Cesena ordinato-massiccio-e-incazzato, che fa crollare in 90′ il castello di minchiate pronunciate dal mondo rossonero e prontamente diffuso dalle solerti appendici cortigiane negli ultimi 15 gg, complice anche la strategica pausa-nazionali.

Chiaramente, quando l’Inter ai tempi ammassava campioni o pseudo tali lì davanti (Ronaldo, Vieri, Baggio, Recoba…), tutti a dire “eh ma non basta fare l’album delle figurine” (critica peraltro sacrosanta). Ora invece tutto è bello e tutto è bene.

Di tutto l’accaduto, il palo di Zlatan è la cosa che mi fa ridere di meno. O meglio, sono contento che proprio le sue dichiarazioni (“quella milanista è la maglia più bella che abbia mai indossato“) e tutta la sboronaggine assortita abbia sbattuto violentemente sul palo, vanificando un tentativo di rimonta che -vogliamo dirlo?- sarebbe comunque partita da un rigore che definire generoso è poco.

E taccio per decenza sulle miraboloanti dichiarazioni di Zio Silvio sui tre (tre???) gol regolari negati al Milan da un arbitro di sinistra.

Tornando a Zlatan, e come giustamente detto in rete, Ibra è stata una splendida storia che fin dall’inizio sapevamo sarebbe durata un paio d’anni. C’è da dire che, contrariamente a quanto fatto nel Barça e ora al Milan, non si è mai sperticato in dichiarazioni di amore e fedeltà (se escludiamo la boutade “ho sempre tifato Inter sin da piccolo” che a me ha sempre fatto ghignare, perchè ho sempre pensato che fosse lui il primo a riderne), motivo per cui come già ricordato non l’ho fischiato al suo ritorno col Barça e l’ho comunque ringraziato: sia per quanto fatto (da lui), sia per quanto vinto (da noi) anche grazie alla sua cessione!

Al derby ovviamente lo sommergerò di fischi, ma “semplicemente” in quanto rossonero.

 Gradevolissimo il pomeriggio torinese, dove una volitiva Juve scippa con destrezza un pari ad una Samp che subisce 2 gol in fuorigioco. Su quello di Pepe -ammetto- stavo sonnecchiando. Quello di Quagliarella l’ho notato io dal divano senza bisogno di replay e con l’occhio ancora “a piomba”, ma ovviamente per i cronisti “ci sono dubbi, non è chiaro”.

Infine, esilarante Controcampo con il Buon Brandi impegnatissimo a sviscerare i motivi della crisi Juve (tutto purchè non si parli di Milan in questi casi!), e Di Canio che sfotte Bettega (“vabbeh, dice che la Juve ha tanti nazionali. Ma l’avete vista l’Italia in Sudafrica??”) e il gobbaccio maledetto che si offende e tipo bimbo di tre anni si ingrugnisce ammoutolendosi. Spassosissimo!

 

WEST HAM

C.V.D. (Come Volevasi Dimostrare. O anche “Chelsea. Very Disappointing“).

Morale? 1-3, ancora a zeru in classifica.

 Fate voi…

Gollonzo.  Dopo aver giocato di sponda col portiere, Eto'o insacca di giustezza.

Gollonzo.
Dopo aver giocato di sponda col portiere, Eto’o insacca di giustezza.

“PAZZO” INTER AMALO

INTER-ATALANTA 3-1

Ah, ecco!
Il week end rimette le cose a posto.

E se la vittoria con l’Atalanta e la sconfitta dei “diversamente milanesi” a Palemmmo le avevo messe in conto, la sconfitta casalinga d’aa Maggiga obiettivamente va oltre ogni più rosea previsione.

Ma andiamo con ordine: in realtà contro i bergamaschi l’inzio è molliccio e lobotomizzato. Matrix sbaglia il fuorigioco ed è 0-1 dopo pochi minuti. Ne passano altrettanti e lo 0-2 lo si scampa per centimetri.

Al che si decide di iniziare a giocare. In effetti un centrocampo con Muntari e Mariga non è esattamente fosforo puro, e serve che Snejder si metta di buzzo buono in collaborazione con le due punte in continuo movimento.

L’imbucata giusta arriva intorno alla mezz’ora, con la cortese complicità del loro centrale che “buca” l’intervento e DieguitoMilito che può appoggiare in rete con un beffardo pallonetto.

Si continua alla “dagli e mena” ( o -se preferite- alla “boia di un giuda“) e MacDonald Mariga (ipse) raccoglie dalla sinistra l’invito di Eto’o e spedisce in rete, incocciando sulla linea il buon Muntari che prima fa segno “io io” come i bambini, poi nel dopopartita si schermisce dicendo “no no il gol è di Mariga”.

Mettiti d’accordo con te stesso, amico.

Ad ogni modo, al riposo avanti 2-1 ma secondo tempo senza il Pifferaio, bloccato –pare- da stiramento. Gelo nel mio cuoricione e paura fottuta in vista della sgambettata catalana infrasettimanale…

La ripresa vede loro partire ancora bene, ma anche un Cuchu (subentrato al collega di pettinatura) saggio e ordinato nel dirigere il traffico in mezzo al campo.

La partita la chiude un grande uomo, prima ancora che un signor giocatore di calcio: Chivu, al primo gol da quando è all’Inter, piazza la biglia sul primo palo e si fa “chapeau” da solo, togliendosi il caschetto per festeggiare.

I baci dei compagni sulla cicatrice sono personalmente da brivido, e mi dico “certo che se nella stessa partita segnano Mariga e Chivu, vuoi vedere che…”.
E su questi pensieri arriva il triplice fischio finale.

LE ALTRE

Godibilissimo naufragio dei cugini in terra sicula. Ora, facendo la tara del mio viscerale odio calcistico (e non solo, per alcuni personaggi), e quindi consapevole di non potermi ergere a commentatore algido e distaccato, dico solo che il vero Milan è questo!

Sì, è vero, manca un po’ di gente, ma francamente nell’arco di un campionato il Milan ha giocato bene due mesi, per il resto ha fatto sincera pietà.

Io ribadisco la mia stima incondizionata a Leonardo, che da sempre reputo troppo intelligente (e simpatico) per recitare la parte dell’aziendalista a oltranza della squadra dell’Amore.

Fossi in lui, dopo l’ultima partita radunerei tutti negli spogliatoi (Zio Fester compreso, Silvio no, figurati se si fa vedere se non c’è da riscuotere applausi e trofei) e, citando Pasquale Ametrano davanti al seggio elettorale (alias Verdone in Bianco Rosso e Verdone), terrei il seguente discorsetto “a consuntivo”:

Ma, come noto, faranno prevalere i motivi personali, gli affetti, la saudade, la Patria (lontano dalla quale, per inciso, Leo vive serenamente da qualche lustro) per giustificare il suo addio, chè si sa, dal Milan non vuol mai andar via nessuno.

E’ una grande famiglia.

Parenti serpenti, aggiungo io.

Sulla Roma non vorrei dire molto. Ha perso proprio la partita meglio giocata dell’ultimo periodo. Ha in un certo senso pagato (in parte) la sorte avuta nelle ultime partite e il contraccolpo è pesante.

Voglio invece sottolineare alcuni fatti e commenti che sinceramente mi hanno indignato (ma nemmeno tanto). Roba lunga, mettetevi comodi, chè di sassolini da togliere ce n’è:

E’ COMPLOTTO

1) Seguo la partita da solo, con moglie nell’altra stanza, e ad ogni tiro della Roma il commento è talmente esaltato che Gio mi chiede “ha segnato la Roma?” e io “no, parato” oppure “no, fuori”.

Dopodichè per due volte mi vede saltare sul divano e prendere a pugni i cuscini e, con occhio strabuzzato, chiede candidamente “cos’è successo?”.

Aveva segnato Pazzini, non una ma due volte, epperò il de profundis della coppia Compagnoni-Mauro non rendeva propriamente giustizia all’impresa dei doriani.

E questi sarebbero i commentatori obiettivi… ah già, per lo meno stavolta non si sono tolti le cuffie per esultare al gol del Pupone (vedi alla voce “Caressa uomo di m…”).

Prostitute.
2) La moviola ci fa vedere 100 volte gli episodi dubbi in area blucerchiata, forse sperando che al 25° replay l’arbitro possa cambiare idea.

Per quanto io possa essere di parte, nel primo caso incriminato, il terzino incoccia sulla palla mentre cerca di portare il braccio dietro la schiena, mentre nel secondo il difensore la tocca col braccio mentre è girato di spalle… A dirla, tutta: se mi fischiano contro un rigore così (in realtà me l’hanno fischiato, a Bari) bestemmio tre gironi di fila.

Qui ovviamente siamo allo “scandalo”, la prima domanda a tutti i giallorossi è sull’arbitraggio, e non uno che dica che dopo pochi secondi Cassano è fermato solo in area davanti al portiere per fuorigioco, mentre è tenuto in gioco di almeno un metro da Riise.

Prostitute.

3) Perrotta e Vucinic sull’1-0 per la Roma litigano pesante in campo e Totti deve far ricorso a tutta la sua diplomazia (“aho’, ma che stai a ‘ffà statte zitto!”) per placare il focolaio.

Ciò che su sponda Inter sarebbe accompagnato dalle solite manfrine sulla squadra non matura, sulla tensione che logora giocatori poco avvezzi a giocare per traguardi importanti, sull’incapacità dell’allenatore di “entrare nella testa dei giocatori”, qui ovviamente diventa segnale di una voglia di vincere incredibbbile (ovviamente con tre B), di grinta feroce che passa anche da queste cose, che però durano un secondo, e comunque di un grande capitano che sa farsi sentire dai compagni anche con le maniere forti.

Prostitute.
4) L’allegra coppia di commentatori fa più volte riferimento alla straordinaria stagione di Burdisso (vero) “che invece all’Inter non ha mai trovato spazio per esprimersi”.

Come se all’Inter fossero tutti così cretini da avere davanti il fratello bravo di Beckenbauer e mandarlo in prestito all’unica seria rivale di questi anni.

Ipotizzare almeno che la mancata consacrazione sia stata dovuta all’agguerritissima concorrenza (Materazzi, Samuel, quest’anno Lucio) pare brutto? Pare di sì.

Riguardarsi poi  Inter-Juve del 2008 o un ottavo a scelta di Champions League degli ultimi anni per capire…

Ma, ad ogni, modo, nessuno fa notare che sul pari doriano proprio il buon Nicolas si fa uccellare due volte da Cassano (dribbling a rientrare e poi cross morbido col sinistro), e sul raddoppio di Pazzini è sempre lui a non riuscire a contenere Mannini (avessi detto Garrincha), ancora al cross dalla sinistra.

Il “Padroncito” è e rimane un buon centrale che, come diceva un professore di Greco del nostro Liceo alterna brilli estemporanei a nefandezze immonde. Quello era e quello rimane, ma farne un fuoriclasse solo perché l’Inter l’ha mandato via e alla Roma è il miglior difensore in rosa mi pare troppo.

Prostitute.

5) Rosella Sensi, come Mexes in panchina, piange. Davvero, la voce è tremula e gli occhi lucidi. La capisco, perché nella sua condizione probabilmente sarei in uno stato d’animo simile.

La Tribuna Autorità dell’Olimpico è invece peggio di tante curve di altri stadi quanto a correttezza ed educazione, e i giornalisti che la popolano (per buona parte delle radio romane, che altro non sono che un microfono aperto alla mercé di ultrà dissimulati da opinionisti) pure.

Morale, oltre al tenore delle domande, di una faziosità indegna, dopo l’ultima domanda si leva il boato degli astanti “Ebbbrava Rosella!!!”, manco fossimo in piena Curva Sud. Ma si è mai vista una roba del genere in un altro stadio?

6) Tornando a Sky, non scadrò nel campanilismo più becero facendo notare quanti degli inviati fossero romani e/o romanisti (tipo 5 su 6). Mi concentro sul sesto, Mauro: oltre a non conoscere il regolamento (sentirlo non menzionare il concetto di volontarietà sul tocco di mano è preoccupante per uno che ha giocato 10 anni in serie A) chiude il collegamento con la battuta “una mia amica giallorossa (indoviniamo chi…) mi ha appena mandato un sms con scritto “non è ancora finita”.

Ora, alla D’Amico non darò della prostituta perché non se lo merita in qualità di neo-mamma, ma la prostituzione intellettuale davvero non ha confini.

Morale della favola, arrivo quasi (quasi) a dispiacermi per la squadra della Roma (quantomeno per alcuni di loro: Ranieri, Totti, Burdisso stesso, Vucinic), e io stesso ho detto che, qualora dovessero vincerlo, questo scudetto sarebbe meritatissimo, ma il circo mediatico che le sta intorno (e ancor di più a quello che si crea intorno ad ogni potenziale rivale dell’inter) è sinceramente vomitevole e senza precedenti.

Ad ogni modo, come dice il sommo…con perdon de las damas, que la sigan chupando!

WEST HAM

Three massive points vs Wigan.

Vinciamo 3-2 uno scontro salvezza all’ultimo sangue. Come noto siamo scarsi, quei geni dei magnaccia (come altro definire i nuovi proprietari, veri e propri magnati nel settore del porno?) hanno già deciso di non confermare Zola per la prossima stagione. Ma siamo vivi, e per ora salvi!

I’m forever blowin’ bubbles!

Chapeau! e avanti così...

Chapeau! e avanti così…