EPPURE…

NAPOLI-INTER 2-1

Per il diciottesimo anno di fila non vinciamo a Napoli, e per l’ennesima volta raccogliamo meno di quanto meritiamo.

Della partita si può dire tanto. La prima cosa, ovvia quanto sacrosanta: Higuain è di gran lunga il miglior calciatore di Serie A e parente assai prossimo di un fuoriclasse.

A me da sempre ricorda Milito per la bravura nel muoversi da centravanti vero e per la variabilità di soluzioni in repertorio: il primo gol è da bomber di razza, svelto nell’approfittare del mezzo liscio di Murillo e del “not-kapit-u-cazzen” di Nagatiello e spietato nello sparare sul primo palo senza nemmeno mirare la porta, chè tanto quella là sta, e mica si muove…

Il raddoppio è ancora meglio, e se fossi stato meno tifoso di quel che sono non avrei avuto dubbi nel tributargli il giusto applauso da divano: sfrutta un rinvio de capoccia del proprio terzino -non esattamente quel che chiamerei un assist- e si fa trenta metri fianco a fianco a due dei migliori difensori del campionato, resistendo prima a Murillo e poi a Miranda.

Appena in area pensi “adesso questo chiude gli occhi e tira forte come gli viene“.

Stocazzo.

Questo, mentre resiste ai succitati terzinacci, la piazza docile-docile col piatto sul palo lungo, lasciando per la seconda volta Handanovic tanto inebetito quanto incolpevole.

Poi, e solo poi, si può parlare del resto.

Il che significa parlare di un Napoli grande squadra fino al 2-0 -non è una sorpresa- di un’Inter meno raccapricciante di quanto tutti si aspettassero  (e sotto-sotto sperassero), del solito arbitraggio “a-stretti-termini-di-regolamento” (per noi ma non per gli altri) e di un’ultima mezz’ora più che convincente da parte dei nostri.

La beffa del doppio palo nell’ultimo minuto se non altro mi riappacifica con una statistica che avevo letto nei giorni scorsi e che raccontava di “soli” 4 legni colpiti dai nostri dall’inizio del campionato, contro i 6 (due in più, a volte pensa il caso…) dei napoletani.

Mancio a mio parere azzecca la formazione, riproponendo i due laterali che così bene avevano fatto contro la Roma: D’Ambrosio soffre ma non troppo contro  Insigne, mentre Nagatomo fa quel che sa.

No, non “cagare”.

Semplicemente corre come un matto ma senza particolare costrutto. E’ vero che i falli che fa sono evidenti e ingenui, e in particolare il secondo è uno scivolone sulla linea laterale che non ha nessun senso calcistico nè tattico.

Dubito però che sia stato il Mancio a consigliarlo in tal senso.

A metacampo arrivo a dire che Guarin fa un primo tempo giudizioso, limitando le minchiate entro limiti fisiogici e accompagnando benino l’azione -bello il sinistro a giro “tipo derby ma alto” a metà primo tempo.

Brozo cresce nella ripresa -come tutti- mentre Medel crea danni quando lancia in resta parte a far pressing altissimo lasciando 20 metri di buco davanti alla difesa.

Detto di un Icardi ancora una volta poco presente -e mica può essere sempre colpa dei rifornimenti che non arrivano…- ho annotato un Perisic assai veloce ma altrettanto impreciso nel tiro e ho soprattutto ammirato un Ljaijc in versione satanasso.

Come detto non è tra le mie grazie, ma conservo ancora un minimo di lucidità ed onestà intellettuale per riconoscere i miei pregiudizi. Il serbo ieri sera è stato quanto di più somigliante all’inarrivabile Higuain: il gol è uno squarcio di luce nel buio della notte, e da lì il ragazzo si carica la squadra sulle spalle. Peccato solo per quella palla non data a D’Ambrosio ma servita all’indietro per Perisic…

MORALISMO TENNICO-TATTICO

Qui mi ci vuole il paragrafetto dedicato, polemico e petulante, perchè non so se ridere o piangere.

La partita l’abbiamo vista tutti, e chi non l’ha vista ne avrà letto i resoconti.

Sappiamo altrettanto com’è stata presentata: Sarri il sacchiano contro Mancini il capelliano, whatever that means, con una nemmeno malcelata predilezione per il primo ai danni del secondo.

In buona sostanza, la ramanzina moralista è: “comodo vincere e stare in testa alla classifica con fior-fior di campioni, tutti grandi e grossi e picchiar duro, palla lunga in avanti e poi qualcosa inventeranno”. Che bravi invece gli altri, che “giUocano bene e tutti insieme e la manovra scorre fluida e mica si salvano coi guizzi dei singoli”.

La polarizzazione è questa e, esaminandomi bene bene, non me ne importa proprio una sega (cit. barista Necchi).

Ognuno creda al Dio che gliela racconta meglio, insomma. Io resto laicamente e fieramente convinto che non ci sia un solo modo di gioc… va beh questa ormai la sapete a memoria.

Procedendo però per assurdo, e fingendo di interessarmi a siffatti schieramenti di fanatici, mi chiedo retoricamente quale delle due squadre abbia fatto quasi solo esclusivo ricorso alle qualità del proprio fuoriclasse e quale, invece, con un uomo in meno per metà partita, abbia dovuto far di necessità virtù supplendo con l’organizzazione collettiva alla inferiorità numerica.

Nulla di tutto ciò, ovviamente, chè all’Inter viene riconosciuta -quando va bene- la solidità e il carattere, giammai il giUoco.

Contenti loro…

LE ALTRE

Vincono sia Milan che Juve, rifilando gragnuole di goals a compagini che solo poche settimane fa ci avevano fatto sputare l’anima per guadagnare uno striminzito pareggino. A volte guarda il caso… Vero Sorrentino? Vero Viperetta de sto par de ciufoli (chissà quanto je ride a Zenga)?

Male le romane, con i giallorossi in grossa crisi e aquilotti indecisi se sprofondare definitivamente o ribellarsi a un destino che pare ineluttabile.

La Fiorentina-che-gioca-bene-e-lei-sì-che-merita infila il secondo pareggio consecutivo, che la lascia intollerabilmente ancora a rimirarci le terga.

E’ COMPLOTTO

Essenzialmente tre cose, di cui la prima già sviscerata nella seziuncella approntata per l’occasione. Solo poche righe al riguardo per una riflessione conclusiva di triste constatazione: non mi considero una cima di intelligenza e intuito, ma davvero mi pare palese la mancanza di onestà intellettuale, di professionalità o forse solo di voglia di lavorare di certa stampa.

Vedere che i pochi ad uscire dal seminato sono punte di diamante nel loro mestiere (vedi Gianni Mura -pur sempre alquanto critico con i nostri- oppure Paolo Casarin ancora oggi maestro di competenza), mi conforta e mi preoccupa al tempo stesso.

Gli altri evidentemente cavalcano l’onda del Luogo Comune Maledetto, alla stregua di quei cabarettisti da avanspettacolo che azzeccano il tormentone e lo ripropongono finchè ormai non è stracotto.

E fanno così perchè così va bene a molti, massa a-critica anestetizzata da vent’anni di tette e culi Berlusconiani ma non solo.

Sì lo so che è qualunquismo da quattro soldi, ma è la verità.

Chi si ribella è visto come piangina, o come inconsolabile escluso dal giro che conta, esattamente come Mancini o Ausilio. E veniamo al secondo punto.

Finalmente qualcuno che si incazza“, ho pensato. L’avrei circostanziata un po’ meglio, chè al lamentismo complottista sono cintura nera, ma alla fine qualche sacramento inizia a volare, oltre allo splendido “dovete dire la verità, dovete essere onesti” che stranamente è stato fatto presto sparire dai vari stralci trovati in rete (qui uno dei meno censurati…stranamente su Tuttosport).

Il Mancio era furibondo e la rabbia come si sa acceca. Quel che a lui come ad Ausilio non è andata giù è stata la -arcinota- mancanza di uniformità di giudizio. Se i due “gialli” a Nagatiello possono anche starci a termini di regolamento (è la mia opinione e non quella di Roby & Ausy), allora sarebbero ben poche le partite che finiscono 11 contro 11.

Ulteriore beffa, quelli sono gli unici due falli commessi dal nippico in 45 minuti scarsi di partita. Miglioriamo la già invidiabile proporzione falli/cartellino.

Infine, incontenibile la voglia di rivedere la Juve ai piani alti della classifica.

Si osservi con attenzione la prima pagina della Gazza all’indomani della farsesca vittoria di Palermo:

Gazza prima pagina 30 nov 2015

“Per ora”

Non fa niente se il Palermo è stato di una pochezza imbarazzante ed ha avuto quasi timore riverenziale perfino ad imbastire una qualche forma di risposta una volta subìto il vantaggio.

No. Qui siamo ai titoli trionfalistici, con quel “per ora” come a dire “e il bello viene adesso, come siamo felici”.

 

WEST HAM

I nostri meriterebbero la vittoria sul West Bromwich Albion, nella seconda delle partite che avrei voluto vedere dal vivo ma che un sistema di acquisto dei biglietti da girone dantesco mi ha impedito di fare. Ad ogni modo il punto muove la classifica, facendoci galleggiare nelle placide acque del “basso della prima colonna”, lontani da ogni pensiero minimamente sconcio ma al tempo stesso al riparo da certe cattive frequentazioni da bassifondi.

 

Dobro!

Dobro!

 

VEDIAMO LA PROSSIMA

INTER-FROSINONE 4-0

Per una squadra nata per dover sempre dimostrare qualcosa, e ontologicamente impossibilitata a godere del presente, il poker di gol rifilato ai ciociari -gentaglia che non era stata capace di andare oltre ad un pareggio con la Juve- ha un sapore che dura quanto la più scrausa delle cicche americane di quando eravamo piccoli: pochi secondi e “mamma… non ha più sapore…”.

Ecco quindi che poco, anzi pochissimo, contano i goals segnati (e il plurale all’inglese è quantomai opportuno) e i marcatori di serata. Poco conta la porta ancora una volta inviolata. Poco contano i risultati concomitanti delle dirette concorrenti, impegnate in scontri all’apparenza altrettanto morbidi eppure rivelatisi di difficile digestione.

Anzi, di più: tutto pare apparecchiato apposta per far dire: “Ok, ma settimana prossima c’è il Napoli. Lì sì che vedremo quanto valete“.

Il che, diciamolo sottovoce, è pure vero. Higuain e compagni paiono davvero la squadra migliore in giro per l’Italia; senz’altro sono l’attacco più velenoso del campionato, visto che accanto al Pipita galleggiano un paio a scelta tra Insigne, Mertens, Callejon e Gabbiadini.

Avremo tempo per psicanalizzare freudianamente gli incubi a forma di maglie azzurre che popoleranno le nostre prossime notti.

Per ora limitiamoci a rimarcare quanto visto poche ore fa.

Il Mancio insiste nel turbiglione di uomini e moduli, cosa che mi fa ridere e preoccupare in egual misura.

Ridere, perchè in ciò trovo conferma di uno dei miei personalissimi assiomi legati al calcio: il giocatore è più importante dello schema, ergo tendenzialmente adatti il secondo al primo, e non viceversa.

Preoccupare, con una coerenza degna di un bipolare in astinenza di cure al litio, perchè l’assenza di punti di riferimento in campo di solito si tramuta in una squadra balbettante ed incerta.

Qui però torniamo a ridere, perchè 13 formazioni diverse in altrettante partite hanno portato 30 punti in classifica, a ennesima dimostrazione del fatto che ci sono tante strade per arrivare in cima, non tutte necessariamente intuitive.

Nello specifico, Mancio rimette Telles a sinistra -bravo soprattutto in copertura il brasiliano, e la cosa non può che far piacere- confermando Nagatiello a destra.

Il nippico fa bene, e soprattutto crea un binario da mille all’ora con il compagno di corsia, principale beneficiario del “senso dello spettacolo” del Mancio.

Jonathan Ludovic Biabiany come sappiamo nei mesi scorsi ha rischiato di smettere di giocare a calcio, causa un cuore ballerino. Inoltre, cosa ignorata da tutti, è nato a Parigi, e nulla mi toglie dalla testa che il Mister a questo abbia pensato nel disegnare la formazione: “il ragazzo è veloce, è bravo, il momento è quel che è, Marsigliese e bandiera francese prima del fischio d’inizio… vuoi vedere che la mette?“.

‘Nfatti…

A centrocampo, Melo beneficia delle massicce dosi di bromuro evidentemente somministategli nel pre-gara, riuscendo da diffidato a non farsi ammonire e gestendo il centrocampo con i noti limiti, ma comunque meglio di Kondogbia, ancora troppo impreciso in più di un’occasione e troppo intermittente nel far valere il fisicaccio che si ritrova.

Davanti, oltre al già citato Man of the Match, Jovetic e Ljaijc giostrano dietro a Icardi. Dei tre, mi duole dirlo, il migliore nei 90′ è il poco amato serbo, che confeziona l’azione migliore della serata in occasione del 2-0 di Icardi (doppio scambio tra i due in area) e regala un altro paio di assist a Jojo, di contro piuttosto in ombra, pur essendo per me, detta male, il più bravo a giocare a calcio.

Icardi pare ancora in fase di rodaggio, quanto ad affiatamento con i compagni. Però la mette, e il gol come sappiamo è meglio di un Buscopan.

C’è poco da fare se non insistere, a mio parere: l’intesa può e deve crescere, ma Maurito è il nostro uomo di punta e non può non essere valorizzato a dovere. Se anche non dovesse fare i 20 gol dell’anno scorso, deve comunque adattarsi ai compagni di reparto tanto quanto loro devono assecondarne qualità e movimenti.

Detta male, se lo fai marcire in panchina poi lo vendi per due soldi…

Tornando alla partita, dopo il raddoppio i nostri avversari si sfaldano e danno la possibilità agli amati eroi a strisce neroblù di spadroneggiare, mandando in gol prima Murillo (!), spostato nel ruolo di Nagatiello dopo l’ingresso di Ranocchia, e poi Ajeje Brozovic, sempre più in versione #epicbrozo (vedi foto in calce).

Primi, da soli, per una settimana. Poi si vedrà, ma intanto…

LE ALTRE

A proposito di giUoco brutto, speculativo, indegno di questo mondo e quell’altro, offesa alla miseria per i tanti soldi investiti e blablabla, lo Juventus Stadium ci offre il peggio del calcio italiano in termini di spettacolo, con la squadra ospite capace di tirare nello specchio della porta per la prima volta al 93′ e quella di casa a fare il minimo indispensabile per assicurarsi la vittoria col minimo scarto.

Devo essermi perso i “processi, controprocessi, appelli, contrappelli, cappellate” (cit. Pasquale ‘O Animale) contro la Vecchia Signora, ma probabilmente non sono stato attento…

Di contro, Fiorentina e Roma che -loro sì- giUocano bene e l’Inter-dovrebbe-imparare-da-loro pareggiano due partite che rischiano addirittura di perdere, perdendo due punti nell’avvincente testa a testa in cima alla classifica.

Detto del Napoli, che ribadisco essere la mia personale favorita per la vittoria finale, registro l’ennesima vittoria allo scadere del Genoa, che riesce a farsi riprendere al 93′ dal Sassuolo e segnare nuovamente al 95′.

#squinzipuppa mi vien dal cuore.

E’ COMPLOTTO

Prima di addentrarci nella fredda cronaca, faccio un passo indietro.

Mi tocca fare un plauso convinto a Sconcerti (che mi tocca scrivere…) per quanto scritto la settimana passata in risposta ad Arrigo Sacchi.

La frase in cui dice che Sacchi rimprovera Mancini perchè adatta il proprio gioco agli avversari, lamentando in ciò una mancanza di strategia, si conclude con poche ma per me risolutive parole:

Credo sia vero, ma questa non è tattica, è proprio strategia, quella che cerca Sacchi, solo che non è la sua.

Non è affatto il caso di tornare sulla ripetitività dei concetti espressi da Sacchi, che da vent’anni scrive lo stesso pezzo ogni settimana.

Mi piace invece sottolineare una delle pochissime voci che osano confutare il Vangelo dell’Umilté.

Qui si va oltre il “chi è più bravo” o il “qual è il modo migliore di giocare per vincere“. Qui siamo alla negazione di una qualsiasi alternativa alla strada segnata.

E poi parliamo di integralismo religioso…

Ma torniamo a questioni di poche ore fa.

Caro Maurizio Compagnoni, io capisco che tifi Roma e Milan a settimane alterne e ne avresti anche tutto il diritto. Etica professionale e senso dell’opportunità dovrebbero però consigliarti di limitare la tua acredine verso l’Inter, chè oltretutto ti porta pure sfiga.

Al 27′ il nostro inizia le gufate vaticinando “l’Inter ha meno di tre minuti per sfatare un tabù: in tutto il Campionato non ha mai segnato nella prima mezz’ora di gioco“.

Detto fatto, 30 secondi dopo Biabiany timbra l’1-0.

A inizio ripresa ci ricorda come Icardi l’anno scorso segnasse ogni 42 palloni toccati “quest’anno siamo a più di 70…“.

Pochi minuti e l’argentino timbra il raddoppio.

Furia placata? Macchè: “L’Inter per la prima volta in campionato è in vantaggio con più di un gol di vantaggio“.

Inutile dire che nel giro di pochi minuti arrivano il terzo e il quarto gol, ma ovviamente perchè “il Frosinone si è sostanzialmente arreso e ha smesso di giocare“.

Infine, pervicace al limite dell’insolente il continuo riferimento all’Inter che “in questo momento sarebbe in testa alla classifica“, come se la cosa costituisse una assoluta novità di stagione.

Cari pennivendoli, l’ho già detto, state tranquilli: non durerà, come sagacemente fatto notare dal Mancio ieri sera.

Intanto però lì in cima già ci stiamo, da diverse settimane, che piaccia o no.

E adesso ci stiamo da soli -è questa la notizia, caro Compagnoni, se ti devo anche insegnare il mestiere…-.

La cosa che più mi piace di questa Inter è che piace alla gente che non piace (cioè agli interisti). Gli altri continuino pure a guardarci con sospetto, quando non con ribrezzo. Lo prendiamo come un complimento.

WEST HAM

Quattro pappine prese a White Hart Lane con gli “amatissimi” rivali del Tottenham.

Lentamente rientriamo nei ranghi…

int fro 2015 2016

Deki, Miranda, Samir e un altro paio non stanno al gioco. Il solito spogliatoio spaccato…

IL GIARDINIERE PROVETTO

TORINO-INTER 0-1

No, il caro Julio Cruz non c’entra.

C’è invece una piccola premessa ortofrutticola da fare: chi mi conosce sa che non amo particolarmente la roba verde da mangiare (eufemismo), e che anche a livello di fiori e piante ho il cosiddetto “pollice nero“. Le rare volte in cui mi decido a comprare un mazzetto, i servizi segreti del settore vivaistico si passano l’informazione, riuscendo a rifilarmi cadaveri a forma di margheritona, accompagnati dalla solita frase sibillina:

“Questi con l’acqua giusta le durano almeno due settimane”

Nella mia ignoranza, l’acqua giusta vuol dire annegarli ogni giorno in ettolitri di rubinetto. Peccato che poi solitamente mi scordi di farlo, il che è un dettaglio non da poco, lo riconosco…

Tutta ‘sta spataffiata per un dubbio amletico da simil –giardiniere: meglio far crescere una piantina sola, destinando a lei tutta l’acqua e le cure a disposizione, o prendersi cura di tutto il giardinetto, suddividendo acqua e premure in parti uguali tra tutti?

Il Mancio sta piano piano scivolando verso la seconda opzione, continuando a girare vorticosamente uomini e schemi, e portando avanti 3 o 4 idee di squadra diverse.

I risultati gli danno ragione e ciò fa impazzire i critici, a cui paiono non mancare ragioni per impalarlo. Eppure continuiamo a essere primi, segnando poco ma subendo meno. Settimo 1-0 della stagione e tutti a rosicare.

Per l’occasione il Mancio, oltre ad una discutibile sciarpa con il Padre Nostro scritto in tutte le lingue del mondo, sfoggia un 3-5-2 a specchio rispetto al Toro di Mr Ventura. La scelta mi fa sobbalzare tanto quanto la formazione scelta contro la Roma, ma proprio per la lezione imparata settimana scorsa (riassumibile nell’assioma “lui ne sa, tu no“) sotto-sotto sono tranquillo.

Difatti partiamo bene, nonostante un Felipe Melo meno presente rispetto al solito, compensato di contro dal miglior Kondogbia della stagione, forse non a caso eroe di giornata con il suo primo gol in Serie A. A preservare il preziosissimo vantaggio ci pensa nella ripresa Handanovic con le ormai solite e solide parate.

La partita non ha molto da dire, anche perchè noi -gol a parte- non tiriamo quasi mai in porta, mentre loro tentano insistentemente di buttarsi in area (vero Amauri? vero Maxi Lopez?) salvo poi tacciare noi di antisportività quando perdiamo tempo nelle rimesse laterali.

A scanso di equivoci, l’arbitro di giornata mostra di non subire la sudditanza psicologica contro la grande di turno (da leggere in tono lievemente sarcastico), comminando un totale di 8 minuti e mezzo di recupero (2 nel primo tempo, addirittura 6 e 30 secondi nella ripresa).

Quando si dice il carisma dei grandi…

LE ALTRE

Cambia poco o nulla in cima, visto che noi, Viola, Napoli, Roma e Sassuolo vinciamo tutti. I cugini strappano un pari che avrebbe dovuto essere sconfitta, ma che col proverbiale culo visto a quelle latitudini stava per trasformarsi in vittoria beffa, con Cerci tutto solo al 93′ a sparare fuori stremato da posizione defilata.

Concordo con chi dice che alla lunga Napoli e Roma emergeranno, ma è comunque bello essere in testa dovendo sostanzialmente ancora cominciare a giocare a calcio.

COERENZA E CENTROCAMPO

Piccola digressione di Calciominchiata fuori stagione: il caso Pirlo.

È vero che per tutta l’estate ho lamentato l’assenza di un regista nel nostro centrocampo, che potesse dare geometrie e fosforo come variante alla forza fisica e alla carogna ignorante.

Detto questo, so anche quel che penso di Pirlo, e non da oggi.

Poichè continuo a ritenere la coerenza un pregio e non un difetto, vado controcorrente rispetto alla solita pletora adorante e mi dichiaro fieramente contrario al possibile arrivo del trentasettenne nel mercato di Gennaio.

Il tutto per i seguenti motivi:

Voglio credere che il non aver pensato ad un regista in estate sia stata una scelta del Mancio. Scelta personalmente non condivisa, ma senz’altro rispettata. Se è così (e non può che essere così, perché se non ti sei accorto che Felipe Melo non fa quello di mestiere sei da ricovero), non capisco il motivo di cambiare idea a Novembre, con la squadra ai piani alti della classifica. Gestisci al meglio la rosa che hai, valorizza Kondogbia, prendi il meglio che può darti Brozovic e vai avanti.

Ammesso poi che arrivi, ho due domande. La prima di carattere psicologico (o psichiatrico, conoscendo i miei polli): come reagirà il già non granitico equilibrio neuronale della nostra mediana? Il messaggio che passa è:

“Siete bravi ragazzi, eh? Ma non capite un cazzo.

Adesso arriva quello là e vedrete…”.

L’altro dubbio è di prospettiva: ipotizzando che arrivi, e concesso che faccia pure bene nei mesi di permanenza (tre? sei?) alla fine ti ritrovi ad aver creato un “bisogno indotto” che non riesci a soddisfare. Hai abituato la squadra a giocare in un modo non sostenibile da Giugno in avanti: a quel punto ti metti a cercare un altro regista? Non ci credo neanche se lo vedo.

Ultimo, anche in ordine di importanza, è il motivo più epidermico: Pirlo mi sta sui maroni, è espressione di un calcio venerato da tutti come l’unico ammissibile al mondo, mentre l’Inter ha dimstrato al mondo che si può vincere (e ripetutamente) anche senza il regista illuminato da cui passa tutto il giUoco.

È COMPLOTTO

Un paio di gustose conferme circa la considerazione di cui i nostri godono nel mondo calcistico.

La Gazza di sabato sottolinea correttamente che, nonostante abbia in rosa due criminali come Melo e Medel, l’Inter sia tra le squadre meno fallose della Serie A.

Non dice che, a fronte di ciò, ha già dovuto terminare tre partite in dieci uomini ed ha collezionato un considerevole numero di cartellini gialli.

Inosmma, la dice ma non la dice tutta.

Scendendo nei particolari, vediamo che i nostri, penultimi nella classifica dei falli fatti, sono invece invidiabili terzi in quella dei cartellini gialli e rossi.

Una bella media, non c’è che dire: ai nostri bastano meno di cinque falli per veder uscire il cartoncino giallo, mentre alle altre grandi -o supposte tali- ne servono più di sei (andiamo dal 6,2 dei gobbi, al 6,7 di media tra Napoli, romane e Viola, agli inevitabili 7,6 dei Meravigliuosi –chè loro propongono giUoco, si vogliono bene e sono ontologicamente incapaci di far del male a chicchessìa).

Non è certo il primo anno in cui i nostri falli hanno un peso specifico “particolare” in relazione ai cartellini presi, ma -come detto- è rassicurante vedere che certe cose non cambiano mai (e raramente vengono sottolineate).

Quel sapientino intollerabile di Riccardo Trevisani di Sky nei giorni scorsi definisce testualmente iper-mega sopravvalutato Kondogbia; poi pare ammorbidirsi dicendo che verrà fuori nel lungo periodo, sancendo comunque il suo dissenso nell’averlo pagato quaranta milioni.

Non sprecherò ulteriori KB per ricordare le vere cifre dell’operazione. Mi limiterò ad attendere che la cifra lieviti in maniera simile agli “ottantamila-di-Barcellona” di quella farsa che fu la finale di Coppa Campioni Milan-Steaua del 1989.

Godibilissimo il contrappasso nel sentire proprio Trevisani dover commentare il primo gol di Kondogbia che ci ha dato i tre punti a Torino.

Cambiando campo, dalla tristezza di un Olimpico mutilato dal tifo delle curve emerge comunque una nota di involonataria ilarità. Il lavoro di lingua di Paolo Assogna con Garcia è ai limiti della perfezione, quando gli fa notare che, per la prima volta in un Derby, i giallorossi non schieravano nemmeno un italiano. Mentre già mi apprestavo a sfancularlo, arrivando quasi a godere del successo giallorosso pur in assenza di pedatori italici, ecco il triplo carpiato: “Non è che questa assenza di italiani possa favorire la Roma, togliendo la tensione tipica di queste partite?“.

Noi siamo indegni e dovremmo vergognarci di non avere (quasi) italiani in rosa.

Agli altri invece gli stranieri tolgono la tensione. Quando si dice la coerenza.

Infine, non ho problemi ad unirmi all’applauso pressochè unanime per la Fiorentina, coinquilina di pianerottolo in cima alla classifica. So di rischiare il processo alle intenzioni, ma mi è parso un tantino eccessivo il continuo riferimento al gioco, allo spettacolo, alla manovra corale, al “non è certo un caso se LORO sono in testa alla classifica“.

Vero Riccardo Gentile e Ambrosini Massimo? Pigliatevi un antiacido e state tranquilli: non durerà, purtroppo, come spiegato prima. Non rovinatevi il fegato…

WEST HAM

La partita che avrei voluto vedere dal vivo (ma che ho invece seguito solo via web visto che anche nella biglietteria online degli Hammers c’è il complotto e non si riesce a comprare un cazz…) si chiude con un pari con l’Everton.

Classifica un po’ meno entusiasmante di qualche settimana fa, ma sempre di tutto rispetto.

Esulta chè hai segnato! Su un po' di casino...

Esulta chè hai segnato! Su un po’ di casino…

VI FACCIO UN DISEGNINO (ANZI DUE)

La nuova Inter che sta nascendo mi pare logica e quadrata.

ULTIMO IN PORTA!

Partendo dalla porta, trovo giusto confermare Handanovic, non essendo arrivate offerte all’altezza. E’ un portiere che a mio parere vale almeno 15 M€, pare che le poche offerte recapitate non arrivassero a 10, quindi caro mio mettiti il cuore in pace: niente Champions, rinnovo contrattuale a quasi 3M€ netti all’anno e avrai di che consolarti.

La conferma di Carrizo e Berni è irrilevante. I diretti interessati non me ne vorranno…

TERZINACCI AL POTERE

Qui andiamo di sensazioni perchè, anche se mia moglie potrebbe dissentire, non guardo calcio H24 e non ho mai visto giocare i vari Murillo, Miranda e Montoya se non a spizzichi e bocconi. Troppo poco per esprimere un giudizio fondato, insomma.

La sensazione -appunto- è che la coppia difensiva sia affidabile, di certo più dei colleghi di quest’anno: bravi ragazzi Rana e JJ eh? Ancora abbastanza giovani, ma ormai incasellabili alla categoria “plausibili rincalzi“.

Di Murillo si dice che abbia nuovamente cancellato Messi nel recente incontro tra nazionali, pur con la pecca del rigore sbagliato. Spererei di aver trovato un Cordoba leggermente meno esplosivo ma più grosso. Ripeto, la prossima volta che lo vedrò sarà la prima. Mi son perso anche il gol che ha rifilato a Neymar e compagni, a ulteriore riprova che non sto sveglio la notte a vedere la Copa America (altro polemico e subliminale messaggio alla consorte).

Miranda invece nell’Atletico Madrid qualche volta l’ho visto. Posto che lì dietro il vero satanasso è Godin (che però col cacchio che viene via per non giocare la Champions in prestito con diritto di riscatto), il brasileiro mi pare solido e di buona presenza e, pur essendo un quasi 31enne, un paio di stagioni a tutta le può fare.

La coppia titolare sarà questa con ogni probabilità. Considerata anche la settimana libera da impegni europei, due rincalzi paiono sufficienti. Ciò vuol dire che tra Vidic, Andreolli, Ranocchia e Jesus due andranno. Sicuro partente Andreolli -ma ci ricaveremo due soldi in croce-, difficilmente piazzabile Vidic con il popo’ di ingaggio che si porta dietro (3.5 M€ netti, se non erro), ci vuole qualcuno che cacci 8-10 milioni per Ranocchia o JJ.

Le ultimissimissimissime parlano di una proposta indecente al Napoli di Ranocchia + 6 M€ per avere Mertens, ma non ci credo neanche se lo vedo.

Vedremo: resta il fatto che Vidic può essere validissima alternativa ai due sudamericani, ammesso che al serbo vada bene affrontare una stagione -con il solo Campionato- da comprimario: magari ci penserà il rientrante Drago Stankovic a fargliela digerire…

Sugli esterni, l’arrivo di Montoya dovrebbe essere positivo. E’ stato una riserva, ma gioca da sempre nel Barcellona e davanti ha Dani Alves. Dovrebbe essere meglio dei nostri Santon e D’Ambrosio…

Con lo spagnolo ad occupare la casella di laterale destro, resta libera (come da ormai un ventennio….                                  spazio per parolaccia a scelta) quella di terzino sinistro, su cui verosimilmente si alterneranno i due succitati italiani e il nippico Nagatiello. Per quel che mi cale uno vale l’altro, non ho grosse preferenze, essendo entrambiittre onesti giocatori che possono giocare su ambo le fasce. Ritengo che uno dei tre sia sacrificabile senza grossi drammi, stante anche il giovane Di Marco della Primavera a cui Mancio pare voler dare una chance in prima squadra.

Morale: il primo che offre 6-8 M€ per uno tra Santon, D’Ambrosio o Nagatiello ha la consegna gratuita e una mountain bike col cambio Shimano in omaggio!

UNA MEDIANA MENO MEDIOCRE

Il fulcro di ogni squadra è “lì, sempre lì, lì nel mezzo“. E lì nel mezzo, quest’anno abbiamo potuto ammirare soprattutto il cuore e la generosa ignoranza di Gary Medel. Chi mi conosce sa che in quel che ho appena scritto non c’è la minima ironia, chè io a Genny Savastano in salsa cilena ci voglio bene e guai a chi me lo tocca. Ripeto per l’ennesima volta che a Gattuso e Furino nessuno ha mai chiesto di essere Pirlo o Platini, quindi se il centrocampo nerazzurro 2014/2015 ha fatto sostanzialmente cacare, i colpevoli vanno cercati altrove.

Medel sappiamo quel che può dare e il suo lo darà senz’altro anche quest’anno, magari non da titolare fisso e inamovibile.

E’ arrivato Kondogbia, pagato tanto anche se meno di quel che si dice. L’ho visto contro la Juve in Champions e mi è parso buono, spero di non sbagliarmi… La sola cosa certa al momento è che non è un regista, come del resto ammesso da tutti una volta passata l’ebbrezza del gustosissimo sifulotto rifilato a Galliani & co.

Ciò vuol dire che, indipendentemente dal modulo che sarà utilizzato (rombo, centrocampo a tre o doppio mediano), al momento manca in organico quel che ai tempi veniva definito “il metodista”: un cazzo di Gianfranco Matteoli capace di dare una palla di prima a più di cinque metri e senza dover galoppare per trenta metri saltando avversari in serie.

Non che sia obbligatorio avere il classico regista alla Pirlo, anche se ciò per molti talebani calcistici è blasfemìa pura: apro una piccola polemica e sfido costoro a dirmi quali tra gli splendidi centrocampisti del nostro Triplete facesse quello di mestiere: Stankovic? Cambiasso? Motta? Sneijder? Ottimi giocatori, quasi fuoriclasse, ma nessuno di loro aveva nella visione panoramica e nel lancio di 40 metri il pezzo forte del proprio repertorio.

Eppure quello era un centrocampo coi controcazzi. Ma questo, as usual, non lo dice nessuno.

Tornando invece all’inverno del nostro scontento (anche se siamo in estate): posto che qui non abbiamo tale abbondanza di talento, caldeggerei l’acquisto di un Lucas Leiva o un Mario Suarez piuttosto che ripiegare su un Felipe Melo che riusciva nell’impresa di collezionare cartellini pur indossando la maglia bianconera. Torno all’amato Medel: se abbiamo bisogno di uno che la butti in rissa lì in mezzo, siamo già a posto. Cerchiamo un geometra, non uno sgherro di periferia.

Completato il disegnino dei “vorrei” in arrivo, resta quello forse ancor più complicato del “vadi vadi“.

Eh sì, perchè, citando un vecchio adagio in voga a Milanello Bianco fino a qualche tempo fa, “da noi non vuole andar via nessuno“. Pare però che, dopo tre anni di ritardo, il Kuz ce lo siamo tolti di torno, con sommissimo gaudio di chi scrive. A ruota, indipendentemente dalla destinazione, dovrebbe seguire Joel Obi, che personalmente non disprezzo, ma di cui non piangerò la dipartita.

Posto che Brozovic è appena arrivato e non è pessimo, e che Gnoukouri se andrà via lo farà in prestito, a mio parere tra Guarin, Hernanes e Kovacic uno è di troppo. Ovvio che per me il sacrificabile –rectius sacrificando- è il Guaro: non l’ho mai amato e, se non bastasse, pare che come cavallone abbiamo preso uno migliore di lui (Kondogbia per l’appunto). Probabilmente il colombiano segna più del francese, ma la sua ignoranza tattica, che abbiamo avuto la sorte di apprezzare in questi anni, ha pochi pari in Europa…

Kovacic spero rimanga, o quantomeno che vada via per almeno 30 M€, tenendo presente che questo qui, messo in un centrocampo che funziona, diventa forte. Ma forte davvero. Non come Coutinho, che adesso è un giocatore di calcio fatto e finito -anche se non il campione che vogliono dipingerci-. Kovacic può diventare una mezzala della madonna, motivo per cui cercherei di costruirgli intorno una mediana in odor di santità, invece che vedergli spuntare l’aureola a Barcellona o -peggio ancora- a Torino.

Hernanes, dal canto suo, è l’unico che può giocare in tre o quattro ruoli diversi, e l’ultima parte di stagione ha fatto vedere quel che può dare (molto, gol compresi). Da tenere senza se e senza ma.

ATTACCARE!!! (CIT. MERAVIGLIUOSA)

Icardi e Palacio imprescindibili e ad oggi titolari indiscussi, Shaqiri che dovrebbe rimanere a meno di offerte vicine ai 15 M€ appena pagati al Bayern per il riscatto, occorre almeno un acquisto di valore. I nomi di cui si parla sono i soliti: Salah, Cuadrado, Jovetic e la new-entry Mertens.

Dichiaro fin d’ora la mia spudorata preferenza per il belga del Napoli, su cui personalmente non avrei problemi a dirottare i 14 M€ chiesti da De Laurentiis attingendo al gruzzolo derivante dal mancato acquisto di Imbula (di cui parlerò a giorni con altri simpatici nanetti iperglicemici sull’universo dei cugini).

In seconda battuta mi piacerebbe vedere Salah, che in sei mesi a Firenze ha fatto una decina di gol, facendo venire il mal di testa a buona parte dei difensori incontrati.

Riguardo Cuadrado citerò un mio amico napoletano che era solito dire “non lo preferisco“, stupendosi poi della mia domanda “non lo preferisci rispetto a cosa?“. Ma lì la colpa era mia e della mia scarsa conoscenza della lingua partenopea, e infatti lui “manco prendeva questione”…

Tornando al colombiano ex Lecce, ex Udinese ex Viola ex Chelsea: appartiene alla genìa dei velocissimi, imprendibili e imprevedibili, come Gervinho, se vogliamo come Oba Martins. Con lui in campo sai che qualcosa succederà, ma non è detto che sia qualcosa di buono. E poi fa i balletti quando segna. No grazie, vorrei gente seria…

Infine Jovetic: senz’altro tra i quattro è il vero attaccante, chè gli altri sono più esterni che punte vere. Molto dipenderà da come vorrà giocare il Mancio, ma la sensazione è quella di  un plausibile ricambio per uno dei due argentini, difficilmente potrebbe giocarci insieme: per quel che costa, a mio parere può rimanere dov’è o andare altrove, visto che pare lo cerchino cani e porci.

EVVUALA’

Ecco quindi la furmaziuncella che spero di vedere tra un paio di mesi in campo, in attesa di perfezionare l’accoppiata di acquisti Messi-Cristiano Ronaldo.

Propongo qui due varianti del modello Giuditta: uno più “intimo e malinconico“:

Ipotesi rombo e panchina orientativa

Ipotesi rombo e panchina orientativa

L’altro più “scintillante e adatto a saltare“:

Doppio mediano e rinterzo effettato

Doppio mediano e rinterzo effettato

Che Dio ci abbia in gloria e vediamo quel che succede…

PARLIAMO D’ALTRO

INTER-CHIEVO 0-0

Immaginate una decina di precedenti partit(acc)e giocate da un’Inter a caso degli ultimi anni, ed avrete la fotografia dei 90 minuti mostrati dai nostri nella loro più recente esibizione.

Inutile rammaricarsi per il diciassettesimo legno della stagione (di Vidic, ma ci si ostina a considerarlo un pacco e quindi si insiste a dire che la capocciata fosse di Icardi): dobbiamo anzi ringraziare la personalissima nuvola da impiegato che per una volta si prende una giornata di ferie e non consente al poco rimpianto ex Biraghi di trovare quello che sarebbe stato un beffardo quanto spettacolare Primo Gol in Serie A.

Il Mancio smoccola educatamente facendo notare la poco invidiabile statistica di 4 soli tiri in porta sui 24 totali (courtesy of “blank mind” Guarin) e criticando la lentezza della manovra dei suoi ragazzi, ma in fondo lo sa anche lui di avere una squadra che può dargli poco di più di quanto mostrato nel semestre scarso di governo. Anche in questo caso siamo alle solite: l’obiettivo europeo sta svanendo poco a poco,  nonostante il paradossale punticino recuperato contro le genovesi e il Toro. Vero che il quinto posto dista solo tre punti, ma il calendario è tosto e, sopratutto, le squadre da superare continuano ad essere più di un paio.

LE ALTRE 

La Juve vince con merito (ma non senza rubare comunque qualche punticino qua e là) il quarto scudetto consecutivo, ed è sintomatico che per ottenere applausi da tutti i tifosi che abbiano un minimo di onestà intellettuale debbano vincere sostanzialmente contro nessuno. Dato ai gobbi quel che gli spetta, non ricordo onestamente un periodo storico in cui Inter, Milan, Napoli e Roma siano state (chi più chi meno) così deficitarie per tanti anni consecutivi.

Ma tutto ciò non è certo colpa della Juve…

(Oddio, fatemici pensare un po’ e magari un motivo lo trovo!)

E’ COMPLOTTO

Essendo la parte prettamente spoprtiva di questo blog poco interessante, trovo conforto e sollazzo nel segnalare un altra manciata di casi in cui il mainstream calcistico e modaiolo vede prevalere strisce verticali che al nero accoppiano alcuni colori (rosso o bianco) e non altri (guarda cosa, il blù).

Ma, come dicono quelli bravi, andiamo con ordine:

1) Anche nella serata-Expo palesemente dedicata a Zanetti, con due terzi di Triplete in campo e quarti di nobiltà nerazzurra sparpagliata tra campo e panchina, ecco i commenti del giorno dopo dare più spazio agli ex rossoneri, privilegiando il “focus” sui nerazzurri solo per indugiare sulla panza teutonica di Brehme o su quella rioplatense di Ruben Sosa oppure ancora sul fascino appassito del cileno di Milano.

Inevitabile poi, la chicca di Repubblica.it:

Dopo vent'anni, ancora con la "X", 'orcodighel

Dopo vent’anni, il nome ancora con la “X”, ‘orcodighel

 

2) Tornando al quarto scudetto bianconero, ribadisco di non avere problemi nel complimentarmi con Allegri e giocatori per il titolo e ancor di più per la stagione che stanno facendo. E’ ovvio poi che rimane quell’atavica incapacità di saper vincere, faziosamente ma perfettamente riassunta da questo post di Settore, splendido nel vaticinare un “Triplete da secondi” e tassonomico nel ricordare la succitata assenza di classe e di fair play.

E del resto, se è il padrone a scadere in un tweet da tredicenne o in falsi ideologici reiterati (no, sul serio: dopo una ventina di sentenze contro di te hai il coraggio di dire “Stiamo ancora aspettando delle sentenze precise e i nostri avvocati stanno lavorando per portare a galla la verità“??), come può esimersi la Gazzetta del Balengo nel reinterpretare l’albo d’oro a uso e consumo dei tifosi più biechi?

Ottimo Matrix a sbeffeggiarli da par suo:

piccoli e meschini

piccoli e meschini

3) Infine, lustrandomi gli occhi con Messi e compagnia, ho goduto assai nel vedere il santone Guardiola -che aldilà della contingenza è persona assai arguta e gradevole- sbertucciato da due giocate del miglior calciatore del mondo e da uno splendido contropiedone. Eh certo, era il Tiqui-Taka il segreto del Barcellona, mica la Pulce.

come si dice in catalano "corti-umili-intensi"?

come si dice in catalano “corti-umili-intensi”?

 

WEST HAM

Torniamo a vincere una partita (1-0 contro il Burnley) tanto per ricordarci l’effetto che fa: a una manciata di partite dalla fine galleggiamo a metà classifica, senza alcun obiettivo realistico… Vi ricorda niente?

MANUALE DEL (ANTI) CALCIO

CESENA-INTER 0-1

Coerenza, Mario. Coerenza.

Hai sempre detto che avresti sempre preferito una vittoria risicata, squallida e imbarazzante ad un pareggio arioso, spettacolare e pieno di giUoco.

Coerenza.

Ok, ce la posso fare: i tre punti sono la cosa più importante, e di questo, visti i tempi grami, dobbiamo gioire.

I tre punti sono anche la sola cosa da portarci a casa, visto che la pochezza dei nostri è stata imbarazzante quasi quanto il completo “spezzato” (solita maglia del pigiama accoppiata a calzoncini bianchi con numeri rossi: i trend setter credo chiamino questo stile “‘na scarpa e ‘na ciabatta“). Quantomeno, la mise è lo specchio perfetto della prestazione dei ragazzi. Giochiamo per un’ora con un uomo in più, soffrendo sistematicamente il loro pressing, finendo una decina di volte in fuorigioco e rischiando di prendere il fischione all’ultimo secondo.

Detto che i pochi scampoli di calcio ce li fanno vedere Kovacic ed Hernanes (i migliori da un punto di vista potenziale, e per fortuna anche all’atto pratico), il resto della partita è la quintessenza di una imbarazzante mediocrità, con la difesa a soffrire molto più i propri limiti tecnico/tattici della pericolosità degli avversari, e con gli attaccanti a far a gara tra loro a chi butta nel cesso più occasioni da gol.

Ma abbiamo vinto, e dobbiamo farcelo bastare.

Vestendo per un attimo gli amati panni del tènnico, mi vengono in mente due robe:

1) se avessimo un centrocampista degno di tale nome (e quindi non un paracarro come il Kuz, un picchiatore in libera uscita come M’Vila, un cranioleso come Guarin o un bravo ragazzo come Khrin), caldeggerei fortemente un immediato passaggio ad una difesa a 4, in modo da guadagnare un uomo in più in mediana, tanto per non essere costretti a novene e rosari  quotidiani che preservino Kovacic e Hernanes da qualsivoglia malanno di stagione.

Sento parlare un gran bene di Baselli dell’Atalanta, il nuovo Pirlo secondo la vulgata pallonara. Ora, posto che non l’ho mai visto giocare, sarebbe interessante acchiapparlo e capire come potrebbe cambiare la nostra mediana supportando i due succitati, fermo restando il cagnaccio Medel a randellare tutto ciò che si muove dalle sue parti (se è il pallone, pazienza!, cit.). Probabilmente non se ne farà nulla, visto che l’arrivo dell’orobico pare condizionato alla partenza dell’amatissimo Kuz, che legittimamente non ne ha manco per le palle di andarsene in una squadra (ancor) più scarsa della nostra.

2) In apparente contraddizione con quel che ho detto e scritto ultimamente, le critiche a Mazzarri mi paiono sempre meno irragionevoli.

Mettiamola così: il Miste’ offre evidenze quotidiane che corroborano il già robusto dossier ai suoi danni. Partite come quella di ieri, o come il soporifero 0-0 infrasettimanale contro il St Etienne, sono tra le peggiori esibizioni dei nerazzurri che io ricordi. Non solo: questa considerazione comincio a farla abbastanza di frequente, segno che non si tratta della solita “giornataccia” che capita una volta ogni tanto, ma che è proprio una tendenza non so quanto rimediabile.

Personalmente, continuo a pensare che una squadra che schiera Palacio, Icardi, Hernanes, Kovacic, Ranocchia e Handanovic non possa far così schifo. Se invece fa -ripetutamente- così schifo, lo sguardo volge inevitabilmente verso la panca.

Ora, riprendendo l’auto-esortazione iniziale (Coerenza!) non arrivo ovviamente ad augurarmi “la testa di Mazzarri su un piatto“, ma le motivazioni alla base della mia convinzione sono puramente economiche: non ce lo possiamo permettere!

Aver visto il Mancio in tribuna ieri ha fatto vacillare il mio cuoricione da tifoso e, se continuo a ritenere che nemmeno Gesù Cristo potrebbe fare di Jonathan il nuovo Maicon, inizio a sospettare che attorno a Mazzarri inizi a mancare quella fiducia da parte di tutto l’ambiente (Società in primis e giocatori in secundis) necessaria per “fare bene” -altra frase che odio, come se ci fossero squadre che vogliono fare “così così” o addirittura “fare schif’alcazzo“.

Mi auto-infliggo un periodo di auto-analisi per capire che razza di tifoso sono.

Vi farò sapere i risultati.

LE ALTRE

Detto che Udinese e Sampdoria sono meritatissimamente al terzo posto, con i liguri attesi in settimana a San Siro, Lazio e Napoli vincono mantenendo immutato il loro vantaggio nei nostri confronti.

Guadagniamo invece 2 punti su Milan e Fiorentina che pareggiano nel posticipo dei posticipi, mentre là in cima la Juve torna a +3 battendo il Palermo e approfittando dello 0-0 della Maggica in casa Samp.

E’ COMPLOTTO

Non volendo dissipare ulteriore spazio informatico sull’addio del Signor Massimo, faccio solo presente quanto successo a distanza di poche ore.

Il nostro, dopo mesi di silenzio d’oro, prorompe in tutta la sua simpatttia vaticinando volatili per diabetici all’attuale Mister e facendo capire che, con lui ancora al comando, l’esonero ci sarebbe già stato.

Due giorni dopo, le già ricordate dimissioni, nei tempi e modi sbarazzini così consoni al personaggio.

Grazie a una fortunosa coincidenza, merito dell’utile idiota di turno, la nuova dirigenza del Club ha l’occasione di guadagnare immediatamente vagonate di punti in popolarità presso i tifosi nostalgici, assestando quello sganassone mediatico che noi poveri Intertristi chiedevamo al Signor Massimo da anni, mai ascoltati se non per argomentare che “noi siamo superiori, non ci abbassiamo al loro livello, tanto la gente sa com’è andata…“.

E invece, eccolo qui il capolavoro:

#insiemeallasuareputazione

Spero sia chiaro a tutti il danno perpetuato in 18 anni di dichiarazioni Simpattiche e la squassante differenza con le 6 righe qui sopra incorniciate.

Probabilmente, un ventennio di esternazioni quotidiane e rese con la consueta disponibilità aveva annebbiato la vista a molti e reso tanti di noi (di voi!) incapaci di capirne la gravità.

Eh sì che bastava così poco…

Concludo con una bagatella, ennesima spia dell’aria che si respira intorno alle strisce neroblù. La Gazza dà 5 in pagella all’arbitro di Cesena-Inter argomentando che il rigore “ci può stare” ma che l’espulsione è eccessiva.

Però, nell’apposito “box” che analizza più in dettaglio gli episodi da moviola, la solfa è leggermente diversa. Lì testualmente si legge: “Poco da dire sul rigore, mentre qualche dubbio arriva sul rosso per la chiara occasione da rete. Palacio, infatti, per scavalcare il portiere cerca la via esterna, mentre Lucchini sta rientrando. La regola, però, è severa e dà parametri precisi: quando il fallo arriva nei pressi dell’area piccola, il rosso è quasi automatico. Mazzoleni, insomma, si attiene alla direttiva (molto severa e contestata) avuta“.

Ma intanto gli diamo 5 e buttiamo un po’ di merda nel ventilatore, per vedere di nascosto l’effetto che fa.

Nel frattempo, il raddoppio della Juve si limita a “suscitare dubbi”. Tanto stavano già vincendo…

WEST HAM

Goduria pura!

Battiamo 2-1 il Manchester City e restiamo quarti in classifica!

E, ancor più bello, il secondo gol è frutto di “moviola in campo”, con gli arbitri a bordo campo a controllare e confermare in pochi secondi che la palla ha interamente superato la linea entrando quindi in rete.

as-simple-as-that

as-simple-as-that

Senza interminabili interruzioni nel gioco, senza suicidi di massa, senza rivolte popolari nelle strade. E, soprattutto, in culo a Platini!

They fly so high!

maglia del pigiama e braghe coi numeri rossi?!?!?

maglia del pigiama e braghe bianche coi numeri rossi!?!?!

ma come ti vesti !?!?!

ma come ti vesti !?!?!

TIKI TAKA DE STOKA

Lungi da me l’idea di voler maramaldeggiare su una squadra fisiologicamente arrivata alla fine di un ciclo mariano, vorrei dire due robe a margine del cosiddetto “crollo degli dei” cui abbiamo assistito nell’ultima settimana.

Pur non amando lo stile di giUoco espresso dagli spagnoli, non ho alcun problema ad affermare che la squadra che abbiamo visto in questi anni ha vinto con pieno merito due Europei ed un Mondiale, roba che -andando a memoria- non credo sia mai riuscita ad altri.

Come tutte le cose belle, anche questa squadra è arrivata al capolinea. Applausi per le vittorie e inevitabili pernacchie dei tanti sconfitti nel corso degli anni, che ora assaporano il dolce gusto della vendetta.

Fine dell’ovvietà politically correct.

Mo’ inizia il succo: il parallelo tra crollo iberico e crollo catalano/barcelonista è sotto gli occhi di tutti, con Piqué, Jordi Alba, Xavi, Sergi Busquets e addirittura Don Iniesta (il solo ad essere sostanzialmente incapace di giocar male) tutti drammaticamente sotto i propri standard di rendimento.

Non che Casillas, Sergio Ramos, Xavi Alonso e Diego Costa abbiano fatto meglio, sia chiaro; qui però mi serve isolare la componente blau-grana per smontare uno dei tanti, troppi luoghi comuni con cui ci si gingilla parlando di calcio: l’importanza di uno zoccolo-duro-di-nazionali attorno al quale innestare le splendide eccezioni straniere.

Essendo tifoso del Football Club Internazionale, che deve origini, blasone e vittorie proprio al concetto di internazionalità, la frasetta citata poco fa non può che farmi sorridere.

Come già ho sottolineato altre volte, la costanza di vittorie del Bacellona, la conseguente abitudine ad applaudirne qualsiasi mossa “a prescindere”, la prostituzione intellettuale e la incapacità di vedere i pur esistenti modelli alternativi, hanno portato questa massima ad assurgere ad assioma inconfutabile.

Ovviamente la vedo in un altro modo. Ovviamente sono convinto di aver ragione.

Esattamente come il gioco di squadra, paragonato alla prodezza del singolo, non è per forza un modo migliore per raggiungere la vittoria, così la famosa cantera non è di per sé garanzia di successo.

Abbiamo avuto una palese dimostrazione di ciò nelle due partite giocate dalla Spagna: tanto con l’Olanda quanto con il Cile gli uomini di Del Bosque hanno continuato ad avere un maggior possesso palla, ma hanno subìto da entrambe le squadre decine di sifulotti (termine tecnico scelto al posto del più pertinente “contropiede”, per non scandalizzare quanti vedono nel succitato lemma una blasfemìa calcistica) che l’hanno portata al tracollo.

Parallelamente, la favola dello zoccolo-duro-di-nazionali ha mostrato il suo beffardo rovescio della medaglia: il blocco barcellonista, reduce dalla sua peggior stagione degli ultimi anni, ha riversato in Nazionale tutta la propria insipienza, dando un corposo contributo alla repentina eliminazione dei Campioni in carica.

Un investitore finanziario sa che la prima regola che deve seguire nel proprio lavoro è quella di differenziare il rischio. Ora, posto che finanza e calcio non dovrebbero avere nulla a che fare l’una con l’altro, secondo me l’approccio è saggio e replicabile.

Affidarsi ad un’unica fonte, di soldi così come di calcio, ti rende ostaggio della stessa. Finchè va, ficata vera. Quando non va, cazzi amari.

E’ ovviamente troppo presto per capire se gli stranieri del Barcellona, lontani dall’ex oasi -ora pantano- del tiki taka confermeranno le prime buone indicazioni, ma è un fatto che Alexi Sanchez contro i suoi compagni di Club sembrasse di un altro pianeta, e che Messi e Mascherano abbiano quantomeno fatto una discreta prima partita .

Come a dire che, lontano dall’area di “contagio”, il singolo può ancora salvarsi (crociati del calcio totale e nemici della prodezza-del-singolo-campione-che-maschera-i-problemi-di-giUoco: fucilatemi).

Lasciando stare l’Inter del lustro d’oro, parlando della quale non sarei obiettivo, noto come il Bayer di Hitzfeld l’anno scorso abbia beneficiato -eccome!- di Robben&Ribery, e come lo stesso possa dirsi del Real di quest’anno, che a Cristiano dovrebbe innalzare un monumento, ma che a Bale, Di Maria, Marcelo e Benzema almeno un grazie glielo deve!

Tutta sta pippa mental-telematica, al solito, non per fare lo stesso errore di Sacchi e compagnia (ebbene sì, ce l’ho ancora con il Vate di Fusignano e la sua ossessione per i soldatini nati tutti nello stesso posto e tutti corti-umili-intensi): non voglio inneggiare alla multietnicità come one-best-way per avere successo, nè imporre il paradigma della difesa-e-contropiede come dogma da preferire al palleggio iberico.

Voglio solo dire che ogni moneta ha due facce, e che dopo tante teste, stavolta è uscita croce.

Adiòs Espana; hasta la proxima.

Immagine

MECOJONI

INTER-ROMA 0-3

Come disse la madre di Christian De Sica, trovando il figlio a letto col maestro di sci, “che tranvata!” (Vacanze di Natale, F.lli Vanzina, 1983).

Pascendomi a piene mani dal post-neorealismo italico su pellicola, mi rivedo declamare la stessa battuta al 90’ di una partita giocata da una buona squadra (noi) e da un’altra “di più” (loro). Tropo comodo e miope limitare l’analisi al paragone tra l’1-0 del Pupone che passa tra 6 gambe e la bomba di Guarin che si stampa sul palo interno; per una volta limitante precisare che il rigore non c’è (essaichenovità) perché il fallo è fuori area.

Tristemente vero invece rimarcare che, negli ultimi due anni, avevamo dato modo alla Roma di sentirsi grande squadra-spettacolo  a casa nostra, pur essendo guidata da allenatori “diversamente bravi” come Luis Enrique e  Simpatia Zeman. Temo, e tutto sommato auguro a Totti e compagni, che quella di Rudi Garcia sia una compagine leggermente diversa, che non perde nulla quanto a pericolosità in attacco –una media di 3 gol a partita- risultando di contro leggerissimamente più solida in difesa -1 gol subito in 7 partite.

I nostri, come detto, non sono male, anche se patire l’assenza di Jonathan non depone a nostro favore. Personalmente, più che amare Johnny Guitar, nutro scarsissima fiducia nelle qualità psico-tecniche del bipede che l’ha sostituito: Alvaro Pereira non impiega nemmeno un tempo a darmi ragione, entrando in maniera sconsiderata (per quanto fuori area) sull’altrettanto bello Gervinho e chiudendo di fatto la partita al 40’ del primo tempo. Allargando anche qui lo sguardo, non posso tacere sull’uscita sconsiderata di Juan Jesus, evidentemente ancora discepolo di Psycho Lucio, che perde palla sull’uscita a cavallo pazzo all’altezza del centrocampo, innescando uno dei millemila scatti dell’ivoriano, ovviamente alla sua miglior prestazione in carriera proprio contro di noi. Tessera Gold del Club Gautieri e tutti contenti.

Detto che assieme a Jonathan mancava Campagnaro, vera e propria balia o, se preferite, cugggino cattivo di Ranocchia e Juan Jesus, Mazzarri non si allontana dallo schema con Palacio e Alvarez in avanti, con Taider e non Kovacic a proteggere la difesa. Alvarezza è tra i migliori, disseminando se non altro spunti interessanti nei 90’ che valgono qualche corner. El Trenza là davanti comincia a far capire che quello non è il suo pane, e in tal senso una definitiva risurrezione del Principe, o anche solo una promozione in pianta stabile di Icardi a ruolo di titolare, porterebbero innegabili benefici al nostro attacco. Il Mister però la sa lunga, e la storia della coperta corta la conosce a menadito: non mi sento di condannarlo, visto che già con il –teorico- filtro di metacampo abbiamo preso 3 fischioni, complici un altro paio di folate giallorosse respinte alla grande da Handanovic, sempre più simile a Zenga (un mago tra i pali, una disgrazia sui rigori…. Ma all’Udinese non ne parava mica 1 su 3??) . Se a ciò aggiungiamo lo sgradito ritorno di uno dei capisaldi delle scorse stagioni, cioè pigliare gol in contropiede su calcio d’angolo per noi (3-0 di Florenzi dopo uscita da manuale di Totti teoricamente marcato da Alvaro Pereira e 60 metri palla al piede di Strootman), capiamo il motivo delle Madonne smozzicate dal buttero in panca.

Quelli là, come detto, rischiano seriamente di andare avanti fino alla fine; non vincendole tutte, ovvio ma proseguendo su questa falsariga. Noi ci pigliamo una ridimensionata, che però non vorrei si tramutasse in psicodramma (come invece –vedo- già sta succedendo). Nel primo tempo paradossalmente abbiamo giocato benino, beccando il primo gol in un buon momento dei nostri e pagando con errori banali negli altri due casi. Mi affido ancora all’esperienza mazzarriana per scongiurare il pericolo psicodramma che, devo dire, avrebbe probabilmente travolto il mio amato Strama e la sua inesperienza. Testa bassa e pedalare, quindi, facendo tesoro della sosta (anche se dopo una sconfitta sarebbe sempre meglio giocare subito) e sperando di recuperare gli zoppi alla ripresa.

LE ALTRE

Il Derby dei retrocessi se lo aggiudica la più forte. Il Milan, aldilà di quel che dicono i numeri, è di una pochezza imbarazzante, e senza Balotelli deve affidarsi al piede caldo di Muntari. Ho detto tutto. Godibilissimo Chiellini che nel dopo partita stigmatizza il mestruo di Barbie Boy Mexes e il suo cazzotto in piena area di rigore, come se lui di cosacce simili non ne avesse mai fatte. Del resto, veder litigare i tuoi più acerrimi rivali ti fa quasi dimenticare le tragedie sportive di casa tua. Splendido Allegri quando nega che quello di Mexes sia un pugno, sostanzialmente motivandolo col fatto di non essere diretto al volto. Il soggetto del resto avrà altro a cui pensare, avendo collezionato la bellezza di 3 sconfitte (che senza il solito Culo-Milan potevano essere 5) in 7 partite.

Il Napoli regola con 4 pappine il Livorno e si mette con la Juve in scia alla Roma, mentre Lazio e Fiorentina –bontà loro- si bloccano a vicenda lasciandoci soli al 4° posto.

E’ COMPLOTTO

Processo alle intenzioni, non lo nego: fino all’altro giorno, la stagione scorsa era stata tragica, fallimentare, da dimenticare, indegna di una squadra del blasone dell’Inter. Vani i tentativi, miei e di pochi altri, di ricordare che fino allo splendido 1-3 di Torino la squadra marciava gran bene in Campionato ed in Europa League, essendo arrivata ad un punto dalla vetta. No. L’Inter l’anno scorso ha fatto cagare per nove mesi.

Ecco preparato il bel piattino di merda in salsa mediatica da piazzare sotto il naso nei nerazzurri dopo la sconfitta contro la Roma, sotto forma di paragone tra le prime 7 giornate di Mazzarri e di Strama: udite, udite, i punti fatti, i gol segnati e quelli presi sono bene o male gli stessi. Quindi? Lungi da questa marmaglia l’idea di poter rivalutare ex post l’inizio della stagione 2012-2013, ecco azionato il cassone ed il primo carico di letame a concimare la Squadra Simpatttica collezionie 2013-2014, a un passo dalla crisi.

Abilissimo Sconcerti nell’accomunare le due milanesi, che a detta sua stanno “impallidendo insieme”, nonostante una decina di posizioni di classifica a separarle ed una storia contingente che non potrebbe essere più diversa, dalla proprietà al rinnovamento di squadra.

Cambiando discorso, splendida incoerenza di Prandelli, del quale non amo parlar male ma che mi strappa gli insulti di bocca, facendosi bello con il “codice etico” ma convocando Balotelli nonostante la genialata post-Napoli.

Infine, gradevole –davvero, e come al solito- l’intervista di Giorgio Porrà, questa volta a Johan Crujff, leggenda del calcio olandese e purtroppo ancora inchiodato a quell’estremismo di chi ha sempre troppi pochi dubbi sul calcio. Sentirlo dire stronzate smentite dalla storia mi provoca un misto tra rabbia e compassione (“le grandi squadre nella storia hanno sempre avuto almeno il 70% di giocatori provenienti dal settore giovanile”, “la cosa più importante è giocare bene e divertire la gente, poi certo bisogna anche vincere”). Onesto solo quando riconosce che le grandi squadre le fanno i grandi giocatori (so che sembra un’ovvietà, ma a quelle latitudini di oltranzismo c’è quasi da stupirsi a sentirglielo dire) e quando smonta uno dei falsi miti del calcio mondiale, smentendo di aver rifiutato di partecipare al Mondiale di Argentina per motivi politici, ma solo perché aveva deciso di ritirarsi. Alla faccia del calcio-totale-che-non-ha-mai-vinto-un-cazzo.

WEST HAM

I tre fischioni presi dalla Roma vengono in qualche maniera compensati dallo splendido 3-0 esterno sul campo degli “amatissimi” Spurs.

 

Alvaro Pereira in versione "visione periferica"

Alvaro Pereira in versione “visione periferica”

FOR ONCE!

INTER-FIORENTINA 2-1

Qualche volta siamo bravi a sbugiardare il pronostico anche a favore nostro.

In quello che mi aspettavo essere un bagno di sangue, gli Strama-boys pestano giù la miglior prestazione stagionale, portando a casa 3 punti di capitale importanza e dando una lezione di tattica e praticità ai soloni del bel giUoco, uniti in preghiera a santificare il possesso palla fine a se stesso.

Vi fermo prima di darmi del fazioso e dell’incoerente. Passi per la prima –and proud of it!-, ma non per la seconda: ho sinceramente applaudito alla Viola vista in settimana contro i gobbi, i quali hanno faticato e molto a contenerne la trama di passaggi e movimenti. Il calcio è però quello sport nel quale occorre tirare in porta, se si vuol vincere. Montella, grandioso centravanti fino a pochi anni fa, immagino avrà scomodato San Gennaro in persona maledicendo la mancanza di tiri verso Handanovic durante i 90’ di San Siro.

I nostri invece fanno ammazzare di onanismo calcistico i rispettivi avversari, ma non si fanno fregare quasi mai. La gentile prateria riservata in occasione del 2-1 serve solo ad aggiunger tal Romolo al copiosissimo elenco dei “primo gol in Serie A all’Inter”. A parte questo, poche gatte da pelare per la nostra retroguardia, ben protetta da un centrocampo ben guarnito di corsa (Nagatiello e Zanna), fosforo (Cuchu), fame di palloni (Gargano) e fantasia (Coutinho, novità di serata). Il Mezzano gioca una buona gara, e i suoi riccioli fanno capolino in diverse azioni pericolose dei nostri, a partire dalla discesa che porta poi al rigore. Il ragazzo mi pare più spigliato e veloce della versione ante-Espanyol e, se riuscirà a migliorare ulteriormente la velocità nei primi metri, può diventare un’arma molto interessante per i nostri. Così facendo può scappar via e eludere il contrasto dell’avversario; se invece deve fare a spallate, cade per terra 11 volte su 10.

Ottima anche la palla rubata a Borja Valero e data in verticale a Cassano, che ha servito uno dei millemila assit poi sciupati da Milito. Serata in chiaroscuro per il Principe, che ha sì sbloccato la partita trasformando il penalty di cui sopra, che è sì stato bravissimo e sfortunato scassando la traversa dopo l’azione più bella della partita, ma che si è altrettanto colpevolmente divorato 3 gol, due dei quali davvero facili (sul terzo Viviano viene colpito dalla botta ignorante da due metri). Bene così comunque, il sosia di Francescoli continua ad essere un manuale vivente di tattica e intelligenza calcistica per come si muove, difende palla manco fosse Ibra e partecipa all’azione. Il ragazzo è forte e discretamente in forma, continuate a servirlo e vedremo il suo sguardo allucinato esultare ancora per molto.

Solo due righe sul rigore, che –per una volta a nostro favore- “a termini di regolamento ci sta”. Odio questa frase, e infatti i falli di mano di quel tipo (palla a un metro, braccio che fa un movimento tutto sommato naturale) non li fischierei mai. Ma che ci posso fare? Non ammonirei nemmeno quelli che si tolgono la maglia per esultare, ma se la regola c’è bisogna applicarla. E siccome la regola dice che se interrompi una azione pericolosa facendo fallo di mano, vai ammonito, allora anche il giallo è ineccepibile. Dura lex, sed lex.

Ancor più da cartellino la stupida cianghetta che lo stesso difensore fa su Nagatiello nella ripresa, guadagnandosi l’uscita dal campo con una mezzora d’anticipo. Quindi, caro Sconcerti, stia pur silente (v. infra).

Tornando ai nostri, in questa fase della stagione siamo legati a doppio filo al rendimento di Cassano, il che non è esattamente la roccia più solida alla quale ancorarsi nel mare in tempesta. Detto ciò, Andò sta giocando bene e comportandosi meglio. Il ragazzo segna con piacevolissima continuità (il 2-0 di ieri è di rara freddezza e lo porta a quota 4 in campionato),  sforna assist a profusione (come detto, si spera vengano sfruttati meglio nelle prossime uscite) e si comporta come un’educanda. La mancanza di Sneijder continua per me ad essere un problema e non vedo come lui e la squadra possano avvantaggiarsi da questa assenza, ma è un fatto che Fantantonio si stia caricando la squadra sulle spalle e che meglio di così non potevamo aspettarcelo. Alla faccia dello scambio con Pazzini, ennesimo regalo dell’Inter ai cugini. Ricordando che nello scambio erano inclusi 7 milioni a nostro favore. Sucate.

Per il resto, ancora bene i tre centrali e in special modo i due giovani, con Samuel vecchio picchiatore in crescita di rendimento fisico.

Cambiasso, non foss’altro che per il “velo” in occasione del raddoppio, fa capire agli incompetenti che gli rimproverano una certa staticità (eufemismo), che uno con la sua visione di gioco potrebbe giocare anche legato ad un guinzaglio: una sorta di Mago Oronzo calcistico “con la sola imposizione dei piedi e della pelata…”.

Volgendo lo sguardo avanti, non posso non guardare con preoccupazione al viaggio in Azerbaigian, sperando che la logistica sia leggermente più confortevole della mia (per fortuna indiretta) esperienza. Quantomeno che l’aereo non sia un Antonov o un Savoia Marchetti in tela cerata… Torneremo giovedì in tarda nottata, con soli due giorni per preparare il Derby. Ai cugini moribondi non credo, e se anche lo sono si trasformeranno in Lazzaro per 90 minuti. Il mio rischio è di sottovalutare la partita di coppa di giovedì –per dire, ci avrò il dentista il concomitanza col fischio di inizio-: l’importante è che non lo facciano loro.

 

LE ALTRE

La Juve asfalta la Roma che –guarda un po’- dopo averci battuto ha preso sberle più o meno ovunque. Non vedo il match, se non per un blitz intorno al 20’ del primo tempo, quando il riquadrino in alto a sinistra già segnala un inquietante 3-0. Vedendo poi un po’ di azioni, capisco che il 4-1 finale va addirittura stretto ai gobbi. Che dire, se quella di Firenze era una comprensibile boccata d’ossigeno prima di riprendere la marcia, tocca dover dire che se lo possono permettere.

Il Napoli tiene botta, pur faticando molto a Genova e vincendo con un rigore discusso (dentro o fuori area?): ad ogni modo confermano di essere per distacco le due prime forze della Serie A, dietro alle quali i nostri raggiungono la Lazio.

I cugini impattano a Parma pur mostrando scoraggianti (per noi) segni di risveglio: El Sharaawi non centra un cazzo con Eto’o, ma è bravo e segna. Montolivo è un mezzo campione, ma coi piedi ci sa fare e lì in mezzo la sua la può dire. Inutile aggiungere che batterli domenica equivarrebbe a mettere una pietra tombale sulla loro stagione all’inizio di Ottobre. Quasi troppo bello per essere vero…

 

E’ COMPLOTTO

Più passa il tempo, meno tollero Massimo Mauro: crede di essere arguto, competente e spiritoso, risultando di contro fazioso, banale e lamentoso. Il ragazzo fa il simpatico nel post Juve Roma, con la Juve che ha fatto polpette della Maggica che pure aveva ben impressionato a San Siro, dicendo “Beh ma la Juve non è mica l’Inter”. Avrei pagato per sentire qualcuno chiedergli un commento sulla vittoria dei nostri contro quella Viola che non più tardi di 5 giorni fa aveva messo all’angolo i campioni d’Italia.

Stucchevole nella sua faziosità anche Sconcerti (legittimamente  tifoso Viola e reo confesso) parlare dell’arbitro Giannoccaro come di arbitro “statisticamente amico dell’Inter” e volendo nascondere dietro il paravento della statistica un giudizio di merito sull’operato dell’arbitro. Fai l’onesto e dì che non c’era rigore, ma non fare buttare il sasso e nascondere la mano…

Aldilà di tutto, trovo davvero incredibile come la stampa italiana sia così schiava del giuoco fine a se stesso: quando –giustamente- ieri lo Zio ha chiesto a Montella come aveva visto la partita, gli ha detto papale papale che era abbastanza certo che l’Inter avrebbe vinto, perché la partita l’avrebbe fatta la Fiorentina e l’Inter avrebbe potuto ripartire e far male in contropiede. La domanda, ripeto: intelligente e legittima- è stata “col senno di poi non ti sei pentito di esserti sbilanciato così tanto, facendo proprio quel che l’Inter stava aspettando?”. Montella ha sostanzialmente risposto che coprendosi o rinunciando al loro gioco avrebbe rinnegato tutto il suo lavoro e avrebbe dato un messaggio sbagliato ai propri giocatori.

Boh, io continuo ad apprezzare un allenatore che riesce a far giocare i suoi in tanti modi diversi, e che si adatta di volta in volta all’avversario per colpirlo lì dove ritiene ci siano dei punti deboli. Mi pare talmente ovvio che –nel calcio ancor più che nella vita- non esista una “one best way” per giocare, che faccio fatica a spiegarmelo.  Zeman e Sacchi sono due aspetti della stessa medaglia, e gli effetti, a volerli vedere, confermano quanto vado dicendo: i risultati li hanno ottenuti rispettivamente quando hanno avuto ragazzi talentuosi alla prima esperienza, e pronti a correre come dei pazzi, oppure perché avevano fior di giocatori, che avrebbero vinto indipendentemente dal modulo utilizzato.

But that’s just me talking crap…

 

WEST HAM

Monday night in casa del QPR, sperando che Julione Cesar non sia in forma… Nel frattempo, veleggiamo nelle tiepide e placide acque del centroclassifica.

Goodfellas

  Goodfellas

CAZZO CREDEVI, PIRLA…

ROMA-INTER 4-0

La citazione non può che essere “eliana”, vista la seriosità della questione.

Si incontrano due squadre reduci da 1 punto in 2 partite, ed una delle due risorgerà a discapito dell’altra: secondo voi quale delle due avrà la maglia a strisce nerazzurre? Ovviamente ora tutta Italia si inchina al progggetto di Luis Enrique, un invasato che cazzia il suo portiere quando rinvia lungo sul pressing degli attaccanti avversari (dite quel che volete, uno che fa così per me è un coglione); occorrerebbe far presente a lor signori che segnare 4 gol ad un’Inter così disastrata non è purtroppo una grande impresa, specie se i nerazzurri continuano a difendere il passivo fino al 90’, con risultati perfettibili, visto il risultato finale. Giocare così equivale a metter la testa sulla ghigliottina e dire al boia “quando vuole“.

La formazione di Ser Claudio è obbligata negli uomini (mancando la totalità dei centrocampisti di attacco), ma non certo nell’atteggiamento. Che Milito e Pazzini rischino di restare isolati a 40 metri dai compagni lo capisce chiunque leggendo i nomi degli 11 in campo: a quel punto quel che un qualunque sano di mente avrebbe cercato di fare sarebbe stato chiedere a Milito di fare da pendolo tra centrocampo ed attacco, e piazzare al tempo stesso Cambiasso vertice alto del rombo, memore dei trascorsi corsari degli anni passati, con decine di gol fatte “a rimorchio”. Manco pe’ggnente, dicono dalle parti della Gabidale. E infatti la Roma inizia come finisce: spingendo a tutta e facendo girar palla come nei giorni belli. L’1-0 è gentile concessione delle belle statuine della nostra difesa che su corner lasciano saltare Juan (di Italia Uno) solo soletto ad incornare il vantaggio giallorosso. Prendere gol su calcio d’angolo avendo gente come Samuel, Lucio, Maicon e Pazzini a saltare di testa contro Juan e Heinze (gli altri giallorossi sono membri ad honorem della banda bassotti) è già di per sé irritante per non dir di peggio, ma in tema di cagate in serie i nostri hanno appena cominciato.

E infatti si prosegue nella contemplazione del nostro niente (qui cito il Melandri) difendendo un assurdo 1-0 con la sola conseguenza di lasciare ancor più campo a loro, che non si fanno pregare e che a fine primo tempo lanciano Borini, ennesimo nano malefico che vivrà una carriera tra alti e bassi, ed i cui alti coincideranno quasi sempre con incroci a tinte nerazzurre: il novello Di Michele si permette il lusso di far sedere Samuel e di uccellare Julio Cesar, chiudendo di fatto la partita (se mai si fosse aperta) al 42’ del primo tempo.

Ma qui arriva il meglio: come porre rimedio a 45’ di nulla (se si eccettua una cavalcata gloriosa e solitaria di Milito, che dopo averne saltati 3 piazza la palla tra le braccia del portiere)? Semplice, togliendo una punta per l’ennesimo mediano. Tutti ipoitizzano un problema fisico per il Pazzo, non spiegandosi altrimenti il cambio Pazzini-Poli, ma il Mister ci dirà che la scelta è stata proprio tattica, perché loro (che giocano col 4-3-3) a centrocampo erano in due più di noi (che eravamo staticamente schierati con un 4-4-2). Misteri della fede e dell’aritmetica, ma in ogni caso i risultati non tardano ad arrivare: forse per saltare l’agguerritissimo centrocampo nerazzurro, Juan (ancora lui) fa un lancio da 40 metri a saltare la metà campo e pesca Borini (ancora lui) tenuto in gioco da Lucio: il gigante brasiliano è 20 cm e 20 kg più grosso del romanista, eppure nel contrasto è il nostro a volare via e lasciare il nano malefico libero di impallinare JC per la terza volta. La tentazione di spegnere tutto e dedicarmi ad altri passatempi è forte, ma quella sorta di masochistica cocciutaggine che e la fede calcistica mi tengono inchiodato ed inebetito ad osservare la pochezza di una squadra che non sa proprio cos’altro fare, se non aspettare di prendere il prossimo gol. La Roma dà la concreta sensazione di non voler infierire oltre, e per una buona mezzora la partita vivacchia con il loro tranquillo possesso palla, che i nostri si guardano bene dall’interrompere. Tutto langue fino a una manciata di minuti dal termine, quando il neo entrato Bojan riceve dalla sinistra e, solo contro 4 idioti di nerazzurro vestiti, si fa largo indisturbato e piazza il poker. Per umana pietà arriva il fischio finale e l’ennesimo Lazzaro resuscitato dai nostri può gioire per la meritatissima giornata di gloria.

Noi e la Roma, seppur distantissimi come tipologia di gioco, faremo un campionato simile (brilli estemporanei e nefandezze… perpetue… continue, insomma Giovanna , Alessandro e Stefano mettetevi d’accordo e ditemi che cazzo vi diceva Fiumi chè è troppo bella per essere citata ad minchiam): in altre parole, prendete con le pinze le lodi sperticate al succitato proggetto, che per ora è capace di produrre, a 4 giorni di distanza, sconfitte a Cagliari e partitoni contro l’Inter.

Prendete invece alla lettera le critiche quasi incredule all’Inter, perché non si può giocare male e continuare peggio, con una gestione dei cambi scellerata (a proposito, all’intervallo era uscito anche Samuel e lì mi puzza proprio di problema fisico…) ed una mentalità inutilmente attendista.

Ser Claudio ha fatto cagate in serie, ieri e mercoledì col Palermo. Non vorrei dover rivedere il giudizio moderatamente positivo di “normalizzatore”…

 

LE ALTRE

Decidete voi se è una beffa o un pericolo scampato il fatto che le 4 che ci precedono in classifica non vincano: Milan e Juve pareggiano in casa, mentre Lazio e Udinese perdono. Il che vuol dire che con una vittoria mercoledì e due pareggi a Lecce e Roma (non proprio un ritmo impressionante) avremmo 4 punti in più, e saremmo alle soglie del terzo posto. Invece manteniamo la 5° posizione, con la Roma che dovendo recuperare una partita potrebbe anche superarci, e con il Napoli che gioca a ciapa no come noi, non approfittando dell’ultimo quarto d’ora contro un Milan in 10 senza Ibra. Apprendo incredulo di un rigore non dato alla Juve, ma non può che essere la solita propaganda…

 

E’ COMPLOTTO

Potrete immaginare i peana e lo sdilinquimento della redazione sportiva di Sky davanti alla quaterna giallorossa contro l’Inter: D’Amico, Mangiante, Assogna, pure Paventi che segue l’Inter: un esercito di romani e/o romanisti che hanno sempre mal sopportato i trionfi nerazzurri degli anni scorsi, e che ora invece non credono ai propri occhi: tutto giusto, se fossero dei tifosi. Niente di più sbagliato, visto che sono pagati per essere imparziali (almeno spero). Questa gentaglia rivolge a quel cane di Ranieri domande del tipo “com’è possibile che una squadra in pochi giorni passi da 7 vittorie di fila a sconfitte come questa? Non è normale…” senza ricordare che proprio la squadra che l’ha battuta combatte da inizio campionato con alti e bassi clamorosi. Ecco dimostrata la malafede di certa gente.

Ma ne ho prese 4 e stavolta sono io a dover rosicare, come direbbe De Rossi. E io rosico, non ho problemi. Faccio solo in tempo ad aggiungere Mazzarri al club di quelli che “col Milan è meglio non lamentarsi”: splendido quando ammette di non aver notato nulla dalla panchina al momento del ceffone di Ibra, e quasi da libro Cuore quando confessa che, anche a vederlo in TV, il tutto a suo parere non giustificava il cartellino rosso. Disgustomatico!

 

WEST HAM

Dopo una ignobile sconfitta infrasettimanale, vinciamo il derby contro il Milwall per 2-1: riesco anche a vederne un pezzo, compreso il finale, in cui piazzo Pancho davanti allo schermo per fargli sentire “Bubbles”, mentre Upton Park si riempie di bolle di sapone. So’ soddisfazioni (almeno lì…).

Dopo i Leoni di Highbury, i somari dell'Olimpico

Dopo i Leoni di Highbury, i somari dell’Olimpico