THE END OF INNOCENCE

ATALANTA-INTER 0-0

Un po’ in ritardo, ma è arrivata.

No, non la sconfitta, quella no. Parlo della tendenza a complicarci la vita ben aldilà dei rischi dati dalla partita. Il turno di giornata proponeva la sempre ostica trasferta orobica e, spiace dirlo, per la prima volta in stagione Spalletti toppa di brutto la formazione.

Non tanto, o meglio non solo, per gli uomini, quanto per quella malsana e strampalata idea di stravolgere il sistema di gioco e schierare la propria squadra a specchio rispetto all’oliatissimo ed efficace 3-4-3 di Gasperini.

Inutile dire che i nostri non ci capiscono un cazzo per un buon quarto d’ora, nel quale Gomez si mangia un gol fatto e Icardi non tocca palla.

Il quarto d’ora successivo è solo di poco migliore, con altre dure occasioni per il debuttante Barrow, che stranamente non bagna l’esordio con il solitamente inevitabile Primo Gol in Serie A contro i nostri. Da lì in poi iniziamo a mettere il naso fuori di casa, arrivando a chiudere il tempo smoccolando contro Perisic che si mangia due gol mica da ridere. Bravi nel primo caso Icardi e Rafinha a costruire l’azione che porta il croato a concludere con un sinistro forte ma centrale, intelligente Gagliardini 10 minuti dopo quando pesca il compagno con un bel lancio di destro: il diagonale del 44 sembra quello buono, ma la palla scivola beffarda a lato di pochi cm.

La ripresa vede un solo cambio nelle file dei nerazzurri di casa, con lo statuario Cornelius al posto del guizzante Barrow. Miranda, bravo ma assai impegnato nel primo tempo, ringrazia e il biondaccione sostanzialmente non tocca palla per tutto il secondo tempo. I pota boys sono affaticati dalla prima mezz’ora mariana, e i nostri senza particolari meriti prendono campo. A metà tempo quella che per me è l’occasione migliore per i nostri, con Icardi a insinuarsi sul fianco sinistro (vero che Mauro tocca pochi palloni, ma anche quando non segna sono tutt’altro che banali) e mettere palla dietro per l’accorrente Rafinha.

Quello mancino, quello coi piedi buoni. Palla in curva.

Da lì a poco il brasiliano lascia il campo, comprensibilmente incarognito per l’errore. Mi pare di tutta evidenza… ma Caressa cerca in tutti i modi di scorgere una polemica con Spalletti nonostante anche il bordocampista gli spieghi il motivo della saudade cazzimmosa.

Ci sono un paio di tiri da lontano -bella la punizia di Eder da quasi trenta metri, più estemporanea la conclusione di Gagliardini, buona solo per farci smoccolare a mezza voce “noi una botta di culo mai…”- ma alla fine lo 0-0 si materializza come risultato onesto e ineluttabile.

CONTEMPLAZIONE DEL NOSTRO NIENTE

Tornando alle elucubrazioni del nostro Mister, spiace dovermi accodare alla più banale delle critiche da tifoso, della serie “l’è ol Mister che el capiss negòtt….”; non ho però molte alternative, e quindi apriamo il cahier de doléance.

Come già detto, una difesa a tre e uno schieramento uomo contro uomo contro un avversario che così ci gioca -e bene- da due anni non si improvvisa. Anzi: non si fa, punto e basta. A maggior ragione se le ultime uscite hanno visto i tuoi giocatori ritrovare quel minimo di logica e fluidità di manovra.

Vero, mancavano Brozovic e un claudicante Candreva tenuto prudenzialmente in panca. Aggiungiamoci Vecino sicuro titolare fino a giovedì, possibile rimpiazzo dalla panchina il venerdì e nuovamente assente il sabato, ed ecco la coppia di mediani più lenta del West: Gaglia e Borja lì in mezzo l’hanno proprio vista poco, col ragazzo di casa solo un poco meglio del compagno, davvero giù di forma e incapace di far correre la palla (di correre, lui, ha già smesso da tempo…).

Se quindi in mezzo di alternative non ce n’erano, il buon Luciano mi deve spiegare la genialata di Santon in campo, per di più a sinistra e dulcis in fundo a tutta fascia. La cosa per me non ha alcun senso, e non tornerò ad ammorbarvi sulle mie ormai acclarate antipatìe per l’ex Bambino d’Oro. Semplicemente, se vuoi trarre vantaggio da gente sulle fasce, allarga Cancelo e Perisic e rimpingua il davanti con Eder.

Oppure, molto più semplicemente, mettili a quattro, magari con l’amatissimo Santoncino a destra, o meglio ancora seduto a vantaggio di Dalbert (ma quanto dev’essere scarso per non giocare mai… ma mai! Forse gli ha insidiato la moglie a Spalletti…).

Macchè… ce ne torniamo a casa. Con un magro pareggio, non tanto in termini di gioco mostrato (ho finito adesso di lamentarmi), quanto per la pericolosa frenata in classifica, che lascia i nostri al quinto posto, incapaci di approfittare dello scontro diretto tra le due romane.

LE ALTRE

E per quello Roma e Lazio fanno il loro mestiere, pareggiando il Derby e lasciando i nostri a un solo punto dal Paradiso. La sensazione di chi scrive, però, è che le ultime tre partite avrebbero dovuto portare in dote almeno 7 punti, e non i miseri 2 che abbiamo rimediato. Come effetto di ciò, ci troviamo ad inseguire e con i bonus di fatto esauriti: da qui in poi “son tutte scope” e ben conosciamo la tendenza dei nostri a sciogliersi come neve al sole quando i margini di errore si assottigliano.

Là in cima, la Juve mette altri due punti tra sè e il Napoli. Gladiatoria la squadra bianconera contro una Samp alquanto timida, ormai imballato il Ciuccio che -complice un Milan come al solito al posto sbagliato al momento sbagliato- si infrange contro un Gigio per una volta davvero bravo a dire di no a Milik al 92’.

E’ COMPLOTTO

Non vorrei tornare, ormai quasi con una settimana di ritardo, sulla sesquipedale figura di merda fatta da Buffon e Agnelli.

Come tante altre volte in passato, rimando alle sagge parole de IlMalpensante che, come dice De Andrè, “mi spiega che penso”. Tutto giusto e da sottoscrivere con il sangue. Aggiungo solo che da un punto di vista personale sono contento delle dichiarazioni dei due succitati figuri, perchè mi sentivo davvero a disagio nella posizione di sportivo amante del calcio che si dispiace per una squadra (e che squadra!) capace di rimontare tre gol al Real e poi farsi beffare nel finale su rigore, ancorchè sacrosanto.

Non dubbio, non che si può dare, no. Sacrosanto.

Mentre ho notato un certo timore reverenziale a censurare le parole di Agnelli e soprattutto Buffon da parte dei giornalisti italiani (tutti a incensare “Gigi e l’esempio che è sempre statoma de che??), almeno debbo ammettere che quasi nessuno gli è andato dietro. Tutti -o quasi, non rovinatemi il finale- si sono resi conto quasi impotenti della pervicacia con cui il nostro continuava a rotolarsi in quella merda che lui stesso aveva calpestato, tirando in ballo concetti tragicomici quali crimini contro l’umanità, animali e patatine, a scelta nell’ordine.

C’è però l’eccezione che conferma la regola e che, esattamente come le parole del Gigione nazionale e del monociglio di casa Agnelli, mi ha rappacificato col mondo.

Nello specifico, Mediaset ha dato prova di tutta la sua subalternità al potente di turno, superando di gran lunga i peggiori TG4 di metà anni ‘90, e senza nemmeno essere costretti a ciò da ragioni di Stato o da famiglie da mantenere. Tra Sandro Sabatini e la sua pletora di ospiti non so per chi vergognarmi di più. Anzi, il vero vincitore c’è ed è l’ex arbitro Cesari che, mostrando un fotogramma e basandosi unicamente su quello, cercava di convincere il pubblico che Benatia non toccasse l’avversario nè col piede nè con le braccia.

Ripeto, il tutto con un fotogramma.

Di peggio, proprio a livello logico, fece solo il compianto Maurizio Mosca quando accusò non ricordo chi di “tentato omicidio colposo”.

Con tutto il male che posso volere (e gliene voglio, state tranquilli) a Massimo Mauro, vedo proprio una galassia di distanza tra i protagonisti dei commenti calcistici su Sky e su Mediaset. Anche se onestà imporrebbe di dire che io, i programmi di Mediaset, non li vedo quasi mai.

E, visto l’immondo spettacolo offerto settimana scorsa, non so come darmi torto.

WEST HAM

Ci ho messo tanto a pubblicare il pezzo perchè stavo smadonnando contro lo Stoke che a momenti ci rifila il cetriolo in casa. Per fortuna, nel finale Carroll approfitta delle due settimane tra un infortunio e l’altro per riscoprirsi attaccante di razza e timbrare un sacrosanto pareggio.

Ah, arbitro della partita era Oliver (sì proprio lui): ha annullato tre gol ai nostri per due fuorigioco e un fallo di mano. Dopo averlo maledetto sulla fiducia, dopo il primo replay mi sono ritrovato a dire, tre volte su tre, “ah cazzo c’ha ragione”.

Nonostante il cuore da pattumiera, l’insensibilità e la Coca Cola.

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In un mare di mediocrità, un’oasi di bellezza. Calcistica, s’intende.

 

MANNAGGIA MANNAGGIA

TORINO-INTER 1-0

Visto come sono diventato bravo a schivare le parolacce?

Tocca cominciare dalla fine, e attingere alla prolissa saggezza di Lele Adani, quando tra una subordinata, un’anacoluto e una citazione di Valdano dice che “l’Inter ha giocato la stessa partita fatta contro la Sampdoria, solo che lì ha fatto 5 tiri e 5 gol, mentre qui ci sono 16 corner, 10 tiri, 2 pali e 0 gol”.

Potremmo chiuderla qui, ma come al solito siamo bravissimi a fare andare dimmerda le cose che già di loro vanno malino. Ecco quindi l’effetto domino con Gagliardini che scivola a metà campo, Perisic che recupera generoso su Belotti toccandogli la palla ma facendola carambolare su De Silvestri, Skriniar allungarsi in spaccata come 100 volte ha fatto in stagione ma senza trovare il pallone e infine Ljajic, ex non-avvelenato, purgare un incolpevole Handanovic.

Lì per lì qualche moccolo scappa, ma i nostri hanno già creato tanto, traversa di Perisic e miracolo di Sirigu su Icardi compreso. Tempo e modo per recuperare -insomma- ce n’è. E per quello i nostri si mettono anche di impegno, but it’s one of those days…

Emerge drammaticamente un limite di questa squadra che la mia testa brizzolata ha notato già da tempo: se non segnano Icardi o Perisic, qui fare gol è un’impresa titanica.

Non voglio scomodare i santi in paradiso e quindi la ventina di gol stagionali che il combo Cuchu-Deki-Thiaone-Sneijder garantiva, ma è di tutta evidenza che la nostra attuale mediana sia assai stitica in termini realizzativi. Basti pensare che il nostro terzo marcatore è Skriniar con i suoi 4 centri stagionali.

Nelle scorse stagioni avevo spesso gongolato nel vedere la mia squadretta tra le prime in termini di numero di giocatori in gol nell’arco della stagione: quest’anno siamo tristemente in zona retrocessione in questa particolare ma importante classifica.

La sorte manco a dirlo è puttana -del resto sarà mica un caso che il ritornello dell’inno della mia squadra inglese reciti “fortune is always hiding”…- e quindi il sinistro al volo di Rafinha a metà ripresa rimbalza sul palo per la 21° volta in stagione. L’evento è quello che fa sospirare al sottoscritto, formato al divino insegnamento da cotanto padre “la vincium pù la guèra…”, e in effetti l’intensità della manovra dei nostri si affievolisce vieppiù, fino al fischio finale che ci lascia con l’amaro in bocca, ma con la consapevolezza di avere una squadra degna di questo nome.

Non so se essere più sollevato o rammaricato da quest’ultima constatazione. Vero: abbiamo giocato bene e meritavamo senz’altro la vittoria, così come nel Derby. Altrettanto vero che a fine anno non ci regaleranno i punti che stiamo lasciando per strada come “premio della critica”.

LE ALTRE

Il problema ulteriore di aver mancato la vittoria è che ci troviamo quinti, scavalcati da una Lazio solida e convincente che aggancia una Roma sconfitta in casa dalla Viola. Col gioco dei “se”, le due vittorie mancate ci costano 5 punti in classifica, che avrebbero voluto dire Champions quasi conquistata. Tutto resta possibile, stante il Derby della Capitale nel prossimo weekend, a patto di fare il nostro dovere in quel di Bergamo, magari con una vittoria brutta e cattiva che alle nostre latitudini non si vedono da tempo.

Davanti, la Juve passa a Benevento non senza difficoltà, mentre il Napoli aspetta ben oltre il 90’ per tenere aperto un campionato che, col Chievo in vantaggio fino a pochi minuti prima, sembrava ormai aver preso la strada di Torino.

Il Milan paga in parte il culo avuto nel Derby finendo per pareggiare in casa col Sassuolo una partita che avrebbe dovuto stravincere viste le occasioni avute, ma che ha rischiato di perdere .

E’ COMPLOTTO

Ho lottato contro il sonno pur di sentire cosa il buon Rizzoli avrebbe raccontato a Caressa & Co. Il nostro ha correttamente difeso l’operato del VAR, snocciolando numeri e trend ampiamente confortanti, alla faccia di tutti i gufi che pronosticavano crolli verticali dei minuti di gioco effettivo o confusione incontrollata tra i giocatori dopo una decisione cambiata dopo l’intervento delle immagini.

Invece vediamo confermato ciò che chi scrive in realtà pensava fin da Settembre: più chiarezza uguale meno sospetti. Meno sospetti uguale meno proteste perchè io giocatore vengo zittito dall’evidenza delle immagini quando protesto la mia innocenza o reclamo la colpevolezza altrui all’insegna del “non l’ho neanche toccato” o “ah che dolore arbitro mi ha spaccato la gamba!”.

Purtrppo la zona grigia e il margine interpretativo dell’arbitro rimarranno sempre, e con ciò lo spazio per la cultura del sospetto di cui tanti si lamentano, forse smemorati nel non ricordare quante e quali circostanze spiacevoli abbiamo alimentato queste credenze popolari.

Ad esempio, stando a Rizzoli convalidare il gol di Mertens con l’Atalanta ed annullare quello di Icardi nel Derby sarebbe perfettamente coerente, visto che nel secondo caso e non nel primo era possibile determinare con certezza la posizione irregolare dell’attaccante. La parte più divertente era la faccia da Pierino con cui si sforzava di essere credibile. Non uno che gli abbia riso in faccia, o quantomeno gli abbia segnalato la leggerissima contraddizione tra queste sue dichiarazioni (improntate al concetto “se c’è evidenza certa del fuorigioco, giusto annullare anche se è millimetrico”) e quelle di un paio di mesi fa in cui rivendicava l’esistenza di un certo margine entro cui la decisione non può essere considerata un errore e quindi non si deve modificare.

Ma va beh… mi sono consolato con la grezza dell’anno del calabrese cantilenante che, nella sua perfettibile perspicacia, prorompe in un caustico “la VAR mi fa cagare” senza aver capito di essere in onda.

E dire che era in uno studio televisivo…

WEST HAM

Cazzutissimo pareggio a Stamford Bridge col Chicharito a pareggiare il vantaggio iniziale del Chelsea. Punto che muove la classifica ma che soprattutto riconcilia la squadra con i propri tifosi dopo un periodo non esattamente esaltante.

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Chi io??  No, gioca tranquillo, tanto non segni…

COSA GLI VUOI DIRE?

MILAN-INTER 0-0

Di tutto e di più, ecco cosa gli direi…

Ma in realtà no, povero Icardi. Non è un fuoriclasse, quello -per l’idea che ne ho io- non lo sarà mai. E -paradossalmente- questa consapevolezza mi fa essere ancor più grato al ragazzo per i cento e passa gol che ha segnato con le strisce neroblù addosso.

Sei  un grande attaccante, non un campione stellare: sei, insomma, un essere umano, fallibile in quanto tale.

Questo il ragionamento zen che oggi -solo oggi, chè ieri me lo sarei mangiato vivo- ho maturato.

Sbagliare due gol così è roba da non credere, e la beffa si acuisce ancor di più con l’aggiunta del gol prima convalidato e poi annullato dopo consulto col VAR.

Proviamo a consolarci con la quinta partita senza gol subiti, con un’altra dimostrazione di ordine e qualità, con un Brozovic che si mantiene sugli scudi in termini di fosforo e piedino, con un Cancelo convincente ed addirittura un D’Ambrosio intelligente e duttile nell’aletrnare la fase di terzino sinistro a quella di terzo centrale di rinforzo.

Il fatto che Ringhio, Montolivo e una manciata di cugini ammettano senza particolari problemi che il punto guadagnato è d’oro ci dice due cose: la prima, banale ed intuitiva, è che mi girano i maroni a non aver vinto una partita strameritata. La seconda, che conferma la mia ossessione per quello là, è che nessuno mi toglie dalla testa che una frase del genere, sotto la precedente gestione, non sarebbe mai stata pronunciata. Ontologicamente incapaci, Silvio e il Geometra, di riconoscere i meriti altrui e le proprie difficoltà. Bravo Gattuso a dire la verità, chissà se l’avrebbe detto con CravattaGialla a tenergli la manina.

Quel che invece rimane costante è -scusate il francesismo- il buciodiculo che questi qua continuano ad avere. Handanovic fa una paratone su Bonucci al quarto d’ora del primo tempo (bravissimo a sdraiarsi in 4 decimi di secondo e smanacciare una palla che sembra va già in rete), ma dopo di ciò vive una serata di assoluta tranquillità, con le poche occasioni per lo più propiziate da nostri errori in disimpegno o su rimpalli sbilenchi che si trasformano in assist involontari.

Dirò di più: proprio perchè conscio della loro storica buona stella, ho davvero tremato nei quarti d’ora centrali di entrambi i tempi, quando i nostri forse tiravano il fiato e sostanzialmente smettevano di giocare. L’ormai intollerabile Cutrone (simula talmente tanto che l’arbitro arriva a non fischiargli l’unico intervento in cui effettivamente subisce fallo…) mi fa fermare il cuore per un paio di secondi quando rovescia in porta di giustezza ma in fuorigioco: quello è l’unico momento in cui penso “se usciamo col pari va ancora bene, ‘sti pezz… di m…. maledetti r…i in c…o fi…i di p..tt…na!”.

E invece, beffa delle beffe, Icardi arriva due volte a illuderci e a sbagliare. Sul primo degli errori devo faticare non poco a convincere il rampollo di casa che la palla non è entrata, vistane l’esultanza da curvaiolo.

L’allungo al 93’ sarebbe stato il lieto fine che appartiene ad altre storie, non alla nostra.

LE ALTRE

Sì lo so, anche all’andata avevamo vinto in extremis, e per di più su rigore, ma questa vittoria avrebbe avuto tutt’altro sapore: cugini ricacciati nella mediocrità che meritano, tre punti guadagnati su entrambe le romane, insomma roba grossa.

Dobbiamo invece limitarci alla Gegia dopo aver desiderato la Bellucci, e in tempi di magra può anche andar bene così. Il Milan rimane a -8, noi ci troviamo a +2 sulla Lazio e a -1 dalla Roma, e la Gegia tutto sommato è simpatica.

Domenica facciamo visita a un Toro in grande spolvero e con un Gallo Belotti ritrovato. I margini di errore restano minimi.

La buona sorte del Milan continua a farli guardare avanti (Lazio distante 6 punti) anzichè dietro, dove Atalanta, Fiorentina e Sampdoria sono tutte a 4 punti di distanza, stante la sconfitta casalinga dei bergamaschi con la Sampdoria: in caso di vittoria la Dea sarebbe andata a un solo punto dai cugini e il peperone avrebbe bruciato ancor di più.

Ad ogni modo: mancano 8 partite, ci giochiamo due posti Champions in tre, il nostro calendario non è peggiore di quello delle nostre due rivali. Diciamo che vorrei evitare di andarmi a giocare il passaggio in Champions all’ultima giornata all’Olimpico contro la Lazio. I precedenti non sono esattamente beneauguranti.

Sorvolo per umana pietà sulle imbarcate prese da Juve e Roma contro le due grandi di Spagna, ma non posso resistere a due precisazioni.

Buffon che frigna a fine partita è la degna dimostrazione di quanto paroloni come “onore, uomini veri, dignità” siano vacui e fini a se stessi.

C’hai quarant’anni e continui a fare il portiere alla Juve, hai vinto e guadagnato di tutto e di più, e fai il mestulino davanti alle telecamere perchè il bambino con la maglietta numero 7 ti ha purgato? Ma vai in miniera vai…

Di Francesco di contro è stato sfigato assai, un po’ per colpa degli arbitri e un po’ per sfighe dei suoi, che regalano tre dei quattro gol fatti dal Barça.

Certo, fai il figo e sminuisci il capolavoro tattico di Mourinho del 2010, ecco cosa succede!

E’ COMPLOTTO

Fatemi sfogare un po’, siate buoni e comprensivi.

Allora: chi ha l’insano vezzo di seguirmi sa che io stesso ho auspicato che il VAR intervenisse per sanare qualsiasi irregolarità che potesse essere sfuggita all’arbitro di campo, e non peccherò quindi di incoerenza o opportunismo lamentandomi per il gol annullato a Icardi per un fuorigioco di centimetri.

Li aspetto però tutti al varco, chè me lo ricordo “Vaffanculo” Rizzoli (Vaffanculo è il nomignolo con cui era solito apostrofarlo Totti) spiegare a tutti perchè fosse stato corretto non intervenire a correggere la decisione dell’arbitro di campo, che aveva convalidato il gol di Mertens in Napoli-Atalanta nonostante il belga si trovasse di pochi cm in offside.

Gli americani in questi casi dicono “to close to call”, troppo vicino per giudicare.

Ripeto: non sono d’accordo, abbiamo la tecnologia ed è quindi giusto usarla. Ingoio l’amaro calice e mi becco il gol annullato, però porca puttana adesso vi aspetto al varco!

Per il resto, ovviamente nessuno già ricorda più il fuorigioco fischiato a Icardi ben prima dell’episodio incriminato, col nostro in gioco di mezzo metro buono epperò fermato in barba al vecchio adagio “far giocare e poi al limite annullare dopo”.

Come già detto noi una sana botta di culo mai nella vita, e quindi il cross sbagliato di Perisic che si accoccola sulla traversa prima di uscire diventa solo il diciannovesimo legno stagionale, record italiano e secondo miglior piazzamento in Europa dietro il Barcellona. Ma questo, come al solito, non ve lo dirà nessuno o quasi…

Concludo dicendo che, nell’occasione del gol poi annullato e in un paio di altre occasioni a inizio ripresa, Donnarumma mi è sembrato in preoccupante difficoltà: posto che continua ad essere pompatissimo da tutti (esemplare il boato dei cronisti su un’uscita corretta ma non impossibile su cross di Perisic), non sarà che il ragazzino è un poco-poco sopravvalutato?

#ohnoGigio!

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PAR GNANCA VER…

INTER-VERONA 3-0

Il francesismo del titolo per una volta è di segno positivo, anche se di durata brevissima, visto il banco di prova che attende i nostri mercoledì alle 18.30 (leggasi: Derby).

Cosa dobbiamo dirci? Che i nostri si sono svegliati dal letargo, riuscendo a giocare una partita seria, concentrati e massicci come già altre volte e bravi ad alternare freno ed acceleratore nei 90 minuti di giUoco?

E’ così, e nessuno può negare i meritati complimenti a tutti gli 11 in campo (subentri compresi).

Certo, fa specie vedere Brozovic correre bene e non solo tanto, più che altro perché sappiamo com’è fatto il nostro: il suo rendimento è la rappresentazione plastica dell’onda sinusoidale: la curva è ora in un confortante territorio “> 0”, ma sappiamo che è una questione di tempo e tornerà nella cupa -eppur consueta- palude del “< 0”, con Cristi e Madonne di rinforzo.

Ce ne faremo una ragione, sperando che per allora almeno uno tra Borja Valero e Vecino sia ritornato ai fulgori di inizio stagione.

Anche Perisic si è destato dal letargo, sveglissimo già dopo 30 secondi nel lanciare da rimessa laterale il buon Icardi, incredulo della libertà concessagli ma lucido a sufficienza per mettere palla in buca per l’1-0 iniziale.

Nemmeno un minuto e siamo già avanti: come inizio non c’è malaccio.

I due croati combinano ancor meglio una decina di minuti dopo con Ajeje a lanciare lungo per Beavis: bello ma non bellissimo il controllo, che gli lascia la palla un po’ indietro, ottima invece la coordinazione del 44, che calcia di interno destro con palla sul palo interno e poi in rete.

Tra i due gol, un altro paio di azioni con D’Ambrosio e Gaglia a maledire la testa pentagonale ma a riscuotere i giusti applausi per i tempi di inserimento mostrati.

Il Verona, povero, non c’è: il gol iniziale ha scombussolato i piani di Pecchia, che è andato di rincorsa per tutta la partita a cercare di mettere una pezza dopo l’altra, senza grossi risultati.

La ripresa come detto vede i nostri alternare minuti di arrembaggio a periodi di controllo, senza però disdegnare ricami e azioni manovrate.

La difesa ospite è complice del bel recupero di Perisic sulla sinistra (la palla era saldamente in piedi scaligeri): da lì il nostro va a memoria, scende sulla sinistra e mette la boccia tesa sul secondo palo. Icardi fa la mossa del serpente sgusciando dietro al terzino -che infatti se lo perde- e il 3-0 è cosa fatta.

Bello lo sforzo collettivo, da lì in poi, di mettere Candreva in condizione di segnare: il ragazzo è anche sfigato, chè il destro a girare è buono, ma finisce dritto sul palo. Tutta da ridere l’immagine finale, con Icardi e D’Ambrosio a consolare (o più probabilmente sfottere) il compagno per la cattiva sorte.

Chissà mai che si sia tenuto il regalino per la prossima…

Piccolo excursus personale: se il 3-2 in rimonta da 0-2 è il risultato più eroico e godurioso che possa concepire, la vittoria per 3-0 è quella che, a livello di punteggio, preferisco.

Oltre quel punteggio nella boxe saremmo al KO tecnico, all’incontro da interrompere per manifesta inferiorità. Il 3-0 nella mia mente malata vuol dire “ce le siamo date di santa ragione: io ho menato, tu le hai prese”. Insomma, ti ho strabattuto, ma c’è stata partita.

Preferirò sempre un 3-0 a un 4-1, per dire, ma qui potrei scatenare i tanti zemaniani tra i miei amici e non mi va di aprire inutili polemiche sullo spettacolo, le emozioni e il giUoco che devono essere dati in pasto al pubblico.

Tanto ho ragione io.

Torniamo a parlare dei nostri amatissimi, attesi come detto dalla partita che più di tutte le altre non si può sbagliare.

Il rinvio del Derby, ragionando in termini barbaramente cinici, pare aver sparigliato le carte a nostro favore, visto che il mesetto passato ha ridestato i nerazzurri, appesantendo di contro l’umore dei cugini.

Cugini che, per stessa ammissione di Ringhio, hanno un solo risultato a disposizione per poter almeno continuare a sperare in una rincorsa alla Champions che avrebbe del miracoloso (o dello scandaloso, a seconda dei punti di vista).

Come potrete intuire, è proprio questa “ultima spiaggia rossonera” a preoccuparmi, vista la cronica incapacità dei nostri di dare il colpo di grazia agli avversari in difficoltà.

Certo, sarebbe assai bello ricacciare in bocca alla stampa adorante gli auspici di rincorsa, di sorpasso, di gerarchie cittadine da sovvertire, con cui da mesi riempiono quotidiani e siti web con la consueta e ossequiosa generosità.

LE ALTRE

Il Napoli si fa bloccare a Sassuolo, di fatto consegnando una buona fetta di scudetto alla Juve che non sbaglia il match del male contro il Milan. Comprendo e posso anche condividere lo scuorno di Auriemma, essendomi io stesso in passato prodotto in anatemi contro le varie Udinese, Sassuolo, Atalanta che sono pronte alla partita della vita con tutti tranne che con qualcuno.

Detto ciò, la partita l’ho vista, e il Napoli proprio non c’era: se si mette a sbagliare pure Koulibali…

La Roma stecca a Bologna, acciuffando un pareggio con Dzeko ma non andando oltre a quello, mentre il Benevento ci illude andando sul 2-1 contro la Lazio a Roma, prima di soccombere fino al 6-2 finale.

La classifica al momento ci vede quarti, con le romane a fare da panino ma col Derby che sembra apparecchiato apposta per arrampicarci a un punticino sopra i lupachiotti.

Ripeto: sembra tutto troppo bello per essere vero.

Smentitemi.

E’ COMPLOTTO

Vorrei soffermarmi su tre fatti.

Il primo è l’addio a Emiliano Mondonico, giustamente ricordato come uomo di spessore, onesto e schietto in un mondo di doppie se non triple facce.

Inevitabile e doveroso il ricordo della sedia, assurto a simbolo della lotta del piccolo contro il potente.

Quel che mi ha fatto sobbalzare è il gratuito riferimento dell’ex capitano Cravero alle manette di Mourinho: ma cosa cazzo c’entrano l’Inter e Mourinho adesso? Piangi il tuo allenatore, tira fuori tutti i ricordi che vuoi, ma perché tirare in ballo altra gente e fare polemica anche in questi momenti?

Io il Mondo lo ricordo anche per un altro aneddoto:

1995. Turno di Coppa Italia tra Atalanta e Juve: i bergamaschi riescono a eliminare i bianconeri. Il Mondo si gira verso la tribuna dove siedono Moggi e Bettega e li saluta a suo modo “Bastardi! a casa!!”.

Probabilmente giusto non ricordare la circostanza nella agiografia conseguente alla morte, ma da quel giorno il Mondo mi è stato ancor più simpatico.

Passando agli affari di casa nostra, non bello e non chiaro l’addio di Sabatini al mondo Suning. Della risoluzione di contratto con Fabio Capello sono invece intimamente felice, non avendo mai riscontrato punti di contatto tra lui e il mondo Inter.

Certo, il ruolo di Sabatini è stato fin dall’inizio non particolarmente chiaro, così come i rapporti -gerarchici più che personali- con Ausilio hanno sempre dato molto da scrivere. Se però torniamo alla già ricordata benevolenza della stampa nostrana nei confronti del direttore sportivo di Sesto San Giovanni, non credo che l’eco di questa novità avrà vita lunga.

C’è però sempre qualcuno che è mosso dalla irresistibile tentazione di voler accomunare i destini delle due squadre di Milano. E quindi, l’addio (pur doloroso, pur non chiaro) di un dirigente italiano alle dipendenze della casa madre cinese è sufficiente per far dire ai sapientini di turno che “le proprietà cinesi delle squadre di Milano sono in crisi, il futuro è incerto, moriremo tutti”.

Per puro dovere di cronaca, sulla sponda sbagliata del Naviglio si festeggia l’arrivo di un aumento di capitale di 10 milioni per pura necessità di cassa contingente. La cosa, anche per i peggiori ragionieri dei bar di Caracas, dovrebbe sembrare di tutt’altro spessore rispetto al caso-Sabatini.

Andatelo a raccontare a Bocca di rosa e compagnia…

Infine, un piccolo prurito, un sassolino che è consolatorio togliersi dalla scarpa.

Nelle ultime settimane Gasperini è stato ospite da Caressa e gli altri al Club, presente anche il Cuchu Cambiasso. Messo davanti a due minuti di tempo in cui ricostruire gli eventi, quel che emerge è leggermente diverso dalla vulgata popolare “Gasperini è stato un santo, l’Inter una pletora di coglioni”.

Sentirlo dire “evidentemente ho sbagliato qualcosa anch’io”, “siamo anche stati sfortunati nell’avere argentini e brasiliani solo dopo Ferragosto” può non spostare molto l’equilibrio geopolitico mondiale, ma ancora una volta dimostra come sia più comodo e veloce scrivere e ragionare per luoghi comuni anziché cercare di capire la realtà delle cose. Se poi c’è di mezzo l’Inter, chettelodicoaffare.

WEST HAM

Il ritiro punitivo a Miami funziona: anche nell’est di Londra festeggio un 3-0 casalingo, con un Arnautovic a livelli mai visti e addirittura un Joao Mario in versione goleador e assist-man.

int ver 2017 2018

FUSSE CHE FUSSE LA VOLTA BBONA?

SAMPDORIA-INTER 0-5
La premessa è d’obbigo: se Lucianino pensava di risvegliare l’orgoglio sopito dei nostri pungolandoli sull’assenza di qualità, per quel che mi riguarda può bestemmiargli i nonni a reti unificate fino a fine stagione.
Resto perplesso sulle modalità della terapia d’urto -non tanto sul messaggio in sé, quanto sull’eco mediatica inevitabilmente generata-, e non sono così ingenuo da pensare che il cazziatone sia sufficiente ad avere una squadra diligente e concentrata fino a Maggio inoltrato, ma cinque gol non si fanno tutti i giorni, quindi gaudete omnes.

Se è per quello gaudemus anche in famiglia, vista la concomitante partitella in orario prandiale a coincidere con le celebrazioni per il compleanno del rampollo di casa.
Usciamo di casa dopo aver visto i primi confortanti 10 minuti dei ragazzi, ed arriviamo alla “sala grande del Palace Hotel” (cit.) giusto dopo aver festeggiato con un rantolo da cavernicoli il vantaggio di Perisic.
Il tempo di raccattare gli ultimi invitati e di spolliciare un refresh sulla cronaca della Gazzetta ed i miei occhi increduli rimirano un “0-3!” a campeggiare sulla homepage della rosea.
Tutti contenti, rampollo in primis, costretto per l’occasione ad indossare la camicia (“Però papà, sotto ho messo comunque la maglia dell’Inter” con tanto di sorrisetto da canaglia).
Mi pascerò del bel giUoco mostrato dalla squadra solo a notte inoltrata, consolidando la sensazione accumulata in tutta la giornata. Che non è tanto di gioia e nemmeno di soddisfazione calcistica: è proprio da giramento di balle, della serie “ma brutti pirla, non potevate svegliarvi prima?”.
Non posso che accodarmi alle lodi per tutti gli 11 in campo, con particolari menzioni a Icardi (il paracarro, il tatuato, quello che “si gioca meglio senza”, quello che “mamma mia è pure capitano…”), a Cancelo e a Rafihna, senz’altro piedi migliori di molti se non tutti della rosa attuale.
Cancelo è assolutamente improponibile a sinistra, mentre a destra sai cosa bevi: nelle giornate di grazia assist, dribbling e verticalizzazioni a ubriacare gli avversari; la parte vuota del bicchiere è data dai tremila tocchi di suola e punta con un coefficiente di rischio altissimo. Se li fa sulla trequarti avversaria lo maledici e finisce lì; da terzino il rischio è consegnare palla agli avversari al limite della tua area, con tutto quel che ne consegue. Ieri, però, impeccabile.
Bravi -per la seconda volta- anche Gaglia e Brozo come doppio mediano. L’italiano può dedicarsi al lavoro di raccordo con la ritrovata intensità orobica, che arriva addirittura a contagiare il croato, solitamente indolente. A quel punto il fioretto è lasciato al mancino assai educato di Rafinha che combina bene coi tre davanti.
Se è vero che alcuni dei gol sono anche figli del caso (bellissimo il tacco, ma c’è un rimpallo poco prima, solare ma ingenuo il rigore causato da Barreto), la sensazione che rimane è quella di una squadra che ha deciso di prendere in mano la partita fin dall’inizio e di non mollarla fino al 90’.
Un vecchio difensivista come me è forse più contento dello “0” alla voce gol subiti rispetto che al “5” alla casella gol fatti: ricordiamoci dell’andata e di quanto la prima ora (3-0 e tutti in carrozza) fosse stata seguita da stringiculi assortiti nei 30 minuti conclusivi.
La Samp ha fatto sincera pietà ieri così come a Ottobre a San Siro; ma ieri i nostri hanno avuto pochissimi passaggi a vuoto (diciamo 10 minuti tra il 3° e 4° gol , con il palo di Zapata e la sola respinta di Handanovic). Escluso ciò, difesa ordinata e qui-non-passa-un-cazzo state of mind.
Ribadisco quanto detto altre volte: fossimo una squadra normale, il futuro si aprirebbe limpido e roseo di fronte a noi.
Conoscendo invece la mandria di amabili craniolesi che abbiamo la ventura di tifare, e citando il tamarrissimo Kravitz, “it ain’t over ‘til it’s over”.
Il calendario propone una manciata di partite sulla carta abbordabili (Derby a parte) fino al big match con la Juve di fine Aprile.
La teoria la conosciamo (testa bassa e pedalare).
Per l’applicazione pratica del concetto, finger crossed and stay tuned…

LE ALTRE
Il turno di campionato ci consegna una squadra che torna nei primi quattro posti, approfittando del passaggio a vuoto della Lazio, reduce dalla tripallica vittoria a Kiev ma -forse per quello- bloccata dal Bologna in casa sul pari. Ciò significa un punto in più in classifica, con una partita da recuperare.
La Roma non brilla ma è solida a sufficienza per sbancare Crotone dopo essersi conquistata i meritatissimi quarti di finale di Champions, nei quali avrà modo di assaggiare i ceffoni del Barça.
In testa al treno, mezzo passo falso della Juve che per una volta non trova la classica piccola “che si scansa” (vero Atalanta, Sassuolo, Udinese…?), ma una Spal massiccia e incazzata che porta a casa un meritatissimo punto. In serata, il Napoli gioca tutt’altro che bene (come già visto a San Siro settimana scorsa) ma riesce comunque a battere il Genoa recuperando 2 punti sui gobbi.
Prosegue il periodo di grazia (e di Graziella, e di…) dei cugini, che rischiano seriamente col Chievo in casa, finendo invece per vincerla con tre gol uno più di culo dell’altro e completando l’opera con un rigore sbagliato a tempo scaduto.
‘Sti maledetti stanno ottenendo ben più di quanto meritino (tranquilli, nessun algoritmo di Caressa o statistica a confermarlo, son mica l’Inter…), ma beneficiano di un Suso giocatore vero e di un Gattuso allenatore fatto e finito. Cutrone ha contagiato Silva nel farsi trovare al posto giusto al momento giusto (perifrasi elegante e alternativa al “giocare col buco del culo ma buttarla dentro”), e con quel popo’ di sorte si passa sopra anche agli svarioni di Bonucci (vedi tunnel sul gol dell’1-1).
Ma questo, al solito, non ve lo dirà nessuno, chè loro sono un grande gruppo e Ringhio è un maestro.

E’ COMPLOTTO
Ripartiamo dall’ennesima conferma della filosofia rossonera, dimostrata dal sempre simpaticissimo Fassone.
Per farla breve: c’è da trovare una data per il recupero del Derby e, essendo il Milan uscito dalla Coppa, la prima data utile è quella del 4 Aprile.
Il regolamento Champions da sempre impedisce di giocare partite di Campionato o di Coppa nazionale in contemporanea alle gare UEFA (potenza dei soldi, baby). Triste? Ingiusto? Arrogante? Concordo, ma queste sono le regole. E’ quindi escluso in partenza giocare quel giorno alle 20.45.
La nostra Lega Calcio dice che ogni partita che venga rinviata deve essere recuperata il prima possibile e comunque entro 15 giorni, a meno che le due squadre non concordino nel trovare una diversa data.
Eccoci alla filosofia rossonera: il Milan, legittimamente, chiede di poter giocare il 25 Aprile o il 1 Maggio, per non avere Juve e Inter da incontrare a pochi giorni di distanza (Juve-Milan fissata il 31 Marzo).
L’Inter, altrettanto legittimamente, nega il consenso, perché a quel punto sarebbe lei a dover affrontare Juve e Milan una via l’altra (Inter Juve fissata il 29 Aprile).
Tutto è legittimo e nel rispetto dei ruoli. Le regole però, in questo caso (come in tanti altri in passato, ma non stiamo qui a polemizzare) danno ragione all’Inter. Punto e basta.
Fassone però non ci sta. La solfa piagnucolante è: è vero, le regole dicono così, però che peccato, però uffa, l’Inter poteva anche accettare, abbiamo fatto di tutto per trovare una soluzione alternativa.
Ecco la piena filosofia rossonera, ereditata a piene mani dalla gestione precedente: ignoriamo le regole, pieghiamole ai nostri desiderata, e incolpiamo quelli che ne chiedono il rispetto.
La motivazione poi è in perfetto stile Milanello Bianco: “abbiamo fatto di tutto per cercare una data che consentisse a tutti i tifosi di Inter e Milan di godersi il Derby in un giorno festivo”.
Un par di balle! avete fatto di tutto per non avere Juve e Inter da incontrare in 4 giorni!
Ribadisco: è legittimo provarci, ma non raccontate favole ergendovi a paladini del pubblico e dello spettacolo.
Inevitabile l’appoggio di Sky con Ilaria e Condò a confessare che “anche noi speravamo di poter trasmettere il Derby in un giorno festivo… speriamo che le regole possano essere interpretate con un po’ di buon senso”.
Ma andate tutti in culo! Milan e Inter hanno tentato, ognuna coi mezzi a disposizione, di portare acqua al proprio mulino. Sfiga vuole che le regole parlano chiaro: si gioca il 4 Aprile alle 18.30.
Fine della trasmissione.

Il Corriere di oggi, nel solito sproloquio di Sconcerti, mette un’altra pulce nell’orecchio di chi scrive circa la possibile (probabile?) benevolenza mostrata dalla stampa nei confronti di Ausilio.
E’ quantomeno strana una frase del genere, inserita nelle lodi per la partita di ieri:

“Quando si guarda all’Inter bisogna sempre ricordare la bravura di Ausilio nel concludere affari e la poca luce nell’inquadrare i giocatori”.

Lascio a voi decidere se aderire o meno a una potenziale crociata anti-direttore sportivo all’insegna di #AusilioOut. Personalmente, ribadisco quanto già detto: è talmente raro che un tesserato nerazzurro goda di buona stampa che il primo istinto è tenerlo a prescindere!

Infatti la conferma ce la dà il nostro sconcertante figuro, quando butta nel cesso un normalissimo turn over che a centrocampo dura da settembre e battezza la mediana di ieri come quella che “ha fatto saltare il centrocampo estivo Borja-Vecino”.

WEST HAM
Essendo orgogliosamente fuori dalla FA Cup (eliminati dal Wigan, attualmente in terza divisione), i nostri si godono un corroborante ritiro invernale in quel di Miami.
Al ritorno non ce n’è più per nessuno!

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WEAK LINK BLUES

INTER-NAPOLI 0-0

Il titolo per una volta è un’indulgente autocitazione che arriva dritta-dritta dai miei trascurabili trascorsi rockettari di fine anni ’90.

Avevo composto una ritmata canzonetta liberamente ispirata a Give me one reason di Tracy Chapman accompagnata dall’immortale “Erilebba” alla chitarra, nella quale riflettevo su uno dei tarli che tuttora mi tormenta: la forza di una catena è pari alla forza del suo anello debole.

E quel giro di blues mi è ritornato in mente durante i 90 minuti visti ieri.

Bravi i nostri contro il Napoli, palesemente superiore all’Inter di questi tempi, compatti e umili a chiudere quasi ogni spazio e giusto un poco sfortunati a vedere il palo negare il gol sull’unica vera occasione creata.

Fatti i complimenti allo scolaro diligente e per una volta applicato, tra di noi diciamocelo (in relatà Spalletti l’ha detto davanti alle telecamere ma di questo parlerò dopo): siamo questi e più di così non possiamo fare.

Tornando al titolo, la catena di anelli deboli ne ha tanti, e non da oggi. Il centrocampo -che pure ieri sera ha fatto bene- è di una pochezza tecnica imbarazzante, se confrontata a quello napoletano.

Icardi, pur concentrato e al servizio dei compagni, ieri sera non ha mai tirato in porta, nè è stato messo in condizione di farlo dai compagni.

Perisic continua il suo periodo di appannamento, e i terzini insistono nel disseminare perle di mediocrità su tutte le fasce del mondo. D’Ambrosio è un caro ragazzo, ma se l’Inter vuole essere tale non può essere più di un rincalzo. Cancelo è talmente improponibile a sinistra da far rimpiangere il casino organizzato di Nagatomo.

In tutto questo pianto greco, ribadisco i complimenti a Skriniar e per una volta li elargisco a Gagliardini e perfino Brozovic, bravissimi a stoppare buona parte delle trame avversarie, veloci e efficaci sì, ma raramente incisive: Handanovic sostanzialmente non fa una parata in 90 minuti, motivo per cui lo 0-0 è a mio parere il risultato giusto.

Vedo le romane giocare meglio di noi, vedo il Milan che ricomincia ad avere gli astri dalla sua parte come troppe volte in passato, e le nubi si abbassano sul futuro prossimo dei nostri colori.

LE ALTRE

Mentre infatti la Roma non ha problemi a sbarazzarsi del Toro, che pure nel primo tempo le aveva dato qualche grattacapo, i cugini laziesi trovano un pari a Cagliari oltre il 90′ con un gol tanto spettacolare quanto casuale di Immobile, che continua a vivere uno di quei momenti in cui la palla va dentro solo col pensiero.

Il peggio però, in termini di busdelcù, arriva come al solito dai cugini, che dopo una partita che definire mediocre sarebbe generoso, trovano un sesquipedale colpo del suddetto culo sotto forma di primo gol in serie A di André Silva, di professione amico di Cristiano Ronaldo e -forse per questo- pagato 40 milioni quest’estate.

In tutto questo dramma intestinale, la Juve soffia il primato in classifica al Napoli -temo- per non restituirglielo più. Troppo abituati a vincere e reggere pressioni i gobbi, troppo acerbi a questi livelli i campani. Le parole di Insigne ieri sera vanno proprio in questo senso: le parole “finchè la matematica non ci condanna” deve usarle il Benevento parlando della salvezza, non una squadra che è rimasta in testa con merito per mesi e che si trova a un solo punto di distanza dagli avversari.

Spero di sbagliare, ma l’impressione è che non avranno la forza -mentale prima ancora che calcistica- per recuperare punti a una squadra che semplicemente continua a vincere come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Del resto, il mondo è una merda e il calcio non fa eccezioni. Quindi la Juve vince.

110 SENZA LODE

Mi faccio grosso almeno in questa occasione, ricordando ai miei 25 lettori che il giUochino della Hall of Fame io l’avevo abbozzato agli albori di questo blog in un pezzo farneticante da cui erano emerse non una ma ben tre formazioni che -per un motivo o per l’altro- nessun interista poteva ignorare.

Bella comunque la sensazione di brividi ed emozioni data da una manciata di esseri umani con doti sportive e umane superiori alla media. Uomini di mezza età, in alterne condizioni atletiche, un tempo idoli della tua giovinezza e forse per quello immutabili ai tuoi occhi.

“Gli eroi son tutti giovani e belli”, diceva il poeta.

Quella è la custodia di Ronaldo, lì dentro c’è la più perfetta creatura calcistica degli ultimi venticinque anni. Quel curioso figuro in smoking è Spillo Altobelli, il mio primo idolo calcistico, quello sempre uguale a se stesso è ovviamente Zanetti il Capitano, quello pelato ma sempre con la baslèta è Walter Zenga.

Il mio occhio tumido rimira e sospira. Che belli che eravamo. Chissà quando potremo ad esserlo ancora…

E’ COMPLOTTO

Potrei dire che il genetliaco nerazzurro è stato snobbato, ma non sarebbe il termine giusto. Diciamo che la considerazione dei media per la nostra squadra si è mostrata in tutta la sua pochezza con i finti complimenti riservati ai nostri colori. Un saccente e banale ricorso al topos letterario della Pazza Inter, della cronica incapacità di godersi le vittorie che pure sono arrivate, come a dire che la Beneamata può essere un divertissement, ma che le squadre serie sono altre.

Ce ne siamo sempre bellamente fregati di avere il consenso degli scrivani di corte, motivo per cui non inizieremo certo oggi a piangerci addosso per quello.

Oltretutto, altra specialità della casa è sempre stata il farci male da soli, e in questo il nostro Mister non ha impiegato molto a iscriversi al Club.

Non posso che trovare ineccepibili nel contenuto le frasi espresse da Spalletti nel dopopartita di ieri a proposito della (non) qualità della rosa a sua disposizione.

Sul tempismo e l’opportunità direi che possiamo migliorare e non poco: dire una roba del genere con una trentina di punti ancora a disposizione, nel bel mezzo di una lotta difficile ma possibile per un posto Champions, alla nostra mandria di craniolesi deve suonare come un “vabbeh noi ci proviamo, se poi non ci riusciamo ‘sticazzi, l’ha detto anche il Mister che tanto non c’è qualità“. Ripeto, sottoscrivo col sangue il suo smarrimento nel rispondere “dobbiamo ripartire da stasera e costruirci qualcosa sopra, ma non sono sicuro che lo faremo“, ma un discorso del genere, se fatto per provocare e stimolare una reazione, lo fai dopo aver chiuso lo spogliatoio a doppia mandata.

Se poi il messaggio (come credo) non era tanto indirizzato ai giocatori, quanto a chi quei giocatori li ha scelti, allora sottoscrivo pure di più, ma condivido ancor meno il momento.

Ma cazzo, già dobbiamo sottostare a #CrisiInter #InterCaos #SpogliatoioSpaccato #Dov’èlaSocietà; se in più ci mettiamo pure noi a far volare gli stracci in piazza…

Lucianino voleva un mercato di Gennaio con altri due centrocampisti di gamba e di pensiero? Legittimo, di più, doveroso. Vai da FozzaInda e chiedi la testa di Ausilio. Ma stai lontano dalla stampa. Hai giustamente fatto notare la permeabilità dell’ambiente a qualsiasi spiffero mediatico, e poi ti ci butti tu a piedi uniti?

Dubbi domande, perplesità.

WEST HAM

Qui siamo al tragicomico, e non tanto per i 3 fischioni presi in casa dal Burnley, quanto per le ripetute invasioni di campo, col nostro Capitano che arriva alle mani coi tifosi e con la tribuna autorità dello stadio fatta sgombrare a tutela dell’incolumità degli attuali Directors.

Fortune’s always hiding…

 

PS: Sono una persona troppo perbene, e parecchio conscia del “senso delle cose” per  sporcare con qualche riga di minchiate l’immensa tragedia capitata ad Astori e alla FIorentina. Dico solo che, se c’è una cosa positiva che ci portiamo a casa da questa insensata sciagura, è la scoperta di un cervello e di un cuore in quei ragazzi che tante, forse troppe volte vediamo solo come bambinoni viziati e pieni di soldi.

Rileggetevi i pensieri lasciati da compagni e avversari in questi giorni: sono da brividi.

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VINCERE E FAR SCHIFO: DIMOSTRAZIONE EMPIRICA

INTER-BENEVENTO 2-0

Come se non fosse già abbastanza squallida da vedere in tele, ho deciso di verificare dal vivo se la mia Inter fosse così brutta come sembra.

Risposta: pure di più.

Il rampollo di casa, seppur ancora in tenera età, aveva già capito tutto, e a Babbo Natale aveva chiesto due biglietti per una partita facile-facile.

Vero che anch’io avevo ragionato così per il suo esordio a San Siro, e le cose non erano andate come sperato…

Stavolta almeno i tre punti li portiamo a casa, contro un Benevento che fraseggia ordinato e ci tiene in scacco per un’ora buona, rischiando in un paio di volte di rifilarci il proditorio (e ahimè meritato) cetriolo calcistico.

Strano non trovare ancora in rete la GIF del calcio di inizio della partita: palla a Vecino che smista sulla fascia destra, dove Cancelo rincula e Candreva scatta in avanti. La palla rotola tragicomicamente in fallo laterale nel nulla dopo tre secondi di gioco.

Gli sguardi sugli spalti sono eloquenti…

I nostri giocano con una paura addosso che è difficile descrivere: la palla scotta e i pantaloncini, ancorchè neri, faticano a nascondere l’evidenza dellincontinentia deretanae (cit.) dei nostri.

D’Ambrosio è riproposto a sinistra, stante l’impresentabilità di Santon su qualsiasi rettangolo verde di categoria superiore all’Eccellenza, e vista l’inapplicabilità sulla fascia mancina di Cancelo, promosso titolare del binario destro. Mai avrei pensato di rimpiangere così tanto la partenza di Nagatomo (avessi detto Brehme). Ovviamente, il loro terzino sinistro (Letizia) si è dimostrato a confronto assai più intraprendente, oltre che velocissimo nel non farsi superare da nessuno nei 90 minuti di gioco, compreso Karamoh nelle ultime fasi della partita.

Morale, complice anche la panchina riservata a Borja Valero, latitano drammaticamente piedi pensanti, e la calma piatta resto l’unico schema valido.

Il Benevento riesce al primo tentativo (inizio ripresa) nella giocata che i nostri hanno invano ruminato per 50 minuti: ti-tic ti-toc per un minuto buono e palla lunga dietro alla difesa sullo scatto della punta. Noi: zero tentativi riusciti su 10 provati. Loro: uno su uno. Grazie a Dio il piede del loro centravanti è impreciso e la lecca di destro finisce alta.

Ancor maggiore la dose di buciodiculo pochi minuti dopo, allorquando Cataldi va a sbattere contro un incolpevole quanto statuario Ranocchia. L’arbitro (il figlio di Pairetto! Che sia senso di colpa  transgenerazionale accumulato?) non fischia, e il VAR non torna sulla decisione del collega di campo.

Possiamo definirlo un errore a nostro favore. Segniamocelo!

Poco dopo, la partita si risolve grazie a due capocciate su altrettanti cross di Cancelo che, a parte le 20 palle perse tra tocchi di suola e doppi passi, ha il merito di saper crossare come Cristo comanda. D’Ambrosio, tanto per tirare in ballo sempre i soliti, dopo aver toppato il primo, si guarda bene dal replicare il tentativo per tutta la durata del match.

Ma lui può fare entrambe le fasce (cit.).

(spazio per parolaccia a piacere)

Morale: sui due cross del portoghese, prima Skriniar e poi Ranocchia girano in rete portando in salvo una partita di rara pochezza calcistica.

L’effetto più visibile dell’uno-due è la maggior tranquillità mostrata dai nostri: quantomeno osano la giocata, provano qualche passaggio che sia concettualmente più elevato del palla-dietro-a-tre-metri-e-giro-palla-in-difesa.

Poi si sbaglia, (le incrollabili certezze di una vita), ma almeno ci si prova perdìo!

Quindi: il fattore mentale è assolutamente centrale e discriminante. Basta guardare all’altra parte del Naviglio e pensare alle condizioni alle quali noi e loro arriviamo a questo Derby, paragonandole a quello di metà Ottobre.

A voi giudicare se questo sia un bene o un male.

Torniamo al vecchio dilemma: meglio essere genitori del bravo figliolo che si impegna ma più di così non può fare, o di quello che “ha le capacità ma non si applica”?

La risposta, prima ancora che essere “Boh“, è “che tristezza…“.

E sorvolo volutamente su casi di spogliatoio, clan di argentini contro croati e cloaca assortita.

LE ALTRE

Inizia il turbiglione degli scontri diretti, e ‘sti maledetti di milanisti vincono alla grande contro la Roma all’Olimpico. Ne fanno due ma potevano essere serenamente il doppio. Uno come me non può esultare per una vittoria del Milan, nemmeno se a questa consegue la sconfitta di una diretta rivale per il posto Champions.

Il già richiamato Derby alle viste quantomeno giustifica il mio scetticismo: Gattuso ha purtroppo fatto un grandissimo lavoro tattico e motivazionale. Splendido Ringhio quando ammette candidamente di non considerarsi un inventore di calcio, bensì un lavoratore alle prime armi che attinge senza vergogna ai maestri in giro per l’Europa. In culo al giUoco e alle stronzate con cui Zio Silvio e Zio Fester ci hanno ammorbato per anni.

Piuttosto, occhio a Cutrone: intollerabile nella totale mancanza di grazia e tecnica calcistica, ferale per il tempismo con cui piomba a impattare con tibia, calcagno, polpaccio, o altre appendici assortite.

Per il resto, il Napoli regola senza problemi il Cagliari, portandosi al momento a +4 sui Gobbi, fermati dalla neve prima della sfida contro l’Atalanta del cockerino Gasperini, che nel dubbio aveva messo in campo una squadra da ufficio indagine.

Chissà come si dice #scansiamoci in dialetto bergamasco.

Nella giornata di sospiri per i terzini sinistri delle altre squadre, menzione per Biraghi della Viola (ex Inter, come sa l’amico “Presi”) e non solo per la borda di sinistro che decide la partita di Firenze. Il parallelo che mi viene con questo ruolo è quello con l’operaio specializzato, che le PMI fanno una fatica cane a trovare. Saldatori, fresatori, serramentisti… Raramente dei premi Nobel -così come raramente tra i terzini trovi fuoriclasse- ma solidi, affidabili, di quelli che li hai e non ci pensi più perchè il problema specifico te lo risolvono.

Non mi pare così difficile andare a trovarne uno che abbia un sinistro sufficientemente educato, che sia veloce quanto basta, dotato di una normale intelligenza calcistica, necessaria a immagazzinare i 4 o 5 schemi che lo riguardano.

Eppure, i nostri continuano a toppare in quel ruolo, con Dalbert e i suoi venti milioni a poltrire in panchina. Non aprirò il faldone delle querimonie calcistiche in quel ruolo nell’Inter degli ultimi decenni. Finirei dopodomani.

 

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto da dire, lo riconosco.

C’è la leggenda metropolitana dei flirt di Wanda Nara con i compagni di squadra del marito, non tanto incredibile in sè (la ragazza “il danno” l’ha già fatto ai tempi di Maxi Lopez) quanto per l’ipotetico terzo incomodo. Brozovic, oltre ad incarnare il concetto stesso di inedia calcistica (fischiato da tutto San Siro al suo ingresso negli ultimi 10 minuti di sabato) per quel che capisco di uomini è quel che definirei un cesso a pedali, e onestamente non me lo vedo nel ruolo di bel tenebroso che si chiava la moglie del Capitano. Pigro com’è, poi… che sbattimento…

Al solito, il mio disprezzo non va ai tanti popolatori dei Bar di Italia, delle tribune di San Siro (“son stato giù al Baretto coi ragazzi della Curva, me l’han detto loro…”), quanto ai supposti giornalisti che danno spazio a queste cagate vecchie come il cucco.

Sul figlio di Baresi tutti noi abbiamo cantato e riso per anni, ma pochi a parte il malato mentale che scrive hanno davvero pensato che il padre fosse il compagno di squadra colored (io ho sempre optato per Rijkaard, ma era nutrita anche la fazione Gullit). Cosa dite? Lui il figlio nero ce l’aveva davvero? Già, eppure giustamente (ripeto: giustamente) nemmeno un rigo in cronaca.

Qui, cito testualmente “al momento è impossibile stabilire la veridicità del documento”, ma nel dubbio cominciamo a scriverlo.

Tanto è l’Inter.

Tanto è Icardi.

Tanto è Wanda Nara.

Interessante l’articolo de IlMalpensante su Ausilio e il suo credito presso i giornalisti, effettivamente illimitato. Incredibile (ma più nella misura che nel concetto) quanto il fare i conti in tasca alla Società faccia capire che l’Inter in questi anni di soldi ne ha spesi eccome. Il concetto -che ritengo importante e che infatti avevo già espresso in passato- è che in tempi di crisi, i soldi che hai a disposizione devi farli fruttare.

Questo, nel calcio, vuol dire che non devi sbagliare gli acquisti. E invece, di tutti i calciatori comprati negli ultimi 5 anni, gli unici a non essersi rivelati “sbagliati” fino ad oggi sono stati Icardi, Skriniar, Perisic e un altro paio a scelta (le mie scelte sarebbero Hernanes e Medel, ma non ha molta importanza).

Invece, ad ogni sessione, iniziata al grido di “non c’è una lira, arrangiatevi, anzi dovremo vendere Icardi”, vediamo cadere dalle tasche della proprietà decine di milioni sperperati.

Onesatamente non sono rammaricato della buona stampa di cui gode Ausilio. E’ talmente raro che un tesserato interista riceva critiche benevole, a maggior ragione aldilà dei propri meriti, che mi godo l’anomalìa senza recriminare.

Io me la spiego col vedovismo morattiano che attanaglia tanti cronisti sportivi italiani: ah, i bei tempi andati in cui potevi usare i nerazzurri a tuo uso e consumo per accomodare le pagine del tuo giornale giorno dopo giorno…

 

WEST HAM

Quattro schiaffoni dal Liverpool. Niente da aggiungere.

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I gemelli del gol 🙂

OK, BREAK’S OVER

GENOA-INTER 2-0

Ben alzati, dormito bene?

No? Ah avete fatto un brutto sogno… quale?

La vostra squadra del cuore per l’ennesimo anno vi illude per poi farvi ripiombare nella crisi più nera?

Spiacenti, non è un incubo… è la realtà.

Avete presente quella barzelletta in cui il neo-defunto deve scegliere il suo posto all’inferno? No? Bene: il tapino, dopo aver visto di tutto e di più opta per quel che pare il meno peggio: restare in ammollo in un mare di merda che arriva fino al collo.

Rassegnato ma in fin dei conti sereno si mette in posizione, quand’ecco arrivare Satana in persona a dare l’ordine: “ok, pausa finita, tutti sotto!”.

Ecco, siamo messi così. I nostri da anni inanellano la serie di 10 partite ben giocate, e  danno l’impressione che questo sia finalmente “l’anno buono”. Ranieri vinse 10 partite di fila, altrettanto fece Strama, lo stesso Mazzarri ebbe la sua luna di miele, Pioli l’anno scorso sembrava cazzutissimo, per non parlar del Mancio degli 1-0 e dell’Inter campione d’inverno.

E poi, sistematicamente, il black out.

Che ti fa incazzare perchè, con l’andar degli anni, i giocatori sono cambiati, e quindi non puoi nemmeno prendertela con il Ranocchia di turno (talmente sfigato da suscitarmi tenerezza…).

Non c’è più la cricca argentina, che doveva giocare perchè comandava lo spogliatoio.

Non ci sono più gli scarsi Kuzmanovic, Taider e Belfodil.

Non ci sono più i talenti ingestibili Cassano, Coutinho e Osvaldo.

Eppure, anno dopo anno, rosa dopo rosa, allenatore dopo allenatore, il copione si ripete sempre uguale.

E quindi arrivo alla mia disamina, che sarà seguita in chiusura da un’importante precisazione.

Il vostro amatissimo Zarathustra vi segnala che l’unica costante di tutta questa masnada di stagioni buttate nel cesso è la completa assenza, o se preferite la totale imperizia, di una Società degna di questo nome. Un gruppo di tre o quattro dirigenti  capaci di gestire gli alti e bassi di una ventina di ragazzi con un conto in banca che di solito è inversamente proporzionale al quoziente di intelligenza.

La genìa dei Guarin, dei Brozo e di chi altri volete aggiungere a una lista mai troppo lunga, manca della prima qualità che un giocatore di Serie A deve avere. Ancor prima di saper palleggiare, tirare in porta, seguire le indicazioni del Mister, un cazzo di giocatore di questi livelli deve essere un professionista. Il che significa avere carattere e maturità sufficienti per non naufragare alle prime difficoltà, e saper trovare motivazioni -o in termini meno aulici almeno senso di decenza- per correr dietro agli avversari e raddrizzare una situazione che si fa sempre più imbarazzante.

Invece, l’unico risultato visibile negli ultimi due mesi e mezzo di Inter è vedere i difetti dei tuoi giocatori -già noti- esplodere all’ennesima potenza.

Handanovic non esce mai. Ma mai! Rischia il gollonzo su un cross lento a scendere, l’ideale per protendere le braccia e bloccare senza problemi.

Invece: stocazzo. Il portiere-che-vuole-fare-la-Champions si esibisce in un imbarazzante “vado-non vado” che si conclude per pura fortuna con la palla sulla traversa e poi tra le sue mani.

Chiaro che poi i tuoi difensori non siano tranquilli. Possibile, nella nuvoletta di Fantozzi nella quale viviamo, che sul successivo cross -altrettanto inoffensivo- Skriniar non si senta sicuro e decida di spazzare da buon terzinaccio ignorante. Poi, ovvio, Ranocchietta è sempre in agguato e il ginocchio beffa un Handanovic a quel punto incolpevole.

Ma non è logicamente tutta colpa del portiere. Gagliardini, per esempio, è un altro pacco irriconoscibile rispetto all’anno scorso. La lentezza, di gamba e di pensiero, è sempre più il suo marchio di fabbrica. Il sonnellino che schiaccia sul corner che porta al raddoppio di Pandev è illuminante: un girapolenta con la cispa negli occhi.

E qui arrivo al paradosso: fosse stato Brozovic a dormire così (ma anche Vecino, Borja, non parliamo di Icardi), ci sarebbero state fiaccolate e ronde di quartiere per cacciare questi extracomunitari che rubano il lavoro ai nostri ragazzi.

Invece, il giovane prodigio italico, pagato venti e passa bomboloni un anno fa, offre l’ennesima prestazione da lattugone lento e compassato, del tutto inutile in un centrocampo che -tocca dirlo- non fa nulla per compensare la giornata storta del compagno.

Morale: la cosa che personalmente mi dà più ribrezzo è proprio la mancanza di voglia di giocarcela alla morte. Cazzarola, puoi anche perderla perchè hai avuto la botta di sfiga, ma almeno per tutto il secondo tempo li metti lì nella loro area e li crepi di mazzate.

Dopo due mesi di cloaca, in qualche modo avevi trovato la vittoria contro il Bologna nell’ultimo turno. Qualsiasi mammifero col pollice opponibile avrebbe capito che c’era da attaccarsi con tutto il corpo a quella vittoria, e ripartire da lì con le buone o con le cattive.

Sono troppo signore per suggerirvi dove invece i nostri si siano attaccati…

Concludo tornando sulla considerazione fatta prima: una cazzo di Società in questi frangenti interviene, si fa sentire dapprima stimolando e poi nel caso cazziando a dovere. E invece, tutti zitti, assenti o in altre faccende affaccendati.

Manca solo che, per l’ennesimo anno, si dia la colpa all’allenatore del momento, si cambi l’ennesimo coperchio lasciando la stessa pentola. Questa sì, sarebbe la inequivocabile conferma di essere diretti da una mandria di craniolesi.

Il sospetto, tuttavia, è assai fondato anche senza il colpo d’artista finale.

Manca la chiusa finale, che supplisce alla solita sezione E’ COMPLOTTO.

Avevo detto che ci sarebbe stata un’importante precisazione.

Provo a sunteggiarla così: se un discorso del genere lo facciamo noi interisti, è un lucida e onesta autocritica. Se lo fanno gli altri… (dài che ormai avete imparato).

Ormai siamo come il genitore italiano medio: noi dei nostri figli possiamo dire tutto il male possibile, ma guai a chi ne parla male.

Pensate un po’ come stiamo messi…

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Oh Ciccio, hai rotto i coglioni, stacca ‘sto guinzaglio dal palo e esci!

GIOITE TUTTI, GESU’ E’ NATO (CIT.)

INTER-BOLOGNA 2-1

…e tanti auguri al consigliere delegato (ri-cit.)

Dopo due mesi torniamo ad assaporare il dolce gusto della vittoria, seppur sputando sangue e incasinandoci la giornata ben aldilà dei meriti di un pur valoroso Bologna.

La formazione iniziale mi vede concorde con le scelte del Mister: i terzini sono sulla fascia giusta, e uno tra Candreva e Perisic sta seduto. Che poi sia Karamoh il sostituto è tutto grasso che cola, visto il partitone che pesta giù il francesino. La cosa importante, a mio parere, era dare un segnale di cambiamento sia negli uomini (le due ali sono ai minimi storici di rendimento ed ergo di popolarità presso il pubblico) che negli schemi (Karamoh-Cancelo sulla catena di destra fanno cose diverse da D’Ambrosio-Candreva, nel bene e nel male, lo capisce anche il primo fesso che passa per la strada).

Per una squadra che ha visto le proprie certezze sgretolarsi di fronte alla mancanza di alternative, non è poco.

Ci dice anche bene, perchè tempo 2 minuti e siamo già davanti. Bella la palla di Karamoh per Brozovic che scatta bene e riesce a metterla in mezzo per Eder: bravo il Cittadino ad anticipare l’avversario e depositare in rete.

Tutto a posto? Ma va…

Oddio, non siamo troppo severi: per un quarto d’ora i nostri fanno anche la partita. Non creano chissà cosa ma sono un’altra squadra rispetto al balbettìo ininterrotto di Dicembre e Gennaio. Brozo è pescato bene in area ancora da Karamoh ma gira male di testa, e -forse per quello, forse perchè è un minus habens irrecuperabile- da lì sostanzialmente smette di giocare.

Odio darmi ragione da solo, ma proprio in occasione del gol di Eder mi ero rivolto al rampollo di casa ammonendolo circa le qualità del croato: “occhio che questo è capace di dire “ok il mio per oggi l’ho fatto, a posto così“. E’ come avere due gemelli in squadra, e non sai mai quale dei due entra in campo.”

Detto fatto, da metà primo tempo il nostro si mette in malattia, e un’ora dopo, fischiato da tutto lo stadio, ha pure il coraggio di applaudire sfrontato e indisponente come solo lui sa essere. Per dire: l’esecrando Santon, se non altro, uscendo dal campo dopo una delle ultime malefatte, aveva almeno avuto il buon busto di alzare le mani in segno di scuse verso i tifosi. Cambia poco eh? ma è segno di intelligenza e anche di un briciolo di sano paraculismo: hai meno strada da fare per riportarteli dalla tua, se parti da un’ammissione di colpa. Macchè…

Arrivo a dare ragione all’antipatico Marocchi che, rispondendo ai tanti che insistevano su fischi eccessivi alla sua uscita (ma eccessivi de che?), si chiede retoricamente “si è mai domandato il Sig. Brozovic perchè mai lo fischiano?“.

Chiusa la parentesi Ajeje, non è nemmeno giusto dire che gli altri 10 in campo sono stati dei satanassi, perchè di fatto il Bologna in partita ce l’hanno rimesso loro.

Handanovic para bene su Palacio di testa, ma non può nulla quando Miranda svirgola un rinvio non semplicissimo ma nemmeno impossibile, dando il la all’ingresso in area del Trenza e al conseguente diagonale che porta al pareggio.

Nei 20 secondi successivi, la cosa sportivamente più bella del pomeriggio, con i tifosi di casa ad applaudire l’ex amato campione che gli ha appena segnato contro.

Non i classici applausi di inizio o fine gara (sinceri ma “facili”): 50 mila persone applaudono un grandissimo calciatore che pochi secondi prima ha appena segnato contro la loro squadra.

Sciapo’ a lui, e per una volta anche ai nostri tifosi.

C’è tutto il tempo per rimediare, ad esserne capaci, anche perchè il Bologna dietro sbaglia spesso e volentieri, regalando più di un paio di opportunità ai nostri. Perisic è di avviso diverso, e vanifica due ghiotte opportunità con altrettanti tiri che paiono retropassaggi al portiere.

La sindrome del primo anello arancio colpisce anche lui, che se non altro ha la buona creanza di mettere in saccoccia senza reagire.

La ripresa vede Lisandro Lopez al posto di un malconcio Miranda; io, Tènnico da divano, avrei fatto subito il cambio Brozovic-Candreva, provando il romano più centrale e spostando Perisic più largo, per poi fare entrare Rafihna al posto del 44 invertendone il ruolo con Candreva, ma capisco che l’esigenza di fare un cambio obbligato possa aver fatto temporeggiare Spalletti: assolto.

Rafinha entra in effetti dopo il primo quarto d’ora al posto del succitato Brozovic, e sfrutta al meglio la mezzoretta di autonomia che il suo fisico per ora gli concede.

Non è un caso che la giocata che porta i tre punti arrivi dai piedi del neo arrivato e di Karamoh. Il francese parte dalla destra entrando verso il centro del campo, cercando e trovando la sponda dell’ex-Barça. Ubriacante il destro-sinistro in pochi centimetri e imparabile il mancino a voragine sul palo alla destra del portiere.

Un gol della Madonna, poco da dire (vero Minotti? vedi infra). Oltretutto, Primo Gol in Serie A per uno dei nostri (incredibile!) e, vado a memoria, primo gol con tiro da fuori da anni e anni e anni… pallettari di merda che vogliono entrare in porta col pallone!

Non è un caso, dicevo. Aggiungo un “purtroppo”: non può essere casuale che una giocata del genere arrivi da due che hanno vissuto poco o nulla degli ultimi due mesi e che -forse per quello- hanno la testa sgombra per tentare la giocata fuori dagli schemi.

Il “purtroppo” si sposa bene con le considerazioni dello Zio Bergomi di ieri sera, quando definiva l’Inter “ancora ammalata” proprio per questo motivo. Ha vinto, ed era la cosa più importante, ma ha fatto vedere che la serenità mentale, prima ancora della fluidità di manovra, è ben lontana dall’essere ritrovata.

Sticazzi, dovevamo vincere e si è vinto. Per oggi facciamocelo bastare.

E fa niente che Perisic si mangi un altro gol di testa, riuscendo a infortunarsi come degna conclusione dell’azione.

Fa niente (diciamo così…) che Spalletti lo lasci in campo tipo Beckenbauer a Mexico ’70 col braccio immobile, forse volendo far vedere che -quando vuole, pure lui…- è capace di stringere i denti.

Fa niente che i suoi compagni (più sani forse fisicamente ma di certo non mentalmente), si intestardiscano nel cercarlo sulle rimesse laterali, di fatto regalate in quantità agli avversari.

Fa niente, infine, che i nostri si caghino vieppiù sotto con l’avvicinarsi del 90′, facendosi attaccare da un Bologna dapprima in 10 e poi addirittura in 9 nei minuti di recupero. Recupero, per inciso, che un geniale arbitro decide di far giocare due volte, nonostante la seconda espulsione arrivi al 92′ già iniziato.

Continuiamo ad essere assai migliorabili, eppure ritorniamo terzi.

Usque tandem?

 

LE ALTRE

Eh sì perchè la Lazio, come da me sperato -prevedibile lo era per tutti- esce sconfitta dal San Paolo pur essendo andata in vantaggio, venendo superata in un sol colpo tanto dai nostri quanto dai cugini lupacchiotti, spaventati da un Benevento poi domato senza ulteriori patemi.

Juve e Napoli vincono, chettelodicoaffà, mentre il Milan passa con 4 gol a Ferrara, contro una Spal stranamente irriconoscibile rispetto alla tignosa squadra che solo poche settimane fa ci aveva beffato al 90′. Ma, anche per un complottista come me, credo che il motivo di doglianza vada ricercato nella testa pentagonale dei nostri e non in oscuri piani cospiratori ai nostri danni.

E’ COMPLOTTO

Partiamo proprio dai cugini, con Cutrone a segnare due gol in puro stile Superpippo, e cioè beneficiando di pali, carambole e rimpalli. Non so quanto il paragone calcistico possa stare in piedi. Per quel che mi riguarda, i livelli di intollerabilità (con la complice cortesia della solita stampa amichetta) sono assai promettenti.

Continuando con la nostra armata Brancaleone, e reiterando il postulato che facciam cagare, simpatici come al solito su Sky nel dimenticarsi di aggiornare il risultato finale (eh sì che mica abbiam segnato al 97′).

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Lorenso Minotti (il nome è scritto come lo pronuncia lui, quindi immagino si chiami proprio così), oltre alla appena citata cadensa emiliana, esprime tutta la sua imparzialità contrappuntando i suoi commenti di “per fortuna” e “meno male” riferiti al Bologna, arrivando a definire, se non ho capito male, “esteticamente non impeccabile” il tiro di Karamoh.

Su questo gli concedo il beneficio del dubbio, visto che buona parte della telecronaca a casa mia ha avuto il ritorno in cuffia di Wiki-petula alias rampollo di casa, oramai assurto a telecronista alternativo e creatore di un tappeto sonoro che Phil Spector lèvati proprio…

Quindi, Minotti potrebbe aver detto altro, ma credo proprio di aver capito bene; e se anche così non fosse, il vaffa vien buono per la prossima volta.

Giusto per la cronaca, segnalo l’ennesima dimostrazione di “tuttaunerbaunfascio“, con Ilaria D’Amico a sottolineare il bel gesto di San Siro nei confronti di Palacio, compensato da un democristianissimo applauso “ai tifosi di Inter e Milan che dopo anni di vuoto sono tornati a riempire il Meazza come ai bei tempi“.

Ma qui c’è il cacacazzi rancoroso delle tabelline che entra in campo.

Va beh, non si vede benissimo, le fonti sono qui elencate.

http://www.stadiapostcards.com/A13-14.htm

http://www.stadiapostcards.com/A14-15.htm

http://www.stadiapostcards.com/A15-16.htm

http://www.stadiapostcards.com/A16-17.htm

http://www.stadiapostcards.com/A17-18.htm

Volendo fare come il Geometra Galliani, e confezionandoci le statistiche pret à porter, potremmo calcolare che in meno di 5 anni l’Inter ha portato allo stadio mezzo milione di persone in più del Milan, per tacer degli altri top italiani.

Quindi: l’Inter per il quarto degli ultimi 5 anni ha la media spettatori più alta d’Italia, cara Ilaria. Nessuna novità, solo conferme, meritevoli di applausi (e magari di rispetto da parte di chi quella maglia la indossa. Dovrebbe esserci anche il vostro di rispetto ma abbiamo perso le speranze). Il pubblico del Milan, lui sì, dopo anni di magra, l’anno scorso e quest’anno ha ricominciato a frequentare le gradinate.

La dico così: a volte guarda il caso… proprio da quando Silvietto ha venduto.

Infine, giusto tributo all’amico rossonero che, credendo di fare una simpatica battuta, non fa altro che avvalorare la tesi che dà il titolo a questa canonica seziuncella.

Ecco l’immagine emblematica. Anche l’evento nazionalpopolare per eccellenza ce l’ha coi nostri colori:

Altro che “GNIGNI”, il vero messaggio nascosto di Sanremo…                         E’ COMPLOTTO

 

WEST HAM

Arnautovic e il Chicharito piegano il Watford e ci mantengono nella scintillante mediocrità del centroclassifica.

That’ll do.

 

L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE (INTERISTA)

INTER-CROTONE 1-1

Niente da fare, continua la serie di partite insipide come un piatto di pasta scotta e scondita. Siamo in piena “super serie della minchia” a cui i nostri ci hanno purtroppo abituato negli ultimi anni: la testa fa click e tutto all’improvviso è nero e imperscrutabile.

Non chiamatemi gufo, solo attento osservatore delle nostre quattro cose: sono stato facile profeta nel domandarmi -retoricamente- cosa sarebbe successo al primo stop in campionato. Del resto le ultime stagioni erano lì a suggerircelo: i nostri sono e restano una massa di psicolabili, con l’innata tendenza a perdersi in un bicchier d’acqua proprio quando il più sembra fatto.

Non a caso avevo diffidato delle parole di Spalletti quando, evidentemente più di due mesi fa, diceva che sì, il periodo magico sarebbe senz’altro finito, ma altrettanto certamente non sarebbero tornati i lunghi periodi di balbettìo calcistico.

La fava!” Dicono dalle sue parti.

La fava!” Avevo pensato io.

E proprio questa invidiabile ingenuità, questa freschezza incontaminata sta alla base delle quattro stronzatelle che sto compitando.

Spalletti sta purtroppamente scontrandosi con l’apatia già assaporata da una decina di predecessori sulla panchina nerazzurra, ed il rimedio -se esistente- è ancora lontano dall’essere trovato.

Quel che vorrei far notare, e che a mio parere aggrava ancor di più la situazione, è che i soli a dare ancora qualche segno di vita siano proprio gli ultimi arrivati, forse per questo ancora poco contagiati dalla flemma generale.

Che Spalletti già nei giorni pre-gara si scagli contro gente che dovrebbe stare dalla sua parte, parlando di “talpe” in società disposte a sputtanare i piani del club per qualche titolo o per semplice protezione mediatica, è sacrosanto e al tempo stesso patetico. E’ di tutta evidenza che il resto dei tesserati vive da anni in questa abitudine malata, là dove invece dovrebbe regnare una fiera “alterità” rispetto a qualsiasi forma di connivenza verso i media.

Come se poi tutta questa permeabilità agli scrivani di corte ci avesse garantito negli anni chissà quale occhio di riguardo.

Passando da scrivanie e panchine al rettangolo verde, è sintomatico come gli unici cenni di vita arrivino da Rafinha, fresco di esordio e forse per questo ancora immune dalla depression mode di Brozo, Perisic, Borja e compagnia sonnecchiante.

Lungi dal rendermi contento del nuovo acquisto, la circostanza cementa ancor di più una delle massime del primo anello arancio: “Ué quando arrivano son tutti fenomeni.. poi tri dì e g’han giamò pù voeuja de giùga, orcorighel!”. Se penso che, ancora ragazzino, avevo salutato l’esordio di Tramezzani sentenziando “abbiamo trovato il terzino sinistro per i prossimi 10 anni”, non so se consolarmi o rammaricarmi ancor di più per la ripetitività di certe situazioni.

Noterete che sto volutamente glissando sulla partita, e non solo perchè ne ho visto solo l’ultima mezz’ora. C’è davvero poco da aggiungere alla serie di querimonie già espresse dopo le ultime uscite. Nemmeno l’assenza di Icardi fa sì che ai nostri venga in mente di azzardare qualcosa di diverso dai soliti schemi, e le gambe in durmenta dei nostri due esterni d’attacco fanno il resto. Buio totale all’orizzonte, con Perisic che fa di tutto per farmi esaurire nei trenta minuti scarsi di visione il bonus-Madonne solitamente spalmato in 90 minuti più recupero. Inaccettabili gli errori del croato, lui che come pochi altri è in grado di calciare indifferentemente di destro o di sinistro, e che invece per l’occasione ha infilato una serie di ciofeche di cui l’ultima mi ha fatto sobbalzare sul divano, manco fosse un DarioMorello qualunque in una notte di Coppa Uefa col Bayern nel lontano inverno dell’88.

Come negli ultimi campionati, rimaniamo incredibilmente agganciati all’obiettivo stagionale unicamente per colpe altrui e non per meriti nostri, e questa è l’ultima speranza a cui ci possiamo attaccare: son due mesi che facciamo cagare, e ciononostante siamo ancora lì. Prima o poi potremmo anche, addirittura, ricominciare a vincere…

LE ALTRE

Messe a verbale le ennesime vittorie di Juve e Napoli, la Roma espugna Verona e si fa sotto in classifica, ma la Lazio soccombe sotto i colpi di due ex interisti: Pandev e Laxalt sbancano l’Olimpico col Genoa e regalano alla loro ex squadra un altro punticino recuperato dopo un orrendo pareggio.

Il Milan non va oltre il pari contro l’Udinese ma è ovviamente un grandissimo squadrone che resiste in 10 contro l’undici friulano: silenzio assordante sulle comiche della strana coppia Bonucci-Donnarumma (#ohnoGigio!).

E’ COMPLOTTO

Raga, parliamoci chiaro: questi ci davano contro anche quando vincevamo, figuriamoci adesso che facciamo sincera pietà.

L’attacco è dichiarato, totale e pluridirezionale.

Ad esempio:

1) Simpatici gli amici della Gazza nel voler ragionare sull’importanza del nuovo arrivato Rafinha, reduce da un lungo infortunio, nel centrocampo nerazzurro: mettiamoci una foto schiacciata e un titolo perfetto per il doppio senso. Poi se se la prendono, son loro ad essere permalosi…

2) Il West Ham sta attraversando un periodo addirittura più grigio di quello dell’Inter. “Sack the board” è uno dei pochi slogan riferibili. Eliminazione in FA Cup contro una squadra di terza divisione, un punto in due partite e tifosi inferociti.

Eppure, gli Hammers hanno appena preso Joao Mario dall’Inter, e nella mediocrità del pareggio casalingo col Crystal Palace è stato addirittura il migliore dei suoi.

Tutto apparecchiato quindi per la domanda beffarda: perchè l’hanno mandato via? Perchè all’Inter non giocava così?

3) Godibilissima la non-notizia di una contestazione della curva Nord che invece, insieme agli altri settori di San Siro, è ancora encomiabile nel dare fiducia a questa mandria di sfaticati. E’ sempre #crisiInter, ma se non altro non #sirespiraunbruttoclimaall’Inter.

4) In Gazza hanno da tempo la tendenza ad accomunare i commenti su Inter e Milan anche quando i nostri -pur rabberciati- sono messi molto meglio di quelli là. Venerdì hanno fatto di meglio, iniziando a spingere per una rimonta di Gennarino-simpatico-guascone ai danni del lezioso Spalletti. In due mesi ha già recuperato otto punti e ora è “solo” a dieci punti (il che vuol dire che erano a meno diciotto). Esemplare la prima pagina di venerdì, anche per sunteggiare (lato-Inter della pagina) il successivo e ultimo punto di questo cahier de doléance.

5) Icardi va via anche questa settimana. Tweet e post di Instagram sono sufficienti per far dire ai pennivendoli in tre giorni nell’ordine che: il ragazzo ha già le valigie pronte direzione Madrid; si è mollato con la tipa; ha scazzato duro con i croati, frutto dell’ennesimo #spogliatoiospaccato.

Ribadisco per i duri di comprendonio: facciamo cagare di nostro, questa è la premessa. Loro nel dubbio, ci mettono le loro badilate di letame. Il futuro per i nostri è sempre un rischio, per gli altri sempre un’opportunità.

WEST HAM

It’s all lies lies lies…

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E’ quel che stavo pensando anch’io…