“‘NON MI DIVERTO PUNTO”

MILAN-INTER 1-1

Per uno che non può urlare nè lasciarsi andare ai soliti improperi (ho tolto le tonsille a 41 anni, non ridete), la dotta citazione è un atto dovuto, e per una volta Lucianino non c’entra.

E’ un Derby gattopardesco: molto diverso da quel che ci si poteva aspettare prima del ribaltone in panchina, ma che tutto sommato conferma le grandi difficoltà di entrambe le milanesi.

Ora racconterò come ho visto la partita, poi quella che già vedo essere la vulgata mediatica.

Mancio ripropone prevedibilmente (e giustamente) la linea a 4 dietro, pur escludendo Vidic dai titolari: è coraggioso a mettere Nagatomo e Dodò come terzini, stante la loro limitata affidabilità difensiva. Il Nippico e’ peraltro il mio “best in show“, continuo e ficcante là sulla destra, al punto dal farmi gridare sottovoce (sono un uomo ossimorico) “ma dategliela che è l’unico che va!“. Dodò come al solito piglia tante di quelle botte che metà ne bastano, tra cui un bel laccio californiano da Muntari, che ai tempi interisti gli sarebbe costata l’espulsione seduta stante (qui nemmeno fallo, mi pare).

A centrocampo il Kuz gioca -devo dire bene- da volante con Guarin e Obi come interni. Il Guaro lo conosciamo, e dà la miglior dimostrazione di se stesso quando, a metà primo tempo, sradica tre volte la palla dai piedi avversari, sbagliando poi tre passaggi al compagno. Per me è irrecuperabile e prima ce ne accorgiamo meglio è; il Mancio però ne vede il potenziale (così come tutti gli allenatori all’inizio del loro rapporto col colombiano) e lo sceglie convinto tra gli 11 titolari.

C’è da dire che, per far giocare lui, non stai tenendo fuori Gerrard o Stankovic, quindi la scelta ci può stare.

Quel che sinceramente non ho capito è la disposizione di attacco. Mettere Palacio e soprattutto Kovacic larghi sulle fasce vuol dire in buona sostanza non dare alcun supporto a Icardi, non un genio tattico già di suo. Sinceramente ero contento di sapere che le intenzioni della vigilia davano i due argentini davanti con il giovane croato dietro di loro, a ricreare il terminale offensivo di quel 4-3-1-2 tanto prevedibile quanto per me solido.

In realtà, quel che in versione glamour e audace viene spacciato per 4-3-3 diventa molto più spesso un 4-5-1 che, pur non concendendo quasi nulla agli avversari, altrettanto poco crea.

Icardi ha un’occasione colossale propiziata dal leggendario genio tattico di Muntari, che pensa bene di mettere la palletta orizzontale e lenta per il compagno: Maurito intercetta e parte dritto verso la porta, ma la scelta del tocco di esterno destro a spiazzare il portiere è vanificato dalla prodezza di Diego Lopez che para col piede di richiamo.

Errore sanguinolento.

Dopo un tiro di Guarin bello quanto velleitario, alla prima discesa del Milan segna Ménez: l’azione parte da un errore di Obi (che vado avanti a maledire -sempre sottovoce- nei 30 secondi successivi al suo errore), passa per un bella combinazione di El Shaarawi che si porta a spasso Ranocchia e JJ e arriva sul piattone destro del francese, aperto col goniometro a battere un incolpevole Handanovic.

Dopo le madonne del caso, ho piena contezza del mio autismo nerazzurro vedendo le evidenti similitudini tra questo gol e quello del Becca nella stessa porta una trentacinquina di anni fa. La solerte redazione di Sky ci arriverà 10 minuti dopo, ma non sono sicuro che il mio sia un pregio….

Il gol arriva come una mazzata, e il tanto -o poco- fatto vedere fin lì si squaglia come neve al sole.

Non che l’intervallo cambi chissà cosa nell’inerzia della partita. Loro, mediocri quanto noi, anche se “sono più squadra, giocano meglio, e poi Pippo è sempre Pippo” non riescono a metterci sotto, complice anche un Torres in versione… Torres!

Ai nostri ovviamente un po’ di culo mai nella vita, come constato tra l’affranto e il rassegnato nel vedere prima il Kuz, poi Kovacic e infine Icardi sbagliare il batti e ribatti in piena area rossonera.

Inevitabile la chiosa esistenzialista: se non abbiam segnato qui, stasera becchiamo…

Invece accade l’imponderabile, con la difesa rossonera a rinviare pagando i giusti diritti d’autore a Capitan Maldini (chè non è che quelli bravi di una volta in quanto tali non sbagliassero mai…) e Leroy Johnson Obi pronto a piazzare il diagonale velenoso a fil di palo. Quasi primo gol in serie A per lui, chè la prima volta a referto era stata una fortunata autorete.

Mi picchio da solo coi pugni sulle gambe, non potendo esultare altrimenti, e prevedo due lividi sul quadricipite a infarcire la schiera di contusi post-derby.

Trovato in qualche modo il pari, il Mancio azzarda Hernanes proprio al posto di Obi. Il brasiliano ha subito l’occasione per poter tirare, ma preferisce il filtrante in mezzo all’area ovviamente destinato a sole maglie rossonere.

Il Milan, al contrario dei nostri, non subisce il colpo, e con El Shaarawi pareggia il conto di occasionissime buttate al vento (nel caso di specie: sulla traversa a portiere battuto).

I nostri hanno un ultimo sussulto con una bella percussione di Nagatomo e Guarin sulla destra, col Guaro a piazzar boccia a centroarea dove Icardi arriva in girata a scheggiare l’incrocio.

L’occasione di Poli all’ultimo secondo, che Galliani e Inzaghi si sogneranno per settimane, va a pareggiare il groviglio descritto poco fa e “risolto” da Icardi contro l’omino delle bibite, ma fa capire, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto alla nostra sfiga corrisponda il loro culo.

Nella circostanza: noi dopo un corner portiamo tre nostri giocatori a tirare verso la porta avversaria (male, nessuno discute questo).

Loro: una serie di rimpalli, sui quali Superpippa ha costruito buona parte delle sue fortune, porta Poli a tirare una fetecchia che, senza la deviazione del nostro difensore, sarebbe finita dalle parti del calcio d’angolo. Invece, polpaccio di Ranocchia e palla che ballonzola fuori facendomi perdere altri tre anni di vita.

Morale: pari giusto, anche sorvolando su un arbitraggio non scandaloso ma di certo non favorevole (Mexes e Muntari, rendete grazie ai rispettivi Dei…) e, come tale, accolto tra sollievo e madonne da ambo le parti, anche se non per tutti è così.

E’ COMPLOTTO

Infatti l’eco unanime, forse -ma dico forse- perchè le due occasioni del Milan sono quelle rimaste più impresse nella mente, è che nella mediocrità generale il Milan sia più squadra, abbia un gioco migliore, mentre stringi-stringi all’Inter è andata bene.

E’ in casi come questi che si vede tutta la malafede inconsapevole di certa gente: non lo fanno nemmeno più apposta, ormai vanno per luoghi comuni acquisiti (e maledetti!): Milan-grande-squadra, Inter-contropiede-e-colpi-dei-singoli (quindi Crisi!).

Poi fa niente che l’Inter lavori col nuovo allenatore da una settimana e gli altri con Inzaghi da sei mesi, e che loro abbiano impostato tutta la partita proprio su quel contropiede -per me più che legittimo- che invece a strisce diverse viene guardato con ribrezzo.

La manfrina continua anche senza Mazzarri: Milan e Inter fanno cagare entrambe, ma l’Inter un po’ di più, e poi l’ambiente-Inter è una centrifuga.

Sentire Porrà chiedere conto di questa leggenda a un Chivu opinionista debuttante e per indole non portato allo sfanculamento mi ha dato la millesima conferma di questo (lo chiedesse a Materazzi, se ne ha le palle..).

Io sono paranoico, ma a mo’ di battuta l’avrei buttata lì:

Prova tu a tentare di vincere ogni anno e a vederti scudetti e giocatori scippati di mano quando ormai era fatta, e forse qualche dubbio esistenziale viene anche a te!

Invece niente. Oramai è una roba cronica, devono essere le pareti di Appiano ad esserne intrise: lo spogliatoio dell’Inter è una polveriera, che ci siano Altobelli, Zenga, Ruben Sosa, Zanetti, Ronaldo, Simeone, Materazzi, Vieri, Eto’o, Cambiasso.

Sempre spaccato. Sempre crisi.

Le confortanti certezze di una vita.

Merde.

LE ALTRE

Il Napoli celebrato come terza forza del Campionato ci ripensa e si fa ripigliare due volte dal Cagliari, pareggiando in casa 3-3. Con le vittorie di Juve e Roma, gli azzurri ritornano nel girone dantesco nel quale addirittura il Genoa rischia di essere il (meritato) capolista dei paria.

Samp e Udinese pareggiano, vince la Viola a Verona e perde la Lazio contro i gobbi.

Morale: Siamo tutti qui, e tutti insieme vogliam vedere il Braccobaldo show!

WEST HAM

Dolorosa trasferta a Liverpool contro l’Everton: al Goodison Park si perde 2-1 e il Man Utd nel frattempo ci sorpassa. Ce ne faremo una ragione…

Sempre bello il Mancio con la sciarpetta.  Certo, magari la tinta poteva farla anche di lato...

Sempre bello il Mancio con la sciarpetta.
Certo, magari la tinta poteva farla anche di lato…

HERE WE GO AGAIN

Sottotitolo: Non ce la possiamo fare…

Allora, pensieri in ordine sparso. Ma sempre con simpatttìa…

Come qualità di allenatore non stiamo nemmeno a parlarne, il miglioramento è evidente.

I soldi spesi, purtroppo o per fortuna, non son nemmeno i miei, quindi potrei tranquillamente accodarmi al tifoso medio e gioire perchè il Buttero si è levato dai maroni ed è tornato Ciuffolo con la sua sciarpetta.

Però sono un rompicoglioni. Nonchè rancoroso. E tremendamente coerente.

Quindi il primo commento alla notizia di stamane è stato:

minchiacheffiguradimmerda!

Pensavo e speravo che certi “colpi di testa” fossero definitivamente spariti con l’addio di Moratti, e del resto il primo anno di Thohir era stato contrappuntato da scelte in massima parte legate al buon senso e all’ordine, se eccettuiamo il papocchio Vucinic-Guarin.

Invece, si vede proprio che l’Inter è pazza, ma di una pazzia strana e contagiosa.

Contro ‘sta brutta bestia, perfenazina, flufenazina e altri antipsicotici possono poco…

Non posso non chiedermi come cazzo verrà motivata la scelta in sede Uefa, stante la ramanzina appena presa dai nostri a Nyon e il margine tendente a zero per ulteriori manovre correttive alla cazzo.

Chè, se la mossa del cambio di allenatore è stata fatta, con conseguenze economiche grossolanamente stimabili tra i 10 e i 15 milioni per il solo anno in corso, allora da ingenuo mi chiedo : “Ma quindi ci avete pigliato per il culo e i soldi a cercarli bene c’erano!“.

Lascio alla coscienza di ognuno di noi la risposta al seguente quesito:

“E con 12 milioni a disposizione è meglio cambiare allenatore facendo per l’ennesima volta la figura dei brubru o comprare un cazzo di centrocampista, una minchia di terzino o una fava di punta decenti?”

Giuocando a fare il tènnico, più che probabile il passaggio alla difesa a 4 (anche se magari non già nel Derby), e a un possibile rombo di centrocampo, come modestamente da me ipotizzato se non auspicato nelle precedenti settimane (vedasi il punto 1 di questa sbrodola).

Questo un abbozzo di Inter possibile con la nuova messa in piega:

Elegante e avvolgente come una sciarpina di cachemire

Elegante e avvolgente come una sciarpina di cachemire

Schemini e subbuteo a parte, ecco i pro e i contro della mossa nerazzurra:

PRO

Laggèente. Torna quel che viene percepito come un interista, che ci ha fatto vincere, che nella sua permanenza ha incarnato lo spirito da interista sfanculeggiante (i vari Brandi e Varriale ricorderanno, visto che Youtube “stranamente” censura), salvo poi farsi mite e smemorato agnellino quando davvero avrebbe dovuto picchiar duro.

Il tifoso medio non ne poteva più di Mazzarri, e posso essere d’accordo sul fatto che quello fosse ormai un punto di non ritorno.

Morale: è l’ambiente-Inter (whatever that means) a ritrovare entusiasmo da questo cambio in corsa, oltretutto con il Derby da giocarsi tra una settimanella. Lo spariglione è robusto, questo è sicuro…

Su quanto la rosa sia adatta al suo gioco ho piccoli dubbi: la squadra è decente e nulla più, il modulo c’entra fino a un certo punto. Con la prevedibile difesa a 4 vedo male gente come Dodò e Jonathan, viste le attitudini difensive pari a zero, a meno di non schierarli in un centrocampo stile Cuper (qualiltà e imprevedibilità sulle fasce, due fabbri ferrai in mezzo). Per il resto, Hernanes più di Kovacic dovrebbe essere il faro della squadra, messo dietro alle due punte come vertice avanzato del rombo: lì può senz’altro dire la sua, lasciando a Kovacic libertà di pigliar palla e correre guardato a vista da Medel e dal “quarto” che dovrebbero racchettare e dragar palloni.

Continua a mancare un regista, ma chettelodicoaffà

Mancini torna in un’Inter assai diversa da quella che ha lasciato. Ci sono meno soldi, decisamente meno campioni, molte meno facce conosciute. Quest’ultimo aspetto non può non aver pesato (in positivo): lo sfogo del Mancio dopo Inter Liverpool, che di fatto ne ha segnato la fine, era quello di un allenatore che aveva chiuso ogni dialogo con il Direttore Tecnico (Branca) ed il Responsabile Medico (Dr Combi), spalleggiatissimi invece dalla Presidenza. Fu forse il primo ma certo non l’ultimo ad avere problemi con loro, e guarda caso i due soggetti sono state tra le prime teste a rotolare dopo l’insediamento di Thohir.

Economicamente, può aver ragione Mentana quando dice che Thohir ha visto che con Mazzarri lo stadio era vuoto e che quindi alla lunga avrebbe perso dei soldi.

CONTRO

Ragionando però finanziariamente (e cioè guardando alquando i soldi entrano ed escono), il gioco è rischioso se non letale visto che, come detto, pagherai -e tanto- due allenatori quantomeno da qui a Giugno, e difficilmente tra biglietteria e merchandising avrai un’impennata di ricavi capace di pareggiare il bagno di sangue e di Euro…

Morale: la scommessa la vinci solo arrivando terzo, e/o vincendo l’Europa League.

Hai detto cotica…

Ma l’aspetto che più esce martoriato dalla scelta di oggi è la credibilità della Società.

Come sapete, non ho fatto altro che concordare con le spiegazioni di Bolingbroke in relazione alla precedente gestione economica ed ai danni in buona parte da quella ereditati: una mossa del genere però va esattamente in quella direzione, una implicita ammissione di colpa a meno di 6 mesi dal rinnovo contrattuale, con tanto di inversione a U e ribaltone sanguinolento per le già esangui casse nerazzurre.

Immancabile poi l’alluvione di danno mediatico che una scelta del genere si porta dietro.

Segnalo alcune chicche:

1) La Gazza ripercorre la storia del Mancio all’Inter, ricordando l’arrivo al posto di Zaccheroni, a sua volta subentrato dopo il (cito letteralmente) “fallimento di Cuper“.

Storia vecchia, all’ìnsegna della balla ripetuta finchè diventa verità. Se il biennio di Cuper all’Inter è stato un fallimento, (un secondo e un terzo posto in Campionato, quello del 5 Maggio, conditi da una semifinale di Champions persa per un doppio pareggio) mi chiedo cosa dovrebbero fare 19 squadre su 20 ogni anno. Suicidarsi?

2) Paolillo, che nei minuti dopo lo scudetto di Parma ci regalò perle quali “Mancini è confermato all’80%“, ci dice che lui del nuovo arrivato ha solo buoni ricordi perchè con lui ha vinto “due scudetti“. Il pirla dice due scudetti, non contando quello assegnato dopo Calciopoli. Questi sono i veri interisti, altro che i filippini  venuti da lontano, vero?

3) Poco da obiettare a Sconcerti che, pur contento dell’arrivo del suo ex allenatore ai tempi della Fiorentina, definisce l’Inter “una squadra mai nata e non una Big in difficoltà“.

Non posso non concludere dicendo che Mazzarri ha finito di patire. .

E’ vero, torna a casa con il primo esonero della sua vita, ma è capitato ad allenatori ben più bravi di lui, quindi ha di che consolarsi. Continuo a non imputargli colpe eccessive, pur essendo un chiagne-e-fotte di professione, che suo malgrado più parlava più dava modo ai tifosi di attaccarlo (“non abbiam vinto perchè si è messo a piovere” rimarrà purtroppo negli annali dei blob calcistici per tanto tempo!).

Spero tanto di essere smentito, e non avrò problemi a riconoscerlo, ma non credo che il cambio di panchina, aldilà della umana euforia iniziale, porterà a drammatici miglioramenti a medio-lungo termine…

Per il momento:

Miste’: grazie per tutto quel che hai cercato di fare (“cioè nulla”, cit.)

Bentornato Mancio, “campionedistile“.

E viva l’Inter, sempre.

You say goodbye, and I say hello

You say goodbye, and I say hello

CONIGLI MANNARI

INTER-VERONA 2-2

Siamo nelle mani (o meglio nei piedi) di Kuzmanovic.

Detto questo, detto tutto.

Come sapete, il serbo non è esattamente nelle mie simpatie, ma non ho problemi ad ammettere che, della manciata di deambulanti visti sotto la torrenziale pioggia meneghina, il Kuz è stato tra i meno peggio, dando geometrie e (udite-udite) movimenti senza palla in più di un’occasione. Il ragazzo ha intelligenza calcistica superiore a quella di buona parte dei suoi compagni di squadra.

Ad onor del vero, la cosa, più che essere un complimento a lui, è un rimprovero agli altri. Ma tant’è…

Peccato che la fine capoccia calcistica sia montata su gambe da bradipo e piedi non proprio raffinatissimi.

Riconosciuti al soggetto in questione i legittimi meriti, resta poco altro di cui godere; pareggiamo una partita nella quale pigliamo l’ennesimo gol in apertura (dopo averlo già rischiato poco prima, courtesy of Juan Jesus e pezza messa da Vidic), e che riusciamo a raddrizzare anche abbastanza presto: il cross di Ranocchia -nota ala tornante di caratura mondiale- pare lungo, ma Palacio è esemplare nella sponda a centroarea dove Icardi gira in gol col piattone sinistro.

Il demente ha poi l’idea geniale di zittire il pubblico, tanto per mettere un po’ di pepe al culo a gente che andrebbe solo ringraziata per lo sbattimento che si fa ad andare a San Siro per assistere a simili spettacoli.

Idioti quando fischiano Mazzarri a prescindere, esecrandi quando lo colpiscono ripetutamente col laser, esempi lampanti e viventi di quel Tafazzismo da cui facciamo fatica a guarire. Ma da qui a sfancularli perchè ti fischiano se dopo 10 minuti sei sotto in casa col Verona ce ne passa.

Ad ogni modo, il resto del primo tempo va avanti con il 75% di possesso palla per i nostri, per una volta nemmeno troppo sterile. Loro ci manca poco che si appendano alle traverse per quanto sono “bassi”; noi collezioniamo un bel palo del Kuz, una decina di cross tra Dodò e (soprattutto) il rientrante Nagatiello, qualche capocciata velenosa sui calciodangoli (cit.)

L’inizio della ripresa ci è favorevole, con la coppia di attaccanti a lavorare ancora d’intesa: Palacio -in crescita- scivola sulla destra e mette il tiro-cross rasoterra che Icardi tocca quasi sulla linea, vanificando l’intervento in scivolata di Rafa Marquez.

Siamo a quel punto nell’inusuale condizione di vantaggio, ed evidentemente non sappiamo che farcene, visto che dopo pochi minuti Medel ha il geniale istinto di parare una girata tutt’altro che pericolosa di Juanito Gomez. Rocchi per una volta l’azzecca (per quanto io nel dubbio l’abbia maledetto più volte prima di vedere il replay) e fischia il rigore, che Handanovic para quasi senza mia sorpresa, chè il ragazzo in questo è veramente il migliore che abbia mai visto.

La partita però inevitabilmente cambia, con i nostri a soffrire l’inferiorità numerica e la lingua a penzoloni conseguente alla frasferta transalpina di giovedì. Auspico e smadonno sperando nel 3-1 su un rimpallo o uno dei succitati calciodangoli, e quando vedo Vidic staccare imperioso a metà della ripresa salto sul divano convinto che sia fatta.

Invece è fuori. Invece la piglieremo inder posto.

Tutto è fin troppo chiaro quando vedo i dentoni di Nico Lopez e Saviola pronti a entrare per gli ultimi 10 minuti.

Al Verona, fantasia zero: dopo aver scoperto che hanno due difensori omonimi (un Rafa Marquez messicano, un Rafa Marques brasiliano) constato che i due attaccanti subentranti hanno lo stesso soprannome: El Conejo (e guardando le foto si capisce il perchè).

nico lopezsaviola

 

 

 

 

 

Vuoi che due tizi che entrano, che hanno lo stesso soprannome, e che hanno il primo effetto di farmi venire in mente il perito industriale Carletti di fantozziana memoria (“detto il leprotto per una malformazione congenita al labbro superiore“, non ci facciano lo scherzetto?

find the differences

find the differences

E infatti, detto fatto: tacco geniale dell’ex Barcellona e sinistro cazzuto sul primo palo per il giovane argentino.

Gol preso all’89’, e tutto sommato è giusto così, chè avremmo potuto vincere solo per pura insipienza altrui.

Ora le “solite” due settimane di pausa per le nazionali, da passare recitando rosarioni collettivi in vista del Derby di domenica 23 e sperando nella resurrezione di qualche (ex?) buon giocatore…

 

LE ALTRE

L’occasione era -l’ennesima- assai ghiotta per recuperare due o tre punti su Milan, Samp, Genoa, Lazio e Fiorentina. E invece, rimaniamo diligenti in nona posizione, senza nemmeno quelle “interessanti prospettive per il futuro” che già troppe volte negli ultimi tempi ci hanno beffato sul più bello.

Il Parma, nostro giustiziere solo qualche giorno fa, torna ad essere se stesso beccandone 7 dalla Juve, mentre la Roma si limita a tre contro il Toro. Colpaccio del Napoli che sbanca Firenze scalando al terzo posto in classifica.

 

E’ COMPLOTTO

La cosa che mi ha messo più tristezza è stato il commento pressochè unanime dopo il tristissimo pareggio strappato col St Etienne in settimana. Esattamente come si fa con gli impediti, è stato tutto un coro di “beh dài, bravini, non avete perso, il primo tempo avete anche segnato“.

Mancava solo il pat-pat sulla crapa tipo Benny Hill.

Non che ad altre latitudini si stia meglio ma, come noto a molti, c’è una parte di Milano dove il sole splende sempre. E poi Pippo è tanto un bravo ragazzo e mangia sempre la bresaola con l’insalata per rimanere in forma.

Deludente Porrà quando si atteggia a Emilio Fede dei tempi andati, fingendo volutamente di non ricordare il nome di Bolingbroke, il nuovo CEO dell’Inter, e attuando quel perculamento ormai di dominio pubblico che è financo stantìo rintuzzare, ma che merita, almeno qui, qualche picconata esaustiva:

1) Moratti o non Moratti, quel modo di gestire una squadra di calcio è finito per sempre: non è più concesso buttar soldi ai quattro venti, rispondendo “tanto son soldi miei“. Alla UEFA non frega nulla, semplicemente lo vieta a tutti. A maggior ragione a chi ha 100 milioni di perdita di bilancio.

Mi sta bene che il tifoso medio(cre) non lo capisca. Di contro, chi fa il giornalista sportivo di mestiere ed agisce in buona fede (ragionando per assurdo, s’intende), dovrebbe avere la decenza di ricordarlo. Invece è tutto un rimpiangere il Presidente Simpatttico e la sua (non) gestione, che in massima parte ci ha portato alle odierne tristezze.

2) Vero che il marketing e il brand non fanno gol ma, purtroppo, è solo da quello e da qualche cessione azzeccata che puoi raggranellare i soldi necessari a comprare gente forte. Non mi pare così difficile da capire, a patto di non voler non capire.

3) Mazzarri recita malaussènamente lo scomodo ruolo del capro espiatorio, ma è in realtà il tecnico “giusto” per questa Inter: triste, sconsolato e appena decente. Detto che nemmeno Mourinho potrebbe fare molto di più (Oh no, cos’ho detto! Gesù mio, misericordia, perdonami), non è saggio cambiare allenatore “tanto per“. Ma vallo a spiegare alle prostitute intellettuali…

 

WEST HAM

Pareggio casalingo apparentemente insipido contro l’Aston Villa, che ci consente però di re-staccare l’Arsenal (sconfitto) e di mantenere l’insperata quarta piazza.

 

Che cos'è il genio?

Che cos’è il genio?

ANCORA SU ITALIANI E STRANIERI, DI OGGI E DI IERI, PASSANDO PER MILANELLO BIANCO

Vacilla il meravigliuoso mondo di Milanello Bianco, e non solo per i risultati sportivi sotto gli occhi di tutti.

Primo…

“Nonna” Amelia, ormai lontano dai colori rossoneri, ci racconta la verita’-vera sul famoso litigio con Bonera, ovviamente sempre smentito dalla Squadra dell’Amore con sdegno e fermezza.

Sicche’ non volarono solo parole grosse, ma pure schiaffi-pugni-e-quel-che-ne-segue, con buona pace di Zio Fester.

Incredibile come la mafia del Clan del Asado riuscisse a far vittime anche sull’altra riva del Naviglio…

Secondo…

Ma non basta. E così anche Riccardino ha divorziato. Sì proprio lui, aibilongtugisas, timorato di Dio, uomo devoto, marito e padre esemplare, quello che pone la famiglia sopra a tutti, addirittura sopra al “suo” Milan, visto che ovviamente se n’era andato da Milanello Bianco solo per motivi familiari (e non per prendere la più che legittima paccata di milioni dagli americani). E invece, è una persona normale, che come tutti gli altri attraversa momenti belli e meno belli.

Ma no, lui no” direbbe Enzino Jannacci. Lui, così come la sua ex squadra, è brava e bella per definizione.

…e contorno

Raccapricciante lo stato di salute del farlocchissimo Trofeo Berlusconi, sbandierato negli anni come primo grande appuntamento stagionale, quasi fosse un Trofeo ufficiale e non un’amichevole di lusso (o di bigiotteria spiccia, a seconda dei punti di vista).

Dopo lustri di incontri bianco-rosso-neri, periodica testimonianza del sodalizio giudo-pluto-mediatico del sistema calcio del nostro Paese, quest’anno la sapiente Dirigenza rossonera ha pensato di cogliere al volo il jolly-San Lorenzo de Almagro. La squadra ha recentemente vinto la Copa Libertadores in SudAmerica, e forse per questa si è guadagnata la possibilità di giUocare con chi “ha la Champions nel proprio DNA”.

E’ oltretutto, e “casualmente”, il Club per cui tifa Papa Francesco.

Probabilmente si pensava di mischiare tifo calcistico e popolarità del prelato patagonico, e farci un po’ di soldi nel nome dell’Ammore e in memoria di Luigi Berlusconi, padre del buon Silvio.

La figuraccia non sta tanto nel triste 2-0 (con Pazzini che anzichè esultare dopo il gol ha un sorrisino triste e beffardo), nè nei soli 5.000 cristiani presenti allo Stadio.

Per la società che ha fatto della “Famiglia” un mantra giusto un filino ridondante, non avere nessun parente del succitato Luigi Berlusconi a metterci la faccia in tribuna è un discreto merdone pestato col mocassino nuovo.

Sulla sponda nerazzurra, invece, prove di complotto dal secolo scorso: viene fuori che Beckenbauer aveva già firmato per l’Inter nel 1966, ma la sciagurata Italia battuta dalla Corea fece chiudere le frontiere per quasi 15 anni vanificando l’operazione.

Due considerazioni, la prima da tifoso malato, la seconda un po’ più obiettiva:

1) Mondino Fabbri, CT dell’Italia nella sciagurata spedizione albionica, odiava l’Inter tanto da lasciare a casa due fenomeni come Corso e Picchi, e da non schierare Burgnich in quella famosa partita. Non arrivo chiaramente a dire che si sia perso apposta per chiudere le frontiere e buttarcela inder posto. Faccio solo presente che per questa regola Beckenbauer nel 1966 e Platini a fine anni 70 non hanno potuto vestirsi di nerazzurro.

2) Ricordando le attuali sbrodole populiste sugli italiani-che-devono-giocare-chè-è-tutta-colpa-degli-stranieri, mi e’ venuta in mente una rapida e dozzinale considerazione sugli effetti della chiusura delle frontiere. E’ curioso notare come, tra il 1966 e il 1980, il Calcio italiano non abbia esattamente beneficiato della manovra e quindi spopolato in Europa, avendo vinto nel periodo “solo” 1 Coppa Campioni (Milan, 1969), 1 Coppa Uefa (Juve, 1977) e 2 Coppe delle Coppe (Milan, 1968 e 1973): quattro trofei su un totale di 42 disponibili.

Per fare un paragone veloce, ecco il confronto con le altre rivali europee nello stesso periodo:coppe EU 67-80

Qui invece il confronto nel periodo 1980-1995 (1, poi 2 e infine 3 stranieri per squadra):

coppe EU 81-95

Infine, il confronto dalla legge Bosman al 2010 (ultimo anno di gloria nostro e di tutto il calcio italiano, anche se quella squadra lì di italiani in squadra non ne aveva):

coppe EU 96-10

Come già mi è capitato in altre occasioni, con questi numeri dati più o meno a caso (la fonte è la prevedibilissima Wikipedia), non voglio convincere nessuno della “bontà” di squadre popolate di stranieri.

Dico solo che anche questi sono numeri, oggettivi, basati su archivi noti a tutti e non manipolabili (al contrario di estrapolazioni basate sul rendimento di giocatori basati sui voti di un quotidiano sportivo, con tutta la soggettività del caso).

Alla solita litanìa dei nostri gggiovani che van fatti giocare e degli stranieri da rispedire a casa loro, nel mio piccolo faccio vedere cos’è successo l’ultima volta che si è attuata questa forma di protezionismo. SI è vinto poco, meno dei decenni successivi e molto meno degli altri Paesi.

Non voglio scomodare il grande Prof. Sdogati e il “suo” l’indice di correlazione con cui ci ha ammorbato per mesi. Applicato al caso di specie, si potrebbero vedere le vittorie italiane crescere all’aumentare degli stranieri in rosa fino a poco dopo la sentenza Bosman, per poi iniziare a calare.

Mi limito a parlare in soldoni: pare di tutta evidenza che non c’è alcuna (cazzo di) relazione tra il numero di indigeni in squadra e le probabilità di vittoria della squadra stessa. Le vittorie vanno di pari passo col numero di giocatori bravi, e basta l’uomo della strada (eccomi!) per capirlo.

Ma questo non ve lo dirà nessuno.

Continueranno a passeggiarci sui testicoli coi tacchi a spillo, dando la colpa a quel “filippino” di Thohir che è troppo lontano dalla squadra e che continua a far giocare Vidic invece di Andreolli.

Contenti loro…

SAPEVATELO

PARMA-INTER 2-0

Non sapevate che siamo cintura nera di resuscitamorti?

Non sapevate che siamo dei simpatici craniolesi?

Non sapevate che il nostro hobby preferito è “telafacciovedere ma nonteladò“?

Come suggerisce il titolo: sapevatelo.

E io infatti lo sapevo, ne ero pressocchè certo, al punto da spingermi a disertare la -in effetti trascurabilissima- visione del match, a vantaggio di gradevolissima cena in compagnia.

Andiamo a giocare nel campaccio di Parma, che tante volte ci ha visto uscire cornuti e mazziati, perdipiù contro una squdra all’ultima spiaggia, con un allenatore già in odor di esonero e con l’ambiente abbacchiato da questioni calcistiche e contabili: quale occasione migliore, diranno i miei 25 lettori, per maramaldeggiare sui nostri avversari?

Domanda legittima e pertinente, se si trattasse di un’altra squadra. Trattandosi invece di compagine simpatttica, l’epilogo è invece malinconicamente scontato.

Il fatto che si sia stati purgati due volte da un ex Juventino, che prima di ieri aveva 5 gol realizzati in carriera (ovviamente uno dei quali già sifulato nei nostri sfinteri) rende ancor più beffarda l’impresa dei ragazzi.

Come non dare poi il rinnovo della tessera Club Gautieri a Ciccio Lodi, ovviamente alla miglior prestazione stagionale? Come non tributare i giusti applausi a Fantantonio, addirittura disciplinato e grintoso in più di un recupero difensivo?

A quanto ho visto, Handanovic decide di adeguarsi agli standard migliorabili della nostra difesa, rimanendo saldamente ancorato alla linea di porta in occasione del colpo di tibia di De Ceglie (con Obi non davanti ma dietro l’avversario, come ti dicono di NON fare al giorno 1 di scuola calcio), e facendosi passare in mezzo alle gambe la sabongia a 4 all’ora sul gol del 2-0, con Genny Savastano-Inti illimano in versione assist-man.

Mazzarri a quel punto ha già perso la brocca. Leggo di Ranocchia messo terzino destro di una difesa a quattro, con una mediana nella quale sono inseriti a turno prima il claudicante Hernanes, e poi i baby Bonazzoli e Camara, il che mi puzza molto di “li-metto-dentro-così-non-mi-rompete-il-cazzo”.

Detto ciò, io capisco tutto, le ristrettezze economiche in primis, ma mi sono sinceramente rotto le balle di pensare, dire e scrivere le stesse cose da tre anni. Ogni anno ci illudiamo di poter lottare per il famigerato terzo posto solo per l’insipienza dei nostri rivali, e ciononostante cediamo “centimetro dopo centimetro” (cit.) fino a galleggiare nella mediocrità della cara e vecchia zona Uefa, che rispecchia fedelmente il nostro attuale valore.

E’ ora dibbasta con le speranze, le utopie e le pippe mentali, chè le chiacchiere stanno a zero. Potremo azzeccare qualche buona partita, addirittura pescare il jolly e battere una grande ma, per chi non l’avesse capito, i campionati si basano sulla continuità, a prescindere da quale sia il tuo obiettivo finale.

E se c’è un pregio che manca a questa Inter, è proprio la continuità.

A meno di voler definire “continuità” l’immancabile conferma della mediocrità che pare ormai insita nei cervelli e nei piedi di chi difende i nostri colori…

Butto lì una provocazione: proprio per la nostra instabilità (mentale prima ancora che sportiva), se fossi in loro punterei tutto sull’Europa League, chè almeno lì le partite sono poche, il girone è ben messo, e con un minimo di culo puoi sperare di giocartela.

Non che sia facile, per carità: se i nostri ci faranno la grazia di non buttare nel cesso un girone già vinto, da Febbraio in avanti ti ritrovi le terze di Champions che (così a scatola chiusa) sono quasi tutte ben più solide dei nostri.

La bouta(na)de ha però una sua logica, anche se pare contraddittoria. La spiego con un paragone che mi vede mio malgrado protagonista. Non essendo stato dotato dal Padreterno di piedi raffinati, nelle mie esibizioni calcistiche cerco sempre di giocare la palla di prima, o comunque di non tenerla mai troppo.

Come, diranno i più attenti, ci hai il piede a banana e giochi di prima, senza accomodarti la boccia per benino?

Ebbene sì: ogni volta che tocco palla (ogni volta che l’Inter gioca) il rischio-banana è in agguato. Ergo, limitiamo il rischio, e tocchiamo palla meno volte possibile (quindi: giochiamoci tutto in Europa League, se arrivi in fondo sono una dozzina di partite, non 38).

Chè poi, se sminchio il passaggio, io almeno ho la scusa: eh uè, ho provato la cosa più difficile, ma l’idea era giusta!

LE ALTRE

I sogni di gloria sono tramontati ancor prima di iniziare, visto il Napoli che batte la Roma e i gobbi che riprendono la testa solitaria della Classifica.

Genova piscia in testa a Milano (scusate il francesismo) con Samp e Genoa a regolare le ostiche Fiorentina e Udinese, e respirare la brezza salutare del 3° posto (punto più, punto meno).

Il tutto a scuorno nostro e dei cugini, piacevolmente regolati 2-0 dal Palermo, che poteva addirittura dilagare vista la mezza dozzina di punte messe lì da Superpippo a fare spessore e poco più.

Le due milanesi fanno onestamente a gara a chi fa più cagare, ed in effetti per lo spettatore neutro è difficile scegliere di che morte morire sulle sponde del Naviglio.

E’ COMPLOTTO

Lo sfasamento temporale delle due partite mediolanensi agevola il giochetto che vede i nostri prendersi la sacrosanta cariolata di letame su tutti i media domenicali, laddove le gesta dei cugini sono annacquate in titoli e considerazioni general-generiche sullo stato del calcio delle milanesi. Giornalisticamente, niente da dire, anche se curiosamente, tutti e tre gli articoli segnalati in calce tra i “potrebbero interessarti” riguardano le difficoltà di Mazzarri.

Pippo è Pippo. noblesse oblige (anche se in fuorigioco)…

Ancor più smaccata la Gazza, che ci augura buon lunedì mattina con la seguente homepage:

La notizia più fresca è la sconfitta del Milan, ma quello è liquidato negli Highlights e in un articolo. Sull'Inter ci sono 4 pezzi. C.V.D.

La notizia più fresca è la sconfitta del Milan, ma quello è liquidato negli Highlights e in un articolo.
Sull’Inter ci sono 4 pezzi.
C.V.D.

But that’s just me talking crap…

WEST HAM

Solido pareggio esterno contro lo Stoke City, rimontando un doppio svantaggio. Restiamo quarti, seppur raggiunti dall’Arsenal.

Inscì aveghen, dicono nell’East End…

par int 2014 2015

Self explaining

IL MARCO BRANCA DI UTRECHT

SPECIALE E’ COMPLOTTO

Giusto lo spazio dedicato ai 50 anni del grande Van Basten, odiatissimo ma fortissimo centravanti rossonero, che Sacchi alla fine non voleva più, perchè non abbastanza corto-umile-e-intenso, e che poi alla fine era alla frutta come un po’ tutto il Milan (ma ovviamente adesso smentisce, chè siamo tutti una grande famiglia). Oltretutto con quello stesso Milan logoro e finito Capello ci ha vinto una manciata di Scudetti e un’altra Champions ma, appunto, stai a guardà er capello…

Non divaghiamo. Van Basten, si diceva. Gran campione, poche balle. La Gazza elenca 50 motivi per cui ricordarlo, scadendo però nell’agiografia più furba e spudorata in un paio di casi.

Vediamo con ordine:

“10 — Ha segnato 124 gol in 85 partite con il Milan”. Eehh??? un gol e mezzo a partita di media?? E la fonte qual è, di grazia? WIkipedia stranamente ha numeri diversi:

Un gol e mezzo a partita o un gol ogni partita e mezzo? Va beh, tanto è istess...

Un gol e mezzo a partita o un gol ogni partita e mezzo?
Va beh, tanto è istess…

E incredibilmente lo stesso sito del Milan riporta le stesse cifre! (il link ve lo cercate voi, chè qua mica metto rimandi a certa robaccia!). Verosimilmente si vuol dire che quei 124 gol li ha fatti tutti in 85 partite, ma quando mai avete visto una statistica dei genere?

E’ come dire “in tutte le partite in cui non ha segnato, ha fatto almeno un gol a partita“. Perfino Monsieur De Lapalisse direbbe grazialcazzo!

Tutta la manfrina serve a dire la vera notizia, che non ho avuto modo, tempo nè voglia di confutare, e cioè che nessuna di quelle 85 partite che l’hanno visto andare a referto è coincisa con una sconfitta rossonera. Ripeto, sarà senz’altro vero, ma nemmeno Zio Fester e le sue statistiche “customizzate” erano mai arrivati a simili culmini di farneticazione.

12È stato il primo a vincere tre Palloni d’oro. Due li ha regalati. Dall’elenco dei vincitori del Pallone d’Oro: Johann Cruijff: 1971, 1973, 1974; Michel Platini: 1983, 1984, 1985. Così, tanto per dire: altra minchiata ad abundantiam.

Mi fermo qui perchè non mi pare il caso di questionare su altre cosucce simpatiche (tipo la bassa rilevanza data al suo arrivo, oscurato da quello di Scifo, chè mica vorremo saltare la razione quotidiana di ceffoni mediatici agli Intertristi!) o dati atletici alquanto inverosimili (“correva i 100 metri in meno di 11 secondi”?? cioè più veloce di Cordoba, Martins, Cuadrado e gente simile? Era un fuoriclasse, ma non me lo ricordavo così veloce…).

La morale è sempre quella (oltre a far merenda con Girella): Van Basten è stato un fuoriclasse assoluto, indiscutibile e addirittura rimpianto per il poco che ci ha fatto vedere (maledetta caviglia). Ciò assodato, perchè fare ancora una volta la figura dei lecchini, guarnendo il tutto con ricordi inventati e numeri alla cazzimperio? Anch’io voglio dare il mio piccolo e rancoroso contributo a questo grande campione. Posto che linkare il bellissimo gol con l’Olanda contro la Russia sarebbe stato banale, ho scelto questa immagine:

Nudo alla meta

Nudo alla meta

Auguri Campione, nato anche tu a Ottobre come i migliori!

PROVA DELLA VOLONTA’

INTER-SAMPDORIA 1-0

La citazione del titolo apre squarci di malinconia agrodolce e financo sdolcinata, ma mi accompagna ormai da qualche decennio (Mignon è partita, per gli ignoranti).

La partita con la Samp offre più di un aspetto di difficile comprensione ad un tifoso ossimorico come me, capace di pensare di poter vincerle tutte e un secondo dopo di temere anche il peggior scarpone avversario. I miei occhi vedono un’Inter capace di creare una mezza dozzina di occasionissime, di vederle divorate sistematicamente da quello che è (stato?) il nostro miglior attaccante, di perdere un pezzo fondamentale del proprio centrocampo (Hernanes), sostituito da quello che è il paracarro per antonomasia.

E proprio il succitato arnese stradale (Kuz per gli amici), dopo essersi mangiato un gol poco dopo il suo ingresso, ci regala la ciliegina della serata, facendosi azzoppare dal pur bravo Romagnoli, esiziale nella circostanza quando sgambetta l’avversario di spalle alla porta.

Icardi timbra il secondo rigore in 4 giorni (incredibbbile!!!) e la Samp conosce la parola “sconfitta” per la prima volta in stagione.

Premesso che la partita poteva tranquillamente finire con un pareggio, i nostri mi sono piaciuti forse ancor più che col Napoli. Che Palacio sbagli tutti quei gol è purtroppo possibile, visto il migliorabile stato di forma, nè mi sento di dar contro a chi da due anni ha mostrato gli unici lampi di classe di una squadra altrimenti assai modesta.

Splendidi nelle varie occasioni Hernanes e (soprattutto) Kovacic a trovare i giusti pertugi per la palla, che pareva in effetti “strumpallazza” per il Trenza, incapace com’era di ammansirla e dirigerla mansueta verso la rete avversaria.

La difesa tiene bene, con Vidic diga silenziosa (ha giocato bene, quindi nessuno ne parla), Ranocchia preciso negli anticipi e Juan Jesus potenzialmente migliore del reparto, se non fosse per un paio di disattenzioni che lasciano scappare Gabbiadini verso la porta (esemplare a riguardo l’ulltima azione del primo tempo, che poi culmina con la traversa di Duncan).

Obi a destra è adattato e non riesce a dare continuità alla sua azione, giocando sempre e solo col sinistro: lì o sei bravo a superare in partenza il tuo marcatore oppure sono cacchi amari, chè a puntarlo vai sempre e solo verso l’interno. Quello lo sa, e lì ti aspetta.

Nonostante la manciata di punti già buttati via in questa prima decina di partite, siamo comunque ancora nel gruppone di aspiranti al terzo posto: ci sono 7 squadre tra i 15 e i 16 punti, in attesa di Lazio e Verona impegnate stasera, e tutto è ancora in gioco, .

Sabato saremo su uno dei campacci infami per definizione (Parma) contro una squadra in crisi nera e come tale pericolosissima.

LE ALTRE

Il Milan sbaglia un cross e segna con Bonaventura (altro che beffardo pallonetto!), rischiando come al solito tanto in difesa, con Abbiati che si fa perdonare l’uscita a vuoto sul vantaggio di Ibarbo. Il Napoli riacciuffa la partita di Bergamo pareggiando a 5 dalla fine e sbagliando un rigore con Higuain e un gol ancor più facile con Callejon, che spara alto da zero metri (se ci prova altre 100 volte non ce la fa…). La Viola ne fa 3 all’Udinese e la Roma non ha problemi a regolare 2-0 il Cesena.

Il GiovaneAntonini fa felice tutta Italia purgando la Juve al 94′ di una partita che apprendo essere stata dominata dai gobbi. Divertente la storia dell’ex rossonero, mai andato troppo d’accordo con Allegri (eufemismo), e che con uno stop sbagliato e una scarpata a carambolare sulla tibia dell’avversario beffa il suo ex allenatore facendo felice tutta l’Italia non bianconera. Devo ammettere che, ancora sintonizzato sulla “mia” partita, avevo sentito un sussulto della folla pochi secondi prima del fischio finale, ed avevo immediatamente pensato ad una sconfitta del Milan, chè va bene essere ottimisti, ma un sifulotto bianconero proprio non me l’aspettavo.

E invece, si potrebbe dire, God pays his debts without money!

E’ COMPLOTTO

Sì perchè la Juve, come se ne avesse bisogno, ha ulteriormente cementato la sua solida reputazione di Vecchia Megéra del calcio italiano, mostrando per l’ennesima volta l’assenza di quello “stile” di cui invece si vanta -a vanvera- da sempre.

Le uscite di Andrea Agnelli e di Evelina Christillin sono state talmente fuori posto da farmi essere d’accordo rispettivamente con Ignazio La Russa e Mario Giordano.

Prova della volontà, si diceva in apertura…

Ho provato un misto di ammirazione e compassione nel sentire e vedere Mazzarri nel dopopartita. I fischi, checchè ne dica, li ha sentiti eccome, e a mio parere ha pure fatto bene a “mandarli” a fine primo tempo. Il tifoso disfattista ha sempre vita facile, ed è più che legittimo fischiare squadra e allenatore quando si fa cacare.

Non mi è parso fosse questa l’occaasione giusta per farlo: i nostri, come detto, han giocato bene, e un Palacio in versione autentica avrebbe chiuso il match ben prima del (sacrosanto) rigore concesso agli sgoccioli. Temo che l’odiata categoria dei Luoghi Comuni Maledetti abbia fatto un’altra vittima, e che quindi per definizione Mazzarri sia un incapace e faccia giocar male la squadra.

Critichiamolo quando tiene in campo tre centrali contro squadre che schierano una punta e basta, smadonniamo quando non inserisce Bonazzoli o Puscas in partite che non si sbloccano, ma non fischiamo per partito preso.

Eccheccazzo.

Il Kuz al suo meglio

Il Kuz al suo meglio

MANUALE DEL (ANTI) CALCIO

CESENA-INTER 0-1

Coerenza, Mario. Coerenza.

Hai sempre detto che avresti sempre preferito una vittoria risicata, squallida e imbarazzante ad un pareggio arioso, spettacolare e pieno di giUoco.

Coerenza.

Ok, ce la posso fare: i tre punti sono la cosa più importante, e di questo, visti i tempi grami, dobbiamo gioire.

I tre punti sono anche la sola cosa da portarci a casa, visto che la pochezza dei nostri è stata imbarazzante quasi quanto il completo “spezzato” (solita maglia del pigiama accoppiata a calzoncini bianchi con numeri rossi: i trend setter credo chiamino questo stile “‘na scarpa e ‘na ciabatta“). Quantomeno, la mise è lo specchio perfetto della prestazione dei ragazzi. Giochiamo per un’ora con un uomo in più, soffrendo sistematicamente il loro pressing, finendo una decina di volte in fuorigioco e rischiando di prendere il fischione all’ultimo secondo.

Detto che i pochi scampoli di calcio ce li fanno vedere Kovacic ed Hernanes (i migliori da un punto di vista potenziale, e per fortuna anche all’atto pratico), il resto della partita è la quintessenza di una imbarazzante mediocrità, con la difesa a soffrire molto più i propri limiti tecnico/tattici della pericolosità degli avversari, e con gli attaccanti a far a gara tra loro a chi butta nel cesso più occasioni da gol.

Ma abbiamo vinto, e dobbiamo farcelo bastare.

Vestendo per un attimo gli amati panni del tènnico, mi vengono in mente due robe:

1) se avessimo un centrocampista degno di tale nome (e quindi non un paracarro come il Kuz, un picchiatore in libera uscita come M’Vila, un cranioleso come Guarin o un bravo ragazzo come Khrin), caldeggerei fortemente un immediato passaggio ad una difesa a 4, in modo da guadagnare un uomo in più in mediana, tanto per non essere costretti a novene e rosari  quotidiani che preservino Kovacic e Hernanes da qualsivoglia malanno di stagione.

Sento parlare un gran bene di Baselli dell’Atalanta, il nuovo Pirlo secondo la vulgata pallonara. Ora, posto che non l’ho mai visto giocare, sarebbe interessante acchiapparlo e capire come potrebbe cambiare la nostra mediana supportando i due succitati, fermo restando il cagnaccio Medel a randellare tutto ciò che si muove dalle sue parti (se è il pallone, pazienza!, cit.). Probabilmente non se ne farà nulla, visto che l’arrivo dell’orobico pare condizionato alla partenza dell’amatissimo Kuz, che legittimamente non ne ha manco per le palle di andarsene in una squadra (ancor) più scarsa della nostra.

2) In apparente contraddizione con quel che ho detto e scritto ultimamente, le critiche a Mazzarri mi paiono sempre meno irragionevoli.

Mettiamola così: il Miste’ offre evidenze quotidiane che corroborano il già robusto dossier ai suoi danni. Partite come quella di ieri, o come il soporifero 0-0 infrasettimanale contro il St Etienne, sono tra le peggiori esibizioni dei nerazzurri che io ricordi. Non solo: questa considerazione comincio a farla abbastanza di frequente, segno che non si tratta della solita “giornataccia” che capita una volta ogni tanto, ma che è proprio una tendenza non so quanto rimediabile.

Personalmente, continuo a pensare che una squadra che schiera Palacio, Icardi, Hernanes, Kovacic, Ranocchia e Handanovic non possa far così schifo. Se invece fa -ripetutamente- così schifo, lo sguardo volge inevitabilmente verso la panca.

Ora, riprendendo l’auto-esortazione iniziale (Coerenza!) non arrivo ovviamente ad augurarmi “la testa di Mazzarri su un piatto“, ma le motivazioni alla base della mia convinzione sono puramente economiche: non ce lo possiamo permettere!

Aver visto il Mancio in tribuna ieri ha fatto vacillare il mio cuoricione da tifoso e, se continuo a ritenere che nemmeno Gesù Cristo potrebbe fare di Jonathan il nuovo Maicon, inizio a sospettare che attorno a Mazzarri inizi a mancare quella fiducia da parte di tutto l’ambiente (Società in primis e giocatori in secundis) necessaria per “fare bene” -altra frase che odio, come se ci fossero squadre che vogliono fare “così così” o addirittura “fare schif’alcazzo“.

Mi auto-infliggo un periodo di auto-analisi per capire che razza di tifoso sono.

Vi farò sapere i risultati.

LE ALTRE

Detto che Udinese e Sampdoria sono meritatissimamente al terzo posto, con i liguri attesi in settimana a San Siro, Lazio e Napoli vincono mantenendo immutato il loro vantaggio nei nostri confronti.

Guadagniamo invece 2 punti su Milan e Fiorentina che pareggiano nel posticipo dei posticipi, mentre là in cima la Juve torna a +3 battendo il Palermo e approfittando dello 0-0 della Maggica in casa Samp.

E’ COMPLOTTO

Non volendo dissipare ulteriore spazio informatico sull’addio del Signor Massimo, faccio solo presente quanto successo a distanza di poche ore.

Il nostro, dopo mesi di silenzio d’oro, prorompe in tutta la sua simpatttia vaticinando volatili per diabetici all’attuale Mister e facendo capire che, con lui ancora al comando, l’esonero ci sarebbe già stato.

Due giorni dopo, le già ricordate dimissioni, nei tempi e modi sbarazzini così consoni al personaggio.

Grazie a una fortunosa coincidenza, merito dell’utile idiota di turno, la nuova dirigenza del Club ha l’occasione di guadagnare immediatamente vagonate di punti in popolarità presso i tifosi nostalgici, assestando quello sganassone mediatico che noi poveri Intertristi chiedevamo al Signor Massimo da anni, mai ascoltati se non per argomentare che “noi siamo superiori, non ci abbassiamo al loro livello, tanto la gente sa com’è andata…“.

E invece, eccolo qui il capolavoro:

#insiemeallasuareputazione

Spero sia chiaro a tutti il danno perpetuato in 18 anni di dichiarazioni Simpattiche e la squassante differenza con le 6 righe qui sopra incorniciate.

Probabilmente, un ventennio di esternazioni quotidiane e rese con la consueta disponibilità aveva annebbiato la vista a molti e reso tanti di noi (di voi!) incapaci di capirne la gravità.

Eh sì che bastava così poco…

Concludo con una bagatella, ennesima spia dell’aria che si respira intorno alle strisce neroblù. La Gazza dà 5 in pagella all’arbitro di Cesena-Inter argomentando che il rigore “ci può stare” ma che l’espulsione è eccessiva.

Però, nell’apposito “box” che analizza più in dettaglio gli episodi da moviola, la solfa è leggermente diversa. Lì testualmente si legge: “Poco da dire sul rigore, mentre qualche dubbio arriva sul rosso per la chiara occasione da rete. Palacio, infatti, per scavalcare il portiere cerca la via esterna, mentre Lucchini sta rientrando. La regola, però, è severa e dà parametri precisi: quando il fallo arriva nei pressi dell’area piccola, il rosso è quasi automatico. Mazzoleni, insomma, si attiene alla direttiva (molto severa e contestata) avuta“.

Ma intanto gli diamo 5 e buttiamo un po’ di merda nel ventilatore, per vedere di nascosto l’effetto che fa.

Nel frattempo, il raddoppio della Juve si limita a “suscitare dubbi”. Tanto stavano già vincendo…

WEST HAM

Goduria pura!

Battiamo 2-1 il Manchester City e restiamo quarti in classifica!

E, ancor più bello, il secondo gol è frutto di “moviola in campo”, con gli arbitri a bordo campo a controllare e confermare in pochi secondi che la palla ha interamente superato la linea entrando quindi in rete.

as-simple-as-that

as-simple-as-that

Senza interminabili interruzioni nel gioco, senza suicidi di massa, senza rivolte popolari nelle strade. E, soprattutto, in culo a Platini!

They fly so high!

maglia del pigiama e braghe coi numeri rossi?!?!?

maglia del pigiama e braghe bianche coi numeri rossi!?!?!

ma come ti vesti !?!?!

ma come ti vesti !?!?!

C’ERAVAMO TANTO AMATI (…forse)

L’ennesimo coup de théatre del Signor Massimo fa definitivamente chiudere la lunga parentesi Morattiana all’Inter.

Lasciando ad altri il sollazzo di compilare pagelle e rendiconti da cui fare uscire l’ormai ex Presidente come eroe o unico colpevole del dissesto finanziario, userò tutta la lucidità mentale di cui sono capace (ah beh allora…) per analizzare i punti di vista delle due parti di fatto in causa: Moratti e Thohir.

 

IL PUNTO DI VISTA SIMPATTTICO

Moratti ha preso atto della sostanziale inutilità del suo ruolo, che era anzi in contrasto con la sua visione del Club. Non ha condiviso nulla delle scelte strategiche dell’ultimo anno, dal repulisti in Società a tutti i livelli, alla attenzione quasi ossessiva ai conti passando per il continuo e continuato sostegno a Mazzarri.

Dal suo punto di vista è legittimo chiedersi: “chi me lo fa fare di rimanere in una Società che sta facendo damnatio memoriae di tutto quel che ho fatto negli ultimi 20 anni?

Questo nonostante lui stesso avesse capito che era impossibile andare avanti con la gestione paternalistica del Club, non solo e non tanto perchè i danari per ripianare le perdite erano sempre i suoi (fatto che da solo lo avrebbe legittimato a stufarsi già prima del lustro d’oro), ma anche e soprattutto per le nuove regole sul Fair Play Finanziario, che molti fingono di non comprendere.

La mossa di cedere il Club è stata sofferta più di quanto noi tifosi possiamo immaginare, e nel mio piccolo avevo riconosciuto in quel gesto un grande senso di responsabilità del Signor Massimo.

Quando i soliti faciloni, criticando quel rigore che Moratti non ha mai avuto, sfottono Thohir dicendo “per fare il ragionierino da 4 soldi, allora poteva pure rimanere Moratti“, in realtà non vedono il problema (e sai la novità!). Moratti, proprio per le sue qualità, non ha saputo nè voluto fare una vera spending review del suo Club, perchè non era nelle sue corde, perchè ha sempre generosamente pagato di tasca propria per compensare questa mancanza di efficienza e oculatezza nelle spese.

Ma, e questo era stato il mio plauso, ha fattivamente riconosciuto questo suo limite, passando la mano e cedendo “la sua figliola” a un soggetto che potesse farla andare avanti in altro modo.

Ha speso un sacco di soldi (suoi).

Si è tolto le sue porche soddisfazioni.

Ha dato quel che poteva dare (tantissimo).

Ha soprattutto dato quando poteva dare, chè adesso la spesa matta e disperatissima non è più consentita.

 

IL PANORAMA VISTO DA JAKARTA

E qui entra in ballo Thohir, arrivato come un maltollerato straniero, capace di guardare solo ai conti e accusato di voler fare dell’Inter un giocattolo di brand, marketing e internazionalizzazione. Ma questo lo sappiamo: come detto, è esattamente il complemento di Moratti, ne ha pregi e difetti speculari.

Solo che, concedetemi due righe da tifoso complottista, a Moratti si rimproverava di essere uno scialacquatore troppo tifoso, e a questo di essere un freddo calcolatore. Prostituzione intellettuale.

Come dissi un anno fa all’atto dell’insediamento, la speranza riposta nella nuova proprietà era di mantenere i pregi e correggere i difetti della gestione precedente. A 12 mesi di distanza si vedono chiari i passi compiuti per allontanarsi dai difetti.

Si rischia però, con un’espressione che odio, di buttar via il bambino con l’acqua sporca.

Tento di spiegarmi meglio.

Quando si dice che Thohir dovrebbe investire di più nella squadra, che dovrebbe far sognare i tifosi, che -in buona sostanza-  dovrebbe comprare giocatori più forti, si dice al tempo stesso un’ovvietà ed una fesseria.

E’ palese che tutti noi saremmo più contenti di avere Vidal al posto di Guarin o Pianjc al posto del Kuz, ma l’amara verità è che è finito il tempo del “cià s’el custa“, col Presidente a cacciare l’assegno e comprare il Ronaldo di turno. Che Fabio Monti se ne faccia una ragione.

Ammesso e non concesso poi che il Pianjc di turno accetti l’offerta (chi cacchio glielo fa fare?), la UEFA te la farebbe pagare carissima. Possiamo discutere ore sugli arzigogoli trovati da PSG e Man City che spacciano per sponsor tecnici quelli che sono sostanziosi finanziamenti al Club, ma l’esistenza di furbetti che cercano di aggirare le regole non è un buon motivo per infischiarsene.

Le sanzioni UEFA, per quanto blande per ora, non tarderanno ad arrivare già adesso a bacchettare i nostri conti (appuntamento a inizio Novembre) . Figuriamoci cosa sarebbe successo assecondando le voglie da tifoso e comprando un paio di campioni (da convincere con ingaggi astronomici, per compensare l’almeno iniziale mancanza di appeal da Top Club).

Quella pagina è parte del nostro glorioso passato, ma non tornerà. Non a breve, almeno.

Da un punto di vista gestionale, il piano di Thohir è chiaro e per me condivisibile: i tagli -invero già iniziati sotto la gestione Moratti con i risparmi sugli ingaggi più onerosi- sono conclusi, chè meno di così non puoi spendere se vuoi avere una squadra presentabile. C’è da aumentare i ricavi e quello, ahimé, non lo fai in due giorni.

Tutto giusto, come detto. Poi, come dice il Sergente Lo Russo in Mediterraneo, “c’è modo e modo…di dire, il concetto resta quello…“.

Non che io aneli all’ingaggio di prostitute elleniche in quantità, tanto per rimanere in ambito-citazioni cinefile. Vorrei solo che Thohir nella sua gestione non eccedesse nella distruzione di tutti i simboli del tempo che fu. Aldilà degli slogan da tifoso (l’Inter agli interisti e altre panzane assortite), credo sia importante avere una continuità con quei valori (sportivi, etici e societari) che devono rimanere marchio distintivo del Club. Ecco perchè l’allontanamento di Moratti può constituire un pericolo. Non sarei sorpreso di vedere Zanetti seguire l’esempio del suo padre putativo e questo, aldilà della fumosità della sua attuale carica di Vicepresidente, potrebbe sancire una netta e definitiva cesura tra l’Inter che è stata e quella che sarà.

Il continuare a “non essere quella roba là“, aldilà degli ingaggi di Fassone, degli accordi con Lotito e con Infront, è un paradigma che la nuova dirigenza dovrebbe porsi come ineludibile.

E tutto ciò richiede la coerenza e l’onestà intellettuale di riconoscere e far propri i pregi della gestione-Moratti.

I conti sono una cosa, i colori un’altra.

Un bravo Presidente deve saper trovare posto per entrambi.

Questo chiedo a Thohir, con o senza il Signor Massimo.

moratti-inter-addio-indonesia-tuttacronaca

 

 

 

IN CULO ALLA PASTINA

INTER-NAPOLI 2-2

C’è un cervellotico sillogismo che spiega il titolo.

In casa mia, da sempre, non so quanto scientemente, domenica sera + sconfitta dell’Inter vuol dire pastina in brodo per cena.

La solfa nasce nella mia infanzia, con il piccolo “me” a lamentarsi della cosa: come se non bastasse la tragedia del weekend ormai andato, dei compiti non fatti con interrogazione alle porte, della sconfitta nerazzurra ancora sullo stomaco, ecco l’odiata brodaglia a sancire l’ìnsipienza del momento.

Poi arrivarono la peitivù, i posticipi serali, con tanto di “frittatone di cipolle e familiare di Peroni gelata” davanti alla tele.

Pina: stacca il telefono!!

Pina: stacca il telefono!!

Ecco, ieri sera ho volutamente proposto un’autogufata preventiva, rinunciando alla pizza speckezola di Rocco Pasquale e chiedendo alla mugliera un corroborante piatto di tempestine con acqua e dado. Questo per dire la fiducia che riponevo nei nostri, visto anche l’allineamento dei pianeti a premiare che non lo merita (i cugini) e beffare chi solo pochi giorni fa pareva uno squadrone (Viola).

Una volta sorbito il consommé, raggiungevo il divano come fa il condannato col patibolo, e invece…

Minchia, il primo tempo sembravamo una squadra di calcio! Gente che sa cosa fare con la palla, addirittura un possesso per un volta ragionato, comprensivo di tiri in porta e un palo di Hernanes. Napoli non pervenuto, e vantaggio nerazzurro che sarebbe stato più che meritato.

Obi è riciclato come laterale destro e nei primi 20 minuti fa un figurone, mantenendo la media oltre la sufficienza per tutta l’ora passata in campo. Hernanes e Kovacic per una volta giocano bene insieme e non in alternativa uno all’altro, e Palacio fa capire quanto sia importante avere una punta che non aspetta la boccia (vero Icardi?) ma si fa in quattro per andarsela a pigliare.

Quasi troppo bello per essere vero, e infatti nella ripresa la musica cambia: senza fare chissachè, il Napoli inizia a giocare e noi rinculiamo sempre più. Insigne pareggia il conto dei pali e fino alla mezzora della ripresa l’equilibrio non si spezza.

Tanto per chiarire: meglio (e di molto) noi nel primo tempo che loro nel secondo. Per quel che vale.

Nell’ultimo quarto d’ora i nostri invece decidono che, più o meno, il 6 nell’interrogazione (o il 18 all’esame, fate voi) ormai è acquisito. La premiata ditta Ranocchia-Dodò decide quindi di regalare dapprima una stupidissima rimessa laterale al Napoli, e poi di difendere secondo il noto schema cazzodicane nell’azione successiva. Il colpo di testa di Vidic può non essere risolutivo ma, manuale alla mano, spizza la palla prolungandone la traiettoria. Se il riccioluto Dodò fosse stato vicino a Callejon, invece di andare a saltare (forse per contrastare il compagno?), ecco che lo spagnolo brillantinato avrebbe avuto quantomeno un avversario tra sè e i 7 metri di porta. Viceversa, il diagonale batte un incolpevole Handanovic.

La pastina si ripresenta come i peperoni e mi dico “visto che la perdiamo?“, domanda retorica ancor più motivata dall’ingresso in campo dell maltollerato Guarin.

Il colombiano decide però di darmi torto, e al primo pallone toccato pareggia sugli sviluppi di uno dei tanti calciodangoli (cit.) battuti dai nostri.

Manca una decina di minuti, e mi trovo negli scomodi panni dello Scarpini ottimista, arrivando a pensare “vuoi vedere che con un po’ di culo la vinciamo?“.

Mancopocazz’, dicono a Fuorigrotta. E infatti Lopez, anonimo fino a quel momento, azzecca il passaggio vellutato a voragine e Callejon (brillantina a parte, gran giocatore) pesca il sinistro al volo che si insacca sul secondo palo. Gol splendido esteticamente, Handanovic forse abbagliato da cotanta bellezza e un pocolino statico nella circostanza…

Cristi, Santi e Madonne fanno a cazzotti per uscire per primi dalla mia bocca ma, nemmeno il tempo di mettersi d’accordo, è un rantolo soffocato quello che prorompe dalla mia ugola. Il cross di Dodò è battuto in maniera piacevolmente normale (teso a centro area), e Hernanes spicca il volo per la testata del 2-2, ancor più spettacolare della capriola d’ordinanza fatta subito dopo.

Morale, se avevo poche speranze prima del match, se ne avevo ancor meno dopo il primo gol preso, a partita finita mi scopro più felice di quanto saggezza suggerirebbe, chè alla fin della fiera galleggiamo a metà classifica e ci vediamo superati da canidi e suini in quantità.

Nel primo tempo potevamo vincerla, ma alla fin fine abbiamo seriamente rischiato di perderla. Jovanotti direbbe che “i miei difetti sono tutti intatti“: la concentrazione va e viene; gli errori, prima ancora che tecnici, sono di inescusabile deconcentrazione, ma questo purtroppo è storia vecchia e arcinota. Non mi ero ovviamente illuso che il buon primo tempo avesse spazzato via la nostra attitudine naif al calcio e alla vita, e infatti puntualmente le castronerie sono tornate a fare capolino alle nostre latitudini.

Concordo con Ausilio e Hernanes: il nostro campionato deve iniziare adesso, senza troppo guardare la classifica, chè alcuni di quelli che stanno là sopra col tempo rientreranno nei ranghi (Samp e Udinese to name the few). Starà a noi dare continuità al buono fatto vedere.

Mi rendo conto che i non-interisti mi accuseranno di veder la mia squadra più bella di quel che è, ma in realtà è proprio il conoscerne i limiti ed i difetti che mi fa essere positivamente sorpreso dall’ultima prestazione.

Il difficile, come al solito, viene adesso. C’è da confermare i miglioramenti e -sperabilmente- vincere qualche partita. Così, giusto per vedere di nascosto l’effetto che fa.

 

LE ALTRE

Come detto, vincono tutti o quasi, in un pessimo mix di vittorie-di-culo (Milan), pareggi-di-sfiga (Samp) e sconfitte-di-merda (Fiorentina).

Il sabato ci aveva proposto la prevedibile vittoria della Roma sul Chievo e l’insperato e godibilissimo pareggio gobbo a Sassuolo. Ricordo per i vecchi smemorati che “a farne 7 al Sassuolo son buoni tutti“.

 

E’ COMPLOTTO

Ce l’ho col fato e con la sorte stavolta, e mi riallaccio al trittico di partite elencate poche righe sopra. Dovere morale e tifo accanito mi impongono di diffidare dalle lodi sperticate al Milan di Superpippo che fa 3 gol con due tiri in porta e un autorete tanto clamorosa quanto decisiva nello sbloccare il risultato. Sorvolo per umana pietà sull’inconsistenza della fase difensiva scaligera in occasione dei due gol di Honda e indugio volentieri sulla mezza dozzina di paratone fatte da Abbiati a risultato acquisito. Ma è tutto inutile: “Bravo Superpippo, dài che prendi la Juve del cattivone Allegri, miglior attacco del campionato, ti vogliamo tanto bene“. E’ addirittura lui a smorzare gli entusiasmi, ricordando per un attimo una fase difensiva da migliorare (eufemismo), prima di poter tornare al solito refrain del “meglio rischiare un po’ di più dietro ma attaccare e fare spettacolo“.

Tocca citare il vecchio Trap, come vedremo invece censurabilissimo in settimana, quando chiosava con la massima “se mi voglio divertire vado al circo, io voglio vincere!“.

Il nostro dopopartita vede tutti (o quasi) gli esperti di Sky a minimizzare sulla qualità del giUoco espresso dalle due squadre, forse perchè il primo tempo i nostri l’han fatto in maniera più che accettabile. Ma si sa: il riflesso pavloviano impedisce alla stampa italiana di mettere insieme le parole “Inter” e “bel giuoco” nella stessa frase.

Un esempio? Benitez, bollato fin dai tempi di Liverpool come catenacciaro speculatore (ovviamente con ancor più acredine nella parentesi interista), dal confronto con Mazzarri esce inopinatamente come quello dei due che preferisce un gioco più manovrato, “non certo un contropiedista, insomma“.

Come al solito, l’onestà intellettuale dipende dal colore della maglietta (XXL in questo caso).

Dato del patetico allo Zio Bergomi e al telecronista Riccardo Gentile quando ci ricordano che “in campo ci sono solo 2 italiani” e che l’Inter ha il record di stranieri schierati nella stessa partita (ve lo scrivo in maiuscolo, così magari capite meglio NON ME NE IMPORTA UNA BEATA FAVA!), applausi a scena aperta all’inarrivabile Zorro Boban, quando giustamente -a mio parere- puntualizza che l’errore sul primo gol non è tanto di Vidic quanto di Dodò, e quando tributa i giusti complimenti a Kovacic e Hernanes per la partita fatta.

Zorro a parte, vedo una corsa di tutti a tirar la croce addosso a Vidic che, sostanzialmente, è un pacco. Per carità, se va bene a voi, buona camicia a tutti, e se non altro, meglio “sparare” su un campione come lui che su qualche giovane inesperto. Detto ciò, definire quello di ieri come un erroraccio è quantomeno eccessivo, mentre aggiungere che sul 2-0 è lui a tenere in gioco Callejon (commento del 4.5 in pagella sul Corriere) è un falso ideologico: il nostro è in effetti il difensore più arretrato, ma l’avversario è ampiamente dietro un altro paio di interisti.

Mauro, Porrà e compagnia non hanno mancato di far presente a Ausilio che un centrocampo degno di tale nome non può avere uno come Medel davanti alla difesa, là dove servirebbe un Pirlo. Non uno (nemmeno il nostro Direttore) che abbia ricordato che perfino Pirlo ha giocato per 10 anni con il cagnaccio Gattuso di fianco, proprio per permettergli di fare il suo gioco. Senza contare che Medel picchia di meno e ha piede migliore di Ringhio, che però è simpatico guascone ed eroe per definizione.

Chiudo la corposa parentesi mediatica con il disgusto per quanto letto in settimana dalle colonne sempre meno rosee e sempre più marroncine della Gazza a proposito dell’ennesimo Juve-Roma da ufficio inchieste.

L’intervista a Morgan De Sanctis, oltre che sacrosanta nei contenuti (per me) è ovviamente legittima, ma in questa precisa occasione il direttore Andrea Monti si sente in dovere di puntualizzare: aldilà del titolo finto-assolutorio, (“Intervista a De Sanctis: perchè era giusto farla e pubblicarla“) il solerte Direttore avverte fortissima l’urgenza di far presente a lettori e azionisti che quelle del giallorosso sono solo idee sue, in alcun modo condivise dal giornale. E infatti, nei giorni seguenti, la stessa Gazzetta richiama alle armi una bella fetta di juventinità anni ’80 (quoque tu, Trap!), tutti a spergiurare l’innocenza della Gobba, allora come adesso.

Mancava solo che dicessero che il 25 Dicembre arriva un signore vestito di rosso a portare regali ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi.

 

WEST HAM

Granitica vittoria per 3-1 contro il Burnley e incredibile 4° posto. Momentaneo, provvisorio, fuorviante… quel che volete, ma intanto siamo 4°!

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