TANTO PER DIRE…

Approfitto della pausa Nazionali, che ovviamente ci fa perdere un paio di giocatori, per fare informazione di servizio (o di “servizi”, intesi come gabinetti) verso l’Inter e segnalare un paio di cosucce.

1) Dopo il lodevole intento di “dare una rinfrescata” all’immagine del Club -più che opportuno, direi- avevo accolto con giubilo la notizia per cui il nome da utilizzare nelle competizioni europee sarebbe stato “Inter Milano” e non più “Inter Milan”.

It’s a simple little “o” but it makes a world of difference…

In realtà, la messa in pratica di questo principio, anche sempliciotto diciamo la verità, deve aver incontrato qualche intoppo, perchè le due partite di Europa League viste online (courtesy Rojadirecta) mostravano il vecchio e fuorviante nome di “Inter Milan” ancora in bella vista.

Provvedere!, direbbe il Sor Savino alla moglie del Necchi.

2) Se l’immagine è importante -ribadisco: solo Moratti non la riteneva tale, con l’approccio Simpatttico che tanti frutti bacati ha dato nel corso della sua gestione- allora buon senso vorrebbe che le formazioni mostrate nella grafica televisiva di inizio partita facessero vedere i giocatori con la maglia giusta: non dico proprio con la maglia da trasferta in caso di partita giocata in completo bianco, ma per lo meno con la divisa della stagione in corso.

La maglia di quest’anno, come detto, è un pigiama, ma è l’immagine più riconoscibile dell’Inter di quest’anno: e allora, diamineiddio, perchè devo vedere le facce dei nostri incollate alla maglia dell’anno scorso? (Pre-partita di Fiorentina-Inter su Sky)

Provvedere.

3) Infine, noto che il Club delle vedove morattiane ha un nuovo -e insospettabile- membro. Oltre al socio fondatore Fabio Monti, patetico quando riduce il paragone tra Moratti e Thohir all’acquisto di Ronaldo da parte del primo contro la conferma di Mazzarri ad opera del secondo, anche Alberto Cerruti dalla Gazzetta di martedì ci fa sapere di rimpiangere i bei tempi andati del Signor Massimo, e addirittura rievoca i fasti di una Società vicina all’allenatore (ma quando mai??): una frase come “Thohir sarà bravissimo a far quadrare i conti, però da quando c’è lui si avverte un vuoto, anche mediatico, che né Fassone, né Ausilio, per motivi diversi, possono colmare” è un falso ideologico che fa ridere per non dir di peggio, e ancor più ci fa capire quanto la precedente gestione mediatica della Squadra facesse comodo a tutti gli addetti ai lavori.

Provvedere.

In Gazzetta evidentemente vogliono portarsi avanti col lavoro, mascherando per refuso quel che è invece un gufaggio preventivo. Certe cose non cambiano mai: se già fai schifo, nel dubbio di danno un altro ceffone agratis. Ecco quindi che le sconfitte consecutive dell’Inter da due diventano già tre. Commossi ringraziamo.

Precisissimi, tassonomici e nozionistici poi nello squadernare sondaggi e tabelle, tanto per ribadire il concetto: Mazzarri è un pacco se rapportiamo stipendio a punti fatti, l’Inter è ancora zeppa di stranieri e invece gli Italiani sono più forti, l’Inter la delusione del Campionato, addirittura scomodiamo Zidane per dire che all’inizio faticava, ma poi ha giocato contro l’Inter e ha preso il volo.

Poi ovviamente anche noi interisti ci mettiamo del nostro, col Baffo Mazzola che se ne esce con la battuta “non mi sembra che Thohir abbia voglia di spendere molto“, quando è ovvio che, più che non volere, è il non potere. Ma facciamo finta di niente, piazziamo la battuta e famose du grasse risate!

II sunto di tutto ciò in realtà è una semplice domanda: avendo rimosso e sostituito la stragrande maggioranza del Management legato alla precedente gestione, quando cazzo arriva il mènegger-esperto-di-comunicazione?? Devo venire io?

 

Colonna sonora: "Plin, plinplinplin, plin plin plin, plinplinplpin..."

Colonna sonora: “Plin, plinplinplin, plin plin plin, plinplinplpin…”

BOCCA MIA TACI

FIORENTINA-INTER 3-0

Dio santo, che chiavica!

Ne pigliamo 3, potevano essere tranquillamente il doppio. Dopo 20′ siam già sotto di due. Ennesimo dubbio amletico del “con noi tutti fenomeni” o “noi sempre coglioni“. Probabilmente è questo dilemma a paralizzare le gambe di tutti i nostri, perchè è inquietante dover dire che il migliore sia D’Ambrosio.

La forma fisica è da gerontocomio, quella mentale da neurodeliri. Per la tattica, lassa perde…

Pur mancando dai gradoni di San Siro ormai da un paio d’anni, sento risuonare distintamente il mantra del mio vicino di posto negli anni ’90: “non c’è ali, non c’è schemi, non c’è un cazzo“.

Vero che il primo anello verde era (e probabilmente è ancora) abitato da una peculiare razza sub-umana capace di sfanculare settimanalmente l’allora portiere interista (Pagliuca) al grido “mandatelo a casa! datemi Vitor Baia!!“.

Vero che la stessa accozzaglia di craniolesi incolpava a prescindere il Bergomi calciatore-e-capitano anche quando non giocava.

Vero che dopo un quasi-autogol di Winter in un Inter-Lazio, la stessa accozzaglia chiosava sconsolata: “questo è quel che succede ad avere Gigi Simoni in panchina“.

Eppure, anche l’orologio rotto due volte al giorno segna l’ora giusta.

Non c’è ali.     Non c’è schemi.     Non c’è un cazzo.

As simple as that.

Se Mazzarri voleva mettermi alla prova, alla luce del mio (a questo punto azzardatissimo) endorsement di poche ore fa, devo dire che ci si è messo d’impegno! La coerenza vacilla, ma continuo a ritenere il Mister uno dei problemi e non il (facile) solo responsabile di tuttastammerda.

Anzi: se proprio devo pescare un aspetto positivo nel succitato guano calcistico, noto una costante presenza della società (Ausilio nella fattispecie) a non lasciar solo l’allenatore, come troppo spesso ho visto fare nel corso della precedente gestione.

La pausa casca a fagiuolo, si dice in questi casi: sarà… Visti i soliti esodi transoceanici della dozzina di nazionali che incredibilmente ancora popolano la nostra rosa, le due settimane saranno buone per cambiare aria, sparigliare le carte, fare quel “spegni-e-riaccendi” che è il caposaldo di ogni intervento su qualsiasi tipo di hardware. Che poi in questo periodo qualcuno degli acciaccati o mal-deambulanti possa essere oggetto di un “richiamino” fisico-atletico è più di un auspicio: Palacio è in uno stato di forma non degna della sua storia, ma sono tanti a trascinarsi per il campo.

Ma, ammesso e non concesso che Pondrelli si riveli il “mago” che dicono essere, resta l’aspetto tattico e mentale da mettere a posto. Ieri sera, difesa a tre o difesa a quattro son parse esattamente identiche nel non contrastare anche il più blando degli attacchi Viola (il gol del 3-0 è emblematico). Temo che per Mazzarri il tempo degli esperimenti sia finito, e che debba prendere decisioni definitive su uomini e modulo.

In questo momento siamo troppo scarichi per farci belli e pensare di poter cambiare modulo in corsa. Visto che il comun denominatore delle ultime uscite è “facciamo cagare”, si scelga una formazione e un modulo di riferimento, e si batta su quel chiodo finchè la lezioncina tattica non è stata mandata a memoria.

Sempre che detta lezioncina esista.

Altrimenti, metti in campo gli 11 che corrono di più e digli “fate il cazzo che volete“.

LE ALTRE

Quando la tua squadra pesta giù un partitone così, ha anche poco senso guardare in casa d’altri. Per quel che conta la classifica oggi, siamo decimi, e nelle ultime due partite abbiamo perso 6 punti sul Napoli e 4 su Milan e Fiorentina. Detto ciò, puramente a livello numerico, sono tutti ancora a “distanza di sicurezza” (e dopo 6 giornate ci mancherebbe altro!). In altre parole, non è l’aritmetica a condannarci alla bocciatura, son tutte le altre materie!

E’ COMPLOTTO 

Pur avendo cose più tragicomiche a cui pensare, non posso non dedicare qualche riga all’ennesima grande prestazione di Gianluca Rocchi, once more Rocchi Horror Picture Show. E’ ormai stantìo ripetere le considerazioni fatte tante altre volte sul soggetto in questione, perfetta metonimia del settore arbitrale italiano.

Dare quel secondo rigore, dopo aver cannato così ignobilmente il primo (che oltre ad essere fuori area non è nemmeno fallo di mano) è la palese dimostrazione di malafede del personaggio. Così come il segnalinee Preti nello splendido Juve-Inter di Novembre 2012, anche in questo caso un arbitro in buona fede sorvola sul secondo episodio dubbio, fischiando punizione dal limite.

Evidentemente la buona fede, pronamente data per scontata da tutti (“ci mancherebbe altro“, come se quel che è successo nemmeno 10 anni fa fosse roba mai esistita), si è presa un giorno di ferie.

Non entro nel merito del terzo gol che, in attesa dell’interpretazione autentica del regolamento attuativo della nuova norma sul fuorigioco, per ora dà l’ennesima dimostrazione dellìinutilità degli assistenti di porta.

Le parole del Pupone nel dopo-gara sono di una chiarezza cristallina, a dispetto dell’eloquio non esattamente accademico, ma-come dire-: non è necessario avere 4 lauree per vedere quel che è sotto gli occhi di tutti:

Ottima soprattutto la chiusa a zittire il calabrese cantilenante, che fa la finta vergine e chiede “che c’è di sbagliato nel rigore di Pogba?“.

Chiudo parlando d’altro: doveroso l’omaggio a Ibra fatto dal Corriere in occasione del suo 33° compleanno.  Grande campione Zlatanasso, alla fin fine rimpianto da tutte le squadre che l’hanno avuto a libro paga: carissimo, ma -come dire- li vale tutti.

Ciò premesso, mi piace ricordare che in Italia il ragazzo ha vinto quattro scudetti, di cui tre (di fila) con i colori nerazzurri. E’ strano che, delle immagini “italiane” della foto gallery, solo tre lo ritraggano in maglia nerazzurra, oltretutto con una delle tre a immortalarlo mentre zittisce i suoi tifosi (tra cui mio padre!) che lo fischiavano per quella che pareva esere una giornata di scarsa vena.  Tre foto in maglia nerazzurra, cinque in maglia rossonera e quattro in maglia gobba.

E’ sottile, ma è complotto.

Grande campione Zlatanasso, si diceva, forse non a caso nato tra fine Settembre ed Ottobre, periodo prolificissimo per la genìa nobile dell’arte pedatoria.

Tralasciando il sottoscritto, ecco un breve elenco di “discreti” giocatori nati in questo periodo aureo. Tra i campioni del passato: Bearzot, Bobby Charlton, Didì & Pelé,  Garrincha, Liedholm & Nordahl, Jashin, Sivori. Si passa poi al meglio degli anni ’80 con Maradona, Falcao, Paolorossi (rigorosamente tuttoattaccato), Tardelli, e si arriva più o meno ai giorni nostri con Van Basten, Ronaldo (quello vero), Ince (non rompete le balle, è il MIO fuoriclasse), Sheva, Weah, Totti, Ibra e Rooney.

Sono in buona compagnia, insomma. 😉

WEST HAM

Quantomeno si fa festa nell’East End londinese, dove gli Hammers regolano 2-0 il QPR. Siamo settimi, l’Inter decima.

Vedete voi…

Meno male che dovevano entrare in campo con "gli occhi della tigre". Miao.

Meno male che dovevano entrare in campo con “gli occhi della tigre”.
Miao.

MAZZARREIDE

FOCUS MAZZARRI

E’ triste ma banale la ragione del mio appoggio convinto al Mister: lungi da me considerarlo il nuovo Mourinho, l’uomo di S. Vincenzo e’ e rimane un buon tecnico di Serie A, che ha in mano la squadra da un anno e passa, che gode della fiducia di giocatori e proprieta’ e che non costituisce al momento l’anello debole della catena interista.

Ma soprattutto, e detta male, non possiamo permetterci di cambiare allenatore. Per diversi motivi:

1) il piu’ immediato e concreto: per un motivo economico. Mazzarri guadagna diversi milioni all’anno (tremmilioniettre, direbbe Razzi) e l’ esonero suo e del suo nutrito staff vedrebbe aumentare nuovamente quel monte stipendi cosi’ faticasamente abbassato nelle ultime stagioni;

2) da un punto di vista sportivo, e’ poi tutto da dimostrare che le cose andrebbero meglio con un altro allenatore (quale? Facile sparar contro al mister di turno, ma poi li’ chi ci metti?). La rosa sulla carta e’ migliorata rispetto alla scorsa stagione, ma e’ discreta e nulla piu’.

3) infine, da interisti, se non e’ possibile imparare dai propri errori, cerchiamo almeno di sbagliare in modo diverso. Lo ripeto per l’ennesima volta: negli ultimi 4 anni abbiamo avuto 6 allenatori, tutti presto o tardi finiti nel tritacarne dei tifosi prima ancora che dei media. La verita’ sacrosanta e’ che a nessuno -nessuno, ribadisco- e’ stato dato tempo di lavorare e di essere giudicato su una base sufficientemente solida da partorire un giudizio sensato.

L’ultimo esempio, palese e quasi beffardo per la sua evidenza, e quello di Stramaccioni terzo con un’Udinese ormai lontana parente del piccolo giocattolino delle meraviglie di Guidolin. Strama, che personalmente ho sempre ritenuto vittima di una situazione piu’ grande di lui, e’ stato giubilato alla fine di un campionato maledetto, cedendo ancora una volta al fallace giochetto del buttar via il coperchio anziche’ cambiare la pentola.

Facciamo lavorare quest’uomo che, piaccia o non piaccia, e’ l’allenatore della nostra squadra. Che ci sia lui o un altro, noi siamo tifosi dell’Inter.

E’ questo che importa.

 

Boia n'ho trovato uno 'he mi difende... Sicche' quarcuno ci 'asca ancora!

Boia n’ho trovato uno ‘he mi difende… Sicche’ quarcuno ci ‘asca ancora!

SCATAFASCIO

INTER-CAGLIARI 1-4

…E sì che dovresti conoscerli, i tuoi amati eroi in pigiama e braghette.

E invece no, ti fai ciulare per l’ennesima volta, convinto di assistere in un tranquillo pomeriggio di fine estate alla goleada che possa palesare ancora una volta l’incoscienza di Zeman. Al contrario, ecco i nostri amatissimi negli ormai consueti panni dei resuscita-morti, a dimostrare tutto il peggio di loro stessi in meno di un’ora.

L’elenco dei soggetti da spedire a vendere il proprio deretano dietro modesto compenso è assai lungo e variegato; detto ciò, mi pare facilotto e banale citare il Misteh come primo destinatario della missiva. Posto che al 90′ siam tutti fenomeni e maestri del “lo sapevo che con quella squadra qua ne pigliavamo quattro“, onestamente la formazione alla vigilia non mi sembrava così inconcepibile: un cambio in difesa (Andreolli per Ranocchia), uno sulle corsie laterali (Nagatiello a riposo nelle ultime uscite) e l’applauditissimo Medel a coprire la coppia di interni votata all’attacco (Kovacic & Hernanes). Davanti, Palacio e Osvaldo scelta inevitabile visto Icardi claudicante.

Tuttavia basta poco per capire che il nippico è in giornata-genialoide, allorquando dopo 10 minuti rimette in gioco il piccolo Sau inizialmente in off-side per lo 0-1 iniziale.

Si capisce che sarà giornata di festa per che vende biglietti di ingresso del Club Gautieri.

Se è per quello abbiamo l’astuzia -e il culo- di riprenderla abbastanza in fretta, con la furbata di Palacio che imbecca Osvaldo per il più facile dei diagonali.

Finita la festa? Macchè. Nagatiello si piglia due gialli tanto ingenui quanto ineccepibili a-termini-di-regolamento e ci lascia in 10 alla mezzora del primo tempo. A poco serve lamentarsi del doppio giallo ex abrupto, nè del fatto che giocatori con strisce diverse avrebbero ricevuto un bonario cazziatone al posto della seconda ammonizione. Lo sappiamo, ma non è un buon motivo per entrare in quel modo a metacampo su una palla tutt’altro che pericolosa.

Morale: fuori il capitano di giornata, fascia sul bicipite di JJ, e inizia la giostra. Ekdal pare il fratello forte di Paolo Rossi e ci purga tre volte in un quarto d’ora, trattenendo a stento la risata dopo uno dei goals. Giusto così, facciamo ridere ed è giusto essere perculati quando (non) si gioca in questa maniera. Del resto lo svedese il primo gol in Serie A l’aveva fatto con noi, e quindi chi se non lui poteva fregiarsi del notevole titolo di “triplettista nella tana dei tripletisti“?

In tutto questo puttanificio, Handanovic trova il tempo di parare l’ennesimo rigore della sua carriera, buono solo per le statistiche e per gli amanti del Fantacalcio visto che, ad ogni buon conto, sul corner successivo becca la quarta pera.

Il riposo non è nemmeno più utile per riordinare le idee e pigliare a ceffoni qualcuno negli spogliatoi, chè una squadra con un quoziente intellettivo normale, una volta rimasta in 10 fa muro fino all’intervallo e cerca di sfangarla nel secondo tempo. Ma noi squadra normale non lo siamo per definizione, e Mazzarri sostanzialmente questo dice nel dopo partita, ed il ragionamento è giusto.

Detto ciò, caro mio, sei tu a dover trasmettere idee e pathos ai giocatori, mica mio nonno!

Registro comunque l’ammissione di colpa del nostro che, credo per la prima volta, ammette di aver sottovalutato l’aspetto fisico e mentale dei suoi e di aver peccato di leggerezza nello schierare la formazione.

Può darsi: stento a credere che con M’Vila e Guarin al posto di Medel e Hernanes ci avremmo capito di più; sono invece convinto che in 11 senz’altro ce la saremmo giocata. Magari ugualmente persa, ma almeno non così.

La ripresa infatti vede un’Inter passabile solo se paragonata al nulla visto nei primi 45 minuti, ma di fatto il match era già bello che finito.

E’ tipico dei nostri buttar via il lavoro di settimane, se non di mesi, con qualche quarto d’ora di follia pura, e questo si è puntualmente -e nuovamente- verificato.

Spazio quindi ai catastrofisti del CrisiInter, del Vidic che in realtà è un morto che cammina, del Hernanes che è un pacco, del Medel che sì va bene ma è come giocare con quattro stopper (lo stesso Medel fino a due giorni fa nuovo idolo di San Siro e grande acquisto di Ausilio).

Tanto più voglio allontanarmi dalle ultime stagioni di “vorrei ma non posso”, quanto più vedo preoccupanti analogie con le manciate di occasioni buttate nel cesso, quasi ad aver paura di staccarsi dalla mediocrità delle teoriche inseguitrici del duo di testa.

LE ALTRE

Infatti, se noi facciamo per distacco la figura peggiore della giornata, i cugini fanno finalmente avverare l’auspicio di Mauro Suma pareggiando col Cesena, mentre la Fiorentina continua a non vincere ed il solo Napoli strappa 3 punti corsari in casa del Sassuolo. Tutto ciò in classifica vuol dire mucchione di squadre tra i nostri 8 punti ed i 6 della Viola, quando una gestione solo un po’ meno psichiatrica ci avrebbe visto almeno a 11 punti.

Uno dovrebbe esserci abituato, ma alla fine ci spera sempre…

Roma e Juve, chettelodicoaffà, vanno avanti che è un piacere e dopo 5 giornate sono a punteggio pieno. La sola consolazione è che al prossimo turno non potranno vincere entrambe, stante lo scontro diretto da giocare sabato a Torino.

E’ COMPLOTTO

Irritante come solo una vedova può essere Fabio Monti del Corriere della Sera. Il ragazzo ancora non è rassegnato all’uscita di scena del Sig. Massimo e non perde occasione di criticare tutto quel che ha a che fare con la nuova gestione-Thohir. Stavolta se la prende con la musica troppo alta durante il riscaldamento dei giocatori, causa secondo lui della scarsa affluenza allo stadio, o dello speaker che celebra Handanovic dopo la parata sul rigore (cosa che avviene da almeno un lustro ad ogni penalty bloccato dai nostri estremi difensori).

Non che le critiche non siano sacrosante: pigliare 4 gol dal Cagliari di Zeman è da squadretta di quartiere e, per quel che mi riguarda, non sarà certo questa vittoria a farmi cambiare idea su quello stralunato e simpatico personaggio -il boemo- capace di splendide vittorie ad intervallare sequele di sconfitte sonanti.

Detto ciò non resta che constatare l’incoerenza e la volubilità dei giudizi dei cosiddetti esperti del settore, capaci di magnificare le imprese di quegli stessi soggetti che un attimo dopo diventano totalmente inadatti a ricoprire certi ruoli.

Mazzarri che fino a poche ore fa era finalmente entrato nella testa dei giocatori, aveva dato una mentalità alla squadra, teneva in mano uno spogliatoio in cui finalmente si respirava una bella aria (quoque tu, Zio Bergomi, con la storia del clan del asado!), adesso è ovviamente un caprone, incapace, non all’altezza dell’Inter.

Io torno a dire quella che ritengo essere la triste realtà: il Misteh è un allenatore medio, adatto ad una squadra media come la nostra. E’ purtroppo all’altezza di questa Inter.

C’è da sperare che possano crescere insieme, dimenticando al più presto figuracce come queste.

WEST HAM

Sconfitta di misura ad Old Trafford, nonostante l’ultima mezzora giocata in superiorità numerica e con il pareggio di Nolan ingiustamente annullato per fuorigioco.

It’s conspiracy!

ci ridono anche in fazza...

ci ridono anche in fazza…

LISCIO COME L’OLIO (PER UNA VOLTA)

INTER-ATALANTA 2-0

Incredibile ma vero, vinciamo una partita che per altre squadre sarebbe parsa come “normale”.

Nulla lo è a queste latitudini, e lo sappiamo. Di conseguenza, la partita con risultato all’inglese è altresì figlia di un rigore sbagliato, due pali colpiti, un paio di altre occasionissime e una punizione assai generosa da cui nasce il raddoppio.

MI trovo quasi a rammaricarmi del fatto che l’arbitraggio -per una volta- non sia stato “distratto” nei nostri confronti, vista l’impudenza della classe arbitrale nel mandare ancora Gervasoni sul luogo del delitto e contro lo stesso avversario a un paio d’anni di distanza dal fattaccio (go to min. 2.15 for the very best). Il Gerva lascia picchiare gli atalantini senza intervenire troppo, e Icardi si prende la “vecchietta” che lo costringe a uscire prima della mezzora. Benalouane, autore del fallo, non è ovviamente ammonito.

Guarda caso, è proprio lui ad abbattere Ranocchia in area di rigore in maniera talmente plateale da non poter esimere l’arbitro dal fischiare il penalty. Giallo nell’occasione, e non serve un esperto di matematica quantistica per capire che il franco-tunisino avrebbe anche potuto finir lì la sua partita.

Ora si apre la questione rigori: posto che negli ultimi 2 campionati, più queste prime 4 partite, ce ne hanno fischiati solo 3 a favore, noi abbiamo deciso di attuare una sorta di sciopero bianco, sbagliando il terzo rigore consecutivo. Palacio non sembra in gran spolvero, e forse per quello non tiene la palla bassa: il tiro è sì angolato a sufficienza, ma la boccia a mezza altezza non obbliga il portiere alla sdraianza che probabilmente avrebbe richiesto quella frazione di secondo in più, sufficiente a far passare la boccia stessa.

Amen. Non solo non ci regalano niente; nemmeno noi siamo generosi con noi stessi…

L’uscita di Icardi, a conti fatti, diventa quel che in inglese si definisce blessing in disguise, chè al suo posto entra Osvaldo a capitalizzare al meglio il cross a centro area di Guarin. La semirovesciata al volo è nel repertorio del Gionnidepp de noantri, e l’1-0 è cosa fatta.

L’intervallo mi vede protagonista di domande esistenziali tipo spot del bancomat, e mi chiedo quanto durerà questa parvenza di manovra organizzata, posto che tutte le partite fin qui giocate dai nostri hanno visto la spina staccarsi inesorabilmente per almeno mezzora a volta.

MIglioriamo la media ma di poco, chè dopo il bel tiro di Palacio (che batte il portiere ma sbatte sul palo) sostanzialmente cominciamo a giocare secondo l’oliato schema del “buttiamola avanti e caghiamoci sotto”. Non che l’Atalanta faccia chissà che, forse per l’assenza del satanasso Denis, rimpiazzato dall’inoffensivo Bianchi, ma lo sguardo perso dei nostri e un Handanovic a farfalle su un paio di corner sono bastati per far progredire il mio già avanzato incanutimento.

Quando Palacio, stremato, esce per far posto a M’Vila, penso che ci aspetterà un quarto d’ora di interisti appesi alle traverse a difendere il vantaggio minimo. In realtà sono piacevolmente smentito. Il francese neo-entrato draga palloni davanti alla difesa al posto di Medel, sguinzagliando lo splendido cagnaccio cileno 30 metri più avanti, alle calcagna di Cigarini, e come d’incanto torniamo a gestire il gioco senza altri patemi.

Che poi la punizia dal limite su Osvaldo sia assai generosa non ci piove. Se non altro è l’occasione per far fare un figurone a Hernanes che spara la punizia all’incrocio con capriola incorporata e chiude i conti a 4 più recupero ancora da giocare.

Che il gol sia di buon auspicio per il Profeta, che il Professor Scoglio avrebbe definito “giocatore superiore” e che per me rimane un campione, pur in un periodo di forma assai migliorabile. Una mediana con lui, Kovacic e Medel (splendidi anche ieri) è la migliore novità dell’Inter di quest’anno. Più di Vidic in difesa, più di Osvaldo in attacco.

Si doveva vincere e si è vinto. Siamo quindi terzi, seppur in coabitazione con Samp e Verona. Domenica Cagliari e settimana prossima a Firenze.

Adenante!

LE ALTRE

Il Grande Milan sostanzialmente vince 2-0 a Empoli, anche se inspiegabilmente il risultato viene omologato come pareggio. La partita, seguita ovviamente con intento gufante ma comunque in maniera più distaccata rispetto a quella dell’Inter, mi ha -forse definitivamente- chiarito una domanda esistenziale, e cioè: perchè squadrette delle minchia (l’Empoli nel caso del Milan, la miriade di piccole che  puntualmente ci ciucciano punti nel nostro caso) fanno la partita della vita contro di te, e contro gli altri si squagliano come neve al sole?

Lo fanno apposta e quindi E’ Complotto? Oppure siamo noi che facciamo cagare?

Temo che la risposta sia la seconda che ho detto. L’Empoli del primo tempo (non dei primi 25 minuti, cari tutti, del primo tempo) sembrava il Real Madrid, scambi velocissimi, corsa rapida e intelligente, palle inattive sfruttate a dovere. Milan: non pervenuto, se si esclude il bel gol di Torres.

Che poi i cugini, col solito deretano, l’abbiano ripigliata e potessero addirittura vincerla fa parte della sacrosanta ingiustizia del calcio, ma onestà intellettuale (hai detto cotica!) imporrebbe serie riflessioni sulla pochezza della fase difensiva milanista. Paradossalmente è proprio Inzaghi a dire che “le grandi squadre non soffrono così“, pur annegato nella melassa del “che cuore! che rimonta!“, con la stampa intera a fare il coro.

Ma andiamo con ordine: Juve e Roma continuano il loro percorso netto, con la Juve a beneficiare di un rigore disgustoso nel suo complesso: il difensore salta a meno di due metri dal bianconero che tira (quindi già assai vicino); la palla è deviata dalla punta del piede del cesenate prima di incocciare sulla mano, ovviamente scomposta visto che il difensore sta saltando. L’arbitro è lì davanti e, ineccepibilmente, fischia il rigore.

Non cambia niente: la Juve giocava in casa col Cesena, ha vinto 3-0 e non sono così annebbiato da ricondurre la vittoria a quel rigore regalato. Ma è proprio vero che, tanto per non sbagliare, meglio sbagliare dalla parte giusta.

Napoli e Fiorentina procedono invece con l’andamento lento, infilando altri due pareggi che le vedono staccarsi ulteriormente da quel terzo posto che è obiettivo comune.

Mors tua, vita mea, verrebbe da dire, ma so’ssignore quindi qui lo dico e qui lo nego!

E’ COMPLOTTO

Siamo nell’ambito del processo alle intenzioni ma, come detto in apertura, la designazione di Gervasoni suona proprio come gesto di sprezzo del settore arbitrale nei confronti dei nostri. Ottimo stavolta Fabio Monti sul Corriere che, censurando la designazione del Gerva, contemporaneamente sbeffeggia l’atteggiamento nerazzurro nei confronti della classe arbitrale. Come a dire: se questi sono i risultati…

Non avendo orgogliosamente Mediaset Premium, non posso assistere dal vivo all’intervista del Misteh, che in sostanza sfancula i portatori della tesi per cui la vittoria è rubata (fallo non da rigore perchè avvenuto a gioco fermo, spinta di Osvaldo sull’1-0, punizione inesistente): Mazzarri cita forse involontariamente il Mancio dicendo “fateli vedere tutti gli episodi!” e per la prima volta pare palesare l’essenza dell’interismo “contro tutto e tutti”.

Piacevole sorpresa. Meglio tardi che mai.

Golazo

Golazo

DUPALLE…

PALERMO-INTER 1-1

Ovvero, come avere già le balle che strisciano per terra alla terza giornata di Campionato mentre guardi la tua squadra del Quore.

Mazzarri, poverino, stavolta il suo lo fa. Piazza due punte là davanti e, visto l’impresentabile Hernanes di queste settimane, decide di premiare l’animalanza di Guarin a metacampo, a far reparto insieme ai titolarissimi Medel e Kovacic.

Che poi sia proprio Vidic, quello che è una sicurezza, quello che “minchia, ha giocato diec’anni al mancesteriunaited!“, a fare una cappella degna del peggiore dei fratelli Paganin (scegliete voi quale), dà proprio la conferma che siamo e sempre saremo una squadra di simpatiche ed imprevedibili teste di cazzo.

Detto ovviamente con tutto l’affetto del mondo.

Ma pur sempre teste di cazzo.

Morale: dopo 3 minuti tal Vasquez (di cui sospetto il “primo gol in serie A”, ancorchè nessuno ne abbia parlato) porta i siciliani in vantaggio, e la nostra mutanda assume all’istante un colorito maròn, reso ancor più visibile dalla divisa immacolata scelta per la trasferta palermitana. In effetti i nostri per una buona mezzora non ci capiscono una beata mazza, se si accettua la solita sabongia di Guarin fuori di poco. Va meglio con una combinazione tra Osvaldo e Kovacic, con l’italo-argentino a vedersi correggere (in melius!) il passaggio per il compagno, ed il croato a piazzare la biglia con un colpo da biliardo nell’angolino.

Pari raggiunto prima dell’intervallo e testa fuori dall’acqua.

Vidic avrebbe anche modo di rimediare alla minchiata di cui sopra, capocciando in rete la palla del 2-1, ma Osvaldo è là dove non doveva essere ed il fuorigioco è netto persino per me.

Poco male, verrebbe da dire, perchè il gol buono lo segniamo in apertura di ripresa: Vidic (ancora lui) fa da torre per Icardi che buca Sorrentino in volée da due passi, ma stavolta l’ineffabile bandierina sale (superfluo specificare in direzione di quale buco) a segnalare un fuorigioco di D’Ambrosio che forsepotrebbeinqualchemodo partecipare all’azione.

That’s nothing new: primo e ultimo caso di gol annullato con una sorta di processo alle intenzioni. Non hai partecipato ma in realtà avresti tanto voluto.

Mazzarri soffre ma vuole vincerla: scommette ancora sul Profeta Hernanes (male anche a Palermo) togliendo Juan e passando a 4 lì dietro. Per un po’ abbiamo ancora noi il pallino del gioco, con Guarin ad avere un paio di buone occasioni. Ma col passar del tempo sono loro a tornare forte, con Belotti a segnare il 2-1 annullato per spinta (più plateale che effettiva, d’accordo, ma il fallo c’è e non rompiamo i coglioni…) e Dybala a timbrare la traversa ad Handanovic battuto.

Non faccio però in tempo a finire la frase “dai che se finisce così ci è andata ancora bene” che Osvaldo si svita il collo in torsione scopadea (cit. quel fenomeno di Pellegatti), chiamando Sorrentino all’inevitabile parata della vita.

Vero che il pareggio tutto sommato è giusto, ma il gol corsaro al 94′ dalle nostre parti non lo vedo da anni…

Morale: così come l’anno scorso, anche quest’anno ci mettiamo subito di buzzo buono nello sprecare le occasioni che la mediocrità della Serie A ci propone. Vincendo ieri saremmo stati terzi a due punti dalle inavvicinabili Juve e Roma, soprattutto mostrando il deretano ai cugini. Viceversa, il Milan è ancora un punto sopra di noi, e l’ennesima sconfitta del Napoli non mi lascia tranquillo, visto che comunque non abbiamo allungato come avremmo potuto e dovuto.

Poco tempo per rimuginare: mercoledì a San Siro arriva un’Atalanta incazzatissima per la sconfitta casalinga. Gli ultimissimi precedenti non sono benauguranti: speriamo almeno che Scarpini stavolta non abbia voglia di gufare!

 

LE ALTRE

Come detto, i cugini perdono dalla Juve in casa. Non la vedo, ma da quel che leggo il risultato va stretto ai bianconeri. Dalla sua, Inzaghi può sbandierare da bravo invasato la bandierina “sconfitti a testa alta“, che del resto a quelle latitudini è diventato un mantra secondo solo a minchiate quali “siamo una grande famiglia” o “club più titolato al mondo“.

La Roma è quella che mi impressiona di più, con una varietà di soluzioni di attacco e un centrocampo già quadripallico pur senza Strootman. Rispetto all’anno scorso mi paiono più forti, mentre la Juve mi pare aver perso qualcosa: fusse che fusse la volta bbòna?

Il Napoli becca da Strama a Udine, mentre la Viola finalmente conquista i primi 3 punti della stagione.

E’ tutto aperto, e alla terza di campionato ci mancherebbe altro, ma il mio animo rimuginanate di tifoso rancoroso sta già a recriminare.

 

E’ COMPLOTTO

Devo ammettere che non c’è molto, a parte la fretta che tutti hanno nel derubricare il secono gol annullato come “appena meno evidente del primo, ma comunque da annullare a-stretti-termini-di-regolamento”.

I Meravigliuosi passano per fortuna da essere un’armata di unti del Signore ad un insieme di onesti pedatori, anche se Inzaghi non sarà mai ridimensionato abbastanza per quel che mi riguarda.

 

WEST HAM

Granitico il 3-1 rifilato al Liverpool, con buona parte della stampa italiana a trattare Balotelli come il povero ragazzo che se non altro si sbatte, ma che è capitato in una squadra di m.

Contenti voi…

Vidic; "Mamma'ro Carmine agg' fatt' 'na strunzata..." Medel: "Puta la madre che te pario' cabron!"

Vidic; “Mamma’ro Carmine agg’ fatt’ ‘na strunzata…”
Medel: “Puta la madre che te pario’ cabron!”

TROVATE LE DIFFERENZE

INTER-SASSUOLO 7-0

Settebello.
Come l’anno scorso.
Sette sifulotti nel deretano oramai alquanto spanatiello dell’amatissimo Squinzi che, visti i precedenti, almeno dovrebbe imparare a tacere…

Superfluo addentrarsi nei meandri di una disamina tènnica, tanta e tale è stata l’anomalia della partita. Posso solo gongolare per una squadra che dà l’impressione di sapere quel che sta facendo, e che ha finalmente diverse alternative per arrivare al tiro: non solo le fasce arrembanti all’insegna del casino organizzato, ma anche, udite-udite, fraseggi rasoterra a metacampo e triangolazioni ficcanti sulla trequarti avversaria.

Il giUoco, insomma, pur sempre con la “g” minuscola, chè Mazzarri è solo un contropiedista e l’Inter è cinica per definizione.

Icardi è un satanasso e Osvaldo fa il massimo col minimo sforzo. Incoraggianti i progressi del croato decollizzato, gol compreso, mentre Hernanes può senz’altro crescere ancora.

il puttanificio di attacco è reso possibile grazie alla gentile (si fa per dire) collaborazione del pitbull Medel, una versione tarchiatella di Genny Savastano ma per il momento ancora a piede libero.

Il cileno è già idolo per quel che mi riguarda, e mostra anche un piede alquanto educato in fase di prima impostazione. Quando nei mesi scorsi, in vista del doloroso e poi effettivo addio al Cuchu, auspicavo un rimpiazzo all’altezza (un po’ meno cervello, un po’ più gamba) avevo in mente proprio uno come lui, pur ignorandone l’esistenza fino al recente Mondiale brasiliano.

Ora, torniamo al titolo della sbrodola: 7 pere gliele avevamo date anche l’anno scorso, ai piastrellisti emiliani. Questo per stare schisci e non farci venire strane idee. Ribadisco per l’ennesima volta che, con questi ragazzi, i ragionamenti che paiono di buon senso van presi con le pinze. Sarebbe infatti fallace e quantomai esiziale pensare che all’ottimo undici messo in campo ieri vada semplicemente aggiunto il potenziale di Palacio, l’esperienza di Vidic e un paio di validi ricambi in mezzo (M’Vila e Jonathan).

Assai più saggio ed aderente alla realtà affiancare -se non sostituire- il ragionamento di cui sopra con la consapevolezza del volubile equilibrio psicofisico dei nostri, del resto testimoniato anche dal titolo della simpatica canzonetta che è tornata a risuonare sugli spalti del Meazza.

Non è sempre domenica, non sarà sempre Sassuolo.

Questa la prima certezza da cui ripartire.

Non sempre riusciremo a sbloccare il risultato dopo 3 minuti (elemento troppo spesso mancato l’anno scorso, alla lunga causa della quindicina di musate contro le difese avversarie con conseguenti pareggi insulsi); non sempre il piede dei nostri attaccanti sarà così educato; non sempre i difensori potranno giocare “con la sigaretta in bocca” (copyright il Drago Stankovic).

Diciamo che questa è stata la partita che ha detto quale può essere il nostro massimo e, visti i tempi ed i precedenti, non è affatto male.

 

LE ALTRE

Roma e Juve vincono senza convincere particolarmente e, facendo ciò, si dimostrano le più serie (o meglio: le uniche) candidate al titolo. Dietro, il Napoli incappa nella solita giornataccia contro il Chievo: l’interista Bardi para un rigore a Higuain e Maxi Lopez piazza la palla in buca beffando Benitez & co.

Il Milan a Parma fa la partita dei pazzi, vincendo grazie a un ottimo primo tempo e ad una ripresa piena di errori, equamente divisi tra propri difensori, avversari e arbitri. Ma è ovviamente calcio-spettacolo, Inzaghi è un maestro (soprattutto di tuffi, con Ménez e Bonaventura ottimi allievi nel numero della biscia impazzita) e gli obbrobri difensivi sono solo trascurabile fastidio di fronte a cotanta bellezza.

Evviva l’Ammore.

 

E’ COMPLOTTO

Nella settimana in cui giovani dell’Inter regalano successi a varie latitudini (vedi riassunto delle ultime puntate qui) al calabrese cantilenante non par vero di poter puntualizzare che Icardi sarà anche stato il giovane migliore della giornata di Campionato, “però non è italiano“.

Del resto, parlando di giovani, i 3 gol di Maurito e la maiuscola prestazione di Kovacic non valgono nulla, nemmeno se messe insieme al già citato rigore parato da Bardi, al recente Memorial Scirea vinto guarda-caso dai nostri Giovanissimi ed alla Primavera nella quale Puscas e Bonazzoli fanno a gara a chi segna di più.

Per il resto, ammetto di non aver assistito ai commenti del dopo partita dei nostri. Mi sono invece armato di insulina per compensare gli attacchi iperglicemici riservati ai Meravigliuosi. Davvero poco tollerabile (quantomeno alle mie latitudini) l’unisono plauso a Inzaghi, che in due partite ottiene i due rigori ormai previsti per prassi consolidata, oltre a una dose di culo quasi pari a quella avuta durante la sua carriera, e solo per poco non annullata da un atteggiamento difensivo a dir poco naif, con gran finale a base di siparietto comico con infortunio (reale?) incorporato.

Ma qualsiasi tentativo di analisi seria (Zorro Boban a parte, eccelso e obiettivo come sempre) viene azzerato dai peana della squadra che adesso è lanciatissima verso il terzo posto che vale la Champions, con tanto di simpatico siparietto di Ménez raggiunto al telefono dal PresidenteBerlusconi, pron(t)amente riferito dalla velina Alciato.

Strano non abbiano fatto sentire questo: a me ha divertito decisamente di più.

 

WEST HAM

In attesa del Monday night in trasferta contro l’Hull City del simpatico Ince Jr, amatissimo nell’East End quasi quanto il padre

 

Stai senza pensieri...

Stai senza pensieri…

STAGIONE 2014/2015

Ok. Cominciamo!

Solita scaletta: Società, Mister, Squadra, Maglia, Media, balle varie. Soprattutto balle varie…

 

SOCIETA’

E’ decisamente il cambio più radicale rispetto alle stagioni passate. Thohir ha adottato l’atteggiamento da me auspicato: una sorta di rivoluzione ragionata. La prima testa a cadere o, se preferite, il primo deretano ad essere schiavardato dalla cadrega, è stata quella di Branca, subito dopo il mercato di Gennaio. Era di fatto già stato esautorato nel momento in cui Ausilio (con la connivenza di Fassone) aveva prodotto il papocchio Guarin-Vucinic.

Il Cigno non è rimasto solo a lungo, e forse nemmeno era l’unico con un contratto a tempo indeterminato, caso più unico che raro in quel mondo: tra i volti noti, sono stati gentilmente accompagnati all’uscita il medico Franco Combi, la responsabile web Susanna Wermelinger, il vicepresidente Stefano Filucchi. in tutto oltre 30 dipendenti in meno.

Il Top Management è stato popolato da professionisti del settore, poco noti al mondo del calcio ed in buona parte stranieri. Se la loro competenza tènnica dovrebbe lasciare pochi dubbi, i reali frutti di questa semina saranno oggetto di spasmodica attesa e conseguente valutazione nei prossimi mesi.

La sensazione di chi scrive è che si sia finalmente voltata pagina, abbandonando la gestione familiare e simpatttica per una strada votata maggiormente alla professionalità ed alla meritocrazia. Eventuali e malaugurati fallimenti non saranno oggetto di alibi e scaricabarile come troppe volte in passato, e chi dovesse sbagliare non tarderà a pagare.

 

MISTER

Doveva rimanere ed è rimasto, altro segno di discontinuità col passato. Aldilà delle giuste e doverose dichiarazioni di facciata, non so se Mazzarri trovi davvero il gradimento tecnico di Thohir -per inciso: non sono nemmeno sicuro delle competenze tecniche di Thohir, quindi il gradimento potrebbe semmai essere relativo ad altri parametri quali l’appeal mediatico, sul quale il labronico non è esattamente un fuoriclasse-: ad ogni modo, bene ha fatto a difenderlo e a prolungargli il contratto di un altro anno, in modo che lavori con la giusta tranquillità (intesa come esistente ma non esagerata) e faccia il possibile per centrare quel terzo posto che -onestamente- avrebbe del miracoloso.

Il ragazzo non era e continua a non essere un arringa-folle, nè un animale da palcoscenico, ma mi sono stancato di scrivere che in queste circostanze le priorità sono altre. Voglio che sia lui a fare da traghettatore, a riportarci nell’Europa che conta, per poi magari essere sostituito da Simeone, ancor più magari accompagnato da un Cuchu alla prima esperienza da vice allenatore.

Scendendo dalle nuvole e tornando all’oggi, avanti tutta col Miste’, nella speranza di vedere sempre più di rado spettacoli quali Torino-Inter: la vedo dura, e non solo per colpa sua.

 

SQUADRA

Il macro-capitolo comprende la rosa a disposizione ed il percorso che l’ha generata (per il volgo: il Calciomercato). Come già da un po’ di tempo, le priorità erano economiche e non calcistiche, e questo frustra in partenza un certo numero di potenziali acquisti.

Se fossi un ragioniere sarei più che soddisfatto del risultato raggiunto: il monte ingaggi è calato drasticamente, forse fin troppo se si ragiona con la fallace equazione “più ti pago più sei forte”. Ciononostante, la qualità complessiva è quantomeno analoga all’anno scorso: posto che l’anno scorso i totem argentini sono rimasti per buona parte più un nome che un reale fattore in campo, la rosa 2014/2015 non è sulla carta inferiore a quella della stagione passata (per quel che possa valere “la carta”).

Ragionando da tènnico, invece, il mio giudizio inizialmente postivo ha subìto un brusco raffreddamento nel corso dell’ultimo giorno di mercato, allorquando non si è riusciti a liberarsi del vero pacco -Guarin- sostituendolo con una punta esterna. Comprendo le esigenze monetarie, all’insegna dell'”uno esce – uno entra“, ma se davvero Bonaventura -e forse anche Biabiany?– erano disponibili in prestito con diritto di riscatto, non condivido il loro mancato arrivo.

La ratio può essere la volontà di recuperare Guarin, anche solo per renderlo più appetibile in vista delle prossime finestre di mercato: in questo senso, il mancato arrivo di una quarta punta gli darà un poco di spazio là davanti (che riesca a sfruttarlo a suo favore è tutto da vedere).

Ritengo però che affrontare Campionato e Europa League con tre soli attaccanti, di cui uno 32enne, uno attualmente acciaccato e l’altro ancora pubalgico seriale, sia un rischio serio, stante anche la vena non proprio prolifica dei nostri centrocampisti (Kovacic per ora segna solo ai dilettanti, Hernanes in 6 mesi ha fatto 2 gol, gli altri non segnano mai… Bei tempi quelli dei 4 gol all’anno del Cuchu, 5 di Thiagone e Wesley e 6 di Stankovic!). Morale, non arrivo a rimpiangere gli addii o arrivederci di Botta e Alvarez, di cui abbiamo imparato a conoscere pregi e difetti -con la bilancia che pende maligna verso i secondi- ma una minchia di punta decente (per usare la mia aulica definizione di qualche tempo fa) doveva arrivare.

 

MAGLIA

Verrebbe da dire “chiuso per lutto” e non aggiungere altro, chè le immagini dicon tutto.

Conte Mascetti: “Io non ho parole” Professor Sassaroli: “Io le ho, ma è meglio che non le dica” Barista Necchi: “Io c’ho un nodo qui… che mi vien da vomitare”

Mi limito a ringraziare la tempesta di cervelli che ha generato quel che blogger assai più credibili del sottoscritto hanno correttamente definito “un pigiama”. Tanto per smentire ancora una volta la facile e fuorviante vulgata per cui “‘sto qua arriva dall’Indonesia, non sa un cazzo dell’Inter e va che maglia ci ritroviamo“, sveliamo qui il segreto di Pulcinella, senza nemmeno bisogno di dover fare il nome -prevedibilissimo e simpatttico- dell’ “assassino”.

Non mancano poi gli ancor-più-complottisti-di-me, secondo i quali il Sig Massimo si sarebbe prestato a far la figura dell’utile idiota, assumendosi la responsabilità di una scelta targata invece Thohir, in modo da lasciare immacolato il neo-Presidente.

Ipotesi affascinante, ma non credo… E comunque basterà aspettare la maglia dell’anno prossimo e trarre le dovute conclusioni.

Della seconda, di maglia, posso aver da ridire su nomi, numeri e sponsor rossi, là dove un blu sarebbe stato decisamente più fedele alla linea, ma per il resto è onesta. In conclusione, ecco il giudizio critico e il voto:

voto maglia away 2015voto maglia home 2015

 

 

 

 

 

 

 

MEDIA

1. Parto da roba per addetti ai lavori, e cioe’ dall’intervista al curatore del restyling dell’immagine dell’Inter. Roba facilmente derubricabile a “ma tanto ‘ste robe qua non ci fanno mica segnare più gol“. Inevitabile dire che non la penso esattamente così: ovvio che I piedi del Kuz non si raddrizzano con uno stemma più grosso, ma almeno sentire che qualcun altro ragiona come il me-complottista-e-accerchiato fa sentire meno soli. Leggete qui:

“Quando tu vedevi in TV Inter-Milan nella grafica c’era sempre il logo del Milan più grande, perché il logo dell’Inter veniva rimpicciolito in modo da farci stare dentro la stella. Il fatto di averlo ridimensionato non è una cosa che ti fa vincere lo scudetto, su questo siamo d’accordo, però contribuisce a rafforzare l’immagine del club. Un’altra cosa che abbiamo standardizzato è legata al nome: da ora in poi i media, compresi quelli stranieri, dovranno scrivere Inter Milano e non Inter Milan. Sono piccole cose, ma per un tifoso sono importanti.”

Musica per le mie orecchie malate…

2. Passando all’ultima sessione del Calciomercato, onestà mi impone di dire che i nostri non sono stati troppo schiaffeggiati dai pennivendoli della penisola, forse troppo occupati a santificare neo-allenatori che simulano anche in panchina e a rimettere dietro alla lavagna il discolo che per un anno e mezzo avevano cercato di far passare come ragazzetto vivace ma tanto simpatico. Plausi più o meno unanimi ad Ausilio che “ha fatto quel che ha potuto”, senza nemmeno troppe critiche (lì come detto meritate, secondo me) per il mancato guizzo finale.

Non che questo basti a ipotizzare una parvenza di onestà intellettuale, se è vero -com’è vero- che le favolette zuccherose del Geometra su contratti firmati tra le lacrime e giocatori furbescamente scippati ai cugini sono state ingoiate e prontamente copincollate da tutti, senza un minimo di coscienza critica, del tipo “com’è che tutti quelli che comprate volevano-solo-il-Milan e sono bravi-ragazzi-tifosi-rossoneri-fin-da-bambini?” e senza nemmeno un pleonastico controllo delle fonti.

Non per chissà quale motivo, magari solo per capire che, invece che sfottere, forse sarebbe stato il caso di ringraziare chi ti ha lasciato spazio per rimediare alla colossale figuraccia fatta con Biabiany, fotografato di rossonero vestito e poi rispedito al mittente.

3. Talmente fuori luogo da palesarsi per prevenuta la polemica di Bargiggia (di cui ricordiamo la massima del 2009 “non si può cedere Acquafresca e prendere Milito”) sul settore giovanile dell’Inter, anche quello infarcito di stranieri che costano un sacco e tolgono posto ai nostri giovani. Rimando anche in questo caso altrove per una puntuale e puntuta replica a queste fandonie, anche se mi piacerebbe che fosse la nuova Dirigenza a cominciare a restituire questi ceffoni mediatici.

4. Infine, triste quanto prevedibile il diverso trattamento riservato a due grandissimi del calcio del passato, venuti a mancare in anni diversi ma casualmente entrambi ai primi di Settembre.

Doverosi e condivisibilissimi i tributi a Gaetano Scirea, giustamente ricordato e celebrato da Platini, Zoff e tanti altri a 25 anni dalla scomparsa.  Assordante invece il silenzio -se non su testate e siti neroblù- sull’anniversario della scomparsa di Giacinto Facchetti, evidentemente caro a tutti ma… “con la divisa di un altro colore“.

 

BALLE VARIE

Confesso di non sapere che valenza dare all’ultima notiziola di questa sbrodola: su forte insistenza del DG Fassone, l’Inter ha un nuovo addetto agli arbitri (ammesso che prima ne avesse uno): si tratta dell’ex arbitro Romeo, dimissionario dalla CAN negli ultimi mesi, evidentemente in polemica con il “sistema” omertoso cui è appartenuto per anni.

De panza, non sono contento di avere un ex-arbitro tra i dirigenti: non rinnego le mie certezze, e so quanta e quale parte abbiano avuto i fischietti nostrani nelle sconfitte -e perfino nel (cercare di ostaolare) le vittorie!- dei nostri eroi in braghe corte.

Fatta la doverosa professione di fede, sono curioso di capire che ruolo rivestirà e, soprattutto, pagherei oro per fargli quelle due o tre domande sul succitato “sistema” che spero proprio Fassone & co. non mancherà di porgergli.

A meno che non si abbia paura della risposta…

AMMAZZIAMO IL GATTOPARDO

TORINO-INTER 0-0

Chè certe cose, come ben sappiamo, qui in Italia non cambiano mai.

E quindi, per ora, non basta aver ribaltato la Società come un pedalino, aver fatto una campagna acquisti logica e aver ceduto buona parte dei “pacchi” accumulati negli anni precedenti: tempo 20 minuti e ti fanno capire che qui, tanto, non cambia mai niente.

Sono tifoso, voglio bene alla mia squadra, pur riconoscendone i limiti, palesati a più riprese anche ieri sera: detto ciò, il rigore regalato al Toro è l’ennesima dimostrazione della noncuranza degli arbitri nei nostri confronti.

In realtà il lemma “noncuranza” non è nemmeno il più appropriato, vista la sistematica ripetizione di episodi simili a testimoniare quel che sarebbe meglio definire un vero e proprio accanimento. Vedasi espulsione di Vidic al 93′ tanto per ribadire il concetto.

Queste le notizie salienti della serata. Poi, e solo poi, possiamo parlare di un’Inter dai soliti difetti: regaliamo il primo tempo ai granata, con Handanovic a tradurre in sloveno l’adagio meneghino “San Giuann fa minga ingann” e respingere il rigoraccio tirato da Larrondo, presentiamo un centrocampo con Medel e M’Vila a far da cagnacci, ma con Hernanes e Kovacic assenti ingiustificati e Icardi in versione puntero solitario e inconsolabile.

Solo un poco meglio la ripresa, anche se le fasce smettono di stantuffare, grazie all’ingresso del Gionnidepp de noantri. Osvaldo quantomeno si sbatte (perdendo addirittura l’elastico per i capelli!) e qualcosa là davanti si muove. Nell’occasione più ghiotta per i nostri, proprio il numero 7 non riesce a uccellare il portiere in uscita col tocco sotto, e sulla carambola che si genera Icardi è lento a girarsi mentre Medel è anticipato all’ultimo dallo scivolone alla disperata di Gazzi, il quale prende senz’altro la palla, ma compiendo un intervento molto più “rigorabile” del tocco di Vidic nel primo tempo.

Ovviamente qui il prode Doveri lascia -giustamente- correre.

Lasciando ad altro post una disamina complessiva sulla rosa, nuovi arrivati compresi, posso per ora dire che le fasce sono presidiate da onesti pedatori sostanzialmente intercambiabili tra loro. Quattro buoni giocatori sono meglio di due ottimi e due sufficienti? Per me -ovviamente- no, ma pare che il figlio di Brehme non fosse in vendita…

Mazzarri, aldilà della facile, prevedibile, masochista e quindi tipicamente interista ironia cui è sottoposto, sbaglia a mio parere nell’impostazione iniziale del match. Non discuto sulla limitata autonomia di Osvaldo, ma avrei preferito iniziare a tutta e poi gestire a gara in corso, piuttosto che cominciare il match al 10′ della ripresa. Oltretutto, il poco mostrato da Hernanes si è visto proprio quando ha arretrato il raggio d’azione, allineandosi al Pitbull Medel e lasciando Kovacic in appoggio (teorico) alle due punte.

Morale, vespri e novene quotidiane per la guarigione di Palacio, la cui mancanza ieri si è sentita e non poco.

Assenti a parte, abbiamo confermato un altro pericolo: una delle poche squadre brillanti nelle partite estive -noi- ha toppato l’esordio, mentre ovviamente accozzaglie di Meravigliuosi e partenopei ancora in lutto hanno beneficiato dei gentili regali della Dea Bendata.

Ma al posto di “Dea”, non potremmo iniziare a chiamarla col suo vero nome (Baldracca)?

 

LE ALTRE

Se infatti le vittorie di Juve e Roma erano prevedibili (la prima) o quantomeno possibili (la seconda), il Milan regola la Lazio con un 3-1 meno rotondo di quanto si pensi. Un ottimo El Sharaawi fa giocare bene addirittura Honda e Muntari, al resto pensa il prode Tagliavento che si esibisce in un grande classico: rigore-per-il-Milan-a-stretti-termini-di-regolamento. Vero che è il 3-0, ma a quel punto la Lazio il suo di gol lo fa, e al 90′ sbaglia pure un rigore (solare stavolta…). Insomma, in quanto fazioso antimilanista, nessuno mi toglie dalla testa che i 3 punti siano stati generosamente omaggiati dalla “Dea” di cui sopra, in collaborazione con “Cutwind”.

Il Napoli invece pesca i tre punti al 95′: vedo solo i gol, quindi non posso argomentare più che tanto sulla legittimità della vittoria. Resta un peccato dover già rincorrere, in una giornata in cui non abbiamo giocato bene, ma dove non ci è nemmeno andata bene.

Essailanovità

 

E’ COMPLOTTO

Lele Adani santo subito. Il coriaceo ex difensore, ottima spalla tecnica nonostante il ruspante azzento modenese, zittisce gli insistiti tentativi di beatificazione di Pippo Inzaghi, silenziando il collega di microfono e dicendo sostanzialmente: “non diamo a Inzaghi più meriti di quelli che ha, non diciamo che è maniacale nell’attenzione di certi particolari: lo sono e lo devono essere tutti gli allenatori di Serie A!”.

Odioso Superpippa quando si fionda in campo a festeggiare il 2-0 di Muntari: è più forte di me, non mi è tollerabile.

Per il resto, non esistendo la via di mezzo, noto come tutta la critica picchi duro sulla pochezza dei nerazzurri contro il Toro, relegando a pura noticella di cronaca il pessimo arbitraggio di Doveri. E’ ovvio che la nostra prestazione non sia imputabile all’arbitro, ma, lo ripeto ancora una volta, dovrebbe essere sufficiente giocare contro l’avversario e contro i propri limiti.

Noi no. Contro tutti e tutto.

WEST HAM

Brutta sconfitta casalinga contro il Southampton: dopo le prime tre partite siamo a 3 punti (due perse, una vinta).

It’s gonna be a looong journey…

"Sdraiato sopra un prato mi domandai dove fossi capitato!" (cit.)

Vidic: un rigore fantasioso e un’espulsione assurda all’esordio in campionato.  “Sdraiato sopra un prato mi domandai dove fossi capitato!” (cit.)

 

A COUPLE OF THINGS ABOUT “COMPLOTTO”

Dear Ms Lewis,

it is with great pleasure that we, supporters of Inter, welcome you and all the other ‘foreign managers’ on board.

All nerazzurri are sure that the Club will soon benefit from your vast and deep expertise. As you surely will know by now, Inter has always defined itself as ‘brothers of the world‘ since its foundation back in 1908. It is therefore consistent, logical and even natural to pursue our goals regardless of nationality or origin, but only focusing on technical and human qualities of its players, managers and staff.

We simply believe that diversity is a strength and not a weakness, a quality and not a defect, a plus and not a minus.

Not only Inter has such diversity in its core: it is also different from any other Top Club in Italy, if not in the world.

If you look at Juventus and A.C. Milan in Italy, (not to mention Real Madrid in Spain) you’ll see great industrial, media and political interests behind these Clubs, and the outcome of such endorsements is hard to deny:

Newspapers, TV and new media are always very careful not to step on the ‘wrong’ toe.

Throughout the years, these Clubs have seen their victories blindly glorified and their defeats minimized as ‘just one of those things‘. I am sure you are aware of what Calciopoli has meant for the entire Italian Football, and this says a lot about the relationship linking those Clubs with referees, media and establishment.

On the other hand, Inter, despite being one of the top teams in Italy – never relegated, as we fans like to remind our black-n-white and red-n-black rivals -, has always been described for its naivety and its apparent incapacity to grow step by step and win trophies. When this eventually occurred – funnily just after the Calciopoli fuzz was discovered- , that’s when the lack of media appeal revealed its most negative aspect: it wouldn’t be fair to say that the importance of our successes from 2006 to 2011 was played down, but for sure critics were more than ready to emphasize the lack of Italian players in the squad or the rudeness of some statements from the Managers of those years. More than this, emphases was put on what critics defined as the informal way of running the Club which was one of the most recognizable aspects of Mr Moratti as a chairman.

It is curious that the same critics are now pointing their fingers to the new approach adopted by Mr Thohir, who is in turn accused of “taking Inter away from the Interisti” and stripping passion and typical Italian football attitude away from the Club.

For the same reasons, and as a fan, I would like to thank you instead. It is not the right time, nor the right place to analyze why and how football management rules have changed in the past few years; just let me say that this seems the only possible, logical and – hopefully – successful approach to adopt in this new adventure.

Being myself a fan, a reasonably media-obsessed fan, I just wanted to put my two cents in.

This is what you’ll have to expect from the media in Italy. There will always be something wrong to emphasize,  there will always be a good excuse to underrate victories and to criticize the players, the managers or the Executives, even if they’ve just arrived.

Be ready for this. And at the same time, please, respond to it. In your own way, but do react.

A kinda “we are Inter, brothers of the world. Who the hell are you?” attitude would be highly appreciated by the fans.

 

Once again, welcome. And Forza Inter!

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