TOPPA FALSA

INTER-NAPOLI 0-3

E’ facile ma in buona misura inevitabile il commento alla partita contro il Napoli. Qualsiasi gioco da cortile, o partita di carte, in situazioni simili sarebbe stata interrotta con commenti del tipo “ragasirifa o “amonte”, anche senza arrivare al turpiloquio che ha motivo di esistere quando è necessario, ma ne ha molto meno quando scade nell’ovvio.

Non parlerò quindi delle ramificazioni che crescono sulla testa dell’arbitro Rocchi, ma mi limiterò a giudicarne l’operato e ancor più gli effetti sulla partita e sul prosieguo di campionato dei ragazzi.

La cronologia degli eventi è ormai tristemente nota: ammonisce Obi per un intervento che non è nemmeno fallo, gli fischia un rigore per un ruzzone che avviene un metro buono fuori dall’area, e che in quanto ruzzone e non trattenuta per la maglia non pare -nemmeno quello- meritevole di “giallo. Tant’è: rigore e espulsione. La chicca finale è il penalty parato e ribattuto in rete da Campagnaro, che al momento del tiro dal dischetto è già di un buon metro dentro l’area. Vero che c’è anche Samuel dentro l’area, ma la cosa non sposta di una virgola il succo della vicenda: rigore da ripetere. A-stretti-termini-di-regolamento lo sarebbe indipendentemente dal ruolo che il giocatore già in area assume nell’azione; figuriamoci se il giocatore di turno approfitta della situazione irregolare per segnare.

Fin lì si può parlare di una bella partita, con azioni da una parte e dall’altra, con un gol giustamente annullato a Pazzini (ovviamente in quel caso arbitro e assistenti bravissimi a segnalare un offside di centimetri…), con un Maicon in promettente forma e le due punte interiste (Pazzo e Forlan) a cercarsi con risultasti discreti. Da lì in poi sull’Inter c’è poco da dire: il Napoli è bravo e lucido nel far valere l’uomo in più e perforare altre 2 volte una difesa necessariamente alta, pur conscia dei rischi di “infilamento”; nulla da dire su Lavezzi & co. che meritano il successo e gli applausi.

Nagatiello la fa grossa sul 2-0, proteggendo col corpo (lui che è alto un metro e un cazzo) un pallone da scarpare via e consentendo così la zampata di Maggio a uccellare JC, Maicon tiene in gioco Hamsik per il 3-0, ma a quel punto la partita era bella che andata.

Ribadisco, gli errori dei ragazzi ci sono stati (ho elencato i più evidenti), ma come troppo spesso succedeva anni fa, sono stati messi nelle condizioni di sbagliare da eventi da loro non dipendenti. Far giocare Chivu dopo gli acciacchi russi, lui soprannominato Swarowski per la sua fragilità, mi è parso fin da subito un azzardo, e guarda caso l’azione del rigore arriva sul suo lato mentre lui ha chiesto il cambio e si trascina per il campo pressoché immobile, lasciando Obi in balìa di Maggio (gran giocatore, per inciso). L’altra faccia della medaglia è che una cappella come quella fatta dal suo sostituto (il nippico), il rumeno non l’avrebbe mai fatta, non vergognandosi di spazzare in out il lancio napoletano.

Partitaccia, insomma, più per gli effetti a medio lungo che per la classifica, che pur rimane da minimo storico.

C’è la sosta, con annessa diaspora di nazionali, e non è mai bello star fermi 15 giorni dopo una sconfitta, con le pentole di fagioli che possono ribollire per due settimane parlando di crisi-Inter (fa niente se il Milan ha un solo punto più di noi). Ranieri dev’essere bravo a tenere “su” i nostri, sottolineando i miglioramenti che comunque si sono visti anche sabato nei primi 40’, e facendo leva sull’ennesima dimostrazione che all’Inter, come i calciatori sanno meglio di lui, si è come sempre contro tutti e ancor di più contro tutti.

Mettiamola così: il nostro campionato deve iniziare dopo la sosta, sperando di poter essere messi meglio sia numericamente che qualitativamente, consapevoli che lo Scudo è per ora molto lontano (la cima della classifica è a +7), ma che il marasma da classifica ancora non preclude niente. So che fa strano fare certi discorsi dopo sole 5 giornate, ma diciamo la verità: se in testa ci fosse, dopo 5 giornate, una squadra tipo Inter degli anni scorsi, magari a 13 e non a 11 punti, la distanza sarebbe già di fatto incolmabile per una squadra nella nostra attuale posizione. Il livellamento verso il basso fa ardere ancora qualche fiammella, anche se occorrerà investire massicciamente in Diavolina per tenerla accesa…

 

LE ALTRE

La partita dei cattivi finisce con la vittoria meritata dei gobbi sui diversamente milanesi. Per quel che vedo mi pare sia stato un quasi-dominio gobbo ai danni di un Milan che, tranne Pato, ha ritrovato tutti gli altri titolari che contano (parlo di Ibra e Boateng, mi scuserà il figlio di Beniamino Abate). Al momento i gobbi sono la squadra da battere e, se non fossero loro, mi farebbe quasi piacere. Mi spiego: pur nutrendo un doveroso disprezzo per Parrucchino Conte, il suo deretano sulla panchina bianconera mi pare la scelta più logica fatta dalla dirigenza ovina da anni a questa parte. Tra Troppobbuòno Ferrara e Clouseau Del Neri hanno buttato via due stagioni, prima di imbastire un progetto intorno al capello sintetico e l’occhio ceruleo dell’ex-Chierichetto. Che si dovrà confermare e passerà senz’altro periodi meno lustri di questo, ma che sta comunque costruendo una squadra con una sua identità, nella quale vecchie volpi come Buffon, Pirlo e del Piero affiancano un manipolo di più o meno giovani di sicuro o probabile valore (Vucinic, Chiellini, Marchisio, Vidal, e un paio di ali a caso).

Per il resto l’Udinese zitta-zitta è lì in cima con la Juve, ed è difficile trovare nuovi aggettivi per lodare quell’odioso pretino di Guidolin, davvero tanto antipatico quanto bravo. La Roma batte l’Atalanta e pare cominciare a capire il calcio di Luis Enrique, che da parte sua forse inizia ad adattare alle latitudini italiche il suo tiki taka (dopo le prime uscite ne ho sentita una splendida: “più che tiki taka… ‘a Luis: ma a te chi-ti-caca?”.

 

E’ COMPLOTTO

Non posso dire che non sia stato dato il dovuto risalto alla performance di Rocchi, questo no.

Era del resto impossibile non fare la tara di quanto successo, anche sminuendo i meriti del Napoli che pure ci sono. E’ chiaro però che il gioco, nemmeno troppo sottile, è facile. Il succo è: si vabbé l’arbitro ha sbagliato, ma non è la prima volta che una squadra rimane in 10, e non per questo sbraca prendendone tre. E poi i giocatori sono troppo nervosi, non c’è la giusta mentalità.

Piccoli pezzi di cacca (vocativo), vi siete per caso chiesti perché i giocatori dell’Inter siano –a vostro dire- troppo nervosi? Perché il nervo è ancora scoperto, perché gli anni dei furti sono ancora vicini, perché nemmeno nell’età dell’oro di Mancio e Mourinho l’Inter ha mai goduto di favori arbitrali (aldilà di quel che dice qualche lupacchiotto rosicone), perché l’esempio più lampante di questo è proprio il Derby di Gennaio 2010, vinto 2-0 e finito in 9 per due espulsioni inventate dall’arbitro. Proprio Rocchi, guarda caso.

Il fatto poi che, insieme agli incorreggibili piangina della vecchia guardia, uno dei più imbufaliti fosse proprio Ranieri (espulso nell’intervallo), dovrebbe far suonare un campanello ai Massimomauro di turno, avendo questi passato gli ultimi anni ad indicare Ser Claudio come modello di educazione da contrapporre all’intollerabile arroganza di José da Setubal. Eppure, son bastate tre partite in nerazzurro per far incazzare pure San Francesco. Strana la vita eh?

Ho sentito le dichiarazioni del Sig. Massimo a caldo e mi sono piaciute, vorrei proseguissero così: soli contro tutti ma incazzati con il mondo.

 

WEST HAM

Sempre quarti, media inglese rispettata grazie al pareggio esterno contro il Crystal Palace in uno dei mille derby inglesi. Il gigante Carew (norvegese ma nero) ora gioca (e segna) per noi: sperando basti per la Serie B inglese…

Match Winner

Match Winner

SIMPATICHE CANAGLIE

CSKA-INTER 2-3

La solita, incorreggibile eppure irresistibile, manica di pirla.

L’Inter vince a Mosca facendo passare per impresa una partita che una qualsiasi squadra dotata di un normale equilibrio psichico avrebbe messo in ghiaccio dopo il 2-0 a metà primo tempo.

Ma si sa, so’ ragazzi… e quindi via al giro della morte con ritorno effettato.

Ser Claudio (“Ser” è la intenzionale via di mezzo tra Sir e Sor) insiste col 4-4-2 camuffato da rombo, con Alvarez al posto di Coutinho: ci si aspetta più prestanza fisica, magari concedendo qualcosa in velocità. Previsione azzeccata al 50%: il ragazzo ha mostrato la mobilità del peggior Thiago Motta, e a dirla tutta la sola nota di merito è il corner battuto (pure maluccio) dopo 5 minuti, da cui scaturisce il vantaggio di Lucio.

Da rivedere insomma. O meglio, da non rivedere a breve, se non fosse per la ormai congenita morìa di centrocampisti che ci vedrà costretti ad un turn over forzato là in mezzo.

Il CSKA, a esser sinceri, non è niente di che: si affida al talento di Dzagoev e al puttanificio (in tutti i sensi) di Vagner Love. Dietro e in mezzo però sono imbarazzanti e infatti ci si infila senza difficoltà. Dopo un bel cross del Pazzo e capocciata velenosa di Obi, Nagatiello scende sulla destra uccellando il proprio avversario e mette in mezzo la classica palla con scritto “spingimi”: il Pazzo non se lo fa dire due volte ed è raddoppio.

Fino alla mezzora il match va come deve andare (cioè non succede quasi niente), poi una bella parata di JC su difficile girata di Dzagoev e un palo sul successivo corner dei russi spengono la lampadina. La cacarella è in agguato ed un ingenuo fallo in pieno recupero di primo tempo (diciamo la verità… pure oltre i due minuti accordati, ’tacci loro!) porta Dzagoev a calciare forte ma centrale. La palla passa tra Lucio e Pazzini, non proprio ermetici in barriera, e JC non fa nemmeno finta di provare a prenderla. 2-1, prendendo gol appena prima del risposo (pessimo momento).

La ripresa infatti ricalca in buona parte quanto visto sabato a Bologna: pochi spunti dei nostri (Chivu fermato in fuorigioco molto dubbio mentre mette Milito solo davanti al portiere, bel numero di Zarate subentrato a un Pazzo claudicante) e russi che prendono sempre più campo e coraggio, pur senza creare pericoli concreti. La puzza di frittatone è però a tal punto nell’aria, che tra me mi dico “se dobbiamo prendere il gol prendiamolo subito così abbiamo tempo di reagire”, essendo evidente che l’immobilismo dei nostri avrebbe potuto essere scosso solo dal proditorio sganassone in fazza. Che, puntuale come un becchino, arriva al 78’, con la cortesia di Zanna e soprattutto Lucio che fanno fare al puttaniere (Vagner Love) quello che a tutti pare evidente… no, non vuole trovarsi la russa da sbattersi in piena area, vuole solo, più pudicamente, portarsi palla sul destro, accentrarsi e tirare in porta. Detto, fatto: 2-2.

Non posso nemmeno sfogare la mia rabbia come dovrei, avendo Panchito a metri 0,5 da me, e mi limito a un “lo sapevo, lo sapevo!!!”, aggravato dalla simpaticissima litanìa del marmocchio che mette su il disco del “Che cosa? Che cosa sapevi? Papà, sapevi cosa?”…

 

Il mio auspicio del ceffone col timing si rivela però azzeccatissimo perché, palla al centro, Cambiasso pesca Zarate che fa un gran gol: controllo a seguire col petto, difensore saltato e sinistro dal limite sul primo palo. Golazo vero! Volendo viaggiare con la fantasia, ricordo un Torino-Inter in cui al loro pareggio, Ibra rispose più o meno negli stessi tempi (infinitesimali): era ancora l’Inter del Mancio e mi piace pensare che, seppure impolverata e un po’ cigolante, parte di quella boglia di bincere (per dirla alla sudamericana) ci sia ancora nei nostri, e riesca ancora a levarci dai casini di tanto in tanto.

Per ora bastano i tre punti, sapendo di non aver fatto altro che il nostro dovere (ripeto, loro a parte un paio là davanti sono scarsini) e consapevoli che i volatili per diabetici cominciano adesso (sabato il Napoli, tipo…). Però godiamoci questa vittoria, scappelliamoci davanti al Cuchu tornato al suo ruolo e alle prestazioni cui ci ha abituato, lecchiamoci le dita per uno Zarate che –lo confesso- non gode ancora della mia fiducia e teniamo le dita incrociate per i feriti sul campo (Pazzo e Chivu, ieri tra i migliori). Il resto, si spera, verrà.

 

LE ALTRE                                                              

Il Napoli, appunto: grandissimi contro il Villareal. A mio parere il 2-0 va pure stretto, vista la gragnuola di contropiedi non sfruttati a dovere nella ripresa. Anche loro finiscono incerottati (Cavani e Aronica). C’è una buona probabilità che sabato la tenzone possa essere risolta a colpi di stampelle…

Del Milan non parlo ma mi limito a gufare a distanza, più per dovere morale che per reale convincimento.

 

E’ COMPLOTTO

So di essere paranoico, ma qualcuno mi dice perché, in una partita dell’Inter, mi devo sorbire 5 spot di Master Card con i tifosi del Milan che esultano? Cazzo, sta giocando l’Inter, mica quelli là! Non ho Master Card e a questo punto manco la voglio avere, ma dico io: che cazzo di placement è far la réclame alla squadra rivale di quella che sta giocando? Una sola plausibile risposta: è complotto!

Per il resto, piccolo inciso su Calciopoli e la nuova madre di tutte le intercettazioni sbandierata ai quattro venti da Moggi e relativa cosca, talmente clamorosa da non essere nemmeno oggetto di richiesta di ammissione (stra-tardiva!) agli atti.

In sostanza, Bergamo che dice a Rodomonti (quello-del-gol-non-dato-all’Empoli-nel 1998) “stai schiscio chè tanto questi sono dietro di 15 punti”, vuol dire provare che così facevan tutti e che l’Inter è colpevole tanto e quanto la Juve.

Che strano, a me sembra proprio l’ennesima conferma che il “sistema” decideva prima cosa fare e che, proprio in virtù dei 15 punti di distanza, in quell’occasione fosse necessario dire al sicario di turno “stavolta risparmialo, tanto è già moribondo”.

Un po’ come Berlusconi che 10 anni fa diceva che a Mediaset non c’era “regime” perchè Mentana e Costanzo sono di sinistra. 

Questo tralasciando la telefonata di Carraro a Bergamo, che dà origine alla chiamata a Rodomonti, con quel bisunto di Carraro che sente puzza di bruciato e non vuole far incazzare Moratti in vista della riunione di Lega prevista per il giorno successivo e implora Bergamo di raccomandare Rodomonti di non favorire la Juve e per carità di fare una partita corretta. Come a dire: il voto di Moratti ci serve, per stavolta non facciamolo incazzare…

La prostituzione intellettuale ovviamente ha cercato di trovare riscontri alla tesi di Moggi individuando una mancata espulsione di Toldo in occasione del rigore dato alla Juve in occasione del 2-0, e ovviamente sorvolando su un dubbissimo contatto tra Thuram e Adriano in area bianconera. Della serie “nel dubbio pensa più a chi è dietro”… infatti.

Il braccio e la mente: colpaccio in terra russa.

Il braccio e la mente: colpaccio in terra russa.

ELOGIO DELLA SEMPLICITA’

BOLOGNA-INTER 1-3

Lungi da me l’idea di vedere tutti i problemi risolti ed il cielo sereno e terso davanti a noi.

Non è così e temo non lo sarà per un po’ di tempo ancora.

Ma bisognava vincere e si è vinto. In questo momento poco conta il “come”; …che poi, volendolo analizzare, il “come”, ci sarebbe anche qualcosina da dire: un centrocampo “terra-terra” abbastanza in linea con Coutinho un po’ ala destra un po’ trequartista, e Obi a macinar km (meglio che nelle precedenti versioni); una difesa a 4 con Nagatiello e Chivu sulle fasce; Pazzo e Forlan davanti; massicce dosi di buon senso in un ginepraio di domande sul “chi siamo” “cosa facciamo” “dove andiamo”.

La difesa difende benino (sciagurato Chivu a tenere in gioco Di Vaio nell’unica vera occasione lasciata al Bologna), il centrocampo fa il suo (niente miracoli ma nemmeno grosse cazzate, con Cuchu e Zanna in mezzo a governare questa –ex?- repubblica delle banane), e l’attacco di riffa o di raffa produce tra tutto una decina di occasioni, cominciando con Samuel che di destro da 3 metri centra il loro portiere, passando dai due pali di Forlan e Cambiasso, e citando per dovere di cronaca anche un paio di belle conclusioni di Coutinho. Non dubito che al Mondiale Under 20 sia stato tra i migliori, perché il piedino ce l’ha e la testa abbastanza: continua a rimanere di due spanne inferiore a una qualsiasi presentabilità fisica per giocare nel calcio dei maggiorenni. Se non fosse per le conseguenze a medio lungo termine, spererei in uno sviluppo tardo adolescenziale e poco naturale à la Pato (8 cm e 8 kg messi su in due anni, con la conseguenza di stirarsi ogni 3 x 2). Va fatto giocare, dandogli una mezz’ora, un tempo, un’oretta e facendolo abituare ai ritmi –e ai calcioni- dei ruvidi terzinacci della nostra disastrata Serie A. 

Il gol di Pazzini, al netto della mezza papera di Gillet, arriva dopo un bello scambio Cuchu-Forlan-Pazzo, e chiude un buon primo tempo. La squadra pare tenere bene il vantaggio, senza creare eccessivamente ma subendo poco o nulla, finché il prode Tagliavento si ricorda che quando arbitra l’Inter deve applicare il regolamento alla lettera, e fischia quindi il rigore per i “socmel” scorgendo su un corner una trattenuta di Samuel di-quelle-che-se-ne-vedono-10-a-partita. JC quasi ci arriva, ma è pareggio ad opera di Diamanti.

Onestamente, visto il sostanziale immobilismo dei ragazzi nella ripresa, dubitavo di vedere una reazione nerazzurra, invece un paio di cambi (su tutti il Principe per Forlan –in ombra-) danno nuova linfa all’attacco interista, che vede un bel velo del Pazzo a liberare Milito fermato con clamorosa cianghetta ai danni del nostro, con inevitabile –a termini di regolamento!- rigore ed espulsione del difensore Morleo.

Milito, con un refuso genovese, sembra pensare “poche musse” e dal dischetto fa 2-1.

Qui arriva la parte più onirica e futuribile della partita, perché se riusciamo a fare il 3-1 (primo stupore) su punizione battuta da Muntari (secondo stupore) e girata in gol di testa da Lucio (terzo stupore), mi dico che nulla è impossibile per questa Inter (cit. Scarpiniana). Se oltre a geometrie anche solo da scuola media e a uno stato di salute anche solo un poco migliore del sanatorio di Sondalo, ci mettiamo anche un po’ di culo, allora si può fare qualcosa di buono quest’anno. Oltreutto, come dice il nuovo Mister “là davanti ce stanno a aspettà” ed in effetti l’andatura è sempre alquanto compassata. La vetta dista sì una quindicina di squadre, ma in termini di punti sono solo 4. Come si dice in questi casi, adesso la classifica non bisogna guardarla. Serve tenere la testa bassa e pedalare: vediamo come saremo messi alla prossima sosta nazionali. Hai visto mai…

 

LE ALTRE

I cugini spezzano le reni al Cesena grazie a un cross sbagliato di Culetto d’oro Seedorf. Chi mi conosce sa la stima incommensurabile che nutro nei suoi confronti, ma quello non è un “beffardo pallonetto” e nemmeno un “colpo a effetto visto il portiere fuori dai pali”: quello è il classico cross-a-cazzo messo in mezzo sperando nell’Inzaghi di turno (che era in panca, ma per dire…) che è venuto fuori un po’ forte ed è finito sotto l’incrocio. Questo per dire come stanno messi i campioni d’Italia senza Ibra, Pato e Boateng. Potenza di Milan Lab…

La Juve rimonta stoicamente a Catania racimolando ben due punti contro siciliani e Bologna, ma per la classifica ufficiale è sempre in testa. Sarebbe interessante capire cosa ne pensa il gobbo-medio del fatto che, stando ai risultati del campo, e quindi senza la penalizzazione, l’Atalanta sarebbe prima da sola a 10 punti. Eppure non ho sentito un solo bergamasco inveire contro la Federazione o minacciare esposti al Tribunale dell’Aja… Il Napoli è bloccato in casa dalla Fiorentina e quindi verrà sabato a Milano assetato di punti (avrei preferito una loro vittoria…), mentre la Roma vince a Parma la sua prima partita di campionato (come qualcun altro…) e fa intravedere il calcio di Luis Enrique. Al cui proposito, la citazione del Rag. Filini sulla grigliata di pesce-ratto si impone:”Può piacere o non piacere. Su questo non discuto…”.

 

E’ COMPLOTTO

Dopo aver ribadito l’assoluta incoerenza di Tagliavento nelle ultime due partite arbitrate (in Napoli-Milan permette spintonate a gioco fermo a Nesta e Pato, da noi pesca il rigore a Samuel), faccio notare l’ennesimo caso di umorismo involontario del Giudice Sportivo Tosel, che infligge a Ranocchia tre turni di squalifica e a Cassano 5000 € di multa con la stessa motivazione, e cioè “

per avere… uscendo dal terreno di giuoco, rivolto ad un Assistente un’espressione ingiuriosa nei confronti degli Ufficiali di gara”. Esilarante, no?

Noto infine con un misto di raccapriccio e riso isterico che, nonostante si imputi all’Inter (società e tifosi) di non riuscire a “superare” Mourinho e di continuare a pensare ai bei tempi andati, le vere “vedove” di José sono proprio i giornalisti, rimasti orfani di uno che, sempre, dava da scrivere per giorni e giorni. Ogni occasione è buona per regalargli titoli e articoli anche se “andrebbe dimenticato, perché non è giusto e non fa bene a una grande squadra come l’Inter continuare a guardare al passato”. Invece per i giornalisti va sempre bene, vero?

WEST HAM

Vittoria di misura contro i centro classifica del Peterbourgh. Quarto posto saldo in classifica, a due soli punti dalla vetta.

Via così…

Cuchu e il Principe festeggiano dopo il gol: e non è nemmeno una foto d'archivio!

Cuchu e il Principe festeggiano dopo il gol: e non è nemmeno una foto d’archivio!

SEDUTA DI AUTOCOSCIENZA

 Il cambio di allenatore, ripeto per l’ennesima volta a chi ha la insana pazienza di ascoltarmi, è sempre una sconfitta per tutti.

Per la squadra, che non ha saputo mettere in pratica quanto chiesto dal nuovo venuto.

Per il Mister stesso, che non è riuscito ad imporsi in un nuovo ambiente.

Per la Società, soprattutto, che vede la propria strategia (quando presente) crollare in mille pezzi.

 Detto questo, il cambio era francamente inevitabile, e l’arrivo di Ranieri mi pare una scelta sensata, al netto di tutte le implicazioni da tifoso.

Vero, ha allenato Juve e Roma nel passato, ma in giro onestamente non c’era di meglio. Dirò di più: l’avrei preso già a Giugno, mentre si è optato (e sappiamo dopo quanti tentativi) per Gasp e il suo 3-4-3.

I punti su cui vorrei porre l’accento sono due, e riguardano la Società e la squadra:

SOCIETA’

Come detto, l’Inter è riuscita nella titanica impresa di continuare ad avere una dirigenza miope, se non mediocre, anche a fronte di un lustro di vittorie scintillanti e difficilmente ripetibili.

Tutti ricordano giustamente il 2010 ed il Triplete Mourinhano, ma è dal 2006 che questa squadra in Italia miete successi a raffica.

Guarda caso, le vittorie sono arrivate in concomitanza con gli unici due allenatori a cui sia stato dato tempo e modo di lavorare. Parlo soprattutto di Mancini: il suo primo anno, quello della pareggite, in altri tempi avrebbe tranquillamente implicato una cambio in panchina, ma a Ciuffolo è stata data fiducia anche per l’anno successivo.

Anno che si è poi concluso con Calciopoli e tutto quel che ne consegue, e che, diciamolo, ha salvato anche il Mancio, dal momento che le trattative del Sig. Massimo con Fabio Capello all’epoca erano più che avviate.

Calciopoli ha quindi dato all’Inter ben più del famoso scudetto di cartone. Ha dato continuità ad un progetto che altrimenti si sarebbe interrotto: da lì sappiamo com’è andata, mestrui di Mancini ed arrivo di José da Setubal compresi.

Riassumere 5 anni in 10 righe (quasi cit. Gucciniana “poveVa amica che naVVaVi, dieci anni in poche fVasi…”) serve per capire che ad un allenatore va senz’altro dato modo di poter lavorare senza l’assillo del risultato immediato, ma che tutto ciò consegue ad una scelta coerente con la strategia della società.

Eccheccazzo.

E qui entrano in campo i dilettanti allo sbaraglio. Schizofrenici, per di più.

Se l’obiettivo del dopo-triplete è quello di far cassa, vivere di rendita e andare di conserva con i giocatori in rosa (lo so che il tono sembra sprezzante, ma in realtà era esattamente quel che a mio parere andava fatto), tale scelta deve andare di pari passo con l’ingaggio di un allenatore che segua lo stesso spartito. Benitez si è rivelato un errore proprio per questo: è arrivato e ha fatto damnatio memoriae di Mourinho e tutto quel che si era vinto fin lì, dicendo “e adesso vi faccio vedere io”. Errore da matita blu, e soprattutto l’esatto opposto di quel che aveva in mente la dirigenza.

La cosa viene –diciamo- rimediata con Leonardo, che porta joia e bellèssa e riaccende l’entusiasmo dei calciatori.

Il sommo Scipione Petruzzi, già innalzato a sempiterna gloria la settimana scorsa, nel suo avventuroso latinorum era solito dire “Errare umanum è (sic), perseverare diabbbolicusss”.

Ora: a 12 mesi di distanza ti ritrovi a battere sullo stesso chiodo in sede di mercato (“non c’è una lira da spendere, anzi dobbiamo vendere uno dei due campioni”) e vai a chiamare uno che da 10 anni gioca in un modo e che, legittimamente da parte sua, crede di essere stato ingaggiato per quello e di poter continuare a farlo all’Inter.

Oltre il danno, poi, la beffa: non c’è una lira, e comunque i giocatori che si comprano non sono quelli richiesti dal Mister.

Eh cazzo, allora giocate a ciapa no!

Il tutto per collezionare una mezza dozzina di figuracce (perché io non mi dimentico le tre pere dal Chievo in amichevole o il pareggio strappato coi denti con l’Olympiakos), dire come Britney Spears “…ooops I did it again!” e ripiegare sull’uomo di buon senso del caso, alias Sor Claudio de Testaccio.

Il quale, intelligente e forse un po’ paraculo, già prima di Novara aveva fatto intendere che lui in questa squadra cambierebbe pochissimo, che Sneijder lo farebbe giocare dietro 2 punte, che manterrebbe la difesa a 4, etc. Da qui la mia domanda iniziale: e perché cazzo non l’avete preso a Giugno?

Meglio tardi che mai, insomma. Anche perché, a guardare il livello medio del campionato, vien da sorridere: un sorriso più di compatimento che di sollievo, vista la mediocrità mostrata dalla Serie A.

Nulla è perduto, quindi, e si può incredibilmente sperare di rimettere in piedi la baracca: Ranieri è come Cuper: non vince praticamente mai ma finisce quasi sempre piazzato. In attesa del Guardiola di turno fantasticato per l’anno prossimo, il minimo che si possa fare è arrivare in Champions e magari fare una figura decente in quella di quest’anno.

Chi vivrà vedrà.

 Una simpatica postilla, giusto per avere conforto del fatto che certe cose non cambiano mai: Ranieri è l’allenatore dell’Inter da ieri nel tardo pomeriggio, con tanto di dettagli su durata del contratto, collaboratori al seguito e cronologia degli eventi, uffici frequentati e persone presenti agli incontri. Nella serata di ieri, Ranieri rilascia delle dichiarazioni alla Domenica Sportiva (con la quale ha collaborato in questo inizio di stagione) già parlando da allenatore dell’Inter: “farò questo, farò quello”… Il sito ufficiale resta silente per tutta la giornata, dando conferma dell’arrivo del nuovo Mister solo a mezzogiorno di oggi.

Solo da noi… solo da noi…

SQUADRA

Sulla squadra invece vorrei mettere un po’ di puntini sugli i.

Sono stato tra i primi a denunciare la scarsa affidabilità del nostro centrocampo, vista l’usura di troppe giunture e masse muscolari, ma da qui a fare della vecchia guardia il problema ce ne corre!

Ripeto che Zanna e Cuchu in quanto tali non saranno mai un problema per l’Inter. Il Problema, semmai, è pensare che la loro sola presenza possa essere panacea di tutti i mali.

Cambiasso non è mai stato un fulmine di guerra, nemmeno 5 anni fa: ciononostante è uno dei centrocampisti più intelligenti e preziosi che abbiano mai calcato i campi di calcio. Se 2+2 da 4, vuol dire che al Cuchu devi fargli fare il suo mestiere: nello specifico, dargli 20 metri da coprire e non 50, e far ripartire l’azione da lui.

Zanna può coprire molti ruoli tra centrocampo e difesa, ma volerlo inventare centrale in una difesa a tre è come farlo giocare in porta ed esporlo a figuracce che il suo passato e soprattutto il suo presente non meritano.

Detto ciò, ho sentito troppa gente dire che “sono stati i giocatori a far fuori Gasperini, gli hanno giocato contro e l’hanno isolato” dilungandosi poi nel sempre attuale giochetto della demonizzazione dello spogliatoio dell’Inter (che ha un clima “pesante” ininterrottamente dai tempi di Zenga e dei tre tedeschi, quindi per favore almeno riparate il condizionatore!). Se si leggono invece le prime dichiarazioni di Gasperini, appena esonerato e in quanto tale teoricamente interessato a cercare alibi alle proprie responsabilità, si legge di uno spogliatoio di professionisti esemplari, dove nessuno ha mai remato contro e dove uno come Sneijder, che per stessa ammissione di Gasp non rientrava nei piani e che è stato schierato in 4-5 ruoli palesemente non suoi, è andato a salutare di persona il Mister, regalandogli parole che lo hanno toccato nel profondo.

Ma tutto questo, nel mare magnum di merda che prorompe da questa storiaccia, non verrà fuori. Il quadro viene meglio dipingendo di marrone anche gli sprazzi di azzurro rimasti.

Il complotto del resto è in servizio permanente effettivo (quoque tu, Cecere… cfr: http://www.fabbricainter.com/2011/09/21/le-notti-becere-di-nicola/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=facebook&utm_campaign=fabbricainter )

rodin

OK, PANIC!

NOVARA-INTER 3-1

Stop.

Fine della corsa.

E’ tornata l’Inter simpatttica che resuscita i morti e regala serate di gloria ai debuttanti (Trabzon e Novara in 7 giorni).

… e io così pirla da volermi sorbire la differita ad orari post-lucani dopo essermi fortunosamente perso la diretta (Pearl Jam Twenty in anteprima al cinema, da brividi!).

Assisto così già “saputo” al disastro di Novara, contemplando l’encefalogramma piatto di una squadra che semplicemente non ha né capo né coda. Siamo al quarto modulo dopo 4 partite, con la costante di lasciare due monumenti –purtroppo più per dinamismo che per meriti sportivi- come Zanna e Cuchu da soli in mezzo, senza nessun altro che faccia da filtro (Nagatomo? Sneijder? Castaignos??). Poverini, per troppe volte in questo inizio campionato mi hanno ricordato lo spot di quel trumbé che correva da una parte all’altra a piantar rubinetti con l’acqua che perdeva da ogni buco possibile e immaginabile.

‘Sta gente c’ha pure un’età…

L’immagine più fedele della squadra la dà quello psicolabile di Lucio che sostanzialmente si è svegliato in versione “Nicola-Berti-do-Brasil” e gioca stabilmente davanti alla coppia museale di cui sopra, pronto a partire lancia in resta verso il nemico, con gli effetti che abbiamo ahinoi imparato a conoscere.

Morale: davanti non arrivano palle giocabili, le punte non vengono a prendersele, il resto è pura accozzaglia di craniolesi.

L’equilibrio della squadra è ben testimoniato dal primo minuto di gioco, quando un’assurda gestione della palla ai limiti della nostra area genera un 1 contro 1 che finisce con pallonata di Meggiorini sul faccione di JC, subito chiamato all’uscita disperata.

La solfa, a livello di lucidità e organizzazione, rimarrà quella per 90’ e più.

Il Meggio, vecchia conoscenza della nostra Primavera, segna l’inevitabile gol dell’ex con Lucio –how fuckin’strange– a vagabondare a metacampo e gli altri due centrali (Chivu e Ranocchia) presi in mezzo dal temibile attacco piemontese.

La ripresa vede il doppio cambio (Obi e Pazzini per Castaignos e Forlan) che si può tranquillamente definire gattopardesco: sono sempre loro a fare la partita, salvo qualche sporadico intermezzo dei nostri che ogni tanto si ricordano di essere (stati) dei campioni e mettono insieme qualche abbozzo di azione da gol. Rosina, in ogni caso, che non disturba i nostri avversari più di tanto.

Il finale è rocambolesco: Ranocchia, secondo l’arbitro ma non secondo me (che c’ho ragione!) causa il rigore e viene espulso. 2-0 e partita chiusa? Quasi, il tempo per il Cuchu di fare il gol della bandiera, ma non fa nemmeno in tempo a farcelo venire duro che Rigoni chiude il discorso con un 3-1 meritato.

 Ora, finita la cronaca, azzardo il paragone socio-politico-sportivo: Gasp (mi scuserà per l’insulto) come Berlusca. Deve andarsene, non-può-non. Ma siamo sinceri: sicuri che con un altro al suo posto i problemi magicamente svaniranno?

No.

Questo è un passo necessario ma per nulla sufficiente per far tornare l’Inter (perché di questo parliamo, ché l’Italia a confronto son quisquilie…) una squadra di calcio di senso compiuto.

L’arrivo Ranieri o Zenga potrà togliere un velo di polvere, aprire le finestre e cambiare l’aria. Ma detto questo, la squadra cigola sotto il peso dell’età, della panza piena e degli acciacchi, e i nuovi non sembrano avere i piedi e la testa per far meglio.

Certo, fa tristezza vedere le colonne della squadra (il riferimento è ancora a Cambiasso e Zanetti) esposti a queste figure barbine, che assolutamente non meritano.

Mi pare però di tutta evidenza che ci sia da portare a dignitoso termine un gruppo che ha dato e vinto tanto, facendogli fare l’ultima stagione giocando come sanno e senza pensare a stravolgimenti tattici senza senso.

Sor Claudio o un-Walter-Zenga lo possono fare? Forse. Ok, proviamo, ma siamo (congiuntivo esortativo) consapevoli che “this is a showdown” (cit. Beatlesiana dal White Album).

Nella foto: Cambiasso a fine partita.

Nella foto: Cambiasso a fine partita.

CHICCICAPISCE’BBRAVO

INTER-ROMA 0-0

Una delle partite che mi hanno lasciato più interdetto da quando seguo l’Inter (trent’anni mal contati, sigh…).

Davvero, potrei dire tutto e il contrario di tutto, a seconda di voler vestire i panni dell’inguaribile ottimista o del caustico pessimista.

Pur trovandomi decisamente meglio nei panni del secondo, inizierò (senza esserne molto convinto) col recitare la parte di chi vede il bicchiere mezzo pieno.

Non abbiamo preso gol, nonostante (o grazie?) alla difesa a tre, dovendo ringraziare JC per un’ottima chiusura su Osvaldo e una bella parata a metà primo tempo. A parte quello, non ricordo grandi pericoli per la nostra retroguardia, pur avendo la Roma un bel tridente là davanti.

Se è vero –come è vero- che i giallorossi hanno avuto il controllo del pallone per larghi tratti della partita, è anche vero che le occasioni più ghiotte le hanno avute i nostri, e la vittoria sarebbe stata tutto fuorché un furto.

Paradossalmente, il fatto di non aver perso nonostante un centrocampo in gravi ambasce ed una gestione cervellotica dei cambi è segno quantomeno di buona sorte, che di questi tempi vale quanto e più di un solido mediano-sette-polmoni.

Temo però di aver finito le buone notizie, vedendomi perciò costretto a calzare i comodi ancorché consunti stivali da supporter rancoroso. Comincio subito maledicendo Lucio e i suoi due neuroni, non tanto per aver quasi mandato al creatore il portiere avversario (sciagurato il nostro nell’occasione e ancor più nel dopo gara quando dice “Grazie a Dio sta bene”), quanto nel quarto d’ora impiegato per raggiungere l’assist illuminante di Sneijder, con circumnavigazione dell’intera area di rigore che dà al portiere il tempo di uscirgli sui piedi e beccarsi la scarpata. Che è e resta involontaria, ma che palesa tutta l’imperizia e la scoordinazione del nostro, peraltro dimostrata in altre fasi del match.

Soprattutto, dovrebbe essere chiaro che Lucio, già avvezzo all’insana pratica dell’uscita-palla-al-piede-solo-contro-tutti con il solo Samuel a coprirgli le spalle, lo è ancor di più avendo anche Ranocchia in retroguardia. Pregi e difetti di questo effetto collaterale mi pare siano sotto gli occhi di tutti.

Proporre una difesa a tre in modo da avere –in teoria- cinque uomini a centrocampo vuol dire che la tua idea è quella di “fare” la partita, non di assistere impassibile al tiqui-taqui ordinato da Luis Enrique per buona parte dei 90 minuti.

Mi si dirà che i due esterni devono coprire 100 metri di campo e quindi la difesa a tre spesso diventa a cinque. Vero, ma mi sembra la storia della coperta corta: i due esterni nei progetti sono sempre dove vuoi tu, ma nei fatti sono spesso dove non dovrebbero essere: morale, come ti giri ce l’hai nel culo (please excuse my french).

Il fatto poi di proporre per la terza partita il terzo modulo diverso (3-5-2, s’è detto), è senz’altro bel segno di duttilità del Mister, che scongiura la talebanite di cui io stesso l’avevo accusato, ma fa capire che la confusione alberga sovrana nella mente brizzolata del Mister.

Arriviamo infine al fatidico cambio Forlan-Muntari per l’ultimo quarto d’ora, motivato da Gasp con l’esigenza di fare più “legna” a metacampo e togliere possesso-palla alla Roma. Motivazione condivisibile, ma allora perché regalare il centrocampo ai giallorossi per un’ora e passa, prima di accorgersene? E poi, se quello era l’intento, che cazzo ci faceva il prode Muntari in area avversaria, nelle vesti di centravanti della disperazione? Se l’intento era “lancia lungo e vediamo che succede”, il Pazzo era l’uomo ideale. Vero che le occasioni le abbiamo avute (due sinistri in fotocopia di Zarate, belli ma non sufficientemente “a voragine”, stessa conclusione di Forlan, capocciata di Milito fuori di poco e sinistro di Sneijder che non si sa come non entra), ma mi sono sembrate tutte frutto di giocate casuali ed individuali anziché di manovra di squadra. Classica eccezione che conferma la regola, il destro di Nagatomo nel primo tempo, alto di un soffio dopo una bella combinazione dei nostri attaccanti a liberare il nippico al tiro.

Non voglio trasformarmi nell’amante del bel giUoco che non sono, dico solo che la strada da fare è ancora lunga, che il tempo stringe e che il centrocampo, così com’è, farà sempre una fatica incredibile a tagliare e cucire. Il povero Sneijder gioca bene ma predica nel deserto, ed a tratti si ha l’impressione che gli altri si affidino a lui per qualsiasi passaggio che superi il coefficiente di difficoltà 0,1. Poi non lamentiamoci se il ragazzo non è lucidissimo in fase realizzativa o se si incazza coi compagni.

Vedere il partitone di De Rossi, o anche solo di Inler nel posticipo Napoli Milan, è un muto rimprovero alla campagna acquisti estiva, poggiata sulle traballanti fondamenta del Trio-Baggina (Cuchu-Thiago-Deki) e sulle acerbe certezze di Poli (ancora ai box) e Obi (che continuo a stimare ma che sta avendo più di qualche problema).

 

LE ALTRE

Detto di una Juve che vince a Siena col minimo scarto e che quindi è in testa a punteggio pieno, mi concentro su Napoli-Milan e sulla tripletta di Cavani che stende i campioni di Italia e coinquilini di classifica. La “coppia di centrali migliore del mondo” ne prende 3 e guida sicura la peggior difesa del campionato; ovviamente Nesta e Thiago Silva sono e restano forti, ma come al solito la loro “inerzia positiva” presso i media li assolve anche nei casi in cui meriterebbero critiche sacrosante. Soprattutto Nesta che, al pari di Pato, può tranquillamente permettersi di spintonare e far cadere a terra un avversario a gioco fermo, guadagnandosi solo un giallo (Il Papero manco quello) dal prode Tagliavento (quello delle manette di Mourinho, quello bravissimo perché applica il regolamento alla lettera senza guardare in faccia nessuno). Il Napoli ad ogni modo ha giocato molto bene e, se continua così, è serio candidato alla vittoria finale. Molto dipenderà dall’ambiente e da quanto Mazzarri sarà bravo a fare il “pompiere”, smorzando sul nascere le possibili esaltazioni e mantenendo la squadra massiccia e incazzata.

Per il resto l’Udinese affianca Juve e Napoli a 6 punti (insieme al Cagliari!) e si prepara mercoledì alla trasferta di Milano: i cugini difficilmente sbaglieranno due volte di fila, ma insomma i friulani dimostrano anno dopo anno che, anche dopo dolorose cessioni, riescono a mettere insieme una signora squadra e a dar fastidio a tante (noi di sicuro).

 

E’ COMPLOTTO

Detto di un pungente Civoli alla Domenica Sportiva che, guardando le due milanesi appaiate a 1 solo punto, chiede ironico “Ma quindi anche Allegri si gioca la panchina alla prossima partita?” mi concentro sui cazzi nostri, ché di (auto)critica da fare ce n’è.

Non sono solito dare ragione agli Ultras e ai curvaioli in genere, ma ho trovato illuminanti gli striscioni di sabato sera, che chiedevano conto dell’ “uomo forte in società” oltre a tratteggiare un delicato sillogismo sulla scelta del Mister (“Prendere Gasperini e non volere che giochi con la difesa a tre è come andare a mignotte e chiedere le coccole”).

La solfa, vera e ovviamente cavalcata senza sella da tutti i media, è sempre quella: via Mourinho, l’Inter è tornata nelle mani del solo Moratti, con tutta la miopia strategica che ne consegue. Non tornerò su quanto detto in altri post circa l’inconsistenza della Società-Inter e la conseguente necessità di avere in panchina il suddetto uomo forte, ma il tutto dà ancor di più un saporaccio di “ripiego” alla scelta di Gasperini.

La Tafazzite nerazzurra si estrinseca anche in cagate quali l’imitazione del Mister da parte di Fiorello, che chiaramente è ora attesa come l’oracolo di Delfi dai media sportivi dopo ogni partita: dopo un solo anno dalla conquista di “tutto”, siamo già tornati ad essere carne da barzellette…

 

WEST HAM

Hammers e (soprattutto) tifosi escono indenni dal derby-dei-derby contro il Milwall. Reti inviolate e nessuna notizia di incidenti in quello che è la partita più pericolosa del calcio inglese.

Compimenti Capitano. Come te nessuno mai. E ora via verso le 800 partite

Compimenti Capitano. Come te nessuno mai. E ora via verso le 800 partite

OGGI LE (TRAGI)COMICHE

INTER-TRABZONSPOR 0-1

Quando non deve andare non va.

Devo allinearmi, nei giudizi del dopo gara, a quello che intra-sento dal Signor Massimo e dal resto della Società: sfiga, beffa, tutto quel che volete.

Ho quasi 40 anni e sono un po’ autistico in queste cose, quindi la partita dell’83 a Trebisonda io me la ricordo (altra sconfitta 1-0): per questo non ero contento quando all’ombra degli ulivi pugliesi avevo appreso della composizione del girone. Del resto, come dicono da quelle parti, “mamma li turchi”.

Purtroppo, pur essendo questi mediocri, il mio stringiculo era motivato. Noi avremmo potuto star lì due settimane e probabilmente non sarebbe mai entrata, e loro ci hanno uccellato con l’unico tiro in porta –invero molto bello, da centravanti di razza anche se fa il tizio in questione fa il terzinaccio…

Comunque, cercando di fare un po’ d’ordine, il ravvedimento operoso auspicato dopo Palermo c’è stato: difesa a 4, rombo a metacampo e via. Chiaro che non basta mettere le statuine in modo diverso per vincere la partita, ma la squadra così è senz’altro più a proprio agio.

Obi, da me incensato nel precampionato, fa in realtà una partita modesta, senza la corsa e la spregiudicatezza di altre volte. Ma è tutta la squadra a procedere a strappi, alternando mezzore di semiveglia a quarti d’ora di assalti all’arma bianca. Che, in serate di normo-sfiga, avrebbero potuto serenamente portare a un paio di gol (penso al Pazzo nel primo tempo, a Milito 2 volte e Coutinho nella ripresa, solo per citare i casi più eclatanti). E invece ciccia, non entra e non vuole entrare. Battiamo una dozzina di corner ma becchiamo il gol sul primo angolo avversario, rigorosa applicazione in ambito calcistico della legge di Murphy. Milito, oltretutto, fa lo stesso tipo di tiro che ha fatto segnare Pato e Cavani nelle altre due partite italiane di Champions: in mezzo alle gambe del portiere, con la differenza che in questo caso la palla sbatte sul culo del turco che poi abbranca in presa.

Sulla partita in sé non c’è molto altro da dire, a parte un campo già infame (ma un bel sintetico, perdìo?) e un arbitraggio scadente, con tanti piccoli errori disseminati nei 90’. Oltretutto russi e francesi (le altre due squadre del girone) pareggiano, quindi ai fini della classifica non è un grosso problema.

Mi concentrerei più sul “dopo”: ripeto di aver trovato di buon senso le parole del Presidente, e spero che tutti ‘sti ceffoni alla fine producano la reazione in stile “la Polizia si incazza”: per dire, sabato sera c’è la Roma, e l’occasione per rimettersi in carreggiata è troppo ghiotta per non essere colta. Magari con Milito e Forlan là davanti, e sperando in un fine sfiga.

Sul Mister aggiungo solo questo: aldilà del credo tattico, che non sia un capitano di ventura, a petto in fuori nella tempesta (alla Mourinho) pare evidente. Che non sia un sergente di ferro alla Capello, pure. Per come la vedo io, i giocatori sono spugne e assorbono quello che il Mister gli passa. Se hai un motivatore, uno che ne solletica l’orgoglio e li carica a dovere, puoi ottenere da questi campioni quello che vuoi (due esempi su tutti: Eto’o che fa il terzino, Pandev che sembra un giocatore di calcio). Ma se questa scintilla non scatta –non perché i giocatori remano contro, ma semplicemente perché non sono disposti a “morire” per il Mister) ecco che a mio parere l’allenatore deve far fare a questa gente quel che sa fare meglio, chiedendogli di deviare il meno possibile dal loro spartito. Ecco perché ritengo giusto insistere su “rombo” e difesa a 4, non perché siano moduli migliori a prescindere (questo lo pensano solo Sacchi ed altri malati di integralismo calcistico).

Spero che il Gasp faccia questi ragionamenti, che parli chiaro coi giocatori (“volevo fare altro ma ora non è il caso, tiriamoci fuori insieme da ‘sto troiaio”) e che sabato portino a casa tre punti di riffa o di raffa.

LE ALTRE

Il Napoli, da quel che vedo, fa un figurone a Manchester: colpisce una traversa, passa in vantaggio, si vede salvare sulla linea un altro tiro, prima di beccare il pari su punizia balorda e dopo aver vacillato a sua volta con legni che ballavano sotto le pallonate dei Mancio-boys. Poteva vincere come poteva perdere, ma la prestazione è stata assolutamente all’altezza della serata. Bravi.

Il Milan la sera prima sgraffigna un pari a Barcellona che, se non fosse l’odiata squadra dell’Ammmore, mi farebbe davvero godere. La masturbazione calcistica catalana è stata punita da un sano colpo di culo, oltretutto da parte di una squadra che di detto culo ha storicamente goduto negli anni, e che per di più si picca di giUocare bene e di volere sempre fare spettacolo. Morale, sto cercando di vedere questo pari come una sconfitta per entrambi, e le motivazioni non mancano.

E’ COMPLOTTO

In attesa di sentire e leggere i commenti fintamente contriti delle nostre prodi meretrici intellectuali (è un processo alle intenzioni, lo so. Confesso e non mi pento), sogghigno nel vedere il livello di zerbinaggio dopo la partita dei cuginastri. Galliani, per una volta onesto, arriva davanti ai microfoni riconoscendo la superiorità del Barça e dicendo testualmente “Mucha suerte”, modo elegante per ammettere il furto con destrezza.

Da studio, Caressa & Co. invece lo rinfrancano, parlando di grande attenzione difensiva e di Barcellona che ha giocato peggio di tante altre volte, che ha sì tenuto palla per 80 min ma senza creare chissà che… Merde! Sono mesi se non anni che noi interisti diciamo che il Barcellona è senz’altro uno squadrone, ma che si piacciono così tanto da preferire l’estenuante palleggio al tiro in porta, e la risposta è sempre stata “la vostra è solo invidia, quello è il calcio del 2015 (vero ibra ;-)), solo così si può dire di giUocare bene”.

Messi & co. hanno creato la solita decina di occasioni da gol, potevano tranquillamente darne 4 o 5 al Milan, ma per voler entrare in porta col pallone hanno peccato e sono stati puniti.

Il succo è: giocano sempre così, non solo ieri sera. Non è stato il Milan a farli giocare male. E poi: non è stato il Milan a voler giocare così: è stato il Barça a prendere palla, subito dopo lo splendido gol di Pato, e a non fargliela più vedere (o quasi). Ancora, tocca riconoscere la sincerità di Galliani quando dice “non eravamo noi a voler retrocedere fino alla nostra area, sono proprio loro che col loro gioco (e coi loro piedi buoni, aggiungo io) ti costringono a far così. Perché a centrocampo non gliela porti via mai”.

L’Inter di Mourinho, in 10 per un’ora , ha voluto fare quella partita: illuminante la frase di José dopo quella partita: “ci sono partite in cui voglio la palla e partite in cui non voglio la palla: contro il Barcelona io non voglio la palla!”.

L’Inter, che ha sempre ottenuto le sue vittorie basandosi su una difesa solida, ha detto al Barcelona “vieni, picchia di più, mia nonna me le dava più forte!”, e questi non ci hanno capito niente. Col Milan sono stati loro a costringere il clubpiùtitolatoalmondo ad appendersi alle traverse.

Rei confessi oltretutto (non fatemi più dar ragione a Galliani!), ma tanto poi ci sono i servi dei servi a fare il lavoro sporco e a riconoscere meriti anche là dove non ce ne sono!

Sembra la foto dei bambini in gita: i primi tre sono i maestri gli altri (tutti sotto il metro e 60) i mezzani. Manca solo Panchito...

Sembra la foto dei bambini in gita: i primi tre sono i maestri gli altri (tutti sotto il metro e 60) i mezzani. Manca solo Panchito…

ALTO MARE

PALERMO-INTER 4-3

Scipione Petruzzi è stato un bizzarro professore di matematica del mio Liceo, già quasi ottuagenario all’epoca (anni 80/90) e quindi verosimilmente assurto al regno dei Cieli.

Ne scriverò quindi col dovuto rispetto, disseminando le sue illuminanti massime nel corso di questo trattatello.

La prima delle quali recitava così “…eggiàllosapevo!” (da pronunciare con indolente cadenza partenopea), allorquando scopriva che l’interrogato di turno non aveva fatto l’esercizio.

Quando ieri sera ho letto la formazione dei ragazzi in campo al Barbera, mi è venuta automatica la citazione, trovando puntuale conferma a vaccate del tipo Sneijder-in-panca e Zanna-centrale-di-difesa.

All’inizio ci dice anche culo, visto che questi per 20 minuti fanno ovviamente la partita della vita pressando come dei pazzi e non facendoci capire una mazza, senza però creare pericoli veri (ricordo solo un colpo di testa ben parato da JC). La buona sorte ci sorride sul gollonzo del Principe, che oltre al vantaggio ci dà la speranza che il ragazzo abbia terminato il periodo-sfiga, visto che un colpo (di culo) del genere la scorsa stagione non gli sarebbe mai capitato… 1-0 quindi, e Zarate giubilato dopo 30 minuti di nulla. Entra Wes e complimenti per il bel cambio sprecato.

La ripresa inizia con lo psicodramma: pari loro sulla prima di una quarantina di incursioni centrali senza alcuna opposizione del nostro centrocampo né tanto meno dei difensori. Ma non c’è manco il tempo di bestemmiare che Milito prima si vede parare da Migliaccio il tocco a porta vuota (no rigore, tantomeno espulsione) e subito dopo va a timbrare la doppietta su rigore (sacrosanto ma purtroppo senza “rosso” per il difensore palermitano) causa affossamento di Samuel in area.

2-1, quindi, e la speranza di una gestione un po’ meno scriteriata del suddetto vantaggio. Macchè.

I rosanero si infilano come coltello nel burro ed entrano in porta col pallone con una facilità imbarazzante. Il pari è realtà, mezz’ora e più da giocare.

Loro hanno corso come pazzi e sono stanchi, noi prendiamo un po’ più di campo e diamo la sensazione di poter segnare.

Gasp ci casca e ci crede, togliendo il Cuchu per Alvarez e azzerando il già sottile filtro di centrocampo. L’inevitabile conseguenza è una decina di contropiedi lasciati al Palermo con 50 metri di campo totalmente scoperti, e sventati a turno dai recuperi forsennati o le parate provvidenziali dei nostri. Su uno di questi, Samuel “timbra” ruvido l’avversario e rischia il secondo giallo che sembrava a dir la verità inevitabile…

Ad ogni modo, dagli e mena, l’inguacchio si materializza. Tal Silvestre esce dalla loro difesa avido di gloria tipo Lucio con vena toppata, e si fa tutto il campo palla al piede prima di essere affossato da Zanna ai 20 metri. Posizione ideale per il bomber tascabile che infatti uccella JC, che parte con una mezzora di ritardo e tenta una goffa respinta col braccio “di recupero”. Mancano 5 min e siamo sotto.

Julio in più decide che è ora di psicodramma e lacrimuccia incipiente, e quindi sul tiro a voragine di Pinilla (bello finchè si vuole, ma destinato al centro della porta) semplicemente si sposta, forse battezzandolo fuori o più probabilmente singhiozzando “basta, non gioco più…”.

Qui la seconda citazione di Scipione Vecchiardo si impone: “due, tre, quattro… che t’importa? Pensa alla salute!”. Questa la diceva al somaro di cui sopra che, finita l’interrogazione, chiedeva conto al Prof del voto preso. La risposta se ci pensate è geniale, sottintendendo il messaggio: “non hai voluto studiare? Te ne sei fregato dell’interrogazione? E allora che te frega di che voto hai preso? Goditi la vita…”. Il che, applicato alle nostre latitudini, potrebbe suonare come: “hai voluto la difesa a tre? Hai voluto un –non -filtro di centrocampo fatto da due ex grandissimi (Deki e Cuchu) che però ora faticano terribilmente se lasciati soli, di cui peraltro uno rimpiazzato da una mezza punta che copre meno di Zarate (a.k.a. Alvarez)? E allora non stupirti se ne prendi 4. Potevano essere 3, potevano essere 5, ma la solfa è quella”.

4-2, quindi e partita chiusa? Più o meno, ma oltre il danno c’è la beffa, visto che al 91’ Wes in posizione da trequartista puro (vero Mister?) dà una palla d’oro a Forlan che bagna il suo esordio con il più beffardo dei gol, rendendo quindi decisiva la dormita del nostro portiere.

 Ora, a parte la fredda cronaca, mi prudono un paio di cose…

 1)  Avere in panchina un talebano nel decennale dell’11 Settembre mi pare una cosa quantomeno “un po’ antipatttica” (cit. presidenziale).

2)  Lasciare fuori il nostro miglior talento per far giocare il Recoba del 2011 (con tutto che almeno il Chino qualche gol lo faceva) è ancor peggio.

3)  Guai a chi dice “ma è presto, dategli tempo”. Presto un cazzo! L’anno scorso abbiamo buttato via tre mesi, dopodiché abbiamo avuto lo stesso ruolino di marcia del Milan, ma lo scudetto l’hanno vinto loro lo stesso, quindi i punti contano tutti, dalla prima di campionato.

4)  A costo di fare il catastrofista, non posso che complimentarmi con la Società che finisce per scegliere un allenatore che vuole giocare con un modulo totalmente inadatto visti i giocatori che ha in rosa. Lui avrà le sue idee (secondo me sbagliate, come già detto) ma tu, Società, uno così te lo sei scelto… Hai voluto la bicicletta, mo’ pedala!

 Morale della storia: me la vedo nera (come disse la marchesa passeggiando sugli specchi). Il Mister addurrà le motivazioni del caso (c’è bisogno di tempo, vedrete che andrà meglio, la partita la potevamo vincere…), ma resta il fatto che, giocando così, ad ogni partita si lasciano comode-comode una decina di occasioni agli avversari. Potrai vincere 5-3 o perdere 3-2, ma ‘sto gioco è una roulette russa di cui farei volentieri a meno.

Soluzioni? sperare in quel che la Pubblica Amministrazione chiama “ravvedimento operoso”, fidando nell’evidenza e contando di vedere quanto prima una banale, scontata e normalissima linea a 4 in difesa. Da lì in avanti faccia quel che vuole, ma che le fondamenta della casa siano solide, perdìo…

Non essendo però probabile questa soluzione io inizierei seriamente a pensare ad una sana autogestione con Baresi in panca e Zanetti+Cuchu allenatori in campo. Del resto l’anno scorso siamo arrivati secondi vincendo la coppa Italia con un non-allenatore reo confesso. Quantomeno così si applicherebbe il principio fondamentale di ogni Mister che si ritiene tale: far giocare quelli forti dove possono rendere al meglio. Chi sono “quelli forti” nell’Inter? Senz’altro Sneijder, a seguire Maicon, Milito (se stanno bene), Lucio (pensa te cosa mi tocca scrivere) e forse Forlan. Mettiamoli nei loro ruoli preferiti e riempiamo gli spazi vuoti di conseguenza.

Resta la grave pecca di non aver preso un top player a centrocampo. Vista la caducità dei nostri titolari, un giovane puledro che corra come un ossesso tocca farlo giocare sempre: che sia Obi, che sia Poli, uno dei due deve dare sostanza a due interni a scelta (come detto le mie prime opzioni rimangono Cuchu e Deki, con Zanna classico jolly) a coprire Sneijder vertice alto. Davanti due tra Milito/Pazzini e Forlan/Zarate.

Il calcio alle volte è semplice, e chi pensa di re-inventarlo va castigato. Anzi, peggio: va proprio ignorato.

Per la cronaca, quando uno studente chiedeva a Scipione di spiegare di nuovo un passaggio poco chiaro, questo voltandosi verso un altro ragazzo diceva “Rossi, che vuole questo?

LE ALTRE

L’occasione era ovviamente ghiottissima, visto il pareggio del Milan in casa con la Lazio, di cui dirò più diffusamente tra poco. Peggio di noi (forse) fa solo la Roma, che becca male col Cagliari di Daniele Conti che contro la Lupa fa sempre gol per la gioia di papà Bruno. Manco a dirlo, sabato sera c’è Inter-Roma e se non finisce pari un allenatore può anche già saltare. La Juve vince bene nel nuovo stadio e sfrutta al meglio i lanci di Pirlo e la pochezza del Parma.

Lo stadio nuovo pare davvero bello, anche se un po’ piccolino, ma il dimensionamento ha fatto i conti con una tifoseria che non ha mai riempito gli stadi a Torino, oltre che ad una congiuntura astrale non proprio favorevolissima ai gobbi. Ad ogni modo complimenti per l’investimento ed il progetto, che senz’altro costituisce un esempio per le altre squadre italiane.

E’ COMPLOTTO

Detto questo, dovrebbero internare l’intera dirigenza bianconera, vista la serie smisurata di minchiate che stanno partorendo negli ultimi mesi. L’ultima è di ieri, con Tuttosport vera velina di propaganda a sbandierare a 9 colonne la richiesta di Agnellino di estromettere l’Inter dalla Champions. Dategli altre due settimane e chiederà la revoca della Champions del 2010 con automatica assegnazione a loro quale parziale compensazione dello scudetto 2006.

La faccia come il culo di questa gente è senza confini, e la stampa ovviamente segue a ruota, prona a 90°: la Juve nel 2006 patteggia la pena (il che vuol dire che riconosce di essere colpevole così da ottenere uno sconto di pena) e si “accontenta” di essere retrocessa in Serie B con qualche punto di penalizzazione. A distanza di qualche anno invece il frittatone viene ribaltato: sono innocenti, cornuti e mazziati.

Devo dire la verità: ai tempi dell’assegnazione, di quello scudetto non sapevo che farmene, ma oggi da interista lo considero per certi versi non solo il più bello, ma il più meritato. Io in quello scudetto ci voglio vedere le “scuse” del sistema calcio per non essersi accorto prima del fatto che qualcuno rubava e aggiustava le partite a suo piacimento, fidando della muta connivenza di tutte le parti in causa.

Passando ai cugini, che per restare in tema di furti da Calciopoli si è ritrovata in casa una Champions che più scandalosa non si può (la Uefa non ha materialmente potuto opporsi alla partecipazione del Milan all’edizione 2006/2007, ma ha espresso il suo dissenso in tutte le forme possibili), come detto iniziano la stagione con un pari dopo essere stati sotto 2-0 contro la Lazio a San Siro. Ovviamente per tutte le prostitute intellectuali la cosa da mettere in risalto è lo “spettacolo” offerto dalle due squadre, e non l’imbarcata che i campioni d’Italia hanno sventato all’esordio. Vero che poi il Milan poteva vincere, ma non ho letto da nessuna parte di un Nesta ridicolizzato nei due gol e di un Thiago Silva assente ingiustificato (la famosa coppia di centrali più forte del mondo).

Ovviamente la panchina di Pato e Seedorf è motivatissima visto l’impegno di Champions di soli tre giorni dopo, mentre il pre-partita di Palermo ha visto squadroni di giornalisti cercare di capire se il sorriso tranquillo di Sneijder fosse davvero sincero o se sotto sotto covasse uno sfogo pronto a deflagrare nel mai tranquillo spogliatoio nerazzurro.

Troie.

WEST HAM

Un altro 4-3 ma qui a nostro favore contro il Portsmouth, che ci porta al 4° posto a soli 3 punti dalla vetta. Piccole soddisfazioni della Championship albionica…

Vediamo il lato buono (if any...) bentornato Principe!

Vediamo il lato buono (if any…) bentornato Principe!

STAGIONE 2011/2012

PREMESSINA DIDASCALICA 

Ho atteso la fine del mercato –più per correttezza d’informazione che per reale speranza- prima di far calare il mio definitivo ed insindacabile giudizio sull’estate nerazzurra e sulle previsioni per la stagione che va a cominciare.

Partendo dal “voto” complessivo, posso tranquillamente dire che il candidato non ha passato l’esame. Non spenderò parole già sentite –e peraltro condivise- sulla mancanza di una strategia a medio-lungo termine, o su cervellotiche operazioni di mercato.

Vorrei invece porre l’attenzione su quel che abbiamo in casa e con cui, volenti o nolenti, dovremo fare i conti.

La rosa sulla carta non è nemmeno malissimo, ma poco si concilia con l’idea di calcio dell’allenatore scelto. Inoltre, si è andato a rivoluzionare l’unico reparto che non dava particolari problemi (attacco) lasciando di fatto inalterati gli altri due, che invece necessitavano di più di un correttivo. Ma andiamo con ordine:

 

ALLENATORE

Sappiamo perfettamente che Gasp è stata una soluzione di emergenza (non è ancora ben chiaro “per colpa di chi”, ma fino a Maggio non c’era idea di cambiare allenatore). Trovatasi senza Mister a metà giugno, un unicum nel panorama mondiale, l’Inter è andata alla caccia di tutti gli allenatori su piazza in quel momento, facendo cadere la scelta sul 4° o 5° di quelli contattati. Ripiego insomma, confermato dal solo anno di contratto che dovrebbe preludere all’arrivo di Guardiola (at least that’s what they say…).

Visto com’è andato il mercato, possiamo dire che la rosa, col 3-4-3 amato dal Mister, c’entra un po’ poco al cazz: quel che mi preoccupa è la difesa, ma ancor di più, come ho già avuto modo di dire, l’integralismo degli allenatori che mettono il modulo davanti agli uomini: compratevi un cazzo di Subbuteo e non rompeteci i coglioni!

 

DIFESA

Se vuoi difendere a 3 devi avere almeno uno (se non due) dei centrali di difesa veloci come il miglior Cordoba, oltre a due esterni realmente capaci di coprire 100 metri di campo per 90’ (oggi può farlo il solo Maicon, forse). Guardando alla storia recente dell’Inter, a mio parere l’unico anno in cui una cosa del genere poteva essere azzardata è stato il secondo anno di Cuper (2002/2003), quando Cordoba-Materazzi-Cannavaro sembravano fatti apposta per giocare in quel modo. Sulla destra avevi Zanetti con 10 anni di meno e il tutto si sarebbe ridotto a comprare un solido esterno sinistro (hai detto niente…). Per la cronaca, invece, 4-4-2 militante con Vivas (las figas) esterno destro e Cannavaro panchinaro malato immaginario…

Ad ogni modo, con l’organico attuale ci esponiamo a figure barbine e non degne di difensori solidi quali Samuel, Lucio e Ranocchia. L’unico che in questo modulo potrebbe trovarsi a suo agio è Chivu ma il saldo costi/benefici resta gravemente negativo. Sugli esterni Maicon e Nagatomo parrebbero i titolari (sia in caso di modulo a 3 che a 4), con Jonathan, Chivu e Zanna alternative più o meno valide e/o conosciute.

 

CENTROCAMPO

Il mio auspicio era di avere un ottimo giocatore (De Rossi) e un giovane di buon prospetto (Poli o Parolo): è arrivato Poli, che spero diventi il nuovo Tardelli, ma che al momento rappresenta solo un’alternativa migliore di Mariga, e non –ancora- un valido sostituto del trio degli amatissimi lungodegenti (Deki-Cuchu-Thiago). Credo che un calcolo sulla contemporanea disponibilità dei tre in questione nell ultimo campionato partorirebbe un numero non superiore a 10 e, anche andando di ottimismo a manetta, non credo che la situazione possa migliorare con un anno in più sul gobbone.

Vero che non ci sono campionissimi comprabili in quel ruolo (Fabregas è tornato a casa, e con Xavi e Iniesta sono talmente forti che uno finirà per fare panchina perché se no non vale…): De Rossi mi pareva un nome per il quale l’offertona poteva essere fatta, stante anche il momento non idilliaco di Danielino nella Capitale e con la nuova proprietà appena insediata. Così non è stato, De Rossi è rimasto alla Roma e a partire da Gennaio, sic stantibus rebus, potrebbe trattare con le altre squadre per un passaggio a Giugno a 0 eur (tenere a mente, please).

Tatticamente lo schieramento del centrocampo è a forma di punto di domanda, viste le incertezze sulla difesa: se dovesse permanere la difesa a tre (che come detto mi auguro venga presto giubilata) dovrebbero esserci 2 posti a disposizione come centrali, più i due da esterno già menzionati prima: i due centrali dovrebbero quindi uscire dal Trio-Baggina più Poli e Sneijder. Se invece ci fosse una linea difensiva a 4, ecco che le soluzioni potrebbero portare a un rombo (sostanzialmente Sneijder più altri tre) o al doppio mediano (diciamo Cuchu-Deki) inserito in un 4-2-3-1 di Mourinhana memoria ma con un filtro difensivo tendente a zero.

 

ATTACCO

Partito Eto’o, di cui dirò in seguito, e Pandev, il cui addio è irrilevante, sono rimasti Pazzini e Milito ed arrivati Forlan e Zarate. Inutile dire che lo scambio è tutto a sfavore dell’Inter, calcisticamente e non solo. Era ovvio che, dando via il miglior numero 9 del mondo, non potesse esserci un sostituto all’altezza. Diciamo anche che, dovendo comprare, e potendolo fare solo una volta fatta cassa, e quindi al 20 agosto o giù di lì, non è che fosse rimasto ‘sto granché da prendere.

C’è però da dire che un tentativo serio per Tevez l’avrei fatto: non capisco perché, quando sono i nostri a voler andar via, Moratti & co. calano le braghe con la litanìa del “non possiamo né vogliamo tenere chi non è contento di stare all’Inter”, mentre per un giocatore (forte, cazzo, forte…) che da 6 mesi dice di voler lasciare Manchester non si riesce a far la manfrina del prestito con diritto di riscatto…  Ad ogni modo, Forlan è stato un giocatore molto valido, e forse per una-due stagioni può esserlo ancora. Zarate temo mi farà rimpiangere il miglior Recoba (stessa indolenza, stessa scarsa propensione ad allenamenti e compiti tattici, poco genio e molta sregolatezza). La speranza è che, seppur adattati, possano fare al caso di Gasperini in un tridente offensivo, nel quale comunque dovrebbero giocare sempre (vista la mancanza di alternative nel ruolo) a discapito di Pazzini o Milito (alternativi l’uno all’altro).

Nel caso di rombo invece, come detto ci sarebbe Sneijder a giocare nel suo ruolo (trequartista) dietro due punte (due maglie per 4 “titolari”, come è giusto che sia in una squadra che voglia dirsi “grande”). Infine, nel caso di 4-2-3-1, rimarrebbe il ballottaggio per il puntello davanti, con Forlan-Wes-Zarate a fare la versione aggiornata di Eto’o-Wes-Pandev.

A voi la scelta.

 

GIOVANI

E’ uno dei luoghi comuni che sinceramene soffro di più: “facciamo giocare i giovani”, come se bastasse la carta d’identità, e non piedi e testa al di sopra della media. Avevamo due dei migliori prospetti in Italia ed in Europa (Balotelli e Santon) e li abbiamo dati via. Secondo me a ragione, aggiungo, vista l’annata balorda di Balotelli al City –il futuro per lui è ancor meno roseo vista la concorrenza di Aguero, Dzecko, Tevez e Nasri- e visto il triste ma oggettivo declino di Santon (da domatore di Cristiano Ronaldo a panchinaro al Cesena, passando per un menisco ballerino). Una sconfitta sportiva? Può darsi, ma che comunque ha portato più di 30 milioni nelle casse della Società.

Devo poi riconoscere che, a giudicare dalle prime uscite, i ragazzi su cui sperare ci sono: Obi mi piace moltissimo, e a centrocampo può fare un po’ di tutto, così come Faraoni sugli esterni (destra e sinistra, davanti e dietro). Coutinho si spera confermi i miglioramenti fatti vedere al Mondiale Under 20, mentre Castaignos e Alvarez per ora hanno fatto vedere poco, ma quasi tutti avevano salutato il loro arrivo con toni entusiastici: tra questi 5, mi accontenterei di averne anche uno solo “da Inter”. Staremo a vedere.

 

SOCIETA’

Ribadisco quanto già accennato nelle righe precedenti. Quando si fanno affari con l’Inter, troppo spesso sono gli altri ad avere il coltello dalla parte del manico.

Poche balle, Moratti ha svenduto Eto’o: una valutazione di 22 milioni più bonus (siamo generosi e facciamola arrivare a 28 mln), è un affare per i russi. L’ingaggio pazzesco è poi altra roba e non riguarda altri se non il giocatore. Il Sig Massimo si è fatto ingolosire dai minori costi derivanti dalla cessione del Re Leone (il famoso titolo gazzaceo sui 99 milioni ricavati sono puro fumo negli occhi, visto che sono calcolati su tre anni e che nello stesso periodo comunque l’Inter ne spenderà più della metà tra cartellini e ingaggi di Zarate e Forlan). Comprendo le ristrettezze e la voglia di rientrare dopo aver finalmente vinto, ma allora devi essere capace di vendere.

L’Inter rivende Eto’o sostanzialmente alla stessa cifra a cui l’aveva acquistato, ed in un calciomercato in cui Pastore è stato pagato 43 mln e Sanchez quasi 40 (più giovani, vero, ma nemmeno paragonabili all’africano), per me questo è un regalo. Oltretutto lo vendi al classico riccone (russo o sceicco arabo che sia), che di solito non bada a spese e che invece in questo caso –proprio in questo caso-, ha usato il bilancino nel pagare il cartellino, tornando invece a spalancare i cordoni della borsa per quel che riguarda l’ingaggio al giocatore.

Morale, i soldi sono vostri e giustamente fateci quel cacchio che volete, ma non fatecela passare come l’offerta che non si può rifiutare…

 

E’ COMPLOTTO

Qui c’è da tirare le orecchie tanto alle solite prostitute intellectuali quanto agli splendidi responsabili della comunicazione della Società.

Nel marasma estivo segnalo qualche chicca:

1)    La Gazza ci passeggia sui testicoli per un mese dicendo che Sneijder ha già firmato con il Manchester (a giorni alterni United o City). Profetico il titolo: “Wes va da Mancini per 36 mln“;

2)    Repubblica, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/08/26/sms-dal-daghestan.html per voce o meglio penna di quel gobbo impenitente di Maurizio Crosetti (che oltre ad essere bianconero ha anche l’aggravante di voler passare per imparziale), va a fare le pulci non sulla partenza di Eto’o, ma sulla lettera che ha scritto per salutare tifosi e società http://calciomercato.corriere.it/2011/08/25/ecco-la-lettera-di-ringraziamento-di-etoo/ . Lettera se si vuole un po’ sdolcinata, senz’altro banale, ma una volta che scegli di scriverla (cosa alla quale comunque Eto’o non era tenuto), cosa vuoi che ci sia scritto? “me ne vado perché siete una manica di pirla!”?. E invece no, giù a sindacare e ironizzare sull’esistenza di un tifoso da Eto’o definito “il migliore”, su una signora definita “mama italiana” e via così. Su, gobbo… Eto’o è andato via, siamo più deboli dell’anno scorso, godi per questo e non ti crucciare…

3)    Sempre la Gazza rimesta la solfa del clan degli argentini che, complice il velenosissimo asado de tira, decide le sorti di potenziali nuovi compagni o allenatori (lì sarebbe stato deciso il non arrivo di Mascherano, lì sarebbe stato deciso il boicottaggio contro Benitez): morale, se Milan, Juve e Roma chiedono il parere di Maldini, Del Piero o Totti si avvalgono dell’esperienza dei senatori e del “termometro” dello spogliatoio. L’Inter invece è ostaggio di brutti ceffi quali Zanetti e Cambiasso che hanno uno ius vitae ac necis su chiunque graviti nella galassia Inter;

4)    Per questi e altri 125.343 motivi avevo salutato con gioia l’exploit del Presidente contro la Gazzetta (“liberi loro di scrivere quel che vogliono, libero io di non comprarla”), nei giorni del delirio-Palazzi, salvo poi farsi gabbare l’altro giorno con un titolone senz’altro distorto (“Pazzini deve giocare”) e con la beffa di far passare la tipica esternazione “simpatttica” carpita dalla pletora di giornalisti in attesa fuori dai Bagni Piero come l’intervista esclusiva mondiale data alla Rosea.

Questo è quel che capita a fare la guerra (ripeto: sacrosanta) alla prostituzione intellectuale, senza esserne capaci. Dopo una dichiarazione del genere (”non vi leggo più”) non parli più per tutta l’estate, se non attraverso i tuoi canali (sito) per dire le cose che tu vuoi dire, senza nessun timore di fraintendimenti più o meno involontari.

5)    La cagata (perché è una cagata) della ditta di piscine che vuole pignorare un giocatore nerazzurro è la classica barzelletta che può succedere solo all’Inter. Mi immagino come possa essere andata: questi chiedono soldi, l’Inter non paga perché il lavoro è stato fatto male, questi dicono “se non mi paghi io chiamo la stampa”. Se è così, prepari un bel comunicato, pronto da piazzare sul sito 10 secondi dopo la loro sparata e non due ore dopo, quando ha già fatto il giro di tutte le redazioni.

Così invece per una giornata abbiamo avuto tutta Italia che scuoteva la testa dando dei pirla o pezzenti all’Inter perché non paga il trumbé. Guarda caso, poco dopo il comunicato dell’Inter questi hanno fatto marcia indietro dicendo che la controversia è in via di risoluzione. Cresta abbassata col minimo sforzo: pensarci prima no eh?

stag 2011 2012

PART TIME LOVER

MILAN-INTER 2-1

 Mettiamola così: è finita come temevo, ma con la beffarda aggiunta di un primo tempo ben giocato che mi aveva illuso di essere stato troppo pessimista. La realtà invece, prosaica e maschilista, non è troppo dissimile dalla tipa che-te-la-fa-vedere-ma-non-te-la-dà

Gasp, dopo aver provato per un mese Sneijder da centrocampista puro, lo schiera punta esterna con Alvarez nel 3-4-3 tanto per complicarci un po’ la vita. Per il resto, Motta e il recuperato Stankovic galleggiano a metacampo, con il capitano e Leroy Obi a stantuffare sulle fasce.

Come detto il primo tempo sembra neanche vero: i nostri paiono giocare insieme da anni con questo modulo, anticipano che è una bellezza e ripartono bene cercando il Re leone là davanti (Pazzo è in panca). Il Milan non ci capisce molto, e sembra molto più in bambola di noi, con il solito Gattuso a picchiare a tutto campo e a non prendersi il sacrosanto secondo giallo alla mezzora, allorquando interviene per due volte in 5 secondi su due interisti al limite dell’area. Parapiglia (ma senza gioco della bottiglia) intorno all’arbitro, che ovviamente grazia il simpatico guascone e palla pronta per Wesley, che tanto per spegnere subito le polemiche piazza la boccia a fil di palo beffando il portiere nazifascista e portandoci in vantaggio.

Da segnalare l’ottima prova di Obi, centoventottesimo uomo adattato sulla fascia sinistra nella storia dell’Inter, che però ci mette impegno e gamba, oltre a saltare un certo signor Nesta un paio di volte in bello stile. Mi smentirà alla prossima, ma è fin dalle prime apparizioni che il ragazzo mi sembra buono…

Anche dopo il gol, i nostri governano bene e lasciano poco spazio a quelli là, se si esclude un palo di Ibra in chiusura di primo tempo, triste epifanìa di quel che sarà nella ripresa. Dove infatti, tanto per complicarci ancor di più la vita, Gasp decide di tornare alla difesa a 4, che è sì più conosciuta dai nostri, ma che fa perdere quegli automatismi che avevano prodotto il primo tempo di cui sopra. Morale le squadre si scambiano lo spartito, con l’Inter gravemente colpevole nell’azione del loro pareggio. Palla strumpallazza che ballonzola tra i piedi di 3 o 4 interisti senza che nessuno decida di spazzarla proditoriamente in fallo laterale, ed ecco che la stessa arriva in fascia per i piedi ben educati di culetto d’oro Seedorf, il quale imbecca Ibra per la capocciata che vale l’1-1.

Ulteriore aggravante, il pari consente a Allegri di operare un cambio “normale” (Pato per Robinho) e non “alla disperata” (Pato per il medianaccio Van Bommel). Il genero del Presidente poco dopo capitalizza al meglio un lancio dalle retrovie di Abate per sparare sul secondo palo di prima intenzione: JC è bravo a deviare, ma la palla rimbalza sul palo e resta lì per Boateng che non ha problemi a insaccare a porta vuota. Di fatto la partita finisce lì, con la sola vana emozione di un gol annullato a Eto’o per –giusto? -fuorigioco.

Pensierino della sera: c’è ancora da lavorare, e questo si sapeva. Continuo a pensare che manchi un centrocampista tecnicamente definibile come “coi controcazzi”, soprattutto se Gasp insisterà sul 3-4-3. Modulo che di per sé non mi convince (trovatemi una squadra in Europa che abbia vinto campionati i coppe con quel modulo), e soprattutto per il quale non abbiamo gli uomini adatti. Non posso non biasimare Gasp, che finora si sta macchiando del peccato per me più grave che ci sia nel mondo calcistico: la ubris, la supponenza di ritenere lo schema superiore al giocatore. Se ho odiato Sacchi per questo, posso concedere tempo e attenuanti a Gasp, ma non assolverlo.

E’ COMPLOTTO

Dopo essere tornato solo un attimo sul mancato secondo giallo a Gattuso –cosa che non dovrebbe stupire, vista la frequenza bisettimanale con cui la cosa si ripete-, faccio notare come tutti i commentatori, sia in diretta che in studio, abbiano ovviamente scagionato il capitano rossonero, adducendo le stesse motivazioni che di solito vengono portate a supporto del cartellino. Ad esempio: “sì è vero che entra da dietro, è vero che l’uomo va dritto verso la porta, è vero che ha appena fatto un altro intervento simile (ricordiamo il concetto di “ecceso di foga”) ma insomma siamo solo alla mezzora, l’arbitro non ha applicato il regolamento ma lo ha interpretato”. Morale, come al solito, ce l’han messo nel culo e tocca anche ringraziare.

Noto poi che a fine partita Bruno Gentili commentando la ripresa del Milan ci dice che Allegri ha messo in pratica quei consigli che Gentili stesso aveva auspicato. Auspicato??? Non ipotizzato, nemmeno suggerito. No, proprio auspicato. La prossima volta andate a seguire la partita direttamente in curva, che è meglio…

Da ultimo, faccio un’umile richiesta alla RAI: è possibile avere, tra le due voci a commento, almeno una con dei principi base di dizione? Sentire per 90’ abomini del tipo “Ibbra, Robbinho, Obbi, il Mila (anziché milan) è stato quasi più fastidioso di vedere Boateng fare il ballerino tabbozzo.

Almeno godiamoci Leroy...

Almeno godiamoci Leroy…