SETTIMO SIGILLO (CON DESTREZZA)

INTER-LAZIO 2-1

E’ andata di lusso. Acchiappiamo la settima vittoria di fila in campionato con una delle peggiori Inter targate Ranieri. E applausi al nostro Mister che non si nasconde di fronte ai giornalisti pronti a saltargli alla giugulare nel post partita. Abbiamo vinto dopo essere stati sotto e dopo aver sofferto per larghi tratti;  il primo tempo vede Rocchi (l’attaccante, non l’arbitro) spadroneggiare ridicolizzando Lucio in un paio di occasioni, mentre Alvarez per 44’ torna quello indolente e da schiaffi di inizio stagione.

In mezzo non c’è l’altro compassato Thiago Motta, e la sua importanza la capisci proprio quando marca visita. L’Inter a metacampo piazza le due vecchie volpi Zanna e Cuchu, ma nessuno dei due ha la dote del far correre la palla veloce e sapiente. Di tutto ciò approfitta la Lazio, che fa vedere belle cose con Hernanes, Ledesma, Klose e Rocchi. Il crucco è splendido, pur in una serata in cui sbaglia un gol per lui facilissimo: capisci che classe, impegno e professionalità possono vivere dentro un fisico statuario e una faccia triste e  bislunga.

Preso il “cetriolo” che passa in mezzo alle gambe di Lucio e beffa Julione sul palo lontano i ragazzi non accusano il colpo: schifo facevano prima e schifo continuano a fare. Non è tanto nel possesso palla e nel fraseggio che si latita –come sappiamo siamo maestri di difesa-e-contropiede – quanto proprio nel ripartire veloci e velenosi. Davanti non arriva un pallone fino al 44’, quando il peregrinare intelligente del Principe non lo porta al limite dell’area: la titubanza laziale è infinitesimale eppure decisiva, Milito “vede” il buco, ci si infila chiedendo triangolo ad Alvarez e spara di sinistro a battere Marchetti. Pareggio insperato con ottima combinazione dei due argentini che, c’è da dirlo, si trovano molto bene (mi pare sia il terzo gol di Milito su suggerimento di Ricky camomilla): Alvarez può così rientrare negli spogliatoi –e rimanerci- con un voto in più su una pagella altrimenti disastrosa.

Doppio cambio di Ser Claudio che inserisce Sneijder e Obi per il già citato lungagnone argentino e per Chivu: si passa dal 4-4-2 al rombo, con Wes che agisce dietro i due puntelli Milito-Pazzini. Qualcosa cambia, chè l’olandese ha una voglia matta di giocare e pare fisicamente a posto. Qualche bel lancio di 30 metri basta a scaldare il pubblico e dare fiducia alla squadra, ma per passare in vantaggio ci vuole tutto il fiuto del gol del Pazzo che, con un polpaccio in fuorigioco, scatta su imbeccata del capitano e supera il portiere con un pallonetto a traiettoria orbitale. Dita a V sotto gli occhi e cuscini malmenati sul divano di casa.

La partita la portiamo a casa nonostante le gufate di Zio Bergomi (“L’Inter è insuperabile quando passa in vantaggio dopo essere stata sotto, in questi contesti si esalta), le statistiche sinistre di Caressa all’ingresso di Cissé (che “proprio in questo stadio segnò al Milan per poi addormentarsi per il resto del girone di andata”) e l’occhio precisissimo di Rizzoli, che vede la spinta (che c’è) di Klose su Lucio prima del colpo di gomito di Psycho e fischio fallo per noi.

Come detto all’inizio è andata bene, e un turno di campionato in cui avevamo l’impegno più difficile ci mantiene a distanze immutate dalle prime tre, con lo stuzzicante dettaglio di aver superato proprio gli aquilotti in classifica, che riluce ora in tutto il suo splendore mostrando un’Inter al quarto posto.

 

LE ALTRE

Come detto Juve Milan e Udinese vincono senza grossi problemi, anche se il mio gufaggio sperava che almeno i gobbi potessero trovare difficoltà in terra orobica. Rien à faire, sarà per la prossima, si spera, con un tristissimo derby cromatico tra Juve e Udinese, nel quale fatalmente almeno una delle due perderà punti. A noi approfittarne, Lecce permettendo…

I cugini sbancano Novara con doppietta di Ibra (ma che non si dica che dipendono da lui perché se lo dici la Madonna piange!) e gol balordo di Robinho, dopo stop malandrino di Nocerino.

Dietro bene la Roma che passeggia sui resti del Cesena, mentre il Napoli inciampa ancora in provincia, pareggiando nel finale a Siena grazie a Kung Fu Pandev in gran spolvero.

 

E’ COMPLOTTO

Godibilissima la settimana post derby, in cui monta un coro sempre più sostenuto di di Erinni giustizialiste e amante del bel calcio, alla caccia di Ranieri e dell’Inter tutta, colpevole di aver vinto un derby in contropiede.

Devo dire che il Mister comincia a piacermi anche nei modi (nella sostanza non l’ho quasi mai criticato): rifarsi alla storia dell’Inter, e sottolineare come le grandi epoche nerazzurre siano state tutte caratterizzate da una difesa ferrea a dalla ferale rapidità nel ribaltare l’azione mi trova assolutamente d’accordo. A ulteriore controprova, aggiungo io, chè non fa bello per Ranieri parlar male dei colleghi, i tentativi di discostarsi dalla filosofia di Herrera-Trapattoni-Mourinho (il Mancio solo in parte) si chiamano Orrico, Lucescu e Gasperini. Pur partendo dall’assioma per cui non c’è un modo universalmente valido di giocare e vincere, mi pare ovvio che all’Inter ci si trovi meglio con determinate caratteristiche rispetto ad altre. La masturbazione del possesso palla, in altre parole, la lasciamo ad altri.

Curioso anche che l’ennesimo infortunio di Forlan porti a considerare “fallimentare” l’esperienza del Cacha all’Inter, mentre il nuovo mese di stop di Pato per il millesimo stiramento della sua pur breve carriera sia derubricato a “breve stop dopo il gol qualificazione in Coppa Italia”.

A conclusione, Di Gennaro che parla di Ibra è stucchevole quasi come Altafini che parla del Barcellona: ogni passaggio è “geniale”, ogni giocata è “incredibile” e via così… Ovviamente, quel che a mio parere è un gollonzo (il 3-0 di ieri ci mette un quarto d’ora a rotolare in porta, con mezzo Novara impietrito ad assistere allo spettacolo) diventa un gol spettacolare a cui si stenta a credere, applaudito anche dai tifosi avversari. Tempo due giorni e faranno il parallelo con il golazo (quello sì!) fatto all’ultima partita giocata con la maglia “giusta”, a fine campionato 2008/2009 (for further reference: http://www.youtube.com/watch?v=rdD2EyWAYxE&feature=fvst ).

 

WEST HAM

Battuto il glorioso Nottingham Forest, protagonista assoluto della fine degli anni 70 con due Coppe dei Campioni vinte sotto l’eccentrica guida di Brian Clough. So che sono passati più di trent’anni, ma volevo dare un po’ di lustro al 2-1 che ci lancia solitari in testa al campionato!

Per la gioia di Panchito, èPazzoPazzogol!

Per la gioia di Panchito: èPazzoPazzogol!

COLPO DI… COU(LO)

INTER-CAGLIARI 2-1

La compagine nerazzurra spezza le reni a un Cagliari fresco di cambio di allenatore e privo di due dei suoi uomini migliori (Astori e Cossu).

Fine delle buone notizie.

State alla larga dai commenti trionfalistici e da epifanìe di rimonta che sanno di presa in giro come poche altre cose nella vita.

I miracoli non si ripetono, e all’Inter il miracolo è già capitato l’anno scorso, riuscendo a raddrizzare una stagione cominciata ad minchiam. Già altre volte mi sono soffermato sulla peculiarità di vedere un non allenatore (Leo) capace di serrare i ranghi e di portare la squadra ad un dignitoso 2° posto e ai quarti di Champions.

Vero che i 37 gol di Eto’o hanno dato una grossa mano, ma quel semestre è comunque stato un qualcosa di irripetibile, più ancora del Triplete 2009/2010: quella è stata la sublime conclusione di un ciclo preparato e gestito con attenzione nel corso degli anni, che aveva portato la squadra a crescere un po’ ogni anno e a dare il meglio di sé in quell’anno di grazia. E’ stata una squadra strategicamente concepita per arrivare a poter vincere tutto, e per nostro gaudio l’ha fatto.

Quella dell’anno scorso, invece, era un insieme di ottimi giocatori lasciati senza guida (Ciccio Benitez si è inimicato tutti in 2 giorni) e poi ricompattati nella inusitata maniera di cui si è detto.

Preso atto che la programmazione e la strategia non sono il piatto forte della casa, ci troviamo oggi con una squadra che non funziona, per tre motivi principali:

1)  I campioni rimasti sono 2 –Maicon e Sneijder- e passano più tempo in infermeria che in campo;

2)  La vecchia guardia è tecnicamente e mentalmente affidabile, ma è ormai usurata: Julio Cesar, Lucio, Samuel, Chivu, Cambiasso, Motta, Stankovic, Milito… tutta gente che purtroppo non può più giocare più di una partita a settimana senza correre seri rischi di ricadute;

3)  I giovani, checché ne dica certa stampa prezzolata, non sono assolutamente all’altezza: come dicevo in apertura, non facciamoci ingannare dai giudizi trionfalistici per i Coutinho e gli Alvarez visti contro il Cagliari. Hanno fatto un’onesta ripresa, ma da qui a celebrarne le gesta e farne i nuovi Sneijder e Kakà ce ne passa… Non hanno il passo, né il fisico per giocare ad alti livelli, e se entrambi mi fanno rimpiangere Recoba (con tutte le Madonne che gli ho tirato in 10 anni di stipendi rubati), un motivo ci sarà…

Piccola parentesi per lodare l’illuminata dirigenza nerazzurra nel gestire la settimanella di Sneijder: dopo aver appreso di un problemino alla coscia durante gli allenamenti con la nazionale, la nostra solerte diplomazia è riuscita a risparmiargli ben 2 (due) dei 90 minuti di un’amichevole che Wesley stesso aveva ammesso “contare poco”. Tornato alla base, è stato subito messo nelle amorevoli mani del nostro staff medico, che lo ha consegnato al Mister per la partita di sabato. E come la Ferrari degli anni bui, che riusciva a rompere il motore nel giro di prova, il nostro ha pensato bene di stirarsi il retto femorale durante il riscaldamento.

Ma cazzo, solo io ho pensato che fosse un azzardo farlo giocare dopo tutto quel che si era letto e sentito in settimana? E invece eccola lì, l’ennesima conferma del fatto che a pensar male si fa peccato, ma purtroppo spesso ci si azzecca.

Sto tenendomi alla larga dalla fredda cronaca della partita perché, al di là del risultato favorevole, non c’è davvero molto di cui gloriarsi: bella quanto estemporanea l’azione che porta alla traversa di Pazzini; sapiente il destro a giro su punizione di Zarate con analogo epilogo, ma per il resto poca roba. L’intervallo non pare portare consiglio a Ser Claudio, visto che toglie proprio l’argentino (uno dei pochi che almeno correva e poteva essere un surrogato di Sneijder) per inserire Alvarez, che fin qui ha avuto il solo merito di far apparire Thiago Motta uno scattista da indoor.

In realtà ci dice culo, perché passiamo in vantaggio con gol di Thiagone su punizia di Alvarez, con l’italo-brasiliano in palese fuorigioco, per una volta non visto dagli arbitri. Dopo poco, sempre Alvarez ruba una delle 5 o 6 palle sulla nostra trequarti e avanza lemme lemme verso l’area avversaria. Contrariamente a quanto fatto nelle altre occasioni, non viene rimontato dall’avversario al piccolo trotto, ma combina con Cambiasso per poi servire Coutinho, che esplode tutta la sua potenza con una bomba che si infila rasoterra sul primo palo sfiorando i 40 all’ora… il mio stupore è tanto e tale che grido “ha segnato il bambino dell’asilo!”, dimentico del pupo che mi siede di fianco e che inizia a chiedere ossessivamente se il bambino in questione fosse in classe con lui. Alla fine la risolvo così: “No Pancho, non è in classe tua perché è un po’ più grande”. “Ah, è un mezzano?” “Sì, bravo, è un mezzano, lunedì dillo alla maestra: sabato nell’Inter ha segnato un mezzano!”.

Sul 2-0 l’Inter potrebbe dilagare, ma ovviamente se ne guarda bene, arrivando anzi a rischiare l’imponderabile, quando Larrivey (avessi detto Batistuta) prima si vede annullare il gol per sospetto fuorigioco e poi infila la pera del 2-1, dopo che Faraoni -subentrato nella ripresa e salutato con soddisfazione dal sottoscritto che lo ritiene tra i pochi giovani promettenti- aveva lasciato ampio spazio a Nainggolan per l’assist preciso e conseguente tap-in.

Per fortuna di tempo ce n’è poco, e il tutto finisce in un mediocre 2-1 che ci fa respirare.

LE ALTRE

Volendo fare battute, potremmo dire che la vittoria ci consente di guadagnare due punti su Milan, Lazio e Napoli, nonché tre sull’Udinese sconfitta a Parma. Fatta la battuta, rimaniamo saldamente nella colonna di destra, quantomeno in attesa del recupero di Marassi. La solfa non cambia, tocca fare più punti possibili da qui a Natale e poi alzare la testa e vedere a che punto siamo. Realisticamente parlando non si può puntare a più di un terzo posto, che appare tanto difficile quanto cruciale per il futuro nerazzurro: se già di soldi ce ne sono pochi, chi avrà voglia di venire in una squadra che non fa nemmeno la Champions?

Il Milan onestamente subisce un furto a Firenze, dove Culetto d’Oro Seedorf si vede annullare un gol regolare e Pato piglia un palo interno clamoroso.

Juve e Roma vincono bene e giocano già da squadre rodate, facendo intravedere ulteriori margini di miglioramento. Cazzi acidi per noi, insomma. Dopo una partenza da bradipi, gli altri si stanno rimettendo in carreggiata. Noi insomma…

E’ COMPLOTTO

La mia opinione è che l’immotivata lode ai giovani dell’Inter, che le mie orecchie hanno dovuto ascoltare più volte dopo il match col Cagliari, sia fatta apposta per convincere Moratti che la squadra va bene così, e che non è necessario intervenire in sede di mercato. Niente di più fuorviante, ovviamente, e spero che il Sig Massimo sia sufficientemente lucido per non cadere nel tranello. Pretendo troppo dal mio Presidente?

Per il resto, lo dico dopo un turno di campionato che ha visto l’Inter incredibilmente in debito con “la sorte” e gli arbitraggi: mi spiegate perché tutti (arbitri, Federazione, UEFA) si oppongono così insistentemente alla moviola in campo? Perché non può nemmeno iniziarsi un discorso che ne preveda l’uso in casi determinati? Ieri in 10 secondi si sarebbero potute valutare le posizioni di Motta e Seedorf, per non parlare della perla di Osvaldo, e correggere senza tema di smentita le decisioni prese “in diretta” dall’arbitro. Dove starebbe lo scandalo?

Risposta del complottista: gli arbitri non vogliono cedere nemmeno una briciola del loro potere, della loro discrezionalità, sapendo così di essere fondamentali nel decidere le partite e mantenendosi in tal modo “sul mercato”, appetibili a gente di malaffare che, ragionando per puro assurdo, sia chiaro, potrebbe decidere di corromperli pro domo sua.

Devo finirla di leggere libri di fantascienza…

WEST HAM

Vittoria corsara in trasferta: 1-2 sul campo del Coventry e secondo posto consolidato.

Devo chiedere in che sezione dell'asilo di Panchito danno i grembiuli di quel colore...

Devo chiedere in che sezione dell’asilo di Panchito danno i grembiuli di quel colore…

E’ TUTTO FINITO

INTER-JUVENTUS 1-2

Quel che si dice una chiavica. Di più, chè la chiavica te la immagineresti come una partita in cui si sbaglia tutto lo sbagliabile, all’insegna del “troppo brutti per essere veri”. No, qui c’è di più: c’è la lucida rassegnazione di aver dato quel che si può dare di questi tempi; c’è la dimostrazione empirica che non fare mercato per 3 giri consecutivi vuol dire far giocare le vecchie glorie; c’è la triste conferma di un campionato già andato a fine ottobre, come nelle peggiori stagioni degli scorsi decenni.

Sento dire che l’Inter non ha giocato male, che addirittura ha fatto la miglior partita della stagione. In buona parte condivido (chi si aspettava i primi 10 minuti così arrembanti?), ma la cosa non fa che peggiorare la situazione e dare più forza alle considerazioni di cui sopra.  Alla prima occasione i gobbi ci purgano con la classica infilata sulla nostra sinistra: Nagatiello sembra il terzo centrale di difesa per quanto è stretto e attaccato a Chivu: Lichtsteiner –avessi detto Djalma Santos- può ricevere, controllare, farsi la sigaretta d’ordinanza prima di mettere in mezzo: Castellazzi fa il miracolo su Matri, ma Chivu e Lucio fanno le belle statuine su Vucinic che arriva da dietro e “ce lo mette”.

La reazione dei ragazzi c’è, per quanto tutta di nervi e poco ragionata; lasciamo spazi enormi che Matri non sa sfruttare a dovere (sinistro largo e uscita a valanga di Castellazzi), ma il vecchio leone ferito non ci sta e dopo un quarto d’ora trova il pareggio con una botta di Maicon deviata da Bonucci sotto la traversa sul primo palo. Il Colosso festeggia per circa 20 minuti, facendo facce che palesano il suo stato psichico.

Scongiurato l’intervento degli infermieri con camicia di forza e protocollo di T.S.O., il nostro si riaccomoda in fascia, dove lascia partire IL cross (“IL” riferito tanto alla bellezza definitiva del traversone, quanto al fatto, più terra-terra, che rimarrà l’unico in 90’; il tutto per un centravanti, Pazzini, che di questi passaggi ha bisogno come l’aria…): la torsione del Pazzo è quella dei giorni migliori, così come l’anticipo sullo stopper, ma la traversa tira un pernacchione e dice no.

Sostanzialmente l’Inter finisce qui. Poco dopo, inevitabile contrappasso, con altro fraseggio stretto al limite dell’area tra Matri e Marchisio: i nostri guardano, il destro del sosia del povero Stefano Cucchi è tanto lento quanto preciso, ed entra alla sinistra di un incolpevole Castellazzi.

Se dopo il primo ceffone i nostri han reagito, dopo il secondo la faccenda si fa difficile, ed infatti non succede molto altro; Rizzoli –udite udite- non ci fischia un rigore molto più solare della somma dei 5 fischiati finora, e così il primo tempo si conclude.

La ripresa vede Castaignos al posto di uno Zarate sicuramente non tra i peggiori: Ser Claudio dirà di averlo fatto per mettere più corsa e fisico su quel “binario”; Castaignos sarà fortissimo in allenamento, ma qui è più timido di un bimbo al primo giorno di scuola. Il secondo tempo di fatto non registra parate di Buffon né reali pericoli per la sua difesa (qualche tiro di Pazzini rimpallato da tibie e ginocchia bianconere ma poca “ciccia”); si arriva al finale in cui Del Piero ci grazia mangiandosi un 3-1 che –duole dirlo- sarebbe stato meritato, e con Castellazzi che di piede dice di no a Estigarrìa o come cazzo si chiama…

Il sede di commento (come diceva il buon Brunone Pizzul) mi pare di poter dire che la Juve ha fatto il suo, senza mostrare particolari qualità ma una lucida e diligente applicazione dei dettami del chierichetto trapiantato.

Noi siamo finiti, e se posso essere d’accordo sulla “decenza” della prestazione di ieri sera, non posso non essere proprio per questo ancor più preoccupato per i tempi a venire.

Non credo che i rientri di Forlan, Motta, Poli o Coutihno possano cambiare faccia a questo malinconico circo ambulante, né che a gennaio il Sig. Massimo abbia voglia né modo di comprare quei 3 o4 giocatori veri che avrebbe dovuto acquistare in estate. Morale: aggrappiamoci agli ultimi estri di Maicon e Sneijder e vediamo di cavarci fuori da questa merda di classifica il prima possibile, vediamo di vincere il  girone di Champions ed arrivare alla decenza (o al miraggio, dipende dai punti di vista) dei quarti di finale, e vediamo soprattutto di prendere davvero coscienza che la squadra è alla frutta in quasi tutti i suoi effettivi, e che serivrà tempo e dolore per ricostruire un’Inter competitiva.

Prima ce lo mettiamo in testa, tutti, prima inizierà il progetto di ricostruzione.

 

LE ALTRE

La gufo un po’ ma tutto sommato ci credo: con la vittoria all’Olimpico contro la Roma, e dopo il rimontone di Lecce, il Milan ha vinto lo scudetto: mi sembra davvero l’unica squadra ad avere una sua fisionomia precisa, e ad avere impiantato sul telaio dello scorso anno un paio di interessanti alternative (Aquilani e Nocerino, aspettando Mexes a dare il cambio a Nesta dietro). Sportivamente, spero che muoiano di morte improvvisa e dolorosa, ovvio, ma tocca ammettere che attualmente sono i maggiori candidati alla vittoria finale.

Voglio la mamma…

 

E’ COMPLOTTO

A parte la malcelata gioia di Vialli nel commentare con il collega di doping prescritto Conte le mirabili gesta della Juve, poco da segnalare. Mi sono volutamente tenuto lontano dai giornali alla vigilia, né ho voluto sentire le dichiarazioni –nostre e loro- prima della partita. Per quel che riguarda il dopogara, non posso che ribadire quanto espresso in apertura: ricevere l’onore delle armi (con un’orrenda metafora bellica) mi fa ancora più girare i maroni. Come saprete, e ancor di più se perdo, di giocar bene m’importa punto. Ho davvero bisogno come il pane di un paio di vittorie strappate coi denti e sofferte fino alla fine.

 

WEST HAM

Ennesima vittoria. 3-2 in casa contro il Leicester. Secondo posto consolidato e forza martelli!

Colleghi di "neuronio". Solo Oba Martins dopo un derby di Champions aveva festeggiato di più... e altrettanto vanamente

Colleghi di “neuronio”. Solo Oba Martins dopo un derby di Champions aveva festeggiato di più… e altrettanto vanamente

PFIU…

INTER-CAGLIARI 1-0

Poche emozioni, o meglio poche emozioni positive, visto che i 90’ vedono un crescendo rossiniano di “stringiculo” con sospirone finale per lo scampato pericolo.

Possiamo tranquillamente dire che è andata bene, tra gollonzo in fuorigioco, occasioni del Cagliari in serie e allegra vacanziella presa nel secondo tempo da tutta la squadra. 

Pur comprendendo le giuste cautele di gestione atletica dei nostri campioni, giocare l’ultima mezzora (abbondante) senza Eto’o vuol dire appendersi tutti alle traverse e fare scudo col proprio corpo alle pallate degli avversari. Nella mediocrità generale, o forse proprio in virtù di quella, prendo atto di una prima mezz’ora di Pandev che oserei definire “brillante”: quel sinistro velenoso dopo pochi minuti mi ha fatto pensare a voce alta “ma… è impazzito?” Ad ogni modo, un primo tempo di risicata decenza ci vede davanti pur senza incantare, con un centrocampo nel quale Kharjah ancora una volta è tra i più attivi. Nota di merito per il franco-marocchino, anche se –mi si passi il paragone- è come andare al ristorante e dire che la cosa più buona erano i grissini… D’altra parte, con Cuchu e Sneijder equamente distribuiti tra panca e tribuna, di fosforo in giro non ce n’era molto e –per rimanere in termini farinacei- il pane lo si fa con la farina a disposizione.

Inutile girare intorno al gol di Ranocchia: è in fuorigioco, forse di non facilissima individuazione per arbitro e segnalinee, ma l’off-side è netto. Ho infatti stentato ad esultare vedendo la palla in rete, proprio in attesa della bandierina o del fischio dell’arbitro. Constatati però l’immobilismo della prima e il silenzio del secondo, mi sono rapidamente rassegnato all’errore e al conseguente vantaggio.

E’ chiaro che mercoledì in Champions servirà una prestazione leggermente più convinta e grintosa per avere la meglio sui crucchi massicci e incazzati (e per di più al completo rispetto alla finale di Madrid): c’è da sperare che  il riposo concesso a mezza squadra (volontario o forzato, parziale o totale: Chivu, Sneijder, Lucio, Eto’o, Stankovic, T.Motta) dia i suoi frutti tra pochi giorni, in una partita di vitale importanza tanto sotto il profilo prettamente sportivo, quanto dal punto di vista morale/motivazionale: vincere dopo la pesante imbarcata di Milan e Roma in Coppa vorrebbe dire zittire ancora una volta quelli che si riempiono la bocca di DNA-Champions o giUoco arioso di matrice europea.

 

LE ALTRE/E’ COMPLOTTO

Poco da dire anche qui, se non che la giornata in stile ”3-punti-0-gioco” si applica tranquillamente anche a Milan e Napoli. Se però il Napoli oltre al gol di Zuniga sbaglia un rigore con Cavani, i cugini beneficiano a loro volta di errore arbitrale sbloccando il risultato a Chievo dopo manina galeotta di Robinho, che ha poi la faccia come il proverbiale nel sorridere mimando agli avversari “l’ho stoppata di petto“. In tutto ciò mi chiederete dove stia il “complotto”… Mettiamola così: sabato sera, un possibilissimo rigore su T.Motta dopo pochi minuti viene ignorato dall’arbitro in campo ed ancor più da tutti i media, ingolositi dal poter proporre l’equazione errore pro-Inter = 3 punti con una pervicacia onestamente non riscontrato nel caso dei cugini. In tal senso degno di nota ( o di T.S.O. , fate voi) il commento del Mister rossonero: “per fortuna abbiamo vinto 2-1 così l’episodio di Robinho non è stato decisivo”. Eehh??

Assistendo alla decomposizione della Juve in quel di Lecce, a chi mi faceva notare come il Lecce con noi avesse fatto il partitone per poi ritrovarsi nei bassifondi della classifica, ho fatto notare come ben più incazzare mi faceva proprio la vecchia signora, che dopo la stra-preventivata partita della vita (con annessa vittoria) contro di noi, tornava a solcare i consueti sentieri di triste mediocrità, facendosi schiaffeggiare dai salentini. Aldilà della epidermica avversione ai gobbi, con punte di autentica irritazione cutanea quando li sento parlare di scudetto 2006 e cacate varie, dico quanto ripetuto ieri: avrei volentieri barattato la sconfitta bianconera, aggiungendo anche quella giallorossa, con un modesto pareggio dei cugini nella non-più-fatal-Verona.

Mi accontento di poco, lo so…

"Gol! gol! ho fatto gol!!" (Geom. Calboni, scapoli vs ammogliati).  Il livello della conclusione a rete era quello...

Gol! gol! ho fatto gol!!” (Geom. Calboni, scapoli vs ammogliati).
Il livello della conclusione a rete era quello…

COLABRODO ESISTENZIALE

INTER-BRESCIA 1-1

Lo so che il titolo è un po’ apocalittico -e un po’ alla Frengo e stop– ma la partita di sabato mi ha lasciato la netta sensazione che il gioco sia finito. The party is over.

Permettetemi due sbrodole che valgono da sfogo da tifoso da Bar: non si può avere una squadra in cui la metà si rompe solo a guardarla, e l’altra metà ha la dinamicità di un 90enne paraplegico. Simpatica appendice, la metà deambulante vuole entrare in porta col pallone e deliziare la platea con triangoli stretti e colpi ad effetto.

Morale: dovette andare tutti aff…

Contro il Brescia l’Inter gioca bene i primi 10 minuti: li chiudiamo nella loro trequarti e si cerca il pertugio, salvo poi beccare la pera al primo ribaltamento di fronte: rimpallo su Samuel, Lucio in ritardo nel raddoppio, e (S)Caracciolo, ennesima nostra bestia nera, la mette in diagonale.

Poco dopo Maicon, lodato nel pre-partita da Branca perché da un mese gioca con un ginocchio in disordine, decide che dopotutto chi è lui per non partecipare al festival della contrattura, e si ferma toccandosi la coscia.

Inevitabile, penso io, visto l’andazzo.

Ok, siamo sotto 0-1, più di un’ora da giocare, vediamo se Sancho Panza mette Santon (scelta più equilibrata) o Biabiany (rischiando subito il tutto per tutto).  Il genio invece mette Cordoba.

Cordoba.

Lo riscrivo perché a leggerlo non ci si crede. Ho detto e scritto più volte che fino ad adesso non mi ero ancora pronunciato su Mr Rafa proprio per la pochezza di alternative a disposizione, ma se la preparazione tattica tanto decantata è questa, io dico: ridatemi Bagnoli! Il colombiano, povero Cristo, fa quello che sa fare: corre velocissimo ma con la palla tra i piedi è il solito scempio, e tra cristi e madonne del sottoscritto si arriva a metà tempo.

Nella ripresa, fuori anche Sneijder: malore in spogliatoio la motivazione ufficiale, anche se, dopo il ritardo mestruale palesato dal nervosismo isterico di Genova è sempre più forte il sospetto che l’olandese sia in dolce attesa. Dentro il giovane nigeriano Obi, praticamente il fratello minore di Leroy Johnson (copyright Simona C. – Simo avevo detto che l’avrei scritto ed eccola servita la citazione, corredate da foto a supporto della tesi). Il ragazzo si erge dalla triste mediocrità del centrocampo interista e mostra buona corsa e un tiro non disprezzabile.

La media di due cambi forzati a partita è rispettata e raggiunta già a metà tempo, ma l’Inter riesce a superarsi con l’infortunio più grave della stagione e per una volta nemmeno imputabile alla disastrosa preparazione: Samuel atterra male dopo un contrasto con il maledetto (S)Caracciolo e si rompe tutti i legamenti possibili del ginocchio sinistro. Vedere un duro come lui contorcersi dal dolore è roba brutta e impressionante.

Forza “Muro” siamo tutti con te…

Tanto per non farla lunga arriviamo al nostro pareggio, che nasce da un bello scambio Eto’o-Pandev-Eto’o. Il camerunense cade a contatto con un loro difensore e l’arbitro fischia il rigore. Dubbio? Di più, molto molto generoso. Convintissimo che sullo 0-0 non l’avrebbe mai fischiato. Non posso aggiungere altro. Se mi fischiano contro un rigore così mi incacchio di brutto. Tant’è: il Re Leone fa il suo mestiere ed è pareggio.

Tempo –e tutto sommato anche modo- di vincerla ci sarebbe, perché il Brescia comprensibilmente già assaporava il successo, e non ha più la forza di ripartire. L’assalto all’arma bianca è però alquanto sterile da parte nerazzurra, con un Milito in grave ritardo fisico che gioca gli ultimi 20’ coi crampi (probabilmente non era prevista una sua presenza fino al 90’, ma vista la carneficina che ha colpito i compagni…). E quando la Dea Bendata ci offre sul piatto d’argento un rimpallo che libera il Principe sul dischetto del rigore al 49’ e 30 secondi, Diego spara alto vanificando quel che sarebbe stato un furto con destrezza.

Prima di quello, c’è da sottolineare, con la stessa chiarezza con cui si è detto della “generosità” del rigore accordato, un palese sgambetto di Zebina ai danni di Milito in area di rigore. Penalty questo sì solare ed evidente, ignorato però dall’arbitro e ancor di più dai giornalisti nel dopogara.

 

PENSIERINO DELLA SERA 

Tornando al titolo di questa settimana, con il “crack” di Samuel ho proprio pensato: “è finito tutto”. Lo so, chiamatemi inconsolabile, miserabile pessimista, ma davvero non vedo come una squadra in questo stato possa riprendersi, fisicamente e ancor più mentalmente, e ricominciare a vincere. La partita di ieri (per non parlare di quella di martedi) mi ha ricordato troppo da vicino tante altre Inter ammirate –si fa per dire- fino al 2006: il mantra non-c’è-ali-non-c’è-schemi-non-c’è-un-cazzo sale come un crescendo rossiniano. Vero che con Milito e Sneijder anche solo al 70% di quelli dell’anno scorso potremmo rientrare in gioco (parlo di Italia, chè in Europa il jolly ce lo siamo giocati l’anno scorso). Vero anche che le nostre rivali non stanno facendo esattamente terra bruciata intorno a loro (e in questo caso il livellamento verso il basso è di tutta evidenza, con tutto il rispetto per la Lazio capolista). Ma davvero è realistico pensare ad una squadra che torni ad avere fame ed unità di intenti degni di questo nome? Più prosaicamente: quanto è lontano il giorno in cui si potrà avere uno straccio di centrocampo con uno straccio di idea sul cosa fare durante una partita? A quando il prossimo tiro da fuori? Un sano contropiede? O saremo condannati a vedere Lucio che esce palla al piede e cozza contro i due mediani avversari, e Coutinho che fa una bella serpentina per poi tirare la mozzarella al portiere giusto per farsi dire “E’ bravino, ha bei numeri, ma è troppo leggero”?

In questo clima idilliaco, costruttivo e pieno di ottimismo, entriamo nella settimana che, dopo turno infrasettimanale a Lecce, culminerà nel derby di domenica sera.

 

LE ALTRE

Vincono tutte, presto detto: il Milan vince a Bari (segnano Ambrosini e Flamini, ho detto tutto). La Juve-che-ha cuore-ed-è-più-squadra getta il cuore oltre l’ostacolo e piega un Cesena volitivo. La Roma vince il derby con merito e due rigori –solari- e ferma la Lazio, ora a due punti dai cugini, tre da noi e quattro da gobbi e Napoli.

Tutto ancora aperto dunque? Aritmeticamente sì. Per il resto, citando il sommo Pizzul “qui ognuno la vede a modo suo” (detta al momento del cambio di Baggio a USA ’94, quella del “questo è matto” indirizzato a Sacchi).

  

E’ COMPLOTTO

 Poche righe anche oggi, vista anche la mia latitanza dallo schermo nel weekend. Mi limito a ribadire la palese malafede dei pennivendoli che fanno sondaggi e plebisciti per palesare l’errore dell’arbitro in occasione del rigore data a Eto’o, compensati dal silenzio assordante che circonda la cianghetta del mercante d’arte Zebina sul Principe.

Tanto per non essere soli, c’è chi meno di 24 ore dopo ha fatto di meglio. Se nel caso dell’interista la scelta arbitrale più giusta sarebbe stata quella di lasciar proseguire, i gobbi con Bonucci vedono trasformato un palese fallo in attacco con la massima punizione.

Ma la Juve ha cuore, è più squadra dell’Inter e sa far fronte alle mille assenze.

 

WEST HAM

Brodino, sotto forma di pareggio 2-2 fuori casa a Bimingham.

Un mio amico sardo mi diceva “a ticu a ticu se jena u riu” (il fiume si riempie goccia a goccia).

Sperando che il fiume da riempire sia più simile al Lambro che al Nilo…

Fame, I'm gonna live forever...

Fame, I’m gonna live forever…

 

... in questo caso non proprio "forever"

… in questo caso non proprio “forever”

NON C’E’ MALACCIO

BOLOGNA-INTER 0-0

Gufi e inconsolabili disfattisti, iatavenne!

Vero che non abbiamo vinto, vero che il primo tempo non è stato granchè, vero che molti dei nostri sono in palese ritardo di condizione, e soprattutto vero che la rosa manca al momento di ricambi all’altezza in mezzo e davanti.

Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che ho visto la partita in differita (causa calcetto che mi ha restituito al mondo vittorioso ma assai acciaccato); questo vuol dire che mi sono approcciato alla visione del match con le orecchie che ancora rimbombavano dalle critiche piccate sulla pesantezza della squadra, sulla freschezza atletica e anagrafica del Bologna, insomma su una partita stile-Atletico Madrid. 

La situazione mi fa tornare alla mente un gustosissimo aneddoto che ancor oggi viene periodicamente ri-raccontato in famiglia suscitando ogni volta ilarità e grasse risate.

 Ragazzoche-potrebbe-fare-ma-non-si-applica” torna a casa per comunicare l’esito dell’anno scolastico:

Mamma trepidante: “Allora? com’è andata??”

Ragazzo: “Male mamma, bocciato…”

Mamma: “Ma come bocciato?? con tutto quello che abbiamo fatto per te! con tutti i soldi spesi in ripetizioni!!”

Ragazzo: “Eh lo so mamma, però… bocciato…”

Mamma: “Sei una bestia! Lazzarone!! Quando imparerai che bisogna studiare!?!?”

Ragazzo: “Mamma…”

Mamma: “Eh? cosa c’è??”

Ragazzo: “Non è vero!! ho preso 3 esami!!!”

Mamma: “Braaavoo!!!”

 Il gustoso aneddoto, che purtroppo non mi vede come protagonista (il tizio in questione non lo conosco personalmente, ma lo venero ancor oggi per il colpo di genio), calza alla perfezione con la situazione di ieri: stando ai commenti, mi aspettavo di vedere l’Inter balbettare calcio come la peggior squadraccia di terza categoria, e invece dopo un primo tempo invero modesto (ma nemmeno così tragico) nella ripresa li abbiamo messi lì e con un poco di culo la si poteva vincere. Il loro portiere è stato il migliore in campo, Eto’o ha preso una traversa e Wesley ha confermato che la serata luci-ed-ombre di Montecarlo è stata un incidente di percorso.

Per il resto, Milito ancora in ritardo, ma cosciente del fatto e quindi limitantesi a cose semplici, e squadra che, specie nella ripresa, ha dimostrato che “c’è fuoco sotto la cenere”. Nota a margine per Mac Mariga, che per la prima volta mi ha fatto capire che cosa intendono quelli che di lui dicono “è il nuovo Vieira”. Dirò di più, pur essendo ancora alquanto grezzo, fisicamente il ragazzo c’è e rispetto a Patrizio-re-del-vizio pare decisamente più veloce e (si spera) leggerissimamente meno incline alla contrattura. Bravo Torakiki, avanti così.

Ora la pausetta nazionali dovrebbe consentire a chi resta di studiare le dispense di Mr Rafa, e a chi va di mettere minuti nelle gambe, con la speranza che questo Campionato, iniziato con un pari come gli ultimi 4, abbia poi un andamento e soprattutto un epilogo analoghi.

Soffermandoci sui limiti della squadra e sugli eventuali rimedi nelle ultime ore di calciomercato dico 2 cose:

1) Capisco la filosofia di base della società riassumibile nel “squadra che vince non si cambia”. Sulla carta siamo quelli dell’anno scorso meno Balotelli, però uno come lui in panca serve proprio nelle partitacce tipo ieri sera, quando la manovra non scorre -ancora- fluida e può servire il colpo del solista. Coutinho e Biabiany sono ottime scommesse in prospettiva, ma io -ribadisco- un tentativo serio per Kuyt l’avrei fatto. Come già detto è un jolly d’attacco, e poi è un uomo di Benitez. Sarebbe stato pronto subito e avrebbe potuto dare un cambio “pesante” al Milito di questo periodo (che crescerà, non mi preoccupo). Così invece devi portare Eto’o in mezzo, che va benissimo, ma perdi in ogni caso come potenziale d’attacco complessivo, stante anche un Pandev pure lui in ritardo.

2) Detto questo, non mi aspetto che l’ultima giornata di mercato ci porti il Messi(a) della situazione. Il colpo l’ha fatto il Milan con Ibra (“colpo” anche in senso criminale, ‘sta storia mi puzza di Isole Cayman come e più del caso Lentini…), a noi se va bene potrebbe arrivare Inler dall’Udinese (quello che sembra Aldo quando fa il poliziotto Uber, non so se avete presente…). Detto tutto.

 

LE ALTRE

Il Milan passeggia su un Lecce obiettivamente in versione “tenerezza”. Dopo mezzora sono già 3-0 e il tutto sembra davvero troppo facile, una festa per Zlatan che ghigna in tribuna. Là davanti saranno molto temibili, dietro e in mezzo i soliti. Gufando un po’, spero che tra lui Dinho e Pato si pestino un po’ i piedi, ma credo che saranno abbastazna intelligenti per lasciare spazio alla presenza ingombrante (sarà il naso?) dello Svedoslavo.

La Roma pareggia in casa col Cesena, ovviamente passato sotto un silenzio assordante, come del resto mi sarei aspettato un po’ di “rumore” in più per il tonfo della Juve contro il “Mister” compagno di vacanze, che per il secondo anno di fila tosta i gobbi con una prestazione of ze madonn. Però  è un cantiere aperto, Quagliarella è appena arrivato, bisogna dare tempo… E poi c’è Andrea Agnelli. Tutti scodinzolanti al cospetto di questo monociglione che, esattamente come i suoi predecessori, come prima cosa ha chiesto la revoca dello scudetto del 2006 all’Inter, dicendo che poi si vedrà, ma chiederà anche la riassegnazione dei due “scippati” alla sua Juve.

Stanno tornando, tutti alla carica. Tutti insieme a fare da contrappeso allo “strapotere interista”. Non resta che zittirli per il 6° anno di fila.

 Chiudo con un’ammissione di colpa (involontaria peraltro): i 6 minuti di recupero ieri sera sono senza senso. 4 sarebbero stati più che sufficienti (niente barelle, niente interruzioni di gioco straordinarie, niente perdite di tempo eccessive). Ho pregato che non segnassimo negli ultimi 2 minuti, perchè le polemiche sul presunto servilismo arbitrale a quel punto mi avrebbero visto in una posizione schizofrenica che onestamente non avrei saputo sopportare.

Non vogliamo favori. Ovviamente non vogliamo nemmeno essere presi per il culo (cosa che senz’altro avverrà ancora). Vogliamo arbitraggi giusti. Quello di ieri mi è parso un po’ al limite…

 

WEST HAM

Zeru punti dopo 3 partite. La prossima è contro il Chelsea.

Nuff said…

Bravo, l'ho già detto. ...Certo, se il migliore è lui direi che si può far meglio.

Bravo, l’ho già detto. …Certo, se il migliore è lui direi che si può far meglio.