UNA MINCHIA!

BOLOGNA-INTER 1-3

Chiedo scusa per il turpiloquio, ma quando la parolaccia sconfina nella poesia è non solo diritto, ma dovere etico, riportarla fedelmente. Per il contesto, rimando al link qui di seguito.  http://www.youtube.com/watch?v=n9qVx18fPR8

In queste prime righe mi sforzerò di parlare solo di Inter e di Bologna, e di raccontare quel che posso definire una domenica di quasi tranquillità. Regaliamo i primi 10 minuti del primo tempo e sprazzi del secondo, ma in buona sostanza rischiamo poco, beccando gol per la prima volta da lustri in trasferta e per di più su dormita della premiata ditta Ranocchia-Handanovic, fin qui praticamente perfetti.

Perdonati insomma, tanto più che Ranocchietta aveva emulato il Samuel versione derby, capocciando sul secondo palo il millimetrico cross del Cuchu e portandoci in vantaggio, dopo aver  spedito fuori di pochissimo il colpo di testa su corner precedente. Oltretutto là davanti, pur nella penuria di piedi buoni, Milito-Palacio-Cambiasso  giostrano sapienti, affondando chirurgicamente nella lasagnosa difesa felsinea. Ando’ è in panchina fino a metà ripresa, dopo essere stato strombazzato titolarissimo nelle dichiarazioni della vigilia; anche in questo, Strama dimostra di padroneggiare le manfrine di pre-tattica come il milgior decano degli allenatori italici. Dalla mia modesta prospettiva, avevo in realtà subodorato la panca per Fantantonio, dopo che giovedì si era sciroppato più di un’ora contro il Partizan, oltretutto con l’amata Samp in arrivo mercoledì a San Siro.

Poco da dire sulla prestazione della squadra, diligente come uno scolaretto ed efficiente come il miglior processo produttivo targato Toyota. Per lo champagne e lo spettacolo rivolgersi altrove (Trigoria?), chè qua bisogna vincere. Citazioni sparse per tutti gli argentini in squadra (tranne Alvarez che inizio a detestare):  Zanna intelligente e paraculo quando va a festeggiare il vantaggio abbracciando Cassano in panchina e strappandogli un sorrisone a 32 denti, buono per placare la probabilissima sbrodola mediatica sul “chissà come l’avrà presa Antonio a non partire titolare”; Cambiasso goleador e migliore in campo by far; Samuel tornato Muro invalicabile e Milito che, in una giornata non esattamente scintillante, capitalizza il grande assist di Palacio (imbeccato da Handanovic su rinvio!) mettendo palla in buca, anche se è Ottobre. In culo anche agli statistici di ‘sto par de ciufoli.

Tutti sono ovviamente già sintonizzati sul big match di Torino previsto per sabato sera, ma io attendo con preoccupazione la Samp in casa mercoledì: i blucerchiati sono in crisi nera (4 sconfitte di fila) e mai fidarsi di chi non ha nulla da perdere. Ciro ‘a papà, poi, è riuscito nell’incredibile impresa di risultarmi antipatico, dopo le stagioni Juventine. Il suo avambraccio destro marchia a imperituro ricordo il motivo del mio sdegno per questo ex-spassosissimo guaglione di Pozzuoli (questa a chi vuole gliela spiego in separata sede).  In ogni caso, la Juve rimane più forte –duole dirlo- anche al netto di favori arbitrali. Noi stiamo crescendo, e spero che i ritorni dei piedi buoni (Stankovic, Sneijder, Coutinho e Chivu, a seconda delle zone del campo) non rendano il rebus troppo complicato per il Mister. Odio dover ricordare che anche l’anno scorso di questi tempi realizzammo un promettentissimo filotto, poi risultato vano proprio in concomitanza del ritorno di Wes. Per ora mi contento di mirare la classifica e veder la mia Inter da lavori in corso stare terza da sola, a un solo punto dal Napoli e con la Juve a 4 lunghezze di vantaggio.

LE ALTRE

Come ho scritto via sms a un parente lontano che chiedeva ragguagli sui risultati dei nostri rivali “Gobbi e merde hanno vinto, rubando entrambi”.  Le classiche “due o tre sviste arbitrali”. Per il resto, Zeman continua le sue montagne russe: se lo scorso turno l’aveva visto rimontare da 0-2 a 4-2, a ‘sto giro la ruota gira, e passa da vincere 2-0 al perdere 3-2. E ancora c’è chi gli dà credito (come allenatore, sottolineo)… Il Napoli invece vince col Chievo, seppur col minimo scarto, e mantiene inalterato il suo secondo posto, mentre la Lazio esce sconfitta da Firenze, non senza qualche legittima lamentela arbitrale.

E’ COMPLOTTO

Non avendo seguito la partita di sabato dei cugini, apprendo solo dopo del fuorigioco non fischiato ad Abate sul cross che poi porta al vantaggio rossonero. Di poco, ma fuorigioco, oltretutto col guardalinee lì a pochi metri dal terzino del Milan. “Il solito culo dei diversamente milanesi”, bofonchio tra me, ignaro di quel che sarebbe successo di lì a poche ore. Per fortuna non vedo in diretta nemmeno quello, ma l’impresa dell’intera ghènga arbitrale a Catania è penalmente identificabile come associazione a delinquere.

Non faccio la cronaca perché il fatto è ormai stra-noto. Qui mi limito a osservare come le altre topiche arbitrali del weekend (viste a Milano, Firenze e Roma oltre che in Sicilia) abbiano dato modo ai commentatori di diluire il tutto con una “giornataccia dei direttori di gara”, che sa tanto di considerazione assolutoria.

Per parte mia sottolineo l’ennesima –ma finora più eclatante- dimostrazione delle nefandezze che possono fare gli arbitri di porta:  ora, pare che il problema sia che Rizzoli (“mavaffanculoRizzoli” come ama apostrofarlo Totti, o “una-carezza-in-un-pugno” come lo chiamerebbe Borriello in versione Milan) è troppo bravo per fare il giudice di porta e col suo “carisma” mette in soggezione arbitro e guardalinee. Fate vobis. Io, per come la penso, credo che la malafede di questi figuri sia acclarata, e che quindi non è aumentando il numero di soggetti in campo che si riducono i danni, anzi. Non è da Braschi che mi sento  tutelato, visto che in attività mi ha fregato tanto quanto gli altri. Non è Nicchi, che rassicura tutti dicendo che hanno visto l’errore e si regoleranno di conseguenza. Non è –soprattutto- il circo mediatico, capace di crocifiggere l’Inter negli sparuti casi in cui ha approfittato di errori arbitrali a proprio vantaggio, (paradigmatici i titoli “Inter, così no!” o l’ipercult “Non sono ancora riusciti a far vincere lo scudetto all’Inter”) e incapace di rispondere “e cosa cazzo centra??” al Marotta di turno che dice “anche al netto degli errori abbiamo dominato e ai punti avremmo vinto noi” No. Qui è una brutta giornata della classe arbitrale, che speriamo non capiti più. Speriamo che passi la buriana e che anche il Catania possa farsene una ragione.

Chi vive sperando, muore cagando, diceva il Sergente Lo Russo nel 1941.

Cornuti e mazziati insomma. E non dimentico che gli etnei già si erano visti negare un rigore domenica contro di noi. Poi, vabbuo’, noi abbiamo vinto 2-0 “pulito”, mentre loro si son visti regalare un gol per vincere una partita che “comunque hanno dominato”, ma questi son dettagli…

Tornando quindi al principio di questa sbrodola, tocca citare il Presidente Pulvirenti: cosa si può fare? Una minchia. La soluzione ce l’avevano nel 2006 (radiarli), l’hanno sprecata e questi impuniti tornano a fare quel che hanno sempre fatto.

A riguardo, l’ultima splendida citazione spetta ad Andrea Della Valle, presidente della Fiorentina, da me incrociato nello scorso fine settimana e forse contagiato dal virus complottista. Pare che il patron abbia detto “festeggiamo quest’anno il trentennale dello scudetto dell’82, che tutti noi Viola consideriamo nostro”.  Vinto sul campo, insomma…

 

WEST HAM

Grave sconfitta in trasferta col Wigan. Imbarcata totale e 4-1 senza giustificazioni.

Ti ho sempre amato (...io)

Ti ho sempre amato (…io)

LETTERA A MIO FIGLIO SUL FIDEISMO DISILLUSO A STRISCE NEROBLU’

INTER-SIENA 0-2

Caro Pancho,

Come giustamente hai detto ieri “è stato tutto bellissimo ma abbiamo perso e siamo arrabbiati”.

Nella tua geniale ingenuità c’è l’essenza del tifare Inter. E non perché si sia già tornati ai fasti del nerazzurro perdente e simpatico, buono per le battute di Zelig da 4 soldi (“Prima de parlà ddell’Inter sciacquateve ‘abbocca!” direbbe il nostro Mister), ma perché tifare “questa squadra qui” è un allenamento alla vita.

Da papà prudente e premuroso, avevo scelto per il tuo esordio la partita che sulla carta doveva essere la più facile in assoluto: in casa contro l’ultima in classifica, e con un’Inter ancora in cerca della prima vittoria a San Siro (quindi avendo anche i grandi numeri dalla mia parte). Non è servito a nulla, perché il Siena ci ha meritatamente rifilato due fischioni con cui siamo tornati a casa a orecchie basse.

Non mi hai sentito vomitare insulti alla squadra, e non solo per ragioni di opportunità (come l’avrebbe presa mamma, sentendoti snocciolare il calendario dei Santi contro Guarin e Gargano?). I nostri quest’anno sono questi, e purtroppo non puoi chiedere a un asino di essere cavallo. La metafora del pane da fare con la farina a disposizione la sentirai tante volte, e ti posso garantire che, quando inizi a sentirla troppo, c’è aria di rassegnazione, o quantomeno di presa di coscienza.

Mi hai fatto sorridere anche quando, alla mia domanda “Ma vuoi tornare ancora allo stadio?”, mi hai detto “Sìììì, quando giochiamo col Barcellona” (passato nel tuo personalissimo idioma dall’essere prima“BarcellonE” e poi “Marcellona”).

Giusto così. Fideismo disilluso, lo chiamerei: facciamo schifalcazzo e becchiamo in casa dagli ultimi in classifica, ma abbiamo sempre il sogno, e forse l’intima convinzione, di essere comunque i più forti di tutti.

Che dire… io ho esordito allo stadio in un Inter-Lazio di un campionato che avremmo poi vinto, era il ’79 e finì 2-1 per noi. Le cose che ricordo? Un colpo di testa di Bini finito fuori e il gol loro di Giordano. Quindi, nonostante il battesimo da tifoso bagnato da vittoria, mi restano in testa un gol sbagliato e un altro preso in saccoccia.

E’ la vita, Pancho… ed essere interisti vuol dire che la “vita” lo è anche un pochino di più. Grandi picchi, in alto (Jimmy, non scordare che a 2 anni eri campione d’Italia, d’Europa e del Mondo) così come in basso (quella di ieri è solo l’ultima puntata di un romanzo marrone che si preannuncia fitto di capitoli nell’immediato futuro).

Vasco direbbe, tra un “cioè…” e un “capito no?”  che “è tutto un equilibrio sopra la follia”.

Ho smesso di sperare di avere una squadra normale, che vince le partite facili e che fatica a non perdere quelle difficili, così come ho smesso di sperare di poter controllare tutto nella vita, di poter sempre scegliere e decidere il cosa, il come e il quando. La vita e l’Inter sono belle per questo; perché sono incasinate, perché pensi di conoscerle e poi inciampi in una primula, perché ci provi per 100 volte e la 101esima, proprio quando non te l’aspetti, ce la fai. Perché ti fa imparare ad essere sognatore ma a restare coi piedi per terra, ad essere il critico più feroce ed al tempo stesso il più strenuo difensore delle “tue cose”, siano esse idee, interessi, utopie o squadre di calcio (a scelta nell’ordine).

Speravo in un esordio diverso, vincente e festoso. Mi ero preoccupato del modo in cui avresti reagito al boato per un gol del Principe (griderà come un folle? Mi guarderà e scoppierà a piangere per il frastuono?), mi trovo a dover consolare me più che te per questa sconfitta. Tu ti sei portato a casa le bandiere sventolanti, i cori della Curva, il mezzo saluto di Cassano durante il riscaldamento, visto in primissima fila grazie allo steward che ha fatto passare davanti te e non me (“gli adulti lì dietro, qua davanti solo i bambini!!”).

Io, appunto, ti guardo da dietro e ti auguro una bella vita da tifoso, con tutto quello che il termine “bella” si può portar dietro.

In ogni caso sarò lì, a insegnarti le basi del complottismo, a insultare o lodare a seconda dei casi, e a guardare il tuo interismo crescere poco a poco, tra sconfitte in casa col Siena e vittorie col Barcellona.

Per le prime come vedi siamo già prontissimi. Per le seconde torneremo ad attrezzarci in futuro.

Adesso ti saluto, chè devo finire di riempire di spilli la bambolina-voodoo con la faccia di Cassano.

Papà

E’ UN’INTER CINICA…

TORINO-INTER 0-2

 Io godo. E tanto.

Il titolo -pur ascrivibile al tomo degli stucchevoli luoghi comuni calcistici- dice la verità: poi sta a ognuno di noi prendere la verità come un merito o una colpa. Io continuo a sostenere che vincere partite in cui si gioca così-così dia ancor più soddisfazione. Gli altri non so e sinceramente non me ne cale.

Anzi in realtà me ne cale: più rosicano e più godo. Mi godo un Principe in versione one shot one kill, mi godo una coppia di centrali difensivi da sogno, mi godo un Cassano che in tre spezzoni di partita fa 2 gol e un assist e che non fa problemi a partire dalla panchina, e soprattutto mi godo un Mister che, con le dichiarazioni del dopo-partita (http://www.video.mediaset.it/video/sportmediaset/calcio/320542/non-perdiamo-il-treno.html spiace linkare un video di quelli là… andate diretti al minuto 5 se non volete sorbirvi il tutto) può degnamente essere considerato successore del Mancio (“stranamente” su youtube non si trova traccia del mitico attacco a Franco Ordine e del suo “eh ma voi lavorate per gente importante…”) e dell’ormai paradigmatico Mourinho (http://www.youtube.com/watch?v=LQB9179Y2RU).

Per quel che mi riguarda, per il Mister, rinnovo quinquennale già assicurato, a prescindere dai risultati di campo.

Obbligandomi a non indugiare sull’aspetto mediatico della vittoria di ieri sera, cosa che vi costringerebbe a sorbirvi un panegirico di retorica sull’anti-interismo militante, mi soffermo invece sulle cose belle o bruttine viste durante i 90’ di gioco (e non giUoco).

Benissimissimo Ranocchia e Juan Jesus. Confesso a voi fratelli di aver salutato con uguale trasporto l’esordio in nerazzurro di Tramezzani, battezzandolo come “il terzino sinistro dei prossimi 10 anni”; diffido quindi chiunque da prendermi come infallibile vaticinatore di gesta calcistiche in salsa-Inter. Detto ciò, Ranocchia infila l’ennesima prestazione convincente, mentre il collega si presenta veloce, massiccio e autoritario come meglio non avrebbe potuto. Se da questo pazzo campionato uscissimo anche solo con questa coppia di difensori oliata e rodata a dovere per i prossimi anni, sarei già contento della stagione.

Su Milito e in parte Cassano mi sono già espresso: le mie preghiere sono indirizzate alla salute del Principe, che finché deambula è tra i migliori centravanti del mondo. Ando’ deve rigar dritto come sta facendo, poi coi piedi che si ritrova può far quello che vuole.

La novità di ieri sera è stata Cambiasso di fatto in linea coi giovanotti di difesa succitati, ad impostare l’azione da dietro. Come direbbe il sommo Rag. Filini, “può piacere o non piacere, su questo non discuto”; a me personalmente non fa impazzire, soprattutto se gli altri centrocampisti si allontanano invece di accorciare e aiutare il compagno, dandogli un’alternativa al lancio ad minchiam che per tanto così lo può fare anche il Cordoba di turno, per di più incravattato. Guarin e Sneijder sono bravissimi e utilissimi, ma in questo ieri sera hanno latitato non poco. I vari laterali non mi sono dispiaciuti, (Zanna e Pereira nella media, Nagatiello il mio preferito), con l’eccezione di Jonathan che ha visto la sua prestazione rivalutata solo dall’ingresso in campo di Alvarez, il quale, fino al sapiente cross per il 2-0, aveva perso centordici palloni provando altrettanti giochetti di prestigio de stoca

In buona sostanza, va detto che meglio di così non poteva andare. Giochiamo discretamente ma concludiamo poco, con la squadra troppo spesso spaccata in due e con poche invenzioni da parte di Wesley –che ha poco da incazzarsi al momento del cambio-. Troviamo il primo gol con una zampata da fuoriclasse che capitalizza una delle 100 ciofeche di Jonathan mal gestita dalla difesa granata e il raddoppio dopo aver visto i fantasmi per una decina di minuti (con il determinante zampino di qualche pallaccia persa da Guarin e Alvarez).

Il senso della partita però sta nelle dichiarazioni del nostro Mister, che non posso che far mie: quando gli altri vincono così sono bravi, quando lo facciamo noi siamo provinciali e umili.

Prepariamoci a un paio di giorni di “caso Sneijder” e di “Nervosismo Strama”, tanto per offuscare  il piccolo svarione dei cugini di sabato o la vittoria tutt’altro che agevole dei Gobbi a Genova.

 

LE ALTRE

Il Milan infatti ci dà la conferma (richiestissima dal sottoscritto) della casualità della vittoria di Bologna, implicitamente confermata anche da Allegri quando dice “ritengo giusti i 3 punti dopo 3 giornate; ma invece di una vittoria e 2 sconfitte avrebbero potuto essere 3 pareggi”. I cugini attualmente sono in grossissima difficoltà, e chi pareva poter prendere in mano la squadra è in realtà più in ambasce di altri (Boateng, Nocerino), stante la solita pletora di infortunati nonostante (o per colpa di) MilanLab.

La Juve rischia grosso a Genova, dove il Grifone ha 2 o 3 occasioni paurose per infilare la seconda pera, finendo invece come l’eroe romantico a pigliarla in culo sul contropiede successivo al miracolo di Buffon. Lì la carica nervosa dei rossoblù si squaglia, e l’inevitabile rigore bianconero fa il resto.

Come da me previsto (rectius gufato), la Roma becca in casa col Bologna dopo esser stata in vantaggio di 2 gol per oltre un’ora. Dopo aver vinto con noi senza giocare “da Zeman”, riescono anche a perdere “non giocando alla Zeman”, visto che i tre gol sono tutti presi a difesa schierata. Non so se la cosa costituisca attenuante o aggravante. Fate voi…

Napoli e Lazio vincono senza grossi patemi e condividono il superattico con la Juve, mentre in fondo il Pescara pare davvero cosa troppo piccola per stare in Serie A.

 

E’ COMPLOTTO

La pausa nazionali fa accumulare più materiale di quanto non si dica, a cominciare dalle 98 birre da 33 cl bevute da Maicon in una sola serata (“con tanto di scontrino”, copyright il sedicente interista Bruno Longhi a MeRdiaset), passando dal mese a disposizione di Stramaccioni per convincere Moratti a non cacciarlo in favore di Zenga, e finendo con l’immancabile caso Cassano, già appeso al muro in spogliatoio dalla ghènga argentina, reo forse di aver detto di preferire le scagliozze all’asado de tira.

La casuale ed effimera tripletta di Pazzini è stata ovviamente più che sufficiente a rispolverare l’antico adagio dell’Inter che cede al Milan i suoi campioni, con Pirlo e Seedorf raggiunti per l’occasione da Muntari e Pazzini, prossimi candidati al Pallone d’Oro, senza che mai nessuno ovviamente rimembri Vieri, Ronaldo, Favalli, Simic, West, Brocchi, a scelta nell’ordine.

La sentenza di Milano che condanna Inter e Pirelli a risarcire Vieri con 1 milione di Euro (contro i 21 richiesti) è ovviamente benzina sul sacro fuoco revisionista e negazionista degli ultimi anni, con le veline di turno a commentare come, oltre ai giocatori, l’Inter spiasse anche gli arbitri, e chiedendosi retoricamente “Possibile che Moggi facesse così paura? Manovrasse tutto? Pur rispettando le condanne che ci sono state, si può dire che di quegli anni restano ancora troppe zone d’ombra, e troppe macchie…”.

Posto che io, da tifoso, sono fiero di una squadra che tenga sott’occhio comportamenti sospetti da parte dei suoi tesserati, anche se fatti in violazione della privacy (per inciso: unica fattispecie per cui sia stata provata la responsabilità di Inter e Pirelli nella sentenza di primo grado), faccio notare come, nonostante una dozzina di condanne in sede sportiva ed una in sede penale a 4 anni e 8 mesi di reclusione, ci sia ancora certo giornalettismo che si chiede se davvero Moggi fosse poi così cattivo, rimestando acqua putrida nel mortaio del “così fan tutti”, con annessa e autoassolutoria conclusione del “tutti colpevoli, nessun colpevole”.

Infine, basta un minuto di Sconcerti su Sky nel post partita dell’Inter a farmi capottare 2 volte dalle risate: la stessa persona che dipingeva Cassano come un malato mentale incurabile e fallito cronico, ora spiega che il Milan non vince perché non ci sono più i grandi giocatori come il Pibe di Bari. Approfondendo la crisi del Milan, il nostro poi fa giustamente riferimento alla mancanza di Ibra che tante castagne ha tolto dal fuoco di tutte le sue squadre, dicendo che “lo schema palla-a-Ibra-che-ci-pensa-lui è stato usato alla Juve, all’Inter… soprattutto all’Inter, e al Milan”.

Tanto per chiarire che siamo tutti uguali, ma qualcuno è più uguale (e quindi “Ibradipendente”) degli altri.

 

WEST HAM

Buon pareggio esterno che ci mantiene stabili nella colonna di sinistra della classifica. They fly so high…

Caro Prandelli, fai un favore: continua a non convocarlo

Caro Prandelli, fai un favore: continua a non convocarlo

LASCIATE OGNI SPERANZA, O VOI CH’ENTRATE

INTER-VASLUI 2-2

Dopo aver eroicamente strappato un pareggio al granitico Valsui, conquistiamo la fase a gironi dell’Europa League, un girone dantesco di disperati e delusi che toglierà fiato e gambe ai nostri in vista del Campionato, ma che etica sportiva e dignità personale ci obbligano a tentare di vincere.

Come sono lontani i tempi della cara coppa UEFA che, un po’ per reale convincimento e un po’ per la storia della volpe e l’uva, arrivavo a definire ancor più difficile della Coppa Campioni: mentre infatti alla mamma della Champions partecipavano solo i campioni della stagione appena passata, alla UEFA del secolo scorso accedevano seconde, terze e quarte di ogni campionato. Morale, trovavi sempre due tra Real, Barcellona e Atletico Madrid, due tra Milan, Inter e Juve, due tra Porto Benfica e Sporting Lisbona. Per le inglesi il discorso è diverso vista la lunga squalifica dalle coppe dopo l’Heysel. Per di più le squadre erano il doppio della Coppa Campioni, quindi si giocava un turno in più. L’Inter in quegli anni, di Coppa UEFA ne ha portate a casa tre e, come direbbe la Cortellesi nella riuscitissima imitazione dell’On. Santanché, “le rivendico con orgoglio!”.

Ora, ribadisco, siamo a poco più di una coppetta di quartiere. Tristèssa…

Tornando alla fredda cronaca, la serata si apre con le inevitabili –e per una volta scusabili- lacrime di Julio Cesar alla passerella di addio. Del resto, il ragazzo emotivo lo è sempre stato e si è lasciato andare alla frigna già tante altre volte in questi sette anni. Essendo per di più quella di ieri la sua ultima uscita, gliela perdono. Anzi, il mio grazie sempiterno si associa a quello di tutti i neraSSuri del globo terracqueo.

E’ curioso che la sua mancanza si faccia sentire così tanto nei 90 minuti immediatamente successivi al suo saluto: i nostri due portieri di turno nella serata (Castellazzi e Belec) sono i principali artefici dei due gol rumeni: l’Italiano, dopo fuorigioco gravemente sbagliato da Samuel (Muro, que pasa?), pensa bene di tuffarsi a bomba sull’attaccante avversario rimediando sacrosanti rigore+espulsione, mentre il secondo organizza una caccia alle farfalle su un corner concesso subito dopo aver rimediato al troiaio di cui sopra con il pareggio di Palacio. Morale: nemmeno stavolta si è potuto assistere ad una tranquilla e ragionata gestione del risultato, bensì è toccato aspettare il 92’ per gioire grazie al primo gol nerazzurro di Guarin, entrato nella ripresa col piglio del “ghe pensi mi” e col sottoscritto che non ha fatto altro che guardargli il polpaccio malandato ad ogni scatto.

Il centrocampo del resto era decimato (fuori per vari motivi Obi, Deki, Gargano, Mudingayi, Duncan,  Pereira), e Strama non poteva far altro che schierare Cuchu, Zanetti e Nagatomo in un rombo che aveva Coutinho vertice alto. Cambiasso ha sofferto la mancanza di dinamismo dei reparto e non è riuscito a fare il “ghisa” nel traffico lento e impacciato del proprio centrocampo. Nagatiello, reduce dalla febbre e fuori ruolo, semplicemente non ci ha capito un cazzo.

Il Capitano, chettelodicoaffà, è stato tra i migliori correndo come un pazzo e attingendo a piene mani dal suo schema preferito (o unico?): discesa di 50 metri palla al piede e punizione guadagnata. In serate come questa, vuol dire ossigeno puro.

Davanti mi è piaciuto molto Coutinho, che continua a mostrare i suoi miglioramenti in termini di intensità e corsa, mentre Palacio ha avuto una serata pesante, giocando da vice Milito e quindi in un ruolo non suo, riuscendo tuttavia a fare un gol e chiamare il portiere avversario al miracolo su un altro tiro. Cassano non giudicabile, sacrificato sull’altare del secondo portiere da far entrare e si spera più riposato in vista di Domenica.

Morale: nonostante il brutto (ma sufficiente) risultato, l’Inter di ieri sera non mi è dispiaciuta: largamente rimaneggiata in mezzo e davanti, dove Milito e Sneijder sono stati giustamente lasciati a sedere, credo non avremmo avuto problemi di sorta con Handanovic al proprio posto in mezzo ai pali. Certo, duole sottolineare come Samuel sia in una forma assai rivedibile, mentre archivio con piacere un altro buon tempo di Ranocchia. Dietro abbiamo ufficialmente perso Maicon, con tutte le conseguenze che questo comporta, e il cartello “lavori in corso” è ancora ben visibile: Samuel da recuperare, Juan Jesus da valutare (lo tieni? Lo dai in prestito per farlo giocare?), coppia di centrali titolari ancora da scegliere (attualmente punterei su Ranocchia e uno tra Silvestre e Chivu), fasce da ridisegnare (spostare Nagatomo a destra e provare Pereira a sinistra? Mettere il Capitano su una delle due?). Il tutto con la Roma di Zeman in arrivo domenica sera. Inutile dire che la partita già vuol dire molto, chè a vincerla metteresti i giallorossi a -5 punti, a perderla rischieresti di demolire quanto di buono fatto finora. Che finisca in pareggio?

 

E’ COMPLOTTO

Mi incazzo, mi incazzo sempre e sempre di più, sia coi nostri che col mondo… sarà l’età.

Argomento: Nigel De Jong. seguito per tutta l’estate dall’Inter, ora finisce al Milan. Fa parte del gioco, i nostri cercavano un cagnaccio a metacampo e hanno trovato Gargano, oltretutto a condizioni favorevoli (prestito e diritto di riscatto per complessivi 6 mln, di cui però solo 1,25 da dare subito). Concordo oltretutto nella preferenza accordata al nanetto uruguagio, reduce da 5 anni di A e quindi teoricamente più pronto del  tatuatissimo galeotto olandese. Quel che mi limito a sottolineare è che il City dall’Inter voleva almeno 7 milioni, mentre è finito al Milan per la metà esatta (3.5). Vero che il tempo stringeva e in questo caso giocava a favore del Milan, ma la sensazione che l’Inter non sia capace di “fare i prezzi” rimane. Non sto discutendo di “chi” viene comprato o venduto, ma del “come”. Comprare Handanovic prima di aver risolto con JC ti mette all’angolo e ti obbliga a pagargli 3 mln per levartelo di torno. Far arrivare Maicon a scadenza nel 2013 ti costringe a svenderlo per 4 mln, proprio al City, ennesimo esempio di sceicchi abituati a spendere e spandere per qualsiasi giocatore tranne che per quelli di nerazzurro vestiti. E’ come se gli altri, il Milan in particolare, avesse sempre un jolly da giocare, o forse solo un maggior prestigio internazionale –del resto, i farabutti fanno paura- che fa pensare agli altri club “con questi meglio stare schisci…”.

Coi nostri invece, giù mazzate, chè tanto siamo simpatttici.

Ce n’è ovviamente anche per “gli altri”: continua infatti il giochetto dell’età dei calciatori: De Jong ha avuto 28 anni per tutta l’estate, fino al giorno dell’arrivo di Bojan al Milan (controllate la Gazza se ce l’avete ancora). Quel giorno, la foto di De Jong accostato al Milan campeggia poco sotto il titolone “Milan, non solo Bojan” e magicamente l’olandese ha 24 anni (!). “Sarà un refuso”, penso. Infatti. Nelle pagine interne gli anni diventano – e restano in tutti i giorni successivi- 27. Che è giusto, visto che il ragazzo farà i 28 a Novembre. Si vede che sarà andato all’anagrafe proprio settimana scorsa…

Similmente, una volta arrivato al Milan, Pazzini secondo la rosea pare aver segnato 16 gol non nell’anno e mezzo di permanenza all’Inter, ma solo nell’ultima stagione –chiusa invece con un malinconico “5” alla voce “reti in campionato”. Ma non vorrete mica che il Milan acquisti un attaccante che segna poco, vero?

Taccio per umana decenza sul tentato scippo di Berbatov ai danni della Fiorentina, godendo invece per il 2 di picche rifilato anche a loro a poche ore di distanza. Mi limito solo a riprenderne una splendida letta in rete nei giorni scorsi, e che la dice lunga sul DNA Juventino. I gobbi hanno infatti cambiato il terzo portiere.

E’ andato via Leali. Hanno preso Rubinho.

Giuro che è vero.

I tre amigos

I tre amigos

 

 

PRINCIPE (NER)AZZURRO

MILAN-INTER 0-1

Un bel derby da battaglia, che mi riporta indietro a quando i miei capelli erano neri, non erano ancora lunghi, a quando passavo le stracittadine asserragliato in area per poi lanciare lungo sul Berti o il Klinsmann di turno. 1-0 per noi e tanti saluti. The good ol’ nineties…

Godo, e tanto, perché abbiamo meritato, sbugiardando il tanto decantato giUoco dei cugini che tengono palla senza (quasi) mai esser pericolosi; godo perché dopo 5 minuti ci hanno annullato un gol buono, anzi buonissimo, e ciononostante portiamo a casa i 3 punti; godo perché la nostra essenza è questa: io voglio vincere, di giocar bene me ne fotto. Lo farei scolpire nel cemento all’ingresso degli spogliatoi.

Ranieri fa il Mourinho non tanto nei toni, quanto nel prevedere come sarà la partita e come la vincerà. Davanti Milito e Pazzini si guadagnano la conferma dopo le ultime confortanti uscite, con buona pace di Sneijder e Forlan che restano seduti fino a metà ripresa inoltrata. Ho dei dubbi solo in Alvarez, che in effetti è abulico ma che per fortuna non viene “mangiato” da Boateng; per il resto la squadra è quadrata, massiccia e incazzata. Lucio e Samuel picchiano come due fabbri ferrai ed è pura poesia per i miei occhi; Thiago meglio di Cambiasso che ha sbagliato ben due passaggi in 90’. Pazzini si sbatte e fa quel che può (cioè poco): quell’uomo dipende dai cross di Maicon (o chi per lui) come un pesce dall’acqua, e una partita da “tutti dietro e poi via veloci” mal si sposa con queste caratteristiche, motivo per cui personalmente sarei stato più convinto da un 4-4-1-1 con Wesley dietro al solo Principe.

Teoricamente sono ancora convinto di aver ragione. Nella pratica, felicissimo di non aver avuto la controprova.

Finisco con il commento sui due protagonisti (nerazzurri) del gol: Zanna, il vero problema dell’Inter, la bandiera bollita che gioca solo perché fa le grigliate con il clan degli argentini, piazza un break da 50 metri palla al piede, salta 3 avversari e allarga sulla sinistra. Milito attende fiducioso il liscio di Abate (piccolo inciso: dite a Caressa che si chiama Abate, non Abbbate), liscio che si concretizza ora come due anni fa; il Principe entra in area e di sinistro manda la palla a baciare il palo lontano e a rotolare inesorabile alle spalle del portiere nazifascista. Ègolègolègol! El Principe pare proprio tornato e la cosa non può che farmi piacere, tanto da mettere a questo punto in dubbio nella mia scala di preferenze l’arrivo dell’Apache Tevez. Il Sig. Massimo può chiamarmi dopo l’orario di lavoro e possiamo discuterne insieme.

La reazione dei cugini è quanto di più confusionario ci possa essere, alla faccia del giuoco di squadra e della manovra ragionata. Nagatiello potrebbe fare il 2-0, Julione sbroglia un paio di troiai in area e si arriva al fischio finale. Sono sfinito, manco avessi giocato io, ma il derby mi prosciuga da sempre e sempre lo farà. So che la gioia per la vittoria purtroppo sarà sempre minore del dolore per una sconfitta, ma stanotte me la godrò per mesi e mesi!

 

LE ALTRE

E’ presto per dire se l’Inter torni in corsa per lo scudetto, perché più di così l’Inter non può aritmeticamente fare, eppure, nonostante le 8 vittorie nelle ultime 9 partite, sono giusto un paio i punti recuperati ai cari fottutissimi nemici. Detto ciò, abbiamo Lazio e Udinese a distanza di pochi punti, con Milan e Juve rispettivamente a 5 e 6 lunghezze. È presto, è presto, ma ci siamo e dobbiamo andare avanti così. La Juve come al solito non fa mai la cosa giusta e, pur facendoci guadagnare 2 punti nei suoi confronti, di fatto minimizza l’impatto della sconfitta in casa Milan ai fini della classifica. Detto ciò, i cugini paiono abbastanza imballati e non è detto che le prossime partite segnino una discontinuità con la pochezza vista nelle ultime uscite.

 

CHI SIAMO, DOVE ANDIAMO

Un intermezzo di mercato e strategia di squadra si impone: Ser Claudio come detto ha aggiustato la baracca facendola tornare ad essere una magione di tutto rispetto. Idee chiare e semplici, tremendamente efficaci. Ora c’è da chiedersi: quanto conviene ribaltare questo succulento frittatone? Quel che servirebbe -non mi stancherò mai di dirlo- è corsa e qualità a centrocampo. Il sogno, manco a dirlo, è De Rossi, ma stando coi piedi per terra un tipo alla Nainggolan sarebbe oro colato. Il nome è ridicolo, ma corsa e lucidità non difettano al ragazzo. Detto ciò, e tornando ai dubbi amletici summenzionati, mi chiedo -senza avere la risposta- quanto sia il caso imbarcarsi nell’operazione Tevez. Per il giocatore stravedo, ma al tempo stesso vedo una squadra in cui Milito sta tornando ai suoi livelli, Pazzini il suo lo fa, i due si cercano e si trovano con discreti risultati (merito più che altro dell’intelligenza del Principe). Vedo soprattutto il potenziale di due campioni come Sneijder e Forlan che finora si è solo intravisto. Come dire: rispetto al già ragguardevole livello, l’attacco può beneficiare di 2 innesti che, per un cazzo o quell’altro, finora non ci sono stati. Ha senso pigliarne un terzo, anche se fortissimo, con i problemi di ricerca di equilibrio e gestione degli scontenti? Ripeto, non ho risposte preconfezionate al problema, ed è ovvio che se il Milan ce ne avesse rifilate 3 come l’anno scorso, con i nostri attaccanti fermi con le mani sui fianchi, il quesito avrebbe avuto soluzione assai più agevole. Tevez ti permette tante cose, checché ne dicano le prostitute intellettuali, stando alle quali al Milan sarebbe perfetto e all’Inter stravolgerebbe tutto: puoi azzardare un tridente con lui e Forlan ai lati e Pazzo o Principe nel mezzo, ma riuscirebbe il nostro centrocampo a supportare tale potenza di fuoco? Begli interrogativi, che sono contento di non dover risolvere in prima persona, ma che spero qualcuno si ponga con la testa sgombra da idee preconcette.

 

E’ COMPLOTTO

Il grosso dell’attenzione è ovviamente incentrato sulla settimana marrone vissuta a Milanello Bianco. Comunque vada a finire il caso Tevez (sono ancora convinto che possa finire dalla parte sbagliata del Naviglio), la squadra dell’Ammore ha fatto una figura barbina, seconda solo alla notte di Marsiglia. A parti invertite, con Branca che va per chiudere e torna a mani vuote dopo intervento del Sig. Massimo in persona, si sarebbero sprecate critiche e risa fragorose sui dilettanti allo sbaraglio, sull’assenza di professionalità, sull’assoluta confusione nei ruoli in società, e sullo spogliatoio spaccato (quello ci sta sempre bene). Qui invece, salvo rare eccezioni, è stato una corsa al giustificazionismo, al “bisogna contestualizzare”, al Milan che in fondo ottiene quel che voleva, cioè la permanenza di Pato (usque tandem?). Poco felice anche il paragone con il caso Kakà di 3 anni orsono, vista la caducità della “scelta di cuore” dell’Evangelico carioca. Non entro nemmeno nelle dinamiche di coppia né nei rapporti tra suocero e genero, e arrivo anche a comprendere la versione del suddetto suocero, non convinto dell’operazione (“perdo un 22enne che ha già fatto 50 gol in serie A e mi metto in casa un mezzo delinquente 28enne fermo da 4 mesi”). Ma se questa è la versione, allora la parola d’ordine non è “vai e chiudi”, bensì “prendi tempo, tira sul prezzo, insisti sul solo prestito, portiamoli così al 30 gennaio e prendiamoli per la gola”.

Ripeto, alla fine potrà anche andare in quella maniera, ma est modus in rebus. Ridicoli!

Detto ciò, la macchina del cioccolato (il contrario di quella del fango) era talmente alla ricerca di buone notizie sul fronte milanista da farci passare come fondamentale il rinnovo di Allegri (una manfrina andata avanti 6 mesi con entrambe le parti che rassicuravano sull’assenza di alcun problema) e addirittura stupirsi l’esito dei controlli medici su Cassano, che può riprendere a corricchiare. Ovviamente, il nuovo stop di Gattuso e le sue dichiarazioni virgolettate (“abbiamo sbagliato tutto per 4 mesi, curando il problema sbagliato”), sono state riportate a mezza voce  e puramente en passant. Potenza di Milan Lab, e della prostituçao inelectual.

 

WEST HAM

Vittoria corsara a Portsmouth: 1-0 e testa della classifica immutata.

Trova le differenze

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mil int 2011 2012

BRUTTI MA BELLI

CESENA-INTER 0-1

Non la vedo e, come l’ultima volta che è successo, vinciamo 1-0. Conniventi della mia latitanza, più o meno le stesse persone –Comandante escluso-  il che aggiunge un altro motivo all’auspicio di ribadire presto la piacevole rimpatriata eno-gastronomica.

Ad ogni modo, tre punti a parte, apprendo di non essermi perso chissà ché, anzi: gli ailàizz mostrano un paio di miracoli di Julione (che nell’ultimo mese è tornato sui suoi livelli di eccellenza) e il solito tiro di Stankovic: bello, teso, preciso, parato in tuffo plastico dal loro portiere. Mi risultano non pervenuti tutti gli attaccanti nerazzurri, con Andrea Ranocchia bomber di giornata a sfruttare la punizia di Maicon per la zuccata decisiva a metà ripresa. Siamo a tre vittorie consecutive, e come ormai avrete capito, del “come” siano arrivate m’importa sega. La classifica non è più così orrenda, anche se non pensavo che un quinto posto potesse risplendere di tanta lucentezza facendolo assomigliare a un Mondiale per club che proprio oggi abbiamo ceduto al Barça. Andare oltre in questo ragionamento ci porterebbe  a livelli di immalinconimento che sinceramente vorrei risparmiarmi (e –vi).

Mi limito a ribadire quanto già scritto altre volte: la squadra ha qualche punto in meno di quelli che merita, ma giusto due o tre. In altre parole, scordiamoci di avere un top team capace di lottare per la vetta della classifica. Pensiamo ad assicurarci il terzo posto, nella speranza tutta pruriginosa, infantile e quindi da tifoso vero, di non avere sia Milan che Juve davanti . Difficile, molto: soprattutto perché il contrario vorrebbe dire vedere Lazio e/o Udinese  tenere fino in fondo.

I tempi bui di un’alternanza rosso-bianco nera sono tornati, e tocca resistere (noi) e agire di conseguenza (Signor Massimo).

Il sorteggio di Champions ci ha regalato il Marsiglia, del quale ho brutti ricordi di un’eliminazione in una triste Coppa Uefa di 7 o 8 anni fa (vado a memoria, anche se Drogba l’abbiamo scoperto quella notte, nostro malgrado). Il valore delle seconde era abbastanza omogeneo, e abbastanza basso ad essere sinceri. Tutte squadre che un’Inter “normale” non dovrebbe avere difficoltà a regolare. Tutte squadre che adesso come adesso farebbero sputare sangue ai nostri, e che sono contentissimo di dover incontrare tra un paio di mesi e non adesso. Sneijder prima o poi potrebbe anche guarire, e gli attaccanti meno di così non possono segnare. Morale, nonostante la crescita (di risultati) delle ultime giornate, l’Inter può e deve migliorare ancora.

Diciamo pure che deve ancora iniziare a giocare in maniera urbana, tanto per non affidarsi sempre e solo al guizzo del singolo. Ora c’è l’ultima prima della sosta natalizia; “ultima” in tutti i sensi, visto che ospitiamo il Lecce fanalino di coda. Dovessimo vincere, guadagneremmo punti almeno su una tra Juve e Udinese, che si incontreranno in un tristissimo scontro in bianco-nero.

LE ALTRE

Juve e Milan vincono, e anche qui sorvoliamo sul come: stavolta non c’è bisogno del solito Rocchi Horror Picture Show, visto che il lavoro sporco lo fa la sorte (deviazione sull’1-0) e poi Bergonzi che abbocca ad una simulazione indegna di Boateng, e che il mio occhio prevenuto ha visto in diretta senza nemmeno aver bisogno dei replay.

Il tutto contro un Siena con l’ex nerazzurro Bolzoni a sfiorare il gol per due volte, e con l’immancabile allenatore (Sannino, in questo caso) a minimizzare l’importanza del furto con destrezza: sempre meglio non inimicarsi i potenti, anche quando te lo mettono nel culo. E’ appena il caso di ricordare il latrato etilico di Malesani di qualche giorno fa per palesare la percezione che il mondo del calcio ha dell’Inter e delle altre grandi. Tristessa…

 

E’ COMPLOTTO

A parte la pervicacia con cui Caressa tenta di trovare un appiglio per il rigore concesso a Boateng (“un contatto c’è” si ostina a ripetere, senza contare che il “contatto” è dovuto al piede trascinato da quel tamarro che va a sbattere contro il portiere). Bergomi si permette addirittura di dire “per me questa è simulazione”, che è quello che ogni persona sana di mente dovrebbe dire commentando quelle immagini, e tanto basta per scatenare la piccata reazione del Geometra Zio Fester che in sostanza dà a Bergomi dell’ultrà interista accecato dall’odio, ovviamente sorvolando sul fatto contingente (l’ennesimo rigore rubato) e sulla situazione strutturale di questo Paese (Merdiaset & co in servizi(ett)o permanente effettivo).

Come al solito, tutti zitti e sugli attenti, e “grazie al Dottore per la sua disponibilità”.

Per finire in bellezza, riporto testualmente il risultato di Cesena sentito nell’intervallo di oggi alla radio “Cesena zero In-ter-na-zio-na-le zero” calcando sul nome dei nostri come a dire “minchia siete uno squadrone e non riuscite nemmeno a battere il Cesena?”. La buonanima di Paolo Valenti era solito fare così,  dicendo “Inter” quando vincevamo e “Internazionale” nelle giornate storte.

Ai morti gli si porta rispetto. A certi vivi, gli si augura di raggiungerli presto.

WEST HAM

Vittoria 1-0 col Barnsley e testa della classifica acciuffata! They fly so high, they reach the sky…

Bravo Ranocchietta!

Bravo Ranocchietta!

VA BENE VA BENE COSI’

GENOA-INTER 0-1

Poche righe su una partita che in effetti ha avuto poco da dire, ma che la cosa più importante l’ha confermata: l’Inter doveva vincere e ha vinto.

Il fatto che il gol sia stato segnato di testa da Nagatomo e su assist al bacio di Alvarez dà la misura dell’impresa.

Ranieri insiste su Pazzini e Milito davanti, con il secondo che ne ripaga la fiducia sbagliando l’ennesimo gol da zero metri, sparando addosso a Frey dopo un miracolo del portiere francese su cabezazo di Walterone Samuel.

Il Principe ci ha addosso una sfiga che anche solo con la metà dovrebbe chiudersi in casa per paura di essere investito sulle strisce, e la conferma (ennesima e non richiesta) arriva poco dopo, quando lanciato a rete viene ingroppato dal terzinaccio rossoblu al limite dell’area: punizione dal limite e espulsione, tutta la vita. Macché: tal Banti da Livorno fa cenno di proseguire, in quella come in almeno altre 3 occasioni in cui il fallo subito dai nostri (pur senza essere da “rosso”) scintillava nella sua cristallinità.

Poli fa il suo esordio nella sua Genova 4 mesi dopo essere arrivato all’Inter e finché sta in campo fa il suo, per quanto confinato sulla fascia sinistra. Dall’altra parte c’è la conferma di Faraoni, seppur meno brillante di altre volte. C’è di buono che in tutto il primo tempo u Zena non si fa vivo dalle nostre parti, lasciando solo e ramingo il povero Zé Eduardo. Noi di nostro mostriamo una discreta presenza davanti (erroracci a parte). Non arriverei a parlare di assedio perché, anche se non sembra, sono una persona seria, ma qualche buona giocata i nostri la fanno vedere. Niente gol comunque, a scanso di equivoci

La ripresa vede Alvarez per Faraoni e miei conseguenti improperi “sulla fiducia”: ogni volta che vedo il ragazzo partire a due all’ora e penso che è costato 12 milioni… lasciamo perdere va’. Dico solo che se negli anni scorsi avevo paragonato il passo cadenzato di Thiagone a quello di Lumachina Prohaska, non posso non intravedere in Ricky Maravilla lo Scifo del terzo millennio.

Sui giornali di oggi troverete lodi sperticate per il ragazzo, che come detto piazza il traversone per la capoccia di Yuto San e poi colpisce il palo con una botta da fuori. Togliendo le fette di salame dagli occhi, il ragazzo ha passeggiato per il campo fino al cross del gol, perdendo palloni in serie e facendosi vedere nel pezzo forte del suo repertorio: da mancino puro qual è, parte da metacampo andando verso destra, e quindi mettendosi da solo nella situazione più difficile, e concludendo la gloriosa cavalcata con l’avversario di turno che esce palla al piede sghignazzando.

Quando dalla panchina vedo scaldarsi Obi (di piede più ruvido, ma di corsa e grinta nemmeno paragonabili) spero per un attimo nella sostituzione punitiva, della serie: hai fatto cagare per 20 minuti, torna seduto e medita sulle tue malefatte. Il gol arriva a scanso di equivoci appena prima della sostituzionie, e mi piace penare che con quel cross Alvarez l’abbia scampata bella. Esce Poli che non ne ha più e Riccardino può giocare tranquillo (pure troppo…).

Devo riconoscere che le qualità le ha, ma mostra un’insicurezza di fondo che mi pare dura da correggere. Una volta fatta la prima cosa buona (il succitato cross per il gol) poi si fa vedere in qualche buon recupero e nel palo di cui si è detto. E’ però chiaro che non posso tenere un giocatore in campo sperando che segni o faccia un assist per cominciare a giocar bene.

Tanto per non avere mai vita facile, il nostro vantaggio arriva dopo uno stringiculo mica da ridere: da una palla ferma lo stesso terzinaccio che avrebbe dovuto essere espulso un’ora prima salta su Lucio (nel senso che lui salta e Lucio no) e incorna in rete. Per nostra fortuna il tizio –tal Granqvist- è in fuorigioco, di poco ma pur sempre fuorigioco. Inutile dire che quell’ubriaco visionario di Malesani nel dopopartita si attaccherà a questo e ad altri episodi per giustificare la sconfitta. Sapesse dove lo farei attaccare io… Caazo! (cit. ellenica del soggetto, cercate sul tubo se volete farvi due risate).

I tre punti insomma arrivano ed era la sola cosa che contava; si è rivisto Forlan per Milito nel finale, si è raggiunta una parvenza di normalità nei risultati (in campionato 4 vittorie nelle ultime 5 partite) e pare essersi sistemata la difesa (1 gol preso in 5 partite). Ancora stitico l’attacco, si spera in un fine sfiga…

 

E’ COMPLOTTO

So di essere tedioso, ma come al solito il problema non è il farneticante di turno (Malesani nel caso), quanto il modo in cui lo stesso viene trattato dai giornalisti: sentirlo lamentarsi per il gol annullato (se non ho capito male il suo ragionamento è che il suo giocatore non fosse “sufficientemente” in fuorigioco) e di quello preso (viziato da un fallo dei nostri a sentir lui) fa parte delle querimonie del dopo partita di qualunque squadra giochi contro l’Inter (contro Milan e Juve invece tutti zitti e fair play, non parlo degli arbitri, torti e ragioni alla fine si compensano e volemose bene).

Sentire il silenzio assordante, o l’esplicito assenso di chi gli sta intorno è il vero problema: ricordargli che il Genoa avrebbe dovuto giocare in 10 per un’ora e passa era evidentemente inopportuno, così come rimarcare il fatto che quel guardalinee aveva azzeccato tutti i fuorigioco segnalati fino a quel momento.

Concludo con un rapido accenno al cosiddetto Tavolo della Pace: ho sentito e condiviso le opinioni di chi si chiede come facciano a far pace due parti che sono così pervicacemente convinte delle proprie ragioni e (forse ancor di più) dei torti dell’altra.

Che poi noi si abbia ragione sacrosanta e loro siano matti da legare è fuor di dubbio.

Nel mondo delle favole, sarebbe molto carino sentir dire da qualcuno (tipo il presidente Ovino) “ok abbiamo scherzato, in effetti nel 2006 la Juve ha patteggiato la Serie B con penalizzazione e ha ripudiato la dirigenza. Ora, visti anche i sonori pernacchioni presi in una decina di Tribunali sparsi in varie giurisdizioni, la chiudiamo qua”. Ma ho come lì impressione che non sia così, e qui vorrei sentire il Signor Massimo alzare la voce come NON ha fatto in tutti questi anni.

Wishful thinking…

La scenetta mi strappa sempre un sorriso...

La scenetta mi strappa sempre un sorriso…

PUSIBIL?

SIENA-INTER 0-1

La mediocrità continua, e il buciodiculo pure. A noi la scelta se vergognarci più per la prima o il secondo…

Siena-Inter evoca dolci ricordi, distanti meno di due anni ma già remotissimi visto lo squallore ammirato ieri al Franchi: un primo tempo che pare pessimo, e che ha il solo merito di essere rivalutato a posteriori vista la ripresa raccapricciante (gol a parte) che i nostri ci propinano.

Ranieri, dovendo fare a meno dei due bravi (Maicon e Sneijder) replica il 4-1-4-1 che pare fatto apposta per far correre il meno possibile il trio-Baggina a centrocampo e a lasciare solo soletto il Pazzo là davanti. Vero che in teoria Alvarez a destra e Zarate a sinistra dovrebbero far arrivare gragnuole di cross al nostro numero 7, ma il tutto rimane confinato alle pie intenzioni. Ricardito piazza qualche cross dalla destra e di sinistro (quindi sempre andante verso il portiere…) e Pazzini fa quel che può, ma se l’obiettivo è tenere la boa fissa là davanti, non è meglio invertire i due argentini e farli crossare dal lato “giusto”?

La prima mezzora ci regala anche il solito tiro di Stankovic: esteticamente impeccabile, ma poco efficace (leggi da dizionario di Brunone Pizzul: il portiere si accartoccia e blocca in presa). Il massimo del minimo lo raggiungiamo poco dopo, quando, sugli sviluppi di un corner, la balla ballonzola nei pressi del sinistro di Samuel, salito in area per tentare la capocciata. Il ragazzo probabilmente penserà al sinistro con cui stese i toscani a San Siro in una bella e pazza serata di fine 2009 (da 3-2 a 4-3 negli ultimi minuti, con The Wall centravanti a risolvere la partita con bolide mancino a incrociare): la palla è lì davanti a lui, ancor più mancino del sottoscritto, ma invece di tentare il piattone destro sfodera quel che doveva essere un esterno sinistro. Sfiga: la palla, colpita di collo pieno, va via dritta verso la linea laterale, con l’ulteriore beffa di diventare un passaggio per i nostri che in ogni caso la perdono prestando il fianco al millesimo contropiede subito da calcio d’angolo per noi.

Per la cronaca, Brienza spara alto.

Ad ogni modo, censurato il piedone di Samuel (che rimane uno stopper formidabile e tra i meno censurabili in questa sciagurata stagione), registro il miglioramento dei ragazzi: dal perder palla su rimessa laterale, sempiterna qualità dei nerazzurri in secula seculorum, siamo passati al ben più difficile esercizio di subire contropiedi –e in qualche occasione pure gol- dalla bandierina del corner. Tirato da noi, ovviamente…

 La ripresa vede Ranieri sparigliare la squadra, abiurando l’idea dei due crossatori e inserendo Obi e Castaignos, disegnando così un 4-4-2 che nelle intenzioni dovrebbe garantire più equilibrio. Se equilibrio vuol dire non produrre niente per 44 minuti il risultato è stato pienamente raggiunto. Il loro portiere sbriga normale amministrazione, permettendosi anche la parata per i fotografi su una punizia di Motta tanto arcuata quanto lenta. Va sommessamente fatto notare che la punizia era nata per fallo su Castaignos che, invece che tirare, aveva pensato bene di tentare il dribbling in zero metri quadrati al limite dell’area, sperando forse di scartare l’intera squadra tipo Playstation.

Sarà invece proprio lui a depositare a fil di palo una bella imbeccata di Thiagone Motta all’89°, quando ormai davvero anche le più inconfessabili speranze non andavano oltre uno 0-0 senza altri infortuni. E invece arrivano tre punti di platino, che ci aiutano a scalare qualche posizione di classifica e a traguardare addirittura la colonna di sinistra…

 Chiudo riagganciandomi all’immagine iniziale. Ovviamente felicissimo per una vittoria inaspettata (e sommamente immeritata), ma mi chiedo: dove vogliamo andare conciati così?

 

LE ALTRE

Milan e soprattutto Juve vincono bene, così come l’Udinese che batte la Roma in uno dei 454 anticipi di questo turno spezzettato.

La Juve, duole dirlo, sembra la più accreditata per la vittoria finale, segno della mediocrità del campionato (bella squadretta ma vincere uno scudetto con Matri e Lichtsteiner titolari fa riflettere…). Per il resto, il Napoli sgraffigna un pareggio all’Atalanta al 94° (ecco cos’era quell’eco di bestemmie in salsa orobica che hanno turbato la mia serata musicale in Val Seriana…) ed evita almeno parzialmente l’ennesima figuraccia post Champions.

Detta fuori dai denti: recuperare altre posizioni in classifica è possibile, arrivare terzi è improbabile, per lo Scudetto non stiamo nemmeno a pensarci.

Pensiamo invece ad una strategia per tornare a essere competitivi nel giro di due o tre anni. Questo ciclo è finito ed è stato fatto finire nel modo peggiore: per auto consunzione. Si è deciso di non fare innesti graduali nelle ultime due sessioni di calciomercato, ed i risultati sono questi. In giro non c’è granchè da prendere; di soldi ce n’è pure meno, ed il rischio di andare a strapagare un calciatore “normale-ma-nulla-di-più” è forte.

Motivo in più per rammaricarsi di non aver fatto spese per tempo (potevi prendere tu Cavani e Inler due anni fa, potevi fare un tentativo per Isla dell’Udinese, potevi portarti a casa Nocerino anzichè prendere per il culo il Milan: niente fenomeni, ma gente che poteva alternarsi con i titolari di ieri e giocare titolare fisso se paragonata a quelli di oggi).

Del resto se non hai 100 milioni per comprare Fabregas e Sanchez che ti avrebbero migliorato la situazione radicalmente, adotta quel che viene definito approccio di innovazione incrementale: di giocatori non ne prendi 2 fortissimi, ne prendi 3 buoni, che se non altro ti danno il cambio ai cadaveri spaziali che ti ritrovi in squadra. Va beh ma mi devo mettere a spiegare all’Inter come si fa mercato? (Sì…)

E’ COMPLOTTO

Miracolo a Milano! Sto ovviamente parlando della sconfitta più a testa alta che sia mai esistita nel mondo del giUoco del calcio, e che ha visto i MeravigliUosi cugini protagonisti contro il Barcellona stellare (senza Iniesta e Dani Alves). Sì d’accordo, han perso, ma vuoi mettere che spettacolo, che grande Milan, che goals?

Fa niente se il Barça ne ha fatti tre e solo grazie ad Abbiati e al proprio incorreggibile narcisismo non ne ha fatti altrettanti. Poco importa che il gol di Boateng arrivi sì da un bellissimo controllo per saltare l’avversario, ma anche da un tiro “ignorante” che qualsiasi portiere degno di tale nome para restando fermo. No, il Milan ha perso però ha vinto, esce a testa alta, sente la musichetta, ha la Champions nel DNA e tutto il repertorio melenso e ritrito, courtesy of Geometra Galliani.

Continuo a ripetermi che, esattamente come sta succedendo nelle questioni politiche, un giorno guarderemo indietro e penseremo “come cazzo facevamo a berci tutte queste stronzate, prendendole sul serio e senza morir dal ridere?”. Spero solo che quel giorno arrivi presto ma, essendo in Italia, so che non arriverà mai.

WEST HAM

Terza vittoria di fila! 3-1 al Derby County e secondo posto blindato (+5 sulla terza), in attesa dell’ostico turno infrasettimanale a Middlesbrough.

So far so good!

Non ci crede neanche lui...

Non ci crede neanche lui…

WORLD OF PAIN

CATANIA-INTER 2-1

Tristezza più che disperazione. Chè di scuse, a volerle cercare, ce ne sono. Il quarto rigore fischiato contro in 6 partite, e che per la quarta volta si dimostra essere inesistente, la ormai fisiologica morìa di infortuni prima e durante le partite, e la radicata convinzione che contro di noi tutti facciano la partita della vita (Palermo, Novara, Catania…) per poi squagliarsi a poche giornate di distanza.

Tutto questo però, ritenendomi tifosissimo ma non obnubilato, passa inevitabilmente in secondo se non terzo piano, davanti alla pochezza della prestazione di ieri, che conta ben 2 tiri in porta in 90 minuti.

Gli unici a salvarsi dalla chiavica generale sono il Capitano, il Cuchu (con buona pace dei “con Zanetti e Cambiasso non andremo mai da nessuna parte”), Maicon e Castellazzi, che se non altro sventa un altro paio di quasi-gol. Il resto è puro raccapriccio: tristezza è anche vedere ex campioni il cui fisico non permette più di supplire alle pirlate fatte in serie (il riferimento a Lucio e alle sue sconsiderate uscite oltre metacampo è fin troppo scontato, vedi azione del pareggio); tristezza è vedere due punte servite poco e male per 90 minuti ed oltre; tristezza è vedere il cosiddetto nuovo Kakà muoversi alla moviola anche al momento dell’ingresso in campo; tristezza è vedere l’attaccante che tutti consideriamo “veneziano” cercare un improbabile assist per chissà chi invece che calciare in porta da buona posizione.

La partita inizia bene, e l’azione si dipana bene sulla destra dove Maicon giostra sapiente prima di pennellare il cross sul secondo palo: Pazzini e il Principe anticipano troppo sul primo palo, ma il Cuchu sornione sfrutta tutti i suoi neuroni per farsi trovare (as usual) al posto giusto al momento giusto: sinistro al volo e palla in buca.

Il resto del primo tempo prosegue senza grossi scossoni, con dominio territoriale a fasi alterne: non c’è malaccio comunque, stante il vantaggio e il campo pesante. Fai girare la palla e non ti stancare, insomma.

La ripresa invece inizia come peggio non potrebbe, con Psycho Lucio che sale fino a centrocampo per tentare (e fallire) l’anticipo su uno dei nanerottoli etnei. Morale: a coprire ci sono Maicon e Zanetti, ed Almiron, grande mezzo campione, sfodera il destro dei giorni migliori per il gol a voragine stile Dalmat nel maledetto Chievo-Inter 2-2, anno domini 2001-2002 (arbitro De Santis, tanto per dare l’idea…).

Nemmeno il tempo di esaurire il rosario di madonne, che il lancio lungo prende Samuel in controtempo e costringe Castellazzi all’uscita bassa. L’impressione di chi scrive (che è tifoso e complottista) è quella della simulazione dell’attaccante, fin dall’inizio. Il fatto che i vari replay gli diano ragione non cambia di una virgola la solfa: Lodi, altro piede fatato a domeniche alterne, spara centrale e timbra il 2-1.

L’uno-due è più pesante di una parmigiana seguita da peperonata, e infatti i nostri sono più fermi di un patriarca degli anni ’50 dopo il pranzo della domenica. Manca la bolla al naso e la grattata de panza e per il resto ci siamo.

In teoria manca ben più di mezz’ora, ma l’Inter è quella che è, ergo il forcing matto e disperatissimo produce un tiro centrale di Pazzini, un paio di corner, l’immancabile stiramento ai flessori (Samuel rimpiazzato da Ramiro Cordoba) e l’illuminante assist-a-nessuno di Zarate cui si accennava poco fa.

Giudizio tecnico: una bellammerrda.

La litanìa di un’analisi complessiva è la stessa e quindi ve la risparmio: squadra alla frutta, in senso fisico e mentale; società poco disposta ad ammettere il problema e ad agire di conseguenza;  “sistema calcio”  contro, come sempre.

A scelta nell’ordine.

Martedì c’è la Champions: lungi da noi alcuna mira su vittorie finali o piazzamenti di prestigio, diciamo che riuscire a qualificarci in un girone di carneadi potrebbe essere un’ambizione non proprio azzardata per la cigolante ex macchina da guerra nerazzurra.

Per il commento finale, e riassuntivo del mio stato d’animo attuale, aggiungo alla solita foto del giorno un celebre link: immaginatemi al posto di John Goodman-William a mettere in pratica il “plan B” contro la macchina di un interista a scelta.

E’  COMPLOTTO

Due settimane senza campionato son lunghe da far passare, e i Mediaservi si sono sbizzarriti nel ricercare le cause della Crisi Inter. Come già detto altre volte, se riuscivano a argomentare le loro tesi anche quando erano basate sul niente, figuriamoci adesso… Segnalo però alcune chicche, in particolare del giornalista Sconcerante, che riesce a vedere come un difetto i 97 punti con cui l’Inter del Mancio vinse il campionato 2006/2007.

La sua analisi muove da quel dato e vuole mostrare un calo progressivo da quell’anno (record europeo di punti all’epoca, tanto per dire…): da lì in poi l’Inter ogni anno ha fatto sempre meno punti. Fa niente se i quattro anni di questo crollo progressivo abbiano fruttato (per limitarsi alla sola Serie A) 3 vittorie ed un secondo posto (con un girone di ritorno da urlo). No, per lui il problema arriva da lontano; l’Inter dal 2007 non riesce a migliorarsi e non fa altro che peggiorare. Bontà sua.

Il soggetto inoltre non riesce a trattenersi e si dichiara ovviamente contrario all’ipotetico ritorno di Eto’o per in prestito per i mesi invernali. In questo è in buona compagnia, va detto, chè finchè c’è da incensare il Milan che si accatta Beckham per vendere magliette a profusione son tutti in prima fila, mentre qui è un cavallo di ritrorno, è una minestra riscaldata, e poi come la prenderebbe lo spogliatoio…

Aldilà di tutto, vista la chiavica di Inter che ci ritroviamo, non solo pagherei di tasca mia per avere il Re Leone per qualche mese, ma vedrei se è possibile ingaggiare Simeone e Matthaeus per qualche mezz’ora…

La chiusa non può non riguardare gli arbitri e in senso più ampio tutto il sistema calcio, che non perde occasione per dimostrare la sua simpatia nei confronti dei ragazzi. Fin qui nihil sub sole novi

La novità che mi ero illuso di poter raccontare era quella di un atteggiamento diverso da parte della società, Signor Massimo in primis. E invece, abbiamo scherzato. Qualche abbaio nel post match col Napoli, ovviamente subito ridimensionato nei giorni a seguire e prontamente ricambiato da una sola giornata di squalifica, poi peraltro revocata, per il Mister Ranieri. Un minuetto del tipo:” voi (Inter) non ci rompete troppo i coglioni, noi continuiamo a martellarvi ma senza esagerare” (in sostanza: gli arbitri continuano a sbagliare contro di voi, ma almeno il giudice sportivo non si accanisce a posteriori).

Uno scambio alla pari, non c’è che dire.

LE ALTRE

Avevo detto che il nostro campionato avrebbe dovuto e potuto cominciare a Catania, e la rabbia è vedere come il ragionamento fosse giusto:  vero che il Milan vince, ma Juve e Napoli perdono punti e vincendo (hai detto niente…) la possibilità di accorciare la classifica c’era eccome.

La ciliegina sulla torta è l’auto-gufata der Pupone che è talmente sicuro di sè (modo elegante per dire che è talamente cojone) da fare la sparata contro Reja (sempre sconfitto nei derby romani) e prendersela in saccoccia a 10 secondi dalla fine.

Pur essendo passata una sola giornata dal mio ragionamento, lo scenario mi pare radicalmente diverso, anche alla luce dell’infermeria piena e dell’estrema difficoltà nel non prendere gol.  La Serie A, e l’Inter ancor di più, hanno sempre avuto tra le caratteristiche più importanti una difesa de fero. Ecco, se devo identificare il dato più mortificante (ancor più dei soli 4 punti in classifica), è proprio il poco invidiabile primato di peggior difesa del campionato. Tutto, ma questo no.

WEST HAM

Goleada in casa contro il Blackpool. Quattro pere e secondo posto in classifica. Si cerca conforto là dove lo si può trovare. Nel caso specifico, nel caro e vecchio East End londinese…

We are all entering a world of pain...

We are all entering a world of pain…

OGGI LE (TRAGI)COMICHE

INTER-TRABZONSPOR 0-1

Quando non deve andare non va.

Devo allinearmi, nei giudizi del dopo gara, a quello che intra-sento dal Signor Massimo e dal resto della Società: sfiga, beffa, tutto quel che volete.

Ho quasi 40 anni e sono un po’ autistico in queste cose, quindi la partita dell’83 a Trebisonda io me la ricordo (altra sconfitta 1-0): per questo non ero contento quando all’ombra degli ulivi pugliesi avevo appreso della composizione del girone. Del resto, come dicono da quelle parti, “mamma li turchi”.

Purtroppo, pur essendo questi mediocri, il mio stringiculo era motivato. Noi avremmo potuto star lì due settimane e probabilmente non sarebbe mai entrata, e loro ci hanno uccellato con l’unico tiro in porta –invero molto bello, da centravanti di razza anche se fa il tizio in questione fa il terzinaccio…

Comunque, cercando di fare un po’ d’ordine, il ravvedimento operoso auspicato dopo Palermo c’è stato: difesa a 4, rombo a metacampo e via. Chiaro che non basta mettere le statuine in modo diverso per vincere la partita, ma la squadra così è senz’altro più a proprio agio.

Obi, da me incensato nel precampionato, fa in realtà una partita modesta, senza la corsa e la spregiudicatezza di altre volte. Ma è tutta la squadra a procedere a strappi, alternando mezzore di semiveglia a quarti d’ora di assalti all’arma bianca. Che, in serate di normo-sfiga, avrebbero potuto serenamente portare a un paio di gol (penso al Pazzo nel primo tempo, a Milito 2 volte e Coutinho nella ripresa, solo per citare i casi più eclatanti). E invece ciccia, non entra e non vuole entrare. Battiamo una dozzina di corner ma becchiamo il gol sul primo angolo avversario, rigorosa applicazione in ambito calcistico della legge di Murphy. Milito, oltretutto, fa lo stesso tipo di tiro che ha fatto segnare Pato e Cavani nelle altre due partite italiane di Champions: in mezzo alle gambe del portiere, con la differenza che in questo caso la palla sbatte sul culo del turco che poi abbranca in presa.

Sulla partita in sé non c’è molto altro da dire, a parte un campo già infame (ma un bel sintetico, perdìo?) e un arbitraggio scadente, con tanti piccoli errori disseminati nei 90’. Oltretutto russi e francesi (le altre due squadre del girone) pareggiano, quindi ai fini della classifica non è un grosso problema.

Mi concentrerei più sul “dopo”: ripeto di aver trovato di buon senso le parole del Presidente, e spero che tutti ‘sti ceffoni alla fine producano la reazione in stile “la Polizia si incazza”: per dire, sabato sera c’è la Roma, e l’occasione per rimettersi in carreggiata è troppo ghiotta per non essere colta. Magari con Milito e Forlan là davanti, e sperando in un fine sfiga.

Sul Mister aggiungo solo questo: aldilà del credo tattico, che non sia un capitano di ventura, a petto in fuori nella tempesta (alla Mourinho) pare evidente. Che non sia un sergente di ferro alla Capello, pure. Per come la vedo io, i giocatori sono spugne e assorbono quello che il Mister gli passa. Se hai un motivatore, uno che ne solletica l’orgoglio e li carica a dovere, puoi ottenere da questi campioni quello che vuoi (due esempi su tutti: Eto’o che fa il terzino, Pandev che sembra un giocatore di calcio). Ma se questa scintilla non scatta –non perché i giocatori remano contro, ma semplicemente perché non sono disposti a “morire” per il Mister) ecco che a mio parere l’allenatore deve far fare a questa gente quel che sa fare meglio, chiedendogli di deviare il meno possibile dal loro spartito. Ecco perché ritengo giusto insistere su “rombo” e difesa a 4, non perché siano moduli migliori a prescindere (questo lo pensano solo Sacchi ed altri malati di integralismo calcistico).

Spero che il Gasp faccia questi ragionamenti, che parli chiaro coi giocatori (“volevo fare altro ma ora non è il caso, tiriamoci fuori insieme da ‘sto troiaio”) e che sabato portino a casa tre punti di riffa o di raffa.

LE ALTRE

Il Napoli, da quel che vedo, fa un figurone a Manchester: colpisce una traversa, passa in vantaggio, si vede salvare sulla linea un altro tiro, prima di beccare il pari su punizia balorda e dopo aver vacillato a sua volta con legni che ballavano sotto le pallonate dei Mancio-boys. Poteva vincere come poteva perdere, ma la prestazione è stata assolutamente all’altezza della serata. Bravi.

Il Milan la sera prima sgraffigna un pari a Barcellona che, se non fosse l’odiata squadra dell’Ammmore, mi farebbe davvero godere. La masturbazione calcistica catalana è stata punita da un sano colpo di culo, oltretutto da parte di una squadra che di detto culo ha storicamente goduto negli anni, e che per di più si picca di giUocare bene e di volere sempre fare spettacolo. Morale, sto cercando di vedere questo pari come una sconfitta per entrambi, e le motivazioni non mancano.

E’ COMPLOTTO

In attesa di sentire e leggere i commenti fintamente contriti delle nostre prodi meretrici intellectuali (è un processo alle intenzioni, lo so. Confesso e non mi pento), sogghigno nel vedere il livello di zerbinaggio dopo la partita dei cuginastri. Galliani, per una volta onesto, arriva davanti ai microfoni riconoscendo la superiorità del Barça e dicendo testualmente “Mucha suerte”, modo elegante per ammettere il furto con destrezza.

Da studio, Caressa & Co. invece lo rinfrancano, parlando di grande attenzione difensiva e di Barcellona che ha giocato peggio di tante altre volte, che ha sì tenuto palla per 80 min ma senza creare chissà che… Merde! Sono mesi se non anni che noi interisti diciamo che il Barcellona è senz’altro uno squadrone, ma che si piacciono così tanto da preferire l’estenuante palleggio al tiro in porta, e la risposta è sempre stata “la vostra è solo invidia, quello è il calcio del 2015 (vero ibra ;-)), solo così si può dire di giUocare bene”.

Messi & co. hanno creato la solita decina di occasioni da gol, potevano tranquillamente darne 4 o 5 al Milan, ma per voler entrare in porta col pallone hanno peccato e sono stati puniti.

Il succo è: giocano sempre così, non solo ieri sera. Non è stato il Milan a farli giocare male. E poi: non è stato il Milan a voler giocare così: è stato il Barça a prendere palla, subito dopo lo splendido gol di Pato, e a non fargliela più vedere (o quasi). Ancora, tocca riconoscere la sincerità di Galliani quando dice “non eravamo noi a voler retrocedere fino alla nostra area, sono proprio loro che col loro gioco (e coi loro piedi buoni, aggiungo io) ti costringono a far così. Perché a centrocampo non gliela porti via mai”.

L’Inter di Mourinho, in 10 per un’ora , ha voluto fare quella partita: illuminante la frase di José dopo quella partita: “ci sono partite in cui voglio la palla e partite in cui non voglio la palla: contro il Barcelona io non voglio la palla!”.

L’Inter, che ha sempre ottenuto le sue vittorie basandosi su una difesa solida, ha detto al Barcelona “vieni, picchia di più, mia nonna me le dava più forte!”, e questi non ci hanno capito niente. Col Milan sono stati loro a costringere il clubpiùtitolatoalmondo ad appendersi alle traverse.

Rei confessi oltretutto (non fatemi più dar ragione a Galliani!), ma tanto poi ci sono i servi dei servi a fare il lavoro sporco e a riconoscere meriti anche là dove non ce ne sono!

Sembra la foto dei bambini in gita: i primi tre sono i maestri gli altri (tutti sotto il metro e 60) i mezzani. Manca solo Panchito...

Sembra la foto dei bambini in gita: i primi tre sono i maestri gli altri (tutti sotto il metro e 60) i mezzani. Manca solo Panchito…