SIMPATICHE CANAGLIE

INTER-ROMA 5-3 

Dovremmo ormai esserci tutti abituati, e invece no: ennesima partita dei pazzi!

90’ che uno spettatore neutrale non esiterebbe a definire spettacolari, soprattutto nella prima frazione, e che premiano un’Inter che piano piano sta recuperando i suoi lungodegenti e torna quindi a somigliare alla squadra dello scorso anno. Si rischia davvero di cadere nel banale, ma essere ovvii non vuol dire contar balle: avere uno Sneijder come quello di ieri sera è leggermente diverso dall’avere chiunque altro in quel ruolo.

L’olandese trova subito il vantaggio e giostra sapiente nella posizione preferita di vertice alto del rombo, tornando a mostrare quel connubio di velocità “de capoccia e de zampa” che rende la manovra nerazzurra rapida e ficcante (sì, ho ingoiato il dizionario di Bruno Pizzul).

Il pari della Roma è una bella azione che però vede errori in serie dei nostri: T.Motta perde palla in ripartenza sulla nostra ¾, Zanna lascia crossare il loro esterno e Maicon dorme invece che spazzare in corner: quel panzone di Simplicio, che già ci purgò in un Parma Inter del 2004, fa 1-1.

A quel punto, come detto, la partita si fa ancor più bella, con occasioni in serie per loro e per noi. In quello che sembra un momento “sì” per la Roma, arriva però il gol di Eto’o, bravo a entrare in area dalla destra (per una volta) e a calciare col sinistro. Il loro portiere non è esattamente perfetto, e la palla va in buca.

Nell’intervallo si parte col “magnificat” del giUoco della Roma, contrapposto alle “azioni dei singoli” dell’Inter: la cosa ovviamente mi fa sogghignare compiaciuto. La ripresa subisce un drammatico cambiamento con il solito colpo di genio di “Fantocci” Burdisso: fallo da ultimo uomo su Pazzini e rigore+rosso inevitabile.

3-1 di Eto’o e Roma in 10 a metà ripresa dovrebbe voler dire partita chiusa. Non per me: ricordo un 3-1 cooi Lupacchiotti ai tempi di Cuper tragicamente finito 3-3, ma per fortuna Morfeo (ferale in quella come in altre occasioni) non gioca più e il passato non si ripete. Tanto più che Motta inzucca il 4-1 intorno alla mezz’ora e sembra davvero finita.

Se non fosse che, complici una punizia dubbia e un corner inventato, i nostri pensano bene di dormire il sonno dei giusti (vedi che Morfeo è ancora tra le balle?) e permettono un clamoroso 4-3 a 10 dalla fine.

Per chi se lo ricorda, lo stato d’animo è molto simile a Inter-Palermo dello scorso anno: da 4-0 a 4-3, e poi il gol liberatorio, allora di Milito, ieri del Cuchu, dopo che il loro portiere ha deciso di parare tutto il parabile e pure di più.

In ogni caso, vittoria e corsa al titolo più lanciata che mai, in attesa di nuove mirabolanti avventure dei nostri amabili psicolabili…

E’ COMPLOTTO

Seguo solo fino a un certo punto i commenti del “dopo”, complice intervista a Mourinho che invece mi vede adorante e con sorriso fisso tipo invasato seguace del santone di turno. Il poco che ho visto è comunque bastato a farmi prendere prendo atto dei seguenti punti:

1)    Il gol di Sneijder (rapidissimo nel destro-sinistro) è fortunoso (Bacconi, la Domenica Sportiva)

2)    Milito è sostanzialmente un pacco ed è depresso: e poi Milito gioca per la squdra, mentre Pazzini sì che è un finalizzatore (Costacurta e Mauro, Sky) (commento di Mario: e tutta la manfrina del “eh ma giocano solo coi singoli, non c’è gioco di squadra???”)

3)    Il rigore di Burdisso su Pazzini nasce da un’azione in cui c’era un fallo per la Roma (Liguori, ControInter)

4)   Sul 4-1 Eto’o dà una manata in faccia a (quella merda di) Taddei (più o meno tutte le moviole, salvo poi dire “mah, forse, insomma non si capisce”)

5)    Il bicchiere non è mezzo pieno, è mezzo vuoto (Sconcerti a Leonardo, Sky)

Morale (ovvia, ripetitiva, scontata, eppure sempre attuale): è crisi Inter.

Piccola chiosa per raccontare l’urto di vomito nell’inciampare su un’intervista fatta a Fra’ Nicola Legrottaglie su StudioSport (MeRdiaset): “avevo quasi firmato con un’altra squadra ma non ero convinto. Il giorno in cui avrei dovuto confermare questa decisione, un amico mi chiama dicendo che durante la sua preghiera ha sentito una forza e una voce che mi invitavano a temporeggiare, perché l’occasione migliore per me stava per arrivare: ed eccomi qui al Milan, di cui ero tifoso fin da bambino”.

Disgustomatico!

LE ALTRE

L’occasione sarà anche stata delle migliori, fatto sta che lui ha giocato 20 minuti per poi uscire con la testa spaccata, mentre il Milan in 2 partite perde 4 punti nei confronti dell’Inter. A Genova non va oltre il pari, mentre la Juve, in attesa del Derby d’Italia, spezza le reni al Cagliari con Matri ovvio protagonista. Il Napoli riprende la sua corsa battendo il Cesena in casa mentre la Lazio casalinga impatta col Chievo. Morale, siamo terzi a -5, con una partita da recuperare. Domenica come detto Juve-Inter, Roma-Napoli e Milan-Parma.

Certo, Valdanito Crespo potrebbe farci un favore, ma concentriamoci sulla nostra di partita e speriamo in bene.

WEST HAM

West Ham-Birmingham 0-1

Chiuso per lutto.

Uniti si vince. Se poi non si dorme, ancora meglio...

Uniti si vince. Se poi non si dorme, ancora meglio…

SUAREZ O LUCESCU?

CHIEVO-INTER 2-1

Direi che è ufficiale: a tutti i tituli del 2010 si è aggiunto forse quello più difficile da conquistare e cioè: “come rompere il giocattolo”.

Da qualche settimana continuo a controllare il palmarès dell’ultimo lustro, ché a questo punto il dubbio di aver solo dormito è più che fondato.

La sconfitta a Chievo è la più grave di quelle accumulate finora. Non solo perché è la più recente, ma perché in molti hanno visto nella partita in questione una squadra che “comunque ha dato tutto quel che poteva in questo momento”. Il che, se permettete, è ben più preoccupante della giustificazione alternativa: “giornataccia, black out di concentrazione, troppo brutti per essere veri”. Capisco ora alla perfezione la rabbia del genitore che si sente dire dal prof del figlio “potrebbe fare ma non si impegna”, essendo per una volta “genitore” di una squadra che “mi spiace, ma più di così non può fare”.

Chiariamo: per quanto la forma psicofisica non sia nemmeno paragonabile a quella di 6 mesi fa, un conto è giocare con nonni e bambini (Cordoba, Castellazzi, Nwankwo, Alibec…) un conto con una squadra almeno nominalmente assimilabile a quella titolare. Ma fatta questa doverosa quanto ovvia premessa, questi siamo e con questi tocca andare avanti.

Santon ci fa ancora una volta capire perché non gioca, anche se è giovane, anche se è italiano, -bastasse quello Panchito sarebbe titolare fisso- e Pellissier incorna manco fosse Bierhoff. Il 2-0 è abbastanza da oggi-le-comiche, ma c’è poco da imprecare contro la sorte. Nonostante il palo di Pandev in apertura (a quando il prossimo gol del macedone? 2016?) la squadra si affloscia dopo il solito quarto d’ora accademico e l’avversario prende campo e coraggio.

Esecranda la testata di Eto’o, che si beccherà le sacrosante 3 giornate con la prova TV. Azzardata la difesa di Benitez che dice che il suo giocatore prima è stato colpito da un pugno (peraltro vero): la cosa avviene un buon minuto prima e, se fossimo in diritto penale e non su un campo di calcio, non verrebbe ravvisata quella “contiguità temporale” tra azione e reazione, fondamento di ogni incapacità di intendere e volere o quantomeno di legittima difesa.

Insomma, ha fatto una cazzata e pagherà.

Sintomatico, piuttosto, che a topparsi sia stata la vena del Re Leone, solitamente abbastanza pacioso con gli avversari, come a dire che la patata nelle mani di Sancho Panza è ormai sempre più una palla di fuoco a 18.000° farenheit (cit. fantozziana, mai così appropriata).

Il golazo che segna da solo al 90’ serve solo a far capire ai tuttologi quanto Eto’o possa essere pericoloso e letale anche partendo dalla fascia, come opportunamente fatto notare dall’ineccepibile Gigino di Biagio in cronaca.  

Sfogliando per un attimo la margherita del “va-non va”, il mio pensiero sul cambio di allenatore è sempre lo stesso: la Società non dovrebbe mai tornare sui suoi passi, se non a fine stagione, a meno che non sia il gruppo stesso a chiedere esplicitamente un cambio. Morale: se la squadra “segue” il Mister, avanti così. Se no, i senatori si assumano le proprie “reposabi’ità” (detta con la voce stentorea e lo sguardo feroce del nostro capitano) e facciano presente la situazione al Sig. Massimo.

Sic stantibus rebus, darei ancora fiducia a Benitez, non tanto per fiducia nel personaggio, quanto per la quasi certezza che non è cambiando il Mister che i vari Lazzari che albergano la nostra rosa potrebbero risorgere di colpo. Come dire: la strada è brutta e forse anche sbagliata, ma è la sola che c’è, quindi da qualche parte sbucherà…

 

LE ALTRE

Sembra un incubo: vincono tutte, ancora. Ah cugini: visto che essere Ibra-dipendenti non è poi così male? Lo dico con la speranza di gufare, ma con la consapevolezza di dire la verità: quest’anno lo scudo tocca a voi, purtroppo…

 

E’ COMPLOTTO

Eccoci qui, carichi come un bastimento.  Iniziando dal mercoledì-nazionali, ho a stento trattenuto le lacrime dalla commozione nel vedere il nostro Paese stringersi finalmente attorno a quel bravo ragazzo di Balotelli, simbolo frizzante e moderno della nuova Italia multietnica e contestato da un gruppuscolo di minorati mentali fascistoidi. Non posso non fare presente due cose: 1) fino a sei mesi fa il ragazzo era un provocatore che doveva imparare il rispetto e l’educazione, adesso vogliamo dargli la fascia di capitano della Nazionale; 2) il fatto che il ragazzo sia seguito dal pizzaiolo vedova di Moggi e che il Bresciano Nero si faccia vedere sempre più spesso da Giannino (citazione calcistico-meneghin-culinaria) spiega il repentino cambiamento di opinione dei mediaservi tutti.

Passando a ieri, difficile opporsi al fuoco incrociato dei critici dell’Inter: se del resto avevano da dire quando vincevamo, figuriamoci adesso! C’è però chi si erge comunque dalla massa e merita la citazione: Un fesso di ControCampo messo sotto casa Moratti prima ci dice che la figlia è uscita in macchina (e sti cazzi?) e poi butta lì che gli risulta che Cambiasso abbia chiamato il Sig. Massimo esprimendo il dissenso della squadra nei confronti del Mister: in buona sostanza quel di cui scrivevo poco sopra riguardo alla possibilità di cambio-panchina. Mi altero come al solito chiedendomi, aldilà del fatto che sia vero o no, come cazzo possano uscire queste voci, e quanto poco professionale sia un ufficio comunicazione che permette che venga detta “laqualunque“ sul soggetto per cui in teoria detto ufficio dovrebbe lavorare.

Vengo invece piacevolmente smentito dalla soave voce del Cuchu che sostanzialmente rigetta ogni addebito, dice che una roba del genere non dovrebbe farla nessuno (tipo giocatore che fa la spia e parla male del Mister col Pres) e che sentirla attribuita a lui l’ha fatto sobbalzare, in un’ora in cui preferirebbe riposare anche in vista della prossima partita.

Il solito inappuntabile Cuchu guadagna le scuse della serva di turno (magra soddisfazione invero…), anche se poi il fesso piantone dice che la sua fonte era confermata e interna alla squadra. Insomma, il solito mix di prostitussione intelectuale (loro) e dilettanti allo sbaraglio (noi).

Tra i vari commenti sull’eventuale dopo-Benitez, viene anche citata la precedente sconfitta dell’Inter a Chievo (febbraio 2003, giorno di manifestazione contro la guerra in Iraq a Roma, ricordo come fosse adesso…). Si dice che Cuper rischiò di saltare dopo quella partita, e che comunque saltò ad Ottobre dello stesso anno (ma già campionato successivo). Tutto vero, se non fosse che la tanto deprecata stagione 2002/2003 si concluse con un secondo posto in Campionato (lasciamo perdere chi e come lo vinse) e una finale di Champions mancata solo per un pelo (due derby pareggiati, a “campi” invertiti saremmo passati noi).

Ovviamente la stagione venne derubricata come “ennesimo fallimento”.

 

WEST HAM

La sola nota positiva dei 3 fischioni rimediati a Liverpool è che Mr Hodgson consolida la sua presenza sulla panchina dei Reds e quindi non dovrebbe partecipare al toto-panchina…

Aldilà dei nomi buttati lì in queste ore (Leo, Spalletti, Capello, Zenga, Cholo…), credo di sapere cosa bolle in pentola (see attached files…)

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SINDROME ALFANO

GENOA-INTER 0-1 

Manuél Alfano è un signore ormai prossimo alla cinquantina, col naso grosso e lo sguardo vagamente invasato, di professione “preparatore atletico”. Chi segue il calcio non da troppo lontano lo ricorderà responsabile della parte atletica dell’Inter di Hector Cuper, anni di (dis)grazia 2001/2002 e 2002/2003.

Stagioni avare di soddisfazioni, anni più che oscuri dal punto di vista della liceità sportiva (si veda al riguardo il sensazionalistico ma pur sempre attendibile “Juve: il grande inganno” di A. Arrighi, Kaos edizioni); soprattutto mesi costellati da stiramenti, contratture, affaticamenti, strappi. Narra la leggenda che sotto quell’infame gestione l’Inter collezionò 23 stiramenti al bicipite femorale in una sola stagione. Lo ricordo ancor oggi nelle mie imprecazioni della sera, e per inciso credo sia stato per lui -e non tanto per Cuper- che Ronaldo nel 2002 decise di levare le tende, direzione Madrid.

Come a dire: “grazie, ma a scassarmi son più bravo da solo“.

Tornando ai giorni nostri, la sindrome pare non essere stata debellata, e siccome la gramigna non muore mai, a fine ottobre possiamo vantare il poco invidiabile primato di 15 infortuni muscolari da Agosto ad adesso… Ultimi ad entrare -o tornare- nel club degli zoppi sono stati Julio Cesar (un portiere che si stira un polpaccio è roba per collezionisti) e Cambiasso (qui siamo alla recidiva, casistica purtroppo più frequente e -ri-purtroppo – preoccupante).

Personalmente provo ormai fastidio fisico nel vedere la corsa dei nostri che si interrompe, la mano che si tocca “il dietro” della gamba , l’altra che fa strani gesti alla panchina, gli occhi spiritati a metà tra il disperato e il bestemmiante.

Ad aggravare la cosa, come detto, abbiamo casi in cui il rientro dello zoppo è risultato palesemente affrettato (Cuchu, Milito. Thiago Motta…), ma è la situazione fisica dell’intera squadra ad essere ben lontana da una qualsiasi forma di decenza calcistica.

Le due circostanze (infermeria piena e ritmo-bradipo) mi portano a dover rimandare il giudizio complessivo sulla squadra, che nel frattempo acchiappa 3 punti d’oro a Genova, con un Grifone che, per la “mole di gioco” espressa (what goes around comes around…), avrebbe meritato almeno-almeno un pareggio.

Il contrappasso tra l’Inter macinatrice di giUoco contro i cugini Doriani di 5 appena giorni prima, e che ha però prodotto solo uno sterile 0-0, non fa altro che accrescere le mie convinzioni sul fatto che il 90% delle chiacchiere sul giUoco siano per l’appunto masturbazioni mentali  buone per il tennico e el sciur Ambroeus che albergano in ognuno di noi. Stringi stringi quel che conta è buttarla dentro e, se in linea generale posso concordare con chi dice che giocando “bene” a lungo andare hai più chances di vincere, sul breve periodo queste considerazioni, personalmente, non mi toccano nemmanco di striscio.

Tanto per chiarire, qualche fanatico sacchiano, più realista del re, arriverebbe a preferire lo 0-0 contro la Samp al mezzo furto di venerdì: lascio a voi ogni  commento su siffatta filosofia calcistica.

Tornando a quadricipiti e flessori, martedì a Londra tocchera fare a meno di altri due titolari, schierando Castellazzi ed il redivivo Muntari, match-winner soprtattutto grazie alla paperissima del portiere genoano Eduardo, topica che peraltro avevo in certo senso previsto, considerati i precedenti del portiere non proprio granitici quanto ad affidabilità…

Ci sarà da soffrire, dico fin d’ora che firmerei un pareggio, ma al là della singola partita spero che la mia squadretta torni ad essere la simpatica compagine di ragazzotti prestanti che abbiamo imparato a conoscere e non un nosocomio ambulante.

LE ALTRE

Detto che nemmeno quest’anno Bin Laden ha voluto esaudire il mio desiderio (petardone in tribuna rossa durante Milan Juve), ho assistito al match sperando come al solito in un brutto 0-0 pieno di espulsi e polemiche. Tra le due, era meglio che perdessero i cugini (non sia mai, neanche per puro sbaglio, che io mi auguri una vittoria dei “diversamenti strisciati”, quali essi siano): così è accaduto, con in più la gustosissima azione che ha portato al 2-0 di Del Piero. Come ho detto all’amico juventino con cui stavo guardando il match, spero solo che Sissoko abbia avuto la decenza di non esultare, visto lo scempio calcistico di cui si è reso protagonista prima di appoggiare indietro (sapiente assist!) al capitano gobbo. Ibra continua a sembrarmi importante tanto quanto Eto’o lo è per l’Inter, con la piccola differenza che mentre il Re Leone è di fatto ancor oggi l’unica punta disponibile, lo Svedoslavo là davanti si tiene per la manina con tutti i suoi amichetti carioca.

Ma non cercate conferma di ciò. chè non si può dir male della squadra del padrone, nemmeno quando perde!

Per il resto, due conferme dalla Capitale: la Lazio si conferma in stato di grazia (vittoria a Palermo non troppo dissimile dalla nostra a Genova), Totti si conferma uno psicolabile (ennesimo rosso della carriera, con show degno der Libbanese uscendo dal campo).

Ma lui, si sa, è un esempio per i gggiovani.

E’ COMPLOTTO

Come scritto poche righe sopra, sono il primo a dire che la vittoria a Marassi è grasso che cola, visto com’è andata la partita. Questo dovrebbe -per una volta- mettermi al riparo da ogni accusa di partigianeria. La prermessina didascalica per motivare la collezione di sacramenti che ho tirato fuori, sentendo da più fonti la partita riassunta con testuali parole: “L’Inter vince a Genova su paera del portiere nell’unico tiro in porta della partita“. Per la cronaca, un solissimo Eto’o si è divorato il vantaggio alla mezz’ora del primo tempo calciando a lato da non più di 7 metri, mentre nella ripresa Biabiany, servito da uno Sneijder in formato 2009/2010, ha sparato addosso al portiere da ottima posizione.

Non voglio passare per psicolabile, nè smentirmi da solo, ma paradossalmente questa partita poteva anche finire 3-0 per noi! Quindi non rompessero i cabasisi. E poi, una buona volta, si decidessero: conta il giUoco? allora con la Samp è stata una buona Inter. Conta il risultato? Vinto 1-0 in trasferta, zitti e mosca! Tertium non datur.

Per il resto, godibilissima la mezz’ora di Controcampo, ai cui partecipanti non sembra vero di poter parlare d’altro invece che indugiare sulla sconfitta interna del Milan. Tiene banco il caso Cassano, con i più audaci, o meglio cerebralmente disturbati (tipo Frèngo Ordine), a dire che Garrone non avrebbe dovuto agire così, e che ha sbagliato a creare con il giocatore un rapporto tipo padre/figlio. Lanciato l’assist, non è passato un secondo ed è partito il contrappunto: “Sì sì, come Moratti con Recoba e Ronaldo!“.

Grazie, cominciavo a preoccuparmi!

WEST HAM

Nel derby contro l’Arsenal resiste fino all’87°, contro ogni logica ed ogni divinità del calcio. Delle 100 occasioni avute dai Gunners, una buona metà derivano da assist -si spera involontari- dei nostri difensori che, nel disperato tentativo di liberare l’area, servivano su piatti d’argento decine e decine di occasioni agli increduli attaccanti biancorossi.

L’ultimo posto è ora saldamente nelle nostre mani. Ci stiamo anche comodi, visto che gli ex-coinquilini hanno avuto la malsana idea di fare punti…

Juan Manuel Alfano. Che Dio ce ne scampi!

Juan Manuel Alfano. Che Dio ce ne scampi!

UNO TIRO UNO GOL

CAGLIARI-INTER 0-1 

Come si dice in questi casi, prendiamo ciò che di buono s’è visto (gol di Eto’o e vittoria) e sostanzialmente riaggiorniamoci per tutto il resto.

Ma va benissimo così. Sai chemmefregammè di manovre ariose e sovrapposizioni ficcanti quando giochi incerottato ogni tre giorni? E poi non siamo mica il (grande) Milan, siamo solo la solita “Inter cinica”. Ribadisco, sticazzi.

Piuttosto, non ci sono più parole per descrivere lo stato di forma del Re Leone: onestamente è dai tempi del Ronaldo 97/98 che non vedo una punta interista così incisiva e decisiva, tant’è che l’adagio da terzo anello che dà il titolo a questa sbrodolata si addice perfettamente all’andazzo degli ultimi tempi. Eto’o in questo momento potebbe segnare pure con un colpo di tosse, anche se c’è da dire che il gol di ieri è di una bellezza e di una tecnica uniche. Pallaccia di Sneijder (bravo comunque a contrastarla e riacchiapparla quando sembrava ormai persa), controllo volante col destro, altro tocco a liberarsi e sinistro secco all’angolino.

Geometria cartesiana applicata al calcio, in culo ai soliti stronzi che gli fanno il verso della scimmia.

L’inter vince tirando due volte in porta: l’altra azione che vede Coutinho scaricare un destro discreto ma centrale ricorda –in peius– il gol di “indovina chi?” contro il Twente. Per il resto partita bloccata, Cagliari che ha un paio di occasioni mica da ridere, carambolone su Chivu che si stampa sulla traversa e Daniele Conti che per fortuna non è lesto abbastanza da ribadire in porta. Una doppia parata di JC su una bella percussione di Nenè+Acquafresca fa il resto, e tutti a casa con 3 punti che valgono oro.

Volendo fare il tennico, dico che vista la penuria di attaccanti (anche ieri Eto’o + i 2 bambini ai suoi lati), la manovra ha un solo sbocco (prevedibile e abbronzato, se mi si passa la pessima battuta): Coutinho e Biabiany non sono esattamente Milito e Pandev, ma questo c’è e con questo -per ora- bisogna lavorare. Non deve stupire quindi che, pur arrivando con relativa facilità sulle fasce, non ci sia poi la gragnuola di cross in area: il più alto sfiora il metro e ottanta, e tipicamente in area di rigore ce n’è solo uno (once more, guess who?). Si cerca perciò l’uno-due al limite dell’area o la percussione centrale. Sneijder fa tanto (è sempre in mezzo a dirigere il traffico), ovviamente la quantità non può sempre andare di pari passo con la qualità, ma al contrario di molti a me è piaciuto.

Salutati con piacere i rientri del Capitano e di Samuel (giornata senza particolari affanni per entrambi), concludo riportando qui la mia indefessa coerenza nei confronti di T.Motta: quando l’ho visto a terra tenersi il ginocchio con sguardo perso verso la panchina gli ho vomitato addosso tutti i sacramenti di questo mondo (“ritìrati storpio del ca…” era tra i più civili). Scampato -pare- il pericolo di ricaduta, al primo recupero grintoso e vincente mi esibivo in un “grande! bravo Thiaghino!” che non poteva che sucitare la divertita reprimenda di mia moglie “Quello è il tizio che stavi insultando a morte fino a due minuti fa?“. Questa volta me la sono cavata dicendo: “Sì, ma con gli impedìti devi fare così: dirgli bravo anche se fa un passaggio da due metri al portiere“.

Si sa, il tifo acceca e obnubila la mente.

La mia poi…

 

LE ALTRE

La vittoria di Cagliari è ancor più importante, visto che le altre vincono tutte: vince il Milan (grande Ibra –chettelodicoaffà– e anche Pato, ma difesa as usual in panico vista la moltitudine di punte-mezzepunte-mezzeseghe), stravince la Juve contro l’inguardabile Lecce allenato da De Canio (uomo GEA di vecchia data), vince anche la Roma contro il Genoa, mostrando un Borriello bravo anche più di quanto sia bello(ccio).

E soprattutto vince la Lazio, che sbanca Bari e resta sola in testa. Finchè dura…

Crisi nera per la Viola e Sinisa: spiace per tutti. Sarebbe facile tornare sui miei passi e dire “meno male che l’inter non ha preso Mihajlovic come allenatore”, invece continuo a pensare che avrebbe potuto far bene, e che il periodaccio per la Fiore passerà.

 

E’ COMPLOTTO

Prima della chicca della domenica (arrivata in extremis), doveroso passo indietro alla funesta serata di Genova. Solo alcune chicche:

1) I giornalisti RAI che dicono “i giocatori serbi vanno sotto la curva facendo “tre” con la mano, spiegando ai tifosi che se va avanti così rischiano la sconfitta 3-0 a tavolino”. Ora, io stesso ho chiesto quanche mese fa cosa significasse esattamente quel segno, ma sono anni che vediamo giocatori -e sportivi- serbi esultare e festeggiare così: possibile che questi genialoidi non l’avessero mai visto prima?

2) Quando accadono fatti simili, oltre alla esecrabilità insita nella cosa, arriva inevitabile anche l’effetto collaterale: tutti si improvvisano fini analisti (magari gli stessi del punto 1): ho sentito commenti talmente strampalati detti da gente talmente improvvisata che mi si è gelato il sangue nelle vene. Lasciamo perdere, rischiamo di parlare di cose serie.

Veniamo invece alle mie amiche prostitute intellettuali, che in realtà già in settimana scalpitavano per la marchetta: la Gazza di giovedì (credo) parla di una lite in allenamento tra Melo e Sissoko, due diplomatici juventini che vengono alle mani per un tackle di troppo in partitella. Separati dai compagni che ancora si sfanculavano, la cosa è ovviamente stata riportata come segno di una grandissima motivazione, di un gruppo caricato a mille da Del Neri, e di gente che non ci sta a perdere nemmeno in allenamento.

Ricordo che eravamo appena usciti da articoli in cui nell’ordine Chivu, Maicon, Muntari, Milito e Sneijder costituivano dei “casi” e Benitez veniva definito un bamboccio che non godeva del rispetto di nessuno (http://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/inter/2010/10/04/news/giocatori_rispetto_benitez-7701991/index.html?ref=search).

Ero invece molto preoccupato perchè il dopo-gara non aveva offerto granchè da questo punto di vista: qualche critica (gustificata peraltro) al gioco dell’Inter, qualche accenno alla dipendenza di Eto’o (che è però la sola punta titolare attualmente deambulante) ma nulla più di questo. Il fido ControCampo però metteva la falla con un servizi(ett)o da 3 minuti sull’Inter la Eto’o-dipendenza. Il 90% del servizio disegna scenari apocalittici (riporto testualmente “Inter terz’ultima in classifica, Benitez a un passo dall’esonero, Moratti infuriato, Branca alla disperata ricerca di mosse di mercato“), per poi concludere placidamente “ecco cosa sarebbe l’Inter senza Eto’o“.

Il tutto con la codarda e ipocrita postilla di Big Jim Brandi che dice “è ovviamente un gioco“.

Grazie di esistere!

 

WEST HAM

Pareggio coi Wolves nella partita dei disperati (entrambi ultimi in classifica).

Possiamo consolarci dicendo che abbiamo gli stessi punti del Liverpool…

Sinistro chirurgico e palla in buca. Non male per un primate...

Sinistro chirurgico e palla in buca. Non male per un primate…

BABBO NATALE ESISTE

BAYERN-INTER 0-2 Inter Campione d’Europa

Che bello sbagliarsi.
Che bello vederti fare quello che mai avresti pensato.
Che bello poter dire: hai visto che invece…?

Sabato sera, quando il capitano ha alzato la Coppa, ho sentito gli occhi riempirsi di lacrime.
Lacrime dolci e liberatorie, di chi (lui, come noi) ha aspettato tanto per godere di queste gioie, di chi ha dovuto sorbirsi Caio e Vampeta (tra gli altri 100), salutarli come salvatori della patria e giubilarli poco dopo con un sonoro pernacchione, di chi forse ormai aveva anche smesso di pensarci, alla “Cempions”.

E invece eccolo lì Pupito, con gli occhi spiritati e la coppa sulla testa, Ramiro e il Cuchu ai suoi lati, degni vice-capitani e altri “pezzi di storia” nerazzurra degli ultimi lustri.
Solo una volta mi era capitato di piangere per questi colori, ed erano state lacrime amare (indovinate quando…?). Più in generale, ho sempre sposato la massima che girava nel nostro gruppo di amici e secondo la quale “non si piange sul posto di lavoro”: negli anni, quindi, ho vomitato insulti sui vari vincitori di gare, festival, Oscar e premi in generale, che celebravano il loro successo frignando come bambine.

Chiaramente (e “paraculisticamente”) sabato sera era diverso.

Sabato valeva tutto: 45 anni di attesa, che nel mio caso vuol dire una vita intera; un’infanzia ad addormentarsi chiedendo a papà “Mi racconti una partita?” “Quale?” “Inter-Liverpool 3-0”; l’adolescenza e la gioventù passata a chiedersi quando mai ti sarebbe capitato di vivere emozioni simili a quelle; e ancora, anni e anni di speranze fiaccate dal Villareal o dai Burdisso di turno.

E invece, sabato è stato tutto splendido. Le emozioni sono talmente tante, e arrivano tutte insieme, che faccio fatica a fare ordine. Vorrei cantare le lodi del Principe, che in una settimana raccoglie quel che il suo talento merita da anni (e cioè segnare gol decisivi per i tre tituli e candidarsi per il Pallone d’Oro), ringraziare lo Specialone, aldilà delle manie di protagonismo, per averci fatto fare quel “cambio di mentalità” di cui sento parlare da anni e al quale, tipo Babbo Natale, avevo ormai smesso di credere. Vorrei togliermi il cappello davanti a quel mostro di talento, intelligenza e umiltà che risponde al nome di Samuel Eto’o, senza il cui “culo quadro” non sarebbe stato possibile giocare più di metà stagione con 3 attaccanti e un trequartista.

Passeranno i giorni, tornerà la lucidità mentale (sempreché sia mai arrivata…) necessaria per abbozzare analisi ex post e commenti a consuntivo. Ora basta così. Continuo a vedere le immagini della premiazione e continuo ad emozionarmi. E sapete che c’è?

E’ bellissimo, e per una volta affanculo la coerenza!

Grazie Inter, “infinito amore, eterna squadra mia”. (G. Facchetti)

Padre, Figlio, Spirito Santo. A scelta nell'ordine.

Padre, Figlio, Spirito Santo. A scelta nell’ordine.

STESSA PORTA, STESSO MINUTO…

LAZIO-INTER 0-2

Quindi, ricapitoliamo: la Lazio ci ha fatto vincere perché rassicurata dai risultati del pomeriggio.
Dopo averne agitato lo spettro, tutti a fare le verginelle e stupirsi del fatto che i Laziali, in un campionato pessimo ma a salvezza raggiunta al 99,99%, preferiscano l’ennesima sconfitta della stagione alla più che concreta possibilità di regalare uno scudetto ai cugini fermando l’Inter.

Le mie considerazioni: Anche 8 anni fa, in quello che definisco “il giorno che non esiste”, la situazione era simile, ma come visto non bastò a regalare all’Inter lo scudetto (lasciando perdere come si fosse arrivati a quell’ultima partita).

Ieri sera, fino al gol di Samuel, si è assistito a un Muslera in serata di grazia, a un’Inter che si è mangiata l’inverosimile e a una Lazio che sinceramente ha fatto la Lazio di quest’anno. Se la squadra di Reja è quint’ultima, andando per francesismi vuol dire che ha fatto cagare per tutto l’anno. Quindi, stupirsi perché non sta giocando come il primo tempo del derby è come meravigliarsi del fatto che il vincitore del totocalcio non faccia 13 tutte le domeniche.

Ma andatelo a spiegare a Mauro e soci…

La cosa che più di tutte le altre mi piace sottolineare è che allo stesso minuto (l’ultimo del primo tempo) e nella stessa porta (sotto la Curva Nord dell’Olimpico) là dove il maledettissimo Gresko pensò bene di “spizzare” di testa per il 2-2 di Poborsky, ieri sera Samuel ha incornato in rete l’1-0 di una partita che ai non interisti è sembrata già scritta (e quindi una passeggiata se non una farsa), ma che a me ha dato bruttissime sensazioni: vedere Eto’o e Sneijder sbagliare così tanti gol in poco più di mezz’ora mi ha fatto incazzare e cacare sotto, tipo partite in assedio perenne ma dove, tra miracoli del portiere e tiri a banana, non segni neanche a morire. Invece, 1-0 e tutti al riposo.

Vero che il secondo tempo non regala grandi emozioni, anche se io (e per inciso anche Mourinho) trepidavo in attesa del 2-0, che rimane una basa leggermente più solida per congelare la partita tra ti-tic e ti-toc. Ed invero il 2-0 arriva su corner, sul quale Thiaghino da fermo salta altissimo e incorna in rete: bravo ragazzo, un po’ impulsivo a volte e come noto non proprio fulmine di guerra, ma il girone di ritorno è stato meglio di quello di andata. Buone prospettive per il futuro, anche se salterà la finale di Champions…

Ora ne restano 2: Chievo in casa e trasferta a Siena per l’ultima. Testa a posto e non facciamo cazzate…

Mercoledì, intanto, gara secca in Coppa Italia contro la Roma (a Roma, cosa di cui mi lamento da anni e non solo ora. Ma dev’essere un’altra forma di par condicio, del tipo: noi ci mettiamo lo stadio e i tifosi, tu porta il pallone). Come da copione, dovesse vincere l’Inter sarà “un trofeo che lascia il tempo che trova, l’Inter non deve farsi distrarre e deve rimanere concentrata sugli altri obiettivi”. Dovesse vincere la Roma sarà “il vero titolo che stabilisce una volta per tutte chi sia la miglior squadra in Italia, che in una partita secca ha battuto i campioni d’Italia e che contrappone all’Inter multietnica che ha perso qualsiasi legame con il calcio italiano la fierezza-romana-e-romanista dei giallorossi”.

Déjà Vu

LE ALTRE

Dopo qualche settimana torna il rigore per il Milan e con esso la vittoria dei cugini: a volte guarda il caso…

Nel frattempo è ormai matematica l’esclusione della Juve dalla corsa al 4° posto: l’obiettivo ora è insidiare il Napoli nella lotta per il 6°, che a quanto ho capito consentirebbe di fare l’Europa League senza passare dai preliminari. Un successo direi…

La Roma vince a Parma nell’anticipo di sabato, con un gol di Totti segnato dopo uno stop più che sospetto, anche se ovviamente tutti sono proni a dire che “nemmeno dopo tanti replay si capisce…”. Meglio così comunque, anche se, sinceramente, pensavo che i Lupacchiotti “sbracassero” e non fossero in grado di vincere.

Domenica spareggio per il quarto posto Palermo-Samp, che in effetti rende problematico lo scherzetto di una Samp che soffia sul filo di lana il 3° posto ai cugini… mi rassegnerò…

WEST HAM

Sconfitta per 3-2 a Fulham a casa del buon Hodgson, splendido finalista di Europa League. Sconfitta indolore (più o meno) perché la matematica e la classifica avulsa dovrebbero garantirci la salvezzai in ogni caso.

E che ora i magnaccia caccino i soldi perdio!

L'immenso muro addirittura sorride...

L’immenso muro addirittura sorride…

AD ABUNDANTIAM

Con un po’ più di calma, mi piace tornare su tutto quello che è stato il contorno della giornata di ieri, con riflessioni che partono da uno stadio catalano, passano per il divano di casa, e via ADSL arrivano nelle aule di tribunale.

Parlando di e del Barcellona, devo dire che il mondo blau-grana mi ha deluso.

Non parlo della squadra, che conosciamo e che –come ho detto più volte quest’anno- resta secondo me la capoclassifica di in un ipotetico campionato globale per club.

Qui volevo solo sottolineare come Laporta e Guardiola non abbiano gestito bene l’approccio alla partita da parte dell’ambiente: se il Barça fosse un’azienda parleremmo in termini entusiastici di “Corporate Social Responsibility,” e proprio quell’alone di “politically correct” che permea il club -UNICEF come sponsor sulla maglia, la Cantera (‘e mammate!) che sforna giovani sempre più bravi, i 100 mila soci sempre allo stadio etc etc- mi ha fatto andar di traverso la sceneggiata delle magliette  e dei proclami da guerrieri feriti manco dovessero andare in guerra.

…paura eh!? direbbe Lucarelli

E se la caserolada è una simpatica caratteristica delle trasferte calcistiche di tutto il mondo, la lentezza con cui la Polizia è intervenuta a sgombrare l’area antistante l’hotel (chiamati alle 23.30, arrivati dopo le 3.00) puzza di marcio tanto quanto il rompere i coglioni a Eto’o per questioni di fisco risalenti al 2005. Una pochezza indicibile.

Il massimo del minimo l’hanno poi raggiunto in campo: la sceneggiata di Busquets è talmente palese da risultare comica (l’occhio che fa capolino tra le mani sul volto non ha prezzo!), mentre vedere il loro portiere farsi 50 metri di campo per fermare Mou che festeggia sotto i suoi tifosi, o gli idranti fatti partire subito dopo in stile bimbo di tre anni “il campo è mio via io via tutti” sono davvero non degne di questo grande club.

Lo dico sinceramente: dopo Inter e West Ham resta la mia squadra favorita, ma ieri il Barça ha pestato una merda dopo l’altra. Dopo di che… cazzacci loro, noi ce ne andiamo a Madrid!

Piccolo inciso sugli arbitri (…chè se non ne parlo per troppo tempo mi vien l’orticaria): ieri, come già ho detto commentando il match, il tizio si è fatto gabbare dalla sceneggiata e ha cacciato Thiaghino, come a dire che le querimonie dell’andata sono subito state recepite e compensate.

Vorrei però sottolineare come, in quella professione che è la lamentela arbitrale, spesso ci si affanna ad elencare possibili rigori o cartellini dati e non dati, dimenticando un’altra criticità importante: i fuorigioco non azzeccati.

E’ una cosa che mi porto dentro fin dai tempi di Baresi (ballava nudo…) con la manina alzata. Del resto, oltre che complottista, sono anche un rancoroso con memoria elefantìaca… Quello era un grande Milan, poco da dire, ma mi chiedo come avremmo chiamato quegli “invincibili” se quella cazzo di manina non avesse indotto arbitri e guardalinee a fermare automaticamente il giUoco , bloccando negli anni decine e decine di attaccanti soli davanti al loro portiere…

E’ la domanda che, pur con un raggio temporale più ristretto, dovrebbero farsi i tifosi romanisti (Cassano fermato domenica) e Catalani (remember Milito a S.Siro sullo 0-0?) prima di gridare allo scandalo.

Ah, e nel caso, chiedessero pure a noi, che in materia di arbitraggi “disinvolti” siamo, nostro malgrado, preparatissimi cultori.

E questo ci porta alle aule di Tribunale: è di ieri la splendida e “salutare” notizia che Moggi, Giraudo e Mazzini sono radiati a vita dal calcio italiano. La sospensione per 5 anni con proposta di radiazione datata estate 2006 non si è quindi –per una volta- trasformata nel temuto biscottone all’italiana, ma ha avuto anzi il merito di ridare un minimo di dignità al Calcio italiano.

Detto questo, il capostazione è ancora talmente potente in questo mondo che potrà comunque piazzare suoi uomini in questa o quella squadra (o perché no, in questa o quella istituzione), ma almeno a livello ufficiale lo Sport italiano dice “io certa gente in casa mia non ce la voglio!

La chiusa vuole commentare le dichiarazioni di due campioni del nostro calcio: un applauso sincero a Totti per i complimenti fatti ieri sera subito dopo la partita (dite tutto quel che volete, ma nessuno lo obbligava a farli ed è giusto riconoscerglielo), e un ceffone virtuale a Del Piero per le dichiarazioni fatte ieri (“Gli anni con Moggi sono stati magnifici” e “Io ho vinto sette scudetti. Dicono cinque ma sono sette. Se me li ridaranno? Non lo so, ma non mi interessa, io ho la mia idea”).

Pur conscio dell’eccentricità del paragone, Del Piero mi ricorda le mogli dei mafiosi e camorristi che gridano contro la Polizia che li arresta e che urlano da invasate spergiurando sulla loro innocenza. E nella fattispecie, Del Piero e Moggi non sono nemmeno parenti!

Come ho detto mille volte, se fossi juventino (Dio me ne scampi) sarei incazzato a morte con Moggi, che mi ha fatto revocare due scudetti che avrei vinto lo stesso, visto lo squadrone che avevo.
Invece no, “lo facevano tutti“, “è colpa di Facchetti” (vergogna!), “sono sempre 29” e compagnia belante.

Quoque tu, Pinturicchio…

SCHOPENAUER MI FA UNA PIPPA

INTER-BARCELONA 3-1

La sindrome del foglio bianco: da quando mi diletto nel compitare queste stronzatelle di commento alle partite, di solito dopo una vittoria mi vengono in mente titoli, frasi e minchionisitica assortita da infilare qua e là.

Stanotte proprio no.

Sono davvero sorpreso dall’andamento della partita, forse ancor più del risultato finale. In altre parole, se di vincere potevo forse avere l’inconfessata speranza, di recuperare 3 gol dopo aver subito il primo al quarto d’ora del primo tempo non ci pensavo nemmeno lontanamente.

Lo so, quando si parla di Inter sono un inguaribile ottimista.

La formazione è quella di Londra, una sorta di “all-in” pokeristico che, ieri come allora, mi ha fatto deglutire più volte con i sudori freddi che mi attraversano la schiena.

In realtà le cose non vanno male: il loro possesso palla è ormai arcinoto (siamo a livello di 65%), giocano corti-cattivi-intensi come nemmeno il “peggior” Sacchi, e a fine primo tempo noto come abbiano fatto il doppio dei nostri falli, corso complessivamente 3 km in più di noi e provocato 5 nostri fuorigioco. Come dire, la squadretta è bravina…

Detto questo però, la montagna partorisce il topolino perché ‘sto popò di possesso palla produce la miseria di un tiro (che peraltro va in buca, ‘tacci loro!).

Dopo aver maledetto Maxwell, l’ex che non ti aspetti, che in tre anni da noi una discesa così l’avrà fatta forse una volta (gol al Parma alla sua prima stagione, stessa fascia), concentro i miei improperi su Maicon (che non lo segue), sul Cuchu (ingenuo e fallace per una volta, gli corre dietro ma poi si ferma) e su Lucio (che perde palla facile in ripartenza, anche se –c’è da dirlo- un minuto buono prima del fattaccio).

Morale “l’è tua, l’è mia, l’è morta l’umbrìa” come recita un’altra perla di saggezza del parterre, e il frittatone è cosa fatta.

Lo sguardo con papà è lo stesso del momentaneo 1-1 col Chelsea (“ciao ciao coppa”), ma chissà mai che porti bene, perché il ceffone subìto dà la scossa.

A dire il vero già sullo 0-0 ci mangiamo un paio di gol mica da ridere, e alla mezz’ora il Pifferaio olandese riceve assist sapiente dal Principe e timbra il pareggio.

Il mio ottimismo mi dice “cambia un cazzo, dobbiamo comunque andar là a vincere”.

Vero, ma in ogni caso all’intervallo tiriamo il fiato per aver riacciuffato il pari dopo pochi minuti e si spera che la partita continui così: palla a loro, ma occasioni vere a noi.
E così continua: pronti-via e Milito mette in area per Pandev che non arriva per un pelo (la falcata del macedone deve sfiorare i 10 cm di ampiezza, sembra una ballerina sulle punte quando corre…), ma poco dopo è sempre l’argentino a mettere boccia per Maicon che, con un tiro tanto preciso quanto lento, fa morire la palla all’angolino per il 2-1 che ci lascia interdetti.

E’ gol, l’ho visto, è lì sotto di me, eppure stento a crederci: giochiamo coi più forti del mondo e siamo sopra 2-1??

Ecco però il Crisantemi che è in me fare ancora capolino: “Eh, ma in Spagna a loro basta l’1-0…”.

Il tizio davanti a me, con accento milanese al “ciend’ pe’cciend’“, grida “’Mo’ ci dobbiam’ far’ u’ ttre a un’”, e il vicino gli risponde “Se facciamo il 3-1 vado nudo sul cavallo in Piazza S. Babila”. (… che poi, il cavallo non è mica in Piazza Duomo? … va beh…).

In ogni caso gli dice male, perché pochi minuti dopo Milito, dopo due assist decide di tornare a fare quel che sa far meglio: il goal. E dopo aver sbagliato due gol di testa da zero metri nelle ultime partite (Firenze e Juve), stavolta la mette dentro, pare in fuorigioco (scrivo senza aver visto una sola immagine in TV ma solo ascoltato qualche commento via radio). E’ delirio, il 3-1 è come il triangolo, non l’avevo considerato.

Cosa potrà mai dire ora l’inconsolabile che è in me? “Cazzo, manca ancora più di mezz’ora, questi mo’ ci mettono lì e sono volatili per diabetici…”. Vero, ma anche no: a parte qualche mischia da cardiopalma, e un intervento da brividi su Dani Alves in area (che dalla nostra postazione sembrava rigore netto, ma che invece frutta un “giallo” per simulazione al gemello di Maicon), lo squadrone catalano non produce pericoli seri. Insomma, il loro famoso gioco si fa più simile al giUoco, bello esteticamente ma alquanto magretto in termini di “ciccia”.

Per non farci mancare niente, Mou toglie uno stremato Milito per Mario, piazzandolo in fascia e spostando Eto’o al centro. Tanto per fare il “l’avevo-detto-io”, personalmente avrei messo il Bresciano Nero in mezzo, lasciando il Leone in fascia, essendo le capacità di ripiegamento di Balotelli tendenti a zero.

E difatti il ragazzino caracolla svogliato sotto il primo anello arancione, che ovviamente ci mette meno di 3 minuti a capire che “it’s one of those days…” e a reagire di conseguenza: L’Eritreo Cazzulati di stanza permanente al fu-settore distinti urla con l’enfisema “Ué fioeu! Daga drée che te s’è entràa adèss!!”.

In effetti il confronto con Cambiasso e Sneijder (tanto per dirne due) che coi crampi coprono la loro zona non mollando un centimetro, è impietoso per il giovanotto. Che, per tutta risposta, sparacchia (in porta?) due palle servitegli poco oltre la metà campo sulla fascia, perfette per metter giù la testa e puntare di corsa l’area avversaria.

Vien giù lo stadio, e gli insulti razzisti (ovviamente esecrandi) sono forse i più teneri. Il “genio” oltretutto risponde, e finisce a schifìo. Pare che Matrix negli spogliatoi lo appenda al muro, dove spero venga lasciato fino a fine stagione, a meditare sulle sue genialate mentre i suoi compagni si giocano un finale di stagione da urlo.

Comunque, il soggetto non merita di prendersi la scena per quella che rimarrà in ogni caso una partita storica: anche se il ritorno dovesse andar male, potremo dire di aver battuto i più forti del mondo.

…And I was there!

Tra le tante immagini che ha offerto la notte di gloria, la più esemplificativa: il vecchio Capitano sovrasta Messi.

Tra le tante immagini che ha offerto la notte di gloria, la più esemplificativa: il vecchio Capitano sovrasta Messi.