CHICCICAPISCE’BBRAVO

INTER-ROMA 0-0

Una delle partite che mi hanno lasciato più interdetto da quando seguo l’Inter (trent’anni mal contati, sigh…).

Davvero, potrei dire tutto e il contrario di tutto, a seconda di voler vestire i panni dell’inguaribile ottimista o del caustico pessimista.

Pur trovandomi decisamente meglio nei panni del secondo, inizierò (senza esserne molto convinto) col recitare la parte di chi vede il bicchiere mezzo pieno.

Non abbiamo preso gol, nonostante (o grazie?) alla difesa a tre, dovendo ringraziare JC per un’ottima chiusura su Osvaldo e una bella parata a metà primo tempo. A parte quello, non ricordo grandi pericoli per la nostra retroguardia, pur avendo la Roma un bel tridente là davanti.

Se è vero –come è vero- che i giallorossi hanno avuto il controllo del pallone per larghi tratti della partita, è anche vero che le occasioni più ghiotte le hanno avute i nostri, e la vittoria sarebbe stata tutto fuorché un furto.

Paradossalmente, il fatto di non aver perso nonostante un centrocampo in gravi ambasce ed una gestione cervellotica dei cambi è segno quantomeno di buona sorte, che di questi tempi vale quanto e più di un solido mediano-sette-polmoni.

Temo però di aver finito le buone notizie, vedendomi perciò costretto a calzare i comodi ancorché consunti stivali da supporter rancoroso. Comincio subito maledicendo Lucio e i suoi due neuroni, non tanto per aver quasi mandato al creatore il portiere avversario (sciagurato il nostro nell’occasione e ancor più nel dopo gara quando dice “Grazie a Dio sta bene”), quanto nel quarto d’ora impiegato per raggiungere l’assist illuminante di Sneijder, con circumnavigazione dell’intera area di rigore che dà al portiere il tempo di uscirgli sui piedi e beccarsi la scarpata. Che è e resta involontaria, ma che palesa tutta l’imperizia e la scoordinazione del nostro, peraltro dimostrata in altre fasi del match.

Soprattutto, dovrebbe essere chiaro che Lucio, già avvezzo all’insana pratica dell’uscita-palla-al-piede-solo-contro-tutti con il solo Samuel a coprirgli le spalle, lo è ancor di più avendo anche Ranocchia in retroguardia. Pregi e difetti di questo effetto collaterale mi pare siano sotto gli occhi di tutti.

Proporre una difesa a tre in modo da avere –in teoria- cinque uomini a centrocampo vuol dire che la tua idea è quella di “fare” la partita, non di assistere impassibile al tiqui-taqui ordinato da Luis Enrique per buona parte dei 90 minuti.

Mi si dirà che i due esterni devono coprire 100 metri di campo e quindi la difesa a tre spesso diventa a cinque. Vero, ma mi sembra la storia della coperta corta: i due esterni nei progetti sono sempre dove vuoi tu, ma nei fatti sono spesso dove non dovrebbero essere: morale, come ti giri ce l’hai nel culo (please excuse my french).

Il fatto poi di proporre per la terza partita il terzo modulo diverso (3-5-2, s’è detto), è senz’altro bel segno di duttilità del Mister, che scongiura la talebanite di cui io stesso l’avevo accusato, ma fa capire che la confusione alberga sovrana nella mente brizzolata del Mister.

Arriviamo infine al fatidico cambio Forlan-Muntari per l’ultimo quarto d’ora, motivato da Gasp con l’esigenza di fare più “legna” a metacampo e togliere possesso-palla alla Roma. Motivazione condivisibile, ma allora perché regalare il centrocampo ai giallorossi per un’ora e passa, prima di accorgersene? E poi, se quello era l’intento, che cazzo ci faceva il prode Muntari in area avversaria, nelle vesti di centravanti della disperazione? Se l’intento era “lancia lungo e vediamo che succede”, il Pazzo era l’uomo ideale. Vero che le occasioni le abbiamo avute (due sinistri in fotocopia di Zarate, belli ma non sufficientemente “a voragine”, stessa conclusione di Forlan, capocciata di Milito fuori di poco e sinistro di Sneijder che non si sa come non entra), ma mi sono sembrate tutte frutto di giocate casuali ed individuali anziché di manovra di squadra. Classica eccezione che conferma la regola, il destro di Nagatomo nel primo tempo, alto di un soffio dopo una bella combinazione dei nostri attaccanti a liberare il nippico al tiro.

Non voglio trasformarmi nell’amante del bel giUoco che non sono, dico solo che la strada da fare è ancora lunga, che il tempo stringe e che il centrocampo, così com’è, farà sempre una fatica incredibile a tagliare e cucire. Il povero Sneijder gioca bene ma predica nel deserto, ed a tratti si ha l’impressione che gli altri si affidino a lui per qualsiasi passaggio che superi il coefficiente di difficoltà 0,1. Poi non lamentiamoci se il ragazzo non è lucidissimo in fase realizzativa o se si incazza coi compagni.

Vedere il partitone di De Rossi, o anche solo di Inler nel posticipo Napoli Milan, è un muto rimprovero alla campagna acquisti estiva, poggiata sulle traballanti fondamenta del Trio-Baggina (Cuchu-Thiago-Deki) e sulle acerbe certezze di Poli (ancora ai box) e Obi (che continuo a stimare ma che sta avendo più di qualche problema).

 

LE ALTRE

Detto di una Juve che vince a Siena col minimo scarto e che quindi è in testa a punteggio pieno, mi concentro su Napoli-Milan e sulla tripletta di Cavani che stende i campioni di Italia e coinquilini di classifica. La “coppia di centrali migliore del mondo” ne prende 3 e guida sicura la peggior difesa del campionato; ovviamente Nesta e Thiago Silva sono e restano forti, ma come al solito la loro “inerzia positiva” presso i media li assolve anche nei casi in cui meriterebbero critiche sacrosante. Soprattutto Nesta che, al pari di Pato, può tranquillamente permettersi di spintonare e far cadere a terra un avversario a gioco fermo, guadagnandosi solo un giallo (Il Papero manco quello) dal prode Tagliavento (quello delle manette di Mourinho, quello bravissimo perché applica il regolamento alla lettera senza guardare in faccia nessuno). Il Napoli ad ogni modo ha giocato molto bene e, se continua così, è serio candidato alla vittoria finale. Molto dipenderà dall’ambiente e da quanto Mazzarri sarà bravo a fare il “pompiere”, smorzando sul nascere le possibili esaltazioni e mantenendo la squadra massiccia e incazzata.

Per il resto l’Udinese affianca Juve e Napoli a 6 punti (insieme al Cagliari!) e si prepara mercoledì alla trasferta di Milano: i cugini difficilmente sbaglieranno due volte di fila, ma insomma i friulani dimostrano anno dopo anno che, anche dopo dolorose cessioni, riescono a mettere insieme una signora squadra e a dar fastidio a tante (noi di sicuro).

 

E’ COMPLOTTO

Detto di un pungente Civoli alla Domenica Sportiva che, guardando le due milanesi appaiate a 1 solo punto, chiede ironico “Ma quindi anche Allegri si gioca la panchina alla prossima partita?” mi concentro sui cazzi nostri, ché di (auto)critica da fare ce n’è.

Non sono solito dare ragione agli Ultras e ai curvaioli in genere, ma ho trovato illuminanti gli striscioni di sabato sera, che chiedevano conto dell’ “uomo forte in società” oltre a tratteggiare un delicato sillogismo sulla scelta del Mister (“Prendere Gasperini e non volere che giochi con la difesa a tre è come andare a mignotte e chiedere le coccole”).

La solfa, vera e ovviamente cavalcata senza sella da tutti i media, è sempre quella: via Mourinho, l’Inter è tornata nelle mani del solo Moratti, con tutta la miopia strategica che ne consegue. Non tornerò su quanto detto in altri post circa l’inconsistenza della Società-Inter e la conseguente necessità di avere in panchina il suddetto uomo forte, ma il tutto dà ancor di più un saporaccio di “ripiego” alla scelta di Gasperini.

La Tafazzite nerazzurra si estrinseca anche in cagate quali l’imitazione del Mister da parte di Fiorello, che chiaramente è ora attesa come l’oracolo di Delfi dai media sportivi dopo ogni partita: dopo un solo anno dalla conquista di “tutto”, siamo già tornati ad essere carne da barzellette…

 

WEST HAM

Hammers e (soprattutto) tifosi escono indenni dal derby-dei-derby contro il Milwall. Reti inviolate e nessuna notizia di incidenti in quello che è la partita più pericolosa del calcio inglese.

Compimenti Capitano. Come te nessuno mai. E ora via verso le 800 partite

Compimenti Capitano. Come te nessuno mai. E ora via verso le 800 partite

TUTTI CONTENTI TRANNE UNO

…e quell’uno manco a dirlo sono io.

NAPOLI-INTER 1-1

Non per altro, ma a me che il Napoli torni in Champions interessa fino a un certo punto. Quel che volevo io era vincere, consolidare il miglior attacco della serie A, stare a -6 dal Milan, tanto perchè si parlasse di scudetto vinto e non stravinto, scavare ulteriori punti dalle altre, e soprattutto non vedere scempi da craniolesi tipo il gol preso da “Club Gautieri Gold Member” Zuniga.

Se vogliamo contare le cose belle viste in partita finiamo in fretta. Eto’o: gran gol, 21° in campionato, 35° in stagione, ad una sola rete dal suo record col Barcellona –peccato solo l’uscita a metà ripresa per infortunio-; Milito, saggio tocco sul gol del Re Leone e tre tiri “alla Milito” che vanno molto vicino al bersaglio. Kharjah: nella mediocrità vista a centrocampo, mi pare quello che si sbatte di più e con risultati meno osceni; Nagatiello: solita sicurezza nipponica, imperatore delle diagonali.

Per il resto, ottenuto il vantaggio, i nostri fanno di tutto per non rovinare la festa ai padroni di casa, cincischiando a centrocampo con poche eccezioni (oltre ai due tiri del Principe, da segnalare lo splendido quando estemporaneo destro a giro di Maicon che si stampa sul palo a portiere battuto). C’è da dire che anche il Napoli non pare in formissima, complice anche l’assenza di Cavani, ma il pareggio arriva lo stesso, visto il fulmineo attacco di coglionite che paralizza l’intiera difesa nerazzurra a fine primo tempo: palla tenuta in campo da Maggio –così pare, le immagini non aiutano, il complottista che è in me pensa male…- apparentemente riconquistata da Zanetti ma poi lasciata lì a vivacchiare finché prima Maggio e poi Zuniga la facciano carambolare in porta. As usual, la cosa che più mi fa imbestialire in questi casi è vedere uno dei nostri –JC nell’occasione- ridere dell’episodio nell’intervista di metà gara, solo pochi secondi dopo aver combinato il frittatone. 

Il secondo tempo in sostanza finisce con la parata di De Sanctis sul già menzionato tiro di Milito. Da lì in poi, da una parte e dall’altra siamo al volemose bene e nun famose male. Stucchevole ti-tic ti-toc a centrocampo e partita che scorre via come una pisciata (scusate il francesismo).

Alla fine è festa grande (e comprensibile) per i guaglioni, naturalmente osannati dai media dimentichi del fatto che, se il pareggio dà al Napoli l’aritmetica certezza del terzo posto, altrettanto fa con il secondo posto dell’Inter.

Sottolineo quindi che Leo, da quando ha preso il timone della squadra, ha conquistato più punti di tutti, il tutto senza essere un allenatore (!): questo tanto per sottolineare la qualità della rosa interista, al netto degli infortuni. A tal proposito, ho dimenticato la notizia più bella di ieri sera: i minuti giocati da Walter Samuel, al ritorno in campo 190 giorni dopo il crack al crociato. 6 mesi quindi, non 9 come i gufi prevedevano. Immaginate la forza centrifuga generata da turbinìo di testicoli nel vedere il già ricordato frittatone di fine primo tempo e nel pensare a cosa sarebbe successo con The Wall in campo, testa pensante e piede risoluto, di certo non incline allo spirito uggeggé che ha aleggiato nell’area nerazzurra per tutto l’ultimo semestre.

La mia conclusione per il prossimo futuro dell’Inter è sempre la stessa: dovessimo vincere la Coppa Italia, finiremmo con un secondo posto in Campionato condito da 3 coppette di rinforzo (sì, nonostante la prosopopea del nome io il “Mondiale per Club” lo ritengo sportivamente una coppetta: spendibilissima dal punto di vista dell’immagine, marketing, diritti, il-cazzo-che-vuoi, ma sempre una coppetta). Insomma, una stagione quantomeno accettabile, una buona base da cui ripartire. Poi si può parlare di rinforzi, ricostruzione, ristrutturazione, rifondazione, ribollita o quel che vi pare, ma il grosso c’è. Come già ho avuto modo di dire, l’idea a mio parere dev’essere quella di affiancare ai titolari (soprattutto a centrocampo) altri elementi di “quasi-pari” valore, in modo da poter operare un maggior turn over che possa minimizzare il rischio-usura delle delicate giunture e cartilagini dei trio Cuchu-Deki-Thiago. Davanti e dietro, un solido innesto di valore per reparto e via.

Questo da un punto di vista tecnico. Da un punto di vista economico-finanziario, mi rendo conto che potrebbe rendersi necessaria una cessione illustre per far cassa, e a quel punto i papabili sarebbero Maicon, Sneijder o Milito. Non mi pronuncio: dico solo che per tutti e tre i soldi che avresti preso l’anno scorso quest’anno te li sogni, ma questo si sa. Per il resto ci penserà Branca e i suoi assistenti, ghenga che libera dalla “barriere all’ingresso” di epoca pre-calciopoli, ha dimostrato di saperci fare abbastanza.

Chi vivrà vedrà!

 

E’ COMPLOTTO

Rimando agli ottimi post linkati nel mio profilo per considerazioni sullo scudetto del Milan e sulle relative appendici mediatiche e festaiole, limitandomi a ribadire compiaciuto e “orgoglione” che est modus in rebus e che noi non siamo quella roba là!

Di mio posso aggiungere che il Milan ha meritato questo scudetto, perché nell’arco della stagione è stata la squadra più costante, spinta nella prima parte da un Ibra in formato “Inter” e, da Natale in poi, da altri giocatori che a turno l’hanno mantenuta in alto. Allegri pirla non è, visto come ha nei mesi ridisegnato la squadra passando da un berlusconianissimo “tutti avanti tutta allegria” a un più concreto e saggio centrocampo capace di cantare e portare la croce, sorretto da una coppia difensiva di tutto rispetto, da un portiere che si è rivelato di gran lunga il migliore in questo campionato e da un Pato tanto fragile quanto però decisivo.

Basta chè mi vien la bile a parlar bene di quelli là. Detto ciò, vedremo come andrà la loro campagna acquisti e cessioni: come e più di noi, l’anno prossimo avranno tutti un anno in più, qualcuno andrà via e i miracoli sportivi e contabili (vedi Ibra e Robinho presi in quel modo) mica riescono tutti gli anni (non senza conseguenza penali, almeno!).

Mi limito a sottolineare quanto osservato in serata con Giò: il Milan ha mandato il suo tecnico Allegri ospite alla Domenica Sportiva (Rai) e non a quell’immondezzaio di Controcampo (Rete4): la mia velenosa conclusione è stata che a MeRdiaset non avessero bisogno di un esponente ufficiale della società (chè tanto di quelli “in borghese” ce n’è in abbondanza!), mentre l’analisi più distaccata e probabilmente più attendibile –quella di Giò- puntava sulla considerazione che gli stessi Meravigliuosi hanno del suddetto immondezzaio. Morale: mandiamo l’Allegri dove almeno qualcuno lo vede e lo ascolta, e non in un’arena di bifolchi, dove peraltro già tutti sono stati opportunamente “normalizzati”.

 

LE ALTRE

Roma e Juve finiscono mestamente fuori dall’Europa che conta (Roma) e pure da quella che non conta (Juve, a meno di pastette e miracoli, peraltro nel caso proprio a scapito dei lupacchiotti). Cazzi acidi per i Merregani de noantri, che avranno a che fare con un budget assai più ristretto per il calciomercato, mentre lo sfavillante 3° progetto bianconero in tre anni finisce come i precedenti fratellini. Aborto.

Zeru tituli, once more with feeling!

Sorpresa mista a dispiacere per la Samp in B (anche se i miei amici Grifoni potranno finalmente dire che questo è stato “l’anno buono”: se non per la stella inseguita da qualche ventennio, quanto meno per vedere i cugini retrocessi dopo aver iniziato la stagione accarezzando l’idea del girone di Champions League).

La retrocessione è un muto rimprovero alla scellerata gestione di Garrone che, tenuta dritta la barra e la dignità nel caso-Cassano, ha poi pensato bene di completare l’opera cedendo anche l’altro “buono” (il Pazzo, a nome dell’Inter ringrazio sentitamente) e sostituendoli con Biabiany e Maccarone. Commuoventi, ad ogni modo, le lacrime di Palombo a fine partita.

 

WEST HAM

Come la Samp, anche l’amato West Ham saluta la massima serie dopo qualche anno di dignitosa permanenza. In tutta la stagione, per sole 3 settimane gli Hammers sono rimasti fuori dalla zona retrocessione. Questo il dato più amaro a consuntivo di un’annata che si chiude in maniera che più emblematica non si può: primo tempo chiuso in vantaggio 0-2 in trasferta contro il Wigan, pure in lotta per rimanere in Premier, i ragazzi riescono a perdere 3-2, subendo un rimontone che li spedisce tra i cadetti senza nemmeno dover aspettare l’ultima giornata.

Come back soon, lads!

Di tutti gli infortunati di questa stagione, mi sarebbe bastato lui...

Di tutti gli infortunati di questa stagione, mi sarebbe bastato lui…

C’ERAVAMO TANTO ODIATI

ROMA-INTER 0-1

Solito dilemma nel commentare o meno una partita di Coppa Italia, cosa che decido di fare non tanto per il match in sé, quanto per il curioso corollario di fatti e misfatti ad opera di protagonisti e commentatori.

E’ complotto, insomma…

Parto da molto indietro (tipo 4-5 anni fa) per dire che quanto visto ieri sera è sembrato solo un pallido ricordo di sfide ben più accese, spettacolari e intense, tra le uniche due squadre a poter ricordare con orgoglio sportivo le ultime stagioni, aldilà dei trofei vinti (noi) o persi (loro).

Partendo dalle azioni salienti (locuzione oramai soppiantata dal più ficaccioso “ailaiz”), pronti-via e Stankovic segna un gol a mio parere validissimo: non è colpa sua se Doni e Juan sono cerebrolesi e si ostacolano a vicenda, generando una tragicomica carambola della quale approfitta il nostro splendido zingaraccio. Ad ogni modo: Rizzoli fischia e non se ne fa nulla.

Poco dopo il fraseggio a cavallo dell’area di rigore giallorossa –un fraseggio verboso, mi verrebbe da dire… cazzo ma tirate!- viene interrotto da una manina galeotta di De Rossi, che è sì vicino alla palla, ma che muove il braccio verso la stessa : questo è rigore, netto. Per amor di verità e completezza di informazione, nel secondo tempo un’azione simile vede lo stesso braccio incocciare la palla in area, ma in quel caso  De Rossi cerca di toglierlo e metterlo dietro la schiena, palesando così la volontà di non colpire la palla.

Questo per chiarire ancora una volta che qui si è tifosi, parziali, faziosissimi ma non obnubilati. E che, quand’anche obnubilati fossimo, quello è talento naturale e il calcio c’entra poco!

Infine, l’ominide Taddei, dopo aver preso un giallo sacrosanto per intervento a forbice a metacampo, si butta bellamente in area cercando il rigore: questa a casa mia è simulazione, con inevitabile secondo giallo e doccia anticipata. Non per Rizzoli, che lascia correre.

Per il resto, detto di una gomitata di Vucinic a Lucio non vista dal prode arbitro, e riferito di un Cuchu ancora vertice basso del rombo con Motta ancora in tribuna, l’Inter vive di Stankovic e di qualche guizzo di Sneijder. Milito è ancora molto indietro e non riesce a tener palla, Pandev si sacrifica in un oscuro ruolo di raccordo tra attacco e fascia sinistra, rinculando molto più di quanto si proponga in avanti.

Dietro la coppia centrale mi fa venire i vermi. Ranocchia perde due palle facili (una per tempo): quella del primo tempo genera il gol incredibilmente mangiato da Vucinic, mentre quella nella ripresa viene rimediata da Maicon in corner. Su Lucio odio ripetermi, ma è sempre rischiosissimo far giocare gli psicolabili. Mentre i commentatori si sperticavano in elogi per il soggetto e le sue uscite palla al piede, io lo maledicevo in maniera sempre più blasfema, data la triste propensione del ragazzo a saltare il primo e il secondo uomo, per poi  schiantarsi sul terzo e trovarsi da solo a centrocampo con gli avversari che ripartono a mille. E qui, sorry, ma un cazzo di allenatore dopo le prime 2 cagate del genere gli impone di non farlo più, di passare palla non appena anticipato l’avversario e di tenere la posizione. Morale: Samuel, torna presto!

Su Maicon e le sue rimesse laterali ho ormai perso la speranza, e anche qui mi chiedo se, in piena ottica di riduzione del danno, non sia il caso di sparare la rimessa a casaccio trenta metri più lontano, pur regalando palla agli avversari, piuttosto che cercare il tocco corto col compagno che puntualmente non riesce. Idioti. Su una delle suddette performance, il Colosso trova anche il modo di prendersi il giusto giallo per cianghetta da dietro.

La ripresa mostra la scarsa tenuta fisica e tutto sommato la pochezza delle due squadre al momento: come detto all’inizio, è un po’ triste vedere come le due squadre che si sono date battaglia negli ultimi anni spartendosi quasi tutti i trofei arranchino ora alla ricerca del tempo che fu, incapaci l’una di imbastire una rimonta che, vista la difesa avversaria, sarebbe più che fattibile, e l’altra di “ammazzare” la partita in uno dei 20 contropiedi avuti a disposizione in poco più di mezz’ora, e che hanno invece prodotto solo un gol mangiato da Pazzini e un paio di tiri di Sneijder. Ad ogni modo bene così, onestamente prima della partita mi sarei accontentato di un pareggio, quindi l’illusione è di poter migliorare in questi 20 giorni e poter essere all’altezza della situazione al ritorno a Milano, con buona pace di intervistatori e intervistati.

 

E’ COMPLOTTO

Era tempo che non vedevo una partita sulla Rai, ed ho capito perché: riprese da anni ’80, replay e soggettive sempre a palla in gioco (Doni sbaglia l’uscita e Sneijder è sul pallone, con la porta vuota, ma il regista indugia su dettagli insignificanti), commenti lamentosi (anche se meno parziali di altre volte) e soprattutto vero e proprio de profundis nel dopo gara, con Galeazzi e Paola Ferrari (incredibilmente senza impalcature e luci di scena, ma a bordo campo esposta alle intemperie dell’Aprile romano) che commentavano con facce funeree la vittoria dell’Inter. Bisteccone poi non lo capisco: è dichiaratamente laziale, eppure liquida la Roma in due battute per insistere sulla pochezza dell’Inter “che risolve la partita con un tiro da 30 metri”. Lisergico infine Montella, quando dice ad un incredulo Failla che non concordava sul concetto di vittoria meritata dell’Inter, e che addirittura la Roma aveva chiuso in crescendo e meglio dell’Inter, lasciando l’interlocutore interdetto.

Del resto, in un Paese in cui i giornalisti fanno fatica a fare la prima domanda, chiedere a Failla di fare la seconda era francamente troppo…

Esemplificazione del concetto "tiro a voragine".

Esemplificazione del concetto “tiro a voragine”.

ACCA’ NISCIUNO E’ FESSO

SCHALKE-INTER 2-1 

Diciamoci la verità: se qualcuno aveva davvero speranze di ribaltare il risultato dell’andata a) in realtà era un diversamente strisciato che gufava temendo l’impossibile; b) era un interista a cui i tanti successi degli ultimi anni hanno obnubilato il cervello.

L’Interista è sempre stato vicino alla squadra ma con un  suo cervello autonomo; non mi spingo a definirlo “pensante” perché gente che ha fischiato Simeone, Klinsmann e addirittura Roberto Carlos (per quest’ultimo sono stato tra i fondatori del club!) non credo possa essere definito sano di mente. L’interista è bauscia, è snob e segue la squadra solo se la squadra a suo insindacabile giudizio “se lo merita”. Il che non necessariamente vuol dire “vince”: martedì dopo la cinquina rimediata a San Siro la gente ha applaudito i ragazzi ringraziandoli per quanto fatto in questa e nelle ultime stagioni, e facendo quindi prevalere la “storia” sulla stretta attualità.

Detto questo, la settimana nella quale quel che era la missione impossibile si è poi trasformata in un’impresa sportiva per poi mutare ancora in gara in cui tutto può succedere, l’ho vissuta con serena rassegnazione, accompagnata dalla sola speranza di vincere la partita, di uscire a testa alta e di poter mentalmente limitare al match di andata –hai detto niente- la “colpa” dell’eliminazione.

Invece lo Schalke nelle due partite ha dimostrato di meritare ampiamente la qualificazione; e se nella partita di andata la difesa dell’Inter aveva fatto di tutto per agevolare i muscolari teutonici, al ritorno questi han fatto la giusta e giudiziosa partita che dovevano fare, aspettando il momento giusto per colpire e coprendo tutti da vero collettivo. Mi tolgo nuovamente il cappello davanti a Raul, goleador implacabile (ciao Superpippa!) ma soprattutto uomo ovunque per 90’, che arriva a stapparmi un sorriso quando, dopo il fischio finale, viene inquadrato in curva coi tifosi mezzo biotto: altro segnale di quanto l’ambiente calcistico “degli altri” (il riferimento in questo caso va agli stadi di Germania e Inghilterra) sia a distanze siderali dal nostro.

Noi abbiamo fatto quel che attualmente la nostra condizione psico-fisica ci permette di fare. Cioè poco: Leo preferisce Motta al Cuchu, non trovandomi d’accordo (sai che je frega) e oltretutto nonostante il pareggio sia proprio opera di Thiagone. Per il resto la formazione è logica, anche se il nippico viene servito quasi mai, nonostante sia spesso l’uomo più libero a sinistra là davanti, e più in generale si dia l’impressione che basti buttar delle gran palle davanti per generare la gragnuola di goals necessaria al ribaltone. La realtà è ben diversa, con Milito che viene anticipato (con o senza fallo) nell’80% delle occasioni e con Eto’o che vive un comprensibilissimo momento di flessione dopo 7 mesi fatti a tuono. Sneijder continua la sua guerra contro il mondo,facendo arrivare anche un suo convinto estimatore come me ad auspicarne il cambio con Coutinho.

Dietro c’è Lucio, che fa il Lucio: è bravo, è forte ma, poveretto, è cretino: si becca un giallo protestando a brutto muso per trenta secondi dopo un fallo commesso che l’arbitro non aveva intenzione di punire con l’ammonizione, e a fine primo tempo, dopo palla persa a metacampo da Motta, lascia spazio in mezzo per l’inserimento di Raul che aggira JC e deposita in rete.

Nella ripresa sono contento quando vedo arrivare subito il pareggio: mi fa sperare in un secondo tempo di orgoglio e dignità, mettiamola così. Palle buone però ne arrivano poche, Milito è costretto a cercare la girata della domenica (pur essendo mercoledì), Eto’o di testa conferma di non essere quel che si dice un ariete e sostanzialmente davanti finisce lì. Nel secondo tempo era entrato anche Pandev.

(Esercizio grammaticale per il lettore: collegare le ultime due frasi con un preposizione concessiva –tipo “nonostante”- o causale –tipo “poiché” -a scelta).

L’inevitabile buco a centrocampo, figlio del serrate finale (diciamo così che suona bene…) lascia campo libero a tal Howenes, che trova JC indeciso sul da farsi. E mentre il nostro medita sull’opportunità di uscire o meno, il terzinaccio spara forte di destro sul primo palo per il 2-1 finale.

E’ tutto finito, e non ci voleva un mago per saperlo. Quel che spero non succeda è il farsi prendere dallo psicodramma collettivo, mandando in merda il resto della stagione e facendo di questo un problema ancora più grosso. Ovviamente i media stanno già soffiando sul fuoco con domande sibilline del tipo “riuscirà l’Inter a scrollarsi di dosso questa batosta e presentarsi a Parma pronta a reggere l’urto di una squadra in piena lotta per non retrocedere?”.

Intendiamoci, sono le stesse identiche cose che mi chiedo anch’io, ma come al solito: se le dico io, sono una giusta auto-analisi fatta da tifoso appassionato ma dotato di intelletto; se lo fanno i giornalisti è complotto!

 

Eh, battiamogli le mani: che cacchio vuoi fare?

Eh, battiamogli le mani: che cacchio vuoi fare?

FUORI I COGLIONI

BRESCIA-INTER 1-1

Ho dovuto magno cum gaudio cambiare il titolo che avevo pensato di appioppare alla rubrica settimanale. Per pura sorte, la splendida citazione calcistica del prof. F.B., Liceo Ginnasio Zucchi , a chi negli  anni ’90 gli chiedeva il pronostico in vista di una partita di coppa dell’Inter (“non ti preoccupare… domani è tutto finito”) può tornare nel cassetto a prendere polvere quantomeno per qualche tempo ancora.

Ho di conseguenza virato sulla nobile e aulica esortazione che campeggia in testa a queste quattro stronzatelle, e che ha un duplice significato: a voler essere l’ottimista esuberante ed entusiasta che non sono (inutile nascondersi dietro un dito), può essere letto come un colorito incitamento a non mollare e a spingere ancora di più verso il traguardo finale, dopo aver visto il baratro ed essersi piacevolmente stupiti di essere ancora “vivi”.

Dall’altra parte, a voler fare il rancoroso e autocritico spaccamaroni (…and proud of it! ), la frase suona come un avviso ai naviganti: toglietemi dalla vista quei due figuri, capaci nell’ordine di sbagliare non uno ma due gol di destro a metri 3 dal portiere e di inventarsi la genialata dell’auto-assist su corner, respingendo il pallone verso la propria area piccola, per poi assistere impotente all’incornata del centravanti avversario.

Detta brutta: Pandev e Cordoba venerdì notte avranno faticato parecchio a prender sonno, con tutte le madonne che gli ho tirato…

Fatta questa premessa, doverosa e dolorosa insieme, possiamo poi discutere sui cambi di Leo (io, assieme a molti altri, avrei tolto proprio il macedone lasciando in campo Pazzini, che peraltro domani non può giocare ed ha un senso del gol leggermente più sviluppato del “quasi omonimo” del ramarro anni ’90). C’è da dire in ogni caso che le occasioni per arrotondare il vantaggio c’erano state eccome, (Sneijder ne sa qualcosa…), e che tutto sommato pensare di sfangarla vincendo 0-1 aveva un suo senso e non mi pareva un sacrilegio.

Morale, una vittoria buttata alle ortiche per demeriti propri alla fine deve essere salutata come un punto di platino, visto il rigore parato da JC allo scadere e causato da Cordoba. Poche colpe per il colombiano qui, che rincorre l’avversario e lo ostacola a cavallo dell’area di rigore (a me sembrava fuori, ma poi non hanno segnato quindi meglio così), e  suggella così la prestazione maiuscola con l’inevitabile “rosso” per chiara occasione da gol fermata irregolarmente.

Non che mi dispiaccia rinunciare a Ramiro domenica prossima, sempreché Lucio stia bene e la coppia centrale possa dare maggior affidamento di quello visto nel finale del Rigamonti, dove il centrale brasiliano aveva fatto posto proprio a Café Colombia a causa del millesimo risentimento muscolare della stagione.

Martedì come al solito andiamo a giocarci buona parte della stagione contro la classica squadra in crisi di identità, che però ha vinto 6-0 in campionato, da cui è tagliata fuori, e che quindi ripone nel passaggio del turno tutte le residue speranze di dare la stagione quel minimo di decenza che un quarto di finale di Champions regalerebbe. Che dire… difficile, molto. Non impossibile, se l’Inter gioca come sa, se il Cuchu si piazza davanti alla difesa a comandare il centrocampo e Deki si ricorda si essere uno dei centrocampisti migliori del mondo, se Eto’o continua a fare quel che sta facendo da sei mesi (per non dire da 10 anni) e se Pandev per una volta…. (quanto li odio i calciatori più mancini di me!)

 

E’ COMPLOTTO

In attesa di apprendere l’entità della squalifica di Ibra per il colpo inferto a Rossi del Bari (che, sfigato, è lo stesso ad essersi preso anche il cazzottone da Chivu un paio di mesi fa), noto come per tutti quello di Ibra non fosse un pugno ma una “manata”, senza premurarsi di ascoltare cosa ha detto il diretto destinatario del colpo suddetto (che per la cronaca ha parlato di pugno, cvd). Addirittura, per cercare di scongiurare quella che sembrerebbe una sacrosanta squalifica da almeno due turni, si dice che le mancate proteste di Ibra andrebbero a suo vantaggio, visto che in un’epoca in cui tutti spergiurano la propria innocenza, lui ha lasciato il campo senza dire “beh”. Il vecchio Luisito Suarez trasecolando ha fatto notare che forse proprio la mancata protesta era la miglior conferma della cazzata commessa e che di fronte a tanta e tale evidenza non ci fosse nulla da dire.

In altri termini: Ibra il derby non dovrebbe giocarlo (è tra 2 giornate), ma vista l’ultima versione dello svedoslavo non è detto che sia un bene! In ogni caso, noi quella partita DOBBIAMO vincerla a tutti i costi e chiunque giochi.

Eccheccazzo.

Chè poi, ovviamente, se Eto’o non segna per 3 partite è “crisi”, mentre Ibra che non segna su azione da un mese e mezzo vive un “periodo di appannamento”…

 

LE ALTRE

Come detto, il Milan si mangia il match ball, forse –comprensibilmente- convinto che in casa con l’ultima in classifica bastasse scendere in campo per avere i tre punti in saccoccia. A quanti si mangiano ora le mani, pensando che vincendo l’Inter avrebbe potuto essere a -3, dico che facendo il gioco dei “se”, il Milan probabilmente sarebbe entrato in campo con ben altra testa trovandosi i cugini alle calcagna. Insomma, come direbbe Carlo Sassi vecchio moviolista “non lo sapremo mai”. E sinceramente va bene così.

Il prossimo turno vede l’Inter in casa col Lecce e il Milan in trasferta a Palermo con i rosanero in crisi mistica (han perso le ultime 4 partite). Quale occasione migliore per girare pagina, amici siciliani? Battute a parte, noi faremo bene a concentrarci sui salentini sconfitti in casa dal Bologna in quest’ultimo turno, e alla disperata ricerca di punti salvezza. Che la sfida tra rispettivi cugini (Milan-Bari, insomma) possa essere di utile insegnamento a come NON affrontare la partita.

La Juve pareggia a Cesena dopo esser stata sopra di due gol: la sua stagione ricorda la peggior Inter anni ’90: psicodramma collettivo, incertezza palpabile e voglia di buttare tutto all’aria e ricominciare da capo, sapendo che però non si può e tocca far il pane con ‘sta farina…

La Maggica vince l’ennesimo derby che, visto da spettatore neutrale, è stato di una tristezza unica. Chiaro che i giallorossi siano al 7° cielo (e lo sono stato anch’io in situazioni analoghe), ma vedere un Olipmico mezzo vuoto per quella che a Roma è LA partita, è stato alquanto desolante. Ho poi preso nozione del fatto che non si potrà più tacciare Totti e De Rossi di essere “troppo romani” e troppo tifosi per giocare bene il derby, vista la brocca collettiva presa alla Lazio dopo lo svantaggio e esemplificata in maniera preoccupante dalla testata di Radu che è talmente allucinante nella sua premeditata dinamica da sembrare comica.

Il Napoli si rifà sotto battendo il Parma in rimonta ed è ora a -1 dall’Inter. L’Udinese è forte di suo, e se poi fa il primo gol, con quei due davanti son dolori per tutti. Con un inizio di stagione normale (diciamo 6 punti invece che 0 nelle prime 4 partite) sarebbero secondi a giocarsi lo scudetto!

 

WEST HAM

Diamo mestamente l’addio alla FA Cup, perdendo contro lo Stoke che in campionato avevamo regolato senza problemi. Sfuma l’opportunità di giocare a Wembley, ma sarà bene non farsi distrarre e concentrarsi sul vero obiettivo della stagione: la salvezza.

Nota di colore, che visto l’argomento riporto in lingua: Mario is proud to announce that his son Francesco has started singing West Ham songs and is even in tune while answering “…Bubbles!” at his crazy father singing “I’m forever blowin’…”.

...e guardò tutto lo stadio con lo sguardo di chi non avrebbe ri-sbagliato. E ri-sbagliò (P. Rossi, "Ode a Evaristo Beccalossi")

…e guardò tutto lo stadio con lo sguardo di chi non avrebbe ri-sbagliato.                 E ri-sbagliò (P. Rossi, “Ode a Evaristo Beccalossi”)

I SOLITI SINGOLI…

 SAMPDORIA-INTER 0-2

Ottima vittoria contro una squadra e su un campaccio dove, come solertemente fatto notare dai cronisti, Mourinho non aveva mai vinto.

Siamo tornati ai –bei- tempi in cui sono i singoli a cavare le castagne dal fuoco con prodezze individuali, non supportate da una manovra avvolgente e degna di una squadra di livello europeo, con de profundis assortiti sulla qualità del calcio italiano. Della serie: se giocano così questi, che hanno vinto la Cempions, povera Italia, povero ranking, etc etc…

Musica per le mie orecchie.

Cominciando dalle formazioni iniziali, prendo atto del putanoire del nostro staff medico-atletico, vedendo Ranocchia in campo (e ancora una volta tra i migliori) dopo che nei giorni precedenti era previsto per lui uno stop di qualche settimana. Piacevole smentita, insomma, così come vedere T.Motta in panchina ,dopo averlo visto deambulare come il miglior Enrico Toti nell’ultima mezzora in Coppa.

Da ultimo, maledico il neurone di Maicon che, diffidato, nella scorsa partita col Cagliari ha pensato bene di farsi ammonire al 93’ per perdita di tempo, costringendoci a giocare con Nagatomo al suo posto. Che, poverino, il suo lo farebbe anche, se solo i compagni si fidassero un po’ di lui e non arrivassero (è successo una ventina di volte) con palla facile da servire in fascia nel bel corridoio a disposizione, per poi invece cambiare idea e tornare a imbottigliarsi al centro.

Ad ogni modo, dopo un primo tempo più blucerchiato che nerazzurro (buone risposte da JC, un bel palo di Poli, tornato a livelli di attenzione), penso tra me che il centrocampo faccia una fatica boia senza Cuchu e Thiagone, con Deki impegnato più a far da frangi-flutti che a costruire e offendere, col capitano a tappare falle un po’ ovunque, e con Kharjah larghissimo a sinistra, spesso a pestarsi i piedi con Chivu e Eto’o. Sneijder galleggia tra le linee ma sembra un motore ingolfato.

Servirebbe la famosa “prodezza del singolo”, tanto disprezzata dai puristi del bel giUoco quanto agongata da me tifoso-che–se-ne-fotte-dell-estetica-e-vuole-vincere

Arriviamo al 28’ della ripresa, minuto che sempre suscita in me preoccupazione, da quando, ormai 15 anni fa, parlando con un amico, convenimmo che, se non stai vincendo, al 28′ della ripresa “ormai è tardi”. Punizione per noi, che nel dopo gara Di Carlo giudicherà “da non fischiare“ (non pensavo che il calvo veneto-ciociaro appartenesse alla categoria del chiagni-e-fotti), e Sneijder sul pallone. “Sarà un anno e più che non la mette di punizia” smoccolo a mezza voce, appena prima che la palla si infili sul palo alla sinistra del portiere. Golazo!

La partita ovviamente cambia; loro devono mollare qualcosa dietro (fino a quel momento bravissimi e abbottonatissimi) anche se, c’è da dirlo, le cose migliori JC le aveva fatte sullo 0-0, parando alla grande su Maccarrone (altro che con noi fa sempre il partitone, milanista velenosisssssimo). Entra anche Biabiany, ex poco rimpianto, che per fortuna non farà scherzi, come del resto anche l’altro e ben più importante ex, Pazzini, che in 85 minuti toccherà 3 palloni, triste solitario y final  là davanti.

Con i doriani sbilanciati in avanti, Eto’o ha due occasioni in fotocopia, e se sulla prima spara addosso agli avversari, sulla seconda fa 2-0 infilando in mezzo alle gambe del portiere, con i nuovi entrati Pandev e Mariga vanamente in attesa dell’assist per il comodo piattone. E invece no, il Re Leone esce dalla crisi (ho sentito anche questo, ragazzi…) e torna al gol dopo 3 o 4 partite.

Checché ne dica la discutibile logica matematica del geometra Galliani (Zio Fester per gli amici), in 12 partite con Leo l’Inter ne ha vinte 10. Mi accontenterei di fare altrettanto nella prossima dozzina…

 

LE ALTRE

Se una parte di me gode all’inverosimile nell’apprendere dell’ennesima bruciante sconfitta della Juve (che grande attaccante Di Vaio!), l’altra smadonna peggio di un portuale nel ricordare i 3 punti regalati alla Vecchia Signora qualche settimana fa. Quella partita andrebbe presa a risposta automatica per tutte le volte in cui si mette in dubbio il potere e l’importanza delle motivazioni nel calcio (non voglio spingermi a dire “nella vita”, anche se…): loro contro di noi hanno dato tutto -e noi lo dovevamo sapere, cazzo!- ma la tensione la stanno pagando adesso: zeru punti contro Lecce e Bologna, non proprio Real e Barça.

La Roma continua la sua stagione balorda facendosi rimontare 2 gol dal Parma (doppietta di Mocio-Vileda Amauri!) e ammettendo il fallimento nella gestione-Adriano: il ragazzo, dopo un paio di settimanelle in Brasile per curare la spalla lussata, torna (dopo aver perso la solita mezza dozzina di aerei) col braccio al collo e tira pure pacco alla visita di controllo in sede! Montali sconsolato dice che multe ne hanno date e ne daranno ancora, ma che a questo punto, a mali estremi, estremi rimedi. Insomma, rescissione del contratto in vista.

Ma non era l’Inter che non era capace di gestire i suoi uomini? Ne riparleremo tra poco…

Nel frattempo, stasera scontro al vertice tra Milan e Napoli che, ai fini della classifica, andrà comunque a nostro vantaggio (non possono vincere tutte e due…). La mia scaletta di gradimento –chevvelodicoaffà– prevede nell’ordine vittoria Napoli, pareggio, quell’altro risultato. Vedremo…

 

E’ COMPLOTTO

Torno per un attimo al discorso-Adriano perché davvero ieri sera si è chiuso un cerchio. Ora, ricordo distintamente i toni trionfalistici di “scommessa da vincere insieme” all’arrivo del Fu-Imperatore nella città eterna. Sovrappeso in maniera imbarazzante, gli venne messa al collo una sciarpetta con un indicatissimo slogan “Mo’ te gonfio”. http://www1.folha.uol.com.br/folha/galeria/images/2010060913.jpg  Come dire: “già fatto, grazie…”.

La stampa romana e, per estensione quella nazionale, ci ha passeggiato sui testicoli per settimane parlando di riscatto, di occasione per dimostrare di essere ancora un campione, delle difficoltà trovate all’Inter, eccetera eccetera. Invece, ieri sera, la resa finale. Non eravamo noi a non saperlo “prendere” (vi dico io come l’avrei preso…): era proprio lui ad avere problemi suoi, anche seri, ma  per i quali una società di calcio può fare ben poco. Lo dico io, perché nessuno, as usual, avrà l’onestà intellettuale di dirlo.

Ma l’altro avvenimento cui ho assistito su Sky – solo in parte, lo ammetto- è stata una lezione universitaria di Pavel Nedved tutta incentrata sulla sua carriera e sulla correttezza dello sport.

Ora, togliendo i toni da elegìa, era un marchettone per promuovere la sua biografia: niente di male, per carità, ma chiamiamo le cose col loro nome. La cosa che sinceramente mi è sembrata quantomeno bizzarra è chiamare uno come Nedved a parlare di etica sportiva. Uno che è passato ingiustamente alla storia come emblema del guerriero che non molla mai, indistruttibile, etc etc, quando tutti sanno che in campo bastava guardarlo per farlo ruzzolare a terra con zazzera bionda imbizzarrita e smorfia di dolore lancinante. Credo sia secondo solo a Inzaghi quanto a simulazioni. Con la differenza che la stampa MediaServa ha fatto di questo un “pregio” per SuperPippa “lo conosciamo, è il suo modo di giocare, è furbo a cercare e trovare il fallo” e giustificazioni in serie, mentre la fama del biondino è invece proprio quella della “Furia Ceca”, del cavallo imbizzarrito e indomabile.

Cosa c’è di meglio, poi, in una lezione dedicata alla correttezza nello sport, che dire che le sue vittorie le sente tutte in egual misura, tutte vinte sul campo, sonosempre29 e stronzate varie? Già che c’erano potevano chiamare direttamente Moggi e Iuliano; il quadro sarebbe stato completo e decisamente più veritiero.

 

WEST HAM

Nella settimana che ha dato l’ufficialità (o quasi) del nuovo stadio (lo stadio Olimpico di Londra 2012, costruito a Stratford, pieno East End, sarà “ereditato” dagli Hammers), i nostri si ricordano di essere una squadra con un certo blasone, indegna di occupare l’ultimo posto in classifica. 3-1 al Liverpool e folla in tripudio. Agganciamo un trenino di squadre in penultima posizione e il futuro appare roseo e radioso come nemmeno nelle favole.

I’m forever blowin’ bubbles!

Di giustezza sul primo palo. Pifferaio Magico is back!

Di giustezza sul primo palo. Pifferaio Magico is back!

SIMPATICHE CANAGLIE

INTER-ROMA 5-3 

Dovremmo ormai esserci tutti abituati, e invece no: ennesima partita dei pazzi!

90’ che uno spettatore neutrale non esiterebbe a definire spettacolari, soprattutto nella prima frazione, e che premiano un’Inter che piano piano sta recuperando i suoi lungodegenti e torna quindi a somigliare alla squadra dello scorso anno. Si rischia davvero di cadere nel banale, ma essere ovvii non vuol dire contar balle: avere uno Sneijder come quello di ieri sera è leggermente diverso dall’avere chiunque altro in quel ruolo.

L’olandese trova subito il vantaggio e giostra sapiente nella posizione preferita di vertice alto del rombo, tornando a mostrare quel connubio di velocità “de capoccia e de zampa” che rende la manovra nerazzurra rapida e ficcante (sì, ho ingoiato il dizionario di Bruno Pizzul).

Il pari della Roma è una bella azione che però vede errori in serie dei nostri: T.Motta perde palla in ripartenza sulla nostra ¾, Zanna lascia crossare il loro esterno e Maicon dorme invece che spazzare in corner: quel panzone di Simplicio, che già ci purgò in un Parma Inter del 2004, fa 1-1.

A quel punto, come detto, la partita si fa ancor più bella, con occasioni in serie per loro e per noi. In quello che sembra un momento “sì” per la Roma, arriva però il gol di Eto’o, bravo a entrare in area dalla destra (per una volta) e a calciare col sinistro. Il loro portiere non è esattamente perfetto, e la palla va in buca.

Nell’intervallo si parte col “magnificat” del giUoco della Roma, contrapposto alle “azioni dei singoli” dell’Inter: la cosa ovviamente mi fa sogghignare compiaciuto. La ripresa subisce un drammatico cambiamento con il solito colpo di genio di “Fantocci” Burdisso: fallo da ultimo uomo su Pazzini e rigore+rosso inevitabile.

3-1 di Eto’o e Roma in 10 a metà ripresa dovrebbe voler dire partita chiusa. Non per me: ricordo un 3-1 cooi Lupacchiotti ai tempi di Cuper tragicamente finito 3-3, ma per fortuna Morfeo (ferale in quella come in altre occasioni) non gioca più e il passato non si ripete. Tanto più che Motta inzucca il 4-1 intorno alla mezz’ora e sembra davvero finita.

Se non fosse che, complici una punizia dubbia e un corner inventato, i nostri pensano bene di dormire il sonno dei giusti (vedi che Morfeo è ancora tra le balle?) e permettono un clamoroso 4-3 a 10 dalla fine.

Per chi se lo ricorda, lo stato d’animo è molto simile a Inter-Palermo dello scorso anno: da 4-0 a 4-3, e poi il gol liberatorio, allora di Milito, ieri del Cuchu, dopo che il loro portiere ha deciso di parare tutto il parabile e pure di più.

In ogni caso, vittoria e corsa al titolo più lanciata che mai, in attesa di nuove mirabolanti avventure dei nostri amabili psicolabili…

E’ COMPLOTTO

Seguo solo fino a un certo punto i commenti del “dopo”, complice intervista a Mourinho che invece mi vede adorante e con sorriso fisso tipo invasato seguace del santone di turno. Il poco che ho visto è comunque bastato a farmi prendere prendo atto dei seguenti punti:

1)    Il gol di Sneijder (rapidissimo nel destro-sinistro) è fortunoso (Bacconi, la Domenica Sportiva)

2)    Milito è sostanzialmente un pacco ed è depresso: e poi Milito gioca per la squdra, mentre Pazzini sì che è un finalizzatore (Costacurta e Mauro, Sky) (commento di Mario: e tutta la manfrina del “eh ma giocano solo coi singoli, non c’è gioco di squadra???”)

3)    Il rigore di Burdisso su Pazzini nasce da un’azione in cui c’era un fallo per la Roma (Liguori, ControInter)

4)   Sul 4-1 Eto’o dà una manata in faccia a (quella merda di) Taddei (più o meno tutte le moviole, salvo poi dire “mah, forse, insomma non si capisce”)

5)    Il bicchiere non è mezzo pieno, è mezzo vuoto (Sconcerti a Leonardo, Sky)

Morale (ovvia, ripetitiva, scontata, eppure sempre attuale): è crisi Inter.

Piccola chiosa per raccontare l’urto di vomito nell’inciampare su un’intervista fatta a Fra’ Nicola Legrottaglie su StudioSport (MeRdiaset): “avevo quasi firmato con un’altra squadra ma non ero convinto. Il giorno in cui avrei dovuto confermare questa decisione, un amico mi chiama dicendo che durante la sua preghiera ha sentito una forza e una voce che mi invitavano a temporeggiare, perché l’occasione migliore per me stava per arrivare: ed eccomi qui al Milan, di cui ero tifoso fin da bambino”.

Disgustomatico!

LE ALTRE

L’occasione sarà anche stata delle migliori, fatto sta che lui ha giocato 20 minuti per poi uscire con la testa spaccata, mentre il Milan in 2 partite perde 4 punti nei confronti dell’Inter. A Genova non va oltre il pari, mentre la Juve, in attesa del Derby d’Italia, spezza le reni al Cagliari con Matri ovvio protagonista. Il Napoli riprende la sua corsa battendo il Cesena in casa mentre la Lazio casalinga impatta col Chievo. Morale, siamo terzi a -5, con una partita da recuperare. Domenica come detto Juve-Inter, Roma-Napoli e Milan-Parma.

Certo, Valdanito Crespo potrebbe farci un favore, ma concentriamoci sulla nostra di partita e speriamo in bene.

WEST HAM

West Ham-Birmingham 0-1

Chiuso per lutto.

Uniti si vince. Se poi non si dorme, ancora meglio...

Uniti si vince. Se poi non si dorme, ancora meglio…

PICCOLI NANI INFAMI

UDINESE-INTER 3-1

 Diciamolo subito: sconfitta meritata, e purtroppo in una qualche misura prevista.

L’Udinese in questo momento è la squadra più veloce del West e, coppietta di punte terribili a parte, anche a centrocampo mostra rapidità e geometrie tali da far sembrare anche Pinzi un buon cursore. Mettiamoci la storia, che ci vede sempre sofferenti ad Udine, e la statistica, in agguato dopo 4 vittorie consecutive, e gli indizi per una partita da “cazzi acidi” c’erano tutti.

Quel che segretamente speravo era che le qualità friulane, innegabili, fossero però più adatte ad un gioco da trasferta –leggi: difesa e contropiede- e che quindi potessero essere in una qualche misura limitate proprio dalla minor intraprendenza udinese nel dover “fare” la partita. Speranza corroborata dalla buona partenza dei nostri, che timbrano dopo un quarto d’ora con Stankovic e giostrano palla sapienti e ficcanti.

Deki ha il piedino caldo e con un altro paio di tiri fa correre più di un brivido alla loro difesa. I problemi, insomma, non paiono arrivare dalla pur pesante assenza di Milito, bensì dalla ormai preoccupante mancanza di fosforo in difesa. Becchiamo tre gol che sono tre indici puntati contro l’intiera fase di “non possesso palla”.

Il loro pareggio arriva dopo un corner che si trasforma per un attimo in una nostra ripartenza. Peccato però che il “pivot” che deve far salire la squadra difendendo palla non sia Ibra, e nemmeno Julio Cruz, bensì Pandev, che si fa uccellare e fregare palla. La boccia finisce a Zapata (3 gol in seria A prima di oggi, nessuno di sinistro), che si ritrova in area, chiude gli occhi e spara forte sul primo palo. Ergastolo a Pandev, domiciliari per Castellazzi, se non altro per non mettere il cappellino a protezione del sole nel primo tempo.

Poco dopo c’è la punizia del 2-1: capolavoro di Di Natale, poco da dire, ma se ero sicuro io da casa che la palla sarebbe finita in quell’angolo, era così difficile prevedere la traiettoria e fare meglio? Dubbi, perplessità…

Sostanzialmente la partita per l’Inter finisce lì: qualche occasione, in realtà più frutto del caso che altro, e un rigore palese negato al Cuchu in  uno dei suddetti mischioni. C’è però da dire che loro nel corso della ripresa vanno più volte vicini al 3-1, trovandolo poi grazie alla ferale connivenza della strana coppia Cordoba/Castellazzi, col primo disattento a fare il fuorigioco e il secondo a esemplificare come non deve uscire un portiere: in quei casi vai deciso con le mani e il corpo, respingi e ti prendi il fallo a favore. Qui, invece, Domizzi (altro difensore) piazza la scarpata e chiude il match, col nostro purté preoccupato di non farsi la bua.

Più della brutta prestazione, la cosa che mi preoccupa maggiormente è il Q.I. medio della squadra: non è possibile che i tre diffidati (Cordoba, Chivu e Stankovic) riescano a farsi ammonire; e se il “giallo” a Cordoba, di mestiere difensore centrale, fa purtroppo parte dei rischi del mestiere, che dire del pestone ingenuo di Chivu a metà campo e ancor di più dell’inconcepibile  calcetto cattivello del serbo al minuto 93’, con partita stra-chiusa? Spero –invano- in multa esemplare quantomeno per Deki, che una stronzata del genere proprio non me la doveva fare.

Mercoledì quarti di coppa Italia a Napoli, a questi punto con i tre di cui sopra necessariamente in campo, e domenica altra partitaccia in casa col Palermo, con difesa e centrocampo da riassemblare per l’occasione, e con un Milito che, dato oggi per probabile, tornerà confinato alla panchina e poi alla tribuna nel corso della settimana.

La beffa finale sarà che domenica ci diranno “sarà pronto GIA’ per la prossima partita”.

Bentornato ottimismo, cominciavo a sentirne la mancanza…

 

E’ COMPLOTTO

Decido di farmi male da solo e, pur avendo l’opzione di telecronaca con Inter Channel, decido di sorbirmi la coppia Riccardo Gentile (core de Roma) e il Barone Causio, che a Udine ha chiuso la carriera da calciatore e iniziato quella da dirigente. Vi lascio immaginare la faziosità, con il condimento di tutte le statistiche possibili squadernate al solo scopo di farmi venir l’orchite a furia di toccarmi le palle (“L’Inter viene da 5 vittorie consecutive, L’Inter non perde a Udine da 8 anni, Guidolin non batte l’Inter da 9 anni”), con la beffa finale di sentirsi definire “la squadra campione di tutto, la compagine del Triplete, lo squadrone campione d’Italia-d’Europa-del mondo” solo sul 3-1 e dopo il fischio finale, tanto per sfottere un po’. In compenso gli idioti si accorgono del calcio a Cambiasso in area solo al 10° replay. Malafede senza fine.

 

LE ALTRE

Dopo i tre punti della Roma di Sabato, il nostro scivolone poteva francamente avere conseguenze più nefaste, se è vero che Juve e Lazio prendono un punto in due.

Napoli e Milan  vincono la loro partita e si staccano dal gruppone. La tabella-Mario, inaugurata con l’arrivo di Leonardo, è ancora in saldo attivo, ma nella giornata di oggi la previsione era di perdere 2 punti e non 3.

Campionato lungo, i conti si fanno alla fine, l’importante è la prossima partita. Scegliete voi la frase fatta più acconcia alla bisogna. Io dico solo che, più ancora della tanto invocata punta, sarei più fiducioso con un terzinaccio vecchio stampo e con un cervello nella media.

 

WEST HAM

Colpaccio sfiorato sulle rive del Mersey, con l’Everton che agguanta il 2-2 solo negli ultimi minuti. Sempre ultimi, seppur in compagnia, ma con una gara in più degli altri.

Il manager resta. Non che la cosa mi consoli. Continua la “contemplazione del nostro niente”.

Climax discendente: Inizia timbrando il 5° gol in campionato, finisce ammonito al 93'.

Climax discendente: Inizia timbrando il 5° gol in campionato, finisce ammonito al 93′.

 

SCAZZATI

WERDER-INTER 3-0

Dallo “Sfigati” di qualche settimana fa a Lecce e siamo passati a un meno equivocabile “Scazzati“.

Ieri sera credo di aver assistito alla peggior partita dell’Inter da quando la seguo con una qualche cognizione di causa (diciamo da metà anni ’80). D’accordo, tantissime assenze, manciate di esordienti allo sbaraglio, ma la pochezza complessiva è stata a mio parere allarmante.

Se Dio vuole ‘sto cazzo di Mondiale per Club è finalmente alle porte e così ci toglieremo il pensiero dalla testa, comunque vada.

Una società che punta il suo primo trimestre stagionale su due sole partite ha un concetto di “alea” evidentemente diverso dal mio. Sostanzialmente hai buttato nel cesso il campionato ancor prima della fine del girone d’andata, e ti appresti a un bagno di sangue in Champions a primavera (guardare la lista delle prime nel girone per avere conferma…).

Potrei fare copia incolla dei miei ultimi 10 interventi e ammorbare ancor di più i miei 25 lettori, ma preferisco porre l’accento su quello che mi sono convinto essere il principale difetto di questa squadra: la mancanza di convinzione.

Calando questo “macro-concetto” alla micro-realtà di ieri sera (“micro” in tutti i sensi), faccio presente che una squadra -il Werder- che nulla aveva da chiedere alla partita (ultimi nel girone, zero possibilità di agguantare il 3° posto valido per l’Europa League) ha fatto quel che ha voluto per un’ora e passa di gioco, stante l’assoluta passività dei nostri, veterani o pulcini che fossero.

E qui, mi dispiace, il difetto sta nel manico.

Vuoi preservare i titolari per Abu Dhabi, stante il tragicomico stato fisico della squadra? benissimo: allora, subito dopo la partita vinta col Twente, che ti ha dato la certezza del passaggio del turno, annunci urbi et orbi che a Brema porterai SOLO riserve e primavera. Zero titolari. Un premio per tanti ragazzi che in ogni allenamento sputano sangue e si meritano una serata speciale. Propaganda simile, chiedere ai cugini che in materia sono dei luminari.

La differenza? che la sconfitta -onestamente prevedibilissima ieri sera solo a leggere la formazione- avrebbe avuto un impatto molto minore sulla già abbastanza labile psiche dei “ragazzi”. Avresti risparmiato 90′ e una figuraccia al povero Cambiasso, centrale difensivo di emergenza visto l’immancabile KO fisico di Matrix a pochi minuti dal via. Il Cuchu è colpevolmente coinvolto in tutti e tre i gol tedeschi ma, come dire, gli vanno riconosciute tutte le attenuanti del caso.

Far giocare Eto’o un’ora e mezzo sottozero, per non fargli arrivare la miseria di un pallone, è un controsenso che non sfuggirebbe nemmeno a un decerebrato. Vedere Zanna che esce -precauzionalmente- per una botta, era qualcosa che onestamente non pensavo i miei occhi avrebbero mai visto.

Detta in altre parole: se vuoi davvero vincere il girone, vai a Brema con il miglior 11 possibile e non guardi in faccia a nessuno (questo è quel che avrebbe fatto Mourinho, per intenderci). Siccome però sapevamo che la nostra vittoria non sarebbe stata sufficiente, allora via col piano B: 2 settimane per caricare a pallettoni i ragazzi della primavera (“è la vostra occasione, vittoria o morte, non fa male, Rocky!“). Il mio sarà anche un discorso minimalista ma, ripeto, almeno avresti avuto meno difficoltà a gestire la settimana da qui al primo match negli Emirati.

Che, e lo dico davvero senza esagerare, sarà una partita cui prestare la massima attenzione. Che gli avversari siano coreani o sauditi cambia poco: con la convinzione messa in campo a Roma e a Brema (pari allo zero assoluto), qui si rischia di beccare da chiunque.

Chiunque.

A guardare le ultime esibizioni c’è poco da stare allegri; so benissimo che vincere una partita dopo aver perso quella prima (e quella prima-prima) può essere facilissimo (il blasone e la famosa “carta” dicono che l’Inter è più forte delle altre partecipanti al Torneo dell’Amicizia) ma anche molto complicato. La famosa “mentalità” non è una cosa che si costruisce da un giorno all’altro, e ho già detto che l’attuale allenatore mi pare tra i meno portati a quello che in termini aziendali verrebbe definito come “self empowerment“.

Giusto per non vedere tutto nero, e quindi per dare qualche pennellata di blu, ricordo a me stesso che quegli stessi giocatori fino a sei mesi fa erano una perfetta macchina da calcio, e che per quanto disastrosi siano stati gli ultimi tempi, non possono aver dimenticato tutto. Una competizione del genere di stimoli dovrebbe dartene a strafottere, quindi andiamocela a prendere e poi vediamo come aggiustare il troiaio che abbiamo combinato!

 

CRANIOLESI AL POTERE

E’ una variante leggerissimamente più autocritica del solito trafiletto “E’ COMPLOTTO” e riguarda la società Inter nel suo complesso. Sentire dichiarazioni (esplicite o implicite) che danno per scontata una sconfitta (o anche due) semplicemente non è da grande squadra. Se dirigenti vari fanno passare il messaggio che “mi aspettavo di perdere” stiamo freschi. In cuor tuo puoi pensare quello che vuoi, ma all’esterno petto in fuori e panza in dentro: sbaraglieremo il mondo contro tutti!

La ciliegina su questa torta alla merda ce la dà il “consulente dell’allenatore” che nel pre-partita definisce più volte il Mondiale per Club -traguardo al cui altare si è sacrificato come detto la prima parte della stagione- il “Mundialito”, la cui ultima edizione risale credo al 1983 e che era un torneo estivo paragonabile all’odierno Trofeo Berlusconi.

Fate voi…

...Per tanto così, era meglio far giocare quelli davanti..

…Per tanto così, era meglio far giocare quelli davanti..

SAN SIRO INTERCEDI PER NOI

INTER-MILAN 0-1

I giorni precedenti la fausta data del 22 Maggio (finale di Madrid), dissi ripetutamente che avrei barattato all’istante la vittoria della Champions con 5 anni di Inter allenata da Orrico e con Darko Pancev prima punta.

Siccome sono tra quelli che continuano a pensare che la coerenza sia segno di onestà e non di ottusità, confermo e sottoscrivo, anche se forse (lo ammetto) è solo un modo per soffrire di meno di fronte all’imbarazzante prestazione dei ragazzi, oltretutto nella partita che per definizione non-si-può-sbagliare.

E che infatti abbiamo sbagliato.

Diciamo le cose come stanno: il Milan ha meritato di vincere, e sono stati molto più vicini loro al 2-0 di quanto lo siamo stati noi al pareggio. Dinamica e marcatore del gol (Matrix in area cianghetta Ibra, che dopo 5 minuti segna sotto i miei occhi) sono la classica beffa. Niente di più scontato. Niente di più doloroso.

Siam sempre lì: mancherebbero 85’ e tempo per imbastire una reazione ce ne sarebbe a strafottere, ma l’impressione –e ancor più la realtà- è malinconicamente diversa. L’Inter è irritante nella sua ragnatela di passaggetti laterali, inutili e stucchevoli, e ancor di più è impotente quando si tratta di verticalizzare e –volesse mai il cielo- tirare in porta.

Una punizia di Sneijder sull’esterno della rete fa gridare al gol ma è solo un’illusione ottica (chiamiamolo miraggio và…); sarà l’unica occasione della partita.

Eto’o cerca di giocare su Abate (presto ammonito per trattenuta su di lui) e, malgrado riesca a saltarlo con una certa facilità, ha poi il problemino di dar palla a qualcuno che ne faccia un uso coscienzioso: hai detto niente…

Milito continua a essere il cugino di se stesso e il suo rimpiazzo Pandev se possibile è pure peggio.

Tocca a questo punto fare una doverosa endoscopia a Sancho Panza e iniziare a commentare il suo operato.

12 partite di campionato più altre 6 tra coppe varie sono sufficienti per un primo bilancio. Negativo, s’intende.

La squadra  -purtroppo- pare aver assimilato fin troppo il gioco di Mr Rafa, con un possesso palla ai limiti di Liedholm (per i miei gusti calcistici siamo in odor di bestemmia) e una sterilità offensiva preoccupante. In sostanza, giochiamo sempre come se stessimo 4-0: tieni palla e addormenta la partita. E questo, va detto, con gli infortuni e la stanchezza c’entra niente. Rafa le sue squadre le fa giocare così.

Arrivo però a dire che questa è a parer mio la caratteristica meno inquietante. Non mi piace quel tipo di gioco, non abbiamo i giocatori per farlo (prendi Xavi e Iniesta e poi ne riparliamo), ma non è che l’allenatore dell’Inter debba giocare come piace a me. No. Le due cose che a mio parere sono di una gravità inaudita sono l’ecatombe di infortuni (già detto, lo so…) e la poca sicurezza di quest’uomo, che si tramuta in scarso “appeal” sui giocatori.

La partita di ieri in questo senso è paradigmatica: per tutta settimana il rientro di Julio Cesar viene dato per scontato, quello di Cambiasso tra il possibile e il probabile. Morale: non gioca nessuno dei due. E va beh, non avranno recuperato. Fin qui poco da imputare al Mister (tutte le madonne invece al preparatore atletico, ma lasciamo stare). Quel che trovo allucinante è che i due in questione vengono portati in panchina, quindi teoricamente pronti ad entrare. Ora, se un titolare fisso (Cuchu e ancor di più JC, visto il ruolo) non parte dal 1’ minuto è perché non sta bene. E se non sta bene non c’è alcun motivo per portarlo in panchina. E’ lo stesso ragionamento visto già altre volte in stagione: sei mezzo rotto e dovresti stare in tribuna; ma ho i giocatori contati, quindi ti porto in panca just in case, sperando però di non doverti far entrare.

Quanto di più cervellotico e demente esista sulla terra.

E difatti, quando alla mezz’ora di stira il giovane Obi (non il pluritrentenne reduce da Triplete e Mondiale, Obi, alla 5° presenza in Serie A) il minuetto in panchina è imbarazzante: prima in fretta si prepara Pandev, poi in fretta-in fretta Sancho cambia idea e chiama il Cuchu, alla fine in fretta-in fretta-in fretta entra Coutinho. Che credibilità può avere agli occhi della squadra uno così? Ho capito che hai mille infortunati, ma in quei momenti non puoi titubare: scegline uno e via con quello.

Tanto per mantenere la media, a fine primo tempo Milito si stira per la 45esima volta negli ultimi 3 mesi, ma l’ingresso di Pandev come detto non cambia di una virgola la pericolosità offensiva della squadra, che resta assai prossima allo zero.

Siamo a più di 30 infortuni da inizio stagione (Matrix nella ripresa finisce KO dopo scontro ruvido con Ibra), di cui ben 20 di natura muscolare: il record di Alfano era 23 -in tutto l’anno però- : con questi numeri la proiezione a fine stagione sfiora la tripla cifra.

Detto questo, resta poco altro, se non la prevedibilissima prestazione di Tagliavento, impeccabile nell’assegnare il rigore (solare) dopo 5 minuti, e altrettanto solido nel non espellere Gattuso a fine primo tempo e nel non ammonire un altro paio di rossoneri durante la partita. Inevitabile quanto ingenua la seconda ammonizione di Abate.

Morale: la stagione per quel che mi riguarda è andata. Siamo a meno 6, quarti a pari merito, con metà squadra fuori per infortunio e l’altra metà che cammina in campo.

Firmerei adesso per vincere il Mondiale per club e arrivare nei primi tre.

 

LE ALTRE

La Juve impatta con la Roma, con il gentile Rizzoli che non vede un rigore solare di Chiellini su Mexes e i gobbi che osano pure protestare per il “mani” di Pepe che porta al pareggio di Totti su rigore. Ma come: abbiamo gridato allo scandalo per una settimana dopo il mancato fischio contro Boateng in Milan-Palermo e adesso contestiamo un episodio identico?

La Lazio batte il Napoli e rimane seconda a un’unghia dal Milan. Siamo ridotti a tifare gli aquilotti…

 

Niente “E’ COMPLOTTO”, chiuso per lutto.

 

WEST HAM

Insulso pareggio col Blackpool in casa. Still bottom of the table.

Hard Times, my friend…

l'Accozzaglia

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