STAGIONE 2014/2015

Ok. Cominciamo!

Solita scaletta: Società, Mister, Squadra, Maglia, Media, balle varie. Soprattutto balle varie…

 

SOCIETA’

E’ decisamente il cambio più radicale rispetto alle stagioni passate. Thohir ha adottato l’atteggiamento da me auspicato: una sorta di rivoluzione ragionata. La prima testa a cadere o, se preferite, il primo deretano ad essere schiavardato dalla cadrega, è stata quella di Branca, subito dopo il mercato di Gennaio. Era di fatto già stato esautorato nel momento in cui Ausilio (con la connivenza di Fassone) aveva prodotto il papocchio Guarin-Vucinic.

Il Cigno non è rimasto solo a lungo, e forse nemmeno era l’unico con un contratto a tempo indeterminato, caso più unico che raro in quel mondo: tra i volti noti, sono stati gentilmente accompagnati all’uscita il medico Franco Combi, la responsabile web Susanna Wermelinger, il vicepresidente Stefano Filucchi. in tutto oltre 30 dipendenti in meno.

Il Top Management è stato popolato da professionisti del settore, poco noti al mondo del calcio ed in buona parte stranieri. Se la loro competenza tènnica dovrebbe lasciare pochi dubbi, i reali frutti di questa semina saranno oggetto di spasmodica attesa e conseguente valutazione nei prossimi mesi.

La sensazione di chi scrive è che si sia finalmente voltata pagina, abbandonando la gestione familiare e simpatttica per una strada votata maggiormente alla professionalità ed alla meritocrazia. Eventuali e malaugurati fallimenti non saranno oggetto di alibi e scaricabarile come troppe volte in passato, e chi dovesse sbagliare non tarderà a pagare.

 

MISTER

Doveva rimanere ed è rimasto, altro segno di discontinuità col passato. Aldilà delle giuste e doverose dichiarazioni di facciata, non so se Mazzarri trovi davvero il gradimento tecnico di Thohir -per inciso: non sono nemmeno sicuro delle competenze tecniche di Thohir, quindi il gradimento potrebbe semmai essere relativo ad altri parametri quali l’appeal mediatico, sul quale il labronico non è esattamente un fuoriclasse-: ad ogni modo, bene ha fatto a difenderlo e a prolungargli il contratto di un altro anno, in modo che lavori con la giusta tranquillità (intesa come esistente ma non esagerata) e faccia il possibile per centrare quel terzo posto che -onestamente- avrebbe del miracoloso.

Il ragazzo non era e continua a non essere un arringa-folle, nè un animale da palcoscenico, ma mi sono stancato di scrivere che in queste circostanze le priorità sono altre. Voglio che sia lui a fare da traghettatore, a riportarci nell’Europa che conta, per poi magari essere sostituito da Simeone, ancor più magari accompagnato da un Cuchu alla prima esperienza da vice allenatore.

Scendendo dalle nuvole e tornando all’oggi, avanti tutta col Miste’, nella speranza di vedere sempre più di rado spettacoli quali Torino-Inter: la vedo dura, e non solo per colpa sua.

 

SQUADRA

Il macro-capitolo comprende la rosa a disposizione ed il percorso che l’ha generata (per il volgo: il Calciomercato). Come già da un po’ di tempo, le priorità erano economiche e non calcistiche, e questo frustra in partenza un certo numero di potenziali acquisti.

Se fossi un ragioniere sarei più che soddisfatto del risultato raggiunto: il monte ingaggi è calato drasticamente, forse fin troppo se si ragiona con la fallace equazione “più ti pago più sei forte”. Ciononostante, la qualità complessiva è quantomeno analoga all’anno scorso: posto che l’anno scorso i totem argentini sono rimasti per buona parte più un nome che un reale fattore in campo, la rosa 2014/2015 non è sulla carta inferiore a quella della stagione passata (per quel che possa valere “la carta”).

Ragionando da tènnico, invece, il mio giudizio inizialmente postivo ha subìto un brusco raffreddamento nel corso dell’ultimo giorno di mercato, allorquando non si è riusciti a liberarsi del vero pacco -Guarin- sostituendolo con una punta esterna. Comprendo le esigenze monetarie, all’insegna dell'”uno esce – uno entra“, ma se davvero Bonaventura -e forse anche Biabiany?– erano disponibili in prestito con diritto di riscatto, non condivido il loro mancato arrivo.

La ratio può essere la volontà di recuperare Guarin, anche solo per renderlo più appetibile in vista delle prossime finestre di mercato: in questo senso, il mancato arrivo di una quarta punta gli darà un poco di spazio là davanti (che riesca a sfruttarlo a suo favore è tutto da vedere).

Ritengo però che affrontare Campionato e Europa League con tre soli attaccanti, di cui uno 32enne, uno attualmente acciaccato e l’altro ancora pubalgico seriale, sia un rischio serio, stante anche la vena non proprio prolifica dei nostri centrocampisti (Kovacic per ora segna solo ai dilettanti, Hernanes in 6 mesi ha fatto 2 gol, gli altri non segnano mai… Bei tempi quelli dei 4 gol all’anno del Cuchu, 5 di Thiagone e Wesley e 6 di Stankovic!). Morale, non arrivo a rimpiangere gli addii o arrivederci di Botta e Alvarez, di cui abbiamo imparato a conoscere pregi e difetti -con la bilancia che pende maligna verso i secondi- ma una minchia di punta decente (per usare la mia aulica definizione di qualche tempo fa) doveva arrivare.

 

MAGLIA

Verrebbe da dire “chiuso per lutto” e non aggiungere altro, chè le immagini dicon tutto.

Conte Mascetti: “Io non ho parole” Professor Sassaroli: “Io le ho, ma è meglio che non le dica” Barista Necchi: “Io c’ho un nodo qui… che mi vien da vomitare”

Mi limito a ringraziare la tempesta di cervelli che ha generato quel che blogger assai più credibili del sottoscritto hanno correttamente definito “un pigiama”. Tanto per smentire ancora una volta la facile e fuorviante vulgata per cui “‘sto qua arriva dall’Indonesia, non sa un cazzo dell’Inter e va che maglia ci ritroviamo“, sveliamo qui il segreto di Pulcinella, senza nemmeno bisogno di dover fare il nome -prevedibilissimo e simpatttico- dell’ “assassino”.

Non mancano poi gli ancor-più-complottisti-di-me, secondo i quali il Sig Massimo si sarebbe prestato a far la figura dell’utile idiota, assumendosi la responsabilità di una scelta targata invece Thohir, in modo da lasciare immacolato il neo-Presidente.

Ipotesi affascinante, ma non credo… E comunque basterà aspettare la maglia dell’anno prossimo e trarre le dovute conclusioni.

Della seconda, di maglia, posso aver da ridire su nomi, numeri e sponsor rossi, là dove un blu sarebbe stato decisamente più fedele alla linea, ma per il resto è onesta. In conclusione, ecco il giudizio critico e il voto:

voto maglia away 2015voto maglia home 2015

 

 

 

 

 

 

 

MEDIA

1. Parto da roba per addetti ai lavori, e cioe’ dall’intervista al curatore del restyling dell’immagine dell’Inter. Roba facilmente derubricabile a “ma tanto ‘ste robe qua non ci fanno mica segnare più gol“. Inevitabile dire che non la penso esattamente così: ovvio che I piedi del Kuz non si raddrizzano con uno stemma più grosso, ma almeno sentire che qualcun altro ragiona come il me-complottista-e-accerchiato fa sentire meno soli. Leggete qui:

“Quando tu vedevi in TV Inter-Milan nella grafica c’era sempre il logo del Milan più grande, perché il logo dell’Inter veniva rimpicciolito in modo da farci stare dentro la stella. Il fatto di averlo ridimensionato non è una cosa che ti fa vincere lo scudetto, su questo siamo d’accordo, però contribuisce a rafforzare l’immagine del club. Un’altra cosa che abbiamo standardizzato è legata al nome: da ora in poi i media, compresi quelli stranieri, dovranno scrivere Inter Milano e non Inter Milan. Sono piccole cose, ma per un tifoso sono importanti.”

Musica per le mie orecchie malate…

2. Passando all’ultima sessione del Calciomercato, onestà mi impone di dire che i nostri non sono stati troppo schiaffeggiati dai pennivendoli della penisola, forse troppo occupati a santificare neo-allenatori che simulano anche in panchina e a rimettere dietro alla lavagna il discolo che per un anno e mezzo avevano cercato di far passare come ragazzetto vivace ma tanto simpatico. Plausi più o meno unanimi ad Ausilio che “ha fatto quel che ha potuto”, senza nemmeno troppe critiche (lì come detto meritate, secondo me) per il mancato guizzo finale.

Non che questo basti a ipotizzare una parvenza di onestà intellettuale, se è vero -com’è vero- che le favolette zuccherose del Geometra su contratti firmati tra le lacrime e giocatori furbescamente scippati ai cugini sono state ingoiate e prontamente copincollate da tutti, senza un minimo di coscienza critica, del tipo “com’è che tutti quelli che comprate volevano-solo-il-Milan e sono bravi-ragazzi-tifosi-rossoneri-fin-da-bambini?” e senza nemmeno un pleonastico controllo delle fonti.

Non per chissà quale motivo, magari solo per capire che, invece che sfottere, forse sarebbe stato il caso di ringraziare chi ti ha lasciato spazio per rimediare alla colossale figuraccia fatta con Biabiany, fotografato di rossonero vestito e poi rispedito al mittente.

3. Talmente fuori luogo da palesarsi per prevenuta la polemica di Bargiggia (di cui ricordiamo la massima del 2009 “non si può cedere Acquafresca e prendere Milito”) sul settore giovanile dell’Inter, anche quello infarcito di stranieri che costano un sacco e tolgono posto ai nostri giovani. Rimando anche in questo caso altrove per una puntuale e puntuta replica a queste fandonie, anche se mi piacerebbe che fosse la nuova Dirigenza a cominciare a restituire questi ceffoni mediatici.

4. Infine, triste quanto prevedibile il diverso trattamento riservato a due grandissimi del calcio del passato, venuti a mancare in anni diversi ma casualmente entrambi ai primi di Settembre.

Doverosi e condivisibilissimi i tributi a Gaetano Scirea, giustamente ricordato e celebrato da Platini, Zoff e tanti altri a 25 anni dalla scomparsa.  Assordante invece il silenzio -se non su testate e siti neroblù- sull’anniversario della scomparsa di Giacinto Facchetti, evidentemente caro a tutti ma… “con la divisa di un altro colore“.

 

BALLE VARIE

Confesso di non sapere che valenza dare all’ultima notiziola di questa sbrodola: su forte insistenza del DG Fassone, l’Inter ha un nuovo addetto agli arbitri (ammesso che prima ne avesse uno): si tratta dell’ex arbitro Romeo, dimissionario dalla CAN negli ultimi mesi, evidentemente in polemica con il “sistema” omertoso cui è appartenuto per anni.

De panza, non sono contento di avere un ex-arbitro tra i dirigenti: non rinnego le mie certezze, e so quanta e quale parte abbiano avuto i fischietti nostrani nelle sconfitte -e perfino nel (cercare di ostaolare) le vittorie!- dei nostri eroi in braghe corte.

Fatta la doverosa professione di fede, sono curioso di capire che ruolo rivestirà e, soprattutto, pagherei oro per fargli quelle due o tre domande sul succitato “sistema” che spero proprio Fassone & co. non mancherà di porgergli.

A meno che non si abbia paura della risposta…

AMMAZZIAMO IL GATTOPARDO

TORINO-INTER 0-0

Chè certe cose, come ben sappiamo, qui in Italia non cambiano mai.

E quindi, per ora, non basta aver ribaltato la Società come un pedalino, aver fatto una campagna acquisti logica e aver ceduto buona parte dei “pacchi” accumulati negli anni precedenti: tempo 20 minuti e ti fanno capire che qui, tanto, non cambia mai niente.

Sono tifoso, voglio bene alla mia squadra, pur riconoscendone i limiti, palesati a più riprese anche ieri sera: detto ciò, il rigore regalato al Toro è l’ennesima dimostrazione della noncuranza degli arbitri nei nostri confronti.

In realtà il lemma “noncuranza” non è nemmeno il più appropriato, vista la sistematica ripetizione di episodi simili a testimoniare quel che sarebbe meglio definire un vero e proprio accanimento. Vedasi espulsione di Vidic al 93′ tanto per ribadire il concetto.

Queste le notizie salienti della serata. Poi, e solo poi, possiamo parlare di un’Inter dai soliti difetti: regaliamo il primo tempo ai granata, con Handanovic a tradurre in sloveno l’adagio meneghino “San Giuann fa minga ingann” e respingere il rigoraccio tirato da Larrondo, presentiamo un centrocampo con Medel e M’Vila a far da cagnacci, ma con Hernanes e Kovacic assenti ingiustificati e Icardi in versione puntero solitario e inconsolabile.

Solo un poco meglio la ripresa, anche se le fasce smettono di stantuffare, grazie all’ingresso del Gionnidepp de noantri. Osvaldo quantomeno si sbatte (perdendo addirittura l’elastico per i capelli!) e qualcosa là davanti si muove. Nell’occasione più ghiotta per i nostri, proprio il numero 7 non riesce a uccellare il portiere in uscita col tocco sotto, e sulla carambola che si genera Icardi è lento a girarsi mentre Medel è anticipato all’ultimo dallo scivolone alla disperata di Gazzi, il quale prende senz’altro la palla, ma compiendo un intervento molto più “rigorabile” del tocco di Vidic nel primo tempo.

Ovviamente qui il prode Doveri lascia -giustamente- correre.

Lasciando ad altro post una disamina complessiva sulla rosa, nuovi arrivati compresi, posso per ora dire che le fasce sono presidiate da onesti pedatori sostanzialmente intercambiabili tra loro. Quattro buoni giocatori sono meglio di due ottimi e due sufficienti? Per me -ovviamente- no, ma pare che il figlio di Brehme non fosse in vendita…

Mazzarri, aldilà della facile, prevedibile, masochista e quindi tipicamente interista ironia cui è sottoposto, sbaglia a mio parere nell’impostazione iniziale del match. Non discuto sulla limitata autonomia di Osvaldo, ma avrei preferito iniziare a tutta e poi gestire a gara in corso, piuttosto che cominciare il match al 10′ della ripresa. Oltretutto, il poco mostrato da Hernanes si è visto proprio quando ha arretrato il raggio d’azione, allineandosi al Pitbull Medel e lasciando Kovacic in appoggio (teorico) alle due punte.

Morale, vespri e novene quotidiane per la guarigione di Palacio, la cui mancanza ieri si è sentita e non poco.

Assenti a parte, abbiamo confermato un altro pericolo: una delle poche squadre brillanti nelle partite estive -noi- ha toppato l’esordio, mentre ovviamente accozzaglie di Meravigliuosi e partenopei ancora in lutto hanno beneficiato dei gentili regali della Dea Bendata.

Ma al posto di “Dea”, non potremmo iniziare a chiamarla col suo vero nome (Baldracca)?

 

LE ALTRE

Se infatti le vittorie di Juve e Roma erano prevedibili (la prima) o quantomeno possibili (la seconda), il Milan regola la Lazio con un 3-1 meno rotondo di quanto si pensi. Un ottimo El Sharaawi fa giocare bene addirittura Honda e Muntari, al resto pensa il prode Tagliavento che si esibisce in un grande classico: rigore-per-il-Milan-a-stretti-termini-di-regolamento. Vero che è il 3-0, ma a quel punto la Lazio il suo di gol lo fa, e al 90′ sbaglia pure un rigore (solare stavolta…). Insomma, in quanto fazioso antimilanista, nessuno mi toglie dalla testa che i 3 punti siano stati generosamente omaggiati dalla “Dea” di cui sopra, in collaborazione con “Cutwind”.

Il Napoli invece pesca i tre punti al 95′: vedo solo i gol, quindi non posso argomentare più che tanto sulla legittimità della vittoria. Resta un peccato dover già rincorrere, in una giornata in cui non abbiamo giocato bene, ma dove non ci è nemmeno andata bene.

Essailanovità

 

E’ COMPLOTTO

Lele Adani santo subito. Il coriaceo ex difensore, ottima spalla tecnica nonostante il ruspante azzento modenese, zittisce gli insistiti tentativi di beatificazione di Pippo Inzaghi, silenziando il collega di microfono e dicendo sostanzialmente: “non diamo a Inzaghi più meriti di quelli che ha, non diciamo che è maniacale nell’attenzione di certi particolari: lo sono e lo devono essere tutti gli allenatori di Serie A!”.

Odioso Superpippa quando si fionda in campo a festeggiare il 2-0 di Muntari: è più forte di me, non mi è tollerabile.

Per il resto, non esistendo la via di mezzo, noto come tutta la critica picchi duro sulla pochezza dei nerazzurri contro il Toro, relegando a pura noticella di cronaca il pessimo arbitraggio di Doveri. E’ ovvio che la nostra prestazione non sia imputabile all’arbitro, ma, lo ripeto ancora una volta, dovrebbe essere sufficiente giocare contro l’avversario e contro i propri limiti.

Noi no. Contro tutti e tutto.

WEST HAM

Brutta sconfitta casalinga contro il Southampton: dopo le prime tre partite siamo a 3 punti (due perse, una vinta).

It’s gonna be a looong journey…

"Sdraiato sopra un prato mi domandai dove fossi capitato!" (cit.)

Vidic: un rigore fantasioso e un’espulsione assurda all’esordio in campionato.  “Sdraiato sopra un prato mi domandai dove fossi capitato!” (cit.)

 

TIKI TAKA DE STOKA

Lungi da me l’idea di voler maramaldeggiare su una squadra fisiologicamente arrivata alla fine di un ciclo mariano, vorrei dire due robe a margine del cosiddetto “crollo degli dei” cui abbiamo assistito nell’ultima settimana.

Pur non amando lo stile di giUoco espresso dagli spagnoli, non ho alcun problema ad affermare che la squadra che abbiamo visto in questi anni ha vinto con pieno merito due Europei ed un Mondiale, roba che -andando a memoria- non credo sia mai riuscita ad altri.

Come tutte le cose belle, anche questa squadra è arrivata al capolinea. Applausi per le vittorie e inevitabili pernacchie dei tanti sconfitti nel corso degli anni, che ora assaporano il dolce gusto della vendetta.

Fine dell’ovvietà politically correct.

Mo’ inizia il succo: il parallelo tra crollo iberico e crollo catalano/barcelonista è sotto gli occhi di tutti, con Piqué, Jordi Alba, Xavi, Sergi Busquets e addirittura Don Iniesta (il solo ad essere sostanzialmente incapace di giocar male) tutti drammaticamente sotto i propri standard di rendimento.

Non che Casillas, Sergio Ramos, Xavi Alonso e Diego Costa abbiano fatto meglio, sia chiaro; qui però mi serve isolare la componente blau-grana per smontare uno dei tanti, troppi luoghi comuni con cui ci si gingilla parlando di calcio: l’importanza di uno zoccolo-duro-di-nazionali attorno al quale innestare le splendide eccezioni straniere.

Essendo tifoso del Football Club Internazionale, che deve origini, blasone e vittorie proprio al concetto di internazionalità, la frasetta citata poco fa non può che farmi sorridere.

Come già ho sottolineato altre volte, la costanza di vittorie del Bacellona, la conseguente abitudine ad applaudirne qualsiasi mossa “a prescindere”, la prostituzione intellettuale e la incapacità di vedere i pur esistenti modelli alternativi, hanno portato questa massima ad assurgere ad assioma inconfutabile.

Ovviamente la vedo in un altro modo. Ovviamente sono convinto di aver ragione.

Esattamente come il gioco di squadra, paragonato alla prodezza del singolo, non è per forza un modo migliore per raggiungere la vittoria, così la famosa cantera non è di per sé garanzia di successo.

Abbiamo avuto una palese dimostrazione di ciò nelle due partite giocate dalla Spagna: tanto con l’Olanda quanto con il Cile gli uomini di Del Bosque hanno continuato ad avere un maggior possesso palla, ma hanno subìto da entrambe le squadre decine di sifulotti (termine tecnico scelto al posto del più pertinente “contropiede”, per non scandalizzare quanti vedono nel succitato lemma una blasfemìa calcistica) che l’hanno portata al tracollo.

Parallelamente, la favola dello zoccolo-duro-di-nazionali ha mostrato il suo beffardo rovescio della medaglia: il blocco barcellonista, reduce dalla sua peggior stagione degli ultimi anni, ha riversato in Nazionale tutta la propria insipienza, dando un corposo contributo alla repentina eliminazione dei Campioni in carica.

Un investitore finanziario sa che la prima regola che deve seguire nel proprio lavoro è quella di differenziare il rischio. Ora, posto che finanza e calcio non dovrebbero avere nulla a che fare l’una con l’altro, secondo me l’approccio è saggio e replicabile.

Affidarsi ad un’unica fonte, di soldi così come di calcio, ti rende ostaggio della stessa. Finchè va, ficata vera. Quando non va, cazzi amari.

E’ ovviamente troppo presto per capire se gli stranieri del Barcellona, lontani dall’ex oasi -ora pantano- del tiki taka confermeranno le prime buone indicazioni, ma è un fatto che Alexi Sanchez contro i suoi compagni di Club sembrasse di un altro pianeta, e che Messi e Mascherano abbiano quantomeno fatto una discreta prima partita .

Come a dire che, lontano dall’area di “contagio”, il singolo può ancora salvarsi (crociati del calcio totale e nemici della prodezza-del-singolo-campione-che-maschera-i-problemi-di-giUoco: fucilatemi).

Lasciando stare l’Inter del lustro d’oro, parlando della quale non sarei obiettivo, noto come il Bayer di Hitzfeld l’anno scorso abbia beneficiato -eccome!- di Robben&Ribery, e come lo stesso possa dirsi del Real di quest’anno, che a Cristiano dovrebbe innalzare un monumento, ma che a Bale, Di Maria, Marcelo e Benzema almeno un grazie glielo deve!

Tutta sta pippa mental-telematica, al solito, non per fare lo stesso errore di Sacchi e compagnia (ebbene sì, ce l’ho ancora con il Vate di Fusignano e la sua ossessione per i soldatini nati tutti nello stesso posto e tutti corti-umili-intensi): non voglio inneggiare alla multietnicità come one-best-way per avere successo, nè imporre il paradigma della difesa-e-contropiede come dogma da preferire al palleggio iberico.

Voglio solo dire che ogni moneta ha due facce, e che dopo tante teste, stavolta è uscita croce.

Adiòs Espana; hasta la proxima.

Immagine

LE TEMUTISSIME PAGELLE – 3

E ora, inevitabilmente, vengano alla lavagna attaccanti e Mister.

Sarebbe bello che i voti all’insegnante li dessero proprio gli studenti (nel segreto dell’urna, Mazzarri non ti vede ma io sì!) ma, in mancanza di ciò, provvedo io in subordine.

Andiamo però con ordine e diamo gli ultimi numeri:

BOTTA RUBEN: Arrivato in sordina, se ne va in sordina, dopo aver fatto vedere qualche dignitoso quarto d’ora. Ad ogni modo, per lui vale il segno di interpunzione usato nei tabellini della pallacanestro per indicare educatamente il giocatore che non ha segnato punti: “virgola”.
Credo si tenterà di venderlo e, non riuscendoci, verrà dato in prestito.

Voto: n.g.

 

ICARDI MAURO: La classica frase fatta della medicina applicata al calcio: brutta bestia la pubalgia. In effetti il ragazzo comincia a giocare con continuità solo dopo Natale, e per quello il suo lo fa. Come detto più volte, siamo al cospetto del nostro Balotelli (inteso come minus habens neuronico dotato di buoni piedi e di innato talento a rotolarsi nel guano mediatico), più o meno forte di SuperMario è qui irrilevante. Certo, Milito è (stato) un’altra cosa, calcisticamente e umanamente, ma questo passa il convento e con questo dobbiamo andare avanti. Una decina di gol in mezza stagione sono un buon bottino; l’improbabile arrivo di un grande centravanti gli dà la quasi certezza di partire titolarissimo a Settembre, avendo avuto l’estate a disposizione per riposarsi (Wanda Nara permettendo).

Voto: 7- (il “meno” è di stima)

 

MILITO DIEGO: Duole dirlo, ma l’ultimo Principe degno di tale nome si è rotto il crociato a Febbraio 2013 in un’inutile partita di Europa League: il suo fisico claudicante mal si concilia col gioco fatto di finte e scatti nel breve, sui quali vanta una dozzina di brevetti, motivo per cui la doppietta al rientro contro il Sassuolo, in una calda giornata di fine estate, è stata la triste e vera passerella d’onore di un grandissimo attaccante. Sempre convinto che avrebbe potuto fare un’intera carriera ad altissimi livelli, e non solo gli ultimi 5 anni.

Voto: 5 (perdonami Diego…) (10 alla carriera) (0 all’accozzaglia di craniolesi che nel 2010 non lo inserì nemmeno tra i 50 candidati al Pallone d’Oro, dando la conferma non richiesta che il complotto ai nostri danni è mondial-giudo-pluto-cratico).

 

PALACIO RODRIGO: Una mezza spanna sotto il miglior Milito. Ciononostante, un altro grandissimo giocatore che, quest’anno come l’anno scorso, si è più volte caricato la squadra sulle spalle mietendo gragnuole di gol (17 in Campionato + 2 in Coppa Italia) e facendosi quel che tecnicamente si chiama “culo quadro”. Anche lui come il connazionale è arrivato al grande calcio europeo alla soglia dei 30 anni, e temo che la prossima sarà l’ultima stagione “a tutta” che gli potremo chiedere. A differenza del più giovane collega pubalgico, El Trenza giocherà i mondiali, motivo per cui è più che necessario un “rinforzino” in quel settore in sede di mercato.

Voto: 7.5 (mezzo voto in meno per la treccina che, accentuandosi la pelata, è sempre meno proponibile).

 

COMPITI PER LE VACANZE

Il figlio di Paul Ince conferma la bontà dei miei sentimenti agrodolci nei suoi confronti, avendo il ragazzo sentitamente ringraziato per l’interesse ma rifiutato il trasferimento sulle giuste sponde del Naviglio.

Come già accennato, ad oggi inizieremmo la stagione con i soli titolari (Palacio+Icardi) e nessun altro: ovvio che servano 2 acquisti, di cui uno tecnicamente all’altezza della succitata coppia argentina. Essendo “bassine” le probabilità di arrivare a pezzi da novanta quali Levandowski, Suarez, così come Torres e Dzeko, il nome su cui puntare forte mi pare quello del Chicharito Hernandez, apparentemente chiuso al Man Utd dalla coppia Van Persie-Rooney, e senza nemmeno la motivazione del “beh, magari gioco in Champions League“, visto l’anno sabbatico dei Red Devils per la prima volta da millemila stagioni. Il ragazzo, similmente a Palacio, agisce meglio da seconda punta ma è comunque capace di stare nel mezzo, pur essendo tutt’altro che un colosso. Potrebbe cioè giocare in coppia tanto con Icardi che con Rodrigo, e i miei sogni bagnati arrivano a ipotizzare addirittura un tridentone nelle partite in cui proprio “non vuole entrare“.

Oltre al messicano, l’ideale sarebbe stato proprio il giovane Ince, oggetto misterioso da scoprire ed eventualmente far maturare nel corso della stagione. Sfumato l’ex asmatico albionico, punterei su un prospetto simile, nella speranza che l’intuito calcistico di Ausilio possa risultare più sviluppato delle ultime versioni del Marco Branca style. Ammetto però qui la mia ignoranza in materia.

Sono dubbioso su un ritorno di Biabiany, che in contesti come Parma pare poter dare il meglio di sè, ma che non vedo altrettanto positivo alle nostre latitudini. Oltretutto, uno così lo paghi e non poco: a posto così, grazie.

 

ALLENATORE

Nella critica pressochè unanime a scherarsi contro Mazzarri trovo conferma dell’aspetto più masochista e tafazzoide del tifoso interista. Nonostante la mezza dozzina di allenatori inanellati nelle ultime stagioni (con i dimenticabilissimi risultati raggiunti), siamo ancora qui a vaneggiare dell’uomo forte, capace da solo di risolvere tutti i nostri problemi.

Ecco perchè vedo forti e preoccupanti analogie tra i miei colleghi tifosi e l’italiano medio: facile invocare l’arrivo di “quello bravo”, comodo delegare a lui la risoluzione del troiaio che si avviluppa su se stesso da anni. Leggermente più difficile, sfidante e impegnativo mettersi in gioco, rivedere a fondo gli aspetti del problema, siano essi schemi difensivi o corruzione e incompetenza politica a tutti i livelli.

Mi taccio immediatamente, non volendo aprire voragini di demagogia che rifuggo come poche cose al mondo. Torno al Mister, solo per confessare che nemmeno a me fa impazzire, e che, nonostante tutto, non possiamo permetterci un ennesimo anno zero, una ennesima rifondazione, un’ennesima stagione buttata in partenza. Bene ha fatto Thohir a confermarlo, bene farà (perchè lo farà vero?) a comprargli i giocatori da lui richiesti, bene farà a supportarlo per tutta la stagione, facendo per una volta capire a tutti (giocatori in primis) che la società è stretta e compatta a fianco del proprio Mister.

I conti si faranno alla fine.

Vogliamo smetterla con la versione di Mazzarri chiagne-e-fotte? D’accordissimo, detto-fatto: esaudire quanto più possibile i suoi desiderata sul mercato e consegnargli una squadra che gli impedisca di ripetere scempi quali “i giovani me li sono trovati, la squadra era già bell’e pronta quando sono arrivato“. Gli si dia la macchina che vuol guidare lui, lo si faccia viaggiare in santa pace, senza dirgli ogni 200 metri “gira di qui, no vai di là” come farebbe una suocera petulante. Arrivati a destinazione, nel caso, ci sarà modo di giubilarlo con un pernacchione o innalzargli altari e inni di gratitudine sempiterna.

Bon, gli ingredienti son tutti nel pentolone, e quello che dovrebbe venir fuori è una roba del genere:

Reasonable Wishlist

Reasonable Wishlist

Sono stato parsimonioso e prudente, mettendo i due acquisti verosimilmente più cari (Chicharito e Zuniga) fuori dai titolari -il che più o meno vuol dire “tanto non arrivano“- e inserendo mezzi giocatori (vedi Andreolli e Khrin) buoni solo per aver fatto il settore giovanile tra Interello e la Pinetina.

Mi accontenterei di vedere l’11 disegnato sul tappeto verde  e qualche rincalzo all’altezza (non so ad esempio quanto alla lunga Ranocchia riuscirà a vincere il ballottaggio con JJ e Rolando).

Non resta che goderci l’ennesima edizione estiva del Calciominchiata, a far da contrappunto ai Mondiali, e veder quel che ne esce.

Tremate.

 -fine-

LE TEMUTISSIME PAGELLE -2

IU PENSU CHE U SCENTRUCAMPU

E dopo le mirabolanti gesta dei nostri difensori, è il momento di addentrarci nei meandri del nostro centrocampo, ganglio vitale di ogni squadra di calcio e bubbone pulsante di buona parte dei nostri problemi.

La mancanza di piedi buoni abbinati a teste pensanti ci è costato tanto in questa come nelle precedenti stagioni, al punto che la pur paradigmatica sagacia tattica del Cuchu Cambiasso non sempre è stata sufficiente a coprirne le falle.

Ad un inizio promettente di Alvarez è corrisposto un finale incoraggiante di Kovacic, ma la migliore fotografia di questa stagione rimane la sgroppata, prepotente quanto inutile, di Guarin.

Vediamo nel dettaglio promossi e bocciati.

 

ALVAREZ RICARDO: come detto l’argentino è partito bene, addirittura grintoso e concreto. Si è pian piano adagiato sugli allori ed è col tempo tornato ad essere lo splendido mezzo giocatore che abbiamo imparato a conoscere. E’ uno dei nomi dai quali poter far cassa in vista dell’imminente mercato; inutile illudersi che possa dare più del poco che ha dato in questi anni. Giubiliamolo e facciamocene una (cazzo de) ragione.

Voto: 5,5

 

CAMBIASSO ESTEBAN: ampiamente il migliore nei due quadrimestri, attento in classe e diligente nel fare i compiti in settimana. Potrebbe tranquillamente già essere in cattedra al posto del Professore, e forse proprio per quello l’abbiamo giubilato. No, non è vero: Mazzarri secondo me l’avrebbe tenuto, però certe storie, da queste parti non troppo zuccherose del Naviglio, finiscono. Eternamente grati e sbavanti ai tuoi piedi. E puoi muoverti quanto ti pare e piace. E noi zitti. Sotto. (cit.)

Voto: 6,5 (10 alla carriera)

 

GUARIN FREDY: il solito guerriero sgarruppato, rabbioso e inutile. Mi devo ripetere: in questa Inter può essere episodicamente utile, ma assai più frequentemente letale (la rovesciata del momentaneo 1-1 col Toro e l’assist a Paulinho del Livorno i due esempi lampanti). In mezzo a questi eccessi, manciate di progressioni e strappi conclusi con tiri spesso sballati, senza alcuna crescita tattica e mentale negli ormai due anni di permanenza. Se ero d’accordo per scambiarlo alla pari con Vucinic, figuriamoci adesso. Il solo contesto nel quale potrebbe avere successo è proprio quello bianconero, in cui tutti sanno benissimo cosa fare e la sua anarchia può essere assorbita dai compagni. Accattatevill’!

Voto: 5

 

HERNANES ANDERSON (raga, coi brasiliani non so mai qual è il nome e quale il cognome…): arrivato a Gennaio dopo che lo invocavo da tre anni, non posso dire che abbia fatto sfracelli. E’ ad ogni modo uno dei capisaldi del prossimo anno, in coppia con Kovacic. Continuo ad essere curioso di vederlo giocare da “volante” nella Seleçao, per capire se e in che modo l’esperimento possa riuscire anche da noi. Vero che il Brasile può permettersi di piazzarlo lì vista la superabbondanza di trequartisti e creativi sulla trequarti, noi un po’ meno. Ma è proprio il ruolo di centralone davanti alla difesa quello di cui siamo atavicamente affamati a queste latitudini (vedi infra per ulteriori micragnose passeggiate sui testicoli in materia).

Voto: 6

 

KUZMANOVIC ZDRAVKO: non voglio infierire, essendo questo uno dei casi in cui il vero destinatario delle Madonne non è il ragazzo, bensì chi l’ha comprato (a otto milioni, precisarlo mi dà un gusto quasi sadomasochistico…) e chi lo fa giocare. In realtà, dopo una fase centrale della stagione nella quale il nostro sembrava titolare inamovibile, il Mister deve averne apprezzato appieno l’impresentabilità a certi livelli, ed il minutaggio ne ha drammaticamente risentito. Meglio tardi che mai. Ciao, mannace ‘na cartolina.

Voto 4.5

 

MARIGA MACDONALD: Chi??? (cit.) Ce l’abbiamo ancora a libro paga. Minuti in campionato nelle ultime due stagioni: 13 (non scherzo, sfiora i 60 aggiugendo uno spezzone di Coppa Italia). Ottimo esempio per propagandare il ritorno del pagamento a cottimo nel mondo del calcio.

Voto: n.g.

 

MUDINGAYI GABY: Per chi non se lo ricordasse, s’era rotto il tendine d’Achille pure lui l’anno scorso. Non credo la differenza sia stata percepibile.

Voto: n.g.

 

KOVACIC MATEO: come detto, il migliore del secondo quadrimestre (beh facciamo dell”ultimo bimestre va…). Pur diversissimo nel carattere, mi scopro a dire di lui la stessa cosa che dicevo a proposito del Seedorf nerazzurro, alquanto inviso a Cuper: se ce l’hai, uno così lo devi far giocare 10 partite di fila, non mezz’ora a volta. Gli dai due mesi in cui gli dici “gioca, fai, non ti preoccupare” e vedi come va. Sarà un caso, ma da quando il croato ha avuto continuità di utilizzo sono uscite le sue cose migliori. Poi, per carità, quello lo chiamano “Obama”, lui sembra un bimbo sperduto alle giostre e anche un po’ decollizzattto.

Voto: 7 (di speranza più che di incoraggiamento)

 

TAIDER SAPHIR: Devo dire che come acquisto non mi era dispiaciuto, per quanto caruccio pure lui (5 milioni e passa per la metà, se non sbaglio…). Ad ogni modo, il ruolo di mulo da soma del centrocampo mi pareva più adatto a lui che al Kuz, eppure con l’andar dei mesi è progressivamente scomparso dai radar. In epoca di vacche anoressiche, sono paradossalmente acquisti come questi che non vanno sbagliati, chè adesso ti ritrovi a dover gestire una polpetta di cacca fatta di comproprietà, riscatto, minusvalenze e balle varie.

Voto: 5

 

ZANETTI JAVIER ALDEMAR: l’unico col secondo nome, tanto per dare i quarti di nobiltà a chi li merita. Per il resto, si è già detto tutto. Va bene così, senza parole.

Voto: 10 (alla carriera e per come è tornato dall’infortunio, non per il rendimento quantitativamente non valutabile).

 

COMPITI PER LE VACANZE

Cara Inter, qui son volatili per diabetici: urge sostituire il Cuchu con uno di pari valore (baratterei qualche neurone in meno per un po’ di “gamba” in più, ma senza esagerare), e ancor prima occorre essere d’accordo sul come voler far giocare la nostra amatissima accozzaglia: se l’intento è tornare alla difesa a quattro, dovrebbero esserci 3 o 4 posti in mediana, di cui due senz’altro occupati da Kovacic ed Hernanes.

Per gli spazi liberi si parla di Obi Mikel, i cui 26 anni mi paiono proprio pochini: non voglio cavalcare il facile luogo comune della perfettibile anagrafe africana, ma sono anni che lo vedo nella rosa del Chelsea e non ricordavo fosse arrivato ancora pubescente. Ad ogni modo, a meno che non arrivi in prestito, non credo sia l’acquisto giusto: è sempre stato un buon mediano, ma con poca visione di gioco e un tiro resistibile e dimenticabile. Vero che ha esperienza internazionale da vendere (tanto noi la Champions non la facciamo!), ma non è lui la pietra angolare che deve tenere in piedi la nostra metacampo.

Il nome che mi incuriosisce di più, tra quelli fatti, è invece quello di Xhaka, e per diversi motivi. Primo: non so come si pronuncia e la cosa se ci pensate potrebbe essere divertente: se ci hanno messo vent’anni a (non) imparare come si chiama Zanna di nome, figuriamoci come farebbero con questo! Secondo: la trattativa ipotizzata prevederebbe il Kuz come parziale merce di scambio (yeeeah!) Terzo: a quanto dicono -ma a descriverli i giocatori sembran tutti fenomeni- questo pare proprio il tipo che cerchiamo. Quarto, last but not least, ha un DNA perfettamente da Inter, sivzzero ma di origini kosovare e con un rapporto di amore /odio con l’Albania. Insomma, da qui a farne il nuovo Schweinsteiger ce ne passa, ma se le cifre fossero quelle di cui si parla (5 mln + Kuz) ditemi dove devo firmare.

L’alternativa, che però spero sia un’aggiunta, sarebbe il noto Behrami, anch’egli svizzero ma dalle analoghe origini, che Mazzarri conosce fin troppo bene e che troverebbe spazio come legnaiuolo nel nostro centrcampo, avendo piedi non troppo educati in fase propositiva.

Siccome sono difficilmente accontentabile, sono conscio che un quartetto Behrami-Xhaka-Kovacic-Hernanes costituirebbe un probabile miglioramento rispetto alla recente mediocrità, ma sostanzialmente ci lascerebbe privi di ricambi all’altezza. Questo a dire che il repulisti da fare è abbondante. Kuz, Taider, Mudingayi, Mariga, tutta gente calcisticamente inutile a questa Inter: da loro, economicamente, puoi aspettarti solo un risparmio sul monte ingaggi e poco altro. Le cessioni da cui capitalizzare sono invece quelle di Guarin e Alvarez: loro sono i brillocchi (rigorosamente farlocchi) da esporre in vetrina sperando che qualcuno abbocchi… Dall’entità delle loro cessioni deriverà il grado di rafforzamento del nostro centrocampo, e in ultima analisi della nostra squadra.

Pensa come stiamo messi…

pagelle-2

 

 

 

 

 

-segue-

LE TEMUTISSIME PAGELLE – 1

Tempo di scrutini.

I Professori, prima ancora degli studenti, si accorgono di essere “indietro col programma” (e poi accusano noi che non ci sappiamo organizzare!) e quindi vanno in paranoia quando scoprono di non poterne interrogare otto alla volta mentre spiegano e correggono un compito in classe.

Morale della favola: noi, quelli giusti, –chè a esser promossi a Giugno son buoni tutti!- veniamo come al solito presentati col cinquemmezzo, sperando nel più trito e fallace dei luoghi comuni, per cui “di solito a Gennaio il 5,5 diventa 5, così il mezzo punto ti viene restituito a Giugno”.

Una balla colossale, ho un lustro di scuole superiori lì a dimostrare il contrario. Come vedete il Complotto ha origini lontane.

Per una volta voglio allora mettermi nell’inedita posizione di dover dare -e non subire- voti ed esami a Settembre. Proverò -senza riuscirci- ad usare un poco di quella umana pietà che chiedevo -puntualmente inascoltato- ai bei tempi del Liceo.

Si comincia con portieri e difensori:

HANDANOVIC SAMIR: Il ragazzo ha senz’altro capacità e talento, non sempre dimostrate. Non che questo gap possa spiegarsi unicamente con l’arcinoto ritornello “ha le capacità ma non si applica“. Credo piuttosto appartenga alla categoria di studenti da incoraggiare e tranquillizzare quando sbaglia. Calcisticamente parlando: uno dei migliori tra i pali, finalmente brillante anche sui calci di rigore, un pericolo costante -per noi- sulle uscite. In più, mi causa un infarto ogni volta che la dà di piatto al compagno dritto davanti a lui, col pallone che sfiora la punta del piede dell’avversario. Ma appoggiala di lato, Diobono!

Voto: 6.5 (so che nelle pagelle di fine anno non ci sono i mezzi voti. So e me ne infischio).

 

CARRIZO JUAN PABLO: Poco impiegato, fuga ogni dubbio toppando in tutte le occasioni. Regala un pareggio sanguinolento al Toro all’andata, facendosi beffare dalla palombella beffarda di Bellomo, anche se era entrato parando un rigore. Chiude in bellezza regalando a Obinna una doppietta nell’ultima di campionato. Bocciato, Coffaro (cit. La Scuola).

Voto: 5

 

CICERO JONATHAN: Già l’essere passato da pacco totale a giocatore di calcio con un’aura quasi divina dovrebbe garantirgli la promozione a Giugno. Il suo è un calcio che fa del casino organizzato il suo credo. Per una volta mi scopro troppo giovane per ricordare Oscar “Flipper” Damiani in campo, ma l’idea che ho è quella lì: corri, butta la palla avanti, fai il doppio passo e il dribbling con la supercazzola e vedi cosa vien fuori. Se tre volte su 10 la palla va in buca, sei promosso. Il brasileiro chiude con 4 gol e una mezza dozzina di assist. Abbasta.

Voto: 6

 

CAMPAGNARO HUGO: Il primo quadrimestre è tra i primi della classe, sfruttando il vantaggio di conoscere già il Professore. Dopo Natale si siede sugli allori e su qualche acciacco, finendo per sparire dai radar di Mazzarri. Conferma a rischio (se non di più). Rimandato (al mittente o ad altro destinatario).

Voto: 5,5

 

RANOCCHIA ANDREA: Più o meno speculare al compagno di banco: parte malino, sembra riprendersi ma poi si ferma di nuovo, finisce in deciso crescendo. A giorni saprà se potersi godere le vacanze o se gli toccherà lavorare in Brasile per qualche settimana. In ogni caso da tenere, motivare e responsabilizzare promuovendolo al ruolo di capoclasse.

Voto: 6.5

 

DE FONSECA ROLANDO: Arrivato nella totale indifferenza, quando non con un qualche sberleffo, è stata la sorpresa della stagione. La cosa dice molto sul livello generale della squadra, ma non è certo colpa sua se la gente che gli sta intorno c’ha i piedi fucilati. Senso della posizione, anticipo, forza e un’insperata intelligenza tattica, il tutto condito da 4 gol, ne fanno un difensore di sicuro affidamento per la prossima stagione. Da riscattare assolutamente.

Voto: 7

 

JUAN JESUS: Il nuovo Lucio, sotto radice quadrata. Non ha -ancora- la classe e la sicurezza del compaesano nel “mangiare in testa” agli attaccanti rivali, ma per fortuna non ha nemmeno la tendenza così accentuata a partire in cerca di gloria una volta recuperato il pallone. Fermo ai box nel finale per un legamento sfilacciato, si spera di trovarlo al meglio a fine Agosto.

Voto: 6.5

 

SAMUEL: Pur acciaccato e ormai al giro d’onore, nei periodi di forma normale si è confermato largamente il migliore della truppa di difensori centrali. La stecca sull’avversario dopo pochi minuti, tanto per far capire che “di qui non si passa”, è ormai un topos calcistico-letterario di cui personalmente sentirò la mancanza. Continuerà a giocare altrove, anche se le partite all’altezza del suo nome saranno sempre meno. Un grazie infinito.

Voto: 6 (10 alla carriera)

 

ANDREOLLI: Utilizzato pochissimo, la sola convenienza nel tenerlo è ai fini delle liste Uefa (proviene dal settore giovanile). Per il resto è un bravo ragazzo e un discreto stopper. Fa spessore.

Voto: n.g.

 

NAGATOMO: una versione leggermente migliore di Jonathan. L’unico esterno che potrebbe ambire ad essere titolare in una squadra più forte della nostra. Non è Maicon, non è nemmeno Cafu. Non scomodo nemmeno Brehme. Ma può essere tranquillamente titolare in questa Inter.

Voto: 6.5

 

D’AMBROSIO: Fin qui una delusione. Proprio perchè te la giochi col Divino e con Nagatiello, mi aspettavo di più dall’ex-Toro. abbiamo invece capito che la favola del “può giocare indifferentemente sulle due fasce” ha un solo significato: Ha deluso tanto a destra quanto a sinistra. Al momento, è grave l’errore “concettuale” di pagare a Gennaio un giocatore del genere, che a Giugno avresti avuto a gratis.

Voto: 5

 

COMPITI PER LE VACANZE

Nessuna novità in porta, con Handanovic sicuro della conferma “al 99.99%” come direbbe Zio Fester. Temo che rimarrà anche Carrizo, visto che Bardi non tornerà per fare panchina e verrà verosimilmente fatto giocare per un’altra stagione altrove.

In previsione del cambio di modulo e del passaggio alla difesa a 4, acquista ancora più importanza l’arrivo di Vidic che idealmente dovrebbe rimpiazzare l’esperienza e il carisma silenzioso di Samuel.

Essendo lui “la chiesa da mettere al centro del villaggio”, il compagno di reparto dovrebbe essere uno tra Ranocchia, Juan Jesus e Rolando, con Campagnaro e Andreolli da giubilare e vendere al miglior offerente (if any).

Questo quel che vorrei. Quel che temo, invece, è che le regole UEFA ci consiglieranno di tenere Andreolli a discapito di uno tra Rolando e Ranocchia.

La soluzione di inutile compromesso sarebbe il tenerli tutti, ma avremmo 5 uomini per due maglie. Esosi. Oltretutto, so già che una batteria di stopper così nutrita porterebbe al seguente ragionamento: Juan Jesus è mancino, ha buona corsa e buona resistenza: perchè non riciclarlo in terzino sinistro? L’ipotesi mi terrorizza.

Sulle fasce, infatti, c’è il primo vero acquisto da fare. Assegnando per il momento a Nagatomo uno dei due posti, abbiamo bisogno di un laterale che sia almeno di uguale rendimento dall’altra parte, altrochè centrali adattati. Sento parlare del turco Erkin ma non l’ho mai visto giocare. Siqueira l’abbiam comprato quasi 10 anni fa senza mai crederci, mi suona strano un suo ritorno a sorprendere tutti. Resta in sospeso il futuro del promettente Mbaye, reduce da un istruttiva stagione a Livorno ma onestamente forse non ancora pronto per giocarsi il posto con la pur non agguerritissima concorrenza.

Visto quel che offre il mercato e i mezzi a disposizione, uno come Zuniga sarebbe l’ideale, ma De Laurentiis ci cascherà?

Zuniga-Nagatomo-Jonathan-D’Ambrosio: una batteria di laterali decenti, per buona parte intercambiabili. E’ come un girone di Champions fatto da quattro buone squadre, senza il Dream Team che sovrasta le altre.

Immagine

-segue-

DAI CHE E’ ANDATA BENE

INTER-NAPOLI 0-0

Sarà che l’uomo è un animale abitudinario, e quindi si adatta all’ambiente che lo circonda.

Sarà quindi che. tifando una squadra che attualmente è discreta ma nulla più, ci si accontenti di una prestazione dignitosa, nella quale si poteva vincere così come perdere.

Sento molti tifosi abbacchiati per questo pareggio a reti inviolate contro un Napoli sempre più certo del terzo posto, e con una squadra “purtroppamente” superiore alla nostra. Io, di contro, sono moderatamente soddisfatto, per una serie di motivi:

1) Anzitutto, non abbiamo perso, considerazione banale quanto basilare. In questo momento della stagione, con una mezza dozzina di squadre alle nostre calcagna, aver superato indenni la prima di tre partite difficili (Derby e Lazio a seguire, prima di chiudere col Chievo) fa bene alla salute.

2) La squadra, all’alba della 35a giornata, pare aver acquisito una sua fisionomia, che potrà non scintillare di bellezza e spettacolo ma che ha una sua dignità.

3) La difesa regge bene al variare degli uomini, complice anche l’imprecisione napoletana che non punisce come avrebbe potuto le due o tre défaillances sparpagliate nei 90 minuti.

4) Kovacic fa un’altra bella partita, facendo aumentare gli spunti da applausi e limitando le giocate fini a se stesse quando non pericolose.

Molti hanno impalato il Mister condannandolo a pene sanguinolente per il cambio Icardi-Kuz negli ultimi 10 minuti. Aldilà della mediocrità del mediano inserito al posto del nostro centravanti, mi trovo a dar ragione a Mazzarri: la partita si è chiusa con il Napoli in costante pressione e un rinforzino in fase di interdizione ci voleva. I cantori del bel giUoco ci sono rimasti male? Aiutatemi a dire ‘sti cazzi…

Nel complesso, i nostri hanno mostrato il meglio di quel che possono dare, con Kovacic, Nagatomo, Cambiasso e il solito infaticabile Palacio a spiccare sugli altri. D’Ambrosio mi ha illuso con una prima mezz’ora diligente ed applicata, per poi scivolare pian piano nella mediocrità già fatta vedere nelle ultime uscite.

Rimpiangere Jonathan dà la cifra della media tecnica della squadra.

 

LE ALTRE

Il Milan viene prevedibilmente sconfitto contro una Roma che infila l’ennesima vittoria consecutiva e fa giustamente sudare la Juve fino a dove sia aritmeticamente possibile. Come i cugini, anche il Parma rientra dalla sua trasferta con zeru punti: le due squadre si vedono così superate da Toro, Lazio e Verona, ora appaiate a 52.

Inutile dire che il Derby di domenica prossima potrebbe chiudere definitivamente i conti (con due risultati su tre) o mantenere un pertugio aperto nella triste e intestina lotta per la supremazia mediolanense.

La facile vittoria della Fiorentina a Bologna spegne sul nascere qualsiasi vagheggiamento di rincorsa al quarto posto. Oltretutto, confesso la mia confusa ignoranza e ammetto di non sapere quanto una eventuale vittoria Viola in Coppa Italia potrebbe avvantaggiarci nel labirinto di preliminari estivi di Europa League.

Non resta che assicurarsi la quinta piazza e tifare gigliato nella finale di sabato sera col Napoli.

 

E’ COMPLOTTO

Seedorf che concede un’intervista a Sky senza-concordarla-con-l’-ufficio-stampa di Milanello Bianco è una roba che non avrei mai nemmeno sperato di vedere. Invece il grande Panterone lo fa, strabattendosene delle conseguenze. Vero che le dichiarazioni contenute nella chiacchiera con Giorgio Porrà sono tutt’altro che incendiarie e che le conseguenze pratiche delle stesse saranno tendenti allo zero, ma l’atto di ostinata insubordinazione fa impennare il mio personalissimo indice di gradimento per Clarenzio, come se il ragazzo ne avesse bisogno…

Non è un caso che gli unici due allenatori rossoneri da me stimati (più a livello umano che tecnico, c’è da dirlo) siano stati Leonardo e Seedorf, gli unici ad avere una personalità tale da non voler finire ingabbiati nella melensa retorica di Milanello Bianco in cui tutti sono felici, si vogliono bene e ringraziano “il Presidente che ci è sempre vicino e il Dottorgalliani” (pronunciato tutto attaccato).

Per il resto, ottimo Balotelli nel ribattere in maniera poco urbana alla critica pur puntuta di Cicciobello Marocchi. Del resto, come ormai abbiamo imparato a dire tutti quanti “Mario è maturato tantissimo…“.

Di contro, un “bravo” a Mazzarri per come ha liquidato il principio di “caso Icardi” nel post partita: concordo come al solito con Boban che dice “c’hai 20 anni, il Mister ti fa giocare sempre e non può permettersi di toglierti negli ultimi 10 minuti? mamma mia quanto devi crescere!“, ma da un punto di vista “aziendale” applaudo il mio allenatore che dice “non è successo niente, è uscito dandomi la mano e spiegandomi quel che stava cercando di fare sul campo“.

Non altrettanto bene Fassone alla Domenica Sportiva, non tanto per l’analisi sulla stagione in corso, quanto sull’incapacità di stroncare l’insano paragone tra Atalanta ed Inter venutosi a creare a margine del commento della partita dei bergamaschi: posto che il pareggio casalingo col Genoa è parente stretto di un furto (gol in fuorigioco e rigore negato a Gila nel finale), il commento in studio è riassumibile così “Sì, l’Atalanta oggi ha giocato male ma all’Inter gli ha fatto un culo così e in classifica non è così lontana dai milanesi“. A quanto so, il nostro è stato zitto.

Infine, ennesima ode a José che tra martedì e domenica sforna due prestazioni della Madonna, che lo portano a giocarsi in casa la semifinale di ritorno di Champions dopo aver sfangato l’andata, ma soprattutto a riaprire un Campionato che pareva ormai svanito, andando a battere il capolista Liverpool a casa sua per 2-0 e schierando quasi tutte riserve, in polemica contro la FA che ha negato al Chelsea di anticipare al sabato in vista del ritorno di Coppa.

Ovviamente, il grosso dei commenti è stato all’insegna del Mourinho catenacciaro e anti-spettacolo. Voi guardatevi il Liverpool col 72% di possesso palla che segna zeru goalsss.

 

come diceva Francesco Salvi: "brào Mateo!"

come diceva Francesco Salvi: “brào Mateo!”

WEST HAM

A furia di dire che ormai siamo salvi, continuiamo a perdere. 1-0 contro il WBA, e speriamo che il vento cambi in fretta…

IO HO PAREGGIATO

PARMA-INTER 0-2

I nostri battono la cabala prima ancora dell’avversario e vincono in terra ducale dopo l’analogo 0-2 di Zlataniana memoria.

La vittoria non fa una grinza, se la si guarda con occhio obiettivo: verso metà ripresa le statistiche parlano di 10 tiri in porta dei nostri, e di due pali colpiti da piedi nerazzurri fin troppo precisi (vero Cuchu?). C’è decisamente di peggio.

Da un punto di vista strettamente personale, la mia partita finisce 1-1, se è vero come è vero che prevedo il gol di Rolando ben prima della punizia sapiente di Hernanes, pareggiando i vaticini con l’ingresso in campo di Guarin nel finale: lo vedo entrare al posto del Profeta e mi prefiguro la solita genialata – tipo palla persa che innesca il pareggio emiliano-, invece il colombiano chiude il match al primo pallone toccato, sparando in gol il 2-0 a 109 km/h.

In ogni caso, come dicono quelli bravi, andiamo con ordine.

I ragazzi nel primo quarto d’ora rispettano la tradizione mostrando come gioca di solito l’Inter a Parma: dimmerda.  

Poche idee ma confuse, e con l’aggravante di un errore del Muro Samuel che pare incredibile per quant’è dozzinale. D’Ambrosio fa una delle poche cose giuste della partita sbrogliando un merdaio in area e, trovandosi con l’esperto compagno a due passi, cede diligentemente il passo, giusto in tempo per assistere all’anticipo di Parolo che viene colpito dalla stecca del nostro numero 25.

Handanovic però ha evidentemente deciso di complicare i piani del nostro prossimo calciomercato, parando il secondo rigore in due giornate e dando il secondo discipacere a Cassano dopo la capocciata respinta a mano aperta dopo pochi minuti. Un portiere così è una sicurezza, il suo gemello che non esce mai è una condanna…

L’episodio spariglia l’umore delle squadre, con i nostri a cercare subito il colpaccio con il già citato Cambiasso, il cui sinistro a giro non si trasforma in gol solo per la proverbiale nuvoletta fantozziana che da sempre accompagna i colori nerazzurri: la carambola palo-interno-e-polpaccio-del-portiere esce dal campo della fisica ed entra, come detto, in quello della sfiga più nera.

La ripresa in compenso comincia alla grande, con Palacio a causare il secondo giallo per Paletta e la conseguente punizione con relativo presagio di gol già descritto. Quarantacinque minuti da giocare in vantaggio di un gol e di un uomo ma, adesso come a Genova, la superiorità numerica non si vede.

Vero che le ultime due partite hanno portato in cascina sei punti benedetti, ma il Mister farà bene a riflettere su quanto i nostri facciano fatica a gestire certe situazioni. Hernanes e Kovacic hanno fatto il bello e il cattivo tempo, mostrando chi troppa fiducia in se stessi (il Profeta perde un paio di palle sanguinolente lanciando i parmensi in contropiede), chi invece troppo poca (il baby croato si nasconde per troppi minuti), ma con la poco invidiabile caratteristica di non riuscire a tener palla e lasciare la squadra tranquilla.

Tanto per cambiare, è Cambiasso il più lucido e il migliore dei nostri, con la speranza che i suoi compagni di reparto possano avvantaggiarsi anche in futuro della sua saggezza.

Chiudo la pseudo analisi tennica con un paio di domande polemiche:

D’Ambrosio cosa cazzo crossa di sinistro quando gioca a destra? ce lo siamo sorbito per più di una partita a sinistra al posto di Nagatomo a inciampare nelle primule con i suoi dribbling per cercare di tornare sul piede preferito e crossare di destro. Adesso, spostato per pura sorte sulla “sua” fascia, fa lo stesso gioco un paio di volte, dando modo al portiere avversario di finire il caffettino con calma prima di alzate le manone e far sua la boccia.

Nella tempesta di cervelli va fatto entrare anche Hernanes: perchè si presta a ‘sto gioco da craniolesi anzichè battere un banalissimo corner dalla bandierina? Onestamente, a parte rarissime eccezioni, non capisco proprio il valore aggiunto dell’elaborare schemi cervellotici quando si tratta di tirare un semplicissimo calcio d’angolo… Potrei capirlo se avessimo una statura media tipo Barcellona: lì qualcosa ti devi inventare. Ma noi, perdìo, segniamo più di tutti su corner, e ciononostante vogliamo scoprire l’acqua calda? Giochiamo semplice, diobono…

 

LE ALTRE

La Juve batte il Bologna non senza fatica e di fatto vince il campionato, con ottime probabilità di arrivare a 100 punti… Che dire, complimenti, è purtroppo meritato. La Roma sbanca Firenze, facendoci un ipotetico favore in ottica quarto posto, e blinda il proprio secondo posto che scintilla da quant’è meritato. Tanto per confermarmi l’eterno scontento che sono, anche loro arrivavano -come noi- da un paio di annate marroncine, e ciononostante hanno azzeccato una serie di acquisti che li hanno portati ad un punteggio che in altre annate sarebbe equivalso al tricolore. Mecojoni, si dice in questi casi…

I cugini battono il Livorno e si avvicinano alla zona Europa League, sospinti come ben sappiamo da tutte la pletora mediatica al loro seguito, anche se -come vedremo- qualche crepa nel muro di melassa si intravede…

 

E’ COMPLOTTO

Un po’ di cosine in ordine sparso.

Inizio proprio dal Milan: nonostante i giusti complimenti a Seedorf, noto compiaciuto un silenzio assordante riguardo alla sua possibile (ma non probabile?) conferma per il prossimo anno: cantilenante e allusivo come e più del solito Massimo Mauro quando con un mezzo sorriso dice  “non lo riconosco il Milan: di solito sono altre squadre, altri Presidenti a non avere ancora confermato il proprio allenatore a questo punto della stagione“.

Il suo dirimpettaio in trasmissione, Giorgione Porrà, perde un altro paio di punti nella mia personalissima classifica di gradimento (per quel che gli importa…). Il ragazzo conferma il sospetto, già palesato domenica scorsa, di essere un aziendalista ipocrita. Dopo la sbrodola del “speriamo di non dover più parlare di Icardi e Wanda” fa due domande a Mazzarri proprio sulle prestazioni extra-calcistiche del twittatore pubalgico, riuscendo anche a chiedere se il Mister si sia sentito abbandonato dalla società nella gestione di questo caso. Delusione.

Passando alla cronaca del match, mi chiedo che questione personale abbia con l’Inter Di Gennaro (ex Verona scudettato ma soprattutto ex secondo di Terim al Milan e come tale palese simpatizzante rossonero): riesce a minimizzare la parata di Handanovic sul rigore (“bravo, ovviamente c’è anche fortuna e il tiro di Cassano non è angolatissimo“), oltre a smorzare l’entusiasmo del suo collega che rammentava le brillantissime statistiche del portiere sloveno dagli undici metri (“Anche il nostro Buffon si difende benissimo comunque”).

Ma soprattutto palesa la sua ignoranza e malafede quando, a fine partita, definisce (immancabilmente) l’Inter come “cinica”. Ecco sbugiardata la manfrina dietro a questo termine, di cui Di Gennaro evidentemente non conosce il significato: non è colpa sua, visto che non avere una laurea in lettere non può essere una colpa. Lo è invece parlare a sproposito, definendo “cinica” una squadra che, oltre ai 2 goal e ai pali presi, tira in porta altre 10 volte e soprattutto spreca 4 o 5 contropiedi per troppa fretta o per imprecisione.

Avrei accettato il termine “imprecisa”, “arruffona”, perfino “immatura” o “incapace di gestire il vantaggio”. Cinica è, invece, la classica parola con cui in teoria fai un complimento, oltretutto tecnicamente fuori luogo come visto, e dietro il quale in realtà nascondi la tua critica, che peraltro non hai il coraggio di palesare.

Magari hai sbagliato, magari. (nota: “magari” è l’intercalare preferito dal nostro).

Enciclopedico come sempre invece il Cuchu, intervistato nel dopo gara quando demolisce l’ennesimo accenno agli argentini da rottamare quale problema dell’Inter (“parlate sempre di argentini anziani, poi guardiamo e ci sono Botta, Alvarez e Icardi che hanno meno di 25 anni“), proseguendo con una puntualizzazione solo all’apparenza pleonastica, quando risponde alla gentaglia in studio che dice “no, no, noi ci riferiamo agli argentini che hanno vinto il Triplete” ricordando che “non abbiamo vinto solo il Triplete, ma anche tanto altro negli anni precedenti” e chiudendo con un diligentissimo “no comment” a chi gli chiedeva quanto chiari fossero i piani dell’Inter per il suo futuro e chiudendo.

Come al solito, rinnovo contrattuale ad libitum nel mio cuoricione neroblù.

 

WEST HAM

Sconfitta casalinga contro il Crystal Palace, in una bruttissima giornata per gli Hammers, vista la tragica e prematura scomparsa del giovane Dylan Tombides.

par int 2013 2014

e se provasse col sumo??

RECOVERY PLAN

Diciamoci la verità.

Non siamo ai titoli di coda ma quasi. Finiremo verosimilmente quinti, a questo punto non credo che potremo aspirare al quarto posto, mentre potremmo ragionevolmente perdere ancora una o due posizioni in classifica. A meno di improvvise impennate di rendimento, il campionato finirà solo in maniera leggermente migliore del precedente.

La partitia col Bologna, aldilà della sua valenza specifica, ci lascia in eredità due o tre aspetti interessanti:

1) De Grandis, giornalista Sky, nel dopo partita sottolineava la già menzionata incapacità di gestire il vantaggio. Questo il succo del suo ragionamento: una grande squadra, quando sta vincendo, deve avere nel suo centrocampo la classe e la forza per gestire la partita, minimizzando i pericoli e proponendo occasioni per segnare ancora.

Scartata la prima risposta de panza alla considerazione, più o meno riassumibile nella  riflessione dal vago sapore aulico “graziealcazzo!“, non posso che concordare sulla teoria.

Del resto, diciamocelo, non siamo una grande squadra: l’Inter non ha un centrocampo capace di controllare la partita, non tanto per mancanza di piedi (Hernanes, Alvarez, Kovacic, Cambiasso e financo Guarin sono bravi a fare torello), ma per mancanza di testa e di allenamento a farlo. E’ tristemente vero quel che lo stesso De Grandis aggiungeva: le squadre di Mazzarri non hanno mai avuto un vero regista, ma sempre un “adattato”. E questo, in determinate circostanze, lo paghi. Un centrocampo “da corsa” ti permette di ripartire veloce (nelle giornate di luna dritta) e spezzare la partita, ma vuol dire avere una squadra sempre e solo di lotta, e mai di governo.

Romantico. Utopistico se si vuole, ma poco funzionale al risultato. E lo dice uno che il bel giUoco lo usa per far la polvere ai soprammobili.

2) Come conseguenza di ciò, ritengo inevitabile buttare un occhio alla prossima campagna acquisti e cessioni, che mi pare goda già di una certa attenzione sull’asse Milano-Jakarta. Che le due priorità siano la punta-della-madonna e il perno-di-centrocampo-dell’arcangelo-Gabriele è cosa nota, ed in quanto tale tranquillizzante. Non dovremmo cioè trovarci con la mezza dozzina di nuovi arrivi presi  perche’ “s’eri gia’ mo’ dree” e che-ci-metti-tre-mesi-a-capire-chi-cazzo-sono.

Abbiamo preso Vidic, bene. Mancano Dzeko e Obi Mikel (per dire).

Dall’altra parte della bilancia, abbiamo quintali di carne da vendere. Due terzi del centrocampo attuale va giubilato, pur se solo da alcuni puoi ragionevolmente sperare di fare soldi. Kuzmanovic, Mudingayi e Mariga temo dovranno essere dati via a gratis. Su Guarin e Alvarez potresti trovare qualche sprovveduto che ci casca. Per 10+10 milioni organizzo io la spedizione con un pallet, ma anche per 15 complessivi non mi farei troppi problemi. Temo però che uno dei due ce lo troveremo tra i piedi anche l’anno prossimo, e tra i due mi scopro a detestare meno Alvarez. E’ il meno imprevedibile, e la priorità che darei alla prossima squadra è la riduzione dei minus habens ai minimi termini.

Ergo: adios Guaro.

Il vero gruzzoletto potrebbe arrivare dalla cessione di Handanovic, la cui cessione a questo punto ha il mio benestare (Thohir prendi nota): con un’offerta da 15-20 milioni lo mando via e richiamo Bardi. Lo sloveno, quest’anno come già l’anno scorso, ha alternato troppe volte miracoli a errori inspiegabili, e non può essere sempre colpa della scarsa protezione difensiva. Se arriva l’offerta giusta, che vadi (congiuntivo fantozzian-esortativo).

3) Ho accennato a Thohir. Continuo a pensarne bene, non foss’altro perchè vedo una direzione generale. Bene ha fatto, a mio parere, a confermare Mazzarri proprio dopo la partitaccia col Bologna. Chi ha l’insana pazienza di seguirmi sa che Strama rimane nel mio cuore e che avrebbe avuto un physique du role migliore per l’idea della nuova proprietà di squadra nuova e frizzante da far crescere in due o tre anni. Detto ciò, ripeto fino alla nausea che gli ultimi anni ci hanno ripetutamente confermato la non-centralità della figura dell’allenatore nelle dlfficoltà incontrate dall’Inter. In termini più semplici: ne abbiam cambiati 4 dopo Leonardo e siamo andati di male in peggio.

Lasciamo quindi lavorare Mazzarri e cerchiamo per quanto possibile di assecondarlo, magari facendogli domande anche tecniche (del tipo “ma non è che con un regista potremmo gestire meglio il giUoco“?), ma dandogli fiducia per le stagioni a venire.

Ora, il mio mestiere e’ un altro, eppure riflessioni del genere ne faccio, anche piu’ di quanto suggerirebbe una corretta gestione delle mie sinapsi. Voglio sperare che le persone profumatamente pagate per farsi domande e trovare risposte facciano altrettanto, e siano davvero impegnati nella costruzione – la mia immaginaria, la loro tremendamente piu’ concreta- della prossima squadretta.

come diceva Battisti… Lo scopriremo solo vivendo.

Genius at work

Genius at work

 

 

TUTTA COLPA DI SCARPINI

INTER-ATALANTA 1-2

L’Atalanta (o meglio LA Talanta, come direbbe mio figlio) si conferma bestia nera dei nostri, unitamente all’Udinese che ospiteremo in settimana, e ci toglie tre punti vitali nella rincorsa per il quarto posto, valido in realtà più per l’onore che per altro.

Ad ogni modo, riusciamo a perdere una partita contro una squadra già salva, che nulla ha più da chiedere a questo campionato, regalandole due gol su disattenzioni da matita blu. Vero che i bergamaschi nel primo tempo giocano almeno al nostro livello, arrivando spesso e bene alla conclusione e timbrando una traversa con Denis di testa, ma nella ripresa i nostri avversari mettono fuori il muso dalla loro area in sole due occasioni. Nella prima è bravo Jonathan a respingere sulla linea, nel secondo il guinzaglio che lega Handanovic al palo torna ad essere cortissimo, e la mancata uscita causa il più classico dei gol-beffa.

Riannodando le fila della partita, il primo tempo procede a strappi fino al gol di Bonaventura: Campagnaro ultimo uomo ha la geniale idea di spazzare di testa una palla che esce dall’area orobica, con la conseguenza di lanciare il piccolo Maxi Moralez in campo aperto. La copertura dei nostri è inevitabilmente tardiva, visto che -oltretutto- nella mischia precedente Ranocchia è stato atterrato in area (un-episodio-come-se-ne-vedono-tanti) e non fa in tempo a recuperare. L’azione un poco rallenta, ma Jonathan non può coprirne tre dei loro, e il 10 bergamasco non ha problemi a sifulare Handanovic per lo 0-1.

Il ceffone se non altro ci sveglia, e Icardi è bravissimo a sfruttare l’imbeccata di Guarin: stop, controllo in corsa a rientrare e destro sul primo palo per il fulmineo pareggio. Bravo Maurito, anche se la maglietta con dedica alla morosa se la poteva risparmiare. Oltretutto, il ragazzo ha da farsi perdonare la gravissima lentezza con cui -ancora sullo 0-0 arriva sul pallone in area, lo stoppa e lo gira a due all’ora per un liberissimo Palacio che, se servito per tempo, non avrebbe avuto alcun ostacolo tra sè e la porta.

La ripresa è il festival della traversa, con Guarin a inaugurare la fiera del legno al quinto tentativo della giornata. Grave la girata del colombiano spedita fuori poco prima della sabongia che si stampa sulla trasversale, ma a parte questo il ragazzo mi è parso in ripresa.

Poco dopo Palacio si svita il collo un’altra volta dopo il gol col Toro, con la palla che bacia il palo interno e rientra in campo a beffare i nerazzurri “giusti”. Il festival della Madonna Smozzicata ha il suo apice intorno alla mezz’ora, quando la ormai usuale discesa a uragano di Jonathan si conclude con il pallonetto del Divino, talmente beffardo da sorprendere anche noi finendo la sua corsa sulla traversa. Ancor più incredibile l’epilogo della carambola, con Icardi a ri-centrare il palo da mezzo metro.

Ovvio che in quel momento uno pensi “va beh, oggi non la vinciamo più“, per non pensar di peggio, ma “uno” in questi casi se ne sta zitto, e vede come va.

Capito, caro Scarpini? Hai commentato in vita tua un migliaio di partite dell’Inter, e dovresti essere abbastanza sgamato da capire che, in una giornata come questa, è quantomeno pericoloso invitare la gente a non andarsene perchè “il gol è nell’aria”, proprio mentre all’89’ gli avversari battono una punizione dal limite della nostra area.

Alle parole “mai come oggi serve il gol anche al 94′“, l’ho maledetto col pensiero, salvo non trattenermi a frittata fatta prorompendo in un sacrosanto “ma che testa di…“.

Riconosco che, sotto il profilo psichiatrico, sia grave incolpare un telecronista di una sconfitta, ma rivendico il ruolo di tifoso sragionante e superstizioso, schiavo dei suoi riti e delle sue stregonerie. Mi spiace Scarpini, come sai non ho mai amato la tua telecronaca “onirica”, in cui racconti quel che vorresti succedesse e non quel che succede davvero, ma quella di ieri è una colpa che va al di là dei gusti personali e che ti sarà difficile estirpare.

In sede di commento tènnico, qualche riga sui cambi e su alcuni singoli.

Contrariamente ad altri, non biasimo Mazzarri per il vortice di sostituzioni, tutte volte ad aumentare il peso offensivo della squadra. E lo dico nonostante il primo dei panchinati sia stato l’amatissimo Cuchu a vantaggio di Kovacic. Per 45′ li abbiamo messi lì, concedendo un tiro in porta (quello salvato da Johnny Guitar) e un cross che un portiere negativo all’acool-test avrebbe fatto suo senza problemi.

Nagatomo per D’Ambrosio e Alvarez per Campagnaro sono stati cambi che avrebbero dovuto dare più efficacia alla nostra spinta, ma non è colpa di Mazzarri se lì a sinistra si sono inanellati cross a banana e tiri alla cazzimperio.

La fascia mancina è poi un mio pallino: se D’Ambrosio, così come Nagatomo, “può giocare indifferentemente a destra o a sinistra“, vuol dire che -calcisticamente parlando- “ha due piedi” o quasi. Perchè allora l’ex-Toro arriva sul fondo, si ferma, torna sul destro e finalmente piazza la biglia in area?

La domanda me la sono fatta per una buona ora, fin quando ho visto due cross fatti col sinistro ed ho avuto risposta al mio quesito.

Non che Nagatiello abbia fatto di meglio, insistendo a provare cross “migliorabili” col mancino anche quando, agli sgoccioli del recupero, si trovava solo in area con la palla sul destro. Ma Diobono: da lì chiudi gli occhi e tira forte! Invece no: apertura “sapiente” col sinistro a centroarea, dove ovviamente non c’era nessuno.

Di contro Alvarez, più mancino di me, non si è sottratto alla gara del “tiro col piede sbagliato”, piazzando due bombe di destro a voragine per la gioia del portiere atalantino e tra le Madonne dell’omino delle bibite, centrato a più riprese.

Mazzarri può avere la colpa di non aver inserito il Principe per gli ultimi minuti, per un Icardi un po’ spento nel finale, ma non mi sento di attribuirgli grandi responsabilità per le carenze di fosforo dei suoi giocatori.

 

LE ALTRE

La succulenta occasione di guadagnare punti sul Parma -bloccato sul pari in casa dal Genoa- e su almeno una tra Viola e Napoli scivola così giù per il cesso. La Fiorentina dista ora 4 lunghezze dopo il colpaccio al San Paolo, e il Parma ci appaia a quota 47 dovendo recuperare la partita contro la Roma. Mai come ora il vero obiettivo per noi è semplicemente “la prossima partita”, chè a fare programmi a medio termine non siam mica buoni.

La Juve inizia a preoccuparmi per la regolarità con cui vince col minimo scarto (e col minimo sforzo), avvicinandosi sempre più a quel record di punti (97, Inter del Mancio annata 2007/2008) che ovviamente vorrei restasse imbattuto.

I cugini colpiscono un palo con Balotelli in una partita che altrimenti sarebbe stato lo specchio fedele della tesi che porto avanti da una vita: noi siamo sfigati, i cugini hanno un culo che fa provincia. Rocchi & Co. azzeccano la chiamata della vita, pescando Biava in fuorigioco punibile anche se non colpisce la palla, e annullano correttamente a-termini-di regolamento il vantaggio laziale. Poco dopo Kakà segna come a Madrid -cioè su autogol, anche se dirlo fa brutto-, dando addirittura ai suoi l’illusione del colpaccio.

Finisce 1-1 che per Clarenzio non è affatto male.

 

E’ COMPLOTTO

In realtà contro l’Inter non c’è molto da dire, se non un Giovanni Galli visibilmente eccitato  dalle dichiarazioni di Thohir nel dopo partita: “Beh, il Presidente ha fatto nomi e cognomi di chi non l’ha soddsfatto, qualcosa vorrà dire!. Il ragazzo spera di aprire l’ennesimo caso, magari trasformando le dichiarazioni del Presidente in liste di proscrizione o roba simile. Farebbe meglio a interessarsi della squadra del suo datore di lavoro, chè lì di casini ne trova quanti ne vuole.

Settimanella frizzante infatti quella di “Culetto d’Oro”, passato in un mese dall’essere il Santone arrivato a salvare la baracca al subire critiche manco fosse il Mago Othelma.

Berlusconi (che l’ha voluto) gli dà i 7 giorni, Galliani (che avrebbe tenuto Allegri) gli fa da tutor, Barbara sta nel mezzo (ops, non volevo dire così…) e critica tutto e tutti e Maldini da fuori picchia duro contro la società.

Per la cronaca, a mio parere ha ragione Maldini (a prescindere).

Lo spettacolo è godibilissimo e molto simile a tragicommedie vissute negli anni passati alle nostre latitudini. Ho addirittura letto di spogliatoio spaccato e di squadra divisa in gruppi: dev’essere colpa del clan del asado!

Chiudo con due osservazioni: dalle ultimissime parrebbe che il Milan sia interessato alle aree Expo di Rho e che lì voglia progettare e costruire il nuovo stadio. Silenzio su tutta la linea per quel che riguarda i nostri, il che mi fa sperare che il malefico obiettivo del Geometra Galliani (“falli andare, chè San Siro ce lo teniamo noi!“) sia diventato il nostro.

La cosa non potrebbe che farmi felice, per i motivi già illustrati in un verboso post di qualche giorno fa.

Infine, apprendo di una trasferta del Capitano e forse del Presidente, a Maggio in India per presentare la prima Inter Academy al mondo. Me ne rallegro, ma mi chiedo che caratteristiche dovrà avere questa “Scuola” e in che misura andrà a sovrapporsi con il nostro fiore all’occhiello: Inter Campus.

Se Inter Academy è un vero e proprio vivaio internazionale, e se il suo scopo è quindi quello di coltivare talenti per il futuro, magari avrei privilegiato un Paese dal DNA calcistico leggermente più sviluppato. Se invece è una mossa commerciale o ancor di più sociale, l’India va benissimo, ma ripeto: il rischio di sovrapporre i due progetti è alto, e spero che tale pericolo sia stato preso in considerazione…

 

WEST HAM

Sconfitta casalinga contro il Manchester United, con l’aggravante di pigliare gol (di Rooney) da metacampo. E menomale che pensavamo di aver trovato il portiere del futuro…

incredibile ma vero...

incredibile ma vero…