THIS IS A SHOWDOWN

INTER-BOLOGNA 0-1

Se c’era bisogno di un’ulteriore conferma del fallimento totale della ricostruzione nerazzurra, eccola pronta e servita come un fumante piatto di sterco. Ennesimo primo tempo di nulla cosmico, che riusciamo inopinatamente a chiudere in pareggio, e “pera” subita da un redivivo Gilardino a metà ripresa, dalla quale tentiamo vanamente di riprenderci con un ammasso di palloni calciati alla cazzimperio nella loro area di rigore.

La nostra coppia difensiva si conferma insuperabile nei recuperi prodigiosi ed apparentemente disperati, ed altrettanto fallace quando comodamente schierata a protezione del proprio portiere, producendo “buchi” e amnesie ormai troppo frequenti per poter essere casuali. Il centrocampo, chettelodicoaffà, è il solito miscuglio di inetti, minus habens e giunture claudicanti, mentre Palacio, solo là davanti, è ad un passo dal chiedere l’accanimento terapeutico.

La ripresa vede Fantantonio subentrare al giovane (e per questo incolpevole) Benassi, col risultato di aumentare il tasso tecnico sulla nostra trequarti, e con esso il rimpianto di non avere un centravanti degno di tale nome che possa almeno far finta di rincorrere le sporadiche perle di saggezza in salsa barese. Un paio di miracoli del portiere rossoblù nel concitato (ma nemmeno tanto) finale, fanno il resto.

Come direbbe Maurizio Milani, “il pezzo è finito qui, è completo”. Temo però sia necessario un momento di riflessione generale: in un periodo che ci vede senza Governo, senza Papa, con l’Europa che continua a domandarci sacrifici e con le solite difficoltà ad arrivare alla quarta settimana, la vera angoscia è data dalla sempiterna e ormai cronica CrisiInter.

Utilizzando quel che a livello aziendale verrebbe definito come approccio bottom-up, è ovvio che le responsabilità più visibili, e avvertibili quasi a livello epidermico, sono dei giocatori. Lo scempio cui i nostri occhi si stanno pericolosamente abituando è provocato da quell’accozzaglia di bipedi, buona parte dei quali indegni di vestire la maglia con i colori del cielo e della notte.

Subito dopo però, occorre soffermarsi con attenzione sulle maledizioni che su ciascuno di essi piovono copiose da tribune e poltrone di casa, riassumibili nel concetto “vai in culo te e chi ti fa giocare”. E qui il riferimento non è tanto al Mister, su cui tornerò tra poco, quanto a chi quei giocatori li ha scelti, spesso stra-pagandoli, convinto che potessero essere “da Inter”. Facile adesso dar contro a Branca ed in subordine Ausilio, chè se la soluzione fosse così facile, basterebbe pigliare il Pantaleo Corvino di turno, ed avremmo invertito la rotta. Il problema è purtroppo più articolato, né dimentico che il Cigno di Grosseto è quello che ha permesso i colpi di Cambiasso a parametro zero, Julio Cesar e Maicon a 4 lire, Samuel  e Sneijder, etc. Difficile quindi che la stessa mente, da sola, possa passare da simili operazioni a minchiate quali Alvarez, Rocchi o Zarate (just to mention a few…).

Il grosso del problema risiede in quella funzione aziendale, ma non coincide necessariamente con chi oggi quella funzione la sta occupando. Finché il Direttore Tecnico e/o Sportivo sono solo l’Ufficio acquisti dell’umore del Presidente, saremo sempre in balìa dei desiderata del Signor Massimo. Ripeto per l’ennesima volta il meccanismo che ha portato l’Inter a vincere tanto nel lustro d’oro 2006-2011: Il Pres si fida ciecamente dell’allenatore di turno (Mancio prima, Josè poi) e sostanzialmente dice a Branca (& Oriali ai tempi) “Prendete quelli che vi dice lui”. Ovvio che nessuno è infallibile (Cesar, Maniche, Amantino Mancini e Quaresma sono esempi lampanti), ma il grosso degli acquisti è stato azzeccato e lo squadrone si è formato solido e granitico nel corso degli anni. Da Giugno 2010 in avanti abbiamo avuto la conferma (non richiesta invero…) della lezione NON imparata, e si è continuato a navigare a mestruo alternato, con le conseguenze che si vedono oggi.

Finché non si avrà una dirigenza (uno-due persone, non di più) che in buona sostanza ci-capisce-di-calcio e che sa come costruire una squadra, magari di concerto con l’allenatore, questa situazione non cambierà. Potrebbe arrivare l’Italo Allodi del 2015, ma se non gli verrà dato modo di lavorare in autonomia, con un piano triennale al termine del quale deve rendere conto alla presidenza dei risultati raggiunti o mancati, è anche inutile far lo sforzo di andare a prenderlo (ammesso che esista).

In tutto ciò, arrivo a parlare dell’allenatore che, con l’eccezione di Gasperini e forse di Benitez, non ho mai considerato IL problema dell’Inter post-Triplete. Anzi, con l’andar del tempo la qualità media della squadra è progressivamente calata, e quindi il materiale umano da assemblare per arrivare ad un risultato quantomeno decente si è via via impoverito. Stramaccioni personalmente, e al netto degli errori che pur commette, continua a sembrarmi la scelta migliore, considerata l’età, l’ingaggio, l’approccio (fin troppo) aziendalista e l’impatto mediatico.

Morale, il cocktail di farmaci da somministrare al malato è a mio parere il seguente:

1)      Assunzione di responsabilità di Moratti, che giubili la direzione tecnica attuale, e che, presentando il nuovo Direttore Tecnico, gli affidi pubblicamente la responsabilità di acquisti e cessioni, di concerto con l’allenatore (da confermare) e fissando “solo”  il vincolo del budget a disposizione. Su questo specifico punto, credo sia inevitabile un giudizio gravemente negativo al Direttore Generale Marco Fassone, l’uomo dello Juventus Stadium che, non so in che misura, ha comunque sul gobbone la trattativa avviata e mai conclusa con il fantomatico socio cinese.

2)      Questo, e cioè l’ingresso di un socio di minoranza, è un altro punto imprescindibile. Moratti, in maniera più che legittima, non vuole più spendere come fatto in passato, ma, al tempo stesso, credo sia consapevole che applicando alla lettera le regole del Fair Play finanziario non si va lontano nel breve-medio termine. Occorrono capitali freschi che possano permettere acquisti di qualità, necessari in misura nemmeno troppo eccessiva per tornare competitivi in Italia.

3)      La conseguenza dei punti 1) e 2) dovrebbe sperabilmente portare ad una “mira” migliore in termini di acquisti. In un’epoca di budget alquanto ristretti, è necessario, se non vendere bene (cosa che è ormai acclarato essere aldilà delle nostre capacità), quantomeno acquistare a colpo sicuro spendendo “il giusto”. Nel tragico giovedì di Europa League, che per fortuna ad inizio stagione ho spocchiosamente deciso di non commentare, ho visto in campo 35 milioni di cartellino buttati nel cesso (Alvarez 12 + Alvaro Pereira 12+ Kovacic 11). So che il paragone è ingeneroso per il giovanissimo Kovacic, ma il problema è lampante: non solo vendiamo male; compriamo pure peggio! Un conto è spendere 10 milioni per Nagatomo e Guarin (buoni giocatori, non campioni, ma nell’Inter ci possono stare), un altro è spendere la stessa cifra per chiaviche sesquipedali come Alvaro Pereira o promesse mai mantenute come Alvarez.  Alla fin della fiera, abbiamo una qualità di giocatori pienamente allineata con il ridimensionamento in atto (e pure di più), senza che questo produca apprezzabili risultati sul piano dei conti, dato che non basta ridurre il monte ingaggi per farli tornare. Vero che il costo del cartellino viene ammortizzato in più esercizi, ma i soldini dal salvadanaio escono ugualmente, e ce n’è quindi di meno per comprare gente “seria”. A livello puramente teorico, i soldi risparmiati dagli acquisti sbagliati sarebbero (stati) sufficienti per comprare un attaccante of the madonn tipo Dzeko o Rooney (che se sono sani di mente non verranno mai nel campionato italiano, ed ancor meno all’Inter).

4)      Le ultime uscite ci hanno dato la certezza che c’è purtroppo poco da tenere della rosa attuale. Facile dire che così si butta il bambino con l’acqua sporca, ma la verità non è lontana da questa considerazione: da confermare, e quindi a mio giudizio titolari per il prossimo anno, ci sono Handanovic, Ranocchia e Juan Jesus, Nagatomo, Guarin e Palacio. Da valutare, o in alternativa come rincalzi, metterei Cassano, Kovacic, Kuzmanovic, Gargano, Schelotto. Tutto il resto al miglior offerente (if any) o al macero.

Capitolo a parte sui senatori: personalmente terrei Cambiasso, che utilizzato con parsimonia è ancora il miglior centrocampista in rosa, e Zanetti con lo stesso accorgimento nell’utilizzo (per intenderci, non più di 90’ a settimana, nemmeno sempre). Per tutti gli altri (Chivu, Samuel, Milito, Stankovic) odi perenni e ringraziamenti sempiterni, ma purtroppo siamo al capolinea.

5)      Tutto ciò va fatto avendo piena consapevolezza che a campione che esce (usurato, lento, cigolante, ma sempre campione), deve corrispondere un elemento di pari valore in entrata. Dove per “pari valore” non intendo ovviamente le copie ringiovanite di 5 anni dei suddetti, ma nemmeno le ciofeche inanellate nelle ultime campagne acquisti. Purtroppo questa è la parte più difficile del lavoro, perché si è visto quanto sia difficile (per tutti, per noi ancor di più) individuare giocatori che possano davvero essere considerati “una sicurezza”. Il facile ritornello “Ma perché Stramaccioni fa giocare i vecchi e non mette dentro i ragazzi della Primavera, lui che li ha allenati e che ci ha vinto tutto?” trova il suo controcanto nella triste constatazione che questi ragazzi, nella loro quasi totalità, non sono all’altezza di giocare in Serie A, e che, quand’anche lo fossero, hanno bisogno di una squadra ben organizzata e vincente, per poter essere inseriti in maniera indolore se non addirittura proficua: nel 2009 Santon pareva essere il nuovo Facchetti, ora a 23 anni gioca nel Newcastle (non nel Barcellona). Detto che da noi non farebbe peggio di Pereira, un conto è sparare proclami, un conto è conoscere davvero i giocatori che hai a disposizione. Se Strama ha sostanzialmente abiurato al progetto-giovani un motivo ci sarà, a meno di non andar dietro a fantasticherie da spy story e clan del asado. Qui c’è da comprare 5 o 6 titolari, tra cui in ordine sparso un centravanti da 20 gol, un regista che abbia almeno il diploma di Geometra, un altro numero 8 di corsa e qualità ed un esterno di attacco che si alterni o affianchi Palacio. Trovarli non è facile, e farlo a costi contenuti ancor meno. Ma esserne consapevoli è il primo passo per progredire.

 

LE ALTRE

Nella classica giornata di cacca, vincono solo Juve e Milan: gobbi che in sostanza vincono il Campionato con 2 mesi di anticipo e Milan che arriva a insidiare il secondo posto a un Napoli che ancora una volta cade sul più bello (Chievo vera e propria bestia nera degli azzurri). La Viola batte la Lazio a Roma e ci supera, relegandoci al 5° posto in coabitazione proprio con gli aquilotti romani. Terzo posto a 4 punti, e le inquietanti analogie con la stagione scorsa si fanno sempre più pressanti. Se questo dovesse essere l’andazzo, e visti gli effetti devastanti dell’Europa League sui nostri, giocherei a perdere ed arrivare 7°, concentrando le ultime stille di energia sulla semifinale di Coppa Italia contro la Roma (2-1 da cercare di ribaltare), attualmente l’unico plausibile traguardo alla nostra portata.

 

E’ COMPLOTTO

Niente da dire, se non che le concomitanti sconfitte del Napoli (a Chievo in campionato, e contro il Vitoria Plzen in Europa League nel turno precedente, per un complessivo 5-0) non fanno nemmeno la metà del rumore dei nostri (ahimè frequenti) capitomboli.

C’amma fa’…

 

WEST HAM

Weekend di FA Cup. A day off for the lads.

Ranocchia centravanti nell'ultimo quarto d'ora dà la misura di come stiamo messi...

Ranocchia centravanti nell’ultimo quarto d’ora dà la misura di come stiamo messi…

CLAN DEL ASADO

INTER-CHIEVO 3-1

Nel campionato più scarso che la mia memoria ricordi, ecco che battere un Chievo qualsiasi in casa riaccende speranze – o illusioni- di gloria in una squadra che negli ultimi mesi ha avuto un media da retrocessione. Unico vantaggio del contesto descritto è avere enormi margini di miglioramento, che per fortuna si sono cominciati a intravedere a San Siro. Dopo averci passeggiato sui testicoli coi tacchi a spillo magnificando le doti di Kovacic e il suo imminente esordio alla Scala del calcio, apprendiamo dall’Inter che: 1) il ragazzo non giocherà causa lieve distorsione alla caviglia, ma soprattutto (anche se poco sottolineato) 2) Kovacic non è il classico giocatore da mettere ad impostare davanti alla difesa (Strama & Stankovic dixerunt) e non è il classico trequartista (Strama dixit). Posto che nessuno l’ha visto giocare e che tutti nel contempo spergiurano sia fortissimo, mi chiedo se per caso non ci siamo presi l’ennesimo incursore, “che però ha bisogno qualcuno che lo lanci, insomma del Pirlo di turno”. Chi vivrà vedrà, ma conoscendo i miei polli la cosa non stupirebbe.

L’attenzione della serata si sposta quindi sul rientro del Principe in mezzo all’area. La Gazzetta in settimana l’ha paragonato alla Treccani per la completezza di repertorio e per saggezza tattica ed il paragone mi pare azzeccato. In particolare la sua assenza in questi mesi non si è fatta sentire solo in termini realizzativi, ma anche, se non soprattutto, per quella capacità di movimento sul fronte d’attacco capace di liberare spazi per gli inserimenti dei compagni.

Ad ogni modo, pronti-via e Fantantonio provoca il gollonzo dell’1-0 che mette in discesa il match. Grande partita di Ando’, che –pare- sta imparando a dosarsi nell’arco dei 90 minuti, dispensando gemme di talento per i compagni di reparto e mandandone in porta 2 o 3 a partita (ieri sera splendida l’azione conclusa dal destro del Cuchu deviata di piede dal loro portiere). Il tutto mantenendo sempre irrorata la vena e limitando a livelli fisiologici le Cassanate.

Il gol subitaneo fa emergere una delle maggiori lacune dei nostri, che è la mancanza di continuità e concentrazione: rischiamo il pareggio su spizzata di Acerbi solo soletto in area (palla fuori di un niente) e facciamo di meglio poco dopo, lasciando Rigoni liberissimo di capocciare in rete dal limite dell’area piccola (con Gargano e Juan Jesus ad assicurarsi che nessuno disturbi l’avversario). Per la cronaca, primo gol in Campionato per Rigoni (ma già il 6° in serie A, quindi non vale).

Preso il ceffone, ci risvegliamo, prima con la succitata azione Cassano-Cambiasso, poi con lo schema da calcio d’angolo che già aveva fatto da preludio al primo gol. In questo caso la palla lunga per Ranocchia viene frustata all’incrocio dal nostro difensore, un po’ come fece Materazzi ai Mondiali con la Repubblica Ceca. Vantaggio ritrovato dopo soli 5 minuti e sostanzialmente fine dei pericoli.

Parte quindi l’operazione “gol di Milito”, che la ghènga argentina, efferata dilaniatrice di ogni spogliatoio di stanza alla Pinetina, riesce a confezionare ad inizio ripresa: ennesima discesa inconcludente di Zanetti sulla destra, palla per Cambiasso che lento come al solito serve al limite dell’area Milito che, senza un minimo di originalità, controlla e tira in un decimo di secondo. Palla in buca e crisi Inter.

Non sono così cieco da pensare che con loro 3 in campo i problemi siano risolti, ma mi pare ovvio che non siano loro il problema. Vanno centellinati, gli andrebbe fatta giocare una partita a settimana (o poco più ruotandoli), ma mancando vere alternative si è costretti a fargli fare gli straordinari. Di meglio non c’è. As simple as that.

 L’idillio potrebbe continuare facendo segnare Palacio, ma per il Trenza non è serata (già da un po’ a dire il vero, stanchissimo per la supplenza di Milito e stante l’impresentabilità di Rocchi a dargli il cambio). Ad ogni modo finisce in festa, con Stankovic a riassaggiare il campo dopo un’eternità, felice come un bambino e incazzato come un guerriero poco dopo, quando ha ripreso le vecchie e sane abitudini di far a cazzotti con arbitri e avversari in mezzo al campo.

La pochezza di alternative del nostro centrocampo è tale per cui una ventina di partite di Stankovic (e da Stankovic) in questo finale di stagione sarebbero per l’Inter oro colato. Splendido il nostro quando, rispondendo alla domanda “posto che non può essere Kovacic, potresti essere tu il perno davanti alla difesa?”, dice tra il serio e il faceto “sì certo, lì poi si corre anche di meno!”. Bentornato Drago, spara gli ultimi fuochi prima del giusto e meritatissimo giubilo da parte di tutti noi.

Il resto della squadra si è mossa benino, con punte verso l’alto (Gargano, se messo a fare il suo, e cioè a mordere le caviglie agli avversari, è un signor mediano, e piglia anche un palo su punizia pennellata, quasi a zittire quanti –me compreso- avevano trasecolato vedendolo battere i calci da fermo a Siena) e verso il basso (Kuz, onesto lavoratore ma troppo incline ad andar via in dribbling senza avere la forza di Guarin, col risultato di perdere due o tre palloni sanguinanti).

Il ritorno della difesa a 4 mi lascia alquanto indifferente (chi mi conosce sa che non ho un modulo preferito in astratto): faccio però notare che né Ranocchia né Juan Jesus sono –ancora- certezze inscalfibili in difesa, e che, per la crescita di entrambi, la presenza del Samuel di turno rappresenterebbe attualmente la condizione ideale. Onanismo cerebrale, in ogni caso, stante la probabile lungodegenza del Muro, di cui non a caso si parla in termini fumosi e quasi declinando i verbi al passato…

 

LE ALTRE

La Juve fa quel che vuole contro una Fiorentina che mostra a tutti (quelli che lo vogliono vedere) il lato negativo del voler giocare sempre nello stesso modo: hai di fronte Pirlo e lo lasci giocare, perché non ti abbassi alla pochezza di quelli che si adeguano in base all’avversario di turno? Bravo ciula: quello piglia palla, si beve un caffè, si fuma una zaga e lancia il compagno indisturbato. Va avanti così per 90’ minuti: la Juve ne segna 2 ma potrebbe giocare con una gamba sola per quanto è superiore alla Viola. Domenica tocca a noi, gita a Firenze e speranza di trovarli ancora così superbi e indolenti. Il timore invece è che Montella, tutt’altro che fesso, impari dai propri errori e lavori in questi giorni sui suoi, preparando a dovere la sfida di domenica sera.  

Il Milan strappa un punto a Cagliari che non ne nasconde le difficoltà. Là davanti Mario continua a far bene (rigore segnato a parte), ma il Faraone vive un momento di comprensibilissima stanca, e soprattutto il resto della squadra manca della qualità che si vede in avanti. Ambrosini e Flamini seguitano nel loro schema preferito (picchiare come fabbri ferrai) ricevendo il giallo solo dopo 3 o 4 “grazie” ricevute dall’arbitro (ovviamente lodato per il buon senso usato in queste occasioni). Mexes, già ammonito, stoppa con la mano un contropiede del Cagliari (senza peraltro riuscirci, visto che si prosegue per il vantaggio), ma a fine azione ovviamente l’arbitro “si dimentica” di estrarre il secondo giallo (e quindi rosso). La memoria per fortuna gli torna prontamente pochi secondi dopo, quando Astori, autore della trattenuta da rigore su Balotelli, viene ammonito per la seconda volta “a termini di regolamento” lasciando il Cagliari in 10 per gli ultimi minuti.

Lazio e Napoli fanno faville colpendo pali e traverse in serie e, per nostra fortuna, pareggiando una partita che ci permette l’avvicinamento a -1 dalla terza in classifica. Per quel che mi riguarda, il Napoli lasciamolo andare, ché arriverà secondo a meno di episodi di autolesionismo attualmente non alle viste. Noi concentriamoci sui compagni di sventura che galleggiano dal 4° al 7° posto, affrontando al meglio possibile le prossime sfide con Viola e cugini, inframmezzate dagli ottavi di Europa League su cui mi dilungherò stucchevolmente polemico tra poco.

 

E’ COMPLOTTO

Finalmente c’è trippa per gatti! E’ tornata la simpatica consuetudine di lanciare lo stronzolo nel ventilatore e sparare a pioggia su ogni atomo di vaga colorazione nerazzurra.

Ho volutamente tralasciato –quando non condiviso- le critiche di questa settimana ai giocatori e ancor più alla Società, per il modo in cui  (non) ha provveduto alle lacune tecniche, con i risultati visti nelle ultime uscite (Siena uber alles). Questo si chiama sacrosanto diritto (e dovere) di cronaca e di critica, oltretutto difficilmente contestabile nel merito. Negli ultimi giorni ho però letto cose carine che non posso che elencare una per una:

1)      Basta un rigore regalato al 92’ e segnato dal Bresciano Nero per far titolare a caratteri cubitali il principale quotidiano sportivo “Milan modello Barcellona”, ciarlando di “Cantera Rossonera” e “Generazione ‘90”, con tutti gli ammennicoli mediatici di cui il Minculpop rossonero è capace.  La notizia dovrebbe essere che tutta la trafila di squadre giovanili del Milan adotterà lo stesso schema utilizzato dalla prima squadra (il 4-3-3), sul modello –appunto- di Barcellona e Ajax. Con la piccola differenza, omessa da tutti nel solito silenzio assordante, che olandesi e spagnoli giocano in questo modo da qualche decennio, mentre i rossoneri hanno iniziato di fatto solo adesso a giocare così, e soprattutto senza analizzare minimamente i risultati raggiunti (if any) dal decantato settore giovanile casciavidico negli ultimi anni.

2)      Per ironia della sorte, negli stessi giorni l’Under 21 italiana batte la sempre temibile Germania per 1-0, con un reparto difensivo (portiere più linea a 4), composta da soli prodotti del settore giovanile dell’Inter, indiscutibilmente (numeri e trofei alla mano) il migliore in Italia negli ultimi 10 anni. La cosa ovviamente passa sotto completo silenzio nel giorno della partita e pure in quello dopo, per comparire sotto forma di trafiletto nelle pagine interne della Gazza dei giorni seguenti con un titolo che pressappoco suonava come “Toh! La difesa Under 21 arriva tutta dall’Inter” (NB: il “Toh” è l’unica cosa certa che ricordo). La notizia, quindi, non è il fatto in sé, quanto la sorpresa nell’apprendere di una tale curiosa coincidenza. Tanto per rincarare la dose, ecco negli stessi giorni l’articolo di Riccardo Signori sul Giornale (va beh… voglio farmi del male da solo) in cui sostanzialmente si dileggia la politica del settore giovanile nerazzurro, con riferimento alle cessioni di Balotelli, Santon, Destro e Bonucci (solo dai primi due si è incassato tanto quanto il Milan ha preso per Thiago Silva), e chiedendosi retoricamente che fine avessero fatto una decina di giovani promesse (mantenute o meno) che negli anni avevano scintillato nella Primavera nerazzurra.

Il concetto quindi è questo: il divario epocale tra Primavera e Serie A (sottolineato non a caso da Stramaccioni, che da lì arriva) è una non-notizia. O meglio, è proprio colpa dell’Inter, che si lascia sfuggire i suoi potenziali campioni e si illude di poter vincere tutto con Beati e Natalino (pestando anche una discreta merda, visto che il secondo è stato ricoverato per seri problemi di cuore, con la famiglia a ringraziare pubblicamente l’Inter e la famiglia Moratti per l’attenzione e le cure prestate). Il Palmarès dei giovani nerazzurri (solo l’anno scorso 3 scudetti su 4 tra Allievi, Giovanissimi, Berretti e Primavera) è come detto irrilevante. Se gli altri un settore giovanile vero e proprio non ce l’hanno, si può tranquillamente non parlarne (il Milan ha vinto un solo Campionato Pirmavera, negli anni ’60, e l’ultimo Viareggio nel 2001, ma tutti sull’attenti con la storiella della Cantera), mentre chi da anni lavora con impegno su tutte le proprie squadre giovanili raggiungendo successi in serie, viene criticato perché poi le promesse non vengono mantenute.

3)      Tornando solo un attimo all’arrivo di Balotelli al Milan, censuro fin da adesso i cori sentiti ieri sera  dagli illuminati genialoidi della nostra curva (tutto nella normalità –diciamo così- finché si tira in mezzo la mamma, tolleranza zero in caso di “uh uh uh” e di cori sull’asserita inesistenza di “negri italiani”). Posto che la multa dal solertissimo giudice Tosel arriverà puntuale come una cambiale, mi piacerebbe una dichiarazione del Signor Massimo “sotto gli uffici della Saras” in cui mette in guardia questi signori, chiarendo che non permetterà a niente e nessuno di vedere i nostri tifosi (e in ultima analisi la nostra squadra) paragonata ad altra feccia che si diverte a insultare altre persone sulla base della razza.  Aggiungo io: cantategli “Milanista di m…” che va più che bene.

Proseguendo, noto con piacere che la prima Balotellata di Linate è stata prontamente smentita dal Milan e si è quindi spenta sul nascere, e che nello stesso giorno si dava conto (con annesse lodi) della strategia messa a punto dal Milan per gestire l’immagine del calciatore e disciplinarne i rapporti con i media, oltre alla mossa di marketing di aver depositato il marchio “Creste Rossonere”. Curioso vero? Berlusca prima fa i complimenti a El Sharaawy intimandogli però ti tagliarsi i capelli, poi, usmato il profumo di marchettone commerciale, ne fa un punto di forza, creando il brand fattapposta. La coerenza prima di tutto e ancor di più, la squadra di calcio come un fustino di detersivo, da vendere e promuovere à go-go.

Splendida e giustamente distaccata la reazione di TV e giornali al dito portato alla bocca da Balotelli dopo il rigore segnato, a zittire il pubblico cagliaritano. E’ una leggerezza, sono ben altre le cose gravi, lasciamo perdere. Proprio come quando lo fece in maglia nerazzurra rivolto ai tifosi della Roma…

4)      Cambiando argomento, nel quadro sempre più triste e desolato del nostro Campionato, l’Osservatorio Calcio Italiano (http://www.osservatoriocalcioitaliano.it/) sulla base del database online di Stadiapostcards (http://www.stadiapostcards.com/) ci informa che l’Inter è la squadra italiana con il maggior numero di spettatori a partita, mentre da altra fonte apprendiamo che il tanto decantato Juventus Stadium, che avvicina le famiglie al calcio e dove regna un clima di armonia, pace e amore, è lo Stadio più multato della Serie A (http://sport.panorama.it/calcio/Juventus-Stadium-record-multe-tifosi-sputi-cori , spiace citare Panorama ma è l’unica fonte che ho rintracciato).

Silenzio assoluto su tutta la linea, c.v.d.

5)      Infine, mi chiedo retoricamente perché tante, se non tutte, le squadre italiane impegnate nelle Coppe possano anticipare o posticipare le partite di Campionato in funzione di quelle da giocare in trasferta in Europa, mentre l’Inter, impegnata giovedì 21 in Romania, sarà regolarmente impegnata domenica sera nel derby (di solito nel caso di Europa League, con partite al giovedì, si posticipa al lunedì successive).  Ma non vorremo mica scomodare il Derby e i cugini, vero? Infatti…

 

WEST HAM

Brutta sconfitta a Birmingham nel derby cromatico contro l’Aston Villa: 2-1 e inchiodati a quota 30 punti; energetico brodino per i Villans che riemergono dalla zona retrocessione.

Il sorriso dei giorni migliori, sperando che la gamba sia altrettanto smagliante...

Il sorriso dei giorni migliori, sperando che la gamba sia altrettanto smagliante…

AHI CHE PENA VEDERTI

INTER-TORINO 2-2

Ormai non si può più parlare di occasione persa, bensì di consolidata –e compassata- velocità di crociera.

Siamo una squadra da metà classifica, e solo la mediocrità di questo campionato ci tiene sconsideratamente in corsa per il terzo posto. Ti aspetti sfracelli da Guarin e Palacio e ti trovi a prendere sberle da Cerci e Meggiorini, nuovi soci del Club Gautieri, leggasi di buoni giocatori che porteranno sempre nel cuore l’Inter, destinataria delle migliori giocate delle loro oneste carriere.

E dire che, ancora una volta, era iniziata bene, anzi in maniera letteralmente incredibile: Fantantonio si guadagna con furbizia la punizione dal limite dell’area e Chivu disegna una parabola perfetta che ricorda un suo precedente gol, fatto con la maglia della Roma, anno del Signore 2003-2004.

Se non è incredibile questo…

Sono passati pochi minuti, siamo in vantaggio e non dobbiamo quindi nemmeno “fare” la partita (…cazzo di partita vuoi “fare” con Gargano e Mudingayi a centrocampo?) quindi tutto sembra incanalato per il meglio.

Invece il Toro viene fuori alla grande (il Mister compagno di vacanza fa girare i suoi 4 attaccanti a meraviglia), noi ci capiamo meno del solito, finché Guarin dimostra il lato B dell’animalanza che l’ha fatto scintillare nelle ultime uscite. Dribbling suicida al limite dell’area e palla persa: scambio tra Barreto e l’ex Meggiorini, che torna al gol dopo ere geologiche. Manco a dirlo l’ultimo gol in A l’aveva fatto ancora contro di noi: quando si dice il caso… ecco spiegato lo stringiculo che mi era preso apprendendo della sua presenza in campo al posto del capitano Bianchi. Tornando al Guaro, continuo a volergli bene, perché la stupidità è un difetto ma non una colpa. Diciamo che ci ha dato una lampante dimostrazione di cosa voglia dire farsi guidare da un cavallo, e non da un fantino. Finché facciamo a chi ce l’ha più duro, no problem (and excuse my french…), ma se si tratta di ragionare, si prega di ripassare…

Chivu, per rientrare nella normalità, si fa male ed è costretto a uscire dopo nemmeno mezz’ora, mentre A’ Cassano là davanti cerca di spremere il massimo dal proprio immobilismo. Palacio è spremuto come un limone, e coprire da solo il fronte d’attacco nuoce inevitabilmente alla lucidità sotto porta. A scanso di equivoci, i compagni provvedono a non farlo stancare, centellinando i suggerimenti in avanti (se si eccettuano i rinvii ad minchiam).

La ripresa fa quel che deve, ossia riprende la storia là dove l’avevamo lasciata: il Toro fa quel che vuole e noi non ci capiamo un cazzo. Pereira (tutti i difetti di Guarin senza averne i pregi) viene scherzato dal terribile Cerci che arriva sul fondo e crossa rasoterra di destro: Juan Jesus è in colpevole ritardo, Meggiorini è in esecrabile orario e timbra la doppietta. Di lì a poco esce Mudingayi (ennesimo giocatore sano come un pesce fino a vestire il neroblu) ed entra il Cuchu. Ora, non mi dilungherò in lodi sperticate su Cambiasso perché non è il caso, né sbrodolerò righe su righe sui due eroi romantici (il suddetto crapapelada e l’immenso Capitano) che salvano la squadra da una sconfitta assai probabile (e tutto sommato meritata). Mi limito a dire che, alla lunga, è meglio avere testa che gamba, e che le carenze dei due esperti argentini sono acuite dalla mancanza di un centrocampo normalmente detto, che possa consentire ai suddetti di rifiatare, di giocare spezzoni di partita e di non dover essere sul banco degli imputati ad ogni partita persa o non vinta. Per esser chiari: le ultime uscite del Capitano sono state terribili, con la velenosa ciliegina della palla persa a Roma domenica scorsa.  Resto però dell’idea che questi due, se dosati con giudizio, possano dare ancora qualcosa all’Inter. Con la rosa attuale, diventano –purtroppo- titolari inamovibili per mancanza di alternative.

Dopo il pari del Cuchu (di destro!) seguìto a discesa arrembante di Zanna, ho addirittura l’ardire di pensare che la si possa vincere, spremendo le ultime gocce di genio di Cassano (che mette Palacio davanti al portiere prima di essere sostituito) e sperando che Guarin si faccia perdonare con la sabongia che ci ha abituato a conoscere. Invece niente: per Antonio entra il solito Alvarez poco incisivo (ma anche lui, povero Cristo, non può entrare e dover salvare la patria ogni volta…), il Guaro, chettelodicoaffà… cerca l’assist quando deve tirare e mira l’incrocio da 30 metri col compagno libero da servire.

Ma soprattutto, Handanovic mi dà due conferme di quanto ardita fosse la mia speranza, andando a deviare sul palo il tocco sotto porta di Bianchi (entrato nel frattempo) e all’ultimo minuto respingendo la fame di tripletta del maledettissimo Meggiorini.

E’ andata bene, poche balle, anche se si doveva vincere, anche se ormai Ranocchia non protesta nemmeno più per i rigori non fischiati a suo favore. Abbiamo dato via i pochi piedi buoni che avevamo per far cassa e sperando (in tre giorni) di rifare la squadra. Ma di ciò dirò a breve.

LE ALTRE

La Juve impatta col Genoa in casa e Gonde si esibisce nel classico stile Juve: low profile e negazionismo quando ruba, ché tanto alla fine torti e ragioni si compensano, sceneggiata da profondo Sud quando gli gira male. Attendo con famelica curiosità le squalifiche del giudice sportivo Tosel (lui sì tifoso –bianconero of course– reo confesso), senz’altro improntate alla sdrammatizzazione ed alla comprensione del momento sportivo. Come nel caso di Cassano. Come nel caso di Ranocchia. Come nel caso di Guarin.

Per il resto, il Napoli ne approfitta sbancando Parma, mentre la Lazio addirittura perde in casa col Chievo, rendendo perfino utile il nostro pari interno nella corsa al terzo posto. Dietro marcia bene il Milan, che vince a Bergamo e tiene il ruolino di marcia migliore degli ultimi mesi, mortacci loro. Roma e Fiorentina fanno un punto in due, e Zeman sembra arrivato al capolinea, polemizzando con la dirigenza giallorossa, incredibilmente permalosa nel veder la propria squadra subire gol in quantità.

E’ COMPLOTTO

C’è in realtà poco da dire. Non tanto perché di commenti negativi non ce ne siano, quanto perché quei commenti li sottoscrivo in pieno. A ulteriore dimostrazione che quel che voglio dai media non è uno zerbinaggio quale quello sentito nei confronti di Allegri ieri per radio (mi immaginavo il giornalista inginocchiato proferire boiate tipo “lei aveva detto che a primavera sareste stati in zona scudetto ed aveva ragione…”, prima di chiosare con uno zuccheroso “impeccabile come nemmeno il Conte Max”).

Non ho onestamente la forza di arrabbiarmi quando sento critiche pesanti, spesso ad un passo dallo sfottò, sulla gestione del caso Sneijder e sulla pochezza del centrocampo attuale. Anzi, credo che una riflessione complessiva a riguardo si imponga.

CALCIOMINCHIATA DI INVERNO

Il reale errore dell’Inter è stato, a conti fatti, non vendere Sneijder nella sessione di mercato estiva, allorquando la quotazione per il giocatore poteva facilmente essere il doppio di quella cui è stato effettivamente venduto. Lo dico da convinto ammiratore dell’olandese che, seppur scostante e umorale, resta uno dei pochi campioni in circolazione. 7.5 milioni (senza bonus, chè quelli sono previsti solo per il giocatore) vogliono dire circa la metà di Pereira, ed è stata l’ennesima –e non richiesta- dimostrazione della “fame” della nostra dirigenza che, schiava degli ultimi colpi di “cuore” del proprio Presidente (leggasi aumenti di stipendio sventagliati in euforia post Triplete), si ritrova con l’imperativo categorico di tagliare il monte ingaggi. A quel punto, pur di non pagare più i 6 milioni netti all’olandese di turno (e quindi 12 lordi), va bene anche affidarsi al (solo) compratore interessato, finendo per dirgli “per il prezzo faccia lei…”.

Sul fronte acquisti, e più in generale, con pochi soldi a disposizione, diventa capitale non sbagliare gli affari: hai poche cartucce da sparare, e devi essere sicuro di fare centro ad ogni colpo. Centro che è stato fatto con Handanovic, Guarin e Palacio, più il colpo (di culo? Almeno tra di noi diciamocelo) di Juan Jesus. Parliamo, tra tutti, di quasi 40 milioni di soli cartellini, ma mi sento di dire che sono stati ben spesi.

Restano però i 9 milioni per Silvestre, i 13 per Pereira e la decina per Alvarez. Restano i pochi ma inspiegabili soldi spesi adesso per Rocchi, per poi non farlo giocare.

Resta, in buona sostanza, l’impressione di un pericoloso pressapochismo e di scarsa coerenza, se è vero com’è vero che Strama stesso ha ammesso che la squadra era stata concepita per giocare con due mediani e Sneijder, e di aver dovuto per forza cambiare in corsa.

Ora, venduto –pare- anche Coutinho al Liverpool per un’altra dozzina di milioni, spero si riesca a portare a casa l’agognato Paulinho, che a mio parere in pochissimi hanno visto giocare, ma che pare essere buono. A patto di chiarirsi: la sola cosa che sappiamo è che il soggetto NON è il regista che ci manca. Può essere un Guarin, più o meno forte e più o meno intelligente. Ad ogni modo è un interno, un incursore, un cavallone o come cazzo volete chiamarlo. Che lo si sappia, prima di dire tra due mesi che “l’Inter pensava di aver colmato la lacuna e invece per l’estate pensa a Lodi”. A guardare l’attuale composizione della rosa, all’inter di titolari fissi a centrocampo ne servono due: un regista e un interno, in modo che i due in questione più Guarin possano garantire una solida base, attorno alla quale potersi permettere di affiancare un vecchio leone (Cambiasso o Stankovic) senza pagare dazio in termini di mobilità. Difficile che la mediana così concepita possa supportare un tridente composto da Milito-Cassano-Palacio, quindi la soluzione più realistica in attacco dovrebbe prevedere un classico “tre uomini per due maglie”. Dietro, non disprezzerei l’arrivo di Schelotto, più che altro per limitare le apparizioni di Pereira e poter dirottare saldamente a sinistra Nagatiello, in ombra nelle ultime uscite ma comunque solida realtà nerazzurra di questi tempi.

I pensieri del tènnico da bar che è in me mi riportano alle infauste domeniche di metà anni ’90, allorquando il vecchietto seduto in tribuna davanti a me recitava come un mantra l’inarrivabile climax “non-c’è-ali-non-c’è-schemi-non-c’è-un-cazzo”. Siamo oltretutto nel bel mezzo di un circolo vizioso (sono socio, so ciò! Cit. Eliana per soli malati di mente): non ci sono soldi da spendere adesso, e quindi dovremmo fare con quel che si ha in casa (bellammerda…); d’altra parte dobbiamo ad ogni costo centrare la qualificazione in Champions per poter fare acquisti degni di tale nome in estate. Ribadisco che la sola soluzione al succitato dilemma può venire dal suicidio collettivo delle nostre rivali, vedendo limitate al lumicino le nostre possibilità di ergerci dall’attuale mediocrità.

Tristèssa…

WEST HAM

Day off, visto che si gioca per la FA Cup da cui il Man Utd ci ha recentemente estromessi.

Gira e rigira, sono sempre i soliti a cavar castagne dal fuoco...

Gira e rigira, sono sempre i soliti a cavar castagne dal fuoco…

WAKE UP TO REALITY

ATALANTA-INTER 3-2

Il risveglio è amaro ma difficilmente evitabile. Nemmeno il più ottimista tra noi poteva sperare che la serie di vittorie, ancor di più in trasferta, continuasse sine die tra il sollazzo nostro e lo scoramento altrui. Quindi abbiamo preso tre pere in una partita che si poteva anche pareggiare e financo vincere. Non mi vergogno più di niente, quindi riconosco senza problemi che in questo stesso campionato abbiamo vinto partite giocate assai peggio di ieri (Toro, Chievo, Derby la triade della speculazione calcistica), ma proprio perché altre volte ci è andata bene, non sto qui a rimuginare per una sconfitta che, come detto, arriva dopo un periodo aureo.

Piuttosto, ci sarà da imparare da questi tre fischioni, e farne tesoro, anche. Senza Samuel e Ranocchia abbiamo ballato e non poco: comprendo le difficoltà di organico di Stramaccioni e la sua scelta di tenere il Cuchu a metacampo, per non concedere il pallino del gioco agli orobici; fatto sta che la difesa, guarnita dai soli JJ e Silvestre, ha ballato e non poco, soprattutto nell’argentino che, nei fatti e al netto di errori arbitrali, ha sulla coscienza due dei tre siluri beccati. Volendo vedere i lati positivi, la partita di ieri ci fa ancor più apprezzare la “svolta” post Siena e la conversione alla difesa a tre, che senz’altro offre una maggior protezione ad Handanovic e rimane a mio parere l’assetto tattico su cui insistere, in attesa di centrocampi migliori. Detto ciò, e quindi smentendomi a distanza di poche parole, ho trovato interessante l’affermazione di Colantuono, che ha detto di essere stato costretto a preparare 3 o 4 partite diverse, a seconda dello schieramento scelto dall’Inter. Questa “camaleonticità” dei nostri mi pare una ricchezza da sfruttare, tanto per non dare punti di riferimento agli avversari e sfruttare i pochi effetti sorpresa ancora possibili nel giuoco del pallone. Chiaro che lo scherzo viene meglio quando puoi scegliere e non quando sei obbligato a cambiare. Ma tant’è.

L’Atalanta ha giocato meglio e ha meritato di vincere, e se vogliamo fare i farmacisti e pesare sul bilancino le occasioni dei bergamaschi, il rigore assai generoso è compensato dal gol divorato da Denis nel primo tempo. Noi come detto abbiamo ballato e parecchio, anche se là davanti Palacio è stato pericoloso, supportato solo a momenti da un Cassano svagato e da un Milito con le polveri bagnate.

Le lodi di queste settimane sul trio delle meraviglie deve aver nuociuto ai nostri, se è vero come è vero che i ragazzi cercano con ottusa insistenza la triangolazione al limite dell’area, sfidando la muraglia orobica, invece che propendere per la sabongia ignorante (quanto ho goduto al pareggio di Guarin su tiro centralotto ma a voragine). Ragazzi, di Barcellona ce n’è uno e per fortuna sta lontano da qui. Noi giochiamo come siamo capaci di fare, e tiriamo, porcadiquellatroia.

La settimana vuota da impegni infrasettimanali speriamo arrivi a fagiuolo, in modo da recuperare fisico e morale in vista del Cagliari in casa, partita da vincere-e-non-ci-sono-cazzi, visti i concomitanti incroci tra Juve-Lazio-Napoli-Milan.  Aldilà della goduria immensa rappresentata dalle tre pere rifilate ai gobbi a Torino, resto tuttavia convinto che il Campionato lo si vinca sulla regolarità più che sugli scontri diretti: motivo per cui temo che la Juve non avrà grosse difficoltà a bissare lo scudetto. Noi però dobbiamo rimanere in scia, principalmente perché you never know… e poi perché arrivare secondi vorrebbe dire Champions senza passare dal via (leggasi: preliminari). Lo scontro col Napoli arriverà a Dicembre e credo che il prossimo mese darà un’idea di cosa poterci legittimamente aspettare dal girone di ritorno.

Non posso però chiudere senza aver sentenziato sui singoli: so che molti di noi se la prenderanno con Silvestre, che poco fa ho già segnalato come responsabile del 66% dei gol presi ieri sera. Però Silvestre nella difesa titolare, ad oggi, non ha mai giocato, e non è da lui che mi aspetto grandi cose (qualcosa di meglio sì, chè se intervieni a scivolone in area su uno che pesa 30 kg è ovvio che quello ce prova: hai preso la palla, sì, sei innocente ma ingenuo come un bambino dell’asilo, nido). Piuttosto è Alvarez che non voglio più vedere. Ieri è entrato con l’indolenza e la presunzione del peggior Recoba, scartandosi da solo sui primi 3 palloni toccati e colpendo gli omini delle bibite nelle due azioni seguenti. 12 milioni per ‘sto coso qui, negli stessi giorni in cui –non lo dimentico- la Roma pigliava Lamela. Poco da dire, non puoi sempre pescare il jolly quando compri giovani interessanti in prospettiva, ma dovremmo ormai aver capito che chell lì l’è no da Inter.

LE ALTRE

La Juve demolisce un Pescara  che fa quasi tenerezza, riprendendosi il +4 di 10 giorni fa ed annullando, almeno aritmeticamente, le conseguenze della nostra impresa. Il Napoli ribalta la partita nel finale contro il Genoa e si rimette in scia, ad un solo punto dai nostri. Il Milan si conferma certezza granitica perdendo una partita di rara pochezza, in cui riesce a sbagliare un rigore con Pato –credo l’abbiano impalato nello spogliatoio nell’intervallo, non potendosi più difendere nemmeno con gli ammanicamenti alle alte sfere-, a segnare con Pazzini dopo palo di tacco di Mexes, ma soprattutto a pigliare 3 gol da una Fiorentina senza Jovetic. Bella squadra la Viola, che sta anche imparando che tirare in porta non è peccato mortale e non danneggia la salute. La Lazio vince il Derby in rimonta, dopo l’ennesimo e allucinante black out di un giocatore capitolino nella stracittadina (De Rossi nell’occasione): non ho i numeri sotto mano, ma credo che negli ultimi 20 derby, le sfide finite in 11 contro 11 si contino sulle dita di un’unghia (cit. etilica tardo adolescenziale ma sempre valida); anche a Milano il derby è sentito, e molto, eppure non vedo in campo quella percentuale così alta di “vene toppate” che invece riscontro puntualmente all’ombra del Cupolone. Mistero della fede…

E’ COMPLOTTO

Pirotecnica la settimana nella quale si è cercato di fare passare la sconfitta della Juve come “salutare” per i bianconeri che si sono levati di dosso il peso del record di imbattibilità e che possono guardare al futuro con rinnovato spirito. Del resto, se gli errori arbitrali nei 90’ li avevano “psicologicamente sfavoriti”,  devo ammettere che nello sparare cazzate c’è una certa coerenza. Che ovviamente non è applicabile all’Inter, visto che già piovono titoli all’insegna del “tutto da rifare” dopo una sconfitta che chiude una striscia record di 10 vittorie in trasferta consecutive.

Lode al Mister che, pur tenendo fede alla sua promessa di non commentare gli episodi arbitrali, lascia comunque trasparire il suo disappunto quando dice “non ho commentato quelli di Torino, volete che commenti questo?”. Bravo Strama, avanti così anche sotto questo aspetto.

Volevo invece spendere un paio di righe per dare personalissimi –e in quanto tali sacrosanti- giudizi su alcune delle voci che abitualmente commentano le gesta dei nostri eroi in bragoni corti su Sky (spero sia già noto il perché non sia utente di Mediaset Premium, chè non è che siccome non sei più Presidente del Consiglio, allora ti do i soldi per la tua cazzo di pay tv…).

So che molti interisti detestano lo Zio Bergomi, accomunandolo alla suprema prostituta Aldo Serena (puttana-l’hai-fatto-per-la-grana) nel parlare male della squadra in cui tanto ha giocato e troppo poco ha vinto. A me lo Zio invece piace, pur nel suo detestabile zerbinaggio al Caressa di turno (Sì Fabio, Certo Fabio, sono d’accordo Fabio). Di calcio ne sa a pacchi, e credo che, nonostante l’amore mai sbocciato col Sig. Massimo, si violenti ogni volta per mantenere un’obiettività credibile e non mostrarsi più nerazzurro di quello che è.

Alla stessa stregua, seppur con colori inequivocabilmente diversi, apprezzo i commenti di Boban e Costacurta: il primo è tra i critici più feroci del Milan –e di tutte le squadre in generale, mi fa morire la pacatezza e l’occhio assonnato con cui dice al malcapitato di turno “Mister, stasera avete giocato malissimo e non ha funzionato niente”-. Il secondo, un po’ come lo Zio, non si nasconde dietro un dito, tentando di dissimulare la militanza ventennale nella sua squadra, ma lo fa senza mai essere fazioso, ed esibendo anche qui una competenza che –onestamente- non gli riconoscevo (da giocatore l’ho sempre odiato e considerato un miracolato, il Ringo Starr dei centrali difensivi, chè tra John Lennon Maldini e Paul McCartney Baresi la mia porca figura l’avrei fatta anch’io).

Dove invece mi inviperisco è nell’ascolto di quelli che dovrebbero essere giornalisti o opinionisti “senza pedigree”. Caressa è semplicemente insopportabile, convinto che la gente segua la partita per sentire lui e non per vedere chi vince. La sua innegabile preparazione in termini di regolamento ed aneddotica sfocia il più delle volte nella saccenza del primo della classe. Del resto, uno che ha voluto tradurre la versione della maturità dal greco in latino dice tutto di sé già a 18 anni… Sconcerti spero si presti al gioco di sostenere di volta in volta la tesi meno plausibile, perché se quello che porta avanti non è un esercizio di stile, la soluzione è una sola (T.S.O.). Accomunare anche pur alla lontana Moggi e Facchetti, ritenere la Juve penalizzata dagli episodi arbitrali a proprio favore, e trasecolare allibito allorquando qualcuno osa adombrare suddetti errori con il sospetto di una malafede è davvero troppo per essere vero. Tanto per dire l’ultimissima, prima della partita di Bergamo mi pare preconizzasse un’Inter arroccata in difesa, schierata con 8 tra difensori e mediani e con soli 3 giocatori offensivi. Ora, a parte il considerare Guarin un mediano rubapalloni, non trovate anche voi singolare che una squadra che schieri 3 punte in trasferta non venga lodata –o anche solo commentata- per questo fatto, ma venga criticata- o anche solo liquidata- con una considerazione sugli altri 8 in campo? Andando poi nel tecnico, complimenti al decano Sconcerti: l’Inter ieri sera ha perso proprio per lo scarso filtro che il centrocampo ha garantito ad una difesa già sguarnita di suo…

Morale, arrivo a preferire un commento fazioso ma intellettualmente onesto a quelle che chiamo prostitute intellettuali: Scarpini, tanto per non far nomi, non mi fa impazzire perché spesso dice quello che spera accada, non quello che accade (classico esempio dopo tiraccio dei nostri alla bandierina: “c’è una deviazione? è calcio d’angolo?” e dovendosi poi smentire da solo 5 secondi dopo), ma almeno non ha dei commenti pre-costituiti, non ha 2 o 3 copioni scritti in funzione del risultato, che fanno comunque leva sui soliti luoghi comuni triti e ritriti e peraltro spesso falsi (l’Inter cinica, l’Inter che si basa sulle individualità, il risultato non dice tutto –ma solo quando vince-…). E’ capace, lui come altri, di dire “questo era rigore” anche se il fallo l’ha commesso Samuel, oppure “ci è andata bene” se (ma quando mai?) l’arbitro sbaglia a nostro favore. Poi, è ovvio, se c’è da indignarsi per un torto subito o esultare per un gol, grida anche più degli altri, ma almeno senza togliersi le cuffie per non farsi sentire (vero Caressa?).

WEST HAM

Vittoria da vertigini nel profondo Nord, Newcastle battuto e incredibile 6° posto assicurato, più in alto dei concittadini Tottenham e Arsenal, tanto per dire… they reach the sky!

Tirare: condizione necessaria ma non sufficiente per vincere le partite. Così, tanto per ricordarlo...

Tirare: condizione necessaria ma non sufficiente per vincere le partite. Così, tanto per ricordarlo…

COME LA ZAFIRA

INTER-RUBIN 2-2

Di questi tempi, la mia Opel il più delle volte non parte, procede a strappi e sobbalzi.  Nonostante sia attualmente dal meccanico (…’tacci sua, per inciso), mi è parso di vederla ieri sera in zona San Siro vestita di nerazzurro: Stramaccioni come “guidatore” è meno brizzolato di me, ma per il resto l’analogia è calzante.

Decidere di lasciar fuori due dei tre “piedi pensanti” in squadra (Milito e Wesley) ti espone a fare il pane con la farina che ti ritrovi. Avere un centrocampo che vede Zanna-Gargano-Cambiasso ti assicura generosità, acume tattico e folate imbizzarrite, rigorosamente in ordine sparso e soprattutto mai in contemporanea. Avere –poverino- una sciagura che gioca terzino destro, che causa un rigore come nemmeno all’oratorio, e che per il resto del primo tempo non ne becca una –sbagliando anche un gol che nemmeno io al calcetto dei campioni del lunedì- ti porta inevitabilmente a tirare conclusioni macchiate di un certo pessimismo, nonostante i commentatori di Sky, durante e dopo il match, parlino incredibilmente di pareggio più che meritato dall’Inter.

Per come l’ho vista io, siamo una squadra ancora in piena costruzione, in cui davvero andiamo avanti a fiammate ma senza che ci siano quei 3-4 giocatori di sicuro affidamento per tutti i 90’.

Handanovic para bene il rigore, spiaggiandosi però al momento di rialzarsi e allontanare il pallone, preda di sole maglie verdi pronte a ribattere in rete. Vero che i russi entrano prima in area, ma poche balle: potevano farlo anche i nostri! Il pari arriva dopo l’erroraccio sotto porta di Jonathan, sulla cui ribattuta Livaja arriva al colpo di testa che finisce di poco alto. Ancora qualche minuto e Cassano vede bene il movimento del Cuchu che si inventa una “magata”, aggirando il portiere e svitandosi un ginocchio per crossare di destro (!) sulla testa a cresta del giovane croato, che insacca il pareggio. Ottima azione, con Cassano in versione suggeritore e Cambiasso a dare ennesima dimostrazione della sua intelligenza calcistica.

La ripresa vede Guarin al posto dell’impresentabile “erede di Maicon” –bravo comunque Stramaccioni a minimizzare la sostituzione punitiva nelle interviste del dopo gara- : Zanna scala dietro a destra e a metacampo abbiamo un po’ di birra in più. Guarin è bravo, ha fisico, corsa, ma ieri sera ho capito che quanto a visione di gioco siamo un poco miopi (come disse Calboni di Filini, parlando con Zizì: “è magro, ma miope: occhiali doppi insomma… tipo civetta”): non azzecca un passaggio nemmeno a pregarlo e anzi innesca qualche contropiede russo, ergendosi a capolista del neonato partito P.A.C.R.A.  “Passaggi Alla Cazzo Regalati agli Avversari”. Morale, e tanto per far paragoni spannometrici, potremmo aver trovato il nostro Boateng (quello buono, non la versione attuale), o più romanticamente un Nicolino Berti del terzo millennio; in ogni caso, scordiamoci di avere un regista, metronomo, facitore di gioco o come minchia volete chiamarlo.

Quello è il ruolo che resta gravemente scoperto in quest’inter, tant’è che lo stesso Cassano più volte deve arretrare –come spesso fa anche Sneijder- per impostare l’azione. In uno di questi casi Ando’ sradica il pallone dall’avversario e parte con Coutinho e Livaja ai suoi lati: l’apertura per il numero 88 è al bacio, ma già la preparazione del tiro del croato fa capire al portiere dove la vuole mettere (a giro sul secondo palo): in compenso la mira è pure sbagliata e il tiro finisce alto sulla traversa. La gara di Cassano finisce a 20’ dalla fine, quando esce meno sorridente del solito per lasciar posto a Pereira. Il Pibe di Bari mi è piaciuto anche ieri, con passaggi illuminanti e notevole sacrificio anche in copertura. Su Pereira invece, in attesa di rivederlo in occasioni più fortunate, stenderei un velo pietoso, se è vero come è vero che più volte si scarta da solo, che usa sempre e solo il sinistro (…e se lo dico io!) e che è quindi prevedibilissimo nelle sue incursioni.

A sentire i commenti, per una volta molto più benevoli di quelli del sottoscritto, saremmo nel periodo migliore dei nostri, perché tutti dicono che il 2-1 russo sia arrivato durante il massimo sforzo dell’Inter. Forse lo sforzo era intestinale, non saprei. Fatto sta che, complice l’ennesima palla regalata al loro centrocampo –quoque tu Samuel- loro lanciano quel cristone di Rondon in contropiede, con The Wall fuori posizione –e in ogni caso ancora fuori forma- e Ranocchia che non riesce neanche a fargli fallo per fermarlo. Il diagonale è chirurgico e il suppostone arriva dritto-dritto là dove non batte il sole.

Onestamente la frittata pare fatta, ma Milito, subentrato a Livaja nell’ultima mezzora e forse stanco di (non) ricevere palle giocabili a centro area, si ricicla in versione “abile crossatore” ricevendo palla da Nagatomo e involandosi sulla destra. Il cross è nel cuore dell’area avversaria e la girata al volo del nippico è tanto episodica quanto spettacolare.

Ribadisco il mio giudizio tènnico: è andata bene, ancor meglio di domenica a Torino. Non possiamo dirci sfortunati in questo periodo e la cosa ovviamente mi preoccupa, chè si sa, la ruota gira.

Accolgo comunque con piacere le critiche positive a Stramaccioni, che mi pare godere degli effetti dell’incazzatura post-Toro e che in buona sostanza ha fatto passare il messaggio “nun me rumpete er ca”.

Ora tutti pronti (soprattutto la squadra, mi raccomando!) all’esordio di Panchito a San Siro domenica contro il Siena. Tre generazioni allo stadio… vediamo di non fare scherzi!

 

LE ALTRE

Detto che in generale l’Europa League mi mette la stessa allegria di un Luna Park bulgaro degli anni ’70, la forza dell’abitudine mi porta a guardare alle diversamente strisciate più che alle colleghe di girone dantesco. Milan e Juve pareggiano in modi che più diversi non si può: tristissimo nella sua mediocrità lo 0-0 rossonero in casa con l’Anderlecht, in quella che sulla carta era la partita più facile del girone; assai convincente –duole dirlo ma è così- il pari gobbo in casa del Chelsea.

Tornando  oltrecortina, il Napoli fa polpette del suo avversario svedese –domani promozione 3×2 nei baretti IKEA della zona. Lazio e Udinese pareggiano rispettivamente a Londra (White Hart Lane) e in casa con Eto’o e compagnia (la notizia è che il Re Leone non segna).

 

E’ COMPLOTTO

Come detto non c’è molto, anzi: ribadisco il mio stupore nell’ascoltare i complimenti per la prestazione dei ragazzi. Aggiungo un’osservazione che non avrei mai pensato di fare: Costacurta, che come giocatore detestavo come pochi altri, pieno simbolo del Milanistismo rampante e mediatico, come commentatore è invece capace, obiettivo e dotato anche di una certa simpatia.

Detto ciò, mi faccio accarezzare dalla godibilissima brezza che arriva sotto forma di spiffero direttamente da Milanello Bianco, dove pare che Allegri abbia aggredito –e forse non solo a parole- Superpippa Inzaghi, reo secondo lui di tramare alle sue spalle per fregargli la panchina.

Una edificantissima immagine, che nemmeno il MinCulPop rossonero ha saputo contenere, e che il solerte Geometra Galliani ha subito minimizzato chiarendo di aver parlato con i due e di aver avuto da entrambi ampie rassicurazioni circa il reale contenuto del “confronto” avuto in settimana.

Vado a prendere del pop corn in attesa del secondo tempo dello spettacolo!

Bomber banzai

      Bomber banzai

I BELIEVE IN STARTS

PESCARA-INTER 0-3

 D’accordo. Il titolo è un po’ apocalittico e giusto un tantino esagerato. Ma la citazione arriva da The Commitments, film superbo che annovero nella mia personalissima top 5 all time. Volendo dilungarmi e concludere il quote irlandese, Joey “the lips” Fagen diceva a Jimmy Rabbitte “I believe in starts, once you have a start, the rest is inevitabile”.

Ecco, non sono così fideisticamente ottimista sull’immediato futuro della mia Inter, ma un esordio come quello di ieri sera erano aaanni che non ce l’avevamo.

Sorrido vedendo i piedi di Ando’, Wes e del Principe darsi amabilmente del tu, scambiandosi goal e assist come vecchi amici, segno del fatto che, se sai giocare a pallone, non serve poi tanto per conoscersi e andare d’accordo.  

Sulla scia del terzetto c’è uno scintillante Coutinho: il compagno di asilo di Panchito aspetta una buona ora prima di entrare, ma in meno di 30’ mette Milito solo davanti al portiere (cosa si mangia il Principe…) e poi segna il 3-0 su imbeccata del compagno che gli rende l’assist.

Il centrocampo con Gargano e Guarin ha sufficiente corsa e dinamismo per permettersi il genio statico di Cambiasso: per me il Cuchu deve giocare sempre, e Strama dovrà fare il possibile per mettergli di fianco due cagnacci rognosi che corrano per lui. Con lui in campo c’è più fosforo che in qualunque altro centrocampo in Italia, e con pochi rivali in Europa.  La difesa vede un Ranocchia in gran spolvero, che torna a uscire elegante palla al piede come non si vedeva da tempo, e con un Samuel tenuto precauzionalmente in panchina abbiamo ulteriore margine di miglioramento (vale per the Wall lo stesso convincimento del Cuchu: vecchi ma buoni). Il mio commento di fine partita  è stato “se teniamo Maicon e se Milito non si rompe ce la giochiamo coi gobbi”. Ne sono convinto, ma i due presupposti sono purtroppo di difficile realizzazione. Come già scritto nelle scorse settimane, il sostituto di Maicon non c’è, e credo che l’Inter dovrebbe far di tutto per tenerlo, a costo di perderlo a parametro zero l’anno prossimo.

L’immenso Capitano ieri nella sua posizione ha faticato (nell’azione che porta al presunto rigore su Weiss, punito invece col giallo per simulazione,  l’unica cosa certa è che Zanna si è preso un bel tunnel in area dallo slovacco del Pescara). A 39 anni non puoi fare su e giù per la fascia tutte le domeniche. Con l’arrivo di Pereira, Nagatiello potrebbe traslocare sulla destra, ma- insomma- nessuno vale un Maicon anche al 60% della condizione.

Sulla tenuta fisica del Principe non mi pronuncio, ma è molto difficile che un 33enne giochi sempre. Ceduto –giustamente- Pazzini, non abbiamo un altro centravanti, a meno di ultimissimi colpi di coda in sede di mercato. We go see…

 

LA ROSA

Rispetto al mio ultimo commento, ho fatto in tempo a incainarmi per l’arrivo di Mudingayi –che per ora è valso solo uno splendido quanto triviale striscione intravisto in amichevole contro la Juve: “30 sul campo ce li ha solo Mudingayi”)- e per sorprendermi in positivo per quello di Gargano, ottenuto per di più con la formula del prestito con diritto di riscatto. Ho sentito pareri discordi sul piccolo uruguagio, ma per me è un signor acquisto, vista anche la triste mediocrità in cui era sprofondato il nostro centrocampo.

Sospendo il giudizio su Alvaro Pereira (se non per un accenno all’acconciatura decisamente rivedibile). Non solo non l’ho mai visto giocare, ma non mi è nemmeno chiaro se sia solo terzino sinistro, o all’occorrenza anche interno di centrocampo (alla Isla, per intenderci).

L’arrivo di Cassano è invece un’operazione in pieno stile-Moratti: il Signor Massimo voleva prenderlo fin dal 1999 e da quel cazzo di gol che ci fece col Bari: riesce nel suo intento con 13 anni di ritardo, e la speranza è che l’operazione sia più fruttuosa dell’acquisto di Batistuta nel 2003 (altro campione inseguito per lustri e preso al crepuscolo della carriera). Sappiamo cosa può dare Ando’, nel bene e nel male. La prima uscita è andata bene; assist a parte, l’ora giocata ha fatto vedere sufficiente disciplina e robusto impegno anche in fase difensiva (perso un pallone a metà campo è rinculato fino in area… poi a momenti prendiamo il gol, ma almeno ha mosso il culo: lo Sneijder mestruato della scorsa stagione sarebbe rimasto mani sui fianchi a smoccolare in solitaria). Che dire… che Dio ce la mandi buona e gli tenga la vena ben irrorata di sangue e al riparo di rischi “intoppamenti”.

 

E’ COMPLOTTO

Spero che anche voi abbiate notato come sia stato sufficiente accostare il nome di Cassano all’Inter per passare dal melenso ritornello della bella favola del grande campione che guarisce e torna a dare spettacolo sui campi di calcio a “Cassano non sa stare con gli altri, è anarchico-insofferente fino alla testardaggine. Sempre sopra le righe, sempre fuori tempo. Nessuno fino a oggi è riuscito ad accettarlo a lungo. Ha perso in fila grandi occasioni e grandi squadre: Roma, Real Madrid, Sampdoria, nazionale e Milan. Di più era impossibile.”  (M. Sconcerti sul Corriere del 21 Agosto). 

Ripeto allo sfinimento la solfa di questa rubrichetta: non discuto la frase in sé (anzi, la condivido, pur sperando che i prossimi mesi costituiscano l’eccezione alla regola), ma mi chiedo retoricamente perché tutto ciò sia stato taciuto fino a ieri, schiacciando invece sul pedale zuccheroso del simpatico ragazzaccio che per di più ha avuto un problema al cuore ma che grazie all’affetto dei compagni ora sta bene.

Prostitute.

So che lo scrivo spesso, ma provo una sorta di godimento liberatorio quando lo scrivo.

Prostitute.

In tutto ciò, il Milan ieri perde in casa contro la Samp ma la sola cosa importante da scrivere è che Galliani sta ancora cercando di riportare l’amato Kakà a Milano. Il tutto condito da frasi scoreggiate direttamente da Via Turati e trangugiate pari pari dal servo di turno (Kakà vuole solo il Milan, oppure l’inevitabile Summit da Giannino, vero e proprio quartier generale del Milan).

Nel frattempo, Conte si permette di insultare mafiosamente l’intero palazzo del calcio senza che –quasi-nessuno si faccia sentire come sarebbe invece opportuno (ma come pretenderlo dalle stesse persone che hanno assistito in penoso silenzio ai deliri del sono-sempre-29 poi diventati 30-sul-campo senza dire beh?).

 

LE ALTRE

Come detto i cugini cadono in casa: se invece di Nesta e Thiago Silva ti ritrovi con Yepes e Bonera (con tutto il rispetto), e se invece di Ibra hai un’ora di nulla da El Sharaawi e mezz’ora di Pazzini senza una palla buona per lui, poi i risultati possono anche essere questi.

La Roma strappa coi denti un pari in casa col Catania dopo aver recuperato due volte lo svantaggio: bellissimi i due gol giallorossi, ma non venitemi a raccontare degli schemi di attacco di Zeman: quelle sono due splendide giocate individuali, ma che nulla centrano con il tanto conclamato gioco offensivo del boemo. Riconoscibilissima invece, la prateria lasciata dalla difesa giallorossa in occasione del secondo gol catanese. Continuo a sostenere che, come l’anno scorso, la Roma giocherà e vincerà alcune splendide partite, ma che alla lunga ripeterà la stagione di alti e bassi visti con Luis Enrique, seppur con diversi stili di giuoco.

Il Napoli travolge il Palermo in trasferta e guida la classifica con noi ed i gobbi. Volendo fare una battuta –ma neanche tanto- mi vien da dire che dietro la Juve, inevitabile favorita, vedo tante squadre da 4° posto ma nessuna seria candidata alla vittoria nel caso in cui la vecchia signora pagasse lo scotto del doppio impegno campionato-Champions.

Chissà che di questa mediocrità non si possa approfittare…

 

WEST HAM

Stagione già alla seconda di campionato: dopo aver battuto l’Aston Villa all’esordio, apprendo da un tifoso inglese con tanto di maglietta claret and blue all’aeroporto di Bari della sconfitta dell’altro ieri contro lo Swansea: due partite, 3 punti. Siamo in media salvezza…

Gruppetto barzotto

          Gruppetto barzotto

GONE FOR A WHILE BUT BACK AGAIN

Ariecchime, anche se un po’ più tardi del previsto. Riparto da dove eravamo rimasti: settore giovanile e bla bla bla. Ora, togliendoci dalla testa l’utopia dei giovani imberbi che arrivano e risolvono tutto, chè tanto basta far giocare i giovani italiani, una seria analisi sulla rosa per la prossima stagione si impone. Analisi che, per quanto possibile dovrebbe prescindere da pregiudizi –positivi o negativi che siano- e da gratitudine o rancore per quanto fatto in passato.

BYE BYE LOVE, BYE BYE HAPPYNESS

Personalmente, pur con dolore, condivido la scelta societaria di giubilare alcuni protagonisti degli ultimi anni per iniziare quel rinnovamento che almeno in parte doveva partire 12 se non 24 mesi fa.  Iniziando dal numero uno, concordo seppur a malincuore con l’operazione Handanovic a discapito di Julio Cesar.  JC ha un contratto da 4.5 mln per i prossimi 2 anni, che la società ha liberamente sottoscritto, e che però adesso si rende conto di non poter onorare. Fa quindi la proposta fatta a tutti i big in squadra (tranne Sneijder a quel che mi risulta): il massimo che ti possiamo dare è 2.5 mln all’anno. Ci possiamo accordare? Chiaramente non è così automatico che un giocatore, calciatore professionista, debba accettare per forza e per amor di maglia. Questo è quello che vorremmo noi tifosi sognatori, ed è quello che i cugini diversamente milanesi sono bravissimi a vendere, salvo essere smentiti a poche settimane di distanza (noi-i-nostri-campioni-non-li-vendiamo). Sfortunatamente, JC ha tutto il diritto di dire “ragazzi, questo pezzo di carta l’avete firmato voi senza che io vi tenessi un kalashnikov puntato contro, quindi io non mi muovo dalla mia posizione”. Al tempo stesso, l’Inter ha tutto il diritto di agire di conseguenza, prendendo il miglior portiere su piazza in Italia (considerando qualità-prezzo-età) e garantendosi a prezzo e ingaggio più che ragionevoli il portiere per i prossimi 5-7 anni.

Condivido ancor di più, e con molto meno dolore, la rinuncia a Lucio. Ribadisco di voler tenere fuori ogni valutazione soggettiva sul calciatore in questione (non l’ho mai amato e chi mi conosce lo sa) e quindi mi baso sui dati di fatto: si può questionare su una Società che solo 12 mesi fa gli ha rinnovato il contratto a cifre che un anno dopo dice di non poter più sostenere, ma detto ciò il Lucio dell’ultima stagione ci è costato più di qualche punto, e le primissime apparizioni paiono confermare il trend discendente (ask Coutinho for references); dovendo scegliere un centrale vecchio e saggio mi tengo Samuel tutta la vita. Certo, Lucio in un anno salta meno partite perché fisicamente è più integro, ma è l’unico punto che fa pendere la bilancia a suo favore. Consideriamo anche che al crescere del minutaggio crescerebbe anche la probabilità di vedere scempi come Parma… Obrigado, Lucio, quella è l’uscita e che Dio ti abbia in gloria.

Più indigesto il fatto che il suo addio non sia stato monetizzato (è stato evidentemente ritenuto sufficiente il risparmio del suo ingaggio, 14 mln lordi in 2 anni, e l’uscita del suo procuratore il giorno dopo la fine del campionato –Lucio vuole andarsene- ha complicato di molto le cose); ancor meno simpatttico il suo approdo alla Juve. Non cambio di una virgola il mio giudizio sul giocatore, ma per principio non vorrei mai vedere i “miei” giocatori accasarsi in casa Juve o Milan, fossero anche caproni alla Muntari o giocatori ormai finiti stile Vieri collezione 2005. Vedremo: la speranza è di vincere a Torino dopo palla persa in una delle sue uscite alla cavallo pazzo, il timore è prendere la pera di tesata su calcio d’angolo. Il trofeo TIM di ieri ci ha dato un primo godibile sollazzo.

Zarate era fortunatamente un prestito che non è stato riscattato ed il guaio si è risolto così: pacco respinto, applicazione della teoria della minimizzazione del danno e tanti saluti.

Forlan ha avuto la faccia tosta di chiedere una buonauscita dopo l’anno della minchia che ha passato all’Inter. Alla fine ha ottenuto il cartellino a gratis e si è levato di torno, destinazione Porto Alegre. Anche qui speravo di poter almeno in parte monetizzare ed evitare la minusvalenza, ma almeno ci leviamo un pacco  da 3.5 mln netti all’anno.

Pur essendo secondo solo a Lucio come beneficiario delle mie Madonne nella scorsa stagione, spero che Maicon resti. Ne faccio un discorso puramente tecnico: Se JC è degnamente sostituito da Handanovic, e se l’ultimo Lucio può non essere fatto rimpiangere da uno tra Silvestre e Ranocchia, non vedo un terzino destro che sia avvicinabile ad un Maicon pure a mezzo servizio. Ribadito il rimpianto per non aver preso Isla –con lui in rosa l’addio di Maik sarebbe stato almeno affrontabile – non credo che Jonathan, né Nagatomo né lo stesso immenso Capitano potrebbero supplire ad una sua eventuale dipartita.

Discorso simile per Sneijder: mestruato perenne, ma unico fuoriclasse rimasto in rosa, a mio parere da tenere a meno di offerte al limite dell’imbarazzante. E’ non a caso l’unico ad avere un ingaggio totalmente fuori controllo (tipo 6 mln netti all’anno) che, non essendo soldi miei, mi paiono comunque ben spesi. Detta male, preferisco spenderli e farlo sentire pietra angolare dell’Inter presente e futura –il nostro ha 28 anni e per altri 3-4 può giocare ai massimi livelli- che incassare una ventina di milioni da reinvestire sul Lucas di turno. Intendiamoci: Lucas o chi per lui sarà il nuovo Messi? Amen, allo stato attuale dei fatti l’ultimo giocatore che cercherei di vendere è proprio Wesley.

Con dispiacere invece credo sia opportuno rinunciare a Pazzini, anche se non dovesse arrivare Destro. Il Pazzo ha capito che il Mister giocherà con una sola punta centrale, e che Milito è il titolare pressoché inamovibile: legittimo il suo desiderio di andare a giocare, un po’ meno spiattellarlo al microfono azzerando all’istante il suo valore di mercato. Mancano destinazioni plausibili al momento, e credo che non sia improbabile che l’Inter ne agevoli la partenza contribuendo a parte dell’ingaggio come già fatto con Pandev l’anno scorso a Napoli.

Essendo ormai l’ex pupillo di casa Destro destinato a Roma, o ovunque fuorché l’Inter, non starei a impazzire alla ricerca di un vice-Milito. Avanti con Longo, almeno fino a Natale, e si vedrà: il ragazzo pare destinato a seguire le orme del suo collega di un paio d’anni più grande, e Stramaccioni è l’uomo che più di chiunque altro può capitalizzarne il potenziale.

ARRIVANO I BUONI

 Come detto Handanovic e Silvestre mi trovano rispettivamente molto e sufficientemente contento. Spero che il portiere si mantenga sui suoi standard, che gli permetterebbero di non sfigurare in una tradizione pluridecennale di eccellenti portieri (Bordon-Zenga-Pagliuca-Toldo-JC). Quanto a Silvestre, mi auguro possa essere un buon centrale da alternare a Ranocchia, che a mio parere ha maggior potenziale, ma anche più problemi di continuità.

Palacio ha il difetto di avere il peggior look visto a San Siro dai tempi di Taribo West e di arrivare con un anno di ritardo, dando modo a Gasperini di dire “visto che avevo ragione quando lo chiedevo l’anno scorso?”. Detto ciò, e al netto di eventuali deferimenti della giustizia sportiva, mi pare un buon acquisto, seppur non giovanissimo, da cui possiamo attenderci tra i 10 e i 15 gol, oltre ad un certo numero di assist per il Principe. Non voglio ridurre tutto a numeri, ma quando si parla di attaccanti questo è quel che si va a guardare. Lui e Milito paiono nati per giocare insieme (uno svaria, l’altro suggerisce-riceve-segna), speriamo che le impressioni siano confermate.

Detto che non considero Guarin un nuovo acquisto (bene il riscatto dal Porto con un paio di milioncini di sconto, ma non facciamo il gioco delle tre carte: è arrivato a Gennaio, non adesso), attendevo stesso epilogo per Poli, per poi apprendere di un inopinato e imbarazzante “non se ne fa niente”. E dire che sembrava poco più di una formalità: riscatto fissato a 6 mln al raggiungimento di un “tot” di presenze in campionato. Del ragazzo c’era bisogno, eccome, e invece toccherà vedere al suo posto quella chiavica umana di Mudingayi, che tutti i bene informati descrivevano da settimane come ansioso di sbarcare sulla sponda sana del Naviglio… e vorrei vedere: un 31enne che ha dato il suo meglio come mordicaviglie del Bologna, si ritrova l’insana opportunità di giocare nell’Inter… Un nuovo Muntari, ma più vecchio: un affarone, non c’è che dire.

Si parlava di questo Paulinho, centrocampista dai più accostato a Marchisio, che servirebbe come il pane in un reparto che rischia di dover continuare a schierare Cambiasso e Zanetti nel 99% dei casi, stanti ricambi non all’altezza. Mai visto giocare, questo Paulinho, ma nel dubbio pare che non arriverà: giusto il tempo di “farcelo venir duro” (excuse my french), per poi sentire il solito ritornello “il ragazzo vuol rimanere in Brasile”.  Un altro nome serve comunque, a mio parere molto più del Lucas di turno. Staremo a vedere, ma ho come l’impressione che l’unico eventuale nuovo arrivo andrà ad ingolfare il reparto avanzato, dove già abbiamo un carnaio di mezzi campioni (Coutinho, Alvarez, Palacio) e due stelle tanto luccicanti quanto fragili (Milito e Sneijder): manca come detto un vice-Principe, e spero vivamente che Longo possa farsi apprezzare.

Di seguito, nel caso in cui a qualcuno fregasse qualcosa, una formazione di cui potrei ritenermi soddisfatto:

                                                               Handanovic

     Maicon       Silvestre                   Samuel           Nagatomo

 Cambiasso

Guarin                            Paulinho?

 Sneijder

 Milito    Palacio

 

Prime alternative: Zanna, Ranocchia, Poli, Obi,  Coutinho,  Longo

Altri: Chivu, Jonathan, Mbaye, Stankovic, Duncan, Alvarez

SOCIETA’

In tutto questo puttanificio di arrivi e partenze, la Società si è anche mossa nel buio, andando a piazzare alcuni uomini in posti strategici. L’arrivo d Marco Fassone è indicativo di una precisa volontà da parte del Sig Massimo: Fassone è il “papà” dello stadio della Juventus, e il progetto di avere una cosa analoga (ma più bella!) da qui a 5 anni mi pare il miglior presupposto per tornare ad essere grandi. E’ ovvio che SanSiro resterà sempre SanSiro e che il cuore di ogni tifoso piangerà sangue quando si tratterà di sbaraccare. A me, tifoso rancoroso, la cosa farà ancor più male perché già vedo il ghigno mefistofelico del Geometra Galliani che, tipo avvoltoio, non vede l’ora di mettere le mani sul Meazza, intitolarlo seduta stante al suo presidente e prenderne pieno possesso; motivo in più per augurarmi che Pisapia o chi per lui rimanga sindaco di Milano per decenni, in modo da non fare sconti di nessun tipo a questa banda di balordi!

Nell’immediato, sono molto curioso di vedere all’opera i giocatori sul nuovo campo di San Siro semi-sintetico con lo scappellamento a sinistra. Non sono d’accordo (e me ne vanto) con i nostalgici alla Gianni Rivera, che dicono che così non è calcio, che si perde la poesia e minchiate del genere. Io voglio che la palla rimbalzi bene, che se uno sbaglia uno stop non abbia l’alibi della zolla che si è alzata, e soprattutto non voglio doverlo maledire ad ogni legamento che salta. Eccheccazzo! La soluzione è il sintetico? C’è solo un modo per scoprirlo: provare. Andrà male? Come non detto, torneremo a rizollare il campo 4 volte a stagione e ci saremo tolti il dubbio.

Più in sordina ma non per questo meno importante, l’arrivo di uno di principali osservatori dell’Udinese, Valentino Angeloni, a ricoprire il ruolo di capo osservatore per la prima squadra. Se i friulani sono giustamente portati ad esempio come modello di scouting, questo qua qualche merito ce l’avrà avuto perdìo! Nessuno gli chiederà di comprare Messi, ma di replicare operazioni che nel passato ci sono già riuscite (Maicon, Cambiasso, Julio Cesar) e che da un po’ non riusciamo a ripetere, facendo serpreggiare il dubbio atroce che si sia trattato di sano culo e non di visione e progettualità.

Più romantico invece il trasferimento di Ivan Ramiro dal campo alla panchina nel ruolo di Team Manager: può essere utile a Stramaccioni per aver un supporto “umano” e un collante con lo spogliatoio,  sulla scorta di quanto avvenuto con Mihaijlovic vice-Mancini.

Tutto sommato, la campagna acquisti dirigenziale mi pare improntata ad una maggior professionalità e ad un minor spirito da “grande famiglia” –pur con l’eccezione di Ramiro, come detto-. La cosa mi sta bene in linea di principio, con la speranza che i professionisti individuati siano all’altezza del compito che li attende.

UNA BELLISSIMA, UNA TERIBBBILE. MA VA BENE

 Non potevo non dedicare due righe alle maglie per la prossima stagione: dopo avere disprezzato le righe sottili della stagione passata, e le zigrinature del post triplete, non posso non accogliere con gioia il ritorno al blu scuro e alle 5 righe belle larghe. Peccato il blu come riga centrale anziché il nero, ma qui siamo a un passo dalla paranoia, curabile solo dopo TSO del sottoscritto.

La seconda maglia non c’entra niente con l’Inter: l’Inter di rosso ha solo i conti, niente altro. Non mi scandalizzo, non sono –più- così romantico. Dico anzi che Moratti dovrebbe parlar chiaro ai tifosi: non spargiamo nell’aere cagate del tipo “il rosso è parte dello stemma di Milano e la maglia vuole omaggiare la nostra città”. Dica la verità: cari tifosi, c’è un cinese che ci potrebbe dare tanti soldi per fare lo stadio nuovo: tra gli accordi con lui, o anche solo come gesto di riconoscenza, la seconda maglia sarà rossa come omaggio alla Cina e al suo potenziale mercato plurimilionario. Credo che in Cina e nel mercato asiatico in generale ne venderanno a strafottere, in Italia ben poche, anche se le vendite dei primi giorni paiono dire il contrario.

La sostanza è: volete il Messi del 2020? Accattatevi ‘sta maglia e non rompete i coglioni.

E’  COMPLOTTO

Solo per tranquillizzare i miei dottori: non sono guarito e continuo a soffrire di sindrome di accerchiamento e cospirazione ai danni dell’Inter. Palese è stata la reazione delle prostitute intellettuali dopo la scoppola presa dall’Italia in finale contro la Spagna: colpa dell’Inter, in buona sostanza (for further details:  http://www.facebook.com/photo.php?fbid=467864509893428&set=a.304492886230592.86394.304489272897620&type=1&theater). Evidente è l’appecoronamento dei media di fronte alle deliranti dichiarazioni dell’Agnellino che dice di “non riconoscersi nella matematica della FIGC”, pur avendo una ventina di sentenze a sbugiardarlo e senza che l’ultimo scudetto gli consigli la prudenza o forse solo il buon senso di tacere e guardare avanti. In tutto questo, le tre stelle giganteggiano fuori dalla sede e dal loro stadio, senza che nessuna istituzione si pronunci anche solo sull’opportunità di sbandierare dei falsi storici in maniera così impunita.

Dall’altra parte, i cugini sbagliati non stanno certo a guardare.

Ho sinceramente sperato che il Boca Juniors vincesse la Libertadores per vedere che cazzo avrebbero scritto quei pagliacci sulla loro maglia: Zio Fester ineffabile aveva detto che nel caso avrebbero cambiato la scritta in “Club europeo più titolato in Europa”, come se fosse normalissimo e assodato poter scrivere il cazzo che si vuole sulle maglie e senza che a nessuno sia scappato da ridere. Tristèssa…

Guarda caso, quando giocano in Europa questa manfrina non la possono fare, a conferma del fatto che il nostro campionato è sempre meno prestigioso e sempre più stantìo.

In pieno stile Milanello Bianco poi  il teatrino di Thiago Silva che rimane “perché noi i nostri campioni non li vendiamo” per poi vederlo andar via a braccetto con Zlatanasso per una paccata di milioni. Questo perché loro sono una grande famiglia e ai loro ragazzi ci tengono. Ripeto per l’ennesima volta: ogni club ha il sacrosanto diritto di comprare e vendere i giocatori come meglio crede, ma poniamo un limite alle stronzate: perché pensare che i propri tifosi siano così coglioni da credere alle favole? Purtroppo la manfrina va avanti da decenni and that’s nothing new, anche se stavolta il tifoso milanista avrebbe ottimi motivi per sentirsi davvero turlupinato: ma come, prima mi fai rinnovare l’abbonamento e me la fai vedere, e poi non me la dai?? Timidi segnali di ribellione arrivano dal popolo di tifosi più aziendalista del mondo, l’unico capace di vantarsi degli 80 mila in B con la Cavese e quindi reo-confesso di assenza totale di coscienza critica. Una ventilata minaccia di class action è bastata affinchè il Geometra dicesse che il Milan è disposto a risarcire quanti finora hanno sottoscritto l’abbonamento. Andrà a finire che, a parti poche teste pensanti, il grosso dei tifosi abbaierà e nient’altro, chè alla fine questa dirigenza ci ha portato in cima al mondo…

Altra cosa da sottolineare è il tono tenuto dai giornali nei giorni della cessione di Ibra e Silva in Francia: la Gazza di quei giorni recitava testualmente: “Venduti! E Adesso…” e dal tono sembrava che l’affare l’avesse fatto il Milan a sbarazzarsi di due bidoni che finalmente potevano essere sostituiti con Tevez e Rolando. Cioè, come far passare una brutta notizia per un’ottima opportunità di ricostruire e ripartire di slancio verso nuove meravigliose avventure.  In più l’ultima chicca: dopo aver attentamente conservato l’età di Ibra a 30 anni (ne farà 31 a inizio ottobre) quel giorno –guarda caso proprio il giorno dell’addio- Ibra diventava “ormai 31enne” e deciso a chiudere la carriera nel giro di pochi anni. Troie.

IL (FU) CAMPIONATO PIU’ BELLO DEL MONDO

Svestendo per un attimo i panni del tifoso che ancora si sbellica per il mercato dei cugini, non posso non notare come l’addio di Ibra e Thiago Silva chiuda definitivamente un’epoca durata quasi trent’anni, nei quali la Serie A era l’approdo ultimo di qualsiasi calciatore in cerca di una consacrazione internazionale. Dopo essere stati superati in questo senso da Spagna e Inghilterra nel corso degli anni 2000, ormai anche Germania e Francia sono in corsia di sorpasso. I due rossoneri rappresenta(va)no di gran lunga i migliori interpreti del campionato nei rispettivi ruoli, e vederli partire è una –spassosissima- sconfitta per il calcio italiano. Personalmente, allo stato attuale credo che l’unico giocatore ancora definibile fuoriclasse sia Sneijder, ma queste sono considerazioni personali e da tifoso. Mettiamola così: che la Juve abbia meritatamente vinto l’ultimo campionato e che si presenti ulteriormente rafforzata per il prossimo, senza avere in squadra grandi campioni (Buffon e Pirlo sono a fine carriera), è la dimostrazione empirica di quanto vado dicendo. La Juve è una squadra solida, forte, ma la vedo molto lontana dai fantastici 6 (Real Barça ManUtd ManCity Chelsea Bayer). Riusciranno i nostri eroi (Istituzioni & Presidenti) a risollevarsi e tornare all’antica gloria?

No.

Le ormai periodiche analisi di Deloitte & co., riprese dai nostri giornali, dipingono un quadro già cristallizzato, per non dire incancrenito: la Serie A sopravvive solo grazie ai diritti TV, cioè dall’entrata che meno di tutte stimola i club a migliorare “l’esperienza” del match allo stadio e lo spirito di appartenenza al club (leggasi merchandising). Qui o si copia pari pari dalla Germania, la migliore in Europa a suddividere le proprie entrate tra TV, stadio e magliette, o i volatili saranno ancor più per diabetici.

GOL NON GOL

Infine, quel farabutto di Blatter per una volta ha l’idea giusta e promuove l’idea delle telecamere sulla linea di porta per porre fine ai dubbi su palloni ballonzolanti a cavallo della stessa. La cosa, pur essendo molto più fumosa di quel che sembra e sebbene proveniente da un losco figuro, mi trova d’accordo, ed il fatto che Platini non se sia felice non ha che rafforzare la mia convinzione. Non capisco perché, laddove si può diminuire l’incertezza e togliere qualsiasi responsabilità e discrezionalità agli arbitri, rendendo quindi il gioco più bello e  senz’altro più corretto, ci si appelli al fascino dell’errore arbitrale, all’alea e all’imprevisto che sono un po’ il sale del calcio. Ma manco peggnente! Riduciamo al minimo il margine entro cui l’arbitro può agire “da solo”, togliamogli quanto più potere possibile, non lasciamogli la possibilità di essere corrotto. E ancora, bocciamo la manfrina degli arbitri di porta che, aldilà delle cagate dette da Platini NON hanno fatto bene all’Europeo, cannando proprio la valutazione sotto gli occhi di tutti (gol dell’Ucraina non dato causa salvataggio di Terry già oltre la linea).

Avere 6 arbitri in campo che non risolvono il problema è la classica soluzione da ottusa difesa corporativa. C’è la tecnologia? Usiamola Cristo! Io personalmente sarei solo contento di sapere in 5 secondi se la palla è entrata o no.

E per quel che mi riguarda, lo sarei altrettanto se le squadre avessero un paio di “jolly” da giocarsi nella partita per capire se un certo contatto è rigore o no. Sarei addirittura estasiato dall’introduzione del tempo effettivo, che farebbe sparire all’istante la decina di attacchi apoplettici e con risurrezione incorporata visibili durante ogni partita che Dio manda in terra.

Davvero non sopporto la visione sentimentalista del “si stava meglio quando si stava peggio”, ancor di meno se propugnata da chi –lo scrivente rancoroso dall’elefantiaca memoria non lo dimentica- ha festeggiato una Coppa Campioni tra i morti e grazie a un rigore fischiato per un fallo fuori area.

I’M BACK

Riemergo dal buio informatico degli ultimi mesi con un po’ di lavoro arretrato da sbrogliare, in rigoroso e sacrosantissimo ordine sparso.Come noto, la chiusura di campionato ha sancito quel concetto di mediocrità e di tafazzismo che splendidamente si addice ai nostri. Un sesto posto che incredibilmente avrebbe potuto essere terzo fino a 90’ dalla fine, e che i nostri si sono affrettati a buttare definitivamente nel cesso andando a perdere l’ultimo scontro diretto con gli aquilotti laziali. C’è poco da dire, questa stagione lascerà ben poco in dote: le due vittorie nel derby, godibilissime quanto effimere, un paio di altre buone e sorprendenti prestazioni –vedi Udine- ed un‘idea di progetto trovata un po’ per caso strada facendo.

Buttando un occhio al presente e al futuro più prossimo, così parlò Polins:

 

MISTER

Non mi nascondo dietro un dito e confermo che, all’atto dell’esonero di Ser Claudio da San Saba, ero per lo meno scettico sull’idea di Stramaccioni in panchina. Mi pareva evidente come il problema principale dell’Inter non sedesse in panchina, visto il turbinio di allenatori che si erano avvicendati sulla stessa cadrega negli ultimi 2 anni. Quel che non potevo immaginare era che la mia profezia paradossale finisse per avverarsi. In quei giorni dicevo infatti che l’unico motivo per cui avrei potuto concordare con il cambio Ranieri-Strama era promuovere già allora il giovane romano a nuovo allenatore per la stagione 2012/2013: per tanto così, poteva essere utile fargli fare esperienza nelle ultime 9 partite di un campionato che oramai non aveva più molto da dire. Mi pareva la classica clausola di stile che si inserisce nei contratti, e che mentre stai scrivendo pensi  “voglio proprio vedere quando mai capiterà una roba del genere ”.  E invece…  credo trattasi di classico colpo à la Moratti, molto istinto e poco raziocinio –pericolosissimo quindi- che al momento pare essere mossa azzeccata sotto vari punti di vista.

In primis rappresenta la migliore conferma e legittimazione del lavoro del nostro settore giovanile, che ha dato agli interisti soddisfazioni inversamente proporzionali a quelle della prima squadra: il soggetto è giovane, ambizioso ma non strafottente, ha personalità e buona mediaticità (punto  debole del Club cui de facto deve supplire il carisma del Mister di turno) e ha il simpatico pregio di non costare –quasi- nulla, elemento di capitale importanza se inserito nella logica del dobbiamo-abbattere-il-monte-ingaggi recitato a mo’ di mantra senza soluzione di continuità negli uffici nerazzurri.

La scelta di Stramaccioni consente poi di togliersi un po’ di pressione di dosso: posto che ci sarà sempre un “caso”, e che come ben sappiamo la “crisi” è in servizio permanente effettivo, un’Inter in fase di cambiamento potrà concentrarsi più sul medio periodo, posto che nemmeno il più acceso ed ottimista dei tifosi potrà chiedere allo stato attuale più di un terzo posto dal prossimo campionato.

Quindi ben venga il Mister, ben venga il suo calcio propositivo ma non integralista, e ancor di più l’apparente empatia già creata con lo spogliatoio nelle ultime fasi del campionato scorso.

 

SETTORE GIOVANILE

 Come detto, ci siamo consolati con una mezza dozzina di trofei conquistati dalle varie formazioni di ragazzi. Splendida la Primavera nel conquistare Scudetto e NextGen Series, dopo essere uscita da Viareggio e Coppa Italia solo ai rigori, bravissimi gli Allievi di Zanetti senior a vincere con una squadra più giovane della media-categoria, e applausi scroscianti per i Giovanissimi che, ultimi in ordine cronologico, hanno conquistato il primo triangolino-che-ci-esalta della loro vita, quantomeno a livello calcistico…

Tutto questo, ovviamente, alla faccia dell’Inter che non è capace di programmare, dell’Inter che dovrebbe imparare dall’Udinese e dall’Atalanta, dell’Inter che compra un sacco di campioni e non si cura dei propri giovani.

Che poi i giocatori della nostra Primavera (campione d’Italia e in quanto tale teoricamente migliore di tutte le altre) non abbiano ancora sufficiente esperienza per giocare in prima squadra è un dato di fatto, che prescinde per una volta dall’universo nerazzurro e che Stramaccioni stesso ha confermato, come a dire “ ‘a rega’, se non li faccio giocare io in prima squadra, dopo averli allenati per 6 mesi…”.

Nel ritiro in corso, Strama ha chiamato un decina di ragazzini, buona parte dei quali farà poi ritorno a Interello o verrà girata in prestito per farsi le ossa. Non escludo che un paio di elementi restino con la prima squadra anche a Settembre, posto che le individualità non mancano: Duncan, Mbaye, Longo, Crisetig e Bessa (legamento crociato a parte) sono ottimi prospetti ma, come detto l’anno scorso a proposito di Obi, Alvarez e Faraoni, mi accontenterei di averne anche solo uno degno di essere considerato da Inter.

Che poi, come ben sappiamo, non è come dirlo: per il tifoso medio interista essere da Inter vuol dire –per lo meno- avere il senso del gol di Eto’o, la grinta di Samuel, la visione di gioco di Suarez e la presa ferrea di Walter Zenga. Contemporaneamente, si intende…

Battute a parte, e per completare il discorso sul settore giovanile, interessante la proposta  di Stramaccioni di avere una seconda squadra  per ogni club di Serie A, da far giocare nelle serie inferiori in modo da ridurre la distanza tra campionato giovanile e calcio vero. La logica è la stessa degli stage post diploma o post laurea presso le aziende, in modo da avvicinare mondo del lavoro a quello della scuola, con l’ovvia speranza che i risultati siano più incoraggianti di quanto visto in quell’ambito. 

continua-

Also sprach Zarathustra

SETTIMO SIGILLO (CON DESTREZZA)

INTER-LAZIO 2-1

E’ andata di lusso. Acchiappiamo la settima vittoria di fila in campionato con una delle peggiori Inter targate Ranieri. E applausi al nostro Mister che non si nasconde di fronte ai giornalisti pronti a saltargli alla giugulare nel post partita. Abbiamo vinto dopo essere stati sotto e dopo aver sofferto per larghi tratti;  il primo tempo vede Rocchi (l’attaccante, non l’arbitro) spadroneggiare ridicolizzando Lucio in un paio di occasioni, mentre Alvarez per 44’ torna quello indolente e da schiaffi di inizio stagione.

In mezzo non c’è l’altro compassato Thiago Motta, e la sua importanza la capisci proprio quando marca visita. L’Inter a metacampo piazza le due vecchie volpi Zanna e Cuchu, ma nessuno dei due ha la dote del far correre la palla veloce e sapiente. Di tutto ciò approfitta la Lazio, che fa vedere belle cose con Hernanes, Ledesma, Klose e Rocchi. Il crucco è splendido, pur in una serata in cui sbaglia un gol per lui facilissimo: capisci che classe, impegno e professionalità possono vivere dentro un fisico statuario e una faccia triste e  bislunga.

Preso il “cetriolo” che passa in mezzo alle gambe di Lucio e beffa Julione sul palo lontano i ragazzi non accusano il colpo: schifo facevano prima e schifo continuano a fare. Non è tanto nel possesso palla e nel fraseggio che si latita –come sappiamo siamo maestri di difesa-e-contropiede – quanto proprio nel ripartire veloci e velenosi. Davanti non arriva un pallone fino al 44’, quando il peregrinare intelligente del Principe non lo porta al limite dell’area: la titubanza laziale è infinitesimale eppure decisiva, Milito “vede” il buco, ci si infila chiedendo triangolo ad Alvarez e spara di sinistro a battere Marchetti. Pareggio insperato con ottima combinazione dei due argentini che, c’è da dirlo, si trovano molto bene (mi pare sia il terzo gol di Milito su suggerimento di Ricky camomilla): Alvarez può così rientrare negli spogliatoi –e rimanerci- con un voto in più su una pagella altrimenti disastrosa.

Doppio cambio di Ser Claudio che inserisce Sneijder e Obi per il già citato lungagnone argentino e per Chivu: si passa dal 4-4-2 al rombo, con Wes che agisce dietro i due puntelli Milito-Pazzini. Qualcosa cambia, chè l’olandese ha una voglia matta di giocare e pare fisicamente a posto. Qualche bel lancio di 30 metri basta a scaldare il pubblico e dare fiducia alla squadra, ma per passare in vantaggio ci vuole tutto il fiuto del gol del Pazzo che, con un polpaccio in fuorigioco, scatta su imbeccata del capitano e supera il portiere con un pallonetto a traiettoria orbitale. Dita a V sotto gli occhi e cuscini malmenati sul divano di casa.

La partita la portiamo a casa nonostante le gufate di Zio Bergomi (“L’Inter è insuperabile quando passa in vantaggio dopo essere stata sotto, in questi contesti si esalta), le statistiche sinistre di Caressa all’ingresso di Cissé (che “proprio in questo stadio segnò al Milan per poi addormentarsi per il resto del girone di andata”) e l’occhio precisissimo di Rizzoli, che vede la spinta (che c’è) di Klose su Lucio prima del colpo di gomito di Psycho e fischio fallo per noi.

Come detto all’inizio è andata bene, e un turno di campionato in cui avevamo l’impegno più difficile ci mantiene a distanze immutate dalle prime tre, con lo stuzzicante dettaglio di aver superato proprio gli aquilotti in classifica, che riluce ora in tutto il suo splendore mostrando un’Inter al quarto posto.

 

LE ALTRE

Come detto Juve Milan e Udinese vincono senza grossi problemi, anche se il mio gufaggio sperava che almeno i gobbi potessero trovare difficoltà in terra orobica. Rien à faire, sarà per la prossima, si spera, con un tristissimo derby cromatico tra Juve e Udinese, nel quale fatalmente almeno una delle due perderà punti. A noi approfittarne, Lecce permettendo…

I cugini sbancano Novara con doppietta di Ibra (ma che non si dica che dipendono da lui perché se lo dici la Madonna piange!) e gol balordo di Robinho, dopo stop malandrino di Nocerino.

Dietro bene la Roma che passeggia sui resti del Cesena, mentre il Napoli inciampa ancora in provincia, pareggiando nel finale a Siena grazie a Kung Fu Pandev in gran spolvero.

 

E’ COMPLOTTO

Godibilissima la settimana post derby, in cui monta un coro sempre più sostenuto di di Erinni giustizialiste e amante del bel calcio, alla caccia di Ranieri e dell’Inter tutta, colpevole di aver vinto un derby in contropiede.

Devo dire che il Mister comincia a piacermi anche nei modi (nella sostanza non l’ho quasi mai criticato): rifarsi alla storia dell’Inter, e sottolineare come le grandi epoche nerazzurre siano state tutte caratterizzate da una difesa ferrea a dalla ferale rapidità nel ribaltare l’azione mi trova assolutamente d’accordo. A ulteriore controprova, aggiungo io, chè non fa bello per Ranieri parlar male dei colleghi, i tentativi di discostarsi dalla filosofia di Herrera-Trapattoni-Mourinho (il Mancio solo in parte) si chiamano Orrico, Lucescu e Gasperini. Pur partendo dall’assioma per cui non c’è un modo universalmente valido di giocare e vincere, mi pare ovvio che all’Inter ci si trovi meglio con determinate caratteristiche rispetto ad altre. La masturbazione del possesso palla, in altre parole, la lasciamo ad altri.

Curioso anche che l’ennesimo infortunio di Forlan porti a considerare “fallimentare” l’esperienza del Cacha all’Inter, mentre il nuovo mese di stop di Pato per il millesimo stiramento della sua pur breve carriera sia derubricato a “breve stop dopo il gol qualificazione in Coppa Italia”.

A conclusione, Di Gennaro che parla di Ibra è stucchevole quasi come Altafini che parla del Barcellona: ogni passaggio è “geniale”, ogni giocata è “incredibile” e via così… Ovviamente, quel che a mio parere è un gollonzo (il 3-0 di ieri ci mette un quarto d’ora a rotolare in porta, con mezzo Novara impietrito ad assistere allo spettacolo) diventa un gol spettacolare a cui si stenta a credere, applaudito anche dai tifosi avversari. Tempo due giorni e faranno il parallelo con il golazo (quello sì!) fatto all’ultima partita giocata con la maglia “giusta”, a fine campionato 2008/2009 (for further reference: http://www.youtube.com/watch?v=rdD2EyWAYxE&feature=fvst ).

 

WEST HAM

Battuto il glorioso Nottingham Forest, protagonista assoluto della fine degli anni 70 con due Coppe dei Campioni vinte sotto l’eccentrica guida di Brian Clough. So che sono passati più di trent’anni, ma volevo dare un po’ di lustro al 2-1 che ci lancia solitari in testa al campionato!

Per la gioia di Panchito, èPazzoPazzogol!

Per la gioia di Panchito: èPazzoPazzogol!

PRINCIPE (NER)AZZURRO

MILAN-INTER 0-1

Un bel derby da battaglia, che mi riporta indietro a quando i miei capelli erano neri, non erano ancora lunghi, a quando passavo le stracittadine asserragliato in area per poi lanciare lungo sul Berti o il Klinsmann di turno. 1-0 per noi e tanti saluti. The good ol’ nineties…

Godo, e tanto, perché abbiamo meritato, sbugiardando il tanto decantato giUoco dei cugini che tengono palla senza (quasi) mai esser pericolosi; godo perché dopo 5 minuti ci hanno annullato un gol buono, anzi buonissimo, e ciononostante portiamo a casa i 3 punti; godo perché la nostra essenza è questa: io voglio vincere, di giocar bene me ne fotto. Lo farei scolpire nel cemento all’ingresso degli spogliatoi.

Ranieri fa il Mourinho non tanto nei toni, quanto nel prevedere come sarà la partita e come la vincerà. Davanti Milito e Pazzini si guadagnano la conferma dopo le ultime confortanti uscite, con buona pace di Sneijder e Forlan che restano seduti fino a metà ripresa inoltrata. Ho dei dubbi solo in Alvarez, che in effetti è abulico ma che per fortuna non viene “mangiato” da Boateng; per il resto la squadra è quadrata, massiccia e incazzata. Lucio e Samuel picchiano come due fabbri ferrai ed è pura poesia per i miei occhi; Thiago meglio di Cambiasso che ha sbagliato ben due passaggi in 90’. Pazzini si sbatte e fa quel che può (cioè poco): quell’uomo dipende dai cross di Maicon (o chi per lui) come un pesce dall’acqua, e una partita da “tutti dietro e poi via veloci” mal si sposa con queste caratteristiche, motivo per cui personalmente sarei stato più convinto da un 4-4-1-1 con Wesley dietro al solo Principe.

Teoricamente sono ancora convinto di aver ragione. Nella pratica, felicissimo di non aver avuto la controprova.

Finisco con il commento sui due protagonisti (nerazzurri) del gol: Zanna, il vero problema dell’Inter, la bandiera bollita che gioca solo perché fa le grigliate con il clan degli argentini, piazza un break da 50 metri palla al piede, salta 3 avversari e allarga sulla sinistra. Milito attende fiducioso il liscio di Abate (piccolo inciso: dite a Caressa che si chiama Abate, non Abbbate), liscio che si concretizza ora come due anni fa; il Principe entra in area e di sinistro manda la palla a baciare il palo lontano e a rotolare inesorabile alle spalle del portiere nazifascista. Ègolègolègol! El Principe pare proprio tornato e la cosa non può che farmi piacere, tanto da mettere a questo punto in dubbio nella mia scala di preferenze l’arrivo dell’Apache Tevez. Il Sig. Massimo può chiamarmi dopo l’orario di lavoro e possiamo discuterne insieme.

La reazione dei cugini è quanto di più confusionario ci possa essere, alla faccia del giuoco di squadra e della manovra ragionata. Nagatiello potrebbe fare il 2-0, Julione sbroglia un paio di troiai in area e si arriva al fischio finale. Sono sfinito, manco avessi giocato io, ma il derby mi prosciuga da sempre e sempre lo farà. So che la gioia per la vittoria purtroppo sarà sempre minore del dolore per una sconfitta, ma stanotte me la godrò per mesi e mesi!

 

LE ALTRE

E’ presto per dire se l’Inter torni in corsa per lo scudetto, perché più di così l’Inter non può aritmeticamente fare, eppure, nonostante le 8 vittorie nelle ultime 9 partite, sono giusto un paio i punti recuperati ai cari fottutissimi nemici. Detto ciò, abbiamo Lazio e Udinese a distanza di pochi punti, con Milan e Juve rispettivamente a 5 e 6 lunghezze. È presto, è presto, ma ci siamo e dobbiamo andare avanti così. La Juve come al solito non fa mai la cosa giusta e, pur facendoci guadagnare 2 punti nei suoi confronti, di fatto minimizza l’impatto della sconfitta in casa Milan ai fini della classifica. Detto ciò, i cugini paiono abbastanza imballati e non è detto che le prossime partite segnino una discontinuità con la pochezza vista nelle ultime uscite.

 

CHI SIAMO, DOVE ANDIAMO

Un intermezzo di mercato e strategia di squadra si impone: Ser Claudio come detto ha aggiustato la baracca facendola tornare ad essere una magione di tutto rispetto. Idee chiare e semplici, tremendamente efficaci. Ora c’è da chiedersi: quanto conviene ribaltare questo succulento frittatone? Quel che servirebbe -non mi stancherò mai di dirlo- è corsa e qualità a centrocampo. Il sogno, manco a dirlo, è De Rossi, ma stando coi piedi per terra un tipo alla Nainggolan sarebbe oro colato. Il nome è ridicolo, ma corsa e lucidità non difettano al ragazzo. Detto ciò, e tornando ai dubbi amletici summenzionati, mi chiedo -senza avere la risposta- quanto sia il caso imbarcarsi nell’operazione Tevez. Per il giocatore stravedo, ma al tempo stesso vedo una squadra in cui Milito sta tornando ai suoi livelli, Pazzini il suo lo fa, i due si cercano e si trovano con discreti risultati (merito più che altro dell’intelligenza del Principe). Vedo soprattutto il potenziale di due campioni come Sneijder e Forlan che finora si è solo intravisto. Come dire: rispetto al già ragguardevole livello, l’attacco può beneficiare di 2 innesti che, per un cazzo o quell’altro, finora non ci sono stati. Ha senso pigliarne un terzo, anche se fortissimo, con i problemi di ricerca di equilibrio e gestione degli scontenti? Ripeto, non ho risposte preconfezionate al problema, ed è ovvio che se il Milan ce ne avesse rifilate 3 come l’anno scorso, con i nostri attaccanti fermi con le mani sui fianchi, il quesito avrebbe avuto soluzione assai più agevole. Tevez ti permette tante cose, checché ne dicano le prostitute intellettuali, stando alle quali al Milan sarebbe perfetto e all’Inter stravolgerebbe tutto: puoi azzardare un tridente con lui e Forlan ai lati e Pazzo o Principe nel mezzo, ma riuscirebbe il nostro centrocampo a supportare tale potenza di fuoco? Begli interrogativi, che sono contento di non dover risolvere in prima persona, ma che spero qualcuno si ponga con la testa sgombra da idee preconcette.

 

E’ COMPLOTTO

Il grosso dell’attenzione è ovviamente incentrato sulla settimana marrone vissuta a Milanello Bianco. Comunque vada a finire il caso Tevez (sono ancora convinto che possa finire dalla parte sbagliata del Naviglio), la squadra dell’Ammore ha fatto una figura barbina, seconda solo alla notte di Marsiglia. A parti invertite, con Branca che va per chiudere e torna a mani vuote dopo intervento del Sig. Massimo in persona, si sarebbero sprecate critiche e risa fragorose sui dilettanti allo sbaraglio, sull’assenza di professionalità, sull’assoluta confusione nei ruoli in società, e sullo spogliatoio spaccato (quello ci sta sempre bene). Qui invece, salvo rare eccezioni, è stato una corsa al giustificazionismo, al “bisogna contestualizzare”, al Milan che in fondo ottiene quel che voleva, cioè la permanenza di Pato (usque tandem?). Poco felice anche il paragone con il caso Kakà di 3 anni orsono, vista la caducità della “scelta di cuore” dell’Evangelico carioca. Non entro nemmeno nelle dinamiche di coppia né nei rapporti tra suocero e genero, e arrivo anche a comprendere la versione del suddetto suocero, non convinto dell’operazione (“perdo un 22enne che ha già fatto 50 gol in serie A e mi metto in casa un mezzo delinquente 28enne fermo da 4 mesi”). Ma se questa è la versione, allora la parola d’ordine non è “vai e chiudi”, bensì “prendi tempo, tira sul prezzo, insisti sul solo prestito, portiamoli così al 30 gennaio e prendiamoli per la gola”.

Ripeto, alla fine potrà anche andare in quella maniera, ma est modus in rebus. Ridicoli!

Detto ciò, la macchina del cioccolato (il contrario di quella del fango) era talmente alla ricerca di buone notizie sul fronte milanista da farci passare come fondamentale il rinnovo di Allegri (una manfrina andata avanti 6 mesi con entrambe le parti che rassicuravano sull’assenza di alcun problema) e addirittura stupirsi l’esito dei controlli medici su Cassano, che può riprendere a corricchiare. Ovviamente, il nuovo stop di Gattuso e le sue dichiarazioni virgolettate (“abbiamo sbagliato tutto per 4 mesi, curando il problema sbagliato”), sono state riportate a mezza voce  e puramente en passant. Potenza di Milan Lab, e della prostituçao inelectual.

 

WEST HAM

Vittoria corsara a Portsmouth: 1-0 e testa della classifica immutata.

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