KEEP CALM AND TANTO E’ SOLO L’INTER

INTER-NAPOLI 2-0

Devo dire la verità? Tutto come previsto.

Pur essendo un pessimista cronico quando si parla di Inter, o forse proprio per questo, avevo immaginato una vittoria contro il Napoli, sempre sull’onda lunga dell’ “ora che è troppo tardi” e ancor di più vedendo nella sconfitta dei partenopei una implicita resa nella corsa scudetto.

Insomma: vinciamo e facciamo vincere il campionato ai gobbi: non fa una piega.

Forse a corollario di ciò, segniamo il primo gol in fuorigioco di questo e dei precedenti millemila campionati (il mio autismo mi riporta ad un Alvaro Pereira a Chievo, annus horribilis 2012): sul lancio di Medel (di cui dirò infra) Icardi salta tipo Carla Fracci per uno stop volante, concludendo poi con un beffardo pallonetto di sinistro alle spalle di un non irreprensibile Reina.

Quattro minuti e sopra di uno: cosa vuoi di più dalla vita? Un Rucano, diceva il vecchio spot.

La furmazia messa in campo dal Mancio incontra anche il mio gradimento, con D’Ambrosio e Nagatomo sui lati a gestire senza problemi gli esterni Insigne e Callejon, e una mediana di lotta e pseudo-governo composta da Medel e Kondogbia.

Interessante il “davanti” della squadra, con Brozo che parte largo a destra, lasciando un convincente Jovetic alle spalle di Icardi, stante Perisic inamovibile sul binario di sinistra.

Dal quinto minuto alla mezz’ora circa i nostri sostanzialmente si appendono alla traversa a difesa del prezioso vantaggio. Il Napoli però, aldilà di un paio di tiri da lontano controllati da Handanovic, non sfrutta l’occasione complice anche l’assenza di Higuain che si fa sentire eccome (ma non ditelo ai cantori di Sarri e della manovra avvolgente degli azzurri!).

Nell’ultimo quarto d’ora i nostri vanno due volte vicini(ssimi) al raddoppio, dapprima con Jojo che gira di sinistro una bella palla di Icardi (in culo a “quei due non possono giocare insieme“), e poi con Perisic che in tuffo di testa non riesce a concludere una delle due più belle azioni della partita.

Poco male, perchè cinque minuti dopo (cit. Paolo Rossi feat. Beccalossi) Jojo ne salta due con una finta a metacampo, lanciando Icardi in campo aperto (di nuovo in culo a “quei due non possono giocare insieme“): ottimo il tocco volante con l’esterno destro a servire l’accorrente Brozovic, che  controlla sapientemente a seguire e scodella la boccia in rete, stavolta alla destra di Reina.

Antipasto di E’ COMPLOTTO: Ovviamente quel che a righe verticali di diverso colore sarebbe stata una “travolgente azione corale, tutta improntata sulla qualità e l’intesa tra i compagni d’attacco“, qui diventa un “esemplare contropiede” di “un’inter cinica” e -novità di giornata- “cholista“.

Luoghi Comuni Maledetti. Ma siamo ormai troppo vaccinati per stupircene.

Morale, all’intervallo sopra di due e insolitamente sicuri e solidi.

Non che la ripresa regali grandi scossoni: i nostri riescono addirittura a gestire il doppio vantaggio, forse con la complicità di un Napoli decisamente sotto tono rispetto ai mesi scorsi: il loro campionato rimane notevole, ma evidentemente l’abitudine a certi traguardi gioca ancora un ruolo troppo importante e sul più bello il soufflé si è ammosciato, dando via libera alle forze del male (che, purtroppo, in quanto forze sono forti).

POCHE IDEE MA CONFUSE

Dopo averci passeggiato sui testicoli co’tacchi a spillo (cit. Barista Necchi, Amici Miei atto III), preconizzando cupi scenari all’insegna di svendita di campioni e raccogliticcio mercato di risulta, pare che nella testa di molti inizi a balenare l’idea che, per avere una squadra decente, occorra tenere quelli buoni: Handanovic, Murillo-Miranda, Brozo-Kondo, Icardi-Perisic sono un settenario imprescindibile per la nostra poesiola, e da questi è fondamentale ricominciare.

Il tutto in attesa di inevitabili novità societarie a squarciare l’orizzonte, senza che a nessuno passi nemmeno per la testa di rispondere alla più banale delle domande da tifosotto:

Ma se arriva il cinese con settanta bomboloni, li posso usare tutti per fare mercato?

Ma no, meglio dire che Thohir vuole un cinese ma Moratti un altro, e che tra i due non c’è più feeling.

 

LE ALTRE

Liquidato in poche parole il quinto scudetto della Juve (li odio ma complimenti), arriva attesa da settimane la crisi-Roma o, se preferite, il caso-Totti.

Aldilà della giusta rivalità e degli eccessi di romanità un po’ sopra le righe, in fondo in fondo a me la Roma è sempre stata simpatica, sostanzialmente perchè vedo in loro la stessa tendenza al tafazzismo che vedo dalle parti di Appiano Gentile.

Ero pertanto rimasto sorpreso ed in parte deluso per la calma e l’understatement con cui Spalletti era riuscito a gestire la Quaresima dell’addio del Pupone, infilando vittorie su vittorie ed arrivando a rosicchiare pure qualche punto sul Napoli.

A Bergamo invece il bubbone gli è scoppiato in mano, con più di qualche responsabilità sua (ha fatto gol, ringrazialo, fagli i complimenti e chiudila lì, che senso ha dover ridimensionare la prestazione del Capitano?), e la cosa non può che preludere ad un sempre più probabile psicodramma collettivo.

Sto gufando, lo so, ma intanto due punti li abbiamo recuperati e ora siamo a -4 anzichè -6.

Lassàteme divertì…

E’ ovvio che la base di qualsiasi rimonta passa dai risultati della tua squadra, e nulla è più aleatorio del cammino che l’Inter farà di qui alla fine. Per dire: già prima di Sabato temevo molto di più la trasferta di Marassi e la velenosa Udinese in casa rispetto allo scontro col Napoli.

Conosco i miei polli, insomma.

Brocchi è invece già diventato il fratello minore ma più bravo di Guardiola-Ancelotti-Sacchi e Capello messi insieme, visto che l’1-0 di Genova, frutto di un Milan solido (come quello di Sinisa contro la Juve, per dire…) e di un probabile errore arbitrale, viene salutato, se ricordo bene le testuali parole del capo ultrà Compagnoni, come una grandissima vittoria.

Altrettanto prevedibilmente, sono bastate due discrete prestazioni di Balotelli (niente gol o assist, per carità, solo applicazione diligente) per farlo tornare in prima pagina e farneticare di futuro roseo e pieno di successi. Potenza mediatica della parte sbagliata del Naviglio.

Icardi, per dire, 51 gol in 101 partite, continua invece ad essere un bamboccio che si compra la Lamborghini nerazzurra.

Brava la Fiorentina a regolare il Sassuolo, con Consigli che fa il paperone dell’anno (con noi la prestazione della vita, as usual…): i Viola restano a soli due punti da noi, e sarà il caso di tenerlo a mente.

E’ COMPLOTTO

Parto con Medel, replicando qui quel che di getto avevo postato su Facebook nell’intervallo del match:

…e cinquanta minuti dopo, per la prima volta viene detto che l’assist per l’1-0 l’ha fatto Medel.
Vi chiavasse la sorella…

Certo, c’è pure chi fa di meglio: il saccente De Grandis a Sky calcio Club fa pure lo spiritoso dicendo “udite udite addirittura Medel fa il passaggio per Icardi“.

Personalmente sapete come la penso, e gettando lo sguardo alla prossima stagione mi chiedo se e come il nostro centrocampo potrà rimanere equilibrato sostituendo la garra ignorante del cileno con la classe e la visione di giUoco di Banega (o di chi per lui. Ho l’infondato ma pressante sospetto che l’argentino arriverà e si dimostrerà l’ennesimo incursore-mezzala-trequartista che “è bravo eh, ma ha bisogno di qualcuno che lo lanci nello spazio, un Pirlo insomma…“).

Per ora resta il fatto che, per la critica sportiva italiana, il mondo è una merda per colpa di Medel. As simple as that.

Per chiudere i riferimenti alla partita di sabato sera, curioso che tutta la stampa saluti la stretta di mano tra Mancini e Sarri dicendo che entrambi, ripensando agli screzi di Coppa Italia, col senno del poi avrebbero agito diversamente.

Ma un par di cojoni! Sarri ha sbagliato, Mancini ha solo fatto bene a sollevare la questione! Perchè bisogna metter tutto insieme? “Si sono chiariti, Sarri si è scusato e il caso è chiuso“: questo andava detto, altro che palle…

Cambiando discorso, ai limiti del servilismo Massimo Mauro che, parlando di Totti e di come la Roma non stia gestendo il suo addio, ricorda come un’altra grande società abbia gestito in maniera esemplare l’addio della sua bandiera.

Strabuzzo gli occhi, stentando a credere che il calabrese cantilenante possa lodare l’Inter, e infatti il nostro cita la maestrìa di Andrea Agnelli, che scelse proprio l’assemblea dei soci per annunciare urbi et orbi che l’anno seguente Del Piero non avrebbe fatto parte della rosa bianconera.

Quello che ai tempi fu considerato pressocché unanimemente uno sputtanamento dello storico Capitano bianconero a nove colonne, nel contorto ragionamento di Mauro si trasforma in una dimostrazione di rispetto assoluto per il proprio campione, visto che il suo “licenziamento” è stato dato annunciato nel plenum dei gerenti bianconeri.

Mi limito a dire: questione di punti di vista.

Infine assisto compiaciuto alla crisi del Barcellona, soprattutto perchè a beneficiarne è l’Atletico Madrid di Simeone, maltollerato da tutti gli esteti del bel giUoco. Il Cholo lo fa fuori in Champions, dove tutte le serve ricordano solo il rigore non dato da Rizzoli al 94′, sorvolando su tutti i precedenti errori pro-Barça, e lo aggancia in campionato a cinque giornate dalla fine.

WEST HAM

Dopo essere mestamente usciti dalla FA Cup alle porte delle semifinali che ci avrebbero visto a Wembley (1-2 a Upton Park nel replay contro il Man Utd), i nostri sfiorano il colpaccio a Leicester, dove ribaltano l’1-0 iniziale di Vardy approfittando di una ingiusta espulsione del succitato centravanti (secondo giallo per inesistente simulazione) e beneficiando di un rigore alquanto generoso. Carroll fa 1-1 e tre minuti dopo Cresswell con sinistro a voragine fa l’1-2.

L’arbitro prima nega un rigore netto al Leicester (tentativo di strangolamento di Ogbonna in piena area) poi, all’ultimo secondo, punisce un’ancata di Carroll -in generoso recupero difensivo- che in una partita “normale” non sarebbe mai stato fischiato.

Morale, finisce 2-2, che serve a poco sia ai nostri che a Ranieri. Però è stato un modo per poter dire “ho sfiorato la vittoria contro i quasi campioni d’Inghilterra“.

Icardi circondato da tre zingari che vogliono fargli la collanina: il solito spogliatoio diviso in clan

Icardi circondato da tre zingari che vogliono fargli la collanina: il solito spogliatoio diviso in clan.

SIAMO VOLGARI COME LA GRAMIGNA (cit.)

ROMA-INTER 1-1

Seguo la partita con una visione che definirei marottiana, e cioè con un occhio ai commensali e un altro al piccolo iPad strategicamente piazzato sulla panchetta di fianco alla cadrega: il giudizio tènnico pertanto non può che essere approssimativo.

Ho visto una buona Inter che con un pizzico di buona sorte e concentrazione in più nei minuti finali avrebbe potuto portare a casa i 3 punti. Non meritatissimi, vero, ma nemmeno rubati.

Invece Nainggolan sfrutta l’assist involontario di Dzeko e incenerisce il povero Handanovic che, al solito, aveva sbrogliato un paio di troiai sulla linea di porta, salvo evitare accuratamente di uscire in quella decina di occasioni in cui l’urlaccio “mia!!!” sarebbe stato più che opportuno.

Svelato il segreto di Pulcinella dell’assenza di Icardi (davvero non capisco a cosa serva alimentare speranze palesemente infondate: i giornalisti lo fanno per vendere i giornali, ma noi?), ecco la novità del forfait di Kondogbia, che sostanzialmente obbliga il Mancio a un 4-2-3-1 con i soli Medel e Brozo in mediana a sorreggere Biabiany-Ljajic-Perisic alle spalle di Eder.

Dietro D’Ambrosio e Nagatomo da quel che vedo replicano la buona prestazione dell’andata, così come Miranda e Murillo paiono essere tornati quelli pre-natalizi per la gioia di grandi e piccini.

I nostri partono timidi, con la Roma a creare con i due faraoni (ElSha e Salah) e i nostri sostanzialmente inoperosi nei primi 20 minuti. Meglio la seconda parte del primo tempo, con un paio di incursioni di Perisic (anche a Roma il migliore e non solo per il gol) e un tiro di Brozo che sembrava proprio quello giusto, se non fosse per l’immaginaria (forse…) buccia di banana su cui l’amato Ajeje scivola al momento di calciare.

Si va al riposo fermi sullo 0-0 e alla ripresa del giuoco sono i nostri a passare: Medel raccoglie un pallone sparacchiato in avanti dalla Roma e serve Brozovic. Puntuale l’imbeccata sul connazionale Perisic che scatta sulla sinistra, diagonalone preciso sul secondo palo come nemmeno io al calcetto dei campioni.

1-0 e commensali che assistono attoniti al padrone di casa che si dimena come un tarantolato prima di scappare in sala e condividere la gioia col rampollo di casa.

Ritrovato l’aplomb britannico, e riguadagnata la tavola con uno “scusate” sbiascicato a mezza voce e seguito da colpetto di tosse imbarazzato, vedo la partita proseguire secondo i prevedibili binari del “noi dietro loro avanti“: il nostro portiere come detto fa le uova e Dzeko, pur rendendosi pericoloso, si mangia un gol da paura. E che il bosniaco sia in serata-no per quel che riguarda i tiri in porta lo dimostra anche all’84’, allorquando cicca la conclusione in area di rigore, che si tramuta però in assist involontario per il succitato Ninja che agguanta il pari, casuale ma meritato.

Ovviamente a quel punto temo seriamente di perderla e quindi accolgo con sollievo il fischio finale. Non cambia molto per noi, anzi…

Passa un’altra giornata e non recuperiamo punti sui lupacchiotti, consolandoci solo col vantaggio negli scontri diretti, che verrebbe buono in caso di arrivo a pari punti.

LE ALTRE

Le prime due vincono, scavando altri due punti di solco dal resto della Serie A e confermando di avere in squadra i due migliori giocatori del campionato (Buffon, per le parate e per la leadership – chè alla fine li odio ma quel discorsetto post-Sassuolo ha avuto effetto perchè l’ha fatto lui e non altri- Higuain per i gol – e scusate se 29 and counting son pochi!).

Da lì in giù è giornata di pareggi, con Roma e Milano a dividersi il magro bottino in parti uguali e Sassuolo e Fiorentina a fare altrettanto.

Dietro l’Hellas è virtualmente la prima retrocessa, avendo perso in casa col Carpi quello scontro diretto che avrebbe dovuto vincere per poter pensare ad una clamorosa rimonta.

E’ COMPLOTTO

Dopo un decennio da Calciopoli, ieri abbiamo avuto la empirica dimostrazione che non è cambiato niente, con o senza Moggi.

Il fatto che la Juve abbia vinto 4-1, il fatto che l’arbitro fosse il-migliore-al-mondo-Rizzoli non cambia niente, anzi, fa capire che certe cose semplicemente rimangono come l’erba gramigna.

Parere personale di tifoso incallito (ma che c’ha ragione!): questi bisognava radiarli nel 2006. Carraro ha dato il colpo di spugna e piano piano son tornati.

Il contrasto tra le puntuali mazzate prese in Europa e la solita prona sottomissioni in Italia dà ancor più evidenza all’anomalia italiana.

Un “normale” arbitro europeo può anche sbagliare, ma non tollera determinati atteggiamenti minacciosi da parte di Bonucci & Co.

Di contro, il nostro miglior arbitro (unanimemente riconosciuto come tale), aiutato dalla coppia di guardalinee che vedremo ai prossimi Europei, riesce a:

  1. non dare il secondo giallo ad Alex Sandro in occasione di un rigore solare e evidentemente non ignorabile;
  2. annullare il gol del 2-2 segnato da Maxi Lopez in linea con Cuadrado (“nel dubbio lasciate gioc… ah no, se è la Juve no!“);
  3. non dare il secondo giallo a Bonucci autore di tre falli tattici a centrocampo per fermare le ripartenze granata, dopo che lo stesso simpaticissssimo difensore aveva minacciosamente appoggiato la propria testa a quella del succitato Rizzoli.

Un’immagine vale più di mille parole:

arbitri juve italia europa

Chè poi, Rizzoli è anche lo storico amico di Totti, già splendido arbitro della finale di Coppa Italia 2010, però “è il migliore del mondo“…

Chiamatela sudditanza psicologica, chiamatela protervia dei potenti, chiamatela come cazzo vi pare, fatto sta che la stessa dirigenza che in settimana è caduta dalle nuvole provando sulla propria pelle cosa voglia dire subire torti arbitrali (for once…) e strillando ai quattro venti della necessità della moviola in campo è la stessa che da anni ci vomita la litanìa dei torti e favori che a fine stagione si compensano e dell’errore arbitrale come elemento del gioco, così come la papera del portiere o il gol sbagliato a porta vuota.

E comunque, ammonisce la salomonica Gazzetta odierna, è stata una brutta giornata del nostro miglior arbitro. Detto questo, “sono inutili, fuori luogo e pericolose eventuali dietrologie“.

Certo certo, bassiamo i toni disse il sommo…

Di sicuro c’è che nemmeno noi possiamo mai star tranquilli, nemmeno dopo una striscia di prestazioni più che discrete.

Anzi, negli ultimi giorni, forse proprio per la recente serie di prestazioni -e risultati- convincenti, abbiamo letto di dozzine di Club interessate ai nostri giocatori, quasi che il vero obiettivo dell’Inter sia non già l’arrivare terza (o quarta?) in classifica, ma trattenere nell’ordine: Handanovic, Murillo, Miranda, Brozovic, Perisic, Icardi.

Mecojoni…

Ovviamente, nessuno che dica nulla sulla più che probabile assenza dei nostri cugini dalla prossima Champions, ma forse perchè lì, in effetti, di giocatori che possano avere mercato, ce n’è ben pochi.

Rimanendo sulla sponda sbagliata del Naviglio, e tanto per sparare sulla Croce Rossa, faccio presente che nel posticipo con la Lazio Balotelli è stato fischiato al suo ingresso in campo, con Sky ad accorgersene 5 minuti dopo, intenti com’erano a sottolineare gli applausi per l’uscente Luiz Adriano.

Era dai tempi di Dell’Anno (A.D. 1993) che non sentivo San Siro fischiare un giocatore al proprio ingresso dalla panchina.

Interessante anche il caso-Ménez, apparentemente non molto voglioso di entrare in campo a 15′ dalla fine e convinto “con le buone” dal secondo di Sinisa: sono pur sempre la squadra dell’amore.

WEST HAM

Andiamo molto vicino alla vittoria a Stamford Bridge, passando due volte in vantaggio (1-0 di Lanzini e 2-1 di Carroll) e venendo raggiunti in entrambi i casi da Fàbregas (splendida punizia nel recupero del primo tempo e rigore stile Boniek all’Heysel nella ripresa).

Ad ogni modo, rimaniamo quinti tra i due Manchester, e vediamo cosa succede…

rom int 2015 2016

Stavolta l’hanno addirittura lasciato solo a festeggiare… ci vorrebbero più italiani!

OH NO HANNO VINTO… E ADESSO?

INTER-PALERMO 3-1

Non c’è cura al disagio mentale.

Pazzi siamo e pazzi rimarremo.

Nei secoli fedeli…

Dopo aver versato fiumi di veleno sui ragazzi solo pochi giorni fa, beffardamente solo poche ore prima della grandissima e apparentemente inutile prestazione di Coppa Italia, i ragazzi replicano la rappresentazione teatrale di spessore contro un Palermo invero alquanto disastrato.

I nostri forse hanno meno “bava alla bocca” rispetto a mercoledì, ma riescono in ogni caso a ricacciare in bocca al saccente Riccardo Gentile di Sky giudizi del tipo “l’Inter non è certo partita all’arrembaggio in questi primi minuti“. Al 20′ eravamo sopra di due, e vattela a pija ‘nder posto, caro lupacchiotto de stopardeciufoli.

Ero praticamente convinto di vedere in campo un 4-3-3, e invece il Mancio stupisce nuovamente tenendo in panca Brozovic, reduce da ben 18 km corsi nell sgambata infrasettimanale, a favore dell’accoppiata Medel-Kondogbia.

Davanti, Ljajic ha voglia di giocare e l’ora abbondante in cui resta in campo è un manifesto di quel che potrebbe fare avendo la testa ben avvitata sul collo; Perisic è ormai -a mio parere- il miglior acquisto tra gli “avanti” nerazzurri, Palacio la solita enciclopedia ambulante, e Icardi abbina al solito istinto del goleador (vedasi 2-0) movimenti, sponde e assist mai visti a queste latitudini.

Certo, non saremmo l’Inter se non ci travestissimo per una decina di minuti -a cavallo dei due tempi- da Gesù Cristo in versione resuscitatore di morti. Il Lazzaro di turno è il derelitto Palermo, che sfrutta una rimessa laterale ben eseguita per lanciare tal Rispoli sulla fascia, bravo a mettere in mezzo per l’accorrente Vasquez che timbra il 2-1 appena prima dell’intervallo.

Capitolo rimesse laterali: ieri dopo la prima regalata ai rosanero mi sono ripromesso di contare quante ne avremmo sbagliate. Sono arrivato a cinque solo nella prima mezzora, dopodichè ho perso il conto, quindi potete capire le Madonne che ho tirato vedendo i miei amatissimi prendere gol proprio da rimessa con le mani.

Oltretutto non si è capito molto della dinamica dell’azione, visto che il regista di serata ha ripreso la pessima abitudine di stringere l’inquadratura su primissimi piani di orecchie e sopracciglia dei giocatori anzichè far vedere quel cazzo di pallone. Così, nel caso specifico, l’immagine torna in campo largo appena in tempo per il succitato assist vincente del Palermo. Allo stesso modo possiamo solo immaginare il movimento di Icardi sulla splendida azione che porterà al 3-1 di Perisic in tuffo: vediamo la bella fazza di Maurito dettare con lo sguardo il passaggio sull’esterno, con l’inquadratura che si allarga solo dopo, per mostrarci il cross che supera Palacio a centroarea e raggiunge il 44 croato.

#fammivederelapartita! (#cazzo)

Poco altro, se non un paio di inevitabili miracoli di Sorrentino e un gol sbagliato da Perisic nel finale, simile a quello di prima ma di piede.

Poco di cui lamentarci, sia chiaro. Ottima partita, tre punti recuperati su Viola e cugini e testa a sabato sera, quando a San Siro arriverà il Bologna. Inutile dire che, per far finta di credere a una rincorsa al terzo posto, non si possa non vincere contro Donadoni e compagnia cantante.

LE ALTRE

Juve e Napoli vincono senza strafare; cosa che invece fa la Roma nell’anticipo del venerdì sera, quando rifila quattro pappine alla Fiorentina. Da applausi la trasformazione della squadra fatta da Spalletti, e ancor di più la capacità dell’ambiente a gestire senza troppi struggimenti la vicenda-Totti, che ad altre e più note latitudini avrebbe causato l’inevitabile “caso”, e non solo per i soliti giornalisti cattivoni (chè noi, quando c’è da darci una martellata sui maroni da soli non ci tiriamo mica indietro…).

Per il resto, il Milan perde a Sassuolo, lasciando ogni residua speranza di terzo posto ma potendo comunque continuare ad inseguire un posto in Europa vista la colossale botta di culo in Coppa Italia, già richiamata settimana scorsa.

E’ COMPLOTTO

Inizio dal dopo partita con un plotone di esecuzione negli studi Rai pronti ad accogliere il Mancio alla Domenica Sportiva. Si dà per scontata la sua partenza qualora non arrivasse il terzo posto, visto che l’Inter dovrebbe inevitabilmente cedere tre (tre???) dei suoi migliori giocatori, e a quelle condizioni il Mancio mica rimane.

Non bastando le gufate dell’amatissimo (da Moggi) Ciro Venerato, autore del servizi(ett)o per la DS sulla Rai, a confermare l’indole tafazzesca dei nostri ci si mette anche Baffo Mazzola a dire che, per come la sa lui, Mancini andrà via.

Star zitti e lasciarli tranquilli, una volta che vincono, pare brutto?

Non basta: Paolo de Paola (fantasia al potere…) dice che le squadre di Mancini -che pure gli sta simpatico, bontà sua- storicamente non hanno mai giocato bene.

E’ curiosa questa cosa per cui tutti gli allenatori fanno giocare bene le loro squadre fintanto che non arrivano ad allenare l’Inter. Mancio, Mourinho, Benitez, Gasperini, Mazzarri, a scelta nell’ordine. Tutti allenatori capaci di “dare la loro impronta e imprimere un gioco riconoscibile e gradevole alle loro squadre” salvo poi adeguarsi alla nenia delle “prodezze dei singoli che mascherano l’assenza di una manovra collettiva“.

Il Mancio non risponde, limitandosi a dire che non è l’unico a cambiare spesso formazione.

Non che le cose vadano meglio su Sky, dove l’intervista a Icardi quale migliore in campo sfugge -proprio in quell’occasione, che strano!- ai peana di complimenti solitamente riservati all’MVP di turno.

Ecco un Massimiliano Nebuloni al meglio:

Perchè mercoledì non sei entrato tu ma il 19enne Manaj?

Con chi ce l’avevi con il tuo tweet sulle “palle”?

Stasera hai giocato bene, segnato, aiutato i compagni, eppure qualcuno (chissà chi? ndr) ti critica sempre: questa cosa finirà per farti andar via?

Chi anche non avesse sentito nulla dell’intervista, avrebbe potuto farsi un’idea dell’onestà intellettuale dell’intervistatore semplicemente dal commento di Massimo Mauro: “Beh ottime domande eh?“.

E purtroppo non scherzava…

Anzi, il calabrese cantilenante continuava nello show del proprio genio schierandosi -da buon gobbo- contro la recente apertura di Gianni Infantino alla moviola in campo, blaterando “Io da Infantino non voglio la moviola in campo, io da lui voglio sapere cos’è successo alla FIFA in questi anni!” (il ragazzo ovviamente perora la causa di un Platini vittima inconsapevole e innocente come Gesù Cristo in croce). “Chiediamoci perchè” continua il genio “la FIFA senta l’urgenza di queste novità, spostando così l’attenzione su altri problemi“.

Mi è toccato applaudire la risposta di Caressa: “Conoscendo chi stava alla FIFA fino a poco tempo fa, chiediamoci perchè nessuno la volesse la moviola in campo!“.

Per quel che mi riguarda, le novità della FIFA sulla moviola sono fin troppo timide, essendo la possibilità di ricorrere alla tecnologia riservata solo all’arbitro e non alle squadre. Ad ogni modo è un inizio, una sperimentazione che a quanto si capisce inizierà già con i tornei FIFA estivi (Copa America e Campionato Europeo): i primi effetti non tarderanno ad arrivare, anche se io -da prevenuto- sono convinto che l’arbitro farà figli e figliastri, chiedendo un supplemento di indagine “a maglie alterne”.

Ma sono io a essere in malafede, mica loro…

WEST HAM

Partita epica, vista con Pancho entrambi in tenuta claret & blue.

La trasferta contro l’Everton pare mettersi male, con i Toffees sotto di un uomo ma avanti di due gol e con un rigore a favore alla mezzora della ripresa.

Invece Adrian para il penalty e poco dopo fa un altro miracolo a salvarci dal possibile 3-0.

Al 78′ peschiamo il gol del 2-1 con una bella girata e a quel punto i nostri avversari -forse stanchi per la quasi ora giocata in 10- si squagliano come neve al sole.

Pareggiamo e poi addirittura facciamo il definitivo 3-2, tutto negli ultimi 10 minuti.

Io e il pargolo intoniamo cori da hooligans (meno male che ancora non capisce le parolacce in inglese) e rotoliamo sul pavimento esultando, mentre gli Hammers si arrampicano fino al quinto posto.

I just don’t think you understand!

Si abbracciano ma non si guardano nemmeno in faccia... Spogliatoio spaccato!

Si abbracciano ma non si guardano nemmeno in faccia…
Spogliatoio spaccato!

MERITATA, MERITATISSIMA, VINTA DI CULO

INTER-CHIEVO 1-0

85 minuti perfetti e 5+recupero da cardiopalma.

Ma non saremmo l’Inter altrimenti…

Il Mancio è probabilmente tra i miei lettori, e conseguentemente mette in campo una formazione assennata, con minime variazioni sullo spartito suggerito pochi giorni fa.

C’è Palacio e non Perisic. C’è soprattutto Nagatiello sulla destra in luogo dell’ipotizzato D’Ambrosio. Presentandosi la partita come potenzialmente podalica (leggasi: loro tutti dietro, noi a dover alternare giro palla sapiente e incursioni ignoranti) le variazioni mi trovano d’accordo.

Detto ciò, #connoituttifenomeni, come al solito: tal Andrea Seculin fa il suo esordio in Serie A contro di noi. Essendo portiere, era alquanto difficile che potesse sorprenderci con il didascalico Primo Gol in Serie A; in compenso, il ragazzo para anche sua madre con le buste della spesa fermando 7 palle gol (contate) dei nostri ed entrando di diritto nel Club Gautieri.

La cosa non mi sorprende e mi spaventa, così come tremo all’ingresso dello sconosciuto e velenosissimo Costa per gli ultimi dieci minuti. Dopo i giochi di parole con Lasagna e balle varie, già temevo il titolone simpatttico “il Chievo Costa caro all’Inter” .

Perchè la verità è che, potendo agilmente vincere il match con punteggio tennistico, paradossalmente rischiamo di pareggiarla con gli ultimi minuti giocati secondo lo schema “aiuto-voglio-la-mamma“. Quelli del Chievo di fatto non tirano mai in porta, ma le nostre coronarie sono comunque messe duramente alla prova.

La vinciamo, dunque, e va bene così. Icardi mi è piaciuto assai (la traversa di testa grida vendetta), i due terzini hanno messo più cross in 90 minuti che negli ultimi due mesi, e Palacio ha fatto vedere a Jojo e Ljajic il prontuario della punta al servizio del centravanti.

La trenza continua ad essere una soluzione estetica inguardabile, ma la saggezza calcistica non ha pari alle nostre latitudini.

Il centrocampo ha in Medel il suo semaforo e in Brozo e Kondogbia i teorici incursori. Discreto il francese -anche se timoroso nello scellerato piattone in bocca al portiere, in occasione dell’azione più bella della partita- sufficiente in tutti i sensi il croato: giochicchia senza particolare costrutto, facendosi notare per un tocco potenzialmente suicida con cui cede palla molle a Miranda al limite dell’area: il brasiliano non ha scelta e calcia quel che trova. E’ la caviglia dell’avversario, il che vuol dire giallo inevitabile e misses next match.

Quel che si chiedono tutti è se finalmente questa architettura possa costituire una solida base su cui proseguire nel resto del girone di ritorno.

Personalmente, sono da sempre convinto che una squadra di calcio sia un puzzle in cui inserisci per primi i giocatori più forti nel loro ruolo naturale, riempiendo poi di conseguenza le altre caselle. E’ questo schemino, elementare lo riconosco, che mi porta a sperare che il buon Mancio abbandoni i pur giusti esperimenti e imbocchi deciso questa strada.

Domenica pranzo festivo al Bentegodi, San Valentino romantico sotto la luna di Fiesole: conferme o smentite non tarderanno ad arrivare.

LE ALTRE

Quel maledetto di Zarate, mai particolarmente amato nella trascurabile parentesi nerazzurra, mi sfila una altra dozzina di Madonne quando ormai mi pregustavo la Lasagna indigesta anche per i Viola. E invece… destro a voragine al 93′ e classifica immutata stanti le vittorie delle prime 6 della classe.

BERA-CARPI-GILA

Da buon tifoso dall’elefantiaca memoria e dalla spiccata tendenza alla sindrome di accerchiamento, noto con rancore che il Sassuolo che ci purgò forse oltre i propri meriti si mangia il probabile pareggio con la Roma, sbagliando il rigore con quel Berardi che zittì San Siro al 95′.

Lo stesso Carpi, che pur era riuscito a raddrizzare la partita di Firenze, si era dapprima mangiato un gol incredibile con l’ex nerazzurro Longo, facendosi poi uccellare da un gol di Zarate tanto spettacolare nella conclusione quanto censurabile per la facilità con cui il ragazzo gigioneggia sul pallone prima di arrivare al tiro: con noi ovviamente gli emiliani erano stati una cerniera perfetta.

Su Gilardino, capace di segnare di stinco dopo un rimpallo contro i nostri e di sbagliare in maniera imbarazzante contro gli amatissimi ex rossoneri, preferirei non pronunciarmi per non aggravare la mia posizione di fronte al tribunale mondiale del turpiloquio  (vedasi al min. 3.40).

Che dire poi dei nostri avversari di ieri sera, docili come agnellini solo pochi giorni fa contro la Juve e capaci di mettere ripetutamente i piedi in testa al nostro centravanti in piena area di rigore, ovviamente impuniti.

Forse volevano fare una raffigurazione plastica del famoso commiato della lettera a Savonarola.

E noi zitti. sotto. (cit.)

E’ COMPLOTTO

Tre soli giorni sono passati dal nefasto Derby, eppure l’onda lunga della critica ad alzo zero non pare spegnersi.

Del resto, se noi per primi diamo fiato alle trombe dei Luoghi Comuni Maledetti, che motivo potrebbe avere la stampa per non tornare sui soliti ritornelli di spogliatoio spaccato, crisi, caso Icardi, clan di sudamericani contro slavi, gelo tra Mancini e Thohir e chi più ne ha più ne metta?

Ma, come diceva Steve Jobs durante le sue presentazioni, … There is something more!

Hanno quindi tentato di truffare l’Inter, millantando una possibile sponsorizzazione di Etihad e poi addirittura cercando di comprare un Hotel a Roma.

La cosa ha comunque creato un danno a Thohir, che per un certo periodo si è fatto forte di questa offerta per negoziare in un certo modo il rinnovo del contratto da main sponsor con Pirelli, che ora ritorna “drammaticamente” di attualità.

Per fortuna il tutto è stato scoperto e, anche se i nerazzurri sono le vittime di un raggiro fortunatamente sventato, a sentire in giro pare quasi che i nostri se la siano andata a cercare, con la malcelata convinzione che “queste cose ad altri non sarebbero mai successe”.

Poi fa niente se qualcuno da ormai quasi un anno dà come imminente la cessione di metà squadra per mezzo miliardo di Euro… Quelle sono ovviamente cose lunghe, in cui ci vuole tempo…

Infine, indicativo l’uso delle parentesi nel tituliello visto su Corriere.it:

Corriere 4 Feb 2016 Ranocchia

Il povero Ranocchietta, all’ennesima -ma temo per lui non ultima- papera della sua onesta carriera, è ovviamente indicato come “ex nerazzurro”, e solo tra parentesi e in maniera incidentale come “ora alla Samp”.

Vero che il nostro è in prestito e quindi tecnicamente ancora di proprietà interista ma, visto quel che combina in riva al Mar Ligure, sarebbe forse stato più logico un titolo del tipo “Samp, che sòla che hai preso dall’Inter“.

E invece no: è una pippa ed è dell’Inter. Ineluttabile assioma cartesiano.

 

WEST HAM

Il turno infrasettimanale c’è anche in Premier League, dove i nostri battono 2-0 il derelitto Aston Villa confermandosi al 6° posto in classifica.

int chi 2015 2016

“Mi sendi Francis?” (cit. e stop)

BENJI C’E’. HOLLY QUANDO ARRIVA?

ATALANTA-INTER 1-1

Chissà, forse era per toglierci subito dalla bocca quel sapore dolceamaro della sconfitta casalinga col Sassuolo condita però da una prestazione convincente.

Forse era per farci aprire gli occhi sul nostro stato attuale, sia fisico che tecnico.

O magari era per mostrare a tutti quanti il nostro genio strategico nel far partire titolare un giocatore che (sarà la volta buona?) pare avere il biglietto aereo in mano.

Fatto sta che, tocca dirlo, questo 1-1 è purtroppo un punto guadagnato per quanto visto. I bergamaschi, reduci da 4 sconfitte consecutive, risorgono contro i nostri, teoricamente agguerritissimi ma in realtà tremebondi.

Già ci va di culo che il Papu Gomez non la metta (anche se ci farà vedere i sorci verdi per tutta la partita); già dobbiamo ringraziare il fato per non aver assistito al Primo Gol in Serie A di Monachello, cresciuto nelle nostre giovanili, oppure per non aver dovuto sorbirci l’esultanza del “talento di ritorno” Diamanti.

Il Club Gautieri insomma distribuisce altre member cards (Dramé pareva Roberto Carlos, diobono), ma rimaniamo a galla grazie soprattutto a un paio di parate incommensurabili di Handanovic.

Tutti giustamente si soffermano sulla parata “illegale” su Cigarini, ma anche quella su colpo di testa ravvicinato ha dell’incredibile: sembra quasi partire in ritardo e invece, in una frazione di secondo, ecco spuntare la manona a deviare in corner.

Fossi stato in lui, dopo il miracolo alla Benji Price mi sarei girato e sarei uscito dal campo borbottando:

“Io sono a posto per tre mesi, ci vediamo dopo Pasqua, arrangiatevi”.

La difesa si regge indubitabilmente su di lui, come tutte le statistiche ci fanno vedere; Miranda nelle ultime giornate sta assumendo sempre più il ruolo di balia di Murillo, molto impreciso anche in quest’ultima uscita, aldilà della sfortunata deviazione in gol.

Gira che ti rigira, il problema principale dei nostri è sempre quello: il cervello. Si può sopperire a tanti difetti (tecnici, fisici, di personalità…) se si hanno sinapsi ben funzionanti, che ti suggeriscono la scelta giusta da fare. Poi guardi ed hai -appunto- Murillo e Guarin che fanno a gara a perdere palloni, e pensi: la vincium pù la guèra…

Chi mi conosce sa cosa penso di Guarin, e quindi non lo ripeterò. Mi chiedo però quale sia la ragione per farlo giocare, dal momento che il ragazzo non va “messo in vetrina” per solleticare gli appetiti di qualche eventuale compratore. Qui il fesso che ci casca l’abbiamo già trovato, ed è disposto a riempre di soldi tanto l’Inter quanto il giocatore. A che pro sottoporci a questo ennesimo esempio di ignoranza calcistica, oltretutto col rischio di un infortunio che avrebbe vanificato la trattativa?

A questo punto vien solo da sperare che non abbiano visto la partita, altrimenti il rischio che cambino idea è più che fondato…

Faccio un minimo di cronaca: loro come detto scendono sulle nostre fasce come e quando vogliono, e da lì mettono in mezzo palloni velenosi: su uno di questi Murillo prova la scivolata a spazzare in corner, ma la boccia finisce alle spalle di Handanovic.

Vero che alle spalle di Murillo c’è Gomez in fuorigioco kilometrico ma, a voler essere onesti, il nostro difensore non lo vede proprio: difficile sostenere che sia intervenuto sul pallone proprio per evitare il facile tap-in dell’atalantino… Rizzoli infatti non ci pensa nemmeno (figuriamoci) e siamo sotto 1-0.

Per quello ci dice anche culo, perchè nell’unica occasione costruita con un minimo di logica Jovetic scambia bene con Icardi, che si allarga sulla destra e mette in mezzo: Ljajic non ci arriverebbe mai, essendo preceduto da due difensori e dal portiere, ma tal Toloi entra di prepotenza e pareggia gli autogol.

Da sottolineare in tutto ciò la sola cosa buona fatta da Jojo nella giornata, cioè correre da Icardi ad abbracciarlo, tanto per ricacciare in bocca a tanti le presunte antipatie tra i due.

Ma nessuno l’ha fatto notare, e l’ho visto solo io che sono malato…

Sia come sia, il colpo di culo non ci desta, anzi ci fa vivacchiare sulla sensazione di pericolo scampato.

Nel corso del match, contrappuntato come detto dalle paratissime del nostro numero 1 (non dimentico quella su Monachello dopo esemplare assist di Cigarini a fine primo tempo), il Mancio comincia a buttar dentro attaccanti di varia forma, finendo con Perisic e Biabiany sulle fasce, Icardi e Jovetic (poi Palacio) davanti e Ljajic rifinitore. La paura è che finisca come nelle altre occasioni in cui abbiamo affastellato punte e mezze punte in attesa della prosaica botta di culo.

Stavolta invece non succede nulla, il che non è esattamente una bella notizia.

MASTER OF 5-5-5

E’ vero che, almeno, non ce l’hanno picchiata inder posto, ma avere in campo 5 attaccanti per 20 minuti o più e produrre la miseria di due cross sbagliati e un tiro in curva è preoccupante.

La mia analisi, oltrechè sui già menzionati neuroni, si concentra sulla nostra metacampo.

In quanto reparto povero di fosforo così come di piedi buoni, dovrebbe teoricamente sopperire con furia agonistica, forza fisica e pressing spietato in dosi industriali.

Macchè.

Siccome gli assenti hanno sempre ragione, mi viene quasi (ho detto quasi) da rimpiangere Felipe Melo e la sua ignoranza, che quantomeno però crea difficoltà al palleggio avversario.

Qui invece si è sparsa la voce, e non era nemmeno ‘sto gran segreto: l’Inter a centrocampo è scarsa, se li pressi non ci capiscono un cazzo; se giochi di prima non ti prendono mai.

Detto fatto: ha cominciato la Lazio, hanno proseguito Empoli e Sassuolo, ha concluso (per ora) l’Atalanta.

Ora, posto che nessuno obbliga a giocare con tre registi come la Fiorentina, devi però avere un piano alternativo. E qui casca l’asino. La mia impressione è che il giochino abbia retto egregiamente finchè la gamba sosteneva i nostri medianacci. Ora invece li vedo parecchio scarichi e, non potendo contare sulla tecnica individuale nè sulla sagacia tattica, emergono tutte le falle di un reparto di muscolari (eufemismo rispetto alla più prosaica definizione di grand-gross-e-ciula).

Sentire il Mancio dire che dovrà metterli tutti a fare un po’ di muretto per migliorare le tecnica individuale è un’affermazione tanto condivisibile quanto preoccupante, visto che staremmo parlando di gente che gioca in Serie A.

Il giorno in cui Guarin farà ciaociao con la manina sarà sempre troppo tardi, ma anche lì: cedere lui per prendere Soriano vuol dire migliorare in modo solo incrementale. Vuol dire cioè prendere uno che fa -meglio- la stessa cosa: corre, si inserisce, segna. Copre poco, imposta nulla.

Ecco, io sarò prevedibile e poco fantasioso, ma farei una scala di priorità. Di gente che corre e ramazza ne abbiamo. Non abbiamo uno che pensa e distribuisce palloni. Quindi, anzichè Soriano -che è bravo e mi piace, su questo non discuto (cit.)- busserei più modestamente all’Atalanta per Cigarini, o volendo pensare in grande alla Lazio per Biglia.

Quindi prenderemo Soriano.

O, ancor meglio, traccheggeremo fino al 30 Gennaio per poi dire “siamo a posto così”.

LE ALTRE

La Juve inaugura il nuovo stadio Friuli segnando quattro gol in mezz’ora, senza però che le amnesie udinesi destino sospetti come altre volte. Prevedibile e anche banale dire che i cattivi son tornati. Il Napoli regge, regolando il Sassuolo che pure aveva iniziato bene, tornando ad avere un Consigli in versione “normale” e non campionissimo.

Inevitabbbile…

La Roma invece non va oltre il pari in casa col Verona nonostante quel cambio di panchina che di solito dà una immediata scossa nervosa.

Il Milan batte meritatamente una Fiorentina che fa capire a tutti (o quasi) i talebani del Bel GiUoco quanto sia pericoloso non avere alternative al proprio modo di stare in campo.

E’ COMPLOTTO

Sono rancoroso e con memoria elefantiaca -quantomeno sul calcio, chè sul resto non ricordo cos’ho mangiato ieri sera…-. Faccio quindi sommessamente notare che l’Inter, nelle prime 20 giornate, è stata in testa (da sola o in compagnia) per ben 13 turni: più, molto più di tutti gli altri.

Detto che siamo una mandria di dementi e che dobbiamo migliorare in tutti i reparti, è giusto quel che Mancini faceva notare nella conferenza pre-Atalanta: se una squadra sta in testa per tutto quel tempo non è più un caso: siamo lì e ce la giochiamo.

Lo dico perchè chiaramente siamo già al de profundis dei nerazzurri, con i media a fare a cazzotti per salire sul carro di “Napoli e Juve che hanno evidentemente una marcia in più“, fedifraghi come il peggior bagnino riminese nel buttare nel dimenticatoio la tanto celebrata Fiorentina, presa ad esempio fino a poche ore fa e ora sbolognata con un “eh ma giocano sempre nella stessa maniera, non hanno un piano B, che delusione“.

Sintomatico poi che la bella e meritata vittoria rossonera con i Viola faccia indurire gli apparati riproduttivi di serve evidentemente in crisi di astinenza, quando arrivano a chiedere a Mihajlovic se il Milan possa lottare con l’Inter per il terzo posto.

Addirittura in anticipo la Gazza, sempre solerte nell’accomunare le vicende delle milanesi allorquando una va benino (noi) e l’altra maluccio (loro).

Ecco il titolo di mercoledì sui dolori delle milanesi, felicemente appaiate dalla Rosea nonostante la decina di punti di distacco in classifica e la media spettatori agli antipodi:

gazza 13 genn 2016

Il titolone ad abbaiare le peggio cagate; poi nell’articolo, la precisazione: “L’Inter tutto sommato si difende, va bene in classifica e al botteghino. Il Milan no.” Quindi è un pezzo basato sul niente, però intanto facciamolo…

 

WEST HAM

Brutta sconfitta in trasferta a Newcastle: la striscia di risultati utili consecutivi si ferma a 8 (record di Premier eguagliato). Ce ne faremo una ragione.

 

ata int 2015 2016

“Ogni pallone…Benji lo segue…con attenzione”

I JUST CAN’T GET ENOUGH


UDINESE-INTER 0-4

Per quanto ci hanno fatto penare negli ultimi vent’anni, i quattro gol rifilati ai bianconeri friulani sono pure pochi per placare il mio spirito vendicativo.

Fosse stato per me potevano fargliene altrettanti e ancora non mi sarebbe bastato (da cui il titolo… Che poi a me i Depeche manco mi piacciono…)

Non dimentico la tragicomica domenica di inizio Maggio 2002 a Udine, con i gobbi a trovarsi sopra di due gol dopo 10 minuti scarsi senza nemmeno dover chiedere permesso.

Se anche i tre gentili omaggi, offerti ieri sera in occasione dei nostri primi tre fischioni, sono stati un tardivo pentimento con conseguente ravvedimento operoso, posso dire ai bianconeri di star tranquilli, chè la bilancia continua a pendere dalla nostra parte…

Esaurita la parentesi paranoica e vendicativa, mi accingo a raccontare di una partita piacevolmente strana, costellata come detto da errori avversari troppo evidenti per poter essere perdonati, ma anche da una piacevole continuità nella gestione della partita, oltre che dal ritorno al gol della coppia-che-non-segna-e-che-non-può-giocare-insieme. La perla finale di Brozovic chiude il sipario.

Come già fatto altre volte, Mancini ci stupisce scongelando Montoya dalla ghiacciaia grossa, quella che di solito sta in cantina. Lo spagnolo fa una partita più che dignitosa, rischiando addirittura un assist nel primo tempo e -soprattutto- rimanendo immune dal virus della rimessa-laterale-tirata-a-cazzo, vera e propria specialità della casa da lustri e lustri.

Per il resto, la mediana conta i soli Melo e Guarin, che fanno a gara a perdere palloni a centrocampo, garantendo poco filtro rispetto al reparto dotato dell’optional Medel troppo spesso dato per scontato.

Davanti abbiamo l’intera banda degli zingari a supportare il Capitano di serata: se l’abbondanza di talento era da mettere in preventivo, non altrettanto poteva dirsi dello spirito di sacrificio mostrato soprattutto da Perisic d Ljajic, bravi e generosi nello scendere fin nella nostra metacampo per supportare i compagni in fase di ripiegamento.

Sui gol poco da dire, mentre spendo due parole per descrivere la bella azione che in apertura porta Jovetic a centrare i piedi del portiere avversario calciando una sorta di rigore in movimento dopo bella combinazione sulla fascia sinistra. Ricordo l’episodio visto che non l’ha fatto nessuno, probabilmente perché farlo avrebbe reso meno ovvia e prevedibile la vulgata degli assist al contrario subito fatta risaltare dalla rosea nazionale.

Va bene così, ci mancherebbe. Anzi, pare proprio iniziare serpeggiare un pensieruccio che nella ariosa mente di chi scrive spazia già da un po’ di tempo. Riguarda l’allenatore.

Di norma non ripongo molta importanza nella scelta del Mister, o meglio: mi interessano le sue doti di gestore di uomini e di situazioni, le sue capacità di leadership e di motivazione dei propri giocatori. Che poi giochi a tre o quattro chissefrega. 

E nella scelta del Mancio, pur da me non salutata con entusiasmo un anno fa, adesso comincio invece a vederci proprio questo: la capacità di far capire ai giocatori che si può fare, che crederci è lecito (cit.), che anche se forse non ne sono convinti nemmeno loro, in realtà sono fortissimi e non devono avere paura di nessuno.

E’ ovvio che anche il peggior Gasperini dirà al proprio terzino “sei meglio di Maldini” ma, come dire, la frase è un pocolino più efficace se chi te la dice ha una certa credibilità.

Domenica sera arriva la Lazio, e comunque vada chiuderemo l’anno in testa da soli, che male non fa… Il resto chissà.

LE ALTRE

Liquidata la nostra pratica, abbiamo assistito divertiti all’immondo pareggio rossonero contro il Verona a San Siro, alla mancata gragnuola di gol nel Derby del Sud terminato con risultato a occhiali e infine alla seria -se non grave- vittoria della Juve sulla Fiorentina.

I gobbi stan tornando e non è una buona notizia: le squadre monocolore hanno un gioco più appariscente ma al tempo stesso volubile. Noi strisciati siamo di contro più solidi. Ripeto: non è una bella notizia per noi, visto che la Juve “sa come si fa” ed è ormai ad un passo dal secondo-terzo posto…

È COMPLOTTO

Dunque…vivo un certo dramma interno e non so come esprimerlo…

Partiamo dalla coerenza nelle proprie idee. Ho sempre blaterato ai quattro venti di accanimento mediatico nei nostri confronti tutte le volte in cui le nostre pur modeste prestazioni venivano ulteriormente peggiorate da decisioni arbitrali errate. Vale il vecchio adagio per cui, se è rigore, me lo devi fischiare anche se sto giocando demmmerda.

Tutto ciò per dire, a bassa voce mi raccomando, che sono d’accordo con Mihajlovic quando sacramenta per gli errori di Valeri nella partita di San Siro col Verona.

L’Inter di quest’anno è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo: gli episodi sono fondamentali, e vincere quando non giochi bene ti dà benzina e convinzione per andare avanti.

L’ultima cosa che voglio fare è paragonare i miei eroi a quell’accozzaglia di brocchi che galleggiano dall’altra parte del Naviglio, ma senz’altro dover constatare altre colpe oltre alle proprie non fa bene all’ambiente.

In poche parole, mi pare una cagata dire per partito preso “io non parlo degli arbitri”. Lo puoi fare se -ragionando per assurdo, s’intende- non hai mai dovuto preoccuparti di chi veniva ad arbitrarti la domenica, chè tanto quando non erano amici erano amici degli amici, e forse è proprio questa abitudine a mostrare un godibilissimo scollamento tra allenatore e società (rigorosamente minuscola) che già negli anni scorsi ci aveva deliziato alle stesse latitudini (vedasi alla voce “tre allenatori a libro paga”).

Poco altro da aggiungere, se non che ci ho messo solo poche ore a tornare al mio ontologico disprezzo per quei colori: hanno perso anche il Derby di Primavera, e quel mezzo uomo di Brocchi, allenatore dei baby rossoneri, ha pensato bene di tornare a pigiare gli amati tasti del “noi proponiamo gioco, quelli lì son cattivi, buttano la palla avanti e segnano“.

Disgusto e raccapriccio.

WEST HAM

Scialbo pareggio casalingo con lo Stoke degli ex nerazzurri Shaqiri e Arnautovic. Galleggiamo in zona Europa League senza sussulti, in attesa dei rientri dei due forti che abbiamo (Payet e Lanzini).

Ormai è una categoria dello spirito. Non serve più nemmeno nominarlo, nè raccontarne de gesta. #epicbrozo

Ormai è una categoria dello spirito. Non serve più nemmeno nominarlo, nè raccontarne de gesta.
#epicbrozo

BACK ON TRACK

INTER-GENOA 1-0

Aldilà di qualche visionario in probabile scompenso etilico (leggasi Gasperini), l’Inter mostra uno dei vestiti migliori in occasione dell’ennesimo uno-a-zero.

Vero che la vittoria arriva grazie a una punizia “intelligentemente ignorante” dì Ljajic (della serie: buttala forte in mezzo ma comunque verso la porta chè non si sa mai), ma i ragazzi creano più in questi novanta minuti che in tante delle prime partite messe insieme.

Personalmente, ho smesso di preoccuparmi delle costanti sorprese che il Mancio ci riserva al momento di svelare la formazione.

Il me pessimista avrebbe ad esempio accolto con raccapriccio la notizia del centrocampo in puro stile Latin King (Melo-Medel vs resto del mondo), e invece ho semplicemente preso atto della cosa, pensando quel che un tifoso normale dovrebbe pensare della propria squadra normale, e cioè: “c’è un allenatore pagato apposta per farli allenare tutti i giorni e per studiare gli avversari: saprà ben lui come mettere in campo la squadra, no?” .

È una sensazione che non provavo da tempo, e a cui ancora faccio fatica ad abituarmi, ma è un bel viaggiare, non c’è che dire.

Stessa sensazione mi coglie apprendendo della panchina riservata a Icardi. Se c’è una cosa che apprezzo di questa squadra è l’altissimo numero di alternative che ha a disposizione, e parlo tanto di uomini quanto di moduli. Avversari e critica raramente si raccapezzano, e vedere le pagine del bigino dei Luoghi Comuni Maledetti ammucchiarsi sempe più nel cestino, mi fa godere come un mandrillo.

Al momento, Ljajic è il nostro uomo in più e giustamente Mancio non ci rinuncia. Insieme a lui, il velocissimo e bravo Biabiany, l’amichetto del cuore Jovetic e la sapienza tattica di Palacio. I quattro si trovano bene, a parte un Jojo troppo lezioso, e Ciuffolo non trova un valido motivo per inserire Icardi a partita in corso.

L’intera partita ci vede con un possesso palla del 70%, stavolta non sterile come altre volte ma accompagnato da diverse occasioni, prima e dopo il gol che decide il match. Una volta ottenuto il vantaggio, onestamente non ho mai avuto il timore di non portare a casa i tre punti. Nemmeno al gol ingiustamente annullato al Trenza. Nemmeno al rigore non fischiato sempre a Palacio, nemeno quando D’Ambrosio ha deciso di far azzeccare almeno una decisione a quel ficaccione di Giacomelli beccandosi due gialli in me di dieci minuti.

Il centrocampo ha tenuto, tanto è vero che i due splendidi sgherri nerazzurri hanno trovato nel rispettivo compagno il solo ostacolo della partita (a veder la capocciata tra i due è venuto mal di testa anche a me), mentre la difesa è stata impegnata solo nel finale, con l’ingresso di Pandev, uscendone comunque indenne per la decima volta su quindici.

La prossima sarà la velenosissima trasferta in terra friulana, contro un’Udinese reduce dalla disfatta di Firenze e quindi pronta per la solita partita della vita contro i nostri.

Squadra avvisata…

LE ALTRE

Andando in ordine cronologico, i Gobbi trovano la quinta vittoria consecutiva contro una Lazio che invece sembra davvero smarrita (ovviamente sarà nostra ospite nell’ultima prima della sosta, già tremo).

Sull’altra sponda del Tevere, poco meglio la Roma che si trova in vantaggio col Toro in maniera simile alla nostra, se si guarda alla sola punizia dì Pjanic, ma che continua a fare fatica a mettere insieme i pezzi e soprattutto non riesce a conservare il vantaggio, combinando er pasticciaccio brutto al 94′: rigore discusso e discutibile, ma è proprio il far succedere un papocchio del genere che illustra la confusione che regna in casa Garcia.

A pranzo, godiblissima l’imbarcata del Napoli a Bologna. Higuain si prende 87’minuti di ferie e si sveglia solo con una doppietta nel finale, che però non impedisce la sconfitta per 3-2. Débacle pesantissima da digerire per la stampa adorante, che tuttavia nemmeno oggi ammetterà che forse (forse eh…) appoggiarsi solo al centravanti migliore del campionato può anche avere i suoi lati negativi.

È ovviamente presto per qualsiasi analisi, visto che, con la Viola vincente senza particolari problemi con l’Udinese,  siamo in tanti in pochi punti, con ulteriore spazio per eventuali candidati.

Epperò.

E’ COMPLOTTO

Epperò ci siamo anche noi. Come al solito ospiti non troppo graditi, anche se a ‘sto giro veniamo definiti non spettacolari -quello giammai e ne andiamo pure orgogliosi- ma quantomeno convincenti, sicuri, solidi, addirittura belli!

Sky evidentemente nun ce vole stà, e forse per pura ripicca non fa vedere il nostro gol nella carrellata di reti segnate nel weekend, arrivando poi a mostrare una grafica in cui con tono incredulo si fa notare come l’Inter sia la squadra che fino ad ora è stata per più tempo in testa alla classifica (cosa che noi Intertristi piangina facevamo notare anche nelle scorse settimane, allorquando venivamo pervicacemente definiti “secondi” pur essendo a pari punti della Fiorentina).

Sintomatico poi il modo in cui il Palazzo ha reagito alle esternazioni di Mancini e Ausilio nel dopo Napoli: la designazione di Giacomelli, a chi la sa leggere, ha una certa tendenza alla sindrome di accerchiamento e riconosce al volo le citazioni dei film di Salvatores, ha più valore di un sacco di parole.

Mandare un arbitro diventato famoso per la frase “voi dell’Inter state zitti!“, vedersi annullare un gol palesemente buono e negare un rigore di solare evidenza è la miglior conferma che nulla è cambiato e nulla cambierà. Resta l’epidermico piacere di sentire i nostri che quantomeno non porgono l’altra guancia, mettendo su il disco della buona fede data per scontata, dei torti e ragioni che alla fine si compensano e puttanate varie. E il Mancio in questo è un fuoriclasse, con buona pace dei “soloni“.

È un altro mattoncino che cementa la mia convinzione di una sorta di superiorità morale dei nerazzurri rispetto al resto del mondo del calcio italiano. So di avere una visione assolutamente parziale e faziosa, che difatti non pretendo venga condivisa. Però poi inciampi in certe interviste di giocatori che dalle nostre parti sono passati e -come dire- sono diventati grandi, e la cosa non può che farti piacere.

Grande Padroncito Burdisso, ti ho sempre rispettato come uomo, anche se come difensore ti ho riservato alcuni dei peggiori insulti immaginabili. Rimani una persona seria, anche se a vederti giocare non si direbbe.

Infine, tanto per parlare anche di altri, notevolissima l’intervista di Giorgione Porrà a Paolo Maldini, in cui il campionissimo si dimostra tale per l’ennesima volta, facendo vedere come si possa restare innamorati delle squadra in cui si è giocato e vinto per più di vent’anni, senza però subirne la melliflua propaganda mediatica.

Ho goduto nel sentirgli dire quelle cose su Galliani, uno dei dirigenti più sopravvalutati dell’intera storia del calcio, che dovrebbe passare alla storia per aver fatto ritirare una squadra dal campo contro il volere dei suoi giocatori, di inventarsi statistiche e record a proprio uso e consumo e che invece, complice il totale asservimento dei media sportivi e non solo, continua ad essere celebrato come l’unico vero esempio di Manager sportivo.

Ho goduto e tanto. Non solo per sentir dire le cose che penso da sempre a uno dei più grandi campioni di quella squadra, ma proprio perché quella persona ha messo il punto su una questione che mai nessuno in Italia avevo mai osato nemmeno pensare:

ma Galliani di calcio ne capisce?

Grande Paolino, troppo intelligente e libero per essere uomo immagine di quelli là…

WEST HAM

Dignitosissimo pareggio a Old Trafford che non sposta di molto gli equilibri in classifica ma che aumenta l’autostima dei nostri dopo le ultime disavventure e infortuni vari.

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Vai avanti così che io a cambiare idea ci metto niente!

EPPURE…

NAPOLI-INTER 2-1

Per il diciottesimo anno di fila non vinciamo a Napoli, e per l’ennesima volta raccogliamo meno di quanto meritiamo.

Della partita si può dire tanto. La prima cosa, ovvia quanto sacrosanta: Higuain è di gran lunga il miglior calciatore di Serie A e parente assai prossimo di un fuoriclasse.

A me da sempre ricorda Milito per la bravura nel muoversi da centravanti vero e per la variabilità di soluzioni in repertorio: il primo gol è da bomber di razza, svelto nell’approfittare del mezzo liscio di Murillo e del “not-kapit-u-cazzen” di Nagatiello e spietato nello sparare sul primo palo senza nemmeno mirare la porta, chè tanto quella là sta, e mica si muove…

Il raddoppio è ancora meglio, e se fossi stato meno tifoso di quel che sono non avrei avuto dubbi nel tributargli il giusto applauso da divano: sfrutta un rinvio de capoccia del proprio terzino -non esattamente quel che chiamerei un assist- e si fa trenta metri fianco a fianco a due dei migliori difensori del campionato, resistendo prima a Murillo e poi a Miranda.

Appena in area pensi “adesso questo chiude gli occhi e tira forte come gli viene“.

Stocazzo.

Questo, mentre resiste ai succitati terzinacci, la piazza docile-docile col piatto sul palo lungo, lasciando per la seconda volta Handanovic tanto inebetito quanto incolpevole.

Poi, e solo poi, si può parlare del resto.

Il che significa parlare di un Napoli grande squadra fino al 2-0 -non è una sorpresa- di un’Inter meno raccapricciante di quanto tutti si aspettassero  (e sotto-sotto sperassero), del solito arbitraggio “a-stretti-termini-di-regolamento” (per noi ma non per gli altri) e di un’ultima mezz’ora più che convincente da parte dei nostri.

La beffa del doppio palo nell’ultimo minuto se non altro mi riappacifica con una statistica che avevo letto nei giorni scorsi e che raccontava di “soli” 4 legni colpiti dai nostri dall’inizio del campionato, contro i 6 (due in più, a volte pensa il caso…) dei napoletani.

Mancio a mio parere azzecca la formazione, riproponendo i due laterali che così bene avevano fatto contro la Roma: D’Ambrosio soffre ma non troppo contro  Insigne, mentre Nagatomo fa quel che sa.

No, non “cagare”.

Semplicemente corre come un matto ma senza particolare costrutto. E’ vero che i falli che fa sono evidenti e ingenui, e in particolare il secondo è uno scivolone sulla linea laterale che non ha nessun senso calcistico nè tattico.

Dubito però che sia stato il Mancio a consigliarlo in tal senso.

A metacampo arrivo a dire che Guarin fa un primo tempo giudizioso, limitando le minchiate entro limiti fisiogici e accompagnando benino l’azione -bello il sinistro a giro “tipo derby ma alto” a metà primo tempo.

Brozo cresce nella ripresa -come tutti- mentre Medel crea danni quando lancia in resta parte a far pressing altissimo lasciando 20 metri di buco davanti alla difesa.

Detto di un Icardi ancora una volta poco presente -e mica può essere sempre colpa dei rifornimenti che non arrivano…- ho annotato un Perisic assai veloce ma altrettanto impreciso nel tiro e ho soprattutto ammirato un Ljaijc in versione satanasso.

Come detto non è tra le mie grazie, ma conservo ancora un minimo di lucidità ed onestà intellettuale per riconoscere i miei pregiudizi. Il serbo ieri sera è stato quanto di più somigliante all’inarrivabile Higuain: il gol è uno squarcio di luce nel buio della notte, e da lì il ragazzo si carica la squadra sulle spalle. Peccato solo per quella palla non data a D’Ambrosio ma servita all’indietro per Perisic…

MORALISMO TENNICO-TATTICO

Qui mi ci vuole il paragrafetto dedicato, polemico e petulante, perchè non so se ridere o piangere.

La partita l’abbiamo vista tutti, e chi non l’ha vista ne avrà letto i resoconti.

Sappiamo altrettanto com’è stata presentata: Sarri il sacchiano contro Mancini il capelliano, whatever that means, con una nemmeno malcelata predilezione per il primo ai danni del secondo.

In buona sostanza, la ramanzina moralista è: “comodo vincere e stare in testa alla classifica con fior-fior di campioni, tutti grandi e grossi e picchiar duro, palla lunga in avanti e poi qualcosa inventeranno”. Che bravi invece gli altri, che “giUocano bene e tutti insieme e la manovra scorre fluida e mica si salvano coi guizzi dei singoli”.

La polarizzazione è questa e, esaminandomi bene bene, non me ne importa proprio una sega (cit. barista Necchi).

Ognuno creda al Dio che gliela racconta meglio, insomma. Io resto laicamente e fieramente convinto che non ci sia un solo modo di gioc… va beh questa ormai la sapete a memoria.

Procedendo però per assurdo, e fingendo di interessarmi a siffatti schieramenti di fanatici, mi chiedo retoricamente quale delle due squadre abbia fatto quasi solo esclusivo ricorso alle qualità del proprio fuoriclasse e quale, invece, con un uomo in meno per metà partita, abbia dovuto far di necessità virtù supplendo con l’organizzazione collettiva alla inferiorità numerica.

Nulla di tutto ciò, ovviamente, chè all’Inter viene riconosciuta -quando va bene- la solidità e il carattere, giammai il giUoco.

Contenti loro…

LE ALTRE

Vincono sia Milan che Juve, rifilando gragnuole di goals a compagini che solo poche settimane fa ci avevano fatto sputare l’anima per guadagnare uno striminzito pareggino. A volte guarda il caso… Vero Sorrentino? Vero Viperetta de sto par de ciufoli (chissà quanto je ride a Zenga)?

Male le romane, con i giallorossi in grossa crisi e aquilotti indecisi se sprofondare definitivamente o ribellarsi a un destino che pare ineluttabile.

La Fiorentina-che-gioca-bene-e-lei-sì-che-merita infila il secondo pareggio consecutivo, che la lascia intollerabilmente ancora a rimirarci le terga.

E’ COMPLOTTO

Essenzialmente tre cose, di cui la prima già sviscerata nella seziuncella approntata per l’occasione. Solo poche righe al riguardo per una riflessione conclusiva di triste constatazione: non mi considero una cima di intelligenza e intuito, ma davvero mi pare palese la mancanza di onestà intellettuale, di professionalità o forse solo di voglia di lavorare di certa stampa.

Vedere che i pochi ad uscire dal seminato sono punte di diamante nel loro mestiere (vedi Gianni Mura -pur sempre alquanto critico con i nostri- oppure Paolo Casarin ancora oggi maestro di competenza), mi conforta e mi preoccupa al tempo stesso.

Gli altri evidentemente cavalcano l’onda del Luogo Comune Maledetto, alla stregua di quei cabarettisti da avanspettacolo che azzeccano il tormentone e lo ripropongono finchè ormai non è stracotto.

E fanno così perchè così va bene a molti, massa a-critica anestetizzata da vent’anni di tette e culi Berlusconiani ma non solo.

Sì lo so che è qualunquismo da quattro soldi, ma è la verità.

Chi si ribella è visto come piangina, o come inconsolabile escluso dal giro che conta, esattamente come Mancini o Ausilio. E veniamo al secondo punto.

Finalmente qualcuno che si incazza“, ho pensato. L’avrei circostanziata un po’ meglio, chè al lamentismo complottista sono cintura nera, ma alla fine qualche sacramento inizia a volare, oltre allo splendido “dovete dire la verità, dovete essere onesti” che stranamente è stato fatto presto sparire dai vari stralci trovati in rete (qui uno dei meno censurati…stranamente su Tuttosport).

Il Mancio era furibondo e la rabbia come si sa acceca. Quel che a lui come ad Ausilio non è andata giù è stata la -arcinota- mancanza di uniformità di giudizio. Se i due “gialli” a Nagatiello possono anche starci a termini di regolamento (è la mia opinione e non quella di Roby & Ausy), allora sarebbero ben poche le partite che finiscono 11 contro 11.

Ulteriore beffa, quelli sono gli unici due falli commessi dal nippico in 45 minuti scarsi di partita. Miglioriamo la già invidiabile proporzione falli/cartellino.

Infine, incontenibile la voglia di rivedere la Juve ai piani alti della classifica.

Si osservi con attenzione la prima pagina della Gazza all’indomani della farsesca vittoria di Palermo:

Gazza prima pagina 30 nov 2015

“Per ora”

Non fa niente se il Palermo è stato di una pochezza imbarazzante ed ha avuto quasi timore riverenziale perfino ad imbastire una qualche forma di risposta una volta subìto il vantaggio.

No. Qui siamo ai titoli trionfalistici, con quel “per ora” come a dire “e il bello viene adesso, come siamo felici”.

 

WEST HAM

I nostri meriterebbero la vittoria sul West Bromwich Albion, nella seconda delle partite che avrei voluto vedere dal vivo ma che un sistema di acquisto dei biglietti da girone dantesco mi ha impedito di fare. Ad ogni modo il punto muove la classifica, facendoci galleggiare nelle placide acque del “basso della prima colonna”, lontani da ogni pensiero minimamente sconcio ma al tempo stesso al riparo da certe cattive frequentazioni da bassifondi.

 

Dobro!

Dobro!

 

PORGIAMO LE NOSTRE SCUSE

INTER-ROMA 1-0

Avete presente quando da bambini venivate beccati con le mani nella marmellata e non sapevate nemmeno dove guardare, tanto era l’imbarazzo?

Ecco, secondo molti, noi interisti dovremmo sentirci così.

La nostra irresistibile banda di Brighella ha osato battere la splendida Roma, addirittura impedendole di segnare per la prima volta in 21 gare, arrivando all’inqualificabile gesto di batterla ancora una volta col minimo scarto e con un gol segnato da quel mezzo giocatore che risponde al nome di Gary Medel.

Tornerò in seguito a sfogare la mia sindrome dì accerchiamento anti-nerazzurra. Prima la cronaca.

Alla lettura delle formazioni prescrivo il mio personalissimo T.S.O. al paziente Mancini Roberto, capace di tenere fuori il nostro unico centravanti di ruolo e di riciclare due terzini che, quando non all’esordio stagionale (vedasi D’Ambrosio) in campo han combinato più danni che altro (vedasi Nagatomo).

Kondogbia resta seduto e Guarin capitano di serata.

E invece, mi cospargo il capo di cenere di fronte al Mancio: chiamiamola classe o chiamiamolo culo (per dirla con il Commendator Catellami di fantozziana memoria), in ogni caso il duo di laterali imbriglia a dovere le saette Salah e Gervinho, con D’Ambrosio a salvare un gol fatto su Dzeko.

Là davanti l’obiettivo era non dare punti di riferimento alla Roma, e Ljiaic e Perisic il loro lo fanno, svariando tra fasce e trequarti. Jovetic è il meno ispirato della serata, riscontrando lo stesso problema di Icardi nella già ricordata penuria di rifornimenti in attacco.

Loro costruiscono di più, ed è persino banale evidenziarlo, ma il gol lo troviamo noi: Jojo gigioneggia sul pallone e con un tocco di classe serve il PitBull ai 25 metri. Rudiger si conferma stopper rivedibile, non uscendo a contrastare il cileno che può così liberare il destro. Sceszny (o come cazzo si scrive) parte tardi anche perché impallato dal maldestro compagno e la palla, pur non velocissima, va a morire in fondo al sacco alla destra del portiere.

Il colpo è -si spera- fatale per gli estei del bel giUoco che si masturbano davanti alla maledetta di Pirlo, e forse per questo viene accolto dal sottoscritto con ancor più entusiasmo

(leggasi urlo cavernicolo da lite condominiale).

Da lì in poi la fisionomia della partita è finalmente chiara, con loro a dover attaccare, e noi a difendere coriacei e ripartire rapidi e velenosi (almeno nelle intenzioni). La prima mezz’ora era invece stata all’insegna del “prego s’accomodi” o se preferite del “vai avanti tu che mi vien da ridere“, non volendo le due squadre lasciare campo al contropiede avversario.

Il nuovo canovaccio prosegue nella ripresa, con Handanovic salvato un paio di volte da prodigiosi recuperi dei compagni di reparto (oltre al già ricordato Nagatiello, va menzionata la premiata ditta Miranda-Murillo, di livello superiore). Allorquando i lupacchiotti arrivano al tiro, il nostro portiere è bravo e più che reattivo a dire di no, come nell’occasione delle quattro parate in cinque secondi.

Strano caso quello di Samir: non sono un esperto nel ruolo, ma a memoria non ricordo un portiere tanto valido e sicuro tra i pali -numero uno assoluto nel parare i rigori- quanto incerto e timoroso nelle uscite. Anche ieri sera ho contato una mezza dozzina di corner giallorossi a spiovere nell’area piccola, col nostro saldamente ancorato alla linea di porta.

Misteri della fede. Amen.

Tornando al match, distribuisco maledizioni in parti uguali a Ljiaic e Perisic per aver vanificato due contropiedi potenzialmente ferali, mentre mi scappello per l’ennesima volta davanti alla sapienza calcistica di Palacio, che rileva Jovetic per l’ultima mezz’ora conquistando falli, facendo l’elastico tra i reparti e tenendo in costante preoccupazione la coppia di centrali difensivi giallorossi.

Sottolineata la scomparsa dell’unico neurone superstite nella testa di Guarin – che decide di calciare in curva una punizione da 30 metri a 30 secondi dalla fine, concedendo alla Roma l’ultimo lancio della disperazione – non resta che godersi il boato di San Siro al fischio finale.

E scusate se siamo primi.

LE ALTRE

Perchè, di fatto, siamo primi, seppur in coabitazione con la Fiorentina reduce dalla scorpacciata di goals contro il Frosinone. Di contro il Napoli resta due punti indietro dopo il pari di Marassi, con un Grifone in versione “barcollo ma non mollo, anzi cerco di tirar due ceffoni anch’io“.

La Juve vince il Derby a trenta secondi dalla fine, propiziando la prima porzione di turpiloquio del weekend anche se -tocca dirlo- il culo va a compensare (in parte) la sfiga avuta in precedenti occasioni, con partite buttate nel cesso a furia di gol sbagliati e reti incassate al primo tiro in porta.

In serata Lazio Milan, con i cugini a sbancare l’Olimpicoanche grazie alla grave complicità di Marchetti nel primo gol. I Meravigliuosi sono a cinque punti da noi, e purtroppo cominciano a somigliare ad una squadra di calcio. Pur essendo al quarto o quinto modulo provato in undici partite, Galliani ci dirà che loro in realtà fin dall’inizio volevano giocare cosi, e che il Presidente ha suggerito alla squadra di proporre il prorprio giUoco su ogni terreno.

È COMPLOTTO

Caressa, commentando la partita dei nostri, inizia a rosicare al quarto d’ora del primo tempo, quando scambia per palo clamoroso una parata di Handanovic su Dzeko che a rivederla pare più plateale che altro.

Saccente e fastidioso come solo lui sa essere quando analizza al microscopio il colpo partita di Medel, contando i rimbalzi che la palla fa prima di entrare in porta e sottolineandone la scarsa potenza.

Reattivo al limite del permaloso quando ci ricorda che la Roma, per quanto fatto vedere nella ripresa, meriterebbe il pari e fazioso quando mette in dubbio l’involontarietà del tocco di Nagatomo a Handanovic, non volendo vedere la netta spinta di Salah ai suoi danni.

“Que la sigan chupando” disse l’inarrivabile neo-55enne, e il settenario è sempre valido.

Personalmente, oltre alla vittoria, sono epidermicamente euforico per il gol di Medel, che forse (forse) vedrà ora riconosciuti i suoi indubbi meriti. Raramente ho trovato una simile intransigenza nei confronti di un giocatore di Serie A, voluto da Mazzarri (e forse per questo bollato come fabbro ferraio inutile e ignorante) ma presto apprezzato anche dal più stiloso Mancio, che arrivò ad auspicarne la proliferazione in rosa.

Non ripeterò per l’ennesima volta che ogni giocatore va giudicato per quel che può dare, e che quindi è ingiusto pretendere da lui il genio e la maestrìa di un regista di ruolo. Il ragazzo però ramazza Il centrocampo come pochi, è di fatto il primo cambio della già ricordata coppia centrale difensiva, e mostra quella garra sudamericana che, associata ad altri piedi, tante volte è stata decantata dalla critica.

Ambrosini, che dovrebbe ricordare di essere stato un discreto mediano e nulla più, ne tesse ipocritamente le lodi volendo in realtà sottoliearne i limiti, mentre attendo da Boban (di solito illuminante e condivisibilissimo nelle sue analisi) un dietro front -quantomeno parziale- sui giudizi negativi indirizzati al Pitbull cileno.

Passando ad altro, prevedibile il risalto dato dal terzo quotidiano sportivo italiano alla sfida tra prima e seconda in classifica:

Ho come la sensazione che, in caso di risultato opposto, il risalto sarebbe stato diverso...

Ho come la sensazione che, in caso di risultato opposto, il risalto sarebbe stato diverso…

Infine, avremo comunque di che sollazzarci vista la prevedibile ed imminente deflagrazione del Caso-Icardi, chiaramente “scuro in volto” nell’accomodarsi in panchina e probabilmente ancor più abbacchiato avendo visto la squadra capace di vincere senza di lui.

WEST HAM

Dopo un mese di ebbrezza e soddisfazioni, perdiamo a Watford con la decisiva collaborazione di Andy Carroll: il nostro centravanti ne combina più di Bertoldo in Francia, regalando il vantaggio agli avversari e sbagliando l’impossibile sotto porta.

Finchè succede una volta ogni 10 partite…

Per compensare parte della stampa negativa, dirò che è alto, biondo e con gli occhi azzurri.

Per compensare parte della stampa negativa, dirò che è alto, biondo e con gli occhi azzurri.

COMINCIAVO A PREOCCUPARMI

PALERMO-INTER 1-1

Ecco finalmente tornare la partita da Squadra Simpatttica, che quasi si compiace nel regalare un tempo agli avversari, e che gode poi nel recriminare per l’occasione perduta.

Il masochismo a strisce nerazzurre è una categoria dello spirito prima ancora che un topos letterario, e mi appresto quindi a guarnire di ridondanza retorica le quattro cazzatelle con cui sunteggerò la prestazione dei nostri in terra siciliana.

I rosanero hanno tra le loro fila un paio di avversari tanto attempati quanto avvelenatissimi: Maresca e Sorrentino sono i classici onesti giocatori, che contro di noi han sempre fatto dei gran partitoni, mentre Gilardino, ottimo centravanti ed artista (quasi) insuperato nel numero della biscia impazzita, ci ha già battezzato più volte con maglie diverse ma ugualmente indigeste.

Guardando ai nostri, il Mancio applica alla perfezione il negativo dell’assioma “squadra che vince non si cambia”: essendo passato giusto un mese dall’ultima vittoria, non si può certo gridare allo scandalo nel vedere una formazione rinnovata in tre o quattro dei suoi effettivi.

Sfiga, i terzini di serata hanno il solo merito di far rivalutare i colleghi a cui hanno dato il cambio, mentre il centrocampo palesa ancora una volta la mancanza di un essere umano calcisticamente pensante.

Tanto per non girarci intorno, Guarin è un coglione.

È anche semplice da capire -se ci sono arrivato io…-. È un giocatore che promette sempre tanto, ma mantiene quasi nulla. È il giocatore che ormai da un decina di sessioni di mercato spero di vedere andare via, e che invece puntualmente viene confermato, aumentando sempre più il suo peso specifico all’interno dello spogliatoio.

Aldilà del tentativo di stupro subìto in area palermitana nel primo tempo (di cui dirò più diffusamente infra), il nostro si fa notare solo nell’ultima parte di gara quando parte di gran carriera dalla sua area di rigore, sgrullandosi gli avversari di dosso manco fossero zecche.

Passata la metacampo, ha due compagni liberissimi sulla destra ed un altro sulla sinistra. Il mio “daglielabeeeeneeeee” credo sia risuonato in diverse valli dell’arco alpino occidentale, superato in intensità solo dal “mavachepiiirlaaa” seguito pochi secondi dopo, una volta assistito all’assolo con destro a voragine abbondantemente fuori misura.

È vero che ci ha fatto vincere il Derby con un’azione simile, ma sappiamo tutti che quella è stata l’eccezione, questa la regola.

Quel che chiedo al Mancio, e che il Mancio puntualmente non farà, è di porre fine ai tentennamenti tattici: vai di centrocampo a due, con Kondogbia nel suo ruolo (almeno vediamo quanto vale) insieme a un picchiatore a caso (Medel o Melo); davanti i due slavi (anche ieri tra i migliori IMHO) più Biabiany o Palacio dietro a Icardi.

Picchia per quattro o cinque partite su questo ferro e vediamo quel che ne esce.

Tornando alla cronaca del match, Franco Vasquez si dimostra un grande giocatore, cui evidentemente la vicinanza con il già citato Gila ha fatto male: pervicace e insistita la sua ricerca del fallo da subire, che lo porta prima a volare senza che Kondogbia lo tocchi (ineccepibile il giallo per simulazione nonostante quel piccolo uomo di Ambrosini su Sky si ostini a vedere comunque un contatto), e poi a ottenere l’espulsione di Murillo, che entra sì col piede a martello ma che si vede arrivare incontro un avversario già in caduta.

Peccato perché, dopo aver regalato il primo tempo, i nostri crescono, trovano il vantaggio con Perisic dopo bella azione Jovetic-Biabiany e continuano ad attaccare anche in dieci: la sintesi perfetta della gara si ha in due azioni, tanto assimilabili nella casualità della loro genesi quanto antitetiche nel loro epilogo.

Un cazzo di calcio d’angolo per loro non viene neutralizzato da Handanovic -a cui, lo riconosco, do colpe che non ha, ma che nella mia mente malata doveva uscire e acchiappare la boccia. Da lì inizia un flipper di rimpalli tra stinchi e ginocchia che porta al pari di Gila, anche in questo caso perfetta controfigura di Inzaghi nell’esultare da invasato manco avesse centrato l’incrocio al volo da trenta metri.

In contrapposizione, dieci minuti dopo Guarin prova il destro a voragine: il pallone incoccia su un piede avversario e assume una pericolosa traiettoria a campanile: una botta di culo per uno? Macché. Sorrentino fa un colpo di reni che normalmente alla sua età ti vien la sciatica solo a pensarci e il pallone viene smanacciato sulla traversa. Se a ciò aggiungiamo il miracolo su Biabiany al 90′, l’odio sportivo che provo per il soggetto è tale da investire anche le figlie, da sempre immortalate sulla canotta della salute usata come sottomaglia dal brizzolato portiere rosanero…

Sì, lo confesso: me la prendo anche coi bambini. Mai detto di essere una bella persona, anzi: per dirla con Paul Ashcroft in Febbre a 90:

il sabato è l’ unico giorno in cui non sono un adulto responsabile.

LE ALTRE (sottotitolo: ROCCHI E I SUOI FRATELLI)

La classifica vede la Roma guadagnare la testa, a un’incollatura dai nostri in compagnia di Viola, Napoli e Lazio. Dietro vincono sia Juve che Milan, con i cugini a beneficiare del grande classico: rigore inesistente ed espulsione contraria ad ogni logica. Rocchi firma l’ennesima prestazione minuscola a favore dei cugini, evidentemente in ambasce nel ricevere il primo penalty a favore addirittura alla nona giornata.

Tanto per vuotare il sacco delle querimonie, nel primo tempo di Palermo il già ricordato Guarin viene sostanzialmente e vigorosamente denudato in piena area rosanero a pochi cm dall’ineffabile assistente di porta, invariabilmente “fisso come un palo nella notte” (cit. enzina).

Il discorso è sempre lo stesso: di mio non mi arrabbierei nemmeno più, chè a noi i rigori li danno solo se il nostro è a terra col coltello tra le scapole. Poi però vedi che su altri campi non c’è nemmeno bisogno della mezza occasione, della classica zona grigia, dell’orrenda locuzione “ci può stare“, e allora ti girano, ma proprio tanto.

Anche perché cambiano presidenti e managers, but nobody says anything…

E’ COMPLOTTO

Continua l’incredibile vicenda di quella squadra brutta e cattiva, che a stento meriterebbe di poter calcare i campi di Serie A e che invece, contro ogni logica e decenza, si ostina ad essere là con le prime della classe.

Passando ad argomenti diversi, in teoria ben più importanti ma che invece suscitano un epidermico godimento in chi scrive, registro con piacere l’ennesimo iscritto al club dell'”io non sono razzista però…“. Il fatto che ancora una volta sia un milanista d’ordinanza (Stefano Eranio, giocatore e uomo che ho sempre detestato) a scivolare sulla buccia di banana del politically correct, o del senso dell’opportunità, fate voi, rende il tutto ancor più godibile.

Certe perle di saggezza le puoi accettare se dette dal curvaiolo del terzo anello (splendido il ricordo del tifoso giallorosso che per un’ora aveva inneggiato a Pluto Aldair, per poi sentenziarlo dopo un erroraccio con un terribile “...ma’nvedi sta scimmia ammaestrata!”). Da un personaggio pubblico ti aspetti, come detto, che ci sia la sensibilità di tenere per sè certe convinzioni, o quanto meno la dialettica per poterle argomentare in maniera meno compromettente.

Stiamo però parlando di gente (Eranio, Sacchi, Ancelotti, Capello), diventata grande alla corte di quello là, quindi cosa vogliamo aspettarci…

WEST HAM

Sorry, José, but it was your turn!

Dopo aver sbancato Liverpool, Arsenal e Manchester City, arriva un sontuoso 2-1 sul Chelsea ed un terzo posto scintillante come non mai.

Per l’occasione, la foto del giorno è dedicata agli Hammers.


Come on you Irons!

Come on you Irons!