IN CULO ALLA PASTINA

INTER-NAPOLI 2-2

C’è un cervellotico sillogismo che spiega il titolo.

In casa mia, da sempre, non so quanto scientemente, domenica sera + sconfitta dell’Inter vuol dire pastina in brodo per cena.

La solfa nasce nella mia infanzia, con il piccolo “me” a lamentarsi della cosa: come se non bastasse la tragedia del weekend ormai andato, dei compiti non fatti con interrogazione alle porte, della sconfitta nerazzurra ancora sullo stomaco, ecco l’odiata brodaglia a sancire l’ìnsipienza del momento.

Poi arrivarono la peitivù, i posticipi serali, con tanto di “frittatone di cipolle e familiare di Peroni gelata” davanti alla tele.

Pina: stacca il telefono!!

Pina: stacca il telefono!!

Ecco, ieri sera ho volutamente proposto un’autogufata preventiva, rinunciando alla pizza speckezola di Rocco Pasquale e chiedendo alla mugliera un corroborante piatto di tempestine con acqua e dado. Questo per dire la fiducia che riponevo nei nostri, visto anche l’allineamento dei pianeti a premiare che non lo merita (i cugini) e beffare chi solo pochi giorni fa pareva uno squadrone (Viola).

Una volta sorbito il consommé, raggiungevo il divano come fa il condannato col patibolo, e invece…

Minchia, il primo tempo sembravamo una squadra di calcio! Gente che sa cosa fare con la palla, addirittura un possesso per un volta ragionato, comprensivo di tiri in porta e un palo di Hernanes. Napoli non pervenuto, e vantaggio nerazzurro che sarebbe stato più che meritato.

Obi è riciclato come laterale destro e nei primi 20 minuti fa un figurone, mantenendo la media oltre la sufficienza per tutta l’ora passata in campo. Hernanes e Kovacic per una volta giocano bene insieme e non in alternativa uno all’altro, e Palacio fa capire quanto sia importante avere una punta che non aspetta la boccia (vero Icardi?) ma si fa in quattro per andarsela a pigliare.

Quasi troppo bello per essere vero, e infatti nella ripresa la musica cambia: senza fare chissachè, il Napoli inizia a giocare e noi rinculiamo sempre più. Insigne pareggia il conto dei pali e fino alla mezzora della ripresa l’equilibrio non si spezza.

Tanto per chiarire: meglio (e di molto) noi nel primo tempo che loro nel secondo. Per quel che vale.

Nell’ultimo quarto d’ora i nostri invece decidono che, più o meno, il 6 nell’interrogazione (o il 18 all’esame, fate voi) ormai è acquisito. La premiata ditta Ranocchia-Dodò decide quindi di regalare dapprima una stupidissima rimessa laterale al Napoli, e poi di difendere secondo il noto schema cazzodicane nell’azione successiva. Il colpo di testa di Vidic può non essere risolutivo ma, manuale alla mano, spizza la palla prolungandone la traiettoria. Se il riccioluto Dodò fosse stato vicino a Callejon, invece di andare a saltare (forse per contrastare il compagno?), ecco che lo spagnolo brillantinato avrebbe avuto quantomeno un avversario tra sè e i 7 metri di porta. Viceversa, il diagonale batte un incolpevole Handanovic.

La pastina si ripresenta come i peperoni e mi dico “visto che la perdiamo?“, domanda retorica ancor più motivata dall’ingresso in campo dell maltollerato Guarin.

Il colombiano decide però di darmi torto, e al primo pallone toccato pareggia sugli sviluppi di uno dei tanti calciodangoli (cit.) battuti dai nostri.

Manca una decina di minuti, e mi trovo negli scomodi panni dello Scarpini ottimista, arrivando a pensare “vuoi vedere che con un po’ di culo la vinciamo?“.

Mancopocazz’, dicono a Fuorigrotta. E infatti Lopez, anonimo fino a quel momento, azzecca il passaggio vellutato a voragine e Callejon (brillantina a parte, gran giocatore) pesca il sinistro al volo che si insacca sul secondo palo. Gol splendido esteticamente, Handanovic forse abbagliato da cotanta bellezza e un pocolino statico nella circostanza…

Cristi, Santi e Madonne fanno a cazzotti per uscire per primi dalla mia bocca ma, nemmeno il tempo di mettersi d’accordo, è un rantolo soffocato quello che prorompe dalla mia ugola. Il cross di Dodò è battuto in maniera piacevolmente normale (teso a centro area), e Hernanes spicca il volo per la testata del 2-2, ancor più spettacolare della capriola d’ordinanza fatta subito dopo.

Morale, se avevo poche speranze prima del match, se ne avevo ancor meno dopo il primo gol preso, a partita finita mi scopro più felice di quanto saggezza suggerirebbe, chè alla fin della fiera galleggiamo a metà classifica e ci vediamo superati da canidi e suini in quantità.

Nel primo tempo potevamo vincerla, ma alla fin fine abbiamo seriamente rischiato di perderla. Jovanotti direbbe che “i miei difetti sono tutti intatti“: la concentrazione va e viene; gli errori, prima ancora che tecnici, sono di inescusabile deconcentrazione, ma questo purtroppo è storia vecchia e arcinota. Non mi ero ovviamente illuso che il buon primo tempo avesse spazzato via la nostra attitudine naif al calcio e alla vita, e infatti puntualmente le castronerie sono tornate a fare capolino alle nostre latitudini.

Concordo con Ausilio e Hernanes: il nostro campionato deve iniziare adesso, senza troppo guardare la classifica, chè alcuni di quelli che stanno là sopra col tempo rientreranno nei ranghi (Samp e Udinese to name the few). Starà a noi dare continuità al buono fatto vedere.

Mi rendo conto che i non-interisti mi accuseranno di veder la mia squadra più bella di quel che è, ma in realtà è proprio il conoscerne i limiti ed i difetti che mi fa essere positivamente sorpreso dall’ultima prestazione.

Il difficile, come al solito, viene adesso. C’è da confermare i miglioramenti e -sperabilmente- vincere qualche partita. Così, giusto per vedere di nascosto l’effetto che fa.

 

LE ALTRE

Come detto, vincono tutti o quasi, in un pessimo mix di vittorie-di-culo (Milan), pareggi-di-sfiga (Samp) e sconfitte-di-merda (Fiorentina).

Il sabato ci aveva proposto la prevedibile vittoria della Roma sul Chievo e l’insperato e godibilissimo pareggio gobbo a Sassuolo. Ricordo per i vecchi smemorati che “a farne 7 al Sassuolo son buoni tutti“.

 

E’ COMPLOTTO

Ce l’ho col fato e con la sorte stavolta, e mi riallaccio al trittico di partite elencate poche righe sopra. Dovere morale e tifo accanito mi impongono di diffidare dalle lodi sperticate al Milan di Superpippo che fa 3 gol con due tiri in porta e un autorete tanto clamorosa quanto decisiva nello sbloccare il risultato. Sorvolo per umana pietà sull’inconsistenza della fase difensiva scaligera in occasione dei due gol di Honda e indugio volentieri sulla mezza dozzina di paratone fatte da Abbiati a risultato acquisito. Ma è tutto inutile: “Bravo Superpippo, dài che prendi la Juve del cattivone Allegri, miglior attacco del campionato, ti vogliamo tanto bene“. E’ addirittura lui a smorzare gli entusiasmi, ricordando per un attimo una fase difensiva da migliorare (eufemismo), prima di poter tornare al solito refrain del “meglio rischiare un po’ di più dietro ma attaccare e fare spettacolo“.

Tocca citare il vecchio Trap, come vedremo invece censurabilissimo in settimana, quando chiosava con la massima “se mi voglio divertire vado al circo, io voglio vincere!“.

Il nostro dopopartita vede tutti (o quasi) gli esperti di Sky a minimizzare sulla qualità del giUoco espresso dalle due squadre, forse perchè il primo tempo i nostri l’han fatto in maniera più che accettabile. Ma si sa: il riflesso pavloviano impedisce alla stampa italiana di mettere insieme le parole “Inter” e “bel giuoco” nella stessa frase.

Un esempio? Benitez, bollato fin dai tempi di Liverpool come catenacciaro speculatore (ovviamente con ancor più acredine nella parentesi interista), dal confronto con Mazzarri esce inopinatamente come quello dei due che preferisce un gioco più manovrato, “non certo un contropiedista, insomma“.

Come al solito, l’onestà intellettuale dipende dal colore della maglietta (XXL in questo caso).

Dato del patetico allo Zio Bergomi e al telecronista Riccardo Gentile quando ci ricordano che “in campo ci sono solo 2 italiani” e che l’Inter ha il record di stranieri schierati nella stessa partita (ve lo scrivo in maiuscolo, così magari capite meglio NON ME NE IMPORTA UNA BEATA FAVA!), applausi a scena aperta all’inarrivabile Zorro Boban, quando giustamente -a mio parere- puntualizza che l’errore sul primo gol non è tanto di Vidic quanto di Dodò, e quando tributa i giusti complimenti a Kovacic e Hernanes per la partita fatta.

Zorro a parte, vedo una corsa di tutti a tirar la croce addosso a Vidic che, sostanzialmente, è un pacco. Per carità, se va bene a voi, buona camicia a tutti, e se non altro, meglio “sparare” su un campione come lui che su qualche giovane inesperto. Detto ciò, definire quello di ieri come un erroraccio è quantomeno eccessivo, mentre aggiungere che sul 2-0 è lui a tenere in gioco Callejon (commento del 4.5 in pagella sul Corriere) è un falso ideologico: il nostro è in effetti il difensore più arretrato, ma l’avversario è ampiamente dietro un altro paio di interisti.

Mauro, Porrà e compagnia non hanno mancato di far presente a Ausilio che un centrocampo degno di tale nome non può avere uno come Medel davanti alla difesa, là dove servirebbe un Pirlo. Non uno (nemmeno il nostro Direttore) che abbia ricordato che perfino Pirlo ha giocato per 10 anni con il cagnaccio Gattuso di fianco, proprio per permettergli di fare il suo gioco. Senza contare che Medel picchia di meno e ha piede migliore di Ringhio, che però è simpatico guascone ed eroe per definizione.

Chiudo la corposa parentesi mediatica con il disgusto per quanto letto in settimana dalle colonne sempre meno rosee e sempre più marroncine della Gazza a proposito dell’ennesimo Juve-Roma da ufficio inchieste.

L’intervista a Morgan De Sanctis, oltre che sacrosanta nei contenuti (per me) è ovviamente legittima, ma in questa precisa occasione il direttore Andrea Monti si sente in dovere di puntualizzare: aldilà del titolo finto-assolutorio, (“Intervista a De Sanctis: perchè era giusto farla e pubblicarla“) il solerte Direttore avverte fortissima l’urgenza di far presente a lettori e azionisti che quelle del giallorosso sono solo idee sue, in alcun modo condivise dal giornale. E infatti, nei giorni seguenti, la stessa Gazzetta richiama alle armi una bella fetta di juventinità anni ’80 (quoque tu, Trap!), tutti a spergiurare l’innocenza della Gobba, allora come adesso.

Mancava solo che dicessero che il 25 Dicembre arriva un signore vestito di rosso a portare regali ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi.

 

WEST HAM

Granitica vittoria per 3-1 contro il Burnley e incredibile 4° posto. Momentaneo, provvisorio, fuorviante… quel che volete, ma intanto siamo 4°!

learning to fly

learning to fly

DUPALLE…

PALERMO-INTER 1-1

Ovvero, come avere già le balle che strisciano per terra alla terza giornata di Campionato mentre guardi la tua squadra del Quore.

Mazzarri, poverino, stavolta il suo lo fa. Piazza due punte là davanti e, visto l’impresentabile Hernanes di queste settimane, decide di premiare l’animalanza di Guarin a metacampo, a far reparto insieme ai titolarissimi Medel e Kovacic.

Che poi sia proprio Vidic, quello che è una sicurezza, quello che “minchia, ha giocato diec’anni al mancesteriunaited!“, a fare una cappella degna del peggiore dei fratelli Paganin (scegliete voi quale), dà proprio la conferma che siamo e sempre saremo una squadra di simpatiche ed imprevedibili teste di cazzo.

Detto ovviamente con tutto l’affetto del mondo.

Ma pur sempre teste di cazzo.

Morale: dopo 3 minuti tal Vasquez (di cui sospetto il “primo gol in serie A”, ancorchè nessuno ne abbia parlato) porta i siciliani in vantaggio, e la nostra mutanda assume all’istante un colorito maròn, reso ancor più visibile dalla divisa immacolata scelta per la trasferta palermitana. In effetti i nostri per una buona mezzora non ci capiscono una beata mazza, se si accettua la solita sabongia di Guarin fuori di poco. Va meglio con una combinazione tra Osvaldo e Kovacic, con l’italo-argentino a vedersi correggere (in melius!) il passaggio per il compagno, ed il croato a piazzare la biglia con un colpo da biliardo nell’angolino.

Pari raggiunto prima dell’intervallo e testa fuori dall’acqua.

Vidic avrebbe anche modo di rimediare alla minchiata di cui sopra, capocciando in rete la palla del 2-1, ma Osvaldo è là dove non doveva essere ed il fuorigioco è netto persino per me.

Poco male, verrebbe da dire, perchè il gol buono lo segniamo in apertura di ripresa: Vidic (ancora lui) fa da torre per Icardi che buca Sorrentino in volée da due passi, ma stavolta l’ineffabile bandierina sale (superfluo specificare in direzione di quale buco) a segnalare un fuorigioco di D’Ambrosio che forsepotrebbeinqualchemodo partecipare all’azione.

That’s nothing new: primo e ultimo caso di gol annullato con una sorta di processo alle intenzioni. Non hai partecipato ma in realtà avresti tanto voluto.

Mazzarri soffre ma vuole vincerla: scommette ancora sul Profeta Hernanes (male anche a Palermo) togliendo Juan e passando a 4 lì dietro. Per un po’ abbiamo ancora noi il pallino del gioco, con Guarin ad avere un paio di buone occasioni. Ma col passar del tempo sono loro a tornare forte, con Belotti a segnare il 2-1 annullato per spinta (più plateale che effettiva, d’accordo, ma il fallo c’è e non rompiamo i coglioni…) e Dybala a timbrare la traversa ad Handanovic battuto.

Non faccio però in tempo a finire la frase “dai che se finisce così ci è andata ancora bene” che Osvaldo si svita il collo in torsione scopadea (cit. quel fenomeno di Pellegatti), chiamando Sorrentino all’inevitabile parata della vita.

Vero che il pareggio tutto sommato è giusto, ma il gol corsaro al 94′ dalle nostre parti non lo vedo da anni…

Morale: così come l’anno scorso, anche quest’anno ci mettiamo subito di buzzo buono nello sprecare le occasioni che la mediocrità della Serie A ci propone. Vincendo ieri saremmo stati terzi a due punti dalle inavvicinabili Juve e Roma, soprattutto mostrando il deretano ai cugini. Viceversa, il Milan è ancora un punto sopra di noi, e l’ennesima sconfitta del Napoli non mi lascia tranquillo, visto che comunque non abbiamo allungato come avremmo potuto e dovuto.

Poco tempo per rimuginare: mercoledì a San Siro arriva un’Atalanta incazzatissima per la sconfitta casalinga. Gli ultimissimi precedenti non sono benauguranti: speriamo almeno che Scarpini stavolta non abbia voglia di gufare!

 

LE ALTRE

Come detto, i cugini perdono dalla Juve in casa. Non la vedo, ma da quel che leggo il risultato va stretto ai bianconeri. Dalla sua, Inzaghi può sbandierare da bravo invasato la bandierina “sconfitti a testa alta“, che del resto a quelle latitudini è diventato un mantra secondo solo a minchiate quali “siamo una grande famiglia” o “club più titolato al mondo“.

La Roma è quella che mi impressiona di più, con una varietà di soluzioni di attacco e un centrocampo già quadripallico pur senza Strootman. Rispetto all’anno scorso mi paiono più forti, mentre la Juve mi pare aver perso qualcosa: fusse che fusse la volta bbòna?

Il Napoli becca da Strama a Udine, mentre la Viola finalmente conquista i primi 3 punti della stagione.

E’ tutto aperto, e alla terza di campionato ci mancherebbe altro, ma il mio animo rimuginanate di tifoso rancoroso sta già a recriminare.

 

E’ COMPLOTTO

Devo ammettere che non c’è molto, a parte la fretta che tutti hanno nel derubricare il secono gol annullato come “appena meno evidente del primo, ma comunque da annullare a-stretti-termini-di-regolamento”.

I Meravigliuosi passano per fortuna da essere un’armata di unti del Signore ad un insieme di onesti pedatori, anche se Inzaghi non sarà mai ridimensionato abbastanza per quel che mi riguarda.

 

WEST HAM

Granitico il 3-1 rifilato al Liverpool, con buona parte della stampa italiana a trattare Balotelli come il povero ragazzo che se non altro si sbatte, ma che è capitato in una squadra di m.

Contenti voi…

Vidic; "Mamma'ro Carmine agg' fatt' 'na strunzata..." Medel: "Puta la madre che te pario' cabron!"

Vidic; “Mamma’ro Carmine agg’ fatt’ ‘na strunzata…”
Medel: “Puta la madre che te pario’ cabron!”

TROVATE LE DIFFERENZE

INTER-SASSUOLO 7-0

Settebello.
Come l’anno scorso.
Sette sifulotti nel deretano oramai alquanto spanatiello dell’amatissimo Squinzi che, visti i precedenti, almeno dovrebbe imparare a tacere…

Superfluo addentrarsi nei meandri di una disamina tènnica, tanta e tale è stata l’anomalia della partita. Posso solo gongolare per una squadra che dà l’impressione di sapere quel che sta facendo, e che ha finalmente diverse alternative per arrivare al tiro: non solo le fasce arrembanti all’insegna del casino organizzato, ma anche, udite-udite, fraseggi rasoterra a metacampo e triangolazioni ficcanti sulla trequarti avversaria.

Il giUoco, insomma, pur sempre con la “g” minuscola, chè Mazzarri è solo un contropiedista e l’Inter è cinica per definizione.

Icardi è un satanasso e Osvaldo fa il massimo col minimo sforzo. Incoraggianti i progressi del croato decollizzato, gol compreso, mentre Hernanes può senz’altro crescere ancora.

il puttanificio di attacco è reso possibile grazie alla gentile (si fa per dire) collaborazione del pitbull Medel, una versione tarchiatella di Genny Savastano ma per il momento ancora a piede libero.

Il cileno è già idolo per quel che mi riguarda, e mostra anche un piede alquanto educato in fase di prima impostazione. Quando nei mesi scorsi, in vista del doloroso e poi effettivo addio al Cuchu, auspicavo un rimpiazzo all’altezza (un po’ meno cervello, un po’ più gamba) avevo in mente proprio uno come lui, pur ignorandone l’esistenza fino al recente Mondiale brasiliano.

Ora, torniamo al titolo della sbrodola: 7 pere gliele avevamo date anche l’anno scorso, ai piastrellisti emiliani. Questo per stare schisci e non farci venire strane idee. Ribadisco per l’ennesima volta che, con questi ragazzi, i ragionamenti che paiono di buon senso van presi con le pinze. Sarebbe infatti fallace e quantomai esiziale pensare che all’ottimo undici messo in campo ieri vada semplicemente aggiunto il potenziale di Palacio, l’esperienza di Vidic e un paio di validi ricambi in mezzo (M’Vila e Jonathan).

Assai più saggio ed aderente alla realtà affiancare -se non sostituire- il ragionamento di cui sopra con la consapevolezza del volubile equilibrio psicofisico dei nostri, del resto testimoniato anche dal titolo della simpatica canzonetta che è tornata a risuonare sugli spalti del Meazza.

Non è sempre domenica, non sarà sempre Sassuolo.

Questa la prima certezza da cui ripartire.

Non sempre riusciremo a sbloccare il risultato dopo 3 minuti (elemento troppo spesso mancato l’anno scorso, alla lunga causa della quindicina di musate contro le difese avversarie con conseguenti pareggi insulsi); non sempre il piede dei nostri attaccanti sarà così educato; non sempre i difensori potranno giocare “con la sigaretta in bocca” (copyright il Drago Stankovic).

Diciamo che questa è stata la partita che ha detto quale può essere il nostro massimo e, visti i tempi ed i precedenti, non è affatto male.

 

LE ALTRE

Roma e Juve vincono senza convincere particolarmente e, facendo ciò, si dimostrano le più serie (o meglio: le uniche) candidate al titolo. Dietro, il Napoli incappa nella solita giornataccia contro il Chievo: l’interista Bardi para un rigore a Higuain e Maxi Lopez piazza la palla in buca beffando Benitez & co.

Il Milan a Parma fa la partita dei pazzi, vincendo grazie a un ottimo primo tempo e ad una ripresa piena di errori, equamente divisi tra propri difensori, avversari e arbitri. Ma è ovviamente calcio-spettacolo, Inzaghi è un maestro (soprattutto di tuffi, con Ménez e Bonaventura ottimi allievi nel numero della biscia impazzita) e gli obbrobri difensivi sono solo trascurabile fastidio di fronte a cotanta bellezza.

Evviva l’Ammore.

 

E’ COMPLOTTO

Nella settimana in cui giovani dell’Inter regalano successi a varie latitudini (vedi riassunto delle ultime puntate qui) al calabrese cantilenante non par vero di poter puntualizzare che Icardi sarà anche stato il giovane migliore della giornata di Campionato, “però non è italiano“.

Del resto, parlando di giovani, i 3 gol di Maurito e la maiuscola prestazione di Kovacic non valgono nulla, nemmeno se messe insieme al già citato rigore parato da Bardi, al recente Memorial Scirea vinto guarda-caso dai nostri Giovanissimi ed alla Primavera nella quale Puscas e Bonazzoli fanno a gara a chi segna di più.

Per il resto, ammetto di non aver assistito ai commenti del dopo partita dei nostri. Mi sono invece armato di insulina per compensare gli attacchi iperglicemici riservati ai Meravigliuosi. Davvero poco tollerabile (quantomeno alle mie latitudini) l’unisono plauso a Inzaghi, che in due partite ottiene i due rigori ormai previsti per prassi consolidata, oltre a una dose di culo quasi pari a quella avuta durante la sua carriera, e solo per poco non annullata da un atteggiamento difensivo a dir poco naif, con gran finale a base di siparietto comico con infortunio (reale?) incorporato.

Ma qualsiasi tentativo di analisi seria (Zorro Boban a parte, eccelso e obiettivo come sempre) viene azzerato dai peana della squadra che adesso è lanciatissima verso il terzo posto che vale la Champions, con tanto di simpatico siparietto di Ménez raggiunto al telefono dal PresidenteBerlusconi, pron(t)amente riferito dalla velina Alciato.

Strano non abbiano fatto sentire questo: a me ha divertito decisamente di più.

 

WEST HAM

In attesa del Monday night in trasferta contro l’Hull City del simpatico Ince Jr, amatissimo nell’East End quasi quanto il padre

 

Stai senza pensieri...

Stai senza pensieri…

STAGIONE 2014/2015

Ok. Cominciamo!

Solita scaletta: Società, Mister, Squadra, Maglia, Media, balle varie. Soprattutto balle varie…

 

SOCIETA’

E’ decisamente il cambio più radicale rispetto alle stagioni passate. Thohir ha adottato l’atteggiamento da me auspicato: una sorta di rivoluzione ragionata. La prima testa a cadere o, se preferite, il primo deretano ad essere schiavardato dalla cadrega, è stata quella di Branca, subito dopo il mercato di Gennaio. Era di fatto già stato esautorato nel momento in cui Ausilio (con la connivenza di Fassone) aveva prodotto il papocchio Guarin-Vucinic.

Il Cigno non è rimasto solo a lungo, e forse nemmeno era l’unico con un contratto a tempo indeterminato, caso più unico che raro in quel mondo: tra i volti noti, sono stati gentilmente accompagnati all’uscita il medico Franco Combi, la responsabile web Susanna Wermelinger, il vicepresidente Stefano Filucchi. in tutto oltre 30 dipendenti in meno.

Il Top Management è stato popolato da professionisti del settore, poco noti al mondo del calcio ed in buona parte stranieri. Se la loro competenza tènnica dovrebbe lasciare pochi dubbi, i reali frutti di questa semina saranno oggetto di spasmodica attesa e conseguente valutazione nei prossimi mesi.

La sensazione di chi scrive è che si sia finalmente voltata pagina, abbandonando la gestione familiare e simpatttica per una strada votata maggiormente alla professionalità ed alla meritocrazia. Eventuali e malaugurati fallimenti non saranno oggetto di alibi e scaricabarile come troppe volte in passato, e chi dovesse sbagliare non tarderà a pagare.

 

MISTER

Doveva rimanere ed è rimasto, altro segno di discontinuità col passato. Aldilà delle giuste e doverose dichiarazioni di facciata, non so se Mazzarri trovi davvero il gradimento tecnico di Thohir -per inciso: non sono nemmeno sicuro delle competenze tecniche di Thohir, quindi il gradimento potrebbe semmai essere relativo ad altri parametri quali l’appeal mediatico, sul quale il labronico non è esattamente un fuoriclasse-: ad ogni modo, bene ha fatto a difenderlo e a prolungargli il contratto di un altro anno, in modo che lavori con la giusta tranquillità (intesa come esistente ma non esagerata) e faccia il possibile per centrare quel terzo posto che -onestamente- avrebbe del miracoloso.

Il ragazzo non era e continua a non essere un arringa-folle, nè un animale da palcoscenico, ma mi sono stancato di scrivere che in queste circostanze le priorità sono altre. Voglio che sia lui a fare da traghettatore, a riportarci nell’Europa che conta, per poi magari essere sostituito da Simeone, ancor più magari accompagnato da un Cuchu alla prima esperienza da vice allenatore.

Scendendo dalle nuvole e tornando all’oggi, avanti tutta col Miste’, nella speranza di vedere sempre più di rado spettacoli quali Torino-Inter: la vedo dura, e non solo per colpa sua.

 

SQUADRA

Il macro-capitolo comprende la rosa a disposizione ed il percorso che l’ha generata (per il volgo: il Calciomercato). Come già da un po’ di tempo, le priorità erano economiche e non calcistiche, e questo frustra in partenza un certo numero di potenziali acquisti.

Se fossi un ragioniere sarei più che soddisfatto del risultato raggiunto: il monte ingaggi è calato drasticamente, forse fin troppo se si ragiona con la fallace equazione “più ti pago più sei forte”. Ciononostante, la qualità complessiva è quantomeno analoga all’anno scorso: posto che l’anno scorso i totem argentini sono rimasti per buona parte più un nome che un reale fattore in campo, la rosa 2014/2015 non è sulla carta inferiore a quella della stagione passata (per quel che possa valere “la carta”).

Ragionando da tènnico, invece, il mio giudizio inizialmente postivo ha subìto un brusco raffreddamento nel corso dell’ultimo giorno di mercato, allorquando non si è riusciti a liberarsi del vero pacco -Guarin- sostituendolo con una punta esterna. Comprendo le esigenze monetarie, all’insegna dell'”uno esce – uno entra“, ma se davvero Bonaventura -e forse anche Biabiany?– erano disponibili in prestito con diritto di riscatto, non condivido il loro mancato arrivo.

La ratio può essere la volontà di recuperare Guarin, anche solo per renderlo più appetibile in vista delle prossime finestre di mercato: in questo senso, il mancato arrivo di una quarta punta gli darà un poco di spazio là davanti (che riesca a sfruttarlo a suo favore è tutto da vedere).

Ritengo però che affrontare Campionato e Europa League con tre soli attaccanti, di cui uno 32enne, uno attualmente acciaccato e l’altro ancora pubalgico seriale, sia un rischio serio, stante anche la vena non proprio prolifica dei nostri centrocampisti (Kovacic per ora segna solo ai dilettanti, Hernanes in 6 mesi ha fatto 2 gol, gli altri non segnano mai… Bei tempi quelli dei 4 gol all’anno del Cuchu, 5 di Thiagone e Wesley e 6 di Stankovic!). Morale, non arrivo a rimpiangere gli addii o arrivederci di Botta e Alvarez, di cui abbiamo imparato a conoscere pregi e difetti -con la bilancia che pende maligna verso i secondi- ma una minchia di punta decente (per usare la mia aulica definizione di qualche tempo fa) doveva arrivare.

 

MAGLIA

Verrebbe da dire “chiuso per lutto” e non aggiungere altro, chè le immagini dicon tutto.

Conte Mascetti: “Io non ho parole” Professor Sassaroli: “Io le ho, ma è meglio che non le dica” Barista Necchi: “Io c’ho un nodo qui… che mi vien da vomitare”

Mi limito a ringraziare la tempesta di cervelli che ha generato quel che blogger assai più credibili del sottoscritto hanno correttamente definito “un pigiama”. Tanto per smentire ancora una volta la facile e fuorviante vulgata per cui “‘sto qua arriva dall’Indonesia, non sa un cazzo dell’Inter e va che maglia ci ritroviamo“, sveliamo qui il segreto di Pulcinella, senza nemmeno bisogno di dover fare il nome -prevedibilissimo e simpatttico- dell’ “assassino”.

Non mancano poi gli ancor-più-complottisti-di-me, secondo i quali il Sig Massimo si sarebbe prestato a far la figura dell’utile idiota, assumendosi la responsabilità di una scelta targata invece Thohir, in modo da lasciare immacolato il neo-Presidente.

Ipotesi affascinante, ma non credo… E comunque basterà aspettare la maglia dell’anno prossimo e trarre le dovute conclusioni.

Della seconda, di maglia, posso aver da ridire su nomi, numeri e sponsor rossi, là dove un blu sarebbe stato decisamente più fedele alla linea, ma per il resto è onesta. In conclusione, ecco il giudizio critico e il voto:

voto maglia away 2015voto maglia home 2015

 

 

 

 

 

 

 

MEDIA

1. Parto da roba per addetti ai lavori, e cioe’ dall’intervista al curatore del restyling dell’immagine dell’Inter. Roba facilmente derubricabile a “ma tanto ‘ste robe qua non ci fanno mica segnare più gol“. Inevitabile dire che non la penso esattamente così: ovvio che I piedi del Kuz non si raddrizzano con uno stemma più grosso, ma almeno sentire che qualcun altro ragiona come il me-complottista-e-accerchiato fa sentire meno soli. Leggete qui:

“Quando tu vedevi in TV Inter-Milan nella grafica c’era sempre il logo del Milan più grande, perché il logo dell’Inter veniva rimpicciolito in modo da farci stare dentro la stella. Il fatto di averlo ridimensionato non è una cosa che ti fa vincere lo scudetto, su questo siamo d’accordo, però contribuisce a rafforzare l’immagine del club. Un’altra cosa che abbiamo standardizzato è legata al nome: da ora in poi i media, compresi quelli stranieri, dovranno scrivere Inter Milano e non Inter Milan. Sono piccole cose, ma per un tifoso sono importanti.”

Musica per le mie orecchie malate…

2. Passando all’ultima sessione del Calciomercato, onestà mi impone di dire che i nostri non sono stati troppo schiaffeggiati dai pennivendoli della penisola, forse troppo occupati a santificare neo-allenatori che simulano anche in panchina e a rimettere dietro alla lavagna il discolo che per un anno e mezzo avevano cercato di far passare come ragazzetto vivace ma tanto simpatico. Plausi più o meno unanimi ad Ausilio che “ha fatto quel che ha potuto”, senza nemmeno troppe critiche (lì come detto meritate, secondo me) per il mancato guizzo finale.

Non che questo basti a ipotizzare una parvenza di onestà intellettuale, se è vero -com’è vero- che le favolette zuccherose del Geometra su contratti firmati tra le lacrime e giocatori furbescamente scippati ai cugini sono state ingoiate e prontamente copincollate da tutti, senza un minimo di coscienza critica, del tipo “com’è che tutti quelli che comprate volevano-solo-il-Milan e sono bravi-ragazzi-tifosi-rossoneri-fin-da-bambini?” e senza nemmeno un pleonastico controllo delle fonti.

Non per chissà quale motivo, magari solo per capire che, invece che sfottere, forse sarebbe stato il caso di ringraziare chi ti ha lasciato spazio per rimediare alla colossale figuraccia fatta con Biabiany, fotografato di rossonero vestito e poi rispedito al mittente.

3. Talmente fuori luogo da palesarsi per prevenuta la polemica di Bargiggia (di cui ricordiamo la massima del 2009 “non si può cedere Acquafresca e prendere Milito”) sul settore giovanile dell’Inter, anche quello infarcito di stranieri che costano un sacco e tolgono posto ai nostri giovani. Rimando anche in questo caso altrove per una puntuale e puntuta replica a queste fandonie, anche se mi piacerebbe che fosse la nuova Dirigenza a cominciare a restituire questi ceffoni mediatici.

4. Infine, triste quanto prevedibile il diverso trattamento riservato a due grandissimi del calcio del passato, venuti a mancare in anni diversi ma casualmente entrambi ai primi di Settembre.

Doverosi e condivisibilissimi i tributi a Gaetano Scirea, giustamente ricordato e celebrato da Platini, Zoff e tanti altri a 25 anni dalla scomparsa.  Assordante invece il silenzio -se non su testate e siti neroblù- sull’anniversario della scomparsa di Giacinto Facchetti, evidentemente caro a tutti ma… “con la divisa di un altro colore“.

 

BALLE VARIE

Confesso di non sapere che valenza dare all’ultima notiziola di questa sbrodola: su forte insistenza del DG Fassone, l’Inter ha un nuovo addetto agli arbitri (ammesso che prima ne avesse uno): si tratta dell’ex arbitro Romeo, dimissionario dalla CAN negli ultimi mesi, evidentemente in polemica con il “sistema” omertoso cui è appartenuto per anni.

De panza, non sono contento di avere un ex-arbitro tra i dirigenti: non rinnego le mie certezze, e so quanta e quale parte abbiano avuto i fischietti nostrani nelle sconfitte -e perfino nel (cercare di ostaolare) le vittorie!- dei nostri eroi in braghe corte.

Fatta la doverosa professione di fede, sono curioso di capire che ruolo rivestirà e, soprattutto, pagherei oro per fargli quelle due o tre domande sul succitato “sistema” che spero proprio Fassone & co. non mancherà di porgergli.

A meno che non si abbia paura della risposta…

NOI SIAMO I GIOVANI (E’ COMPLOTTO Remix)

Credevate di cavarvela così, eh?

Dopo aver fatto finta di essere commentatore imparziale, rivesto i comodi, consueti e consunti panni di tifoso accanito e accerchiato, e faccio notare un po’ di cosucce.

Anzitutto, è curioso che nell’analisi fatta dalla Gazzetta, ed in tutti i dibattiti successivi alla disfatta italiana al Mondiale, vengano accomunate esperienze tra loro assai diverse, come quelle dei vivai di Inter, Juve, Roma e Milan, che di simile hanno solo il budget a disposizione, (solo la Roma in Italia è oltre al 5%, le altre tutte intorno alla metà) ma di diverso (in un caso particolare radicalmente diverso) hanno i risultati ottenuti nel corso degli anni.

Il discorso del resto arriva da lontano, mica nasce oggi, chè a menar duro sui nerazzurri non si sbaglia mai. Vi rimando a questa chicca di Bauscia Café vecchia di un paio d’anni ma evidentemente sempre attuale.

Guarda caso la tabellina all’uopo in rete non l’ho trovata, e ho dovuto farla io, grazie a Wikipedia e almanacchi della FIGC, ed il risultato è questo:

Il Picasso della tabellinaecsèll

Il Picasso della tabellinaecsèll

Inter, Juve e Roma negli ultimi anni hanno avuto una continuità di risultati (Inter e Juve) e di gestione (Bruno Conti e Roberto Samaden da più di 10 anni a coordinare il lavoro dei Settore Giovanile) che i cugini si sognano, aldilà delle favolette da tifoso a-critico quali canterarossonera o delle recentissime analogie tra Milan e Nazionale tedesca suggerite dal management rossonero (Barbarella e Zio Fester) e prontamente riportate dalle solerti serve mediatiche.

No sul serio: De Jong come Schweinsteiger e Montolivo come Kroos??

E’ notevole la capacità del Milan di volersi accostare sempre alla squadra più in voga del momento, sulla base di una asserita superiorità acquisita nel tempo che li pone per definizione nell’olimpo inscalfibile del calcio mondiale.

Basta vedere l’immodestia di Sacchi che ogni settimana ci ricorda che le grandi squadre nella storia del calcio sono state l’Ajax di Cruyff, il “suo” Milan e il Barcellona di Guardiola: sua opinione, legittima quanto interessata, che è ora ripetuta come un mantra da tutta la cosiddetta stampa specializzata, in ossequio al principio per cui anche la più grande menzogna del mondo detta bene diventa verità.

Da un punto di vista commerciale la mossa del Milan è financo lodevole, a patto di non voler indagare sull’incredibile eco mediatica data a qualsiasi scureggia prodotta dal Geometra e la sua ghènga.

Data ai diversamente milanesi la meritata dose di sterco quotidiana, torno al proposito di questa noticella simpatica e puntuta come il proverbiale gatto attaccato ai genitali, e mi chiedo:

Ok che il discorso era di carattere generale;

Ok che se in Italia siam messi male non fa molta differenza tra l’essere messi “malino” e “malissimo“;

Ok che si tratta dell’Inter, quindi in fondo se ne parliamo male chissenefrega chè quelli sono simpatttici.

Però:

Buona parte degli esempi fatti in questa inchiesta, larga parte delle immagini utilizzate, avevano a che fare con l’Inter, unicamente perchè il suo settore giovanile è quello che recentemente ha ottenuto i risultati migliori in Italia ed è stato più di altri sotto i riflettori.

Una domandina facile-facile: Nessuno si chiede dove cacchio fossero gli altri?

Tanto per smontare ulteriormente il luogo comune dell’Inter che non sa crearsi i giovani in casa, faccio alcuni nomi:

balotelli interMario Balotelli

Arrivato all’Inter a 15 anni, venduto nel 2010 al Manchester City per un totale di 28 milioni;

 

APPIANO GENTILE(CO), 18-08-09 FOTO GIORGIO RAVEZZANI MEZZO BUSTO UFFICIALE Davide Santon

Arrivato all’Inter a 14 anni, venduto nel 2011 al Newcastle per 6 milioni;

 

 

destro interMattia Destro

Arrivato all’Inter a 14 anni, perso tra il 2011 e 2012 tra comproprietà e prestiti non riscattati;

 

bonucci interLeonardo Bonucci

Primavera Inter, valutato 4 milioni nell’ambito dell’operazione che nel 2009 porta dal Genoa all’Inter Thiago Motta e Diego Milito;

 

CENTRO SPORTIVO GIACINTO FACCHETTI - INTERELLO - MILANO (ITALIA) 30-09-2009 PPRIMAVERA - INTERNAZIONALE 2009/10 DONATI GIULIOGiulio Donati

Primavera Inter, venduto al Bayer Leverkusen per 3 milioni nel 2013;

 

 

caldirola inter Luca Caldirola

Fa tutta la trafila del Settore Giovanile interista, venduto al Werder Brema per 3 milioni nel 2013.

 

Due dei soggetti summenzionati sono titolari della Nazionale italiana (Balo e Bonucci), un altro è titolare nella Roma e nel giro degli azzurri (Destro), altri due (Donati e Caldirola) giocano nel Campionato la cui Nazionale ha appena vinto il Mondiale, a cui tutti guardiamo come modello di riferimento. Un altro gioca da tre anni in Premier League (Santon).

Da un punto di vista tecnico, l’unico che mi spiace non avere in rosa oggi è Bonucci, chè della coppia di centrali del Bari di Conte e Ventura -duole ammetterlo- quello forte era lui e non Ranocchia. Se però penso che la sua cessione ha contribuito all’arrivo di Milito e Thiago Motta in nerazzurro, ho di che consolarmi abbondantemente.

Tutto ciò considerato, non credo si possa dire che il problema dell’Inter è quello di non saper creare buoni giocatori in casa. Piuttosto, il problema sta nel valorizzarli in senso sportivo (portarli in prima squadra) o monetario (venderli meglio).

Per tornare a bomba sul problema, tocca ripetere quanto già detto nell’ultimo post:

La pasta è buona e cuoce bene, ma non sappiamo mai quand’è il momento giusto per scolarla.

Fatto salvo il dispiacere affettivo che si può avere per un giovane che si fa tutto il Settore Giovanile e viene venduto dopo aver solo assaggiato la prima squadra, non mi rammarico del fatto di aver perso Caldirola o Donati (con tutto il rispetto). Mi rammarico -tanto per dirne una- che con quei soldi (e altri 2 milioni di rinforzino) si sia andati a comprare Kuzmanovic.

Ecco dove si sbaglia. Rimpiangere chi è stato venduto, e che in molti casi altrove è tutt’altro che un fuoriclasse, è facile e costa poco.

Spendere bene i pochi soldi che hai in casa è invece tremendamente più difficile.

Gettando lo sguardo dal passato al futuro prossimo, i giovani ormai da Serie A che potrebbero essere “da Inter” sono Bardi, Mbaye, Duncan e Longo: dei quattro, Bardi è il più solido e, se non ci fosse Handanovic, credo sarebbe già il portiere titolare dei nostri.

Questo però non ve lo dice nessuno; e se ve lo dice, lo fa sottolineando il lato negativo (i tuoi giovani non li fai giocare) e dimenticando quello positivo (tu almeno ce li hai, gli altri…).

Ad ogni modo, questi quattro giovanotti sono i classici prospetti che beneficerebbero delle oramai fantomatiche Squadre B.

Ci sarà almeno l’occasione per parlarne in maniera costruttiva e non demagogica?

Siamo in Italia. Dubito.

 

QUALCHE SASSOLINO…

Chè se no non mi ci si diverte (cit.).

Elenco delle cose che mi hanno fatto sorridere negli ultimi tempi:

1) I cugini si confermano in pieno delirio da tardo impero, riuscendo a ingaggiare il terzo allenatore in sei mesi, ad ulteriore riprova che l’italiano medio è davvero “medio” e come tale diffuso capillarmente a tutte le latitudini. Il celebratissimo Seedorf, accolto come salvatore della Patria, foriero di successi in quanto scelto da Re Silvio in persona, in pochi mesi è diventato un inutile (e costoso!) fardello di cui disfarsi.

Ecco quindi le solerti serve preconizzare un gentlemen’s agreement tra le parti, chè non vorrete mica che al Milan rimanga sul gobbone il biennale da 2.5 mln netti per Clarenzio… In tutto fanno 10 milioni lordi per i rossoneri, ma senz’altro troveranno una soluzione, nel nome dell’Ammore.

Stocazzo, mi par si dica in questi casi. L’Obama di Milanello infatti non arretra di un centrimetro (e ci mancherebbe altro!) e “nonostanti i ripetuti ed approfonditi incontri tra le parti” quel che è rimasto sul tavolo è il lauto stipendio che l’olandese continuerà a percepire per i prossimi due anni.

2) Ovviamente, il mancato lieto fine non poteva certo macchiare la zuccherosa e onirica presentazione di Inzaghi quale nuovo Mister rossonero: ecco la solerte macchina dello zucchero filato gentilmente azionata da Sky (sospetto di Alciato ma solo perchè mi piace pensare che sia così):

Il 9 di giugno, nove come la maglia che da attaccante indossava il nuovo allenatore, Inzaghi. Il 9 luglio sarà il primo giorno di allenamento per il nuovo allenatore insieme al suo Milan e il 9 agosto del ’73 è il giorno in cui Pippo è nato.

 

3) Nel frattempo, nel regno dell’amore, pare che Riccardino Kakà cominci a pensare che certi amori, alla fine, finiscono proprio...mentre altri magari iniziano, chissà. Ma che non si dica che l’Evangelico non vuol bene ai suoi amici del cuore! Se addio sarà, sarà solo dovuto a motivi strettamente personali, che ovviamente la stampa diligentemente preferisce non approfondire nel sacrosanto nome della Privacy (rispettatissima in questo come in altri casi, chiedete a Icardi!).

4) L’ultima notizia da Casa Milan riguarda ancora le maglie, per le quali i nostri cugini paiono avere un talento inarrivabile: dopo aver presentato una prima maglia che nemmeno Missoni che si fa una pera, ecco arrivare la seconda con tanto di nuovo logo che arriva direttamente da quella scorza d’arancia sbucciata che campeggia sulla nuova sede del Portello. Aggiungo a quella espressa già da più parti la mia solidarietà ai veri tifosi milanisti, comprensibilmente inorriditi per l’ennesimo esempio di squadra trattata come fustino del detersivo.

Barbarella fa proseliti, ma non si dica che Zio Fester certe cose non le ha mai fatte.

5) Tanto per consolarci con quel che passa il convento, noto con piacere che le vecchie glorie del Real Madrid hanno dapprima passeggiato sulle cariatidi juventine -evidentemente non più così in forma- e poi impattato in un dignitosissimo pareggio contro i “pari età” nerazzurri, capitanati da un insolito Capitan Zanetti in versione goleador. NIente più di un simpatico prurito nel vedere la zazzera bionda di Nedved, Il ghigno da sgherro di Montero e “scatola di scarpe” Padovano seppelliti sotto la gragnuola di goals inflitta dalle merengues.

Per noi il gol del 2-2 l’ha segnato Lampros Couthos… vuoi mettere la goduria?

6) Infine, e per puro dovere di cronaca, a ‘sto giro mi tocca rimangiarmi le critiche nei confronti della proverbiale “simpatia” udinese, se è vero come è vero che non sarà Clouseau Delneri, bensì Stramaccioni il nuovo allenatore. Non solo: Strama si porterà dietro niente meno che Dejan Stankovic come secondo, e si vedrà probabilmente raggiunto da qualche altro nerazzurro di belle speranze, per poter costruire l’ennesima versione di squadra friulana tutta freschezza e giUoco arioso. In bocca al lupo!

 

Aahh, that's better!

Aahh, that’s better!

APPUNTI SPARSI

Alzando le mani e dichiarandomi colpevole di non aver fatto i compiti per l’ultima di campionato, causa temporanea assenza dalle lande italiche, scopro quasi con sollievo di non essermi perso granchè -anzi…- e posso quindi sguinzagliare entrambi i neuroni e farli deambulare col passo incerto di un avvinazzato a fine serata.

I giorni che si susseguono sono quelli di un cantiere aperto, con una squadra che perde pezzi di leggenda e cerca di rinforzare le proprie fondamenta, in attesa di poterci costruire sopra attici e superattici di gran lusso.

L’addio dei quattro moschettieri argentini era per larga parte previsto ed inevitabile. Per quanto sia già percepibile la grandezza dei soggetti in questione, temo che ne riconosceremo l’imprescindibilità nei mesi a venire, chè mica arriveranno Dzeko e Yaya Touré a sostituirli…

Lodi sempiterne per il clan del asado, ovviamente. Quattro campioni diventati tali con il lavoro e la professionalità quotidiana, esempio di come non sia necessario essere un fenomeno baciato dal talento (Messi, Ibra, Cristiano, uno dei quelli là insomma…) per diventare calciatori-della-Madonna.

Final Bow

Final Bow

Uno di loro sarà a giorni il nostro nuovo vice-Presidente: pur appartenendo all’altra squadra di Business School mediolanensi (7° EMBA MIP and proud of it!) spero che la Bocconi faccia bene al nostro Capitano, chè attualmente non me lo vedo molto a fare il mènagggerr…

A Samuel e Milito saranno innalzati i giusti canti di gloria e sempiterno ringraziamento, così come a Cambiasso, l’unico che -come saprete- avrei tenuto, e l’unico che potrebbe esserci utile in futuro come allenatore. Tutti e tre andranno a giocare altrove, probabilmente all’estero, a ulteriore conferma di una pagina che si chiude definitivamente.

Non starò qui a dire se la pagina si chiuda al momento giusto, essendo palese la migliorabilità della gestione-Inter nel post-Triplete. Dico solo che capisco l’importanza della “storicità” dell’evento, e che credo sia stato questo a costare il mancato rinnovo al Cuchu (della serie: se devo chiudere, chiudo davvero e con tutti).

E’ almeno una scelta netta, precisa, forse anche illuminata -dipende da chi arriverà a centrocampo!. E’ senz’altro una scelta di “testa” e non “de panza”, come troppo spesso abbiamo visto in passato. Moratti-Presidente-tifoso è stata la definizione croce e delizia del suo impero, e il vizio il Signor Massimo non l’ha perso, viste le dichiarazioni degli ultimi giorni. Il ragazzo evidentemente non ce la fa a non “esternare”, e solo il fatto che ora lo faccia sporadicamente ci fa capire quanto fossimo in balìa delle sue dichiarazioni naif , “rilasciate con la consueta disponibilità all’uscita degli uffici della Saras“.

Caro Presidente Onorario, lasci lavorare il suo successore e vediamo l’effetto che fa…

 

I CUGINI

La parte sbagliata di Milano mi stupisce e al tempo stesso mi rinfranca, dopo qualche mese di ambasce.

Riprendendo il discorso dei dubbi e delle certezze iniziato qualche tempo fa, potrei dire che i rossoneri negli ultimi giorni sono tornati nel loro elemento, che alle mie latitudini vuol dire numero 1 nella hit parade degli insopportabili.

Ammetto che per Clarenzio ho sempre avuto un debole, così come per Leonardo, Maldini e pochissimi altri rossoneri. Ecco perchè le sventure rossonere degli ultimi mesi mi lasciavano un impercettibile retrogusto amarognolo. Seedorf non meritava tutto ciò, così come Leo non meritava di essere sfanculato 2 minuti dopo il suo addio, così come Maldini era stato indegnamente dimenticato dall’ingrata dirigenza fin dalla sua incredibile ultima partita a San Siro.

Il denominatore comune di questa gente è quella di aver sempre avuto una testa propria, capace di elaborare concetti superiori alla litanìa del “grazie-al-nostro-grande-presidente-e-al-dottor-galliani” e in quanto tali non necessariamente subalterni ai desiderata della Società. Sentire Silvio lamentarsi perchè “Seedorf non mi ascolta, per tanto così era meglio tenere Allegri” personalmente mi fa ribrezzo: non tanto per la frase in sè, ma perchè -ancora una volta- questo tipo di gestione è stata nei lustri descritta come eccellente ed illuminata da tutto il mondo calcistico.

Ora però, per fortuna, la musica cambia; Culetto d’Oro torna a calzare le amate babbucce e si accomoda in poltrona -lautamente stipendato, ma senz’altro troveranno un accordo in nome dell’Ammore- mentre in panchina arriva quel che considero il male assoluto: Superpippa Inzaghi mostrerà a tutti le sue doti da predestinato, maniacale ed eccellente motivatore. Non escludo che riesca a farsi fischiare un rigore dalla panchina.

Ecco, il tarantolato Inzaghi è perfetto: lo odio -calcisticamente, s’intende- ed ha il pregio di togliermi ogni remora nell’augurare a lui e alla sua squadra di poter ripetere e migliorare i recenti fasti. Pare inoltre che verrà affiancato un manipolo di simpaticoni quali Stefano Nava e Christian Brocchi (altri figuri apprezzatissimi dalle mie parti), mentre attendo con impazienza la conferma di Sacchi quale responsabile del settore giovanile rossonero. Questo davvero sarebbe il top.

Milan finalmente spernacchiabile al 101%: applausi scroscianti per l’uscente Seedorf, fischi sonori a superpippa (che stramazza a terra chiedendo il rigore), disprezzo e umiltè (cit. Crozza) all’Arrighe nazionale, che tradirebbe per la seconda volta la Nazionale per tornare a casa.

Sperando che i risultati siano gli stessi della volta precedente.

Per la verità l’inizio è ottimo, viste le maglie per l’anno prossimo.

brava Barbarella, bella scelta!

brava Barbarella, bella scelta!

 

In misura estremamente minore, vedo che anche l’Udinese continua nel solco della “simpatia”: giubilato il Pretino Guidolin, in lizza per la panchina friulana c’erano Andrea Stramaccioni e Gigione Del Neri. Vedo che Strama ha perso il rush finale a vantaggio di Clouseau, che opera un’altra interessante sinergia tra squadra e allenatore maltollerati dal mio personalissimo cartellino.

 

La stagione è chiusa, il mercato in fermento, i Mondiali alle porte.

Tutte ottime scuse per non lasciarvi soli e continuare a viziare l’etere informatico.

Dormite preoccupati.

 

 

DAI CHE E’ ANDATA BENE

INTER-NAPOLI 0-0

Sarà che l’uomo è un animale abitudinario, e quindi si adatta all’ambiente che lo circonda.

Sarà quindi che. tifando una squadra che attualmente è discreta ma nulla più, ci si accontenti di una prestazione dignitosa, nella quale si poteva vincere così come perdere.

Sento molti tifosi abbacchiati per questo pareggio a reti inviolate contro un Napoli sempre più certo del terzo posto, e con una squadra “purtroppamente” superiore alla nostra. Io, di contro, sono moderatamente soddisfatto, per una serie di motivi:

1) Anzitutto, non abbiamo perso, considerazione banale quanto basilare. In questo momento della stagione, con una mezza dozzina di squadre alle nostre calcagna, aver superato indenni la prima di tre partite difficili (Derby e Lazio a seguire, prima di chiudere col Chievo) fa bene alla salute.

2) La squadra, all’alba della 35a giornata, pare aver acquisito una sua fisionomia, che potrà non scintillare di bellezza e spettacolo ma che ha una sua dignità.

3) La difesa regge bene al variare degli uomini, complice anche l’imprecisione napoletana che non punisce come avrebbe potuto le due o tre défaillances sparpagliate nei 90 minuti.

4) Kovacic fa un’altra bella partita, facendo aumentare gli spunti da applausi e limitando le giocate fini a se stesse quando non pericolose.

Molti hanno impalato il Mister condannandolo a pene sanguinolente per il cambio Icardi-Kuz negli ultimi 10 minuti. Aldilà della mediocrità del mediano inserito al posto del nostro centravanti, mi trovo a dar ragione a Mazzarri: la partita si è chiusa con il Napoli in costante pressione e un rinforzino in fase di interdizione ci voleva. I cantori del bel giUoco ci sono rimasti male? Aiutatemi a dire ‘sti cazzi…

Nel complesso, i nostri hanno mostrato il meglio di quel che possono dare, con Kovacic, Nagatomo, Cambiasso e il solito infaticabile Palacio a spiccare sugli altri. D’Ambrosio mi ha illuso con una prima mezz’ora diligente ed applicata, per poi scivolare pian piano nella mediocrità già fatta vedere nelle ultime uscite.

Rimpiangere Jonathan dà la cifra della media tecnica della squadra.

 

LE ALTRE

Il Milan viene prevedibilmente sconfitto contro una Roma che infila l’ennesima vittoria consecutiva e fa giustamente sudare la Juve fino a dove sia aritmeticamente possibile. Come i cugini, anche il Parma rientra dalla sua trasferta con zeru punti: le due squadre si vedono così superate da Toro, Lazio e Verona, ora appaiate a 52.

Inutile dire che il Derby di domenica prossima potrebbe chiudere definitivamente i conti (con due risultati su tre) o mantenere un pertugio aperto nella triste e intestina lotta per la supremazia mediolanense.

La facile vittoria della Fiorentina a Bologna spegne sul nascere qualsiasi vagheggiamento di rincorsa al quarto posto. Oltretutto, confesso la mia confusa ignoranza e ammetto di non sapere quanto una eventuale vittoria Viola in Coppa Italia potrebbe avvantaggiarci nel labirinto di preliminari estivi di Europa League.

Non resta che assicurarsi la quinta piazza e tifare gigliato nella finale di sabato sera col Napoli.

 

E’ COMPLOTTO

Seedorf che concede un’intervista a Sky senza-concordarla-con-l’-ufficio-stampa di Milanello Bianco è una roba che non avrei mai nemmeno sperato di vedere. Invece il grande Panterone lo fa, strabattendosene delle conseguenze. Vero che le dichiarazioni contenute nella chiacchiera con Giorgio Porrà sono tutt’altro che incendiarie e che le conseguenze pratiche delle stesse saranno tendenti allo zero, ma l’atto di ostinata insubordinazione fa impennare il mio personalissimo indice di gradimento per Clarenzio, come se il ragazzo ne avesse bisogno…

Non è un caso che gli unici due allenatori rossoneri da me stimati (più a livello umano che tecnico, c’è da dirlo) siano stati Leonardo e Seedorf, gli unici ad avere una personalità tale da non voler finire ingabbiati nella melensa retorica di Milanello Bianco in cui tutti sono felici, si vogliono bene e ringraziano “il Presidente che ci è sempre vicino e il Dottorgalliani” (pronunciato tutto attaccato).

Per il resto, ottimo Balotelli nel ribattere in maniera poco urbana alla critica pur puntuta di Cicciobello Marocchi. Del resto, come ormai abbiamo imparato a dire tutti quanti “Mario è maturato tantissimo…“.

Di contro, un “bravo” a Mazzarri per come ha liquidato il principio di “caso Icardi” nel post partita: concordo come al solito con Boban che dice “c’hai 20 anni, il Mister ti fa giocare sempre e non può permettersi di toglierti negli ultimi 10 minuti? mamma mia quanto devi crescere!“, ma da un punto di vista “aziendale” applaudo il mio allenatore che dice “non è successo niente, è uscito dandomi la mano e spiegandomi quel che stava cercando di fare sul campo“.

Non altrettanto bene Fassone alla Domenica Sportiva, non tanto per l’analisi sulla stagione in corso, quanto sull’incapacità di stroncare l’insano paragone tra Atalanta ed Inter venutosi a creare a margine del commento della partita dei bergamaschi: posto che il pareggio casalingo col Genoa è parente stretto di un furto (gol in fuorigioco e rigore negato a Gila nel finale), il commento in studio è riassumibile così “Sì, l’Atalanta oggi ha giocato male ma all’Inter gli ha fatto un culo così e in classifica non è così lontana dai milanesi“. A quanto so, il nostro è stato zitto.

Infine, ennesima ode a José che tra martedì e domenica sforna due prestazioni della Madonna, che lo portano a giocarsi in casa la semifinale di ritorno di Champions dopo aver sfangato l’andata, ma soprattutto a riaprire un Campionato che pareva ormai svanito, andando a battere il capolista Liverpool a casa sua per 2-0 e schierando quasi tutte riserve, in polemica contro la FA che ha negato al Chelsea di anticipare al sabato in vista del ritorno di Coppa.

Ovviamente, il grosso dei commenti è stato all’insegna del Mourinho catenacciaro e anti-spettacolo. Voi guardatevi il Liverpool col 72% di possesso palla che segna zeru goalsss.

 

come diceva Francesco Salvi: "brào Mateo!"

come diceva Francesco Salvi: “brào Mateo!”

WEST HAM

A furia di dire che ormai siamo salvi, continuiamo a perdere. 1-0 contro il WBA, e speriamo che il vento cambi in fretta…

IO HO PAREGGIATO

PARMA-INTER 0-2

I nostri battono la cabala prima ancora dell’avversario e vincono in terra ducale dopo l’analogo 0-2 di Zlataniana memoria.

La vittoria non fa una grinza, se la si guarda con occhio obiettivo: verso metà ripresa le statistiche parlano di 10 tiri in porta dei nostri, e di due pali colpiti da piedi nerazzurri fin troppo precisi (vero Cuchu?). C’è decisamente di peggio.

Da un punto di vista strettamente personale, la mia partita finisce 1-1, se è vero come è vero che prevedo il gol di Rolando ben prima della punizia sapiente di Hernanes, pareggiando i vaticini con l’ingresso in campo di Guarin nel finale: lo vedo entrare al posto del Profeta e mi prefiguro la solita genialata – tipo palla persa che innesca il pareggio emiliano-, invece il colombiano chiude il match al primo pallone toccato, sparando in gol il 2-0 a 109 km/h.

In ogni caso, come dicono quelli bravi, andiamo con ordine.

I ragazzi nel primo quarto d’ora rispettano la tradizione mostrando come gioca di solito l’Inter a Parma: dimmerda.  

Poche idee ma confuse, e con l’aggravante di un errore del Muro Samuel che pare incredibile per quant’è dozzinale. D’Ambrosio fa una delle poche cose giuste della partita sbrogliando un merdaio in area e, trovandosi con l’esperto compagno a due passi, cede diligentemente il passo, giusto in tempo per assistere all’anticipo di Parolo che viene colpito dalla stecca del nostro numero 25.

Handanovic però ha evidentemente deciso di complicare i piani del nostro prossimo calciomercato, parando il secondo rigore in due giornate e dando il secondo discipacere a Cassano dopo la capocciata respinta a mano aperta dopo pochi minuti. Un portiere così è una sicurezza, il suo gemello che non esce mai è una condanna…

L’episodio spariglia l’umore delle squadre, con i nostri a cercare subito il colpaccio con il già citato Cambiasso, il cui sinistro a giro non si trasforma in gol solo per la proverbiale nuvoletta fantozziana che da sempre accompagna i colori nerazzurri: la carambola palo-interno-e-polpaccio-del-portiere esce dal campo della fisica ed entra, come detto, in quello della sfiga più nera.

La ripresa in compenso comincia alla grande, con Palacio a causare il secondo giallo per Paletta e la conseguente punizione con relativo presagio di gol già descritto. Quarantacinque minuti da giocare in vantaggio di un gol e di un uomo ma, adesso come a Genova, la superiorità numerica non si vede.

Vero che le ultime due partite hanno portato in cascina sei punti benedetti, ma il Mister farà bene a riflettere su quanto i nostri facciano fatica a gestire certe situazioni. Hernanes e Kovacic hanno fatto il bello e il cattivo tempo, mostrando chi troppa fiducia in se stessi (il Profeta perde un paio di palle sanguinolente lanciando i parmensi in contropiede), chi invece troppo poca (il baby croato si nasconde per troppi minuti), ma con la poco invidiabile caratteristica di non riuscire a tener palla e lasciare la squadra tranquilla.

Tanto per cambiare, è Cambiasso il più lucido e il migliore dei nostri, con la speranza che i suoi compagni di reparto possano avvantaggiarsi anche in futuro della sua saggezza.

Chiudo la pseudo analisi tennica con un paio di domande polemiche:

D’Ambrosio cosa cazzo crossa di sinistro quando gioca a destra? ce lo siamo sorbito per più di una partita a sinistra al posto di Nagatomo a inciampare nelle primule con i suoi dribbling per cercare di tornare sul piede preferito e crossare di destro. Adesso, spostato per pura sorte sulla “sua” fascia, fa lo stesso gioco un paio di volte, dando modo al portiere avversario di finire il caffettino con calma prima di alzate le manone e far sua la boccia.

Nella tempesta di cervelli va fatto entrare anche Hernanes: perchè si presta a ‘sto gioco da craniolesi anzichè battere un banalissimo corner dalla bandierina? Onestamente, a parte rarissime eccezioni, non capisco proprio il valore aggiunto dell’elaborare schemi cervellotici quando si tratta di tirare un semplicissimo calcio d’angolo… Potrei capirlo se avessimo una statura media tipo Barcellona: lì qualcosa ti devi inventare. Ma noi, perdìo, segniamo più di tutti su corner, e ciononostante vogliamo scoprire l’acqua calda? Giochiamo semplice, diobono…

 

LE ALTRE

La Juve batte il Bologna non senza fatica e di fatto vince il campionato, con ottime probabilità di arrivare a 100 punti… Che dire, complimenti, è purtroppo meritato. La Roma sbanca Firenze, facendoci un ipotetico favore in ottica quarto posto, e blinda il proprio secondo posto che scintilla da quant’è meritato. Tanto per confermarmi l’eterno scontento che sono, anche loro arrivavano -come noi- da un paio di annate marroncine, e ciononostante hanno azzeccato una serie di acquisti che li hanno portati ad un punteggio che in altre annate sarebbe equivalso al tricolore. Mecojoni, si dice in questi casi…

I cugini battono il Livorno e si avvicinano alla zona Europa League, sospinti come ben sappiamo da tutte la pletora mediatica al loro seguito, anche se -come vedremo- qualche crepa nel muro di melassa si intravede…

 

E’ COMPLOTTO

Un po’ di cosine in ordine sparso.

Inizio proprio dal Milan: nonostante i giusti complimenti a Seedorf, noto compiaciuto un silenzio assordante riguardo alla sua possibile (ma non probabile?) conferma per il prossimo anno: cantilenante e allusivo come e più del solito Massimo Mauro quando con un mezzo sorriso dice  “non lo riconosco il Milan: di solito sono altre squadre, altri Presidenti a non avere ancora confermato il proprio allenatore a questo punto della stagione“.

Il suo dirimpettaio in trasmissione, Giorgione Porrà, perde un altro paio di punti nella mia personalissima classifica di gradimento (per quel che gli importa…). Il ragazzo conferma il sospetto, già palesato domenica scorsa, di essere un aziendalista ipocrita. Dopo la sbrodola del “speriamo di non dover più parlare di Icardi e Wanda” fa due domande a Mazzarri proprio sulle prestazioni extra-calcistiche del twittatore pubalgico, riuscendo anche a chiedere se il Mister si sia sentito abbandonato dalla società nella gestione di questo caso. Delusione.

Passando alla cronaca del match, mi chiedo che questione personale abbia con l’Inter Di Gennaro (ex Verona scudettato ma soprattutto ex secondo di Terim al Milan e come tale palese simpatizzante rossonero): riesce a minimizzare la parata di Handanovic sul rigore (“bravo, ovviamente c’è anche fortuna e il tiro di Cassano non è angolatissimo“), oltre a smorzare l’entusiasmo del suo collega che rammentava le brillantissime statistiche del portiere sloveno dagli undici metri (“Anche il nostro Buffon si difende benissimo comunque”).

Ma soprattutto palesa la sua ignoranza e malafede quando, a fine partita, definisce (immancabilmente) l’Inter come “cinica”. Ecco sbugiardata la manfrina dietro a questo termine, di cui Di Gennaro evidentemente non conosce il significato: non è colpa sua, visto che non avere una laurea in lettere non può essere una colpa. Lo è invece parlare a sproposito, definendo “cinica” una squadra che, oltre ai 2 goal e ai pali presi, tira in porta altre 10 volte e soprattutto spreca 4 o 5 contropiedi per troppa fretta o per imprecisione.

Avrei accettato il termine “imprecisa”, “arruffona”, perfino “immatura” o “incapace di gestire il vantaggio”. Cinica è, invece, la classica parola con cui in teoria fai un complimento, oltretutto tecnicamente fuori luogo come visto, e dietro il quale in realtà nascondi la tua critica, che peraltro non hai il coraggio di palesare.

Magari hai sbagliato, magari. (nota: “magari” è l’intercalare preferito dal nostro).

Enciclopedico come sempre invece il Cuchu, intervistato nel dopo gara quando demolisce l’ennesimo accenno agli argentini da rottamare quale problema dell’Inter (“parlate sempre di argentini anziani, poi guardiamo e ci sono Botta, Alvarez e Icardi che hanno meno di 25 anni“), proseguendo con una puntualizzazione solo all’apparenza pleonastica, quando risponde alla gentaglia in studio che dice “no, no, noi ci riferiamo agli argentini che hanno vinto il Triplete” ricordando che “non abbiamo vinto solo il Triplete, ma anche tanto altro negli anni precedenti” e chiudendo con un diligentissimo “no comment” a chi gli chiedeva quanto chiari fossero i piani dell’Inter per il suo futuro e chiudendo.

Come al solito, rinnovo contrattuale ad libitum nel mio cuoricione neroblù.

 

WEST HAM

Sconfitta casalinga contro il Crystal Palace, in una bruttissima giornata per gli Hammers, vista la tragica e prematura scomparsa del giovane Dylan Tombides.

par int 2013 2014

e se provasse col sumo??

TUTTA COLPA DI SCARPINI

INTER-ATALANTA 1-2

L’Atalanta (o meglio LA Talanta, come direbbe mio figlio) si conferma bestia nera dei nostri, unitamente all’Udinese che ospiteremo in settimana, e ci toglie tre punti vitali nella rincorsa per il quarto posto, valido in realtà più per l’onore che per altro.

Ad ogni modo, riusciamo a perdere una partita contro una squadra già salva, che nulla ha più da chiedere a questo campionato, regalandole due gol su disattenzioni da matita blu. Vero che i bergamaschi nel primo tempo giocano almeno al nostro livello, arrivando spesso e bene alla conclusione e timbrando una traversa con Denis di testa, ma nella ripresa i nostri avversari mettono fuori il muso dalla loro area in sole due occasioni. Nella prima è bravo Jonathan a respingere sulla linea, nel secondo il guinzaglio che lega Handanovic al palo torna ad essere cortissimo, e la mancata uscita causa il più classico dei gol-beffa.

Riannodando le fila della partita, il primo tempo procede a strappi fino al gol di Bonaventura: Campagnaro ultimo uomo ha la geniale idea di spazzare di testa una palla che esce dall’area orobica, con la conseguenza di lanciare il piccolo Maxi Moralez in campo aperto. La copertura dei nostri è inevitabilmente tardiva, visto che -oltretutto- nella mischia precedente Ranocchia è stato atterrato in area (un-episodio-come-se-ne-vedono-tanti) e non fa in tempo a recuperare. L’azione un poco rallenta, ma Jonathan non può coprirne tre dei loro, e il 10 bergamasco non ha problemi a sifulare Handanovic per lo 0-1.

Il ceffone se non altro ci sveglia, e Icardi è bravissimo a sfruttare l’imbeccata di Guarin: stop, controllo in corsa a rientrare e destro sul primo palo per il fulmineo pareggio. Bravo Maurito, anche se la maglietta con dedica alla morosa se la poteva risparmiare. Oltretutto, il ragazzo ha da farsi perdonare la gravissima lentezza con cui -ancora sullo 0-0 arriva sul pallone in area, lo stoppa e lo gira a due all’ora per un liberissimo Palacio che, se servito per tempo, non avrebbe avuto alcun ostacolo tra sè e la porta.

La ripresa è il festival della traversa, con Guarin a inaugurare la fiera del legno al quinto tentativo della giornata. Grave la girata del colombiano spedita fuori poco prima della sabongia che si stampa sulla trasversale, ma a parte questo il ragazzo mi è parso in ripresa.

Poco dopo Palacio si svita il collo un’altra volta dopo il gol col Toro, con la palla che bacia il palo interno e rientra in campo a beffare i nerazzurri “giusti”. Il festival della Madonna Smozzicata ha il suo apice intorno alla mezz’ora, quando la ormai usuale discesa a uragano di Jonathan si conclude con il pallonetto del Divino, talmente beffardo da sorprendere anche noi finendo la sua corsa sulla traversa. Ancor più incredibile l’epilogo della carambola, con Icardi a ri-centrare il palo da mezzo metro.

Ovvio che in quel momento uno pensi “va beh, oggi non la vinciamo più“, per non pensar di peggio, ma “uno” in questi casi se ne sta zitto, e vede come va.

Capito, caro Scarpini? Hai commentato in vita tua un migliaio di partite dell’Inter, e dovresti essere abbastanza sgamato da capire che, in una giornata come questa, è quantomeno pericoloso invitare la gente a non andarsene perchè “il gol è nell’aria”, proprio mentre all’89’ gli avversari battono una punizione dal limite della nostra area.

Alle parole “mai come oggi serve il gol anche al 94′“, l’ho maledetto col pensiero, salvo non trattenermi a frittata fatta prorompendo in un sacrosanto “ma che testa di…“.

Riconosco che, sotto il profilo psichiatrico, sia grave incolpare un telecronista di una sconfitta, ma rivendico il ruolo di tifoso sragionante e superstizioso, schiavo dei suoi riti e delle sue stregonerie. Mi spiace Scarpini, come sai non ho mai amato la tua telecronaca “onirica”, in cui racconti quel che vorresti succedesse e non quel che succede davvero, ma quella di ieri è una colpa che va al di là dei gusti personali e che ti sarà difficile estirpare.

In sede di commento tènnico, qualche riga sui cambi e su alcuni singoli.

Contrariamente ad altri, non biasimo Mazzarri per il vortice di sostituzioni, tutte volte ad aumentare il peso offensivo della squadra. E lo dico nonostante il primo dei panchinati sia stato l’amatissimo Cuchu a vantaggio di Kovacic. Per 45′ li abbiamo messi lì, concedendo un tiro in porta (quello salvato da Johnny Guitar) e un cross che un portiere negativo all’acool-test avrebbe fatto suo senza problemi.

Nagatomo per D’Ambrosio e Alvarez per Campagnaro sono stati cambi che avrebbero dovuto dare più efficacia alla nostra spinta, ma non è colpa di Mazzarri se lì a sinistra si sono inanellati cross a banana e tiri alla cazzimperio.

La fascia mancina è poi un mio pallino: se D’Ambrosio, così come Nagatomo, “può giocare indifferentemente a destra o a sinistra“, vuol dire che -calcisticamente parlando- “ha due piedi” o quasi. Perchè allora l’ex-Toro arriva sul fondo, si ferma, torna sul destro e finalmente piazza la biglia in area?

La domanda me la sono fatta per una buona ora, fin quando ho visto due cross fatti col sinistro ed ho avuto risposta al mio quesito.

Non che Nagatiello abbia fatto di meglio, insistendo a provare cross “migliorabili” col mancino anche quando, agli sgoccioli del recupero, si trovava solo in area con la palla sul destro. Ma Diobono: da lì chiudi gli occhi e tira forte! Invece no: apertura “sapiente” col sinistro a centroarea, dove ovviamente non c’era nessuno.

Di contro Alvarez, più mancino di me, non si è sottratto alla gara del “tiro col piede sbagliato”, piazzando due bombe di destro a voragine per la gioia del portiere atalantino e tra le Madonne dell’omino delle bibite, centrato a più riprese.

Mazzarri può avere la colpa di non aver inserito il Principe per gli ultimi minuti, per un Icardi un po’ spento nel finale, ma non mi sento di attribuirgli grandi responsabilità per le carenze di fosforo dei suoi giocatori.

 

LE ALTRE

La succulenta occasione di guadagnare punti sul Parma -bloccato sul pari in casa dal Genoa- e su almeno una tra Viola e Napoli scivola così giù per il cesso. La Fiorentina dista ora 4 lunghezze dopo il colpaccio al San Paolo, e il Parma ci appaia a quota 47 dovendo recuperare la partita contro la Roma. Mai come ora il vero obiettivo per noi è semplicemente “la prossima partita”, chè a fare programmi a medio termine non siam mica buoni.

La Juve inizia a preoccuparmi per la regolarità con cui vince col minimo scarto (e col minimo sforzo), avvicinandosi sempre più a quel record di punti (97, Inter del Mancio annata 2007/2008) che ovviamente vorrei restasse imbattuto.

I cugini colpiscono un palo con Balotelli in una partita che altrimenti sarebbe stato lo specchio fedele della tesi che porto avanti da una vita: noi siamo sfigati, i cugini hanno un culo che fa provincia. Rocchi & Co. azzeccano la chiamata della vita, pescando Biava in fuorigioco punibile anche se non colpisce la palla, e annullano correttamente a-termini-di regolamento il vantaggio laziale. Poco dopo Kakà segna come a Madrid -cioè su autogol, anche se dirlo fa brutto-, dando addirittura ai suoi l’illusione del colpaccio.

Finisce 1-1 che per Clarenzio non è affatto male.

 

E’ COMPLOTTO

In realtà contro l’Inter non c’è molto da dire, se non un Giovanni Galli visibilmente eccitato  dalle dichiarazioni di Thohir nel dopo partita: “Beh, il Presidente ha fatto nomi e cognomi di chi non l’ha soddsfatto, qualcosa vorrà dire!. Il ragazzo spera di aprire l’ennesimo caso, magari trasformando le dichiarazioni del Presidente in liste di proscrizione o roba simile. Farebbe meglio a interessarsi della squadra del suo datore di lavoro, chè lì di casini ne trova quanti ne vuole.

Settimanella frizzante infatti quella di “Culetto d’Oro”, passato in un mese dall’essere il Santone arrivato a salvare la baracca al subire critiche manco fosse il Mago Othelma.

Berlusconi (che l’ha voluto) gli dà i 7 giorni, Galliani (che avrebbe tenuto Allegri) gli fa da tutor, Barbara sta nel mezzo (ops, non volevo dire così…) e critica tutto e tutti e Maldini da fuori picchia duro contro la società.

Per la cronaca, a mio parere ha ragione Maldini (a prescindere).

Lo spettacolo è godibilissimo e molto simile a tragicommedie vissute negli anni passati alle nostre latitudini. Ho addirittura letto di spogliatoio spaccato e di squadra divisa in gruppi: dev’essere colpa del clan del asado!

Chiudo con due osservazioni: dalle ultimissime parrebbe che il Milan sia interessato alle aree Expo di Rho e che lì voglia progettare e costruire il nuovo stadio. Silenzio su tutta la linea per quel che riguarda i nostri, il che mi fa sperare che il malefico obiettivo del Geometra Galliani (“falli andare, chè San Siro ce lo teniamo noi!“) sia diventato il nostro.

La cosa non potrebbe che farmi felice, per i motivi già illustrati in un verboso post di qualche giorno fa.

Infine, apprendo di una trasferta del Capitano e forse del Presidente, a Maggio in India per presentare la prima Inter Academy al mondo. Me ne rallegro, ma mi chiedo che caratteristiche dovrà avere questa “Scuola” e in che misura andrà a sovrapporsi con il nostro fiore all’occhiello: Inter Campus.

Se Inter Academy è un vero e proprio vivaio internazionale, e se il suo scopo è quindi quello di coltivare talenti per il futuro, magari avrei privilegiato un Paese dal DNA calcistico leggermente più sviluppato. Se invece è una mossa commerciale o ancor di più sociale, l’India va benissimo, ma ripeto: il rischio di sovrapporre i due progetti è alto, e spero che tale pericolo sia stato preso in considerazione…

 

WEST HAM

Sconfitta casalinga contro il Manchester United, con l’aggravante di pigliare gol (di Rooney) da metacampo. E menomale che pensavamo di aver trovato il portiere del futuro…

incredibile ma vero...

incredibile ma vero…