COME LA ZAFIRA

INTER-RUBIN 2-2

Di questi tempi, la mia Opel il più delle volte non parte, procede a strappi e sobbalzi.  Nonostante sia attualmente dal meccanico (…’tacci sua, per inciso), mi è parso di vederla ieri sera in zona San Siro vestita di nerazzurro: Stramaccioni come “guidatore” è meno brizzolato di me, ma per il resto l’analogia è calzante.

Decidere di lasciar fuori due dei tre “piedi pensanti” in squadra (Milito e Wesley) ti espone a fare il pane con la farina che ti ritrovi. Avere un centrocampo che vede Zanna-Gargano-Cambiasso ti assicura generosità, acume tattico e folate imbizzarrite, rigorosamente in ordine sparso e soprattutto mai in contemporanea. Avere –poverino- una sciagura che gioca terzino destro, che causa un rigore come nemmeno all’oratorio, e che per il resto del primo tempo non ne becca una –sbagliando anche un gol che nemmeno io al calcetto dei campioni del lunedì- ti porta inevitabilmente a tirare conclusioni macchiate di un certo pessimismo, nonostante i commentatori di Sky, durante e dopo il match, parlino incredibilmente di pareggio più che meritato dall’Inter.

Per come l’ho vista io, siamo una squadra ancora in piena costruzione, in cui davvero andiamo avanti a fiammate ma senza che ci siano quei 3-4 giocatori di sicuro affidamento per tutti i 90’.

Handanovic para bene il rigore, spiaggiandosi però al momento di rialzarsi e allontanare il pallone, preda di sole maglie verdi pronte a ribattere in rete. Vero che i russi entrano prima in area, ma poche balle: potevano farlo anche i nostri! Il pari arriva dopo l’erroraccio sotto porta di Jonathan, sulla cui ribattuta Livaja arriva al colpo di testa che finisce di poco alto. Ancora qualche minuto e Cassano vede bene il movimento del Cuchu che si inventa una “magata”, aggirando il portiere e svitandosi un ginocchio per crossare di destro (!) sulla testa a cresta del giovane croato, che insacca il pareggio. Ottima azione, con Cassano in versione suggeritore e Cambiasso a dare ennesima dimostrazione della sua intelligenza calcistica.

La ripresa vede Guarin al posto dell’impresentabile “erede di Maicon” –bravo comunque Stramaccioni a minimizzare la sostituzione punitiva nelle interviste del dopo gara- : Zanna scala dietro a destra e a metacampo abbiamo un po’ di birra in più. Guarin è bravo, ha fisico, corsa, ma ieri sera ho capito che quanto a visione di gioco siamo un poco miopi (come disse Calboni di Filini, parlando con Zizì: “è magro, ma miope: occhiali doppi insomma… tipo civetta”): non azzecca un passaggio nemmeno a pregarlo e anzi innesca qualche contropiede russo, ergendosi a capolista del neonato partito P.A.C.R.A.  “Passaggi Alla Cazzo Regalati agli Avversari”. Morale, e tanto per far paragoni spannometrici, potremmo aver trovato il nostro Boateng (quello buono, non la versione attuale), o più romanticamente un Nicolino Berti del terzo millennio; in ogni caso, scordiamoci di avere un regista, metronomo, facitore di gioco o come minchia volete chiamarlo.

Quello è il ruolo che resta gravemente scoperto in quest’inter, tant’è che lo stesso Cassano più volte deve arretrare –come spesso fa anche Sneijder- per impostare l’azione. In uno di questi casi Ando’ sradica il pallone dall’avversario e parte con Coutinho e Livaja ai suoi lati: l’apertura per il numero 88 è al bacio, ma già la preparazione del tiro del croato fa capire al portiere dove la vuole mettere (a giro sul secondo palo): in compenso la mira è pure sbagliata e il tiro finisce alto sulla traversa. La gara di Cassano finisce a 20’ dalla fine, quando esce meno sorridente del solito per lasciar posto a Pereira. Il Pibe di Bari mi è piaciuto anche ieri, con passaggi illuminanti e notevole sacrificio anche in copertura. Su Pereira invece, in attesa di rivederlo in occasioni più fortunate, stenderei un velo pietoso, se è vero come è vero che più volte si scarta da solo, che usa sempre e solo il sinistro (…e se lo dico io!) e che è quindi prevedibilissimo nelle sue incursioni.

A sentire i commenti, per una volta molto più benevoli di quelli del sottoscritto, saremmo nel periodo migliore dei nostri, perché tutti dicono che il 2-1 russo sia arrivato durante il massimo sforzo dell’Inter. Forse lo sforzo era intestinale, non saprei. Fatto sta che, complice l’ennesima palla regalata al loro centrocampo –quoque tu Samuel- loro lanciano quel cristone di Rondon in contropiede, con The Wall fuori posizione –e in ogni caso ancora fuori forma- e Ranocchia che non riesce neanche a fargli fallo per fermarlo. Il diagonale è chirurgico e il suppostone arriva dritto-dritto là dove non batte il sole.

Onestamente la frittata pare fatta, ma Milito, subentrato a Livaja nell’ultima mezzora e forse stanco di (non) ricevere palle giocabili a centro area, si ricicla in versione “abile crossatore” ricevendo palla da Nagatomo e involandosi sulla destra. Il cross è nel cuore dell’area avversaria e la girata al volo del nippico è tanto episodica quanto spettacolare.

Ribadisco il mio giudizio tènnico: è andata bene, ancor meglio di domenica a Torino. Non possiamo dirci sfortunati in questo periodo e la cosa ovviamente mi preoccupa, chè si sa, la ruota gira.

Accolgo comunque con piacere le critiche positive a Stramaccioni, che mi pare godere degli effetti dell’incazzatura post-Toro e che in buona sostanza ha fatto passare il messaggio “nun me rumpete er ca”.

Ora tutti pronti (soprattutto la squadra, mi raccomando!) all’esordio di Panchito a San Siro domenica contro il Siena. Tre generazioni allo stadio… vediamo di non fare scherzi!

 

LE ALTRE

Detto che in generale l’Europa League mi mette la stessa allegria di un Luna Park bulgaro degli anni ’70, la forza dell’abitudine mi porta a guardare alle diversamente strisciate più che alle colleghe di girone dantesco. Milan e Juve pareggiano in modi che più diversi non si può: tristissimo nella sua mediocrità lo 0-0 rossonero in casa con l’Anderlecht, in quella che sulla carta era la partita più facile del girone; assai convincente –duole dirlo ma è così- il pari gobbo in casa del Chelsea.

Tornando  oltrecortina, il Napoli fa polpette del suo avversario svedese –domani promozione 3×2 nei baretti IKEA della zona. Lazio e Udinese pareggiano rispettivamente a Londra (White Hart Lane) e in casa con Eto’o e compagnia (la notizia è che il Re Leone non segna).

 

E’ COMPLOTTO

Come detto non c’è molto, anzi: ribadisco il mio stupore nell’ascoltare i complimenti per la prestazione dei ragazzi. Aggiungo un’osservazione che non avrei mai pensato di fare: Costacurta, che come giocatore detestavo come pochi altri, pieno simbolo del Milanistismo rampante e mediatico, come commentatore è invece capace, obiettivo e dotato anche di una certa simpatia.

Detto ciò, mi faccio accarezzare dalla godibilissima brezza che arriva sotto forma di spiffero direttamente da Milanello Bianco, dove pare che Allegri abbia aggredito –e forse non solo a parole- Superpippa Inzaghi, reo secondo lui di tramare alle sue spalle per fregargli la panchina.

Una edificantissima immagine, che nemmeno il MinCulPop rossonero ha saputo contenere, e che il solerte Geometra Galliani ha subito minimizzato chiarendo di aver parlato con i due e di aver avuto da entrambi ampie rassicurazioni circa il reale contenuto del “confronto” avuto in settimana.

Vado a prendere del pop corn in attesa del secondo tempo dello spettacolo!

Bomber banzai

      Bomber banzai

E’ UN’INTER CINICA…

TORINO-INTER 0-2

 Io godo. E tanto.

Il titolo -pur ascrivibile al tomo degli stucchevoli luoghi comuni calcistici- dice la verità: poi sta a ognuno di noi prendere la verità come un merito o una colpa. Io continuo a sostenere che vincere partite in cui si gioca così-così dia ancor più soddisfazione. Gli altri non so e sinceramente non me ne cale.

Anzi in realtà me ne cale: più rosicano e più godo. Mi godo un Principe in versione one shot one kill, mi godo una coppia di centrali difensivi da sogno, mi godo un Cassano che in tre spezzoni di partita fa 2 gol e un assist e che non fa problemi a partire dalla panchina, e soprattutto mi godo un Mister che, con le dichiarazioni del dopo-partita (http://www.video.mediaset.it/video/sportmediaset/calcio/320542/non-perdiamo-il-treno.html spiace linkare un video di quelli là… andate diretti al minuto 5 se non volete sorbirvi il tutto) può degnamente essere considerato successore del Mancio (“stranamente” su youtube non si trova traccia del mitico attacco a Franco Ordine e del suo “eh ma voi lavorate per gente importante…”) e dell’ormai paradigmatico Mourinho (http://www.youtube.com/watch?v=LQB9179Y2RU).

Per quel che mi riguarda, per il Mister, rinnovo quinquennale già assicurato, a prescindere dai risultati di campo.

Obbligandomi a non indugiare sull’aspetto mediatico della vittoria di ieri sera, cosa che vi costringerebbe a sorbirvi un panegirico di retorica sull’anti-interismo militante, mi soffermo invece sulle cose belle o bruttine viste durante i 90’ di gioco (e non giUoco).

Benissimissimo Ranocchia e Juan Jesus. Confesso a voi fratelli di aver salutato con uguale trasporto l’esordio in nerazzurro di Tramezzani, battezzandolo come “il terzino sinistro dei prossimi 10 anni”; diffido quindi chiunque da prendermi come infallibile vaticinatore di gesta calcistiche in salsa-Inter. Detto ciò, Ranocchia infila l’ennesima prestazione convincente, mentre il collega si presenta veloce, massiccio e autoritario come meglio non avrebbe potuto. Se da questo pazzo campionato uscissimo anche solo con questa coppia di difensori oliata e rodata a dovere per i prossimi anni, sarei già contento della stagione.

Su Milito e in parte Cassano mi sono già espresso: le mie preghiere sono indirizzate alla salute del Principe, che finché deambula è tra i migliori centravanti del mondo. Ando’ deve rigar dritto come sta facendo, poi coi piedi che si ritrova può far quello che vuole.

La novità di ieri sera è stata Cambiasso di fatto in linea coi giovanotti di difesa succitati, ad impostare l’azione da dietro. Come direbbe il sommo Rag. Filini, “può piacere o non piacere, su questo non discuto”; a me personalmente non fa impazzire, soprattutto se gli altri centrocampisti si allontanano invece di accorciare e aiutare il compagno, dandogli un’alternativa al lancio ad minchiam che per tanto così lo può fare anche il Cordoba di turno, per di più incravattato. Guarin e Sneijder sono bravissimi e utilissimi, ma in questo ieri sera hanno latitato non poco. I vari laterali non mi sono dispiaciuti, (Zanna e Pereira nella media, Nagatiello il mio preferito), con l’eccezione di Jonathan che ha visto la sua prestazione rivalutata solo dall’ingresso in campo di Alvarez, il quale, fino al sapiente cross per il 2-0, aveva perso centordici palloni provando altrettanti giochetti di prestigio de stoca

In buona sostanza, va detto che meglio di così non poteva andare. Giochiamo discretamente ma concludiamo poco, con la squadra troppo spesso spaccata in due e con poche invenzioni da parte di Wesley –che ha poco da incazzarsi al momento del cambio-. Troviamo il primo gol con una zampata da fuoriclasse che capitalizza una delle 100 ciofeche di Jonathan mal gestita dalla difesa granata e il raddoppio dopo aver visto i fantasmi per una decina di minuti (con il determinante zampino di qualche pallaccia persa da Guarin e Alvarez).

Il senso della partita però sta nelle dichiarazioni del nostro Mister, che non posso che far mie: quando gli altri vincono così sono bravi, quando lo facciamo noi siamo provinciali e umili.

Prepariamoci a un paio di giorni di “caso Sneijder” e di “Nervosismo Strama”, tanto per offuscare  il piccolo svarione dei cugini di sabato o la vittoria tutt’altro che agevole dei Gobbi a Genova.

 

LE ALTRE

Il Milan infatti ci dà la conferma (richiestissima dal sottoscritto) della casualità della vittoria di Bologna, implicitamente confermata anche da Allegri quando dice “ritengo giusti i 3 punti dopo 3 giornate; ma invece di una vittoria e 2 sconfitte avrebbero potuto essere 3 pareggi”. I cugini attualmente sono in grossissima difficoltà, e chi pareva poter prendere in mano la squadra è in realtà più in ambasce di altri (Boateng, Nocerino), stante la solita pletora di infortunati nonostante (o per colpa di) MilanLab.

La Juve rischia grosso a Genova, dove il Grifone ha 2 o 3 occasioni paurose per infilare la seconda pera, finendo invece come l’eroe romantico a pigliarla in culo sul contropiede successivo al miracolo di Buffon. Lì la carica nervosa dei rossoblù si squaglia, e l’inevitabile rigore bianconero fa il resto.

Come da me previsto (rectius gufato), la Roma becca in casa col Bologna dopo esser stata in vantaggio di 2 gol per oltre un’ora. Dopo aver vinto con noi senza giocare “da Zeman”, riescono anche a perdere “non giocando alla Zeman”, visto che i tre gol sono tutti presi a difesa schierata. Non so se la cosa costituisca attenuante o aggravante. Fate voi…

Napoli e Lazio vincono senza grossi patemi e condividono il superattico con la Juve, mentre in fondo il Pescara pare davvero cosa troppo piccola per stare in Serie A.

 

E’ COMPLOTTO

La pausa nazionali fa accumulare più materiale di quanto non si dica, a cominciare dalle 98 birre da 33 cl bevute da Maicon in una sola serata (“con tanto di scontrino”, copyright il sedicente interista Bruno Longhi a MeRdiaset), passando dal mese a disposizione di Stramaccioni per convincere Moratti a non cacciarlo in favore di Zenga, e finendo con l’immancabile caso Cassano, già appeso al muro in spogliatoio dalla ghènga argentina, reo forse di aver detto di preferire le scagliozze all’asado de tira.

La casuale ed effimera tripletta di Pazzini è stata ovviamente più che sufficiente a rispolverare l’antico adagio dell’Inter che cede al Milan i suoi campioni, con Pirlo e Seedorf raggiunti per l’occasione da Muntari e Pazzini, prossimi candidati al Pallone d’Oro, senza che mai nessuno ovviamente rimembri Vieri, Ronaldo, Favalli, Simic, West, Brocchi, a scelta nell’ordine.

La sentenza di Milano che condanna Inter e Pirelli a risarcire Vieri con 1 milione di Euro (contro i 21 richiesti) è ovviamente benzina sul sacro fuoco revisionista e negazionista degli ultimi anni, con le veline di turno a commentare come, oltre ai giocatori, l’Inter spiasse anche gli arbitri, e chiedendosi retoricamente “Possibile che Moggi facesse così paura? Manovrasse tutto? Pur rispettando le condanne che ci sono state, si può dire che di quegli anni restano ancora troppe zone d’ombra, e troppe macchie…”.

Posto che io, da tifoso, sono fiero di una squadra che tenga sott’occhio comportamenti sospetti da parte dei suoi tesserati, anche se fatti in violazione della privacy (per inciso: unica fattispecie per cui sia stata provata la responsabilità di Inter e Pirelli nella sentenza di primo grado), faccio notare come, nonostante una dozzina di condanne in sede sportiva ed una in sede penale a 4 anni e 8 mesi di reclusione, ci sia ancora certo giornalettismo che si chiede se davvero Moggi fosse poi così cattivo, rimestando acqua putrida nel mortaio del “così fan tutti”, con annessa e autoassolutoria conclusione del “tutti colpevoli, nessun colpevole”.

Infine, basta un minuto di Sconcerti su Sky nel post partita dell’Inter a farmi capottare 2 volte dalle risate: la stessa persona che dipingeva Cassano come un malato mentale incurabile e fallito cronico, ora spiega che il Milan non vince perché non ci sono più i grandi giocatori come il Pibe di Bari. Approfondendo la crisi del Milan, il nostro poi fa giustamente riferimento alla mancanza di Ibra che tante castagne ha tolto dal fuoco di tutte le sue squadre, dicendo che “lo schema palla-a-Ibra-che-ci-pensa-lui è stato usato alla Juve, all’Inter… soprattutto all’Inter, e al Milan”.

Tanto per chiarire che siamo tutti uguali, ma qualcuno è più uguale (e quindi “Ibradipendente”) degli altri.

 

WEST HAM

Buon pareggio esterno che ci mantiene stabili nella colonna di sinistra della classifica. They fly so high…

Caro Prandelli, fai un favore: continua a non convocarlo

Caro Prandelli, fai un favore: continua a non convocarlo

LASCIATE OGNI SPERANZA, O VOI CH’ENTRATE

INTER-VASLUI 2-2

Dopo aver eroicamente strappato un pareggio al granitico Valsui, conquistiamo la fase a gironi dell’Europa League, un girone dantesco di disperati e delusi che toglierà fiato e gambe ai nostri in vista del Campionato, ma che etica sportiva e dignità personale ci obbligano a tentare di vincere.

Come sono lontani i tempi della cara coppa UEFA che, un po’ per reale convincimento e un po’ per la storia della volpe e l’uva, arrivavo a definire ancor più difficile della Coppa Campioni: mentre infatti alla mamma della Champions partecipavano solo i campioni della stagione appena passata, alla UEFA del secolo scorso accedevano seconde, terze e quarte di ogni campionato. Morale, trovavi sempre due tra Real, Barcellona e Atletico Madrid, due tra Milan, Inter e Juve, due tra Porto Benfica e Sporting Lisbona. Per le inglesi il discorso è diverso vista la lunga squalifica dalle coppe dopo l’Heysel. Per di più le squadre erano il doppio della Coppa Campioni, quindi si giocava un turno in più. L’Inter in quegli anni, di Coppa UEFA ne ha portate a casa tre e, come direbbe la Cortellesi nella riuscitissima imitazione dell’On. Santanché, “le rivendico con orgoglio!”.

Ora, ribadisco, siamo a poco più di una coppetta di quartiere. Tristèssa…

Tornando alla fredda cronaca, la serata si apre con le inevitabili –e per una volta scusabili- lacrime di Julio Cesar alla passerella di addio. Del resto, il ragazzo emotivo lo è sempre stato e si è lasciato andare alla frigna già tante altre volte in questi sette anni. Essendo per di più quella di ieri la sua ultima uscita, gliela perdono. Anzi, il mio grazie sempiterno si associa a quello di tutti i neraSSuri del globo terracqueo.

E’ curioso che la sua mancanza si faccia sentire così tanto nei 90 minuti immediatamente successivi al suo saluto: i nostri due portieri di turno nella serata (Castellazzi e Belec) sono i principali artefici dei due gol rumeni: l’Italiano, dopo fuorigioco gravemente sbagliato da Samuel (Muro, que pasa?), pensa bene di tuffarsi a bomba sull’attaccante avversario rimediando sacrosanti rigore+espulsione, mentre il secondo organizza una caccia alle farfalle su un corner concesso subito dopo aver rimediato al troiaio di cui sopra con il pareggio di Palacio. Morale: nemmeno stavolta si è potuto assistere ad una tranquilla e ragionata gestione del risultato, bensì è toccato aspettare il 92’ per gioire grazie al primo gol nerazzurro di Guarin, entrato nella ripresa col piglio del “ghe pensi mi” e col sottoscritto che non ha fatto altro che guardargli il polpaccio malandato ad ogni scatto.

Il centrocampo del resto era decimato (fuori per vari motivi Obi, Deki, Gargano, Mudingayi, Duncan,  Pereira), e Strama non poteva far altro che schierare Cuchu, Zanetti e Nagatomo in un rombo che aveva Coutinho vertice alto. Cambiasso ha sofferto la mancanza di dinamismo dei reparto e non è riuscito a fare il “ghisa” nel traffico lento e impacciato del proprio centrocampo. Nagatiello, reduce dalla febbre e fuori ruolo, semplicemente non ci ha capito un cazzo.

Il Capitano, chettelodicoaffà, è stato tra i migliori correndo come un pazzo e attingendo a piene mani dal suo schema preferito (o unico?): discesa di 50 metri palla al piede e punizione guadagnata. In serate come questa, vuol dire ossigeno puro.

Davanti mi è piaciuto molto Coutinho, che continua a mostrare i suoi miglioramenti in termini di intensità e corsa, mentre Palacio ha avuto una serata pesante, giocando da vice Milito e quindi in un ruolo non suo, riuscendo tuttavia a fare un gol e chiamare il portiere avversario al miracolo su un altro tiro. Cassano non giudicabile, sacrificato sull’altare del secondo portiere da far entrare e si spera più riposato in vista di Domenica.

Morale: nonostante il brutto (ma sufficiente) risultato, l’Inter di ieri sera non mi è dispiaciuta: largamente rimaneggiata in mezzo e davanti, dove Milito e Sneijder sono stati giustamente lasciati a sedere, credo non avremmo avuto problemi di sorta con Handanovic al proprio posto in mezzo ai pali. Certo, duole sottolineare come Samuel sia in una forma assai rivedibile, mentre archivio con piacere un altro buon tempo di Ranocchia. Dietro abbiamo ufficialmente perso Maicon, con tutte le conseguenze che questo comporta, e il cartello “lavori in corso” è ancora ben visibile: Samuel da recuperare, Juan Jesus da valutare (lo tieni? Lo dai in prestito per farlo giocare?), coppia di centrali titolari ancora da scegliere (attualmente punterei su Ranocchia e uno tra Silvestre e Chivu), fasce da ridisegnare (spostare Nagatomo a destra e provare Pereira a sinistra? Mettere il Capitano su una delle due?). Il tutto con la Roma di Zeman in arrivo domenica sera. Inutile dire che la partita già vuol dire molto, chè a vincerla metteresti i giallorossi a -5 punti, a perderla rischieresti di demolire quanto di buono fatto finora. Che finisca in pareggio?

 

E’ COMPLOTTO

Mi incazzo, mi incazzo sempre e sempre di più, sia coi nostri che col mondo… sarà l’età.

Argomento: Nigel De Jong. seguito per tutta l’estate dall’Inter, ora finisce al Milan. Fa parte del gioco, i nostri cercavano un cagnaccio a metacampo e hanno trovato Gargano, oltretutto a condizioni favorevoli (prestito e diritto di riscatto per complessivi 6 mln, di cui però solo 1,25 da dare subito). Concordo oltretutto nella preferenza accordata al nanetto uruguagio, reduce da 5 anni di A e quindi teoricamente più pronto del  tatuatissimo galeotto olandese. Quel che mi limito a sottolineare è che il City dall’Inter voleva almeno 7 milioni, mentre è finito al Milan per la metà esatta (3.5). Vero che il tempo stringeva e in questo caso giocava a favore del Milan, ma la sensazione che l’Inter non sia capace di “fare i prezzi” rimane. Non sto discutendo di “chi” viene comprato o venduto, ma del “come”. Comprare Handanovic prima di aver risolto con JC ti mette all’angolo e ti obbliga a pagargli 3 mln per levartelo di torno. Far arrivare Maicon a scadenza nel 2013 ti costringe a svenderlo per 4 mln, proprio al City, ennesimo esempio di sceicchi abituati a spendere e spandere per qualsiasi giocatore tranne che per quelli di nerazzurro vestiti. E’ come se gli altri, il Milan in particolare, avesse sempre un jolly da giocare, o forse solo un maggior prestigio internazionale –del resto, i farabutti fanno paura- che fa pensare agli altri club “con questi meglio stare schisci…”.

Coi nostri invece, giù mazzate, chè tanto siamo simpatttici.

Ce n’è ovviamente anche per “gli altri”: continua infatti il giochetto dell’età dei calciatori: De Jong ha avuto 28 anni per tutta l’estate, fino al giorno dell’arrivo di Bojan al Milan (controllate la Gazza se ce l’avete ancora). Quel giorno, la foto di De Jong accostato al Milan campeggia poco sotto il titolone “Milan, non solo Bojan” e magicamente l’olandese ha 24 anni (!). “Sarà un refuso”, penso. Infatti. Nelle pagine interne gli anni diventano – e restano in tutti i giorni successivi- 27. Che è giusto, visto che il ragazzo farà i 28 a Novembre. Si vede che sarà andato all’anagrafe proprio settimana scorsa…

Similmente, una volta arrivato al Milan, Pazzini secondo la rosea pare aver segnato 16 gol non nell’anno e mezzo di permanenza all’Inter, ma solo nell’ultima stagione –chiusa invece con un malinconico “5” alla voce “reti in campionato”. Ma non vorrete mica che il Milan acquisti un attaccante che segna poco, vero?

Taccio per umana decenza sul tentato scippo di Berbatov ai danni della Fiorentina, godendo invece per il 2 di picche rifilato anche a loro a poche ore di distanza. Mi limito solo a riprenderne una splendida letta in rete nei giorni scorsi, e che la dice lunga sul DNA Juventino. I gobbi hanno infatti cambiato il terzo portiere.

E’ andato via Leali. Hanno preso Rubinho.

Giuro che è vero.

I tre amigos

I tre amigos

 

 

I BELIEVE IN STARTS

PESCARA-INTER 0-3

 D’accordo. Il titolo è un po’ apocalittico e giusto un tantino esagerato. Ma la citazione arriva da The Commitments, film superbo che annovero nella mia personalissima top 5 all time. Volendo dilungarmi e concludere il quote irlandese, Joey “the lips” Fagen diceva a Jimmy Rabbitte “I believe in starts, once you have a start, the rest is inevitabile”.

Ecco, non sono così fideisticamente ottimista sull’immediato futuro della mia Inter, ma un esordio come quello di ieri sera erano aaanni che non ce l’avevamo.

Sorrido vedendo i piedi di Ando’, Wes e del Principe darsi amabilmente del tu, scambiandosi goal e assist come vecchi amici, segno del fatto che, se sai giocare a pallone, non serve poi tanto per conoscersi e andare d’accordo.  

Sulla scia del terzetto c’è uno scintillante Coutinho: il compagno di asilo di Panchito aspetta una buona ora prima di entrare, ma in meno di 30’ mette Milito solo davanti al portiere (cosa si mangia il Principe…) e poi segna il 3-0 su imbeccata del compagno che gli rende l’assist.

Il centrocampo con Gargano e Guarin ha sufficiente corsa e dinamismo per permettersi il genio statico di Cambiasso: per me il Cuchu deve giocare sempre, e Strama dovrà fare il possibile per mettergli di fianco due cagnacci rognosi che corrano per lui. Con lui in campo c’è più fosforo che in qualunque altro centrocampo in Italia, e con pochi rivali in Europa.  La difesa vede un Ranocchia in gran spolvero, che torna a uscire elegante palla al piede come non si vedeva da tempo, e con un Samuel tenuto precauzionalmente in panchina abbiamo ulteriore margine di miglioramento (vale per the Wall lo stesso convincimento del Cuchu: vecchi ma buoni). Il mio commento di fine partita  è stato “se teniamo Maicon e se Milito non si rompe ce la giochiamo coi gobbi”. Ne sono convinto, ma i due presupposti sono purtroppo di difficile realizzazione. Come già scritto nelle scorse settimane, il sostituto di Maicon non c’è, e credo che l’Inter dovrebbe far di tutto per tenerlo, a costo di perderlo a parametro zero l’anno prossimo.

L’immenso Capitano ieri nella sua posizione ha faticato (nell’azione che porta al presunto rigore su Weiss, punito invece col giallo per simulazione,  l’unica cosa certa è che Zanna si è preso un bel tunnel in area dallo slovacco del Pescara). A 39 anni non puoi fare su e giù per la fascia tutte le domeniche. Con l’arrivo di Pereira, Nagatiello potrebbe traslocare sulla destra, ma- insomma- nessuno vale un Maicon anche al 60% della condizione.

Sulla tenuta fisica del Principe non mi pronuncio, ma è molto difficile che un 33enne giochi sempre. Ceduto –giustamente- Pazzini, non abbiamo un altro centravanti, a meno di ultimissimi colpi di coda in sede di mercato. We go see…

 

LA ROSA

Rispetto al mio ultimo commento, ho fatto in tempo a incainarmi per l’arrivo di Mudingayi –che per ora è valso solo uno splendido quanto triviale striscione intravisto in amichevole contro la Juve: “30 sul campo ce li ha solo Mudingayi”)- e per sorprendermi in positivo per quello di Gargano, ottenuto per di più con la formula del prestito con diritto di riscatto. Ho sentito pareri discordi sul piccolo uruguagio, ma per me è un signor acquisto, vista anche la triste mediocrità in cui era sprofondato il nostro centrocampo.

Sospendo il giudizio su Alvaro Pereira (se non per un accenno all’acconciatura decisamente rivedibile). Non solo non l’ho mai visto giocare, ma non mi è nemmeno chiaro se sia solo terzino sinistro, o all’occorrenza anche interno di centrocampo (alla Isla, per intenderci).

L’arrivo di Cassano è invece un’operazione in pieno stile-Moratti: il Signor Massimo voleva prenderlo fin dal 1999 e da quel cazzo di gol che ci fece col Bari: riesce nel suo intento con 13 anni di ritardo, e la speranza è che l’operazione sia più fruttuosa dell’acquisto di Batistuta nel 2003 (altro campione inseguito per lustri e preso al crepuscolo della carriera). Sappiamo cosa può dare Ando’, nel bene e nel male. La prima uscita è andata bene; assist a parte, l’ora giocata ha fatto vedere sufficiente disciplina e robusto impegno anche in fase difensiva (perso un pallone a metà campo è rinculato fino in area… poi a momenti prendiamo il gol, ma almeno ha mosso il culo: lo Sneijder mestruato della scorsa stagione sarebbe rimasto mani sui fianchi a smoccolare in solitaria). Che dire… che Dio ce la mandi buona e gli tenga la vena ben irrorata di sangue e al riparo di rischi “intoppamenti”.

 

E’ COMPLOTTO

Spero che anche voi abbiate notato come sia stato sufficiente accostare il nome di Cassano all’Inter per passare dal melenso ritornello della bella favola del grande campione che guarisce e torna a dare spettacolo sui campi di calcio a “Cassano non sa stare con gli altri, è anarchico-insofferente fino alla testardaggine. Sempre sopra le righe, sempre fuori tempo. Nessuno fino a oggi è riuscito ad accettarlo a lungo. Ha perso in fila grandi occasioni e grandi squadre: Roma, Real Madrid, Sampdoria, nazionale e Milan. Di più era impossibile.”  (M. Sconcerti sul Corriere del 21 Agosto). 

Ripeto allo sfinimento la solfa di questa rubrichetta: non discuto la frase in sé (anzi, la condivido, pur sperando che i prossimi mesi costituiscano l’eccezione alla regola), ma mi chiedo retoricamente perché tutto ciò sia stato taciuto fino a ieri, schiacciando invece sul pedale zuccheroso del simpatico ragazzaccio che per di più ha avuto un problema al cuore ma che grazie all’affetto dei compagni ora sta bene.

Prostitute.

So che lo scrivo spesso, ma provo una sorta di godimento liberatorio quando lo scrivo.

Prostitute.

In tutto ciò, il Milan ieri perde in casa contro la Samp ma la sola cosa importante da scrivere è che Galliani sta ancora cercando di riportare l’amato Kakà a Milano. Il tutto condito da frasi scoreggiate direttamente da Via Turati e trangugiate pari pari dal servo di turno (Kakà vuole solo il Milan, oppure l’inevitabile Summit da Giannino, vero e proprio quartier generale del Milan).

Nel frattempo, Conte si permette di insultare mafiosamente l’intero palazzo del calcio senza che –quasi-nessuno si faccia sentire come sarebbe invece opportuno (ma come pretenderlo dalle stesse persone che hanno assistito in penoso silenzio ai deliri del sono-sempre-29 poi diventati 30-sul-campo senza dire beh?).

 

LE ALTRE

Come detto i cugini cadono in casa: se invece di Nesta e Thiago Silva ti ritrovi con Yepes e Bonera (con tutto il rispetto), e se invece di Ibra hai un’ora di nulla da El Sharaawi e mezz’ora di Pazzini senza una palla buona per lui, poi i risultati possono anche essere questi.

La Roma strappa coi denti un pari in casa col Catania dopo aver recuperato due volte lo svantaggio: bellissimi i due gol giallorossi, ma non venitemi a raccontare degli schemi di attacco di Zeman: quelle sono due splendide giocate individuali, ma che nulla centrano con il tanto conclamato gioco offensivo del boemo. Riconoscibilissima invece, la prateria lasciata dalla difesa giallorossa in occasione del secondo gol catanese. Continuo a sostenere che, come l’anno scorso, la Roma giocherà e vincerà alcune splendide partite, ma che alla lunga ripeterà la stagione di alti e bassi visti con Luis Enrique, seppur con diversi stili di giuoco.

Il Napoli travolge il Palermo in trasferta e guida la classifica con noi ed i gobbi. Volendo fare una battuta –ma neanche tanto- mi vien da dire che dietro la Juve, inevitabile favorita, vedo tante squadre da 4° posto ma nessuna seria candidata alla vittoria nel caso in cui la vecchia signora pagasse lo scotto del doppio impegno campionato-Champions.

Chissà che di questa mediocrità non si possa approfittare…

 

WEST HAM

Stagione già alla seconda di campionato: dopo aver battuto l’Aston Villa all’esordio, apprendo da un tifoso inglese con tanto di maglietta claret and blue all’aeroporto di Bari della sconfitta dell’altro ieri contro lo Swansea: due partite, 3 punti. Siamo in media salvezza…

Gruppetto barzotto

          Gruppetto barzotto

GONE FOR A WHILE BUT BACK AGAIN

Ariecchime, anche se un po’ più tardi del previsto. Riparto da dove eravamo rimasti: settore giovanile e bla bla bla. Ora, togliendoci dalla testa l’utopia dei giovani imberbi che arrivano e risolvono tutto, chè tanto basta far giocare i giovani italiani, una seria analisi sulla rosa per la prossima stagione si impone. Analisi che, per quanto possibile dovrebbe prescindere da pregiudizi –positivi o negativi che siano- e da gratitudine o rancore per quanto fatto in passato.

BYE BYE LOVE, BYE BYE HAPPYNESS

Personalmente, pur con dolore, condivido la scelta societaria di giubilare alcuni protagonisti degli ultimi anni per iniziare quel rinnovamento che almeno in parte doveva partire 12 se non 24 mesi fa.  Iniziando dal numero uno, concordo seppur a malincuore con l’operazione Handanovic a discapito di Julio Cesar.  JC ha un contratto da 4.5 mln per i prossimi 2 anni, che la società ha liberamente sottoscritto, e che però adesso si rende conto di non poter onorare. Fa quindi la proposta fatta a tutti i big in squadra (tranne Sneijder a quel che mi risulta): il massimo che ti possiamo dare è 2.5 mln all’anno. Ci possiamo accordare? Chiaramente non è così automatico che un giocatore, calciatore professionista, debba accettare per forza e per amor di maglia. Questo è quello che vorremmo noi tifosi sognatori, ed è quello che i cugini diversamente milanesi sono bravissimi a vendere, salvo essere smentiti a poche settimane di distanza (noi-i-nostri-campioni-non-li-vendiamo). Sfortunatamente, JC ha tutto il diritto di dire “ragazzi, questo pezzo di carta l’avete firmato voi senza che io vi tenessi un kalashnikov puntato contro, quindi io non mi muovo dalla mia posizione”. Al tempo stesso, l’Inter ha tutto il diritto di agire di conseguenza, prendendo il miglior portiere su piazza in Italia (considerando qualità-prezzo-età) e garantendosi a prezzo e ingaggio più che ragionevoli il portiere per i prossimi 5-7 anni.

Condivido ancor di più, e con molto meno dolore, la rinuncia a Lucio. Ribadisco di voler tenere fuori ogni valutazione soggettiva sul calciatore in questione (non l’ho mai amato e chi mi conosce lo sa) e quindi mi baso sui dati di fatto: si può questionare su una Società che solo 12 mesi fa gli ha rinnovato il contratto a cifre che un anno dopo dice di non poter più sostenere, ma detto ciò il Lucio dell’ultima stagione ci è costato più di qualche punto, e le primissime apparizioni paiono confermare il trend discendente (ask Coutinho for references); dovendo scegliere un centrale vecchio e saggio mi tengo Samuel tutta la vita. Certo, Lucio in un anno salta meno partite perché fisicamente è più integro, ma è l’unico punto che fa pendere la bilancia a suo favore. Consideriamo anche che al crescere del minutaggio crescerebbe anche la probabilità di vedere scempi come Parma… Obrigado, Lucio, quella è l’uscita e che Dio ti abbia in gloria.

Più indigesto il fatto che il suo addio non sia stato monetizzato (è stato evidentemente ritenuto sufficiente il risparmio del suo ingaggio, 14 mln lordi in 2 anni, e l’uscita del suo procuratore il giorno dopo la fine del campionato –Lucio vuole andarsene- ha complicato di molto le cose); ancor meno simpatttico il suo approdo alla Juve. Non cambio di una virgola il mio giudizio sul giocatore, ma per principio non vorrei mai vedere i “miei” giocatori accasarsi in casa Juve o Milan, fossero anche caproni alla Muntari o giocatori ormai finiti stile Vieri collezione 2005. Vedremo: la speranza è di vincere a Torino dopo palla persa in una delle sue uscite alla cavallo pazzo, il timore è prendere la pera di tesata su calcio d’angolo. Il trofeo TIM di ieri ci ha dato un primo godibile sollazzo.

Zarate era fortunatamente un prestito che non è stato riscattato ed il guaio si è risolto così: pacco respinto, applicazione della teoria della minimizzazione del danno e tanti saluti.

Forlan ha avuto la faccia tosta di chiedere una buonauscita dopo l’anno della minchia che ha passato all’Inter. Alla fine ha ottenuto il cartellino a gratis e si è levato di torno, destinazione Porto Alegre. Anche qui speravo di poter almeno in parte monetizzare ed evitare la minusvalenza, ma almeno ci leviamo un pacco  da 3.5 mln netti all’anno.

Pur essendo secondo solo a Lucio come beneficiario delle mie Madonne nella scorsa stagione, spero che Maicon resti. Ne faccio un discorso puramente tecnico: Se JC è degnamente sostituito da Handanovic, e se l’ultimo Lucio può non essere fatto rimpiangere da uno tra Silvestre e Ranocchia, non vedo un terzino destro che sia avvicinabile ad un Maicon pure a mezzo servizio. Ribadito il rimpianto per non aver preso Isla –con lui in rosa l’addio di Maik sarebbe stato almeno affrontabile – non credo che Jonathan, né Nagatomo né lo stesso immenso Capitano potrebbero supplire ad una sua eventuale dipartita.

Discorso simile per Sneijder: mestruato perenne, ma unico fuoriclasse rimasto in rosa, a mio parere da tenere a meno di offerte al limite dell’imbarazzante. E’ non a caso l’unico ad avere un ingaggio totalmente fuori controllo (tipo 6 mln netti all’anno) che, non essendo soldi miei, mi paiono comunque ben spesi. Detta male, preferisco spenderli e farlo sentire pietra angolare dell’Inter presente e futura –il nostro ha 28 anni e per altri 3-4 può giocare ai massimi livelli- che incassare una ventina di milioni da reinvestire sul Lucas di turno. Intendiamoci: Lucas o chi per lui sarà il nuovo Messi? Amen, allo stato attuale dei fatti l’ultimo giocatore che cercherei di vendere è proprio Wesley.

Con dispiacere invece credo sia opportuno rinunciare a Pazzini, anche se non dovesse arrivare Destro. Il Pazzo ha capito che il Mister giocherà con una sola punta centrale, e che Milito è il titolare pressoché inamovibile: legittimo il suo desiderio di andare a giocare, un po’ meno spiattellarlo al microfono azzerando all’istante il suo valore di mercato. Mancano destinazioni plausibili al momento, e credo che non sia improbabile che l’Inter ne agevoli la partenza contribuendo a parte dell’ingaggio come già fatto con Pandev l’anno scorso a Napoli.

Essendo ormai l’ex pupillo di casa Destro destinato a Roma, o ovunque fuorché l’Inter, non starei a impazzire alla ricerca di un vice-Milito. Avanti con Longo, almeno fino a Natale, e si vedrà: il ragazzo pare destinato a seguire le orme del suo collega di un paio d’anni più grande, e Stramaccioni è l’uomo che più di chiunque altro può capitalizzarne il potenziale.

ARRIVANO I BUONI

 Come detto Handanovic e Silvestre mi trovano rispettivamente molto e sufficientemente contento. Spero che il portiere si mantenga sui suoi standard, che gli permetterebbero di non sfigurare in una tradizione pluridecennale di eccellenti portieri (Bordon-Zenga-Pagliuca-Toldo-JC). Quanto a Silvestre, mi auguro possa essere un buon centrale da alternare a Ranocchia, che a mio parere ha maggior potenziale, ma anche più problemi di continuità.

Palacio ha il difetto di avere il peggior look visto a San Siro dai tempi di Taribo West e di arrivare con un anno di ritardo, dando modo a Gasperini di dire “visto che avevo ragione quando lo chiedevo l’anno scorso?”. Detto ciò, e al netto di eventuali deferimenti della giustizia sportiva, mi pare un buon acquisto, seppur non giovanissimo, da cui possiamo attenderci tra i 10 e i 15 gol, oltre ad un certo numero di assist per il Principe. Non voglio ridurre tutto a numeri, ma quando si parla di attaccanti questo è quel che si va a guardare. Lui e Milito paiono nati per giocare insieme (uno svaria, l’altro suggerisce-riceve-segna), speriamo che le impressioni siano confermate.

Detto che non considero Guarin un nuovo acquisto (bene il riscatto dal Porto con un paio di milioncini di sconto, ma non facciamo il gioco delle tre carte: è arrivato a Gennaio, non adesso), attendevo stesso epilogo per Poli, per poi apprendere di un inopinato e imbarazzante “non se ne fa niente”. E dire che sembrava poco più di una formalità: riscatto fissato a 6 mln al raggiungimento di un “tot” di presenze in campionato. Del ragazzo c’era bisogno, eccome, e invece toccherà vedere al suo posto quella chiavica umana di Mudingayi, che tutti i bene informati descrivevano da settimane come ansioso di sbarcare sulla sponda sana del Naviglio… e vorrei vedere: un 31enne che ha dato il suo meglio come mordicaviglie del Bologna, si ritrova l’insana opportunità di giocare nell’Inter… Un nuovo Muntari, ma più vecchio: un affarone, non c’è che dire.

Si parlava di questo Paulinho, centrocampista dai più accostato a Marchisio, che servirebbe come il pane in un reparto che rischia di dover continuare a schierare Cambiasso e Zanetti nel 99% dei casi, stanti ricambi non all’altezza. Mai visto giocare, questo Paulinho, ma nel dubbio pare che non arriverà: giusto il tempo di “farcelo venir duro” (excuse my french), per poi sentire il solito ritornello “il ragazzo vuol rimanere in Brasile”.  Un altro nome serve comunque, a mio parere molto più del Lucas di turno. Staremo a vedere, ma ho come l’impressione che l’unico eventuale nuovo arrivo andrà ad ingolfare il reparto avanzato, dove già abbiamo un carnaio di mezzi campioni (Coutinho, Alvarez, Palacio) e due stelle tanto luccicanti quanto fragili (Milito e Sneijder): manca come detto un vice-Principe, e spero vivamente che Longo possa farsi apprezzare.

Di seguito, nel caso in cui a qualcuno fregasse qualcosa, una formazione di cui potrei ritenermi soddisfatto:

                                                               Handanovic

     Maicon       Silvestre                   Samuel           Nagatomo

 Cambiasso

Guarin                            Paulinho?

 Sneijder

 Milito    Palacio

 

Prime alternative: Zanna, Ranocchia, Poli, Obi,  Coutinho,  Longo

Altri: Chivu, Jonathan, Mbaye, Stankovic, Duncan, Alvarez

SOCIETA’

In tutto questo puttanificio di arrivi e partenze, la Società si è anche mossa nel buio, andando a piazzare alcuni uomini in posti strategici. L’arrivo d Marco Fassone è indicativo di una precisa volontà da parte del Sig Massimo: Fassone è il “papà” dello stadio della Juventus, e il progetto di avere una cosa analoga (ma più bella!) da qui a 5 anni mi pare il miglior presupposto per tornare ad essere grandi. E’ ovvio che SanSiro resterà sempre SanSiro e che il cuore di ogni tifoso piangerà sangue quando si tratterà di sbaraccare. A me, tifoso rancoroso, la cosa farà ancor più male perché già vedo il ghigno mefistofelico del Geometra Galliani che, tipo avvoltoio, non vede l’ora di mettere le mani sul Meazza, intitolarlo seduta stante al suo presidente e prenderne pieno possesso; motivo in più per augurarmi che Pisapia o chi per lui rimanga sindaco di Milano per decenni, in modo da non fare sconti di nessun tipo a questa banda di balordi!

Nell’immediato, sono molto curioso di vedere all’opera i giocatori sul nuovo campo di San Siro semi-sintetico con lo scappellamento a sinistra. Non sono d’accordo (e me ne vanto) con i nostalgici alla Gianni Rivera, che dicono che così non è calcio, che si perde la poesia e minchiate del genere. Io voglio che la palla rimbalzi bene, che se uno sbaglia uno stop non abbia l’alibi della zolla che si è alzata, e soprattutto non voglio doverlo maledire ad ogni legamento che salta. Eccheccazzo! La soluzione è il sintetico? C’è solo un modo per scoprirlo: provare. Andrà male? Come non detto, torneremo a rizollare il campo 4 volte a stagione e ci saremo tolti il dubbio.

Più in sordina ma non per questo meno importante, l’arrivo di uno di principali osservatori dell’Udinese, Valentino Angeloni, a ricoprire il ruolo di capo osservatore per la prima squadra. Se i friulani sono giustamente portati ad esempio come modello di scouting, questo qua qualche merito ce l’avrà avuto perdìo! Nessuno gli chiederà di comprare Messi, ma di replicare operazioni che nel passato ci sono già riuscite (Maicon, Cambiasso, Julio Cesar) e che da un po’ non riusciamo a ripetere, facendo serpreggiare il dubbio atroce che si sia trattato di sano culo e non di visione e progettualità.

Più romantico invece il trasferimento di Ivan Ramiro dal campo alla panchina nel ruolo di Team Manager: può essere utile a Stramaccioni per aver un supporto “umano” e un collante con lo spogliatoio,  sulla scorta di quanto avvenuto con Mihaijlovic vice-Mancini.

Tutto sommato, la campagna acquisti dirigenziale mi pare improntata ad una maggior professionalità e ad un minor spirito da “grande famiglia” –pur con l’eccezione di Ramiro, come detto-. La cosa mi sta bene in linea di principio, con la speranza che i professionisti individuati siano all’altezza del compito che li attende.

UNA BELLISSIMA, UNA TERIBBBILE. MA VA BENE

 Non potevo non dedicare due righe alle maglie per la prossima stagione: dopo avere disprezzato le righe sottili della stagione passata, e le zigrinature del post triplete, non posso non accogliere con gioia il ritorno al blu scuro e alle 5 righe belle larghe. Peccato il blu come riga centrale anziché il nero, ma qui siamo a un passo dalla paranoia, curabile solo dopo TSO del sottoscritto.

La seconda maglia non c’entra niente con l’Inter: l’Inter di rosso ha solo i conti, niente altro. Non mi scandalizzo, non sono –più- così romantico. Dico anzi che Moratti dovrebbe parlar chiaro ai tifosi: non spargiamo nell’aere cagate del tipo “il rosso è parte dello stemma di Milano e la maglia vuole omaggiare la nostra città”. Dica la verità: cari tifosi, c’è un cinese che ci potrebbe dare tanti soldi per fare lo stadio nuovo: tra gli accordi con lui, o anche solo come gesto di riconoscenza, la seconda maglia sarà rossa come omaggio alla Cina e al suo potenziale mercato plurimilionario. Credo che in Cina e nel mercato asiatico in generale ne venderanno a strafottere, in Italia ben poche, anche se le vendite dei primi giorni paiono dire il contrario.

La sostanza è: volete il Messi del 2020? Accattatevi ‘sta maglia e non rompete i coglioni.

E’  COMPLOTTO

Solo per tranquillizzare i miei dottori: non sono guarito e continuo a soffrire di sindrome di accerchiamento e cospirazione ai danni dell’Inter. Palese è stata la reazione delle prostitute intellettuali dopo la scoppola presa dall’Italia in finale contro la Spagna: colpa dell’Inter, in buona sostanza (for further details:  http://www.facebook.com/photo.php?fbid=467864509893428&set=a.304492886230592.86394.304489272897620&type=1&theater). Evidente è l’appecoronamento dei media di fronte alle deliranti dichiarazioni dell’Agnellino che dice di “non riconoscersi nella matematica della FIGC”, pur avendo una ventina di sentenze a sbugiardarlo e senza che l’ultimo scudetto gli consigli la prudenza o forse solo il buon senso di tacere e guardare avanti. In tutto questo, le tre stelle giganteggiano fuori dalla sede e dal loro stadio, senza che nessuna istituzione si pronunci anche solo sull’opportunità di sbandierare dei falsi storici in maniera così impunita.

Dall’altra parte, i cugini sbagliati non stanno certo a guardare.

Ho sinceramente sperato che il Boca Juniors vincesse la Libertadores per vedere che cazzo avrebbero scritto quei pagliacci sulla loro maglia: Zio Fester ineffabile aveva detto che nel caso avrebbero cambiato la scritta in “Club europeo più titolato in Europa”, come se fosse normalissimo e assodato poter scrivere il cazzo che si vuole sulle maglie e senza che a nessuno sia scappato da ridere. Tristèssa…

Guarda caso, quando giocano in Europa questa manfrina non la possono fare, a conferma del fatto che il nostro campionato è sempre meno prestigioso e sempre più stantìo.

In pieno stile Milanello Bianco poi  il teatrino di Thiago Silva che rimane “perché noi i nostri campioni non li vendiamo” per poi vederlo andar via a braccetto con Zlatanasso per una paccata di milioni. Questo perché loro sono una grande famiglia e ai loro ragazzi ci tengono. Ripeto per l’ennesima volta: ogni club ha il sacrosanto diritto di comprare e vendere i giocatori come meglio crede, ma poniamo un limite alle stronzate: perché pensare che i propri tifosi siano così coglioni da credere alle favole? Purtroppo la manfrina va avanti da decenni and that’s nothing new, anche se stavolta il tifoso milanista avrebbe ottimi motivi per sentirsi davvero turlupinato: ma come, prima mi fai rinnovare l’abbonamento e me la fai vedere, e poi non me la dai?? Timidi segnali di ribellione arrivano dal popolo di tifosi più aziendalista del mondo, l’unico capace di vantarsi degli 80 mila in B con la Cavese e quindi reo-confesso di assenza totale di coscienza critica. Una ventilata minaccia di class action è bastata affinchè il Geometra dicesse che il Milan è disposto a risarcire quanti finora hanno sottoscritto l’abbonamento. Andrà a finire che, a parti poche teste pensanti, il grosso dei tifosi abbaierà e nient’altro, chè alla fine questa dirigenza ci ha portato in cima al mondo…

Altra cosa da sottolineare è il tono tenuto dai giornali nei giorni della cessione di Ibra e Silva in Francia: la Gazza di quei giorni recitava testualmente: “Venduti! E Adesso…” e dal tono sembrava che l’affare l’avesse fatto il Milan a sbarazzarsi di due bidoni che finalmente potevano essere sostituiti con Tevez e Rolando. Cioè, come far passare una brutta notizia per un’ottima opportunità di ricostruire e ripartire di slancio verso nuove meravigliose avventure.  In più l’ultima chicca: dopo aver attentamente conservato l’età di Ibra a 30 anni (ne farà 31 a inizio ottobre) quel giorno –guarda caso proprio il giorno dell’addio- Ibra diventava “ormai 31enne” e deciso a chiudere la carriera nel giro di pochi anni. Troie.

IL (FU) CAMPIONATO PIU’ BELLO DEL MONDO

Svestendo per un attimo i panni del tifoso che ancora si sbellica per il mercato dei cugini, non posso non notare come l’addio di Ibra e Thiago Silva chiuda definitivamente un’epoca durata quasi trent’anni, nei quali la Serie A era l’approdo ultimo di qualsiasi calciatore in cerca di una consacrazione internazionale. Dopo essere stati superati in questo senso da Spagna e Inghilterra nel corso degli anni 2000, ormai anche Germania e Francia sono in corsia di sorpasso. I due rossoneri rappresenta(va)no di gran lunga i migliori interpreti del campionato nei rispettivi ruoli, e vederli partire è una –spassosissima- sconfitta per il calcio italiano. Personalmente, allo stato attuale credo che l’unico giocatore ancora definibile fuoriclasse sia Sneijder, ma queste sono considerazioni personali e da tifoso. Mettiamola così: che la Juve abbia meritatamente vinto l’ultimo campionato e che si presenti ulteriormente rafforzata per il prossimo, senza avere in squadra grandi campioni (Buffon e Pirlo sono a fine carriera), è la dimostrazione empirica di quanto vado dicendo. La Juve è una squadra solida, forte, ma la vedo molto lontana dai fantastici 6 (Real Barça ManUtd ManCity Chelsea Bayer). Riusciranno i nostri eroi (Istituzioni & Presidenti) a risollevarsi e tornare all’antica gloria?

No.

Le ormai periodiche analisi di Deloitte & co., riprese dai nostri giornali, dipingono un quadro già cristallizzato, per non dire incancrenito: la Serie A sopravvive solo grazie ai diritti TV, cioè dall’entrata che meno di tutte stimola i club a migliorare “l’esperienza” del match allo stadio e lo spirito di appartenenza al club (leggasi merchandising). Qui o si copia pari pari dalla Germania, la migliore in Europa a suddividere le proprie entrate tra TV, stadio e magliette, o i volatili saranno ancor più per diabetici.

GOL NON GOL

Infine, quel farabutto di Blatter per una volta ha l’idea giusta e promuove l’idea delle telecamere sulla linea di porta per porre fine ai dubbi su palloni ballonzolanti a cavallo della stessa. La cosa, pur essendo molto più fumosa di quel che sembra e sebbene proveniente da un losco figuro, mi trova d’accordo, ed il fatto che Platini non se sia felice non ha che rafforzare la mia convinzione. Non capisco perché, laddove si può diminuire l’incertezza e togliere qualsiasi responsabilità e discrezionalità agli arbitri, rendendo quindi il gioco più bello e  senz’altro più corretto, ci si appelli al fascino dell’errore arbitrale, all’alea e all’imprevisto che sono un po’ il sale del calcio. Ma manco peggnente! Riduciamo al minimo il margine entro cui l’arbitro può agire “da solo”, togliamogli quanto più potere possibile, non lasciamogli la possibilità di essere corrotto. E ancora, bocciamo la manfrina degli arbitri di porta che, aldilà delle cagate dette da Platini NON hanno fatto bene all’Europeo, cannando proprio la valutazione sotto gli occhi di tutti (gol dell’Ucraina non dato causa salvataggio di Terry già oltre la linea).

Avere 6 arbitri in campo che non risolvono il problema è la classica soluzione da ottusa difesa corporativa. C’è la tecnologia? Usiamola Cristo! Io personalmente sarei solo contento di sapere in 5 secondi se la palla è entrata o no.

E per quel che mi riguarda, lo sarei altrettanto se le squadre avessero un paio di “jolly” da giocarsi nella partita per capire se un certo contatto è rigore o no. Sarei addirittura estasiato dall’introduzione del tempo effettivo, che farebbe sparire all’istante la decina di attacchi apoplettici e con risurrezione incorporata visibili durante ogni partita che Dio manda in terra.

Davvero non sopporto la visione sentimentalista del “si stava meglio quando si stava peggio”, ancor di meno se propugnata da chi –lo scrivente rancoroso dall’elefantiaca memoria non lo dimentica- ha festeggiato una Coppa Campioni tra i morti e grazie a un rigore fischiato per un fallo fuori area.

HAPPY BIRTHDAY TO YOU

CHIEVO-INTER 0-2

Come detto ancora incredulo a fine partita: beh, bello però vincere ogni tanto!

L’Inter vince la sola partita giocata in maniera decente nell’arco degli ultimi 40 giorni e si fa un bel regalo per i suoi 104 anni: non è l’età media del centrocampo titolare, ma l’età effettiva del Club, fondato il 9 Marzo 1908.

La nuvoletta di Fantozzi aleggia ancora più che minacciosa sulle capocce dei nostri, fermando sulla traversa un bel tiro di Sneijder nel primo tempo e soprattutto facendo sbagliare un rigore a Milito, al quale devo confessare una cosa: se mi sono accorto io che di solito i rigori li tira forti, centrali e a mezza altezza, ragione vorrebbe che si scegliesse un angolo e ivi si tirasse forte. Sorrentino, portiere clivense di buono spessore e sufficiente perspicacia, resta invece fiducioso della bomba ignorante a centro porta ed è bravo a respingere, mantenendo la porta veronese inviolata.

Il primo tempo, complice un ritorno al rombo che a mio parere dà ordine più mentale che tattico, vede i nostri in buona forma, con Stankovic e Sneijder a fare da vertici del suddetto quadrilatero e Zanna e Poli fidi scudieri laterali.  Dietro soffriamo poco, se si eccettua la solita ventina di rimesse laterali regalate da Maicon e l’uccellata di Pellissier ai danni di Lucio, che rimedia poi con mestiere nell’unica occasione creata dal Chievo.

Davanti il Principe e Forlan fanno quel che possono; pesa come detto il rigore sbagliato, ma i due si muovono e si cercano con sufficiente applicazione.

La ripresa ci vede in versione più ciapatina, forse per paura di non riuscire a sbloccarsi e quindi di subire la beffa, o forse per un purtroppo comprensibile calo di energie fisiche: l’autonomia dei nostri non può essere raddoppiata per il solo fatto di aver tenuto il Cuchu a riposo, e quindi le gambe a poco a poco mulinano meno km e lasciano un po’ più spazio ai gialloblù. La partita scollina lemme lemme fino agli ultimi minuti, nei quali è chiaro che solo un episodio può dare la vittoria ai nostri.

Ai nostri avversari lo 0-0 va più che bene, e quindi il corner al minuto 88’ è di quelli troppo preziosi per essere sprecati. La parabola di Wes pare anche lentuccia e prevedibile, ma Samuel è talmente bravo e forte da saltare in anticipo, colpire in controtempo e prendere di sorpresa Sorrentino. Vantaggio a 2 minuti dalla fine ed una strana sensazione di eccitante sollievo che corre sulla schiena “fandomi felice” (cit. eliana).

Nemmeno il tempo di capacitarmi dell’incredibile evento –e di dire “portento” continuando le citazioni delle sopracciglia del rock n roll italico- che il prode capitano, 40 anni e non sentirli, si sciroppa 50 metri di corsa e pennella dalla destra il cross sul quale plana il Principe, capocciando in rete il 14° sigillo di una stagione almeno numericamente buona, e dando ai ragazzi la gioia e –si spera- la tranquillità per preparare quella che oramai è da tutti vista come LA partita.

 

LE ALTRE

Non seguo il pomeriggio domenicale e quindi apprendo i prevedibili punteggi in arrivo da Milan e Juve. I gobbi paiono aver finito la benzina e, come da me preconizzato (rectius gufato), mostrano il lato debole del giocare sempre a mille all’ora: ficata finchè la brocca ti regge, ma poi son dolori. I cugini invece marciano come un diesel e temo che nessuno possa seriamente contendergli il campionato. Che mediocre è e mediocre rimarrà, vista anche la figura demmerda dei succitati diavoli in terra albionica. L’illusione di vedere ripetere i capolavori di La Coruna o Istanbul è durata poco meno di un’ora, ma è comunque stato bello vedere certe facce impallidire e poi riprendere colore nell’arco di 90 minuti. E meno male che hanno la Champions nel DNA!

 

E’ COMPLOTTO

Parto proprio dalla maiuscola prestazione rossonera per sottolineare il livello di zerbinaggio che qualcuno tra le decine di inviati al seguito dei suddetti riesce comunque a raggiungere: Nosotti di Sky riesce a chiedere a Mexes se la partita di Londra possa dare una spinta in più in vista del Campionato. Splendido nella sua imbarazzata sincerità (o forse solo lucidità) il francese quando lo rintuzza dicendo “Veramente stasera abbiamo perso 3-0…!”.

Guardando in casa nostra, un ceffone al servo di turno che prima dipinge Pellissier come “uno che all’Inter ha sempre fatto gol” (vero), salvo poi commentare il cambio del suddetto con Moscardelli dicendo “entra adesso una punta che in passato ha già fatto tanto male all’Inter” (ha segnato un gol lo scorso anno, e purtroppo, visti gli ultimi precedenti, non è nemmeno evento così raro per una qualsiasi punta…). Il gufaggio a oltranza era iniziato annuncuando l’arrivo di Moratti al Bentegodi e ricordando lo spiacevole precedente dell’ultima trasferta seguita in prima persona dal Presidente (Novara, sconfitta a settembre e bye bye Gasp): insomma, tutti gli ingredienti possibili per rendere ancor più acida e indigesta la partita dei nostri.

Noi poi ci mettiamo la nostra parte, con un signore di 60 anni che si riduce alle lacrime per una vittoria a Chievo che gli salva il deretano (c’ha pure la faccia di bronzo di dire “ma è perché io ci tengo” senza però specificare se il riferimento sia alla squadra o alla panchina). Gli occhi lucidi, che seguono di pochi giorni quelli esecrandi (e difatti da me esecrati) di Cambiasso, danno l’assist per l’inevitabile servizio sulle “lacrime dell’Inter dal 2000 ad oggi”, iniziando con Ronaldo che si scassa contro la Lazio, passando dal cosiddetto giorno-che-non-esiste nel 2002, per arrivare alle lacrime dolceamare di Mourinho e Materazzi dopo Madrid e approdare ai poco edificanti exploit degli ultimi giorni.

Ribadisco la mia sincera quanto irrealizzabile speranza: due settimane di stipendio di multa a chi piange in maglia nerazzurra. A casa tua fai quel cacchio che vuoi,  sul posto di lavoro ti contieni.

 

WEST HAM

I martelli inciampano in casa contro i penultimi della classe, non andando oltre un insipido 1-1 contro il Doncaster. Il Reading ci aggancia al secondo posto, il che mi lascia poco tranquillo visto che, come per la Serie B italiana, i primi due sono promossi automaticamente, mentre il terzo se la gioca ai play off contro quarti, quinti e sesti.

Testa giù e pedalare!

Mucchione nerazzurro a festeggiare... un'immagine che iniziavo a credere fosse ormai frutto della mia fantasia malata.

Mucchione nerazzurro a festeggiare… un’immagine che iniziavo a credere fosse ormai frutto della mia fantasia malata.

MA ALLORA DITELO (SE NON AVETE VOGLIA…)

INTER-PALERMO 4-4

L’ennesima partita da circo vede i nostri incassare 4 gol su 5 tiri subiti.

Non mi sentirete mai mascherare un 4-4 in casa contro un Palermo derelitto in un “ma che spettacolo, girandola di gol ed emozioni”. Quelle cagate le deve dire Ranieri per evitare di ammettere davanti ai microfoni quel che io –semplice tifoso a casa- posso digrignare tra i denti: “Manica di pirla!”.

Detto ciò, in avvio lasciamo 5 corner al Palermo che non ne avrebbe nemmeno tanta voglia di stazionare dalle nostre parti, ma come dice il vecchio saggio “vedere cacare venire la voglia” e quindi al 5° tentativo tal Mantovani si trova tutto solo nell’area piccola per coronare il sogno di una vita: gol a San Siro in una fredda e nevosa notte d’inverno.

Per fortuna il Principe è tornato quello che conosciamo, e pertanto gli basta toccare palla per metterla in buca. A fine serata saranno 4 gol convalidati più altri due annullati, a dimostrare quanto sia importante per un calciatore, specie una punta, il “momento”. Miccoli non è da meno, riuscendo nell’impresa di fare due gol in fotocopia ed un terzo addirittura di testa (contrastato non a caso da Nagatiello, collega di nanitudine).

Torno solo un attimo sui gol di Milito per dire che in effetti il terzo di quelli segnati è –di poco- in fuorigioco, ma il commento della serie “nel dubbio è giusto far giocare” evidentemente si applica solo se il tizio in fuorigioco ha la maglia a strisce di colori diversi. Allo stesso tempo, quel che sarebbe stato il 5° gol del Principe è annullato per un cross di Maicon che pare –pare- aver oltrepassato la linea di fondo nel corso della sua traiettoria, ma che nessuna immagine chiarisce definitivamente.

Non essendo serata da analisi tattiche, visto il campo imbiancato (che però sembra peggio di quel che è) vorrei focalizzarmi sull’ormai irrecuperabile equilibrio mentale dei nostri giocatori, specie quelli di difesa. La partita di ieri è la miglior dimostrazione pratica al teorema “Samuel-deve-giocare-sempre”: la coppia centrale di ieri (Lucio-Ranocchia) regala un paio di gol e pasticcia sugli altri due, con Ranocchia evidentemente assente alla lezione nr 2 del difensore in cui si spiega che non fa bello rinviare di testa sui piedi del terzino libero di crossare e con Lucio che fa di tutto per non intervenire sul bomber tascabile in occasione del 4-4.

Coppia di cazzoni inverecondi, che le emorroidi vi colpiscano alla prima pausa di campionato! Maicon ovviamente non si fa pregare se c’è da assemblare cacate in serie, quindi eccolo vagare nell’ultima mezz’ora come uno zombie a cui hanno tolto la Caipirinha, regalando palle e rimesse laterali in serie, risparmiandoci almeno (sarà per il freddo?) il ghigno a commento delle sue malefatte. Julio Cesar infine vive uno di quei classici momenti in cui non appena tirano gli tocca raccogliere la palla in fondo al sacco, mettendoci di suo una vena leggermente inferiore a quella mostrata nei giorni belli. E’ il meno colpevole, in altre parole ma, vista l’assenza di miracoli e le percentuali da cecchino (one shot one kill), finisce pure lui dietro la lavagna.

A metacampo, rimasto orfano di Thiago Motta di cui dirò più avanti, fa bella mostra di sé Poli, che gioca un’ora su buoni livelli e garantisce quella corsa-e-dinamismo diventata oramai un’endiadi dal significato sconosciuto nelle lande nerazzurre.

Wesley fa il bravo scolaro diligente, mettendosi in fascia nel 4-4-2 di Ser Claudio, proprio quello schema nel quale, secondo il Mister, Sneijder non poteva essere sacrificato. Poco male in realtà perché finché resta in campo il pallone passa spesso e volentieri dai piedi stempiati ma pieni di fosforo del pifferaio olandese, che continua a non trovare il gol ma che è in evidente crescita.

Ha voglia Ranieri a dire che la squadra può dare ancora tanto, perché deve ancora inserire Forlan ed ora i nuovi centrocampisti; la mia impressione, visti anche i risultati di ieri sera, è che sarà molto difficile acciuffare il terzo posto, e che vivremo qualche buona sporadica giornata accanto a una routine di quella mediocrità vista nelle ultime uscite.

Con tanti saluti a Zanni  e all’ otimiiismooo

 

LE ALTRE

Detto che si gode sempre a vedere i cugini perdere, devo dire che stante il nostro pareggio, la loro sconfitta equivale a 2 punti persi sulla Lazio, che ora dista 3 punti da noi. Vince anche l’Udinese, che quindi si porta a +5. Dietro per fortuna il Napoli non vince, restando a distanza immutata, mentre la sconfitta della Roma la tiene a debita distanza, ma le mette al tempo stesso addosso una carogna alta 3 metri in vista della partita di sabato, di cui avrei fatto volentieri a meno.

 

CALCIOMINCHIATA

Giusto un accenno alla finestra di mercato di casa Inter, per commentare partenze e arrivi, ma soprattutto modalità degli stessi. Cara Inter, io non voglio sindacare l’addio di Thiago Motta in sé (o meglio, lo voglio fare ma tra poco); quel che voglio far notare è che non è furbo né salubre esporre il tuo allenatore a sparate del tipo “deve restare, non c’è un altro come lui, ho parlato con la Società e mi aspetto che resti con noi” e poi farlo sbugiardare dai giornalisti che gli domandano il perché sia convocato per la partita quando tutti sanno che ha già firmato. Che il trasferimento si sarebbe deciso nelle ultime ore di mercato era chiaro a tutti. E allora per Dio: chiami il Mister, lo informi della cosa, e un cazzo di ufficio comunicazione dice “Mister, la linea da tenere è questa : lei si augura che rimanga, è un giocatore importante, ma ha ben presente le esigenze del Club e se si arriverà a una cessione vorrà dire che i pro saranno stati maggiori dei contro”. As simple as that. Troppo facile? Evidentemente sì…

Entrando nel merito, è vero tutto quel che si dice, e cioè che lui voleva andar via, e tenere un giocatore poco convinto non giova a nessuno. Come al solito, quel che non mi garba è far passare i 10 o 11 milioni come la classica offerta che non si può rifiutare. L’Inter ha bisogno di soldi, questo lo sanno anche gli sceicchi e i petrolieri russi. Quindi Eto’o e Motta sono stati comprati a prezzi di tutto favore per i compratori, e fatte passare come vagonate di soldi che sistemano tutti i problemi del mondo Inter.

Almeno tra di noi, ‘ste cose diciamocele…

Sui nuovi acquisti, sappiamo quel che può dare Palombo (che, once more, per tanto così avrei portato a casa già a giugno dell’anno scorso), mentre confesso la mia ignoranza su Guarin: il fatto che lo stesse seguendo anche la Juve non mi tranquillizza di per sé. Tanto per ambientarsi subito al clima da nosocomio, è arrivato già rotto, perciò ci vorranno 20 giorni (quindi un mese) per vederlo in campo. Se fosse buono abbiamo tutto sommato fatto uno scambio alla pari tra lui e Motta, con il colombiano di 5 anni più giovane. Stiamo a vedere…

 

E’ COMPLOTTO

E qui parliamo di Milan e di come i giornalisti abbiano cercato e sperato di mantenere spiragli aperti all’arrivo di Tevez quando anche il più talebano dei rossoneri avrebbe dovuto capire che, almeno a ‘sto giro, non c’era trippa per gatti. Ribadisco anche come la nostra stampa voglia far fare la figura dei cattivi e dei traffichini a Mansur & Co. che hanno l’ottusa e insensata pretesa di farsi pagare un loro giocatore, e non Galliani e soci, che hanno tentato fino all’ultimo di giocare sporco facendo leva sull’accordo col giocatore per farselo sostanzialmente regalare. Ma tornerei a discorsi riassumibili nella frase “stampa cane da guardia del potere” che ormai sono triti e ritriri. L’ultima puntata? Il Geometra si traveste da Col. Bernacca e decide -ieri- che domenica sera a San Siro ci sarà una tempesta di neve ed è già garantito che non si potrà giocare: chiede quindi alla Lega di spostare la partita a data da destinarsi. Ora, aldilà dell’irritualità della richiesta –ma sappiamo che il Milan ha un certo talento ad apparecchiarsi il calendario ad uso e consumo esclusivo delle proprie esigenze- e senza voler azzardare pronostici sulla riuscita del golpe (che secondo me andrà a segno), noto come nessuno abbia alzato un dito né detto una parola sul fatto che un –se non IL- Dirigente del nostro calcio si arroghi il diritto di decidere che non è opportuno giocare in determinate condizioni, quando proprio le stesse condizioni non impedivano nelle medesime ore di far giocare una partita sullo stesso terreno, che gli stessi giocatori hanno definito meno peggio di tante altre volte.

Che strano eh?

Che dobbiamo fare? consoliamoci col Principe...

Che dobbiamo fare? consoliamoci col Principe…

COMPLIMENTI, PROPRIO UNA BELLAMMERDA

LECCE-INTER 1-0

L’Inter si produce in una delle specialità della casa: rovinare in 90’ il lavoro di mesi.

Con la sconfitta di Lecce, si polverizza l’importanza aritmetica del derby vinto sui cugini (la goduria quella no, quella rimane!), si ritorna schisci ad un anonimo quinto posto, quando invece si poteva agganciare l’Udinese al 3°, si crea un caso Sneijder e si fa capire come anche Ranieri, di solito uomo moderato e di buon senso, ogni tanto faccia “la cazzata”.

E “la cazzata”, a mio parere, è stata quella di togliere l’unico essere pensante e deambulante del nostro centrocampo, alias il nanetto olandese numero 10, spegnendo così ogni residua possibilità di guizzo e genio là in mezzo.

Per il resto, è la classica partita maledetta, con il loro portiere a far le uova e parare di tutto, con i nostri in costante ambasce a contenere i vari Speedy Gonzales salentini (Di Michele, Cuadrado, Muriel… ma mettere Cordoba ieri no eh?) e con l’ultracinquantenne Giacomazzi a centro area libero di stoppare (coscia o mano?) e girare in rete, controllato a debita distanza da Samuel e soprattutto Lucio, con Julio Cesar non proprio reattivo nello sdraiarsi per la parata.

Il primo tempo ha visto l’Inter creare più palle gol di quante normalmente vengano “cagate” in 2 o 3 partite, il che, gol preso a parte, mi pareva un buon viatico per iniziare la ripresa da dove si era finito. Macchè!

Oltretutto la mia sindrome di accerchiamento mi porta a non capire perché, saltando Samuel di testa e venendo poi travolto dal loro portiere, non venga fischiato rigore… la mia impressione è che i portieri siano troppo tutelati: tu non puoi nemmeno toccarli, ma loro possono travolgerti impunemente…

Tornando alla cronaca, sull’ultima palla del primo tempo, Wes sfancula il Pazzo reo di avere osato tirare in porta dal limite dell’area (cosa evidentemente concessa solo ai giocatori col numero 10 sulla maglia…). Lì per lì sembra il classico “vaffa” dovuto al momento della partita, con l’intervallo lì apposta per mettere ordine. Invece Sneijder rimane seduto (punizione disciplinare? Non posso pensare ad una motivazione tattica, ho troppo rispetto per l’intelligenza di Ser Claudio); al suo posto Alvarez, su cui non c’è molto altro da dire. Per una volta il problema non è (tanto) quello che entra, è proprio quello che esce…

La ripresa è infatti un’accozzaglia di tiri da fuori area, di gente ammassata davanti al loro portiere che produce mischioni furibondi, qualche corner pericoloso (2 gol giustamente annullati per fuorigioco) ma zero ordine e zero possibilità di giocartela con un minimo di visione di gioco.

Morale, l’abbiam presa nel culo e ben ci sta. Peccato perché il turno era apparentemente favorevole ai nostri. Che serva da monito ai “tabellisti” che già calcolavano giorno e ora della scalata in testa alla classifica. Il problema di chi rincorre è che non può mai permettersi un giro a vuoto: l’abbiamo imparato nella nostra storia recentissima (l’anno scorso con Leo) e recente (chiedere alla Roma che per due volte vide frustrata la sua rincorsa ai nostri danni da punti persi in casa contro avversari abbordabili). Sulla partita in sé non c’è altro da dire, sul campionato forse nemmeno…

 

LE ALTRE

Che sia sempre più un affare tra Milan e Juve è tanto evidente quanto triste. I gobbi giocano da indiavolati e la sola cosa che mi pare possa farli fallire è la “sindrome Spalletti”: troppo obbligati a giocar bene per vincere, con la pericolosa conseguenza di non riuscire a sfangare quelle partite in cui fisiologicamente non puoi andare a manetta.

L’esatto opposto del Milan, che si gode un Ibra sfavillante, che ora si mette pure a pennellare punizioni manco fosse Platini. Con lui in squadra, l’80% del lavoro è fatto. Poi è ovvio che quelli là vogliono che tutti si dica che c’è anche il giUoco e l’amore, ma quando c’è Zlatanasso tutto il resto è noia.

 

E’ COMPLOTTO

Ragazzi, sono stato a casa una settimana con l’influenza, quindi avrei da scrivere per mesi…

Noto come sempre più spesso la mia attenzione (per non dire paranoia) si poggi non tanto sul rapporto media-Inter, quanto su quello media(servi)-Milan. E’ poi il contrasto tra i due atteggiamenti a creare situazioni deliranti…

Rimando a una dozzina di ottimi post letti in rete (i soliti inappuntabili FabbricaInter, BausciaCafé) per varie disamine sul caso Tevez, e mi concentro sul come una società (con doverosa “s” minuscola) possa tenere al guinzaglio altri club di Serie A con la loro prona e supina connivenza, e con i media che, lungi dal denunciare la stortura di una simile situazione, arrivano ad esaltare l’artefice di questo teatrino dei pupi. Il Geometra Galliani in estate si è comprato Nocerino per 500 mila euri, con Zamparini che evidentemente non sapeva proprio che farsene di un nanetto del genere. Poche settimane fa, Preziosi del Genoa ammette candidamente di aver fatto un regalo allo Zio Fester di cui sopra, facendo tornare Merkel al canile di origine senza colpo ferire (oddio, il colpo Merkel l’ha preso, ginocchio ko e 2 mesi ai box: tié!). Incidentalmente, il depauperamento del centrocampo rossoblù è lo stesso motivo per cui lo scambio alla pari Muntari-Kucka non va in porto (ancora Preziosi “ho già perso Merkel, non posso mica indebolirmi ancora…”). Ancora, il teatrino tragicomico di Maxi Lopez sequestrato per una settimana in un hotel di Milano e impossibilitato anche solo ad andare al gabinetto in attesa di qualche cenno da Via Turati, con il solo Montella, allenatore del Catania, a far notare che una scena del genere non l’aveva mai vista in 20 anni di calcio, è un’altra delle robe che può succedere solo a certe latitudini.

Da buon ultimo, il solito Cravattagialla incassa insulti in mondovisione e per iscritto dal Manchester City, che lo accusa delle peggio cose per un dirigente di calcio (e cioè di trattare direttamente col giocatore aggirando il Club, cosa su cui lo stesso Galliani ha abbaiato più volte allorquando club stranieri venivano ad insidiare i suoi protetti); insulti che fanno il paio col buco nell’acqua di Londra di 2 settimane fa e che nessun pennivendolo ha ovviamente voluto sottolineare. La stampa nostrana è stata ed è tuttora più realista del re, continuando a dare credito a un collezionista di figure di merda e di condotte paramafiose come pochi altri. L’ultima conferma l’abbiamo avuta venerdì, giorno in cui Tevez è sembrato prima vicinissimo poi (definitivamente?) lontanissimo da Milanello. Come ha chiosato il nostro a questo nuovo 2 di picche del City? Dicendo “Siamo riusciti a mantenere la parola data a Maxi Lopez, noi alla parola data ci teniamo”. Non solo nessuno ha aperto bocca, ma anzi tutti hanno raccontato dello sdegno del succitato Geometra nell’apprendere che, pensa te, il City non ci voleva stare a farsi perculare da Tevez e Milan, pertanto l’intera trattativa era condizionata al pagamento di una penale nel caso in cui questo celeberrimo diritto di riscatto non fosse stato esercitato. Capito? Non è il Milan che agisce nel peggiore dei modi speculando sulla situazione. No, è il City che “tiene una condotta che il Milan non può né vuole accettare!”

Parlando di Inter, in attesa della conferma della conferma della permanenza di Thiago Motta, faccio rilevare come, al solito, le trattative di mercato che coinvolgono l’Inter, siano esse di acquisto o cessione, abbiano numeri da questura durante le manifestazioni: così come quest’estate Pastore e Sanchez sono stati pagati più di 40 mln a testa, ed i 25 mln per Eto’o sono stati giudicati da tutti un’offerta irrinunciabile, adesso gli 8-10 messi sul piatto dal PSG per Motta sono ovviamente giudicati più che congrui, a fronte degli altrettanti per la metà di Kucka… Quando poi la discussione scivola su De Rossi e sulla possibilità di un rinnovo con clausola rescissoria di una decina di mln, ecco che l’ultrà mediatico si fa sentire “evvabbè, ma a ddièsci milioni De Rossi ‘o svenni” (lo svendi in lingua italica. Per la cronaca, l’autrice dell’assioma cartesiano è Vanessa Leonardi, SkySport, evidentemente parte della gens romana-e-romanista).

It’s the same old story…

 

WEST HAM

Campionato fermo per la FA Cup. Si riprende con la madre di tutte le battaglie: West Ham – Milwall: terremoto nell’East End!

Ragazzi miei, cosa devo fare con voi?

Ragazzi miei, cosa devo fare con voi?

SETTIMO SIGILLO (CON DESTREZZA)

INTER-LAZIO 2-1

E’ andata di lusso. Acchiappiamo la settima vittoria di fila in campionato con una delle peggiori Inter targate Ranieri. E applausi al nostro Mister che non si nasconde di fronte ai giornalisti pronti a saltargli alla giugulare nel post partita. Abbiamo vinto dopo essere stati sotto e dopo aver sofferto per larghi tratti;  il primo tempo vede Rocchi (l’attaccante, non l’arbitro) spadroneggiare ridicolizzando Lucio in un paio di occasioni, mentre Alvarez per 44’ torna quello indolente e da schiaffi di inizio stagione.

In mezzo non c’è l’altro compassato Thiago Motta, e la sua importanza la capisci proprio quando marca visita. L’Inter a metacampo piazza le due vecchie volpi Zanna e Cuchu, ma nessuno dei due ha la dote del far correre la palla veloce e sapiente. Di tutto ciò approfitta la Lazio, che fa vedere belle cose con Hernanes, Ledesma, Klose e Rocchi. Il crucco è splendido, pur in una serata in cui sbaglia un gol per lui facilissimo: capisci che classe, impegno e professionalità possono vivere dentro un fisico statuario e una faccia triste e  bislunga.

Preso il “cetriolo” che passa in mezzo alle gambe di Lucio e beffa Julione sul palo lontano i ragazzi non accusano il colpo: schifo facevano prima e schifo continuano a fare. Non è tanto nel possesso palla e nel fraseggio che si latita –come sappiamo siamo maestri di difesa-e-contropiede – quanto proprio nel ripartire veloci e velenosi. Davanti non arriva un pallone fino al 44’, quando il peregrinare intelligente del Principe non lo porta al limite dell’area: la titubanza laziale è infinitesimale eppure decisiva, Milito “vede” il buco, ci si infila chiedendo triangolo ad Alvarez e spara di sinistro a battere Marchetti. Pareggio insperato con ottima combinazione dei due argentini che, c’è da dirlo, si trovano molto bene (mi pare sia il terzo gol di Milito su suggerimento di Ricky camomilla): Alvarez può così rientrare negli spogliatoi –e rimanerci- con un voto in più su una pagella altrimenti disastrosa.

Doppio cambio di Ser Claudio che inserisce Sneijder e Obi per il già citato lungagnone argentino e per Chivu: si passa dal 4-4-2 al rombo, con Wes che agisce dietro i due puntelli Milito-Pazzini. Qualcosa cambia, chè l’olandese ha una voglia matta di giocare e pare fisicamente a posto. Qualche bel lancio di 30 metri basta a scaldare il pubblico e dare fiducia alla squadra, ma per passare in vantaggio ci vuole tutto il fiuto del gol del Pazzo che, con un polpaccio in fuorigioco, scatta su imbeccata del capitano e supera il portiere con un pallonetto a traiettoria orbitale. Dita a V sotto gli occhi e cuscini malmenati sul divano di casa.

La partita la portiamo a casa nonostante le gufate di Zio Bergomi (“L’Inter è insuperabile quando passa in vantaggio dopo essere stata sotto, in questi contesti si esalta), le statistiche sinistre di Caressa all’ingresso di Cissé (che “proprio in questo stadio segnò al Milan per poi addormentarsi per il resto del girone di andata”) e l’occhio precisissimo di Rizzoli, che vede la spinta (che c’è) di Klose su Lucio prima del colpo di gomito di Psycho e fischio fallo per noi.

Come detto all’inizio è andata bene, e un turno di campionato in cui avevamo l’impegno più difficile ci mantiene a distanze immutate dalle prime tre, con lo stuzzicante dettaglio di aver superato proprio gli aquilotti in classifica, che riluce ora in tutto il suo splendore mostrando un’Inter al quarto posto.

 

LE ALTRE

Come detto Juve Milan e Udinese vincono senza grossi problemi, anche se il mio gufaggio sperava che almeno i gobbi potessero trovare difficoltà in terra orobica. Rien à faire, sarà per la prossima, si spera, con un tristissimo derby cromatico tra Juve e Udinese, nel quale fatalmente almeno una delle due perderà punti. A noi approfittarne, Lecce permettendo…

I cugini sbancano Novara con doppietta di Ibra (ma che non si dica che dipendono da lui perché se lo dici la Madonna piange!) e gol balordo di Robinho, dopo stop malandrino di Nocerino.

Dietro bene la Roma che passeggia sui resti del Cesena, mentre il Napoli inciampa ancora in provincia, pareggiando nel finale a Siena grazie a Kung Fu Pandev in gran spolvero.

 

E’ COMPLOTTO

Godibilissima la settimana post derby, in cui monta un coro sempre più sostenuto di di Erinni giustizialiste e amante del bel calcio, alla caccia di Ranieri e dell’Inter tutta, colpevole di aver vinto un derby in contropiede.

Devo dire che il Mister comincia a piacermi anche nei modi (nella sostanza non l’ho quasi mai criticato): rifarsi alla storia dell’Inter, e sottolineare come le grandi epoche nerazzurre siano state tutte caratterizzate da una difesa ferrea a dalla ferale rapidità nel ribaltare l’azione mi trova assolutamente d’accordo. A ulteriore controprova, aggiungo io, chè non fa bello per Ranieri parlar male dei colleghi, i tentativi di discostarsi dalla filosofia di Herrera-Trapattoni-Mourinho (il Mancio solo in parte) si chiamano Orrico, Lucescu e Gasperini. Pur partendo dall’assioma per cui non c’è un modo universalmente valido di giocare e vincere, mi pare ovvio che all’Inter ci si trovi meglio con determinate caratteristiche rispetto ad altre. La masturbazione del possesso palla, in altre parole, la lasciamo ad altri.

Curioso anche che l’ennesimo infortunio di Forlan porti a considerare “fallimentare” l’esperienza del Cacha all’Inter, mentre il nuovo mese di stop di Pato per il millesimo stiramento della sua pur breve carriera sia derubricato a “breve stop dopo il gol qualificazione in Coppa Italia”.

A conclusione, Di Gennaro che parla di Ibra è stucchevole quasi come Altafini che parla del Barcellona: ogni passaggio è “geniale”, ogni giocata è “incredibile” e via così… Ovviamente, quel che a mio parere è un gollonzo (il 3-0 di ieri ci mette un quarto d’ora a rotolare in porta, con mezzo Novara impietrito ad assistere allo spettacolo) diventa un gol spettacolare a cui si stenta a credere, applaudito anche dai tifosi avversari. Tempo due giorni e faranno il parallelo con il golazo (quello sì!) fatto all’ultima partita giocata con la maglia “giusta”, a fine campionato 2008/2009 (for further reference: http://www.youtube.com/watch?v=rdD2EyWAYxE&feature=fvst ).

 

WEST HAM

Battuto il glorioso Nottingham Forest, protagonista assoluto della fine degli anni 70 con due Coppe dei Campioni vinte sotto l’eccentrica guida di Brian Clough. So che sono passati più di trent’anni, ma volevo dare un po’ di lustro al 2-1 che ci lancia solitari in testa al campionato!

Per la gioia di Panchito, èPazzoPazzogol!

Per la gioia di Panchito: èPazzoPazzogol!

PRINCIPE (NER)AZZURRO

MILAN-INTER 0-1

Un bel derby da battaglia, che mi riporta indietro a quando i miei capelli erano neri, non erano ancora lunghi, a quando passavo le stracittadine asserragliato in area per poi lanciare lungo sul Berti o il Klinsmann di turno. 1-0 per noi e tanti saluti. The good ol’ nineties…

Godo, e tanto, perché abbiamo meritato, sbugiardando il tanto decantato giUoco dei cugini che tengono palla senza (quasi) mai esser pericolosi; godo perché dopo 5 minuti ci hanno annullato un gol buono, anzi buonissimo, e ciononostante portiamo a casa i 3 punti; godo perché la nostra essenza è questa: io voglio vincere, di giocar bene me ne fotto. Lo farei scolpire nel cemento all’ingresso degli spogliatoi.

Ranieri fa il Mourinho non tanto nei toni, quanto nel prevedere come sarà la partita e come la vincerà. Davanti Milito e Pazzini si guadagnano la conferma dopo le ultime confortanti uscite, con buona pace di Sneijder e Forlan che restano seduti fino a metà ripresa inoltrata. Ho dei dubbi solo in Alvarez, che in effetti è abulico ma che per fortuna non viene “mangiato” da Boateng; per il resto la squadra è quadrata, massiccia e incazzata. Lucio e Samuel picchiano come due fabbri ferrai ed è pura poesia per i miei occhi; Thiago meglio di Cambiasso che ha sbagliato ben due passaggi in 90’. Pazzini si sbatte e fa quel che può (cioè poco): quell’uomo dipende dai cross di Maicon (o chi per lui) come un pesce dall’acqua, e una partita da “tutti dietro e poi via veloci” mal si sposa con queste caratteristiche, motivo per cui personalmente sarei stato più convinto da un 4-4-1-1 con Wesley dietro al solo Principe.

Teoricamente sono ancora convinto di aver ragione. Nella pratica, felicissimo di non aver avuto la controprova.

Finisco con il commento sui due protagonisti (nerazzurri) del gol: Zanna, il vero problema dell’Inter, la bandiera bollita che gioca solo perché fa le grigliate con il clan degli argentini, piazza un break da 50 metri palla al piede, salta 3 avversari e allarga sulla sinistra. Milito attende fiducioso il liscio di Abate (piccolo inciso: dite a Caressa che si chiama Abate, non Abbbate), liscio che si concretizza ora come due anni fa; il Principe entra in area e di sinistro manda la palla a baciare il palo lontano e a rotolare inesorabile alle spalle del portiere nazifascista. Ègolègolègol! El Principe pare proprio tornato e la cosa non può che farmi piacere, tanto da mettere a questo punto in dubbio nella mia scala di preferenze l’arrivo dell’Apache Tevez. Il Sig. Massimo può chiamarmi dopo l’orario di lavoro e possiamo discuterne insieme.

La reazione dei cugini è quanto di più confusionario ci possa essere, alla faccia del giuoco di squadra e della manovra ragionata. Nagatiello potrebbe fare il 2-0, Julione sbroglia un paio di troiai in area e si arriva al fischio finale. Sono sfinito, manco avessi giocato io, ma il derby mi prosciuga da sempre e sempre lo farà. So che la gioia per la vittoria purtroppo sarà sempre minore del dolore per una sconfitta, ma stanotte me la godrò per mesi e mesi!

 

LE ALTRE

E’ presto per dire se l’Inter torni in corsa per lo scudetto, perché più di così l’Inter non può aritmeticamente fare, eppure, nonostante le 8 vittorie nelle ultime 9 partite, sono giusto un paio i punti recuperati ai cari fottutissimi nemici. Detto ciò, abbiamo Lazio e Udinese a distanza di pochi punti, con Milan e Juve rispettivamente a 5 e 6 lunghezze. È presto, è presto, ma ci siamo e dobbiamo andare avanti così. La Juve come al solito non fa mai la cosa giusta e, pur facendoci guadagnare 2 punti nei suoi confronti, di fatto minimizza l’impatto della sconfitta in casa Milan ai fini della classifica. Detto ciò, i cugini paiono abbastanza imballati e non è detto che le prossime partite segnino una discontinuità con la pochezza vista nelle ultime uscite.

 

CHI SIAMO, DOVE ANDIAMO

Un intermezzo di mercato e strategia di squadra si impone: Ser Claudio come detto ha aggiustato la baracca facendola tornare ad essere una magione di tutto rispetto. Idee chiare e semplici, tremendamente efficaci. Ora c’è da chiedersi: quanto conviene ribaltare questo succulento frittatone? Quel che servirebbe -non mi stancherò mai di dirlo- è corsa e qualità a centrocampo. Il sogno, manco a dirlo, è De Rossi, ma stando coi piedi per terra un tipo alla Nainggolan sarebbe oro colato. Il nome è ridicolo, ma corsa e lucidità non difettano al ragazzo. Detto ciò, e tornando ai dubbi amletici summenzionati, mi chiedo -senza avere la risposta- quanto sia il caso imbarcarsi nell’operazione Tevez. Per il giocatore stravedo, ma al tempo stesso vedo una squadra in cui Milito sta tornando ai suoi livelli, Pazzini il suo lo fa, i due si cercano e si trovano con discreti risultati (merito più che altro dell’intelligenza del Principe). Vedo soprattutto il potenziale di due campioni come Sneijder e Forlan che finora si è solo intravisto. Come dire: rispetto al già ragguardevole livello, l’attacco può beneficiare di 2 innesti che, per un cazzo o quell’altro, finora non ci sono stati. Ha senso pigliarne un terzo, anche se fortissimo, con i problemi di ricerca di equilibrio e gestione degli scontenti? Ripeto, non ho risposte preconfezionate al problema, ed è ovvio che se il Milan ce ne avesse rifilate 3 come l’anno scorso, con i nostri attaccanti fermi con le mani sui fianchi, il quesito avrebbe avuto soluzione assai più agevole. Tevez ti permette tante cose, checché ne dicano le prostitute intellettuali, stando alle quali al Milan sarebbe perfetto e all’Inter stravolgerebbe tutto: puoi azzardare un tridente con lui e Forlan ai lati e Pazzo o Principe nel mezzo, ma riuscirebbe il nostro centrocampo a supportare tale potenza di fuoco? Begli interrogativi, che sono contento di non dover risolvere in prima persona, ma che spero qualcuno si ponga con la testa sgombra da idee preconcette.

 

E’ COMPLOTTO

Il grosso dell’attenzione è ovviamente incentrato sulla settimana marrone vissuta a Milanello Bianco. Comunque vada a finire il caso Tevez (sono ancora convinto che possa finire dalla parte sbagliata del Naviglio), la squadra dell’Ammore ha fatto una figura barbina, seconda solo alla notte di Marsiglia. A parti invertite, con Branca che va per chiudere e torna a mani vuote dopo intervento del Sig. Massimo in persona, si sarebbero sprecate critiche e risa fragorose sui dilettanti allo sbaraglio, sull’assenza di professionalità, sull’assoluta confusione nei ruoli in società, e sullo spogliatoio spaccato (quello ci sta sempre bene). Qui invece, salvo rare eccezioni, è stato una corsa al giustificazionismo, al “bisogna contestualizzare”, al Milan che in fondo ottiene quel che voleva, cioè la permanenza di Pato (usque tandem?). Poco felice anche il paragone con il caso Kakà di 3 anni orsono, vista la caducità della “scelta di cuore” dell’Evangelico carioca. Non entro nemmeno nelle dinamiche di coppia né nei rapporti tra suocero e genero, e arrivo anche a comprendere la versione del suddetto suocero, non convinto dell’operazione (“perdo un 22enne che ha già fatto 50 gol in serie A e mi metto in casa un mezzo delinquente 28enne fermo da 4 mesi”). Ma se questa è la versione, allora la parola d’ordine non è “vai e chiudi”, bensì “prendi tempo, tira sul prezzo, insisti sul solo prestito, portiamoli così al 30 gennaio e prendiamoli per la gola”.

Ripeto, alla fine potrà anche andare in quella maniera, ma est modus in rebus. Ridicoli!

Detto ciò, la macchina del cioccolato (il contrario di quella del fango) era talmente alla ricerca di buone notizie sul fronte milanista da farci passare come fondamentale il rinnovo di Allegri (una manfrina andata avanti 6 mesi con entrambe le parti che rassicuravano sull’assenza di alcun problema) e addirittura stupirsi l’esito dei controlli medici su Cassano, che può riprendere a corricchiare. Ovviamente, il nuovo stop di Gattuso e le sue dichiarazioni virgolettate (“abbiamo sbagliato tutto per 4 mesi, curando il problema sbagliato”), sono state riportate a mezza voce  e puramente en passant. Potenza di Milan Lab, e della prostituçao inelectual.

 

WEST HAM

Vittoria corsara a Portsmouth: 1-0 e testa della classifica immutata.

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