BRUTTI MA BELLI

CESENA-INTER 0-1

Non la vedo e, come l’ultima volta che è successo, vinciamo 1-0. Conniventi della mia latitanza, più o meno le stesse persone –Comandante escluso-  il che aggiunge un altro motivo all’auspicio di ribadire presto la piacevole rimpatriata eno-gastronomica.

Ad ogni modo, tre punti a parte, apprendo di non essermi perso chissà ché, anzi: gli ailàizz mostrano un paio di miracoli di Julione (che nell’ultimo mese è tornato sui suoi livelli di eccellenza) e il solito tiro di Stankovic: bello, teso, preciso, parato in tuffo plastico dal loro portiere. Mi risultano non pervenuti tutti gli attaccanti nerazzurri, con Andrea Ranocchia bomber di giornata a sfruttare la punizia di Maicon per la zuccata decisiva a metà ripresa. Siamo a tre vittorie consecutive, e come ormai avrete capito, del “come” siano arrivate m’importa sega. La classifica non è più così orrenda, anche se non pensavo che un quinto posto potesse risplendere di tanta lucentezza facendolo assomigliare a un Mondiale per club che proprio oggi abbiamo ceduto al Barça. Andare oltre in questo ragionamento ci porterebbe  a livelli di immalinconimento che sinceramente vorrei risparmiarmi (e –vi).

Mi limito a ribadire quanto già scritto altre volte: la squadra ha qualche punto in meno di quelli che merita, ma giusto due o tre. In altre parole, scordiamoci di avere un top team capace di lottare per la vetta della classifica. Pensiamo ad assicurarci il terzo posto, nella speranza tutta pruriginosa, infantile e quindi da tifoso vero, di non avere sia Milan che Juve davanti . Difficile, molto: soprattutto perché il contrario vorrebbe dire vedere Lazio e/o Udinese  tenere fino in fondo.

I tempi bui di un’alternanza rosso-bianco nera sono tornati, e tocca resistere (noi) e agire di conseguenza (Signor Massimo).

Il sorteggio di Champions ci ha regalato il Marsiglia, del quale ho brutti ricordi di un’eliminazione in una triste Coppa Uefa di 7 o 8 anni fa (vado a memoria, anche se Drogba l’abbiamo scoperto quella notte, nostro malgrado). Il valore delle seconde era abbastanza omogeneo, e abbastanza basso ad essere sinceri. Tutte squadre che un’Inter “normale” non dovrebbe avere difficoltà a regolare. Tutte squadre che adesso come adesso farebbero sputare sangue ai nostri, e che sono contentissimo di dover incontrare tra un paio di mesi e non adesso. Sneijder prima o poi potrebbe anche guarire, e gli attaccanti meno di così non possono segnare. Morale, nonostante la crescita (di risultati) delle ultime giornate, l’Inter può e deve migliorare ancora.

Diciamo pure che deve ancora iniziare a giocare in maniera urbana, tanto per non affidarsi sempre e solo al guizzo del singolo. Ora c’è l’ultima prima della sosta natalizia; “ultima” in tutti i sensi, visto che ospitiamo il Lecce fanalino di coda. Dovessimo vincere, guadagneremmo punti almeno su una tra Juve e Udinese, che si incontreranno in un tristissimo scontro in bianco-nero.

LE ALTRE

Juve e Milan vincono, e anche qui sorvoliamo sul come: stavolta non c’è bisogno del solito Rocchi Horror Picture Show, visto che il lavoro sporco lo fa la sorte (deviazione sull’1-0) e poi Bergonzi che abbocca ad una simulazione indegna di Boateng, e che il mio occhio prevenuto ha visto in diretta senza nemmeno aver bisogno dei replay.

Il tutto contro un Siena con l’ex nerazzurro Bolzoni a sfiorare il gol per due volte, e con l’immancabile allenatore (Sannino, in questo caso) a minimizzare l’importanza del furto con destrezza: sempre meglio non inimicarsi i potenti, anche quando te lo mettono nel culo. E’ appena il caso di ricordare il latrato etilico di Malesani di qualche giorno fa per palesare la percezione che il mondo del calcio ha dell’Inter e delle altre grandi. Tristessa…

 

E’ COMPLOTTO

A parte la pervicacia con cui Caressa tenta di trovare un appiglio per il rigore concesso a Boateng (“un contatto c’è” si ostina a ripetere, senza contare che il “contatto” è dovuto al piede trascinato da quel tamarro che va a sbattere contro il portiere). Bergomi si permette addirittura di dire “per me questa è simulazione”, che è quello che ogni persona sana di mente dovrebbe dire commentando quelle immagini, e tanto basta per scatenare la piccata reazione del Geometra Zio Fester che in sostanza dà a Bergomi dell’ultrà interista accecato dall’odio, ovviamente sorvolando sul fatto contingente (l’ennesimo rigore rubato) e sulla situazione strutturale di questo Paese (Merdiaset & co in servizi(ett)o permanente effettivo).

Come al solito, tutti zitti e sugli attenti, e “grazie al Dottore per la sua disponibilità”.

Per finire in bellezza, riporto testualmente il risultato di Cesena sentito nell’intervallo di oggi alla radio “Cesena zero In-ter-na-zio-na-le zero” calcando sul nome dei nostri come a dire “minchia siete uno squadrone e non riuscite nemmeno a battere il Cesena?”. La buonanima di Paolo Valenti era solito fare così,  dicendo “Inter” quando vincevamo e “Internazionale” nelle giornate storte.

Ai morti gli si porta rispetto. A certi vivi, gli si augura di raggiungerli presto.

WEST HAM

Vittoria 1-0 col Barnsley e testa della classifica acciuffata! They fly so high, they reach the sky…

Bravo Ranocchietta!

Bravo Ranocchietta!

SANTA MARIA IMMACOLATA

INTER-CSKA 1-2

 Il titolo è dovuto al fatto che una simpatica tre giorni montana, in occasione del “Ponte della Madonna”, mi ha fatto assistere un poco distratto alle ignobili gesta dei nostri, e a prendere quindi con rassegnazione cristiana quel che pare essere diventato un inevitabile epilogo dopo 90 minuti di arte pedatoria.

Morale, tre generazioni della mia gens si sono chieste all’unisono come …zzo fosse possibile sbagliare un gol come quello spedito sulla traversa da Milito Diego Alberto al minuto 89, e se mai il suddetto sarebbe riuscito a segnare un altro gol prima di passare a miglior vita.

La mollezza della squadra era degna della partita, insignificante per un’Inter già certa del primo posto nel girone delle chiaviche; certo che un minimo di dignità questa gente poteva anche mettercela, onorando l’impegno ed evitando la quinta (quinta!) sconfitta casalinga di questa stagione. Invece, Zarate ha fatto il “solo contro tutti” per tutta la durata del match, la difesa ha giocato alle belle statuine sui gol subiti e Milito ha battuto il record di occasioni sbagliate: oltre alla traversa di cui ho detto, da segnalare nel primo tempo un assist a tre all’ora che nelle pìe intenzioni avrebbe dovuto pervenire sui piedi di Zarate, o in subordine Obi, e che avrebbe potuto passare tra portiere e stopper avversario solo approfittando di una inopinata doppia paralisi dei suddetti.

I russi invece non hanno il senso dell’umorismo o, in subordine, erano solo al primo giro di vodka: morale, la palla è finita lemme-lemme tra le  braccia del portiere.

Tentando un’analisi a consuntivo, non posso non riproporre uno dei miei leit motiv :

per quanto vecchi e usurati, il giorno in cui Zanetti e Cambiasso saranno i problemi dell’Inter, saremo stanchi di vincere in Italia e in Europa.

Non è un caso che il gol di ieri arrivi dal Cuchu, abile come al solito ad andare a rimorchio del primo tiro (Cambiasso non per niente è appassionatissimo di basket, e “va a rimbalzo” meglio di chiunque altro in Serie A); non è un caso nemmeno che il Capitano, 38 anni suonati, dopo 89 minuti parta in tromba seminando avversari per 30 metri e depositi la boccia sulla testa (di c…) di Milito con scritto “spingimi”.

C’è un solo aspetto negativo nella ennesima prestazione dei due signori in questione: se i migliori (o i meno peggio) sono loro, stiam freschi… Le invocatissime nuove leve si palesano in tutta la loro insipienza (Alvarez), inesperienza (Obi), cocciutaggine (Zarate) ed altri difetti assortiti. You name it…

Né il futuro pare essere roseo, vista la scarsa propensione (ed ancor minore talento) all’acquisto di cui ho più volte scritto e che proprio in questi giorni trova l’ennesima conferma: Tevez, inseguito per tutta l’estate da Branca & co. non si è mosso da Manchester pur essendo già allora “separato in casa” e quindi non proprio incedibile. Quattro mesi dopo, il Milan pare riuscire nell’operazione che tutti gli uomini di buona volontà e di decente buon senso avrebbero tentato in Agosto: prestito subito (più o meno oneroso) e impegno (più o meno vincolante) per acquisto l’anno prossimo.

Devo ancora capire se l’eccezione, nella gestione del mercato interista, siano le ultime sedute che ci hanno fatto svendere Eto’o e pagare a peso d’oro Alvarez, o i bei tempi andati con Cambiasso a parametro zero e Julio Cesar, Maicon e Samuel presi  con ventottomila lire. Non che la solfa cambi granché: soldi non ce n’è, voglia meno e intuito zero proprio.  Hard times, my friend…

LE ALTRE

Il Napoli fa l’impresa: non tanto andando a vincere contro un Villareal senza motivazioni, quanto per aver passato il turno nel girone di ferro della Champions, estromettendo niente meno che il City del Mancio che in Premier League sta più o meno dominando. Bravissimi gli azzurri, tanto quanto antipatici Mazzarri (un invasato nel farsi espellere) e de Laurentiis (con quell’aria da filosofo saccente che fa finta di essere il nuovo arrivato… odioso).

Il Milan pareggia la sua partita inutile dopo essere stato in vantaggio 2-0 fino a 5 dalla fine o giù di lì.

Morale: l’Inter, a dispetto di ogni merito, è prima nel suo girone e quindi può pescare bene nel sorteggio (le forti sono passate per prime o sono uscite direttamente – vedi i due Manchester): ora come ora, una qualunque delle seconde classificate sarebbe forte abbastanza per aver ragione dei nostri senza troppi problemi. La sola speranza si chiama tempo: si giocherà tra tre mesi, e la pia illusione è che ora di allora Maicon e Sneijder siano deambulanti, e Forlan si dimostri una punta migliore dei Milito, Zarate e Pazzini visti ultimamente. Se poi arrivasse un colpo a sorpresa dal mercato (ma non credo che Messi possa arrivare)…

E’ COMPLOTTO

Sono finalmente arrivate le due frasi che accompagnano ogni trattativa a strisce rossonere, e cioè: “il giocatore (in questo caso Tevez) vuole solo il Milan” ed “è disposto a ridursi l’ingaggio pur di andare al Milan”. A parte il misto di rabbia e invidia di cui ho detto prima (loro fanno adesso quel che noi avremmo dovuto fare in estate), quel che mi schifa è la prona sottomissione dei media nel vomitare periodicamente le stesse frasi riferite solo ai MeravigliUosi, il cui ufficio stampa ha evidentemente gioco facile nel far riportare la propria voce al 101% della fedeltà.

Chissà come fanno…

...gna fa...

…Gna fa…

PUSIBIL?

SIENA-INTER 0-1

La mediocrità continua, e il buciodiculo pure. A noi la scelta se vergognarci più per la prima o il secondo…

Siena-Inter evoca dolci ricordi, distanti meno di due anni ma già remotissimi visto lo squallore ammirato ieri al Franchi: un primo tempo che pare pessimo, e che ha il solo merito di essere rivalutato a posteriori vista la ripresa raccapricciante (gol a parte) che i nostri ci propinano.

Ranieri, dovendo fare a meno dei due bravi (Maicon e Sneijder) replica il 4-1-4-1 che pare fatto apposta per far correre il meno possibile il trio-Baggina a centrocampo e a lasciare solo soletto il Pazzo là davanti. Vero che in teoria Alvarez a destra e Zarate a sinistra dovrebbero far arrivare gragnuole di cross al nostro numero 7, ma il tutto rimane confinato alle pie intenzioni. Ricardito piazza qualche cross dalla destra e di sinistro (quindi sempre andante verso il portiere…) e Pazzini fa quel che può, ma se l’obiettivo è tenere la boa fissa là davanti, non è meglio invertire i due argentini e farli crossare dal lato “giusto”?

La prima mezzora ci regala anche il solito tiro di Stankovic: esteticamente impeccabile, ma poco efficace (leggi da dizionario di Brunone Pizzul: il portiere si accartoccia e blocca in presa). Il massimo del minimo lo raggiungiamo poco dopo, quando, sugli sviluppi di un corner, la balla ballonzola nei pressi del sinistro di Samuel, salito in area per tentare la capocciata. Il ragazzo probabilmente penserà al sinistro con cui stese i toscani a San Siro in una bella e pazza serata di fine 2009 (da 3-2 a 4-3 negli ultimi minuti, con The Wall centravanti a risolvere la partita con bolide mancino a incrociare): la palla è lì davanti a lui, ancor più mancino del sottoscritto, ma invece di tentare il piattone destro sfodera quel che doveva essere un esterno sinistro. Sfiga: la palla, colpita di collo pieno, va via dritta verso la linea laterale, con l’ulteriore beffa di diventare un passaggio per i nostri che in ogni caso la perdono prestando il fianco al millesimo contropiede subito da calcio d’angolo per noi.

Per la cronaca, Brienza spara alto.

Ad ogni modo, censurato il piedone di Samuel (che rimane uno stopper formidabile e tra i meno censurabili in questa sciagurata stagione), registro il miglioramento dei ragazzi: dal perder palla su rimessa laterale, sempiterna qualità dei nerazzurri in secula seculorum, siamo passati al ben più difficile esercizio di subire contropiedi –e in qualche occasione pure gol- dalla bandierina del corner. Tirato da noi, ovviamente…

 La ripresa vede Ranieri sparigliare la squadra, abiurando l’idea dei due crossatori e inserendo Obi e Castaignos, disegnando così un 4-4-2 che nelle intenzioni dovrebbe garantire più equilibrio. Se equilibrio vuol dire non produrre niente per 44 minuti il risultato è stato pienamente raggiunto. Il loro portiere sbriga normale amministrazione, permettendosi anche la parata per i fotografi su una punizia di Motta tanto arcuata quanto lenta. Va sommessamente fatto notare che la punizia era nata per fallo su Castaignos che, invece che tirare, aveva pensato bene di tentare il dribbling in zero metri quadrati al limite dell’area, sperando forse di scartare l’intera squadra tipo Playstation.

Sarà invece proprio lui a depositare a fil di palo una bella imbeccata di Thiagone Motta all’89°, quando ormai davvero anche le più inconfessabili speranze non andavano oltre uno 0-0 senza altri infortuni. E invece arrivano tre punti di platino, che ci aiutano a scalare qualche posizione di classifica e a traguardare addirittura la colonna di sinistra…

 Chiudo riagganciandomi all’immagine iniziale. Ovviamente felicissimo per una vittoria inaspettata (e sommamente immeritata), ma mi chiedo: dove vogliamo andare conciati così?

 

LE ALTRE

Milan e soprattutto Juve vincono bene, così come l’Udinese che batte la Roma in uno dei 454 anticipi di questo turno spezzettato.

La Juve, duole dirlo, sembra la più accreditata per la vittoria finale, segno della mediocrità del campionato (bella squadretta ma vincere uno scudetto con Matri e Lichtsteiner titolari fa riflettere…). Per il resto, il Napoli sgraffigna un pareggio all’Atalanta al 94° (ecco cos’era quell’eco di bestemmie in salsa orobica che hanno turbato la mia serata musicale in Val Seriana…) ed evita almeno parzialmente l’ennesima figuraccia post Champions.

Detta fuori dai denti: recuperare altre posizioni in classifica è possibile, arrivare terzi è improbabile, per lo Scudetto non stiamo nemmeno a pensarci.

Pensiamo invece ad una strategia per tornare a essere competitivi nel giro di due o tre anni. Questo ciclo è finito ed è stato fatto finire nel modo peggiore: per auto consunzione. Si è deciso di non fare innesti graduali nelle ultime due sessioni di calciomercato, ed i risultati sono questi. In giro non c’è granchè da prendere; di soldi ce n’è pure meno, ed il rischio di andare a strapagare un calciatore “normale-ma-nulla-di-più” è forte.

Motivo in più per rammaricarsi di non aver fatto spese per tempo (potevi prendere tu Cavani e Inler due anni fa, potevi fare un tentativo per Isla dell’Udinese, potevi portarti a casa Nocerino anzichè prendere per il culo il Milan: niente fenomeni, ma gente che poteva alternarsi con i titolari di ieri e giocare titolare fisso se paragonata a quelli di oggi).

Del resto se non hai 100 milioni per comprare Fabregas e Sanchez che ti avrebbero migliorato la situazione radicalmente, adotta quel che viene definito approccio di innovazione incrementale: di giocatori non ne prendi 2 fortissimi, ne prendi 3 buoni, che se non altro ti danno il cambio ai cadaveri spaziali che ti ritrovi in squadra. Va beh ma mi devo mettere a spiegare all’Inter come si fa mercato? (Sì…)

E’ COMPLOTTO

Miracolo a Milano! Sto ovviamente parlando della sconfitta più a testa alta che sia mai esistita nel mondo del giUoco del calcio, e che ha visto i MeravigliUosi cugini protagonisti contro il Barcellona stellare (senza Iniesta e Dani Alves). Sì d’accordo, han perso, ma vuoi mettere che spettacolo, che grande Milan, che goals?

Fa niente se il Barça ne ha fatti tre e solo grazie ad Abbiati e al proprio incorreggibile narcisismo non ne ha fatti altrettanti. Poco importa che il gol di Boateng arrivi sì da un bellissimo controllo per saltare l’avversario, ma anche da un tiro “ignorante” che qualsiasi portiere degno di tale nome para restando fermo. No, il Milan ha perso però ha vinto, esce a testa alta, sente la musichetta, ha la Champions nel DNA e tutto il repertorio melenso e ritrito, courtesy of Geometra Galliani.

Continuo a ripetermi che, esattamente come sta succedendo nelle questioni politiche, un giorno guarderemo indietro e penseremo “come cazzo facevamo a berci tutte queste stronzate, prendendole sul serio e senza morir dal ridere?”. Spero solo che quel giorno arrivi presto ma, essendo in Italia, so che non arriverà mai.

WEST HAM

Terza vittoria di fila! 3-1 al Derby County e secondo posto blindato (+5 sulla terza), in attesa dell’ostico turno infrasettimanale a Middlesbrough.

So far so good!

Non ci crede neanche lui...

Non ci crede neanche lui…

SOLITA BRODAGLIA

ATALANTA-INTER 1-1

La piacevole novità della partita di ieri è che nonostante il tentativo di sifulotto (solito rigore simpatico), non si è perso: godimento puro per Castellazzi che, da ex Bresciano, si è preso insulti dalla curva atalantina che hanno investito parenti e affini fino al 4° grado.

Fine delle buone notizie. Non si può nemmeno dire di aver preso il classico brodino caldo. Questo è già tiepido e un po’ annacquato, come da titolo…

Il resto è stata la solita mediocrità a cui, diciamocelo, i ragazzi ci stanno abituando in questa stagione disgraziata, con gol preziosi quanto casuali (Wesley rasoia bene l’invito di uno Zarate in gran spolvero, ma è decisiva la deviazione del loro difensore), amnesìe difensive quasi da contratto (Chivu salta dietro e non davanti a Denis nell’azione del loro pareggio), errori imbarazzanti (Milito sventa il pericolo del vantaggio interista spedendo fuori di petto un pallone a 0 metri dalla porta) e soliti infortuni da stento-a-crederci (JC si stira l’adduttore rinviando da fondocampo).

Potrei finire qui, chè di roba da dire non ce n’è molta di più…

Come accennato le sole buone nuove arrivano da uno Zarate vivace e insolitamente generoso in fase di ripiegamento, da un Nagatomo che se non altro corre per 90 minuti tentando -per quanto possibile- di mettere un freno ai due nuovi membri del Club Gautieri (Schelotto e Moralez, sì, con la z finale) che furoreggiano dalle sue parti con scatti dribbling e sovrapposizioni che solo il piccolo nippico ha il passo per poter fronteggiare.

Sneijder gioca a intermittenza e, nella mediocrità che lo circonda, basta quella ad illuminare la scena. La verità è che avrebbe bisogno almeno di un altro centrocampista alla sua altezza (non fisica, s’intende…) con cui dialogare; si trova invece circondato da Zanna-Cuchu-Stankovic che, sappiamo, il loro lo fanno, ma che non hanno (più?) la forza e/o i piedi per far più del compitino.

Pur non avendo buone sensazioni all’inizio, una volta trovato il vantaggio nella guisa che si è detto, l’idea del colpaccio mi solletica sempre più, anche perché dopo il gol di Wes i ragazzi sembrano governare con relativa tranquillità, e i nerazzurri di casa non creano grossi pericoli. Ma, come dicono gli esperti, proprio nel suo momento migliore l’Inter prende il gol. Il buon Chivu ha un bel dire nel reclamarsi centrale di difesa: il rischio-cappella è sempre in agguato, e puntuale come la morte si concretizza nell’ultimo minuto del primo tempo (che sta diventando un classico della stagione). La marcatura di testa sul Tanque Denis la definirei pressappochista, né aiuta il solito balletto esco-non-esco di JC. Morale, da un innocuo cross dalla trequarti, l’argentino capoccia sul palo basso ed è 1-1.

La ripresa vede il nano malefico Moralez farsi beffe di Lucio in un paio di occasioni, poi fortunatamente vanificate con cross che finiscono in nulla, ma siamo noi a costruire poco (in senso qualitativo, chè di tiri ne facciamo più di uno…) là avanti.

C’è una bella serpentina di Zarate con destro deviato in corner, un bel tiro di Stankovic non facile da tener basso (e infatti finisce alto di poco), c’è Sneijder (e non Milito) che fa posto a Pazzini con Zarate che scala trequartista, per poi uscire a sua volta a beneficio di Obi. Morale, finiamo con Milito e il Pazzo là davanti e il Cuchu a fare da incursore alle loro spalle. Atipico finchè vuoi, ma la palle migliori arrivano a questo punto. Prima un buon tiro di Milto viene respinto da Consigli con palla che rimane lì e boia di un cane che ci sia uno dei nostri a ribattere in rete. Poi, l’incredibbbile: lancio di Stankovic sulla corsa di Maicon, che ci arriva e al volo la scodella in mezzo: il portiere è superato e Milito è decisamente più avanti della linea dell’area piccola, quindi a non più di 3 metri dalla porta. E’ una questione di attimi, e probabilmente il Principe non sa se rischiare la decapitazione andandoci di testa o fare da sponda col petto. Vien fuori la classica via di mezzo, col piccolo particolare che la palla va sopra la traversa e non in rete.

Incredibile visu.

Lo stringiculo è automatico: se sbagliamo ‘sti gol qua adesso la pigliamo in quel posto… L’adagio è quasi un postulato, e puntualmente Chivu incespica (diciamo così) su Marilungo in area, convincendo il segnalinee che è rigore.

Non smadonno nemmeno, avvezzo ormai ad essere maltrattato dagli arbitri. Castellazzi però non ci sta e para vendicando compagni di squadra e familiari, complice anche un tiraccio di Denis che peggio di così difficilmente poteva tirare.

Si rimane quindi sull’1-1 e ci tocca anche dire che è andata bene. Pensa come siamo messi…

 

LE ALTRE

A furia di dire che il campionato è lungo, la classifica corta e che di tempo ce n’è, rischiamo di farci un film tra di noi mentre la realtà cambia.

La Juve, che ospiteremo sabato, ha il doppio dei nostri punti (16 a 8); il Milan ha vinto le ultime tre partite (facendo 9 punti contro i nostri 4); il Napoli ha battuto l’Udinese ed è a due punti dal vertice insieme ai cugini… Insomma, gli altri si son svegliati: niente di clamoroso, non c’è nessuno squadrone che ammazza il campionato, ma insomma là davanti si stanno muovendo. Sarà meglio darsi da fare e iniziare a battere i gobbi sabato sera; oltre che per i mille e più sacrosanti motivi per farlo, mettiamoci anche la classifica. Non batterli vorrebbe dire avere una distanza siderale anche dopo aver avuto lo scontro diretto in casa, quindi sostanzialmente dire bye bye a ogni sogno di gloria. Vedete voi…

 

E’ COMPLOTTO

Tocca fare un po’ di ordine e torno al poco elegante ma spero efficace elenco della spesa:

1)  Come giustamente segnalato da altri in settimana, l’intervista di Sneijder alla Gazzetta, con annesso tweet con cui li definisce “good people” è l’ennesima dimostrazione che la memoria e forse anche la logica dei cervelli nerazzurri ha qualche problema. Solo io ricordo il martellamento di palle estivo con la rosea che un giorno sì e uno anche ci diceva “Wes bye bye, va da Mancini”? O foto volutamente sgranate per farle apparire come scoop sconvolgente e ritrarre l’olandese con la sigaretta in bocca (manco fosse una spada in vena)? O un Nicola Cecere parlare con tono grave e preoccupato dell’ora passata da Wes stesso (con Forlan) in un locale di Milano (“sono stati lì un’ora e non hanno bevuto alcolici”) O le due colonne della Gazza odierna con cui ci si chiede se la faccia seria al momento della sostituzione fosse dovuto a un muscolo fuori posto o ad un’incazzatura col tecnico. E questa è “brava gente”? Non voglio sapere come sono i bastardi…

2)  Sulla faccenda rigori tocca essere chiari e sinceri: non sono quelli che ci stanno impedendo di essere in testa al campionato: la squadra è vecchia e sfilacciata, poche balle, e senza i 5 rigori –che, ripeto, per me sono tutti da NON dare, compreso quello di ieri che comunque è il meno scandaloso dei cinque- avremmo 3 o 4 punti in più. Visto il magro bottino e la classifica anomala, basterebbero ad essere saldamente nella colonna di sinistra della classifica, ma poco più.

Quel che è grave, torno a dire e mi scuso per la ripetitività, è la proditoria impunità con cui questa gente “sbaglia” a nostro sfavore. Se anche la Gazzetta, bisogna dirlo, fa notare la strana situazione di una supposta grande che in 8 partite rimedia 5 rigori contro (record in Serie A) significa che siamo ben al di là del solito vittimismo degli intertristi

Vedremo quel che dirà la società dopo l’ennesimo episodio “sfortunato” (niente presumo, e mi auguro… se l’alternativa è abbaiare e poi ritrattare tutto il giorno dopo, meglio star zitti dall’inizio). Resta pressante l’odore di vendetta trasversale del sistema-calcio per quel cazzo di scudetto del 2006, all’insegna del “non c’è modo di togliertelo –perché è sacrosanto, aggiungo io!- quindi ti faccio cagare sangue per tutta la stagione”.

3)  Dopo aver doverosamente ricordato Simoncelli e la sua assurda morte (Sic RIP), simpatizzo con Ringhio Gattuso e il suo problema all’occhio, che, almeno per quel che mi riguarda, mi fa vedere il ragazzo come un uomo in difficoltà e non come beota rossonero.

Ma. C’è un ma…

Quella maglia rossonera con scritto “Simoncelli” a favor di telecamera nel giorno della conferenza stampa di Ringhio, quella no. Quello a mio parere è speculare sulla morte di un ragazzo. Frega un cazzo che fosse milanista, lasciatelo stare! Perché, Galliani maledetto, devi mettere la tua bandierina anche su questo? Come a dire “era amico di tutti, ma un po’ più amico mio”. Sono cose come queste che rinforzano la mia convinzione di “odio” (sportivo e non solo) per quella squadra e tutto quel che ci sta intorno (soprattutto sopra).

 

WEST HAM

Nel weekend appena passato, sbanchiamo con uno 0-1 il temutissimo stadio di Brighton. Immagino abbiano fatto la squadra con i ragazzi delle scuole estive di inglese… Morale, secondi in classifica e alégher!

Almeno la beffa è evitata. Grazie al portiere di Brugherio...

Almeno la beffa è evitata. Grazie al portiere di Brugherio…

OGGI LE (TRAGI)COMICHE

INTER-TRABZONSPOR 0-1

Quando non deve andare non va.

Devo allinearmi, nei giudizi del dopo gara, a quello che intra-sento dal Signor Massimo e dal resto della Società: sfiga, beffa, tutto quel che volete.

Ho quasi 40 anni e sono un po’ autistico in queste cose, quindi la partita dell’83 a Trebisonda io me la ricordo (altra sconfitta 1-0): per questo non ero contento quando all’ombra degli ulivi pugliesi avevo appreso della composizione del girone. Del resto, come dicono da quelle parti, “mamma li turchi”.

Purtroppo, pur essendo questi mediocri, il mio stringiculo era motivato. Noi avremmo potuto star lì due settimane e probabilmente non sarebbe mai entrata, e loro ci hanno uccellato con l’unico tiro in porta –invero molto bello, da centravanti di razza anche se fa il tizio in questione fa il terzinaccio…

Comunque, cercando di fare un po’ d’ordine, il ravvedimento operoso auspicato dopo Palermo c’è stato: difesa a 4, rombo a metacampo e via. Chiaro che non basta mettere le statuine in modo diverso per vincere la partita, ma la squadra così è senz’altro più a proprio agio.

Obi, da me incensato nel precampionato, fa in realtà una partita modesta, senza la corsa e la spregiudicatezza di altre volte. Ma è tutta la squadra a procedere a strappi, alternando mezzore di semiveglia a quarti d’ora di assalti all’arma bianca. Che, in serate di normo-sfiga, avrebbero potuto serenamente portare a un paio di gol (penso al Pazzo nel primo tempo, a Milito 2 volte e Coutinho nella ripresa, solo per citare i casi più eclatanti). E invece ciccia, non entra e non vuole entrare. Battiamo una dozzina di corner ma becchiamo il gol sul primo angolo avversario, rigorosa applicazione in ambito calcistico della legge di Murphy. Milito, oltretutto, fa lo stesso tipo di tiro che ha fatto segnare Pato e Cavani nelle altre due partite italiane di Champions: in mezzo alle gambe del portiere, con la differenza che in questo caso la palla sbatte sul culo del turco che poi abbranca in presa.

Sulla partita in sé non c’è molto altro da dire, a parte un campo già infame (ma un bel sintetico, perdìo?) e un arbitraggio scadente, con tanti piccoli errori disseminati nei 90’. Oltretutto russi e francesi (le altre due squadre del girone) pareggiano, quindi ai fini della classifica non è un grosso problema.

Mi concentrerei più sul “dopo”: ripeto di aver trovato di buon senso le parole del Presidente, e spero che tutti ‘sti ceffoni alla fine producano la reazione in stile “la Polizia si incazza”: per dire, sabato sera c’è la Roma, e l’occasione per rimettersi in carreggiata è troppo ghiotta per non essere colta. Magari con Milito e Forlan là davanti, e sperando in un fine sfiga.

Sul Mister aggiungo solo questo: aldilà del credo tattico, che non sia un capitano di ventura, a petto in fuori nella tempesta (alla Mourinho) pare evidente. Che non sia un sergente di ferro alla Capello, pure. Per come la vedo io, i giocatori sono spugne e assorbono quello che il Mister gli passa. Se hai un motivatore, uno che ne solletica l’orgoglio e li carica a dovere, puoi ottenere da questi campioni quello che vuoi (due esempi su tutti: Eto’o che fa il terzino, Pandev che sembra un giocatore di calcio). Ma se questa scintilla non scatta –non perché i giocatori remano contro, ma semplicemente perché non sono disposti a “morire” per il Mister) ecco che a mio parere l’allenatore deve far fare a questa gente quel che sa fare meglio, chiedendogli di deviare il meno possibile dal loro spartito. Ecco perché ritengo giusto insistere su “rombo” e difesa a 4, non perché siano moduli migliori a prescindere (questo lo pensano solo Sacchi ed altri malati di integralismo calcistico).

Spero che il Gasp faccia questi ragionamenti, che parli chiaro coi giocatori (“volevo fare altro ma ora non è il caso, tiriamoci fuori insieme da ‘sto troiaio”) e che sabato portino a casa tre punti di riffa o di raffa.

LE ALTRE

Il Napoli, da quel che vedo, fa un figurone a Manchester: colpisce una traversa, passa in vantaggio, si vede salvare sulla linea un altro tiro, prima di beccare il pari su punizia balorda e dopo aver vacillato a sua volta con legni che ballavano sotto le pallonate dei Mancio-boys. Poteva vincere come poteva perdere, ma la prestazione è stata assolutamente all’altezza della serata. Bravi.

Il Milan la sera prima sgraffigna un pari a Barcellona che, se non fosse l’odiata squadra dell’Ammmore, mi farebbe davvero godere. La masturbazione calcistica catalana è stata punita da un sano colpo di culo, oltretutto da parte di una squadra che di detto culo ha storicamente goduto negli anni, e che per di più si picca di giUocare bene e di volere sempre fare spettacolo. Morale, sto cercando di vedere questo pari come una sconfitta per entrambi, e le motivazioni non mancano.

E’ COMPLOTTO

In attesa di sentire e leggere i commenti fintamente contriti delle nostre prodi meretrici intellectuali (è un processo alle intenzioni, lo so. Confesso e non mi pento), sogghigno nel vedere il livello di zerbinaggio dopo la partita dei cuginastri. Galliani, per una volta onesto, arriva davanti ai microfoni riconoscendo la superiorità del Barça e dicendo testualmente “Mucha suerte”, modo elegante per ammettere il furto con destrezza.

Da studio, Caressa & Co. invece lo rinfrancano, parlando di grande attenzione difensiva e di Barcellona che ha giocato peggio di tante altre volte, che ha sì tenuto palla per 80 min ma senza creare chissà che… Merde! Sono mesi se non anni che noi interisti diciamo che il Barcellona è senz’altro uno squadrone, ma che si piacciono così tanto da preferire l’estenuante palleggio al tiro in porta, e la risposta è sempre stata “la vostra è solo invidia, quello è il calcio del 2015 (vero ibra ;-)), solo così si può dire di giUocare bene”.

Messi & co. hanno creato la solita decina di occasioni da gol, potevano tranquillamente darne 4 o 5 al Milan, ma per voler entrare in porta col pallone hanno peccato e sono stati puniti.

Il succo è: giocano sempre così, non solo ieri sera. Non è stato il Milan a farli giocare male. E poi: non è stato il Milan a voler giocare così: è stato il Barça a prendere palla, subito dopo lo splendido gol di Pato, e a non fargliela più vedere (o quasi). Ancora, tocca riconoscere la sincerità di Galliani quando dice “non eravamo noi a voler retrocedere fino alla nostra area, sono proprio loro che col loro gioco (e coi loro piedi buoni, aggiungo io) ti costringono a far così. Perché a centrocampo non gliela porti via mai”.

L’Inter di Mourinho, in 10 per un’ora , ha voluto fare quella partita: illuminante la frase di José dopo quella partita: “ci sono partite in cui voglio la palla e partite in cui non voglio la palla: contro il Barcelona io non voglio la palla!”.

L’Inter, che ha sempre ottenuto le sue vittorie basandosi su una difesa solida, ha detto al Barcelona “vieni, picchia di più, mia nonna me le dava più forte!”, e questi non ci hanno capito niente. Col Milan sono stati loro a costringere il clubpiùtitolatoalmondo ad appendersi alle traverse.

Rei confessi oltretutto (non fatemi più dar ragione a Galliani!), ma tanto poi ci sono i servi dei servi a fare il lavoro sporco e a riconoscere meriti anche là dove non ce ne sono!

Sembra la foto dei bambini in gita: i primi tre sono i maestri gli altri (tutti sotto il metro e 60) i mezzani. Manca solo Panchito...

Sembra la foto dei bambini in gita: i primi tre sono i maestri gli altri (tutti sotto il metro e 60) i mezzani. Manca solo Panchito…

ONE MAN SHOW

INTER-PALERMO 3-1 (Inter vincitrice della Coppa Italia)

Peccato che ci sia la Pulce Messi tra le balle…

Se non fosse che il nanetto argentino è indiscutibilmente il miglior giocatore del mondo, credo che Eto’o meriterebbe un Pallone d’Oro come minimo.

Nella serata che chiude una buona stagione per i nerazzurri, il Re si trasforma da Leone in Mida, trasformando in oro tutto quel che tocca: 3 tiri, due gol e un incrocio dei pali, in un concentrato di efficacia e efficienza da far restare di stucco anche il più convinto seguace del Toyotismo.

Il Palermo gioca molto meglio, poco da dire, ma non è colpa dell’Inter se Pastore e company balbettano al momento di buttarla dentro, o se Julio Cesar e Chivu sbrogliano un paio di “troiai” a testa nell’arco dei 90 minuti.

 Per il resto, mi scappa una riflessione che può apparire blasfema e “sborona” ma non lo è. Come tutti ho ammirato il Barça stravincere la Champions annichilendo anche il Manchester Utd (non proprio gli ultimi degli stronzi) col proprio gioco fatto di trame fitte a centrocampo e azioni manovrate a più non posso: illuminante a proposito un passaggio di Villa a metà ripresa che, ben oltre il dischetto del rigore, passava indietro al compagno appostato fuori area anziché provare la puntata in porta. Cito il Ragionier Filini per dire che “può piacere o non piacere, su questo non discuto”. A me personalmente non fa impazzire vedere ti-tic ti-toc per 90 minuti, ma davanti a tali campioni e tali vittorie un ragionamento del genere non ha molto senso.

Quel che a mio parere va evitata è la deriva massimalista, che invece è già iniziata: pare che ora per vincere-giocare bene-avere successo sia obbligatorio scimmiottare il Barcellona, perché solo quello è vero calcio, solo così si può dire che si è forti, etc etc… Come ricorderete, il nefasto Milan di Sacchi aveva già portato ad estremismi simili, da me ripetutamente denunciati. Come se a fare grandi quelle squadre fosse la bontà degli schemi e non i piedi dei fuoriclasse che li applicano.

Arrivo alla riflessione e al paragone blasfemo-ma-anche-no: senza voler paragonare l’importanza delle due partite (finale di Champions e finale di Coppa Italia), dico però che la partita giocata dall’Inter ieri è una partita da grande squadra, e che i primi due gol sono -a mio giudizio- spettacolari quanto e più dei 48 passaggi orizzontali prima di mettere l’uomo in porta.

Questione di gusti, ovvio, ma come non esaltarsi davanti al pressing coriaceo di Thiagone che sradica il pallone dai piedi avversari, cede a Sneijder il quale imbecca Eto’o che la mette in buca? Ci metti di più a leggerlo che a vederlo realizzato: palla recuperata, 2 passaggi e palla in porta. Il tutto fatto due volte in un’ora, una per tempo. Questa è, a mio parere, l’essenza del calcio: un lampo ed è gol. Ed è, se permettete, la storia dell’Inter. I nostri hanno da sempre lasciato ad altri l’autocompiacimento del giUoco arioso e manovrato, preferendo nel decenni uno stile più rapido ed essenziale.

Vedere l’Inter giocare (e vincere) così mi dà soddisfazione, e onestamente il talebanesimo del tiqui-taqui catalano non fa altro che accrescere le fonti da cui attingere per la sezione “E’ Complotto”.

 Andando oltre, nota di merito per il Principe che entra negli ultimi minuti, timbra il 3-1 chiudendo partita e stagione come un campione del suo livello merita. Ribadisco che l’annata è stata disgraziata, ma che il soggetto in questione ha alle spalle un decennio di stagioni da 20 gol, e che quindi la sfortunata eccezione è  la stagione appena conclusa, non la scorsa.

 Per quanto riguarda il Palermo, meriterebbe solo elogi se non fosse per quello squilibrato del loro Presidente, che grida le peggio cose, accusando l’Inter di non si sa quali misfatti, quando l’errore più grande della partita è l’assegnazione del corner da cui arriva il 2-1, con palla che al momento del cross è uscita di almeno 30 cm.

O coglione, ancora parli? La certezza di una occulta regìa a tinte bianconere dietro a tali esternazioni alberga nella instabile mente da inguaribile complottista di chi scrive.

E’ COMPLOTTO

Come detto, spero che questa coppetta possa dare lustro a un modo diverso di intendere il calcio. Non è scritto da nessuna parte che per vincere sia necessario tener palla per il 70% del tempo, anzi: a mio parere se la tieni solo il 30% e vinci è perché sei molto più bravo degli altri. Loro col pallone fanno masturbazione calcistica, tu prendi palla e vai in porta, eccheccazzo!

A parte quello, non indugerò più di tanto sui commenti ovviamente filo-palermitani dell’intera troupe RAI: sarebbe stato strano il contrario, dato che oltre ad essere avversario di turno di quei noiosi dell’Inter che sono sempre in finale, il Palermo rappresentava in effetti una piacevole sorpresa, arrivando meritatamente in finale dopo aver battuto il Milan nel turno precedente (cosa che ovviamente non ho sentito menzionare in telecronaca).

Collovati che accusa Sneijder di non essere in partita (difficile stare in piedi quando ti arrivano calcioni a destra e a manca ancor prima di ricever palla) e di non essere più quello dell’anno scorso (vedasi alla voce “assist per i primi 2 gol”) fa parte della scenografia da circo Togni, con tanto di fatina restaurata (Paola Ferrari) e orso bruno al guinzaglio (Bisteccone, goliardicamente gavettonato da Matrix nel dopogara). W Palermo insomma, che meritava, che ha giocato meglio, che ha fatto impazzire i suoi tifosi, magicamente lievitati dai 30 mila di inizio partita ai 50 mila del dopogara.

La propaganda mi ha ricordato l’esodo dei milanisti a Barcellona nell’89, per la finale vinta contro lo Steaua Bucarest (mica cazzi…): pare fossero 50 mila, ma con gli anni il numero è aumentato fino a 80 mila.

 Chiudo con l’ennesima cattiveria della stampa, nemmeno Berlusconiana nell’occasione: in settimana la Gazza, come altri media, dà notizia dell “antipatico” (copyright Signor Massimo) incidente occorso a Eto’o, oggetto di cori razzisti da parte di tifosi milanisti in un locale milanese. Come cavalcare la notizia? Sbattendo in prima pagina sulla Gazza di giovedì che Eto’o meditava propositi di fuga da Milano e dall’Inter, avendo qualcuno sentito dire al Re Leone “come posso continuare a vivere qui?”. Notizia per fortuna tempestivamente smentita in giornata tanto dal club quanto dal giocatore, ma intanto un po’ di merda è arrivata al ventilatore e si è sparsa in giro…

 Signori, un’altra stagione è finita, un altro triplete è arrivato (non proprio come il primo, lo ammetto, anche se mi è piaciuto moltissimo sentire Moratti rispondere a Varriale “mini triplete un ca…volo!”) e si spera che il ciclo continui.

Mo’, per usare francesismi, mi sciacquo un po’ dalle palle, pronto però a viziare di nuovo l’etere informatico se ne sentissi l’irrefrenabile impulso.

 Dormite preoccupati!

Per il ragazzo, 37 gol in stagione. Scusa se è poco...

Per il ragazzo, 37 gol in stagione. Scusa se è poco…

CLOSING TIME

INTER-CATANIA 3-1

Vittoria bella, allegra e serena nell’ultima giornata di campionato. Il Cholo Simeone torna a San Siro e riceve il doveroso tributo dal pubblico che l’ha amato per due anni e rimpianto per il biennio successivo, vedendolo giocare e vincere in maglia-Lazio dopo che lo scellerato Lippi lo mise alla porta “perché creava problemi in spogliatoio”.

Amarcord a parte, i ragazzi ci mettono l‘impegno, considerando quella contro il Catania la prova generale della finale di Coppa Italia di domenica prossima. L’applicazione è ripagata dai gol, a dire il vero favoriti da un Catania un po’ troppo svagato, e Pazzini può aggiungere due tacche alla sua Colt in meno di un’ora di gioco. Il primo gol arriva dopo un contrasto deciso di Kharja contro un non altrettanto volitivo avversario, che fa arrivare palla al Pazzo: esterno destro e palla sul palo lungo, talmente bello che dalla TV la mia prima impressione è che avesse segnato Stankovic. Dico questo perché, a mio parere, Stankovic è uno di quelli che i gol li fa sempre “belli”; di più: credo che lo stile di gioco dello zingaraccio dovrebbe essere mostrato nelle scuole calcio, visti gli ottimi fondamentali, la struttura fisica e la giusta cattiveria agonistica del soggetto in questione.

Chiuso l’inciso elegiaco nei confronti del Drago, torno al Pazzo per sottolinearne la gragnuola di gol (11) in soli 5 mesi: acquisto azzeccato, non c’è che dire, stante soprattutto la stagione balorda di Milito. Anche nell’ultima di campionato si è visto che il Principe cercava di segnare in tutti i modi, soprattutto dopo che il suo dovere l’aveva fatto con l’assist a Pazzini per il 2-0. E invece “ciccia”, è proprio vero che il gol più lo cerchi e meno lo trovi… Egoisticamente parlando spero che non sia convocato per la Copa America e che possa quindi farsi una bella vacanza e una preparazione come Cristo comanda, onde evitare l’ecatombe di stiramenti sofferta negli ultimi mesi… Stesso pensiero per il Cuchu, arresosi all’ennesimo guaio muscolare nell’ultimo allenamento, ma ancora ignaro della sorte che lo attende (“incerti i tempi di recupero” recita il copione in questi casi). Il concetto è ovviamente applicabile a Samuel, appena rientrato dopo un semestre di attesa causa ricostruzione del crociato, e al buon Capitano, eterno e indistruttibile quanto si vuole ma pur sempre prossimo alle 38 primavere…

Ovvio che la speranza di un meritato riposo per i “miei” campioni si mischi a una buona dose di egoismo, visto che “casualmente” abbiamo deciso di regalare a Panchito qualche giorno di salutare aria montana verso la metà di Luglio. E se uno dice “montagna” pensa subito al Trentino. E se uno dice “Trentino” pensa subito a Pinzolo, dove guarda caso i ragazzi si troveranno a sgambettare più o meno in quei giorni. Morale, quanta più gente non sarà convocata in Sudamerica, tanto più Panchito avrà occasione di vedere i suoi idoli da vicino.

Cosa non si fa per far contenti i bambini…

Tornando per un attimo ancora al match, resta da segnalare la sabongia con cui Nagatiello timbra il 3-0 (secondo gol personale e relativo inchino face to face con Zanna) e l’inguacchio difensivo (leggasi fuorigioco sbagliato) che permette al Catania di fare il gol della bandiera.  Triplice fischio finale e “liberi tutti”.

Per il Campionato ci vediamo a settembre; per la Coppa Italia ma racumandi…

  

E’ COMPLOTTO

Clima di smobilitazione, quindi poco da rilevare. Qualcuno dica a Caressa che Samuel si è infortunato a Novembre e non Settembre, e che quindi è rientrato in campo dopo 6 mesi e non 8; cazzate, lo so, ma per uno che si fa vanto di conoscere regolamenti e statistiche a menadito, e che non perde occasione per farne sfoggio saccente, beccarlo in castagna dà ancor più soddisfazione. Per quel che riguarda i cugini, rimando ai link condivisi in settimana per ribadire “certe caratteristiche”. Mi limito solo, ad abundantiam direbbero gli azzeccagarbugli, a esprimere il mio sconcerto per la sfilata del Meravigliuosi chez Dolce & Gabbana, per quella che era una vera e propria sfilata di moda con presentazione di book fotografico sui giocatori annesso. Ora, io capisco che al giorno d’oggi il calciatore abbia un impatto a livello di immagine che non può essere ignorato, ma vedere come la dirigenza del Milan cavalchi l’onda è una roba che mi disgusta ogni volta di più.

Per il resto, concludo dicendo che l’Inter ha il miglior attacco della Serie A, pur avendo segnato Milito solo 5 gol: ciò non toglie nulla allo scudetto rossonero –come già detto meritato-, ma fa capire che l’Inter c’è e ci sarà, a patto di non dare credito illimitato agli attuali campioni. Non facciamo come “quelli là” insomma, che hanno esposto l’immenso Maldini a figuracce indegne del suo nome facendolo giocare fino a 40 anni, con le ginocchia che scricchiolavano ad ogni passo…

Non vorrei insomma dover arrivare a citare il sommo: “appendi le scarpe al chiodo… meglio adesso che sei un mito, da domani sarai un peto!

 

LE ALTRE

L’Udinese stra-merita il quarto posto e festeggia, arrivando a rendere simpatico anche un pretino falso modesto come Guidolin. Di solito non lo reggo, ma è innegabile che abbia costruito un gioiellino, godendo anche della fiducia della società dopo le 4-sconfitte-4 nel primo mese di Campionato. Da vedere ora quanto il giocattolino verrà smembrato e come si presenteranno ai preliminari di Champions, dove il rischio di beccare qualche squadrone (tipo Arsenal, per dire…) comunque esiste. Ad ogni modo, giù il cappello ai bianconeri friulani, e sinceri complimenti anche a Reja. La sua Lazio è arrivata a un soffio dal 4° posto avendo una squadra che si è aggrappata a pochi giocatori di qualità (Hernanes, Zarate quando c’ha voglia, Mauri) ma che ha cavato fuori il massimo da tutti. ‘A Maggiga ripartirà dall’Europa League, forse con Ancelotti neo-licenziato dal Chelsea, mentre la Juve avrà la settimana libera, potendosi concentrare solo sul Campionato, con chierichetto Conte in panchina. Non dico altro per non maramaldeggiare…

 

WEST HAM

Tanto per non lasciar dubbi, l’ultima giornata in casa finisce con l’ennesima sconfitta: un bel 3-0 che non aggiunge niente alla tristezza di una stagione iniziata come l’Udinese (0 punti nelle prime 4 o 5 giornate) e continuata come la Sampdoria. Fate voi…

Gran bello!

Gran bello!

TUTTI CONTENTI TRANNE UNO

…e quell’uno manco a dirlo sono io.

NAPOLI-INTER 1-1

Non per altro, ma a me che il Napoli torni in Champions interessa fino a un certo punto. Quel che volevo io era vincere, consolidare il miglior attacco della serie A, stare a -6 dal Milan, tanto perchè si parlasse di scudetto vinto e non stravinto, scavare ulteriori punti dalle altre, e soprattutto non vedere scempi da craniolesi tipo il gol preso da “Club Gautieri Gold Member” Zuniga.

Se vogliamo contare le cose belle viste in partita finiamo in fretta. Eto’o: gran gol, 21° in campionato, 35° in stagione, ad una sola rete dal suo record col Barcellona –peccato solo l’uscita a metà ripresa per infortunio-; Milito, saggio tocco sul gol del Re Leone e tre tiri “alla Milito” che vanno molto vicino al bersaglio. Kharjah: nella mediocrità vista a centrocampo, mi pare quello che si sbatte di più e con risultati meno osceni; Nagatiello: solita sicurezza nipponica, imperatore delle diagonali.

Per il resto, ottenuto il vantaggio, i nostri fanno di tutto per non rovinare la festa ai padroni di casa, cincischiando a centrocampo con poche eccezioni (oltre ai due tiri del Principe, da segnalare lo splendido quando estemporaneo destro a giro di Maicon che si stampa sul palo a portiere battuto). C’è da dire che anche il Napoli non pare in formissima, complice anche l’assenza di Cavani, ma il pareggio arriva lo stesso, visto il fulmineo attacco di coglionite che paralizza l’intiera difesa nerazzurra a fine primo tempo: palla tenuta in campo da Maggio –così pare, le immagini non aiutano, il complottista che è in me pensa male…- apparentemente riconquistata da Zanetti ma poi lasciata lì a vivacchiare finché prima Maggio e poi Zuniga la facciano carambolare in porta. As usual, la cosa che più mi fa imbestialire in questi casi è vedere uno dei nostri –JC nell’occasione- ridere dell’episodio nell’intervista di metà gara, solo pochi secondi dopo aver combinato il frittatone. 

Il secondo tempo in sostanza finisce con la parata di De Sanctis sul già menzionato tiro di Milito. Da lì in poi, da una parte e dall’altra siamo al volemose bene e nun famose male. Stucchevole ti-tic ti-toc a centrocampo e partita che scorre via come una pisciata (scusate il francesismo).

Alla fine è festa grande (e comprensibile) per i guaglioni, naturalmente osannati dai media dimentichi del fatto che, se il pareggio dà al Napoli l’aritmetica certezza del terzo posto, altrettanto fa con il secondo posto dell’Inter.

Sottolineo quindi che Leo, da quando ha preso il timone della squadra, ha conquistato più punti di tutti, il tutto senza essere un allenatore (!): questo tanto per sottolineare la qualità della rosa interista, al netto degli infortuni. A tal proposito, ho dimenticato la notizia più bella di ieri sera: i minuti giocati da Walter Samuel, al ritorno in campo 190 giorni dopo il crack al crociato. 6 mesi quindi, non 9 come i gufi prevedevano. Immaginate la forza centrifuga generata da turbinìo di testicoli nel vedere il già ricordato frittatone di fine primo tempo e nel pensare a cosa sarebbe successo con The Wall in campo, testa pensante e piede risoluto, di certo non incline allo spirito uggeggé che ha aleggiato nell’area nerazzurra per tutto l’ultimo semestre.

La mia conclusione per il prossimo futuro dell’Inter è sempre la stessa: dovessimo vincere la Coppa Italia, finiremmo con un secondo posto in Campionato condito da 3 coppette di rinforzo (sì, nonostante la prosopopea del nome io il “Mondiale per Club” lo ritengo sportivamente una coppetta: spendibilissima dal punto di vista dell’immagine, marketing, diritti, il-cazzo-che-vuoi, ma sempre una coppetta). Insomma, una stagione quantomeno accettabile, una buona base da cui ripartire. Poi si può parlare di rinforzi, ricostruzione, ristrutturazione, rifondazione, ribollita o quel che vi pare, ma il grosso c’è. Come già ho avuto modo di dire, l’idea a mio parere dev’essere quella di affiancare ai titolari (soprattutto a centrocampo) altri elementi di “quasi-pari” valore, in modo da poter operare un maggior turn over che possa minimizzare il rischio-usura delle delicate giunture e cartilagini dei trio Cuchu-Deki-Thiago. Davanti e dietro, un solido innesto di valore per reparto e via.

Questo da un punto di vista tecnico. Da un punto di vista economico-finanziario, mi rendo conto che potrebbe rendersi necessaria una cessione illustre per far cassa, e a quel punto i papabili sarebbero Maicon, Sneijder o Milito. Non mi pronuncio: dico solo che per tutti e tre i soldi che avresti preso l’anno scorso quest’anno te li sogni, ma questo si sa. Per il resto ci penserà Branca e i suoi assistenti, ghenga che libera dalla “barriere all’ingresso” di epoca pre-calciopoli, ha dimostrato di saperci fare abbastanza.

Chi vivrà vedrà!

 

E’ COMPLOTTO

Rimando agli ottimi post linkati nel mio profilo per considerazioni sullo scudetto del Milan e sulle relative appendici mediatiche e festaiole, limitandomi a ribadire compiaciuto e “orgoglione” che est modus in rebus e che noi non siamo quella roba là!

Di mio posso aggiungere che il Milan ha meritato questo scudetto, perché nell’arco della stagione è stata la squadra più costante, spinta nella prima parte da un Ibra in formato “Inter” e, da Natale in poi, da altri giocatori che a turno l’hanno mantenuta in alto. Allegri pirla non è, visto come ha nei mesi ridisegnato la squadra passando da un berlusconianissimo “tutti avanti tutta allegria” a un più concreto e saggio centrocampo capace di cantare e portare la croce, sorretto da una coppia difensiva di tutto rispetto, da un portiere che si è rivelato di gran lunga il migliore in questo campionato e da un Pato tanto fragile quanto però decisivo.

Basta chè mi vien la bile a parlar bene di quelli là. Detto ciò, vedremo come andrà la loro campagna acquisti e cessioni: come e più di noi, l’anno prossimo avranno tutti un anno in più, qualcuno andrà via e i miracoli sportivi e contabili (vedi Ibra e Robinho presi in quel modo) mica riescono tutti gli anni (non senza conseguenza penali, almeno!).

Mi limito a sottolineare quanto osservato in serata con Giò: il Milan ha mandato il suo tecnico Allegri ospite alla Domenica Sportiva (Rai) e non a quell’immondezzaio di Controcampo (Rete4): la mia velenosa conclusione è stata che a MeRdiaset non avessero bisogno di un esponente ufficiale della società (chè tanto di quelli “in borghese” ce n’è in abbondanza!), mentre l’analisi più distaccata e probabilmente più attendibile –quella di Giò- puntava sulla considerazione che gli stessi Meravigliuosi hanno del suddetto immondezzaio. Morale: mandiamo l’Allegri dove almeno qualcuno lo vede e lo ascolta, e non in un’arena di bifolchi, dove peraltro già tutti sono stati opportunamente “normalizzati”.

 

LE ALTRE

Roma e Juve finiscono mestamente fuori dall’Europa che conta (Roma) e pure da quella che non conta (Juve, a meno di pastette e miracoli, peraltro nel caso proprio a scapito dei lupacchiotti). Cazzi acidi per i Merregani de noantri, che avranno a che fare con un budget assai più ristretto per il calciomercato, mentre lo sfavillante 3° progetto bianconero in tre anni finisce come i precedenti fratellini. Aborto.

Zeru tituli, once more with feeling!

Sorpresa mista a dispiacere per la Samp in B (anche se i miei amici Grifoni potranno finalmente dire che questo è stato “l’anno buono”: se non per la stella inseguita da qualche ventennio, quanto meno per vedere i cugini retrocessi dopo aver iniziato la stagione accarezzando l’idea del girone di Champions League).

La retrocessione è un muto rimprovero alla scellerata gestione di Garrone che, tenuta dritta la barra e la dignità nel caso-Cassano, ha poi pensato bene di completare l’opera cedendo anche l’altro “buono” (il Pazzo, a nome dell’Inter ringrazio sentitamente) e sostituendoli con Biabiany e Maccarone. Commuoventi, ad ogni modo, le lacrime di Palombo a fine partita.

 

WEST HAM

Come la Samp, anche l’amato West Ham saluta la massima serie dopo qualche anno di dignitosa permanenza. In tutta la stagione, per sole 3 settimane gli Hammers sono rimasti fuori dalla zona retrocessione. Questo il dato più amaro a consuntivo di un’annata che si chiude in maniera che più emblematica non si può: primo tempo chiuso in vantaggio 0-2 in trasferta contro il Wigan, pure in lotta per rimanere in Premier, i ragazzi riescono a perdere 3-2, subendo un rimontone che li spedisce tra i cadetti senza nemmeno dover aspettare l’ultima giornata.

Come back soon, lads!

Di tutti gli infortunati di questa stagione, mi sarebbe bastato lui...

Di tutti gli infortunati di questa stagione, mi sarebbe bastato lui…

TANTO PER ROMPERE I COGLIONI

CESENA-INTER 1-2

Il Perozzi chiedeva: “come si chiama il contrario del senso dell’umorismo?” e il solerte Necchi rispondeva serafico: “il senso di rompere i coglioni!”.

Si parlava del figlio del primo, Lucianino.

Ecco, sabato l’Inter ha giocato a fare Lucianino, il bambino antipatico, saccente e dispettoso, con l’unico scopo di rompere le uova nel paniere alla squadra dei Meravigliuosi già pronti a festeggiare in un Meazza apparecchiato a festa, con tanto di Presidente in tribuna (quando c’è da festeggiare, lui sempre presente!).

Magra consolazione invero, vista la pochezza della prestazione (si chiama furto con destrezza) e ancor più considerata l’inutilità dell’impresa (qualcuno svegli Leo e gli dica che lo scudetto è bello che andato da dopo il Derby). Però… intanto comincia a vincere, direbbe il rancoroso sciur Ambroeus al bar, anche solo per mantenere il secondo posto e tanto per non perdere l’abitudine.

E per vincere si è vinto, poi stai a guardà er capello sul “come”… Una partita di rara impotenza, che non mi ha visto nemmeno insultare i nerazzurri, quasi che l’apatìa degli 11 in campo fosse contagiosa. Volerò quindi molto alto sulle ormai frequenti amnesìe difensive della premiata ditta Lucio-Ranocchia (in due guardano la palla e non il centravanti, in due mancano l’anticipo, col risultato che Igor Budan segna il primo gol in stagione), stenderò un pietoso velo sulla contabilità di morti e feriti a metacampo (Deki e Sneijder out, Motta al rientro ma poco più che deambulante), e tacerò sulla stitichezza dell’attacco (fatico a ricordare un tiro in porta prima dei cross della disperazione per le appendici corporee di Pazzini).

Concentrerò le residue sinàpsi su un paio di temi:

la doppietta del Pazzo, pazza di suo, ci fa capire quanto il calcio sia inopinato e tutto sommato ingiusto (il Cesena fin lì aveva stra-meritato la vittoria) e soprattutto ha palesato l’essenzialità di un appiglio cui aggrapparsi là davanti quando le cose non girano.

E’ un concetto che ripeto da tempo, e che l’Inter degli anni 2000 dovrebbe conoscere fin troppo bene, avendo vinto partite e scudetti lanciando lungo per il Vieri o l’Ibra di turno.

Perché -diciamocela tutta- a giocare come il Barça son buoni tutti con quel popò di giocatori che si ritrova, ma il ti-tic ti-toc tra i piedi incespicanti di Mariga e Pandev non viene così bene. E se Eto’o vive un momento di umanissima stanca, viva il lancio alla spera-in-Dio sul centravanti e che ci pensi lui.

E lui, fuor di metafora il Pazzo, non si fa pregare: dopo aver preso la mira con un paio di capocciate fuori misura, prima inventa un gol trasformando il lancio della disperazione in un’uncinata di destro (altro che delizioso assist di Eto’o, come ho sentito in cronaca), e poi capitalizza al meglio il bel cross di Maicon con la specialità della casa (cabezazo! direbbero in Argentina).

La mia fallace e velleitaria goduria l’ho sfogata contro una cinquantenne milanista che vedeva la partita in un baretto di Riccione accanto a me. Insieme a lei il marito agnostico, la figlia compagna di fede e il figlio sano (cioè interista).

Latroia, questo il nome dell’elegante signora, ha passato una buona mezzora a insultare e sfottere i nerazzurri, tra un “che schifo che fate”, un “ma come avete fatto a vincere tutto l’anno scorso” e un “noi domani andiamo in Duomo a festeggiare”.

Dato che siamo in tema di citazioni da cinema comico, al 38° “coglionazzo” (…) Fantozzi incontrò di nuovo lo sguardo di sua moglie (al min. 5.45 l’irrinunciabile citazione), con il sottoscritto e il figlio sano nei ruoli dei coniugi Fantozzi, a scelta nell’ordine.

Con gli occhi iniettati di sangue abbiamo quindi seguito quello strazio di partita in attesa di un segno del cielo, o più prosaicamente di una botta di culo.

E se al pari di Pazzini il pugno stretto e l’urlo soffocato è stato appena udibile, al raddoppio lo sguardo è andato dritto verso Latroia e il “Goool!!” urlato di piena gola è stato talmente in sincrono da far impallidire coreografi del calibro di Don Lurio.

Latroia a quel punto ha messo su il disco del “che culo che avete, è scandaloso”, a cui io, troppo educato per suggerire alla Signora itinerari alternativi per l’indomani (Viale Zara, Melchiorre…) ho replicato citando a piene mani la zuccherosa empatìa Leonardiana: “Signora, è il cuore, c’è tanto spirito di squadra nel gruppo, sono tutti uniti come fratelli”.

Il figlio sano ghignava come un matto, mentre Latroia era troppo piena di bile –o forse solo troppo poco intelligente- per capire che la mia era una bonaria presa per il culo.

Ho poi chiesto scusa per l’immondo furto calcistico al barista romagnolo e filo-cesenate, che si era goduto lo (avan)spettacolo ridendo sotto i baffi.

Che dire, in tempi di magra ci si diverte con poco…

E’ COMPLOTTO

La visione della partita è stata funestata dall’assenza di Sky e soprattutto dalla presenza di Mediaset Premium. Ora, io sono di parte, malato, complottista, tutto quel che volete, ma dico: è mai possibile che le tipe (femmine) di Mediaset siano fatte tutte con lo stampino? Tutte uighe, labbroni da ovolollo d’ordinanza, capello fluente e spalla (quando non di più) bene in vista? Voglio dire, la D’Amico è un gran pezzo di figliola ma mi pare abbia un altro gusto, un’altra classe.

Va beh, parliamo d’altro…

Apprendo dalla Gazzetta che Thiago Silva è senza dubbio il difensore più forte del mondo (questionabile, ma tutto sommato è molto forte, ed è il vero pilastro della difesa del Milan). Nello schemino in cui mostrano la sua posizione nella retroguardia rossonera e brasiliana, la mia attenzione va sul secondo riquadro. Chi è schierato come terzino destro nella Seleçao? Forse quello che viene definito da 5 anni il-miglior-laterale-destro-del-mondo (Maicon, per i non addetti)? No, Dani Alves, dello splendido Barcelona, che, tanto per dire, nel corso degli anni in Nazionale ha anche provato ad essere scherato a sinistra, pur di lasciare a Maicon la fascia di competenza. Altro colpo di genio: chi è il collega di reparto di T.Silva in mezzo alla difesa? Lucio, peraltro anche capitano del Brasile? Sì, ma tra parentesi viene messo il nome di David Luiz, promettentissimo ricciolone del Chelsea. Ora, non che Alves e Luiz siano due pippe, tutt’altro, è solo che quando si parla di qualcuno (noi) c’è sempre la fortissima concorrenza degli altri, mentre quando si parla di altri (loro) sono sempre i migliori del mondo. Gente che fino a 9 mesi fa (Mondiali in Sudafrica), in Nazionale manco era stata convocata (ask Thiago Silva and Pato for references).

Finisco dicendo la mia sul digiuno di 40 giorni di Pazzini; statistica che ha la stessa base scientifica della seguente: “L’Inter non batte la Dominante di Monza da 103 anni”. Per la cronaca, l’Inter non ha mai giocato contro la Dominante, e Pazzini negli ultimi 40 giorni aveva giocato un totale di circa 200 minuti (che fa 2 partite e qualcosa). In ogni caso, doppietta e doppio pernacchione per la gioia di Panchito (il cui nuovo refrain è èpazzopazzogol, èpazzopazzogol!).

LE ALTRE

Il Milan piega il Bologna con un gol del bomber Flamini in apertura e si appresta a vincere uno scudetto comunque meritato. Sono in testa da metà novembre, hanno di gran lunga la miglior difesa (il miglior attacco viene citato solo quando ce l’hanno loro, ma a sto giro è ancora dell’Inter), hanno dimostrato di poter fare a meno anche di Ibra, onestamente quasi assente nel girone di ritorno. Quindi è meritato. Poi, se vogliamo dire che tutti gli altri hanno giocato a ciapa no, Inter in primis, sono il primo ad essere d’accordo.

Sappiamo quindi come andrà: celebrazioni di durata trisettimanale, da estendere a un bimestre nella malaugurata ipotesi di una doppietta con la vittoria in Coppa Italia.

Celebrazioni che per fortuna mi arriveranno solo come lontana e fastidiosa eco, stante la mia assenza da casa e da questi schermi per una settimanella lavorativa che inizierà proprio il prossimo weekend…

WEST HAM

Sconfitta contro il Mancio, 2-1 che poteva essere 4 o 5-1 senza nemmeno sforzarsi troppo: la traversa e il senso di pietà hanno fatto il resto. Onestamente vedo più facile lo scudetto all’Inter che la salvezza degli Hammers. Ed è tutto dire…

Lucianino col su' babbo

Lucianino col su’ babbo

FOR WHAT IT’S WORTH

INTER-CHIEVO 2-0

Cosa ci dice questa gradita ma insipida vittoria in un sonnolento sabato tardo pomeridiano?

Che l’Inter fa finta di mettere pressione agli avversari (che terrorizzati non trovano di meglio che vincere le loro partite); che facendo riposare qualche illustre cadavere (vedere alla voce Thiaghino), usandone qualcun altro a mezzo servizio (Deki, Sneijder), e dando fiducia a chi finora non ha fatto grosse cazzate (Yuto il nippico) quel che ne cavi fuori è una squadra che mostra un po’ di equilibrio: chi l’avrebbe mai detto… 

Per il resto non è che i ragazzi facciano sfracelli: un primo tempo di onesta mediocrità vede Eto’o e soprattutto Pazzini andare vicini al gol con due tiri in fotocopia (quello del Pazzo l’avevo visto dentro); la difesa, ritrovato Lucio a dar man forte a Ranocchia, è più coperta dal centrocampo e più sicura di suo, anche se, nella ripresa, lascia un paio di buchi per fortuna non “tappati” da Constant e Pellissier. Tra i due errori clivensi, il gioco al rimpallone premia il destro del Cuchu che di prima gira un’imbeccata di Maicon dalla fascia: il tiro è decente, ma la carambola sul terzino veneto è fatale per Sorrentino, che può solo toccare e rendere ancor più beffarda la traiettoria della palla: 1-0 a metà ripresa.

In chiusura, percussione centrale con Milito che tenta di avvitarsi in area e cadendo fa arrivare palla a Maicon: destro elementare e palla in buca per il 2-0 che chiude il match.

Poche volte ricordo di aver esultato così poco per una vittoria dei ragazzi, anche se, ripeto, cose buone tatticamente si sono viste.

Nelle settimane precedenti leggevo giuste considerazioni sul nostro allenatore, a cui si chiedeva semplicemente di non perseverare negli errori. Da questo punto di vista mi pare che possiamo essere contenti: un centrocampo iniziale con Cuchu-Zanna-Kharja-Deki avrà sì meno “piede” rispetto ai vari Motta e Sneijder, ma garantisce più corsa e più filtro. Nagatomo dietro a sinistra fa un partitone, alternando diagonali sapienti a ripartenze indemoniate, e garantendo soprattutto continuità e applicazione indefessa. Non sarà un colosso, ma sul nippico io insisterei, vista anche l’attuale pochezza di alternative.

Azzardando uno sguardo sul domani, ci presentiamo nella Ruhr sull’onda di questo roboante successo, e pronti all’impresa di spezzare le reni ai crucchi.

Togliendo le fette di salame dagli occhi e tentando di ragionare con lucidità, dico che il 4-0 di mercoledì è un qualcosa da non prendere quasi in considerazione: serve comunque andar lì e vincere, riscattare almeno in parte la faccia, tenere tutti sulla corda e non lasciare nulla di intentato in questo finale di stagione. Se lo Schalke deciderà di suicidarsi, noi dovremo essere pronti a maramaldeggiare senza pietà; in caso contrario, tensione a mille e avanti tutta, chè la stagione finisce tra un mese e mezzo e, mal che vada, c ‘è comunque una Coppa Italia da difendere e rivincere.

 

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto da dire, vista anche la mia latitanza nel week end calcistico (detta in altri termini: non ho fatto i compiti!). Mi limito a segnalare la pavidità nell’ipotizzare un “caso-Ibra”, dopo che il genio guadagna un altro rosso diretto proprio nella partita (che peraltro non doveva giocare stante l’iniziale squalifica di tre turni) in cui tornava dopo il cazzotto di Milan Bari. Ovviamente è mistero sul “cosa” abbia detto al segnalinee, ma il silenzio è davvero assordante se comparato ad analoghi exploit di epoca interista.

Ricordo quarti d’ora infiniti persi per decifrare un labiale dopo un cambio di Mancini (con Ibra che secondo le vedove azzardava pure un congiuntivo mormorando “speriamo che se ne vada!” all’indirizzo di Ciuffolo). Ricordo i mal di pancia e l’atavica incapacità dell’Inter di gestire i propri campioni, il tutto condito da abbondanti dosi di saccenza e compatimento nei confronti del Signor Massimo “che è un brav’uomo, per carità, però…“.

Qui, da bravi cocker, ci si chiede se possa essere eccessivo parlare di “caso Ibra”. Traete voi le conclusioni…

 

LE ALTRE

Come detto vincon tutte: il Napoli sbanca un Bologna a cui manca solo la borsa frigo per suggellare il clima di vacanza anticipata (tanto di cappello comunque a una squadra che in sei mesi cambia tre presidenti, è pagata a cadenza quadrimestrale e ciononostante si salva a due mesi dalla fine del campionato); la Roma vince a Udine a 8 secondi dalla fine con un Pupone tornato ai massimi livelli, la Lazio al momento approfitta del regalo dei cugini e agguanta il quarto posto. Dietro la Samp si inguaia parecchio perdendo in casa col Lecce; è adesso a un solo punto dal baratro, e domenica fa visita al Milan.

Chiusura con monito che vale tanto per i cugini quanto per noi (sabato siamo a Parma, colleghi di pianerottolo dei blucerchiati): occhio alle squadre disperate…

WEST HAM

Becchiamo male a Bolton: 3-0 e poche storie. Nel weekend derby cromatico contro l’Aston Villa.

Un uomo.

Un uomo.