SHIT HAPPENS. AGAIN. AND AGAIN. AND AGAIN…

INTER-JUVENTUS 2-3

Leggete questo.

E questo.

Aggiungete qualche parolaccia a piacere, cuocete a fuoco lento ed avrete servito tutto il mio disappunto per la partita di sabato.

Che non segna solo l’ennesimo anno di mancata qualificazione alla Champions da parte della mia amatissima squadretta, ma anche -se non soprattutto- la restaurazione di un regime che, se mai davvero scomparso, è tornato in tutto il suo splendore a dar traccia di sé.

Poi è ovvio che, nel gioco delle cose, noi si reciti la parte della vecchietta totalmente estranea ai fatti che si trova nel bel mezzo della rapina in banca e finisce scaraventata a terra con le mele che rotolano fuori dalla sporta della spesa.

La Juve rischiava di non vincere il Campionato, e qualcosa andava fatto: noi abbiamo recitato la parte di quelli che in tempi bellici moderni vengono chiamati cinicamente effetti collaterali.

[Mi scuso in anticipo per l’infelice paragone, lo so anch’io che le vere tragedie sono altre.]

Questo fa parte di quella fisiologica quota-sfiga che pare essere connaturata ai nostri colori, perfetto contrappasso dell’ancestrale buciodiculo dei colleghi cittadini, buona giusto per far abbaiare i luogo-comunisti di turno nel dire “vedi che alla fine tutto si compensa?”.

Da dove cominciare, dunque?

Da un’ammissione di colpa, o forse di merito. Sono da sempre attratto dalle liste, dagli elenchi, dalla quantità, dalla produzione -anche ridondante- di prove a supporto della propria tesi. Penso che il labor limae sia un lodevole strumento artistico e ancor più letterario, ma che utilizzarlo in determinate occasioni faccia perdere di vista importanti dettagli.

Ci torno, come diceva la mia Prof di italiano al liceo, quando si riprometteva di dare una risposta (che evidentemente al momento non le sovveniva…) ad una domanda posta dallo studente incuriosito di turno.

L’altro punto di partenza ha un retrogusto di déjà vu: stiamo leggendo in questi giorni tante frasi che girano nell’aere mediatico e calcistico da decenni, e alle quali abbiamo finito nostro malgrado per abituarci.

Ci arriva anche il Corriere, a chiedere uniformità di giudizio e dando la sveglia al Palazzo arbitrale.

Io, paranoico e rancoroso, reagisco pavlovianamente a frasi equivoche quali “…il sospetto… non fa gioco alla stessa Juve, perchè non ne ha bisogno“. Ecco l’ennesimo elemento di contatto con il ventennio scorso: quante volte abbiamo sentito i Tosatti di turno dire che “tanto la Juve vincerebbe comunque, non ha bisogno di questi aiuti“? Quindi in buona sostanza perché lamentarsi? Tanto avresti perso in ogni caso.

Diobono, la favoletta di “al lupo al lupo” dovrebbe insegnare che occorre diffidare da chi abbaia alla luna senza prove nè indizi, e invece -per deduzione- a dare ascolto a chi mostri una realtà pericolosa e deviata con dovizia di particolari.

Certo, a patto di essere in buona fede e non avere interessi confliggenti.

Hai detto cotica…

Odio autocitarmi, ma qui non posso non farlo: ecco il sunto di quel che scrivevo in stagioni decisamente più fertili delle ultime:

Per non sporcarsi le mani e giocare alla verginella che dice “io sono più forte di tutto e tutti” devi essere -appunto- molto più forte dei tuoi avversari. Un po’ come quando alla Play giochi col Real Madrid contro la Civitanovese e decidi che vuoi vincere facendo segnare solo il portiere.

Questo è quel che quella Inter era: molto-più-forte-di-tutti. Non per questo “potente” e “amica del palazzo” (e quando mai…), ma comunque corazzata per respingere anche i loro tranelli.

In condizioni diverse da quella, e quindi con un divario tra le squadre assai più contenuto, le eventuali bucce di banana su cui una squadra può scivolare (infortuni, sviste arbitrali, tutto ciò che è esogeno rispetto al Club) giocano ahimè un ruolo decisivo.

Ha un bel dire Massimo Mauro al Club a sostenere con pervicacia l’irrilevanza degli errori arbitrali, “perchè tanto l’Inter la stava vincendo e meritava i tre punti“: quello è talmente ottuso che potrebbe davvero credere a quello che dice, poveretto, ma è ovvio che giocare un’ora e un quarto in 10 vs 11 non può non lasciare effetti su chi in campo ci resta.

Ecco quindi perché rischia di essere limitante identificare l’arbitraggio di Orsato con la sola (per quanto grave) mancata seconda ammonizione di Pjanic.

Così come la stagione 1997/1998 è passata alla storia come “quella del rigore di Iuliano su Ronaldo”, e quella del 2001/2002 come “quella del 5 Maggio”, dimenticando una dozzina di episodi altrettanto clamorosi, il rischio della estrema sintesi è che tutto si riduca ad un -pur importante- singolo errore di valutazione.

Vi chiedo pazienza, ma l’elenco delle malefatte non può ridursi alla punta dell’iceberg.

Mettetevi comodi, e perdonate lo stream of consciousness. Non ho la lucidità, la capacità ed il tempo per fare l’analisi precisa, puntuale e ordinata che il momento richiederebbe.

Orsato è noto a tutto l’ambiente calcistico per essere “uno che fa giocare e fischia poco”. E infatti il colpo di Vecino lo vede, lo fischia e lo punisce con il giallo. Scelta per me corretta. Poi apprendiamo che Mandzukic sanguina e che questo potrebbe essere il motivo per cui è lui stesso a chiedere di poter rivedere il fallo al VAR.

Salcazzo. Come al solito l’omertà di tutta la classe arbitrale ha l’unico effetto di alimentare quanta più dietrologia possibile a seguito di ogni loro decisione. Due parole al Capitano che spieghino ‘sta cosa no? Due parole dopo la partita nemmeno? Sembra di essere tornati alle prime edizioni di Amici di Maria de Filippi, quando l’ineffabile Chicco Sfondrini annunciava di settimana in settimana nuove aggiunte al regolamento, totalmente ignote fino a quel punto e capaci di stravolgere la gara in corso.

Ma quello, checcazzo, era un mediocre talent show, di dubbio gusto come tutti i suoi esemplari.

Questo dovrebbe essere sport, non intrattenimento.

Vabbuò, cosa fatta capo ha: ci tocca giocare 75’ in 10 vs 11 (non dico 12 o più perché so’ signore).

Resta un fatto, chiaro, incontrovertibile: l’espulsione dice a tutti che siamo in una partita con una conduzione arbitrale severa, rigida, inflessibile. Signori non mi fate incazzare perché qui fischio tutto e vi faccio un culo così.

Oh! Come no…

E se con immenso sforzo posso anche essere d’accordo nel vedere differenze tra l’intervento di Vecino e quello di Barzagli su Icardi a metà ripresa, nulla mi toglie dalla testa che l’intervento di Higuain su Rafinha sia del tutto simile, e come tale passibile di rosso diretto. Se la memoria non mi inganna, nemmeno fallo perché il prode fischietto (fratello di cotanto genio) dà il vantaggio.

Ci sono poi due altri interventi totalmente ignorati dall’arbitro nel primo tempo: Cancelo punta Alex Sandro ma non riesce a saltarlo perché quello gli mette un gomito in faccia (fallo+giallo per qualunque bipede pensante, nel dubbio il prode Orsato lascia giocare). Da notare che, al 77′, Alex Sandro vedrà comunque sventolato in faccia quel che avrebbe dovuto essere il secondo giallo della serata. Poco dopo Perisic fa la stessa cosa con Cuadrado -già ammonito-, che fa palese ostruzione. Intervento furbo e non cattivo, quindi non da giallo, ma punizione solare non fischiata.

La cosa mi fa vieppiù incazzare perché mi costringe ad essere d’accordo con Caressa quando dice che Orsato, sicuro di sé fino a sconfinare nella presuntuosità, decide di non voler dare il minimo adito a sospetti di “cartellini riparatori” o fischi in cerca di compensazione. Inutile dire che nessuno chiede questo: si vorrebbe semplicemente che episodi simili venissero giudicati in maniera simile.

La certezza dell’impunità è tale che Allegri, tutto fuorchè uno sprovveduto, non fa quel che ogni altro allenatore di buon senso farebbe. Fiutata puzza di bruciato, mi sarei aspettato un paio di cambi già nell’intervallo: fuori Cuadrado e dentro Lichtsteiner, fuori Pjanic e dentro Bentancourt. Sono in vantaggio di un uomo e di un gol, i miei rischiano di farsi cacciare, fammi correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

Macché… i nostri avversari giocano con la serenità e la certezza con cui convivono da sempre. A loro, in Italia, nessuno fa del male.

E non servono i sorrisini nel dopo partita per avere conferma…

Tornando a Pjanic, il nostro si becca il primo giallo per un fallo commesso subito dopo intervento falloso fischiato a Higuain in attacco e per successive proteste. Ha quindi poco da lamentarsi del fatto che “Il primo giallo è eccessivo” e da plaudere al “buon senso” di Orsato che parrebbe non averlo cacciato come gesto riparatore. Questo è quel che dice lo juventino, all’insegna di quel margine di interpretazione, di quella sensibilità che abbiamo capito essere tanto cara alla Vecchia Signora.

Oltretutto, quando ha la geniale pensata di saltare in braccio a Rafinha, il centrocampista bianconero dovrebbe essere negli spogliatoi già da un po’, avendo fatto a inizio ripresa un secondo intervento da giallo, già preoccupantemente rimosso dalla memoria collettiva di molti di noi (voi).

Il fatto che Orsato, in occasione della “madre di tutti i falli” si tolga la soddisfazione di ammonire per proteste il nostro unico giocatore diffidato (D’Ambrosio), ci riporta alla considerazione iniziale della nostra quota-sfiga che in qualche modo dobbiamo sempre pagare.

Andando avanti, gravissimo il rigore non fischiato a Barzagli che frana su Icardi in piena area di rigore dopo l’anticipo dell’argentino che tocca nettamente la palla. Ma ancor più di questo, è incredibile che ancora a 48 ore dalla fine del match siano pochissimi a ricordarlo.

MORALE DELLA FAVOLA?

Scusate la banale semplificazione, ma il sunto di questo sfogo disordinato è questo: Vecino è da rosso? Forse, per me no ma diciamo di sì.

In ogni caso, con un arbitraggio normale, Pjanic va sotto la doccia ben prima dell’11’ della ripresa, lo stesso capita a Higuain (vedi pestone a Rafinha) e Barzagli, che abbandonerebbe il campo avendo anche causato un sacrosanto rigore. Da buon ultimo, al 77′ anche Alex Sandro sarebbe sotto la doccia. Tutto a-stretti-termini-di-regolamento.

Questo quel che ha detto la partita.

Una partita che, come tante altre contro la Juve, arrivo ad essere orgoglioso di aver perso, se perdere significa vedersi presi per il culo da chi dovrebbe garantire equità e rispetto delle regole.

Onestamente, non capisco come facciano certi juventini a festeggiare dopo vittorie del genere. Dico “certi” perché ho già avuto dimostrazioni dirette di bianconeri imbarazzati o quantomeno autoironici sulle ultime malefatte degli arbitri nostrani.

Eppure guardo Agnelli e Nedved in tribuna e non so se provare più pena o disprezzo per loro. Evidentemente non si rendono conto di vivere in un mondo parallelo. Lo dimostra l’incapacità di gestire situazioni avverse nelle poche occasioni in cui si sentono in credito con il fato o le scelte arbitrali (credito millantato, come sappiamo).

Torniamo alla partita per dire che poi, poi e solo poi possiamo parlare degli sciagurati cambi di Spalletti, del fallo non sanzionato a Skriniar su Higuain lanciato a rete e della facilità con cui la Juve, trovato il pareggio, è riuscita a segnare il 3-2.

Lungi da me voler difendere un giocatore palesemente inadeguato come Santon (vattene via Davide, fallo per il tuo bene e anche per il nostro), non può essere lui il colpevole della sconfitta. Lui fa quel che -purtroppo- gli capita spesso: è al posto sbagliato nel momento sbagliato, ma è come criticare l’ultimo frazionista per una staffetta corsa da tutti col freno a mano tirato.

Arbitra ‘sta partita come Cristo comanda, Orsato maledetto, e siamo in vantaggio di uno o due gol e uno o due uomini in campo.

Arbitra ‘sta partita come Cristo comanda, e col cazzo che Spalletti si trova 4 giocatori coi crampi e un cambio solo da poter fare.

La verità è che l’Inter ha fatto una partita mariana per 80 minuti. Ha sbagliato all’inizio (Cancelo deve crescere e tanto in fase difensiva), ma ha piano piano preso campo e controllo del match, arrivando meritatissimamente al vantaggio. Il 3-1 di Icardi su cross di Candreva non si concretizza -qui come nel Derby- per una questione di centimetri, e vedendola in retrospettiva il cetriolo brucia ancora di più, nefasto presagio del sifulotto che si stava accomodando tra le nostre terga.

Resta l’orgoglio di aver giocato da grande squadra per quasi tutta la partita, e di aver soccombu…soccor… di aver perso solo per scelte arbitrali dolose e per energie psico-fisiche che sono inevitabilmente mancate nei minuti finali.

Non è con questa partita che manchiamo l’obiettivo stagionale. Il bimestre gennaio-febbraio è stato da incubo, così come il trittico Torino-Milan-Atalanta del mese scorso. Fatto sta che il quarto posto pare definitivamente andato.

Ora c’è da vincere a Udine e col Sassuolo, sapendo che le due succursali juventine contro i nostri faranno la partita della vita e non solo per esigenze di classifica. Oltre a quello, ci sarà da gufare senza troppa convinzione sperando in un mezzo passo falso della Lazio che ci possa riproporre il jolly dello scontro diretto all’ultima giornata.

 

DEI CONTI SE NE OCCUPA MIO ZIO ANTUNELLO (cit.)

La montagna pare avere partorito l’ennesima scureggetta. Dopo la giusta giornata di silenzio di domenica, ecco il temutissimo attacco della Società alle istituzioni arbitrali e calcistiche.

 

 

Lo spazio vuoto lasciato fotografa l’effetto delle dichiarazioni del dirigente nerazzurro.

Che dice cose buone e giuste, per carità. Ma sono cose che diciamo da anni e non cambia mai niente. Bello sarebbe che tutte le squadre che negli anni si sono viste sfilare di mano partite o campionati per decisioni “dubbie” mettessero da parte gli interessi personali e cercassero la maniera di affrontare il problema insieme.

Caro Napoli, benvenuto nel poco invidiato Club di squadre che hanno visto una scudetto che già assaporavano scivolare via non solo e non tanto per meriti agonistici, quanto per “due o tre sviste arbitrali”. Con i migliori auguri di buona permanenza e con simpatia (nel senso greco del termine “sun pathein“), Inter, Roma, Fiorentina e Milan.

A titolo di provocazione: come lo vedreste un Campionato in cui tutti, sistematicamente, contro la Juve schierassero la Primavera?

COMPLIMENTI PER LA TRASMISSIONE, VI SEGUO SEMPRE

Due righe di annotazione personale: voi non lo sapete, ma nella sola giornata di ieri avete fatto registrare tanti contatti quanti solitamente ne arrivano in una settimana buona. Che dire: grazie davvero, anche se ho il fondato sospetto che Orsato ci abbia messo del suo.

Avrei preferito la metà dei contatti e tre punti in classifica in più…

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senza parole

 

 

 

THE END OF INNOCENCE

ATALANTA-INTER 0-0

Un po’ in ritardo, ma è arrivata.

No, non la sconfitta, quella no. Parlo della tendenza a complicarci la vita ben aldilà dei rischi dati dalla partita. Il turno di giornata proponeva la sempre ostica trasferta orobica e, spiace dirlo, per la prima volta in stagione Spalletti toppa di brutto la formazione.

Non tanto, o meglio non solo, per gli uomini, quanto per quella malsana e strampalata idea di stravolgere il sistema di gioco e schierare la propria squadra a specchio rispetto all’oliatissimo ed efficace 3-4-3 di Gasperini.

Inutile dire che i nostri non ci capiscono un cazzo per un buon quarto d’ora, nel quale Gomez si mangia un gol fatto e Icardi non tocca palla.

Il quarto d’ora successivo è solo di poco migliore, con altre dure occasioni per il debuttante Barrow, che stranamente non bagna l’esordio con il solitamente inevitabile Primo Gol in Serie A contro i nostri. Da lì in poi iniziamo a mettere il naso fuori di casa, arrivando a chiudere il tempo smoccolando contro Perisic che si mangia due gol mica da ridere. Bravi nel primo caso Icardi e Rafinha a costruire l’azione che porta il croato a concludere con un sinistro forte ma centrale, intelligente Gagliardini 10 minuti dopo quando pesca il compagno con un bel lancio di destro: il diagonale del 44 sembra quello buono, ma la palla scivola beffarda a lato di pochi cm.

La ripresa vede un solo cambio nelle file dei nerazzurri di casa, con lo statuario Cornelius al posto del guizzante Barrow. Miranda, bravo ma assai impegnato nel primo tempo, ringrazia e il biondaccione sostanzialmente non tocca palla per tutto il secondo tempo. I pota boys sono affaticati dalla prima mezz’ora mariana, e i nostri senza particolari meriti prendono campo. A metà tempo quella che per me è l’occasione migliore per i nostri, con Icardi a insinuarsi sul fianco sinistro (vero che Mauro tocca pochi palloni, ma anche quando non segna sono tutt’altro che banali) e mettere palla dietro per l’accorrente Rafinha.

Quello mancino, quello coi piedi buoni. Palla in curva.

Da lì a poco il brasiliano lascia il campo, comprensibilmente incarognito per l’errore. Mi pare di tutta evidenza… ma Caressa cerca in tutti i modi di scorgere una polemica con Spalletti nonostante anche il bordocampista gli spieghi il motivo della saudade cazzimmosa.

Ci sono un paio di tiri da lontano -bella la punizia di Eder da quasi trenta metri, più estemporanea la conclusione di Gagliardini, buona solo per farci smoccolare a mezza voce “noi una botta di culo mai…”- ma alla fine lo 0-0 si materializza come risultato onesto e ineluttabile.

CONTEMPLAZIONE DEL NOSTRO NIENTE

Tornando alle elucubrazioni del nostro Mister, spiace dovermi accodare alla più banale delle critiche da tifoso, della serie “l’è ol Mister che el capiss negòtt….”; non ho però molte alternative, e quindi apriamo il cahier de doléance.

Come già detto, una difesa a tre e uno schieramento uomo contro uomo contro un avversario che così ci gioca -e bene- da due anni non si improvvisa. Anzi: non si fa, punto e basta. A maggior ragione se le ultime uscite hanno visto i tuoi giocatori ritrovare quel minimo di logica e fluidità di manovra.

Vero, mancavano Brozovic e un claudicante Candreva tenuto prudenzialmente in panca. Aggiungiamoci Vecino sicuro titolare fino a giovedì, possibile rimpiazzo dalla panchina il venerdì e nuovamente assente il sabato, ed ecco la coppia di mediani più lenta del West: Gaglia e Borja lì in mezzo l’hanno proprio vista poco, col ragazzo di casa solo un poco meglio del compagno, davvero giù di forma e incapace di far correre la palla (di correre, lui, ha già smesso da tempo…).

Se quindi in mezzo di alternative non ce n’erano, il buon Luciano mi deve spiegare la genialata di Santon in campo, per di più a sinistra e dulcis in fundo a tutta fascia. La cosa per me non ha alcun senso, e non tornerò ad ammorbarvi sulle mie ormai acclarate antipatìe per l’ex Bambino d’Oro. Semplicemente, se vuoi trarre vantaggio da gente sulle fasce, allarga Cancelo e Perisic e rimpingua il davanti con Eder.

Oppure, molto più semplicemente, mettili a quattro, magari con l’amatissimo Santoncino a destra, o meglio ancora seduto a vantaggio di Dalbert (ma quanto dev’essere scarso per non giocare mai… ma mai! Forse gli ha insidiato la moglie a Spalletti…).

Macchè… ce ne torniamo a casa. Con un magro pareggio, non tanto in termini di gioco mostrato (ho finito adesso di lamentarmi), quanto per la pericolosa frenata in classifica, che lascia i nostri al quinto posto, incapaci di approfittare dello scontro diretto tra le due romane.

LE ALTRE

E per quello Roma e Lazio fanno il loro mestiere, pareggiando il Derby e lasciando i nostri a un solo punto dal Paradiso. La sensazione di chi scrive, però, è che le ultime tre partite avrebbero dovuto portare in dote almeno 7 punti, e non i miseri 2 che abbiamo rimediato. Come effetto di ciò, ci troviamo ad inseguire e con i bonus di fatto esauriti: da qui in poi “son tutte scope” e ben conosciamo la tendenza dei nostri a sciogliersi come neve al sole quando i margini di errore si assottigliano.

Là in cima, la Juve mette altri due punti tra sè e il Napoli. Gladiatoria la squadra bianconera contro una Samp alquanto timida, ormai imballato il Ciuccio che -complice un Milan come al solito al posto sbagliato al momento sbagliato- si infrange contro un Gigio per una volta davvero bravo a dire di no a Milik al 92’.

E’ COMPLOTTO

Non vorrei tornare, ormai quasi con una settimana di ritardo, sulla sesquipedale figura di merda fatta da Buffon e Agnelli.

Come tante altre volte in passato, rimando alle sagge parole de IlMalpensante che, come dice De Andrè, “mi spiega che penso”. Tutto giusto e da sottoscrivere con il sangue. Aggiungo solo che da un punto di vista personale sono contento delle dichiarazioni dei due succitati figuri, perchè mi sentivo davvero a disagio nella posizione di sportivo amante del calcio che si dispiace per una squadra (e che squadra!) capace di rimontare tre gol al Real e poi farsi beffare nel finale su rigore, ancorchè sacrosanto.

Non dubbio, non che si può dare, no. Sacrosanto.

Mentre ho notato un certo timore reverenziale a censurare le parole di Agnelli e soprattutto Buffon da parte dei giornalisti italiani (tutti a incensare “Gigi e l’esempio che è sempre statoma de che??), almeno debbo ammettere che quasi nessuno gli è andato dietro. Tutti -o quasi, non rovinatemi il finale- si sono resi conto quasi impotenti della pervicacia con cui il nostro continuava a rotolarsi in quella merda che lui stesso aveva calpestato, tirando in ballo concetti tragicomici quali crimini contro l’umanità, animali e patatine, a scelta nell’ordine.

C’è però l’eccezione che conferma la regola e che, esattamente come le parole del Gigione nazionale e del monociglio di casa Agnelli, mi ha rappacificato col mondo.

Nello specifico, Mediaset ha dato prova di tutta la sua subalternità al potente di turno, superando di gran lunga i peggiori TG4 di metà anni ‘90, e senza nemmeno essere costretti a ciò da ragioni di Stato o da famiglie da mantenere. Tra Sandro Sabatini e la sua pletora di ospiti non so per chi vergognarmi di più. Anzi, il vero vincitore c’è ed è l’ex arbitro Cesari che, mostrando un fotogramma e basandosi unicamente su quello, cercava di convincere il pubblico che Benatia non toccasse l’avversario nè col piede nè con le braccia.

Ripeto, il tutto con un fotogramma.

Di peggio, proprio a livello logico, fece solo il compianto Maurizio Mosca quando accusò non ricordo chi di “tentato omicidio colposo”.

Con tutto il male che posso volere (e gliene voglio, state tranquilli) a Massimo Mauro, vedo proprio una galassia di distanza tra i protagonisti dei commenti calcistici su Sky e su Mediaset. Anche se onestà imporrebbe di dire che io, i programmi di Mediaset, non li vedo quasi mai.

E, visto l’immondo spettacolo offerto settimana scorsa, non so come darmi torto.

WEST HAM

Ci ho messo tanto a pubblicare il pezzo perchè stavo smadonnando contro lo Stoke che a momenti ci rifila il cetriolo in casa. Per fortuna, nel finale Carroll approfitta delle due settimane tra un infortunio e l’altro per riscoprirsi attaccante di razza e timbrare un sacrosanto pareggio.

Ah, arbitro della partita era Oliver (sì proprio lui): ha annullato tre gol ai nostri per due fuorigioco e un fallo di mano. Dopo averlo maledetto sulla fiducia, dopo il primo replay mi sono ritrovato a dire, tre volte su tre, “ah cazzo c’ha ragione”.

Nonostante il cuore da pattumiera, l’insensibilità e la Coca Cola.

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In un mare di mediocrità, un’oasi di bellezza. Calcistica, s’intende.

 

L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE (INTERISTA)

INTER-CROTONE 1-1

Niente da fare, continua la serie di partite insipide come un piatto di pasta scotta e scondita. Siamo in piena “super serie della minchia” a cui i nostri ci hanno purtroppo abituato negli ultimi anni: la testa fa click e tutto all’improvviso è nero e imperscrutabile.

Non chiamatemi gufo, solo attento osservatore delle nostre quattro cose: sono stato facile profeta nel domandarmi -retoricamente- cosa sarebbe successo al primo stop in campionato. Del resto le ultime stagioni erano lì a suggerircelo: i nostri sono e restano una massa di psicolabili, con l’innata tendenza a perdersi in un bicchier d’acqua proprio quando il più sembra fatto.

Non a caso avevo diffidato delle parole di Spalletti quando, evidentemente più di due mesi fa, diceva che sì, il periodo magico sarebbe senz’altro finito, ma altrettanto certamente non sarebbero tornati i lunghi periodi di balbettìo calcistico.

La fava!” Dicono dalle sue parti.

La fava!” Avevo pensato io.

E proprio questa invidiabile ingenuità, questa freschezza incontaminata sta alla base delle quattro stronzatelle che sto compitando.

Spalletti sta purtroppamente scontrandosi con l’apatia già assaporata da una decina di predecessori sulla panchina nerazzurra, ed il rimedio -se esistente- è ancora lontano dall’essere trovato.

Quel che vorrei far notare, e che a mio parere aggrava ancor di più la situazione, è che i soli a dare ancora qualche segno di vita siano proprio gli ultimi arrivati, forse per questo ancora poco contagiati dalla flemma generale.

Che Spalletti già nei giorni pre-gara si scagli contro gente che dovrebbe stare dalla sua parte, parlando di “talpe” in società disposte a sputtanare i piani del club per qualche titolo o per semplice protezione mediatica, è sacrosanto e al tempo stesso patetico. E’ di tutta evidenza che il resto dei tesserati vive da anni in questa abitudine malata, là dove invece dovrebbe regnare una fiera “alterità” rispetto a qualsiasi forma di connivenza verso i media.

Come se poi tutta questa permeabilità agli scrivani di corte ci avesse garantito negli anni chissà quale occhio di riguardo.

Passando da scrivanie e panchine al rettangolo verde, è sintomatico come gli unici cenni di vita arrivino da Rafinha, fresco di esordio e forse per questo ancora immune dalla depression mode di Brozo, Perisic, Borja e compagnia sonnecchiante.

Lungi dal rendermi contento del nuovo acquisto, la circostanza cementa ancor di più una delle massime del primo anello arancio: “Ué quando arrivano son tutti fenomeni.. poi tri dì e g’han giamò pù voeuja de giùga, orcorighel!”. Se penso che, ancora ragazzino, avevo salutato l’esordio di Tramezzani sentenziando “abbiamo trovato il terzino sinistro per i prossimi 10 anni”, non so se consolarmi o rammaricarmi ancor di più per la ripetitività di certe situazioni.

Noterete che sto volutamente glissando sulla partita, e non solo perchè ne ho visto solo l’ultima mezz’ora. C’è davvero poco da aggiungere alla serie di querimonie già espresse dopo le ultime uscite. Nemmeno l’assenza di Icardi fa sì che ai nostri venga in mente di azzardare qualcosa di diverso dai soliti schemi, e le gambe in durmenta dei nostri due esterni d’attacco fanno il resto. Buio totale all’orizzonte, con Perisic che fa di tutto per farmi esaurire nei trenta minuti scarsi di visione il bonus-Madonne solitamente spalmato in 90 minuti più recupero. Inaccettabili gli errori del croato, lui che come pochi altri è in grado di calciare indifferentemente di destro o di sinistro, e che invece per l’occasione ha infilato una serie di ciofeche di cui l’ultima mi ha fatto sobbalzare sul divano, manco fosse un DarioMorello qualunque in una notte di Coppa Uefa col Bayern nel lontano inverno dell’88.

Come negli ultimi campionati, rimaniamo incredibilmente agganciati all’obiettivo stagionale unicamente per colpe altrui e non per meriti nostri, e questa è l’ultima speranza a cui ci possiamo attaccare: son due mesi che facciamo cagare, e ciononostante siamo ancora lì. Prima o poi potremmo anche, addirittura, ricominciare a vincere…

LE ALTRE

Messe a verbale le ennesime vittorie di Juve e Napoli, la Roma espugna Verona e si fa sotto in classifica, ma la Lazio soccombe sotto i colpi di due ex interisti: Pandev e Laxalt sbancano l’Olimpico col Genoa e regalano alla loro ex squadra un altro punticino recuperato dopo un orrendo pareggio.

Il Milan non va oltre il pari contro l’Udinese ma è ovviamente un grandissimo squadrone che resiste in 10 contro l’undici friulano: silenzio assordante sulle comiche della strana coppia Bonucci-Donnarumma (#ohnoGigio!).

E’ COMPLOTTO

Raga, parliamoci chiaro: questi ci davano contro anche quando vincevamo, figuriamoci adesso che facciamo sincera pietà.

L’attacco è dichiarato, totale e pluridirezionale.

Ad esempio:

1) Simpatici gli amici della Gazza nel voler ragionare sull’importanza del nuovo arrivato Rafinha, reduce da un lungo infortunio, nel centrocampo nerazzurro: mettiamoci una foto schiacciata e un titolo perfetto per il doppio senso. Poi se se la prendono, son loro ad essere permalosi…

2) Il West Ham sta attraversando un periodo addirittura più grigio di quello dell’Inter. “Sack the board” è uno dei pochi slogan riferibili. Eliminazione in FA Cup contro una squadra di terza divisione, un punto in due partite e tifosi inferociti.

Eppure, gli Hammers hanno appena preso Joao Mario dall’Inter, e nella mediocrità del pareggio casalingo col Crystal Palace è stato addirittura il migliore dei suoi.

Tutto apparecchiato quindi per la domanda beffarda: perchè l’hanno mandato via? Perchè all’Inter non giocava così?

3) Godibilissima la non-notizia di una contestazione della curva Nord che invece, insieme agli altri settori di San Siro, è ancora encomiabile nel dare fiducia a questa mandria di sfaticati. E’ sempre #crisiInter, ma se non altro non #sirespiraunbruttoclimaall’Inter.

4) In Gazza hanno da tempo la tendenza ad accomunare i commenti su Inter e Milan anche quando i nostri -pur rabberciati- sono messi molto meglio di quelli là. Venerdì hanno fatto di meglio, iniziando a spingere per una rimonta di Gennarino-simpatico-guascone ai danni del lezioso Spalletti. In due mesi ha già recuperato otto punti e ora è “solo” a dieci punti (il che vuol dire che erano a meno diciotto). Esemplare la prima pagina di venerdì, anche per sunteggiare (lato-Inter della pagina) il successivo e ultimo punto di questo cahier de doléance.

5) Icardi va via anche questa settimana. Tweet e post di Instagram sono sufficienti per far dire ai pennivendoli in tre giorni nell’ordine che: il ragazzo ha già le valigie pronte direzione Madrid; si è mollato con la tipa; ha scazzato duro con i croati, frutto dell’ennesimo #spogliatoiospaccato.

Ribadisco per i duri di comprendonio: facciamo cagare di nostro, questa è la premessa. Loro nel dubbio, ci mettono le loro badilate di letame. Il futuro per i nostri è sempre un rischio, per gli altri sempre un’opportunità.

WEST HAM

It’s all lies lies lies…

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E’ quel che stavo pensando anch’io…

SCUSATE SE ESISTIAMO

JUVENTUS-INTER 0-0

Gioite, gioite, non siamo -ancora- morti.

Prossimi ad essere incolpati dell’omicidio di JFK e del giallo di Via Poma, gli insolenti nerazzurri evitano di giocare la partita del cazzimperio offrendosi come vittima sacrificale della Juventus, proponendo di contro una massiccia ed efficace strategia di limitazione dei danni.

Icardi tocca 10 palloni in 85 minuti, Perisic e Candreva pochi di più, Brozovic torna l’evanscente cugino di Cristiano Malgioglio e lo 0-0 è il miglior esito possibile.

Non che i nostri rischino chissà cosa: diffidate da chi, col passar delle ore, dipinge uno scialbo e tattico pareggio in un assedio all’arma bianca dei padroni di casa al pullman nerazzurro parcheggiato davanti ad Handanovic.

Sì, Mandzukic ha avuto tre belle occasioni e Higuain un paio di tiri malamente sprecati, ma ho visto i nostri portare a casa vittorie dopo aver sofferto ben di più.

’Sticazzi, in ogni caso; che dicessero pure quel che vogliono, non cambierebbe il mio pensiero.

Dietro torna Skriniar che sbaglia un pallone in 90 minuti (da cui origina la prima delle tre occasioni del croato bianconero), e Santon gioca a confermare i miei pregiudizi a suo riguardo:  tragicomico quando stende Cuadrado facendosi male (lui) e dovendo uscire a metà ripresa. Il colombiano l’ha sistematicamente saltato nell’ora precedente, e non posso farne una colpa al nostro terzino: sarebbe come rimproverare un cavallo perchè non sa volare.

A metà campo rientra Vecino che affianca Borja (altra buona partita della coppia violacea), lasciando il già citato Brozovic a completare il reparto d’attacco.

Taglierei corto sulla cronaca della partita. Non ho problemi a riconoscere che una vittoria della Juve non sarebbe stata un furto (uso il termine non a caso, parlando dei gobbi); d’altra parte, non mi pare che il pareggio sia stato immeritato.

Soprattutto, e non solo per questioni di classifica, erano loro a dover fare la partita e vincere. Bene ha fatto Spalletti a preparare una partita di accorta attesa. Probabilmente, rispetto ai suoi piani, è mancato quel che il Necchi definiva come “genio” e cioè “fantasia, intuizione, decisione e e velocità di esecuzione”. Ci sono state tre o quattro occasioni, durante la partita, in cui il cazzutissimo contropiede dei tre là davanti avrebbe potuto prorompere in tutta la sua putenza, ma si vede che non era serata. Consoliamoci con la testa della classifica piacevolmente e inaspettatamente tinta ancora di neroblù.

LE ALTRE

Roma e Napoli, difatti, non vanno oltre lo 0-0 contro Chievo e Fiorentina.

Solidarietà di categoria ai lupacchiotti, che si trovano di fronte un Sorrentino versione Inter: ecco la partita che il portiere clivense ha fatto contro i nostri negli ultimi 10 anni. Domenica scorsa s’è preso un meritatissimo giorno di ferie contro i nostri, e la sua mannaia si è per una volta abbattuta su maglie diverse.

Il Napoli ha perfino rischiato nel primo tempo al cospetto di una Viola capeggiata da un Cholito degno di cotanto padre tripallico e ben guidata in panca dal vecchio cuore nerazzurro Stefano Pioli.

La Lazio gioca mentre scrivo, mentre il Milan alla fine riesce ad aver la meglio di un Bologna che aveva vanificato il primo vantaggio di Bonaventura (su decisiva deviazione di un difensore avversario), facendo saltare il tappo a fiumi di inchiostro zuccheroso all’insegna del “gruppo Milan” e di “Ringhio che plasma i suoi giocatori a propria immagine e somiglianza”. Insomma “si ha come la sensazione (preambolo che odio) che sia nato un nuovo Milan” (copyright Compagnoni).

 

RIFLESSIONI PRE-COMPLOTTO

Stavolta l’ha detta giusta Adani, nel dopopartita. Lasciando Ambrosini cianciare di Handanovic e le sue parate e della pochezza della proposta offensiva dei nerazzurri, l’ex difensore ha colto nel segno dicendo che, a suo parere e anche a mio, Juve e Napoli continuano ad essere leggermente superiori all’Inter.

E’ la sua motivazione a convincermi: fa notare come tutti gli effettivi di Spalletti stiano giocando al meglio o quasi delle rispettive possibilità. Bene, benissimo nell’immediato. In prospettiva, però, non ci sono molti margini di crescita, essendo al contrario da mettere in conto qualche fisiologico passaggio a vuoto. I già citati Santon e Brozovic ultima versione sono due fulgidi esempi.

Torniamo insomma a domande che, a queste latitudini informatiche, ci siamo già fatti, con l’ulteriore vantaggio di non aver ancora dovuto trovare una risposta: cosa succederà al primo gol a porta vuota sbagliato da Icardi? Come reagiremo alla prima mancata uscita di Handanovic? Chi batterà le mani rincuorando i compagni al primo frittatone difensivo?

Chi vivrà vedrà. La classifica per ora racconta di 5 squadre in lotta per i primi 4 posti. Da ricordare che tutti e 4 i posti danno accesso diretto alla fase a gironi della Champions, senza passare dagli ostici preliminari.

Al momento pare che i nostri abbiano le qualità per finire la stagione davanti a una o due delle concorrenti (azzardo: Lazio e una tra Roma e Napoli). La mia non è scaramanzia, ma semplice proiezione futura dei ragionamenti di poche righe fa: noi questi siamo, e più di così non possiamo fare. Vero che non abbiamo le coppe; altrettanto vero che non abbiamo la rosa, l’abitudine a giocare insieme e il giUoco delle altre pretendenti.

E’ COMPLOTTO

Potremmo cominciare proprio con la simpatia degli amici di Me(r)diaset, che hanno provato la gufata preventiva con tanto di tabella esplicativa.

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Me li immagino in studio, braccia tese in avanti e mani che oscillano in un crescendo rossiniano di “oooohhhh”. Peccato per loro che a ciò non sia seguito l’ “olé” di ordinanza. Anzi, al rintuzzo di giustezza ha provveduto Lucianino da Certaldo, con l’ormai paradigmatico post su Instagram con cui ha usato toni più aulici per argomentare un bisillabo che dalle sue parti è sovente usato in circostanze come queste: #puppa!

Non sarebbe nemmeno il caso di ritornare sull’ennesima caduta di stile bianconera nella settimana che ha preceduto la partita.

Il minchione di turno è tal Pellò che si è espresso come ognuno di noi farebbe al bar sport con gli amici. Niente da ridire sul contenuto: ho personalmente augurato alle squadre diversamente strisciate le peggiori conseguenze immaginabili, e l’ho fatto più volte. Non arrivo a vantarmene, ma quasi. Il problema, non nuovo in questo Paese, è la facilità con cui poi ci si scusa, all’insegna del “eh va beh stavo scherzando, ho chiesto scusa che cazzo volete ancora?”.

Bene ha fatto Spalletti  a ricordarlo e a vergognarsi per lui nella conferenza stampa di presentazione del match.

Ennesima conferma che, quando si parla di stile, c’è chi ce l’ha e chi ci prova senza riuscirci, cercando oltretutto di convincere tutti gli altri di essere lui quello stiloso e figherrimo e noi i banali pirlotti che non capiscono niente.

Decisamente minore in ordine di importanza, ma non per questo meno puntuale, il riferimento di Spalletti alla poca serietà dei giornalisti nell’assegnare voti ai giocatori. Non è tanto il riferimento al Fantacalcio ad essere importante, quanto il fatto di voler poi manipolare quei voti, elaborati con tutta la soggettività del caso, per propugnare tesi bislacche come quelle viste in passato.

Ricordo con chiarezza una delle tante crociate anti-stranieri della Gazzetta, che sostanzialmente si dava ragione da sola portando quale prova principale la media voto dei calciatori italiani paragonata a quella dei giocatori stranieri.

Quanto è manipolabile uno strumento del genere?

Tanto. Ma nessuno dice niente. Nessuno fino ad oggi.

Che poi la stampa giochi a cercare paralleli tra questo suo modo di fare e quello di José nel biennio interista a me frega poco: lo vedo come un tentativo di mettere zizzania e creare casi là dove non ce ne sono (“Ahah! Non vi potevate sopportare e adesso ti comporti come faceva lui! Scandalo! Caso!”). Per quel che mi riguarda quello del Mister è il solo modo di guardare al rapporto tra Inter e media italiani: siamo poco considerati, spesso sottovalutati, raramente rispettati. E, soprattutto, chi lo fa ha la granitica certezza di farla sempre franca.

A meno che ci sia qualcuno che si prenda la briga di mettere in fila tutte le loro malefatte una per una e faccia presente che “così non si fa”.

L’ha fatto Mourinho, l’ha fatto spesso Mancini, aveva provato a farlo Stramaccioni, seppur il suo pedigree fosse di diverso prestigio. Ora lo sta facendo Spalletti. Imbattuto anche in questo sport.

Altro cenno a Mourinho, sconfitto nel derby domenicale contro il City di Guardiola.

Sarò senz’altro prevenuto, ma mi è parso di vedere tutta la tristezza dei commentatori sportivi italiani, figlia di tutti questi brutti 0-0 che lasciano l’Inter ancora in testa, trasformarsi in gioia e sollievo per i buoni che battono i cattivi, con Guardiola il bello e giusto che batte il brutto e antipatico Mourinho.

Patetici nella vostra ricerca della fazione a tutti i costi, prevedibili nella scelta del vostro cavallo vincente, falsi sapendo di esserlo quando riducete il calcio di Mourinho a un puro, semplice e costante difensivismo, ignorando la varietà di schemi e stili mostrati dalle sue squadre nel corso degli ultimi 15 anni.

Tornerò nelle prossime occasioni a parlare di Milan, di Voluntary Agreement e dei  successi raggiunti dalla premiata ditta Fassone-Mirabelli.

Non mettiamo insieme troppi scempi.

WEST HAM

Vittoria tostissima 1-0 in casa contro il Chelsea. Risaliamo qualche posizione ma soprattutto diamo dimostrazione di essere squadra dopo settimane, forse mesi.

That’ll do.

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Durare non durerà: però è bella…

FACILE COSI’…

NAPOLI-INTER 0-0

Il titolo è riferito innanzitutto a me: non ho visto la partita (e non vedrò nemmeno quella di domani, malediz!), ma scrivo lo stesso, oltretutto rimandando a pezzi già (e meglio) scritti da altri. Del resto, così si comporta buona parte della stampa sportiva italiana, con l’aggravante che loro la partita se la guardano anche, andando comunque avanti col canovaccio preparato nei giorni precedenti.

E quindi il sunto è presto fatto:

#èunintercinica

#sanhandanovic

#catenaccio

#vostramadreèunazoccola

Ok, l’ultimo l’ho aggiunto io, ma per il resto il gioco è fatto.

E’ grave che uno che non abbia visto la partita di Sabato debba cercare su siti dichiaratamente di parte notizie tendenti al vero, ma purtroppo è così.

Vi rimando quindi a questo pezzo di Alberto Di Vita su IlMalpensante: 10 minuti veramente ben spesi. Io da anni chiamo questa melma “Same but Different“, “Luoghi Comuni Maledetti“, “Talebani Calcistici” o “Negazionismo“: qui troverete gli stessi concetti scritti in bella e applicati al diluvio di stronzate sentite dai media da sabato notte ad oggi.

Avrete capito che rispetto al solito non seguirò lo schema antipasto-primo-secondo: oggi andiamo col piatto unico, un bell’ossbüss col risotto giallo e tutti sazi e contenti.

Sul match del resto ho poco da dire, anche perchè avrò visto sì e no tre minuti di sintesi. Mi pare che il Napoli abbia giocato meglio, ma altrettanto che l’Inter non abbia rubato niente. Aggiungo anche che le fantasmagoriche lodi per le parate di Handanovic, lette nelle cronache della Gazza così come nei commenti immediatamente successivi, mi paiono un filino esagerati nella prosopopea con cui sono state descritte.

Il giochino è infantile tanto quanto vecchio: si loda il portiere per criticare il resto della squadra.

Lungi da me voler ridimensionare il nostro portiere (tra i pali uno dei tre migliori della storia nerazzurra, sulle uscite va beh…), ma è bravo ed è pagato per fare quello. Sarà che -a sentir loro- siamo ontologicamente in sofferenza, in crisi, sottomessi al giUoco altrui, ma onestamente ricordo ben altri assedi alla nostra porta, anche con lo stesso Sloveno in porta.

Quindi strappiamo i primi punti ad un Napoli bulimico fin lì le aveva vinte tutte. Oltraggio al pubblico pudore: richiamo ancora IlMalpensante perchè il passaggio della tipa che chiosa preoccupata “questa sembra l’Inter di Mourinho” è davvero sintomatico. Adani -che pure apprezzo- ci mette del suo, dicendo che l’Inter non giocherà mai bene perchè proprio non ne ha le caratteristiche. Che tutti quanti una buona volta si mettessero d’accordo e ci dicessero che cosa stracazzo vuol dire “giocarbene“.

Spalletti fa bene e molto a incazzarsi con tutti i reggimicrofono che gli squadernano in faccia statistiche della minchia: c’avete culo, i vostri avversari piglian sempre palo, il vostro portiere è sempre il migliore in campo, siete Icardi-dipendenti, se non ci fosse Skriniar in difesa… vi salva Perisic che corre per due.

Quindi alla fine avere un buon portiere, un buon difensore, un buon centravanti per le altre squadre vuol dire avere la famosa “ossatura” la spina dorsale irrinunciabile per qualsiasi grande squadra. Noi sostanzialmente ce ne dobbiamo vergognare perchè non ci è il giUoco.

Notato poi come anche Spalletti (come Pioli, come Mancini, come De Boer, come Mazzarri, come Ranieri….) sia stato salutato come il Mister che tradizionalmente dà un’impronta precisa alle sue squadre, con uno stile di gioco inconfondibile, diventando in due mesi un seguace di Ottavio Bianchi e Nereo Rocco?

E’ la potenza del nerazzurro, bellezza.

Però non basta, perchè i nostri pennivendoli riescono nel triplo carpiato di candidare l’Inter per lo scudetto: “lo dicono i numeri” “è la classifica che parla” “cosa ne pensa lei? Eh? Eh?

Sicchè Lucianino si incazza e gli smadonna contro. Non vuole i complimenti, perchè son buoni solo ad alzare l’asticella e a far dire a tutti -una volta che non salti abbastanza- “vedi che non ce la fa? ha fallito! Disastro! Crisi! Scandalo!“.

‘Ste cose le vedo da lustri, e da lustri (ve) le racconto, quindi non svelo nulla di nuovo a queste latitudini. Per fortuna Spalletti ha un’eco leggermente superiore alla mia, quindi spero che la risonanza data alle sue parole aiuti qualcuno -tarato ma non troppo- ad accorgersi di quelle che per noi sono ormai tristi ovvietà.

Il secondo articolo del IlMalpensante che voglio sottoporvi parla del loro allenatore e fa un azzeccatissimo parallelo con la situazione vissuta dalla sponda corretta del Naviglio soli 12 mesi fa. Il fatto che sia il sito ufficiale dei Meravigliuosi a cercare qualche buona notizia in questo laghetto marrone fa parte del gioco, mette un po’ di tenerezza e fa tornare alla mente i primi approcci imbarazzati col gentil sesso:

Lui: “Ciao, vuoi uscire con me sabato?”

Lei: “Mavaffanculo!”

L’amico: “Oh allora? Com’è andata?”

Lui: “Beh ci siamo parlati…”

Più o meno siamo a questo, ci dicono che la buona notizia è che nel Derby sono quasi riusciti a riprendere una partita che stavano perdendo, e che con l’AEK e col Genoa non hanno subito gol.

Ma ripeto, finchè lo fanno loro lo posso capire.

Poi ci pensa il sempre attento Zer0tituli a portarlo alla luce di occhi non foderati di prosciutto rossonero e la cosa riluce nella sua involontaria comicità, ma va bene.

Il problema è la bambagia con cui viene ricoperto Montella, anche quando cerca di difendere l’indifendibile, iscrivendosi al partito degli anti-Var proprio in occasione di una delle sue applicazioni più sacrosante.

Quando si dice: stai zitto che fai più bella figura…

Roba da dirgli “Ma ti senti parlare? Ma le vedi le immagini? Dai Vincenzino, facciamo che ci dormi su e vieni a parlarcene domani…”

E invece no, la Società è compatta, tutti si vogliono bene, il sole splende e gli alberi sono in fiore anche se è Ottobre. Un milione di posti di lavoro e più figa per tutti!

Per finire, bella la novità al Club di Sky, dove la crapa lustra del Cuchu Cambiasso arriva ad innalzare la media neuronale seduta al tavolo. Avvilente, per non dire mortificante, la presenza di Antonini, alias IlGiovaneAntonini, altro nuovo ingresso del succitato gruppuscolo. Cioè: volete anche solo paragonare le due categorie dello spirito?

Vero che stiamo parlando della stessa emittente che ha dedicato puntate di “Signori del Calcio” a Serginho, ma -checcazzo- un po’ di senso della misura.

Simpatico poi (sono ironico) Caressa quando gli chiede se le leggende circa il Clan del Asado fossero verità. Il Cuchu lo incenerisce da par suo, e passa il resto della puntata a disseminare perle di saggezza come quand’era in campo.

Perdonali, Cuchu, non sanno quello che fanno. Tipo Massimo Mauro -uno a caso: “quest’Inter gioca proprio il catenaccio di Mourinho, io preferisco sempre le squadre che la partita la giocano, non quelle che aspettano“.

Aiutami a dire sticazzi…

E il Cuchu, fermo ma paziente: “sul cosiddetto catenaccio di Mourinho ci sarebbe da parlare e tanto…” E il calabrese, capendo di aver pestato il piede a quello sbagliato, dice “certo certo, voi poi avete vinto tutto…“.

Niente da fare, ci tocca diventare capi del mondo e decidere a cuor leggero chi merita di vivere (calcisticamente, s’intende) e chi, semplicemente, no.

Non vedo l’ora (segue risata dalle tenebre tipo mmuuuuaahhahahahahha).

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ZONA GRIGIA BYE BYE

INTER-SPAL 2-0

Partita seria, non trascendentale, controllata senza grossi affanni e chiusa negli ultimi minuti dopo qualche stringiculo.

Questo il succo del nocciolo; vediamo un po’ della polpa che ci sta intorno.

Skriniar pare un difensore coi controcazzi (pare -ripeto- chè anche i primi 6 mesi di Murillo ci avevano illuso; vedremo come saprà reagire alla prima cappella che fisiologicamente gli capiterà). Convincente sia quando deve menare, sia quando entra col giusto anticipo, sia quando (non so quanto voluta) timbra una traversa con una cannotta da 30 metri tipo Holly e Benji.

Vedere lui e Miranda dal vivo dà l’impressione di poter contare su una solida coppia difensiva. E la sensazione di avere sotto gli occhi una mandria sufficientemente ammaestrata, che sa dove correre e cosa fare, è un’ebbrezza -confortante- che a queste latitudini non provavamo da qualche tempo.

Personalmente ho visto meglio di altri Dalbert, che è arrivato come il classico terzino incapace di difendere, tutto estro e dribbling, e che invece si è fatto vedere in più di qualche recupero difensivo all’insegna del “qui non passa un cazzo“.

Specularmente, fa piacere leggere delle lodi a Gagliardini, probabilmente figlie del suo essere “giovane italiano“, ma ieri l’ho trovato balbettante e legnoso in tanti punti del match, solo parzialmente compensati da un paio di bei tiri fuori di poco.

Certo, quantomeno la oeuja de laurà non manca (saranno i geni orobici…), cosa che dovrebbe essere scontata ma che scontata non è, se pensiamo all’indolenza con la quale il buon Brozo ci ha deliziato per i minuti avuti a disposizione.

E, rimanendo al qualunquismo geografico, nemmeno possiamo imputare la pigrizia del suddetto alle origini slave, visto che il connazionale Perisic, fresco di rinnovo, prima del gol si era fatto vedere in due-tre recuperi difensivi degni del miglior Manicone, con applausi a scena aperta dopo la galoppanza a rimediare l’errore.

Pochi lampi nella partita del 44 nerazzurro, ma il sinistro al volo con cui ha chiuso i conti merita tutti gli applausi ricevuti.

Mi rendo conto che sto pirlando intorno al vero tema della giornata e cioè al rigore che poco prima della mezzora ha aperto le danze, e ancor di più ai tempi e modi che l’hanno generato.

Posto che quel che ogni sano di mente dovrebbe desumere dalla vicenda lo trovate scritto qui meglio di quanto saprei fare io, aggiungo solo che una miriade di Luoghi Comuni Maledetti stanno iniziando a cadere come foglie d’autunno. La stra-abusata locuzione della “sudditanza psicologica” ha dimostrato ancora una volta di non essere  ugualmente applicabile a tutte le strisce verticali della Serie A, se è vero che ci sono voluti 5 minuti di orologio per capire quel che all’occhio del sottoscritto era parso palese anche in diretta: J.Mario entra in area e viene cianghettato.

Va già bene che tutta la manfrina veda partecipe il primo arbitro che se non altro ha l’umiltà di tornare sui suoi passi e assegnare il -giusto- rigore: ma lui nel dubbio (cit.) non l’aveva dato.

Rimando infra per un approfondimento sull’argomento VAR.

Restando sulla partita, prendo nota di una giornata di semi-ferie di Icardi, che ottiene il massimo risultato col minimo sforzo, timbrando il secondo rigore ed il quinto gol stagionale. Il tipico filosofo gutturale da stadio prorompe in sillogismi del tipo “non corre, non si sbatte, e poi ha scritto il libro, e poi la moglie è zozza“. Io mi limito ad aggiungere “però segna” che incidentalmente resta la cosa per la quale è profumatamente pagato.

Sappiamo tutti, lui per primo, che non lo vedremo mai fare tunnel di tacco e segnare da trenta metri dopo averne dribblati sei. Però questo, a 24 anni, ha già fatto più di 80 gol in Serie A. Senza voler scomodare i santi, torniamo a quelli che criticavano Cambiasso perchè lento o Zanetti perchè non si incazzava con gli arbitri: il primo non è mai stato un centometrista, il secondo non avrebbe mai potuto fare discorsi à la Al Pacino, ma i problemi dell’Inter erano e sono ben altri.

Il calendario, in attesa del Derby di metà Ottobre, ci riserva un poker di partite apparentemente facili e per questo a mio parere insidiosissime: Crotone-Bologna-Genoa-Benevento paiono fatte apposta per raggranellare almeno 10 punti, ma ricordando situazioni analoghe nelle precedenti stagioni, in cui dovevamo spaccare il culo ai passeri e finivamo per arrotolarci così tanto su di noi da auto-sodomizzarci, non dormo sonni tranquilli.

Beh -direte- preferisci le due successive? Derby e Napoli?

No. Non preferisco niente. Ogni avversario dell’Inter è insidioso e temibile in quanto tale.

Ieri -per dire- ci ho messo un’ora a riconoscere Paloschi in campo: da quando l’ho “inquadrato” ho avuto i brividi ogniqualvolta ha toccato palla. Per non parlare di Borriello (annullato dal divino Skriniar) e per tacer degli ultimi minuti fatti giocare a Bonazzoli, ex Primavera nerazzurro. Già sentivo i “proprio lui, cuore ingrato, Inter beffata…“.

Non ci sono partite facili. Non ancora. Per noi son tutte scope, if you know what I mean…

LE ALTRE

La Juve non ha difficoltà a sbarazzarsi del Chievo, complice la solita partitona di Sorrentino che si impegna da par suo sul primo e terzo gol subito. Saprà ovviamente riscattarsi con l’immancabile partitone a inizio Dicembre…

Bravo e cazzuto il Napoli a subire il giusto (e anche qualcosa di più) per un’ora, e poi sbarazzarsi del Bologna con tre gol nel quarto finale di partita. Anche qui rimarchevole l’aiuto del portiere rossoblù Mirante, pure lui in rampa di lancio per il classsico partitone riappacificatore tra un paio di settimane.

Visto un talento vero: Verdi.

Godibilissima (ma ovviamente “che fa bene“) la sconfitta del Milan in casa Lazio, con Immobile implacabile a ridicolizzare Bonucci e compagni.

Milan fermato al primo impegno serio della stagione, e tanti interrogativi ad ammucchiarsi sulla capoccia di Montella.

Eppure aveva iniziato la partita di Roma con sei italiani in campo, di cui tre provenienti dal settore giovanile. Come dicono da quelle parti:

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E’ COMPLOTTO

C’è di tutto un po’, e inizierei con la seconda parte dell’analisi sulla sconfitta milanista.

Apro quindi la parentesi sul neo-capitano rossonero, protagonista di una sceneggiata a fine partita che gli fa fare una figura ancora peggiore delle belle statuine viste in campo.

Sostanzialmente, a suo modo di vedere Immobile non doveva permettersi di giocare così, insomma un po’ di rispetto, sono pur sempre un difensore della Nazionale…

Lungi da me definire adesso Bonucci come un pacco o un giocatore sopravvalutato, faccio notare però come siano pochissimi (e senz’altro non in difesa) i giocatori che da soli possano far la differenza. Nel caso specifico, mi riferisco più a doti caratteriali che tecniche. Bonucci nella Juve era comunque affiancato (in campo e fuori) da gente di buon senso e intelligenza (almeno calcistica) come Barzagli, Chiellini e lo stesso Buffon, potendo quindi concentrarsi a fare il suo (giocare a pallone) e lasciando agli altri il resto del lavoro. Ciononostante, ha trovato il modo di lasciarsi andare a colpi di genio (vedi il famoso sgabello in Coppa, per tacer della finale di Cardiff) che ne hanno smascherato la indole di bullo di periferia che si crede er mejo figo der Bigoncio e a cui tutto è dovuto.

A livello di circo mediatico, per lui non cambierà molto, essendo passato da un guanciale all’altro del giaciglio giornalettistico che segue le faccende pedatorie di Juve e Milan. Ad occhi un po’ meno foderati di prosciutto, risulterà invece palese la grezza fatta dal nr 19 evidentemente, e per sua bravura e fortuna, poco avvezzo ad imbarcate simili.

Restando sulla sponda zuccherosa del Naviglio, interessante notare come sia stata data la notizia del supposto “boom” di abbonamenti rossoneri: quelli di quest’anno sono circa trentamila, e il Milan è primo nel confronto tra tessere staccate oggi e 12 mesi fa.

Quel che pochi sottolineano, ma che è aritmeticamente elementare, è che i rossoneri, lungi dall’avere oggi una marea di abbonamenti in più di tutte le altre squadre, erano invece ignobilmente nei bassifondi di questa classifica negli ultimi anni. La tifoseria più a-critica del mondo, che si è vantata per decenni di aver riempito San Siro per Milan-Cavese (1-2), nelle ultime stagioni aveva aperto gli occhi davanti al proprio nulla, riducendo le tessere annuali a non più di 10-15 mila unità.

Ma, ovviamente, fa molto più figo dire che rispetto all’anno scorso ci sono ventimila abbonati in più!

Taccio per decenza e modestia sulla squadra che, anche quest’anno, dovrebbe aver fatto il record di abbonamenti in Serie A. Uso il condizionale perchè la stessa scelta cervellotica di non voler comunicare mai i tempi di recupero degli infortuni degli interisti, si applica anche al numero di abbonati. Il dato è quindi stimato in circa 31.000 tessere, che restano un numero consolante: tanti, se vediamo i risultati degli ultimi anni. Pochi rispetto ai bei tempi andati, a testimoniare il fatto che la fiducia a casa nostra te la devi guadagnare.

Taccio anche perchè la stessa Gazza, nel titolo, preferisce riferirsi alle altre due strisciate.

Infine, ennesimo flamenco ballatoci sui testicoli da Arrigo Sacchi, che riesce nel doppio carpiato di attribuire all’Inter le colpe dell’imbarcata presa dall’Italia in Spagna; oltretutto -ciliegina sulla torta- con l’unico interista in campo (Candreva) tra i migliori sia a Madrid che contro Israele.

Non c’è niente da fare: questo ha un repertorio più prevedibile di quello di Ligabue: ecco cos’aveva detto due anni fa, ecco quel che ha blaterato la scorsa settimana.

Alla prossima manderemo i virgolettati alla Settimana Enigmistica per trovare le differenze…

Rimando ad altre sbrodole per non ammorbarvi ulteriormente sul mio sdegnato stupore circa la credibilità calcistica di quest’uomo.

Eppure…

Chiudo con il preannunciato epilogo sul VAR, concordando sul fatto che 5 minuti sono un tempo enorme per stabilire se un contatto avviene fuori o dentro l’area di rigore. Sono convinto che, come tutte le innovazioni, avrà bisogno di essere usato per qualche tempo prima di arrivare ad un giusto mix tra efficacia ed efficienza, ma sentire stronzate del tipo “meglio un errore che aspettare la VAR” ti fa capire quanto i privilegi della “zona grigia” siano davvero in pericolo, anche se a dirlo è un Campione del Mondo.

Per zona grigia intendo (dovrebbe essere intuibile) quella manciata di casi che possono indifferentemente essere giudicati pro-attacco o pro-difesa, e che -guarda caso- assai spesso finiscono per avvantaggiare alcuni a discapito di altri. E’ una categoria quantitativamente maggiore rispetto alla clamorosa topica (“le due o tre sviste arbitrali”) ma qualitativamente più sottile e sicura, potendo l’arbitro fare appello all’oggettiva difficoltà nel valutare l’episodio.

Ecco che, in questi casi, l’utilizzo di un replay può portare non già alla totale eliminazione della fattispecie, ma senz’altro ad una drastica riduzione della stessa. Cosa, questa, che dovrebbe avere il plauso di ogni appassionato interessato in primis alla regolarità del gioco.

Eppure, illustri addetti ai lavori, con un comun denominatore assai indicativo, non fanno altro che dare sostanza alla mia considerazione: le sole critiche allo strumento (non al suo -migliorabile- utilizzo; parlo proprio del mezzo) le ho sentite arrivare da individui in un modo o nell’altro riconducibili all’universo bianconero. Dopo Buffon, ecco l’immancabile Massimo Mauro (“e meno male che Buffon ha detto quel che ha detto“) e per l’appunto la novità di giornata Marco Tardelli.

Mi è toccato dar ragione a Vialli quando, ipotizzando rimedi alle perdite di tempo causate dallo strumento, ha vaticinato un prossimo approdo al tempo effettivo, mio personale cavallo di battaglia da anni ed anni, sempre nel solco di ridurre al minimo la succitata zona grigia della minchia che si presta all’interpretazione dell’arbitro.

Due tempi effettivi da 25′ l’uno: basta sceneggiate napoletane, basta raccattapalle che fanno sparire i palloni, basta minuti di ammuine per battere una punizione.

Basterebbe, anche senza sapere di cosa si stia parlando, scorrere l’elenco di chi parteggia per una certa parte, e sedersi di conseguenza dall’altra, sicuri di essere nel giusto.

Come dite? C’è anche Nicola Savino, interista (o supposto tale) di Radio Deejay?

Già: ecco quel che gli ho risposto su féisbuc:

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WEST HAM

Stasera Monday Night contro i neo promossi dell’Huddersfield.

Fusse che fusse la vorta bbòna?

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CURVAIOLO FILOSOFO: “Non corre!” “Non aiuta la squadra!” “Non si sbatte!”                          MAURO ICARDI: “Esticazzi??”

BUCIODICULO

ROMA-INTER 1-3

Essendo partigiano e quindi fazioso, ho sempre riconosciuto al tifoso nerazzurro un’onestà di fondo simile alla “superiorità morale” millantata dalla sinistra italiana, quando ancora poteva chiamarsi tale.
Essendo moralmente superiore, o semplicemente onesto, non ho quindi problemi a riconoscere la dose equina di buona sorte avuta dai nostri nella fortunata trasferta capitolina.

I nostri hanno iniziato anche bene, arrivando a mangiarsi un gol con Candreva e Icardi in maniera talmente rocambolesca da sembrare incredibile. Dopo quel sussulto, però, la Roma è vieppiù salita in cattedra: se il palo di Kolarov aveva in sé una dose di casualità -bravo il serbo a tenere palla bassa, ma la palla rimbalza un paio di volte prima di incocciare sul montante…- il bel gol di Dzeko e il palo di Nainggolan sono state palesi evidenze della superiorità dei lupacchiotti nel primo tempo.

Male più o meno tutti i nerazzurri, con Borja Valero poco utile a ridosso di Icardi e la manovra costretta ad iniziare dai piedi ruvidi di Miranda e Skriniar, stante la latitanza di Vecino e Gagliardini in impostazione.

La fine del primo tempo porta la sola buona notizia di una partita dal punteggio ancora aperto, chè -diciamocelo- fosse finito 3-0 sarebbe stato pienamente meritato (traduco in linguaggio primitivo-calcistico: “il primo tempo finisce treazzero c’è ‘ncazzo da dire“).

L’intervallo serve a Spalletti a fare un cambio logico, figlio anche del risultato: esce Gagliardini ed entra Joao Mario, posizionato come trequartista con conseguente arretramento di Borja Valero (aka Crapalustra) accanto a Vecino come doble pivote.

In realtà la mossa ci mette un po’ a fare effetto, essendo il primo quarto d’ora della ripresa il peggiore dei nostri, a mio parere.

Il terzo legno di Perotti è quello che fa esplodere il Signor padre, che vede la ripresa accanto a me e al marmocchio di casa, costituendo un tridente nerazzurro di altissima qualità. Forse galvanizzato dalla formazione messa in campo nel tinello di casa, con figlio e nipote ai suoi lati, il nonno prorompe in un profetico “col culo che abbiamo questa la vinciamo!“.

Ho sempre invidiato il suo ottimismo e, in questo come in altri casi, il mio S guardo oscilla tra il perplesso e il disilluso. Tanto più che negli stessi momenti i nostri occhi assistono increduli al contatto in area tra lo stesso Perotti e Skriniar, che -lo dico subito- a me era parso rigore perfino prima del replay.
Lì si materializza la più grande botta di culo della serata, chè la statistica potrà anche richiamare precedenti su una partita con tre pali colpiti dalla stessa squadra, ma un intervento del genere, non sanzionato dall’arbitro e nemmeno dal VAR, è una cosa cui stento a credere perfino a 48 ore di distanza.

Qui finisce il culo, che -ribadisco- non è poco, e iniziano i meriti dei nostri. Il fatto di essere rimasti in qualche modo aggrappati alla partita, ci pone nella condizione di poter sfruttare, come mille volte nel nostro glorioso passato, il guizzo del singolo.
Ecco quindi l’illuminante passaggio di Candreva, mediocre fino a quel momento, con Icardi famelico nello stoppare il pallone con una zampata e, in un solo movimento, colpire sul primo palo beffando Allisson per il gol dell’1-1.

L’urlo da casa nostra riecheggia in tutto il Golfo di Olbia, e a ben vedere il nostro stupore è nullo rispetto a quello dei giallorossi, in piena sindrome “ma cazzo, con tutto quel che abbiamo fatto questi adesso ci fregano??“.
Aho me sa…

E nemmeno basta, perché si sveglia anche Perisic che, con due azioni assai simili, porge altrettanti assist per Icardi (gol fotocopia del primo) e Vecino (primo gol in nerazzurro) per il 3-1 finale.

Il Nonno Aldo fa notare “l’avevo detto che la vincevamo!” già subito dopo il raddoppio di Icardi, venendo incenerito dal mio sguardo tra il superstizioso e il preoccupato.
Alla fine però ha ragione lui, e ci troviamo a battere le mani in una selva di “high five” manco fossimo Kobe e Shaq ai tempi belli.

LE ALTRE

Anche questa volta, come alla prima giornata, vincono tutte o quasi (allora la Lazio, stavolta ovviamente la Roma): in testa dividiamo il pianerottolo con Juve, Milan, Napoli e Samp e -per carità- va benissimo così. Noi siamo consapevoli di aver portato a casa tre punti di platino, tanto per il come sono arrivati quanto per l’avversario incontrato.
C’è da migliorare e si migliorerà: Cancelo e Dalbert non possono essere peggio dei D’Ambosio e Nagatiello visti all’Olimpico e, anzi, Dalbert ha già a verbale un salvataggio in rovesciata su pallonetto di El Sharaawi.

Ora sosta Nazionale e poi Spal in casa, sperando che i nostri non facciano brutti scherzi. Per essere sicuro del fatto potrei decidere di andare a controllare da vicino…

CHIACCHIERE DA VAR (copyright E.P. aka Romellobbello de Iotebori)

Come accennato in precedenza, la situazione che più mi ha lasciato perplesso (piacevolmente, ma pur sempre perplesso) è stata proprio la mancata assegnazione del rigore alla Roma a metà ripresa.
Ribadisco che per me è già grave l’errore dell’arbitro, che assegna calcio d’angolo pensando che il nostro difensore colpisca il pallone; il mancato intervento (o la mancata correzione) da parte del VAR è uno sbaglio ancor più marchiano, se pensiamo che l’accrocchio è stato creato apposta per dirimere queste situazioni.
Anche tenendo presente che, in caso di dubbio, la decisione presa dall’arbitro sul campo debba prevalere, questo davvero mi pare uno di quei casi in cui, “seduti e con un battito cardiaco di 70 e non di 160” (cit. Lele Adani), si ha tutto il modo e il tempo di dire “oh Ciccio, va’ che hai sbagliato, questo è rigore“.
Detto ciò, e compreso lo scazzo di Di Francesco nel post partita, lo stesso allenatore può accodarsi al lungo elenco di personaggi del mondo del calcio che non godono della mia simpatia, vista la puntuta insistenza con cui ha richiamato la fortuna interista, tacendo sui meriti dei nostri, se non altro nello sfruttare le occasioni avute.

Ma, ancor più di quello, ho provato un godibilissimo piacere nel notare che le uniche persone che si sono lamentate del VAR siano state due bianconeri di chiara fama: Buffon, con la sua già celebre sparata sul “calcio che è come la pallanuoto” e Vialli che mi ha involontariamente tirato in ballo chiosando “e comunque i complottisti non andranno in pensione nemmeno con la VAR!“.
Certo, gobbo maledetto, e me ne vanto!
Riconosco anche io che il rigore fischiato al Genoa sia frutto di una errata valutazione (il contatto c’è ed è punibile, ma il genoano è in fuorigioco), ma nulla mi toglie dalla testa che il rigore successivo sia stato dato a compensazione dell’errore precedente.
Ancor di più, non mi pare un caso che nelle prime due giornate di applicazione dello strumento in questione la Vecchia Signora, apparentemente immune dal “rigore contro”, ne abbia già subiti due.
Ah, e comunque devo correggermi in corsa: c’è un’altra voce critica nei confronti del VAR, anche se ufficialmente non è mai stato a libro paga della Juventus.
Si tratta dell’ex arbitro De Santis, sì proprio lui, e anche lui, e anche lui.
Quel tale diceva: dimmi con chi vai e ti dirò se vengo anch’io.

La domanda retorica fatta dallo Ziliani di turno è facilotta ma contiene un fondo di verità:

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“Ha ragione #Buffon: torniamo alle vecchie, belle partite in cui non si distribuivano rigori per inezie come questa. Specie in un’area.”

Sposo in questo l’analisi di Adani: il VAR non risolverà di botto tutti i problemi, ma aiuterà a dirimere un buon numero di casi dubbi. Ad oggi ne va migliorato l’uso, ma era impensabile che fosse una roba da “buona la prima”.
Si è arrivati a questo un po’ come si è arrivati alla legge sulle coppie di fatto: rimandandola di lustri e lustri per la paura che una delle tante formulazioni previste potesse aprire la porta a chissà quali scenari. E allora, per paura di qualcuno e per compiacere qualcun altro, si rimaneva nell’immobilismo assoluto.

Si è partiti, si è iniziato. Il mio parere è che l’utilizzo debba essere il più “invasivo” possibile (sì, proprio il contrario di quel che dice Buffon!), e che la parola dell’arbitro possa -debba- essere smentita dalle immagini ogniqualvolta sia possibile.

Sono un illuminista dichiarato, e quanti più casi pratici si riesce ad esemplificare, tanti meno saranno quelli in cui la sensibilità dell’arbitro e il feeling con il gioco (per usare le fumose definizioni dello scommettitore seriale) potranno incidere sul risultato finale.

Chiamatemi Robespierre.

E’ COMPLOTTO

Smaltita la corposa pagina sulla moviola, resta solo lo spazio per dire la mia sulla permalosa protervia del Milan che ha deciso un silenzio stampa ad hoc contro Sky e Ilaria D’Amico, rea semplicemente di aver avanzato dubbi sulla tenuta finanziaria dell’intera operazione legata. Mr Li e Elliott.
La seguente immagine non arriva da un blogghettaro fazioso come me, ma da BlogCalcioCina, autorevole pagina specializzata -indovinate un po’?- di calcio e di Cina.

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Caro Fassone, ci hai messo pochissimo per adeguarti ai costumi mediatici di Zio Fester e Silvietto. O menate la coda a comando o siete dei prevenuti invidiosi parolai senza nessuna credibilità.

Non avevo dubbi.

WEST HAM

Prosegue il Male Perdio…
Perdiamo anche a Newcastle e siamo malinconicamente a 0 punti dopo tre giornate. Manager Bilic has seen better days….

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GUARDIAMO IN CASA D’ALTRI

Torno a scrivere dopo un periodo (tutt’ora perduante) di lavoro matto e disperatissimo, che tuttavia non ha del tutto annientato la mia visione paranoica e complottista del mondo del pallone.

Ecco quindi un sunto dei miei limitati pensieri di questi giorni, rigorosamente divisi per colori sociali.

 

I GOBBI

E’ ormai tardi per accodarmi a tutte le pur giuste spiegazioni eziologiche del tifo contro, e della conseguente goduria nell’assistere all’ennesima finale di Champions persa dalla Juve.

Aggiungerò solo che, non si offenda nessuno e se si offende ‘sticazzi, la finale ha dato ennesima conferma della qualità media del nostro Campionato, dove una buona metà delle squadre sostanzialmente si scansa quando incontra i bianconeri, per poi tentare la partita della vita contro le altre supposte grandi.

Se a ciò aggiungiamo le ormai paradigmatiche “due o tre sviste arbitrali” arriviamo a dare contorni un po’ più certi al dominio bianconero degli ultimi 6 anni in Italia.

La squadra, la Società e gli allenatori hanno fatto -duole dirlo- un lavorone, ma non hanno trovato nemmeno la metà delle difficoltà contro cui hanno dovuto combattere Roma e Napoli (tanto per limitarci alle rivali più prossime, e tacendo per pietà sulle milanesi).

In altre parole, la finale di Cardiff l’ha persa la Juve molto più di quanto l’abbia vinta il Real. Il celebratissimo blocco italiano difensivo è andato in palla totale nella ripresa, e al Real è bastato giocare una partita “giusta” (ma tutt’altro che superlativa) per portare a casa la centordicesima Champions della sua storia. Ecco che, di fronte ad avversari di rango, anche gli apparenti superuomini possono perdere il prefisso grammaticale, e forse vederlo rimpiazzato da un suffisso dal vago sentore dileggiatorio. Ominicchi? Forse no, almeno non tutti (qualcuno sì e non da oggi). Ma uomini in difficoltà sì. Sono stati bravissimi a far fuori un Barcellona al tramonto della sua grande stagione storica. Sono stati solidi nel non sottovalutare il Monaco. Sono stati inferiori al Real ed hanno meritatamente perso. Non è un delitto. E’ la verità.

Loro, i gobbi, sono il Male oggettivo, il nemico sportivo di tutti i tifosi non bianconeri. E’ la stessa cosa per il Real in Spagna, lo è stato il Manchester United in Inghilterra e via dicendo. Certo, loro ci mettono il carico da 90 continuando a sbandierare Campionati rubati e giustamente non assegnati e agendo con quella protervia che solo un Paese di servi come il nostro gli può permettere. Che almeno non si stupiscano se il popolino gode vedendo il Re insozzarsi l’uniforme reale nel fango.

 

I MERAVIGLIUOSI

Se i bianconeri, come detto, sono il male oggettivo, la mia testolina vive in un perenne ying-yang con il mio cuoricione, che invece percepisce epidermicamente la sponda sbagliata del Naviglio come il male soggettivo. Meno importante, forse (forse) meno grave, eppure -proprio perchè più superficiale- più fastidioso.

La vicenda Donnarumma di questi giorni sarebbe tale da giustificare tre giorni di ferie incollato a PC e televisore, con familiare di Peroni gelata a godersi lo spettacolo di travasi di bile, cuori che si spezzano e grande famiglia che sfodera i coltelli.

Creare una verità partendo da un falso storico è specialità della casa rossonera da trent’anni.

Gli 80mila di Barcellona

La squadra migliore di tutti i tempi

Il ragazzo (chiunque egli sia) vuole solo il Milan ed è disposto ad abbassarsi lo stipendio e giocare nella squadra che tifa fin da bambino

Il Club più titolato al mondo

Siamo una grande famiglia”

“Ringraziamo il nostro Presidente che ci è sempre vicino

Le nostre squadre propongono giUoco“,

E, degna fine di questo crescendo rossiniano, “Puntiamo su un blocco di giovani italiani per creare un senso di appartenenza”.

Di tutte queste sesquipedali minchiate, l’ultima è una cantilena che in questi giorni mi trovo a ripetere tra me e me a mezza voce, non riuscendo a terminarla visti i singulti di riso isterico che mi tocca trattenere.  Il contrappasso di “Gigio che è tifoso rossonero e che  ha fatto la trafila di tutte le giovanili rossonere” (balle, ma che ce voi fà… so’ abituati…) e che proprio adesso, sul più bello, dopo aver baciato la maglia, non firma il rinnovo e vuole più soldi altrove, è la miglior punizione che questo Club di venditori di fumo si merita.

Io, da rancoroso rompicoglioni, mi ero… (…dolto…. doluto…. com’è il participio passato di dolersi??) dispiaciuto, ecco, mi ero dispiaciuto del fatto che un (allora) quindicenne si affidasse a uno squalo come Raiola, che guarda caso come prima mossa l’aveva allontanato dalla squadra cui pareva destinato per tuffarlo nelle braccia geometriche del dottorgalliani .

Ma allora non fregava niente a nessuno: quello era solo un ragazzino e comunque finiva nella squadra dell’Amore, di-cui-era-tifoso-fin-da-bambino. L’invitabile e caramelloso lieto fine.

Adesso invece siamo allo scandalo, al pizzaiolo traffichino che turlùpina un’anima candida capace di baciare la maglia e bandiera designata dei prossimi decenni rossoneri.  Qualcosa invece va storto, non importa se magari, sotto sotto, perfino Raiola possa avere una parte di ragione, ed ecco che anche per il Milan si prospettano le parole “caos”, “crisi”, “shock”.

Cari cugini, benvenuti nel Calciominchiata. Dopo un po’ ci si abitua, e alla fine si impara a riderci sopra. Certo, voi arrivate da trent’anni di “giorni del Condor”, di “Mister X”, di colpo dell’ultimo minuto e di telenovelas scritte direttamente con l’inchiostro rossonero e riprese tal quale dai media nazionali. Farete un po’ più fatica di noi, ma vedrete che alla fine si sta bene.

 

I LUPACCHIOTTI

Sulla Roma ho avuto modo di riflettere in concomitanza all’addio di Totti, su cui non mi dilungherò più di tanto. Davvero commovente la passerella finale e  il discorso nel dopo gara, poi sulla carriera ognuno la pensa a suo modo.

Io continuo a ritenerlo uno dei due italiani più forti che abbia visto giocare (l’altro è Baggio), e che probabilmente (forse come Baggio) le cose migliori le ha fatte vedere dai trent’anni in su. Campione vero e preziosissimo.

Resto anche convinto che la condotta di campo spesso non sia stata all’altezza della sua classe (dallo sputo a Poulsen alla finale di Coppa Italia del 2010), e che dietro alla sua scelta di una carriera in giallorosso ci sia anche una parte di “comodità”.

Ma non è di questo che voglio scrivere. A me la Roma, negli anni, tante volte ha ricordato l’Inter. L’ambiente, la tifoseria, cronicamente incapaci di gestire la pressione, endemicamente affetti dal vizio di toppare proprio la partita che non puoi toppare (il 5 Maggio, Roma-Liverpool e Roma-Lecce, tutte nello stesso stadio, sarà mica che porti sfiga?).

Come i nostri, i giallorossi per andar bene devono viaggiare controvento, supplendo con risorse insperate, o comunque difficili da mantenere nel medio periodo. Dovendo far leva su quelle per contrastare le spinte contrarie anomale,  e cioè diverse dall’unica forza che dovresti contrastare su un campo di calcio, la squadra avversaria.

Un contesto del genere di porta, direi fisiologicamente, a non essere in grado di gestire la “routine”, la navigazione di bolina o, ancor peggio, il vento in poppa. Lì ti trovi smarrito, “E adesso che faccio? Devo solo giocare e battere l’avversario? E come si fa?”

La Roma ha un ambiente mediatico e di tifosi che ti prosciuga, a meno di non esserne tu stesso imbevuto; L’Inter, come noto agli affezionati lettori di queste pagine, è da sempre facile bersaglio di certo giornalettismo sensazionalistico, alla ricerca del titolo e del luogocomunismo anche oltre ogni logica.

Non arriverò mai a dire che mi stiano simpatici, ma ci sono degli elementi di analogia. E soprattutto, rispetto ai diversamente strisciati, ci sono alcune galassie di differenza.

La disamina dell’ennesimo anno zero dei nostri eroi in braghette, l’arrivo di Spalletti, quello di Capello a Nanchino, il caso-Perisic e il FPF da sistemare, sono tutti argomenti troppo nobili e importanti per essere immersi in questa rassegna di altri colori sociali.

Ne parleremo più avanti. Non so quando ma più avanti.

Stay tuned.

HOUSTON, MILANO, NANCHINO: ABBIAMO UN PROBLEMA

INTER-SASSUOLO 1-2

Da otto partite non si vince.

In otto partite abbiamo raccolto 2 punti.

Abbiamo cambiato 2,3,4 allenatori per l’ennesima volta nel nostro recente passato.

Quali e quanto grandi siano i problemi mi pare di tutta evidenza, ma qui ne faccio una questione egoistica e personale: il vero problema è che inizia a non fregarmene più nulla.

Non è questione di volpe e uva, e nemmeno di far finta che “analizzandomi bene bene, non me ne importa proprio una sega” (min 4.00). E’ proprio che riconosco i pericolosi sintomi dell’abitudine, dell’assuefazione a questa impresentabilità.

Siamo insomma al “tanto peggio tanto meglio”.

Ed è preoccupante, ancor di più per uno come. Dovrei ritrovarmi per l’ennesima volta ad arrovellarmi senza pace chiedendomi “se la vità è una merda perchè l’Arsenal fa schifo o viceversa…“, e invece no, mi limito a qualche insulto e a un soffuso borbottìo di sottofondo.

Sarà contenta mia moglie, che sempre più spesso mi chiede “se ti fanno così arrabbiare, perchè continui a vederle le partite…?“. Domanda lecita se fatta da un pagano, già di meno se a farla è una persona che ai bei tempi è stata tifosa ben più che tiepida.

Quantomeno ha ancor oggi il buon gusto di non apostrofarmi con l’imperdonabile:

It’s only a game…

immortalato al min 0.48 dello stesso fondamentale della cinematografìa contemporanea.

‘Cos-it-quite-clearly-isn’t-only-a-game

Citazioni semicolte a parte, mi faccio piccolo esempio del tifoso medio nerazzurro per mettere in guardia la dirigenza e la proprietà: non giocate col fuoco, non date per scontata la cieca passione del popolo interista, peraltro abituato a ben altri spettacoli e storicamente assai più esigente della platea rossonera, che si vanta ancor oggi di aver riempito San Siro contro la Cavese.

Lo scempio visto ieri ha ulteriormente acuito la mia amarezza, essendomi trovato a dover concordare con la Curva Nord e i suoi messaggi. Un branco di ominidi, questo è assodato, ma che in due striscioni hanno fotografato perfettamente il momento.

Un “momento”, oltrettuto, che dura da sette anni, nei quali continuiamo a voler credere che la prossima sarà la volta buona.

Non entro  nemmeno nel merito dell’esonero di Pioli, dell’arrivo di Sabatini, dell’eventuale convivenza con Ausilio, del possibile arrivo (e con che ruolo a questo punto?) di Oriali.

Siamo al disfattismo: non mi interessa chi, non mi interessa come. Datemi una cazzo di squadra di calcio da tifare, non una massa di ectoplasmi interdetta a quasiasi azione o pensiero.

E’ COMPLOTTO

Qui abbiamo un po’ di arretrati, vista la decenza a cui mi sono appellato nelle ultime esibizioni dei nostri amatissimi.

Il fatto di far cagare è tanto innegabile quanto irrilevante, se si tratta di rimarcare la consueta malafede mediatica.

Non so se iniziare dai Gobbi o dai Meravigliuosi, visto il mio continuo ying-yang di odio calcistico tra i due poli (per nulla) opposti.

Vado in ordine alfabetico e quindi inizio dal Milan (…ho pur sempre fatto il classico!).

Nell’ordine: Donnarumma buca la presa -facilitotta- sul gol di Conti, Deulofeu segna su autogol in fuorigioco di mezzo metro buono, sento (ma non vedo) di un rigore clamoroso non dato all’Atalanta, che ad ogni modo nella mezz’ora finale -la sola vista coi miei occhi- surclassa i rossoneri confermando i punti di distanza in classifica.

Eppure: Gigio pallone d’oro, pareggio meritatissimo, Milan che può ancora raggiungere l’Atalanta, Montella bravissimo a portare la squadra a questi livelli (vero) e anzi anche sfortunato in tanti casi in cui ha buttato via punti facili.

Bergamo, Derby di ritorno, Toro all’andata e al ritorno, Bologna… giusto i primi casi di punti immeritati che mi vengono in mente. Eppure no: fanno pure fare la figura del modesto a Montella quando dice “non mi piacciono questi giochetti: se abbiamo questi punti e ne abbiamo perso qualcuno per strada è solo colpa nostra“.

Ma c’è di più: il settore giovanile rossonero che -continuo a ribadire- vince qualcosa una volta a ventennio, e che ciononostante vive di stampa a favore a prescindere (how strange…), buca addirittura l’accesso ai play off con la Primavera, facendo titolare la Gazza sulla Homepage in questo modo:

milan fallimento primavera

…salvo poi vergare un articolo in cui riesce ugualmente a santificare il lavoro di quelli che #propongonogiuoco.

Nessuno al solito che scriva non dico la verità, ma quantomeno che abbia una visione diversa: questi hanno pescato il jolly scovando Donnarumma in Campania (e mezzo scippandolo all’Inter, ma va beh…) e comprando di fatto un semilavorato, non una materia prima. Con questo sbarlùsc hanno avuto vita facile nel raccontare minchiate tipo Milan dei giUovani italiani delle giUovanili e bla bla bla. Infatti De Sciglio è fisicamente minacciato dai propri tifosi, Locatelli dopo un promettente inizio scalda le sue terga in panchina e Calabria si mostra il volenteroso giovane che è e nulla più.

Ma c’è tanto amore in tutto ciò e non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore.

Per quel che riguarda la Juve, e ancor di più la sudditanza che ancor oggi esercita, prevedibilissima l’assenza sulla Rosea, così come su ogni altro quotidiano nazionale, di ogni riferimento al “loro” 5 Maggio e a quella salvifica pioggia di Perugia che tanti di noi ha fatto godere  (andate al min. 2.45 per questa chicca, guarda caso al microfono di Ignazio Scardina: “Io sono una persona perbene… prima di fare discorsi poco giusti dovrebbero avere delle prove“).

Faccio parlare chi sa farlo meglio di me, caldeggiando la lettura di Zer0Tituli in religioso silenzio e con mano sul cuore:

zerotituli 14 maggio

Attendiamo di arrivare al “5 Maggio al quadrato“, certi di riempirci gli occhi su tutte le Homepage nostrane dei tre gol in sei minuti, del balletto di Dudek e degli occhi spiritati di Sheva prima del rigore decisivo.

Facciamo cagare. Ma-non-siamo-quella-roba-là!

WEST HAM

Campionato che non ha più nulla da dire per i nostri: probabilmente increduli per aver battuto (once more with feeling) i rivalissimi del Tottenham nel turno precedente, i nostri pensano bene di prender quattro pappine dal Liverpool in casa, certificando la mediocrità di una stagione che, a fanfare spianate, era stata salutata come quella del grande salto verso i top team.

Try better next time!

stendiamo velo pietoso

EI FU, O MEGLIO ESSI FURONO

Probabilmente alcuni di voi si aspettavano un pezzo sull’anniversario del 5 Maggio, con tanto di retrospettiva su quella stagione, su cosa l’abbia generata e sulle conseguenze che ha lasciato.

E invece no. O meglio, ni.

Aldilà del facile “throwback” fatto praticamente da tutti i giornali, prontissimi a mettere in homepage la faccia lacrimante di Ronaldo così come timidissimi a ricordare analoghe tragedie sportive a strisce diverse ma ugualmente avvenute nel mese mariano (Perugia e Istanbul dicono niente?), quel che mi fa piacere ricordare è come quella stessa data abbia raccontato una storia ben precisa -a volerla leggere- per di più a regolari scadenze quadriennali.

Il 2002 lo conosciamo tutti, e proprio venerdì ho avuto un civile e gradevole scambio di battute -lo dico davvero- con l’autore di questo bel pezzo, al quale mi permettevo di contestare solo un paio di punti, frutto della mia paranoia nozionistica.

Fino a qualche anno fa vi avrei ammorbato con tabelle che avrebbero mostrato come nel corso del campionato l’Inter avesse subito le solite due o tre sviste arbitrali necessarie per farla arrivare all’ultima giornata in piena crisi esistenziale, ma non è questo il punto. Quel 5 Maggio ha una sua origine, un suo svolgimento e una sua fine.

La sua fine, volendo romanzarla un po’ e giocare con le date, si ha ufficialmente 4 anni dopo, allorquando iniziano ad uscire queste notizie:

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Da lì in poi, quel Maggio è un fiorilegio di notizie, indiscrezioni, accuse sempre più circostanziate e sempre più vere, che nel corso degli anni spiegheranno a tutti quelli dotati di onestà intellettuale come fosse organizzato il mondo del calcio italiano in quei tempi.

Facendo un altro salto quadriennale, eccoci al 2010. Si arriva al primo capitolo della Storia nerazzurra recente, e cioè la vittoria della Coppa Italia contro la Roma, vinta dopo e nonostante una caccia all’uomo tollerata dal “miglior arbitro del nostro calcio”, ulteriore dimostrazione del nostro ascendente -anche in tempi di gloria- sul mondo arbitrale.

2002-2006-2010. Sono tre puntate dello stesso film, da vedere e ricordare tutte insieme.

Mica andreste al cinema a vedere solo il primo tempo, no?

Conoscete uno così pirla da andare alla partita e vedere solo il primo tempo?

Ah già, uno c’è: Boniperti… Scusate, ho sbagliato esempio.

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