CHI LA FA L’ASPETTI

INTER-SAMPDORIA 1-1

Sarebbe comodo e purtroppo fallace smadonnare contro l’ultimo minuto, che ci vede perdere 2 punti là dove la Juve ne guadagna 2 e la Roma 1.

Ok, lo ammetto: ho appena finito di sgranare il rosario delle madonne, cristando contro la nostra sfiga e il loro culo, e mi fingo quindi tifoso illuminato e distaccato, per citare Paolo Conte “che le balle ancor gli girano”.

La verità è che, come ha giustamente detto il Mister, quella di ieri è stata una partitaccia, giocata male e giustamente pareggiata, ancorchè con il cetriolo a intruderci il deretano a un soffio dal 90′ e ad opera del solito carneade di turno:

è il momento “OK” per Renan e il suo primo gol in serie A! (Musichetta please…)

Giochi male? non chiudi la partita? peggio per te. La pigli inderposto.

Poi un giorno capiremo se e quando l’Inter potrà azzardare una formazione solo un pochino meno difensiva, magari con Kovacic finalmente titolare o con Belfodil schierato dall’inizio là davanti con Palacio. Vero che il baby-croato nella mezzora in cui è stato in campo non l’ha mai vista, vero che il franco-algerino non è un centravanti, ma Diosanto, siamo davvero nelle mani (o meglio nei piedi) del tattico e tenace Taider? annamo bbène

Guarin sfrutta la splendida giocata di Alvarez (il migliore dei nostri) e scaraventa in porta quasi di punta per il vantaggio iniziale, ma poi si incista su se stesso, palesando le consuete carenze di fosforo: paradigmatica l’azione nella quale perde due volte il pallone e va a prendersi il giallo sacrosanto per proditoria scarpata all’avversario. Poveraccio, è anche sfigato: hai voglia a dire che uno come lui dovrebbe fare almeno 7-8 gol all’anno: poi vai a vedere e scopri che quello di ieri è il quarto legno colpito in stagione.

Ma quando mai -Jonathan a parte- noi abbiamo calciatori “fortunati”? Abbiamo avuto per un decennio Il Drago Stankovic, abbonato a pali e traverse in serie, e per questo benevolmente perculato da Mihajlovic (“oh ma tu non segni mai??“). Le buone nuove di ieri si esauriscono nella succitata buona vena di Alvarez, che riluce anche oltre i propri meriti, dispensando sapienza tecnica come acqua nel deserto. Oltre a lui nota di merito per l’immarcescibile genio tattico del Cuchu e per il discreto esordio da titolare del Capitano. Detto che meglio di Alvaro Pereira avrei fatto anch’io, Zanna l’ho visto più prudente del solito, evidentemente -e giustamente- preoccupato di non strafare: giusto un paio delle sgroppate per le quali da vent’anni è croce e delizia dei tifosi; per il resto sta schiscio e tiene la posizione.

Il resto è triste mediocrità, mezzo voto in più o mezzo in meno.

Il rischio di questo pareggino è di vederci agganciati dalla Fiorentina e di perdere altri 2 punti nella corsa al 3° posto, essendo il Napoli (contro la Lazio) come i toscani (contro il Verona) impegnati nei posticipi del Lunedì post-Europa League.

Grave, anghebegghè la Roma paga in sfiga la buona sorte avuta in qualcuna delle 11 vittorie del filotto iniziale, ed inizia a perdere colpi, rientrando quindi -forse- nel vortice di possibile lepre cui mordere la chiappetta.

Certo, per far ciò sarebbe utile correre, mentre noi -almeno ieri- passeggiamo.

 

LE ALTRE

Come detto, la Juve, vincendo 1-0 al 91′ con Buffon tra i migliori in campo, mostra a tutti come -purtroppo- si vincono i campionati: trovando il colpo -anche di culo, se occorre- che risolve partite rognose e complicate, magari proprio nella stessa giornata in cui la tua più diretta concorrente fa la tua stessa fatica boia, ma arriva solo a strappare un pareggio in pieno recupero.

Sad but true…

Per la legge dei grandi numeri il Milan torna a vincere, dopo la scampagnata infrasettimanale, ed ovviamente la crisi è già un lontano ricordo.

Splendido il 100° gol in A di Ando’ Cassano, che quantomeno ci risparmia i fiumi di inchiostro in vista dello scontro con l’Inter del prossimo weekend. Dopo essermi sorbito la frase che temevo da 7 giorni “La Samp, dopo aver subìto il pareggio della Lazio allo scadere settimana scorsa, si rifà oggi pareggiando in extremis” pregustavo da settimane la torta alla merda del “ragazzo consacrato al calcio con lo splendido gol in quel Bari-Inter del ’99, e che proprio contro l’Inter, sua squadra del cuore, segna il 100° gol di una carriera per molti versi unica e irripetibile“.

E’ poi possibile, e anzi probabile, che la “pera” ce la metta lo stesso, ma il giUochino dei corsi e ricorsi alla stampa sportiva quantomeno non verrà così bene.

So’ soddisfazioni, lo so…

 

E’ COMPLOTTO

Inevitabile un corposo excursus su quel che accade dalla parte sbagliata del Naviglio. Continuo infatti a seguire, sempre più attonito, le vicende che arrivano da Milanello Bianco, dove addirittura il Geometra in settimana arriva a negare 28 anni di “se stesso”, esigendo una buonauscita da 50 milioni e minacciando cause e controcause in caso di diniego.

Cinquanta bomboloni per uscire da una squadra “che è più di una squadra, è una grande famiglia“?!?! Zio Fester deve aver realizzato solo ora il senso -profetico e beffardo- di quelle parole: Il Milan è come una famiglia, ma quella famiglia di cognome fa Berlusconi. E i figli, si sa, so piezz’e core.

Sono stato ancorato per giorni intieri alla poltrona del cinema, smascellado pop corn e in attesa del finale del film.

Finale che non poteva non essere lieto e zuccheroso, col Pater Familias, ora più che mai nobile decaduto, a dispensare amore e saggezza, rimettendo il Geometra a cuccia, facendogli in sostanza dire “abbiamo scherzato” e dividendo salomonicamente deleghe e competenze tra i due insubordinatissimi scudieri. Ho anche sentito dire che la mossa è stata azzeccata perchè il Milan a Catania ha vinto, traendo immediato vantaggio dalla ritrovata armonia aziendale.

Lo show è stato in ogni caso godibilissimo, specchio non so quanto casuale del declino di un uomo e del suo (tardo) Impero mediatico prima ancora che politico. Roba del genere, fino a poco tempo fa, sarebbe successa a casa nostra.

Nel frattempo, sottolineo una cosa che nel delirio settimanale a molti, ma non al rancoroso che scrive, sarà sfuggita: Allegri ci ha una squadra(ccia) da mandare avanti e, pretendendo la giusta e doverosa concentrazione per gli impegni di qui a Natale, ottiene di chiudere Milanello agli esterni, colpevoli di distrarre i giocatori e -soprattutto- di fare uscire “spifferi” dagli omertosi muri del varesotto rossonero. Appreso il fatto, ogni persona sana di mente avrebbe pensato ad allenamenti a porte chiuse e a giornalisti confinati fuori dai cancelli.

No. I mass media sono ovviamente esclusi da questo divieto, che riguarda in realtà solo gli sponsor ed eventuali future giornate a loro dedicate a Milanello Bianco.

Ora, a parte la scarsa coerenza (non vuoi gli sponsor tra le palle? Chiudi per tutti, non solo per quelli che ancora non ti hanno chiesto di venire), non vi sfugga il fatto che, da tutta questa manfrina, il Milan implicitamente ammette di non aver nulla da temere dai media italiani, chè loro possono pure aggirarsi indisturbati e chiacchierare coi giUocatori, chè tanto loro fanno i bravi e non vanno mica a dire che Balotelli arriva in ritardo. Certe notiziacce saranno uscite da qualche parvenu che -ancora- non ha capito “come ci si comporta in società“.

Infine, e tornando alle nostre mediocri vicende, do atto a Sconcerti di aver capito ciò che personalmente vado sostenendo da anni: “giocare bene” (for whatever that means) non è meno rischioso che affidarsi alle prodezze dei singoli. L’Inter vincente di Mancini e Mourinho è sempre stata messa a confronto con la Roma di quegli anni, che aveva un giUoco di squadra (e che quindi, sotto sotto, era più meritevole di vincere, secondo la questionabile logica dei giornalettisti italici).

Un par de palle!

E infatti, parlando proprio di Inter, Sconcerti ammette che “è difficile giocare bene al calcio, perchè per farlo occorre che tutta la squadra (cioè 11 uomini) facciano una buona partita”: se invece hai il campione (cosa che l’Inter adesso non ha, e che avrà a sprazzi solo col rientro di Milito a pieno regime), puoi permetterti di giocare così così e sperare nel colpo (magari anche di culo) del singolo. Vedi Llorente ieri sera.

Ma come al solito, certi ragionamenti, valgono a righe verticali alternate.

Chiedo venia: Guarin ne capisce, e pure di brutto: eccolo avvertire la folla dopo il gol "No, raga, oggi non vinciamo"

Chiedo venia: Guarin ne capisce, e pure di brutto: eccolo avvertire la folla dopo il gol “No, raga, oggi non vinciamo”

CAMPI MINATI

ATALANTA-INTER 1-1

Come ben sappiamo, per i nostri ci sono una mezza dozzina di “campacci” dove non è mai facile sfangarla. Bergamo è senz’altro uno di questi, (Udine il campaccio per definizione, e domenica saremo in gita da quelle parti…) e la partita appena giocata ne è l’ennesima dimostrazione.

I colleghi di maglia, pur mancanti di qualche titolare, giocano alla pari dei nostri (leggermente meglio nel primo tempo, leggermente peggio nel secondo). I ragazzi, dal canto loro, si leccano le ferite per l’assenza sempre più determinante del Principe, vero ciambellone di salvataggio per una squadra incapace di essere spietata come si addurrebbe ad una supposta grande (delle ultime due parole, la prima è un participio passato e la seconda un sostantivo, chè qui non si parla di intrusioni anali).

Alvarez si conferma su livelli altissimi, e non solo per il bel gol che sblocca la tenzone al quarto d’ora del primo tempo. I suoi lampi di classe e progressioni palla al piede sono disseminati nei 90′ del match, ed onestamente non ricordo un giocatore che tanto mi abbia fatto cambiare idea nei suoi suoi confronti. Detta tutta e senza vergogna, l’avrei venduto a trance al primo market rionale nella scorsa sessione di calciomercato, e mi ritrovo invece a spellarmi le mani in quasi tutte le sue uscite di questa stagione.

Dico questo nonostante la cagata fatta in occasione del pareggio orobico, quando con la connivenza di Nagatomo perde palla a vantaggio del nano malefico Moralez, il cui cross trova un incontenibile Denis a saltare in testa a Samuel e battere in gol.

Sì, c’era anche Samuel, e pure per lui vale quanto detto per Alvarezza: grave l’errore sul colpo di testa, ma è l’unico sbaglio in 90′ di concentrazione feroce e granitica sicurezza data a tutto il reparto. Per dire, ieri sera Rolando sembrava un difensore vero: sospetto che il talento di The Wall si propaghi nell’aere per prossimità…

La partita, in tutta onestà, finisce nella maniera più giusta, perchè le Madonne di fine gara che risuonano nelle valli bergamasche hanno cadenze meneghine tanto quanto orobiche (clamoroso il palo di Icardi appena entrato, incredibile l’errore di Yepes che centra Carrizo nell’area piccola).

La cosa può dare confortante consolazione o serena rassegnazione a seconda dell’indole del tifoso: a me mi fa incazzare!

Il fatto di aver sprecato il vantaggio in 4 occasioni in questo inizio di Campionato (faccio il bravo: limitiamole a 3 lasciando fuori la Juve che ci è superiore) significa non avere per niente quel killer instinct che ti permette di passare dalla categoria “simpatica compagine” a “squadra cazzuta“. E se il Mister batte il chiodo dell’assenza del Principe, è anche vero che Guarin continua a fare la cosa sbagliata al momento sbagliato (tira quando deve passare e viceversa), che Kovacic alterna belle accelerazioni a sonnambule preoccupante, e che Juan Jesus è sempre più un emulo del suo idolo Lucio, con tutti i difetti del caso.

Vien quasi da dire “meglio così”. Meglio non farci illusioni di Champions e roba varia: questi siamo e con questi arriveremo tra il 4° e il 6° posto, buoni per un’Europa League da stramaledire perchè si gioca di giovedì e toglie fiato ed energie mentali.

Domenica, tanto per dirne una e come già ricordato, andiamo ad Udine, che dei campacci infami come sapete è il più mefistofelico: superfluo dire che non ho buone sensazioni, ma sarò felicissimo, nel caso, di essere smentito.

 

LE ALTRE

La Juve non ha difficoltà a sbarazzarsi del Catania, mentre il solito colpo di testa subìto dal Milan punisce i cugini, salvando però il resto del mondo calcistico da colate di zucchero a prova di carie dentali, stante il ritorno al gol di Kakà e melassa strappalacrime annessa.

Bel gol quello dell’Evangelico, con quattro laziali intorno a lui, forse abbagliati dalla luce che emana dal 22 rossonero e incapaci di contrastarlo. Lui fa il suo, e cioè piazza la biglia a girare sul secondo palo, chè il tipo mi sta sui maroni ma a calcio ha sempre saputo giocare.

Il Napoli intasca i tre punti a Firenze non senza polemiche, con Cuadrado addirittura espulso per due simulazioni, la seconda delle quali è un chiaro fallo subito in area, altrimenti detto rigore. Tant’è.

Il mio complottismo vuol vedere nell’espulsione data al colombiano una ricompensa data al Milan per interposta partita, posto che il calendario del prossimo weekend prevede proprio lo scontro tra la Viola e i Meravigliuosi. Ma, ormai lo sapete, le teorie sul crollo delle Torri Gemelle o l’assassinio di Kennedy sono bazzecole rispetto alle mie visioni dietrologiche.

 

E’ COMPLOTTO

Non posso non partire da lontano, riprendendo le sempre più incredibili dichiarazioni dell’ex Chierichetto che sostanzialmente ormai minaccia preventivamente chiunque si azzardi a contestare la bontà di alcune decisioni arbitrali. Evidentemente, secondo la logica contorta e agghiaggiande, non è consentito nemmeno pensare che l’arbitro abbia sbagliato ad assegnare il rigore dell’1-0 contro il Genoa.

Non so se preferire lui o il Geometra Galliani, precisissimo a misurare in tempo zero gli 8 metri di distanza tra il fallo subito dal Parma ed il punto di battuta del conseguente calcio di punizione di Parolo. Anche lui gioca a fare l’uomo d’onore pretendendo le scuse della classe arbitrale, che per una volta non china il capo e rispedisce al richiesta al mittente. Ma, che sia ben chiaro, loro non parlano di arbitri… Splendido Zio Fester quando poi ricicla la poesia del “bello del calcio” per motivare la sconfitta di Parma, con il Milan “che negli ultimi 30 minuti ha avuto il 73% di possesso palla“. Ovviamente senza che nessuno osasse dirgli “e sti cazzi?“, o che -meno prosaicamente, lo riconosco- gli ricordasse la traversa di Gargano sul 2-0 per gli emiliani.

Addirittura il soggetto, nella tiritera dell’importanza degli episodi, arriva a vantarsi della leggendaria botta di culo avuta nei quarti di finale della Champions 2003, quando al 93′ riuscirono con gollonzo di Superpippa ad arraffare una semifinale che ancora sanguina sulla riva giusta del Naviglio…

Tornando a noi, se nel dopopartita ero quasi attonito nel sentire commenti assolutori quando non addirittura positivi sulla prestazione dei nostri, la mia sindrome di accerchiamento veniva soddisfatta nel dopo-dopo-partita e nei giornali del giorno seguente.

Andiamo con ordine: dopo aver millemila volte censurato e bollato come esecranda l’attitudine dei nuovi ricchi del pallone di sperperare danaro in barba ad ogni etica e Fair Play finanziario (Abramivich del Chelsea, lo sceicco Mansoour del Manchester City, il suo mezzo cugino del PSG just to name a few), ecco che si rimprovera a Thohir un avvio più conservativo e ragionato.

Chi è costui, in buona sostanza? Come si permette di comprare una squadra italiana e non sparare d’amblée un paio di acquisti a sensazione? Che cos’è questo approccio incrementale? Ma non lo sa che in Italia mai nessun Presidente ha fatto i soldi col Calcio? La sostanza è “se il tutto si risolve nell’arrivare e comprare Nainggolan –ammesso che arrivi, aggiungo io– poteva anche rimanere a casa sua“.

La Gazza invece si conferma la solita oasi anti-interista, laddove gonfia giusto un poco le statistiche (L’Inter che non vince a Bergamo dal 2008 diventa l’Inter che non batte l’Atalanta tout court da 5 anni), magnifica il quasi gol di Yepes, minimizza sul palo di Icardi e non cita nemmeno l’occasione di Palacio al pochi secondi dalla fine.

Si smentisce anche da sola, abbaiando per un rigore più che sospetto per braccio largo di Rolando su colpo di testa di Stendardo, ma dando comunque “6” in pagella a Rizzoli & co., bravi a valutare il colpo che “pare non essere volontario“.

Scusi, chi ha fatto palo??

Scusi, chi ha fatto palo??

MECOJONI

INTER-ROMA 0-3

Come disse la madre di Christian De Sica, trovando il figlio a letto col maestro di sci, “che tranvata!” (Vacanze di Natale, F.lli Vanzina, 1983).

Pascendomi a piene mani dal post-neorealismo italico su pellicola, mi rivedo declamare la stessa battuta al 90’ di una partita giocata da una buona squadra (noi) e da un’altra “di più” (loro). Tropo comodo e miope limitare l’analisi al paragone tra l’1-0 del Pupone che passa tra 6 gambe e la bomba di Guarin che si stampa sul palo interno; per una volta limitante precisare che il rigore non c’è (essaichenovità) perché il fallo è fuori area.

Tristemente vero invece rimarcare che, negli ultimi due anni, avevamo dato modo alla Roma di sentirsi grande squadra-spettacolo  a casa nostra, pur essendo guidata da allenatori “diversamente bravi” come Luis Enrique e  Simpatia Zeman. Temo, e tutto sommato auguro a Totti e compagni, che quella di Rudi Garcia sia una compagine leggermente diversa, che non perde nulla quanto a pericolosità in attacco –una media di 3 gol a partita- risultando di contro leggerissimamente più solida in difesa -1 gol subito in 7 partite.

I nostri, come detto, non sono male, anche se patire l’assenza di Jonathan non depone a nostro favore. Personalmente, più che amare Johnny Guitar, nutro scarsissima fiducia nelle qualità psico-tecniche del bipede che l’ha sostituito: Alvaro Pereira non impiega nemmeno un tempo a darmi ragione, entrando in maniera sconsiderata (per quanto fuori area) sull’altrettanto bello Gervinho e chiudendo di fatto la partita al 40’ del primo tempo. Allargando anche qui lo sguardo, non posso tacere sull’uscita sconsiderata di Juan Jesus, evidentemente ancora discepolo di Psycho Lucio, che perde palla sull’uscita a cavallo pazzo all’altezza del centrocampo, innescando uno dei millemila scatti dell’ivoriano, ovviamente alla sua miglior prestazione in carriera proprio contro di noi. Tessera Gold del Club Gautieri e tutti contenti.

Detto che assieme a Jonathan mancava Campagnaro, vera e propria balia o, se preferite, cugggino cattivo di Ranocchia e Juan Jesus, Mazzarri non si allontana dallo schema con Palacio e Alvarez in avanti, con Taider e non Kovacic a proteggere la difesa. Alvarezza è tra i migliori, disseminando se non altro spunti interessanti nei 90’ che valgono qualche corner. El Trenza là davanti comincia a far capire che quello non è il suo pane, e in tal senso una definitiva risurrezione del Principe, o anche solo una promozione in pianta stabile di Icardi a ruolo di titolare, porterebbero innegabili benefici al nostro attacco. Il Mister però la sa lunga, e la storia della coperta corta la conosce a menadito: non mi sento di condannarlo, visto che già con il –teorico- filtro di metacampo abbiamo preso 3 fischioni, complici un altro paio di folate giallorosse respinte alla grande da Handanovic, sempre più simile a Zenga (un mago tra i pali, una disgrazia sui rigori…. Ma all’Udinese non ne parava mica 1 su 3??) . Se a ciò aggiungiamo lo sgradito ritorno di uno dei capisaldi delle scorse stagioni, cioè pigliare gol in contropiede su calcio d’angolo per noi (3-0 di Florenzi dopo uscita da manuale di Totti teoricamente marcato da Alvaro Pereira e 60 metri palla al piede di Strootman), capiamo il motivo delle Madonne smozzicate dal buttero in panca.

Quelli là, come detto, rischiano seriamente di andare avanti fino alla fine; non vincendole tutte, ovvio ma proseguendo su questa falsariga. Noi ci pigliamo una ridimensionata, che però non vorrei si tramutasse in psicodramma (come invece –vedo- già sta succedendo). Nel primo tempo paradossalmente abbiamo giocato benino, beccando il primo gol in un buon momento dei nostri e pagando con errori banali negli altri due casi. Mi affido ancora all’esperienza mazzarriana per scongiurare il pericolo psicodramma che, devo dire, avrebbe probabilmente travolto il mio amato Strama e la sua inesperienza. Testa bassa e pedalare, quindi, facendo tesoro della sosta (anche se dopo una sconfitta sarebbe sempre meglio giocare subito) e sperando di recuperare gli zoppi alla ripresa.

LE ALTRE

Il Derby dei retrocessi se lo aggiudica la più forte. Il Milan, aldilà di quel che dicono i numeri, è di una pochezza imbarazzante, e senza Balotelli deve affidarsi al piede caldo di Muntari. Ho detto tutto. Godibilissimo Chiellini che nel dopo partita stigmatizza il mestruo di Barbie Boy Mexes e il suo cazzotto in piena area di rigore, come se lui di cosacce simili non ne avesse mai fatte. Del resto, veder litigare i tuoi più acerrimi rivali ti fa quasi dimenticare le tragedie sportive di casa tua. Splendido Allegri quando nega che quello di Mexes sia un pugno, sostanzialmente motivandolo col fatto di non essere diretto al volto. Il soggetto del resto avrà altro a cui pensare, avendo collezionato la bellezza di 3 sconfitte (che senza il solito Culo-Milan potevano essere 5) in 7 partite.

Il Napoli regola con 4 pappine il Livorno e si mette con la Juve in scia alla Roma, mentre Lazio e Fiorentina –bontà loro- si bloccano a vicenda lasciandoci soli al 4° posto.

E’ COMPLOTTO

Processo alle intenzioni, non lo nego: fino all’altro giorno, la stagione scorsa era stata tragica, fallimentare, da dimenticare, indegna di una squadra del blasone dell’Inter. Vani i tentativi, miei e di pochi altri, di ricordare che fino allo splendido 1-3 di Torino la squadra marciava gran bene in Campionato ed in Europa League, essendo arrivata ad un punto dalla vetta. No. L’Inter l’anno scorso ha fatto cagare per nove mesi.

Ecco preparato il bel piattino di merda in salsa mediatica da piazzare sotto il naso nei nerazzurri dopo la sconfitta contro la Roma, sotto forma di paragone tra le prime 7 giornate di Mazzarri e di Strama: udite, udite, i punti fatti, i gol segnati e quelli presi sono bene o male gli stessi. Quindi? Lungi da questa marmaglia l’idea di poter rivalutare ex post l’inizio della stagione 2012-2013, ecco azionato il cassone ed il primo carico di letame a concimare la Squadra Simpatttica collezionie 2013-2014, a un passo dalla crisi.

Abilissimo Sconcerti nell’accomunare le due milanesi, che a detta sua stanno “impallidendo insieme”, nonostante una decina di posizioni di classifica a separarle ed una storia contingente che non potrebbe essere più diversa, dalla proprietà al rinnovamento di squadra.

Cambiando discorso, splendida incoerenza di Prandelli, del quale non amo parlar male ma che mi strappa gli insulti di bocca, facendosi bello con il “codice etico” ma convocando Balotelli nonostante la genialata post-Napoli.

Infine, gradevole –davvero, e come al solito- l’intervista di Giorgio Porrà, questa volta a Johan Crujff, leggenda del calcio olandese e purtroppo ancora inchiodato a quell’estremismo di chi ha sempre troppi pochi dubbi sul calcio. Sentirlo dire stronzate smentite dalla storia mi provoca un misto tra rabbia e compassione (“le grandi squadre nella storia hanno sempre avuto almeno il 70% di giocatori provenienti dal settore giovanile”, “la cosa più importante è giocare bene e divertire la gente, poi certo bisogna anche vincere”). Onesto solo quando riconosce che le grandi squadre le fanno i grandi giocatori (so che sembra un’ovvietà, ma a quelle latitudini di oltranzismo c’è quasi da stupirsi a sentirglielo dire) e quando smonta uno dei falsi miti del calcio mondiale, smentendo di aver rifiutato di partecipare al Mondiale di Argentina per motivi politici, ma solo perché aveva deciso di ritirarsi. Alla faccia del calcio-totale-che-non-ha-mai-vinto-un-cazzo.

WEST HAM

I tre fischioni presi dalla Roma vengono in qualche maniera compensati dallo splendido 3-0 esterno sul campo degli “amatissimi” Spurs.

 

Alvaro Pereira in versione "visione periferica"

Alvaro Pereira in versione “visione periferica”

APPLICATI

INTER-JUVENTUS 1-1

Titolo orrendo. Lo so. Parola orrenda, del resto, participio passato aggettivato con lo scappellamento a destra. Ma più guardavo la partita più il malefico lemma mi ronzava in testa, e chi mi conosce sa che se c’è una minchiata che gira per l’aere non me la faccio certo scappare.

Anzi, rispetto al solito ho anche salvato la quiete domestica, non mettendomi a ripetere incessantemente la cagata di turno (ask Giovanna for more information).

In ogni caso, i ragazzi hanno fatto la loro porca figura contro quella che rimane –tocca dirlo- la miglior squadra italiana post quinquennio d’oro. Nel pre-partita i commentatori pongono l’attenzione sulle due formazioni, schierate “a specchio”, prefigurando quindi molti duelli uomo-contro-uomo. Inevitabili quindi i paragoni: meglio Guarin o Vidal? Handanovic o Buffon? Tevez o Palacio? Tutti propendono per i bianconeri, e non riesco a dar loro torto.

Eppure.

Eppure i nostri per un’ora e mezza tengono testa alla squadra con 29 scudetti, con Campagnaro uno e trino a disimpegnarsi come marcatore, laterale in sovrapposizione a Johnny Guitar e mediano aggiunto a Cambiasso. Guarin deambula per tutto il primo tempo senza costrutto sbagliando parecchi appoggi, mentre Taider è una bella scoperta: taglia e cuce che neanche una sartina cinese, e per di più usando due piedi! Il tutto in attesa che Kovacic dia il meglio di sé. Il Cuchu fa il suo, sempre più immedesimato nel ruolo di ghisa davanti alla difesa, sempre meno dinamico ma non per questo meno efficace.

Palacio si fa il classico mazzo quadro: poverino, lo vedi che non è centravanti, e appena può si allarga sulle fasce lasciando il vuoto cosmico in mezzo all’area, ma è una presenza costante e fastidiosa per la difesa gobba. Alvarezza carbura lento ma ricalca le precedenti (e positive) prestazioni. Meglio quando sta al centro di quando si defila sulla fascia: tutto mancino, quando sta largo diventa molto prevedibile, potendo andare da una parte sola.

La partita è effettivamente molto tattica, con pochi sussulti: Nagatiello va vicino a fare 3 su 3 in campionato, girando di sinistro su un cross deviato e chiamando Buffon alla prima parata del match.

Dall’altra parte, Pirlo azzecca uno dei pochi lanci della serata imbeccando Pogba che tocca piano addosso a Handanovic, mentre un Vidal in versione fair play ammette di aver toccato di mano in area nerazzurra, prima di essere abbattuto da Taider:  temo ritorsioni ai danni del cileno nel pugnace spogliatoio bianconero. Il nostro franco algerino si fa perdonare l’entrata potenzialmente nefasta entrando in area avversaria e sparando un sinistro sul primo palo deviato di piede da Buffon, quando tutti ormai si aspettavano il cross.

Meglio la ripresa dei ragazzi, meno bloccati e più sicuri di loro stessi: Mazzarri ci mette del suo, azzardando la seconda punta (Icardi) al posto del valido Taider. Grande visione prospettica ( o più prosaicamente solenne botta di culo), 4 minuti dopo passiamo in vantaggio: Guarin  sbaglia la verticalizzazione servendo Chiellini al posto di Alvarez, ma il nostro è ormai un satanasso quando si tratta di sradicare palloni agli avversari. Detto fatto, Ricky Maravilla si invola e imbecca il giovane connazionale che, al primo pallone giocato, buca Gigione nazionale per l’1-0 sotto la Nord.

Purtroppo, nemmeno il tempo di farcelo venir duro (scusate la finezza) che combiniamo il frittatone. Asamoah scende avido di gloria sulla fascia e Jonathan, ancor più avido di lui, non volendosi limitare a spazzare in corner cerca di togliergli la palla e ripartire. Sfiga: il contrasto premia il bianconero, che la mette in mezzo, con Campagnaro che riesce solo a sfiorare la palla di quel tanto che serve a Vidal per accomodarsela con l’esterno destro e farla sibilare a fil di palo alla spalle di un incolpevole Handanovic. Tutto in 80 secondi, con tanto di amico juventino che parcheggia sotto casa mia e spegne l’autoradio sullo 0-0 e suona il campanello di casa sull’1-1.

Da lì in poi, per gli ultimi 10 minuti, l’Inter accusa il colpo, forse avendo pregustato in anticipo la vittoria, ed una Juve un po’ più precisa avrebbe potuto anche vincere (per quanto immeritatamente).  Ho letteralmente visto la mia vita scorrere sullo schermo nei due secondi passati tra la respinta di Handanovic su Vidal e la ciabattata di Isla a colpire l’omino delle bibite in gradinata. Dal suo ingresso in campo nella ripresa ho temuto l’uccello padulo del cileno inseguito per tutta estate dai nostri, pregustandomi il saporaccio beffardo di commenti all’insegna del “proprio lui”, “rivincita personale”, “il calcio è strano”.

Finisce invece 1-1, con “Mazzarri che davvero è entrato nella testa dei suoi giocatori”.

Rapido sguardo d’intesa con l’amico gobbo e replica all’unisono : “Nel caso di Guarin avrà trovato tanto di quello spazio da arredarci un trilocale!”.

 

LE ALTRE

Vince e svetta a punteggio pieno il Napoli, con la maglia più disgustomatica nella ultracentenaria storia di questo sport: sarò sensibiluccio sul tema, ma come cazzo ti viene in mente di fare una maglia da calcio in stile militare?? Ad ogni modo, i risultati sul campo sono inversamente proporzionali alla maglietta di cui sopra: tanto turn over in vista della Champions, ma poi entra Hamsik e il 2-0 all’Atalanta è cosa fatta.

Il Milan sgraffigna un pari a Torino in pieno Milanello Style: non siamo ai livelli della rimessa laterale non restituita a Bergamo di sacchiana memoria, ma affrettarsi a battere una rimessa laterale approfittando dell’uomo a terra –e oltretutto rivendicarlo quasi con orgoglio, come fatto da Allegri nel dopogara- è davvero da Milanello Bianco. Poi il rigore c’è, per carità, e via con gli elogi a Balotelli che i rigori non li sbaglia mai. Mister Ventura, compagno di vacanza, è incainato nero con gli arbitri ed ha tutte le ragioni di questo mondo. Non cita il Milan nelle sue querimonie, e forse ha ragione: come fai a pretendere il fair play da certa gente?

La Fiore cicca in casa facendosi raggiungere dal Cagliari negli ultimi minuti e rischiando di perdere Gomez per qualche tempo (ginocchio ko).

Splendido il derby vinto dal Grifo: 3 fischioni a una Doria nemmeno pessima. Bellissimi i tre gol, addirittura col “Giovane” Antonini ad aprire le danze in avvio e ringraziare diligentemente il Milan nelle interviste del dopo partita. Una grande famiglia.

 

E’ COMPLOTTO

Lo sbandieratissimo ritorno di Kakà, come previsto, ha lasciato una lumacata di miele sulle due settimane di sosta-campionato, a partire dal brasiliano “travolto” dall’affetto dei fan al suo arrivo a Linate. Lo stesso titolo (fonte: Ansa http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/calcio/2013/09/02/Milan-Kaka-travolto-affetto-tifosi_9233294.html) precisava che erano presenti “circa duecento tifosi”. Minchia, fossero stati mille ci rimaneva secco!

Sul mediocre esordio in campionato di AiBilongTuGisas silenzio su tutta la linea, così come sulla cervellotica scelta di tornare al 4-3-1-2, vendendo Boateng e sbugiardando quel 4-3-3 che solo l’anno scorso aveva portato il Geometra Galliani a pavoneggiarsi, con la favoletta di tutte le squadre giovanili del Milan ad adottare lo stesso modulo della prima squadra: ricordate la favoletta della Cantera Rossonera?

Del resto la sapiente manipolazione mediatica dei cugini offre conferme settimanali quando non quotidiane. In quegli stessi giorni, le squadre che partecipano alle Coppe presentano le liste dei propri tesserati alla UEFA. Similmente a quanto fatto dall’Inter un paio di anni fa con Forlan, il Milan fa la cazzata lasciando fuori Niang, per un errore nella compilazione delle liste stesse.

Ecco che scatta il riflesso condizionato del complottista atavico, memore delle (sacrosante) legnate rivolte dai media alla dirigenza nerazzurra colpevole di un tale papocchio. Cosa diranno adesso?

La rosea risposta la trovate qui sotto.

WEST HAM

Buon punto esterno contro il Southampton: decimi su venti. Regolari come un ragioniere.

(blow) job well done

(blow) job well done

Icardi come le Jardinero Cruz: vede gobbo e timbra!

Icardi come le Jardinero Cruz: vede gobbo e timbra!

ARIDANGHETE

So che avete passato l’estate con l’irrefrenabile curiosità di conoscere il mio verbo sulle svariate vicende strisciate di neroblùEd eccomi, servo vostro, ad accontentarvi.

 

SOCIETÀ

Il balletto in puro Gangnam Style (copyright Sig. Carlo) pare essere alle battute finali, con l’arrivo del PSY in salsa indocinese ad acchiapparsi una cospicua maggioranza del Football Club Internazionale Milano, Grandi Emozioni dal 1908. Non credo ci sia da essere d’accordo o meno con l’operazione; il Sig. Massimo si è legittimamente rotto le balle di ripianare ogni anno un centinaio di milioni, e l’appiglio del Fair Play finanziario è stato un ottimo scudo dietro il quale proteggere i propri sacrosanti interessi. Detto ciò, e vista la figura barbina dell’anno scorso con China Railways (te la do, te la do, non te la do più), non credo ci fosse la fila di pretendenti al portone di casa Moratti. Questo c’era, questo va bene. Oltretutto l’Indonesia è un Paese di 200 milioni di abitanti, con porte aperte sul resto del mercato asiatico, quindi da un punto di vista strategico la scelta è azzeccata. C’è poi la parte di Quore, della favola del Presidente-Papà, dell’Inter che appartiene ai tifosi e a nessun altro. Tutto vero e condiviso, ma temo ormai fuori tempo massimo. Vuoi vincere? Devi spendere. Vuoi spendere? Devi avere qualcuno che caccia li sordi…

Dirò di più: visto come Thohir è stato accolto e giudicato dai giornalettisti italici, mi sta già simpatico e mi pare perfettamente inserito nell’interismo ad usum mediarum. I commenti vanno dal “ma questo chicazz’è?” al “si c’ha i soldi ma son tutti del papà”,  il tutto con una ri-considerazione di Moratti che (solo adesso?) viene dipinto come dirigente bonario e illuminato, portatore di tradizione e successi, che commette il ferale errore di voler vendere allo straniero cattivo e sconosciuto. Illuminante a riguardo un pezzo apparso su Panorama (sic!) durante l’estate, che ben esemplifica le ragioni sottostanti il pianto greco dei media italiani, a forte rischio di perdere le “dichiarazioni rilasciate dal sempre disponibile Presidente all’uscita degli uffici della Saras” (for further info: http://sport.panorama.it/calcio/moratti-inter-vendita-thohir).

Invece, il fatto che l’indonesiano sia –in patria- un magnate dell’editoria e con solide entrature nella comunicazione, mi fa fare sogni bagnati sulla fine della prostituzione intellettuale.  Senza arrivare a tanto, mi accontenterei di una gestione più professionale e meno simpatttica del Club. Non voglio uno che arrivi e faccia piazza pulita prima ancora di aver capito da dove arriva il vento. Spero solo in un soggetto normalmente pensante, che valuti le persone (dirigenti in primis) in base agli obiettivi fissati e ai risultati raggiunti, con bastoni e carote da distribuire secondo misura. In altre parole: Branca e Dott. Combi tremate!

Battute a parte, mi aspetto che prenda atto del modo in cui il Club (non) ha gestito l’aspetto mediatico nel corso degli anni, evitando di celebrare a dovere i successi o i campioni che salutavano (ultimo esempio: Stankovic che saluta la curva commosso, con Sky e Mediaset Premium in pubblicità: ricordate la diretta strappa-lacrime per l’addio di Nesta, Gattuso e Inzaghi?) fornendo difese molli come il burro quando c’era da replicare a deliri ovini e negazionisti circa Calciopoli ed infine evitando di lanciare sacrosanti anatemi contro il Palazzo (arbitri e giudice sportivo uber alles) in quella ventina di circostanze annue in cui se ne presentava l’occasione.

 

LEO

A tutto ciò, nel mio delirante master plan  la risposta c’è: Leonardo. La persona, oltre a conoscere l’ambiente, è quella che meglio di tutte le altre può affiancare Mazzarri nella battaglia mediatica settimanale, riuscendo a rintuzzare polemiche e ribattere alle critiche ingiuste sempre col sorriso sulle labbra, da bravo brasiliano allegro ma non uggeggè. Il ragazzo beneficia di un talento naturale per le pubbliche relazioni – migliorato, devo ammettere, dalla decennale permanenza nella parte sbagliata della Milano calcistica. In aggiunta capisce di calcio, il che non guasta mai, ed ha buoni contatti col mercato brasiliano (Pato e Thiago Silva li ha scoperti lui, per dire). E poi potrebbe essere un primo passo per subentrare, un domani, se sarà ritenuto opportuno, all’attuale direzione tecnico-sportiva. Chiamiamolo dirigente accompagnatore, General Manager, Speaking Person, il cazzo che volete, ma portiamolo a casa.

 

SQUADRA

Passando ad una disamina tènnnnica, e posto che l’accordo con Thohir sarà chiuso a Settembre, scordiamoci di vedere Messi e Cristiano Ronaldo in campo alla prossima di campionato: qualcosa sul mercato si potrà vedere forse a Gennaio (ammesso che ci siano le opportunità). Quel che dovrebbe in ogni caso migliorare è l’appeal di una squadra che, pur essendo stata solo tre anni fa sul tetto del mondo, si ritrova oggi fuori dall’Europa e con l’ennesimo cantiere appena inaugurato: una sorta di Salerno-Reggio Calabria calcistica. In questo contesto, l’ingresso di capitali freschi, con l’ulteriore prospettiva del nuovo stadio,  può supplire alla mancanza di “vetrina internazionale” di cui invece presumibilmente godranno i nostri amati cugini (gufata buttata lì giusto perché non si sa mai…).

Attualmente siamo la squadra preferita di Artemio ne Il Ragazzo di Campagna, e cioè con interessanti prospettive per il futuro.  La buona notizia è  che sono rimasti i pochi “buoni” che abbiamo (Handanovic, Ranocchia, Kovacic e pochi altri). Quella cattiva è che i rinforzi sono più Mascettianamente parlando “rinforzini” (“nove olive di numero, mezz’etto di stracchino e un quarto di vino sfuso”): Campagnaro è un buon difensore ed è molto utile in quanto conosce Mazzarri e i suoi schemi, ma sentire Ausilio sbandierarlo come grande acquisto a costo zero mi fa un po’ tenerezza. Andreolli è una buona riserva, gli altri sono giovani e si spera cresceranno. Insomma, la squadra è discreta, ma il centrocampo manca di un altro uomo per lo meno all’altezza di Guarin e Kovacic , il solo esterno che può giocare titolare è Nagatiello (non esattamente Andy Brehme) e l’attacco è un punto di domanda a forma di legamento crociato di Milito.

In panca siede Mazzarri, visto l’ennesimo ben servito dato al Mister di turno (Stramaccioni), confermato fino a 30 secondi prima. Che dire, mi dispiace per Strama, che continuo a ritenere il meno colpevole, ma che capisco non avesse le condizioni ambientali e di serenità di giudizio per continuare l’avventura. Arriva un allenatore (altrettanto) capace, decisamente più esperto, cintura nera di chiagne e fotte che si ritrova nell’habitat naturale per affinare ulteriormente detta tecnica. Non un mostro di simpatia (per quel che importa), né tantomeno alfiere del bel giUoco (e questo per me è un pregio). Farà meglio del suo predecessore, e ci vuol poco; per arrivare a risultati degni del Biscione gli dovrà essere dato il tempo (e la fiducia) che sono mancati a tutti i successori di Mourinho. Chissà che, anche qui, il cambio di proprietà inverta questa tendenza un po’ antipatttica del voglio-tutto-subito.

Gettando un occhio agli avversari, mi pare che dopo qualche anno di calo evidente della Serie A, quest’anno diverse squadre si siano rinforzate: oltre ad una Juve già favorita e con un Tevez in più (su Llorente non mi pronuncio confessando la mia ignoranza in materia), il Napoli promette più che bene e la Fiorentina pure. Il Milan per ora si affida a Balotelli e alla dozzina di rigori di cui anche questa stagione beneficerà, ma al momento pare quello dell’anno scorso.

Morale della favola: se anche siamo migliorati (e ne sono convinto), centrare il terzo posto è alle soglie dell’utopia.

 

ETO’O

A mio parere, e facendo castelli in aria, potremmo giocarcela solo partendo a razzo da qui a Natale, magari con un Eto’o in più, e beneficiando di un mercato di riparazione gentilmente offerto dalla nuova proprietà.

Samuel sarebbe la splendida eccezione all’idea di squadra che sta nascendo (gente giovane, di prospettiva, senza eccessive pressioni nell’immediato), e insieme a Milito e Palacio garantirebbe un attacco senza pari, condizioni fisiche permettendo.  In questo l’assenza dall’Europa permetterebbe ai tre (soprattutto ai due reduci del Triplete) di dosare le forze e preparare al meglio le partite di Campionato. Vero che così avremmo investito una quindicina di milioni su Icardi e Belfodil per vederli giocare ben poco. Altrettanto vero che riuscire a conquistare la qualificazione per la prossima Champions ripagherebbe con gli interessi lo sforzo, anche a costo di mandare uno dei due giovani in prestito a Dicembre.

Come detto però, Eto’o avrebbe senso solo in caso di squadra attrezzata per il terzo posto in ogni zona del campo, e qui un innesto in mediana si impone. Nainggolan non è Matthaus, anche se Cellino lo valuta come se lo fosse, ma potrebbe essere un altro trottolino da affiancare a Kovacic e Guarin, a comporre una mediana di tutto rispetto. Cambiasso, Taider e Mudingayi sarebbero le alternative. Doveroso anche l’arrivo di un esterno “decente” sulla destra: con Isla sarei decisamente più tranquillo, con tutta la simpatia per Jonathan e la speranza di vedere in Wallace anche solo il 50% di Maicon e Dani Alves messi insieme.

Morale: Eto’o da solo non ci porta dal 5° posto (nostro valore attuale, suppergiù) al 3° buono per i preliminari. C’è da cacciare il grano. La proprietà è a disposizione? Se sì, bene, si proceda. Se no, stiamo così e godiamoci gli sperabili progressi dati dalla cura Mazzarri.

 

NIKE

Sul fronte vil danaro ottimo colpo messo a segno dal D.G. Fassone (il fiasco China Railways era in buona parte merito suo):  rinnovo pluridecennale con la Nike e quota annua che aumenta di 4 milioni, più eventuali bonus legati al piazzamento. Strappare a un colosso come quello americano un rinnovo a queste condizioni, in un momento storico buio come pochi nella vita della squadra, è senz’altro un’operazione ben condotta, che porta ad un aumento del fatturato e si spera a una maggior competitività sul mercato.

Se a ciò associamo qualche uscita delle ultime ore (Kuzmanovic? Alvaro Pereira? Schelotto?), potremmo racimolare quella decina di milioni necessaria ad almeno uno degli innesti di cui fantasticavo poco fa.

 

MAGLIA

Già che parliamo di Nike, piccolo excursus sulle maglie di quest’anno:  l’effetto collaterale del fallimento della trattativa coi cinesi è il saggio ritorno ad una seconda maglia bianca e sobria così come si conviene. Per la prima il mio giudizio è ancora in bilico: noto con piacere di essere stato ascoltato sia l’anno scorso (righe larghe!) che quest’anno (blu, non azzurro pallido!): ecco, forse il blu è un po’ troppo scuro. Lascio a persone più esperte di me (segnatamente: Valentina Regina e Giovanna Valsecchi) il sollazzo di definire l’esatta colorazione del pigmento in questione, conscio che potrebbero uscirne definizioni che si riferiscono a nazioni (Blu Cina?), professioni volanti (Blu Avio?), periodi poco illuminati delle 24 ore (Blu Notte? ), idrocarburi (Blu Petrolio?).

Tutto fuorchè colori, insomma. L’effetto è comunque un magma poco distinguibile dal nero, forse esagerato.

Infine, giusto due parole per l’esordio dei ragazzi:

 

INTER – GENOA 2-0

Buona la prima, addirittura con due gol dopo il 28’ della ripresa, e cioè in piena “zona Tafazzi” (questa la capiamo in tre, ma è meglio per tutti gli altri).

L’undici iniziale è quantomeno prudente, e con ottimi margini di miglioramento, se pensiamo che la palla gol più ghiotta (per non dire l’unica) capita a Jonathan, con un diagonale di destro fuori di poco. Qualche buona manovra, barlumi di schemi Mazzarriani  con gli interni di centrocampo a scambiarsi con le ali, alle soglie del miglior 5-5-5.

Nella ripresa i cambi alzano il livello della squadra, con Icardi a rimpiazzare un Kuzmanovic in rampa di lancio (lanciatelo ovunque purchè lontano da San Siro please) e Kovacic a dare il cambio a un Cuchu spompato. Nel frattempo Alvarez cresce risultando addirittura efficace e grintoso in più di un paio di recuperi a centrocampo, mentre Guarin corre come Furia cavallo del West cercando di nascondere il suo nulla cerebrale e riuscendoci in più occasioni. Dietro balliamo un paio di volte, complice qualche intelligente sponda di Gilardino e la potenza fisica di Kucka che Nagatiello stranamente non riesce a contrastare.

E’ proprio il nippico però a sbloccare de capoccia, insaccando da zero metri e appaiato a Palacio un cross di Johnny Guitar sapientemente deviato dal terzinaccio genoano. Nel recupero, una delle sgroppate del Guaro si trasforma in intelligente (!) assist per il Trenza che timbra il cartellino con l’ineccepibile diagonale di sinistro.

C’è trippa per gatti, c’è una base su cui lavorare, c’è il Catania domenica prossima e soprattutto la Juve a metà Settembre. Allora tutto sarà più chiaro (temo drammaticamente).

 

LE ALTRE

Vincono tutte tranne il Milan, alcune con un po’ di fatica (Juve che scopre subito l’importanza e la cattiveria agonistica dell’Apache Tevez) alcune dilagando (Napoli, Roma e Fiorentina nel posticipo). Siamo insomma in buona compagnia, speriamo di rimanerci…

 

E’ COMPLOTTO

Vincono tutte tranne il Milan, come s’è detto, atTONIto nell’ennesima replica della sempre godibile tragicommedia in scena nella Fatal Verona (gioco di parole da seconda elementare, ma ognuno fa quello che può…). Dopo averli disprezzati tante volte, complimenti ai tifosi dell’Hellas, che decidono di applaudire ironicamente Balotelli ogniqualvolta il soggetto entra in possesso di palla. Disinnescato con un pernacchione il can-can mediatico allestito a protezione del “fuoriclasse rossonero e patrimonio del calcio italiano”,  (quantum mutatus ab illo “viziato e provocatore”, collezione Inter autunno inverno 2009-2010). Esemplare a riguardo l’intervista del dopo partita a Donati, centrocampista del Verona,  che risponde così a chi, volendo forse sorvolare sul risultato, gli faceva domande sul 45 rossonero: http://www.youtube.com/watch?v=6gRFj1CiTpY

 

WEST HAM

4 punti e media inglese perfetta dopo due turni:  vittoria in casa all’esordio e pareggio a Newcastle.  COYI!

Compito: definisci il colore della maglia

Compito: definisci il colore della maglia

GERVA, SEI UN PO’ UNA MERDINA

INTER-ATALANTA 3-4

Incredibile (per gli altri) ma vero.

Del resto, nella settimana che ha visto la scomparsa del povero Presidente bergamasco Ruggeri, quale occasione migliore per passare da buoni samaritani, dando il la alle retoriche dediche a chi ci segue da lassù, e al suo intervento provvidenziale nello scacciare la minaccia all’ultimo secondo di partita.

La nostra accozzaglia di gente bollita o mediocre ce la mette tutta per avere ragione degli orobici e, di riffa o di raffa, pare pure riuscirci, finché non si arriva alla frase che funge da titolo (in realtà andrebbe pronunciata con la cadenza italo-elvetica del buon Rezzonico, al minuto 3.35 del seguente link: http://www.youtube.com/watch?v=VgEIo-04GiE) .

Se l’1-0 di Rocchi, nella modalità e per il peso specifico quasi nullo della partita, mi aveva ricordato un dignitosissimo Marco Ferrante in un’Inter-Udinese di più di dieci anni fa, a fine partita la memoria va ancora più indietro: 1997 (credo), ultimo gol di Berti in nerazzurro che ci porta sul 3-1 in casa contro la Samp, con Montella che poi si incazza e ci fa perdere 4-3.

Ieri però c’era la succitata merdina, ultimo bagolino di una stagione disseminata di sterco ovino, sotto forma di rigori non dati da una parte e gentilmente omaggiati dall’altra. Una squadra con mille difficoltà, senza centrocampo, con una tenuta fisica raccapricciante soprattutto nei suoi attaccanti (infortunati 3 su 3 dei teorici titolari, due terzi dei quali spremuti oltre la lecita decenza stante l’insussistenza di alcun piano B), ha già sufficienti difficoltà ad avere ragione di una onesta ma modesta squadra che lotta per la salvezza. E poiché la tenuta mentale è strettamente collegata allo stato fisico generale, ecco che quell’episodio è davvero cruciale, chè riapre una partita in qualche modo messa in sicurezza (doppietta di Alvarez e gol di uno che non segnava da più di un anno… ho detto tutto) e fa saltare definitivamente i nervi a tutti i nostri. Non volerlo vedere, e condannare l’Inter dicendo “va beh ma anche contando il rigore vinceva comunque 3-2” vuol dire non capire nulla di (psicologia applicata al) calcio o, peggio ma più probabile, non voler capire.

Vero che allenatore, calciatori e dirigenza nel dopopartita sono monocordi nel sorvolare sulle proprie colpe e nell’insistere sulla direzione dell’arbitro, ma c’è poco da fare: questo è quel che ti capita quando non conti un cazzo in Serie A, quando hai un nome da grande squadra ma lo stesso spessore di uno zerbino, che chiunque può calpestare sapendo che nulla gli capiterà.

Il riferimento al girone intero trascorso senza avere un rigore a favore è legittimo anche se forse fuorviante (ieri  Ranocchia e Rocchi sono stati sodomizzati su un paio di cross, ma purtroppo i nostri occhi sono abituati a ben di peggio); la polemica incredulità per il rigore fischiato all’Atalanta (con Denis che va a battere il calcio d’angolo ignaro del regalino che gli sta arrivando) è invece sacrosanta, ed andrebbe personalmente fatta seguire da azioni concrete: col Cagliari (e perché no, fino a fine stagione visto che ormai non c’è niente da perdere) si schieri la Primavera, iniziando con anni di ritardo quella guerra alle istituzioni che avrebbe dovuto iniziare dopo il 2006 e che si è colpevolmente deciso di non perseguire, con i risultati che vediamo sotto i nostri occhi. Si è a torto pensato di fare buon viso a cattivo gioco, visto che negli anni seguenti si è vinto e si è preferito non provare a “stra-vincere”. Si è  pensato che il risultato del campo bastasse ad acquisire credibilità e soprattutto rispetto presso classe arbitrale, Lega e Federazione.  Dire 7 anni dopo che “non si crede alla buona fede degli arbitri” è la scoperta dell’acqua calda per quanto mi riguarda, ma soprattutto significa chiudere la stalla quando i buoi sono altro che scappati. Anche perché millemila altre volte abbiamo visto uscite a caldo del Signor Massimo venire annacquate -quando non smentite- nei giorni successivi, preparando il terreno a panzane del tipo “torti e favori alla fine si compensano”. Qui non si compensa un cazzo. Qui si va avanti ad esser presi per il culo: cercare quantomeno di non essere complici di questo sollazzo sarebbe il minimo per una Società che voglia dirsi capace e dotata di intelletto e amor proprio.

 

LE ALTRE

Riusciamo a buttare l’ennesima occasione, in vista del Derby del Cupolone da giocarsi e stante il pareggio tra cugini e Viola che ci porta a perdere un punto anziché guadagnarne due su entrambi.  L’addio al terzo posto pare ufficialmente sancito, anche se non ancora matematicamente certo. E’ giusto così, perché la nostra scarsa qualità non merita di essere premiata aldilà dei nostri meriti. Vederla punita oltre i nostri demeriti è però inaccettabile.

 

E’ COMPLOTTO

Oltre al sarcasmo con cui vengono prese le dichiarazioni dei nostri nel dopo partita, (Crosetti in primis, che continua a dimenticare che anche prima del 2006 si dicevano le stesse cose), fa specie l’assenza di un bello specchietto riepilogativo dei torti lamentati dall’inter che –sulla fiducia- immagino assai più corposo delle veline di volta in volta sventolate dal Geometra Fester (attendiamo aggiornamento dopo la direzione dadaista di Tagliavento, quella sì negativa in toto e non solo contro una squadra).

Interessante nel frattempo l’evoluzione del fenomeno-Balotelli,  a partire dalla “leggerezza” della sigaretta fumata nel cesso del treno e riportata come una sostanziale goliardata dai media italici, con tanto di foto-simpatia di Galliani con cappello da capotreno. Il tutto come degno seguito della foto del trio delle creste sdraiato sui portabagagli solertemente fatto diventare tormentone mediatico sui siti di ogni colore e spessore.

Il nostro ha poi fatto di meglio in campo, prendendosi la classica ammonizione “alla Balotelli” (cioè da minus habens calcistico quale è sempre stato), impedendo di battere un calcio di punizione a metacampo, e poi regalando un “cazzo guardi?” all’arbitro di turno che lo osservava sfancularsi con Viviano a fine partita.

Attendo il solerte Tosel ricordando l’espressione provocatoria e il tono indimidatorio di Guarin e Ranocchia…

 In questo contesto ho trovato incredibile, nel vero senso della parola, un articolo di Panorama (anche l’orologio fermo 2 volte al giorno segna l’ora giusta) in cui viene acutamente descritta la parabola mediatica del Bresciano Nero, passato dall’essere il “teppa “ che se le va a cercare e va rieducato, all’orgoglio di una nazione ed esempio per le nuove generazioni.  (For further info: http://sport.panorama.it/calcio/Balotelli-Time-razzismo-Milan-nazionale?fb_action_ids=10200874613572452&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582)

Il fatto che l’articolo stesso non sia firmato mi fa pensare a imminenti casi di lupara bianca in redazione…

 

WEST HAM

Punto tripallico ad Anfield Road contro il Liverpool e media inglese rispettata.

Mi pare la versione 2013 dell'immortale "io me ne vado, ma lei si vergogni!"

Mi pare la versione 2013 dell’immortale “io me ne vado, ma lei si vergogni!”

 

 

TESTA, GAMBA, PIEDE

SAMPDORIA-INTER 0-2

…No: non è una coreografia di Don Lurio.

Ho sempre pensato che il calcio sia molto più semplice di come noi stessi lo immaginiamo. L’unico aspetto che è difficilmente misurabile è quello psicologico: le motivazioni possono portarti, nello sport come nella vita, a raggiungere risultati che le tue sole qualità “tecniche” non ti permetterebbero nemmeno di sfiorare.

Per il resto,  la mia opinione è che un giocatore vada valutato sulla base di tre parametri: quelli del titolo, appunto, dove per testa intendo sia la personalità in campo, sia l’intelligenza calcistica; per gamba intendo tanto la prestanza atletica quanto l’integrità fisica; per piede intendo proprio la capacità di far andar la palla dove vuole (il piede, non la palla).

Proseguendo nella mia personalissima analisi, che ai più attenti ricorderà l’esecrando saggio “Comprendere la Poesia” di Johnathan Evans Prichard ne “L’Attimo Fuggente“, il giocatore che avrà almeno due delle suddette parti anatomiche ben sviluppate può essere considerato un buon giocatore. Uno su tre, mediocre; tre su tre, campione.  

Tutta questa spataffiata teorica si cosparge di poltiglia marroncina quando viene applicata al paziente “Inter”:  sorbendomi l’ennesima partita inguardabile, eccettuati 2 minuti su 90, ho fatto un rapidissimo conto ed ho notato che la stragrande maggioranza dei nostri calciatori possiede (a rotazione) solo uno dei tre presupposti cui accennavo poc’anzi. Gargano, Pereira? Grande corsa. Fine.  Jonathan? Nemmeno quello. Guarin? In giornata buona corsa e piede, ieri n’è l’uno né l’altro. Kuzmanovic? Boh… Il nostro centrocampo si aggrappa al buon Kovacic  (uno che in prospettiva ha 3 su 3, ma por bagai, el ga desdott’ann… ) manco fosse Iniesta, o si affida al vecchio Capitano per l’ennesima sgroppata ormai leggermente cigolante. La nostra fortuna si chiama Rodrigo Palacio che, pur nella diversità di gioco, mi ricorda sempre più Milito: giocatore serio, umile ma sicuro dei suoi mezzi, arrivato tardi al grande calcio (ammesso che  l’Inter attuale possa essere ancora considerata tale) e regolarissimo nell’andare in rete. La doppietta di ieri, più che un coniglio è un mammut estratto da un cilindro a forma di tazza del cesso, tanta era la schifezza in campo.

Continuo a non trovare colpe particolari da addossare al Mister, vista la qualità media della rosa. Di buono teniamo ovviamente il risultato, un Palacio scintillante ed un Cassano a intermittenza, cui però non possiamo rinunciare, pur se più per mediocrità del resto della squadra che per meriti del barese.

La difesa ieri era a 4, con Ranocchia e JJ alle prese con il promettente Icardi, ed è diventata a 5 nel finale con l’ingresso di un Silvestre più sicuro che in altre occasioni (personalmente, mi fa sempre piacere vedere il centralone di difesa spazzare in tribuna quanno ce vo’).

Gli infortuni, esattamente come i piccoli debiti in tempo di crisi, fanno sentire ancor più il loro peso: un conto era quando potevi rimpiazzare Milito con un Adriano di peso inferiore al quintale o un Balotelli acerbo ma già calciatore vero; un altro conto è avere un ex giocatore (Rocchi) in panchina, che il Mister quasi quasi si vergogna a far giocare. Il centrocampo è disastrato dall’anagrafe e dalla pochezza dei rimpiazzi –che, ripeto, hanno avuto l’ulteriore aggravante di appesantire il bilancio-, mentre la difesa è quella che in prospettiva potrebbe dare meno problemi, avendo un ottimo portiere, due centrali di prospettiva e un onesto Nagatomo (quando sano e deambulante) a coprire una delle due fasce.

Diciamo che il fallace gioco dei “se” disegnerebbe una classifica diversa, avendo potuto contare sul Principe, su Samuel e su Stankovic anche solo nel 50% delle partite.

Tant’è: si doveva vincere e si è vinto. Il resto dimentichiamolo in fretta, a cominciare dalla maglia rossa che pare aver perso il suo unico motivo d’essere (cinesi coi soldi): dall’anno prossimo, please, back to basics e maglia bianca in trasferta.

 

E’ COMPLOTTO

Poco da dire, se non l’ennesima lente di ingrandimento sulla sostituzione di Cassano, già diventata “caso” nonostante Ando’ si sieda in panchina con gli altri, ma che evidentemente secondo certa critica dovrebbe piangere dalla commozione e ringraziare perfino i massaggiatori ogni volta che viene sostituito. Facile il processo alle intenzioni sul secondo gol di Palacio: l’avesse fatta il Balotelli rossonero, un’azione del genere, avrebbe causato eiaculazioni giornalistiche pari quasi all’enfasi data alle “7 punizioni su 7 calciate in porta” nella partita contro il Chievo.  No, dico, siamo alla celebrazione del tiro in porta. Non del gol, non del palo, non della palla all’incrocio. Del tiro in porta.

Potere della maglia…

Non avrei saputo fare di meglio!

Non avrei saputo fare di meglio!

ANIMALANZA

ROMA-INTER 1-1

Un pareggio giusto nel suo confuso pressapochismo. Una Roma che procede a grandi folate e clamorosi errori sotto porta e sulla propria trequarti, un’Inter incapace di un solo passaggio illuminante degno di tale nome, e costretta pertanto a correre palla al piede per guadagnare campo. Non a caso, quell’animale calcistico di Guarin è stato il migliore in campo by far.

La lettura delle formazioni mi dà conferma di vecchi difetti (“proveremo fino all’ultimo per Cassano, vedremo se portarlo almeno in panchina”: Cassano è in tribuna) e sorprendenti novità (Livaja e non Rocchi a far coppia con Palacio, Gargano e non il Cuchu o Mudingayi in mezzo al campo). L’inizio come detto è di marca giallorossa, coi nostri che faticano a contenerli e con loro a sbagliare tanto. Si arriva presto al rigore per ginocchiata di Bradley sulla testa di Ranocchia, con il nostro difensore oltretutto ammonito e tutti gli altri talmente avvezzi al “libero arbitrio” da non protestare neanche.  Rigore inesistente, c’è poco da girarci intorno.  Paradossalmente, preso il ceffone l’Inter si desta, con Livaja che prima tenta la girata da campione (palo interno e smadonnaggio incorporato di chi scrive), poi è fermato per un fuorigioco che non c’è, ed infine con Guarin che sul gong decide che “s’è fatta ‘na certa”: tentativo di tiro da fuori area rimpallato e rincorsa del nostro a riprendere palla e guadagnare di forza la linea di fondo; cross basso per l’accorrente Palacio che deve solo metterci il piede. Pareggio! Per la cronaca, romanisti e ancor più giornalisti si affannano a cercare un possibile tocco di mano del Guaro, senza peraltro riuscirci.

La ripresa  vede inizialmente la Roma più spompata, complici i supplementari di Coppa Italia (giocati anche dall’Inter con 24 ore di anticipo) e soprattutto il gran ritmo del primo tempo.  L’Inter per una mezzora non corre rischi, ma di contro non sfrutta gli errori in disimpegno che i giallorossi hanno disseminato nei 90’. Qualche possibile contropiede smaschera –se ce ne fosse ulteriore bisogno- la poca qualità di passaggio dei nostri, ed ecco che l’imbeccata giusta non arriva mai, e l’attaccante di turno si incarta sul più bello.  Il finale è invece ancora di marca romana, con Piris e Osvaldo a non capitalizzare le nuove minacce portate alla porta di Handanovic, anche ieri sera tra i migliori. A nulla –purtroppo- serve l’ingresso di Rocchi, alla ricerca di quel 100° gol in Serie A che segnare contro gli odiati ex cugini evidentemente sarebbe stato troppo. Nella serata che sancisce l’addio ufficiale a Sneijder, svenduto ai turchi per poco più della metà di Pereira (per dire…) diventa imperativo andare alla ricerca di rinforzi in mezzo al campo, nella speranza che i 10 giorni di mercato rimasti siano sufficienti, ma col timore che questo granché da comprare  non ci sia…  

 

LE ALTRE

Giornata totalmente pro Juve (come se ce ne fosse bisogno): a parte lei e il Milan (per quel che conta…) tutte le altre concorrenti ad un posto Champions pareggiano, permettendo ai diversamente strisciati di fare un utile passo avanti in classifica. Continua senza tema di smentita il mio odio calcistico per le cosiddette squadre simpatia, con l’Udinese castiga-Inter a beccare 4 gol a Torino senza far giocare Di Natale se non nell’ultima mezzora, e con il Bologna gagliardo di pochi giorni fa a concedere a Pazzini la gioia di una doppietta tanto meritata quanto insperata.  Il turno era alquanto ostico sia per noi che per le nostre dirette concorrenti (Lazio e Napoli), quindi aver mantenuto le distanze non è poi così male: il problema, lapalissiano se volete, è che per recuperare punti a chi sta davanti devi vincere quando loro non lo fanno…

 

E’ COMPLOTTO

Comincio esternando il mio personale e stupito disgusto per il premio Fair Play “Andrea Fortunato” dato a Simone Perrotta della Roma, un picchiatore a piede libero che, tanto per essere chiari, avesse giocato nell’Inter, avrebbe collezionato più cartellini che maglie da titolare.  Proseguo sottolineando come le mie invettive sulla partita non fossero tanto indirizzate all’arbitro, quanto ai commentatori di Sky che, come purtroppo sempre più spesso accade, tentano in ogni modo di giustificare l’operato degli arbitri che sbagliano contro l’Inter. Ammetto di essere troppo tifoso per essere obiettivo, ma davvero fatico a capire come quello di Ranocchia possa essere considerato un intervento falloso. In diretta non ho avuto la percezione del fallo, ma solo di un gran casino, che Orsato avrà scambiato per sgambetto o roba simile, fischiando il penalty. Gli ex calciatori in studio a dire che si sarebbero arrabbiati e molto se una roba del genere fosse capitata a loro, i giornalisti a fare la supercazzola della postilla del regolamento, dove in verità si dice che va punita anche solo l’intenzione di compiere un intervento falloso. Seguendo alla lettera questo assunto, il tackle in scivolata in area di rigore equivarrebbe sempre alla massima punizione, essendo che Ranocchia non tocca in nessun modo l’avversario, il quale invece lo salta colpendolo poi involontariamente alla testa con il ginocchio. Ripeto: uno dei rigori più strampalati che io personalmente ricordi. Detto ciò, se i vari Caressa & Co. avessero detto “l’arbitro ha toppato” in mio animus complottandi sarebbe stato placato. Non è stato così: guardando i primi replay è stato tutto un “no non lo tocca… non c’è contatto… anzi è lui (Bradley) a finirgli sulla testa”, ma bastano pochi minuti per la cervellotica spiegazione in punta di regolamento, ovviamente applicabile solo a maglie nerazzurre a strisce verticali. Vana la mia speranza di avere sostegno quanto meno dai tesserati del F.C. Internazionale, visto che il Capitano (colpevole della palla persa da cui scaturisce il rigore) dice candidamente di non aver protestato perché “anche noi avevamo avuto la sensazione che il rigore ci fosse”. Alè, avanti con la sbrodola del capitano onesto e gran signore, a ulteriore riprova del fatto che la situazione era veramente difficile da giudicare.

Riprova della malafede è la già accennata spasmodica ricerca del tocco di mano di Guarin, che non viene trovata proprio perché non c’è, e che comunque avrebbe anche potuto –legittimamente, secondo loro- portare l’arbitro a fischiare fallo di mano. Curiosa questa interpretazione, comune ai due casi considerati: l’arbitro non deve fischiare in base a ciò che vede, e cioè il (non) fallo di Ranocchia o il (non) tocco di mano di Guarin, bensì in base a ciò che gli sembra possa essere successo.

Ribadisco, stavolta la mia non è una critica all’arbitro, ma proprio a questa mandria di supponenti prezzolati commentatori che devono in ogni caso dare la spiegazione che salva capra e cavoli: “due decisioni molto difficili da prendere”: sì, ma anche no. E soprattutto: una decisione sbagliata, una giusta.

Ultima chicca, a conferma del clima da tarallucci e vino, le lodi sperticate per il guardalinee che, a dire di Caressa, non ha sbagliato nemmeno una segnalazione. E’ stato bravo, ma una l’ha sbagliata, e Livaja era solo davanti al loro portiere dopo stop esemplare. Non cambia niente nel giudizio sul guardalinee, ne ha azzeccate tutte meno una, quindi ha fatto comunque il suo mestiere. Ma tu, Caressa, non puoi falsificare la realtà. E tu, cazzo di uno ZioBergomi, che minchia ci stai a fare lì se non a correggere le minchiate mistificatorie di quello là? Hai paura che ti prendano per tifoso interista? Non preoccuparti, non corri questo rischio. 

Visto l’annuncio ufficiale del passaggio di Sneijder al Galatasaray, non posso esimermi da un giudizio complessivo sull’operato della società, che svende l’ennesimo grande giocatore del Triplete senza essere stata capace di valorizzarne il patrimonio. 7.5 milioni di euro, che magari potranno diventare 10 con i vari bonus, rappresentano poco più di un rimborso spese, considerato il valore dell’olandese. Personalmente non mi interessa  il piano di ammortamento del giocatore e la possibile plusvalenza fatta a livello di bilancio (che, se c’è, è comunque minima): mi concentro sulla strategia di mercato e di comunicazione della Società, che ancora una volta, ma forse più di ogni altra volta, si è resa ostaggio del giocatore e del compratore. Duole essere d’accordo con Fabio Monti del Corriere, da decenni esperto di cose di Inter, ma ovviamente severo e spietato quando c’è da criticare: Branca deve avergli insidiato la figlia, visti i barili di disprezzo con cui condisce i suoi articoli sull’ex Cigno di Grosseto, ma la sostanza di quello che scrive è corretta: è stata l’Inter, attraverso Branca, ad aprire il caso, e da quel momento è stato come mettere il cartello SALDI fuori dal negozio.

La gestione paternalistica di Moratti, con aumenti di stipendio più o meno indiscriminati, ha portato il Club a dover ridiscutere contratti liberamente sottoscritti pochi anni o addirittura mesi prima, dicendo in sostanza “abbiamo scherzato, non ti do più 100 ma devi accontentarti di 60”. E questa, tolta la croppa di demagogia del “con quel che guadagnano, cosa vuoi che sia rinunciare a un milione all’anno?” è un’offerta che il giocatore può legittimamente rifiutare.

In quel caso, ecco che l’obiettivo della Società non è tanto incassare soldi per il cartellino del giocatore, quanto alleggerire il proprio monte ingaggi beneficiando dei minori costi alla voce stipendi. Ragionamento logico, se si vuole, ma che portato agli estremi costringe il Club a minimizzare il valore del giocatore (quando non addirittura a pagare una buonuscita affinché il Julio Cesar di turno se ne vada) con ovvio vantaggio del compratore di turno.

L’auspicio è che almeno dagli errori, e dalle ristrette necessità, si impari: la politica degli stipendi è decisamente cambiata, e con essa inevitabilmente anche la qualità della squadra: dopo la partita si faceva giustamente notare come un centrocampo di soli onesti cursori e mediani non facesse onore alla storia dell’Inter. Questo per dire che, per qualche anno, il Presidente non dovrebbe correre il rischio di pagare premi in caso di vittoria. Il giorno in cui ciò dovesse accadere, e comunque da oggi in poi, voglio sperare che eventuali elargizioni di danaro al di fuori dei contratti vigenti avvenga in forma di bonus una tantum e non di aumento sistematico in busta paga. E che, magari, gli scazzi con i propri giocatori vengano gestiti in futuro in maniera un poco meno naif .

 

WEST HAM

Magro pareggio casalingo col QPR, ultimo in classifica, che segue la dignitosa eliminazione dalla FA Cup ad opera del Manchester Utd nel replay ad Old Trafford. Periodo marroncino per gli Hammers…

Là dove non arriva il cervello o il piede fino, arriva l'"animalanza"!

Là dove non arriva il cervello o il piede fino, arriva l'”animalanza”!

SPRAZZI DI NORMALITA’

INTER-PESCARA 2-0

Come forse già saprete, quando c’è di mezzo la mia squadra non sono abituato alle cose semplici, ed ancor meno alle cose normali. Di conseguenza, la tranquilla vittoria casalinga contro il Pescara di sabato sera mi stupisce nella sua rassicurante banalità: un gol per tempo, zero pericoli corsi in 90’ e 3 punti portati a casa senza nemmeno soffrire un po’.

La difesa può permettersi, nell’emergenza, il lusso di schierare due “non marcatori” su tre (Cuchu e Chivu), unitamente al peggior difensore attualmente in organico (Silvestre). I tre però, complice la pochezza abruzzese, non corrono pericoli, con lo stesso “Pino” –chiedo scusa per la battuta di quarta…- a disimpegnarsi bene anche in appoggio all’altra sciagura Jonathan, nuovamente in campo stante la morìa di laterali a disposizione.

A metacampo, Zanna in posizione di “volante” e il Guaro pronto all’assalto, con la bella novità Benassi a sradicare palloni come il miglior Gargano e impostare come il miglior… nessuno (limitando il paragone alla rosa nerazzurra 2012/2013). In avanti, Milito recuperato ma in panca, con Palacio e Cassano a cercarsi e trovarsi as usual più che bene.

Dopo l’ormai classico “mezzo rigore” non dato all’Inter con Guarin fermato in area di rigore (per una volta per tutte decidetevi: l’entrata in scivolone che piglia gamba e piede o è sempre rigore o non lo è mai, cazzo!), la treccia più tamarra del West sfrutta al meglio l’imbeccata di Chivu e la piroetta volante di Cassano, fintando col corpo su Terlizzi e piazzando di giustezza con l’interno destro sul primo palo. Vantaggio sacrosanto, che solo la succitata sciagura, omonima del gabbiano letterario, non trasforma in raddoppio, stante la scellerata decisione di crossare alto invece di appoggiare col piattone rasoterra per l’accorrente Palacio (ancora lui), dopo una bella azione allo scadere del primo tempo.

Poco male, in ogni caso.  In avvio di ripresa, dopo splendido assist di Guarin, la Trenza indiavolata segna purtroppo in leggero fuorigioco. Nemmeno il tempo per esaurire il campionario di madonne smozzicate, che le parti si invertono, e nell’azione in cui anche Jonathan riesce a metterci del suo, i due campioni di giornata si scambiano i ruoli, con l’argentino a controllare e dribblare in area, ed il colombiano a girare comodamente in porta il succulento caramellone a centro area. 2-0 e tutti contenti. Ando’ va più volte vicino all’assist vincente, risultando di contro alquanto spompato alla conclusione. La ormai usuale sostituzione a metà ripresa avviene non tra i soliti abbracci, ma su questo tornerò tra breve.

Torno a quanto detto all’inizio: una vittoria “normale”, per la squadra più “anormale” del mondo, è una notizia.

Bene così, consci del fatto che il nostro campionato vivrà di controprove con cadenza settimanale, tanto per capire se il dilemma avanzato da Strama (una grande squadra che ha vissuto un brutto periodo o una squadra normale che ha vissuto due mesi di grazia) va risolto con o senza supporto psichiatrico.

 

LE ALTRE

La Lazio conferma il suo buon momento, regolando l’Atalanta e guadagnando altri 2 punti sulla Juve, fermata sul pari a Parma non senza polemiche.  Bene anche il Napoli che ne dà 3 al Palermo e si mantiene là sopra insieme a noi. L’Udinese, dopo essersi fatta maledire dal sottoscritto per l’auto-gollonzo del loro portiere che dà il vantaggio alla Fiorentina, rifila tre fischioni ai viola fermando almeno uno dei nostri “compagni di pianerottolo” (copyright il sempiterno Trap). Il Milan a Genova non va oltre un mediocre 0-0 con la Samp, restando alla ragguardevole distanza di 7 punti dall’Inter, anche se per tutti “è da terzo posto”.

 

E’ COMPLOTTO

Partiamo dalle uniche due notizie degne di nota: Cassano infuriato con Strama per il cambio e Sneijder che non esulta al raddoppio dei compagni. Tutto il resto è irrilevante, perchè il Pescara fa schifo al cazzo. L’ho esagerata un po’, ma la solfa è questa. Mettiamola così: che Fantantonio non volesse uscire, e che forse comprensibilmente sia stufo dei puntuali cambi del Mister a metà ripresa è possibile e anche comprensibile, però: non ha fatto sceneggiate al momento della sostituzione -e conoscendo il tipo sappiamo che non gli mancano certo le capacità- ed ha un solo modo per convincere Strama a cambiare idea -leggasi: aumentare il ritmo e diminuire i kg di sovrappeso. Aldilà dell’incazzatura, lui stesso sa di non avere i 90′ nelle gambe, e per me parte della rabbia di sabato era dovuta proprio a qualche errore di misura dettata dal fiato corto e dalla zampa granitica.

Su Sneijder, bella smerda a Compagnoni e Di Gennaro (che con Alciato compongono il trio milanista gentilmente in serivizio a commentare l’Inter) quando lo vedono rientrare in zona VIP a metà primo tempo. “Forse è arrivata una chiamata da Istanbul e per Sneijder potrebbe essere finita qui”, per poi rivederlo 3 minuti dopo al suo posto e dire “Ah no, è ancora a San Siro”.

Vomitevole poi la ricerca del ricorso storico a tutti i costi, quando nel dopopartita viene intervistato il debuttante Benassi, al quale viene detto”tu sei nato il 5 maggio, data infausta per l’Inter…”. Spiazzante la risposta del giovanotto: “Veramente sono nato l’8 settembre“. Merde.

Trallaltramente, splendida l’immagine a fine partita, con Benassi stesso abbracciato e complimentato dal resto della squadra. Il solito spogliatoio spaccato…

Il Minculpop rossonero invece come al solito detta la linea editoriale a tutti i media che appecoronati ripetono fino allo sfinimento lo spot di giornata: gli attaccanti in campo hanno 60 anni in tre. Grande il “Mondo” alla Domenica Sportiva quando riporta tutti sulla terra dicendo in sostanza “aldilà degli slogan, lasciamo crescere i giovani in pace e non facciamone una bandierina da sventolare all’occasione”.

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WEST HAM

Brutta sconfitta per 3-0 a Sunderland, contro pari classifica. Onestamente evitabile…

Zanna e Cuchu abbracciano Benassi a fine partita: di lì a poco seguira' regolare puncicata a marchiare col sangue l'ingresso nel clan dell'asado

Zanna e Cuchu abbracciano Benassi a fine partita: di lì a poco seguira’ regolare puncicata a marchiare col sangue l’ingresso nel clan dell’asado

LA GRANDE ABBUFFATA

INTER-PARMA 5-0

L’Inter riparte in tromba, con un rutto oceanico che fa digerire i 1000 panettoni ingurgitati durante le feste e scattare i ragazzi come non si vedeva da tempo. Una cinquina al Parma –che ha fatto ben poco, c’è da dirlo- che appare quasi eccessiva, e che al gioco del “vorrei” mi ha fatto dire “un paio di pere me le sarei tenute per il derby di domenica prossima”. Ma tant’è, doppietta di Milito, gol di Pazzini, Thiagone e Faraoni (per una volta, è uno dei nostri a segnare il primo gol in Serie A!).

Dietro lasciamo due azioni in fotocopia nel primo tempo, con Biabiany che va via a Nagatomo: a quel punto non c’è nessuno che possa tenerne il passo. L’ex nerazzurro piazza anche due bei cross, che però né Giovinco né Modesto riescono a mettere in buca, per nostra fortuna.

Il Principe pare in forma e già al 13’ gira in rete il cross a pelo d’erba di Alvarez: il feeling tra i due pare crescere col tempo, e il ragazzino mostra piedi felpati, pur su un motore non esattamente da sprint. Il centrocampo vede il succitato Alvarez a sinistra, con Cuhcu e Thiago in mezzo e il buon Zanna a destra: e chi cazzo corre lì in mezzo? È la mia domanda al fischio di inizio, ma per fortuna i nostri suppliscono col fosforo alla gamba pigra e rastrellano palloni su palloni. Il capitano e Cambiasso sono protagonisti dei primi due gol, ma questo non ve lo dirà nessuno (Zanna ne salta due e imbecca Alvarez per il cross dell’1-0, il Cuchu sradica il pallone da un gialloblù al limite dell’area e riavvia l’azione che poi porterà al raddoppio di Motta).

Tutto bene? Quasi. Ranieri tiene in campo per 90’ Maicon e Motta, diffidati e con il neurone poco governabile, oltre a Samuel ammonito già a metà primo tempo. I tre fanno giudizio per il resto del match e non rimediano altri “gialli”, ma poco prima del 90’ Maicon si tiene l’inguine come nel peggiore e più beffardo dei finali. So che è facile ragionare col senno di poi, ma chi ha visto la partita con me (per quanto attendibile possa essere Panchito) potrà confermare che all’ingresso del giovane Faraoni per Milito, ho commentato “Io avrei tolto il Maicone”. La Società parla del solito risentimento da valutare nei prossimi giorni e la puzza di stiramento con tempi di recupero da valutare si fa pressante. Che vadano in culo!

Al derby, in ogni caso, ci si arriva in uno stato di forma complessivo che difficilmente potrebbe essere migliore: 5 vittorie di fila, pochi gol presi, Sneijder e Forlan probabili rientri insieme a Stankovic e Chivu. Quasi troppo belli per essere massicci e incazzati, come si conviene a qualsiasi stracittadina. Evito di soffermarmi sull’importanza capitale della partita contro quelli là, non solo per il fatto di aver perso gli ultimi derby giocati (stagione scorsa e supercoppa italiana in agosto), ma proprio per continuare il recupero in classifica.

 

LE ALTRE

Operazione-Recupero che nel weekend ci ha visto guadagnare solo 3 punti ad una Lazio demolita dal Siena, mentre tutte le altre hanno vinto, senza convincere più di tanto (parlo di Juve e Milan). Ma quel che conta sono i punti, e quindi rimaniamo a -8 dai diversamente strisciati e -6 dall’Udinese, con Roma e Napoli che incalzano un paio di punti sotto di noi.

 

E’ COMPLOTTO

Sono paranoico, ho avuto qualche settimana per accumulare materiale, quindi son cazzi vostri. Mettetevi comodi.

Si parte con quisquilie che sanno di puro dispetto: Sulla Gazza, il trafiletto con cui Vieri si dichiara pronto per Ballando sotto le stelle è messo ovviamente nella pagine in cui si parla di Inter, mentre l’analogo pezzo su Gianni Rivera è messo in fondo, dove si parla di programmi TV. Posto che ai tifosi non pare proprio edificante che un ex grande calciatore della propria squadra si ricicli in ballerino, ditemi voi se preferireste avere una tal notizia dove si parla della vostra squadra del cuore o in penultima pagina dove non la cagherà nessuno.

Permaloso? Prevenuto? Paranoico? Altri aggettivi a caso inizianti con la P? Yes, and proud of it!

Sulla stessa falsariga, una sterile polemica sulla concomitanza tra il premio dato dall’AssoCalciatori ed altro simile trofeo da assegnare negli stessi giorni vede un commento saccente in cui, insomma, si rimprovera al calcio italiano di non riuscire nemmeno a organizzare un calendario decente per le premiazioni. Ovviamente, la foto a corredo mostra Milito col premio in mano, e non, ad esempio, Damiano Tommasi, Presidente di detta Associazione.

Ma passiamo alle cose “cicce”: affare Tevez-che-vuole-solo-il-Milan: Galliani è ovviamente un fine stratega nel proporre al City un obbligo di riscatto basato su un mix di presenze, gol, vittorie etc. Solo al verificarsi di questo minestrone di presupposti, il Milan sarebbe obbligato a riscattare il giocatore per –pare- 24 mln. L’Inter si intromette, forte –pare- di un accordo con il City e pronta a versare (subito?) una cifra superiore di qualche milione a quella proposta dal Milan. Manovra di disturbo? Reale interesse? Si vedrà.

Quel che segnalo è che ovviamente il Milan fa benissimo a cercare Tevez, per un attacco che ha già Ibra, Pato e Robinho, e un certo Inzaghi sempre a disposizione, mentre l’Inter assolutamente non può permettersi di spendere quella cifra e oltretutto a che le serve Tevez, quando ha già Milito, Pazzini, Forlan e Zarate?

Curiosa anche la spiegazione secondo cui Tevez è un centravanti puro, che sì, può giocare anche esterno e rientrare (come peraltro fa regolarmente in nazionale, come ha fatto al Man Utd e come farebbe al City se giocasse con Dzeko), ma lì è adattato e non rende al meglio. Ancor più bizzarro dire che, siccome Ibra nel Milan non fa il centravanti ma di fatto il trequartista (eehh??), Tevez lì in mezzo ci starebbe a meraviglia, mentre l’inserimento nell’Inter sarebbe più problematico, dovendo farlo giocare con Forlan a discapito di Milito e Pazzini panchinati in sol colpo.

Andrà a finire che Tevez sarà del Milan, e mi dispiace perché uno così l’avrei preso già due anni fa. Matto come un cavallo, mezzo delinquente, ma forte. Tanto. Ce ne faremo una ragione. Quel che al solito non mi andrà giù saranno i commenti del tipo “L’Inter si è fatta battere dal Milan nonostante avesse un accordo col club, che bravi i rossoneri che ciula i nerazzurri”. Se anche Tevez dovesse andare al Milan, questa manovra dovrebbe almeno essere servita a complicare un po’ i piani al geom. Galliani e far lievitare un po’ il prezzo. Ma questo non lo dirà nessuno, chè il ragazzo è disposto a ridursi lo stipendio pur di andare al Milan…

 

WEST HAM

Sconfitta contro il Derby County e vittoria contro il Coventry valgono l’aggancio al primo posto in classifica, seppur a pari punti.

Brutta invece la sconfitta odierna in FA Cup per mano dello Sheffield Wed, che gioca nella League One (terza serie, cioè una sotto gli Hammers). No Wembley this year…

E con Faraoni sono 14 gli interisti in gol. E' record, ma vale solo quando a farlo è il Milan.

E con Faraoni sono 14 gli interisti in gol. E’ record, ma vale solo quando a farlo è il Milan.