ORA DEL DECESSO: 22:31

INTER-MARSIGLIA 2-1

Forse, nella sua beffarda crudeltà, è giusto così.

Finire con un tonfo e non dare speranze di possibile continuazione. The party is over.

Spero che il ceffone sia forte abbastanza da convincere il Signor Massimo a fare quel che deve, seppur con 2 anni di ritardo. Basta con l’accanimento terapeutico; stacchiamo la spina. 

Non dirò per la millesima volta che la squadra andava gradualmente puntellata negli anni scorsi. Mi limito a far notare che la stessa operazione andrà fatta in maniera decisamente più invasiva –e quindi meno “digeribile”- in estate, facendo tabula rasa o quasi e piantando nuovi semini in attesa che spunti una nuova piantina…

Non posso non chiedermi cosa sarebbe questa squadra oggi con Cavani, Inler e Sanchez stabilmente in rosa, colpi fattibilissimi dal 2010 ad oggi. Non posso non rammaricarmi di come la vecchia guardia sia stata usata come feticcio o panacea davanti a tutte le difficoltà, rimestando la minestra del “questi giocatori fino a pochi mesi fa vincevano tutto”, abbassandoci al livello dei diversamente strisciati senza averne il culo (il riferimento alla Champions vinta nel 2007, senza essere titolata a parteciparvi e giocando 3 partite degne di tal nome, è puramente voluto). Purtroppo le squadre non si fanno con le figurine, altrimenti basterebbero Brehme Matthaeus e Nicolino Berti a risolvere la situazione.

Non che abbia particolare piacere nell’indugiare sullo scempio di ieri sera: usciamo avendo meritato di passare; usciamo battuti da un avversario mediocre, guidato da un allenatore mediocre, che è stato un calciatore mediocre ma vincente, grazie ad un ematocrito costantemente sopra i 50.

C’è stata sfiga, senz’altro, ma anche tanta colpa.

Non puoi sbagliare due gol così nei primi 10 minuti, così come non puoi farti beffare all’andata e al ritorno nel recupero. “Chi l’è sfurtuna’, l’è anca un po’ cujun” dice il vecchio saggio. Traducete voi per Lucio.

L’Inter nei 90’ ha avuto gambe e testa per non più di 30 (diciamo i primi 10 e gli ultimi 20). Si sapeva che loro fisicamente erano due spanne sopra di noi, bestiacce da 1.90 dietro e a metacampo, piccoli e guizzanti sulle fasce e davanti: è quindi tutto da vedere come sarebbero andati gli eventuali supplementari. Maicon non si regge in piedi, Sneijder ben presto lo imita, Deki fa quel che può ma arranca anche lui. Gli unici a salvarsi sono il Capitano e Poli, mentre Forlan deambula senza costrutto e Milito ripete la prestazione di Verona: un errore clamoroso e un gol per farsi perdonare –anche se non abbastanza.

Facendo il fallace giochino dei “se”, stare 2-0 dopo 10 minuti di gioco avrebbe dato tutt’altra storia alla partita, permettendo a noi di abbassare i ritmi e costringendo loro a scoprirsi. Ecco perché ho vissuto come un tremendo presagio i succitati errori sottoporta, che peraltro rimangono gli unici veri pericoli corsi dai marsigliesi fino al 75’ (non conto le punizioni telefonate di Wes o sparate alla cazzo da Stankovic e Maicon. Tra l’altro: Maicon a battere le punizioni!?!?). E lo stesso gol del Principe arriva dopo un altro clamoroso errore del Pazzo, che per fortuna genera una carambola risolta da Milito con proditoria quanto efficace scarpata da 3 metri.

Da lì in poi la speranza è che i nervi facciano quel che i muscoli non possono fare più (…ma da mo’!): far correre la squadra. Serve chiuderla prima del 90’, per non arrivare ai supplementari che ci vedrebbero con la lingua a penzoloni. La squadra per quello si mette anche a correre, complice anche il doppio cambio Pazzo+Obi al posto di Forlan+Sneijder. Ma il fatto che l’Inter si giovi della corsa del giovane nigeriano, lungi dal voler essere una critica al fratellino di Leroy Johnson, è un indicatore preoccupante della nostra pochezza attuale. Obi nell’Inter del futuro ci può stare e può giocare anche diverse partite. Del resto il Triplete l’abbiamo vinto con Muntari in panchina, e Obi è molto più forte e immensamente più intelligente del nuovo fenomeno del centrocampo milanista. Detto ciò, non è Obi il perno che può far svoltare i nerazzurri.

Finito l’inciso sul nigeriano, e tornando all’ultimo quarto d’ora, il casino organizzato produce un paio di mischie e un colpo di testa del Cuchu –entrato per un Poli stanchissimo- che non riesce a governare la palla strumpallazza nell’area piccola. E proprio quando tutti aspettano l’agonia dei supplementari arriva il premio sfiga (o cujun, come s’è detto poc’anzi) con un rinvio alla cazzo del loro portiere per Brandao, subentrato negli ultimi minuti al posto di un (dolce) Remi che doveva essere un satanasso e si è rivelato più inoffensivo del cane Zerbino o della scimmietta. Al suddetto (Brandao, non Zerbino) riesce la giocata della vita, ovvero contrastare Lucio, stoppare a seguire con la schiena e tirare di sinistro a 1 mm dal piede di Samuel e sotto la panza di Julio Cesar. Il brasiliano, che se possibile fa crescere a livelli siderali il mio odio per lui palesandosi nel dopo partita come Atleta di Cristo, è l’ennesimo carneade che contro di noi ha avuto la serata da raccontare ai nipotini di fronte al caminetto. E mi sorprende che la gente ancora non abbia capito la diretta correlazione tra pippa-colossale-che-entra-in-campo e uccello-padulo-in-zona-Inter. Dovrebbero esserci anche delle pubblicazioni scientifiche al riguardo.

La tragedia (sportiva, s’intende) si trasforma in beffa 30 secondi dopo, con Pazzini abbattuto in area e conseguente rigore: si realizza quindi un cortocircuito tale per cui il nostro segna, ma ad esultare sono gli altri, stante il triplice fischio finale dell’arbitro subito dopo.

Quel che è certo è che non siamo, né mai siamo stati, fortunati. Vinciamo e andiamo a casa, mentre altri ne prendono 3 e passano. Ma è giusto così, ripeto. Che non ci siano alibi né tentennamenti. L’applauso a questi uomini c’è stato e la gratitudine sarà sempiterna. Ora serve voltare pagina, e non mancherò di dare al Sig Massimo i miei preziosi consigli sotto forma di possibili nuovi acquisti, liste di proscrizione e piani strategici quinquennali.

E’ COMPLOTTO

Non ho molto da dire sulla gara di ieri, a parte le lenzuolate sul ciclo finito che del resto erano in canna dal giorno dopo Madrid ed aspettavano solo il momento giusto per essere eiaculate.

Quel che vorrei far notare, seppure con un paio di giorni di distanza, è la reazione della stampa (intesa proprio come categoria, o corporazione) all’indegna uscita di Zlatanasso nel dopopartita all’indirizzo di una giornalista di Sky, rea di avergli chiesto se fosse ancora arrabbiato con Allegri.

Il MinCulPop rossonero ha fatto solerte il suo mestiere, minimizzando l’accaduto e comunicando che in serata tra i due c’era stata una telefonata chiarificatrice (chiarire cosa? Che sei un buzzurro? Devi scusarti, non chiarire) e che insomma il caso era chiuso.

Ma se la favoletta da Milanello Bianco era quanto di più prevedibile potevamo aspettarci, il silenzio assordante dei colleghi della sventurata giornalista non me li aspettavo. Non è vero. Mi aspettavo anche quelli. Tutti compatti ad attaccare Mourinho che insulta un inviato, beccato per l’ennesima volta in zona a lui non autorizzata. Duri e puri nel boicottare la successiva conferenza stampa e nel respingere sprezzanti le scuse dell’allenatore “alla persona, ma non al professionista perché lui lì non ci poteva stare” (così disse il Profeta, ineccepibile come sempre).

Qui invece, silenzio su tutta la linea. Un silenzio assordante e di un color marroncino…

E' stato bello. Grazie.

E’ stato bello. Grazie.

NON SI PIANGE SUL POSTO DI LAVORO

INTER-CATANIA 2-2

Un’Inter eroica e indomita strappa coi denti un pareggio in casa col Catania.

L’ironia c’è ma non è nemmeno troppo marcata, chè davvero di questi tempi è difficile chiedere di più a questa accozzaglia di smandruppati.

Dopo averci passeggiato sui testicoli per una settimana intera col recupero-lampo di Maicon, il brasiliano trova posto al primo anello rosso “in vista del rientro in campo nella prossima giornata”. Solite magìe dal mondo medico-mediatico a strisce nerazzurre…

Che la serata puzzi di stallatico lo si nota dall’inizio, con la squadra che non ha idea di come stare in campo, con Forlan in versione faso-todo-mi e un centrocampo molto democristiano: non sapendo se coprire o spingere, decide salomonicamente di non fare né l’uno né l’altro. Il Catania è l’ennesima squadra piccola-corta-intensa che ci fa ammattire, nella quale l’ennesimo mezzo campione (Almiròn) mostra lampi di classe sconosciuti ai colleghi interisti. Il resto lo fanno i nanerottoli maledetti (Gomez, Bergessio e Barrientos) e gli errori della nostra difesa. Se anche Samuel si dimentica di salire e tiene in gioco il succitato Gomez, sèmm a post.

Il piccoletto è malefico, Nagatiello a confronto sembra un paracarro e il destro sul secondo palo è imprendibile.

Prevedibilissimo, oltretutto: nel pre-partita viene fuori che il poveretto ha appena subito un grave lutto, avendo perso il fratello in settimana. Oltre all’umano dispiacere per la tragedia, l’allarme è scattato immediato nella mia mente malata: esattamente come per gli attaccanti in crisi che non segnano da mesi, i portieri che non parano da anni ed i giocatori che ancora non hanno segnato in Serie A, l’Inter si conferma porto sicuro anche per (con tutto il rispetto, lo ripeto) freschi orfani di madri padri e fratelli. Eccola lì la pera: 0-1 e palla al centro.

Per il Catania uno-tiro-uno-gol, per noi, tanta pochezza e i boccoloni di Forlan  che non stanno fermi un attimo: peccato che il giocatore che sta sotto la chioma succitata tiri quando deve passare e passi quando deve tirare. Nella sola occasione in cui tira quando c’è da tirare, gira bene di destro al volo, ma il portiere para senza troppe difficoltà.

Potrebbe essere peggio? Certo, e nemmeno piove. Il Catania, dopo aver sfiorato il 2-0 con Lodi (altro gran bel giocatore) che imbecca Barrientos, che a sua volta si incarta davanti a JC, trova il raddoppio con un’azione talmente ariosa da finire in fuorigioco: ovviamente non segnalato dal guardalinee distratto, che per fortuna ritorna sul pezzo subito dopo, quando vede correttamente la palla varcare per intero la linea di porta prima del recupero di Nagatomo alla disperata.

Facciamo cagare in questi mesi. Tanto. E non abbiamo scusanti. Ma sono anche tanti gli errori arbitrali a nostro sfavore. Pareto parlerebbe di un 80%-20% (http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_Pareto) e credo che le percentuali di “colpa” siano davvero queste. Con quel 20% però avremmo qualche punto in più e, nel campionato più mediocre che la Serie A ricordi –ma non lo dice nessuno- una squadraccia come la nostra potrebbe improvvidamente ancora aspirare al terzo posto. Ma va beh, tanto facciamo cagare…

L’intervallo pare veda un JC incainatissimo arringare i compagni come nemmeno Al Pacino nella famosa scena, ma la ripresa da “La polizia si incazza” non è esattamente quel che i nostri occhi vedono, almeno nella prima mezzora. In quei trenta minuti registriamo l’ingresso in campo di Sneijder , l’ennesimo stravolgimento di ruoli e moduli, e il cambio della coppia di centrali Palombo-Cambiasso per i giovani e scattanti Poli e Obi.

Il tutto a conferma che il problema non è tanto di modulo, né di ruoli, quanto di capoccia.

Rimandando a dopo il commento sul Cuchu, l’effetto immediato è quantomeno quello di avere più gamba e, complice anche un appassimento della Zagara di Sicilia, di arrivare prima su qualche pallone, pur rischiando tantissimo in contropiede.

Serve un paperone del loro portiere per riaprire la partita: Forlan, dopo aver tentato 45 cross di destro dalla sinistra, 45 dei quali facile preda dei difensori etnei, decide di andare sul sinistro puntando il fondo. Oh, penso con sollievo, almeno mette un cross come Cristo comanda: il folle invece tira, ma non faccio in tempo a maledirlo che vedo Carrizzo prendere la palla e praticamente buttarla in gol. 1-2.

Quantomeno la squadra, un po’ incredula, si sveglia e inizia il serrate, con Milito a sfiancarsi sulla destra ma lucidissimo quando riceve un bel pallone dal solito Forlan e spara di destro sul palo lungo: 2-2 e una decina di minuti per provare a vincerla. Rischiamo sia di perderla (grazie al destro-mozzarella di Seymour dopo assist al bacio di Lodi) che di vincerla (vero Pazzo?), finisce in pareggio e di questi tempi è oro colato.

 

FOCUS ON CUCHU

Non mi dilungo nel ripetere cose che dico e scrivo da anni: è un grande, non è lui il problema, il giorno stesso in cui si ritirerà deve istantaneamente diventare l’allenatore dell’Inter. Detto ciò, ieri sera non l’ha mai vista ed è un peccato esporlo a queste figuracce.

Lui –come Zanna, come chiunque altro- non può sistematicamente giocare 90’ di ogni partita. E quando gioca, va affiancato da un cavallo che corra anche per lui: Obi è un mulo da soma che sulla fascia fa benino; Poli è uno su cui puntare forte e per me, visto lo standard attuale, va fatto giocare sempre (o quasi, tanto per non contraddirmi da solo a due righe di distanza!).

Detto tutto questo, vederlo in panchina in lacrime mi ha fatto incazzare più dell’ipotetica sconfitta di ieri sera. Cosa cazzo piangi? Non si piange sul posto di lavoro! Sei alla prima sostituzione in questo campionato, sei uno di quelli che ha fatto la storia di questa squadra. Se piangi perché 4 beoti vedono in te e Zanetti i problemi di questa squadra insulti la tua intelligenza. Caro Cuchu, questa non me la dovevi fare.

 

LE ALTRE

Il Milan passeggia a Palermo (solito atteggiamento schizofrenico dei rosanero con le due milanesi quest’anno…), mentre la Juve torna (o continua) a fare la Juve: ennesimo pareggio in questo campionato con gol di De Ceglie in netto fuorigioco e Chierichetto Conte a dire che fino ad oggi nessuno ha regalato niente alla Juve. Del resto, se sono ancora convinti che sonosempre29, le piccolezze di questa stagione nemmeno le vedono.

Anche il Napoli si difende, scippando la partita a Parma con gol di Lavezzi in fuorigioco e rigore al Parma negato.

La Roma perde anche il derby di ritorno, giocando però in 10 per 80’. La Lazio vola verso la gloria, terza a tre punti dalla Juve.

 

E’ COMPLOTTO

Ribadito il giudizio tranchant sulla squadra (schifalcazz’) segnalo l’unica nota di merito per Ranieri che sfancula ancora lo stesso giornalista di Sky che domenica scorsa gli aveva chiesto “Se fosse Moratti lei cosa farebbe?”. La perla della settimana è stata “Sul 2-0 del Catania avrebbe voluto trovarsi il più lontano possibile…” a cui il nostro risponde dicendo “Certe volte ve ne uscite con delle domande senza senso, forse perché non avete mai fatto sport!”. Il minchione fa pure il permaloso, rivendicando il suo passato pallavolistico seppur a basso livello e apostrofando i suoi ospiti in studio con frasi del tipo “Ma chiedo a voi che avete fatto sport ad alto livello: l’Inter può essere contenta di questo pareggio in casa col Catania?”. Se non altro Ranieri  nun ce stà a fasse cojonà: hai detto niente…

Per il resto disseminerò qualche perla di saggezza e onestà intellettuale vista in settimana tra giornali e siti web:

a)      Sconfitta dell’Italia in amichevole contro gli USA: l’ANSA come foto-notizia ovviamente riporta un primo piano di un Pazzini sconsolato. Di tutti i giocatori azzurri hanno scelto l’unico nerazzurro, per di più subentrato a metà ripresa.

b)      Sneijder intervistato dalla TV olandese chiarisce il senso delle sue dichiarazioni dicendo che non ha in alcun modo tacciato di difensivismo Ranieri e non avere alcun problema con lui. La Gazza diligentemente riporta le parole di Wes, salvo poi chiosare “Ma Sneijder ormai è un caso”. E un “caso” non si nega a nessuno, se è vero che la mancata convocazione di Stankovic (in una condizione fisica inguardabile) diventa ovviamente inspiegabile e apre un inevitabile “caso-Stankovic”.

c)       Vomitevoli poi i commenti alla “pace” scoppiata tra Juve e Milan in settimana. Lungi da chiunque metterla in relazione con l’imminente riunione di Lega, in cui le due diversamente strisciate devono andare a braccetto, tutti plaudono all’amore che trionfa e allo sport che ne esce vincitore, coinvolgendo in quest’orgia di sentimenti anche la mano morbida del giudice sportivo Tosel che, riporto testualmente dall’articolo di Laudisa sulla Gazza, “ha chiuso il caso-Galliani con una diffida, mentre non ha applicato la prova televisiva né per Muntari né per Pirlo. Decisione salomonica per i pasdaran, ma utile a voltar pagina e allontanare le attenzioni dalla questione arbitrale. Un’accortezza indispensabile per ridare ai protagonisti la loro vera luce, quella tecnica”.

Siamo alle solite: per l’Inter e le altre si ragiona “a-termini-di-regolamento”. Per le due associazioni a delinquere del calcio bisogna contestualizzare, abbassare i toni, usare accortezze indispensabili.

Ogni commento è superfluo.

 

WEST HAM

Martelli corsari in Galles, con il Cardiff sconfitto per 2-0. Manteniamo il secondo posto in classifica, sperando di poter recuperare sta cazzo di partita perima della fine della stagione…

Se vi aspettavate di vedere le lacrime del Cuchu non mi conoscete. Non sono mica il bambino Filippo io... Invece mi tocca concordare con la Curva, senza tuttavia pensare che l'Oriali di turno possa avere la bacchetta magica

Se vi aspettavate di vedere le lacrime del Cuchu non mi conoscete. Non sono mica il bambino Filippo io… Invece mi tocca concordare con la Curva, senza tuttavia pensare che l’Oriali di turno possa avere la bacchetta magica.

BRUTTI MA BELLI

CESENA-INTER 0-1

Non la vedo e, come l’ultima volta che è successo, vinciamo 1-0. Conniventi della mia latitanza, più o meno le stesse persone –Comandante escluso-  il che aggiunge un altro motivo all’auspicio di ribadire presto la piacevole rimpatriata eno-gastronomica.

Ad ogni modo, tre punti a parte, apprendo di non essermi perso chissà ché, anzi: gli ailàizz mostrano un paio di miracoli di Julione (che nell’ultimo mese è tornato sui suoi livelli di eccellenza) e il solito tiro di Stankovic: bello, teso, preciso, parato in tuffo plastico dal loro portiere. Mi risultano non pervenuti tutti gli attaccanti nerazzurri, con Andrea Ranocchia bomber di giornata a sfruttare la punizia di Maicon per la zuccata decisiva a metà ripresa. Siamo a tre vittorie consecutive, e come ormai avrete capito, del “come” siano arrivate m’importa sega. La classifica non è più così orrenda, anche se non pensavo che un quinto posto potesse risplendere di tanta lucentezza facendolo assomigliare a un Mondiale per club che proprio oggi abbiamo ceduto al Barça. Andare oltre in questo ragionamento ci porterebbe  a livelli di immalinconimento che sinceramente vorrei risparmiarmi (e –vi).

Mi limito a ribadire quanto già scritto altre volte: la squadra ha qualche punto in meno di quelli che merita, ma giusto due o tre. In altre parole, scordiamoci di avere un top team capace di lottare per la vetta della classifica. Pensiamo ad assicurarci il terzo posto, nella speranza tutta pruriginosa, infantile e quindi da tifoso vero, di non avere sia Milan che Juve davanti . Difficile, molto: soprattutto perché il contrario vorrebbe dire vedere Lazio e/o Udinese  tenere fino in fondo.

I tempi bui di un’alternanza rosso-bianco nera sono tornati, e tocca resistere (noi) e agire di conseguenza (Signor Massimo).

Il sorteggio di Champions ci ha regalato il Marsiglia, del quale ho brutti ricordi di un’eliminazione in una triste Coppa Uefa di 7 o 8 anni fa (vado a memoria, anche se Drogba l’abbiamo scoperto quella notte, nostro malgrado). Il valore delle seconde era abbastanza omogeneo, e abbastanza basso ad essere sinceri. Tutte squadre che un’Inter “normale” non dovrebbe avere difficoltà a regolare. Tutte squadre che adesso come adesso farebbero sputare sangue ai nostri, e che sono contentissimo di dover incontrare tra un paio di mesi e non adesso. Sneijder prima o poi potrebbe anche guarire, e gli attaccanti meno di così non possono segnare. Morale, nonostante la crescita (di risultati) delle ultime giornate, l’Inter può e deve migliorare ancora.

Diciamo pure che deve ancora iniziare a giocare in maniera urbana, tanto per non affidarsi sempre e solo al guizzo del singolo. Ora c’è l’ultima prima della sosta natalizia; “ultima” in tutti i sensi, visto che ospitiamo il Lecce fanalino di coda. Dovessimo vincere, guadagneremmo punti almeno su una tra Juve e Udinese, che si incontreranno in un tristissimo scontro in bianco-nero.

LE ALTRE

Juve e Milan vincono, e anche qui sorvoliamo sul come: stavolta non c’è bisogno del solito Rocchi Horror Picture Show, visto che il lavoro sporco lo fa la sorte (deviazione sull’1-0) e poi Bergonzi che abbocca ad una simulazione indegna di Boateng, e che il mio occhio prevenuto ha visto in diretta senza nemmeno aver bisogno dei replay.

Il tutto contro un Siena con l’ex nerazzurro Bolzoni a sfiorare il gol per due volte, e con l’immancabile allenatore (Sannino, in questo caso) a minimizzare l’importanza del furto con destrezza: sempre meglio non inimicarsi i potenti, anche quando te lo mettono nel culo. E’ appena il caso di ricordare il latrato etilico di Malesani di qualche giorno fa per palesare la percezione che il mondo del calcio ha dell’Inter e delle altre grandi. Tristessa…

 

E’ COMPLOTTO

A parte la pervicacia con cui Caressa tenta di trovare un appiglio per il rigore concesso a Boateng (“un contatto c’è” si ostina a ripetere, senza contare che il “contatto” è dovuto al piede trascinato da quel tamarro che va a sbattere contro il portiere). Bergomi si permette addirittura di dire “per me questa è simulazione”, che è quello che ogni persona sana di mente dovrebbe dire commentando quelle immagini, e tanto basta per scatenare la piccata reazione del Geometra Zio Fester che in sostanza dà a Bergomi dell’ultrà interista accecato dall’odio, ovviamente sorvolando sul fatto contingente (l’ennesimo rigore rubato) e sulla situazione strutturale di questo Paese (Merdiaset & co in servizi(ett)o permanente effettivo).

Come al solito, tutti zitti e sugli attenti, e “grazie al Dottore per la sua disponibilità”.

Per finire in bellezza, riporto testualmente il risultato di Cesena sentito nell’intervallo di oggi alla radio “Cesena zero In-ter-na-zio-na-le zero” calcando sul nome dei nostri come a dire “minchia siete uno squadrone e non riuscite nemmeno a battere il Cesena?”. La buonanima di Paolo Valenti era solito fare così,  dicendo “Inter” quando vincevamo e “Internazionale” nelle giornate storte.

Ai morti gli si porta rispetto. A certi vivi, gli si augura di raggiungerli presto.

WEST HAM

Vittoria 1-0 col Barnsley e testa della classifica acciuffata! They fly so high, they reach the sky…

Bravo Ranocchietta!

Bravo Ranocchietta!

VA BENE VA BENE COSI’

GENOA-INTER 0-1

Poche righe su una partita che in effetti ha avuto poco da dire, ma che la cosa più importante l’ha confermata: l’Inter doveva vincere e ha vinto.

Il fatto che il gol sia stato segnato di testa da Nagatomo e su assist al bacio di Alvarez dà la misura dell’impresa.

Ranieri insiste su Pazzini e Milito davanti, con il secondo che ne ripaga la fiducia sbagliando l’ennesimo gol da zero metri, sparando addosso a Frey dopo un miracolo del portiere francese su cabezazo di Walterone Samuel.

Il Principe ci ha addosso una sfiga che anche solo con la metà dovrebbe chiudersi in casa per paura di essere investito sulle strisce, e la conferma (ennesima e non richiesta) arriva poco dopo, quando lanciato a rete viene ingroppato dal terzinaccio rossoblu al limite dell’area: punizione dal limite e espulsione, tutta la vita. Macché: tal Banti da Livorno fa cenno di proseguire, in quella come in almeno altre 3 occasioni in cui il fallo subito dai nostri (pur senza essere da “rosso”) scintillava nella sua cristallinità.

Poli fa il suo esordio nella sua Genova 4 mesi dopo essere arrivato all’Inter e finché sta in campo fa il suo, per quanto confinato sulla fascia sinistra. Dall’altra parte c’è la conferma di Faraoni, seppur meno brillante di altre volte. C’è di buono che in tutto il primo tempo u Zena non si fa vivo dalle nostre parti, lasciando solo e ramingo il povero Zé Eduardo. Noi di nostro mostriamo una discreta presenza davanti (erroracci a parte). Non arriverei a parlare di assedio perché, anche se non sembra, sono una persona seria, ma qualche buona giocata i nostri la fanno vedere. Niente gol comunque, a scanso di equivoci

La ripresa vede Alvarez per Faraoni e miei conseguenti improperi “sulla fiducia”: ogni volta che vedo il ragazzo partire a due all’ora e penso che è costato 12 milioni… lasciamo perdere va’. Dico solo che se negli anni scorsi avevo paragonato il passo cadenzato di Thiagone a quello di Lumachina Prohaska, non posso non intravedere in Ricky Maravilla lo Scifo del terzo millennio.

Sui giornali di oggi troverete lodi sperticate per il ragazzo, che come detto piazza il traversone per la capoccia di Yuto San e poi colpisce il palo con una botta da fuori. Togliendo le fette di salame dagli occhi, il ragazzo ha passeggiato per il campo fino al cross del gol, perdendo palloni in serie e facendosi vedere nel pezzo forte del suo repertorio: da mancino puro qual è, parte da metacampo andando verso destra, e quindi mettendosi da solo nella situazione più difficile, e concludendo la gloriosa cavalcata con l’avversario di turno che esce palla al piede sghignazzando.

Quando dalla panchina vedo scaldarsi Obi (di piede più ruvido, ma di corsa e grinta nemmeno paragonabili) spero per un attimo nella sostituzione punitiva, della serie: hai fatto cagare per 20 minuti, torna seduto e medita sulle tue malefatte. Il gol arriva a scanso di equivoci appena prima della sostituzionie, e mi piace penare che con quel cross Alvarez l’abbia scampata bella. Esce Poli che non ne ha più e Riccardino può giocare tranquillo (pure troppo…).

Devo riconoscere che le qualità le ha, ma mostra un’insicurezza di fondo che mi pare dura da correggere. Una volta fatta la prima cosa buona (il succitato cross per il gol) poi si fa vedere in qualche buon recupero e nel palo di cui si è detto. E’ però chiaro che non posso tenere un giocatore in campo sperando che segni o faccia un assist per cominciare a giocar bene.

Tanto per non avere mai vita facile, il nostro vantaggio arriva dopo uno stringiculo mica da ridere: da una palla ferma lo stesso terzinaccio che avrebbe dovuto essere espulso un’ora prima salta su Lucio (nel senso che lui salta e Lucio no) e incorna in rete. Per nostra fortuna il tizio –tal Granqvist- è in fuorigioco, di poco ma pur sempre fuorigioco. Inutile dire che quell’ubriaco visionario di Malesani nel dopopartita si attaccherà a questo e ad altri episodi per giustificare la sconfitta. Sapesse dove lo farei attaccare io… Caazo! (cit. ellenica del soggetto, cercate sul tubo se volete farvi due risate).

I tre punti insomma arrivano ed era la sola cosa che contava; si è rivisto Forlan per Milito nel finale, si è raggiunta una parvenza di normalità nei risultati (in campionato 4 vittorie nelle ultime 5 partite) e pare essersi sistemata la difesa (1 gol preso in 5 partite). Ancora stitico l’attacco, si spera in un fine sfiga…

 

E’ COMPLOTTO

So di essere tedioso, ma come al solito il problema non è il farneticante di turno (Malesani nel caso), quanto il modo in cui lo stesso viene trattato dai giornalisti: sentirlo lamentarsi per il gol annullato (se non ho capito male il suo ragionamento è che il suo giocatore non fosse “sufficientemente” in fuorigioco) e di quello preso (viziato da un fallo dei nostri a sentir lui) fa parte delle querimonie del dopo partita di qualunque squadra giochi contro l’Inter (contro Milan e Juve invece tutti zitti e fair play, non parlo degli arbitri, torti e ragioni alla fine si compensano e volemose bene).

Sentire il silenzio assordante, o l’esplicito assenso di chi gli sta intorno è il vero problema: ricordargli che il Genoa avrebbe dovuto giocare in 10 per un’ora e passa era evidentemente inopportuno, così come rimarcare il fatto che quel guardalinee aveva azzeccato tutti i fuorigioco segnalati fino a quel momento.

Concludo con un rapido accenno al cosiddetto Tavolo della Pace: ho sentito e condiviso le opinioni di chi si chiede come facciano a far pace due parti che sono così pervicacemente convinte delle proprie ragioni e (forse ancor di più) dei torti dell’altra.

Che poi noi si abbia ragione sacrosanta e loro siano matti da legare è fuor di dubbio.

Nel mondo delle favole, sarebbe molto carino sentir dire da qualcuno (tipo il presidente Ovino) “ok abbiamo scherzato, in effetti nel 2006 la Juve ha patteggiato la Serie B con penalizzazione e ha ripudiato la dirigenza. Ora, visti anche i sonori pernacchioni presi in una decina di Tribunali sparsi in varie giurisdizioni, la chiudiamo qua”. Ma ho come lì impressione che non sia così, e qui vorrei sentire il Signor Massimo alzare la voce come NON ha fatto in tutti questi anni.

Wishful thinking…

La scenetta mi strappa sempre un sorriso...

La scenetta mi strappa sempre un sorriso…

TUTANKHAMON

INTER-UDINESE 0-1

Il titolo è ovviamente allusivo, e debbo un ringraziamento a Gio’ che facendo la battuta mi ha fatto cambiare in corsa la frasetta tragicomica a cui avevo pensato.

10 Tutankhamon e un Faraone; 10 mummie che camminano in campo col girello e un giovincello che fa quel che può, lo fa anche bene, ma da cui non è giusto aspettarsi miracoli a manciate. Se poi, quando il suddetto faraone esce per crampi, la squadra spegne anche quel minimo di triste decenza fatta vedere fin lì… sèmm a post!

Ho letto il commento sul Corriere di Fabio Monti, uno dei tanti pseudo interisti che in realtà passano la vita a sparare ad alzo zero contro la squadra “perché lo fanno per il suo bene”: tanto per chiarire, è quello che l’anno scorso preconizzava pesanti punizioni per l’Inter per l’acquisto di Pandev come antipasto di una successiva revoca dello scudetto del 2006.

Si commenta da solo, insomma.

Epperò, esattamente come l’orologio fermo, anche lui due volte al giorno segna l’ora giusta: nel suo pezzo parlava di squadra finita, da rifondare con giudizio e visione strategica, e soprattutto intravedeva un aspetto positivo nell’ennesima sconfitta casalinga della stagione: l’ineluttabilità di questo declino e la fine di qualsiasi alibi o giustificazione. Come diceva Bartali gli è tutto sbagliato…

Il rigore uccellato di Pazzini è ovviamente un incidente che può capitare (ask David Beckham and John Terry for references…) ma è purtroppo simbolico del momento dei nerazzurri. Momento che oltretutto non pare essere così passeggero, dato che i problemi sfiorano ormai la cronicità e si fanno ogni giorno di difficile soluzione.

E’ difficile in occasioni del genere mantenere la lucidità e riuscire ad isolare i pochi aspetti positivi, anche perché di fronte abbiamo avuto l’esatto punto di arrivo di un progetto che da noi non è mai partito: un attento e continuo monitoraggio dei giovani di tutto il mondo, con la speranza di averne 1 o 2 ogni anno che possano soddisfare il requisito più raro al mondo per il tifoso nerazzurro: “essere-da-Inter”.

Vedere Isla, Armero, Basta furoreggiare sulle fasce, con corsa e tecnica, e sapientemente telecomandati dall’odioso quanto bravo Guidolin, è un contrappasso durissimo da accettare, ma altrettanto inevitabile. Loro (l’Udinese, non il Real o il Manchester Utd), negli anni hanno scoperto e preso Sanchez, Di Natale, Inler, Handanovic, più almeno altrettanti buoni cursori (vedi i tre citati poc’anzi), a prescindere dall’allenatore seduto in panchina.

Noi nelle ultime tre finestre di campionato abbiamo comprato poco e soprattutto male, e venduto se possibile peggio (il riferimento non è tanto alle cessioni di Balotelli e Santon, di cui personalmente non ho pianto la dipartita, quanto alla (s)vendita di Eto’o, la cui importanza e bravura nel coprire le magagne nerazzurre emerge ancor di più in questi mesi). Noi quest’estate abbiamo pagato una dozzina di milioni per Alvarez, che non è un regista, non è un’ala, non è una punta, ma che soprattutto è il giocatore più lento che abbia mai visto, senza nemmeno essere veloce di pensiero, che è di solito la qualità con la quale si cerca di supplire alla gamba marmorea (vedi “king of bradips” Thiagone Motta).

Niente, l’Inter ovvero il Sig. Massimo hanno legittimamente deciso che soldi non ne vogliono più spendere, che vogliono rientrare di tutti gli sforzi fatti in 15 anni (e cara grazia che ci sono stati, e grazie di cuore per tutto quel che abbiamo vinto). L’ho già detto mille volte: rientra nei loro diritti e al posto loro ragionerei nella stessa maniera. Ma non venite a spacciare questo per strategia oculata, valorizzazione dei giocatori attualmente in rosa, vincoli imposti dal Fair Play finanziario e balle varie.

Come detto mille altre volte il circolo è vizioso, perché se soldi e giocatori acquistabili già adesso non abbondano, non arrivare in Champions l’anno prossimo (ipotesi quantomeno da prendere in considerazioni alla stato attuale…) produrrà meno entrate nelle casse nerazzurre e meno “appeal” presso i giocatori più bravi a trasferirsi sulla sponda giusta (è sempre e comunque giusta, per definizione) del Naviglio.

La partita di Sabato è perfino superfluo commentarla: finché l’Inter ha giocato per non prenderle ha fatto la sua onesta partita, è riuscita a creare qualche isolata azione (ricordo un bello scambio Milito-Motta e un bel cross al volo di Faraoni non sfruttato da Pazzini) senza rischiare granché. Per ammissione dello stesso Ranieri, quando ha voluto vincere la partita, inserendo Zarate al posto del ragazzo coi crampi, l’abbiamo presa in culo una volta, e potevano essere almeno due.

Se a tutto ciò aggiungete l’imponderabile, ossia espulsione di Zanetti per doppia ammonizione, la seconda delle quali genera un penalty ben parato da Julio Cesar, ed il già citato rigore sbagliato dal Pazzo nella guisa di cui s’è detto, si può ben capire il momentaccio vissuto dai ragazzi, e ancor di più la lunghezza del tunnel nel quale si sono infilati…

 

LE ALTRE

Juve e Milan fanno corsa l’una sull’altra, per ora accompagnate dalla sola Udinese che però non pare attrezzata per poter tener testa alle due odiatissime rivali. Si profila quindi un testa a testa bianco-rosso-nero, in un nauseabondo clima di restaurazione che speriamo non abbia altre metastasi in giro.

Il Napoli batte il Lecce e si rimette in pista dopo qualche gara di appannamento, in attesa del mercoledì di Champions.

La Roma sbrocca totalmente a Firenze, dove rimedia tre pere e tre espulsioni, alla faccia del proggetto. Mal comune mezzo gaudio, ma anche no, chè di cazzi ne abbiamo abbastanza in casa nostra…

 

E’ COMPLOTTO

C’è…c’è… anche in una giornataccia come quella di sabato, la ciccia qui non manca mai. Tra le sottigliezze che solo un malato come me può notare ce ne sono alcune che mi fanno persin piacere nella loro periodica manifestazione di sé: il perché i giocatori del Milan abbiano sempre gli anni “giusti” fino al giorno in cui passano al successivo, mentre quelli interisti dal giorno dopo abbiano già un anno in più, è un mistero della fede, o forse della prostituzione intellettuale. So che la spiegazione non rende l’idea, vado con l’esempio.

Due ipotetici giocatori di Inter e Milan nati entrambi il 10 Ottobre 1990: fino al 9 Ottobre 2011, quello del Milan avrà avuto 20 anni, mentre già dall’11 Ottobre 2011 quello dell’Inter ne avrà 22.

Altro esempio, letto per l’ennesima volta in questi giorni: il Milan è la squadra che ha mandato in gol più giocatori. Primato sempre molto importante secondo me, perché testimonia della varietà di modi per andare in gol e la non dipendenza da un solo giocatore. Ora, la seconda squadra di questa particolare graduatoria è la disastrata Inter di questi tempi. Ci sarebbe quindi ragionevolmente di che consolarsi, dicendo, va beh almeno quei pochi gol che segnano sono ben distribuiti. Invece no: Pazzini non segna a San Siro da Maggio, Milito è un morto che cammina, per Forlan chiamate pure la Fusetti.

Da buon ultimo, al 90’ della partitaccia di sabato –sulla quale, come si sarà capito, ho volutamente volato alto- Milito viene steso in area, anche se il termine più corretto sarebbe “stritolato”, tanto che la botta non gli consente di battere il rigore (vai a sapere cosa sarebbe successo, ma coi se e coi ma non si fa la storia, tanto per abusar di frasi fatte…). Quella merda umana di Caressa, vedendo il replay, riesce a dire  “palla piena, prende la palla piena”, prima che lo Zio gli faccia sommessamente notare che per lui quello è rigore. A quel punto fa il professorino e dice “beh in effetti il regolamento dice che se il difendente tocca la palla e poi l’avversario, e la palla rimane nella disponibilità dell’attaccante, allora è fallo”.

Ma vai a giocare a poker, vai…

 

WEST HAM

Anche gli Hammers vittime del sabatus horribilis: sconfitta interna con i colleghi di maglia del Burnley: il derby claret & blue finisce 1-2. Per fortuna perde anche il Southampton capoclassifica, e si rimane 2° a meno due dalla testa…

Il Faraone

Il Faraone

JUST FOR A CHANGE

LILLE-INTER 0-1

Una piacevole novità, pensa un po’ come siamo messi…

Vincere in trasferta 1-0, soffrendo il giusto (cioè tantino) ma serrando i ranghi e dando tutto quel che la squadra può dare in questo momento (cioè pochino).

Il succo della partita è tutto qui: in campo torna un po’ di gente con piedi educati (Sneijder, Zarate e ThiagoMotta) e gamba veloce (Sneijder, Zarate e… basta). La palla scorre spesso tra le loro zampe ed è da una bella combinazione dei due turbo-nanetti che esce il gol, bello più nella preparazione che nella conclusione vera e propria: il Pazzo è bravo a calciare al volo e tenerla bassa, ma se si vede bene la prende più con lo stinco che col collo piede.

Non è il caso di sottilizzare. Il ragazzo oltretutto forse ha sentito fischiare le orecchie per le tonnellate di critiche –sacrosante- dopo la sconfitta di Catania, indirizzate anche a lui, un po’ troppo solitario e poco partecipativo alla fase difensiva in terra etnea. Qui invece si procura punizioni che è un piacere, e fa in tutto e per tutto il lavoro sporco del centravanti che spalle alla porta riceve palla e fa salire la squadra, prima di prendersi l’immancabile stecca sulle caviglie dal terzino di turno (e qui il “piacere” c’è per il tifoso ma non per lui…).

Altra piacevole novità: non si hanno –al momento- notizie di feriti sul campo, se si esclude un cambio di Sneijder seguito da una preoccupante borsa del ghiaccio che però probabilmente sa più di prudenza che di botta da togliere il sonno.

Ser Carlo evidentemente conosce i suoi polli e la relativa durata agonistica, che attualmente sfiora l’ora di gioco, e così nella ripresa toglie il tridente offensivo (nell’ordine Wes, Zarate e Pazzini) rimpiazzandolo con due centrocampisti (Deki e Obi) e una sola punta (Milito). Il tutto per infoltire il centrocampo e far legna nel mezzo, sperando in qualche capovolgimento di fronte che in realtà non arriva, fatto salvo un bel destro di Stankovic dal limite che avrebbe meritato miglior fortuna (o meglio, da uno come te, caro Deki, da lì mi aspetto il gol o il miracolo del portiere, non un tiro forte ma centrale a fil di traversa…).

Ultima menzione di merito per Julio Cesar, ieri sera in splendida forma: ancor di più delle parate (tante e con alto coefficiente di difficoltà) mi è piaciuta la sicurezza che ha avuto e dato ai compagni, e che nelle ultime settimane era gravemente mancata.

Insomma è andata, siamo in testa al girone e con le due vittorie in trasferta la grezza coi turchi in casa può dirsi rimediata. Le premesse per chiudere il girone in testa, evitando così molti degli squadroni negli ottavi, è concreta, a patto di porre un limite alle stronzate (cit. paterna sempre valida negli anni) e di proseguire su questa strada.

Che è ancora poco più di un sentierino di montagna, ma che rispetto al deserto di tre giorni fa pare già un’autostrada!

 

LE ALTRE/E’ COMPLOTTO

Scrivo prima dei cugini di stasera e faccio economia (due capitoli in uno, chè c’è la crisi): bravo il Napoli che strappa un punto contro il Bayern ed è secondo nel girone dopo le prime 3 partite. Gli va un po’ di sfiga perché i Mancio boys vincono all’ultimo secondo: con un pari inglese il Napoli avrebbe avuto un piede e mezzo agli ottavi. Ad ogni modo prosegue il dignitosissimo girone dei campani che ieri, a dire il vero e per quanto visto, hanno anche avuto un po’ di fortuna sul pari (autogol) e sul rigore (vero che è inventato, vero che De Santis è stato bravissimo, ma quando l’avversario sbaglia il penalty c’è anche una buona dose di culo).

Tutto bene insomma? Insomma…

Il Bayern, ridicolizzato un anno e mezzo fa dai nostri nella finale di Madrid, è stato fino a ieri considerato una squadra di enorme tradizione, con un solido presente ma niente più. Il sapore di “va beh avete battuto il Bayern in finale, non erano sto granchè…” era ben percepibile in buona parte dei commenti colmi di bile in quel lontano Maggio 2010. Da ieri invece apprendo che i tedeschi sono attualmente la squadra più in forma di tutta la Champions League, e la più seria candidata alla vittoria finale dopo il Barcelona. Mecojoni… il tutto per una squadra in buona parte simile a quella di due anni fa, peraltro senza Robben.

Probabilmente c’è da incensare le italiane in Europa, e “nazionalisticamente” mi può anche stare bene (anche se, devo dirlo pur essendo anch’ io mezzo terone, i napoletani che salutano la telecamera pazziando tipo i bambini di Luigi Necco non li posso più vedere!): la sensazione (che senz’altro sarà solo mia, cacacazzi inguaribile e rancoroso…) è invece diversa, e cioè oscurare l’Inter anche quando vince –piacevole novità, si diceva all’inizio…- e via di trionfalismi per un pareggio ottenuto con autogol e rigore sbagliato dagli avversari.

Il solerte impiegato anche ieri sera ha timbrato il cartellino. Adelante Pazzo!

Il solerte impiegato anche ieri sera ha timbrato il cartellino. Adelante Pazzo!

ALTO MARE

PALERMO-INTER 4-3

Scipione Petruzzi è stato un bizzarro professore di matematica del mio Liceo, già quasi ottuagenario all’epoca (anni 80/90) e quindi verosimilmente assurto al regno dei Cieli.

Ne scriverò quindi col dovuto rispetto, disseminando le sue illuminanti massime nel corso di questo trattatello.

La prima delle quali recitava così “…eggiàllosapevo!” (da pronunciare con indolente cadenza partenopea), allorquando scopriva che l’interrogato di turno non aveva fatto l’esercizio.

Quando ieri sera ho letto la formazione dei ragazzi in campo al Barbera, mi è venuta automatica la citazione, trovando puntuale conferma a vaccate del tipo Sneijder-in-panca e Zanna-centrale-di-difesa.

All’inizio ci dice anche culo, visto che questi per 20 minuti fanno ovviamente la partita della vita pressando come dei pazzi e non facendoci capire una mazza, senza però creare pericoli veri (ricordo solo un colpo di testa ben parato da JC). La buona sorte ci sorride sul gollonzo del Principe, che oltre al vantaggio ci dà la speranza che il ragazzo abbia terminato il periodo-sfiga, visto che un colpo (di culo) del genere la scorsa stagione non gli sarebbe mai capitato… 1-0 quindi, e Zarate giubilato dopo 30 minuti di nulla. Entra Wes e complimenti per il bel cambio sprecato.

La ripresa inizia con lo psicodramma: pari loro sulla prima di una quarantina di incursioni centrali senza alcuna opposizione del nostro centrocampo né tanto meno dei difensori. Ma non c’è manco il tempo di bestemmiare che Milito prima si vede parare da Migliaccio il tocco a porta vuota (no rigore, tantomeno espulsione) e subito dopo va a timbrare la doppietta su rigore (sacrosanto ma purtroppo senza “rosso” per il difensore palermitano) causa affossamento di Samuel in area.

2-1, quindi, e la speranza di una gestione un po’ meno scriteriata del suddetto vantaggio. Macchè.

I rosanero si infilano come coltello nel burro ed entrano in porta col pallone con una facilità imbarazzante. Il pari è realtà, mezz’ora e più da giocare.

Loro hanno corso come pazzi e sono stanchi, noi prendiamo un po’ più di campo e diamo la sensazione di poter segnare.

Gasp ci casca e ci crede, togliendo il Cuchu per Alvarez e azzerando il già sottile filtro di centrocampo. L’inevitabile conseguenza è una decina di contropiedi lasciati al Palermo con 50 metri di campo totalmente scoperti, e sventati a turno dai recuperi forsennati o le parate provvidenziali dei nostri. Su uno di questi, Samuel “timbra” ruvido l’avversario e rischia il secondo giallo che sembrava a dir la verità inevitabile…

Ad ogni modo, dagli e mena, l’inguacchio si materializza. Tal Silvestre esce dalla loro difesa avido di gloria tipo Lucio con vena toppata, e si fa tutto il campo palla al piede prima di essere affossato da Zanna ai 20 metri. Posizione ideale per il bomber tascabile che infatti uccella JC, che parte con una mezzora di ritardo e tenta una goffa respinta col braccio “di recupero”. Mancano 5 min e siamo sotto.

Julio in più decide che è ora di psicodramma e lacrimuccia incipiente, e quindi sul tiro a voragine di Pinilla (bello finchè si vuole, ma destinato al centro della porta) semplicemente si sposta, forse battezzandolo fuori o più probabilmente singhiozzando “basta, non gioco più…”.

Qui la seconda citazione di Scipione Vecchiardo si impone: “due, tre, quattro… che t’importa? Pensa alla salute!”. Questa la diceva al somaro di cui sopra che, finita l’interrogazione, chiedeva conto al Prof del voto preso. La risposta se ci pensate è geniale, sottintendendo il messaggio: “non hai voluto studiare? Te ne sei fregato dell’interrogazione? E allora che te frega di che voto hai preso? Goditi la vita…”. Il che, applicato alle nostre latitudini, potrebbe suonare come: “hai voluto la difesa a tre? Hai voluto un –non -filtro di centrocampo fatto da due ex grandissimi (Deki e Cuchu) che però ora faticano terribilmente se lasciati soli, di cui peraltro uno rimpiazzato da una mezza punta che copre meno di Zarate (a.k.a. Alvarez)? E allora non stupirti se ne prendi 4. Potevano essere 3, potevano essere 5, ma la solfa è quella”.

4-2, quindi e partita chiusa? Più o meno, ma oltre il danno c’è la beffa, visto che al 91’ Wes in posizione da trequartista puro (vero Mister?) dà una palla d’oro a Forlan che bagna il suo esordio con il più beffardo dei gol, rendendo quindi decisiva la dormita del nostro portiere.

 Ora, a parte la fredda cronaca, mi prudono un paio di cose…

 1)  Avere in panchina un talebano nel decennale dell’11 Settembre mi pare una cosa quantomeno “un po’ antipatttica” (cit. presidenziale).

2)  Lasciare fuori il nostro miglior talento per far giocare il Recoba del 2011 (con tutto che almeno il Chino qualche gol lo faceva) è ancor peggio.

3)  Guai a chi dice “ma è presto, dategli tempo”. Presto un cazzo! L’anno scorso abbiamo buttato via tre mesi, dopodiché abbiamo avuto lo stesso ruolino di marcia del Milan, ma lo scudetto l’hanno vinto loro lo stesso, quindi i punti contano tutti, dalla prima di campionato.

4)  A costo di fare il catastrofista, non posso che complimentarmi con la Società che finisce per scegliere un allenatore che vuole giocare con un modulo totalmente inadatto visti i giocatori che ha in rosa. Lui avrà le sue idee (secondo me sbagliate, come già detto) ma tu, Società, uno così te lo sei scelto… Hai voluto la bicicletta, mo’ pedala!

 Morale della storia: me la vedo nera (come disse la marchesa passeggiando sugli specchi). Il Mister addurrà le motivazioni del caso (c’è bisogno di tempo, vedrete che andrà meglio, la partita la potevamo vincere…), ma resta il fatto che, giocando così, ad ogni partita si lasciano comode-comode una decina di occasioni agli avversari. Potrai vincere 5-3 o perdere 3-2, ma ‘sto gioco è una roulette russa di cui farei volentieri a meno.

Soluzioni? sperare in quel che la Pubblica Amministrazione chiama “ravvedimento operoso”, fidando nell’evidenza e contando di vedere quanto prima una banale, scontata e normalissima linea a 4 in difesa. Da lì in avanti faccia quel che vuole, ma che le fondamenta della casa siano solide, perdìo…

Non essendo però probabile questa soluzione io inizierei seriamente a pensare ad una sana autogestione con Baresi in panca e Zanetti+Cuchu allenatori in campo. Del resto l’anno scorso siamo arrivati secondi vincendo la coppa Italia con un non-allenatore reo confesso. Quantomeno così si applicherebbe il principio fondamentale di ogni Mister che si ritiene tale: far giocare quelli forti dove possono rendere al meglio. Chi sono “quelli forti” nell’Inter? Senz’altro Sneijder, a seguire Maicon, Milito (se stanno bene), Lucio (pensa te cosa mi tocca scrivere) e forse Forlan. Mettiamoli nei loro ruoli preferiti e riempiamo gli spazi vuoti di conseguenza.

Resta la grave pecca di non aver preso un top player a centrocampo. Vista la caducità dei nostri titolari, un giovane puledro che corra come un ossesso tocca farlo giocare sempre: che sia Obi, che sia Poli, uno dei due deve dare sostanza a due interni a scelta (come detto le mie prime opzioni rimangono Cuchu e Deki, con Zanna classico jolly) a coprire Sneijder vertice alto. Davanti due tra Milito/Pazzini e Forlan/Zarate.

Il calcio alle volte è semplice, e chi pensa di re-inventarlo va castigato. Anzi, peggio: va proprio ignorato.

Per la cronaca, quando uno studente chiedeva a Scipione di spiegare di nuovo un passaggio poco chiaro, questo voltandosi verso un altro ragazzo diceva “Rossi, che vuole questo?

LE ALTRE

L’occasione era ovviamente ghiottissima, visto il pareggio del Milan in casa con la Lazio, di cui dirò più diffusamente tra poco. Peggio di noi (forse) fa solo la Roma, che becca male col Cagliari di Daniele Conti che contro la Lupa fa sempre gol per la gioia di papà Bruno. Manco a dirlo, sabato sera c’è Inter-Roma e se non finisce pari un allenatore può anche già saltare. La Juve vince bene nel nuovo stadio e sfrutta al meglio i lanci di Pirlo e la pochezza del Parma.

Lo stadio nuovo pare davvero bello, anche se un po’ piccolino, ma il dimensionamento ha fatto i conti con una tifoseria che non ha mai riempito gli stadi a Torino, oltre che ad una congiuntura astrale non proprio favorevolissima ai gobbi. Ad ogni modo complimenti per l’investimento ed il progetto, che senz’altro costituisce un esempio per le altre squadre italiane.

E’ COMPLOTTO

Detto questo, dovrebbero internare l’intera dirigenza bianconera, vista la serie smisurata di minchiate che stanno partorendo negli ultimi mesi. L’ultima è di ieri, con Tuttosport vera velina di propaganda a sbandierare a 9 colonne la richiesta di Agnellino di estromettere l’Inter dalla Champions. Dategli altre due settimane e chiederà la revoca della Champions del 2010 con automatica assegnazione a loro quale parziale compensazione dello scudetto 2006.

La faccia come il culo di questa gente è senza confini, e la stampa ovviamente segue a ruota, prona a 90°: la Juve nel 2006 patteggia la pena (il che vuol dire che riconosce di essere colpevole così da ottenere uno sconto di pena) e si “accontenta” di essere retrocessa in Serie B con qualche punto di penalizzazione. A distanza di qualche anno invece il frittatone viene ribaltato: sono innocenti, cornuti e mazziati.

Devo dire la verità: ai tempi dell’assegnazione, di quello scudetto non sapevo che farmene, ma oggi da interista lo considero per certi versi non solo il più bello, ma il più meritato. Io in quello scudetto ci voglio vedere le “scuse” del sistema calcio per non essersi accorto prima del fatto che qualcuno rubava e aggiustava le partite a suo piacimento, fidando della muta connivenza di tutte le parti in causa.

Passando ai cugini, che per restare in tema di furti da Calciopoli si è ritrovata in casa una Champions che più scandalosa non si può (la Uefa non ha materialmente potuto opporsi alla partecipazione del Milan all’edizione 2006/2007, ma ha espresso il suo dissenso in tutte le forme possibili), come detto iniziano la stagione con un pari dopo essere stati sotto 2-0 contro la Lazio a San Siro. Ovviamente per tutte le prostitute intellectuali la cosa da mettere in risalto è lo “spettacolo” offerto dalle due squadre, e non l’imbarcata che i campioni d’Italia hanno sventato all’esordio. Vero che poi il Milan poteva vincere, ma non ho letto da nessuna parte di un Nesta ridicolizzato nei due gol e di un Thiago Silva assente ingiustificato (la famosa coppia di centrali più forte del mondo).

Ovviamente la panchina di Pato e Seedorf è motivatissima visto l’impegno di Champions di soli tre giorni dopo, mentre il pre-partita di Palermo ha visto squadroni di giornalisti cercare di capire se il sorriso tranquillo di Sneijder fosse davvero sincero o se sotto sotto covasse uno sfogo pronto a deflagrare nel mai tranquillo spogliatoio nerazzurro.

Troie.

WEST HAM

Un altro 4-3 ma qui a nostro favore contro il Portsmouth, che ci porta al 4° posto a soli 3 punti dalla vetta. Piccole soddisfazioni della Championship albionica…

Vediamo il lato buono (if any...) bentornato Principe!

Vediamo il lato buono (if any…) bentornato Principe!

STAGIONE 2011/2012

PREMESSINA DIDASCALICA 

Ho atteso la fine del mercato –più per correttezza d’informazione che per reale speranza- prima di far calare il mio definitivo ed insindacabile giudizio sull’estate nerazzurra e sulle previsioni per la stagione che va a cominciare.

Partendo dal “voto” complessivo, posso tranquillamente dire che il candidato non ha passato l’esame. Non spenderò parole già sentite –e peraltro condivise- sulla mancanza di una strategia a medio-lungo termine, o su cervellotiche operazioni di mercato.

Vorrei invece porre l’attenzione su quel che abbiamo in casa e con cui, volenti o nolenti, dovremo fare i conti.

La rosa sulla carta non è nemmeno malissimo, ma poco si concilia con l’idea di calcio dell’allenatore scelto. Inoltre, si è andato a rivoluzionare l’unico reparto che non dava particolari problemi (attacco) lasciando di fatto inalterati gli altri due, che invece necessitavano di più di un correttivo. Ma andiamo con ordine:

 

ALLENATORE

Sappiamo perfettamente che Gasp è stata una soluzione di emergenza (non è ancora ben chiaro “per colpa di chi”, ma fino a Maggio non c’era idea di cambiare allenatore). Trovatasi senza Mister a metà giugno, un unicum nel panorama mondiale, l’Inter è andata alla caccia di tutti gli allenatori su piazza in quel momento, facendo cadere la scelta sul 4° o 5° di quelli contattati. Ripiego insomma, confermato dal solo anno di contratto che dovrebbe preludere all’arrivo di Guardiola (at least that’s what they say…).

Visto com’è andato il mercato, possiamo dire che la rosa, col 3-4-3 amato dal Mister, c’entra un po’ poco al cazz: quel che mi preoccupa è la difesa, ma ancor di più, come ho già avuto modo di dire, l’integralismo degli allenatori che mettono il modulo davanti agli uomini: compratevi un cazzo di Subbuteo e non rompeteci i coglioni!

 

DIFESA

Se vuoi difendere a 3 devi avere almeno uno (se non due) dei centrali di difesa veloci come il miglior Cordoba, oltre a due esterni realmente capaci di coprire 100 metri di campo per 90’ (oggi può farlo il solo Maicon, forse). Guardando alla storia recente dell’Inter, a mio parere l’unico anno in cui una cosa del genere poteva essere azzardata è stato il secondo anno di Cuper (2002/2003), quando Cordoba-Materazzi-Cannavaro sembravano fatti apposta per giocare in quel modo. Sulla destra avevi Zanetti con 10 anni di meno e il tutto si sarebbe ridotto a comprare un solido esterno sinistro (hai detto niente…). Per la cronaca, invece, 4-4-2 militante con Vivas (las figas) esterno destro e Cannavaro panchinaro malato immaginario…

Ad ogni modo, con l’organico attuale ci esponiamo a figure barbine e non degne di difensori solidi quali Samuel, Lucio e Ranocchia. L’unico che in questo modulo potrebbe trovarsi a suo agio è Chivu ma il saldo costi/benefici resta gravemente negativo. Sugli esterni Maicon e Nagatomo parrebbero i titolari (sia in caso di modulo a 3 che a 4), con Jonathan, Chivu e Zanna alternative più o meno valide e/o conosciute.

 

CENTROCAMPO

Il mio auspicio era di avere un ottimo giocatore (De Rossi) e un giovane di buon prospetto (Poli o Parolo): è arrivato Poli, che spero diventi il nuovo Tardelli, ma che al momento rappresenta solo un’alternativa migliore di Mariga, e non –ancora- un valido sostituto del trio degli amatissimi lungodegenti (Deki-Cuchu-Thiago). Credo che un calcolo sulla contemporanea disponibilità dei tre in questione nell ultimo campionato partorirebbe un numero non superiore a 10 e, anche andando di ottimismo a manetta, non credo che la situazione possa migliorare con un anno in più sul gobbone.

Vero che non ci sono campionissimi comprabili in quel ruolo (Fabregas è tornato a casa, e con Xavi e Iniesta sono talmente forti che uno finirà per fare panchina perché se no non vale…): De Rossi mi pareva un nome per il quale l’offertona poteva essere fatta, stante anche il momento non idilliaco di Danielino nella Capitale e con la nuova proprietà appena insediata. Così non è stato, De Rossi è rimasto alla Roma e a partire da Gennaio, sic stantibus rebus, potrebbe trattare con le altre squadre per un passaggio a Giugno a 0 eur (tenere a mente, please).

Tatticamente lo schieramento del centrocampo è a forma di punto di domanda, viste le incertezze sulla difesa: se dovesse permanere la difesa a tre (che come detto mi auguro venga presto giubilata) dovrebbero esserci 2 posti a disposizione come centrali, più i due da esterno già menzionati prima: i due centrali dovrebbero quindi uscire dal Trio-Baggina più Poli e Sneijder. Se invece ci fosse una linea difensiva a 4, ecco che le soluzioni potrebbero portare a un rombo (sostanzialmente Sneijder più altri tre) o al doppio mediano (diciamo Cuchu-Deki) inserito in un 4-2-3-1 di Mourinhana memoria ma con un filtro difensivo tendente a zero.

 

ATTACCO

Partito Eto’o, di cui dirò in seguito, e Pandev, il cui addio è irrilevante, sono rimasti Pazzini e Milito ed arrivati Forlan e Zarate. Inutile dire che lo scambio è tutto a sfavore dell’Inter, calcisticamente e non solo. Era ovvio che, dando via il miglior numero 9 del mondo, non potesse esserci un sostituto all’altezza. Diciamo anche che, dovendo comprare, e potendolo fare solo una volta fatta cassa, e quindi al 20 agosto o giù di lì, non è che fosse rimasto ‘sto granché da prendere.

C’è però da dire che un tentativo serio per Tevez l’avrei fatto: non capisco perché, quando sono i nostri a voler andar via, Moratti & co. calano le braghe con la litanìa del “non possiamo né vogliamo tenere chi non è contento di stare all’Inter”, mentre per un giocatore (forte, cazzo, forte…) che da 6 mesi dice di voler lasciare Manchester non si riesce a far la manfrina del prestito con diritto di riscatto…  Ad ogni modo, Forlan è stato un giocatore molto valido, e forse per una-due stagioni può esserlo ancora. Zarate temo mi farà rimpiangere il miglior Recoba (stessa indolenza, stessa scarsa propensione ad allenamenti e compiti tattici, poco genio e molta sregolatezza). La speranza è che, seppur adattati, possano fare al caso di Gasperini in un tridente offensivo, nel quale comunque dovrebbero giocare sempre (vista la mancanza di alternative nel ruolo) a discapito di Pazzini o Milito (alternativi l’uno all’altro).

Nel caso di rombo invece, come detto ci sarebbe Sneijder a giocare nel suo ruolo (trequartista) dietro due punte (due maglie per 4 “titolari”, come è giusto che sia in una squadra che voglia dirsi “grande”). Infine, nel caso di 4-2-3-1, rimarrebbe il ballottaggio per il puntello davanti, con Forlan-Wes-Zarate a fare la versione aggiornata di Eto’o-Wes-Pandev.

A voi la scelta.

 

GIOVANI

E’ uno dei luoghi comuni che sinceramene soffro di più: “facciamo giocare i giovani”, come se bastasse la carta d’identità, e non piedi e testa al di sopra della media. Avevamo due dei migliori prospetti in Italia ed in Europa (Balotelli e Santon) e li abbiamo dati via. Secondo me a ragione, aggiungo, vista l’annata balorda di Balotelli al City –il futuro per lui è ancor meno roseo vista la concorrenza di Aguero, Dzecko, Tevez e Nasri- e visto il triste ma oggettivo declino di Santon (da domatore di Cristiano Ronaldo a panchinaro al Cesena, passando per un menisco ballerino). Una sconfitta sportiva? Può darsi, ma che comunque ha portato più di 30 milioni nelle casse della Società.

Devo poi riconoscere che, a giudicare dalle prime uscite, i ragazzi su cui sperare ci sono: Obi mi piace moltissimo, e a centrocampo può fare un po’ di tutto, così come Faraoni sugli esterni (destra e sinistra, davanti e dietro). Coutinho si spera confermi i miglioramenti fatti vedere al Mondiale Under 20, mentre Castaignos e Alvarez per ora hanno fatto vedere poco, ma quasi tutti avevano salutato il loro arrivo con toni entusiastici: tra questi 5, mi accontenterei di averne anche uno solo “da Inter”. Staremo a vedere.

 

SOCIETA’

Ribadisco quanto già accennato nelle righe precedenti. Quando si fanno affari con l’Inter, troppo spesso sono gli altri ad avere il coltello dalla parte del manico.

Poche balle, Moratti ha svenduto Eto’o: una valutazione di 22 milioni più bonus (siamo generosi e facciamola arrivare a 28 mln), è un affare per i russi. L’ingaggio pazzesco è poi altra roba e non riguarda altri se non il giocatore. Il Sig Massimo si è fatto ingolosire dai minori costi derivanti dalla cessione del Re Leone (il famoso titolo gazzaceo sui 99 milioni ricavati sono puro fumo negli occhi, visto che sono calcolati su tre anni e che nello stesso periodo comunque l’Inter ne spenderà più della metà tra cartellini e ingaggi di Zarate e Forlan). Comprendo le ristrettezze e la voglia di rientrare dopo aver finalmente vinto, ma allora devi essere capace di vendere.

L’Inter rivende Eto’o sostanzialmente alla stessa cifra a cui l’aveva acquistato, ed in un calciomercato in cui Pastore è stato pagato 43 mln e Sanchez quasi 40 (più giovani, vero, ma nemmeno paragonabili all’africano), per me questo è un regalo. Oltretutto lo vendi al classico riccone (russo o sceicco arabo che sia), che di solito non bada a spese e che invece in questo caso –proprio in questo caso-, ha usato il bilancino nel pagare il cartellino, tornando invece a spalancare i cordoni della borsa per quel che riguarda l’ingaggio al giocatore.

Morale, i soldi sono vostri e giustamente fateci quel cacchio che volete, ma non fatecela passare come l’offerta che non si può rifiutare…

 

E’ COMPLOTTO

Qui c’è da tirare le orecchie tanto alle solite prostitute intellectuali quanto agli splendidi responsabili della comunicazione della Società.

Nel marasma estivo segnalo qualche chicca:

1)    La Gazza ci passeggia sui testicoli per un mese dicendo che Sneijder ha già firmato con il Manchester (a giorni alterni United o City). Profetico il titolo: “Wes va da Mancini per 36 mln“;

2)    Repubblica, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/08/26/sms-dal-daghestan.html per voce o meglio penna di quel gobbo impenitente di Maurizio Crosetti (che oltre ad essere bianconero ha anche l’aggravante di voler passare per imparziale), va a fare le pulci non sulla partenza di Eto’o, ma sulla lettera che ha scritto per salutare tifosi e società http://calciomercato.corriere.it/2011/08/25/ecco-la-lettera-di-ringraziamento-di-etoo/ . Lettera se si vuole un po’ sdolcinata, senz’altro banale, ma una volta che scegli di scriverla (cosa alla quale comunque Eto’o non era tenuto), cosa vuoi che ci sia scritto? “me ne vado perché siete una manica di pirla!”?. E invece no, giù a sindacare e ironizzare sull’esistenza di un tifoso da Eto’o definito “il migliore”, su una signora definita “mama italiana” e via così. Su, gobbo… Eto’o è andato via, siamo più deboli dell’anno scorso, godi per questo e non ti crucciare…

3)    Sempre la Gazza rimesta la solfa del clan degli argentini che, complice il velenosissimo asado de tira, decide le sorti di potenziali nuovi compagni o allenatori (lì sarebbe stato deciso il non arrivo di Mascherano, lì sarebbe stato deciso il boicottaggio contro Benitez): morale, se Milan, Juve e Roma chiedono il parere di Maldini, Del Piero o Totti si avvalgono dell’esperienza dei senatori e del “termometro” dello spogliatoio. L’Inter invece è ostaggio di brutti ceffi quali Zanetti e Cambiasso che hanno uno ius vitae ac necis su chiunque graviti nella galassia Inter;

4)    Per questi e altri 125.343 motivi avevo salutato con gioia l’exploit del Presidente contro la Gazzetta (“liberi loro di scrivere quel che vogliono, libero io di non comprarla”), nei giorni del delirio-Palazzi, salvo poi farsi gabbare l’altro giorno con un titolone senz’altro distorto (“Pazzini deve giocare”) e con la beffa di far passare la tipica esternazione “simpatttica” carpita dalla pletora di giornalisti in attesa fuori dai Bagni Piero come l’intervista esclusiva mondiale data alla Rosea.

Questo è quel che capita a fare la guerra (ripeto: sacrosanta) alla prostituzione intellectuale, senza esserne capaci. Dopo una dichiarazione del genere (”non vi leggo più”) non parli più per tutta l’estate, se non attraverso i tuoi canali (sito) per dire le cose che tu vuoi dire, senza nessun timore di fraintendimenti più o meno involontari.

5)    La cagata (perché è una cagata) della ditta di piscine che vuole pignorare un giocatore nerazzurro è la classica barzelletta che può succedere solo all’Inter. Mi immagino come possa essere andata: questi chiedono soldi, l’Inter non paga perché il lavoro è stato fatto male, questi dicono “se non mi paghi io chiamo la stampa”. Se è così, prepari un bel comunicato, pronto da piazzare sul sito 10 secondi dopo la loro sparata e non due ore dopo, quando ha già fatto il giro di tutte le redazioni.

Così invece per una giornata abbiamo avuto tutta Italia che scuoteva la testa dando dei pirla o pezzenti all’Inter perché non paga il trumbé. Guarda caso, poco dopo il comunicato dell’Inter questi hanno fatto marcia indietro dicendo che la controversia è in via di risoluzione. Cresta abbassata col minimo sforzo: pensarci prima no eh?

stag 2011 2012

PART TIME LOVER

MILAN-INTER 2-1

 Mettiamola così: è finita come temevo, ma con la beffarda aggiunta di un primo tempo ben giocato che mi aveva illuso di essere stato troppo pessimista. La realtà invece, prosaica e maschilista, non è troppo dissimile dalla tipa che-te-la-fa-vedere-ma-non-te-la-dà

Gasp, dopo aver provato per un mese Sneijder da centrocampista puro, lo schiera punta esterna con Alvarez nel 3-4-3 tanto per complicarci un po’ la vita. Per il resto, Motta e il recuperato Stankovic galleggiano a metacampo, con il capitano e Leroy Obi a stantuffare sulle fasce.

Come detto il primo tempo sembra neanche vero: i nostri paiono giocare insieme da anni con questo modulo, anticipano che è una bellezza e ripartono bene cercando il Re leone là davanti (Pazzo è in panca). Il Milan non ci capisce molto, e sembra molto più in bambola di noi, con il solito Gattuso a picchiare a tutto campo e a non prendersi il sacrosanto secondo giallo alla mezzora, allorquando interviene per due volte in 5 secondi su due interisti al limite dell’area. Parapiglia (ma senza gioco della bottiglia) intorno all’arbitro, che ovviamente grazia il simpatico guascone e palla pronta per Wesley, che tanto per spegnere subito le polemiche piazza la boccia a fil di palo beffando il portiere nazifascista e portandoci in vantaggio.

Da segnalare l’ottima prova di Obi, centoventottesimo uomo adattato sulla fascia sinistra nella storia dell’Inter, che però ci mette impegno e gamba, oltre a saltare un certo signor Nesta un paio di volte in bello stile. Mi smentirà alla prossima, ma è fin dalle prime apparizioni che il ragazzo mi sembra buono…

Anche dopo il gol, i nostri governano bene e lasciano poco spazio a quelli là, se si esclude un palo di Ibra in chiusura di primo tempo, triste epifanìa di quel che sarà nella ripresa. Dove infatti, tanto per complicarci ancor di più la vita, Gasp decide di tornare alla difesa a 4, che è sì più conosciuta dai nostri, ma che fa perdere quegli automatismi che avevano prodotto il primo tempo di cui sopra. Morale le squadre si scambiano lo spartito, con l’Inter gravemente colpevole nell’azione del loro pareggio. Palla strumpallazza che ballonzola tra i piedi di 3 o 4 interisti senza che nessuno decida di spazzarla proditoriamente in fallo laterale, ed ecco che la stessa arriva in fascia per i piedi ben educati di culetto d’oro Seedorf, il quale imbecca Ibra per la capocciata che vale l’1-1.

Ulteriore aggravante, il pari consente a Allegri di operare un cambio “normale” (Pato per Robinho) e non “alla disperata” (Pato per il medianaccio Van Bommel). Il genero del Presidente poco dopo capitalizza al meglio un lancio dalle retrovie di Abate per sparare sul secondo palo di prima intenzione: JC è bravo a deviare, ma la palla rimbalza sul palo e resta lì per Boateng che non ha problemi a insaccare a porta vuota. Di fatto la partita finisce lì, con la sola vana emozione di un gol annullato a Eto’o per –giusto? -fuorigioco.

Pensierino della sera: c’è ancora da lavorare, e questo si sapeva. Continuo a pensare che manchi un centrocampista tecnicamente definibile come “coi controcazzi”, soprattutto se Gasp insisterà sul 3-4-3. Modulo che di per sé non mi convince (trovatemi una squadra in Europa che abbia vinto campionati i coppe con quel modulo), e soprattutto per il quale non abbiamo gli uomini adatti. Non posso non biasimare Gasp, che finora si sta macchiando del peccato per me più grave che ci sia nel mondo calcistico: la ubris, la supponenza di ritenere lo schema superiore al giocatore. Se ho odiato Sacchi per questo, posso concedere tempo e attenuanti a Gasp, ma non assolverlo.

E’ COMPLOTTO

Dopo essere tornato solo un attimo sul mancato secondo giallo a Gattuso –cosa che non dovrebbe stupire, vista la frequenza bisettimanale con cui la cosa si ripete-, faccio notare come tutti i commentatori, sia in diretta che in studio, abbiano ovviamente scagionato il capitano rossonero, adducendo le stesse motivazioni che di solito vengono portate a supporto del cartellino. Ad esempio: “sì è vero che entra da dietro, è vero che l’uomo va dritto verso la porta, è vero che ha appena fatto un altro intervento simile (ricordiamo il concetto di “ecceso di foga”) ma insomma siamo solo alla mezzora, l’arbitro non ha applicato il regolamento ma lo ha interpretato”. Morale, come al solito, ce l’han messo nel culo e tocca anche ringraziare.

Noto poi che a fine partita Bruno Gentili commentando la ripresa del Milan ci dice che Allegri ha messo in pratica quei consigli che Gentili stesso aveva auspicato. Auspicato??? Non ipotizzato, nemmeno suggerito. No, proprio auspicato. La prossima volta andate a seguire la partita direttamente in curva, che è meglio…

Da ultimo, faccio un’umile richiesta alla RAI: è possibile avere, tra le due voci a commento, almeno una con dei principi base di dizione? Sentire per 90’ abomini del tipo “Ibbra, Robbinho, Obbi, il Mila (anziché milan) è stato quasi più fastidioso di vedere Boateng fare il ballerino tabbozzo.

Almeno godiamoci Leroy...

Almeno godiamoci Leroy…

MIRACOLISSIMO

INTER-LAZIO 2-1

Bravi, c’è da dirlo. E fortunati, il che non guasta. Certo, a voler rompere i coglioni vien da pensare che se avessero giocato le ultime partite con la stessa garra, saremmo qui a parlare di un’Inter ancora in corsa per lo scudetto. Non che abbia mai pensato fosse davvero possibile vincerlo. Vincere il derby sì, e poi giocarcela punto a punto, ma quella era una speranza, non una convinzione. Certo, c’è modo e modo di NON vincere un campionato, ma questo porterebbe via tanto righe, troppo tempo e infiniti mal di pancia. Comunque, restiamo ai fatti e raccontiamo di una gran bella rimonta, dopo aver subìto il loro gol e giocato da metà primo tempo in 10 uomini.

E invece, sotto di un gol e di un uomo, con Milito agnello sacrificale per far posto a Castellazzi, la squadra si compatta, lasciando a Sneijder ed Eto’o il compito di inventare e allestendo una doppia linea massiccia e incazzata pronta a tamponare e ripartire. L’intenzione è premiata forse aldilà degli effettivi meriti, se è vero come è vero che i due gol arrivano su episodi isolati (splendida pennellata di Sneijder su punizia e gol di Eto’o dopo scivolone tragicomico del loro terzino).

Fortuna audaces iuvat, dicevano i latini, e spesso gli antichi ci azzeccavano.

Il centrocampo filtra e ripropone come nei bei giorni, Cuchu-Zanna e Deki (fino al 489° stiramento della stagione) girano bene, anche se il migliore, in tutti e 90 i minuti, è Nagatomo: il ragazzo pare in trance agonistica per quanto corre, sovrappone e addirittura sovrasta di testa avversari ben più prestanti di lui; la prestazione è tale da meritarsi il titolo di questa cacatella (“miracolissimo” pare essere una delle prime espressioni imparate da Yuto San ai tempi di Cesena).

Detta con la solita esterofilìa che mi contraddistingue, tra il nippico nanerottolo e il butterato del Delta del Po (alias Santon) attualmente non c’è paragone. Ne avremo ulteriore prova il prossimo weekend, quando i due potrebbero trovarsi sulla stessa fascia, uno contro l’altro. Staremo a vedere. Tornando al match, acchiappati pareggio e vantaggio nella guisa di cui si è detto, l’Inter poi è brava a resistere tanto quanto la Lazio è ingenua nel non saper approfittare dell’uomo in più, per non parlare della clamorosa ingenuità di Mauri che si fa cacciare (ristabilendo la parità numerica a metà ripresa) per uno stupido calcetto di reazione dopo fallo di Nagatomo.

Paradossalmente, le occasioni migliori i romani le hanno in 10 contro 10, con un clamorosa traversa di Kozac e un paio di incursioni di Dias. Nota di biasimo per i giardinieri di San Siro che, oltre a non riuscire a trovare una soluzione ad un campo che da vent’anni è indegno della tradizione di quello stadio, hanno anche la pensata di bagnare il prato dopo il riscaldamento dei giocatori, causando una ventina di scivoloni nel solo primo tempo, oltreché la ruzzolata fatale a Biava, che scarlìga (gergo tènnico milanese) proteggendo la palla e  aprendo un’autostrada ad Eto’o nel 2-1 interista di inizio ripresa. Va così, si vince e sinceramente parlando mi sarei accontentato del pareggio agguantato a fine primo tempo, visti anche i risultati dagli altri campi.

E invece, “rischiamo” di arrivare secondi, e magari di vincere una cazzo di Coppa Italia non sarà granché, ma che in ogni caso fa “spessore” ed è senz’altro meglio di un calcio in culo. Sempre che i gufi e le prostitute intellettuali non se la prendano troppo a male…  

E’ COMPLOTTO

La rabbia monta in settimana quando inizio a sentire aria di gufata. La situazione al fischio di inizio è questa: Inter 2 punti sotto il Napoli (impegnato a Palermo) e 3 punti sopra la Lazio, ospite di giornata al Meazza. La critica è unanime nel sottolineare il rischio dei nerazzurri di vedersi battuti e quindi raggiunti dai laziali, ma di fatto quarti visti gli scontri diretti che a quel punto vedrebbero prevalere gli aquilotti. Non uno che abbia paventato l’ipotesi di un’inopinata vittoria dell’Inter (giocava pur sempre in casa, era reduce da qualche sconfitta di troppo e doveva riscattarsi) e magari di un concomitante pareggio del Napoli in terra sicula, dopo che Delio Rossi aveva già sbancato l’Olimpico ai danni dei giallorossi solo 7 giorni prima. No: l’Inter doveva guardarsi alle spalle per evitare lo spauracchio dei preliminari di Champions, se non addirittura dell’Europa League.

E poi Eto’o, Milito e Pazzini messi insieme non segnavano da 168 giorni, mentre gli avanti della Lazio per 5 giorni sono addirittura diventati “i Fantastici 4”.

Sappiamo com’è andata (l’Inter vince, il Napoli perde, nerazzurri secondi e partenopei terzi).   Quindi sucate. Tutti.

Volete sapere i commenti che le mie caste orecchie hanno dovuto sentire? Testuale: “L’inter batte la Lazio e consolida la sua posizione in classifica”. Passare da terzi a secondi adesso si chiama “consolidare”.

Voi invece vi chiamate sempre nella stessa maniera: Prostitute!  

LE ALTRE

Il Milan di fatto vince lo scudetto passando nel finale a Brescia. Non la seguo, e apprendo solo in seguito del leggero malore di Zio Fester Galliani al gol di Robinho… Se il prezzo per togliercelo di mezzo è un cazzo di scudetto, allora facciamoglielo vincere e siamo pari!

La Juve riesce nel capolavoro di rubare un rigore e farsi recuperare al 95’, mentre la Maggica batte il Chievo e si avvicina ai cugini. Dietro boccata d’ossigeno per Doria, Parma e Cesena. Bari (al 100%) e Brescia (diciamo 80%) salutano con l’altra mano la Serie A.

WEST HAM

Quel fighetta di FernandA Torres ovviamente aspetta proprio gli Hammers per svegliarsi: inevitabile sconfitta a Stanford Bridge ed altro colpo di badile alla fossa della retrocessione…

E' alto, biondo e con gli occhi azzurri. Che straveda per lui?

E’ alto, biondo e con gli occhi azzurri. Che straveda per lui?