VA BENE VA BENE COSI’

GENOA-INTER 0-1

Poche righe su una partita che in effetti ha avuto poco da dire, ma che la cosa più importante l’ha confermata: l’Inter doveva vincere e ha vinto.

Il fatto che il gol sia stato segnato di testa da Nagatomo e su assist al bacio di Alvarez dà la misura dell’impresa.

Ranieri insiste su Pazzini e Milito davanti, con il secondo che ne ripaga la fiducia sbagliando l’ennesimo gol da zero metri, sparando addosso a Frey dopo un miracolo del portiere francese su cabezazo di Walterone Samuel.

Il Principe ci ha addosso una sfiga che anche solo con la metà dovrebbe chiudersi in casa per paura di essere investito sulle strisce, e la conferma (ennesima e non richiesta) arriva poco dopo, quando lanciato a rete viene ingroppato dal terzinaccio rossoblu al limite dell’area: punizione dal limite e espulsione, tutta la vita. Macché: tal Banti da Livorno fa cenno di proseguire, in quella come in almeno altre 3 occasioni in cui il fallo subito dai nostri (pur senza essere da “rosso”) scintillava nella sua cristallinità.

Poli fa il suo esordio nella sua Genova 4 mesi dopo essere arrivato all’Inter e finché sta in campo fa il suo, per quanto confinato sulla fascia sinistra. Dall’altra parte c’è la conferma di Faraoni, seppur meno brillante di altre volte. C’è di buono che in tutto il primo tempo u Zena non si fa vivo dalle nostre parti, lasciando solo e ramingo il povero Zé Eduardo. Noi di nostro mostriamo una discreta presenza davanti (erroracci a parte). Non arriverei a parlare di assedio perché, anche se non sembra, sono una persona seria, ma qualche buona giocata i nostri la fanno vedere. Niente gol comunque, a scanso di equivoci

La ripresa vede Alvarez per Faraoni e miei conseguenti improperi “sulla fiducia”: ogni volta che vedo il ragazzo partire a due all’ora e penso che è costato 12 milioni… lasciamo perdere va’. Dico solo che se negli anni scorsi avevo paragonato il passo cadenzato di Thiagone a quello di Lumachina Prohaska, non posso non intravedere in Ricky Maravilla lo Scifo del terzo millennio.

Sui giornali di oggi troverete lodi sperticate per il ragazzo, che come detto piazza il traversone per la capoccia di Yuto San e poi colpisce il palo con una botta da fuori. Togliendo le fette di salame dagli occhi, il ragazzo ha passeggiato per il campo fino al cross del gol, perdendo palloni in serie e facendosi vedere nel pezzo forte del suo repertorio: da mancino puro qual è, parte da metacampo andando verso destra, e quindi mettendosi da solo nella situazione più difficile, e concludendo la gloriosa cavalcata con l’avversario di turno che esce palla al piede sghignazzando.

Quando dalla panchina vedo scaldarsi Obi (di piede più ruvido, ma di corsa e grinta nemmeno paragonabili) spero per un attimo nella sostituzione punitiva, della serie: hai fatto cagare per 20 minuti, torna seduto e medita sulle tue malefatte. Il gol arriva a scanso di equivoci appena prima della sostituzionie, e mi piace penare che con quel cross Alvarez l’abbia scampata bella. Esce Poli che non ne ha più e Riccardino può giocare tranquillo (pure troppo…).

Devo riconoscere che le qualità le ha, ma mostra un’insicurezza di fondo che mi pare dura da correggere. Una volta fatta la prima cosa buona (il succitato cross per il gol) poi si fa vedere in qualche buon recupero e nel palo di cui si è detto. E’ però chiaro che non posso tenere un giocatore in campo sperando che segni o faccia un assist per cominciare a giocar bene.

Tanto per non avere mai vita facile, il nostro vantaggio arriva dopo uno stringiculo mica da ridere: da una palla ferma lo stesso terzinaccio che avrebbe dovuto essere espulso un’ora prima salta su Lucio (nel senso che lui salta e Lucio no) e incorna in rete. Per nostra fortuna il tizio –tal Granqvist- è in fuorigioco, di poco ma pur sempre fuorigioco. Inutile dire che quell’ubriaco visionario di Malesani nel dopopartita si attaccherà a questo e ad altri episodi per giustificare la sconfitta. Sapesse dove lo farei attaccare io… Caazo! (cit. ellenica del soggetto, cercate sul tubo se volete farvi due risate).

I tre punti insomma arrivano ed era la sola cosa che contava; si è rivisto Forlan per Milito nel finale, si è raggiunta una parvenza di normalità nei risultati (in campionato 4 vittorie nelle ultime 5 partite) e pare essersi sistemata la difesa (1 gol preso in 5 partite). Ancora stitico l’attacco, si spera in un fine sfiga…

 

E’ COMPLOTTO

So di essere tedioso, ma come al solito il problema non è il farneticante di turno (Malesani nel caso), quanto il modo in cui lo stesso viene trattato dai giornalisti: sentirlo lamentarsi per il gol annullato (se non ho capito male il suo ragionamento è che il suo giocatore non fosse “sufficientemente” in fuorigioco) e di quello preso (viziato da un fallo dei nostri a sentir lui) fa parte delle querimonie del dopo partita di qualunque squadra giochi contro l’Inter (contro Milan e Juve invece tutti zitti e fair play, non parlo degli arbitri, torti e ragioni alla fine si compensano e volemose bene).

Sentire il silenzio assordante, o l’esplicito assenso di chi gli sta intorno è il vero problema: ricordargli che il Genoa avrebbe dovuto giocare in 10 per un’ora e passa era evidentemente inopportuno, così come rimarcare il fatto che quel guardalinee aveva azzeccato tutti i fuorigioco segnalati fino a quel momento.

Concludo con un rapido accenno al cosiddetto Tavolo della Pace: ho sentito e condiviso le opinioni di chi si chiede come facciano a far pace due parti che sono così pervicacemente convinte delle proprie ragioni e (forse ancor di più) dei torti dell’altra.

Che poi noi si abbia ragione sacrosanta e loro siano matti da legare è fuor di dubbio.

Nel mondo delle favole, sarebbe molto carino sentir dire da qualcuno (tipo il presidente Ovino) “ok abbiamo scherzato, in effetti nel 2006 la Juve ha patteggiato la Serie B con penalizzazione e ha ripudiato la dirigenza. Ora, visti anche i sonori pernacchioni presi in una decina di Tribunali sparsi in varie giurisdizioni, la chiudiamo qua”. Ma ho come lì impressione che non sia così, e qui vorrei sentire il Signor Massimo alzare la voce come NON ha fatto in tutti questi anni.

Wishful thinking…

La scenetta mi strappa sempre un sorriso...

La scenetta mi strappa sempre un sorriso…

SANTA MARIA IMMACOLATA

INTER-CSKA 1-2

 Il titolo è dovuto al fatto che una simpatica tre giorni montana, in occasione del “Ponte della Madonna”, mi ha fatto assistere un poco distratto alle ignobili gesta dei nostri, e a prendere quindi con rassegnazione cristiana quel che pare essere diventato un inevitabile epilogo dopo 90 minuti di arte pedatoria.

Morale, tre generazioni della mia gens si sono chieste all’unisono come …zzo fosse possibile sbagliare un gol come quello spedito sulla traversa da Milito Diego Alberto al minuto 89, e se mai il suddetto sarebbe riuscito a segnare un altro gol prima di passare a miglior vita.

La mollezza della squadra era degna della partita, insignificante per un’Inter già certa del primo posto nel girone delle chiaviche; certo che un minimo di dignità questa gente poteva anche mettercela, onorando l’impegno ed evitando la quinta (quinta!) sconfitta casalinga di questa stagione. Invece, Zarate ha fatto il “solo contro tutti” per tutta la durata del match, la difesa ha giocato alle belle statuine sui gol subiti e Milito ha battuto il record di occasioni sbagliate: oltre alla traversa di cui ho detto, da segnalare nel primo tempo un assist a tre all’ora che nelle pìe intenzioni avrebbe dovuto pervenire sui piedi di Zarate, o in subordine Obi, e che avrebbe potuto passare tra portiere e stopper avversario solo approfittando di una inopinata doppia paralisi dei suddetti.

I russi invece non hanno il senso dell’umorismo o, in subordine, erano solo al primo giro di vodka: morale, la palla è finita lemme-lemme tra le  braccia del portiere.

Tentando un’analisi a consuntivo, non posso non riproporre uno dei miei leit motiv :

per quanto vecchi e usurati, il giorno in cui Zanetti e Cambiasso saranno i problemi dell’Inter, saremo stanchi di vincere in Italia e in Europa.

Non è un caso che il gol di ieri arrivi dal Cuchu, abile come al solito ad andare a rimorchio del primo tiro (Cambiasso non per niente è appassionatissimo di basket, e “va a rimbalzo” meglio di chiunque altro in Serie A); non è un caso nemmeno che il Capitano, 38 anni suonati, dopo 89 minuti parta in tromba seminando avversari per 30 metri e depositi la boccia sulla testa (di c…) di Milito con scritto “spingimi”.

C’è un solo aspetto negativo nella ennesima prestazione dei due signori in questione: se i migliori (o i meno peggio) sono loro, stiam freschi… Le invocatissime nuove leve si palesano in tutta la loro insipienza (Alvarez), inesperienza (Obi), cocciutaggine (Zarate) ed altri difetti assortiti. You name it…

Né il futuro pare essere roseo, vista la scarsa propensione (ed ancor minore talento) all’acquisto di cui ho più volte scritto e che proprio in questi giorni trova l’ennesima conferma: Tevez, inseguito per tutta l’estate da Branca & co. non si è mosso da Manchester pur essendo già allora “separato in casa” e quindi non proprio incedibile. Quattro mesi dopo, il Milan pare riuscire nell’operazione che tutti gli uomini di buona volontà e di decente buon senso avrebbero tentato in Agosto: prestito subito (più o meno oneroso) e impegno (più o meno vincolante) per acquisto l’anno prossimo.

Devo ancora capire se l’eccezione, nella gestione del mercato interista, siano le ultime sedute che ci hanno fatto svendere Eto’o e pagare a peso d’oro Alvarez, o i bei tempi andati con Cambiasso a parametro zero e Julio Cesar, Maicon e Samuel presi  con ventottomila lire. Non che la solfa cambi granché: soldi non ce n’è, voglia meno e intuito zero proprio.  Hard times, my friend…

LE ALTRE

Il Napoli fa l’impresa: non tanto andando a vincere contro un Villareal senza motivazioni, quanto per aver passato il turno nel girone di ferro della Champions, estromettendo niente meno che il City del Mancio che in Premier League sta più o meno dominando. Bravissimi gli azzurri, tanto quanto antipatici Mazzarri (un invasato nel farsi espellere) e de Laurentiis (con quell’aria da filosofo saccente che fa finta di essere il nuovo arrivato… odioso).

Il Milan pareggia la sua partita inutile dopo essere stato in vantaggio 2-0 fino a 5 dalla fine o giù di lì.

Morale: l’Inter, a dispetto di ogni merito, è prima nel suo girone e quindi può pescare bene nel sorteggio (le forti sono passate per prime o sono uscite direttamente – vedi i due Manchester): ora come ora, una qualunque delle seconde classificate sarebbe forte abbastanza per aver ragione dei nostri senza troppi problemi. La sola speranza si chiama tempo: si giocherà tra tre mesi, e la pia illusione è che ora di allora Maicon e Sneijder siano deambulanti, e Forlan si dimostri una punta migliore dei Milito, Zarate e Pazzini visti ultimamente. Se poi arrivasse un colpo a sorpresa dal mercato (ma non credo che Messi possa arrivare)…

E’ COMPLOTTO

Sono finalmente arrivate le due frasi che accompagnano ogni trattativa a strisce rossonere, e cioè: “il giocatore (in questo caso Tevez) vuole solo il Milan” ed “è disposto a ridursi l’ingaggio pur di andare al Milan”. A parte il misto di rabbia e invidia di cui ho detto prima (loro fanno adesso quel che noi avremmo dovuto fare in estate), quel che mi schifa è la prona sottomissione dei media nel vomitare periodicamente le stesse frasi riferite solo ai MeravigliUosi, il cui ufficio stampa ha evidentemente gioco facile nel far riportare la propria voce al 101% della fedeltà.

Chissà come fanno…

...gna fa...

…Gna fa…

TUTANKHAMON

INTER-UDINESE 0-1

Il titolo è ovviamente allusivo, e debbo un ringraziamento a Gio’ che facendo la battuta mi ha fatto cambiare in corsa la frasetta tragicomica a cui avevo pensato.

10 Tutankhamon e un Faraone; 10 mummie che camminano in campo col girello e un giovincello che fa quel che può, lo fa anche bene, ma da cui non è giusto aspettarsi miracoli a manciate. Se poi, quando il suddetto faraone esce per crampi, la squadra spegne anche quel minimo di triste decenza fatta vedere fin lì… sèmm a post!

Ho letto il commento sul Corriere di Fabio Monti, uno dei tanti pseudo interisti che in realtà passano la vita a sparare ad alzo zero contro la squadra “perché lo fanno per il suo bene”: tanto per chiarire, è quello che l’anno scorso preconizzava pesanti punizioni per l’Inter per l’acquisto di Pandev come antipasto di una successiva revoca dello scudetto del 2006.

Si commenta da solo, insomma.

Epperò, esattamente come l’orologio fermo, anche lui due volte al giorno segna l’ora giusta: nel suo pezzo parlava di squadra finita, da rifondare con giudizio e visione strategica, e soprattutto intravedeva un aspetto positivo nell’ennesima sconfitta casalinga della stagione: l’ineluttabilità di questo declino e la fine di qualsiasi alibi o giustificazione. Come diceva Bartali gli è tutto sbagliato…

Il rigore uccellato di Pazzini è ovviamente un incidente che può capitare (ask David Beckham and John Terry for references…) ma è purtroppo simbolico del momento dei nerazzurri. Momento che oltretutto non pare essere così passeggero, dato che i problemi sfiorano ormai la cronicità e si fanno ogni giorno di difficile soluzione.

E’ difficile in occasioni del genere mantenere la lucidità e riuscire ad isolare i pochi aspetti positivi, anche perché di fronte abbiamo avuto l’esatto punto di arrivo di un progetto che da noi non è mai partito: un attento e continuo monitoraggio dei giovani di tutto il mondo, con la speranza di averne 1 o 2 ogni anno che possano soddisfare il requisito più raro al mondo per il tifoso nerazzurro: “essere-da-Inter”.

Vedere Isla, Armero, Basta furoreggiare sulle fasce, con corsa e tecnica, e sapientemente telecomandati dall’odioso quanto bravo Guidolin, è un contrappasso durissimo da accettare, ma altrettanto inevitabile. Loro (l’Udinese, non il Real o il Manchester Utd), negli anni hanno scoperto e preso Sanchez, Di Natale, Inler, Handanovic, più almeno altrettanti buoni cursori (vedi i tre citati poc’anzi), a prescindere dall’allenatore seduto in panchina.

Noi nelle ultime tre finestre di campionato abbiamo comprato poco e soprattutto male, e venduto se possibile peggio (il riferimento non è tanto alle cessioni di Balotelli e Santon, di cui personalmente non ho pianto la dipartita, quanto alla (s)vendita di Eto’o, la cui importanza e bravura nel coprire le magagne nerazzurre emerge ancor di più in questi mesi). Noi quest’estate abbiamo pagato una dozzina di milioni per Alvarez, che non è un regista, non è un’ala, non è una punta, ma che soprattutto è il giocatore più lento che abbia mai visto, senza nemmeno essere veloce di pensiero, che è di solito la qualità con la quale si cerca di supplire alla gamba marmorea (vedi “king of bradips” Thiagone Motta).

Niente, l’Inter ovvero il Sig. Massimo hanno legittimamente deciso che soldi non ne vogliono più spendere, che vogliono rientrare di tutti gli sforzi fatti in 15 anni (e cara grazia che ci sono stati, e grazie di cuore per tutto quel che abbiamo vinto). L’ho già detto mille volte: rientra nei loro diritti e al posto loro ragionerei nella stessa maniera. Ma non venite a spacciare questo per strategia oculata, valorizzazione dei giocatori attualmente in rosa, vincoli imposti dal Fair Play finanziario e balle varie.

Come detto mille altre volte il circolo è vizioso, perché se soldi e giocatori acquistabili già adesso non abbondano, non arrivare in Champions l’anno prossimo (ipotesi quantomeno da prendere in considerazioni alla stato attuale…) produrrà meno entrate nelle casse nerazzurre e meno “appeal” presso i giocatori più bravi a trasferirsi sulla sponda giusta (è sempre e comunque giusta, per definizione) del Naviglio.

La partita di Sabato è perfino superfluo commentarla: finché l’Inter ha giocato per non prenderle ha fatto la sua onesta partita, è riuscita a creare qualche isolata azione (ricordo un bello scambio Milito-Motta e un bel cross al volo di Faraoni non sfruttato da Pazzini) senza rischiare granché. Per ammissione dello stesso Ranieri, quando ha voluto vincere la partita, inserendo Zarate al posto del ragazzo coi crampi, l’abbiamo presa in culo una volta, e potevano essere almeno due.

Se a tutto ciò aggiungete l’imponderabile, ossia espulsione di Zanetti per doppia ammonizione, la seconda delle quali genera un penalty ben parato da Julio Cesar, ed il già citato rigore sbagliato dal Pazzo nella guisa di cui s’è detto, si può ben capire il momentaccio vissuto dai ragazzi, e ancor di più la lunghezza del tunnel nel quale si sono infilati…

 

LE ALTRE

Juve e Milan fanno corsa l’una sull’altra, per ora accompagnate dalla sola Udinese che però non pare attrezzata per poter tener testa alle due odiatissime rivali. Si profila quindi un testa a testa bianco-rosso-nero, in un nauseabondo clima di restaurazione che speriamo non abbia altre metastasi in giro.

Il Napoli batte il Lecce e si rimette in pista dopo qualche gara di appannamento, in attesa del mercoledì di Champions.

La Roma sbrocca totalmente a Firenze, dove rimedia tre pere e tre espulsioni, alla faccia del proggetto. Mal comune mezzo gaudio, ma anche no, chè di cazzi ne abbiamo abbastanza in casa nostra…

 

E’ COMPLOTTO

C’è…c’è… anche in una giornataccia come quella di sabato, la ciccia qui non manca mai. Tra le sottigliezze che solo un malato come me può notare ce ne sono alcune che mi fanno persin piacere nella loro periodica manifestazione di sé: il perché i giocatori del Milan abbiano sempre gli anni “giusti” fino al giorno in cui passano al successivo, mentre quelli interisti dal giorno dopo abbiano già un anno in più, è un mistero della fede, o forse della prostituzione intellettuale. So che la spiegazione non rende l’idea, vado con l’esempio.

Due ipotetici giocatori di Inter e Milan nati entrambi il 10 Ottobre 1990: fino al 9 Ottobre 2011, quello del Milan avrà avuto 20 anni, mentre già dall’11 Ottobre 2011 quello dell’Inter ne avrà 22.

Altro esempio, letto per l’ennesima volta in questi giorni: il Milan è la squadra che ha mandato in gol più giocatori. Primato sempre molto importante secondo me, perché testimonia della varietà di modi per andare in gol e la non dipendenza da un solo giocatore. Ora, la seconda squadra di questa particolare graduatoria è la disastrata Inter di questi tempi. Ci sarebbe quindi ragionevolmente di che consolarsi, dicendo, va beh almeno quei pochi gol che segnano sono ben distribuiti. Invece no: Pazzini non segna a San Siro da Maggio, Milito è un morto che cammina, per Forlan chiamate pure la Fusetti.

Da buon ultimo, al 90’ della partitaccia di sabato –sulla quale, come si sarà capito, ho volutamente volato alto- Milito viene steso in area, anche se il termine più corretto sarebbe “stritolato”, tanto che la botta non gli consente di battere il rigore (vai a sapere cosa sarebbe successo, ma coi se e coi ma non si fa la storia, tanto per abusar di frasi fatte…). Quella merda umana di Caressa, vedendo il replay, riesce a dire  “palla piena, prende la palla piena”, prima che lo Zio gli faccia sommessamente notare che per lui quello è rigore. A quel punto fa il professorino e dice “beh in effetti il regolamento dice che se il difendente tocca la palla e poi l’avversario, e la palla rimane nella disponibilità dell’attaccante, allora è fallo”.

Ma vai a giocare a poker, vai…

 

WEST HAM

Anche gli Hammers vittime del sabatus horribilis: sconfitta interna con i colleghi di maglia del Burnley: il derby claret & blue finisce 1-2. Per fortuna perde anche il Southampton capoclassifica, e si rimane 2° a meno due dalla testa…

Il Faraone

Il Faraone

COLPO DI… COU(LO)

INTER-CAGLIARI 2-1

La compagine nerazzurra spezza le reni a un Cagliari fresco di cambio di allenatore e privo di due dei suoi uomini migliori (Astori e Cossu).

Fine delle buone notizie.

State alla larga dai commenti trionfalistici e da epifanìe di rimonta che sanno di presa in giro come poche altre cose nella vita.

I miracoli non si ripetono, e all’Inter il miracolo è già capitato l’anno scorso, riuscendo a raddrizzare una stagione cominciata ad minchiam. Già altre volte mi sono soffermato sulla peculiarità di vedere un non allenatore (Leo) capace di serrare i ranghi e di portare la squadra ad un dignitoso 2° posto e ai quarti di Champions.

Vero che i 37 gol di Eto’o hanno dato una grossa mano, ma quel semestre è comunque stato un qualcosa di irripetibile, più ancora del Triplete 2009/2010: quella è stata la sublime conclusione di un ciclo preparato e gestito con attenzione nel corso degli anni, che aveva portato la squadra a crescere un po’ ogni anno e a dare il meglio di sé in quell’anno di grazia. E’ stata una squadra strategicamente concepita per arrivare a poter vincere tutto, e per nostro gaudio l’ha fatto.

Quella dell’anno scorso, invece, era un insieme di ottimi giocatori lasciati senza guida (Ciccio Benitez si è inimicato tutti in 2 giorni) e poi ricompattati nella inusitata maniera di cui si è detto.

Preso atto che la programmazione e la strategia non sono il piatto forte della casa, ci troviamo oggi con una squadra che non funziona, per tre motivi principali:

1)  I campioni rimasti sono 2 –Maicon e Sneijder- e passano più tempo in infermeria che in campo;

2)  La vecchia guardia è tecnicamente e mentalmente affidabile, ma è ormai usurata: Julio Cesar, Lucio, Samuel, Chivu, Cambiasso, Motta, Stankovic, Milito… tutta gente che purtroppo non può più giocare più di una partita a settimana senza correre seri rischi di ricadute;

3)  I giovani, checché ne dica certa stampa prezzolata, non sono assolutamente all’altezza: come dicevo in apertura, non facciamoci ingannare dai giudizi trionfalistici per i Coutinho e gli Alvarez visti contro il Cagliari. Hanno fatto un’onesta ripresa, ma da qui a celebrarne le gesta e farne i nuovi Sneijder e Kakà ce ne passa… Non hanno il passo, né il fisico per giocare ad alti livelli, e se entrambi mi fanno rimpiangere Recoba (con tutte le Madonne che gli ho tirato in 10 anni di stipendi rubati), un motivo ci sarà…

Piccola parentesi per lodare l’illuminata dirigenza nerazzurra nel gestire la settimanella di Sneijder: dopo aver appreso di un problemino alla coscia durante gli allenamenti con la nazionale, la nostra solerte diplomazia è riuscita a risparmiargli ben 2 (due) dei 90 minuti di un’amichevole che Wesley stesso aveva ammesso “contare poco”. Tornato alla base, è stato subito messo nelle amorevoli mani del nostro staff medico, che lo ha consegnato al Mister per la partita di sabato. E come la Ferrari degli anni bui, che riusciva a rompere il motore nel giro di prova, il nostro ha pensato bene di stirarsi il retto femorale durante il riscaldamento.

Ma cazzo, solo io ho pensato che fosse un azzardo farlo giocare dopo tutto quel che si era letto e sentito in settimana? E invece eccola lì, l’ennesima conferma del fatto che a pensar male si fa peccato, ma purtroppo spesso ci si azzecca.

Sto tenendomi alla larga dalla fredda cronaca della partita perché, al di là del risultato favorevole, non c’è davvero molto di cui gloriarsi: bella quanto estemporanea l’azione che porta alla traversa di Pazzini; sapiente il destro a giro su punizione di Zarate con analogo epilogo, ma per il resto poca roba. L’intervallo non pare portare consiglio a Ser Claudio, visto che toglie proprio l’argentino (uno dei pochi che almeno correva e poteva essere un surrogato di Sneijder) per inserire Alvarez, che fin qui ha avuto il solo merito di far apparire Thiago Motta uno scattista da indoor.

In realtà ci dice culo, perché passiamo in vantaggio con gol di Thiagone su punizia di Alvarez, con l’italo-brasiliano in palese fuorigioco, per una volta non visto dagli arbitri. Dopo poco, sempre Alvarez ruba una delle 5 o 6 palle sulla nostra trequarti e avanza lemme lemme verso l’area avversaria. Contrariamente a quanto fatto nelle altre occasioni, non viene rimontato dall’avversario al piccolo trotto, ma combina con Cambiasso per poi servire Coutinho, che esplode tutta la sua potenza con una bomba che si infila rasoterra sul primo palo sfiorando i 40 all’ora… il mio stupore è tanto e tale che grido “ha segnato il bambino dell’asilo!”, dimentico del pupo che mi siede di fianco e che inizia a chiedere ossessivamente se il bambino in questione fosse in classe con lui. Alla fine la risolvo così: “No Pancho, non è in classe tua perché è un po’ più grande”. “Ah, è un mezzano?” “Sì, bravo, è un mezzano, lunedì dillo alla maestra: sabato nell’Inter ha segnato un mezzano!”.

Sul 2-0 l’Inter potrebbe dilagare, ma ovviamente se ne guarda bene, arrivando anzi a rischiare l’imponderabile, quando Larrivey (avessi detto Batistuta) prima si vede annullare il gol per sospetto fuorigioco e poi infila la pera del 2-1, dopo che Faraoni -subentrato nella ripresa e salutato con soddisfazione dal sottoscritto che lo ritiene tra i pochi giovani promettenti- aveva lasciato ampio spazio a Nainggolan per l’assist preciso e conseguente tap-in.

Per fortuna di tempo ce n’è poco, e il tutto finisce in un mediocre 2-1 che ci fa respirare.

LE ALTRE

Volendo fare battute, potremmo dire che la vittoria ci consente di guadagnare due punti su Milan, Lazio e Napoli, nonché tre sull’Udinese sconfitta a Parma. Fatta la battuta, rimaniamo saldamente nella colonna di destra, quantomeno in attesa del recupero di Marassi. La solfa non cambia, tocca fare più punti possibili da qui a Natale e poi alzare la testa e vedere a che punto siamo. Realisticamente parlando non si può puntare a più di un terzo posto, che appare tanto difficile quanto cruciale per il futuro nerazzurro: se già di soldi ce ne sono pochi, chi avrà voglia di venire in una squadra che non fa nemmeno la Champions?

Il Milan onestamente subisce un furto a Firenze, dove Culetto d’Oro Seedorf si vede annullare un gol regolare e Pato piglia un palo interno clamoroso.

Juve e Roma vincono bene e giocano già da squadre rodate, facendo intravedere ulteriori margini di miglioramento. Cazzi acidi per noi, insomma. Dopo una partenza da bradipi, gli altri si stanno rimettendo in carreggiata. Noi insomma…

E’ COMPLOTTO

La mia opinione è che l’immotivata lode ai giovani dell’Inter, che le mie orecchie hanno dovuto ascoltare più volte dopo il match col Cagliari, sia fatta apposta per convincere Moratti che la squadra va bene così, e che non è necessario intervenire in sede di mercato. Niente di più fuorviante, ovviamente, e spero che il Sig Massimo sia sufficientemente lucido per non cadere nel tranello. Pretendo troppo dal mio Presidente?

Per il resto, lo dico dopo un turno di campionato che ha visto l’Inter incredibilmente in debito con “la sorte” e gli arbitraggi: mi spiegate perché tutti (arbitri, Federazione, UEFA) si oppongono così insistentemente alla moviola in campo? Perché non può nemmeno iniziarsi un discorso che ne preveda l’uso in casi determinati? Ieri in 10 secondi si sarebbero potute valutare le posizioni di Motta e Seedorf, per non parlare della perla di Osvaldo, e correggere senza tema di smentita le decisioni prese “in diretta” dall’arbitro. Dove starebbe lo scandalo?

Risposta del complottista: gli arbitri non vogliono cedere nemmeno una briciola del loro potere, della loro discrezionalità, sapendo così di essere fondamentali nel decidere le partite e mantenendosi in tal modo “sul mercato”, appetibili a gente di malaffare che, ragionando per puro assurdo, sia chiaro, potrebbe decidere di corromperli pro domo sua.

Devo finirla di leggere libri di fantascienza…

WEST HAM

Vittoria corsara in trasferta: 1-2 sul campo del Coventry e secondo posto consolidato.

Devo chiedere in che sezione dell'asilo di Panchito danno i grembiuli di quel colore...

Devo chiedere in che sezione dell’asilo di Panchito danno i grembiuli di quel colore…

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Qualcuno mi taccerà di essere il solito italiota attento alle minuzie pallonare nelle stesse ore in cui il nostro Paese consolida la sua posizione di malato terminale al cospetto dei luminari socio-politico-finanziari del mondo.

Può essere in piccola parte vero, in buona parte no, ma soprattutto non mi interessa spiegare qui il perché, a mio parere, “la” notizia di ieri sia stata la sentenza di Napoli invece della non-più-maggioranza.

Anzi, ci dedico solo poche parole: il caro Silvio è un dead man walking, politicamente s’intende, e già da un po’ si è capito che la sua sarebbe stata una questione di “quando” e non di “se”. Aggiungo anche “prima è meglio è, che comunque è già tardi…”.

Liquidate le quisquilie, mi concentro sulle condanne di primo grado pronunciate ieri sera a Napoli e sul modo in cui sono state attese, annunciate e poi commentate.

 Come ben sappiamo, la propaganda di questi mesi, se non anni, ha spinto da più parti in un’unica direzione: così facevan tutti, quindi nessun colpevole.

Il teatrino delle madri, nonne, zie e trisavole di tutte le intercettazioni, annunciate periodicamente come decisive e foriere di squassi nelle indagini dei PM, si sono puntualmente rivelate clamorosi buchi nell’acqua (chi dice “Collina”?; Bergamo che invita Facchetti a cena, senza specificare che quella cena è il “trappolone” preparato ad arte con la Fazi; Carraro che chiama Bergamo supplicandolo di non favorire la Juve contro l’Inter, vista l’imminenza della votazione di Lega).

Di più: a volerle leggere senza l’obnubilamento della propaganda, sono ulteriori elementi a carico degli imputati (ed ora condannati in primo grado). La cosa che non si è mai voluto sottolineare, e che è la prova palese della malafede che ha circondato i cantori di questa storia, è che il problema e l’accusa non è mai consistito nell’aver parlato coi designatori. Il problema e l’accusa risiedeva nel cosa quelle telefonate contenessero.

Come ha giustamente sintetizzato uno dei PM (Narducci) a commento della sentenza di ieri: “Gli imputati non sono stati condannati per aver colloquiato coi designatori, ma per aver commesso degli illeciti. E’ diverso”. Mi pare anche semplice come concetto, ma evidentemente spendere due righe per spiegarlo era troppo compromettente.

 Sono stato ovviamente contento delle sentenze di ieri, perché, per una volta, la cosa non si è risolta all’italiana, come pensavano e speravano i grandi soloni del giornalismo nazionale.

 Ora, è proprio su questo che vorrei soffermarmi, sul come i media hanno reagito ad una notizia del genere. La prima sensazione è stata di comprensibile confusione ed incredulità alla lettura della sentenza.

Ho seguito la diretta su Sky e la schermata dei conduttori in studio sui lanci di agenzia dell’ANSA ha lasciato a bocca aperta anche me: i due lanci evidenziati recitavano testualmente “CALCIOPOLI: MOGGI ASSOLTO” e subito sopra “CALCIOPOLI: MOGGI CONDANNATO A 5 ANNI e 4 MESI”. Misteri delle regole di comunicazione delle Redazioni: avevano già pronti i due titoli? Può essere…

Ad ogni modo, i primi commenti, a “caldissimo”, sono chiaramente i più spontanei, quelli che meglio riflettono il reale orientamento dei giornalisti: sentire Sconcerti dire che credeva che l’accusa di associazione a delinquere sarebbe caduta, rientra nei suoi pieni diritti; sentirlo permettersi di affermare che sarebbe stato addirittura “giusto” è un abominio che non si può nemmeno concepire. Udire ipotesi ardite e catastrofiche del tipo “e se poi in Appello li assolvono tutti, che figura ci fa la Magistratura?” è un altro esercizio di fideismo che mi stomaca tanto quanto non mi sorprende.

Il “nostro” è poi addivenuto a più miti consigli, sfoggiando lo sguardo mezzo sorpreso e mezzo di circostanza allorquando ha detto che evidentemente le sue convinzioni erano errate, e che ora la giustizia sportiva e quella ordinaria sono giunte a risultati analoghi, pur partendo da elementi probatori diversi.

Questo, aggiungo io, che piaccia o no, cara la mia marmaglia di pennivendoli.

Il ragazzo si è poi chiesto retoricamente che razza di calcio avessimo visto e vissuto dal 1994 al 2005, allargando quindi il discorso a tutto il periodo di Moggi alla Juve. La risposta mi scappa talmente tanto che mi vien quasi voglia di non dirla…

E’ il calcio dei ladroni e dei ladruncoli, che noi complottisti abbiamo sempre denunciato, beccandoci per contro dei visionari sfigati, abbaia-luna e intertristi incapaci di vincere.

Ma il quadro da guardare con ribrezzo -e magari da qualcuno pure con vergogna- non è nemmeno così “limitato” (ammesso e non concesso che possa dirsi “limitato” un decennio di ruberie di un figuro che agisce da Direttore Generale della squadra più blasonata di Italia): la sentenza non dice altro, ma non mi serve un pronunciamento nel nome del popolo italiano per ricordare che, prima che alla Juve, Moggi fosse stato il Deus ex machina del Napoli di Maradona, con anni di controlli antidoping allegramente superati grazie a falli di gomma pronti ad urinare alla bisogna, e che ancor prima il nostro avesse dato sfoggio di sé al Torino, allietando le nottate degli arbitri di Coppa con la compagnia di donnine opportunamente istruite sul da farsi.

Né la Juve, al netto del ridicolo comunicato di cui dirò infra, può dirsi con la coscienza pulita agli occhi della storia, chè le storie di macchine regalate agli arbitri, dell’Inter che schiera la Primavera in segno di protesta, dei gol di Turone e degli scudetti vinti a danno della Fiorentina risalgono a ben prima del mefistofelico (e mefitico) sodalizio Juve-Moggi.

 But that’s just me talking crap…

Il comunicato della Juve, cui accennavo prima, è stato quasi canzonato dallo stesso Sconcerti: in effetti, riuscire a trovare aspetti positivi in un giudizio che sancisce l’esistenza di un’associazione a delinquere promossa dall’allora direttore generale, dopo che il proprio A.D. dell’epoca ha già patteggiato 3 anni in primo grado, è quanto di più incredibile si possa immaginare.

Farsi forza della mancata condanna del club ex 2049 c.c (leggasi responsabilità oggettiva)  in termini di ottimismo fa a gara con il commento del mio compagno Carlo che alle medie aveva chiesto a una di uscire con lui. Risposta di lei al suo invito: “Vaffanculo”. Commento di lui alla mia domanda sul come fosse andata: “Beh, mi ha parlato”.

 Per il resto, leggo con un mezzo sorriso di disgusto degli inviti a voltare pagina (adesso eh?), a tornare a occuparci di calcio e non di Tribunali, a chiudere questa vicenda ed andare avanti.

Caro Andrea Monti, direttore della Gazzetta, non fare finta di “aver dovuto sopportare le offese di Moggi”. Quelle, a voler ricordare, sono state indirizzate all’allora direttore della Rosea, quello Stracandido Cannavò che in termini di onestà finiva quasi per passare per ingenuo, ma che su questo non ha mai fatto passare nulla a nessuno. Con buona pace dello stesso Monti che ricorda, contraddicendosi da solo, di aver dato spazio e talora anche appoggiato le richieste bianconere di “parità di trattamento” (e qui di virgolette ce ne vorrebbero una ventina).

Certo il buon Monti non è solo: il sempre presente Sconcerti riconosce (adesso eh?) di aver pensato “e qualche volta forse anche saputo” di alcuni peccatucci di Moggi, decidendo comunque di non aprire bocca, per non disturbare, chè non si sa mai…

Fabrizio Bocca (di Rosa) riconosce –bontà sua- che la tesi legittimamente portata avanti dalla difesa “evidentemente era solo una falsa impressione”, riuscendo comunque a dire che secondo lui lo scudetto 2006 non andava assegnato.

 A questo sono arrivato. A questo volevo arrivare. So di essere un idealista nell’auspicare che la stampa faccia in questo Paese quel che fa nel resto di quel che chiamiamo mondo civilizzato: il cane da guardia del potere. Qui da noi quel cane è un chihuahua, al limite un docile cockerino pronto a portare l’osso e ancor più pronto a sbafarsi la ciotola di Ciappi opportunamente servita dal padrone.

Le reazioni alla sentenza di ieri sono la conferma del fatto che da noi il potere (per una volta con o senza Berlusconi) gioca ancora un inaccettabile ruolo di censura e ammorbidimento del nostro giornalismo. Non serve essere Saviano per rendersene conto.

So di mischiare mele con pere, ma mi spiegate perché in Inghilterra Murdoch viene costretto a chiudere un giornale da 3 milioni di copie al giorno nel giro di 48 ore e da noi siano pochi a potersi dire totalmente estranei alla tela di conoscenze -o connivenze- tessuta da Big Luciano nel corso della sua onorata carriera? Gente che, prima di parlarne male, ovviamente avrà pensato all’aiutino di quella volta, alla spintarella di quell’altra volta, allo sgoob che il soggetto in questione gli avrà confidato quell’altra volta ancora… e allora paisà, se non ci aiutiamo tra di noi…

Non che l’Anima Uggisa sia da solo, sia chiaro. La visione agrodolce dei TG sportivi di ieri sera mi ha anche mostrato un Geometra Galliani particolarmente ciarliero e simpatico nel tessere le lodi di Ibra, con uscite del tipo “meno male che ha litigato con Guardiola, così adesso gioca con noi…” oppure “Lui al Milan sta bene, sempre che domani non mi tiri una sberla…”. Fino al capolavoro di ipocrisia, quando con fare serio e occhio semichiuso dice di aver visionato personalmente il filmato dell’espulsione di Boateng a Roma e, dopo aver capito che gli insulti del giocatore erano rivolti all’arbitro e non a un avversario, di aver deciso di ritirare il ricorso… “perché il fair play è importante e bisogna dare il buon esempio”.

Bravo. Complimenti.

Ovviamente al servo di turno non è nemmeno passato per la teste di chiedere “come l’anno scorso a Firenze con l’espulsione di Ibra?” agganciandosi alle spumeggianti anticipazioni della biografia dello Svedoslavo, in cui si racconta di come fosse stato proprio il Club a costruire la balla del “ce l’aveva con se stesso, non voleva offendere nessuno” sperando in una riduzione di pena, peraltro poi parzialmente ottenuta. 

Esattamente come a nessuno è venuto in mente di ritirare fuori la rissa tra Ibra e Oniewu (misteriosamente scomparsa anche da Youtube, a volte guarda il caso…) che apprendiamo essere costata una frattura alla costola di Zlatanasso, ovviamente taciuta dalla squadra di Milanello Bianco.

No, meglio concentrarsi su Ibra che ricorda lo spogliatoio dell’Inter spaccato tra clan di argentini e di brasiliani, chè con quello non si sbaglia mai, un grande classico. Splendido quando racconta di essere andato da Moratti a dirgli che doveva cambiare quella situazione, altrimenti non si sarebbe mai vinto niente.

Grazie Zlatan, ti ricorderemo sempre come grande uomo di spogliatoio. Solo grazie a te i nostri sono diventati tutti amici ed hanno iniziato a volersi bene al punto da vincere tutto, con e addirittura senza di te.

Che uomo di cuore!

5 anni e 4 mesi

5 anni e 4 mesi

Per noi del Milan il fair play è importante

Per noi del Milan il fair play è importante

Italian Press: self portrait

Italian Press: self portrait

SOLITA BRODAGLIA

ATALANTA-INTER 1-1

La piacevole novità della partita di ieri è che nonostante il tentativo di sifulotto (solito rigore simpatico), non si è perso: godimento puro per Castellazzi che, da ex Bresciano, si è preso insulti dalla curva atalantina che hanno investito parenti e affini fino al 4° grado.

Fine delle buone notizie. Non si può nemmeno dire di aver preso il classico brodino caldo. Questo è già tiepido e un po’ annacquato, come da titolo…

Il resto è stata la solita mediocrità a cui, diciamocelo, i ragazzi ci stanno abituando in questa stagione disgraziata, con gol preziosi quanto casuali (Wesley rasoia bene l’invito di uno Zarate in gran spolvero, ma è decisiva la deviazione del loro difensore), amnesìe difensive quasi da contratto (Chivu salta dietro e non davanti a Denis nell’azione del loro pareggio), errori imbarazzanti (Milito sventa il pericolo del vantaggio interista spedendo fuori di petto un pallone a 0 metri dalla porta) e soliti infortuni da stento-a-crederci (JC si stira l’adduttore rinviando da fondocampo).

Potrei finire qui, chè di roba da dire non ce n’è molta di più…

Come accennato le sole buone nuove arrivano da uno Zarate vivace e insolitamente generoso in fase di ripiegamento, da un Nagatomo che se non altro corre per 90 minuti tentando -per quanto possibile- di mettere un freno ai due nuovi membri del Club Gautieri (Schelotto e Moralez, sì, con la z finale) che furoreggiano dalle sue parti con scatti dribbling e sovrapposizioni che solo il piccolo nippico ha il passo per poter fronteggiare.

Sneijder gioca a intermittenza e, nella mediocrità che lo circonda, basta quella ad illuminare la scena. La verità è che avrebbe bisogno almeno di un altro centrocampista alla sua altezza (non fisica, s’intende…) con cui dialogare; si trova invece circondato da Zanna-Cuchu-Stankovic che, sappiamo, il loro lo fanno, ma che non hanno (più?) la forza e/o i piedi per far più del compitino.

Pur non avendo buone sensazioni all’inizio, una volta trovato il vantaggio nella guisa che si è detto, l’idea del colpaccio mi solletica sempre più, anche perché dopo il gol di Wes i ragazzi sembrano governare con relativa tranquillità, e i nerazzurri di casa non creano grossi pericoli. Ma, come dicono gli esperti, proprio nel suo momento migliore l’Inter prende il gol. Il buon Chivu ha un bel dire nel reclamarsi centrale di difesa: il rischio-cappella è sempre in agguato, e puntuale come la morte si concretizza nell’ultimo minuto del primo tempo (che sta diventando un classico della stagione). La marcatura di testa sul Tanque Denis la definirei pressappochista, né aiuta il solito balletto esco-non-esco di JC. Morale, da un innocuo cross dalla trequarti, l’argentino capoccia sul palo basso ed è 1-1.

La ripresa vede il nano malefico Moralez farsi beffe di Lucio in un paio di occasioni, poi fortunatamente vanificate con cross che finiscono in nulla, ma siamo noi a costruire poco (in senso qualitativo, chè di tiri ne facciamo più di uno…) là avanti.

C’è una bella serpentina di Zarate con destro deviato in corner, un bel tiro di Stankovic non facile da tener basso (e infatti finisce alto di poco), c’è Sneijder (e non Milito) che fa posto a Pazzini con Zarate che scala trequartista, per poi uscire a sua volta a beneficio di Obi. Morale, finiamo con Milito e il Pazzo là davanti e il Cuchu a fare da incursore alle loro spalle. Atipico finchè vuoi, ma la palle migliori arrivano a questo punto. Prima un buon tiro di Milto viene respinto da Consigli con palla che rimane lì e boia di un cane che ci sia uno dei nostri a ribattere in rete. Poi, l’incredibbbile: lancio di Stankovic sulla corsa di Maicon, che ci arriva e al volo la scodella in mezzo: il portiere è superato e Milito è decisamente più avanti della linea dell’area piccola, quindi a non più di 3 metri dalla porta. E’ una questione di attimi, e probabilmente il Principe non sa se rischiare la decapitazione andandoci di testa o fare da sponda col petto. Vien fuori la classica via di mezzo, col piccolo particolare che la palla va sopra la traversa e non in rete.

Incredibile visu.

Lo stringiculo è automatico: se sbagliamo ‘sti gol qua adesso la pigliamo in quel posto… L’adagio è quasi un postulato, e puntualmente Chivu incespica (diciamo così) su Marilungo in area, convincendo il segnalinee che è rigore.

Non smadonno nemmeno, avvezzo ormai ad essere maltrattato dagli arbitri. Castellazzi però non ci sta e para vendicando compagni di squadra e familiari, complice anche un tiraccio di Denis che peggio di così difficilmente poteva tirare.

Si rimane quindi sull’1-1 e ci tocca anche dire che è andata bene. Pensa come siamo messi…

 

LE ALTRE

A furia di dire che il campionato è lungo, la classifica corta e che di tempo ce n’è, rischiamo di farci un film tra di noi mentre la realtà cambia.

La Juve, che ospiteremo sabato, ha il doppio dei nostri punti (16 a 8); il Milan ha vinto le ultime tre partite (facendo 9 punti contro i nostri 4); il Napoli ha battuto l’Udinese ed è a due punti dal vertice insieme ai cugini… Insomma, gli altri si son svegliati: niente di clamoroso, non c’è nessuno squadrone che ammazza il campionato, ma insomma là davanti si stanno muovendo. Sarà meglio darsi da fare e iniziare a battere i gobbi sabato sera; oltre che per i mille e più sacrosanti motivi per farlo, mettiamoci anche la classifica. Non batterli vorrebbe dire avere una distanza siderale anche dopo aver avuto lo scontro diretto in casa, quindi sostanzialmente dire bye bye a ogni sogno di gloria. Vedete voi…

 

E’ COMPLOTTO

Tocca fare un po’ di ordine e torno al poco elegante ma spero efficace elenco della spesa:

1)  Come giustamente segnalato da altri in settimana, l’intervista di Sneijder alla Gazzetta, con annesso tweet con cui li definisce “good people” è l’ennesima dimostrazione che la memoria e forse anche la logica dei cervelli nerazzurri ha qualche problema. Solo io ricordo il martellamento di palle estivo con la rosea che un giorno sì e uno anche ci diceva “Wes bye bye, va da Mancini”? O foto volutamente sgranate per farle apparire come scoop sconvolgente e ritrarre l’olandese con la sigaretta in bocca (manco fosse una spada in vena)? O un Nicola Cecere parlare con tono grave e preoccupato dell’ora passata da Wes stesso (con Forlan) in un locale di Milano (“sono stati lì un’ora e non hanno bevuto alcolici”) O le due colonne della Gazza odierna con cui ci si chiede se la faccia seria al momento della sostituzione fosse dovuto a un muscolo fuori posto o ad un’incazzatura col tecnico. E questa è “brava gente”? Non voglio sapere come sono i bastardi…

2)  Sulla faccenda rigori tocca essere chiari e sinceri: non sono quelli che ci stanno impedendo di essere in testa al campionato: la squadra è vecchia e sfilacciata, poche balle, e senza i 5 rigori –che, ripeto, per me sono tutti da NON dare, compreso quello di ieri che comunque è il meno scandaloso dei cinque- avremmo 3 o 4 punti in più. Visto il magro bottino e la classifica anomala, basterebbero ad essere saldamente nella colonna di sinistra della classifica, ma poco più.

Quel che è grave, torno a dire e mi scuso per la ripetitività, è la proditoria impunità con cui questa gente “sbaglia” a nostro sfavore. Se anche la Gazzetta, bisogna dirlo, fa notare la strana situazione di una supposta grande che in 8 partite rimedia 5 rigori contro (record in Serie A) significa che siamo ben al di là del solito vittimismo degli intertristi

Vedremo quel che dirà la società dopo l’ennesimo episodio “sfortunato” (niente presumo, e mi auguro… se l’alternativa è abbaiare e poi ritrattare tutto il giorno dopo, meglio star zitti dall’inizio). Resta pressante l’odore di vendetta trasversale del sistema-calcio per quel cazzo di scudetto del 2006, all’insegna del “non c’è modo di togliertelo –perché è sacrosanto, aggiungo io!- quindi ti faccio cagare sangue per tutta la stagione”.

3)  Dopo aver doverosamente ricordato Simoncelli e la sua assurda morte (Sic RIP), simpatizzo con Ringhio Gattuso e il suo problema all’occhio, che, almeno per quel che mi riguarda, mi fa vedere il ragazzo come un uomo in difficoltà e non come beota rossonero.

Ma. C’è un ma…

Quella maglia rossonera con scritto “Simoncelli” a favor di telecamera nel giorno della conferenza stampa di Ringhio, quella no. Quello a mio parere è speculare sulla morte di un ragazzo. Frega un cazzo che fosse milanista, lasciatelo stare! Perché, Galliani maledetto, devi mettere la tua bandierina anche su questo? Come a dire “era amico di tutti, ma un po’ più amico mio”. Sono cose come queste che rinforzano la mia convinzione di “odio” (sportivo e non solo) per quella squadra e tutto quel che ci sta intorno (soprattutto sopra).

 

WEST HAM

Nel weekend appena passato, sbanchiamo con uno 0-1 il temutissimo stadio di Brighton. Immagino abbiano fatto la squadra con i ragazzi delle scuole estive di inglese… Morale, secondi in classifica e alégher!

Almeno la beffa è evitata. Grazie al portiere di Brugherio...

Almeno la beffa è evitata. Grazie al portiere di Brugherio…

WORLD OF PAIN

CATANIA-INTER 2-1

Tristezza più che disperazione. Chè di scuse, a volerle cercare, ce ne sono. Il quarto rigore fischiato contro in 6 partite, e che per la quarta volta si dimostra essere inesistente, la ormai fisiologica morìa di infortuni prima e durante le partite, e la radicata convinzione che contro di noi tutti facciano la partita della vita (Palermo, Novara, Catania…) per poi squagliarsi a poche giornate di distanza.

Tutto questo però, ritenendomi tifosissimo ma non obnubilato, passa inevitabilmente in secondo se non terzo piano, davanti alla pochezza della prestazione di ieri, che conta ben 2 tiri in porta in 90 minuti.

Gli unici a salvarsi dalla chiavica generale sono il Capitano, il Cuchu (con buona pace dei “con Zanetti e Cambiasso non andremo mai da nessuna parte”), Maicon e Castellazzi, che se non altro sventa un altro paio di quasi-gol. Il resto è puro raccapriccio: tristezza è anche vedere ex campioni il cui fisico non permette più di supplire alle pirlate fatte in serie (il riferimento a Lucio e alle sue sconsiderate uscite oltre metacampo è fin troppo scontato, vedi azione del pareggio); tristezza è vedere due punte servite poco e male per 90 minuti ed oltre; tristezza è vedere il cosiddetto nuovo Kakà muoversi alla moviola anche al momento dell’ingresso in campo; tristezza è vedere l’attaccante che tutti consideriamo “veneziano” cercare un improbabile assist per chissà chi invece che calciare in porta da buona posizione.

La partita inizia bene, e l’azione si dipana bene sulla destra dove Maicon giostra sapiente prima di pennellare il cross sul secondo palo: Pazzini e il Principe anticipano troppo sul primo palo, ma il Cuchu sornione sfrutta tutti i suoi neuroni per farsi trovare (as usual) al posto giusto al momento giusto: sinistro al volo e palla in buca.

Il resto del primo tempo prosegue senza grossi scossoni, con dominio territoriale a fasi alterne: non c’è malaccio comunque, stante il vantaggio e il campo pesante. Fai girare la palla e non ti stancare, insomma.

La ripresa invece inizia come peggio non potrebbe, con Psycho Lucio che sale fino a centrocampo per tentare (e fallire) l’anticipo su uno dei nanerottoli etnei. Morale: a coprire ci sono Maicon e Zanetti, ed Almiron, grande mezzo campione, sfodera il destro dei giorni migliori per il gol a voragine stile Dalmat nel maledetto Chievo-Inter 2-2, anno domini 2001-2002 (arbitro De Santis, tanto per dare l’idea…).

Nemmeno il tempo di esaurire il rosario di madonne, che il lancio lungo prende Samuel in controtempo e costringe Castellazzi all’uscita bassa. L’impressione di chi scrive (che è tifoso e complottista) è quella della simulazione dell’attaccante, fin dall’inizio. Il fatto che i vari replay gli diano ragione non cambia di una virgola la solfa: Lodi, altro piede fatato a domeniche alterne, spara centrale e timbra il 2-1.

L’uno-due è più pesante di una parmigiana seguita da peperonata, e infatti i nostri sono più fermi di un patriarca degli anni ’50 dopo il pranzo della domenica. Manca la bolla al naso e la grattata de panza e per il resto ci siamo.

In teoria manca ben più di mezz’ora, ma l’Inter è quella che è, ergo il forcing matto e disperatissimo produce un tiro centrale di Pazzini, un paio di corner, l’immancabile stiramento ai flessori (Samuel rimpiazzato da Ramiro Cordoba) e l’illuminante assist-a-nessuno di Zarate cui si accennava poco fa.

Giudizio tecnico: una bellammerrda.

La litanìa di un’analisi complessiva è la stessa e quindi ve la risparmio: squadra alla frutta, in senso fisico e mentale; società poco disposta ad ammettere il problema e ad agire di conseguenza;  “sistema calcio”  contro, come sempre.

A scelta nell’ordine.

Martedì c’è la Champions: lungi da noi alcuna mira su vittorie finali o piazzamenti di prestigio, diciamo che riuscire a qualificarci in un girone di carneadi potrebbe essere un’ambizione non proprio azzardata per la cigolante ex macchina da guerra nerazzurra.

Per il commento finale, e riassuntivo del mio stato d’animo attuale, aggiungo alla solita foto del giorno un celebre link: immaginatemi al posto di John Goodman-William a mettere in pratica il “plan B” contro la macchina di un interista a scelta.

E’  COMPLOTTO

Due settimane senza campionato son lunghe da far passare, e i Mediaservi si sono sbizzarriti nel ricercare le cause della Crisi Inter. Come già detto altre volte, se riuscivano a argomentare le loro tesi anche quando erano basate sul niente, figuriamoci adesso… Segnalo però alcune chicche, in particolare del giornalista Sconcerante, che riesce a vedere come un difetto i 97 punti con cui l’Inter del Mancio vinse il campionato 2006/2007.

La sua analisi muove da quel dato e vuole mostrare un calo progressivo da quell’anno (record europeo di punti all’epoca, tanto per dire…): da lì in poi l’Inter ogni anno ha fatto sempre meno punti. Fa niente se i quattro anni di questo crollo progressivo abbiano fruttato (per limitarsi alla sola Serie A) 3 vittorie ed un secondo posto (con un girone di ritorno da urlo). No, per lui il problema arriva da lontano; l’Inter dal 2007 non riesce a migliorarsi e non fa altro che peggiorare. Bontà sua.

Il soggetto inoltre non riesce a trattenersi e si dichiara ovviamente contrario all’ipotetico ritorno di Eto’o per in prestito per i mesi invernali. In questo è in buona compagnia, va detto, chè finchè c’è da incensare il Milan che si accatta Beckham per vendere magliette a profusione son tutti in prima fila, mentre qui è un cavallo di ritrorno, è una minestra riscaldata, e poi come la prenderebbe lo spogliatoio…

Aldilà di tutto, vista la chiavica di Inter che ci ritroviamo, non solo pagherei di tasca mia per avere il Re Leone per qualche mese, ma vedrei se è possibile ingaggiare Simeone e Matthaeus per qualche mezz’ora…

La chiusa non può non riguardare gli arbitri e in senso più ampio tutto il sistema calcio, che non perde occasione per dimostrare la sua simpatia nei confronti dei ragazzi. Fin qui nihil sub sole novi

La novità che mi ero illuso di poter raccontare era quella di un atteggiamento diverso da parte della società, Signor Massimo in primis. E invece, abbiamo scherzato. Qualche abbaio nel post match col Napoli, ovviamente subito ridimensionato nei giorni a seguire e prontamente ricambiato da una sola giornata di squalifica, poi peraltro revocata, per il Mister Ranieri. Un minuetto del tipo:” voi (Inter) non ci rompete troppo i coglioni, noi continuiamo a martellarvi ma senza esagerare” (in sostanza: gli arbitri continuano a sbagliare contro di voi, ma almeno il giudice sportivo non si accanisce a posteriori).

Uno scambio alla pari, non c’è che dire.

LE ALTRE

Avevo detto che il nostro campionato avrebbe dovuto e potuto cominciare a Catania, e la rabbia è vedere come il ragionamento fosse giusto:  vero che il Milan vince, ma Juve e Napoli perdono punti e vincendo (hai detto niente…) la possibilità di accorciare la classifica c’era eccome.

La ciliegina sulla torta è l’auto-gufata der Pupone che è talmente sicuro di sè (modo elegante per dire che è talamente cojone) da fare la sparata contro Reja (sempre sconfitto nei derby romani) e prendersela in saccoccia a 10 secondi dalla fine.

Pur essendo passata una sola giornata dal mio ragionamento, lo scenario mi pare radicalmente diverso, anche alla luce dell’infermeria piena e dell’estrema difficoltà nel non prendere gol.  La Serie A, e l’Inter ancor di più, hanno sempre avuto tra le caratteristiche più importanti una difesa de fero. Ecco, se devo identificare il dato più mortificante (ancor più dei soli 4 punti in classifica), è proprio il poco invidiabile primato di peggior difesa del campionato. Tutto, ma questo no.

WEST HAM

Goleada in casa contro il Blackpool. Quattro pere e secondo posto in classifica. Si cerca conforto là dove lo si può trovare. Nel caso specifico, nel caro e vecchio East End londinese…

We are all entering a world of pain...

We are all entering a world of pain…

SEDUTA DI AUTOCOSCIENZA

 Il cambio di allenatore, ripeto per l’ennesima volta a chi ha la insana pazienza di ascoltarmi, è sempre una sconfitta per tutti.

Per la squadra, che non ha saputo mettere in pratica quanto chiesto dal nuovo venuto.

Per il Mister stesso, che non è riuscito ad imporsi in un nuovo ambiente.

Per la Società, soprattutto, che vede la propria strategia (quando presente) crollare in mille pezzi.

 Detto questo, il cambio era francamente inevitabile, e l’arrivo di Ranieri mi pare una scelta sensata, al netto di tutte le implicazioni da tifoso.

Vero, ha allenato Juve e Roma nel passato, ma in giro onestamente non c’era di meglio. Dirò di più: l’avrei preso già a Giugno, mentre si è optato (e sappiamo dopo quanti tentativi) per Gasp e il suo 3-4-3.

I punti su cui vorrei porre l’accento sono due, e riguardano la Società e la squadra:

SOCIETA’

Come detto, l’Inter è riuscita nella titanica impresa di continuare ad avere una dirigenza miope, se non mediocre, anche a fronte di un lustro di vittorie scintillanti e difficilmente ripetibili.

Tutti ricordano giustamente il 2010 ed il Triplete Mourinhano, ma è dal 2006 che questa squadra in Italia miete successi a raffica.

Guarda caso, le vittorie sono arrivate in concomitanza con gli unici due allenatori a cui sia stato dato tempo e modo di lavorare. Parlo soprattutto di Mancini: il suo primo anno, quello della pareggite, in altri tempi avrebbe tranquillamente implicato una cambio in panchina, ma a Ciuffolo è stata data fiducia anche per l’anno successivo.

Anno che si è poi concluso con Calciopoli e tutto quel che ne consegue, e che, diciamolo, ha salvato anche il Mancio, dal momento che le trattative del Sig. Massimo con Fabio Capello all’epoca erano più che avviate.

Calciopoli ha quindi dato all’Inter ben più del famoso scudetto di cartone. Ha dato continuità ad un progetto che altrimenti si sarebbe interrotto: da lì sappiamo com’è andata, mestrui di Mancini ed arrivo di José da Setubal compresi.

Riassumere 5 anni in 10 righe (quasi cit. Gucciniana “poveVa amica che naVVaVi, dieci anni in poche fVasi…”) serve per capire che ad un allenatore va senz’altro dato modo di poter lavorare senza l’assillo del risultato immediato, ma che tutto ciò consegue ad una scelta coerente con la strategia della società.

Eccheccazzo.

E qui entrano in campo i dilettanti allo sbaraglio. Schizofrenici, per di più.

Se l’obiettivo del dopo-triplete è quello di far cassa, vivere di rendita e andare di conserva con i giocatori in rosa (lo so che il tono sembra sprezzante, ma in realtà era esattamente quel che a mio parere andava fatto), tale scelta deve andare di pari passo con l’ingaggio di un allenatore che segua lo stesso spartito. Benitez si è rivelato un errore proprio per questo: è arrivato e ha fatto damnatio memoriae di Mourinho e tutto quel che si era vinto fin lì, dicendo “e adesso vi faccio vedere io”. Errore da matita blu, e soprattutto l’esatto opposto di quel che aveva in mente la dirigenza.

La cosa viene –diciamo- rimediata con Leonardo, che porta joia e bellèssa e riaccende l’entusiasmo dei calciatori.

Il sommo Scipione Petruzzi, già innalzato a sempiterna gloria la settimana scorsa, nel suo avventuroso latinorum era solito dire “Errare umanum è (sic), perseverare diabbbolicusss”.

Ora: a 12 mesi di distanza ti ritrovi a battere sullo stesso chiodo in sede di mercato (“non c’è una lira da spendere, anzi dobbiamo vendere uno dei due campioni”) e vai a chiamare uno che da 10 anni gioca in un modo e che, legittimamente da parte sua, crede di essere stato ingaggiato per quello e di poter continuare a farlo all’Inter.

Oltre il danno, poi, la beffa: non c’è una lira, e comunque i giocatori che si comprano non sono quelli richiesti dal Mister.

Eh cazzo, allora giocate a ciapa no!

Il tutto per collezionare una mezza dozzina di figuracce (perché io non mi dimentico le tre pere dal Chievo in amichevole o il pareggio strappato coi denti con l’Olympiakos), dire come Britney Spears “…ooops I did it again!” e ripiegare sull’uomo di buon senso del caso, alias Sor Claudio de Testaccio.

Il quale, intelligente e forse un po’ paraculo, già prima di Novara aveva fatto intendere che lui in questa squadra cambierebbe pochissimo, che Sneijder lo farebbe giocare dietro 2 punte, che manterrebbe la difesa a 4, etc. Da qui la mia domanda iniziale: e perché cazzo non l’avete preso a Giugno?

Meglio tardi che mai, insomma. Anche perché, a guardare il livello medio del campionato, vien da sorridere: un sorriso più di compatimento che di sollievo, vista la mediocrità mostrata dalla Serie A.

Nulla è perduto, quindi, e si può incredibilmente sperare di rimettere in piedi la baracca: Ranieri è come Cuper: non vince praticamente mai ma finisce quasi sempre piazzato. In attesa del Guardiola di turno fantasticato per l’anno prossimo, il minimo che si possa fare è arrivare in Champions e magari fare una figura decente in quella di quest’anno.

Chi vivrà vedrà.

 Una simpatica postilla, giusto per avere conforto del fatto che certe cose non cambiano mai: Ranieri è l’allenatore dell’Inter da ieri nel tardo pomeriggio, con tanto di dettagli su durata del contratto, collaboratori al seguito e cronologia degli eventi, uffici frequentati e persone presenti agli incontri. Nella serata di ieri, Ranieri rilascia delle dichiarazioni alla Domenica Sportiva (con la quale ha collaborato in questo inizio di stagione) già parlando da allenatore dell’Inter: “farò questo, farò quello”… Il sito ufficiale resta silente per tutta la giornata, dando conferma dell’arrivo del nuovo Mister solo a mezzogiorno di oggi.

Solo da noi… solo da noi…

SQUADRA

Sulla squadra invece vorrei mettere un po’ di puntini sugli i.

Sono stato tra i primi a denunciare la scarsa affidabilità del nostro centrocampo, vista l’usura di troppe giunture e masse muscolari, ma da qui a fare della vecchia guardia il problema ce ne corre!

Ripeto che Zanna e Cuchu in quanto tali non saranno mai un problema per l’Inter. Il Problema, semmai, è pensare che la loro sola presenza possa essere panacea di tutti i mali.

Cambiasso non è mai stato un fulmine di guerra, nemmeno 5 anni fa: ciononostante è uno dei centrocampisti più intelligenti e preziosi che abbiano mai calcato i campi di calcio. Se 2+2 da 4, vuol dire che al Cuchu devi fargli fare il suo mestiere: nello specifico, dargli 20 metri da coprire e non 50, e far ripartire l’azione da lui.

Zanna può coprire molti ruoli tra centrocampo e difesa, ma volerlo inventare centrale in una difesa a tre è come farlo giocare in porta ed esporlo a figuracce che il suo passato e soprattutto il suo presente non meritano.

Detto ciò, ho sentito troppa gente dire che “sono stati i giocatori a far fuori Gasperini, gli hanno giocato contro e l’hanno isolato” dilungandosi poi nel sempre attuale giochetto della demonizzazione dello spogliatoio dell’Inter (che ha un clima “pesante” ininterrottamente dai tempi di Zenga e dei tre tedeschi, quindi per favore almeno riparate il condizionatore!). Se si leggono invece le prime dichiarazioni di Gasperini, appena esonerato e in quanto tale teoricamente interessato a cercare alibi alle proprie responsabilità, si legge di uno spogliatoio di professionisti esemplari, dove nessuno ha mai remato contro e dove uno come Sneijder, che per stessa ammissione di Gasp non rientrava nei piani e che è stato schierato in 4-5 ruoli palesemente non suoi, è andato a salutare di persona il Mister, regalandogli parole che lo hanno toccato nel profondo.

Ma tutto questo, nel mare magnum di merda che prorompe da questa storiaccia, non verrà fuori. Il quadro viene meglio dipingendo di marrone anche gli sprazzi di azzurro rimasti.

Il complotto del resto è in servizio permanente effettivo (quoque tu, Cecere… cfr: http://www.fabbricainter.com/2011/09/21/le-notti-becere-di-nicola/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=facebook&utm_campaign=fabbricainter )

rodin

CHICCICAPISCE’BBRAVO

INTER-ROMA 0-0

Una delle partite che mi hanno lasciato più interdetto da quando seguo l’Inter (trent’anni mal contati, sigh…).

Davvero, potrei dire tutto e il contrario di tutto, a seconda di voler vestire i panni dell’inguaribile ottimista o del caustico pessimista.

Pur trovandomi decisamente meglio nei panni del secondo, inizierò (senza esserne molto convinto) col recitare la parte di chi vede il bicchiere mezzo pieno.

Non abbiamo preso gol, nonostante (o grazie?) alla difesa a tre, dovendo ringraziare JC per un’ottima chiusura su Osvaldo e una bella parata a metà primo tempo. A parte quello, non ricordo grandi pericoli per la nostra retroguardia, pur avendo la Roma un bel tridente là davanti.

Se è vero –come è vero- che i giallorossi hanno avuto il controllo del pallone per larghi tratti della partita, è anche vero che le occasioni più ghiotte le hanno avute i nostri, e la vittoria sarebbe stata tutto fuorché un furto.

Paradossalmente, il fatto di non aver perso nonostante un centrocampo in gravi ambasce ed una gestione cervellotica dei cambi è segno quantomeno di buona sorte, che di questi tempi vale quanto e più di un solido mediano-sette-polmoni.

Temo però di aver finito le buone notizie, vedendomi perciò costretto a calzare i comodi ancorché consunti stivali da supporter rancoroso. Comincio subito maledicendo Lucio e i suoi due neuroni, non tanto per aver quasi mandato al creatore il portiere avversario (sciagurato il nostro nell’occasione e ancor più nel dopo gara quando dice “Grazie a Dio sta bene”), quanto nel quarto d’ora impiegato per raggiungere l’assist illuminante di Sneijder, con circumnavigazione dell’intera area di rigore che dà al portiere il tempo di uscirgli sui piedi e beccarsi la scarpata. Che è e resta involontaria, ma che palesa tutta l’imperizia e la scoordinazione del nostro, peraltro dimostrata in altre fasi del match.

Soprattutto, dovrebbe essere chiaro che Lucio, già avvezzo all’insana pratica dell’uscita-palla-al-piede-solo-contro-tutti con il solo Samuel a coprirgli le spalle, lo è ancor di più avendo anche Ranocchia in retroguardia. Pregi e difetti di questo effetto collaterale mi pare siano sotto gli occhi di tutti.

Proporre una difesa a tre in modo da avere –in teoria- cinque uomini a centrocampo vuol dire che la tua idea è quella di “fare” la partita, non di assistere impassibile al tiqui-taqui ordinato da Luis Enrique per buona parte dei 90 minuti.

Mi si dirà che i due esterni devono coprire 100 metri di campo e quindi la difesa a tre spesso diventa a cinque. Vero, ma mi sembra la storia della coperta corta: i due esterni nei progetti sono sempre dove vuoi tu, ma nei fatti sono spesso dove non dovrebbero essere: morale, come ti giri ce l’hai nel culo (please excuse my french).

Il fatto poi di proporre per la terza partita il terzo modulo diverso (3-5-2, s’è detto), è senz’altro bel segno di duttilità del Mister, che scongiura la talebanite di cui io stesso l’avevo accusato, ma fa capire che la confusione alberga sovrana nella mente brizzolata del Mister.

Arriviamo infine al fatidico cambio Forlan-Muntari per l’ultimo quarto d’ora, motivato da Gasp con l’esigenza di fare più “legna” a metacampo e togliere possesso-palla alla Roma. Motivazione condivisibile, ma allora perché regalare il centrocampo ai giallorossi per un’ora e passa, prima di accorgersene? E poi, se quello era l’intento, che cazzo ci faceva il prode Muntari in area avversaria, nelle vesti di centravanti della disperazione? Se l’intento era “lancia lungo e vediamo che succede”, il Pazzo era l’uomo ideale. Vero che le occasioni le abbiamo avute (due sinistri in fotocopia di Zarate, belli ma non sufficientemente “a voragine”, stessa conclusione di Forlan, capocciata di Milito fuori di poco e sinistro di Sneijder che non si sa come non entra), ma mi sono sembrate tutte frutto di giocate casuali ed individuali anziché di manovra di squadra. Classica eccezione che conferma la regola, il destro di Nagatomo nel primo tempo, alto di un soffio dopo una bella combinazione dei nostri attaccanti a liberare il nippico al tiro.

Non voglio trasformarmi nell’amante del bel giUoco che non sono, dico solo che la strada da fare è ancora lunga, che il tempo stringe e che il centrocampo, così com’è, farà sempre una fatica incredibile a tagliare e cucire. Il povero Sneijder gioca bene ma predica nel deserto, ed a tratti si ha l’impressione che gli altri si affidino a lui per qualsiasi passaggio che superi il coefficiente di difficoltà 0,1. Poi non lamentiamoci se il ragazzo non è lucidissimo in fase realizzativa o se si incazza coi compagni.

Vedere il partitone di De Rossi, o anche solo di Inler nel posticipo Napoli Milan, è un muto rimprovero alla campagna acquisti estiva, poggiata sulle traballanti fondamenta del Trio-Baggina (Cuchu-Thiago-Deki) e sulle acerbe certezze di Poli (ancora ai box) e Obi (che continuo a stimare ma che sta avendo più di qualche problema).

 

LE ALTRE

Detto di una Juve che vince a Siena col minimo scarto e che quindi è in testa a punteggio pieno, mi concentro su Napoli-Milan e sulla tripletta di Cavani che stende i campioni di Italia e coinquilini di classifica. La “coppia di centrali migliore del mondo” ne prende 3 e guida sicura la peggior difesa del campionato; ovviamente Nesta e Thiago Silva sono e restano forti, ma come al solito la loro “inerzia positiva” presso i media li assolve anche nei casi in cui meriterebbero critiche sacrosante. Soprattutto Nesta che, al pari di Pato, può tranquillamente permettersi di spintonare e far cadere a terra un avversario a gioco fermo, guadagnandosi solo un giallo (Il Papero manco quello) dal prode Tagliavento (quello delle manette di Mourinho, quello bravissimo perché applica il regolamento alla lettera senza guardare in faccia nessuno). Il Napoli ad ogni modo ha giocato molto bene e, se continua così, è serio candidato alla vittoria finale. Molto dipenderà dall’ambiente e da quanto Mazzarri sarà bravo a fare il “pompiere”, smorzando sul nascere le possibili esaltazioni e mantenendo la squadra massiccia e incazzata.

Per il resto l’Udinese affianca Juve e Napoli a 6 punti (insieme al Cagliari!) e si prepara mercoledì alla trasferta di Milano: i cugini difficilmente sbaglieranno due volte di fila, ma insomma i friulani dimostrano anno dopo anno che, anche dopo dolorose cessioni, riescono a mettere insieme una signora squadra e a dar fastidio a tante (noi di sicuro).

 

E’ COMPLOTTO

Detto di un pungente Civoli alla Domenica Sportiva che, guardando le due milanesi appaiate a 1 solo punto, chiede ironico “Ma quindi anche Allegri si gioca la panchina alla prossima partita?” mi concentro sui cazzi nostri, ché di (auto)critica da fare ce n’è.

Non sono solito dare ragione agli Ultras e ai curvaioli in genere, ma ho trovato illuminanti gli striscioni di sabato sera, che chiedevano conto dell’ “uomo forte in società” oltre a tratteggiare un delicato sillogismo sulla scelta del Mister (“Prendere Gasperini e non volere che giochi con la difesa a tre è come andare a mignotte e chiedere le coccole”).

La solfa, vera e ovviamente cavalcata senza sella da tutti i media, è sempre quella: via Mourinho, l’Inter è tornata nelle mani del solo Moratti, con tutta la miopia strategica che ne consegue. Non tornerò su quanto detto in altri post circa l’inconsistenza della Società-Inter e la conseguente necessità di avere in panchina il suddetto uomo forte, ma il tutto dà ancor di più un saporaccio di “ripiego” alla scelta di Gasperini.

La Tafazzite nerazzurra si estrinseca anche in cagate quali l’imitazione del Mister da parte di Fiorello, che chiaramente è ora attesa come l’oracolo di Delfi dai media sportivi dopo ogni partita: dopo un solo anno dalla conquista di “tutto”, siamo già tornati ad essere carne da barzellette…

 

WEST HAM

Hammers e (soprattutto) tifosi escono indenni dal derby-dei-derby contro il Milwall. Reti inviolate e nessuna notizia di incidenti in quello che è la partita più pericolosa del calcio inglese.

Compimenti Capitano. Come te nessuno mai. E ora via verso le 800 partite

Compimenti Capitano. Come te nessuno mai. E ora via verso le 800 partite

STAGIONE 2011/2012

PREMESSINA DIDASCALICA 

Ho atteso la fine del mercato –più per correttezza d’informazione che per reale speranza- prima di far calare il mio definitivo ed insindacabile giudizio sull’estate nerazzurra e sulle previsioni per la stagione che va a cominciare.

Partendo dal “voto” complessivo, posso tranquillamente dire che il candidato non ha passato l’esame. Non spenderò parole già sentite –e peraltro condivise- sulla mancanza di una strategia a medio-lungo termine, o su cervellotiche operazioni di mercato.

Vorrei invece porre l’attenzione su quel che abbiamo in casa e con cui, volenti o nolenti, dovremo fare i conti.

La rosa sulla carta non è nemmeno malissimo, ma poco si concilia con l’idea di calcio dell’allenatore scelto. Inoltre, si è andato a rivoluzionare l’unico reparto che non dava particolari problemi (attacco) lasciando di fatto inalterati gli altri due, che invece necessitavano di più di un correttivo. Ma andiamo con ordine:

 

ALLENATORE

Sappiamo perfettamente che Gasp è stata una soluzione di emergenza (non è ancora ben chiaro “per colpa di chi”, ma fino a Maggio non c’era idea di cambiare allenatore). Trovatasi senza Mister a metà giugno, un unicum nel panorama mondiale, l’Inter è andata alla caccia di tutti gli allenatori su piazza in quel momento, facendo cadere la scelta sul 4° o 5° di quelli contattati. Ripiego insomma, confermato dal solo anno di contratto che dovrebbe preludere all’arrivo di Guardiola (at least that’s what they say…).

Visto com’è andato il mercato, possiamo dire che la rosa, col 3-4-3 amato dal Mister, c’entra un po’ poco al cazz: quel che mi preoccupa è la difesa, ma ancor di più, come ho già avuto modo di dire, l’integralismo degli allenatori che mettono il modulo davanti agli uomini: compratevi un cazzo di Subbuteo e non rompeteci i coglioni!

 

DIFESA

Se vuoi difendere a 3 devi avere almeno uno (se non due) dei centrali di difesa veloci come il miglior Cordoba, oltre a due esterni realmente capaci di coprire 100 metri di campo per 90’ (oggi può farlo il solo Maicon, forse). Guardando alla storia recente dell’Inter, a mio parere l’unico anno in cui una cosa del genere poteva essere azzardata è stato il secondo anno di Cuper (2002/2003), quando Cordoba-Materazzi-Cannavaro sembravano fatti apposta per giocare in quel modo. Sulla destra avevi Zanetti con 10 anni di meno e il tutto si sarebbe ridotto a comprare un solido esterno sinistro (hai detto niente…). Per la cronaca, invece, 4-4-2 militante con Vivas (las figas) esterno destro e Cannavaro panchinaro malato immaginario…

Ad ogni modo, con l’organico attuale ci esponiamo a figure barbine e non degne di difensori solidi quali Samuel, Lucio e Ranocchia. L’unico che in questo modulo potrebbe trovarsi a suo agio è Chivu ma il saldo costi/benefici resta gravemente negativo. Sugli esterni Maicon e Nagatomo parrebbero i titolari (sia in caso di modulo a 3 che a 4), con Jonathan, Chivu e Zanna alternative più o meno valide e/o conosciute.

 

CENTROCAMPO

Il mio auspicio era di avere un ottimo giocatore (De Rossi) e un giovane di buon prospetto (Poli o Parolo): è arrivato Poli, che spero diventi il nuovo Tardelli, ma che al momento rappresenta solo un’alternativa migliore di Mariga, e non –ancora- un valido sostituto del trio degli amatissimi lungodegenti (Deki-Cuchu-Thiago). Credo che un calcolo sulla contemporanea disponibilità dei tre in questione nell ultimo campionato partorirebbe un numero non superiore a 10 e, anche andando di ottimismo a manetta, non credo che la situazione possa migliorare con un anno in più sul gobbone.

Vero che non ci sono campionissimi comprabili in quel ruolo (Fabregas è tornato a casa, e con Xavi e Iniesta sono talmente forti che uno finirà per fare panchina perché se no non vale…): De Rossi mi pareva un nome per il quale l’offertona poteva essere fatta, stante anche il momento non idilliaco di Danielino nella Capitale e con la nuova proprietà appena insediata. Così non è stato, De Rossi è rimasto alla Roma e a partire da Gennaio, sic stantibus rebus, potrebbe trattare con le altre squadre per un passaggio a Giugno a 0 eur (tenere a mente, please).

Tatticamente lo schieramento del centrocampo è a forma di punto di domanda, viste le incertezze sulla difesa: se dovesse permanere la difesa a tre (che come detto mi auguro venga presto giubilata) dovrebbero esserci 2 posti a disposizione come centrali, più i due da esterno già menzionati prima: i due centrali dovrebbero quindi uscire dal Trio-Baggina più Poli e Sneijder. Se invece ci fosse una linea difensiva a 4, ecco che le soluzioni potrebbero portare a un rombo (sostanzialmente Sneijder più altri tre) o al doppio mediano (diciamo Cuchu-Deki) inserito in un 4-2-3-1 di Mourinhana memoria ma con un filtro difensivo tendente a zero.

 

ATTACCO

Partito Eto’o, di cui dirò in seguito, e Pandev, il cui addio è irrilevante, sono rimasti Pazzini e Milito ed arrivati Forlan e Zarate. Inutile dire che lo scambio è tutto a sfavore dell’Inter, calcisticamente e non solo. Era ovvio che, dando via il miglior numero 9 del mondo, non potesse esserci un sostituto all’altezza. Diciamo anche che, dovendo comprare, e potendolo fare solo una volta fatta cassa, e quindi al 20 agosto o giù di lì, non è che fosse rimasto ‘sto granché da prendere.

C’è però da dire che un tentativo serio per Tevez l’avrei fatto: non capisco perché, quando sono i nostri a voler andar via, Moratti & co. calano le braghe con la litanìa del “non possiamo né vogliamo tenere chi non è contento di stare all’Inter”, mentre per un giocatore (forte, cazzo, forte…) che da 6 mesi dice di voler lasciare Manchester non si riesce a far la manfrina del prestito con diritto di riscatto…  Ad ogni modo, Forlan è stato un giocatore molto valido, e forse per una-due stagioni può esserlo ancora. Zarate temo mi farà rimpiangere il miglior Recoba (stessa indolenza, stessa scarsa propensione ad allenamenti e compiti tattici, poco genio e molta sregolatezza). La speranza è che, seppur adattati, possano fare al caso di Gasperini in un tridente offensivo, nel quale comunque dovrebbero giocare sempre (vista la mancanza di alternative nel ruolo) a discapito di Pazzini o Milito (alternativi l’uno all’altro).

Nel caso di rombo invece, come detto ci sarebbe Sneijder a giocare nel suo ruolo (trequartista) dietro due punte (due maglie per 4 “titolari”, come è giusto che sia in una squadra che voglia dirsi “grande”). Infine, nel caso di 4-2-3-1, rimarrebbe il ballottaggio per il puntello davanti, con Forlan-Wes-Zarate a fare la versione aggiornata di Eto’o-Wes-Pandev.

A voi la scelta.

 

GIOVANI

E’ uno dei luoghi comuni che sinceramene soffro di più: “facciamo giocare i giovani”, come se bastasse la carta d’identità, e non piedi e testa al di sopra della media. Avevamo due dei migliori prospetti in Italia ed in Europa (Balotelli e Santon) e li abbiamo dati via. Secondo me a ragione, aggiungo, vista l’annata balorda di Balotelli al City –il futuro per lui è ancor meno roseo vista la concorrenza di Aguero, Dzecko, Tevez e Nasri- e visto il triste ma oggettivo declino di Santon (da domatore di Cristiano Ronaldo a panchinaro al Cesena, passando per un menisco ballerino). Una sconfitta sportiva? Può darsi, ma che comunque ha portato più di 30 milioni nelle casse della Società.

Devo poi riconoscere che, a giudicare dalle prime uscite, i ragazzi su cui sperare ci sono: Obi mi piace moltissimo, e a centrocampo può fare un po’ di tutto, così come Faraoni sugli esterni (destra e sinistra, davanti e dietro). Coutinho si spera confermi i miglioramenti fatti vedere al Mondiale Under 20, mentre Castaignos e Alvarez per ora hanno fatto vedere poco, ma quasi tutti avevano salutato il loro arrivo con toni entusiastici: tra questi 5, mi accontenterei di averne anche uno solo “da Inter”. Staremo a vedere.

 

SOCIETA’

Ribadisco quanto già accennato nelle righe precedenti. Quando si fanno affari con l’Inter, troppo spesso sono gli altri ad avere il coltello dalla parte del manico.

Poche balle, Moratti ha svenduto Eto’o: una valutazione di 22 milioni più bonus (siamo generosi e facciamola arrivare a 28 mln), è un affare per i russi. L’ingaggio pazzesco è poi altra roba e non riguarda altri se non il giocatore. Il Sig Massimo si è fatto ingolosire dai minori costi derivanti dalla cessione del Re Leone (il famoso titolo gazzaceo sui 99 milioni ricavati sono puro fumo negli occhi, visto che sono calcolati su tre anni e che nello stesso periodo comunque l’Inter ne spenderà più della metà tra cartellini e ingaggi di Zarate e Forlan). Comprendo le ristrettezze e la voglia di rientrare dopo aver finalmente vinto, ma allora devi essere capace di vendere.

L’Inter rivende Eto’o sostanzialmente alla stessa cifra a cui l’aveva acquistato, ed in un calciomercato in cui Pastore è stato pagato 43 mln e Sanchez quasi 40 (più giovani, vero, ma nemmeno paragonabili all’africano), per me questo è un regalo. Oltretutto lo vendi al classico riccone (russo o sceicco arabo che sia), che di solito non bada a spese e che invece in questo caso –proprio in questo caso-, ha usato il bilancino nel pagare il cartellino, tornando invece a spalancare i cordoni della borsa per quel che riguarda l’ingaggio al giocatore.

Morale, i soldi sono vostri e giustamente fateci quel cacchio che volete, ma non fatecela passare come l’offerta che non si può rifiutare…

 

E’ COMPLOTTO

Qui c’è da tirare le orecchie tanto alle solite prostitute intellectuali quanto agli splendidi responsabili della comunicazione della Società.

Nel marasma estivo segnalo qualche chicca:

1)    La Gazza ci passeggia sui testicoli per un mese dicendo che Sneijder ha già firmato con il Manchester (a giorni alterni United o City). Profetico il titolo: “Wes va da Mancini per 36 mln“;

2)    Repubblica, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/08/26/sms-dal-daghestan.html per voce o meglio penna di quel gobbo impenitente di Maurizio Crosetti (che oltre ad essere bianconero ha anche l’aggravante di voler passare per imparziale), va a fare le pulci non sulla partenza di Eto’o, ma sulla lettera che ha scritto per salutare tifosi e società http://calciomercato.corriere.it/2011/08/25/ecco-la-lettera-di-ringraziamento-di-etoo/ . Lettera se si vuole un po’ sdolcinata, senz’altro banale, ma una volta che scegli di scriverla (cosa alla quale comunque Eto’o non era tenuto), cosa vuoi che ci sia scritto? “me ne vado perché siete una manica di pirla!”?. E invece no, giù a sindacare e ironizzare sull’esistenza di un tifoso da Eto’o definito “il migliore”, su una signora definita “mama italiana” e via così. Su, gobbo… Eto’o è andato via, siamo più deboli dell’anno scorso, godi per questo e non ti crucciare…

3)    Sempre la Gazza rimesta la solfa del clan degli argentini che, complice il velenosissimo asado de tira, decide le sorti di potenziali nuovi compagni o allenatori (lì sarebbe stato deciso il non arrivo di Mascherano, lì sarebbe stato deciso il boicottaggio contro Benitez): morale, se Milan, Juve e Roma chiedono il parere di Maldini, Del Piero o Totti si avvalgono dell’esperienza dei senatori e del “termometro” dello spogliatoio. L’Inter invece è ostaggio di brutti ceffi quali Zanetti e Cambiasso che hanno uno ius vitae ac necis su chiunque graviti nella galassia Inter;

4)    Per questi e altri 125.343 motivi avevo salutato con gioia l’exploit del Presidente contro la Gazzetta (“liberi loro di scrivere quel che vogliono, libero io di non comprarla”), nei giorni del delirio-Palazzi, salvo poi farsi gabbare l’altro giorno con un titolone senz’altro distorto (“Pazzini deve giocare”) e con la beffa di far passare la tipica esternazione “simpatttica” carpita dalla pletora di giornalisti in attesa fuori dai Bagni Piero come l’intervista esclusiva mondiale data alla Rosea.

Questo è quel che capita a fare la guerra (ripeto: sacrosanta) alla prostituzione intellectuale, senza esserne capaci. Dopo una dichiarazione del genere (”non vi leggo più”) non parli più per tutta l’estate, se non attraverso i tuoi canali (sito) per dire le cose che tu vuoi dire, senza nessun timore di fraintendimenti più o meno involontari.

5)    La cagata (perché è una cagata) della ditta di piscine che vuole pignorare un giocatore nerazzurro è la classica barzelletta che può succedere solo all’Inter. Mi immagino come possa essere andata: questi chiedono soldi, l’Inter non paga perché il lavoro è stato fatto male, questi dicono “se non mi paghi io chiamo la stampa”. Se è così, prepari un bel comunicato, pronto da piazzare sul sito 10 secondi dopo la loro sparata e non due ore dopo, quando ha già fatto il giro di tutte le redazioni.

Così invece per una giornata abbiamo avuto tutta Italia che scuoteva la testa dando dei pirla o pezzenti all’Inter perché non paga il trumbé. Guarda caso, poco dopo il comunicato dell’Inter questi hanno fatto marcia indietro dicendo che la controversia è in via di risoluzione. Cresta abbassata col minimo sforzo: pensarci prima no eh?

stag 2011 2012