ACCADEMIA CON STRINGICULO

INTER-TOTTENHAM 4-3

Una partita che inizia con un gol di Zanetti dopo 2 minuti non può essere una partita normale. E infatti normale non è.

L’Inter gioca uno dei migliori primi tempi di cui io abbia memoria, con il solo difetto di segnare 4 gol tutti “dall’altra parte” rispetto al mio solito anello verde. Poco male in realtà, pechè la palla gira veloce che è un piacere. Biabiany piazza lo scatto decisivo e carambola sul portiere: rigore + espulsione e di fatto la partita finisce lì (siamo al 10′ del primo tempo). Eto’o la mette dal dischietto. Deki e ancora Eto’o fanno il poker e si va all’intervallo con le mani spellate dagli applausi, per tutti. In particolare mi piace sottolineare il lavoro dei ragazzini (Coutinho e Biabiany) che, presi letteralmente sotto braccio dal Re Leone prima del fischio d’inizio, si muovono bene dispensando assist (Cou) e tagli verso il centro (Bia) a tutto vantaggio dei compagni.

Nell’intervallo scambio 4 chiacchiere con due simpatici ragazzi londinesi, giunti a Milano per l’occasione; non conoscendone il grado di sense of humour evito di citare il mitico Aigor di Frankenstein Jr. (“potrebbe essere peggio…. potrebbe piovere“), ma ci scambiamo comunque interessanti riflessioni sulle rispettive squadre con rapidi accenni alla storia del calcio degli ultimi decenni. Non posso non porgere le mie scuse per il pessimo inglese sentito dall’annunciatrice dello stadio, che con accento e cadenza della Comasina legge pedissequamente il comunicato con cui informa i tifosi inglesi di restare ai loro posti al fischio finale in attesa delle disposizioni del personale di servizio. La tipa dà il meglio di sè quando, annunciando una sostiuzione, ci informa che è uscito il nUmber (detto proprio con la U) fiftiiin.

Sono inglesi, non Kazachi: non c’era nessuno non dico madrelingua (non sia mai), ma che almeno avesse passato un paio di estati a Brighton alle medie? Solita figura da italiani quacquaracquà.

Nella ripresa la tensione, in campo e sugli spalti, è ovviamente sotto i livelli di guardia: io stesso, pessimista a livelli cosmici quando si tratta di Inter, mi limito a chiedermi se almeno stasera potremo far girar palla con costrutto, amministrando un 4-0 senza correre pericoli, e magari senza spendere energie più di tanto.

Sfiga, dei 21 ancora in campo uno non è d’accordo col mio piano: Gareth Bale, laterale sinistro di ottima corsa e ottimo tiro, si fa 60 metri saltando una gragnuola di interisti e sparando secco sul palo lontano come neanche il Cedro delle giornate migliori 😉 Va beh, dico, se ha scelto questa vetrina per mettersi in mostra e farsi comprare dall’Inter siamo d’accordo, ma ‘dess basta… Nella mezzora successiva riusciamo a rompere Stankovic (che esce esibendo il campionario mondiale di Madonne assortite) e a masturbare calcio con un occhio (e mezzo) all’orologio.

Morale, all’89’, complice risultato apparentemente in ghiaccio e solito pericolo-tangenziale bloccata, dopo rapido cenno d’intesa con mio padre guadagnamo l’uscita. Un primo strano gorgoglio del pubblico (troppo poco forte per un gol dei nostri, troppo improvviso per un’azione sfumata) ci fa insospettire, mentre il porcone urlato subito dopo da un tizio con radiolina accanto a me ci dà conferma che l’Inter continua a essere pazza, e in un minuto riesce a beccare 2 gol (tra l’altro, sempre dallo stesso Bale). A questo punto, ultimi 30 secondi visti pietosamente da una microscopico TV da Ciccillo il Salcicciaio e riso amaro nel pensare che comunque riusciamo sempre a complicarci la vita.

Piccola riflessione del tènnico e -per una volta- critica al Capitano e compagni: esistono i falli. Ancor di più dopo che ti è andato via la prima volta, alla seconda lo stendi subito. Ti becchi il giallo ma finisce 4-1. Eccheccazzo.

Morale: un Inter senza mentalità europea vince la sua partita, al contrario di squadre con DNA ben più nobili o comunque votate al bel giUoco, che 24 ore prima non hanno visto premiati i loro sforzi…

LE ALTRE

I cugini infatti beccano due sberle da un Real già in versione Mourinho: squadrone vero, che poteva serenamente dargliene altri 3 se solo non avessero giocato a fare i fighi e cercare il numero ad effetto. Vero che i due gol sono se vogliamo casuali (una punizia che entra solo grazie ad una barriera composta da craniolesi e un autogol beffardo quanto delizioso), ma per quanto visto la partita mi ha ricordato da vicino il Barcellona-Inter dello scorso Novembre ( e giustamente commentato come “lezione di calcio”). Qui invece si parla di approccio sbagliato, dei primi 10 minuti in cui non c’era la giusta intensità, di nulla di compromesso… Ma sarei un ingenuo a stupirmene.

La Roma perde in casa col Basilea, e da quel poco che ho visto ha una qualche ragione di smadonnare: le occasioni le ha avute, Totti e Borriello hanno costruito un ottimo gol, ma la difesa è stata quantomeno rivedibile. Periodaccio, dal quale è oltretutto complicato uscire visto la molteplicità di cause (società in vendita, mancanza di stimoli dopo il rimontone dell’anno scorso, dififcoltà a dare continuità). Certo, aver perso con loro fa girare sempre più i maroni…

E’ COMPLOTTO

Solo un gustosissimo accenno alla doppietta di Raul (in maglia Schalke 04), che così facendo eguaglia (lui) il record di Gerd Muller con cui tutti gli adoratori del cosmo rossonero ci passeggiano sui testicoli da anni. Superpippa avrà avuto una crisi isterica (how strange…).

Non ci posso credere! Il più sorpreso di tutti pare essere proprio lui: il Capitano

Non ci posso credere! Il più sorpreso di tutti pare essere proprio lui: il Capitano

SIAMO SEMPRE QUI

INTER-JUVENTUS 0-0

Vista da “Crisantemi“: un punto in due partite, zero gol segnati, giocatori che si rompono solo a guardarli, possibilità di eliminare una potenziale concorrente dal giro scudetto già a fine Settembre e di dare una bella “lezione” ai rivali di sempre, giusto per dire “di qui non si passa!”. Possibilità che ovviamente non si concretizza vista l’ormai cronica tendenza a complicarsi la vita e resuscitare i morti.

Vista con un occhio leggermente più ottimista, possiamo dire di aver avuto finora un calendario non esattamente “comodo” (Roma Juve e Palermo incontrate nelle prime 6 giornate) e ciononostante di essere lì, a due punti da una Lazio pimpante, a pari punti coi cugini e sopra gobbi e lupacchiotti. Non che questo mi consoli più di tanto: davvero dopo anni e anni non riesco a trovare una risposta all’insoluto quesito che mi rimbomba nella testa da una decina di giorni: contro di noi sono tutti fenomeni oppure siamo noi a latitare quando ci sarebbe da dare la mazzata finale?

L’uno e l’altro, certo. Anche se mi gira il culo.

Parlando di ieri sera, il risultato è giusto. l’Inter parte anche benino, poi subisce qualche corner e da lì si blocca fino a fine prio tempo. Nella ripresa due occasioni colossali non sono sfruttate da Maicon e Milito (compensate da un salvataggio di JC su Qualgliarella per essere onesti…) lasciano il risultato “a occhiali” e la posta in palio equamente divisa. Detto che Eto’o è al solito imprendibile, Milito parte in panca ma è costretto ad entrare causa “vecchietta” che mette KO il giovane Biabiany. L’ora giocata dal Principe ci fa capire perchè non è partito tra i titolari.

Piccolo inciso: ci fosse stato almeno Pandev a disposizione, l’argentino a mio parere avrebbe visto la partita dalla tribuna, o da casa sua. Spero solo che le condizioni fisiche “perfettibili” gli risparmino la trasvolata continentale albiceleste, consentendogli di riguadagnare una condizione fisica degna di un bipede normodotato.

Per il resto, due considerazioni:

1) Coutinho col pallone ci sa fare, ma se è messo di fronte a difensori appena decenti (e cioè NON quelli del Werder Brema) patisce il gap fisico in maniera imbarazzante. Sembra davvero il bambino che ai giardinetti gioca con gli amici (più grandi) del fratello maggiore. Urge potenziamento fisico, sperando che nel frattempo la classe (che c’è) possa ricavarsi qualche spazio nelle muscolari difese della Seria A italica.

2) la Juve è la squadra più “alta” del campionato: Chiellini, Bonucci, Melo, Iaquinta… tutti sull 1.90. L’inter non ha più l’ariete tipo Crespo o Cruz e, nel caso non se ne fossero accorti, Ibra è tornato a Milano ma gioca con gli altri. Morale: a che cacchio serve tirare una quindicina di corner molli molli in mezzo all’area, per verderli trasformarsi in gustose caramelline per la difesa bianconera? Per una volta che serviva inventarsi qualcosa di diverso (scambio corto, palla fuori per un tiro al volo….) abbiamo regalato una dozzina di palle a Chiellini & co. Visione di gioco lungimirante e illuminata.

Facendo una chiusa finale, e parlando più in generale, direi che la sosta arriva a fagiuolo, con la speranza di recuperare gente da un punto di vista fisico e/o mentale: al momento siamo senza Samuel, Cordoba (stiratosi ieri), Matrix, Zanna Thiago Motta, Pandev, Biabiany (uscito ieri sera). Per il resto, Milito è in pesante ritardo.

LE ALTRE

Detto della Lazio che vola come la sua aquila (che brutta roba il circo togni di farla volare prima della partita…), i cugggini sono saldamente in zona retrocessione: 3 dei loro 5 punti li han fatti con noi.

(una riga di silenzio in segno di incazzatura)

Il Milan sbanca Parma, da cui a dire il vero mi aspettavo di più: vedo solo gli ailàiz, che mostrano un rigore sacrosanto negato a Crespo (Nesta gli arriva da dietro come nemmeno in caserma col trucco-saponetta), ma anche tante occasioni divorate da Ibra e famiglia (dell’ammmore, of course). Il Napoli cresce bene, quei tre davanti sono molto pericolosi. Mettiamola così: sulla partita singola abbiamo visto nostro malgrado che, almeno al momento, ci sono delle squadre che ci sono all’altezza. Resta da verificare la tenuta di questi qua sulla lunga distanza, con la speranza che i nostri ritornino ad avere un ruolino di marcia più consono ai Triplettari.

E’ COMPLOTTO

Tanto per non scrivere sempre le stesse cose, dovrò inventarmi un segno convenzionale per rilevare tutte le volte in cui il calabrese cantilenante parla male di Mourinho: anche ieri sera tutti ad elogiare i due tecnici (Rafa e Clouseau) per il fair play e i toni bassi, con un costante e nemmeno tanto implicito riferimento a José, che invece infiammava gli animi e “non faceva bene al nostro calcio”. Da morir dal ridere la battuta regalata dal Bresciano Nero (a San Siro a tifare Inter, o meglio secondo me a tifar contro la Juve), che alla richiesta di una battuta per Sky, risponde “Mauro non capisce niente di calcio”. Ovviamente lui fa finta di non prendersela ma rosica da matti, bofonchiando, “ma come, proprio io che l’ho difeso quando tutti gli erano contro”. Il fatto che difendesse una situazione francamente indifendibile (maglia gettata a terra dopo Inter-Barça) solo per dar contro Mourinho è ovviamente secondario. La stessa paranoia l’ho trovata, e addirittura in misura assai maggiore, guardando una buona parte di Controcampo, dove nell’ordine ho sentito dire che:

1) Il gesto delle manette dell’anno scorso rappresenta la pagina più vergognosa del calcio italiano;

2) Mou era antipatico e se la prendeva sempre con gli arbitri, e così facendo non li aiutava a far bene (il che, traslato, vuol dire che era lui a farli sbagliare contro l’Inter…. un genio!)

3) Sì, era un bravo motivatore, ma poi in campo ci vanno i giocatori (ma va???): Pettiniello Bettega filosofeggia dicendo che con 11 schiappe non ha mai vinto nessuno (chiamate Catalano), mentre

4) da Bruno Longhi apprendiamo che il gol di Maicon nell’Inter-Juve dell’anno scorso (uno dei gol più belli di tutta la stagione) è stato il frutto casuale di uno stop sbagliato. Mourinho non c’è più.

Se n’è andato per i suoi motivi e senz’altro non è stato invogliato a rimanere da quella pletora di prostitute intellettuali dei giornalisti sportivi italiani. Bene, lasciatelo in pace, non parlatene più! Mi sembrano tutti come la fidanzata che è stata mollata e che va in giro a dire a tutti quanto sia stronzo e cattivo il suo ex, ma intanto continua a parlarne, quando la cosa migliore sarebbe girar pagina e iniziare da capo.

Ah, e poi ovviamente se non segna Eto’o non segna nessuno, Milito è un mistero,  Maicon non gioca bene perchè in estate è stato disturbato da manovre di mercato (di chi secondo voi?): insomma, chevvelodicoaffa’ , è crisi inter.

WEST HAM

Pareggio-brodino in casa col Fulham. Può bastare.

Attenzione: è stato ritrovato un bambino di circa 8 anni con maglia a strisce nerazzurre e un pallone sotto braccio: i genitori sono pregati di contattare il più vicino posto di Polizia.

Attenzione: è stato ritrovato un bambino di circa 8 anni con maglia a strisce nerazzurre e un pallone sotto braccio: i genitori sono pregati di contattare il più vicino posto di Polizia.

INEVITABILE

ROMA-INTER 1-0

Mettiamola così: il killer instinct non fa parte di questa squadra.

Non che sia una novità, anzi: per quel che mi riguarda, quando in settimana ho appreso della sconfitta dei lupacchiotti a Brescia ho avuto quel che i cioèffèèèga* definiscono “cattive vibrazioni”. Squadra all’ultima spiaggia, che darà il tutto per tutto (loro), squadra che dovrà anzitutto esserne consapevole, e picchiare più forte tanto per non metterla sul piano dei nervi e della disperazione (noi).

Risultato? L’esatto contrario.

Come e più della partita con la Juve dell’anno scorso (vedasi il mio sagace commento di Novembre 2009 dal delicato titolo “I soliti stronzi”) ci facciamo invece esplodere il bubbone tra le mani, giocando un primo tempo di discreta intensità (altro giro altro regalo per Stankovic che ri-piglia la traversa e tira come un satanasso) e una ripresa via via sempre più ciapatina e raccogliticcia, accarezzando sempre più l’idea dello 0-0 e finendo per pigliarla in quel posto a pochi istanti dal triplice fischio finale.

Male Milito, che per di più esce per sospetto stiramento, malino Sneijder, meno bene del solito Eto’o (dei tre comunque il meno peggio, chè lui almeno al tiro ci arriva un paio di volte).

Mi resta il pensiero fisso che una partita del genere con Mourinho non l’avremmo mai persa, e forse-forse l’avremmo anche vinta.

Benitez è un buon tecnico, forse a livello tattico addirittura più preparato di Josè do Setubal (per quel che conti), ma il fuoco sacro e l’occhio della tigre a mio parere fanno molto più di una difesa alta-corta-intensa. Da sempre sono convinto che, a questi livelli, il pregio principale di un allenatore non sia quello di scegliere il modulo e nemmeno l’11 migliore da schierare in campo. A questi livelli roba del genere la do per scontata (con clamorose eccezioni, chiaro, ma gli incompetenti si annidano ovunque). Qui la differenza tra un buon tecnico e un vero leader la fa proprio la capacità di gestire, convincere e motivare i tuoi giocatori. E questo, quantomeno al momento, Rafa non ce l’ha. La Roma, a parte l’occasione di Borriello e la punizia a due in area di Totti non ha mai creato problemi (sorvolo per pietà cristiana sui neuroni di Julio Cesar nell’occasione…), e proprio quando, con l’andar del tempo, sembrava serenamente rassegnata al pareggino, a mio parere bisognava pestare giù l’affondo decisivo.

Invece “a(f)fondo” ci siamo finiti noi, complice una punizione serenamente invertita (il fallo è di Vucinic su Sneijder, non viceversa), e una dormita collettiva della difesa: Maicon si esibisce nel numero “scatto-con-l’attaccante-ma-poi-lo-mollo”, Lucio pensa “ci arrivo ci arrivo ci arrivo… non ci arrivo più”. Bello il cross di De Rossi, bellissimo il movimento e il tuffo di Vucinic.

Risultato: ennesimo moribondo rianimato e spariglione totale in classifica.

Mercoledì di Champions e domenica Juve in casa. Urgono punti e prestazioni convincenti per rimettere le cose a posto.

Urgono anche attaccanti semoventi, visto che tanto Milito quanto Pandev paiono in dubbio per mercoledì. Non vorrei dover rimpiangere Balotelli già a questo punto della stagione, ma è un fatto che, tolti i tre attaccanti titolari, non ci sono cambi all’altezza (e neanche “alla bassezza”).

 

LE ALTRE

Giornata pessima a prima vista, perché oltre a perdere lo scontro diretto con la Roma (potevano spedirli a -11 o tenerli a -8, sono risaliti a -5) vincono anche Milan e Juve. I cugini credo inizino a capire che Ibra è quel giocatore che ti trasforma 7-8 partite all’anno da 0-0 a 1-0, con gol che solo lui può fare (complice anche un portiere sotto evidenti effetti allucinogeni… non si può uscire così con due difensori attaccati all’unica punta al limite dell’area). Vero che per farlo rendere al meglio, la squadra deve giocare di fatto per lui, e il Milan non è abituato a questi concetti (la squadra prevale sul singolo, si arriva al risultato attraverso il bel giUoco, siamo una grande famiglia e cacate iperglicemiche assortite). Ma se si scrollano di dosso un po’ di queste barzellette, Ibra ti fa 20 gol all’anno come niente… Che dire, spero prevalga l’aziendalistica  linea dell’ammmore.

Sul fronte Juve, invece, non tutti i mali vengono per nuocere. Vista la reazione della Roma dopo la crisi delle scorse settimane, preferisco incontrare una Juve convinta di essere tornata grande, alla squadra con l’acqua alla gola che non può sbagliare. Ovvio, se noi giochiamo come sappiamo non c’è Cristo che tenga… ma, come avrete ormai capito, dei miei ragazzi non ho ancora imparato a fidarmi.

 

E’ COMPLOTTO

Paginetta corposa. Partiamo da un gustosissimo episodio che risale a mercoledì. Durante Lazio-Milan il bordocampista di Sky intercetta un commento di Allegri rivolto a Tassotti “stiamo giocando col culo!”. Nei commenti del dopo partita invece il Mister, ripetutamente richiesto di commenti e spiegazioni dopo il pari della Lazio, dichiara che il Milan visto gli è piaciuto.

Ora, a parte il triviale sillogismo (Il Milan gioca col culo, a Allegri il Milan è piaciuto, a Allegri piace il culo), la cosa divertente è lo zerbinaggio di Sky, che –pare- ha inviato una nota si scuse (eehh!?!?) al Milan per aver divulgato quel che era un commento tra l’allenatore e il suo secondo.

Come ho giustamente letto in rete, per una volta che fanno il loro mestiere chiedono pure scusa…

Passando ai postumi di Roma-Inter, invece, non voglio attaccarmi al fallo da cui nasce il cross dell’1-0. La Roma ha vinto la sua partita e se l’è meritata. Quel che non sopporto è inneggiare a un arbitro che non vede una cosa così palese e che subito dopo non permette all’Inter un cambio (a cui ha diritto, visto che il gioco è fermo, e che oltretutto l’arbitro non può nemmeno dire di non aver visto, dato che la punizione viene fischiata a pochi metri dalle panchine). Sono errori che ci stanno e che, ripeto, non tolgono nulla ai meriti della Roma.

Ma sono errori, questo non è un arbitraggio “impeccabile”. Poteva andar peggio? Certo, e lo temevo anche. Ma poteva fischiare fallo a noi, farci fare il cambio e probabilmente finiva 0-0. Va beh, non so perdere…

Ultimo punto: Totti esce (proprio per Vucinic tra l’altro), non dice una parola ma va diretto negli spogliatoi e non aspetta nemmeno la squadra per andarsene a casa. Ovviamente il giorno dopo è tutto chiarito, e i solerti giornalisti ci dicono che non si può neanche parlare di caso perché situazioni del genere sono già capitate e capiteranno ancora. Lui è core de Roma, è fatto così, ma Ranieri lo fa per allungargli la carriera. Volemose bbene insomma.

Parallelamente, Chivu (un agnellino di solito quanto a comportamento) sbraita contro la sua panchina chiedendo più copertura e dicendo sostanzialmente “qui copro solo io!

E’ crisi Inter: si narra di un intervallo e un dopo partita agitatissimi nello spogliatoio, addirittura di un Benitez che in settimana è stato sfanculato dalla squadra quando ha proposto ai giocatori di frequentarsi di più fuori dal campo, senza dividersi sempre per nazionalità.

Ora, a parte che come al solito vorrei sapere queste voci da dove arrivano (ufficio staaampaaa? Doveee seeeiii??), mi chiedo a) se siano vere, e b) se ad ogni sconfitta di altri top teams succeda la stessa demolizione sistematica di ogni caposaldo della squadra (il gruppo, l’autorità dell’allenatore, l’unità di intenti).

Il tutto per una partita persa al 92’.

 

WEST HAM

Grande vittoria per 1-0 contro il Tottenham! 5 punti in classifica, sempre nei bassi fondi. Ma, una volta abituati alla merda, sai quant’è buono il fango?

 

*cioèffèèga: alternativi, di solito in perpetua fattanza da canna, che ti ammorbano con discorsi sullo scambio di energia e sulle sensazioni positive e il karma dell’empatia con lo scappellamento a sinistra per 2. Il loro intercalare, con l’aggiunta di uno strascicato accento meneghino, dà il nome a questa curiosa sottospecie di animali urbani.

Chissà che alla prossima non vada dentro... Stankovic: 2 partite 2 traverse

Chissà che alla prossima non vada dentro… Stankovic: 2 partite 2 traverse

BENE COSI’

PALERMO-INTER 1-2

Cominciamo dalle cose serie e importanti: la miglior Inter vista in stagione a fine primo tempo era sotto 1-0 col Palermo, ma al 90’ vince 2-1 con merito. Questo per dire che non sempre giocare bene uguale vincere.

Tutto il resto viene di seguito.

Il resto parla di un Milito incainato come una belva, che più ci prova e meno segna, di un Chivu che convince sempre meno (o meglio, convince sempre di più di fare una fatica tremenda), di uno Stankovic quasi troppo bello per essere vero, e degli ennesimi misteri della gestione “medica” dei nerazzurri.

Partendo da quest’ultimo punto, apprendiamo nel dopo partita olandese di Champions che Pandev forse si è rotto i legamenti, poi che forse no, è solo un’elongazione, e infine tutti contenti nel desumere che in 15-20 giorni torna in campo. Desumere, ho scritto, perché non sia mai che dall’Inter arrivi comunicazione certa circa i tempi di recupero. E’ una cosa che a quanto so succede solo lì, chè nelle altre società ti dicono -in termini meno tecnici ma più digeribili dal popolo bue- robe del tipo “stiramento, ne avrà per 20 giorni”. Ditemi invece il senso di un comunicato del genere: “Gli esami hanno evidenziato una sofferenza del comparto mediale del ginocchio destro con lieve elongazione all’inserzione prossimale del legamento collaterale interno“.

Contemporaneamente, tra venerdì e sabato riceviamo rassicurazioni –invero non richieste- circa la presenza di Sneijder, che tutti avevamo visto uscire dal campo con le proprie gambe (oltre che, al solito, da migliore in campo). Morale, non è in campo a Palermo, e nemmeno in panca. Dovrebbe rientrare mercoledì col Bari.

Infine, se al Capitano non viene un infarto, per poco non viene a me. Appreso con incredulità del “malore” che l’ha colto a fine partita, come prima cosa il bordocampista di stanza al Barbera pensa bene di tranquillizzarci dicendo come prima cosa “possiamo rassicurare familiari e tifosi, non dovrebbe trattarsi di infarto”. Come prima notizia non è esattamente quanto di più confortante ci possa essere. La realtà racconta di una pallonata presa negli zebedei negli ultimi minuti, che quel grand’uomo incassa senza crollare a terra (“stavamo difendendo la vittoria, non potevo permettermi di stare a terra o di uscire” dirà Zanna-palle-d’acciaio). Morale, al fischio finale rientra in spogliatoio e a momenti sviene. E’ umano anche lui, anche se, portato in ospedale e per fortuna scongiurato il rischio pneumo-torace, rientra a Milano con la squadra.

Per fortuna, il casino totale della condizione medica ci regala anche sorprese positive. Stankovic, al rientro dopo un paio di settimanelle, è in condizione strepitosa, e nei 70’ in cui è in campo, gira a mille. Colpisce l’ennesima traversa della sua vita (credo abbia il record dei legni colpiti in carriera), ed entra di prepotenza nel 2-1 con un’azione che quanto a bellezza va a far compagnia alle perle dell’anno scorso,vedi l’1-0 di Motta nel derby o il 2-1 di Maicon a Udine (4-5 tocchi di prima e palla in buca, in culo alla litanìa “L’Inter-sfrutta-solo-le-qualità-dei-singoli”). Morale, il buon Deki non fa rimpiangere per nulla Sneijder e ci fa guardare con più serenità alle prossime partite, offrendo una valida alternativa anche sul piano tattico: pochi centrocampisti sono completi come lui, e questo ti permette di giocare con millemila moduli diversi. Benitez avrà di che divertirsi con tabelle e disegnini.

Partitona insomma? Se togliamo il gol subito e il primo quarto d’ora della ripresa, sì. Un ventina di tiri verso la porta del Palermo, un primo tempo che poteva finire 3 o 4 a 1 per noi. Bene così insomma.

Le note dolenti arrivano da Chivu e Milito. E se su Diego mi sono già espresso (fisicamente sta crescendo, l’intelligenza per fortuna, se ce l’hai, non la perdi, il gol arriverà, e sarà come il tappo che salta via dalla boccia di champagne), vorrei approfondire il discorso su Chivu.

Posto che nessuno (ho detto nessuno) dei presunti rigori richiesti dai siciliani era da fischiare, dietro a sinistra soffriamo da matti, e purtroppo gli avversari lo sanno. Noto con preoccupazione che, oltre alle solite alette destre piccole-veloci-sguscianti, ora facciamo fatica anche con gente fisicamente più “normale”, giusto per non fare favoritismi a nessuno. Chivu è valido, validissima alternativa sia al centro che in fascia, ma dei 4 di reparto è purtroppo l’anello debole.

Mercoledì su quella fascia se la vedrà con Alvarez del Bari, pettinatura improponibile ma velocità supersonica (che la prima sia conseguenza della seconda?): s’ha da ridere…

Solo poche righe per l’ennesima ode a Eto’o. Due gol uno più bello dell’altro e che Dio ce lo conservi così il più a lungo possibile. Finché gira così, Milito se la può anche prendere comoda (… ma non troppo!).

 

In conclusione, aggiungiamo tal Ilicic al club “primo gol in Serie A contro l’Inter” e ringraziamo Julio Cesar per non aver fatto iscrivere anche l’altro sloveno all’esordio (tal Bacinovic), grazie a intervento provvidenziale a inizio ripresa.

 

LE ALTRE

Un grande Milan (il Milan è ”grande” per definizione, un po’ come la Crisi è sempre “Inter”) strappa coi denti un pareggio in casa contro il Catania. Scherzi a parte, gli Etnei fanno un primo tempo della Madonna e si difendono con ordine nella ripresa, prendendosi un punto stra-meritato.

I cugini devono ancora ingranare, Ibra sembra ancora un pesce fuor d’acqua. Nota di merito a Superpippa, non tanto per il gol segnato sul filo del fuorigioco e nemmeno per quello sparacchiato in curva a metà primo tempo da analoga posizione, ma per il culo quadro che si fa (a 37 anni), lasciando il posto di centravanti-boa a Zlatan, che però non ne approfitta.

Secondo me il vero grande acquisto dei rossoneri è Boateng: un pazzo furioso, corre e lotta come un indemoniato e in più fa vedere due piedini mica da ridere. Se adeguatamente addomesticato può diventare un cavallone di razza.

La Juve passeggia sui resti dell’Udinese, che come al solito sputa sangue contro di noi e si piega a 90° con i gobbi, mentre la Roma col Bologna si fa raggiungere dal laziale Di Vaio dopo essere stata in vantaggio per 2-0. Periodaccio per i romani, passerà.

 

In generale, tutti a dire “siamo all’inizio, c’è tempo, ora i punti non pesano”. Vero, ma in ogni caso cominciamo a inaugurare la “cascina 2010/2011” mettendoci dentro 3 punti di vantaggio sui diversamente strisciati (Juve e Milan) e 5 punti sui giallorossi.

Sperando che il “fieno” in questione cresca con l’andar del tempo…

 

E’ COMPLOTTO

In una giornata abbastanza tranquilla, non è comunque passata inosservata la deferenza con cui viene seguito non già l’incontro di calcio giUocato dal Milan, bensì il riscaldamento dei rossoneri, manco stessero commentando la discesa dell’uomo sulla luna: “Ecco, guardate, ora Ronaldinho sta cercando di colpire il palo calciando da fuori area (cosa che fa da tre anni NdR), tra le urla dei tifosi”.

Ottima poi la risposta di Cambiasso nel pre-partita, quando gli chiedono se l’Inter abbia più voglia vincere del solito, siccome in questa stagione non ha ancora vinto in trasferta. E il Cuchu rispose: “Mah, ne abbiamo giocata una di partita in trasferta, questa è la seconda. Se dici così sembra…” e il tizio solerte “sì ma contavo anche la Champions” e lui “Ah beh, allora due…”.

Sintomatica poi la prima domanda sulla partita al Mister, dopo la miglior Inter vista in stagione: “un’Inter Eto’o-dipendente in attacco e un Milito in crisi che esce arrabbiato dopo la sostituzione”.

Voglio invece spendere -per una volta- parole di lodi e giubilo per il commento tecnico della partita. Il grande e rimpianto Gigi Di Biagio (detto “Gigino-di-testa-sul-primo-palo”, specialità della casa di un paio di lustri fa) commenta con lucidità e per una volta va oltre il risultato, dicendo che l’Inter è sì sotto a fine primo tempo, ma che ha giocato bene e gli è piaciuta, e sottolineando che lo prenderanno per matto, ma che per lui Milito ha giocato bene perché ha fatto i movimenti giusti e si è fatto trovare al posto giusto. Vero, ha sbagliato tanto, ma conoscendo il giocatore non c’è da preoccuparsi.

Ora, sono di parte due volte (interista e fan del vecchio Gigetto), ma questo è quel che vorrei sentire da un supposto commento tecnico: analisi approfondite e dettagli che il tifoso bifolco potrebbe non notare. Che il tal giocatore abbia segnato tirando di sinistro sul palo lontano lo vedono tutti.

 

WEST HAM

Primo punto in classifica, preso a Stoke-on-Trent dopo essere stati in vantaggio.

Eppur si muove, insomma…

Vince, festeggia, sviene, va all'ospedale, torna con la squadra.  E il tutto senza spettinarsi.

Vince, festeggia, sviene, va all’ospedale, torna con la squadra.
E il tutto senza spettinarsi.

G.I.S.S. (Gioia, Incertezza, Sfogo, Soddisfazione)

SIENA-INTER 0-1   Inter Campione d’Italia

Ho pensato per ore a cosa scrivere oggi.
La prima idea era quella di scrivere un solo e immenso grazie e di far parlare immagini e video “copincollati” qua e là. Ma, per quanto esemplificativi, non avrebbero reso l’idea di quel che avevo in mente.
Che è un misto tra Gioia, Incertezza, Sfogo, Soddisfazione.

GIOIA

E’è ovviamente il primo sentimento che arriva: campioni, ancora una volta, avendo vinto “come sempre contro tutto e tutti” come giustamente sottolineato dal Sig Massimo e dal Capitano.

Gioia nel vedere quanto -a giochi fatti- fosse giusto che il gol decisivo lo segnasse Milito, splendido centravanti e uomo d’altri tempi, zero tatuaggi e 22 gol in campionato. Gioia nel vedere i ragazzi, prima in TV, poi a pochi metri da me in Duomo, sinceramente contenti, come se fossero anche loro tifosi dell’Inter -e quindi di loro stessi- a cantare cori da Curva e sembrare davvero un gruppo unito mai come oggi.

Penso a mio figlio che, a poco più di due anni, ha già vinto 3 scudetti e qualche altra coppetta, mentre io ho dovuto aspettare di avere i capelli bianchi per arrivare a tanto.

Penso a quando gli racconterò che non è mica sempre stato così, e che -pare- così non potrà essere per sempre. Ma sono felice, e quando mi risponde “Mi’ito!” alla mia domanda “chi ha segnato?” penso che Gio e io abbiamo creato un mostro, ma un mostro bellissimo e nerazzurro! Gioia quindi, pura, infantile, totale, per una volta spensierata, senza pensare a quel che sarà (sabato) e quel che sarà stato (dopo sabato).
Oggi ci godiamo il presente. Per oggi affanculo il futuro (semplice e anteriore).

INCERTEZZA

Perché, diciamocelo, se il recente passato è stato in dubbio fino all’ultimo (campioni all’ultima giornata), il futuro è pieno di punti di domanda.

A partire da sabato, da quella finale a cui arriviamo per la prima volta dopo quasi 40 anni e che tutti, a mio parere a torto, considerano come l’unico vero titulo della stagione, rischiando, per dirla con lo Specialone, di trasformare il sogno in “obsesiòne”.

Se poi il Mister ci lascerà o meno (secondo me sì, e a prescindere da come andrà contro il Bayern, ma è solo una mia impressione) sarà il tempo a dirlo. E comunque sarà una notizia che non tarderà ad arrivare, chè nell’uno o nell’altro caso l’allenatore ha una squadra da preparare e non può presentarsi all’ultimo momento. Se dovesse rimanere, ne sarei piacevolmente stupito. Credo che difficilmente possa fare meglio di quanto fatto nella stagione che va a concludersi (ripeto, comunque vada a Madrid) e, per una persona che vive di sfide e stimoli come lui, lo scenario che si è creato pare essere l’ideale per dire “arrivederci”.

La stagione come detto è già spettacolare: Campionato e Coppa Italia vinte con pieno merito, e il famoso “complesso” europeo scacciato a calci avendo eliminato (anche lì con pieno merito) i campioni di Inghilterra e di Spagna, i due campionati a cui guardiamo sempre più estasiati come modelli cui tendere ed esempi da imitare.
L’altra incertezza, o meglio paura, è che nella malaugurata ipotesi che sabato… (non lo scrivo nemmeno) si crei quel circolo vizioso che, in soldoni “manda tutto in vacca”: titoli e ragionamenti del tipo “eh, ma proprio sul più bello… era in Europa che si doveva fare il salto di qualità, è la solita inter”, psicodrammi e pianti collettivi. Sappiamo che l’ambiente interista è alquanto portato all’auto-fustigazione e al tafazzismo, quindi l’obiettivo è restare lucidi in ogni caso. Questo è uno squadrone, comunque vada: non cadiamo nel giochetto di condizionare il tutto all’eventuale vittoria di Madrid.

Anzi, non poniamoci nemmeno il problema e andiamo a vincere!

SFOGO

Quello contro i media era quanto di più prevedibile ci potesse essere in un post di un irredimibile complottista che commenta la vittoria di un campionato e di una Coppa Italia vissute in piena sindrome da accerchiamento.

E se nel dopo partita non ho avuto modo di apprezzare a pieno lo schieramento di P.I. (prostitute intellettuali), causa gitarella in centro, ho comunque sentito le mie labbra contrarsi in una smorfia a metà tra lo sdegno e il sarcasmo, quando lo Sconcertante e Skyfoso giornalista ha chiesto al Sig. Massimo “negli ultimi 5 anni l’Inter ha cambiato 20 titolari, quindi più o meno metà squadra ogni anno: a che punto siamo per la stagione prossima?”. La solita eleganza del Pres ha impedito il doveroso “ma si fotta!”, limitando la reazione ad un più pacato, ma non meno consapevole “se dice così sembra che ogni anno ci divertiamo a buttar via soldi e prendere giocatori a caso, mentre negli ultimi anni l’Inter ha comprato il giusto e soprattutto spendendo in maniera oculata”.
Dalle mie parti di dice ciapa sù e purta a cà…

Tornando a Mourinho, credo che questa vittoria l’abbia portato ad essere più “interista” di prima, pur non potendo essere abituato come noi a questo fuoco perenne e unidirezionale. Quindi se n’è rimasto in silenzio per un buon quadrimestre, per non rispondere colpo su colpo alle loro stronzate, per non pagarla in termini economici (multe su multe) e sportivi (deferimenti e squalifiche). Il succo è: “non parlo perché non mi abbasso al loro livello”, che è la trasposizione a livello mediatico del “me ne vado perché il calcio italiano non mi merita”, ragionamento alla base della sua partenza.

Ripeto quanto detto mille volte: l’atteggiamento dei media nei confronti dell’Inter è sempre stato coerente. Prima mazzulata perché spendeva tanto e vinceva niente, poi cazziata perché vince quasi sempre. Senza Moggi, senza TV, senza giornali e cortigiani pronti a lavorare di lingua.

Quel che è cambiato, con Mancini e ancor di più con Mourinho, è stata la risposta dell’Inter. Si è iniziato a mandare “a ranare” un po’ di gente.
Un po’ tanta.
Certo, non come sarebbe piaciuto a me (e cioè con una precisa strategia societaria illustrata e motivata urbi et orbi e non con un “one man show” dell’allenatore di turno), ma comunque si è smesso di subire supinamente e si sono limitate di molto le figure di cacca a livello di relazioni pubbliche e dichiarazioni ufficiali.

Chiaro che le ricadute ci sono sempre: da ultimo il penoso teatrino di ieri messo in scena da Paperino Paolillo “Andiamo tutti a San Siro! Ma è sicuro? Non ci sono problemi si sicurezza? Ma no, e perchè? Non è mica una partita, è solo una festa!”, per poi rettificare dopo 10 minuti “Ah no, andiamo in Duomo, San Siro non si può per motivi di sicurezza”.

Ma, insomma, i tempi sono cambiati e quantomeno c’è la esplicita (ed esplicitata) consapevolezza di –diciamo così- non godere dei favori dei media. E il fatto che ieri siano stati il Presidente e il Capitano (simboli di interismo ma ancor di più persone di solito pacate) a dire che “come sempre” abbiamo vinto contro tutto e tutti, è il segnale di quanto questa cosa sia nella testa di tutti, e di come la squadra attraverso il Mister riesca a trarne forza costante.
Quel che negli anni è stato un limite della squadra, il sentirsi eterni incompresi e vittime sacrificali, si è invece trasformato in un poderoso propellente a livello di amor proprio e motivazioni, della serie ah sì? ora ti faccio vedere io…

SODDISFAZIONE

Qui andiamo sul tecnico e siamo al godimento puro.

Come dicevo in settimana ad amici, non ho un tipo di modulo o un tipo di squadra che in astratto preferisco. Mi piace una squadra che sappia giocare in modo diverso, riuscendo a valorizzare al meglio i suoi campioni e sfruttando di volta in volta le situazioni che la partita o l’avversario ti offrono.

Ecco perché ho sempre odiato il Sacchismo: i talebani non mi sono mai piaciuti, in nessun campo, nemmeno quello calcistico. Per me non trovar spazio per un giocatore di classe è peccato mortale.
Ovviamente ciò non significa nemmeno ammassare 4 centravanti e 5 rifinitori e dirgli “fate il cazzo che volete”, ma vuol dire saper giocare col rombo, col tridente, con una punta e tre subito dietro. Vuol dire difendersi in dieci (a Barcellona), andare in porta col pallone (Derby d’andata), vuol dire vincere in tanti modi diversi.

Il tutto mantenendo una propria personalità e un’identità fortissima. L’Inter di quest’anno ha 8-9 giocatori che hanno sempre risposto presente: JC, Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti, Cambiasso, Sneijder, Milito ed Eto’ò, quando stavano bene hanno giocato sempre, e se la cosa da un lato mi ha fatto una paura fottuta, visti i pochi rimpiazzi all’altezza e la rosa non così kilometrica come si voleva far credere, dall’altra mi ha fatto vedere quanto si possa arrivare in fondo ad una stagione di quasi 60 partite con 15-16 “titolari” (quelli di cui sopra più Chivu, Stankovic, T.Motta, Balotelli e Pandev) e altre 4-5 “riserve” (Cordoba-Materazzi, Muntari, Mariga, Quaresma).
Il tutto con uno staff medico-sanitario all’altezza ed un po’ si sano culo per gli infortuni che, sfiga-Chivu a parte, quest’anno sono stati contenuti entro limiti che definirei fisiologici.
La soddisfazione è insomma la conclusione di un ragionamento tecnico, anzi tènnico vista la caratura di chi scrive, che per una volta prescinde da aspetti emotivi e passionali.

Oddio, non che la cosa sia così facile: siamo tifosi, “…e i tifosi vogliono essere felici: il premio più bello per un presidente è fare felici i propri tifosi”.

Parole di Angelo Moratti, riprese di recente da Massimo.
Grazie, Pres, siamo felici!

Happy birthday, Mr President!

Happy birthday, Mr President!

UNIVERSI PARALLELI

INTER-CHIEVO 4-3

Sono quelli che io, vanitosa sineddoche del popolo interista, ho visitato più volte in poco meno di due ore ieri pomeriggio.

In tutta onestà, ho smoccolato ma senza realmente avere paura all’iniziale carambola tra Samuel e Thiago Motta che ha fatto rotolare il pallone in (auto)rete a pochi metri dai miei occhi.

Fino a quel punto l’Inter stava giocando come doveva –della serie: ti metto alle corde e ti rullo di cartoni- e quella era sostanzialmente la prima volta che il pugile avversario usciva dall’angolo: un piccolo capolavoro di sfiga, insomma.

Come detto, i nostri non fan neanche un plissé e –complice la dea bendata in versione par condicio- troviamo subito il pareggio di culo, inteso proprio come parte anatomica dello sventurato difensore clivense che riporta la partita in parità. La partita prosegue con l’Inter in formato 4-3-3 (senza Sneijder e con Mario a supporto di MilEto’o) e, dopo la traversa di un ispirato Stankovic, arriva il 2-1 del Cuchu su lunghissimo cross di Maicon, che trasforma il “ma nooo” della gente, che aveva visto le punte da servire tutte sul primo palo, all’ “è goool” quando la crapa pelada del Cuchu sbucava in fondo in fondo, per fare da sponda col piatto sinistro e depositare diligentemente la boccia sul palo opposto.

Il solito immenso ometto.
Il 3-1 è poi roba da Ibra dei giorni belli: Milito riceve da Eto’o al limite dell’area, defilato sulla sinistra, caracolla fino al centro della lunetta e da lì beffa il purté con un pallonetto chirurgico (diciamo così, anche se con la collaborazione del “ferrista”, ossia la schiena di un difensore che tocca appena la palla).

Da Roma tutto tace e va bene così,anche se nessuno pare credere davvero che possa durare.

Nell’intervallo la cosa peggiore della giornata: non tanto il repentino cambio di tempo, che mi fa beccare secchiate d’acqua per un’ora (ma San Siro non dovrebbe essere coperto???), ma l’ottusa e pericolosa stoltezza degli addetti alla sicurezza dello stadio. I “soggetti” in questione sono da sempre irreprensibili nel recuperare i palloni calciati fuori dai giocatori e che arrivano sugli spalti, e sinceramente il pensiero comune in questi casi è “fai godere un po’ ‘sta gente e lasciaglieli… “.

Ieri a tal proposito il mio settore di stadio mette in atto una simpatica protesta, fingendo di porgere la palla all’addetto e invece lanciandola avanti e indietro, tra gli “olé” della gente. E difatti gli (inde)fessi in un primo tempo paiono desistere (tra gli applausi di tutti noi), visto anche che, da ultimo, il pallone è finito tra le mani di un bambino, comprensibilmente estasiato per la faccenda. Dopo 5 minuti invece i geni tornano con i rinforzi e, individuato l’efferato criminale, dapprima gli intimano in maniere spicce di restituire il maltolto, dopodiché glielo strappano di mano, con la madre che giustamente si incazza e spintona di brutto il cazzone in pettorina.

Ora, mi chiedo e chiedo al Sig. Massimo: il gioco vale la candela? L’attenzione al sociale, Inter Campus, i bambini Rom per mano ai campioni la sera col Barcellona, e poi scivoli su una buccia di banana così?

Devi recuperare i soldi del pallone? Scalali dallo stipendio di Quaresma, ma lascia stare i bambini!

Fine dell’intervallo.
Nella ripresa, per l’appunto, dissociazione della personalità: quando segna il Cagliari il boato è decisamente più forte di quello che ha seguito il 4-1 (lancio da 40 mt ancora di Maicon e il Bresciano Nero che palomba in porta, accennando a una timida esultanza e ricevendo l’abbraccio di tre compagni su 10, come a dire “bravo, ma pedala chè di strada ne hai da fare!”). L’euforia è tale che i nostri smettono di giocare, concedendo prima il 4-2 e poi il 4-3 causato addirittura da una palla sbagliata di Zanetti!

Incredibile. Di più: impossibile.

E infatti poco dopo Totti rimette le cose a posto (per lui) e i nostri decidono che non è ancora il momento dei saluti, costruendo altre 3 o 4 palle gol (Eto’o e Pandev soprattutto) prima del fischio finale.

Si decide tutto all’ultima insomma. E se per un momento pensavo a quanto sarebbe stato scomodo festeggiare per tutta Milano sotto quella cazzo di pioggia, alla fine mi scopro preoccupato a guardare con fiducia alla trasferta in terra senese. Come detto nel weekend a qualche amico, l’Inter è uno stato d’animo, che per funzionare deve avere (o almeno pensare di avere) tutto e tutti contro, e di essere sempre all’ultima spiaggia.

Vero che Mourinho l’ha cambiata e di molto, ma sotto sotto rimaniamo gli inguaribili romantici che sarebbero in grado di buttare in merda una stagione per eccessiva sicurezza. Ecco il motivo della mia “preoccupata fiducia”. Per la prima volta dopo mesi i ragazzi avranno settimana “vuota” e potranno riposare e allenarsi adeguatamente per Siena.
Speriamo…

LE ALTRE
Detto della Roma che, per dirla tutta, pare aver finito la benzina se si guarda alle ultime partite, ma che, comunque vada, ha fatto un campionato della Madonna arrivando a giocarsela fino all’ultimo match, le rivali di sempre (Juve e Milan) chiudono in modo squallido un’annata da archiviare al più presto. Per quel che può valere, restano le mie considerazioni su entrambe: squadre da rifondare con tanti soldi, e società che non so fino a che punto siano disposte a farlo (e qui parlo soprattutto dei cugini). Morale, a meno di scossoni estivi al momento non prevedibili, non mi paiono avversari temibili per la prossima stagione.
We go see…
WEST HAM

Salvi perdìo, salvi! Pareggino casalingo contro il Mancio in una partita che non aveva nulla da dire. Ora vediamo cosa ne sarà di Zola, sperando che a Magic Box venga chiesto di restare. Se invece dovesse essere lui a dover chiedere di restare, credo che l’orgoglio sardo di questo piccolo grande uomo lo porterebbe a far le valigie in pochi secondi e salutare tutti, con la consueta educazione ma con altrettanta fermezza.
Buoni sì, coglioni no.

Grandi giocatori, uomini seri: Marado', prendi nota!

Grandi giocatori, uomini seri: Marado’, prendi nota!

 

STESSA PORTA, STESSO MINUTO…

LAZIO-INTER 0-2

Quindi, ricapitoliamo: la Lazio ci ha fatto vincere perché rassicurata dai risultati del pomeriggio.
Dopo averne agitato lo spettro, tutti a fare le verginelle e stupirsi del fatto che i Laziali, in un campionato pessimo ma a salvezza raggiunta al 99,99%, preferiscano l’ennesima sconfitta della stagione alla più che concreta possibilità di regalare uno scudetto ai cugini fermando l’Inter.

Le mie considerazioni: Anche 8 anni fa, in quello che definisco “il giorno che non esiste”, la situazione era simile, ma come visto non bastò a regalare all’Inter lo scudetto (lasciando perdere come si fosse arrivati a quell’ultima partita).

Ieri sera, fino al gol di Samuel, si è assistito a un Muslera in serata di grazia, a un’Inter che si è mangiata l’inverosimile e a una Lazio che sinceramente ha fatto la Lazio di quest’anno. Se la squadra di Reja è quint’ultima, andando per francesismi vuol dire che ha fatto cagare per tutto l’anno. Quindi, stupirsi perché non sta giocando come il primo tempo del derby è come meravigliarsi del fatto che il vincitore del totocalcio non faccia 13 tutte le domeniche.

Ma andatelo a spiegare a Mauro e soci…

La cosa che più di tutte le altre mi piace sottolineare è che allo stesso minuto (l’ultimo del primo tempo) e nella stessa porta (sotto la Curva Nord dell’Olimpico) là dove il maledettissimo Gresko pensò bene di “spizzare” di testa per il 2-2 di Poborsky, ieri sera Samuel ha incornato in rete l’1-0 di una partita che ai non interisti è sembrata già scritta (e quindi una passeggiata se non una farsa), ma che a me ha dato bruttissime sensazioni: vedere Eto’o e Sneijder sbagliare così tanti gol in poco più di mezz’ora mi ha fatto incazzare e cacare sotto, tipo partite in assedio perenne ma dove, tra miracoli del portiere e tiri a banana, non segni neanche a morire. Invece, 1-0 e tutti al riposo.

Vero che il secondo tempo non regala grandi emozioni, anche se io (e per inciso anche Mourinho) trepidavo in attesa del 2-0, che rimane una basa leggermente più solida per congelare la partita tra ti-tic e ti-toc. Ed invero il 2-0 arriva su corner, sul quale Thiaghino da fermo salta altissimo e incorna in rete: bravo ragazzo, un po’ impulsivo a volte e come noto non proprio fulmine di guerra, ma il girone di ritorno è stato meglio di quello di andata. Buone prospettive per il futuro, anche se salterà la finale di Champions…

Ora ne restano 2: Chievo in casa e trasferta a Siena per l’ultima. Testa a posto e non facciamo cazzate…

Mercoledì, intanto, gara secca in Coppa Italia contro la Roma (a Roma, cosa di cui mi lamento da anni e non solo ora. Ma dev’essere un’altra forma di par condicio, del tipo: noi ci mettiamo lo stadio e i tifosi, tu porta il pallone). Come da copione, dovesse vincere l’Inter sarà “un trofeo che lascia il tempo che trova, l’Inter non deve farsi distrarre e deve rimanere concentrata sugli altri obiettivi”. Dovesse vincere la Roma sarà “il vero titolo che stabilisce una volta per tutte chi sia la miglior squadra in Italia, che in una partita secca ha battuto i campioni d’Italia e che contrappone all’Inter multietnica che ha perso qualsiasi legame con il calcio italiano la fierezza-romana-e-romanista dei giallorossi”.

Déjà Vu

LE ALTRE

Dopo qualche settimana torna il rigore per il Milan e con esso la vittoria dei cugini: a volte guarda il caso…

Nel frattempo è ormai matematica l’esclusione della Juve dalla corsa al 4° posto: l’obiettivo ora è insidiare il Napoli nella lotta per il 6°, che a quanto ho capito consentirebbe di fare l’Europa League senza passare dai preliminari. Un successo direi…

La Roma vince a Parma nell’anticipo di sabato, con un gol di Totti segnato dopo uno stop più che sospetto, anche se ovviamente tutti sono proni a dire che “nemmeno dopo tanti replay si capisce…”. Meglio così comunque, anche se, sinceramente, pensavo che i Lupacchiotti “sbracassero” e non fossero in grado di vincere.

Domenica spareggio per il quarto posto Palermo-Samp, che in effetti rende problematico lo scherzetto di una Samp che soffia sul filo di lana il 3° posto ai cugini… mi rassegnerò…

WEST HAM

Sconfitta per 3-2 a Fulham a casa del buon Hodgson, splendido finalista di Europa League. Sconfitta indolore (più o meno) perché la matematica e la classifica avulsa dovrebbero garantirci la salvezzai in ogni caso.

E che ora i magnaccia caccino i soldi perdio!

L'immenso muro addirittura sorride...

L’immenso muro addirittura sorride…